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Il webinar affronta in modo approfondito il trattamento chirurgico delle metastasi epatiche da carcinoma colorettale, focalizzandosi sulla tecnica di resezione "parenchymal sparing". Attraverso una serie di presentazioni teoriche, casi clinici interattivi e la proiezione di un intervento chirurgico, un panel di esperti discute le strategie ottimali per massimizzare la preservazione del tessuto epatico sano garantendo al contempo la radicalità oncologica. Vengono analizzati temi cruciali come l'accettabilità dei margini R1 vascolari e parenchimali, l'impatto della chemioterapia neoadiuvante sul fegato, e le opzioni terapeutiche per malattie estese, incluse le tecniche di modulazione dei volumi (ALPPS, deprivazione venosa) e il ruolo emergente del trapianto di fegato. Il video chirurgico illustra nel dettaglio le fasi di una resezione complessa, evidenziando l'importanza dell'ecografia intraoperatoria e l'uso di tecniche di dissezione come la kellyclasia per il distacco accurato delle lesioni dalle strutture vascolari maggiori.
Buonasera a tutti, benvenuti al nostro diciottesimo webinar di Laparoscopic
che praticamente segue il nostro congresso che, come sapete, è da 40 anni, dal 1985 che stiamo organizzando
e per dargli un pochino più di diffusione abbiamo organizzato anche questi webinar.
Questa sera abbiamo un partner molto importante, persone che si interessano di chirurgia epatica da una vita,
L'amico Grazi è uno degli allievi di Gozzetti, uno dei padri della chirurgia epatica che ho conosciuto tantissimi anni fa, è stato anche il mio presidente di concorso, quindi ne è passata di acqua sotto i ponti.
Poi abbiamo Donadon da Novara, Izzo da Napoli, Massani da Treviso, Ravaioli da Bologna.
Tutte persone ben note a questo tipo di chirurgia.
Quindi diamo la parola a Grazi che introdurrà i suoi moderatori e ci illustrerà di che cosa parla. Grazie.
Grazie mille, buongiorno a tutti. Grazie Giorgio, questa è una bellissima occasione.
Ti ringrazio per lo spazio che ci dai.
il tema di oggi è il trattamento delle metastasi epatiche con la chirurgia ed in particolare con
la tecnica di preservazione del parenchima per fare questo abbiamo invitato intanto quattro
esperti in ordine casuale senza che nessuno me ne voglia Andrea Belli che sostituisce oggi il
professore Izzo dell'Istituto Pascale di Napoli ma Marco Massani che invece lavora a Treviso e
direttore della chirurgia di Treviso, anche lui esperto, dedicato una vita al mondo della
chirurgia epatico, organizza ogni anno un ottimo, bellissimo convegno proprio su questi
temi. Abbiamo Matteo Ravaioli, caro amico di Bologna, si occupa di restrizioni epatiche
e di trapianto di fegato, fa parte ovviamente perché il trapianto di fegato in questa patologia
sta prendendo sempre più spazio e poi abbiamo un altro grande amico Matteo Donadon, oggi ordinario a Novara
per tanto tempo amico di collaboratore, stretto collaboratore di Guido Torzilli
che è uno degli autori, primi autori principali che ha pubblicato in tema di resezione epatiche con risparmio di fegato.
Come abbiamo pensato di organizzare questo webinar, il webinar sostanzialmente sarà diviso in tre parti.
Abbiamo una prima parte introduttiva sul perché la tecnica del parenchymal sparing, perché si è affermata, qual è la filosofia e la base.
Dopodiché avremo un video fatto insieme a Giorgio qualche mese fa, sarà una specie di re-live.
di una resezione epatica fatta appunto per metastasi epatiche multiple con tecnica del risparmio.
E infine avremo un ultimo blocco di considerazioni sui temi più scottanti
che riguardano il trattamento chirurgico delle metastasi epatiche, fra cui appunto il tracheato di fegato.
Ci saranno diapositive, insomma, sarà una conduzione vocale su un tema di diapositive
e avremo una decina di domande interattive a cui sono ovviamente invitati a rispondere i miei quattro co-conduttori,
ma sono invitati anche a rispondere tutti i partecipanti che si sono linkati a questo webinar.
I risultati verranno visti sostanzialmente in diretta con l'aiuto dei tecnici di Giorgio Palazzini,
Per cui, oltre alla discussione fra noi cinque, possiamo anche discutere dei risultati che ci vengono proprio dai partecipanti al webinar.
Per cui, se ci sono altre considerazioni da fare, Andrea, Matteo, se no, partiamo con la condivisione del primo blocco di diapositive, sperando di riuscire a farcela, ovviamente.
Allora, questo è il titolo, ovviamente vi devo dire che non ho nessun conflitto di interesse su
questo argomento, così sembra che vada di moda e quindi lo faccio anch'io. La presentazione che
i dati che vi proporrò vengono da tutti, da lavori pubblicati in riviste per review
con Impact Factor, in quanto che potete anche trovarli sul web, e ho cercato di citare tutte
le fonti, spero di esserci riuscito, tutte le fonti che ho messo insieme. Questa è una piccola
agenda, non ve la starò a elencare completamente, ma sono gli argomenti che ho pensato di trattare
insieme a voi. Iniziamo quindi nel dunque. Storicamente il trattamento chirurgico delle
metastasi epatiche, in particolare quella del tumore del colorecto, è nato come l'esecuzione
di resezioni anatomiche che erano sostanzialmente epatectomie maggiori, mono o bisegmentectomie
E questo è stato il mood che è andato avanti per molto tempo.
Oggi il paradigma moderno della chirurgia è cambiato e favorisce molto il tema del risparmio di parenchima
con l'esecuzione di un vasto numero di interventi che possono essere resezioni alla domanda,
quelle che noi chiamiamo resezioni wedge, seminotectomie, resezioni non anatomiche,
non anatomiche, ma tuttavia che vengono caratterizzate sostanzialmente da due caratteristiche.
Il primo, di preservare più possibile il tessuto epatico funzionante
e il secondo, quello di cercare di garantire un margine di parenchima di sicurezza
intorno al tumore che possa cercare di proteggere il paziente dalle recidive,
in particolare quelle in sede.
Quindi questo è graficamente quello da dove siamo passati a dove siamo arrivati.
A sinistra vedete quelle che sono le resezioni epatiche maggiori, in questo caso viene proposta
una epatectomia destra, quello che viene sottolineato è che alla fine resta poco del fegato da
da poter usare magari anche per ulteriori interventi chirurgici,
mentre a sinistra vedete gli interventi che risparmiano parenchima,
possono essere diversi, ma soprattutto vedete un esempio
se arriva a risparmiare quasi tutto il fegato per supportare la vita del paziente
e per metterlo a riparo da magari futuri trattamenti
che possono essere eseguiti sul fegato che è rimasto.
Quali sono le chiavi di questo passaggio? Innanzitutto la prima chiave di passaggio è il fatto che con le resezioni anatomiche comunque il tasso di recidiva era molto elevato, arrivava al 60-70%,
per cui ovviamente, lo sappiamo tutti, questo avviene anche nelle restrizioni epatiche,
ma con le epatectomie maggiori il problema si poneva perché?
Perché con un'epatectomia maggiore è difficile poter arrivare a ripetere il gesto chirurgico
di esportazione di ulteriori metastasi dal fegato perché il fegato residuo rimane molto poco.
Inoltre, come ulteriore fatto, oggi, e ne parleremo anche per quel che riguarda i margini,
Il più recente e più moderno trattamento con la chemioterapia, che spesso consente di ridurre la quantità di tessuto metastatico che c'è nel fegato, ha permesso di estendere indicazioni alla chirurgia.
E quindi anche qui evitare non più sempre e solo resezioni anatomiche, ma resezioni che possano essere sfruttate in maniera che il paziente che ha risposto alla chemoterapia possa soffrirne.
Infine abbiamo un grande guadagno che ormai è definito come scritto sul marmo,
l'uso dell'ecografia intraoperatoria. L'uso dell'ecografia intraoperatoria ci permette
oggi non soltanto di fare una diagnosi di dove sono le metastasi all'interno del fegato ma
l'ecografia intraoperatoria è lo strumento principe che ci guida all'interno del fegato,
Ci può far vedere quelli che sono i rapporti fra le metastasi e lo scheletro del fegato e quindi ci può consentire di eseguire resezioni mirate non più soltanto sui principali direzioni del fegato ma resezioni alla domanda che vengono costruite in base all'esigenza del singolo paziente.
Sicuramente questo è già inserito nelle linee guida, va portato nelle linee guida più recenti
che sono quelle dell'NCCN. Che cosa ci dicono le linee guida? Le linee guida ci dicono che oggi il
trattamento chirurgico, il trattamento delle metastasi epatiche resta chirurgico, poi può
essere il trapianto, può essere la resezione, di questo ne discuteremo poi, ma il trattamento
soprattutto delle metastasi epatiche resegabili è quello di eseguire una ressezione epatica.
Questo ovviamente sulla base della topografia del fegato e della distribuzione delle metastasi
all'interno del fegato. Ovviamente non è previsto un debulking, oggi le linee guida non ci dicono che
che asportare l'80% del tessuto epatico porta a un miglioramento della pronis del fegato,
per cui questo non è raccomandato dalle linee guida.
Tuttavia è possibile, come abbiamo detto prima,
eseguire riresezioni e nuovi trattamenti anche per cutanei,
nel caso della recidiva, in pazienti che ne possano posuffrire.
