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22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Formazione, qualità, innovazione: la nuova anatomia della sanità Thinking Outside the Model: decisione clinica, tecnologie innovative e complessità umana • Dott.ssa Meneghetti (Lugano) Il governo della complessità Discussione
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Adesso passo la parola al primo collegamento che è la dottoressa Meneghetti, è una consulente che opera la cosa importante con le persone, anche in azienda ma mantiene sempre il focus sulle persone,
cerca di portare alla massima potenzialità, alla massima capacità delle persone con meccanismi non sempre standard, quindi è molto interessante e affascinante, costringerla in un tempo limitato come quello di oggi vi assicuro che è poco, ce la perdiamo in realtà il velo valore, però era anche un peccato non poter codividere questa opportunità.
quindi mi taccio, la sua parola
Elena, ringrazio ancora
tutti voi e buon lavoro a tutti quanti
bene, buongiorno a tutti
allora è un piacere per me
tornare a parlare in questa sede
davvero
ringrazio signora per l'invito
quindi, questa volta
sono chiamata a un intervento
un po' meno pratico e tecnico
e un po' più meta, umanistico
come si prendono le decisioni
le tecnologie, la formazione
l'innovazione, la complessità umana, basto programma direbbe quello, sono tanti temi,
tanti argomenti complessi, stratificati e poche manciate di minuti e per di più da remoto,
con poca interazione, per cui come un firmamento di stelle proverò a unire qualche puntino e poi
sarà a voi scegliere quali costellazioni seguire per orientarvi nella navigazione che immagino
vogliate verso l'eccellenza, che peraltro è l'oggetto per me di studio come ricercatrice
e come consulente, come ci introduceva l'ingegner De Capitani, il mio lavoro è un po' questo,
ottenere l'eccellenza dai miei clienti.
Per cominciare vi racconto che sono appena rientrata dal Web Summit di Lisbona, il più
più importante evento mondiale che riunisce start-up, investitori e leader in ambito tecnologico,
di innovazione e di intelligenza artificiale.
E mi ha veramente colpita la quantità straordinaria di start-up in ambito sanitario.
E comunque in generale sembra che l'intero settore sia per essere riscritto completamente
da algoritmi, telemedicina, robotica, self-care automatizzato.
Tutto questo porta con sé la domanda che spesso mi fanno, quindi togliamola subito dal tavolo. Le macchine ci sostituiranno? È una domanda suggestiva, malposta, ma interessante perché ci costringe ad affrontare la natura profonda del vostro lavoro che è ben più complesso dell'attività di una macchina.
A parte l'interdisciplinarità a cui accennava l'ingegnere De Capitani, ma voi non siete mica come un meccanico che aggiusta un'automobile o qualcosa che non funziona.
È una metafora culturalmente seducente, ma a tutti gli effetti scorretta, perché un'attività come la vostra ha mille risvolti, sia nel processo di decisione, sia nel processo della relazione.
E sempre a premessa aggiungo che da qualche anno, dal rilascio dei primi modelli di OpenAI, quando l'intelligenza artificiale ha catalizzato il dibattito, vengo spesso invitata in Italia e all'estero a conferenze dove viene sempre più sollevata la questione
le macchine passeranno il test di Turing o l'intelligenza artificiale supererà l'intelligenza umana
e sin dalla prima volta suggerì, prima che diventasse di moda, ora lo dicono in molti,
che il timore di macchine destinate a superare l'essere umano è un timore sopravvalutato.
piuttosto io lancio sempre l'allarme su come un pensiero sempre più meccanicistico vada
progressivamente modellando la nostra vita quotidiana a volte tendiamo a pensare a noi
stessi come fossimo delle macchine anzi come se noi fossimo delle macchine un po difettate
perché abbiamo quelle cose lì abbiamo le emozioni corpi le soggettività sì abbiamo dei corpi e non
non sono solo dei mezzi di trasporto per le nostre teste,
le nostre mani in sala operatoria o nelle sale e riunioni,
anche se tutti conosciamo qualcuno che li usa così.
Quindi, se la nostra epoca ha una sfida,
non è l'ascesa delle macchine,
bensì l'eclissi della nostra complessità.
