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31° CAD anno 2020 BERGAMO LETTURA NOVELLINO, 30 anni di Chirurgia Laparoscopica esperienza personale Lorenzo Novellino
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Tete che toglie la mascherina e devo dire che non avrei mai pensato dopo 42 anni di onorato
servizio di dover usare tale strumento per tutta la giornata. Ringrazio il professor
Giorgio Palazzini per l'invito a presentare la mia esperienza di 30 anni di chirurgia
mini-invasiva che vista la condizione particolare del momento invierò come video.
video. Trent'anni di chirurgia laparoscopica, esperienza personale, è il titolo di questa
relazione che vorrei dedicare ai colleghi chirurghi giovani presenti in sala. Innanzitutto
lasciatemi perdere qualche minuto per riportare cinque momenti importanti della mia vita
professionale. Il primo è stato il fatto che dopo il conseguimento della laurea mi sono iscritto
alla chirurgia dell'apparato digerente ed endoscopia digestiva, allora diretta dal
professor Walter Montorsi e successivamente a quella di chirurgia toracica diretta dal
professore Eugenio Forni presso l'Università di Pavia. La prima specialmente è stata per
me molto importante perché mi ha permesso di entrare nel mondo dell'endoscopia digestiva.
Allora era in rapida evoluzione e in questa rapida evoluzione ne ho seguito passo a passo
tutti i momenti che hanno portato questa disciplina a staccarsi progressivamente dalla
chirurgia generale, formando così una disciplina propria generalmente gestita dai colleghi
internisti. Cosa questa che non è successa in nessun altro ramo chirurgico, in quanto la
ginecologia, l'urologia, l'ortopedia hanno mantenuto negli anni la parte endoscopica
della loro materia legata fortemente a quella madre chirurgica che aveva creato le discipline
stesse. Altro momento è stato quello di aver cambiato nel corso della mia vita professionale
sette ospedali e quindi quando nel 1988 lasciai l'ospedale di Sondrio per seguire il professor
Enrico Croce presso il Fatebene Fratelli di Milano iniziò questo mio pellegrinare che mi vide poi
toccare nella Bergamasca altri ospedali come si vede da questa mappa. Fondamentale è stato però
nella mia vita incontrare quattro splendide figure, il professor Giuseppe Foianini, il
professore Eugenio Forni, il professore Enrico Croce e il professore Giuseppe Pezzuoli che io
ho sempre definito come il mio poker d'assi, figure che mi hanno accompagnato mano nella
la mano in tutti i miei passaggi professionali. Quarto momento è stato poi quello di aver incontrato
nel 1990 il professor Giorgio Palazzini e da quell'incontro è nata una grandissima amicizia
che ci ha visto vicini in momenti di estrema gioia e in momenti anche di preoccupazioni e
sofferenze in questa avventura nell'ambito di una chirurgia che andava modificandosi giorno
giorno dopo giorno. È giusto pensare anche ai compagni di viaggio, cioè a tutte quelle persone
una volta venivano chiamati allievi, io li vorrei considerare veramente dei compagni di lavoro,
che io ho incontrato nei vari ospedali, molti di questi mi hanno seguito da un ospedale all'altro,
e di tutti questi nomi che compaiono in questa diapositiva permettetemi di ricordare i primi
tre Mauro Longoni, Luisella Spinelli e Giuseppe Failace che furono tre persone che con me
lavoravano presso il Fatebene Fratelli di Milano e decisero di seguirmi in questa avventura
venendo via con me. Avventura che mi ha portato in 30 anni di lavoro dal 29 maggio del 1990
990 data della prima colecistectomia ad eseguire 16.710 interventi distribuiti come vedete nei
vari ospedali e con una particolarità, quei 273 didattici in Italia e quei quattro eseguiti in
città estere sono frutto di quel pellegrinare e di quella voglia di insegnare una tecnica ai
i colleghi giovani o meno giovani che incontravo sulla mia strada. Entriamo ora nel vivo della
storia. In questa diapositiva viene raffigurato il periodo che va dal 1880 al 2020 che può essere
considerato il periodo della chirurgia moderna. Assistiamo intorno agli anni 60 alla comparsa di
di discipline che andranno via via incrementandosi. La prima è rappresentata dalla laparoscopia
diagnostica, compare poi l'endoscopia diagnostica, la diagnostica moderna ed infine la laparoscopia
chirurgica. Tutte queste discipline hanno portato un grosso input al mondo chirurgico nel suo
insieme. Se viene tracciato un cerchio su questo ultimo periodo devo dire che coincide col periodo
della mia attività professionale e quindi dai primi anni di chirurgia moderna tradizionale
ho potuto assistere poi alla comparsa e allo sviluppo di tutte queste nuove discipline.
