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30° CAD anno 2019 II SESSIONE MALATTIA DIVERTICOLARE Presidente M. RIGAMONTI (Cles, TN) Moderatori M. TESTINI (Bari) G. GALLORO (Napoli) Inquadramento nosologico R. Cuomo (Caserta) Valore attuale della diagnosi radiologica G. Gualdi (Roma) Ruolo dell’ecografia I. De Sio (Napoli) Terapia Medica e dieta F. Montagnese (Roma) Terapia Chirurgica in urgenza L. Fabris (Cles) in elezione S. Ramuscello (Mestre, VE) Discussant A. Maurano (Mercato San Severino, SA) L. Rodella (Verona) - A. Gurrado (Bari) I. Corsale (Prato) Closing Remarks G. Baldazzi (Milano) A. Benevento (Gallarate, MI)
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Bene, allora iniziamo la sessione nel pomeriggio. Buon pomeriggio a tutti. Vi vedo numerosi, quindi siamo molto felici.
La prima cosa che mi sento in obbligo di fare è ringraziare Giorgio Palazzini per lo spazio e il tempo che ci dà sempre a disposizione da qualche anno, lo dà la SIPAD, per organizzare queste sessioni, queste giornate di lavoro.
Oggi pomeriggio si parlerà di malattia diverticolare, che è un argomento particolarmente caro alla SIPAD
perché la gestione di questo tipo di patologia è una gestione squisitamente multidisciplinare,
così come nell'animo della nostra società, e quindi sentiremo le opinioni e i punti di vista di tutti i relatori.
Quindi non solo chirurghi ma anche endoscopisti, radiologi eccetera. Io sono affiancato da due pezzi da 90 che faranno i moderatori ma modereranno in maniera attiva nel senso che essendo molto esperti di questo argomento potranno dire e dare anche la loro opinione.
non dico altro, lascio la parola ai moderatori in modo che la sessione prosegua nella maniera più fluida possibile
grazie a tutti, buon pomeriggio
bene grazie Marco, io spero che i pezzi da 90 non sia riferito alla circonferenza dell'addome
buonasera a tutti e scusatemi per quanto riguarda il lievissimo ritardo ma venivo da Firenze
Questa è una sessione di grande interesse e poi durante la discussione vedremo anche perché.
Perché noi stiamo facendo uno studio multicentrico su questa malattia e sul trattamento robotico.
Quindi, devo dire, capita a fagiolo, nel senso che la malattia di reticolare è sicuramente, da un punto di vista della clinica,
una malattia di estremo interesse ma anche di estrema pericolosità.
Perché a volte, soprattutto in passato, si tendeva a sottovalutare il problema della malattia diverticolare, cioè della diverticolosi complicata, e effettivamente l'indice di complicazione, anche di mortalità, purtroppo, permane elevato.
Quindi noi abbiamo una serie di relatori assolutamente prestigiosi per cui condivido con il mio primo amico che collega nonché coetaneo perfetto perché siamo stati nati tutti e due lo stesso giorno anche se tu sei nato qualche ora credo prima quindi sei più anziano.
Ti lascio la parola.
un po' di chiarezza
e cominciamo con l'inquadramento
che è stato affidato a Rosario Cuomo
Rosario Cuomo
chi si occupa di patologia di verticolare
lo conosce per essere
il coordinatore di una delle
due consensus
più importanti che sono state fatte
in Italia
dell'altra
è un co-coordinatore
assieme a Gianandrea
a Bindi di un altro studio, Rosario Cuomo, gastroenterologo attualmente primario e direttore
della UOC di gastroenterologia dell'ospedale di Caserta.
Grazie per l'invito a questo convegno, grazie alla SIPAD, comincio subito, io mi occuperò
di inquadrare da un punto di vista nosologico però darò anche dei dati di epidemiologia
La malattia di verticolare è una condizione in cui vi sono delle stroflessioni della parete visibili radiograficamente, visibili da un punto di vista conoscopico, da un punto di vista di scenario di fronte alla quale ci possiamo trovare.
Questo è l'algoritmo clinico. Parliamo di malattia di verticolare intendendo sia la forma asintomatica sia la forma asintomatica.
La forma asintomatica copre teoricamente circa l'80% delle condizioni in cui è visibile di verticoli,
Mentre la sintomatica, il 20%, possiamo avere una forma senza infiammazione e una forma con infiammazione che poi sfocia con diverticolite, possiamo avere delle forme di colite diverticolare, ovviamente possiamo avere un quadro anche di perforazione, di fibrosi e tutto l'aspetto anatomo patologico di cui sicuramente conoscete gli aspetti.
Una cosa interessante che va sempre detta è che in completo stato di benessere noi possiamo avere, nelle forme anche asintomatiche, l'emorragia dal diverticolo.
Questa è una cosa molto importante perché se non si conosce la presenza di diverticoli, in pratica, e poi si scopre che ci sono diverticoli,
Si vedrà che poi alla fine l'emorragia, quando sono presenti gli verticoli, è la più alta causa, la più elevata causa in termini di prevalenza di sanguinamento intestinale basso.
Da un punto di vista epidemiologico, adesso vi farò vedere delle cose che sono estremamente interessanti, anche sul piano prospettico e sul piano strategico per quanto riguarda il management della malattia.
Allora, innanzitutto la domanda più classica che viene fatta all'inizio di un dato epidemiologico è quella, è una patologia dell'anziano? Ebbene sì, perché la patologia è molto più frequente al di sopra dei 60 anni,
talché alcune statistiche portano quasi il 60% di presenze di diverticoli nei soggetti al di sopra di 60 anni.
Da un punto di vista di genere, quindi distribuzione di genere, questo è uno studio che abbiamo fatto un po' di anni fa
su una popolazione di circa 600 pazienti in cui si vede una distribuzione delle colonnine, sono le sei decadi a partire dai 40 anni
o comunque sei decadi infatti, in cui si vede la colonnina divisa in due parti, una bianca e una grigia, il grigio sono i maschi, il bianco sono le femmine, come si vede al crescere dell'età c'è un'inversione del rapporto tra donna ed uomo.
Un altro dato importante, questo è l'ultimo report americano sul Barden, sui costi praticamente della malattia diverticolare, comunque di tutte le patologie gastrointestinali, si vede che all'undicesimo posto tra le visite che vengono fatte in un dipartimento di emergenza si trova la diverticolite.
Invece se andiamo a vedere nel caso del ricovero, quindi le diagnosi di ricovero, si vede che si posiziona al sesto posto, quindi è una patologia estremamente importante tra quelle gastroenterologiche.
Questi sono dati del 2014-2015 pubblicati adesso nel 2019. Un'altra cosa importante e questo è un dato che deve preparare il futuro di questa malattia e comunque il management di questa malattia è che la malattia diverticolite è in crescita.
Questi sono dati dal 2002-2007, sono americani, però noi abbiamo dei dati italiani che ci mostrano, questo è un database della regione Abruzzo, poi vi farò vedere quello italiano, in pratica dove si vede che i ricoveri per diverticolite sono in crescita a fronte di una riduzione di tutti i ricoveri.
Se poi andiamo a vedere il dato italiano, questi sono i dati dell'Agenas, che fa vedere in maniera molto chiara che c'è un incremento in tutta la nazione dei ricoveri di verticolite,
Con lo stesso andamento le donne e con lo stesso andamento gli uomini. Come vedete c'è una lieve prevalenza delle donne rispetto agli uomini, questi sono dati che vanno dal 2008 al 2015, quelli che vedevate prima erano dal 2005 al 2015 perché il database dell'Abruzzo è molto più strutturato, molto più vecchio, molto più consolidato, invece i dati italiani tutti quanti assieme sono ben strutturati dal 2008 in poi.
Chiaro che ci sono i dati degli ultimi tre anni che mostrano e confermano questa tendenza.
Giusto per capirci che cosa è successo dal 2008 al 2014, qui in alto vedete i ricoveri totali, vedete questo andamento, i ricoveri in Italia sono in discesa, mentre il dato della diverticolite è in crescita.
Come vedete questa è la percentuale dei ricoveri di verticolite rispetto ai totali e vedete che c'è un incremento del 50%, raggiungiamo il 150% rispetto al dato del 2008, mentre c'è un incremento reale in numerico del 14%, quindi è un fenomeno in crescita.
Poi c'è la scomposizione, in questo dato invece dell'Abruzzo dove abbiamo potuto lavorare in maniera più precisa, vedete che l'intero gruppo di diverticoliti ha un APC di 1,9%,
l'APC sarebbe la modificazione percentuale annuale, vedete che praticamente abbiamo un 1,9%, però la cosa più interessante è che sono le diverticoliti complicate,
prima lo stavamo dicendo che c'è una magnificazione di questo aspetto, vedete che c'è un APC del 7,6%, quindi questo è un dato molto forte,
E soprattutto la cosa più interessante, importante per la gestione futura della malattia è che stanno crescendo i casi di verticolite nel giovane, cioè nel soggetto al di sotto dei 55 anni.
Vedete che addirittura qui abbiamo un APC del 14,5% per le forme complicate e uno totale del 10,7%.
Questi sono dati, ripeto, dal 2005 al 2015.
Se andate a vedere, 55-74 anni l'APC è 9,2%, mentre i soggetti che vanno al di sopra dei 75 anni l'APC è sostanzialmente basso,
addirittura per tutte le diverticoliti si osserva una lieve riduzione.
Quindi il dato più rilevante è che le diverticolite nei soggetti al di sotto dei 55 anni sono più frequenti.
L'altra cosa interessante è l'incidenza di diverticoliti in soggetti asintomatici,
cioè il soggetto che ha diverticoli praticamente può andare incontro a diverticolite.
Benissimo, vedete ancora questa storia qui, vedete questa linea più in alto,
Questo è il rischio di comparsa di diverticolite nei soggetti intorno ai 40 anni, quindi significa che c'è un rischio superiore di avere la diverticolite.
Questo è un dato molto importante che è confermato in tutto il mondo, infatti questi sono dati americani, i nostri dati italiani, quindi c'è una concordanza a livello mondiale su questa cosa.
e una cosa interessante che abbiamo tirato fuori insieme a tutti gli amici chirurghi
è quest'altra cosa qui, uno studio sulle forme complicate
in pratica una revisione della letteratura
si vede che le forme complicate, l'ospedalizzazione per forme complicate
viaggia tra l'11,5% e il 70%
questa è un'associazione, in particolare le forme di peritonite purulenta e peritonite fecale
praticamente si vede che si raggiungono il 70% in alcune casistiche, questa però è bassina, mentre questo è molto più interessante, questo è un lavoro che vi presenterò anche dopo, sono dei chirurghi americani che hanno pubblicato su Annals of Surgery, che dimostra un 11,5% di quota di diverticolite complicate,
e questi invece sono gli accessi, si viaggia tra valori del 34%, si passa da valori del 5% fino a valori del 34% nelle varie casistiche.
Questa è una cosa che fece Gianandrea Binda un po' di tempo fa, è una revisione della letteratura per quanto riguarda l'altro argomento importante,
C'è la ricorrenza della diverticolite, poi si gioca un po' anche il management chirurgico, cioè le scelte anche chirurgiche.
La ricorrenza della diverticolite in queste casistiche era una casistica molto variegata, ce ne sono diverse che portano anche numeriche diverse, tempi di full up diversi, in pratica si vede un'oscillazione dall'1,7% fino a valori del 43% di recidiva diverticolata.
Il lavoro invece più interessante è questo qui, questo è quello di Rose dove vedete hanno analizzato circa 210.000 soggetti, è uno studio fatto negli Stati Uniti, si vede in pratica questo è il monitoraggio per quasi 14 anni, anzi 15 anni per la verità.
Uno studio mai fatto, quindi che dà le risposte ben precise. Vedete queste due linee, questo è un anno e questo è il secondo anno. Benissimo, qui ci sono vari gruppi di pazienti da 0 a 49 anni, tra 50 e 64, tra 65 e 79, oltre gli 80 anni.
Vedete questa curva in alto? Questa è la curva dei soggetti tra 0 e 49 anni, intorno ai 50 anni. Si vede che la percentuale di recidiva a un anno è del 12%, mentre la percentuale di recidiva a due anni è del 14% nei soggetti giovani.
Più o meno i valori si assomigliano anche se un po' più bassi per gli altri gruppi. Interessante poi è quest'altro dato sulla presentazione, se è una complicata vedete che la recidiva è molto più frequente rispetto a quella della non complicata, però quello che voglio dire con queste due immagini è che i tempi di osservazione più importanti sono i primi due anni dove c'è la maggiore frequenza di comparsa della recidiva di verticolare.
L'altra cosa interessante è che quando vado ad analizzare più episodi il rischio è benissimo, questo per esempio è una curva della recidiva del quarto episodio dopo tre episodi, vedete che da un punto di vista accumulativo abbiamo una maggiore presenza, un maggiore rischio, vedete che si abbassa sempre di più nel momento in cui gli episodi sono di meno.
L'altra cosa importante è che anche il rischio di un susseguente episodio, questo conferma il dato che vi dicevo prima, è molto più alto nei primi due anni piuttosto che nei successivi. Quindi l'osservazione e tutte le terapie preventive dovranno essere mirate soprattutto a quei due anni.
Questo conferma quel dato sui giovani che vi dicevo prima e questa è una sintesi che ha fatto su gastroenterologia questa Lisa Strait che lavora molto su questa patologia.
La psicologia ci riporta che la diverticolite in un 12% dei casi più o meno assomigliano ai dati che abbiamo visto prima, soprattutto quello di Rose, sulla diverticolite complicata, la recidiva al secondo episodio in 10 anni è del 20% e ci troviamo con i dati di Rose,
e poi praticamente in un 4% una forma non complicata a 6 mesi può diventare una forma, si può manifestare una recidiva sotto forma complicata.
Questo è un dato sulla chirurgia d'urgenza, vedete che sta calando l'atteggiamento anche del chirurgo rispetto a questa ipotesi della chirurgia d'urgenza rispetto a quelli che erano negli anni del 2002, dopo 10 anni c'è un calo di questa tendenza ma questo me lo dicono tutti i chirurghi che si tende più ad una politica di attesa piuttosto che a una politica di attesa.
Questa è l'algoritmo che vi ho fatto vedere prima, il dato più difficile e complicato è andare a distinguere una sindrome di intestino irritabile da una forma di SUD, cioè di malattia non complicata di verticolare sintomatica.
Sappiamo che la patologia si presenta con dolore, modifiche dell'alvo, gonfiore addominale, non si riesce.
C'è quindi l'ipotesi di una superposizione con la sindrome intestino irritabile che voi tutti conoscete, si presenta con dolori addominali, fastidi addominali ma soprattutto dolori addominali senza una malattia organica.
Una delle attenzioni più importanti che ci si è rivolta verso il pattern clinico è quella della presenza del dolore superiore alle 24 ore.
Questo è un dato su una popolazione di 600 soggetti, vediamo che il dolore superiore alle 24 ore è presente nel 27,4% dei soggetti.
L'interesse verso questo dolore superiore a 24 ore è importante perché se noi andiamo a vedere, questa è una popolazione di soggetti con malattia diverticolare e sindrome di intestino irritabile, questo è uno studio comparato, cioè nel senso che sono stati scelti in maniera incrociata pazienti con la stessa età sia di malattia diverticolare sia di IBS,
si vede che il dolore superiore al 24 ore è presente nel 22% dei soggetti con malattia diverticolare
e nel 7% dei soggetti con sindrome dell'intestino irritabile, con una significativa differenza,
cioè a dire che il dolore superiore al 24 ore non è frequente nel sindrome dell'intestino irritabile,
quindi può essere un marker clinico da osservare.
E se si va a vedere, poi a un punto di vista di alcuni altri aspetti clinici come la febbre,
il confinamento alletto
l'allettamento
le visite
le terapie, le ospedalizzazioni
e anche la presenza di episodi
di dolore inferiore a 24 ore sono più
significativi
nella malattia di verticolare
piuttosto che nella sine intestinalità
quindi questo marker clinico
può essere utile
io andrei avanti
allora, ultime cose
Qual è il test da considerare utile per la diagnosi di diverticoli? Ovviamente la colonoscopia, per noi che facciamo gli endoscopisti, ma anche la virtual colonoscopy è interessante, il crisma opaco a doppio contrasto è anche una tecnica diagnostica utile a definire questa patologia.
