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22° CAD anno 2011 WORKSHOP RISK MANAGEMENT: ESPERIENZE A CONFRONTO Moderatore: U. PANETTA (Roma) Dibattito e Conclusioni
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Bene, abbiamo chiuso con gli interventi, apriamo adesso il dibattito.
Chiedevo prima all'organizzazione, mi piacerebbe poi alla fine eventualmente dare spazio anche ad alcune domande tra il pubblico qui presente.
Prima di aprire il dibattito però vorrei un po' riassumere alcuni dei temi che abbiamo visto trattati oggi, quindi il risk management sotto diversi aspetti.
Una prima considerazione, l'ha detta anche l'Avvocato Paese, l'attività a zero rischi non esiste.
Tra l'altro per fare un parallelo, visto che è stato anche evidenziato oggi una forte similarità tra il mondo aeronautico e quello della sanità,
non solo per complessità, per le tecniche utilizzate, per le conseguenze, se cade un aereo, se sbaglia un intervento operatorio,
insomma c'è la vita umana in gioco, ma anche forse proprio per l'approccio al rischio, il rischio percepito, diceva prima l'ingegnere Franzoni, uno quando sale a bordo di un aeroplano dice ma salgo a bordo di quest'aereo che non so chi l'ha costruito, magari il comandante dice il suo nome ma non lo conosco, la compagnia aerea si mi sembra affidabile, forse è la stessa cosa, quindi ci si mette nelle mani di qualcun altro, un po' come quando magari si va in sala operatoria.
Allora mi ricordo una volta proprio con il professor Palazzini dovevo sottopormi a un banale intervento chirurgico, come tutti era abbastanza timoroso e chiese al professore, mi confermi che l'intervento di domani è a zero rischi, non ha rischi?
La risposta immediata fu, e tu mi confermi che l'aereo che domani mattina devo prendere per andare a Milano non cadrà?
È evidente la cosa, quindi zero rischi non esistono, ma bisogna appunto gestire il rischio.
Gestirlo per ridurlo ad un livello che sia accettabile.
Prima l'ingegnere Franzoni ha dato anche un numero, quindi 1 per 10 è la 9.
quindi esistono anche degli strumenti per misurare il rischio e indicare anche qual è la soglia di rischio accettabile
perché appunto zero rischi non esistono e quindi si tratta di individuare quelle che sono le aree di rischio
di analizzarne quelle che sono le cause, valutarne gli effetti, ridurre le cause come suggeriva prima anche il dottor Marazzi
c'è il cambio di mentalità nel settore della sanità nell'approccio al rischio
E infine ci sono dei rischi residui dove il trasferimento a una compagnia assicurativa rimane spesso la soluzione ancora valida.
Vorrei a questo punto proseguire dando la parola di nuovo agli esperti qui presenti, in particolare approfondendo alcuni dei temi che secondo me possono forse attirare maggiormente l'attenzione.
La prima domanda che mi viene è, ma risk management è solo una questione di tecniche da utilizzare o è proprio una questione di approccio mentale, di mentalità alla gestione del rischio?
Lascerei la parola alla professoressa Gaudenzi.
Sì, allora sicuramente tra tecnica e mentalità, voglio dire, entrambi sono fondamentali.
Io direi che sicuramente l'aspetto culturale però è determinante ed è fondamentale, grazie.
In particolare è una cultura quella di risk management che deve essere condivisa in tutta l'organizzazione, non soltanto quindi in sala operatoria, in corsia, a livello di top management, ma anche banalmente nelle attività collaterali.
Pensiamo, citavo prima durante la mia presentazione il tema degli acquisti, del procurement, quindi gli approvvigionamenti, una buona integrazione con i fornitori, una buona valutazione dei rischi di servizio legati ai fornitori.