In questo breve video, che è quello di una colecistectomia open eseguita nel 1936 dal
professor Roberto Alessandri, si vede come già in quei tempi la chirurgia era precisa,
decisa mirata con conoscenze tecniche elevate. Il particolare di questo film è che si vedrà
usare uno strumento, l'attuale bisturi elettrico, che allora prendeva il nome di coltello elettrico.
Dalle immagini si vede come la rapidità del chirurgo sicuramente era motivo di possibile
sinistra. Il film è parlato e quindi è bene porre attenzione ai dettagli di tecnica e soprattutto
al dettaglio del tempo operatorio così come la scuola chirurgica imponeva i tempi. Nella
la chirurgia del colon sinistro e il chirurgo si pone alla sinistra del malato. La laparotomia
parte quindi dal pube e raggiunge l'apofisi xifoide. L'omento, il colon trasverso e le
ansie intestinali vengono estrinsecati e portati in alto verso destra. Si identifica il tumore
del colon discendente al terzo inferiore, distacco parziale del trai. Si reperta e si
seziona la vena mesenterica inferiore in corrispondenza del margine inferiore del pancreas. È così
possibile repertare la vena renale sinistra. Si procede successivamente alla mobilizzazione
dell'angolo sinistro del colon, con sezione del legamento sospensore subito sotto al polo
inferiore della milza. Si continua poi con il distacco parietocolico sinistro. Mobilizzazione
del colon trasverso nella sua metà sinistra con scollamento colo epiploico. Incisione del
mesocolon trasverso. Sulla destra è visibile un tratto della grande curva gastrica. Si scopre
estesamente la vena renale sinistra. Da questo livello inizia la linfectomia preaortica e
precavale. Si distaccano in blocco i linfonodi con il cellulare lasso che li contiene. La
linfectomia è stata eseguita fino alla mesenterica inferiore. Si notano la vena renale sinistra,
la orta, la vena cava inferiore, il pacchetto linfonodale dissecato e l'arteria mesenterica
inferiore che viene sezionata all'origine. La linfectomia continua quindi verso il basso.
La biforcazione aortica e le arterie iliache comuni vengono completamente scheletrizzate.
Interruzione dell'arcata anastomotica fra emorroidaria superiore ed emorroidaria media.
All'emorroidaria media è affidata la nutrizione del moncone intestinale distale. Quando la
vitalità di questo non dà sufficienti garanzie, si estende l'exeresi verso il basso. In alto,
a livello del terzo distale del colon trasverso, si interrompe l'arcata di riolano. La porzione
di grosso intestino da asportare è completamente isolata. Sul lato approssimale, come su quello
distale, si applica una clemp di Sapinski sul versante da conservare ed una pinza di
Cocker sul versante da asportare. Si procede alla sezione e all'asportazione del pezzo
operatorio. La continuità intestinale è ristabilita mediante un'anastomosi termino
terminale tra colon e giunzione retto sigmoidea. Il moncone prossimale viene portato in basso
e a contatto di quello distale, dopo aver applicato tutti i punti del piano di sutura
posteriore siero muscolare in seta nera 3.0. I punti vengono quindi legati. Si esegue successivamente
un piano di sutura a tutto spessore, a punti staccati, con catigut cronico su agua traumatico.
L'anastomosi è stata completata con un piano siero muscolare anteriore a punti staccati.
Eseguiamo sempre una colostomia temporanea escludente allo scopo di prevenire eventuali
deiscenze a livello dell'anastomosi.
Il colon trasverso e strinsecato viene aperto in terza giornata e riparato a distanza di
circa 30 giorni previo controllo eseguito con clisma opaco.
In questa immagine viene riportata l'attività chirurgica degli ultimi 60 anni.
L'operatività si è mantenuta per circa 100 anni, dal 1880 al 1980, molto simile.