Altro punto cardine delle linee guida è il fatto di inserire all'interno del
percorso della resezione epatica il concetto di fegato residuo e cioè una
valutazione preliminare al trattamento chirurgico dei volumi del fegato nel
caso il paziente abbia un fegato volumetricamente insufficiente usare dei
stratagemmi in genere di radiologia interventistica come l'embolizzazione portale o la radioembolizzazione
oppure come chirurgico la resezione in due tempi o l'ALPPS che possono consentire al paziente
comunque di arrivare alla terapia chirurgica con le resezioni. Infine le linee guida oggi
dicono che c'è lo spazio per fare un trattamento negli ovanti, ne abbiamo accennati poco tempo
fa, nella diapositiva scorsa, uno dei fatti che hanno portato al considerare il trattamento con
resezioni che risparmiano il parenchima è che la terapia neoadiuvante può modificare
efficacemente la malattia così da renderla attraente per il trattamento chirurgico.
Cosa non dicono invece le linee guida? Le linee guida non dicono se il trattamento
deve essere eseguito con una resezione anatomica o con una resezione non anatomica e in questo
secondo gruppo ovviamente rientrano quelle che risparmiano il parenchima e quindi le linee
guida lasciano ai chirurghi, al giudizio del chirurgo, la verifica di quale può essere il
il trattamento da applicare al singolo paziente.
Quali sono i punti chiave della resezione che presepita il parenchima?
Intanto due, li ho già accennati.
Il primo è quello di avere un adeguato margine di resezione,
e cioè che ci sia un margine di parenchima sano
che avvolge la metastasi cercando di prevenire la recidiva locale. Di questo ne parleremo
successivamente, ci sono diverse modalità di crescita delle metastasi e questo possono
influenzare l'outcome del paziente. Quindi resezioni che lasciano un adeguato margine
ma preservano il massimo del tessuto epatico consistente. Abbiamo già detto quali tipi di
resezioni sono resezione wedge, segmenti ectomialità limitate, resezioni non anatomiche, oppure
una combinazione di queste resezioni, magari una segmenta ectomia e una resezione limitata
fatta in un altro segmento. Questo ovviamente è assolutamente in contrasto con le resezioni
maggiori, quelle proposte da Couinaud, quelle che asportavano almeno tre segmenti epatici
durante la manovra chirurgica.
Però dobbiamo fare comunque una sottolineatura.
Non vuol dire che le resezioni con preservazione del parenchima
siano una chirurgia meno radicale,
perché l'obiettivo delle resezioni con risparmio di parenchima
è sempre quello di avere delle resezioni R0,
per cui una delle prime critiche che magari affronteremo anche successivamente nella
discussione è che le resezioni parenchymal sparing siano meno radicali delle resezioni anatomiche,
cosa che non è vero, resezione parenchymal sparing non è un sinonimo di meno radicale. Al contrario,
le resezioni con il risparmio del parentima sono sostanzialmente una filosofia di come pianificare
l'intervento chirurgico e all'interno di questa filosofia di risparmio del parenchima si possono
inserire diverse strategie di trattamento chirurgico della malata. Vediamo innanzitutto
dal punto di vista oncologico quali sono i risultati perché la prima critica che viene
mossa a questo tipo di resezioni è appunto che non siano oncologicamente sicure. Questo è un
un lavoro del 2023 pubblicato sul World Journal of Surgical Oncology dove mostra quale sia
l'equivalenza oncologica delle resezioni parenchymal sparing rispetto alle resezioni
anatomiche. L'odd ratio tra le due resezioni è sostanzialmente simile sia per quel che
riguarda la sopravvivenza globale dei pazienti dopo le resezioni sia per quel che riguarda il
disease free survival. Non c'è differenza sia nelle sopravvivenze a tre, cinque o a tre anni
o cinque anni nella disease free per cui queste resezioni sicuramente sono uguali dal punto di
vista dell'oncologia. Questa è un'altra resezione, una meta-analisi su 18 studi pubblicati invece
nel 2019, ci riporta dati equivalenti, l'odd ratio sia per la sopravvivenza globale che per
la sopravvivenza libera di malattia è sostanzialmente equivalente. Per cui dal punto di
vista oncologico possiamo dire che la dimostrazione che queste resezioni sono assolutamente uguali alle
le resezioni anatomiche è data. Vediamo allora quali possono essere i vantaggi del trattamento
parenchymal sparing. Questa è una prima meta-analisi pubblicata sostanzialmente tre anni fa fra
le resezioni anatomiche e le resezioni parenchymal sparing che prende in considerazione quelli
che sono parametri operatori degli interventi. Il primo parametro è il tempo operatorio e vediamo
che le resezioni anatomiche in genere sono più lunghe delle resezioni parenchymal sparing,
come il tempo chirurgico. Hanno un maggior consumo di sangue rispetto alle parenchymal sparing. Il
il tasso di trasfusione è inferiore, il relative risk è 2.24, la restrizione rispetto al parenchymal sparing,
quindi è un dato favorevole alle restrizioni con il risparmio del parenchima,
e la decenza ospedaliera è più lunga, almeno di un giorno, per restrizioni anatomiche.
che forse più importante ancora è il tasso di complicanze postoperatorie che con un rischio
relativo di 2.28 favorisce l'esecuzione delle resezioni con risparmio del parenchima. Complicanze,
vediamo anche la mortalità, con un rischio relativo di 3.08 questa meta-analisi mette in luce quale
sia il vantaggio delle parenchymal sparing per cui abbiamo dei dati chirurgici sostanzialmente molto
molto favorevoli al alle parenchymal sparing che un altro lavoro pubblicato recentemente e questo di
andrea 2021 dove fa vedere che le sezioni con risparmio del parenchima sono associate ad un
minor tasso di complicanze soprattutto sia per quel che riguarda quelli con alto volume di
tessuto metastatico sia per le resezioni che vengono fatte per metastasi più piccole. Per
cui abbiamo un primo messaggio chiave da questi dati che ci dice che le resezioni con risparmio
del parentima sono sicuramente più sicure delle resezioni anatomiche per tutti i dati perioperatori
messi alla prova. Nel secondo capitolo guardiamo quelli che possono essere vantaggi oncologici e
quindi come possiamo arrivare a salvare pazienti che possano fare una recidiva delle metastasi
nel fegato resecato. Il primo dato che ci viene è uno studio che viene da Houston, dall MD Anderson,
cancer 7, 300 pazienti con metastasi solitari inferiori a 3 cm sostanzialmente. Cosa ci fa
vedere questo studio? Che le restrizioni parenchymal sparing non aumentano le recidive che vengono
realizzate solo nel fegato, quindi le recidive intrepatiche 14% verso il 17%, mentre il dato
più significativo di questo lavoro è che il fatto di poter eseguire delle nuove empatectomie
per metastasi è assolutamente molto più frequente quando si eseguono delle restrizioni
parenchymal sparing 68% rispetto al 24%. Dato invece in contro tendenza che può essere
analizzato, sarà sicuramente fonte di iscrizione, è il fatto che la sopravvivenza nei pazienti
a 5 anni dall'epatectomia, dalla prima epatectomia è 72% per quel che riguarda parenchymal
sparing invece un 47 per cento per le resezioni non parenchymal sparing anche questo è un dato che va
insieme a quello della di poter eseguire resezioni di salvataggio per le metastasi e che dimostra come
la sopravvivenza sia sicuramente superiore infine l'ultimo l'ultimo l'ultima considerazione di questo
lavoro è che le resezioni non parenchymal sparing, quindi le resezioni anatomiche, erano un fattore
indipendente per non eseguire ulteriori resezioni epatiche nei pazienti che avevano la lecidia.
Quindi la salvatibilità del paziente è sicuramente migliore nel paziente trattato con resezioni
limitata. Infine, ultimo dato, anche per quel che riguarda la chirurgia minima, i dati sono
sostanzialmente molto molto favorevoli per quel che riguarda il parenchymal sparing, sia per quel
che riguarda la possibilità di fare resezioni ripetute, sia per quel che riguarda la sopravvivenza
a 5 anni. Quindi un certo numero di considerazioni e vi porrei quindi la prima domanda, il primo
quesito clinico che pongo sia all'audience che ai quattro commentatori, è un quesito
clinico questo abbastanza semplice però può essere fonte di discussione. A ogni quesito
clinico ho anche messo alcuni spunti per la discussione al termine delle possibilità di
scelta delle domande. Questo è il quesito clinico allora un paziente di 58 anni che
che ha una metastasi solitaria di 2,5 cm, possiamo dire 3 cm, nel segmento 6,
molto distante dalle strutture vascolari sia glissoniane che sovrapatiche.
La radiologia preoperatoria non mostra altre metastasi all'interno del fegato.
Il paziente riceve 4 cicli di Folfox con una risposta parziale.
Questo è il primo quadro, abbastanza semplice. La domanda che pongo ai commentatori e all'audience è quale potrebbe essere il vostro approccio chirurgico per questo paziente?
4 scete, epatectomia destra, resezione anatomica del segmento 6, resezione non anatomica, quindi una resezione wedge di un centimetro di margine, oppure ablazione con radiofrequenza intraoperatoria.
Come spunti di discussione, se c'è qualche giustificazione per eseguire una epatettomia destra in questo scenario,
quale è il margine che voi scegliereste per questo tipo di pazienti e una considerazione sulla scelta di
lavereste questa lesione per cui il tecnico dovrebbe mandare in questo momento le domande per tutti, vediamo se lo farà.
Sono già in onda le domande.
Ah, io non le vedo allora?
Tu no, purtroppo no.