È una cultura di rischio che è importantissima per garantire poi che il processo, citavo prima l'ingegnere funzionale, il concetto di processo possa funzionare bene, per cui io in particolare mi occupo spesso di assessment dei rischi nelle operations, nella logistica per esempio e qui il tema è molto rilevante perché ritardi di consegne, non conformità di consegna, difetti, scarti di prodotto possono causare seri, gravissimi problemi.
Dobbiamo quindi abituarci in tutte le funzioni aziendali a ragionare in termini di rischio e di prevenzione.
Quindi pensando non solo la fisiologia, e Rubo prendo in prestito un termine che è vostro,
ragionare non soltanto in termini di fisiologia ma anche di patologia, non per fare critical management,
ma per gestire al meglio e prevenire al meglio gli errori e i problemi.
Quindi direi sicuramente che le tecniche sono fondamentali, ma è molto importante anche partire dalla mentalità.
Io avrei un altro aspetto che è stato trattato dalla professoressa Gaudenzi e sul quale chiederei degli approfondimenti dal punto di vista anche legale all'avvocato Paese.
La professoressa Gaudenzi nella sua presentazione ha parlato del rischio reputazionale.
Allora pensiamo al campo sanitario, se un intervento va male la reputazione è quella del medico, è quella di tutto il team, è quella della struttura sanitaria, il rischio reputazionale e conseguenze credo che siano un tema in campo sanitario molto sentito.
Ecco, Avvocato, su questo aspetto ci può approfondire?
Volentieri. Il rischio reputazionale comincia a essere riconosciuto addirittura dalla Suprema Corte perché il rischio reputazionale è sempre più presente in un mondo globalizzato dove la vera ricchezza è l'informazione.
Da questo ne discendono la necessità che tutte le società scientifiche si pongono come priorità dell'HTA, cioè di quelle procedure di appropriatezza e di scelta dei protocolli medici da seguire in via trasparente pubblica per dimostrare la propria efficienza e professionalità.
Per quanto riguarda il risarcimento dovuto al danno all'immagine, alla reputazione, questo è stato trasposto nelle ultime due sentenze che hanno visto i medici che erano stati chiamati in causa per presunte manchevolezze, per richieste risarcitorie,
diventare da convenuti attori in via riconvenzionale, a questo autorizzati dal giudice naturale,
che hanno richiesto sotto la voce di danno all'immagine quello che è il danno alla reputazione
perché la figura del chirurgo, la figura del dentista, la figura specialmente dell'ostetico
si basa al 90% sulla capacità costruita attraverso anni di pubblicazioni, di sacrifici, di carriera
ad avere una reputazione che gli consenta un avanzamento di carriera.
E' giusto che questo venga tutelato e addirittura secondo me sarebbe giusto creare delle polizie ad hoc
per assicurarlo, a questo chi meglio dell'amico responsabile di Willis ci può rendere dotti
sulla validità di una scelta di questo tipo.
Esatto, dottor Marazzi, ci si può assicurare contro il rischio reputazionale?
Allo Stato il rischio reputazionale è un concetto molto ampio e sul quale non si hanno dati di esperienza e quindi gli assicuratori in prima battuta dicono no, è una cosa troppo nuova per poter avere un prodotto consolidato, già strutturato.
A livello teorico però è fattibile, oggi noi non abbiamo il mercato che presenta questi prodotti, abbiamo dei simili prodotti già esistenti.
Io penso che per esempio l'industria si assicura spesso contro quelli che sono i suoi mancati ricavi, quelli che si chiamano danni indiretti.
Quindi questo è un polizze complesse ma polizze consolidate nel tempo.
Il danno reputazionale è un danno indiretto, bisogna capire, quantificarne, i contratti assicurativi intervengono sempre per risarcire, indenizzare delle perdite economiche, dei valori economici.
Quindi bisogna in qualche modo chiarire bene quello che è l'ambito rischio reputazionale, le conseguenze economiche di un danno reputazionale.
