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7° Corso Infermieri di Sala Operatoria Roma 13-14 maggio 2010 SESSIONE 2: FORMAZIONE E ORGANIZZAZIONE Presidenti: M.F. Panzera, M. CAaputo Moderatori: G. Digammarco, S.P. Bidone R. CIPRI Aspetti psicorelazionali del paziente nel percorso chirurgico
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Quando si parla di aspetti psicorelazionali, spesso e volentieri, ultimamente nel mio percorso anche di docente per gli OS,
di docente in giro, anche grazie al laico questa bella cosa è possibile, mi sento spesso dire, ma di relazioni, noi l'abbiamo studiata a scuola,
cosa te ne fai di Rogers, chi è, che sono queste cose, perché tanto ormai abbiamo bisogno di sapere la tecnica,
Come preparare il carrello chirurgico? Di recente, scusate questa apertura, mi sono sentita dire da una mia infermiera, ma Rosa tu vai ancora dietro a queste cose, ma dimmi come devo organizzare lì.
Ma ce l'ha il protocollo. Il protocollo quindi non ha senso se, ritorno un po' indietro a quelli che sono gli argomenti a me molto cari, che il prodotto dell'assistenza infermieristica è spesso invisibile e non è attribuibile ad un unico gesto.
Quindi gli infermieri cosa fanno? Fanno terapia e curano, una terapia che però non è fatta soltanto di tecniche. Come diceva l'amico Montemurro, la medicina e l'assistenza già dai tempi di Ippocrate, e voi mi direte la vai a prendere da dietro dietro, ma dobbiamo ricordarci chi siamo, si esercita fra la tecnè e quelli che sono i valori umani.
Quindi un connubio mirabile di scienza applicata all'uomo e i rapporti fra gli uomini. Quindi sono solo questi gli elementi animatori di un'assistenza come si deve fatta da professionisti che tali si chiamano.
Quindi l'amadato ospedalizzato esce da quella che è la sua dimensione spazio-temporale e quindi si trova di fronte purtroppo a una perdita di ruolo sociale e anche comunque di aspetti della sua personalità che egli ritiene importante.
Ma mai vi è capitato che il grande direttore d'azienda che arriva in ospedale diventa nessuno, chi è? Quindi bisogna stare attenti anche a questi aspetti che sono importanti.
Il paziente che deve sostenere un intervento chirurgico tende a preoccuparsi di quello che gli accadrà, si racconta, si prevede presente l'evento traumatico e le sue conseguenze.
Non pensiamo a quegli interventi che noi riteniamo banali ma banali non sono tipo un appendice piuttosto che la rimozione di un neo o quant'altro ma pensate a chi entra in sala operatoria e ha davvero un problema serio tipo per esempio noi siamo donne, le donne che devono sostenere l'asportazione di un carcinoma al seno.
voi pensate che strategie che mette in atto quali sono le preoccupazioni che ha
quindi in funzione di tali rappresentazioni o di mappe il paziente si farà un'idea di quello che gli accadrà
e noi se parliamo di una medicina olistica sappiamo benissimo che quello che la mente pensa
cioè che quello che il nostro spirito ha si riflette comunque anche su quello che di organico abbiamo
Non a caso ci sono delle patologie che definiamo psicosomatiche. Quindi questo è molto importante. Non dimentichiamoci di quella che è la relazione che comunque c'è fra chi assiste e siamo noi che abbiamo in mano questa bella cosa, appunto quello che dobbiamo fare.
Ma esaminiamo quali sono le fasi del percorso chirurgico. C'è chiaramente una fase preoperatoria e quali sono gli elementi che caratterizzano la fase preoperatoria. Innanzitutto c'è questa ambivalenza, l'intervento che mi risolve il problema ma l'intervento è qualcosa che comunque mi fa paura.
Quindi è importante valutare se il paziente ha bisogno di interventi preventivi e quindi soltanto con dei piani di nursing adeguati questo si può fare.
