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7° Corso Infermieri di Sala Operatoria Roma 13-14 maggio 2010 SESSIONE 1: STRATEGIE DI RISK MANAGEMENT Presidenti: A.M. Farinon, S. Giampiccolo Moderatori: D. Girardello, L. Rettatino Domande e conclusioni
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Allora se non ci sono altre domande io farei un punto comune sul fatto che tutte le relazioni hanno alcune cose molto comuni, cioè il fatto che bisogna creare delle procedure, che tutto deve essere procedurato per evitare gli errori.
D'altra parte le procedure una volta che vengono condivise e validate da tutte le persone, da tutti gli attori di un determinato atto, possono praticamente in caso di evento avverso, se ci si attiene a queste procedure validate, possono far condividere la responsabilità dell'errore, dell'evento.
Cioè attenersi a una procedura vuol dire evitare grossi problemi di tipo legale. Io vivo in una realtà particolare, un ospedale molto giovane che è nato già con questa struttura, quindi noi abbiamo dovuto adeguarci molto rapidamente alle procedure che ci sono state imposte dall'alto praticamente.
Ci hanno detto dovete procedurare tutto. Nel giro di tre anni siamo stati buttati a fare gli accreditamenti joint commission con 350 standard di efficienza, potete immaginarvi noi praticamente abbiamo una biblioteca di procedure.
E abbiamo, lei suora diceva che bisognava creare dei sistemi di gestione sia del rischio, noi abbiamo i comitati di gestione rischio, i comitati di gestione qualità, abbiamo una quantità enorme di questi comitati che poi sono sempre le stesse persone che si gestiscono.
Ma noi abbiamo da sempre le schede di eventi avversi, anonime ovviamente, ma abbiamo schede di eventi avversi, queste cose per noi sono normali, ma sono cose che ci evitano, e nonostante questo abbiamo un sacco di procedure legali che ci vengono attribuite.
Cioè abbiamo uno staff legale addirittura che serve per quello che attualmente sono le denunce che ci vengono più o meno fatte. Spesso sono denunce assurde che non vanno ad errori ma qualche volta a non comunicazione col paziente.
Attenti, è vero come dicevi tu se non mi sbaglio che è difficile che il paziente o i parenti del paziente davanti a una autodenuncia di malpractice siano ben disposti.
ma sono molto più maldisposti se davanti a un errore che gli sembra un errore, si trovano un qualsiasi attore dell'atto chirurgico che gli dice ma non è colpa mia, è colpa del paziente stesso, io non c'ero se c'ero dormivo.
E queste cose sono sbagliate. Per mia esperienza personale, anche quando ero giovane, parlare col paziente, parlare con i parenti, dire quali sono state le difficoltà che si sono incontrati, anche gli errori che sono fatti, evita spesso delle grosse problematiche.
Quindi non è così. Riconoscere l'errore e tentare di rimediare spesso evita grane, anche a livello legale col paziente.
Il patente deve essere sempre informato, anche di quello dell'evento avverso.
Se c'è una tempistica, mi spiego meglio, c'è un operatore all'interno di una propria unità operativa
per renderlo motivato di continuare a esserlo nel tempo, se c'è una tempistica all'interno di un tempo massimo
cioè di lavoro all'interno di queste unità operative, se è possibile una turnazione all'interno delle varie strutture
all'interno delle varie unità operative
cioè per evitare la suefazione lavorativa
gli stimoli vengono meno
quindi sapere dai vari relatori
se questo è un qualcosa
che possa modificare quindi l'entusiasmo
il trasferimento in un'altra unità operativa
eventualmente dove naturalmente
si svolge al meglio il suo lavoro
cioè stimolarlo nel tempo
grazie
se gentilmente si presenta
allora io mi chiamo Cosimo Pezzuto e faccio il coordinatore di una sala operatoria
dove?
Vasto, provincia di Chieti
Grazie. Casarano a te la parola.