È solo nel 1980 che assistiamo ad un fenomeno che io chiamo un piccolo terremoto,
in quanto compare sulla scena chirurgica la suturatrice meccanica o stapler.
Questo fu un grosso passo avanti perché permise a tutti i chirurghi di migliorarsi in quella che ai tempi era considerata la parte cruciale dell'intervento, cioè le ricostruzioni con filo dei vari visceri.
Altro terremoto di ben più ampia intensità è avvenuto intorno al 1990 quando compare la tecnica laparoscopica, qui c'è veramente uno stravolgimento di quella che è l'abitudine del chirurgo e questo terremoto direi che è ancora in essere, sicuramente ha visto nel decennio tra il 1990 e il 2000 il suo apice anche di conflittualità.
per poi scemare nell'ormai convinta idea che fosse una strada ormai da percorrere
obbligatoriamente, entrando anche poi negli insegnamenti delle varie scuole di specialità.
In questa diapositiva ho voluto mettere in confronto quella che è una derivazione
biliodigestiva aperta, a sinistra, e quella che è una derivazione biliodigestiva laparoscopica.
Noi assistiamo a un fatto, una miglior visione, la scomparsa nelle mani nel campo operatorio, la precisione dei movimenti ma soprattutto il fatto che a sinistra l'immagine che vediamo è l'immagine che di fatto vede la telecamera posta nella sede della scialittica e quindi ogni chirurgo vedeva questo campo operatorio in modo diverso da quello che noi lo vediamo nel film.
e per di più ogni chirurgo lo vedeva da una sua precisa angolazione.
Nell'immagine di destra invece è quello che vedono tutti i presenti in sala operatoria
perché è proiettato su monitor e quindi indipendentemente dalla posizione
che in sala va a coprire un singolo operatore sicuramente l'immagine è la stessa
Questo ha favorito poi lo sviluppo eccezionale della didattica che ci ha permesso anche di capire molto meglio certi passaggi della chirurgia tradizionale.
La chirurgia laparoscopica nasce nel 1987 con l'esecuzione da parte di Philippe Mouret a Lione della sua prima colecistectomia laparoscopica.
In effetti dobbiamo dire che di fatto avviene prima quando Eric Mue nel 1985 esegue la sua
prima appendicettomia laparoscopica. Nel tempo poi si scoprirà che Mue eseguì la sua prima
colicistettomia proprio nel 1985, ma passò misconosciuta. In Italia avvenne che tre
Tre gruppi si interessarono attivamente a questo nuovo modo di operare
e furono il gruppo del dottor Croce a Milano
ed il gruppo del professor Morino a Torino
e del professor Mazzeo a Napoli.
Ci furono confronti, competizione.
Io credo che non vada dimenticato nemmeno il fatto
che l'amico Nicodemo nel 1989
1989 portò al nono congresso a Coi che si tenne a Perugia un film che passò un po'
misconosciuto di colecistectomia laparoscopica eseguita presso il suo ospedale a Busolengo.
Si cominciò a diffondere questa metodica specialmente con un tantam da paziente a paziente
tanto che i media ne presero la notizia e la trasmisero su testate importanti come questa del Corriere della Sera o questa di Repubblica del 19 ottobre del 1990, ma anche su riviste meno importanti ma sicuramente molto lette.
Cos'era successo in pratica? Era successo che quello che nel 1987 iniziò in Francia, e sicuramente dobbiamo dare merito al professor Mouret di avere divulgato la metodica, si trasmise nel giro di pochi anni un po' al mondo intero.
Tanto che nel 1990 scoppiò una scintilla che fu immediata in ogni paese e che vide gruppi chirurgici dei singoli paesi confrontarsi un po' a loro insaputa su questo tipo di attività.
e questo merito deve essere dato sicuramente alle aziende come Eticon e Autosuture
che producevano i device necessari all'esecuzione della metodica,
sicuramente all'interesse dei pazienti perché preferivano un intervento rapido e senza brutte cicatrici,
l'interessamento dei medici chirurghi che eseguivano la metodica
ma soprattutto quella dei medici di base che si confrontavano col mondo chirurgico.
Sicuramente però il mondo chirurgico, specialmente quello accademico,
pose un punto di domanda, una retrosia che durò del tempo
creando anche dei conflitti interni al mondo chirurgico.