Ok, va bene. Aspettiamo 30 secondi, aspettiamo un attimo, poi direi di guardare i risultati e poi commento da quattro.
Qual è l'opinione dei quattro commentatori rispetto a questo caso clinico e i risultati del pubblico a casa.
speriamo che abbia l'aiuto 50-50, abbiamo stabilito 30 secondi di attesa per le votazioni da casa,
così resta il quesito un po' più da poter riflettere per i quattro commentatori.
Ci siamo? Vediamo, eccole qui.
Sì, adesso le vedo anch'io.
Allora, nessuno farebbe un'epatectomia destra,
il 17% farebbe una segmentazione anatomica del sesto segmento, il 78% una restazione non anatomica con un margine di un centimetro
e il 6% una abbrazione con radiofrequenza. Sentiamo un po' i nostri commentatori, che dite voi? Iniziamo da Matteo Donadonna?
Sì, dunque, buonasera a tutti, grazie Gianluca dell'iniziativa del coinvolgimento innanzitutto.
Io naturalmente penso per una restrizione ecoguidata limitata del residuo di malattia che risulta visibile dopo la chemioterapia.
Devo anche dire che ci si potrebbe anche chiedere perché dei 4 cicli di Folfox di una lesione singola di 2,5 cm, ovviamente non c'è un CEA, magari se hai un CEA alto puoi pensare di fare la chemio, però lesione singola anche da linea guida,
sia fosse anche sincrona
certamente metacrona fosse anche
sincrona si presterebbe anche un approccio
chirurgico up front
comunque per stare sul tema tecnico io andrei
sulla C con un tema
personale di nessun
patema sul margine
nel senso che un centimetro di margine
di default no
chiaramente il margine deve essere negativo
ma non
sono abituato a cercare un centimetro
di margine
Andrea Pelli?
Sì, fondamentalmente noi per politica faremo una resezione ecoguidata
quindi diciamo una wedge perché parliamo di una resezione
di una lesione diciamo lontana dal peduncolo vascolare
sicuramente non faremo una segmentettomia
men che mai un'epidettomia destra
anche noi ci attestiamo su un R0
che ecograficamente lo possiamo misurare di un centimetro
però diciamo l'importante è che sia un R0
non è quantificabile, cioè non è il centimetro 0,6 che ci fanno la differenza dal punto di vista prognostico,
penso che sia andato soprattutto dopo che abbiamo terapia, lo faremo sicuramente in un approccio meno invasivo
se il paziente lo permette, diciamo se non c'è altre problematiche connesse all'approccio tecnico,
anche noi probabilmente saremmo andati direttamente per una chirurgia upfront, soprattutto in uno scenario metacrono
in assenza di fattori prognostici negativi
che ci potessero controindicare una chirurgia up front
ma certo una resezione atipica di 6
per renderla semplice con un margine R0
questo sarebbe il nostro approccio
Marco?
Ma sì, anche noi il CI assolutamente
poi giustamente condivido quanto ha detto Matteo
ci vorrebbero altre informazioni per capire
perché il paziente fa un chemio
e tutto quanto
però dal punto di vista del trattamento
assolutamente una resezione non anatomica
con un margine adeguato
che non necessariamente deve essere un centimetro
Matteo Ravaioli?
Sì, penso che fra noi è difficile
avere una discordanza
quindi per tutti noi la risposta è la sì
si può dibattere o meno sul centimetro
o meno di un centimetro
però poi quando fai anche per via coguidata
stare vicino al centimetro
chi può aiutare a essere più sicuro
di fare un R0
Dopo però citerò lo studio che
evidenzia una
concordanza di risultati
per le ablazioni
rispetto alle resezioni epatiche
per le metastasi epatiche fino a 3 cm
Sì, è uno studio
che fai bene a citare
mi pare che ci siano un cinquantino di pazienti
confrontati
resecati versus ablati
con risultati sovrapponibili
No
No, dico ci sarebbe da discutere parecchio, è chiaro che l'ablazione ti può aiutare in determinate situazioni, lesioni particolari, però ecco di principio io non credo che sia corretto ablare una lesione, salvo casi molto particolari, insomma li credo che condividiamo.
Altri commenti?
il problema
della radiofrequenza
è anche
quanto può essere l'operatore dipendente
quindi tu puoi avere un centro in cui
hai un bravissimo
persona nel fare radiofrequenza
che ti dà il 100% di necrosi
anche due centimetri e mezzo ma poi
puoi avere tanti altri in cui la necrosi non la raggiungi
e poi fare la recidiva e poi dopo devi operare
dopo che hai fatto la recidiva dopo la radiofrequenza
quindi concordo nel dire che
che la prima opzione dovrebbe essere quella chirurgica per le metastasi,
anche perché l'altra discussione è gli outcome di questi pazienti
che hanno una mortalità vicino allo 0% in un centro terziario.
Quindi i rischi che questo intervento possa avere mortalità,
complicanze maggiori, sono molto bassi.
Sì, devo dire che concordo con le vostre asserzioni.
Questa era una domanda facile, giusto così per stimolarvi
sulla ablazione con radiofrequenza, anche se forse sono il più vecchio, forse sono anche più vecchi
di Marco Massani. Ai tempi in cui ho iniziato devo dire che l'epatectomia destra, sto parlando
di 30 anni fa, era un'opzione per questo tipo di malati. All'inizio della chirurgia epatica
Questo era. Oggi fortunatamente è cambiato lo scenario ed è cambiato l'attitudine.
Va bene? Per cui se siete d'accordo andremo avanti.
Il prossimo argomento è le restrizioni epatiche con risparmio dei parenchima nelle metastasi
multiple e bilaterali. Vediamo di andare avanti, dovrei andare avanti, non va avanti, perfetto,
si rinnova avanti, eccolo qui. Questo è uno studio ancora del MD Anderson, questo molto recente,
questo dell'anno scorso, 2025, 206 pazienti, tutti avevano più di 5 metastasi epatiche
al tumore del colon retto bilaterali, vediamo cosa è successo, il 44% ha ricevuto una resezione
con risparmio del parenchima, è stato generato un tasso maggiore di R1 per cui margini spesso
non perfetti, diciamo così, al di fuori di quella che è la filosofia
del Paritiva Sparing, 35-28, tuttavia sia la disease free
che la recurrent free survival erano simili, con sopravvivenza sostanzialmente
al limite delle significatività 0.7, senza grandi differenze.
Quello dove c'era la differenza era sicuramente il fatto che i pazienti che hanno fatto parenchymal sparing avevano un tasso di complicanze operatorie legate all'insufficienza epatica molto più basso di quelli che erano le major epatectomi.
Per cui la conclusione di questo lavoro sostanzialmente era che un aumento dell'uso dei parenchymal sparing durante lo studio
che rifletteva un migliorato appoggio di questo trattamento in centri ad alto volume.
Per cui vi pongo la seconda domanda a questo punto.
La seconda domanda è questa.
paziente con metastasi bilovari in numero di 8, la più larga 3.5 centimetri. Il chirurgo,
visto che sono 8, pianifica una resezione epatica con risparmio del parenchima facendo
multiple resezioni wedge. L'anatomo patologo che guarda il pezzo vede un margine R1 in 3 di 8
pezzi operatori. La domanda è quanto preoccupati sareste voi e quindi quale sono le risposte che
provo a suggerirvi? Molto preoccupato perché a questo punto avrei fatto una epatectomia destra
con resezioni controlaterali. Sono poco moderato perché probabilmente potrei fare una chemoterapia
adiuvante, quindi migliorando il mio risultato. Non sono preoccupato sostanzialmente perché i dati
della letteratura fanno vedere che le resezioni R1 in questi trattamenti non incrementano in maniera
in particolare la recidiva locale e l'ultima domanda è dipende da che tipo di R1 riporta
l'anatopatologo, se un R1 parenchivale o un R1 vascolare, per cui invertiamo l'ordine,
sentiamo Matteo Ravaioli, mandiamo intanto il sondaggio per tutti i partecipanti,
intanto sentiamo Matteo Ravaioli che cosa può dirci.
In questo caso secondo me pone l'aspetto non più tecnico e basta
perché parliamo di malattie a bilobare un elevato numero di lesioni
quindi secondo me si entra in un aspetto in cui la valutazione non può essere soltanto tecnica
è un paziente questo che deve fare una chimioterapia prima dell'intervento
non farei subito un intervento con lesioni multifocali
E quindi penso che questo dovrebbe essere il primo aspetto da discutere. Dopodiché farei come è stato scritto la resezione wedge multiple con anche la possibilità di fare un R1 e probabilmente mi manterrei nella risposta C monitorando il paziente e sicuramente se il paziente ha fatto già una chemioterapia ridiscutere il paziente per anche una chemioterapia successiva.
e questo è uno di quei casi in cui si può iniziare anche a valutare
a pensare in determinati criteri selettivi
a inserirlo in uno studio per la votazione del trapianto
quando la malattia ha una multifocalità
che coinvolge tutti e due i lobi del fegato
su questo dato del trapianto ancora la letteratura e gli studi
non ci vengono di supporto
anzi dobbiamo dare consistenza scientifica
come dicevamo prima inizieremo a breve uno studio
riguardo resezione rispetto al trapianto in questa categoria di pazienti, però penso che sia un po'
limitativo discutere solo dell'aspetto tecnico quando la malattia è multifocale al fegato fra
liver sparing rispetto a resezione epatica maggiore. Penso che ci debba essere un discorso di
multidisciplinarità coinvolgendo anche la componente oncologica e il tipo di terapie per
per dare il percorso migliore al paziente.