Allora collega, io mentre parlavi stavo pensando un attimo, io non ho mai chiesto il trasferimento, vorrei anzi crescere ancora di più, ho 26 anni, facevamo due conti di sala operatoria, i tre di tirocinio li ho condotti quasi esclusivamente in sala operatoria, sono un'infermiera di sala operatoria.
Ci sono molti colleghi che sono arrivati in sala operatoria e non sopportano la sala operatoria, non è il posto per te, ragione per cui la motivazione della mobilità sempre segna chi è la persona, molto spesso la sollecito io,
Io dico ma scusa ma tu che ci fai qua? Non sei un infermiere di sala operatoria? Perché devi sposare la filosofia della sala operatoria, se alle due meno dieci già conto i minuti per andare via e c'è un intervento in corso tu non devi stare in sala operatoria.
certo non diventano le 5 e mezza di sera
perché perdo la visione di una famiglia
o di altri impegni
o di altri impegni formativi
ma di sicuro sacrifico quel tempo
per la sala operatoria
quindi io sono, sarei
un ottimo candidato per rimanerci
diverso è quando la persona
è un pesce fuor d'acqua
ma vuole nuotare
allora a quel punto gli si chiede
se sei qui perché
18 reperibilità piuttosto che 200 euro
La motivazione economica ti spinge a farlo, avrai la guerra in casa e di nuovo costruire un clima che condivida le responsabilità perché un po' per tutti è più leggero sopportarle, molto spesso sono scaricate tutte addosso a chi è più motivato, quindi non lascia il posto, fa il sacrificio per tre che poi non ce la fa più.
Quindi riconduciamo a dove sei e cosa ti trovi a fare e soprattutto chi vuoi essere, secondo me.
Ho visto il professor Palazzini alla porta, se gentilmente ci offre un saluto.
Il professor Palazzini è scappato.
Io prima di passare la parola alla collega volevo dire una frase che ripeto spesso ai miei colleghi,
io sono il caposala della sala operatoria del Fatebene Fratelli sulla Tiberina di Roma.
ma la porta è sempre aperta per entrare e per uscire e la sala operatoria non è per tutti, è per pochi sfortunati oserei dire per alcuni aspetti perché se piace, se ce l'hai sulla pelle difficilmente vai via, però giustamente come diceva Salvatore se non ti senti facente parte di quel gruppo di lavoro è preferibile per te e per gli altri cambiare
Ognuno di noi già nel periodo della scuola si sente portato per tanti motivi verso un reparto piuttosto che un altro e se dobbiamo rendere al massimo per dare una risposta migliore al paziente, al malato che ci chiede aiuto, dobbiamo farlo con la motivazione e col senso che ci sentiamo dentro e che ci spinge anche a migliorare la nostra performance, le nostre competenze, le nostre conoscenze.
altrimenti se non ci sentiamo facendo i
parti di quella squadra perché preferiamo
la medicina o altri reparti
preferibile per tutti cambiare
o i capi servizi che per punizione
tu vuoi andare in medicina e ti mandano in chirurgia
fanno i peggiori danni in un'organizzazione
scusate
passo la parola alla collega
buongiorno Benedetta
sono a Caposala della sala operatoria
appunto di Alghero
io un pochino ho prevenuto il discorso
oggi si parla di qualità, si parla
di competenze e io voglio dire
se un infermiere di base
prima di arrivare in sala operatoria
fa un percorso
comunque e viene accettato da
una dirigenza infermieristica
è già compito, cioè prevenire
la dirigenza infermieristica ha il compito di
esaminare la persona
in base alle competenze, in base alle qualità
in base ai criteri di aggiudicazione
e già lì c'è uno smistamento
comunque un indirizzo, un percorso
ben preciso
e dando risposta alla qualità della persona, per cui lì si dirige, si va e si destina la persona.