E se noi ci lasciamo convincere di essere come macchine,
allora, certo, le macchine sapranno essere macchine meglio di noi.
e guardate io sono ben convinta che i sistemi artificiali siano straordinari ci aiutano a
modellizzare a simulare a ottimizzare ma non dobbiamo dimenticare che un modello non è la
realtà una mappa non è il territorio e i dati per quanto potenti non sono il significato non
dobbiamo confondere la mappa con il territorio se vogliamo essere precisi confondere l'ontologia
come sono le cose con l'epistemologia, cioè come conosciamo le cose,
che poi le interpretiamo attraverso simboli, modelli, numeri.
I nostri strumenti, per quanto potenti, possono rappresentare solo delle sezioni della realtà.
Sembra ovvio, ma può essere utile rifletterci.
Una formula, un algoritmo, un set di dati non sono la realtà,
Sono delle lenti attraverso cui tentiamo di farci un'idea, di scorgere un pezzettino e quindi il rischio non sta nell'uso che facciamo degli strumenti, ma nel credere che ciò che essi catturano sia tutto ciò che esiste.
O peggio ancora, che ciò che non catturano non esista affatto.
Utilizziamo gli algoritmi, però noi non siamo algoritmici, non siamo lineari, non siamo neanche consapevoli, pienamente consapevoli di ciò di cui siamo consapevoli.
E quindi com'è che decidiamo?
E nel mio lavoro che consiste sia come ricercatrice sia come consulente nello studio
o nel perseguimento dell'eccellenza, come dicevo, per i miei clienti ovviamente,
vedo ogni giorno come i risultati dipendono dalla qualità delle decisioni che loro prendono e poi implementano.
Perciò le mie osservazioni oggi non sono speculative, filosofiche,
che sono fenomenologiche basate su delle osservazioni empiriche.
Del resto, nello studio di come funziona il nostro cervello,
già alla fine del XIX secolo,
gli scienziati avevano osservato delle differenze tra i due emisferi,
per dire come ragioniamo noi.
Queste differenze poi sono state confermate da studi sui pazienti
e come voi mi insegnate, il cervello è un organo unico,
ma è composto da due emisferi, qui un organo unico è composto da due emisferi come altri organi,
ma è diviso da un corpo calloso e questo è davvero molto curioso,
questo corpo calloso funge più da filtro che da ponte,
eppure è nel dialogo tra queste due modalità radicalmente diverse di percezione
che emergono la creatività, l'intuizione e delle decisioni belle e salide.
Cominciamo col dire che, lo sapete meglio di me,
contrariamente alla credenza comune, non è che l'emisfero sinistro si occupi di linguaggio e ragione
e che il destro si occupi di immagini ed emozioni.
Entrambi partecipano a tutte queste funzioni.
La domanda non è tanto cosa fanno, ma come lo fanno, con che tipo di attenzione, che tipo di attenzione diversa hanno.
In termini generali potremmo dire che il sinistro si concentra sui dettagli, probabilmente anticamente per individuare il cibo, le prede,
mentre il destro mantiene un'attenzione ampia, aperta al contesto,
probabilmente anticamente per evitare che noi diventassimo la cena di qualcun altro e di
conseguenza il sinistro eccelle nel controllo, nella manipolazione, nel dettaglio e il destro
nel contesto, nell'integrazione, nella comprensione e questi due tipi di attenzione generano due
realtà profondamente diverse. Una è frammentata, utilitaristica, l'altra è interconnessa,
e dinamica e ricca di significato e poi vediamo nella cultura nostra occidentale, soprattutto
negli ultimi secoli, vediamo che abbiamo privilegiato l'emisfero sinistro nella convinzione
che ciò ci renda più intelligenti, non necessariamente, tra i tanti prendo ad esempio uno studio
del 2013 di Barbe e altri che ha dimostrato che danni all'emisfero destro riducono il
quoziente intellettivo più di danni equivalenti al sinistro, quindi qualunque cosa sia che
il quoziente intellettivo misuri, essa dipende maggiormente dal destro e per quanto riguarda
le emozioni invece ad esempio tende a lateralizzare a sinistra nei pazienti che hanno danni cerebrali,
Quindi, contrariamente a quel che spesso abbiamo pensato fin qui.
E in più, molto del nostro sguardo scientifico lo dobbiamo a Cartesio, che proclamò cogito ergo sum, penso dunque sono, ma come sostenuto da Antonio Damasio nel suo bellissimo libro, se non l'avete letto vi suggerisco, L'errore di Cartesio,
questo dualismo, la separazione tra ragione e emozione, tra corpo e mente, ci ha veramente fuorviati.