La diverticolite invece è l'aspetto più interessante, tutti voi sapete che i marker importanti sono il dolore addominale,
usualmente nel quadrante inferiore sinistro, associati a modificazione delle feci, ma soprattutto a febbre e a leucocitosi.
La presentazione clinica può essere lieve oppure caratterizzata da scessi per i diverticolati, perforazione e peritonite.
Questa è una classificazione che forse vedrete anche dopo, quella di INCI, non ve la devo raccontare. Sostanzialmente esiste un algoritmo che prevede una serie di cose, soprattutto tecnica diagnostica radiologica e laboratorio per definire quei marker di cui prima.
Da un punto di vista diagnostico la consensus ci dice che l'esame di scelta per la diverticolite e l'attack con mezzo di contrasto, il clisma a doppio contrasto ovviamente deve essere sconsigliato per il rischio di perforazione.
Ovviamente la colonoscopia ha sullo stesso piano.
Queste sono le conclusioni, se ci sono domande.
Allora facciamo la discussione subito dopo la relazione del professore Gualdi che qui a Roma e non solo ovviamente tutti quanti conoscono per la sua brillantissima e importantissima carriera in sapienza.
Il valore attuale della diagnostica radiologica e poi ci sarà una discussione su queste due relazioni.
Grazie, ringrazio moltissimo tutti quanti per l'invito, in particolare De Verra, siamo molto amici e mi fa molto piacere ogni volta essere invitato da lui quando fa questi corsi.
Allora, diverticolite acuta, qual è l'obiettivo della diagnostica per immagini?
Intanto sospettare e confermare il sospetto clinico di una diverticolite, effettuare una diagnosi alternativa,
stadiare la severità della malattia e identificare, e questo è molto interessante, i fattori di rischio per complicanze o ricorrenze dopo il primo episodio.
La TAC è sicuramente considerata la metodica di scelta nella valutazione dei pazienti con sospetta diverticolite acuta.
Vedete che ha una sensibilità altissima nella diagnosi di verticolite, riportata dal 93 al 97%, ma soprattutto ha una specificità e addirittura accuratezza del 100% nel poter escludere la diverticolite.
Ha una buona accuratezza diagnostica in relazione alla possibilità di valutare la componente intramurale del processo flogistico, la componente pericolica, l'estensione intra o etra o retroperitoneale, soprattutto per gli elementi che ci dà per la diagnosi differenziale.
Quali sono i segni della malattia diverticolosi? La presenza di diverticoli, talora con coproliti, l'ipertrofia muscolare è un'ipertrofia simmetrica con rispetto delle ostrature, i segni di flogosi invece comportano un ispessimento della parete, l'incremento contrastografico dopo mezzo di contrasto, la possibilità di valutare tramiti fistolosi intramurali e poi i segni di flogosi nel tessuto adiposo pericolico,
quali un incremento striato o diffuso della densità del grasso, le bolle di gas extraluminali o le piccole aree di tipo liquido.
Questi sono degli esempi di verticolosi, vedete i verticoli, i coproliti, l'ipertrofia della muscolare, la ostratura che è conservata, la normale densità del tessuto adiposo.
Questo è uno studio, il primo con mezzo di contrasto per via retrograda, con gastrografin per via retrograda, il secondo in condizioni di base ma vedete come già siano ben evidenti i diverticoli senza nessuna preparazione del paziente.
Poi oggi la tomografia computerizzata ha la possibilità di fare queste ricostruzioni, queste 2D curvet reformat e ci permettono di valutare tutto il tratto interessato dalla diverticolosi.
Ecco degli esempi di diverticolite acuta, nel primo caso ci troviamo di fronte a una diverticolite acuta su un'ansa destro opposta in un paziente con sospetto clinico di appendicite, nel secondo caso invece vedete una diverticolite acuta del colon discendente in un paziente di 38 anni.
Queste sono le ricostruzioni che ci permettono di valutare molto bene l'ispessimento della parete, il diverticolo, l'aumento di densità del grasso peridiverticolare. Abbiamo detto degli aspetti importanti che possiamo rilevare, sicuramente gli ascessi intramurali, queste piccole raccolte fluide nello spessore della parete sigmoidea che sono indicative dell'ascesso intramurale.
E poi tutto il corteo di sintomi che noi possiamo trovare, vedete qui in questo caso l'ispessimento del mesosigma, l'iperemia dei vasa recta, le fat straining, cioè queste digitazioni nel tessuto adiposo periviscerale che sono indicative appunto della propagazione della flocosi nel grasso periviscerale.
Ancora vediamo i segni, la diverticolite acuta con la perforazione coperta,
ecco vedete queste piccole bolle gassose sono indicative di una perforazione coperta,
qui vedete l'ansa sigmoidea, serie di verticoli, l'aumento di densità del grasso periviscerale
e la presenza di queste piccole bolle gassose indicative della perforazione coperta.
La classificazione, benissimo la TAC si presta idealmente alla classificazione che abbiamo visto prima, potendo dimostrare l'ascesso pericolico, l'ascesso pelvico, retroperitoneale, dandoci informazioni sulla peritonite purulenta e sulla peritonite estercoracea.
Questo è uno stadio zero, possiamo vedere solo la diverticolite acuta senza complicanze, ancora uno stadio zero in cui possiamo vedere la diverticolite acuta del sigma con il flemmone e gli ascessi intramurali,
Vedete come anche le ricostruzioni coronali si prestino idealmente allo studio dell'ANSA Sigma Idea, ancora uno stadio zero che però diventa stadio uno, queste piccole bolle gassose extra luminali che poi portano allo sviluppo nel giro di 10-12 giorni di un ascesso pericolico, vedete come sia ben evidente nelle immagini ricostruite.
E poi passiamo allo stadio 1 in cui abbiamo il flemmone, l'ascesso con il livello idraereo con la presenza di gas nel lume di questa raccolta, lo stadio ancora 2 con l'ascesso perisigmoideo, un ascesso esteso al di fuori del mesocolon con iniziale estensione nello scavo pelvico.
Ancora uno stadio 2 in cui oltre a questo ascesso pelvico c'è anche il coinvolgimento dell'ultimanza del tenue, vedete con le pareti marcatamente spessite, è questo ascesso che si sviluppa estesamente nello scavo pelvico.
Ancora guardate questo ascesso con un livello idraereo, vedete la ricostruzione sagittale come ci permette di riconoscere questo ascesso, là di sopra della vescica vedete c'è questa voluminosa raccolta accessuale.
Nello stadiotere possiamo vedere nelle verticoliti perforate, oltre alla presenza di gas extraluminale, anche i segni della peritonite diffusa, questa distensione delle anze del tenue.
E quindi la tomografia compotilizzata si presta idealmente a valutare tutte le complicanze, non solo i flemmoni e gli ascessi e la peritonite diffusa, ma anche le fistole pericoliche e le altre complicanze, quali le emorragie.
Ecco qui vi faccio vedere un esempio di una fistola sigmoidoenterica, vedete il sigma, vedete l'ansa del tenue, vedete questo tragitto fistoloso e qui invece la fistola si sviluppa tra l'ansa sigmoidea e la vescica, vedete con la parete marcatamente spessita della vescica per propagazione della flora, così la presenza di gas nel lume della vescica.
Ancora un esempio di una diverticolite complicata da una fistola, vedete, eccola qua, il tragitto fistoloso, una fistola sigmoido-vescicale.
Ho ancora guardato in questo esempio come risulti ben evidente la fistola tra lanza sigmoidea ispessita stenotica in quanto coinvolta dal processo fluggistico di verticolare e vedete proprio si riconosce il tragitto fistoloso nel lume della vescica, vedete con la presenza di aria quindi nel lume vescicale e l'abnorme ispessimento della parete vescicale stessa.
tra le complicanze sicuramente c'è la perforazione
come abbiamo già visto
perforazione che come in questo diverticolo
della seconda porzione duodenale
vedete la presenza di gas extra luminale
questo è il diverticolo con gli ingesti
e questo è il gas
diverticoli che possono essere trattati conservativamente
come in questo caso
del controllo che dimostra la scomparsa del gas
e il ritorno alla normalità del diverticolo infiammato o diverticoli come in questo caso di diverticolo di Meckel, vedete che possono richiedere un intervento chirurgico d'urgenza, vedete il diverticolo di Meckel, vedete tutta la flogosi propagata nel tessuto adiposo periviscerale e la raccolta accessuale ben evidente con la presenza di gas che è il segno tipico della scena.
successo. Altra complicanza l'emorragia, l'abbiamo già sentito parlare e qui la tomografia
compoterizzata può dimostrare molto bene, questa è una diverticolite del colon destro
con un sanguinamento arterioso in fase attiva, noi facciamo l'esame nelle tre fasi, facciamo
la fase arteriosa, la fase venosa e la fase tardiva e questo ci permette di riconoscere
questo sanguinamento attivo perché si verifica in fase arteriosa all'interno di un diverticolo
del cieco e qui invece vedete che il diverticolo sanguinante attivamente risulta nella fase venosa.
Ecco un dato interessante di cui ne parlava il relatore che mi ha preceduto è la recidiva,
in effetti si è voluto vedere se sulla base dell'attack ci potessero essere dei segni da
poter predire una recidiva. Sono stati presi in considerazione tutti questi parametri e si è
visto che gli unici parametri che possono essere importanti per predire la presenza
di una recidiva sono gli ascessi o le raccolte gassose superiori ai 5 mm. Tutti gli altri
parametri valutati non sono risultati predittivi di fallimento della terapia conservativa e
questo è un dato sicuramente importante, un'informazione che la TAC può dare. Un argomento
a parlarne è quella della diagnosi differenziale nella diverticolite acuta, noi sappiamo tutti
quante patologie possono simulare o mimare una diverticolite acuta. Ho preso in considerazione
due tra le più frequenti, il carcinoma del colon e l'appendagite epiploica, oltre a tutte le varie
patologie che possono mimarlo. Questo perché? Perché scopo dell'imaging non è solo confermare
e classificare la diverticolite ma anche escludere il cancro. Due segni sono particolarmente
importanti, se ci sono segni di flocosi e edema pericolico senza linfonodi e la lunghezza
del tratto coinvolto è maggiore ai 10 cm è molto più probabile che ci troviamo di
fronte a una diverticolite, mentre nell'adenocarcinoma la presenza di linfoadenomegalia in assenza
di segni di flocosi o una lunghezza del tratto coinvolto inferiore ai 10 cm è un segno più
tipico dell'adenocarcinoma ecco questi sono gli aspetti abbastanza tipici il fat stranding vedete
questo è tipico della dell'infiammazione della diverticolite l'edema pericolico il fluido nella
radice del mesentere o la raccolta accessuale con il livello fluido aereo questi sono i segni
tipici della diverticolite questi invece sono i segni più frequentemente troviamo nel cancro
il segno della spalla, l'ispessimento eccentrico, la massa endoluminale. Questo è un esempio
di verticolite e qui invece di carcinoma del sigma. Ecco, a volte per distinguere queste
situazioni può essere utile somministrare il contrasto anche per via retrograda perché
qui ci dimostra come l'ostratura sia perfettamente conservata, ma a volte ci troviamo di fronte
a dei casi più complessi come in questo caso qui dove c'è un grosso ascesso e diventa
molto difficile dire se questo sia dovuto a una diverticolite o a un cancro, certo qui
ci ha sicuramente aiutato il contemporaneo rilievo di una lesione ripetitiva nel parenchima
epatico, ma ci sono tutte queste situazioni che sono difficili da valutare, guardate anche
qui, questa è una diverticolite, è vero c'è il segno della spalla ma ci sono anche
dei diverticoli e allora qui diventa difficile la diagnosi differenziale, comunque anche
in questo caso si trattava di un tumore del colon o guardate in quest'altro caso, vedete
Questo spessimento della parete con un ascesso che coinvolge peraltro anche la parete addominale, ancora qui la diagnosi differenziale è difficile tra una diverticolite e un tumore, si trattava in questo caso comunque di un tumore colico.
o guardate ancora in questo caso dolori addominali, segni di flogosi, addirittura c'è la presenza di una raccolta sessuale, il controllo dopo terapia antibiotica dimostra la scomparsa della raccolta fluida, ma vedete il contrasto insieme per via retrograda ci dimostra l'aspetto classico del tumore del sigma.
Quindi, flogosi edema non adenopatie è specifico per la diverticolite nel 90%, adenopatie no flogosi edema è una specificità per cancro del 92%, ma in ben oltre il 10% dei casi non è possibile effettuare una sicura diagnosi differenziale.
E particolarmente a rischio d'errore sono le lesioni parietali con uno spessore della parete compreso tra 1 e 3 cm o il carcinoma colico perforato, come abbiamo visto, complicato da ascessi.
Un ultimo flash sulla diagnosi differenziale nei confronti dell'appendagite epiploica, vi faccio vedere il quadro tipico dell'appendagite epiploica, come si manifesta, questo è l'aspetto assolutamente tipico, vedete il tessuto adiposo, dispessito con l'ispessimento delle pareti dell'appendice epiploica e a volte possiamo riconoscere proprio un aumento di densità dentro dovuto alla trombosi.
Venosa. Concludo dicendo che sicuramente la TAC e la tecnica di elezione per studiare la diverticolosi e la diverticolite e le complicanze della diverticolite può essere usata come guida al drenaggio degli ascessi e soprattutto può essere utile poi per effettuare una diagnosi differenziale. Grazie.
Allora, sulle prime due relazioni, domande dalla sala, domande dalla cattedra.
Io volevo un attimo stressare un aspetto che ha detto il professor Cuomo riguardo alla prima relazione.
Cioè chiaramente non è sempre codificabile il comportamento del clinico e del chirurgo rispetto alla recidiva di verticolite.
Almeno noi nel nostro reparto abbiamo molti giorni d'urgenza, facciamo 11-12 urgenze al mese,
la Policlinico di Bari che è un ospedale molto grosso e quindi ne vediamo tante di verticoliti.
Quindi non dico che uno deve fare un po' self-made, però in linea di massima io ho notato con un'esperienza di po' in me tanti anni
che sicuramente l'indicazione alla chirurgia di elezione, cioè di raffreddamento della patologia e di trattamento della patologia stessa in elezione,
Poi vedremo come, quando parleremo di chirurgia, perché anche in questo noi stiamo lavorando in un certo senso.
Però ho notato che dal secondo episodio in poi quella malattia è una specie di bomba a orologeria.
Diverso è, gli episodi di diverticolite, almeno questa è la mia esperienza personale,
indipendentemente dalle linee guida, dagli scritti su grosse riviste americane, eccetera.
La seconda osservazione è che una, non so se sei d'accordo, ma una menzione a parte merita un po' l'episodio morragico.
Cioè quel paziente che magari si è riuscito a tamponare con una embolizzazione è quella un'altra bomba orologeria che o prima o poi potrebbe riscopiare.
E qual è l'alternativa? Eh sì, l'80N eccetera, ma quando questo succede a un 40N, un 45N, spesso poi noi possiamo avere che questi pazienti vengono trattati in urgenza, inevitabilmente con un'altra manna.
Non so, ti chiedo qual è la tua opinione al riguardo.
Sono molto contento di queste domande perché l'argomento della recidiva diverticolitica è una delle cose più importanti nella gestione della malattia diverticolare dove dobbiamo metterci d'accordo.
La prima cosa importante è che la malattia di verticolitica sta aumentando. Seconda cosa, effettivamente si vede dai dati della letteratura che dopo il secondo episodio c'è una maggiore tendenza alla recidiva.