Poi è chiaro che la persona andando per la prima volta in un posto che comunque non conosce,
lì inizia veramente il suo percorso personale di studio, di formazione, di miglioramento
e non è detto che ad esempio io provengo da una chirurgia di Genova, sono arrivata ad Alghero,
ieri sono andata, ho concorso come vigilatrice d'infanzia, ho fatto 15 anni di pediatria, ho fatto 5 anni di nido,
ho fatto anestesia 7 anni, dopo l'anestesia ho deciso di continuare perché dopo l'anestesia vedevo qualcosa in più per me stesso
e qualcosa da concludere quasi con la sala operatoria e mi allaccio appunto alla formazione,
questo è un percorso formativo come ad esempio la relazione della suora,
Sono due casi giustamente improntati in un diverso modo perché è vero che chi nasce in sala operatoria sicuramente ha delle competenze che nessuno gliele può assolutamente, sono cose bellissime e sarà sicuramente di base, darà qualcosa in più.
però anche colui che si approccia e che ha voglia, e questa è una motivazione appunto, di cambiare, di formarsi, di migliorarsi, è un altro percorso, quasi più culturale oltre che pratico, l'altro avrà sicuramente la pratica e la cultura, forse più pratica molto. Grazie.
Prego, la collega qui in seconda.
Buongiorno, arrivo da Macerata, lavoro in sala operatoria da sette anni e non condivido a pieno quello che ha detto Casarano perché è vero che la sala operatoria non è per tutti, c'è un sacrificio diverso dalla corsia, io ho fatto anche sette anni di corsia per cui vedo la differenza.
ho iniziato a fare domande di trasferimento
da quando la mia caposala
praticamente
ha le domande normali
ha i problemi normali che si possono
incontrare ogni giorno
spesso e volentieri risponde
io non dovrei neanche entrare in sala
perché sono un dirigente e faccio parte della dirigenza
questo
fa sì che anche se ti piace
la sala operatoria inizi a odiarla
e a voler andar via non solo alle 2
meno 5 ma anche a un quarto alle 2
invito Sor Balmato a rispondere
chi più di lei ha competenze
per rispondere a ciò
le medaglie
le famose medaglie che una volta esistevano
per chi faceva il professionale
alla
mi sembra veramente
una cosa assurda questa
l'ha spiegata molto bene
chi ha parlato della leadership
sul significato della parola
cioè bisogna mettersi davanti
devo dare atto
a Casarano ma come lui tantissimi altri che prima di dire vai ci va e soprattutto col
bisogno si lava e entra, dall'esempio nasce tutto.
Quello che mi viene da dire è che la prima cosa che fa il coordinatore è appunto sapere,
saper fare, saper essere. Io so anche che, tante volte lo dico a Smagrita, io prima di
dirlo l'ho già fatto, sbagliando lo faccio perché non educo chi lo deve fare a saperlo
fare, quindi talvolta è istintivo per me, ho iniziato a fare l'ausiliario, dicevo l'altro
giorno, non è vero, è ovvio, ma ho iniziato dal pulire le sale perché la vecchia caposala
era una suora e dovevamo fare noi le pulizie della sala 27 anni fa, detto questo voi che
non sapete come si pulisce e quando è necessario non lo faccia, io lo faccio, educa gli operatori,
educa i collaboratori
e in tua assenza
l'esempio che hai lasciato è quello
poi se non lo fanno è la motivazione di fondo
sono nato un infermiere
di area chirurgica
lo sono
insegno infermieristica e dico ai colleghi
futuri, imparate a sapere
cosa volete nella vita
se finite in area medica e siete di area chirurgica
cercate di capirlo adesso
perché questo vi aiuterà ad essere felici
sul posto di lavoro
che è la parola chiave
ascolta il leader
ha ragione lui, non deve fare
deve saper fare, soprattutto deve
saperti ad aiutare
però non deve fare
hai capito?
il compito del leader è quello
è estremamente
complicato ed è estremamente
impegnativo perché
è un coordinatore su tutto campo
quindi se fa
anche per aiutarti
cioè se vieni in sala operatoria
e strumenta lui e ti dà una mano lui
vuol dire che a questo punto
c'è qualcosa che non funziona
perché c'è qualcosa che non funziona
devono esserci altri che ti insegnano
non è il leader a cui ti devi
rivolgere, è il tuo
diciamo tutor, chiamiamolo così
l'aiuto
psicologico
purtroppo leader
giustamente diceva
lui non si nasce, hai capito?
cioè non è che tu devi andare in degenza
devi cambiare sala operatoria
Se vuoi fare la sala operatoria devi cambiare sala operatoria. Lì c'è un leader che non funziona, che non riesce assolutamente a coagulare i suoi coordinatori. Ci sarà sempre una grande fuga davanti a una cosa di questo genere.
