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Simposio Tecnologia Colonna BBraun
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Buongiorno a tutti, sono Stefania Cataldo, Product Manager di B.Brown e con questo video vorrei
introdurvi quelle che sono le caratteristiche delle colonne laparoscopiche e in particolare
il nostro nuovo sistema Einstein Vision 3.0 e FI. Prima di parlare di questo però è doveroso fare
un piccolo ripasso della storia dicendo che appunto la tecnica chirurgica laparoscopica
affonda le sue radici nei primi anni del Novecento. Fu infatti il medico svedese Christian Jacobius
ad effettuare la prima laparoscopia sull'umano. Occorrerà però aspettare la metà degli anni
70 per avere l'introduzione di alcuni elementi come l'anidride carbonica medicale o in generale
la nascita dei primi laparoscopi. E' nel 1981 infatti che viene effettuata la prima appendicectomia
laparoscopica grazie al chirurgo tedesco Sem. Dalla fine degli anni 80 ai primi anni 90 la
laparoscopia diventa un approccio medico diffuso in tutto il mondo grazie ai suoi grandi benefici
ed anche grazie alle aziende mediche che iniziano ad investire in questo ambito della medicina. Nel
98 viene lanciato il primo sistema 3D lo Zeus mentre arriva negli anni 2000 il primo robo
chirurgico 3D da Vinci. Ma in che cosa si differenzia la tecnica laparoscopica rispetto
alla classica chirurgia open. Come si vede dalle immagini, nella tecnica open il chirurgo ha la
possibilità di vedere direttamente con i propri occhi il campo operatorio, mentre nella paroscopia
la visione è indiretta. Il chirurgo opera guardando un monitor, a sua volta collegato ad una telecamera
che riprende il campo operatorio dall'interno. Tra gli elementi che il chirurgo necessita per
eseguire questa tipologia di interventi, la colonna laparoscopica è uno dei device indispensabili.
Nel corso degli anni le aziende hanno sviluppato diversi modelli basati su diverse tecnologie.
Si sente infatti spesso parlare di 3D o 4K.
Per 4K o Ultra HD si intende uno standard per la risoluzione delle immagini.
Per 3D invece si intende proprio una tecnologia che consente di percepire la terza dimensione, ovvero la profondità,
laddove non si ha la possibilità di guardare direttamente il campo operatorio.
Il 3D in laparoscopia può davvero fare la differenza
La tecnologia 3D consente di replicare quello che i nostri occhi fanno nella realtà
La distanza dell'occhio destro e sinistro è definita parallasse
e ciascun occhio riprende l'immagine di un soggetto
Le immagini poi arrivano al cervello che le rielabora creando una sola immagine 3D
In una telecamera standard 2D si ha un solo canale ottico all'interno di un endoscopio
L'immagine che viene creata arriva sui sensori posti sulla testa della telecamera ed infine
arriva nella Central Control Unit. La CCU a sua volta invia la stessa immagine che viene spalmata
su tutte le linee del monitor contemporaneamente. Questo chiaramente ci fa percepire un'immagine
piatta, priva di profondità. Negli endoscopi 3D invece si cerca di replicare quello che i nostri
occhi fanno nella realtà. Infatti sono presenti due differenti canali operativi che in maniera
distinta e separata prelevano le due immagini dello stesso oggetto. Anche in questo caso le
immagini raggiungono i sensori posti sulla testa della telecamera e arrivano infine nella CCU.
Quest'ultima invia l'immagine proveniente dal canale di destra sulle linee di pixel pari e
quelli provenienti dal canale di sinistra sulle linee di pixel dispari. Grazie poi agli occhialini
di polarizzazione si riesce a percepire la profondità se si guarda un monitor 3D.
Solitamente una colonna laparoscopica si compone più o meno degli stessi elementi, uno più
monitor di diverse dimensioni, un sistema di insufflazione che grazie alla CO2 medicale
gonfia la cavità addominale e crea lo spazio necessario al chirurgo per operare e poi ancora
una catena video composta solitamente da una fonte luce, da una centralina che rielabora
alle immagini e dagli endoscopi. Infine ci possono essere altri accessori come le stampanti,
i registratori o alcuni accessori come portabombola. La nuova colonna Einstein Vision 3.0 e FI fa uso
della migliore tecnologia 3D nativa e in questa nuova veste ha la capacità di visualizzare speciali
componenti chimici capaci di emettere fluorescenza come il verde di indocianina. Questo consente di
andare a vedere laddove l'occhio umano naturalmente non potrebbe. La chirurgia guidata dalla fluorescenza
rappresenta la nuova frontiera della chirurgia. Questa metodica si applica a tutte le discipline
chirurgiche ma trova la sua migliore applicazione nella chirurgia dei tumori e nella chirurgia
laparoscopica come per esempio per la visualizzazione dell'anatomia epatobiliare o la mappatura dei
linfonodi. L'unità fa uso di una tecnologia 3D nativa. L'endoscopio infatti è formato da una
doppia fila di lenti stereoscopiche al fine di garantire una migliore qualità del segnale 3D,
segnale che non crea nessun tipo di affaticamento visivo. La sterilità del campo viene garantita
tramite l'utilizzo delle cover monouso e questo aspetto apporta numerosi vantaggi. Il primo fra
tutti è il fatto di lavorare con un sistema sempre pronto all'uso, tolta una cover se ne inserisce
un'altra. Evitando di sterilizzare le ottiche si ha la possibilità di lavorare sempre con
un'elevata qualità d'immagine proprio perché non ci sono danni dovuti alla sterilizzazione.
Infine è possibile lavorare con un solo endoscopio e avere quindi importanti risparmi durante
l'anno. Le cover monouso rivestono integralmente l'endoscopio garantendone la solidità al
100%. L'assemblaggio della cover avviene in maniera semplice e veloce. Sulla testa della
la telecamera sono presenti quattro tasti programmabili. In questo modo l'operatore
può dialogare con il sistema e attivare diverse funzioni durante l'intervento. Tra le caratteristiche
di maggior rilievo del sistema Instant Vision vi è il fatto che sulla punta dell'endoscopio
è presente un sensore termometrico che assieme ad una serpentina riscaldante abbattono in
maniera definitiva e controllata l'effetto nebbia che solitamente si forma sulla punta
degli endoscopi. Si evitano così continue uscite dal campo operatorio. Attraverso la pressione di
un semplice tasto è possibile visualizzare il verde d'indocianina e passare quindi alla modalità
inflorescenza. Si possono utilizzare fino a tre diverse modalità di visualizzazione. Con EFA
e Green l'ICG viene visualizzata con il suo colore verde. Con EFA Intensity è possibile visualizzare
una scala di colore che va dal giallo al blu per avere una rappresentazione visiva della
quantità di indocianina presente all'interno di un tessuto. Con FI white la modalità monocromatica
offre il massimo contrasto possibile dell'immagine visualizzando il segnale FI bianco su uno sfondo
nero. Infine tra le caratteristiche principali vi è quella legata all'insufflatore FLO50. Si
tratta di un insufflatore ad alto flusso capace di insufflare CO2 medicale fino a 50 litri al
minuto. Per questo motivo il device risulta versatile e multidisciplinare. Può essere
utilizzato in chirurgia bariatrica ma anche in chirurgia pediatrica. Tra le caratteristiche
principali vi è il fatto che all'interno del device è presente un modulo di aspirazione e
filtraggio dei fumi chirurgici. Questo aspetto consente di avere un'immagine pulita e priva
di artefatti. Vi ringrazio per avermi ascoltato e vi lascio ad un video illustrativo che vi
riassumerà le caratteristiche del nostro sistema.
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