Fissati questi confini, il prodotto assicurativo può essere costruito.
Quindi oggi non c'è, però non ci sono motivi per cui non possa essere fatto.
Grazie dottor Marazzi.
Vorrei la stessa domanda all'ingegnere Franzoni, ma esiste un rischio reputazionale in campo aeronautico?
Possiamo dire certamente che esiste.
Addirittura in alcuni paesi, sicuramente negli Stati Uniti ma anche in altri,
Uno dei criteri con i quali si viene valutati nell'assegnazione di un contratto è quello della past performance,
cioè il cliente esamina il record nel svolgimento di contratti passati con quell'amministrazione o con altre
per vedere se nell'esecuzione di quei contratti si sono rispettati i criteri di qualità, di tempo, di prestazione eccetera.
Questo per quanto riguarda gli aspetti contrattuali, per quanto riguarda invece aspetti anche più immateriali, certo che questo rischio esiste, prima del mio incarico attuale ho per tre anni guidato una joint venture italo-russa per commercializzare in occidente un aereo progettato in Russia
E posso dire che ho toccato sulla mia pelle che rispetto agli aerei progettati in Russia esistono moltissimi pregiudizi dovuti al record non proprio ottimale di sicurezza che alcuni modelli del passato hanno mostrato.
Poi se fosse per gli aerei o perché gli equipaggi pasteggiavano con liquidi incolori ma altamente alcolici, questo è un altro paio di maniche, ma certamente quando abbiamo messo un'azienda italiana che vendeva un aereo russo ci siamo posti il problema se non stessimo replicando quel famoso inferno dove i cuochi sono svizzeri e i poliziotti lasciamo perdere.
E abbiamo detto che cosa possiamo fare per superare questo e una grandissima parte della nostra strategia è stata focalizzata a superare questa che poteva essere una barriera di percezione che i nostri clienti avevano nei nostri confronti ma che poteva anche condizionare il nostro successo.
Gli unici due modi per farlo erano da un lato dimostrare con i fatti che mantenevamo sempre quello che promettevamo e dall'altro quello di associare il nostro nome, la nostra immagine a delle iniziative che ci distinguessero dai nostri competitori per concetti di innovatività e concetti più avanzati, meno standardizzati, meno stereotipizzati dei loro.
Ma certamente è un problema che ci siamo posti, dunque sì, certamente è un rischio che è presente anche in campo aeronautico.
Professoressa Gaudenzi, vuole aggiungere qualcosa a questo tema del rischio reputazionale?
Sì, devo dire che il tema del danno indiretto, della quantificazione del danno indiretto è centrale,
perché vedo neanche nel settore per esempio di cui mi occupo più da vicino, dei beni industriali,
quindi settori di produzione, largo consumo in particolare, che il problema è sempre questo,
capire qual è il danno d'immagine derivante soprattutto da interruzioni di attività, recall di prodotto, quindi richiami di prodotto,
richiami che peraltro hanno riguardato in molti casi anche il settore farmaceutico per esempio, hanno fatto scuola noti casi e appunto di apparecchiature medicali.
Per cui sicuramente il tema della determinazione del danno indiretto è fondamentale per capire se e quanto il rischio reputazionale possa essere quantificabile, quindi misurabile.
Certamente però l'efficacia della gestione dei rischi reputazionali sta soprattutto, come anche diceva il dottor Marazzi, sta soprattutto in una efficace prevenzione di questi rischi.
E questo lo dobbiamo ribadire credo all'infinito, lavorando su un'attività di prevenzione, di sensibilizzazione di tutte le persone che lavorano per garantire l'efficacia delle attività e delle operations.
Grazie professoressa. Un ultimo tema su cui forse vale la pena risaffermarsi un attimino e che vede ancora una volta forse delle similarità e delle metodologie che possono essere travasate da un settore o un altro, in particolare dal campo aeronautico.