Per quello che riguarda il collega che ha fatto la domanda, se variare può aiutare, migliorare, incentivare di più, ma in qualsiasi cosa, anche facendo come lui che ha fatto sempre solo cardiochirurgia,
anche solo chi fa solo cardiochirurgia, basta che si ponga degli obiettivi diversi, che si ponga delle cose diverse per trovare delle motivazioni diverse nel proprio lavoro, cioè non è che uno dice beh adesso ho imparato a fare la cardiochirurgia, che rotura di palle, aspetta che vado a fare un'altra roba.
Insomma non mi sembra un approccio diciamo professionale alla professione vera e propria, cioè è il miglioramento, è il continuare a migliorare che porta l'incentivazione, non il cambiare perché il cambiare blocca tutto.
Buongiorno, sono Finiguerra e sono responsabile del servizio delle professioni sanitarie dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino.
Volevo fare alcune riflessioni nel senso che credo che rispetto a quello che si diceva alcuni anni fa sul middle management, quindi sul famoso coordinatore infermieristico che in fondo, soprattutto nelle scuole del nord, aveva un infarcimento dove il coordinatore era davvero solo il manager delle situazioni,
oggi sposterei un po' l'angolazione, direi che un buon manager è quello che conosce attentamente il contesto, conosce attentamente la clinica, il processo clinico assistenziale per poter intervenire anche su quel processo, non sono così convinta che ad esempio un collega coordinatore non debba entrare nelle sale,
non debba stare nella sala operatoria, non debba vedere cosa accade sia per governare il processo, sia per dare un'impronta, sia per supervisionare, io sono fortemente convinta che oggi il coordinatore deve essere fortemente vicino ai propri collaboratori, c'è molto rischio che tante volte il coordinatore sia molto più vicino alla turnistica, alla gestione delle ferie e molto meno al processo clinico assistenziale che accade e poi volevo fare un'altra considerazione,
Questa nel ruolo che svolgo io, ritengo che i coordinatori oggi abbiano bisogno anche loro di un percorso grosso di formazione come responsabilità del servizio delle professioni, cioè quel coordinatore lì è un coordinatore che mi verrebbe voglia di supportarlo, che mi viene voglia di pensare che debba avere anche lui un percorso di supervisione a sua volta, di formazione a sua volta e non può esserci uno stacco così grande.
Ad esempio la collega diceva prima, il servizio di professione deve fare una selezione prima di inserire e quindi valutare le attitudini, le potenzialità del singolo già per inserirlo, è vero, comincerà proprio da lì il percorso, comincerà anche da lì pensare quando mai ce la faremo all'interno delle organizzazioni di definire che ad esempio come scelta, come mission, come vision del servizio di professione magari all'interno di alcuni contesti che per esempio, e qui lo pongo come interrogativo,
il neolaureato abbia bisogno di un percorso di facilitazione precedente all'ingresso di una sala operatoria o magari quello che se abbiamo un assunto dentro di una sala deve essere imprescindibile il suo percorso di inserimento perché se ad esempio Maria Caputo diceva prima io non ce la faccio cioè quando uno arriva da me non so neanche se fortunato o sfortunato allora anche lì un servizio delle professioni deve interrogarsi è il contesto giusto per mettere uno che è appena uscito da un corso di laurea?