Allora, prima di dare la parola a Matteo Donadon,
vi racconto che, ma lo vedete anche voi,
la prima risposta non ha risposto nessuno,
mentre invece un terzo, un terzo, un terzo
si sono distribuiti per le altre risposte,
per cui effettivamente non è un tema che sia certo,
Certo, il caso è molto schematico, questo lo riconosco, ma ha scopo meramente accademico
e evidentemente gli approcci possono essere diversi.
Matteo Dalladonna?
Guarda, sì, io non sarei preoccupato per niente.
Nel momento in cui io so di aver fatto una resezione, supponiamo ecoguidata,
con un margine chirurgico-marcoscopico che io do negativo,
il fatto che il patologo riporti un R1 a me non preoccupa.
tecnicamente sapete
negli anni abbiamo distinto tra il parenchima
e il vascular
in entrambi i casi però il patologo non lo sa
perché al di là del cancro il patologo
che vede sul vetrino non può sapere se
noi abbiamo lasciato un vaso che è preservato
nell'organo o se invece
c'è del parenchima
quindi in questo senso una raccomandazione che si può dare
è quella di offrire qualche
caffè al nostro patologo, più di uno
nell'arco di tanti anni per spiegargli
un attimo che cosa
cosa viene fatto in sala. Noi ci abbiamo messo tanti anni in Humaitas a trovare poi un patologo
compliante che capisse un attimo la faccenda perché altrimenti il patologo scrive R1 punto
e basta e sapete come ci sia una differenza di rischio di recidiva diverso se si lascia
del tessuto parenchimare piuttosto che invece la superficie del vaso. In entrambi i casi
comunque non sarei preoccupato perché la prognosi di questi malati comunque in realtà
In realtà dipende da una serie di fattori oncologici, in primis la biologia della malattia, per cui il margine chirurgico gioca un ruolo tutto sommato limitato nel computo generale della prognosi dei malati.
Andrea Belli?
Sì, io sono molto in linea con quello che ha detto Matteo, nel senso sarei molto poco preoccupato considerando che si era...
Andrea, i precedenti relatori si chiamano tutti e due, vabbè io...
Sì, sono d'accordo con entrambi
ma l'ultimo che ha parlato è Donadonna
e io mi sono d'accordo con lui
nel senso che noi non siamo particolarmente preoccupati
quando abbiamo un R1 in un paziente
con questo tipo di presentazione
che come detto è molto schematica
e probabilmente, anzi direi 100%
ha fatto una chemio preoperatoria
che ci ha dato una risposta
perché altrimenti non lo staremmo candidando
all'intervento chirurgico
e i nostri oncologi rifiutano anche
qualsiasi tipo di adiuvante
è un paziente che noi controlliamo nel tempo
e che come si diceva per noi
ma penso anche un po' in generale
i fattori prognostici che determinano
l'andamento di questi pazienti
sono multifattoriali
sarei più preoccupato forse in un paziente
ras mutato che non ha avuto
una brillante risposta radiologica
che ha avuto una risposta
diciamo non particolarmente
brillante ma ne sarei preoccupato
per la prognosi a lungo termine
non tanto per il fatto che io abbia fatto un R1
chirurgica diciamo
probabilmente per un paziente
e penso che molti di voi, i relatori sicuramente
c'erano all'ultimo congresso nazionale
ah e c'è poi parlando proprio dello studio
dell'MD Anderson che avete citato
precedentemente c'era Potei
che ha detto che loro ormai quasi non la controllano
più i patologi dell'MD Anderson
in questo tipo di pazienti
di coloro che è un dato
che non ricercano più la loro patologia dell'R1 nei pazienti con malattia bilobare
e diciamo multipla trattati con parenchima sparing, non vanno proprio più a ricercarlo
su ogni singola lesione, questo per dare un'idea di quali sono quei fattori che probabilmente
influiscono non tanto sulla recidiva locale ma sulla prognosi vera e propria del paziente
a lungo termine, questo sarebbe diciamo...
Marco Bassani?
Io anche non sarei preoccupato sinceramente, ovviamente conscio di aver fatto intraoperatoriamente quello che si deve fare, quindi cercare l'R0, se l'R0 non era fattibile mi accontento di un R1 assolutamente e poi lì c'è da discutere con l'oncologo sicuramente sul cosa fare.
Ripeto, noi cerchiamo quando possibile, quando troviamo un accordo, di affidare questi pazienti ai controlli, non necessariamente di partire subito con una chemoterapia adjuvante dopo una chirurgia che comunque a nostro giudizio è da considerarsi radicale.
Bene, sono d'accordo. Andiamo avanti, continuiamo con il tema del margine. Qualche dato sul quanto il margine è ottimale.
tradizionalmente abbiamo appena detto maggiore o uguale un centimetro per risultati migliori
tuttavia nel 2018 Marconi si ha fatto vedere questa meta analisi su 34 studi ha fatto vedere
come margini più ampi maggiori di un centimetro verso un centimetro erano associati con una
migliorata sopravvivenza a 5-10 anni anche maggiore di un millimetro verso un millimetro
anche questo era significativamente associata con un miglioramento della sopravvivenza
e questo studio del 2018 di Margonis concludeva dicendo che
mentre un millimetro è il minimo, maggiore di un centimetro dovrebbe essere quello che succede normalmente.
naturalmente. Però andiamo a vedere cosa è stato pubblicato più recentemente, e cioè questo è il
lavoro del 2013. Cosa succede con la chemoterapia moderna, con la neoadiuvante moderna, quello che
in qualche maniera è già stato accennato. Quando noi andiamo a vedere le resezioni R1, margine di
di un millimetro, ovviamente il, oddio scusate mi ho sbagliato il coso, quando andiamo a vedere
la sopravvivenza a 5 anni abbiamo una sopravvivenza del 26% verso il 55% per l'R0, per cui sicuramente
un miglioramento. Tuttavia cosa ci dice Marconis? Che l'impatto dell'R1 era assolutamente molto più
pronunciato nei pazienti che avevano avuto una risposta subottimale alla
chemoterapia in 1990 e per quel che riguarda la conclusione alla fine in questo
risultato in questo studio di Margonis lui fa vedere che non vi è nessuna
differenza nella sopravvivenza fra per chi ha fatto la chemoterapia fra se ha
ha fatto R0 o R1, per cui la conclusione che a mio avviso può essere tratto da questo
lavoro è che il margine sicuramente importa, tuttavia nel contesto della nuova chemoterapia
e del nuovo studio di biologia secondo me è sicuramente meno importante e quindi le
le sezioni parenchymal sparing sono comunque sicuri in tutti i parametri oncologici.
Andiamo allora a parlare di quello che diceva Matteo Donadon
dell'R1, dell'R1 vascolare.
Il lavoro del loro gruppo, di primo nome Viganò,
introducono il concetto dell'R1 vascolare,
e cioè il distacco del tumore da un vaso intrapatico lasciando un margine sostanzialmente di zero nel punto dove il tumore è stato staccato
senza avere nessuna esposizione del tumore attraverso il parenchima.
Quali sono i loro risultati? Sono 340 resezioni esplorate, 136 pazienti,
dipendente dal tipo di crescita della metastasi, nell'R1 vascolare 4% per le metastasi che avevano
dipendente dal tipo di crescita della metastasi, nell'R1 vascolare 4% per le metastasi che avevano
una crescita o pushing oppure a crescita desmoplastica rispetto al 29% di quelli che
avevano una crescita che rimpiazzava nella crescita appunto il tessuto epatico, ma ne parleremo
indipendentemente dal tipo di crescita della metastasi, nelle R1 parenchimali invece il tasso di recidiva era estremamente più elevato
indipendentemente dal tipo di crescita della metastasi.
Per cui la conclusione del lavoro era che quello che è sicuramente dipendente per la recidiva locale
è l'R1 panichimare, meno al contrario l'R1 vascolare non è associata dal punto di vista significativo
alla recidiva locale, in particolare nelle metastasi che crescono in forma pushing,
quindi che si espandono, crescita espansiva o quelle di tipo desmoplastico.
Sempre un altro lavoro, questo invece il primo nome è Procopio, scusatemi, ho fatto casino,
qual è il key message, qual è? R1 vascolare è sicuramente accettabile e non deve essere
paragonabile ovviamente all'R1 parenchimale. A questo punto, altra domanda, vi faccio il quadro,
una metastase colorettale di 3 cm è in contatto con vena sovraepatica destra alla confluenza
epatocamale. Voi potete ottenere un R1 vascolare staccando la metastasi dalla
sovraepatica oppure l'alternativa è fare una epatectomia destra per garantire al
paziente un margine R0. Qual è il vostro approccio preferito? Le risposte sono
sono epatectomia destra con margine R0, parenchymal sparing con R1 vascolare,
dipende dal tipo di crescita, se è conosciuto da un'eventuale biopsia preoperatoria,
dipende ovviamente dalla risposta alla chimioterapia
e penso che come discussione bisogna fare una biopsia preoperatoria
per determinare il tipo di crescita
e quindi avere una idea di come comportarci
quando le metastasi sono attaccate ai vagi.
Intanto che il pubblico vota,
sentiamo, rifacciamo il giro.
Marco Massani.
Allora, io in un caso come questo
non mi porrei neanche il dubbio di fare un'epatetomia a destra, sinceramente.
Andrei per una parenchymal spading, assolutamente.
