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36° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE 22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA III Sessione Intelligenza Artificiale e Chirurgia scenari possibili Moderatori: G. Giacomini – C. Merzagora Take-home messages G. Giacomini – C. Merzagora
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Grazie Paolo, io vi chiedo scusa prima sono dovuta andare in bagno di corsa perché è il caso di bere eccetera, rilassarsi un attimo, quello che mi veniva da pensare è che effettivamente è cambiato proprio il modo di fare formazione non solo ai congressi ma anche in generale proprio con gli studenti ma con gli stessi operatori,
si tende a fare sempre più spesso sessioni pratiche dove si sperimenta, si provano delle cose e in sala come momento di formazione
ad esempio noi spesso facciamo delle simulazioni, è capitato di fare delle simulazioni per evitare danni futuri
o per capire che cosa è andato storto e cosa potevamo fare perché comunque a volte è necessario
e comunque la simulazione sta diventando una parte importante della formazione non solo sul campo ma anche unita alla formazione teorica.
Volevo chiedere comunque ai relatori quali sono secondo loro le difficoltà maggiori visto che la popolazione infermieristica sta invecchiando insieme alla popolazione degli utenti
sul discorso comunque sanità digitale, quali possono essere diciamo in qualche modo le strategie per crescere, per superare delle barriere più mentali che non manuali.
Allora rispondo io, intanto come diceva Paolo la formazione, però Paolo diceva anche che sono tutti applicativi che noi usiamo,
chi non ha un cellulare, stiamo parlando di persone anche anziane che fanno interventi chirurgici importanti e che poi comunque si rilevano e comunicano con i medici, con i sanitari le loro condizioni, quindi voglio dire se lo fanno loro possiamo un po' farlo tutti, però non stiamo parlando solo di applicativi, quindi a livello infermieristico, a livello sanitario la formazione deve essere un pochino più mirata,
Abbiamo tantissimi applicativi adesso, applicativi per i recovery, anche solo gestire i recovery, parlo da azienda dove il CEO è inesistente, un po' mi vergogno perché qua abbiamo esperienze super, abbiamo cose fantastiche ma il CEO manca.
quindi per noi è un grosso problema
quando io ho preparato questa relazione
io guardavo anche i chirurghi con cui ho lavorato
con cui mi sono consultata
per vedere anche i gap che potevano esserci
per esempio abbiamo ragionato
che l'esperienza della protesi ginocchio
quindi inquadrando un opuscolo informativo
integrato con un codice QR code
potrebbe essere una cosa che nella nostra ULS
Questo potrebbe essere un progetto, ovvio che non possiamo mirare a un'applicazione dove i costi di un software non sono pochi.
Ecco quindi la formazione in primis, parlo appunto da persone che hanno appena appena le conoscenze per far comunicare alcuni applicativi, quindi lì bisogna investire sulla formazione.
Poi, come dicevo nella mia relazione, la tecnologia non va a sostituire il rapporto umano, diceva prima Maria Grazia che si sentono un po' perse queste persone, è stato riscontrato perché è stato proprio parte dello studio,
che proprio nel momento del ricovero, soprattutto chi usa i colon, all'inizio tutti scrivono il diario ogni giorno, quando si ricoverano non scrive più nessuno.
Allora i medici hanno dato la loro risposta e nel confronto noi infermieri abbiamo dato la nostra.
I medici dicevano che molto probabilmente si fanno aiutare dal nipote, dal figlio, a casa, quindi si agevolano un po' con questa tecnologia.
noi siamo sempre molto più empatici, abbiamo detto che molto probabilmente nel momento del ricovero è l'unico momento dove hanno il rapporto, quindi anche solo suonare il campanello, vedere un sorriso, vedere una persona che va lì e che gli spiega le cose proprio a voce, è il loro momento,
quindi noi abbiamo dato due interpretazioni diverse, però a casa sicuramente piuttosto, ma questo è stato proprio fonte di studio, a casa loro si preoccupano molto meno, sono molto meno ansiosi perché sanno che hanno un punto di riferimento, hanno il numero di telefono, possono comunicare perché le notifiche vengono poi acquisite e se è un problema di infermieri risponde l'infermiere,
altrimenti viene comunque girato al medico e c'è questa comunicazione e quindi l'abbandono, lo sentono meno rispetto ad altre realtà dove poi devono aspettare il follow up o comunque eventuali...
Quindi Carla io ti dico la formazione, formazione è anche proprio oltre per usarli anche per cambiare questa mentalità, cambiare proprio il paradigma che abbiamo
che non è più un'assistenza solo vis-à-vis al letto del paziente, diventa un'assistenza più complessa, però è questo il futuro.