Io ricordo che nel 1989 ero al congresso epatobiliare del professor Miesbou a Parigi,
venne presentato un video di una colicistectomia laparoscopica e in aula ci fu un atto di derisione.
Derisione meno evidente ma comunque presente ci fu anche nel 1990 quando nel 92° congresso
della SICA a Roma il professor Morino presentò un video di una colicistectomia laparoscopica.
Ora c'è da chiedersi perché queste ombre scure su una tecnica chirurgica che di fatto andava velocemente sviluppandosi.
Io non credo all'incapacità o voler essere conservatore da parte di chirurgi in età avanzata.
Io credo semplicemente che il mondo laparoscopico-endoscopico, che un po' viaggiava a braccetto, era stato quel mondo un pochettino abbandonato dai chirurghi, non poneva interesse in quanto veniva eseguito in ambienti non idonei.
L'operatore di solito era un medico, le tecniche venivano eseguite in anestesia locale e la laparoscopia diagnostica veniva eseguita con un unico strumento, senza perciò la possibilità di poter fare nulla se non vedere, perché quell'unico strumento che veniva introdotto in cavo era l'ottica.
L'endoscopia però esplose in quegli anni, abbiamo visto come fu parte di quelle discipline importanti e successe che il chirurgo la abbandonò al suo destino, a differenza di altri colleghi come i ginecologi, gli urologi e gli ortopedici che mantennero sotto di loro la presenza di quest'arma che poi si dimostrò vitale.
e quindi la chirurgia si era disinteressata al mondo endoscopico in generale e laparoscopico in particolare.
Poi con l'avvento della chirurgia laparoscopica è ovvio che il luogo di utilizzo era cambiato,
era la sala operatoria, l'operatore doveva essere un chirurgo, la tecnica veniva fatta in anestesia generale,
Gli accessi erano multipli, perciò si poteva oltre all'ottica introdurre degli strumenti chirurgici veri e quindi cominciò ad esserci una attenzione, una considerazione da parte dei chirurghi.
Chirurghi che però dovettero annullare quel gap negativo che aveva portato la laparoscopia lontana dal mondo chirurgico reale.
In questo nuovo avvicinamento avvennero degli episodi di conflittualità, di incredulità, di tempi operatori che si andavano allungando in modo anche a dismisura e quindi creando da parte dell'anestesista una conflittualità e portarono anche delle complicanze,
e complicanze che furono pesanti in alcuni casi e sicuramente frustranti ma la chirurgia non si
fermò e quindi avvenne l'esplosione e tutto avvenne veramente diciamo in quei sette otto
mesi dall'inizio del 1990 quando si cominciò veramente a diffondere la metodica. Il professor
la sua scuola con delle immagini ha ben lasciato la storia quello che è successo, uno tsunami che
travolge tutto, non c'è possibilità di arginarlo, i risultati si dimostrano eccellenti, si velocizzano,
i chirurghi diventano bravi e quindi la chirurgia tradizionale ebbe uno scossone. Ecco che allora
l'idea che il grande taglio faceva grande il chirurgo cadde e soprattutto l'idea che una
persona la sera stessa dell'intervento potesse alzarsi dal letto risultò miracolosa e all'inizio
si dovette tenere anche lontani i malati che subivano l'intervento con un modo o con l'altro.
Il professor Giorgio Palazzini ci ha sempre stupito e in questo video mi farò vedere dei
piccoli spezzoni di una colecistetomia laparoscopica eseguita dall'amico Giorgio in
corso del terzo congresso chirurgico dell'apparato digerente del 3 aprile del 1992. Sicuramente
questo video ricorda il momento in cui per la prima volta venne eseguito un intervento
la Paroscopico Live presso un importante congresso alla presenza di circa 800 congressisti.
Ascolta, quando siete pronti, quando vuole lei professore, noi possiamo partire anche
subito, va bene grazie, Massimo, allora il primo filmato se ho ben capito si riferisce
a un intervento di colgistectomia per via laparoscopica.
Allora, se date delle indicazioni su tutti i tempi,
compresi quelli del premonito veritoneo,
perché non so se tutti quanti sanno,
cioè indicare qual è la portata del premonito veritoneo che è istituita,
quali sono le caratteristiche del sistema di introduzione
per quanto riguarda le pressioni vigenti nella intruzione del sistema per rifornire il primo peritoneo stesso.