Quindi la vecchia regola, dopo il secondo episodio operiamo, potrebbe su una base statistica essere rivalutata, anche se non ci esprimiamo ancora, perché qua ci dobbiamo mettere un po' d'accordo tra clinici, chirurghi, eccetera.
però sono d'accordo
tra clinici, chirurghi e consentimi
e paziente
evidentemente va bene
e paziente che deve condividere
una scelta di trattamento in elezione
a distanza
quindi
mi piace citare
quel lavoro di Russo
perché è un dato su una numerosità
enorme su cui possiamo cominciare
a dire qualche cosa
e ci permette
soprattutto di attenzionare il paziente nei due anni dopo l'episodio di verticolite, questo secondo me è il dato più importante, il che ha delle ricadute sia sul piano della strategizzazione di terapie, cioè se io voglio fare una terapia di prevenzione mi vado a focalizzare su quella finestra, sia per quanto riguarda il monitoraggio clinico chirurgico.
poi sul dato che
io ti ho fatto vedere anche
quell'altro dato sulla riduzione
della chirurgia d'urgenza
quello mi colpisce perché con molti di voi
con cui ho parlato
c'è una tendenza all'attesa
o addirittura
te lo confermo assolutamente
rispetto a decenni fa in cui
adesso si fanno anche dei trattamenti conservativi
con i lavaggi, la paroscopia
almeno nel lince 1
virgolette slash 2
a volte si preferisce
ma tutto perché
poi devi evitare la colostomia
al paziente
io sto spingendo i chirurghi del mio ospedale
perché io sono in un grosso ospedale
600 posti letto, abbiamo un pronto soccorso
con 100.000 accessi
quindi vedo un sacco di diverticoliti
sto spingendo i colleghi
chirurghi anche ad approcciarsi
al discorso del lavaggio peritoneale
io non sono un chirurgo
però dico cominciate a confrontarvi
con altri chirurghi che fanno questo
E questo per esempio è un tipo di approccio.
L'altra domanda scusami era?
No, no, era il paziente che sanguinava se ritenete che è un'urgenza.
Il paziente che sanguinava è un altro problema perché la storia del paziente che sanguina,
ecco noi rivediamo parecchie recidive, ma sono soprattutto pazienti che assumono antiaggreganti e anticoagulanti.
anticoagulanti e antiaggreganti
quindi sul fatto di fare
un intervento
per la prevenzione
qui ci dobbiamo mettere un po' d'accordo
per la prevenzione della recidiva del sanguinamento
questo è un po' da mettersi d'accordo
perché poi una delle ipotesi
sul sanguinamento è che ci sia
un
diciamo un'infiammazione del fondo
del diverticolo, lì dove scorre
un'infiammazione del fondo
che non è slatentizzabile da un punto di vista
sintomatologico
Il problema è che spesso questi pazienti ti arrivano con 4 di omoglobina nel giro, se non hai un arteriografista esperto che ti riesce a fare l'embolizzazione nel centro, se non li porti in serooperatore i muoiono, non so se rendo l'idea.
perché sono spesso dei rami
della colica di solito, la colica sinistra
assolutamente, poi tra l'altro
ti dico che noi entriamo nei colon
che sanguinano, praticamente non riesci a vedere niente
se pensi a fare un trattamento
esatto
non vedi niente
sono molto interessato invece sulla risonanza
e la possibilità di vedere il sanguinamento
invece io sono molto interessato
perché sono un grande stimatore
dell'ecografia
dell'intestinale
quindi invito
il dottor Gualdi
il prossimo relatore
no, chiedo scusa, è il professor Gualdi
il dottor Desio, il prossimo relatore sul ruolo dell'ecografia
bene, buon pomeriggio
a tutti, signori moderatori, cari colleghi
io ringrazio molto
gli organizzatori per avermi voluto invitare
a parlare
anche di un argomento che
è un po' di nicchia, diciamo la verità
ma che negli ultimi tempi
sta diventando sempre più
rilevante
non so se c'è un sistema per poter avanzare
vorrei partire con voi da questo concetto
che è stato definitivamente sloganato da Moore
in un articolo sul New England Journal of Medicine
che è il concetto della point of care ultrasonografia
che in soldoni cambia completamente la prospettiva
dell'utilizzazione dell'ecografia
soprattutto andando a valutare l'ecografia in un contesto clinico ed è l'ecografia fatta dal
medico che al letto dell'ammalato mentre sta visitando utilizza lo strumento per poter avere
una estensione di quelli che sono i limiti dell'esame obiettivo. La malattia di verticolare
soprattutto nelle sue forme acute rappresenta un tipico paradigma di applicazione dell'ecografia
point of care perché il paziente viene da noi col dolore addominale spesso il dolore addominale
localizzato in fossiliaca sinistra c'è febbre noi possiamo con una sonda ecografica puntando
praticamente nella sede della maggiore intensità del dolore del paziente fare alcune valutazioni
che spesso rapidamente ci consentono di porre diagnosi. Ovviamente ci muoviamo non nel campo
della malattia diverticolare non complicata ma nel campo della malattia diverticolare acuta
complicata o non complicata. Vorrei perciò mostrarvi quelle che sono le diciamo conclusioni
di un documento della federazione europea delle società di ecografia che è stato ottenuto con
un panel di esperti che si sono riuniti per definire quali possono essere le indicazioni
di limiti dell'ecografia sia nell'appendicite acuta che nella diverticolite acuta. Ovviamente
io vi mostrerò la diverticolite acuta e vorrei con voi analizzare questi statement. Il primo è
che l'immagine ecografica potrebbe essere utilizzata come procedura di utini in tutti
i pazienti con malattia diverticolare complicata, con una sospetta diverticolite. Il secondo è che
l'ecografia potrebbe avere un ruolo nella diagnosi e anche nella comprensione della
la stratificazione del rischio. Il terzo statement che dà un'indicazione su quelli che sono i segni
ecografici da valutare nel paziente con sospetta di verticolite acuta e il quarto statement che
dice che probabilmente l'ecografia potrebbe avere un ruolo di primo livello seguito da un
attack nei casi in cui non c'è una diagnosi di certezza. In soldoni questo fa di pari con
un altro documento di linee guida nelle quali viene ventilata l'ipotesi che l'ecografia e la
risonanza magnetica come tecniche che non utilizzano radiazioni ionizzanti possano
essere utilizzate nel campo della diverticolite acuta. In considerazione anche del fatto che per
quanto riguarda l'accuratezza diagnostica, la sensibilità e la specificità della metodica
ecografica, quando valutata in studi metanalitici, che sono studi che raccolgono casistiche di
autori differenti hanno mostrato delle percentuali piuttosto simili. Ovviamente i limiti dell'ecografia
sono noti a tutti, il paziente obeso, il paziente nel quale c'è una malattia di verticolare complicata
con accessi profondi che l'ecografia studia sicuramente meglio, il vantaggio naturalmente
della tecnica rispetto a una metodica pesante che naturalmente è facilmente ripetibile per cui
cui nello stesso paziente in corso di osservazione clinica noi possiamo ripeterla. E quali sono i
segni? Qui vedete una diverticolite acuta, la parete del sigma estremamente spessita e nella
sede di maggiore dolore del paziente vediamo chiaramente un'estroflessione diverticolare
che contiene all'interno una piccola zona ecogena. Questa zona ecogena può essere aria o in
in alternativa qualche piccolo coprolita.
Quindi i segni ecografici che noi andiamo a valutare immediatamente
nella sede dove il paziente ha il dolore sono questi.
Almeno l'evidenza di un diverticolo, come vedete in questa sede,
la presenza dell'ispessimento della parete del sigma o del colon,
la presenza del dom sign, cioè l'estroflessione diverticolare
che è ben evidente dal punto di vista ecografico,
con la presenza della zona interna ecogena che ripeto può essere rappresentazione di aria o di coprolita ed infine il tessuto periviscerale adiposo che tende in qualche modo a coprire questo tipo di infiammazione.
Qui ne vedete un altro esempio, i segni sono sempre gli stessi, questa è la parete intestinale infiammata, vedete il diverticolo con il dom sign e la zona iperecogena centrale caratteristica della presenza di aria o di coproliti.
Ancora un altro caso di diverticolite acuta nel quale è visibile molto bene anche l'addensamento del grasso pericolico, del grasso periviscerale come massa iper-ecogena che tende a circoscrivere molto bene la zona di infiammazione.
Il color doppler può essere utile anche se non è diciamo estremamente importante però certamente in una parete conica infiammata ci consente di vedere la condizione di iperemia parietale.
Di solito dopo alcuni giorni dall'esordio acuto il diverticolo tende a divenire più ipoecogeno perché c'è l'espulsione del coprolita oppure del pus nel lume intestinale e assume questi aspetti, vedete in questo caso sempre l'ispessimento della parete, la presenza del dom sign e la presenza stavolta, o meglio l'assenza della struttura ecogena intra diverticolare.
Ovviamente nei casi più complicati si fa talvolta difficoltà a comprendere se ci troviamo di fronte praticamente ad una diverticolite acuta non complicata o all'iniziale formazione di raccolti accessuali.
andiamo avanti con gli statement della consensus conference l'ecografia con mezzo di contrasto che
è una metodica ormai introdotta nella pratica clinica da oltre 15 anni potrebbe essere utile
nel consentire di differenziare nella massa infiammatoria e le masse ad evoluzione necrodico
purulenta accessuali l'ecografia potrebbe avere un ruolo dal punto di vista operativo nel drenaggio
di accessi soprattutto ben visibili e di dimensioni non estremamente rilevanti. Inoltre l'ecografia
col mezzo di contrasto potrebbe essere utile nella valutazione praticamente della reale
estensione di un accesso. Ecco qui vedete alcune immagini di raccolti accessuali. La raccolta
accessuale si identifica come una struttura ipo-anecogena, talvolta contenente aria all'interno,
che tende a comprimere la parete colica.
Possono essere anche di grosse dimensioni, complicano come sapete il 15-20% delle diverticoliti
e al di sotto dei 5 cm vi è la possibilità di un drenaggio ecoguidato.
Naturalmente mentre siamo abbastanza performanti negli accessi periviscerali
siamo meno performanti negli accessi pelvici che sono profondi e non hanno una visibilità ecografica.
Questo è il contributo della CEUS, vedete una massa infosseliaca sinistra, non sappiamo all'interno di questa massa quale sia la componente colliquata, l'ecografia con mezzo di contrasto consente di vedere chiaramente la porzione assolutamente avascolare della massa e consente di fronte a condizioni di questo tipo dal punto di vista ecografico, qui vedete in dinamica, questa è l'immagine basale, qui tra poco arriverà il contrasto, siamo a 6-7 secondi dall'iniezione del contrasto,
vedete il contrasto arrivare per via arteriosa, vedete come distingue chiaramente la porzione iperemica infiammata dalla porzione necrotica colliquativa.
Ovviamente c'è la possibilità di fronte a raccolte di questo tipo, di grosse dimensioni, di poter inserire all'interno della raccolta un ago spinale, come vedete dal filmato.
dopo aver inserito l'aco spinale inserire una guida metallica per poter montare con tecnica di Seldinger il drenaggio ed infine lasciare sostanzialmente in sede un pig tail che consente anche quell'attesa chirurgica nel senso che io non sono chirurgo naturalmente ma penso che il chirurgo preferisca lavorare su un campo diciamo leggermente più pulito rispetto a quello che è il nostro.
è consentito da un ascesso. Vedete il pigtail ben posizionato all'interno dell'ascesso.
Fistole. Si possono vedere ecograficamente qualche volta sì tragitti che contengono aria
tra una struttura viscerale intestinale ispessita e una struttura viciniora.
Possiamo sospettare la presenza di una fistola colovescicale o sigmoidovescicale
quando c'è una vicinanza importante con la vescica e c'è un ispessimento della parete vescicale,
ma certamente siamo diagnostici quando vediamo il passaggio di materiale dal lume intestinale all'interno della vescica
e questo è assolutamente diagnostico senza alcun dubbio di una fistula colovescicale.
Quello su cui andiamo in grossa difficoltà sono i quadri di stenosi,
soprattutto nei pazienti che hanno avuto più di un episodio di malattia di verticolite
perché questi somigliano molto e mi ha fatto piacere sentire la relazione del professore Gualdi
a quadri di natura eteroplastica, cioè di lesioni stenosanti di natura eteroplastica
quindi qui sicuramente non c'è dubbio che la fata da padrone l'attacca
e non mi soffermo perché è stata brillantemente segnalata dal professore Gualdi.
Nessuna possibilità dell'ecografia ovviamente per l'evento emorragico e qui vedete riporto in definitiva gli studi di metanalisi nei quali vengono messi a confronto ecografia, TAC e risonanza magnetica per quanto riguarda la sensibilità e la specificità nella diagnosi di diverticolite acuta.
Come vedete sono numeri certamente inferiori alle diagnostiche pesanti ma certamente si mettono in una condizione competitiva.
Volevo offrirvi, se ho tempo però, penso che nei miei 30 minuti ci sto, non so se ci sono, la possibilità invece di diagnosi ecografica di perforazione.
Sapete che in caso di perforazione il gas tende a mettersi nelle posizioni antideclivi, però il problema ecografico è quello di distinguere se il gas è intraintestinale o intraperitoneale.
Ebbene qui possiamo farlo se conosciamo come si fa. Il paziente viene posto in decubito laterale sinistro, sfruttiamo il fegato come finestra acustica, ovviamente se c'è gas libero nel peritoneo tenderà a mettersi al davanti praticamente del fegato.
E vi faccio vedere qualche caso, vedete artefatti da aria, il classico artefatto da riverberazione al davanti del fegato, vedete un segno particolare che è il segno dello scalino nel quale praticamente siamo al confine tra torace ed addome, questa è l'aria contenuta nel polmone, questa è l'aria nel peritoneo e lo scalino è la rappresentazione ecografica del diaframma.
la presenza di piccole bolle d'aria all'interno del liquido che circonda il fegato
la presenza di versamenti corpuscolati
qui siamo di fronte a quadri di peritonite estercoracea naturalmente
la presenza del segno della forbice
vedete quando io comprimo allontano l'aria e vedo in regione epigastrica
e ancora un altro caso in cui comprimo
vedete l'aria viene portata assolutamente via
via. Gli studi della letteratura ci dicono che la metodica ecografica è una metodica abbastanza
accurata nel ricercare aria libera in peritoneo. E infine e concludo quando abbiamo un pazienza
con diverticolite acuta e guarito dal punto di vista clinico perché non c'è più dolore
addominale ma presenta febbre con caratteristiche di tipo settica aumento degli indici di flogosi
Non dimentichiamoci di andare a guardare il fegato, perché talvolta, questa è un'ecografia con contrasto di questa massa accessuale del fegato, vedete l'iperemia perilesionale, sotto guida ecocontrastografica possiamo mettere, se l'accesso è piccolo, un ago da 18 gouges, l'ago aspira del materiale chiaramente burulento e possiamo lavare il cavo residuo con dell'antibiotico o con della fisiologica,
anche se su questo aspetto non tutti concordano, e quindi praticamente controllare altri aspetti della malattia di verticolare meno frequenti ma certamente importanti.
Infine due diapositive. Qualche volta facendo l'ecografia noi vediamo anche i diverticoli che non sono complicati,
ma naturalmente non possiamo utilizzare la metodica per la diagnosi di malattia di verticolare,
Qui giocano un ruolo importante naturalmente la colonoscopia e l'attac.
Io concludo con questo reperto scritto da Soldati e Copetti che vale per l'ecografia toracica ma che è valsa molti anni prima anche per l'ecografia del tratto gastroenterico perché nessuno credeva alle sue possibilità applicative.
Invece posso dirvi che nella pratica clinica quotidiana proprio nel confronto diretto con il paziente è una metodica estremamente utile anche per decidere quali pazienti indirizzare a diagnostiche più pesanti. Vi chiedo scusa se ho perso tempo e vi ringrazio molto per l'attenzione.
Grazie Ilario, facciamo come prima, abbiamo deciso con il professor Testini, quindi chiamiamo Fabrizio Montagnese, gastroenterologo ad anima endoscopica della UOC di gastroenterologia del nuovo ospedale di Genzano.