Facendo riferimento a quello che hai appena detto parlando di brochure, secondo me andiamo verso un'altra faccia della medaglia perché la brochure è informativa.
La formazione va più che altro sugli operatori, quindi quelli che sono gli attori di un sistema sinergico di un'equipe multidisciplinare, si parla di formazione e quindi digitalizzazione, informatizzazione e la crescita personale e professionale dell'operatore.
Parlo di operatori ma parlo di operatori sanitari a 360 gradi senza fare infermieri, medici, os e quant'altro. Quindi l'informazione, la formazione penso che noi lo dobbiamo portare verso quello che è l'argomento che magari noi trattiamo molto poco, che fa parte della comunicazione.
comunicazione, cioè il paziente
quello che ho fatto prima la battuta
della sindrome dell'abbandono
è brutto da sentire
detta così schietta e netta
però in fin dei conti
per chi magari
io non lo auguro a nessuno
essere lì
nessuno ti viene a cercare, nessuno ti viene a vedere
anche il discorso
del non adesione
dopo sette giorni
otto giorni dal momento del ricovero
i pazienti non vanno più sull'applicazione, per quale motivo? Non vanno perché secondo me è un problema, hanno raggiunto intanto un obiettivo, quello di arrivare in ospedale, sono curati e sono sotto la sorveglianza di tutti, quindi sono al centro dell'attenzione, sono i protagonisti dell'azione, della scena, sono sul palcoscenico,
quindi non hanno quella visione che hanno a casa, che invece hanno le loro ansie per arrivare a quel momento, ma sono importanti dopo perché da protagonisti diventano poi passivi,
Perché hanno i loro dubbi, le loro perplessità, le loro ansie, i loro problemi, perché ci sono anche problemi, bisogni, che andrebbero sicuramente coadiuvati da un aspetto come potrebbero essere queste forme informative o di applicazioni che ti possono aiutare.
no è vero
io la interpreto in questo modo
forse magari è sbagliato
questo mio lavoro poi era collegato
a un altro lavoro che ha fatto sul PDTA
che noi insomma magari in sala operatoria
conosciamo un po' meno, un po' di traverso
però mi è capitato
sono stata un po' con loro, con le ragazze del PDTA
perché non sapevo
sapevo a grandi linee
è un incubo
sono bravissime
le ho chiamate, sembrano il piccolo principe
che acudiscono una rosa
A parte il lavoro burocratico che è immenso, ma le chiamate che ricevono in continuazione, che non è solo quando faccio la visita, ma il dottore mi vede, ma se parlo, ma sai che ho, cioè tutta questa voglia e bisogno di essere accolti e stiamo parlando di PDTA, quindi di presa in carico all'inizio, quindi di preoccupazione finché non arriva l'intervento e di PDTA poi fatto nel follow up.
cioè queste persone hanno bisogno, quindi queste tecnologie, questi strumenti, è vero non possono sostituire quello che è la chiamata, però abbiamo detto che ci sono criticità anche nel gestire queste chiamate, non ci sono persone che possono stare, non è un centralino purtroppo, anche se loro avrebbero bisogno di questo tipo di approccio.
diciamo che l'aiuto che possono dare questi strumenti è anche una maniera di
sentirsi protagonisti come detto loro sono protagonisti già l'eras il progetto
era sa li ha resi parte integrante del loro percorso perché l'informazione
viene data a 360 gradi proprio grazie anche al pdta che si innescano che perché
parte per seguire il progetto era quindi già con questi progetti loro sono
protagonisti con l'aiuto cogevato proprio da questi strumenti
il rapporto umano magari tende a mancare
però sanno che c'è qualcuno
che li ascolta in qualche modo
esiste anche una figura ben precisa
che non è il case manager
io ho fatto la
tesi sul percorso
del paziente chirurgico
io ho voluto proprio conoscere queste persone
che veramente hanno un ruolo fondamentale
che partiva dal principio
partiva dalla presa in carico
proprio dal momento in cui
io ho fatto il percorso
chirurgico e al paziente partendo dalla visita specialistica e l'esigenza di un
intervento chirurgico e quindi di una lista d'attesa perché poi dopo ci si
ritrova al paziente che chiama il chirurgo ma non mi ha chiamato nessuno
e perché non mi chiamano e quando mi chiamano e ma io devo far venire mio
figlio da fuori e mio figlio deve prendere le ferie
c'è tutte quelle problematiche che avendo una persona di riferimento come
come nel caso del case manager, che io ho preso come, cioè l'ho fatta come la mia tesi di mass,
potrebbe essere una sola persona che potrebbe dare le risposte più svariate
e risolvere magari buona parte dei problemi e ridurre quelle che sono la fonte ansiogena preoperatoria
che sicuramente fa la differenza.