Le sue ricerche su pazienti con lesioni alla corteccia prefrontale
mostrano che quando l'elaborazione emotiva è compromessa, anche la capacità decisionale collassa.
E questi individui magari sono ancora capaci di fare qualche calcolo, risolvere qualche problemino logico,
ma restano totalmente paralizzati davanti a delle scelte reali.
Quindi non è che l'emozione interferisca con il ragionare,
al contrario è l'emozione che rende possibile ragionare.
Perciò quando progettiamo o integriamo dei modelli per simulare il processo decisional umano,
escludere del tutto la componente affettiva non li rende neutrali,
Al contrario, l'immutila proprio.
Potremmo dire che la decisione umana si articola con molteplici strati di complessità
che vanno ben oltre ciò che può cogliere l'analisi di dati,
la statistica o l'identificazione di un pattern.
Essa è mossa dall'intenzione e si configura per mezzo della percezione nella relazione.
E anche qui purtroppo non ne abbiamo il tempo, ma la percezione non è una mera ricezione, è una costruzione, una trasformazione.
Non abbiamo tempo di scendere nei dettagli, ma poi magari se vorrete alla fine con delle domande possiamo approfondire un po' perché è un altro aspetto veramente molto importante.
E adesso provo a dirlo con altri termini e visto che siamo in un contesto di innovazione mi prenderò la libertà di utilizzare alcune parole che, lo so, potrebbero scandalizzare qualcuno ma mi farò coraggio.
Le parolacce che vorrei usare riguardano uno dei fenomeni personalmente per me tra i più
interessanti e ancora troppo poco esplorato, un fenomeno di cui mi occupo nel mio lavoro,
che è l'imposizione linguistica che operiamo sul flusso dell'esperienza e che chiamiamo
conscio e inconscio. Prima di tutto è importante comprendere che non esiste nulla di simile. Molti
di voi hanno visto parecchie pancie aperte e non ci avete mai trovato dentro un inconscio.
È tuttavia estremamente utile imporre questi costrutti linguistici da applicare al flusso
dell'esperienza per ottenere una leva, la possibilità di intervenire, di influire e
di ottenere un obiettivo. È essenziale che non crediamo alle posizioni linguistiche che
noi stessi effettuiamo, ma è estremamente importante sapere come utilizzare la leva
va fornita da questa distinzione imposta da noi. Prima che io finisca questa frase, forse non
sarete consapevoli della presenza, posizione, temperatura del vostro a luce destro. Appena
sentite la forma linguistica, la vostra consapevolezza si sposta a quella parte del corpo
che ho appena nominata e allora potete sentire il contatto con la scarpa,
ciò che un secondo fa era inconscio diventa disponibile.
È un processo dinamico, in un attimo ciò che era inconscio può diventare conscio
e ciò su cui ci concentriamo consciamente può scivolare nell'inconscio
lasciandoci liberi di cercare intorno cose interessanti che attragano la nostra attenzione.
Il grande antropologo Gregory Bateson era solito descrivere conscio e inconscio come contenenti due logiche distinte.
Lui usava dire un commensurable, un termine preciso che significa che non possono essere mappate in modo esomorfico.
E se è così, e io ritengo che questo sia un modo molto utile di considerare la questione,
diventa chiaro che ogni tentativo di integrare conscio e inconscio fallirebbe, sempre e comunque.
La questione quindi non è l'integrazione, la questione diventa la coordinazione
e la creatività, le decisioni più importanti non nascono dall'inconscio in sé
ma dall'incontro, dalla collisione di queste due logiche, come abbiamo detto, distinte
per raggiungere anche temporaneamente degli stati di congruenza, quelli che potremmo chiamare stati di grazia.
E in tali momenti il conscio e l'inconscio si allineano, le soluzioni emergono con chiarezza e con precisione e finalizzate i nostri veri obiettivi.
Quello che ne risulta è quello che noi chiamiamo carisma, presenza, leadership autentica,
a quelle persone che sanno dove vanno, che sanno cosa diavolo vogliono
e riescono a perseguirlo e a ottenerlo.
E ciascuno di noi è capace.
E allora, se voi siete sistemi complessi e interagite con altri sistemi complessi,
è fondamentale saper utilizzare questa leva con i collaboratori,
con i colleghi, con i superiori, con i caregivers.