lo pongo come interrogativo
grazie
e l'ultima domanda
perché poi se no
non riusciamo più
ad andare avanti
buongiorno
mi chiamo
Vitalia Pugedu
arrivo da Milano
dall'ospedale Sacco
sono un'infermiera
professionale
strumentista
parlo della mia esperienza
e sono molto
d'accordo
con la collega
per quanto riguarda
la formazione
secondo me
si dovrebbe puntare
molto di più
sulla formazione
sia del coordinatore
visto che si parla
tanto di leader
io attualmente sto facendo il master di coordinamento, sono alla fine
e anche allo stesso master si sta puntando molto su un discorso manageriale
quindi alla fine della fiera poi sul campo il coordinatore in effetti si trova a conoscere poco
su quello che è proprio il gruppo, nonostante si parli tanto di gruppo
ma di gestione del gruppo vero e proprio, di conoscenza del gruppo con il quale lavora, si ha poco a che fare.
Inoltre, secondo me, si dovrebbe puntare anche molto l'attenzione sulla formazione dell'infermiere tutor che addestra il neoassunto.
Per quanto riguarda la mia esperienza, ad esempio, da me ci sono neolaureati che arrivano direttamente in sala
E anche lì ovviamente è richiesto un addestramento completamente diverso.
Uno che arriva direttamente in sala, spero che non faccia il tiudo, deve solo imparare.
Sicuramente, però l'addestramento è completamente diverso rispetto a uno che arriva con un'altra esperienza.
Dipende, se vieni dall'adegenza e non hai mai visto una sala operatoria direi che l'addestramento è simile.
Questo chiedo ai caposala, ma penso che se uno non è mai stato in una sala operatoria deve cominciare da là e arrivare alla Z, comunque qualsiasi parte provenga, per quello che riguarda il fatto di fare dei leader, dei caposala, dei organizzatori eccetera, è vero che si punta molto sul management, ma sta anche all'organizzazione generale,
questo mi rivolgo
a suor
Bramato
che quando si sceglie
un caposala, sì
che abbia, per l'amor di Dio
abbia fatto il suo master
ma che sia anche una persona
che sa già stare in sala operatoria
che sa di che cosa si parla
è evidente che se poi tu prendi uno
che viene da qualsiasi altra esperienza
e siccome ha fatto il master
di caposala, lo metti a dirigere
in sala operatoria, viene un disastro
non se ne parla proprio
è una questione di intelligenza
anche del management
ma del management aziendale
non più del management di sala operatore
no no però ci dovrebbe essere
più selezione del personale
bisognerebbe puntare secondo me
sulla selezione del personale
sulla formazione
questo sicuramente
perché questo ridurrebbe
stiamo uscendo
di gestione ospedaliera
in generale
Mi correggo, scusi, intendo che questo ridurrebbe tantissimo il rischio clinico.
Certo, è ovvio, qualsiasi elemento, qualsiasi attore di questa commedia che è la sala operatoria che si inizia alle sette e mezza di mattina e qualche volta finisce o non finisce,
24 ore su 24
se è
scoordinato
se non suona nell'orchestra
e suona al di fuori dell'orchestra
crea un rischio
è ovvio
tocca a me chiudere questa
interessante seduta
della mattina
anche se non vorrei più tornare su questi argomenti
perché
l'intervento che ha chiuso
di
Mancini e quello che
che ha messo il segno su tutte quelle che sono le cose più importanti che sono state discusse in mattinata.
Io vi devo ringraziare perché questa mattina mi è servita per tuffarmi nell'ambiente infermieristico, che conosco.
Io sono professore di chirurgia generale, ma sono anche il direttore del dipartimento di chirurgia dell'Università di Tor Vergata, per cui è chiaro che i vostri colleghi li conosco bene,
Questo mi è servito ancora di più a entrare in questo ambiente del quale ho sempre avuto una grande stima e che devo ringraziare per quello che danno ovviamente tutti i giorni nella pratica clinica.
Vi ringrazio e ringrazio quanti hanno avuto la costanza di fermarsi per tutta la mattina ad ascoltare questi argomenti che, come ripeto, sono importanti. Grazie.
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