A volume della tua esperienza, questa pubblicistica di Time 100, che difficoltà è quella che noi possiamo così intravedere dalle immagini?
Direi una difficoltà media, almeno al momento attuale, poi magari al momento dell'isolamento del pedunculo potremmo dirne qualcosa di più.
Il dottor Farazzini l'ha definita una difficoltà media, è da vedere l'isolamento del dotto cistico,
quanto spazio esiste nell'angolo tra l'innescolo del dotto cistico e il dotto ipatico, che mi sembra limitatissimo.
Adesso sposteremo anche la pinza in modo di trazionare meglio l'infundibolo.
Ecco, la signora non è magra e quindi vedete che è più importante l'innalzamento del fegato che viene condotto trazionando sull'infundibile della policisti, è più importante l'abbassamento del blocco duodenopancreatico perché stira la via biliare e garantisce l'allargamento dell'angolo.
e questo fa per noi, fa considerare questa introduzione dei trocar superiore, vedete
che l'angolo che sembrava ridotto si è allargato notevolmente, avete visto come si è liberato
completamente il coledo con questa dimostrazione che può essere totalmente scoperto anche
per un trattamento della calcolosi del coledo, c'è l'arteria cistica, è stata toccata
dalle forbici, non intervengo con il mio palpatore, perché la via biliare la controlliamo, la
via biliare era controllata, può succedere che se lo spazio tra il dotto cistico e l'artezia
è limitato, nella manovra di sezione del cistico possa essere incisa, come è successo
in questo caso l'arteria, è molto meglio farla sanguinare e andarla a agganciare anche
Anche perché qui la via Bigliare era ben sotto controllo.
Il cistico più o meno era te, o investite?
No, direi che si lega la struttura che si trova per prima,
che direi che al 90% è il dotto cistico e al 10% è l'arteria cistica.
Vedete che c'è l'impressione da questa immagine che la via Bigliare la si vede salire,
al di sotto si intravede un ramo dal quale fuoriesce questo che è stato clippato,
potrebbe essere la comune o già il ramo di destra
e quindi nel distacco della colecisti dovrà essere posta particolare attenzione
perché un'eventuale involontaria incisione di questo vaso è verosimilmente recuperabile
questo secondo direi proprio di no
La significata di questo vaso sembra molto più importante di quanto è in realtà.
Questa è una situazione come i mercati hanno detto.
Vediamo dove è di sotto.
Aspirando.
Lavo e aspiro perché voglio evitare la formazione di coaguli.
Ci siamo fermati perché era giusto dimostrare quello che è stato il distacco dal peduncolo
che è stato laborioso e per il sanguinamento che vedete come la clip era stata messa in modo
corretto la questa che vedete ecco questa vedete il vaso e il sanguinamento è avvenuto sotto cioè
quasi da un altro piccolo ramo che saliva nel letto tanto che la il meso della colecisti era
era praticamente assente e vedete che si è a pelo di parenchima epatico.
Devo dire che tra la fine del 1990 e l'inizio del 1991 avvenne un altro fenomeno.
Molti colleghi chirurghi, consci del non saper gestire lo strumentario laparoscopico,
si avvalsero della collaborazione dei loro endoscopisti
e quindi tanti endoscopisti rientrarono in sala operatoria
ed eseguirono interventi laparoscopici d'asportazione della colecisti.
In pratica l'endoscopista operava e il chirurgo che aiutava
era pronto nel caso si dovesse convertire per incidenti di percorso.
Il tentativo da parte dei colleghi endoscopisti
di appropriarsi della tecnica laparoscopica di colecistectomia fallì.
Avvenne che nei primi dieci anni di attività questa chirurgia esplose non solo in numero
di colicistectomie eseguite ma nella varietà di interventi che vennero proposti e quindi
si passò rapidamente all'appendice, al trattamento delle ernie, all'ernia iatale,
alla bonifica del coledoco, all'esplenectomia, agli obesi, ai surreni, alle resezioni epatiche,
all'urgenza, alle restrizioni gastriche, esofagee pancreatiche, fino alla robotica.
E quindi ne determinò il fatto che questa attività dovesse rimanere nell'ambito dell'attività chirurgica
e quindi affiancarsi a quella che era la chirurgia tradizionale.