Io vorrei in realtà lanciare un dubbio, ed è di questo genere, sicuramente la formazione ci renderà liberi, tant'è che partiamo dall'alfabetizzazione, livello base, arrivare ai livelli più evoluti.
però quello che mi preme è un ragionamento di un altro tipo
cioè OS, assistente infermiere, infermiere
facciamo solo attenzione
e intelligenza artificiale
facciamo solo attenzione però a una cosa
almeno è una cosa che un relatore in altri congressi
che è un dirigente infermieristico ha portato
nelle nostre stanze di degenza
entra la signora delle pulizie della palto esterno acclamata come l'eroe del
giorno è sempre la stessa chiacchiera con tutti conosce tutti e chiacchiera
con tutti e tutti felici di vederla idem los rischiamo che a noi venga lasciata
di stare in altre sedi, in altre stanze a pianificare, bisogna solo poi fare attenzione che una professione che non è riconosciuta non serve e si estingue.
Perché a me quello che non preoccupa fa rifletto dell'intelligenza artificiale, ma perché il robottino?
Cioè quando cercano il robottino che deve aiutarmi. Perché deve avere le sembianze umane? Perché deve sembrare, quando ti fanno vedere al telegiornale, quelle immagini dove dal sorriso al movimento degli occhi deve essere il più naturale possibile.
Ma è quello in cui deve andarmi a sostituire? Cioè deve aiutarmi a andarmi a sostituire nelle attività pesanti, nelle attività di un certo tipo o in quelle comunicative?
perché allora noi fino a prova contraria siamo l'unica professione che ha nel dna
la presa in carico del paziente dagli origini delle teoriche dell'infermieristica dal dalle
piramide ai bisogni tanto per non dire qualcuno a 360 gradi da dargli da mangiare da farlo
respirare da farlo evacuare a renderlo sicuro tutto tutto lo sosteniamo in tutto gli altri
Altri non lo fanno. Ho fatto un confronto, mia sorella è una fisioterapista, lei non ha nella sua professione
le stesse percorsi, anche se le fisioterapiste una volta erano infermiere.
L'ostetrica, idem. Non c'è nessun'altra professione che ha la presa in carico globale come ce l'abbiamo noi.
Però il problema è che quello che voglio far prendere in carico dall'intelligenza artificiale
è la comunicazione, è il sostegno psicologico, il farlo sentire meno solo.
io non so se sia stata giusta, perché io vorrei che l'intelligenza artificiale accorciasse gli spazi, mi permettesse di tenerlo più vicino, più sotto controllo, cioè che non vuol dire che venga in ospedale o in un ambulatorio tutti i giorni, ne ho 50 tutti i giorni in mezzo alle scatole, passatemi il termine, venga chi ha bisogno e tutti gli altri li monitoro da lontano,
ma faccio sentire la mia presenza
quello di esserci
e gli do lo spazio
per essere accolto
se è necessario
ieri si parlava di questi sistemi di monitoraggio
e si diceva appunto
tutti i giorni
mandano la foto, tutti i giorni si prendono il parametro
quarto o settimo giorno
mandano la foto del sito chirurgico
va bene, mi sembra infiammato
io dici ciò che ti guardo
ma il discorso è
facciamo solo attenzione a che cosa
vogliamo
forse delegare non è la parola giusta
perché delegare implica un discorso di responsabilità
quindi passatemi l'uso improprio di questo termine
perché dobbiamo ben capire
dove vogliamo arrivare noi
come infermieri
perché poi il problema è che un giorno o l'altro
veramente assistente infermiere
e noi non serviamo più
perché poi cosa fa la pianificazione
la fa l'intelligenza artificiale
allora
Allora, quello che nelle altre relazioni ho passato il concetto è che noi dobbiamo essere attori, non spettatori e questo secondo me è sempre più importante, cioè noi dobbiamo imparare a cavalcare l'intelligenza artificiale e imparare a gestirla, non è lei che deve gestire noi.
Lo stesso modo dobbiamo essere noi che entriamo nei tavoli dell'HTA e forse non aspettare che ci chiamino e via di seguito, forse come si vuol dire, passatemi un po' le palle ragazzi, perché se no prima o poi ci sostituiscono.