Prego Fabrizio. Terapia medica ed alimentazione.
Intanto ringrazio gli organizzatori e il Presidente per l'invito. Questo è un argomento molto importante perché cercheremo di sfarare dei miti che sono ormai noti da anni.
Poi il professor Cuomo ci dirà se ovviamente e confermerà quanto dico perché sono cambiate molte cose, dobbiamo ovviamente stravolgere un po' tutto quello che è stato l'atteggiamento in questi anni nel trattamento e nella terapia anche dietetica della malattia di verticolare.
I fattori implicati nella patogenesi della diverticolosi ormai sono noti, ne abbiamo già sentiti, sicuramente è una patologia dell'anziano, sicuramente incidono una serie di fattori anche genetici come ovviamente l'atterrazione dell'elastina del collageno sulla integrità della parete colica che tenderà ovviamente a deformarsi nel tempo, ovviamente l'imbalance del microbiota intestinale, tutta una serie di fattori, le alimentazioni ovviamente incidono sulla formazione della malattia diverticolare
E sicuramente questa serie, questa cascata di eventi possono determinare poi l'infiammazione e quindi tradursi nei sintomi addominali ormai noti che sono il dolore addominale, il bloating, il gonfiore, la diarrea e quant'altro.
La malattia diverticolare quindi come ha già detto il professor Cuomo, la classificazione clinica è questa, cioè la diverticolosi è in genere asintomatica nell'80% dei casi e questo è molto importante sottolinearlo perché ancora oggi si fa una profilassi nella malattia asintomatica.
che molti medici di medicina generale ma anche specialisti danno farmaci per questa condizione
che invece non deve essere trattata, lo vedremo, con una spesa farmaceutica molto importante
per il nostro sistema sanitario nazionale, il 20% di questa malattia di verticolari diventa sintomatica
e di questa percentuale l'80% si traduce nella diverticolite acuta non complicata
e adesso vedremo come andrà trattata, mentre circa un 20% che sicuramente sarà adesso in aumento
con i dati che abbiamo appena sentito e ascoltato dai redattori precedenti, è un appannaggio che sfocerà nella chirurgia e quindi in una gestione completamente diversa.
Sulle linee guida sul management della malattia di verticolare si sono espressi molti autori, molti consensus, molte linee guida tedesche, polacche, danesi, europee e quant'altro,
ma la cosa importante è dare una risposta a questi quesiti
che ovviamente come dicevo prima dovremmo sfatare dei miti
intanto dobbiamo trattare la forma asintomatica
come voi sapete ci sono tantissimi medici che ancora danno la rifaximina
oppure danno i probiotici oppure danno rifaximina e più probiotici
addirittura la mesalazina
allora in realtà no, la risposta è no
questa è una condizione che è un riscontro occasionale
in corso di conoscopia, di TAC o di altra radiologia dell'addome
qualunque tecnica di imaging
e si entra poi in un loop psicologico creando nel paziente un clima di privazioni alimentari
che non hanno giustificazione di essere e di terapia profilattica con antibiotici mensili.
Non esistono dati a favore di alcun trattamento delle diverticolosi asintomatiche
per cui la diverticolosi asintomatica, cioè la semplice presenza del diverticolo, non va trattata.
Come trattare la diverticolosi sintomatica non complicata, cioè la diverticolite acuta non complicata, la SUD?
Noi abbiamo preso ovviamente a modello l'American Gastroenterological Association Statement,
cioè l'AGA che ci dà delle indicazioni, le linee guida a cui dobbiamo ovviamente riferirci.
Prendiamo ad esempio l'uso degli antibiotici, ci sono vari studi,
per esempio ci sono due trial randomizzati e controllati con 1100 pazienti,
con follow up a 30 giorni sulla risoluzione dei sintomi,
non c'è alcuna differenza se fare o non fare gli antibiotici,
parliamo di pazienti con diverticolite acuta non complicata.
sulle complicanze follow up a 30 giorni
623 pazienti
abbiamo praticamente senza terapia
19 complicati con terapia
9 complicati su 1000
quindi probabilmente gli antibiotici possono ridurre
le complicanze ma sono numeri
piccoli e non significativi
nello stesso studio ovviamente
il rischio di chirurgia durante il paziente
durante il ricovero follow up a 30 giorni
praticamente c'è addirittura un peggioramento
se il soggetto, i numeri sono piccoli
ma in realtà la tendenza è questa
se il paziente fa gli antibiotici rispetto a non farli, mentre nella chirurgia, nel rischio chirurgico post dimissione, stesso studio, pazienti monitorizzati per 12 mesi, un anno, l'effetto degli antibiotici rimane incerto perché in realtà, praticamente, forse c'è una piccola tendenza alla protezione, ma in realtà non è confermato.
Non ci sono dati sulla colostomia, non ci sono dati sulla sepsi e quindi la raccomandazione dell'EGA è questa, cioè l'American Gastroenterology Association suggerisce che gli antibiotici dovrebbero essere usati ma solo selettivamente in alcuni pazienti, non in tutti, piuttosto che rutinariamente nei pazienti con diverticolite acuta non complicata, cioè nel fatto acuto.
Secondo problema, possiamo consigliare la dieta ricca di fibre?
Ovviamente sappiamo tutti, alcuni dicono che fanno male,
perché ovviamente alimenta il dolore addominale, la colica, la famosa colica.
In realtà lo stesso AGA con questi trial randomizzati
dimostra che in realtà c'è un atteggiamento protettivo,
anche con follow up fino a 5 anni, dell'effetto delle fibre, della dieta di fibre.
Ovviamente con casistiche importanti, il primo studio meraviglioso è quello americano
hanno con 47.000 pazienti, la dottoressa ha fatto una multicentrica nazionale con pazienti
seguiti quasi per un anno, in realtà c'è una tendenza alla protezione, cioè la dieta
ricca di fibre protegge da una serie di fattori che sono la recidiva, le complicanze, forse
il rischio di chirurgia a 5 anni. Il problema è che l'EGA consiglia, contrariamente a quanto
noi siamo abituati a sentire, ad ascoltare, una dieta ricca di fibre o la supplementazione
con fibre in pazienti con storia
anamnestica di diverticolite acuta non complicata
cioè risolto
la fase acuta il paziente può mangiare
deve mangiare fibre
dobbiamo sconsigliare gli alimenti con semi
questa è un'altra cosa, un mito
famosissimo, cioè l'uva col semino che va a finire
nel colletto diverticolare che lo può infiammare
fino addirittura a perforarsi, non è assolutamente
vero, gente che per anni non mangia
i pomodori, non assumono kiwi
non mangiano, veramente c'è una cosa allucinante
ma questo purtroppo ricade
in una pratica clinica
che è quotidiana, sicuramente ne avrete sentito parlare.
Ci sono vari studi, ma quello più importante è sempre questo di questa americana,
47.288 pazienti con follow-up fino a 18 anni, con mediane a 5 anni,
in cui praticamente la dieta stratificata, poi nella multivariata con frannoccioline, mandorle,
popcorn e gran turco in realtà, questi pazienti non hanno un problema derivante dall'assunzione di questi alimenti.
Sul dolore addominale e la chirurgia non ci sono dati,
ma sulla prevenzione, sulla protezione o comunque il peggioramento sul fatto che possono far venire recidive di malattia nella fase acuta oppure complicanze non ci sono dati per cui l'EGA si attesta contro il consiglio di evitare l'uso di frutta secca, di popcorn in pazienti con storia anamnestica di diverticolita acuta non complicata.
Quindi queste persone possono mangiare le fibre, possono mangiare la dieta ricca di semi, contrariamente a quello che si è detto, e non devono essere profilassati.
Possiamo usare e quando la rifaximina, per non fare nomi, il Norbix che usiamo tutti quanti, che abbiamo sempre utilizzato.
Ovviamente ci sono degli studi che dimostrano una piccola tendenza, ma molto debole, ad avere un effetto protettivo del farmaco,
ma in realtà per quanto riguarda la recidiva follow up a un anno 165 pazienti uno studio randomizzato e controllato l'effetto della rifaximina rimane incerto perché i pazienti che la facevano o che non la facevano non cambiava assolutamente nulla in termini di recidiva non ci sono dati sulle complicanze se questa può essere o meno protettiva all'utilizzo rispetto a sviluppare complicanze.
Sul dolore addominale cronico follow up a un anno in realtà non c'è stata nessuna modificazione dell'intensità del dolore con rifaximina, ho messo un piccolo asterisco per il semplice fatto che se questa terapia viene associata alla dieta ricca di fibre probabilmente un minimo guadagno c'è, sul rischio chirurgico non ci sono dati.
Quindi l'AGA sconsiglia l'uso della rifaximina dopo un episodio di verticolità acuta non complicata, probabilmente può esserci uno spazio sull'utilizzo nella fase acuta ma non ci sono elementi per darle in profilassi della recidiva.
hanno uno spazio i probiotici anche qui nonostante ci sia una tendenza forse protettiva
in un senso che i probiotici possono far bene ci sono degli studi con piccole numerosità di campione
e in realtà l'AGA sconsiglia l'uso dei probiotici come must perché ovviamente sono dimostrazioni molto deboli
dopo un episodio di diverticolità acuta non complicata quindi anche qui il messaggio è molto debole
però non ci sono i dati per poter confermare questa cosa.
Possiamo utilizzare la mesalazina qui è ovviamente un altro problema annoso
Ci sono stati degli studi tedeschi, anche un studio italiano, del gruppo di Tursi in Puglia, in cui sulla falsa riga delle malattie infiammatorie croniche intestinali, ovviamente l'infiammazione colica, lasciamo stare la scadda che è una condizione quasi di colite ulcerosa associata alla malattia di verticolare, su quella falsa riga si pensava che la mesalazina potesse essere di ausilio come antinfiammatorio.
Anzi spesso si associa alla rifacimina. I dati invece sono pesantemente contrari, cioè 6 trial randomizzati e controllati dimostrano che la mesalazina non riduce le complicanze, con follow up a 1-2 anni su uno studio di 1816 pazienti non ci sono dati sulle complicanze, sul dolore addominale cronico praticamente non lo riduce per niente, ma guardate qui la cosa più importante è che sui 2 trial randomizzati e controllati addirittura la mesalazina può incrementare il rischio chirurgico, quindi fa male.
Qua abbiamo 109 pazienti che hanno sviluppato un rischio di chirurgia su 1000 senza mesalazina, se gli davano la mesalazina si sono praticamente raddoppiati. Quindi l'IGA, American Gastroenterology Association, sconsiglia l'uso della mesalazina dopo un episodio di diverticolità acuta non complicata.
Quindi che facciamo con questa gente? Facciamo dargli niente. Quindi esiste un trattamento efficace per ridurre il tasso di recidiva di diverticolite acuta? Ci sono degli studi, no? Ci sono stati degli studi italiani, americani, europei e quant'altro. Qualcuno si espone sulla rifaximina che potrebbe essere efficace nel ridurre i sintomi, come dicevamo prima, la recidiva nei pazienti con anamnesi di malattia diverticolare è complicata ma sono talmente deboli che non possono essere suffragati.
Nella profilassi invece della recidiva di malattia, quindi con la famosa terapia ciclica che si faceva 6, 8, 10 giorni al mese praticamente per tutta la vita, in realtà rispetto al placebo c'è un minimo miglioramento ma i dati non sono ovviamente forti, tant'è che l'EGA nello statement stabilisce che nessun farmaco si è dimostrato al momento significativamente efficace nel prevenire la recidiva di diverticolite.
Quindi non abbiamo niente, cioè quello che facciamo non è utile, anzi incide sulla spesa e adesso vediamo come, quindi il trattamento è questo praticamente, noi abbiamo nella forma complicata e probabilmente nelle inch 2-3 andiamo dal chirurgo, nella diverticolite non complicata sintomatica il paziente nelle forme moderate deve essere trattato a casa o addirittura ambulatorialmente ma non di più, dieta liquida, antibiotici selezionati ma non per tutti e il miglioramento in genere sia in 2-3 giorni.
Quindi finite quelle cure mensili, annuali di rifaximina e quant'altro, gli antibiotici non assorbibili perché non c'è indicazione.
In caso ovviamente di severità e la diverticolità non complicata possiamo ospedalizzare il paziente e fare un trattamento sicuramente endovena dal punto di vista antibiotico
trattato con digiuno per un po' di tempo e poi il paziente fa delle dimissioni con degli antibiotici per osse
ma fondamentalmente parliamo sempre di approcci molto conservativi e molto personalizzati.
Questa classificazione che adesso è cara ai gastroenterologi, la DICA, la Diverticular Inflammation Complication Assessment, è importante perché stabilisce con una serie di parametri uno score che dà un indice di predittività della malattia e sulle sue complicanze.
Questo è importante perché prende in considerazione l'estensione della diverticolosi, il numero dei diverticoli, la presenza di flocusi e la presenza di complicanze.
Quindi avremo tre dati, il DICA1 fino a tre punti, che è una condizione di paziente asintomatico, che praticamente non ha nulla, ha pochi diverticoli e peraltro anche non infiammati.
Il DICA2 che va da 4 a 7 punti, che è una malattia di verticolare lieve, probabilmente con un basso rischio di complicanze, e il DICA3 che rischia ovviamente nelle forme complicate e probabilmente di interesse chirurgico.
Guardate la spesa, nel DICA1 abbiamo avuto 387 milioni di anni di spesa italiana per l'utilizzo di farmaci, ovviamente impropriamente da quanto abbiamo detto, nella malattia di verticolare.
Il DICA1 sono pazienti praticamente asintomatici, i farmaci erano questi, mesalazina, rifaximina, mesalazina più rifaximina, altre terapie, probiotici e quant'altro.
Nel DICA3, che sono quelli complicati, che probabilmente andranno a chirurgia, che probabilmente questo tipo di terapia non sarà efficace, sono stati spesi 88 milioni e 274 mila euro.
La somma fa 475 milioni di spesa praticamente, vogliamo dire inutile? Non lo so, forse sì, superflua.
i DICA2 che sono quelli paucisintomatici
che stanno male
che probabilmente potrebbero giovarsi forse
ripeto forse di qualcosa
tipo la rifaximina con la dieta
si sono spesi 203 milioni
questa è la spesa complessiva in un anno
per la malattia di verticolare
nel nostro paese 679 milioni
e quindi facciamo una riflessione
poi ne possiamo parlare in discussione
concludo
la malattia di verticolare
è sicuramente una patologia frequente nell'anziano
ovviamente attenzione ai giovani
che adesso sono emergenti
questi casi nel paziente più giovane
la diverticolosi asintomatica
non va trattata, insisto
non va trattata né profilassata
nel management delle diverticolite acute
e non complicate, le cosiddette SUD
i dati di evidence base suggeriscono
l'uso degli antibiotici solo selettivamente
e non rutinariamente, quindi caso per caso
vanno valutati, sconsigliano
l'uso di rifaximina, l'uso di probiotici
e l'uso di mesalazina nella profilassi
è utile la dieta ricca di fibre
e non esistono dati per sconsigliare diete senza seme
e frutta secca, quindi non so cosa diremo
ai nostri pazienti quando vengono agli ambulatori
però questo è
la seconda conclusione
la rifaximina può trovare un minimo spazio
una raccomandazione però molto debole
nel trattamento delle forme acute insieme alla dieta ricca di fibre
per ridurre solo il dolore addominale nella fase acuta
punto
ma non deve essere data nella profilassi della recidiva
non esistono farmaci efficaci
nel ridurre la recidiva di diverticolite
e questa classificazione che vi ho detto poco anzi
la dica con il suo valore predittivo di gravità
può aiutare per ottimizzare la nostra terapia
grazie
Bene, aprirei se Marco e Beppe sono d'accordo anche su queste due relazioni. Una discussione, se ci sono domande dall'Aula.
E poi pregherei, prima di passare alla terapia chirurgica, che per noi chirurghi è la parte più cruciale, pregherei, essendo constatata l'assenza sia di Baldazzi che di Benevento, pregherei, Maurano non c'è, Luca Rodella, Italo Corsale e Angela Gurrado,
a sostituirli nel fare il closing remarks alla fine della sessione, prima di ridare la parola all'anziano Presidente.