Ma voi direte, noi non abbiamo tempo, noi che stiamo nelle sale operatorie e corriamo siamo sotto personale, non abbiamo modo di poter dialogare, però vi dico che alcune volte anche dei gesti, noi soprattutto nella fase operatoria, io lavoro in sale operatoria, l'icc et nunc, cioè noi adesso e ora in quei due o tre minuti dobbiamo dare molto al paziente, si può, bisogna allenarsi, bisogna anche formarsi a fare questo.
Quindi quello che preoccupa il paziente della fase operatoria che cos'è di solito? Io sono un pochettino generalista perché appunto non posso scendere nelle varie specialità ed ecco perché vi dico che il mestiere o la professione dell'infermiere si vede proprio qui perché quello che possiamo toccare con le evidenze scientifiche, tutto quello che possiamo trovare in giro è qualcosa di fattibile.
Il rapporto che riusciamo a creare con l'ammalato è qualche cosa, è qualche cosa che va al di là e secondo me è il vero valore aggiunto della professione infermieristica. Quindi qual è quello che preoccupa il paziente nella fase operatoria?
Innanzitutto l'anestesia. Io sono anche tecnico di anestesia e mi rendo conto che io dico spesso agli ammalati che in anestesia tutti stanno bene perché i parametri vitali sono perfettamente controllati ma il paziente ha paura dell'anestesia.
Paura soprattutto dell'anestesia generale, ma che farò, cosa mi faranno? L'intubazione, perché spesso si colloquia anche col paziente, il paziente ha paura dell'anestesia, alcune volte più dell'atto chirurgico stesso, ha paura del dolore perché comunque il dolore fa paura, nonostante abbiamo fatto gli ospedali senza dolore, i percorsi no pain, però il dolore fa paura.
Nella fase più che altro del postoperatorio è caratterizzata dall'ansia circa la riuscita dell'intervento, dal dolore, dalla complicanza, quindi abbiamo visto che il percorso del paziente dall'accettazione alla sala operatoria al postoperatorio è caratterizzato dallo stress.
Io adesso vi ho messo questa diapositiva, chiaramente la potete poi avere, quindi la andiamo a vedere con comodo a casa anche perché sono cose che sappiamo e passiamo a vedere che cos'è effettivamente il nursing del percorso chirurgico.
Il nursing e il percorso chirurgico è in continua evoluzione ed è una specialità che come le altre branche, ma questa un pochettino di più perché è un po' più complessa, abbraccia la sala operatoria, abbraccia il posto operatorio, abbraccia l'intensiva, richiede conoscenze, quindi abilità tecniche, ecco la famosa tecnè, la creatività, leadership e soprattutto notevoli abilità comunicative.
La comunicazione è uno dei ferri del mestiere dell'operatore sanitario perché fare comunicazione ci permette di fare una sanità a misura di uomo, una sanità come sistema e ci dà veramente qualità come professionisti e quindi assumere una competenza comunicativa è fondamentale nell'infermiere di area chirurgica.
E' fondamentale perché la relazione, la comunicazione è una relazione di aiuto, quindi tutto è comunicazione, oggi stiamo nell'era delle comunicazioni dal web a tutto quanto, però in ambito sanitario la relazione comunicativa da che punto di vista andiamo a guardarla?
Noi sappiamo che ogni individuo interpreta, filtra, riconosce la propria realtà secondo le caratteristiche individuali. In ambito professionale e soprattutto noi che facciamo una professione antropofila non tenere conto della prospettiva altrui può precludere la capacità di costruire relazioni positive sia utile per il paziente che soprattutto per la sua famiglia.
Io nel mio percorso professionale ci siamo resi conto che comunque fare counseling infermieristico, fare da studi che ci provengono anche da altre realtà, dalle realtà anglosassoni, chi effettivamente fa un buon counseling addirittura riduce, queste sono evidenze, il tempo di leggenza del paziente
E chiaramente si ha un risultato migliore anche sul decorso del postoperatorio perché si aumenta la resilienza del paziente, si aumenta la forza che il paziente ha in sé. Quindi il counseling è una particolare forma di relazione e di aiuto che è basata sull'ascolto attivo e sulla comunicazione non direttiva.
metodo di lavoro che utilizza sentimenti, emozioni, conflitti per fare che cosa?