Quello che qualche volta forse è poco considerato sono i rapporti con l'albero biliare quando andiamo in situazioni differenti, perché è più facile che la lesione infiltri l'albero biliare piuttosto che l'asse vascolare, però insomma stiamo parlando di situazioni comunque particolari, ma io in un caso come questo assolutamente non farei mai una patica mia a questo.
Andrea Belli?
Sì, anche noi partiremmo chiaramente con l'ausilio di un buon imaging preoperatore
e soprattutto di un eco intraoperatore che ci confermi questo rapporto di scuola
diciamo preferiamo un parenchema sparingly dove il detachment è possibile
soprattutto per lesione singola diciamo di queste dimensioni
Matteo Ravaioli?
Sì, no, assolutamente non farei mai una ipotetomia destra in un caso come questo
e in questo caso secondo me può aprire la discussione che poteva essere fatta anche inizialmente
sul fatto che con le tecniche meno invasive, la paroscopia, la robotica, fare la chirurgia liver sparing può essere più complesso
e alcune volte il tema è se si fa un intervento open perché si fa liver sparing
o si fa in robotica o in paroscopia con una risoluzione epatica maggiore
perché è tecnicamente più facile rispetto a un liver sparing open
Non è questo caso, però nell'argomento che stiamo trattando oggi questo potrebbe essere un tema di discussione.
Comunque, tornando alla domanda, assolutamente non è patetomia destra e la resezione della lesione distaccando la solepatica.
Se vuole fare una domanda a Matteo Donodomba mi sembra quasi cronastico.
Dica una cosa sulla biopsia.
Sì, sì, ti dico due cose
una è anche sulla risposta alla chemioterapia
che in realtà secondo la mia esperienza
non cambia l'approccio tecnico
cioè la risposta alla chemio la cerchiamo
per determinare il fatto che la biologia
sia under control e quindi il paziente
sia
quantomeno in una fase
di malattia stabile
perché comunque quando hai un contatto vascolare
è veramente rarissimo che il paziente
poi dopo la chemio abbia
la lesione con un margine libero
rispetto al vaso
La morfologia della malattia resta la medesima. Sulla biopsia purtroppo no, dico purtroppo nel senso che noi siamo sempre stati molto contrari alle biopsie, però se uno avesse in casa un patologo che con una fila di 12 cellule prelevate in maniera eccellente fosse in grado di dare una definizione di questo tipo, allora diventerei il fan più accanito delle biopsie percutane.
D'altra cosa che volevo dire, anche per chi ci ascolta, è che il tema del pushing verso invece il tema infiltrativo
storicamente è comunque un filone che nasce dall'epatocarcinoma perché anche l'R1 vascolare
è tutta una chirurgia che nacque con l'epatocarcinoma che ha quasi sempre una crescita per espansione,
per comprensione non infiltrativa, per di più perché è capsulato.
e la stessa cosa fu traslata poi
nello studio delle metastasi
e venne fuori poi questa diversa classificazione
che però io non credo che ci sia oggi
un patologo in grado di definirla sistematicamente
va bene
procediamo
per aggiungere un argomento di discussione
se c'è un minuto
dando per assunto che tutti faremmo
il parenchymal sparing abbiamo detto
che però ci può stare la lesione intraoperatoria
ci può stare qualcosa di diverso
Se è un paziente con una lesione singola di 3 cm, con fluenza epatocavale,
quindi senza right inferior per dirci di salvataggio,
voi valutate comunque una volumetria?
Perché se è un paziente che per una lesione iatrogena o qualcosa
va incontro a un'epatettomia destra per una lesione così piccola,
poi c'è un rischio effettivo di insufficienza.
Volevo sapere, per discutere voi come vi comportate,
se è una cosa che è un dato che guardate comunque o meno.
La mia risposta è no.
No, rapido gli altri perché andiamo a un altro pezzo e poi il video.
Vai, risposta è rapida.
Anch'io no.
Matteo Cesaravaioni?
No, no, l'ho detto, no.
Marco Massari?
No, no.
Perfetto, sono d'accordo anch'io, no.
La risposta è no, però giusto averci pensato.
Andiamo avanti, passiamo all'R1 parenchimale invece questa volta.
Andiamo alla recensione R1. La recensione R1 invece pone un po' più di problemi perché la recidiva globale è 83% sulla R1 parenchimale, la recidiva locale è il 31.4%, la recidiva on-site solo il 12.8%,
tuttavia l'on-site è quella che non impatta praticamente sulla sopravvivenza.
Quali sono i fattori prognostici sfavorevoli per queste recidive locali?
Sono le metastasi sincrone, parenchymal sparing ovviamente
e soprattutto quelli che non hanno risposto alla chimioterapia preoperatoria.
Questo è per quel che riguarda R1 parenchimali.
Un altro lavoro è quello di Andreo, 345 pazienti, pubblicato nel 2021.
La recidiva, secondo lui, la recidiva locale non è vista più frequente fra R1 e R0,
tuttavia lo status R1 peggiora la sopravvivenza globale dei pazienti
e loro la considerano come un sorrogato della biologia della malattia,
quindi dicono che è un processo peggiore.
Il key message di questa conclusione è il fatto che l'R1 parenchimale è sicuramente un marcatore di biologie aggressive della malattia
e almeno a mio avviso, ma l'avete detto anche voi, l'R1 parenchimale dovrebbe essere evitato quando è possibile.
Infine, ultimo argomento, il fatto che la chemoterapia neoadiuvante può migliorare l'approccio al margine,
questo è un lavoro molto recente, maggio 2026, per metastasi epatiche multiple, quello che abbiamo già detto quando abbiamo parlato della recidiva,
il margine del tumore delle metastasi più grandi non sono associati a una sopravvivenza peggiore riguardo alla risposta.
Per cui questo sostanzialmente era un concetto che era già emerso dalla vostra discussione.
Quindi ultima domanda prima di passare al video.
I dati che il margine R1 ha un impatto minimo in pazienti che rispondono alla chemioterapia
dovremmo riconsiderare le linee guida che dicono che il debulking è proibito
quali sono le risposte che vi propongo
sì dovremmo riconsiderare il debulking
quindi accettando l'R1 in pazienti selezionati che hanno risposto alla chimioterapia
no l'R0 dovrebbe essere rimanere lo standard universale
C, gli ineguiti in realtà si riferiscono a un R2 intenzionale e quindi questo è un altro argomento,
oppure ci serve uno studio. Sentiamo Marco Massari.
Allora, io sono un accanito sostenitore che quello che dobbiamo guardare è la biologia della malattia.
tutto il resto ovviamente importante è chiaro che partire con l'idea di fare un r1 non va bene
trovarlo incidentalmente dopo è una cosa completamente diversa l'outcome peggiore di
questi pazienti è legato al fatto che hanno una biologia della malattia differente non è l'r1 di
per sé a cambiare la prognosi quindi io andrei a selezionare sulla base della biologia questo è
Romaglioni? Sì, sono d'accordo
e considero debulking
però l'R2 non l'R1 incidentale
L'R1
diciamo non lo considerate in principio
un debulking, c'è anche
uno studio mi pare dell'anno scorso
che ho suggerito su debulking
su malattia colorettale che è uscito negativo
però secondo me andrebbe invece
valutato l'R1 non di principio
però chiaramente non come
una defeat chirurgica
Noi già di pratica in realtà facciamo resezione epatica in pazienti con malattia polmonare sotto controllo in istituto, quindi de facto facciamo un debulking epatico perché consideriamo, andiamo a una pulizia d'organo epatica e mantenere sotto controllo con terapia o stereotassi sistemici eventuali secondarismi in risposta a livello polmonare.
Quindi per me sicuramente sì, però vanno inquadrati in un contesto multidisciplinare di MDT molto ben selezionato.
Allora, vediamo le risposte che ha dato. La domanda era se possiamo sostanzialmente includere il debulking nell'eleguida. Sì, 59%, perché i dati supportano accettare l'R1 nei pazienti che ha risposto alla chemoterapia, ed è la maggioranza dei pazienti, scusate, delle risposte.
18% R0 dovrebbe rimanere uno standard universale, uguale a 18%, stiamo parlando di mele e pere perché le linee guida si riferiscono a un R2 intenzionale e non al resto.
Però direi che il 60% di chi era con noi dice che sostanzialmente l'R1 dovrebbe essere accettato ai pazienti selezionati.
Bene, io adesso interromperei questa narrazione e chiederei al tecnico di far partire il nostro video,
su quale ovviamente possiamo continuare la discussione.
Ci condivide lo schermo?
Ecco, questo è un intervento eseguito poco tempo fa da noi, una donna di 45 anni,
che nel 2022 aveva fatto un'emicolettomia, dopodiché è stata un piccolo particolare, ovviamente non sempre le cose vanno come vogliamo,
aveva fatto nel marzo del 25 l'acolettomia sul totale e delle restazioni atipiche in Spagna,
dopodiché aveva fatto folfiri e bevacizuma in Spagna ed erano rimaste 4 metastasi dopo tutti questi trattamenti.
una la vedete qui, altre due metastasi sono qui
e la terza è in mezzo al peduncolo
abbiamo pensato come tutti questi pazienti
di eseguire un trattamento parenchymal sparing
prima della restazione l'abbiamo pianificata con una ricostruzione 3D
abbiamo 4 metastasi, la A, B, C e D
la C è quella più impegnativa perché è sul paretima
siamo partiti proprio con l'idea di fare resezioni limitate e parenchymal sparing
anche perché la paziente era già stata operata.
Lisi di aderenze, sempre stare attenti, soprattutto per i giovani
perché andare dentro il fegato è particolarmente facile in questi casi.