Ci sono interventi, discussioni, qualche domanda? Benissimo, perfetto.
Sì, ho solo una domanda tecnica. Ho visto che hai mostrato immagini sia di sonda lineare che di sonda convex. Quale delle due in genere usi? Mi sembra forse più la lineare e quanti megahertz di frequenza in genere?
La sonda lineare ha il vantaggio di darci un dettaglio di parete molto ottimale.
Sapete tutti sono sonde ad alta frequenza, massima risoluzione, minima penetrazione.
Per cui di solito io inizio l'esame con una sonda convex.
Nel momento in cui con la convex mi rendo conto che in un determinato distretto c'è un'immagine patologica che non riesco bene a chiarire passo alla lineare.
Uso una frequenza che nei pazienti normopeso è intorno ai 10 MHz, nei pazienti che sono un po' più grossi per ottimizzare la penetrazione 7, 5, 8 MHz.
Grazie.
Prego.
A Montagnese invece, per Montagnese una considerazione, hai fatto un bel assist ai chirurghi.
E' così, purtroppo, sono i dati della letteratura, sono questi.
Tra l'altro, al di là dell'assist, devo dirti che da questa parte qui della sala ho visto che tutti quanti i vari statement valutati e le varie considerazioni fatte, ma una quantità di telefonini a scattare.
Quindi effettivamente questo studio ha messo bene in evidenza una serie di luoghi comuni che continuano a essere perpetrati e considerati come essenziali nella terapia medica di questi paesi, purtroppo anche tu, di tipo frequentissimo perché ho visto tantissime persone fotografare, ovviamente non te, ma le tue diapositive.
Specie e la dieta che è importante, intanto sul discorso della rifaximina ci sono dei piccoli dati, però non ci sono dati importanti, i numeri non ci supportano, c'è stato qualche atteggiamento perché in passato ci sono state delle segnalazioni di letteratura anche italiane e anche autorevoli che hanno mostrato che la rifaximina poteva essere usata nella profilassi della recidiva,
tant'è che è un must
oggi tutte le persone che conoscete che hanno una malattia diverticolare
fanno il norma
una settimana al mese
la scatoletta e la confezione di 12 compresse
perché se ne pigliano 800 al giorno
e sono due compresse per fare il trattamento a 6 giorni
ora i dati però non ci supportano
in questo e nel tempo
sono andati scemando
se non soltanto con l'utilizzo
della dieta ricca di fibre per la riduzione del dolore
nella fase acuta
ma la dieta di per sé ad esempio i semi
le fibre che non devono essere
mangiate, quando la cosa più importante
per il paziente diverticolare è l'evacuazione
di stabilire un albo
esatto
va bene, quindi insomma
questa cosa va sicuramente
mi sono scordato di domanda
no
nella fase acuta, una diverticolite
con un dolore importante, con un peritonismo
gli diamo gli antibiotici
dieta zero in quel momento?
sì, in quel momento c'è scritto
Nel trattamento della diverticolite la personalizzazione è questa, il caso importante è che tu fai il digiuno e fai la terapia antibiotica, però nella fase importante, ma nelle forme lievi, quelle che poi non sono, no possono mangiare, ma pure l'antibiotico, non so cosa gli dirai poi nell'ambulatorio.
Posso? Allora, una comunicazione di servizio per i fotografi. Tutto quello che avete ascoltato e visto oggi è fruibile, consultabile sul sito della Sipad dove ci sono tutte le relazioni della giornata, ovviamente per gli iscritti Sipad in regola. Quindi è tutto consultabile, potete studiarvela tutti i giorni.
Prego, c'è una domanda.
avevo una domanda sull'ecografia
perché hai parlato di ecografia
con mezzo di contrasto
cosa che noi a Bologna non facciamo
ma in altre patologie
io poi sono chirurgo
il principale distretto di applicazione
dell'ecografia con mezzo di contrasto è il fegato
perché noi
oggi non possiamo
prescindere da questa metodica per studiare
le caratteristiche vascolari di una lesione epatica
però cominciano ad apparire
indicazioni extrepatiche
e una delle possibili applicazioni extrepatiche
sono la patologia del tratto gastroenterico
sia di tipo infiammatorio
che di tipo neoplastico
è ovvio che per adesso
si tratta di studi un po' di nicchia
che non hanno ancora
una larga messa di dati
da poter offrire in linea guida
però certamente per esempio
nelle raccolte accessuali addominali
tu hai una guida molto importante
per sapere bene dove
mettere l'acqua all'interno di una massa
Che può avere le sue componenti flemmonose ma le sue componenti anche più francamente accessuali. Per esempio un'applicazione pratica.
Grazie. Sulle indicazioni dell'esperienza che voi avete nelle embolizzazioni, nelle diverticolite sanguinanti perché noi a Bologna facciamo trattamenti endoscopici, i nostri endoscopisti, ma sull'embolizzazione abbiamo un'applicazione veramente molto...
Per cui chiedevo se qualcuno aveva esperienze positive in questo senso.
Noi effettivamente dove non arriva l'endoscopista chiediamo l'aiuto al radiologo interventista che spesso risolve il problema, però deve essere bravo perché bisogna stare attenti per non andare in nei così e il pezzo di colon è interessato.
I nostri sono molto perplessi su questa metodica per cui chiedevo.
c'è un'altra domanda, prego
riguardo alle nuove indicazioni che lei ha dato
io da endoscopista chirurgo
quotidianamente vengo assalito da informatori
scientifici che mi portano
tutta una serie di probiotici, studi
con mesalazina
associata a questo fantastico
bacillus rhamnosus
che sembra essere il
protettore di tutte le mucose
lei oggi ci viene a dire che tutto questo
non ha più valore
ma quegli studi che quindi
Quindi ci portano quando ci fanno vedere e ci propongono determinati di terapie.
Da dove vengono se poi le linee guida sono completamente differenti?
Sono studi, sicuramente quelli che portano le case farmaceutiche,
spesso sono studi di registrazione, sono praticamente un po' di parte.
Per esempio sulla rifaximina portano anche studi di qualche anno fa,
anche pubblicati su New England, però sono stati superati.
La rifaximina oggi non si deve dare, non si può dare, non si deve dare,
perché noi dobbiamo fare sempre il conto anche con la spesa
oltre che col danno del paziente
ci sono dei dati anche italiani
anche COC e tutto il gruppo di Annibale
ma negli anni passati anche questo è l'area di facsimile
nei probiotici c'è tutto il contrario di tutto
per cui in qualunque patologia
anche nelle malattie infiammatorie croniche intestinali
ovviamente sono dati molto leggeri
ora secondo per correttezza
per evidence base queste sono le linee guida
e sono degli statement
a cui noi dovremmo ovviamente
attenerci
poi certo se viene l'informatore del probiotico
e ti dice che ovviamente il probiotico
può essere utilizzato
quindi possiamo mandarli a caso
praticamente si, con garbo magari
perché sta lavorando
ok grazie, allora continuiamo
la parte finale
e parliamo di terapia chirurgica
in urgenza
Fabris che ha
un elemento di rischio
perché vedo che
lavora a Cles
Un'affinità elettiva lo dici tu.
Prego.
Buonasera a tutti, un ringraziamento per il cortese invito al professor Palazzini e alla CIPAD.
Parlerò allora della malattia di verticolare e del trattamento in urgenza.
Partiamo dalle basi, il paziente arriva in pronto soccorso, guardiamo le linee guida, noi ci orientiamo subito,
facendo l'anamnesi, valutando il paziente, vedendo la sua temperatura corporea, gli esami.
e iniziamo un pochettino a indirizzarci.
Sono state molto piacevoli le presentazioni dei colleghi radiologi.
Vorrei mettere un ma nel senso che l'ecografia ha sicuramente una sensibilità del 98%
ma in mani esperte.
Queste mani esperte non sono sempre in turno e di solito non fanno le urgenze durante la notte.
Quindi di solito il chirurgo è un pochettino più invogliato a fare un attacco al paziente.
Anche in papers molto recenti, visto che è stato un argomento che è stato trattato anche nel recente congresso di mestre, l'utilizzo del mezzo di contrasto è ancora dibattuto.
Non è sempre detto che bisogna fare il mezzo di contrasto, questo effettivamente i paper non chiariscono, non c'è evidenza.
Colonscopia solamente in caso di eventualmente quadro di sanguinamento.
classificazione
bene, noi abbiamo fatto l'attac
classificazione di INCI
la conosciamo un po' tutti
è una classificazione che però ad essere pignoli
è una classificazione che si fa
durante l'intervento chirurgico
non può essere fatta prima
allora qualcuno propone classificazioni
così, diciamo un po' nozionistiche
tipo 0, 1, 1A, 1B, 2, 2A, 2B, 2C
molto difficili da ricordare
ancora più difficili da applicare
in algoritmi francamente
complessi. Trattamento in urgenza, allora piccola quota di pazienti rispetto a tutti quelli che
vengono valutati in urgenza, la terapia antibiotica può anche essere omessa nella diverticolite non
complicata, dall'altra parte nella diverticolite non complicata ma nel paziente trapiantato oppure
nei pazienti che hanno elevati fattori di ricadute e parlavamo appunto del sanguinamento,
l'indicazione può essere data anche in urgenza, ricordando che i pazienti trapiantati, soprattutto con terapia cortico-steroidea, rappresentano spesso dei disastri.
La diverticolite è complicata, quindi come la dobbiamo trattare?
Se abbiamo escluso il trattamento di tipo conservativo e il trattamento radiologico, ci proponiamo quindi il trattamento chirurgico, sia il solaparoscopico o il laparotomico.
Decisione facile, in CEI3 va in laparoscopia, in CEI4 va in laparotomia-constomia, non è così chiaro e non è così lineare la cosa.
Se si guarda la letteratura, la maggioranza dei lavori devono essere un pochettino letti con criticità,
nel senso che gli studi effettivi che possono dare delle indicazioni chiare sul tipo di trattamento chirurgico
sono sempre molto pochi a fronte della pletro di papers che si trovano.
Lavaggio laparoscopico è un argomento estremamente dibattuto.
In realtà il lavaggio non laparoscopico ma il lavaggio rappresenta il cavo peritoneale
in realtà per la perforazione di verticolite perforata è un qualcosa che non abbiamo inventato da poco, è un qualcosa che è stato iniziato negli anni 15-20 del Novecento.
In realtà il trattamento laparoscopico è un trattamento che si propone appunto di lavare la cavità peritoneale cercando di togliere tutti quei residui accessuali
e con la carica batterica, sostanzialmente sperando che il buco formato si chiuda
o venga tamponato dagli organi circostanti o dall'omento.
Non sempre funziona, soprattutto nei pazienti con un'età superiore agli anni a 80 anni,
con un ASA score elevato e ovviamente negli immunosoppressi.
Questi sono studi molto famosi, alcuni stoppati per i risultati pessimi,
tra cui la mortalità, in cui il lavaggio laparoscopico presentava una condizione di reintervento che risultava essere superiore,
una mortalità paragonabile, la recrudescenza con ascessi era maggiore nel lavaggio laparoscopico
e il reintervento era a favore invece del trattamento open.
Spesso però erano pazienti che hanno stato sottoposti ad Hartmann, si parla dei 12 mesi, e quindi dovevano fare un reintervento di ricanalizzazione in realtà.
Quindi lo studio non considerava questo fattore.
Che cosa vediamo?
I pazienti che vengono trattati con lavaggio laparoscopico hanno un tempo in recovery unit inferiore,
un numero leggermente maggiore di giornate post-operatorie con drenaggio
e rimangono meno tempo in ospedale.
Non è una cosa che però si può proporre per tutti i pazienti o tutti i chirurghi.
È chiaro che l'expertise è una cosa di rilievo nella scelta del trattamento chirurgico del paziente.
Ci possono essere delle difficoltà tecniche che si riscontrano in sala operatoria,
quindi ci si propone di fare un lavaggio laparoscopico
poi ci si ritrova in condizioni
anomalie anatomiche, condizioni
peggiori di quelle che sono state valutate
alla TAC e ovviamente
bisogna sempre pensare al paziente
il quadro generale del paziente è qualcosa che ci deve
indirizzare. Quindi
classificazione, il paziente l'abbiamo mandato
in TAC, esiste
una classificazione cosiddetta
city driven
eccolo qua
un pochettino più
più vicina alla pratica, più che alla grammatica,
in cui si parla anche di aria pericolica, aria a distanza,
cose che nella INCI non vengono citate.
Con, anche qui, algoritmi abbastanza pesanti dal punto di vista visivo,
ma che in realtà rappresentano quello che si fa solitamente tutti i giorni.
Indicazioni chirurgiche in urgenza.
linee guida CEGIS 2018 per la diverticolite acuta.
Allora, 98% raccomanda che i pazienti con INCI 3 e 4 vengano sottoposti a un intervento chirurgico.
Questa è una cosa abbastanza chiara.
89%, se il paziente viene candidato a un trattamento chirurgico, considerare, anche se indicata la relazione, il trattamento laparoscopico.
Nella INCI3, nel setting clinico appropriato, viene raccomandato il fatto di fare una resezione con stomia di protezione e anastomosi.
Allora, paziente emodinamicamente instabile, Hartmann, 98% del consenso è per il sì.
Paziente instabile, sì bene l'Hartmann, però iniziamo a considerare la questione della damage control surgery, vedremo dopo anche prevenire stomie non necessarie.
A proposito di abbassamento della flessura colica sinistra, non c'è nessuna evidenza che sia strettamente necessaria. Si torna sempre a considerazioni del tipo non mobilizzate la flessura splenica sinistra a meno che non sia necessaria.
Quindi torniamo un pochettino più sul buon senso e su quello che troviamo al tavolo operatorio piuttosto che a preconcetto prima di iniziare l'intervento.
Quindi la chirurgia laparoscopica va bene per tutti? Questo lavoro tra l'altro di Baldazzi cita effettivamente delle considerazioni molto chiare.
nel senso sappiamo molto bene quali sono i pazienti che non dobbiamo operare la paroscopia
sappiamo meno bene e non ci sono criteri così chiari invece per quei pazienti che potremmo o dovremmo trattare la paroscopica
diciamo che notano come invece la durata della possibile peritonite del fatto infiammatorio
va ad influenzare un fattore negativo nei confronti di un lavaggio laparoscopico. Andando avanti, continuano ad essere pubblicati studi proprio sul lavaggio laparoscopico, spesso in controtendenza a quelli precedentemente citati,
che gettavano molte ombre sulla procedura. In questo caso si valuta come l'ASA, l'ASA score sia indicativo di un fallimento di lavaggio laparoscopico, l'MPI che è l'indice di peritonite è un fattore protognostico negativo e invece è fattore predittivo positivo un precedente evento di diverticolite.
Quindi un segmento colico già ispessito, già interessato da precedenti fenomeni flogistici, probabilmente si autotampona con più facilità.
Sostanzialmente si diceva inoltre che un fattore di conversione non è di insuccesso, è l'identificazione di una franca soluzione di continuo colica
e anche la durata dell'intervento, nel senso una laparoscopia prolungata e verosimilmente non molto concludente,
è un fattore prognostico negativo nei confronti del paziente stesso e della sua evoluzione successiva.
Viene posto inoltre questo consiglio, una raccomandazione che danno gli autori di evitare una desiolisi spinta probabilmente
perché viene identificato come fattore che va a evitare quel fenomeno di tamponamento per contiguità
contiguità che invece si potrebbe ricercare con questo trattamento semiconservativo.
Quindi cosa dobbiamo fare? Il paziente deve essere operato nella paroscopia, quanti trocar devo usare,
dove li devo mettere, faccio un'analisi di radiazione spinta, non la faccio, mobilizzo il segmento calling interessato,
entriamo anche nella questione del damage control, in cui uno studio recentissimo va a identificare
come il damage control vada a evitare il confezionamento di un'astomia.