E questo si riallaccia alla frase detta ieri sera nell'ultima relazione quando si è detto se non c'è la lisca non c'è la testa, quindi l'intelligenza artificiale sì ma ci vuole sempre la testa che la vada a gestire e quantomeno capire che non sia fake.
e riallaccia di nuovo ad un'altra relazione di ieri sera dove diceva ma ho trovato un mio studio e quindi sicuramente non era uno studio farlocco te lo ricordi Claudia ieri sera è stata detta c'eri tu ieri ed era l'unico poi sull'intelligenza artificiale
Quindi io devo essere sincera, quello che dice Paolo lo prendo come un consiglio per tutti e lo ribalto a chi siamo tutti qua, siamo tutti colleghi, quindi dobbiamo stare attenti, dobbiamo cercare di difendere il nostro,
e dobbiamo evitare di scompagginare questo lo diamo a quello, questo lo diamo a quello e noi che dobbiamo fare? Stiamo solo a guardare, dobbiamo essere sempre noi gli attori, non stare solo spettatori oppure sul palco a muovere le fila perché tanto è quello che vogliamo fare, è solo muovere il burattinaio.
Io sono siciliana, quindi l'opera dei pupi lascia intendere bene l'idea dei figli dei pupi che si muovono.
Quindi, non lo so, qualche altro commento da parte di qualcuno?
Sì, Claudia, Carla, Claudia e lei, Carla.
Non ce l'hai?
Algoritmo che si chiama tempo, cioè il valore al tempo, perché in realtà,
In realtà, coordinando l'ambulatorio chirurgico pediatrico significa pre-ricovero, presa in carico di tutta una famiglia, compresi i nonni e anche i fratellini piccoli, però parlare con queste famiglie è un tempo infinito.
Quando un bambino deve essere operato, all'adulto gli puoi spiegare certe cose, con il bambino devi arrivare al genitore, non parliamo dello straniero al quale devi anche parlare in lingua, quindi chiamare il mediatore culturale eccetera.
Quindi tutto il discorso della responsabilità, tutto il discorso delle firme, tutto il discorso chiaramente della privacy che non la può firmare un bambino perché se no prima dei 18 anni lui non firma, ci deve essere sempre il genitore e questo ci obbliga sempre ad avere la presenza del genitore per ogni cosa anche nel ragazzone di 17 anni e 8 mesi, ma il tempo che si dedica alle famiglie in questo caso, ripeto purtroppo parlo del pediatrico ma è quella la mia esperienza,
E' veramente il tempo è infinito quindi una startup o comunque come dicevo ieri l'utilità di una startup che mi faciliti la comunicazione anche solo di quale sarà il percorso che dovrà fare il bambino per fare l'anestesia, che tipo di anestesia.
noi abbiamo poi l'aiuto di Gioca Amico che è un'associazione che lavora tantissimo sulla preparazione di questi bambini
ma vabbè questa è una fortuna che abbiamo noi in ospedale ma in realtà è complicato
quindi quando loro mi chiedono della direzione dobbiamo ridurre i tempi perché non è possibile che noi non riusciamo a dare sempre tutte le risposte
perché l'URPE dice che non rispondiamo mai ma io lo so che noi rispondiamo sempre perché purtroppo le ore sono quelle
io dalla mattina alla sera rispondo alle chiamate degli utenti e poi a un certo punto alle 6 finisce perché non ho una 24 ore, dovrebbe esserci una segreteria telefonica che continua all'infinito, credetemi quel telefono è micidiale, io ho dovuto cambiare due infermieri perché una è andata in burnout per il telefono e c'aveva ragione poverina perché sono stata vicino a lei per un periodo.
quella vecchia famosa battuta
che tempo è tempo di cura
il tempo va considerato
è cura, è terapia
assolutamente
magari non cura il fisico ma cura l'anima
non c'è intelligenza artificiale
che la possa sostituire purtroppo
assolutamente, nessuno penso che vuole
il robot
Carla?
pensavo che il discorso tempo
è sempre tiranno con tutti
nel senso che
che bisogna trovare delle strategie per riuscire ad avere il tempo adeguato e una comunicazione adeguata,
cosa non facile perché dall'altra parte ci deve essere anche l'accettazione che spesso non c'è
e quindi si possono mettere mille anni anche ma se non accettano qualche cosa è difficile
e quindi è una grossa difficoltà e quindi ben vengano tutte quelle figure che possono facilitare la comunicazione
e facilitare anche l'accettazione di un cambiamento di vita perché comunque così io direi che viste le problematiche c'è gente che siamo in perfetto orario, 15.45 possiamo andare,
dato che abbiamo l'obbligo
per voi più che altro
del 100%
grazie di essere stati qui con noi
e vi ricordo solo che
a livello regionale AICO è sempre attivo
tutte le regioni organizzeranno
degli eventi e vi aspettiamo
tutti oltre come tesserati
come partecipanti
al prossimo congresso nazionale
che sarà a ottobre del prossimo anno
ancora non abbiamo il titolo
quindi non lo possiamo dire
non abbiamo i titoli neanche di alcuni
non abbiamo il titolo detto
abbiamo già le giornate
vi aspettiamo a Riccione
grazie
buon proseguimento
e buon rientro
che credo che siamo tutti che dobbiamo partire
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