E i centri più avanzati andarono a coprire oltre il 50% dell'attività chirurgica che veniva fatta nei loro ospedali.
A me piace ricordare queste quattro date, forse perché sono stati momenti molto intensi per me, nel maggio del 1990, come abbiamo già detto, l'esecuzione della prima colicistectomia presso l'ospedale Fatebene Fratelli di Milano.
Nell'agosto del 1991 l'esecuzione della prima colidocolitotomia ideale che venne poi presentata al congresso SIC di Firenze nella sezione della Cineclinic, nel marzo 1994 anche sulla spinta del reparto miastenici dell'istituto Vesta Neurologico e con la spinta anche del professor Pezzuoli,
ideai la Video Assistance Toracoscopic Extended Tecmetomy, che prese poi l'acronimo di VATET,
e nell'ottobre del 2002 l'esecuzione della prima papillosfinteroplastica transduodenale
che completò il ciclo di attività sulle vie biliari.
In questo ultimo video si riporta per immagini quanto detto fino ad ora.
Molti ricorderanno le immagini affascinanti di un film famoso,
Viaggio allucinante si chiama. La vicenda di un fantascientifico intervento chirurgico compiuto miniaturizzando un sottomerino e introducendolo nel paziente. Ebbene ora miniaturizzando una telecamera si riesce a compiere senza tagliare la pancia del paziente una operazione che interessa oltre 150.000 italiani all'anno.
la asportazione della colecisti, quel sacchetto che raccoglie la bile sotto al fegato e spesso è invaso da fastidiosi calcoli.
È una tecnica operatoria nuova per l'Italia, la esegue il professore Enrico Croce,
che è primario chirurgo all'ospedale Fatebene Fratelli di Milano e con indubbi vantaggi per l'ammalato.
La colecistectomia viene eseguita praticamente ad addome chiuso,
Non si esegue più una incisione laparotomica e l'accesso alla cavità addominale è attraverso quattro piccoli fori, due di un centimetro e due di cinque millimetri.
Queste signore sono state sottoposte a videolaparo con l'ecistectomia e oggi vengono dimesse.
La signora alla sinistra in ottava giornata, la signora alla destra in quarta giornata e hanno accettato di raccontarci la loro esperienza per questo intervento.
Volete dirci per cortesia la vostra età e le vostre impressioni?
Io 84, 84 e l'impressione l'ho avuta benissimo perché appena operata la sera sono scesa dal letto e il giorno dopo sono stata benissimo e oggi vado a casa e sono soddisfatissima perché dell'operazione non mi sono neanche accorta perché non si vede niente e non si sente niente.
Vuol dirci qualcosa anche lei?
Sì, ho 85 anni. Come la signora alla mia destra, dopo l'operazione non mi sembrava neanche di averla già fatta.
Non sentivo nessun dolore e mi meravigliavo affatto.
La colecistectomia per via celioscopica non è una tecnica chirurgica recentissima,
essendo stata eseguita per la prima volta da Philippe Mouret di Lione nel 1978.
Ma è solo negli ultimi anni, anche grazie all'avvento della tecnologia videoendoscopica e dalla realizzazione e commercializzazione di uno strumentario dedicato, che tale metodica ha acquisito interesse e credito maggiori.
In futuro ben pochi interventi saranno realizzati con le tecniche tradizionali. A dirlo è Barry McKernan, giunto appositamente in Italia per dimostrare e illustrare l'ulteriore frontiera della chirurgia mini-invasiva, ovvero il suo utilizzo per l'ernia inguinare.
In generale tutti i tipi di interventi sia addominali che ginecologici, di chirurgia generale e toracica verrà fatto in questo modo nei prossimi 5 anni.
In futuro si dice negli Stati Uniti che l'unica incisione che verrà fatta sarà per il parto cesareo perché il bambino non può passare attraverso questi buchi microscopici che fanno per questo tipo di intervento.
Siamo strettamente collegati con questa clinica perché i nostri specializzanti nel loro corso di 5 anni devono frequentare le sale di questa clinica perché sono particolarmente attrezzate per questo tipo di chirurgia nuova.
La chirurgia nuova coinvolge un grandissimo numero di malati perché si rivolge a una patologia non rara ma una patologia corrente e che diffonde anche per il consenso dei malati che ormai non vogliono altro che questa forma di assistenza.