Tolto il segmento in urgenza, si trattiene il paziente in terapia intensiva,
dopo 48 ore lo si rivaluta, si candida eventualmente a un'anastomosi
in base a quello che viene trovato al tavolo operatorio.
Lo studio evidenzia di fatto tassi di mortalità elevati,
sostanzialmente perché si parla di 20-30% di mortalità,
a fronte peraltro però di pazienti che sono in stato ossetico avanzato e quindi probabilmente il decesso è legato non tanto all'intervento chirurgico ma alla patologia di base.
Parlando della nostra casistica degli ultimi 5 anni, su 165 pazienti l'84% non è stato trattato in modo chirurgico, in urgenza,
qui parliamo solo di pazienti trattati in urgenza, la risoluzione laparoscopica rappresenta 16%,
quasi la metà dei pazienti sottoposti a intervento sono stati sottoposti a lavaggio e drenaggio laparoscopico
e l'Hartman è stata riservata a circa un terzo dei pazienti.
Manca una delle tabelle.
Se noi paragoniamo il trattamento che è stato effettuato con il grado INCI, le cose corrispondono,
nel senso che nelle INCI4 le percentuali sono sostanzialmente sovrapponibili al trattamento con Hartmann.
La popolazione si caratterizza per una popolazione parecchio anziana nelle pazienti trattate con Hartmann
che si presentavano più frequentemente in stato compromesso dal punto di vista cardiovascolare.
Il lavaggio e drenaggio presenta un'età media di 54 anni con un tempo di intervento inferiore all'ora,
il tempo medio, la resezione è anastomosi, nel 50% di casi è stata fatta l'ilostomia,
in altri due casi la situazione è stata ritenuta favorevole per un trattamento in tempo unico
che peraltro ha avuto successo in entrambi i casi.
Partendo invece, mostrando alcuni casi un pochettino strani, questa è una paziente di 63 anni,
un dolore insorto da circa 6 ore, ha i quadranti addominali inferiori bilateralmente,
Non è possibile fare l'attacca perché la paziente si rende instabile in pronto soccorso, tra l'altro era di notte e l'attacca non è disponibile nel nostro ospedale durante la notte perché il radiologo reperibile non c'è.
Abbiamo fatto un prelievo laparoscopico del materiale purulento trovato, eravamo già indirizzati clinicamente per un quadro di verosimile di verticolite,
La paziente non aveva mai fatto colonoscopie, ci troviamo in una situazione in cui vediamo lo scavopedico interessato al processo flogistico, l'utero viene sospeso senza introdurre ulteriori trocar per poter visualizzare bene la regione e si procede allo sbrigliamento delle adesioni flogistiche che si sono create.
Non abbiamo in realtà una diagnosi pre-operatoria, una storia nota di diverticolosi, per cui abbiamo un aspiratore dedicato che ci permette di fare una desolisi smussa e che ci permette di mobilizzare limitatamente il viscere interessato dal processo flusistico.
Si può vedere facilmente come la zona interessata sia quella un po' più nerastra, ovviamente si fanno anche prove idropneumatiche per vedere se non ci sono anche delle perdite non visibili macroscopicamente ma visualizzabili tramite prove idropneumatiche
e inseriamo appunto i drenaggi che ci permetteranno di in realtà proseguire il lavoro fatto in sala operatoria anche a letto del paziente, nel senso che abbiamo abitudine di proseguire i lavaggi con soluzione fisiologica di solito per 24-36 ore post intervento, valutando ovviamente l'andamento e ne siamo molto soddisfatti.
Il secondo caso invece è un uomo di 58 anni che da tre giorni lamenta dolore addominale, sta facendo da circa 15 giorni FANS e cortisone e si presenta con un attacco con franca aria libera sotto diaframmatica, un addome a tavola, degli esami non particolarmente mossi, significativi.
Allora la laparoscopia è iniziata con un franco sospetto diagnostico di una perforazione gastrica, perché la storia clinica lo sottolineava, si vede effettivamente raccolta di pus in regione epatica, lo stomaco si rivela non essere interessato da nessun processo di tipo flogistico, questa è la regione del cieco con un appendice che si dimostra in realtà assolutamente bianca,
mentre successivamente, quindi escluse la fonte ritenuta clinicamente verosimile e la fonte più probabilmente verosimile in seconda battuta, procediamo allo scolamento delle varianze finché troviamo in realtà una perforazione coperta di sigma coperta dalle anze.
Per cui anche in questo caso peritonite purulenta, nessuna traccia fecale in addome, vengono eseguiti, questa è la raccolta sessuale, si procede quindi al consueto, c'era già stato fatto il prelievo di liquido per l'esame microbiologico,
il lavaggio, il controllo che non ci siano perdite nemmeno aeree e il posizionamento dei drenaggi.
Anche in questo caso abbiamo iniziato un trattamento antibiotico empirico che si è dimostrato in realtà molto efficace su un batterio multiresistente,
dimesso in settima giornata, ha eseguito successivamente una colonoscopia autosettimane che ha dimostrato una diverticolosi cosiddetta di grado lieve,
secondo l'endoscopista e senza in realtà elementi di stenosi. Grazie.
Bene, invitiamo Ramoscello invece a parlarci del trattamento in elezione.
Grazie per l'invito. Concludiamo questa giornata con lo stesso argomento di cui abbiamo iniziato stamattina.
Quindi in questi casi bisogna essere veloci perché c'è anche la stanchezza, cercare di dire qualcosa di nuovo intelligente, questo è più difficile.
Però prima di iniziare volevo fare due considerazioni a quanto è stato detto dal professor Martinotti e dal professor Testini.
Io penso che dopo questa giornata l'idea appunto come SIPAD di fare delle linee guida su questa malattia
credo che sia proprio opportuno perché c'è da fare chiarezza su molti aspetti.
Forse l'aspetto diagnostico è quello un po' più chiaro, tutto il resto diventa un po' più difficile da analizzare.
Invece avevo fatto qualche riferimento anch'io a quello che ha detto il professor Testini
Quindi noi dobbiamo seguire e lavorare secondo l'evidence based, però anche l'esperienza sicuramente ha la sua importanza e forse nella gestione di questa malattia lo è ancora di più.
No, ma per andare avanti qual è?
Ma per andare avanti qual è?
Allora, questi lavori sono già stati visti stamattina e ripetuti più volte
e cercano di inquadrare in qualche maniera quali possono essere i pazienti
che potrebbero beneficiare di una terapia chirurgica in elezione.
E non è una cosa così semplice neanche per chi ha studiato approfonditamente il problema, perché si parte praticamente con i tedeschi dal 2014, poi questo lavoro di Binda e di questo gruppo multidisciplinare a cui è stato fatto riferimento,
fino all'ultima consensus che chi mi ha preceduto ha fatto riferimento.
Sono lavori abbastanza corposi dove vengono dette tantissime cose
sulla gestione della malattia diverticolare
ma l'unico consenso che unisce tutti questi lavori
e dove c'è un certo accordo è quello che si dice alla fine
cioè che nelle diverticoliti croniche recidivanti
Il rischio di perforazione diminuisce con ogni episodio. Quindi l'intervento chirurgico non è più raccomandato dopo il secondo episodio ma solo dopo una valutazione individuale multidisciplinare.
Mi pare che però durante la discussione che c'è stata questo pomeriggio, ecco perché l'esperienza in qualche maniera ha la sua influenza sul nostro lavoro, sulla gestione del secondo episodio c'è evidentemente ancora da discutere.
Ma questa è la sintesi che viene fatta in tutti questi lavori, che sono lavori, ripeto, di gruppi multidisciplinari e di meta-analisi più delle volte.
Quindi noi dobbiamo in qualche maniera, se ragioniamo su una terapia chirurgica in elezione, stiamo parlando di persone che stanno bene, nel senso che hanno superato le fasi acute della malattia, in qualche maniera bisogna prendere una decisione.
E quindi noi ci riferiamo fondamentalmente a questi pazienti, cioè coloro che hanno avuto episodi di diverticolite non complicata, perché è chiaro che la diverticolite complicata intesa come classificazione ince fatta in urgenza,
sono pazienti, insomma abbiamo sentito
l'intervento di prima come gestire
così come quelle di verticoliti
complicati non operati in urgenza
ma che hanno come esiti le ostruzioni
l'estenosi e la fistola
questi sono pazienti che in qualche
maniera
vengono gestiti diversamente
quindi noi dobbiamo andare
a verificare come
possiamo individuare
quelli che possono essere i pazienti
più a rischio in quelli che hanno
hanno episodi di verticolite non complicate. Questo lo avete visto, lo schema che avete visto anche prima,
questo è uno schema, una flow chart che aiuta un po' a gestire in qualche maniera questi casi,
ponendo come l'ascesso pelvico meno di 4 cm come un possibile trattamento medico non chirurgico.
quindi eliminiamo questa parte qua delle urgenze.
Anche recentemente in qualche maniera è stato discusso e da tutti questi studi di meta-analisi
che sono stati fatti e pubblicati su questo testo, fondamentalmente si dice che il rischio di sviluppare
un successivo episodio di diverticolite dopo il primo non complicato
e un altro episodio di diverticolite non complicata fra il 10 e il 36% nell'ambito di tutti questi studi
mentre un 5% presenta il secondo episodio come un episodio di diverticolite complicata
quindi questi sono pazienti a rischio.
Ma noi sappiamo che certamente la maggior parte dei pazienti non svilupperà ulteriori episodi diverticoliti
Perché questi sono i secondi episodi, ma la maggior parte dei pazienti che ha un primo episodio di verticolite non svilupperà più il secondo.
Quindi abbiamo ristretto il campo e dobbiamo quindi identificare quali sono i pazienti che possono essere ad alto rischio.
E' un tentativo. Allora, nell'ambito di questo studio i fattori di rischio implicati sono una lunghezza, un coinvolgimento di più di 5 cm del colon, del sigma, l'ascesso retroperitoneale, che viene considerato evidentemente in questi studi un elemento di rischio importante per gli esiti,
una valutazione severa della diverticolite nella classificazione di Ambrosetti che comunque è una classificazione radiologica che è basata sulla TAC, una storia familiare di diverticolite e l'esordio che avviene in giovane età.
Questi possono essere pazienti a maggior rischio rispetto ad altri e su questa ipotesi hanno lavorato altre associazioni, altre organizzazioni scientifiche, ad esempio le linee guida della SCRS raccomandano una resezione elettiva dopo un trattamento efficace con drenaggio percutaneo,
quindi loro dicono sì, se c'è un ascesso pelvico, se c'è un ascesso percutaneo bisogna poi operare in maniera elettiva, cioè portare il paziente da una condizione d'urgenza ad una condizione di elezione, ma menzionano anche la possibilità di una cosa conservativa.
E allora siamo di nuovo nella confusione più totale, per cui forse mai come su questo argomento, io ribadisco il concetto già espresso dal professor Testini, l'esperienza personale ha la sua importanza, altre invece organizzazioni come quella inglese, irlandese o la WSS indicano la resezione elettiva solo per l'ascesso pelvico,
Cioè questi dicono no, se c'è un ascesso pelvico e in qualche maniera si riesce con un trattamento medico o un trattamento percutaneo a drenarlo, poi questi bisogna operarli per forza, perché questi sono quelli che presenteranno un secondo episodio di nuovo complicato.
E quindi, ripeto, il concetto è quello, cercare di convertire un'operazione urgente in una procedura elettiva, eseguita possibilmente in un singolo stadio, anastomosi primario, senza necessità di istomia, ovviamente quando possibile.
Qualche nota di tecnica chirurgica, poca, stamattina si faceva questo riferimento sul tipo di intervento da fare nella resezione, se sezionare la mesenterica inferiore oppure l'artesi chemoidee, ci sono due linee di pensiero,
Una possiamo dire che in Italia segue la linea di apprezzamento del professor Porcione, che ha ripreso il vecchio intervento di Valdoni, la legatura delle arterie sigmoidee per risparmiare le possibili lesioni nervose del plesso, per evitare che risolvi un problema e un paziente ne crei un altro.
Invece la scuola del professor Morino consiglia sempre l'intervento come se fosse l'intervento oncologico e questo per un problema di mobilizzazione del colo.
Comunque ci sono questi studi, questo studio che è pubblicato dal Medioclinic, che su 501 pazienti sottoposti a resezione sigmoidea, 12,5 ha presentato una diverticolite ricorrente e qui l'anastomosi era stata fatta sul colon sigmoideo distale e nel 6,7% con l'anastomosi al retto prossimale.
Uno studio fatto alla Cleveland Clinic ha dato le stesse conclusioni, quindi siamo certi che la resezione, cioè l'anastomosi, deve avvenire sul retto prossimale, proprio per evitare problematiche legate a problemi di diverticolite ricorrenti.
Poi c'è un'altra categoria di pazienti che sono ad alto rischio e ripeto noi stiamo parlando dei pazienti che manifestano un episodio di diverticolite non complicata che noi dobbiamo tenere in considerazione.
E che sono i pazienti immunocompromessi, cioè i pazienti che ricevono farmie immunosoppressori compresi gli steroidi, quindi tutti quei pazienti che fanno terapia steroidea non necessariamente per malattie legate al colon, pazienti che hanno insufficienza renale cronica marcata e pazienti che hanno malattie di tipo collageno vascolare.
Questi sono pazienti che possono presentare un secondo episodio più grave del primo.
Ecco, dopo c'è anche questa considerazione che è stata fatta però dai gastroenterologi, i quali hanno in qualche maniera, non recentemente, ma insomma, hanno riutilizzato e rivalidato di nuovo questo questionario che viene posto ai pazienti
che a secondo di qualsiasi tipo di patologia di tipo gastrointestinale sono affetti
per cercare di capire quella che può essere la qualità di vita.
E diciamo nell'ambito dell'argomento di cui stiamo discutendo noi
il consiglio di una resezione del sigma elettivo
porta a migliorare la qualità di vita di questi pazienti rispetto al trattamento conservativo
per cui la raccomandazione in qualche maniera è quella che un paziente che nell'ambito di due anni presenti tre o più episodi di verticolite è un paziente candidabile ad una resezione elettiva.
E adesso voglio farvi vedere un caso clinico, magari non avessi dato retta a quel lavoro, che mi pare che nello statuto della SIPAD ci sia che uno si deve parlare delle complicanze e parla di quelle sue, non quelle degli altri.
Allora questa è una giovane signora di 43 anni che è operata nel 2017, no scusate, che nel 2017 è stata ricoverata nel nostro ospedale con un episodio di diverticolite acuta.
Purtroppo mi ha montato poche immagini, ne avevo messe di più ma qualcuna ve la racconto.
Questa è l'immagine dell'attacco, la signora si presenta ovviamente di notte, 43 anni, febbre, dolori addominali, gli esami classici, gli ematochimici individuavano fatti infiammatori.
ha iniziato la sua terapia antibiotica, aveva fatto un attack in urgenza, tutto sommato, qui mi hanno messo solo queste immagini, insomma un ispessimento delle pareti del simbolo che abbiamo visto oggi, delle strie infiammatorie dei mesi, forse si è mai capito se queste bollicine fossero dentro o fuori, fosse una coperta, fosse una di quelle perforazioni coperte, in ogni caso la signora è stata trattata in maniera conservativa.
digiuno, terapia antibiotica e la signora
è stata poi quindi dimessa, affidata al
gastroenterologo, il quale per un po' di
anni l'ha seguita, però la signora non è
mai andata bene, nel senso che ogni tanto
aveva queste crisi, non mangiava, quando
faceva mal di pancia si bloccava
completamente, per cui è dimagrita anche
Allora il gastroenterologo l'ha studiata per altre malattie. Una storia che è andata via avanti per quasi due anni. Finché sono venuti in studio un giorno dicendo guarda noi abbiamo tentato tutte, abbiamo studiato, abbiamo fatto anche una colonoscopia recente e obiettivamente non è che ci fossero segni infiammatori,
in qualche maniera o stenosi che potessero giustificare questa cosa.