Prima l'ingegner Franzoni parlando delle compagnie russe ha menzionato che quando cade un aereo, all'inizio non si sa se è un problema tecnico dell'aereo, se c'è il fattore umano, cioè chi pilotava l'aeroplano non ha fatto bene il proprio mestiere, se c'erano delle conseguenze esterne, una forte perturbazione che purtroppo ha avuto impatti.
Ora passando all'ambito sanitario sempre di più ormai le sale operatorie si stanno riempiendo di macchinari sempre più sofisticati quindi forse un tema di riflessione potrebbe anche essere quello che i rischi non sono solo associati alla figura dell'equipe medica che sta intervenendo sul paziente ma anche all'affidabilità delle apparecchiature che vengono utilizzate in sale operatorie.
da questo punto di vista in campo aeronautico
come viene affrontato
il tema dei rischi di natura
tecnica oltre che a quelli
diciamo al fattore umano
nel progetto aeronautico
sia che si parli di
aerei progettati per un uso civile
o aerei per un uso militare
le normative comunque impongono
il rispetto di un livello
di sicurezza
che è diverso a secondo
dell'utilizzo
dell'aereo, ripeto, ambito civile o ambito militare o ambito che posso operare in tutto lo spazio aereo
o posso operare con alcune restrizioni solo in alcuni ambiti.
Questi livelli di sicurezza ovviamente si basano su un dato di fondo che è il rischio che deriva
al singolo individuo dall'operazione di un oggetto, in questo caso di un aereo, non deve peggiorare
quella che è la sua probabilità di avere un danno per la causa naturale dell'ambiente che lo circonda.
Questo poi viene tradotto in alcuni numeri, come abbiamo visto prima, significa che per un aereo civile
la possibilità che accada un evento disastroso deve essere tenuta al di sotto di 1 per 10 alla meno 7,
cioè una volta ogni 10 milioni se non sbaglio i conti.
Tutto questo poi viene con delle tecniche di cui abbiamo visto anche alcuni esempi in precedenza,
ripartito dal sistema complessivo dell'aereo ai suoi singoli sottosistemi con determinate logiche,
fino ad arrivare al singolo componente di un singolo sottosistema che deve rispettare alcuni requisiti nel progetto.
Non è tutto qua perché una volta che un euro è stato progettato e sulla carta perciò rispetto a questo requisito di non causare un evento catastrofico se non meno di una volta ogni 10 milioni dobbiamo anche accertarci che tutti i velivoli che saranno costruiti siano esattamente come li abbiamo progettati.
E qui interviene il monitoraggio che si fa sui processi dove ogni singola parte viene costruita secondo dei processi che sono qualificati e certificati e la cui certificazione è mantenuta.
viene mantenuta anche questa attraverso il continuo monitoraggio di enti interni aziendali e di enti terzi
tutto questo per far sì che alla fine qualcuno attesti che quell'aereo e tutti i singoli componenti che ne fanno parte
sono stati prodotti conformemente al progetto
di conseguenza se sono stati prodotti conformemente al progetto
quel singolo individuo rispetterà il requisito di sicurezza che abbiamo voluto progettare intrinsecamente.
Un sistema complesso che riguarda l'aspetto progettuale e l'aspetto realizzativo
che è sovrainteso da normative internazionali ma fortemente condizionato anche
da un'attenta gestione interna dei processi aziendali sia di progetto che di produzione.
A questo punto una domanda all'avvocato Paese, nella sua esperienza professionale di medical malpractice
è mai capitato qualche caso in cui il problema non derivasse dal fattore umano dell'equipe medica
ma magari dall'utilizzo diretto o indiretto di apparecchiature, quindi un evento la cui causa era il fattore tecnico
e non il fattore umano in sala operatoria?
No, pur avendo sviluppato ormai un'assistenza che si sviluppa nell'arco dell'ultimo ventennio, devo dire che tutte le richieste sono state basate proprio sulla violazione di quello di cui parlavamo poc'anzi, cioè di un protocollo.