Con i pazienti, ad esempio, avete un'occasione incredibile
davanti a una persona che non solo riconosce la vostra autorità clinica,
ma è in uno stato alterato, emotivamente scosso.
E cosa succede quando si è scossi?
Per darvi un'idea, immagino che non ricordiate cosa avete mangiato a pranzo 24 giorni fa,
ma se io vi chiedessi dove eravate 24 anni fa e più precisamente l'11 settembre 2001,
2001, probabilmente sapreste rispondere. E guardate che non c'è nulla che susciti emozioni
più forti come la malattia. È il momento della proniosi in particolare, è quello più altamente
relazionale. È un'occasione irripetibile. Lo stato del paziente equivale tecnicamente a quello
di uno stato alterato di coscienza, di una vera e propria trans. E quello che direte in seguito
avrà molto probabilmente le caratteristiche di un'induzione ipnotica.
Quindi se la sapete usare, il linguaggio è davvero una tecnologia potentissima
e il mondo della pubblicità, della politica, sa bene come utilizzarla.
E ora faccio io una domanda a voi.
Quante ore della vostra formazione in percentuale sono state dedicate alla comunicazione?
formazione, cioè fatta 100 tutta la vostra formazione, diciamo anche solo dall'università
in poi, con tutto quello che avete imparato a livello teorico, pratico, tecnico, che percentuale
è stata dedicata alla comunicazione intra e interpersonale, quindi con voi stessi e
con gli altri? E quante ore ha la comunicazione verbale, paraverbale e non verbale? Non parlo
della comunicazione prescrittiva prevista dalla legge, intendo al linguaggio come strumento
terapeutico e di influenza sugli altri, quante ore alla modulazione del significato nella
relazione con i pazienti e con il team e a come ottenere l'adesione dei colleghi e
dei collaboratori, ad esempio se volete introdurre nuove innovazioni, nuove tecnologie, l'adesione
di colleghi e collaboratori è fondamentale e parlo a tutti, medici, infermieri, ingegneri
e quante invece a ottenere la compliance dai pazienti perché avrete notato che a pari
condizioni alcuni guariscono prima degli altri o quante ore avete dedicato alla fisiologia
dell'effetto placebo e nocebo, qualcuno vi ha mai insegnato come ottenere una sorta
di effetto placebo affinché, che ne so, una sutura si rimargini più in fretta? Perché l'effetto
placebo non è una magia, ma è saper attivare attraverso il linguaggio i sistemi endogeni di
modulazione del dolore e di riparazione ed è uno strumento utilizzabile intenzionalmente,
non è un artificio psicologico. Il linguaggio non descrive soltanto la realtà, proprio la
genera a livello fisiologico ad esempio se mi prendesse il tempo che però non ho quindi non
posso farlo ma se mi prendesse il tempo di guidarvi a immaginare con una precisione sensoriale
utilizzando il linguaggio verbale paraverbale non verbale che stia entrando in questa sala un leone
il vostro potrebbe tranquillamente far aumentare il vostro battito cardiaco la vostra amica la
risponderebbe proprio come se il pericolo fosse reale e di nuovo non abbiamo il tempo ma se vi
mostrassi l'immagine di un limone ve la descrivessi nel dettaglio con la scorza molto carnosa la lama
che lo incide il profumo acre che si sprigiona il succo che arriva sulla lingua le vostre ghiandole
salivali si attiverebbero
mediamente e davvero
sul serio
oppure vabbè facciamo così
così ci intendiamo tutti
mi permetto un esempio un po' ardito
ma chiunque abbia trascorso qualche
minuto al telefono con la persona amata
sa quanto alcune parole
possono indurre risposte corporee
inequivocabili
l'eccitazione sessuale è un fenomeno
neurofisiologico potentissimo
verificabile da tutti
Eppure basta una voce, bastano proprio delle parole che evochino un'immagine mentale, un'intenzione comunicata attraverso il linguaggio per attivarlo e quindi non possiamo far finta di non sapere, ignorare quanto sia lampante, quanto siano profonde le connessioni tra la parola, la percezione, il sistema nervoso e il corpo.
E immaginate quanto questo strumento possa essere potente se utilizzato con attenzione, con un preciso scopo, che sia una riunione o in sala operatoria, col paziente, con i collaboratori.