Il video ha una componente particolarmente rossa
perché, non lo so perché, noi usiamo molta acqua
e quindi questo ovviamente influisce
sui colori del coso
legamento epato inferiore della cava
che dobbiamo sezionare
perché dobbiamo essere certi
di cosa andiamo a capire
c'era il pericolo di dover sezionare
la vena sovlepatica
questo è il Makuuchi
scusate, la paziente aveva una inferiore
una sovlepatica inferiore
questo è il legamento di Makuuchi
che viene sezionato
ovviamente se avete delle domande fatele in modo così da rendere la narrazione forse più
più fluente per chi ascolta so che molti lo fanno con una sottolettrice meccanica questo
a me piace continuare a farlo con i punti perché penso di risparmiare soldi perlomeno almeno queste
cose qualcuno lo struttura con una sottolettrice meccanica nessuno di voi no no io spesso poi
dipende quanto quanto è lunga però spesso sì. Meccanica? Io anche. Con la mascolare? Sì con la
mascolare. Io la uso la meccanica anche nel trapianto però poi dopo un po la ripasso
perché ho avuto dei casi in cui poi dopo anche sparando apparentemente bene sanguinava dei punti
soprattutto se la pressione cavale è molto elevata. Io lo faccio sempre che ho punti devo dirvi un po
un po' perché così lo faccio vedere specializzando,
un po' perché mi illudo di risparmiare soldi al Servizio Sanitario Nazionale.
In effetti qui a Careggi c'è stato l'anno scorso il problema dei dispositivi medicali,
degli elevati costi, e devo dire che ci hanno chiesto di ridurre l'uso di questi dispositivi.
Sì, non la utilizzerei solo per fare questo,
quindi se uno deve fare solo questo pezzo non userebbe nessuna trattrice.
sul discorso del training comunque fai più che bene
perché sono manovre che altrimenti gli specializzanti
non vedono e non imparano
tutto quello che è possibile fare a mano
io cerco di farlo a mano perché loro possono almeno vedere
a volte gliele faccio fare
dopo aver isolato le vene
l'ecografia intraoperatoria
purtroppo quel giorno lì avevamo un nuovo ecografo
che non sapevamo
non c'era disponibile
la scheda per
per attaccare il video
per cui è una ripresa con la telecamera
abbiamo la metastasi
quella più grande
situata nell'ottavo segmento
Gianluca
posso chiederti una cosa
adesso ci fai vedere
hai già fatto
hai isolato posteriormente
hai preparato la destra
ma
diciamo da un punto di vista così metodologico
fare l'ecografia prima di cominciare una dissezione può essere può rendere la cosa
meno complessa nel senso che comunque dopo 6 degli artefatti legati al fatto che qualche
clip lamenti se metti qualche c'è il figlio il consiglio insomma è quello di fare l'ecografia
prima di fare qualsiasi tipo di mobilizzazione ma non so se siete d'accordo insomma se l'unica
cosa da questa era vedi che aveva delle aderenze delle era già stata resecata per cui in qualche
maniera come dico in generale come condivido condivido condivido queste sono le metà se
avete visto sono quelle superiori ogni metà se l'abbiamo messa l'abbiamo numerata con una
lettera per rendere in qualche maniera più più capibile la narrazione questa era la b
B, quelle superiori erano molto vicine, lasciare un ponte di parenchima ci sembrava una cosa
un po' particolare, per cui abbiamo pianificato di farne con un'unica resezione e piuttosto
che fare il clappaggio del peduncolo alla Pringle, visto che tutte le metastasi erano
una destra, abbiamo optato
per fare una esclusione
epatica
solo del fegato di destra
voi fate Pringle e basta?
è una cosa vecchia che non si fa più?
l'ho fatta perché era bella così?
voi fate pringole e basta?
io faccio Pringle
completo, noi facciamo
Pringle anche noi
si, pringole
facciamo lo clampaggio
totale dell'ilo
a meno che non è proprio facile
ma di principio prima normale. Qui lo stavamo facendo per il video insieme al congresso di
Giorgio Palazzini per cui ci era sembrato così insomma più didattico e più esplicativo farlo
in questa maniera abbiamo isolato i rami portali condivido che ha poco senso però alla fine abbiamo
fatto l'intervento solo con una emipatica sostanzialmente il fegato di sinistra è sempre
stato vascolarizzato. Questa era l'arteria, l'arteria destra. Forse era un retaggio dei
tempi della mia crescita dove questa aveva una certa... era di moda farlo e ogni tanto lo faccio.
Ma noi, ti dico, noi una volta, anche noi una volta lo facevamo praticamente di principio,
isolarti a seconda di destra e sinistra. Poi una volta ci è capitato di lesionare
la porta facendo la manovra
e ci è passata la voglia
perché poi si sta male
è stato molto complesso
e quindi abbiamo
adesso primo il completo
e insomma
e isolando
l'emifegato di destra
porta arteria che tipo di clampaggio fai dopo?
clampo solo gli elementi di destra
e no ma tipo intermittente
10 minuti, 5 minuti
no no no va davanti
cioè clamp gli metti di essa per tipo? clamp ha bisogno senza guardare molto tempo se ne ho
bisogno clampo e vado avanti la restrizione qui l'ho fatta non uso spesso il kusa vi devo dire
preferisco la vecchia kellyclasia quindi incisione della glissoniana col bisturi e
poi dopo kellyclasia sostanzialmente vuoi sempre kusa? no io non ho mai usato il kusa se non per
prove sempre kellyclasia specialmente in open quindi elettrobisturi kellyclasia poi uso uno
strumento di energy device che può essere dal thunder bit al liga su una seconda con l'ultra
ci sia una seconda un po anche delle ondate di provvigione che ci sono e poi lacci che quello
che faccio io adesso lo vedrete io uso spesso quello della play divide che a me piace abbastanza
è veloce funziona funziona bene disponibile voi sapete che qui a careggi eccolo che qui
a careggi abbiamo gare su gare abbiamo una burocrazia molto importante questo strumento
è disponibile ha fatto tutte le gare mi trovo bene devo dire sostanzialmente uso questo lo
durante l'intervento insomma però kellyclasia e isolamento e bipolare insomma
quindi sostanzialmente la tecnica che fa Matteo De Lodon.
Marco Bassani?
Noi usiamo parecchio il Cusa, anche se non mi piace tantissimo, non vorrei dirlo.
Andrea Belli?
In Open spesso il Cusa anche noi, c'è il Cusa Bipolare o a volte anche il Cusa elettromedicale, più spendazioni.
Ma io devo dire, poco tempo fa vi ho fatto una ecografia intraoperatoria per vedere il margine delle metastasi, penso che siano procedure che facciate anche voi.
Dei dire che secondo me, adesso magari è una considerazione un po' del piffero, ma la chirurgia robotica dove è difficile usare il Cusa, è difficile per motivi tecnici sostanzialmente, ha portato a mio avviso di nuovo in prima linea la kellyclasia.
perché con la chirurgia robotica sostanzialmente
quello che si fa è una specie di kellyclasia
per cui fare la kellyclasia secondo me è una cosa che
bene o male anche in open
soprattutto i giovani dovrebbero imparare a fare
almeno avere una conoscenza
facciamo una resezione per cui abbiamo deciso di clappare
clappiamo soltanto gli elementi di destra
lì c'è la sovraepatica media
che era a cavallo delle due metastasi
che stiamo cercando di preservare
kellyclasia secondo me
non so
è come il primo amore del liceo
che alla fine non si dimentica mai
a me il Cusa
devo dire annoia
particolarmente
ma annoia non perché non è maneggevole
perché non mi diverto
Matteo Donadolma ha detto che anche i torsili
lacci da quando usa l'energia
meno
sì sì confermo
anche lui
si è evoluto un pochino perché le vecchie oddio non so stato io vi giuro che è successo tranquillo
arriva la domanda a mi sono collegato ci prima ero al cellulare non sia scrive la mia domanda
riferita a domanda 1 quando la relazione è preferita diametro 2 cm la relazione b
fabbricanti come ci sono dei soldi per zero ma chi vuole rispondere uno va a rispondere
non ho capito bene la domanda
quando l'ablazione
quando è consigliata l'ablazione
io penso che l'ablazione
per quello che mi riguarda
l'ablazione soltanto per metastasi
multiple, magari piccole
che durante
una restazione epatica
costringerebbero a fare
un danneggiamento
o un'asportazione enorme
di parenchima e che con un'ablazione
possono essere risolte
altrimenti l'abrasione la vedo veramente oppure nei malati che non possono essere operati però
l'abrasione ancora per le metastasi, nonostante lo studio di cui parlavamo prima, sostanzialmente è
uno spazio molto limitato. Voi che dite? Io sono d'accordo, lo studio, il collision,
probabilmente è stato quello che ha. Io personalmente la vedo come qualcosa che ti
può aiutare intraoperatoriamente
in determinate situazioni
sono d'accordo con te
di principio direi no
Voi l'ablazione
intraoperatoria la usate spesso?