Per proporre un cambiamento quindi nella malato che sta con questo stato di ansia e di stress per l'intervento chirurgico.
Andiamo dietro dietro, già Lidia Hall diceva che c'è l'esigenza di un nursing professionale agito da infermiere
che avessero studiato scienze compartamentali e tecniche di comunicazione.
Sono passati 50 anni, quindi il consuling in ambito infermieristico su che cosa si fonda? L'idea di fondo, scusatemi il besticcio di parole, è che un colloquio di un certo tipo può aiutare il paziente ad affrontare meglio.
E' meglio che cos'è? Meglio è una migliore autopercezione in relazione all'intervento e quindi sia in contemporanea, e questo è un dato che è basato su evidenze scientifiche, il miglioramento di alcuni parametri oggettivi di risposta fisiologica.
Quindi il consueling infermieristico richiede una relazione debole, dite voi, che ha delle seguenti caratteristiche, è una relazione alle gambe debole che richiede appunto che ha questa tipologia di esigenze, è rapido, esatto, è visibile, è molteplice.
Cosa serve per fare consuling infermieristico? Ci vogliono chiaramente delle competenze, delle conoscenze e delle risorse personali, quindi bisogna sapere, saper essere e saper fare, che sono i cardini, il paradigma del nursing stesso, quindi sapere perché.
Perché bisogna conoscere i principi della comunicazione interpersonale, conoscere i principi di conduzione di un colloquio di counseling, quindi bisogna essere empatici, autentici, rispettosi, congruenti, creativi e perché no anche pazienti e disponibili.
Ma voi direte io non ho tempo e purtroppo questa è una dimensione che dobbiamo trovare dell'essere infermieri e sapere fare nel consuling ci permetterà di avere chiaramente dell'ascolto attivo, ci permetterà di riflettere sulle emozioni e sui contenuti, di fornire chiarezza progressiva, di rimanere soprattutto centrato sul paziente.
e la capacità di non fornire soluzioni e consigli senza né valutare né investigare.
È troppo facile dare soluzioni e dare consigli.
Fare consuling quindi cosa vuol dire?
Individuare il problema, esplorare il problema e saperlo gestire.
Individuare il problema e avere una chiara definizione del problema in sé,
di che problema il paziente ha rispetto all'intervento.
E' chiaro che non vi ho potuto portare un caso tipo perché casi tipi non ce ne sono, ogni paziente è diverso anche dall'altro.
Quindi la domanda che ci dobbiamo sempre porre è qual è il problema, quindi essere elastici anche ad affrontare questa tipologia di situazioni.
Quindi accogliere e costruire subito un'alleanza terapeutica e c'è anche la fase di chiarificazione in cui il paziente passa dalla confusione alla definizione anche del problema.
E' troppo facile dire al paziente, deve essere così, quindi questa vignetta è fatta apposta, la mia vita è fatta di 3A, allegria, amore, autostima, è la tua.
Al paziente in quella condizione dice, ma puoi andare a fare altro per cortesia, perché insomma io ho altro a cui pensare, quindi essere molto ma molto presenti.
Quindi esplorare il problema vuol dire definire e chiarire il problema ed bisogna entrare nel vivo dell'esperienza per esplorare i sentimenti e arrivare alla presa di coscienza.
Quindi per entrare nella dimensione delle aspettative e dei desideri la domanda che ci dobbiamo porre è proprio quello cosa vogliamo ottenere. Quindi esplorare il problema vuol dire usare domande chiuse che danno maggiori informazioni aperte che aiutano l'espressione dei sentimenti e delle espressioni presenti.
Quindi esplorare il problema con le domande chiuse sono quelle domande che prevedono un sì o un no come risposta, danno maggiori informazioni su fatti specifici e hanno come limite quello di precludere l'esplorazione anche del problema e di inibire la comunicazione.
Mentre invece le domande aperte ci danno l'opportunità di espandere e chiarire il problema, ci facilitano l'espressione dei sentimenti e iniziano sempre con come, quali, cosa vuole, potrebbe, secondo lei.