Tutto sommato, a parte mi diceva questo diverticolo che mi sembra un po' più ampio,
boh forse un po', insomma dice la situazione è questa, però la signora non sta bene,
ha delle crisi ripetute, nonostante facesse terapia antibiotica, messa la zina,
insomma rientrava nell'ambito di quel discorso che abbiamo fatto prima di quel test,
e ha detto che la qualità di vita è pessima e è una paziente con cui si può parlare di un intervento che non l'avessi mai fatto.
A farmi convincere, io e la signora poi l'abbiamo operata, un intervento che abbiamo fatto in laparoscopia,
una resezione del sigma, laparoscopica, senza nessun problema di tipo tecnico.
Dopo circa due mesi, la signora, sempre affidata al gastroenterologo,
continuava a non stare bene, a vomitare, aveva il peso di vomito,
non scaricava, dimagriva ancora, si è deciso a fare la colonoscopia,
una stenosi impressionante.
Come? Ah, era che il suo problema, naturalmente biopsiata,
E' tutto tessuto infiammatorio. Dopo, siccome la signora è giovane, non è stato consigliato fare l'attacco, ha fatto una risonanza, insomma c'era una stenosi di circa 4 centimetri.
Allora ho sentito i miei colleghi endoscopisti di Padova, l'ospedale Sant'Antonio, loro l'hanno vista, erano un po' titubanti, comunque sono riusciti a dilatarla.
adesso è passato un mese, la devono ancora rivedere, eppure io ho seguito ciò che l'Evidence scrive, adesso non so perché è successa questa cosa,
Il fatto sta che c'è una fibrosi perianastomotica impressionante che probabilmente ha determinato questa situazione. Non saprei dirvi, prossimo anno magari vi dico come è finita.
In definitiva arrivo subito alle conclusioni.
Nell'ambito di quello che si diceva anche prima, forse come adesso va di moda ma serve e aiuta in qualche maniera ad aiutare a prendere una decisione,
Ecco, dobbiamo forse pensare ad uno score per selezionare quelli che sono i pazienti che hanno il rischio più elevato nell'ambito, ricordo sempre, delle diverticoliti non complicate, perché le altre, diciamo, è più facile la gestione.
Che l'approccio nella decisione deve essere multidisciplinare, cioè secondo me sulla malattia diverticolare è tempo che quando si pensa a un intervento chirurgico si facciano come gruppi oncologici multidisciplinari, va fatta anche perché le decisioni, poi avete visto, io ancora piango per quella scelta che ho fatto e poi naturalmente la cosa più importante è che bisogna condividere la scelta col paziente perché queste cose bisogna spiegargliele bene.
Ho finito, grazie.
Bravo, bella relazione. Ti posso prima di aprire la discussione, dunque tu hai fatto un'osservazione, allora anzitutto volevo chiederti, quindi hanno provato a dilatare questa, sono presi un bel rischio diciamo perché.
Dai lo spunto, l'assist, a chiarificare una delle cose di cui stavamo discutendo anche con Marco Rigamonti, cioè nel trattamento in elezione della malattia di verticolare è meglio ancorarsi ancora alla vecchia Valdoni,
di cui tutti quanti quelli con i capelli bianchi ne abbiamo fatte tante, non solo per malattie diverticolari, in open eccetera,
o optare su un intervento che alla fine è sicuramente più anatomico, perché se tu fai scendere il colon trasverso sul retto
e togli anzitutto tutta la malattia diverticolare, esponendoti a una recidiva, perché è vero come è vero che noi abbiamo
la maggiore incidenza intorno al sigma dell'infiammazione dei diverticoli, ma è vero anche che la malattia spesso è stessa, perlomeno fino alla flessura sinistra.
Quindi questo probabilmente potrebbe dare una piccola risposta alla tua domanda.
Poi io ho partecipato alle linee guida che abbiamo pubblicato sul World Journal of Emergency Surgery,
della World Society of Emergency Surgery, sia col gruppo canadese che col gruppo americano
e con Fausto Catena, Anzaloni e compagnia bella.
Lì invece è controtendenza, cioè quello studio indica dopo la seconda recidiva
il raffreddamento e il paziente va in elezione, con la presenza ovviamente di una malattia complicata,
non un episodio febbrile con un po' di dolore in fosseria che è appena infiammato.
Quando tu hai avuto la possibilità di trattare in urgenza il paziente con un trattamento conservativo, raffreddarlo, riuscire a superarlo, a quel punto, almeno a mio modesto avviso, ma anche delle WSIS che raccolgono un bacino abbastanza importante, in quel caso scatta la indicazione.
Anche se continuiamo a parlare dell'emorragia, io vorrei qualcuno prima di lasciare a quotanta esperienza le conclusioni perché, ripeto, invito i discussant a farle loro le conclusioni al posto del take on message degli assenti.
Però, ripeto, ancora non abbiamo parlato di una brutta complicazione che è l'emorragia, che credo che sia forse quella per certi versi più drammatica, che ti lascia meno tempo per ragionare e per studiarti il paziente.
Volevo farti una domanda a proposito dell'ultimo argomento che hai trattato, vale a dire l'intervento in elezione dopo primo, secondo, terzo episodio di verticolite.
E cioè quanto tempo dopo intervenire? Perché questo è un problema e da che esami farlo precedere?
Questa è una bellissima domanda. Allora lo chiedi a me o agli elettori?
Chiedo a te, a Ramuscello, chi vuole rispondere.
Prego.
Allora fermo restando che io concordo pienamente che dopo il secondo episodio un paziente bisogna operarlo,
Ma ricordiamo che siamo contro quello che viene pubblicato.
Sì, ma quella è una consensus.
La consensus conference spostava un po' il tiro e lo riportava.
Attenzione, perché ho visto quei numeri. La consensus conference si esprime con il voto.
Su certi argomenti è un po' come la situazione per le prossime elezioni in Emilia Romagna.
Cioè dopo se vince il 51% allora c'è il consenso ma non è che sia così evidente la cosa. In ogni caso io sono convinto che si può aspettare sicuramente il secondo episodio che difficilmente può essere più grave del primo.
Ma subito dopo, passati quelli che sono gli aspetti infiammatori, legati, bisogna programmare l'intervento. Non è che esista un tempo stabilito, cioè il momento in cui quello che serve, affinché il fatto acuto sia terminato, si faccia una colonoscopia di controllo e poi bisogna programmare l'intervento. Non aspetterei il terzo.
Ecco, io penso che comunque l'intervento vada fatto in tempi relativamente brevi, in quanto più si aspetta e in peggiori condizioni si trova il colon, è un po' come con le cistite dove ci sono dei tempi
e penso che anche per le diverticoliti vada a un certo punto anche specificato un range di tempo in cui aspettare, in cui intervenire per l'intervento in elezione dopo il fatto acuto.
Ma io infatti penso, mi sono fatto un'idea rispetto a questo caso che vi ho presentato, che forse quegli episodi di diverticolite, seppur chiamiamoli banali, abbiano creato però un quadro di fibrosi, un quadro di alterazione vascolare, un quadro di alterazione infiammatoria,
che probabilmente se l'avessi operata secondo la mia idea al secondo episodio forse dico non sarebbe, invece ho aspettato i due anni, ho aspettato il consiglio dell'endoscopista e credo che quel tipo di problema che ho avuto è proprio perché la reiterazione degli episodi acuti può creare poi un campo pericoloso.
A proposito dell'intervento, è necessario andare sempre sotto le tenie e arrivare al retto superiore e prossimalmente in una sede dove magari ci sono ancora diverticoli ma sicuramente non c'è più flogosi o segni di flogosi più o meno recente o cronica.
L'intervento, ecco, non è proprio l'intervento che propone Corcione, che anche lui si rifà agli studi di Ambrosetti, non è l'intervento di Valdoni che invece è un intervento molto fine di isolamento dell'arteria mesenterica inferiore.
in questo intervento
l'arteria mesenterica inferiore
non bisogna vederla
non bisogna toccarla
si sta più distali
sul meso
colon discendente
meso sigma
e ecco
bisogna stare attenti
tecnicamente
a risparmiare
la mesenterica inferiore
poi quando si arriva
al promontorio
e al di sotto del promontorio
perché lì ovviamente
il meso
generalmente
è molto più
stretto
e vicino all'arteria
e quindi
è il punto
un po' critico
Per quel che riguarda la resezione, anche noi effettivamente proponiamo una resezione abbastanza ampia e proprio per quello la mobilizzazione, come dicevamo stamattina, della flessura splenica e di buona parte del trasverso fino al legamento rotondo è necessario per avere poi una quantità di collo sufficiente per arrivare alla rete.
Una considerazione legata alla tempistica con cui intervenire, 4-6 settimane mi sembra che sia il tempo più congro, ma mi riporterei al terzo punto delle tue conclusioni,
La condivisione con il paziente che alle volte ti mette in difficoltà perché una volta che è stato superato l'ennesimo episodio il paziente nonostante tu tenti di convincere ad affrontare l'intervento di resezione comunque fa sempre un pochettino di freno di resistenza.
Quindi dobbiamo tenere conto anche di questo. È vero che scientificamente possiamo stabilire dei tempi con cui proporre l'intervento, però teniamo conto anche di questo, sicuramente.
Un'altra considerazione, e poi passo la linea a chi più meritevolmente di me può dire delle cose, è che quelle meravigliose immagini di interventi che ha fatto Marco Rigamonti sul lavaggio, drenaggio, eccetera,
tornati un po' indietro sulla
si l'ha fatto lui, va bene
ah l'hai fatto tu, bene, complimenti
bravo, perfetto
benissimo, tu non c'entri niente, magnifico
no dicevo
tu hai insegnato
io ho raccolto
sul lavaggio e drenaggio noi siamo tornati un po' indietro
criticamente perché non abbiamo avuto
delle grandissime soddisfazioni
cioè siamo dovuti ritornare sul paziente
due o tre giorni dopo per cui
il lavaggio e il drenaggio serve
quando l'intervento non è indicato
Bravo, infatti la considerazione è che si gioverebbero ugualmente di un'attesa e di una terapia, finito.
Sono perfettamente d'accordo.
Esattamente.
No, invece, quelle manovre di isolamento per andare a cercare gli essi, eccetera,
alcune volte, a me è capitato un paio di volte, di rendere aperte delle lesioni chiuse.
Per cui bisogna farle con una certa delicatezza.
L'argomento è proprio dibattuto perché alcuni autori dicono non ho mobilizzato e ho lasciato accessi o zone che non ho lavato e quindi quella peritonite lì a mio giudizio solo con la terapia medica non...
Esatto, poi da un punto di vista invece altri autori dicono quello che stai dicendo esattamente, nel senso faccio troppa desiolisi e mi tiro via, scopro...
Una domanda. Ascesso pericolico di 6 cm, non retroperitoneale, drenaggio ecoguidato, se chirurgia sì e quando?
Ma secondo quello che vi è pubblicato, e io sono totalmente d'accordo, chirurgia sì, perché quello è un episodio importante, e quando anche lì, voglio dire, la tempistica secondo me, prima si risolve il quadro di verticolare meglio è.
Cioè bisogna studiare questi pazienti bene dal punto di vista sia delle immagini che degli esami ematochimici perché il rischio vero è quello che gli americani, il professor Testini che è fatto parte di questo gruppo lo sa, chiamano le diverticoliti fumanti.
Cioè sono quei quadri di verticolite che sembrano spenti e invece sotto sotto sono ancora attivi.
Allora il tempo è legato proprio da una... certo che le certezze non le puoi sapere.
Una buona rivalutazione TAC pre-operatoria si può far capire qual è il time.
Posso fare una domanda all'audience? Quanti di voi fanno l'Artman in urgenza, stiamo parlando quindi di incei avanzati, la paroscopica e quanti la fanno in open? Chi la fa la paroscopica? E quanti la fanno in open? La maggioranza.
Perché questa domanda? Perché chiaramente quelle condizioni che portano all'intervento chirurgico d'urgenza, e io non ho i capelli bianchi a differenza dei miei comoderatori, però diciamo che onestamente in quelle situazioni chi continua,
perché ci sono tanti chirurghi che fanno l'anastomosi, alcuni la proteggono con l'aileostomia e altri no.
Io preferisco fare una Artman ricanalizzata magari dopo un mese e mezzo, due mesi,
piuttosto che rischiare un'anastomosi. Questo è il mio O.
Questo parlando ovviamente di colore retto, non di destra.
La seconda cosa che volevo fare come osservazione, che secondo me è molto molto molto molto importante.
importante. Nel paziente io non lo spingo mai a fare l'intervento in elezione, mai, si parlava di arrivare a convincere, ma io non volevo convincere nessuno. Tu al paziente devi dire semplicemente la situazione è questa, è probabile che se ricidiva e ti perfori porterai la sacca per un periodo, io lascio la scelta regolare.
E' chiaro che proponi in elezione, noi abbiamo adesso la fortuna da qualche anno di avere la possibilità, abbiamo fatto un certo numero di malattie di verticolari con la robotica ed è bellissimo, però comunque in laparoscopia tu hai la possibilità di fare un intervento in elezione, bello pulito, certo, poi devi andare a fare una microectomia sinistra con open, con 15 giorni di agenza.
E' pur vero, perdonami, che una buona parte di queste Artman rimane un Artman, c'è abbondantissima letteratura, per una motivazione o per un'altra comunque rimane un Artman, c'è grande letteratura che dice che circa il 30% rimane con l'anno.
Se il paziente è anziano, devi considerare tutte le variabili, è chiaro che se gli hai salvato la pelle e quello ha 60% di saturazione, è chiaro che io non lo rinforzo, il paziente è suscettibile di un reintervento, perché no?
nelle ince il 4
proporre un'anastomosi
è molto rischioso
se posso intervenire
non dovrei dire niente
nella discussione
tu chiedevi quanti fanno l'intervento
di Arman
in open e quanti in laparoscopia
io lo faccio
se praticamente
credo che sia utile
open per una ragione semplicissima che l'intervento di arma deve essere eseguito nel caso in cui
ci si trovi davanti a una peritonite ester coracea e quindi con l'impossibilità o la
sicurezza di scienza, l'impossibilità di fare un'anastomosi e di conseguenza credo
che pur fermamente convinto che la laparoscopia abbia dei vantaggi enormi, la pulizia reale
corretta di tutte le zone
di tutti gli anfratti addominali
compresi
nella peritonite
estercoracea sia sull'open
io penso anche
e aggiungo che tutto è fondamentale
anche una cosa
secondo me le dimensioni del paziente
perché se il paziente è magro
è un conto, se il paziente è obeso
ha una peritonite estercoracea
non puoi stentargli gli ureteri
non ci dimentichiamo che
non sono riportate
in modo peregrino una ogni mille casi l'elezione dell'ureterio in questa situazione. In quel caso secondo me l'Artman in Open è consigliato.
Ovviamente c'è anche una vecchia raccomandazione di qualche linea guida che nella peritonite estercoracea è intervento aperto, quindi diciamo che l'intervento in elezione, cioè l'intervento in urgenza laparoscopico deve essere riservato a mani esperte, quindi appunto siccome bisogna anche lasciare dei messaggi.
Devo dire che se la peritonite estercoracea si affronta in laparoscopia, si affronta bene in laparoscopia, hai meno complicanze di ferita ma anche alla fine di escessi perché in laparoscopia puoi pulire bene quanto con una laparotomia che deve essere xifo pubica.
perché altrimenti
una pulizia adeguata
non la fai in laparotomia
il
professore Di Martino in fondo
si
è molto interessante
io vorrei semplicemente dire un po' a tutti
i colleghi chirurghi che sono presenti
facciamo le linee guida o facciamo
i chirurghi, cioè voglio dire
quello che i maestri
hanno insegnato, parlavamo di Valdoni
il quale fa
fa la devascularizzazione del colon proprio per le malattie benigne,
forse perché aveva già capito che bisogna dare molto afflusso sia in scarico che in carico,
perché lo sappiamo bene che un'anastomosi in genere filtra se c'è un problema vascolare venoso,
fa l'astenosi se ha un problema vascolare arterioso, sono queste le cose che noi sappiamo.