Ah, per chiarezza, tra parentesi, già che siamo qui, le orecchie dei pazienti in anestesia sono comunque aperte, o mettete loro delle cuffie o tutto quello che dite entra.
Quindi per tornare a bomba, la tecnologia che abbiamo innata, montata di serie e che ancora non utilizziamo a pieno o meglio che non utilizziamo più a pieno perché è proprio il linguaggio di nuovo verbale, paraverbale e non verbale e forse potrebbe essere utile dedicare qualche orettina a questo ambito, non intendo quei corsi manageriali obbligatori.
E attenzione anche qui, quando scegliete tra i numerosi corsi di soft skills, perché proliferano come funghi quelli che vogliono insegnarvele e le insegnano come le hard skills, quindi per step, con le ricette, similitudine.
Immaginate l'apprendimento delle soft skills e in parallelo l'insegnamento di come andare in bicicletta.
Alcuni cercano di insegnare la comunicazione con la teoria e nell'equivalente dell'esempio sarebbe come insegnare a andare in bici attraverso le leggi della fisica o la formula di Newton, forza uguale massa per accelerazione.
Certo, sì, posso farmi un'idea di cosa vuol dire andare in bicicletta, ma sicuramente non imparo.
Altri sostengono di insegnare la pratica e ad esempio simulano,
fanno simulazioni di ipotetici momenti di crisi o di difficili conversazioni
con i colleghi, con i pazienti, con i familiari e poi vi esercitano a farlo
ed è come se per la bici simulassimo, andassimo in palestra e simulassimo il piede sul pedale
o come si tiene il manubrio, come schiacciare i freni o come si mette giù un piede
non funziona così
non dico che non serva
fare anche quello
ma le soft skills sono proprio di natura
diversa
sono un po' come per l'esempio
della bici, sono come l'equilibrio
non si possono spiegare solo con la teoria
o con la simulazione
sono già in noi, vanno risvegliate
e servono altri metodi
per lo più analogici
e va bene, infine
ricordiamoci che noi siamo
l'unica specie sul pianeta che ha il proprio destino nelle proprie mani. Non abbiamo predatori,
siamo padroni del nostro ambiente e il nostro futuro dipende interamente dalle nostre decisioni.
E con l'intelligenza artificiale abbiamo creato una bacchetta magica capace di prodigi, possiamo
farne un uso straordinario, liberare la nostra mente e sviluppare a pieno il nostro potenziale.
Se lo usiamo così abbiamo veramente uno strumento eccezionale.
Quel che è importante però è ricordarsi che prima smetteremo di credere di essere noi dei robot che interagiscono con altri robot e che operano per schemi, per pattern, per modelli e prima saremo liberi di concentrarci sulla percezione di noi stessi e del mondo, sulle nostre relazioni, sulle nostre intenzioni profonde e su tutto ciò che ci rende eccellenti.
E sì, anche su migliorare operazioni assistenza e come sviluppare altri algoritmi e altri robot che ci assistano ancora meglio, perché anche questa è una nostra eccellenza e sicuramente questo progresso andrà avanti.
quindi per concludere possiamo introdurre nuove tecnologie robotica automazione aumentare la
quantità di dati di cui disponiamo automatizzare parti del processo e sono tutti strumenti molto
preziosi ma nessuna innovazione potrà sostituire la percezione sofisticata l'intenzione che guida
le decisioni e il linguaggio il linguaggio che modula l'adesione la fiducia la fisiologia
stessa a meno che decidiamo di delegare e abdicare il vostro ruolo per questo oggi più che mai è
necessario tornare a pensare fuori dal modello e nel vivo della relazione intra e interpersonale
e mi sa che il nostro tempo è finito abbiamo solo toccato qualche puntino luminoso ma spero
di aver dato qualche spunto per trovare la vostra stella polare che vi porti verso la vostra
eccellenza e sarò lieta di approfondire con le vostre domande a me vi ringrazio per l'attenzione
ringrazio l'ingegnere de capitani e il professor palazzini per per questo invito e tutti voi per
aver ascoltata grazie grazie elena se c'è qualche non so se ti arriva rumore di un applauso no ma lo
vedo perfetto grazie se c'è qualche intervento puntuale volentieri la
sfruttiamo subito sono le raccogliamo più avanti vedo peraltro anche
sparito professor porzione proprio adesso forse ha tolto la telecamera
Chat IA
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