Dice ma ci fa lezioni di comportamento, spesso e volentieri è bello ripetersene queste cose perché anche a me la prima andare a rivedermi queste cose ha dato degli input per comportarmi anche diversamente sul posto di lavoro.
Quindi per esplorare bene il problema è utile usare la riformulazione che consiste nel rioffrire alla persona la sua comunicazione, riassumento quanto ha detto e ottenendo l'approvazione.
Ci vuole stile, ci vuole pazienza e soprattutto ci vuole attitudine a fare queste cose.
Io vado veloce, quindi l'obiettivo della riformulazione qual è? Conoscere meglio il problema, ripristinare la capacità di riflessione, allontanare il paziente da una situazione di solitudine e sviluppare nella persona un maggior senso di responsabilità.
Voi direte ma io sono in sala operatoria, ho quel poco di tempo, ma mi auguro che ci siano anche colleghi che fanno parte delle unità di degenza, che sappiano che questo è molto importante.
Quindi i vantaggi della riformulazione quali sono? Per il paziente è sicuro di essere stato davvero ascoltato e compreso e per l'imperniere ci dà qualche certezza in più, è certo di aver ascoltato e compreso senza aver introdotto nulla di estraneo al racconto perché questo è molto importante.
importante. La riformulazione esiste di diversi tipi, è quella eco, che è quella che ripete
l'ultima parola detta, la formulazione per riflesso che pone l'accento sull'emozione
e la riformulazione riassunto che è usata al termine di un racconto e riassume quanto
di essenziale è stato detto. Gestire il problema vuol dire quindi attivare le risorse
del paziente, renderlo appunto resiliente più forte e quindi la domanda che spesso
ci viene, dobbiamo fare alla fine della riformulazione è adesso cosa pensa di fare? Quindi attivare
come dicevo prima le risorse e la resilienza è importante. Le strategie spicciole per
il consuling, soffermarsi sempre su ciò che funziona, su quello che per il paziente funziona,
scoprire qual è la domanda miracolosa
per il paziente, ci sono alcuni
pazienti che quando si dice come stai
quello ti dice scusa e tu non sai come sto
io sto qui in reparto, sto aspettando l'intervento
passatemi
il termine incavolato nero
perché non so cosa sarà nel mio futuro
e forse anche per esperienza
personale è vero che ce l'hai con tutto
il mondo, te la prendi con tutto e con tutti
quindi bisogna avere
attivare in alcuni reparti
specialmente delle
abilità comunicative e qui
Chi organizza eventi formativi, che siamo noi, oppure anche a livello aziendale, fare dei piccoli stage, avere comunque delle riunioni con degli operatori specializzati come possono essere anche gli psicologi o gli psicoterapeuti sarebbe davvero importante anche per noi, per curare prima noi che facciamo gli infermieri secondo me alcune volte e poi anche chi noi curiamo, quelli di cui appunto ci prendiamo cura.
quindi ripetiamo se funziona
alcune cose se funzionano
ripetiamole
cerchiamo di fare sempre qualcosa di diverso
per attirare il paziente a cambiare
per aumentare appunto
la propria forza, la consapevolezza
essere chiari, alcune volte
essere chiari è molto importante
essere anche
brutali nel dire la verità
però dobbiamo anche guardare
in faccia il paziente che abbiamo
se un paziente è capace
di sopportare alcune verità e quindi ecco la bravura, ecco il valore aggiunto dell'essere
infermieri e bisogna soprattutto sapere esplorare le eccezioni. Io vi lascio con questa massima,
non sono una che si piange, una pietosa, comunque dice Gilbram io vi dico che la vita in realtà
è oscurità, eccetto dove c'è slancio, ma qualsiasi slancio è cieco, eccetto laddove
c'è il sapere, quindi la tecnica e qualsiasi sapere vano eccetto dove c'è amore, ma cosa
significa lavorare con amore? Io me lo ripeto spesso anche se ho una bella età, significa
mettere in qualsiasi cosa si faccia un soffio del proprio spirito e io vi ringrazio.
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