Però io vorrei dire un'unica cosa, quando parliamo di atteggiamento conservativo
cerchiamo di guardare che cosa dobbiamo conservare, perché noi quando conserviamo
che cosa conserviamo o su che cosa agiamo, su una complicanza, ma lasciamo lì la malattia,
Allora il paziente viverà sicuramente, un paziente che ha avuto, e mi collego al caso del collega, molto bello e molto paradigmatico di questa condizione.
Se lui l'avesse operato quando la signora è andata lì a farlo avrebbe pure potuto fare l'Hartman, avrebbe pure aspettato i famosi due mesi o tre mesi e avrebbe ricanalizzato ma dopo quasi certamente la signora sarebbe stata un soggetto perfettamente normale che avrebbe mangiato quello che voleva con tutte le accortenze.
perché questi pazienti, parliamoci chiaro, quando li mandi a casa dopo che hai curato il secondo periodo di verticolite
ma poiché la linea guida dice che se non ci sta questo e non ci sta quell'altro tu non lo devi toccare
ma allora io non curo, sto mettendo una pezza alla complicanza ma la qualità di vita del paziente sicuramente non è qui
Per cui io dico al di là delle linee guida facciamoci condurre dalla nostra esperienza, dalle nostre capacità, facciamo quello che sappiamo fare bene per quel paziente.
Sono d'accordo con Mario, quello che ha detto prima, attenzione perché a me è capitato due volte per fortuna che avevo gli urologi a portata di mano perché quando il processo infiammatorio è posteriore in laparoscopia diventa difficile verificare dove è l'adesione con l'uretere e corri il rischio di fregare.
Nella mia esperienza a volte per interventi complessi a urologi ho pregato di stentare l'uretere prima di iniziare l'intervento.
Poi lo facciamo in laparoscopia, in robotica, l'importante è che facciamo un buon lavoro ma diamo la giusta indicazione anche sulla nostra esperienza.
Perché noi non riusciamo più, abbiamo sentito prima, uno dice una cosa, un altro dice una cosa, se prendi una società scientifica ti dà delle linee guida, se ne senti un altro ti dà tante linee guida, alla fine non ci capiamo più niente.
E allora prima di tutto facciamo i chirurghi ricordandoci che una volta la chirurgia nelle nostre università si chiamava clinica chirurgica, quindi noi non siamo dei tecnici, noi siamo dei clinici chirurghi, facciamo diagnosi, stabiliamo e poi dopo facciamo la chirurgia.
Grazie Natale, allora chiamiamo cortesemente in prima fila Luca Rodella, Angela Currado e Italo Corsale per chiedere a ognuno di loro delle considerazioni conclusive appunto, prego Luca Rodella, Verona.
L'endoscopia chirurgica Verona, quindi vi do due accenni dell'endoscopia per completezza di questa bellissima sessione.
Molto bella, completa, ne esco con tanti quesiti e alla fine vi proporrò un caso che forse ci farà riflettere.
Per quanto riguarda l'endoscopia, che è quello che mi riguarda, vi posso dire che siamo largamente difficitari.
Stiamo cercando di fare delle classificazioni ma come non ci siamo riusciti per le retocoliti ulcerose, il primorbo di Crohn eccetera, si fa fatica anche per le diverticoliti.
Comunque avete visto la classificazione dica?
Questa ha perlomeno il pregio di approcciare alcuni punti critici che poi saranno utili, si spera, al chirurgo per scegliere il tipo di intervento e l'estensione dell'intervento.
Secondo me il fatto di riportare il numero dei diverticoli per ciascun settore può essere, siccome questo si associa poi a un DICA3, cioè lo stadio più avanzato che poi porta alla maggior frequenza di recidive, potrebbe essere forse un aiuto per il chirurgo nel scegliere nel momento che fa l'intervento in elezione il tipo di intervento.
Per quanto riguarda l'endoscopia, noi siamo spesso chiamati dal pronto soccorso per qualsiasi tipo di verticolite, lo sappiamo, ex post.
In realtà, pur essendo sempre presenti 24 ore su 24, siamo resti, come dicono anche le linee guida, a fare l'endoscopia subito.
prima perché si vede qualcosa nel 60% dei casi non di più
ci sono casi in cui il paziente sviluppa febbre
e questo perché nella nostra comune esperienza
ci capita anche di arrivare se il paziente ha dei grossi diverticoli
vi assicuro che è difficile distinguerli dal lume normale
e quindi può essere molto pericoloso
è vero ci sono possibilità di fare lavaggi intensivi
e quindi forse la percentuale di vedere meglio aumenta.
Questo sarebbe importante perché è chiaro che se si fa l'endoscopia il prima possibile
aumenta la possibilità di fare diagnosi, eccetera.
Però nella pratica comune noi se il paziente è stabile preferiamo aspettare 24-48 ore
in cui facendo una preparazione accurata che non comporta complicanze
si riesce ad avere una diagnosi ben più precisa.
Ma rimaniamo comunque a disposizione e il protocorso sa, o il reparto se viene ricoverato,
sa che se quel paziente presenterà delle emorragie importanti nelle successive 3, 4, 5 ore,
beh in quel caso lì andiamo a vedere, con tutte le precauzioni andiamo a vedere.
Non vi nascondo, ecco anche questo è un aneddoto,
che in qualche caso emorragie che facevamo pensare a una diverticolite grave,
sono state dovute banalmente a cateteri inseriti dai nostri amici infermieri durante qualche clistere e ci possono essere delle lacerazioni a livello emoriditario o rettale che se viste subito si risolve il problema.
Non sono proprio rarissime. Poi il trattamento endoscopico, noi abbiamo pubblicato dei casi di clip, effettivamente si risolve, dà dei risultati nel minore tempo di ospedalizzazione e in minori costi.
però non si è associato a una riduzione di mortalità
e a una riduzione di necessità di intervento chirurgico
quindi questo è un fallimento
se poi andiamo a vedere
perché le casistiche dei vari tipi di intervento sono molto poche
per esempio se si fa la legatura
si è visto che è stato riportato
che ci sono stati dei casi di setticemia
o di perforazione dovuta proprio al device
Ecco, concludo, scusate, ma con un piccolo caso che mi è capitato.
Allora, paziente di 73 anni, professore di una grossa università italiana, non medico,
ha una storia di diverticolite complicate.
Fa due diverticolite emorragiche, una perforazione sbarrata, ne esce sempre ospitalizzato, ne esce senza problema.
ma si sviluppa una substenosi, il paziente diventa stitico.
Dopo aver girato i vari medici, lo vedo anch'io e non vi nascondo che per un certo periodo
gli ho dato sia la mesalazina che il rifacol, senza effetto.
A quel punto lì, come diceva il professor Testini, conta molto la decisione del paziente.
Il paziente dice, dopo avergli spiegato esattamente quali erano i rischi e i benefici
di un intervento chirurgico, che secondo me a quel punto ci poteva benissimo stare,
il paziente è fortemente deciso di fare questo intervento.
Succede questo, che mi rivolgo anche a uno dei chirurghi di maggiore esperienza,
perché questo è un amico, non si dovrebbe dirlo, ma insomma,
il paziente viene operato, purtroppo si si rende conto che dieci anni prima,
non lo si sapeva, aveva fatto un intervento di plastica addominale con rete.
Questa rete si era accortocciata e aveva fatto aderenze su tutte le ansie intestinali.
Durante l'intervento, accuratissimo, minuzioso, vengono suturate tutte le aderenze e tutte le lacerazioni mucose sull'arcoide.
Viene poi fatto l'intervento, anastomosi diretta, tutto bene.
In prima giornata post-operatoria un dolore acuto improvviso.
Uno di questi punti aveva mollato.
quindi sarebbe fuoriuscita di materiale fecale, batteri multiresistenti.
Bene, questa persona è morta dopo tre mesi in rianimazione per una fascite necrotica di tutto l'addome.
Allora, voi mi direte ovviamente una rondine non fa primavera, e certamente.
Posso anche dire che dovessi rifare, ridare lo stesso consiglio, lo riderei, anche se alla fine ha scelto il paziente.
Quello che vorrei sapere da voi è questo, se siete d'accordo su questo, la terapia medica in questi casi qua non serve a niente e l'intervento chirurgico prima di decidere bisogna pensarci mille volte. Grazie.
La dottoressa Angela Currado, ricercatore di...
Buonasera, grazie a tutti.
...proxima professoressa, che ha non solo, come dire, ma anche l'aspetto, diciamo, da martire per chi lavora col professor Testini.
Infatti non posso parlare molto della mia esperienza, se non quella che ho vissuto in 15 anni con il professor Testini.
Più volte durante questa sessione ho sentito delle problematiche e complicazioni che derivano da interventi fatti in elezione.
In realtà questo è il grande problema che si ha spesso perché quando un paziente che si è preparato e si porta in elezione al tavolo operatorio ha una complicanza del genere oppure ha una stenosi postchirurgica effettivamente rischia di mettere in dubbio tutto il ragionamento che è stato alla base di quella decisione che deriva da linee guide e da tutto.
Perché effettivamente gli interventi chirurgici in urgenza, che sono comunque in certi casi salvavita, blindano anche l'operato del medico perché effettivamente se non si fosse intervenuto sarebbe comunque andata male.
E quindi voglio dire è una situazione in cui il medico lavora un po' più protetto piuttosto che dover spiegare le problematiche di qualcosa che non va in un paziente che stava abbastanza bene e ha fatto un intervento per risolvere un problema cronico.
Ecco, e quindi stavo riflettendo, riflettevo a voce alta su questa considerazione effettivamente, quindi il paziente deve essere consapevole di quella a cui va incontro, non si deve assolutamente mai sminuire l'intervento chirurgico perché effettivamente non sappiamo, ecco sì, perché può non andare bene anche quando il paziente è preparato.
Un'altra considerazione, un'altra riflessione era derivante dalla relazione del professor Gualdi perché effettivamente quella valutazione dei fattori di rischio di recidiva con aggravamento delle complicazioni fatta con l'attack secondo me è una delle spinte maggiori che deve far considerare l'intervento chirurgico da effettuare in elezione dal secondo caso in poi.
perché effettivamente la presenza delle raccolte e degli ascessi devono essere tamponati con terapia chirurgica in terapia conservativa in quel momento ma quel paziente effettivamente è a maggior rischio e la TAC ce lo dice, non ho capito bene se poi successivamente con il dottor De Sio l'ecografia aveva la capacità di predire eventuali recidive e con quale rischio.
Quindi effettivamente l'ecografia, noi abbiamo al Policlinico di Bari una collega che lavora al pronto soccorso, non è radiologa ma si dedica moltissimo all'ecografia intestinale ed effettivamente ha permesso di chiarire tanti quadri che con tac ripetute non erano stati chiariti.
Però effettivamente è una grande fortuna avere una persona del genere, quindi effettivamente il ruolo dell'ecografia in urgenza rimane ancora molto molto relativo.
Queste erano le considerazioni che avevo maturato durante la sessione. E poi sinceramente anche nei confronti della terapia medica che deve essere cambiata sarà un po' difficile, nel senso che abbiamo l'obbligo e l'onere tutti quanti di divulgare gli statement che abbiamo acquisito anche oggi,
Oggi perché effettivamente il paziente prima di arrivare al pronto soccorso e al chirurgo è dal medico generale che credo vada di prassi e si è erudito perché ha una terapia e consigli dietetici di prassi ed effettivamente potremmo essere guardati stranamente dal paziente che sente dire qualcosa a cui lui invece è abituato da sempre perché c'è anche l'effetto placebo.
Grazie.
Grazie Angela. In realtà in linee guida statunitensi, anglosassoni meglio, il ruolo dell'ecografia è ben codificato.
Il discorso che dici tu è che l'ecografia intestinale in generale è una metodica difficile che sanno fare pochissime persone.
Se ce n'hai uno o due nell'ospedale già tanto che stiano poi sempre in pronto soccorso o in urgenza è poco plausibile. Italo Corsale per l'ultimo intervento conclusivo.
Buonasera, sessione interessantissima ma quanta confusione, per fortuna ci sono le relazioni sul sito che appena vado a casa vado a rileggere tutte perché veramente c'è tanta tanta confusione.
Io parto dall'ultima osservazione che aveva fatto Salvatore Ramuscello, che sappiamo di questo tipo di malattia, sappiamo che esiste, sappiamo come fare la diagnosi, c'erano detto e lì sottolineerei forse l'aspetto di fare una diagnosi ma anche di seguire radiologicamente, monitorare radiologicamente questo tipo di malattia.
di preferenza io scelgo TAC e ECO in prima battuta e cerco il monitoraggio ecografico della malattia
per evitare un sovraccarico ovviamente radiologico al paziente.
Poi ci hanno detto, e sapevamo già, che questa è una malattia che ha un aumento impressionante di incidenza
con dei costi elevatissimi, costi sociali per il paziente ma anche costi economici
perché ci sono queste e quelle malattie in fase leggera, diciamo così,
quelle che sono classificate dico uno, sono quelle malattie che hanno dei costi economici veramente alti e sono delle malattie che hanno una qualità di vita, un costo in termini di qualità di vita, ho sentito parlare poco della gastrointestinal quality of life che è un dato molto importante per i pazienti affetti da problematiche di verticolari e pagano in quei termini di questo tipo di qualità di vita un prezzo molto alto veramente.
Quindi è una malattia sulla quale abbiamo in questo momento tanta confusione e anche sul trattamento.
Io dico una cosa sul trattamento, abbiamo tante scelte, abbassare la flessura o non abbassare la flessura, l'Artman, la vecchia Mikulis per carità potrebbe ancora essere presa in considerazione, la resezione anastomosi, il lavaggio o drenaggio, forse dobbiamo avere bene in mente tutte queste possibilità e adattarle al singolo paziente perché ogni paziente può giovarsi forse di un trattamento e sul lavaggio o drenaggio sono d'accordo.
Io non ho una percentuale di successo superiore al 30-40%. Forse solo i grossi ascessi possono essere trattati in quel modo, quelli che radiologicamente non possiamo gestire, forse quelli possono essere indicazioni. Il resto sul lavaggio e drenaggio ha poco successo.
Concludo ringraziando gli organizzatori e complimenti per la presenza e la pazienza.
Bene, i moderatori avevano il compito di far stare nei tempi, addirittura abbiamo finito 20 minuti in anticipo e quindi vi ringrazio enormemente per l'attenzione e per aver stimolato una discussione altamente interessante e prego il nostro Presidente di trarre le conclusioni di questo interessantissimo simposio.
Grazie signori moderatori, grazie a tutti voi che avete partecipato non solo come relatori ma anche come oratori e discussant a questo pomeriggio che io considero molto interessante.
Molto interessante soprattutto per una cosa, perché noi abbiamo visto che al di là e oltre il problema diagnostico che è sostanzialmente radiologico, la malattia di verticolare è una patologia che ha ancora tanta discussione sia per quanto riguarda la terapia medica,
la prevenzione prima di tutto, la terapia medica e poi la terapia chirurgica per quanto riguarda il timing, il tipo di aggressione all'organo, la tipologia di tecnica che viene utilizzata,
o per la peroscopica robotica, la tattica chirurgica, emicolectomia sinistra, rettosigmoidectomia eccetera.
Quindi voglio dire la discussione che è stata piuttosto fruttuosa credo che abbia dimostrato che non ci sia niente di assolutamente sicuro.
L'unica cosa forse sicura è il fatto che non solo i medici ma anche e soprattutto i chirurghi devono basarsi oltre che sulle linee guida e sui protocolli anche sulla loro esperienza.
Quindi l'esperienza che dà la possibilità di gestire il paziente, il singolo paziente nella situazione particolare nella maniera che il chirurgo stesso ritenga più opportuna.
e che deriva chiaramente dal proprio background.
Quindi ringrazio tutti, ci vediamo credo non solo nelle altre sessioni SIPAD
ma l'anno prossimo sicuramente di nuovo qua da Palazzini per un'altra giornata.
Grazie.
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