A noi qualche volta la usiamo
non spesso, non è vero
ma ci è capitato di usarla
poi adesso
abbiamo cominciato ad utilizzare
anche dell'etropurazione
con i radiologi
che
noi abbiamo una discreta esperienza
di ablazione
soprattutto in lesioni bilobari
multiple intraoperatorie
sia open ma anche in mini-invasiva
diciamo nel senso
però la lesione con tumor burden
basso in paziente fit
anche noi siamo in restrizione 100%
io inizierei ad essere
non tanto per i dati del collision
sono discutibili
descrivono anche una tecnica che non è proprio
con l'ablazione che facciamo noi chirurghi in sala operatoria
c'è il controllo angiografico
insomma è qualcosa di un po' diverso
è comunque da validare
però diciamo io non sono così alieno
ad approcorre un paziente
non particolarmente fitto
diciamo anziano con una buona risposta
alla chemioterapia
anzi provocatoriamente ci sono scenari
in cui magari
piuttosto che fare lezioni
molto, tecnicamente
molto complesse magari per una lesione
risposta di un centimetro
centro parenchimale profonda, sempre uno scenario multiplo. Io non sono così alieno dal fare una
resezione mini invasiva delle lesioni facilmente approcciabili e magari bruciare una singola
lesione profonda di un centimetro in un paziente che magari in terza giornata sta a casa senza
dovergli smontare tutto il fegato e c'è una buona risposta in un paziente di 78 anni che non sono
così il contrario in assoluto. Matteo Sodano intendevo se veniva utilizzata la tecnica di
radioterapia intraoperatoria
con elettroni, la YORT
o a tecnologia all'avanguardia
a elettroni ad altissima energia
utilizzate per la terapia FLASH
oppure se non si usa per queste chirurgie
penso che la risposta
se condividete è non si usa per queste
chirurgie, siete d'accordo?
Sì, almeno noi non lo facciamo
Eh?
Anche perché ci vuole una strumentazione fatta
per bene, non penso che sia
per tutti qui stiamo legando un ramo un ramo che andava alla metastasi della della media
d'acqua devo dire con la radiofrequenza e la bipolare tanta acqua sempre decisamente
del parenchymal sparing è che facendo resezioni limitate adesso qui è un caso fortuito aprendo
il fegato alla fine puoi anche modificare la tua tecnica e cioè aprendo dei nuovi fronti
delle nuove tranche di resezione, alla fine puoi decidere che magari una resezione che
avevi pianificato di fare da una parte del fegato può essere eseguita nella stessa maniera
resezione parenchymal sparing da davanti includendo le due metastasi questa è la
due metastasi, quelle che erano più in alto, l'emostasi, bipolare, acqua, lo stesso, un
po' di TachoSil, che a noi piace molto. L'altra metastasi, se vi ricordate, all'inizio del
video l'avevamo marcata come molto posteriore, noi mettiamo il TachoSil anche solo come sigillante
attaccare, dopodiché facciamo l'ecografia e vediamo che le metastasi posteriore che io
posso sollevare con un dito, cosa che penso parrete tutti, sono molto molto vicine alla
traccia di resezione che abbiamo appena fatto per cui alla fine invece che proseguire e fare
una resezione portando il fegato da dietro alla fine decidiamo di scavarci e fare una
resezione parenchymal sparing da davanti includendo le due metastasi questa è la
metastasi che era sul peduncolo questo è un video per cui non riesco a fermarvelo ma dovrebbe esserci
dei dei marker la metastasi più posteriore che vedete bene niente non c'è una quella sul sul
parenchima sulla confluenza dei peduncoli resta nella confluenza dei peduncoli per cui decidiamo
di cambiare la strategia invece che approcciare la metastasi del sesto segmento dalla parte
e posteriore decidiamo che la nostra via preferita è quella anteriore e quindi allarghiamo la trancia
di resezione da davanti per includere le due metaste del residuo che sono sempre del fegato
di destra. L'operatore è venuto molto avanti con la telecamera per cui adesso andiamo a ricercarci
i peduncoli anteriori, questa è la vena solevatica destra, andiamo a ricercarci i peduncoli anteriori
del figlio di destra, questa è la prima metastasi che è lì, quindi un detachment
dalla vena sovraepatica e quella appunto la metastasi che avete visto prima, quella
che si chiamava C, qui si vede bene che il margine è un R1 vascolare, il mio aiuto sta
cercando di tenere la metastasi con la maggior delicatezza possibile che è lì sopra, questo
Questo è il peduncolo del settimo segmento, la metastasi è attaccata al peduncolo, è lì insomma, non è attaccata ma è vicina al peduncolo e quindi viene distaccata dai peduncoli, era da una parte la vena sovraepatica destra e dall'altra parte peduncoli per fare un detachment complessivo della lesione.
Vena sovraepatica, peduncoli.
Posso dire una cosa Gianluca?
Certo!
Ecco, tu con la tua mano sinistra stai lussando la lesione da sotto a fuori, che è la classica manovra che si deve fare in chirurgia del fegato e che è quella che a mio modesto parere manca un casino quando fai questa chirurgia in meninvasiva.
non c'è dubbio
è che a me personalmente
io dico sempre a tutti che probabilmente ho dei limiti
nella mini-invasiva
io mi rendo conto che
appunto volendo emulare
questo approccio che ti dà la possibilità di scavare
nel fegato perché
da una parte e dall'altra spingi fuori
e in mini-invasiva non lo puoi fare
no, no, però
qui ritorniamo al discorso di cui parlavamo
pochi giorni fa
alla fine tu ti falli alle sezioni mini-invasive
chi è che farà queste manovre?
perché un po' di manualità qui la devi acquisire
sì, non sono impossibili da fare
ci sono nostri colleghi anche italiani bravissimi
che fanno vedere anche dei video eccellenti
paradossalmente a volte si dice
il tema della riproducibilità di questa chirurgia
parecchi ma sparing estrema alla Torzilli
può essere un tema
ma lo stesso tema c'è appunto
per questi interventi di mini invasiva
cioè della difficoltà
i laboratori chiamano questi interventi
una Torzillata classica
per cui i due peduncolini
con
due piccoli clamp
il peduncolo è lì
e quindi a questo punto abbiamo
la vena solepatica, il peduncolo di 7
e quindi a questo punto
abbiamo fatto quello che vi guido
sottolinea come il tunnel
il controllo vascolare successivo
per vedere che tutto sia rimasto aperto
il dopper che facciamo
a destra per verificare
che l'abbiamo fatto a scopo soltanto
accademico e questo è l'impianto
finale della resezione
col peduncolo, il tunnel là sotto
e le metastasi che sono
state asportate
ok, commenti?
nessuno vuole
Torzillata classica Matteo?
direi proprio di sì
Guido sarebbe molto contento
e ti direbbe complimenti, cosa che ti dico
anch'io, certamente, insomma,
anch'io, certamente, insomma, parenchymal sparing in pieno, per cui
sicuramente la paziente sarà nata bene,
non hai problemi di volume residuo,
rischio di insufficienza epatica
non c'è, e se la paziente
è recidiva, cosa che fa parte della
storia naturale della malattia, hai la possibilità
di recuperarla, aderenze a parte
che sono sempre una bella rottura, ma quelle
sono indipendenti dall'approccio,
quindi in termini di
major verso minor, e quindi
è fatto più che bene.
ti ringrazio
lui ha un conflitto di interesse
essendo il promotore di questa tecnica
per cui non possiamo avere
allora se voi siete d'accordo
vi proporrei gli altri temi
della discussione che avevo preparato
per
per terminare
il webinar
parte seconda
alcuni argomenti
alcuni argomenti topici
innanzitutto
qual è il problema
dell'ALPPS. ALPPS è sicuramente una tecnica importante soprattutto per quando il paziente
ha dei volumi residui molto limitati. Abbiamo dei trial già visti, trial randomizzati che
comparavano l'ALPPS con l'Autostage Epidectomy, sicuramente resezioni con l'ALPPS superiori,
perché la resezione è il 92%, non ci sono differenze nelle complicazioni immediate,
tuttavia c'è un scotto in termini di mortalità sull'ALPS molto superiore per quel che riguarda l'altro verso la parenchymal sparing.
C'è questa analisi sempre dello studio Ligero pubblicato nel 2021,
dove fa vedere che l'ALPS ha una maggiore sopravvivenza rispetto alla to stage hepatectomy
e ci sono più pazienti che sono liberi da malattia dopo la prima ALPPS.
Una meta-analisi fa vedere che il 98% delle ALPPS possono fare il secondo stadio,
mentre soltanto il 78% delle tustegge epatectomi.
Le complicanze minore ovviamente superiore alle con le ALPPS.
Alps e parenchymal sparing non sono due filosofie che competono
servono soltanto di differenti popolazioni
le parenchymal sparing quando è possibile fare una resezione completa
lasciando un future liver regman normale
mentre l'Alps ovviamente ha il problema dei volumi
e quindi cerca di riparare a questa soluzione
La terza alternativa che viene fatta ormai abbastanza frequentemente come alternativa all'ALPPS è la deprivazione venosa, abbiamo questo studio del 2025 dove fa vedere che la resecabilità fra deprivazione e ALPPS è molto simile, 84 verso 90%, con una sopravvivenza altrettanto simile, 42 verso 30%, però bisogna dire che la deprivazione è sicuramente maggiore.
meno invasiva perché si fa per cutaneo, mentre l'ALPPS ha bisogno di due interventi successivi.
Messaggio chiave, il chirurgo deve avere nel suo portafoglio tutte le modalità
che gli consentono di poter modulare i volumi per poter offrire ai pazienti
una strategia chirurgica adeguata.