E' difficile e quasi impossibile nella mia esperienza che uno strumento medico scientifico, per quanto compreso addirittura un robot, visto che siamo in un convegno di laparoscopia, gli interventi eccetera, possa presentare un malfunzionamento perché in quel caso il protocollo operativo del chirurgo che sta effettuando l'intervento richiede l'immediato abbandono della tecnica poco invasiva per passare alla tecnica tradizionale
E quindi come d'altronde è obbligatorio mettere nei consensi informati, i chirurghi sanno perfettamente che nel consenso informato va sempre ripetuta la frase che in caso di malfunzionamento e problematiche legate all'utilizzo di quel presidio tecnico medico sanitario si passa a un'operazione tipo tradizionale quindi con la classica incisione eccetera.
Le richieste risarcitorie sono sempre state basate sulla violazione di un protocollo, le più frequenti sono ovviamente l'applicazione di trasfusioni in presenza di valori non conformi e lì ci sono delle regole ben specifiche da rispettare
oppure la scelta di un tipo di intervento che di un altro, addirittura nei casi più datati ricordo ancora l'installazione di protesi di modello ormai obsoleto che magari erano fondi di magazzine, cosa che fortunatamente oggi proprio con i criteri di appropriatezza,
che con la raccomandazione del Ministero della Sanità e delle regioni che hanno fatto loro
per quanto riguarda la CISQ, cioè la certificazione del controllo di qualità, non avvengono più.
Ma io ho trattato dei casi, qui addirittura l'installazione di protesi dell'anca in materiali obsoleti
è stata oggetto proprio di claims made.
E quindi con questo ritengo di aver risposto in maniera un po' lunga, a me ne scusa la domanda.
Se Umberto mi consente, tornando sul fattore umano.
In campo aeronautico è acclarato che la maggior parte di gran lunga degli incidenti che occorrono coinvolgono l'errore umano, che può essere dell'equipaggio a bordo o da operatori di terra.
Che cosa si fa perciò, e questo penso che possa essere anche uno spunto interessante, per cercare di ridurre al massimo l'impatto dell'errore umano?
Per esempio c'è stato un cambio di filosofia totale negli aerei civili su come era impostato il cockpit degli aerei civili, cioè la quantità di informazioni che venivano rese disponibili ai clienti.
La vecchia filosofia era che il pilota dovesse avere una grande quantità di strumenti con tante lancette che riportavano continuamente tutti i parametri di tutti i sistemi dell'aereo, inondandolo di una quantità inutile di informazioni, perché se le cose vanno bene è inutile che tu sai che la pressione è a quel livello lì.
L'importante è sapere che va bene. Questo distrae, distrae moltissimo ed una delle cause principali di incidenti è che il pilota invece di concentrarsi su un'operazione critica viene distratto da qualche altra cosa che succede nella cabina.
La filosofia con quale si disegnano i cockpit degli aerei di oggi è una filosofia totalmente dark, cioè se tutto va bene a lui non viene mostrato niente, se c'è qualcosa che non va allora quello gli viene indicato con un livello crescente di attenzione.
Si chiama situation awareness ed è una delle componenti fondamentali. L'altra componente è quella dell'addestramento. L'altro modo per evitare che si verifichino eventi catastrofici è quello di addestrare gli equipaggi, in particolare a gestire le situazioni di emergenza.
Per cui l'addestramento deve essere focalizzato esattamente sulle situazioni di emergenza che sono quelle che tu nella vita reale probabilmente non sperimenterai mai, tu non avrai modo di trarre insegnamento dalla tua esperienza di vita perché non ti troverai forse mai in tutta la tua carriera di fronte a quella situazione, ma nel momento in cui ti ci troverai devi sapere come gestirla.