E' stata la medicina a vento che va ben al di là delle sale operatorie, la trasmissione via etere di immagini tridimensionali, una caratteristica alla profondità che il sistema televisivo non è ancora in grado di dare.
La tecnica l'ha invece portata in sala operatoria come ulteriore innovazione alla chirurgia laparoscopica o mini-invasiva che già di per sé ha rappresentato una rivoluzione e con la quale oggi possono essere effettuati moltissimi interventi.
I vantaggi del paziente si devono necessariamente riassumere ai vantaggi del chirurgo, cioè se il chirurgo lavora bene, lavora rapidamente, lavora con una miglior visione, sicuramente l'intervento finisce ad essere magnificato e quindi l'intervento tecnicamente dovrebbe riuscire ai massimi livelli.
Diciamo che da quando è iniziata la chirurgia laparoscopica, almeno in Italia dagli anni 90, il chirurgo oltre che fare il chirurgo fa anche il regista e il montatore.
Anche un bravo chirurgo di tipo tradizionale non acquisisce d'amblè tutta la tecnica che serve invece per questa nuova via d'accesso chirurgica.
Noi ci siamo particolarmente dedicati a questo tipo di accesso chirurgico e altri centri anche in Italia.
Con questa nuova tecnica lo scopo è di ripetere i migliori risultati che abbiamo ottenuto noi con la vecchia tecnica ma facendo gli enormi tagli della parete.
Lo scopo è di raggiungere gli stessi risultati che ottenevamo noi evitando la grande incisione della parete addominale o toracica.
I vantaggi sono evidenti perché il malato dopo l'intervento sta a letto non perché gli sia aggiustata una colecista ma perché ha questo grande taglio che deve guarire.
In questo caso questo viene eliminato quindi la ripresa è molto più pronta, la dimissione dell'ospedale è addirittura accelerata di giorno.
Per adesso, restando nel futuro immediato, mi auguro che questa metodologia possa ulteriormente essere perfezionata dal punto di vista tecnologico
e quindi ci possa dare tutte le soddisfazioni terapeutiche che noi ci aspettiamo da essa.
Se devo essere sincero, devo confessare che non avrei mai pensato ad una conversione così importante della metodica chirurgica, realmente.
Cosa si può immaginare? In fondo quello che abbiamo visto oggi poteva essere, fino a pochi anni fa, fantascienza.
Queste cose si vedevano una volta solo a Disneyland, ecco. Adesso cosa possiamo immaginare?
Ma pensi, un chirurgo da Roma potrebbe operare a Zingonia, essendo seduto qui in aula con noi.
È da ricordare infine che l'esplosione della chirurgia meno invasiva impose l'attenta conoscenza, applicazione ed insegnamento della metodica.
Ho sempre immaginato che l'attività laparoscopica debba riproporre la gestualità naturale che inconsciamente utilizziamo in ogni attività.
In questa diapositiva la vista cade come bisettrice di un angolo che è formato proprio dalla mano destra e la mano sinistra,
in questo caso una persona che semplicemente mangia due fette di prosciutto.
Ora se noi utilizziamo una telecamera e la portiamo sul piatto avremo un'immagine da monitor che non farà altro che riprodurre esattamente quello che è l'attività che stiamo svolgendo.
E ora nell'ambito didattico è sempre ben ricordare che la postura e l'entrata nel campo visivo degli strumenti da destra e da sinistra devono corrispondere all'atto preciso che il chirurgo sta compiendo.
Termino questa relazione con una carellata di fotografie che mi portano indietro nel tempo a ricordo di tutti gli incontri fatti a Zingonia.
passarono dal nostro centro didattico circa 1.500 colleghi, dai bellissimi incontri che si
sono fatti annualmente presso il centro B.Brown di Tuttlingen ed infine anche la presenza di tanti
In questo caso vediamo quattro anni di corsi voluti dal professor Diego Foschi, allora direttore della scuola di specializzazione dell'Università di Milano. Un grazie a Giorgio Palazzini per l'amicizia che mi ha dimostrato in questi lunghi trent'anni.
Un ringraziamento a voi tutti per la pazienza dimostrata.
Auguro a tutti, specialmente ai giovani, uno splendido futuro professionale.
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