Perciò l'importanza della simulazione e l'importanza dell'addestramento per far sì che uno sia pronto a rispondere a una situazione d'emergenza se quella volta in tutta la sua vita gli capiterà.
Siccome abbiamo parlato di danno reputazionale, volevo chiedere all'avvocato Paese se era a conoscenza di giurisprudenza di primo o secondo grado di Cassazione
di attività di rivalza civilistiche dei medici nei confronti di sentenze, di ricorsi, di contenziosi un po' forzati.
Non ho notizia
non so dare una risposta
se l'applicazione
delle procedure ISO comporti
un premio in termini di RG
questo non lo so
le posso dare una risposta per quello che so
che in ambito assicurativo l'applicazione
non comporta alcuna valutazione di premio
cioè dal punto di vista
viene considerato il fatto che ci sia o non ci sia
non ha un immediato
vantaggio
sul premio assicurativo
non so se questo può essere
in qualche modo riportato
a quello che lei chiedeva
essendo la medicina sempre più
basata sull'evidenza
io mi aspetterei che
dell'applicazione di questi costosi sistemi
di gestione della qualità perché costano
ci dovrebbe essere una riduzione del contenzioso
ecco
è questo l'elemento che manca
ovvero noi abbiamo
l'introduzione di una procedura di miglioramento
della qualità, abbiamo un investimento
però la misurazione
dell'impatto che questo investimento ha
non c'è, ovvero
se lei mi chiede, nelle aziende
in cui è stato applicato prima e dopo
si è ridotto il numero del contenzioso, la risposta è no
ma no perché
non vuole essere neanche un giudizio negativo
è perché tutto sommato il numero
del contenzioso sono numeri molto
piccoli rispetto al numero delle prestazioni
e quindi riuscire a incidere
su questi numeri
implica delle attività estremamente
Quindi è un problema di misurazione per cui dopo non c'è un premio, non è una valutazione di inefficacia dello strumento applicato.
Mi permetterei di aggiungere, proprio sulla questione numerica del contenzioso in atto, che c'è una differenza, specialmente nei chirurghi, fra il contenzioso percepito e quello realmente esistente.
tutti hanno l'illusione che esista un movimento di persone che richiedono continuamente danni per malpratici ai medici, non è vero, noi abbiamo in Italia veramente un numero molto esiguo di liti pendenti in tribunale,
un po' più alto
di 6-7 volte più alto
di quelle che sono le lettere di richieste risarcitorie
che però non hanno nessun seguito
perché tante sono interlocutorie
tante sono campate in aria
siamo un paese molto fantasioso
e quindi
quello che conta è che numericamente
noi oggi affrontiamo
a fronte di milioni di prestazioni
mediche effettuate
con cadenza settimanale
qualche centinaio
di cause per ogni distretto
di corte d'appello, cioè quindi
si risolve tutto in 15
16 mila contenziosi, 20 mila contenziosi
l'anno in 21 distretti di corte d'appello
quindi numericamente non sono numeri
che fanno rabbrividire e anche i risarcimenti
per quelle operazioni
sono talmente bassi
per la sua seconda domanda ci sono
due casi in che in primo grado sono andati
non sotto la dicitura
di danno reputazionale ma sotto
la dicitura di danno all'immagine
e di lucro cessante
alcuni medici chiamati in via del tutto
uno per una lite temeraria
cioè è stato chiamato più volte in causa
senza alcun motivo
perché l'attuazione dei protocolli adottati
il risultato operatorio
non dava adito a nessun tipo di censura
in via riconvenzionale ha fatto dichiarare
ovviamente la responsabilità per la lite temeraria
dell'attore
poi diventato convenuto
e ha ottenuto un risarcimento
la causa a tutta la pendente
presso la corte d'appello di Roma perché il primo grado ha visto la vittoria del medio
adesso c'è stato un appello, vedremo come andrà l'appello.
Il secondo caso è arrivato in Cassazione e si parla di danno all'immagine
su un chirurgo dentista il quale ha dimostrato che la pubblicità fatta nella zona negativa
dal cliente che ha inteso screditare questo chirurgo dentista
Era una questione inerente lo sprofondamento di un cuscinetto osseo posto a base di una protesi e lo screditamento fatto nella zona ha portato a un decremento del fatturato dello studio che è stato necessario come in tutte le cause civili dimostrare con l'esibizione documentale della fatturazione e poi è stato dimostrato e ha ottenuto ragione.
in Cassazione è stata confermata
e adesso si sta procedendo al recupero
coatto delle somme nei confronti
dell'ingiusto reclamante
abbiamo spazio per un'altra domanda
non ci sono altre domande
allora io andrei a questo punto alle conclusioni
di questo
incontro
e come conclusioni lancio
un po' quasi
una sfida in un certo senso
vorrei che ognuno dei relatori
lasciasse un messaggio
Grazie a chi ci sta ascoltando adesso qui in sala o nell'aula magna per proprio un messaggio a chiusura dell'argomento del risk management che abbiamo affrontato oggi.
Comincerei dalla professoressa Gaudenzi.
Grazie, allora dal mio punto di vista sicuramente direi minimizzare i costi di gestione del rischio significa in prima battuta prevenire.
Quindi è un tema che abbiamo già ampiamente discusso oggi ma siccome sempre di più si è attenti alla gestione dei costi il cost of risk quindi il total cost of risk si determina valutando le spese e gli sforzi per mitigare il rischio e per valutare il rischio con poi i costi relativi che le organizzazioni devono sopportare per far fronte alla concreta manifestazione di questi rischi.
Bene, per minimizzare l'impatto economico della gestione del rischio, la prevenzione pare essere l'azione più efficace e quindi ancora una volta lancio questo come spunto, a mio avviso, estremamente importante.
Ingegner Franzoni?
Io direi che il rischio non deve farci paura, e questo non perché amiamo la vita spericolata, ma perché abbiamo visto che può essere affrontato e gestito in una maniera consapevole.
Essere totalmente risk free è impossibile, ma è assolutamente anche negativo essere totalmente risk adverse.
Se fossimo totalmente risk adverse non faremmo praticamente niente nella nostra vita.
È un fatto che deve partire da un cambiamento culturale che deve diventare capillare in tutti gli operatori che operano all'interno di un'industria aeronautica ma anche di un'industria ospedaliera.
E' come quando si impara una nuova lingua, nel momento in cui si comincia a pensare in quella lingua allora si è veramente padroni e così nel momento in cui nella vita di tutti i giorni, nello svolgere le nostre funzioni cominceremo a pensare in termini di gestione del rischio, analisi di prevenzione del rischio allora vuol dire che avremo la cultura del rischio in azienda.
Grazie ingegnere. Dottor Marazzi?
legale, strade nuove, con strumenti
anche assicurativi, ma molto
diversi da quelli a cui siamo
stati finora abituati. Questo è un
cambiamento a cui dobbiamo accettare.
Accettare e affrontarlo
con serenità, perché è un
percorso, per nostra
fortuna, già iniziato. E quindi
non andiamo verso il buio, cambiamo
solo la strategia.
Grazie, dottor Marazzi. Avvocato Paese,
a lei la battuta finale.
La ringrazio, dottore. Beh, la battuta
finale non può essere che una.
Il cambiamento non va subito, va governato e quindi la legal governance può essere una delle strategie che sia l'ente ospedaliero che la clinica può adottare per gestire sia il governo del rischio ma soprattutto anche il governo di tutti quegli aspetti,
La creazione di nuovi contratti assicurativi, la stipulazione di quei contratti d'aiuto e per avere quell'aiuto in più che oggi aiuterà qualsiasi struttura a uscire dalla crisi.
Grazie a tutti voi, grazie per l'attenzione e buon proseguimento.
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