Quindi domanda, il paziente ha 12 metastasi bilobari che hanno risposto alla chemoterapia,
il future liver rendment per la resezione il 22% del volume totale
voi cercate di fare, di esportare ovviamente le metastasi
qual è la strategia che preferireste
una conventional two stage hepatectomies
e quindi pulire prima il fegato sinistro
fare l'embolizzazione portale
fare l'embolizzazione portale aspettare e poi fare un'epatectomia destra allargata, fare l'ALPPS con
l'allegatura della vena porta e quindi aspettare in 7-14 giorni per
fare l'epatectomia destra allargata, fare una deprivazione venosa oppure
considerare di mandare il paziente a Matteo Ravaglioni per fare il trapianto di
fegato. Sentiamo Matteo Ravaglioni per primo.
Sì, quando una malattia è così multifocale e il numero è così elevato di lesioni, sicuramente la discussione con un team che fa anche i trapianti e il protocollo sul trapianto penso sia corretta e venga fatta.
Dopodiché, per quel che riguarda l'aspetto tecnico, negli ultimi anni abbiamo molto virato verso la deprivazione venosa come metodica di ipertrofia, quindi sicuramente quella adesso è la nostra prima scelta.
Andrea Belli?
Sì, sì, sì, ho sentito.
Chiaramente dipende molto dalla distribuzione anatomica delle lesioni,
la qualità, insomma, tutte le variabili che ci siamo detti anche precedentemente.
Di scuola proveremo comunque una parenchima sparing se è tecnicamente pianificabile,
altrimenti noi l'ALPS, una procedura che abbiamo fatto raramente per un'età di discorso,
per un'età di discorso, quindi faremo probabilmente attualmente una deprivazione venosa
anche se abbiamo iniziato da circa un annetto
un annetto e mezzo ad associare la vena
prima facevamo l'embolizzazione standard
adesso di routine stiamo facendo questo
e diciamo che ci stiamo settando
su questo standard
per la refera all'altra pianto
entrano in gioco sicuramente una serie di variabili
da fare probabilmente all'inizio
del percorso terapeutico
perché vanno in gioco una serie di variabili
che riguardano il primitivo
la stabilità, tutte le tempistiche
diciamo sì, probabilmente da fare all'inizio
del percorso terapeutico questa considerazione.
Marco?
Io potremmo aggiungere anche un E con una one stage anche,
che sono dei dati a favore, l'embolizzazione,
fare in un unico intervento l'epatettomia più l'arbonifica
con risultati buoni.
Ma sono detto questo, il nostro approccio è fare,
in un unico intervento l'epatettomia più la bonifica
penso di conoscere la risposta
di Matteo Donadon
io sono
abbastanza allineato anche con
quello che ha detto Andrea
cercherei di fare il possibile per evitare
una right resection ectomy
in un caso del genere
devo anche dire che 12 metastasi
non sono poche ma non sono neanche dei numeri
così impegnativi
se sono così mal posizionate
da richiedere un'amputazione così importante
proverei il punto C
e farei poi anche io una one stage
possibilmente cioè un intervento unico
seppur di una
tristezionettomi con la bonifica
poi a sinistra
però il vostro gruppo di guida avete fatto adesso
un lavoro pubblicato
come abstract
sulle pazienti rissecati con più di
10 metastasi ipatiche
sì corretto dicendo che sono
quelli che chiaramente vanno un po' meno bene
rispetto a quelli che ne hanno
ne hanno meno di 10
ma che comunque la sopravvivenza a lungo termine
è comunque una sopravvivenza ragionevole
e adeguata per una malattia metastatica
impegnativa
qui il tema è tecnico che tu ci poni
non è tanto oncologico
io su un paziente
che ha 12 metastasi
ho sempre paura
di fare poi
un intervento complesso
ad alta morbidità e mortalità
non è una passeggiata
e quindi al di là del volume
che ovviamente devi avere
ma è anche tutto un tema ilare
da performare e fare
quindi se si può evitare
secondo me è un vantaggio
per il paziente
oltre al fatto che se li pianti
una retesectonetomi
e poi tre metastasi a sinistra
qualsiasi altra recidiva
che abbia in quel poco fegato
che gli lasci
di sicuro non sarà più operabile
certo
andiamo allora nel campo spinoso
dove Matteo Romagnoli
può dire la sua
trapianto di fegato
trapianto di fegato per metastasi
argomento estremamente di moda, è stato pubblicato il TRANSMET Trial di ADAM 2024 sull'ANSET,
sopravvivenza del trapianto superiore sicuramente alla chimioterapia da sola,
che era quello che questi pazienti sarebbero destinati ad avere.
ovviamente lo studio SECA-II che fa vedere una sopravvivenza a 5 anni dell'83% se i pazienti
vengono trapietati con criteri estremamente definiti e una conclusione delle linee guida
SLD che i pazienti con metastasi epatiche non resecabili con criteri di elegibilità molto
stretta devono essere candidati al trapianto. Adesso quest'anno è stato pubblicato quest'ultima
analisi di questa meta-analisi da Sumro, sopravvivenza un anno con il trapianto di fegato
96,6%, a tre anni 73%, recidive 63%, soprattutto extrepatiche in particolare a livello polmonare.
Il messaggio chiave di questo lavoro è sicuramente che il trapianto è un'opzione da scegliere che rappresenta la definitiva sostituzione del parenchima quando questo non può essere risparmiato o non si può ipertrofizzare. Sia il trapianto che l'ALPPS ovviamente l'abbiamo già detto trattano pazienti con malattie estese
sia il trapianto che l'abs ovviamente l'abbiamo già detto trattano pazienti con malattie estese
che non sono ressecabili l'ALPPS vada soprattutto alla ipertrofia del parenchima in qualche maniera
è una filosofia che si basa sull'ipertrofia e consente di poter fare una resezione epatica
in pazienti che hanno volumi discutibili di parenchima al contrario il trapianto di fegato
ovviamente risolva il problema, elimina il problema del volume e fa sì che tutto il fegato possa essere ripiazzato.
Le differenze sono sicuramente a favore del trapianto, purtroppo i pazienti che devono fare il trapianto
ovviamente devono fare un'immunosopressione per tutta la vita, cosa che non lo fa.
Il fatto che il trapianto sia dipendente dalla disponibilità di organi, secondo me oggi è un concetto che deve essere messo in forma dubitativa.
in Spagna, al recente congresso di Ginevra, hanno portato dei dati che il tempo di attesa
per il trapianto di feghe in Spagna è di 10 giorni, per cui evidentemente il problema
del tempo di attesa con i DCD e tutte le macchine da perfusione viene in qualche maniera
sorpassato. La recidiva del trapianto è sicuramente polmonare, mentre la recidiva
collaps è sostanzialmente intrepatico. Diciamo che questa è una, non starò a perdere molto tempo su
questa diapositiva che vorrebbe in termini grafici rappresentare l'albero decisionale,
se il paziente può fare con una chirurgia parenchymal sparing probabilmente dovrebbe
fare questo, se il volume del fegato è insufficiente ma aumentabile allora dovrebbe
deve fare tecniche o di deprivazione o di ALPPS, quando invece il paziente è assolutamente
non reseccabile anche con l'ipertrofia, allora deve fare il trapianto e si risponde ai criteri.
Il messaggio finale è che tutte queste metodiche devono essere a disposizione del chirurgo
e devono essere basate, devono modificare la strategia del chirurgo sia come biologia
della malattia che come aspirazione alla resezione.
Andiamo a una domanda numero 7, paziente di 52 anni, 15 metastasi, stabile al FOLFIRI e Cetuximab per 8 mesi, la malattia è sostanzialmente giudicata non resegabile anche con l'ALPPS, il paziente ha i criteri del TRANSMET e quindi non ha malattia extrepatica.
la domanda è qual è la vostra raccomandazione, penso che sia questo punto facile,
continuare la chimioterapia perché il trapianto di fegato resta a livello sperimentale,
mandarlo comunque per una valutazione per il trapianto,
cercare di fare l'ALPPS cercando di spostare il limite per la ressecabilità
e questa è una risposta che ho messo soprattutto per Marco Massani,
cercando di mettere una pompa di infusione a livello dell'arteria
gastro-adrenale per cercare di ridurre ulteriormente la massa neoplastica con
la chemoterapia intraarteriosa. Per cui sentiamo Marco Massani che cosa ci dice.
Allora, la risposta più logica, più ovvia, sarebbe quella di riferire il paziente perché
venga valutato per il trapianto. Noi siamo dei fan, come tu hai già detto,
nella chemioterapia intraarteriosa, però ovviamente le indicazioni sono da considerarsi
molto attentamente, perché comunque è un intervento chirurgico, sapete meglio di me
cosa consiste, per cui i risultati che abbiamo avuto sono stati buoni, cosa vuol dire buoni?
arrivi al 25
più o meno 30% dei pazienti
non resecabili
che dopo seconda linea
stiamo parlando di pazienti che hanno già fatto
una chemioterapia, arrivano poi all'intervento chirurgico
ma è chiaro che con i dati
che abbiamo adesso
considerare di riferirli
a un centro per trapianti
credo sia ancora corretto
Matteo Ravaioli
il trapianto
e i risultati
del studio randomizzato
infatti ormai sono ben presenti e quindi penso che sia fondamentale la collaborazione anche fra i centri potobiliari che non fanno trapianti, la collaborazione con i centri trapianti per gestire in maniera ottimale questi pazienti e quello che dicevi tu è vero anche in Italia per quel che riguarda la carenza di donatori, una volta si era molto più selettivi nel trapianto di fegato perché c'erano pochi organi,
negli ultimi anni c'è stata un'esplosione
dei donatori a cuore fermo
che rappresentano il 30-40%
del pool dei donatori
che hanno aperto nuove indicazioni
in più sono calati moltissimi
pazienti che facevano il trappianto per le patite C
grazie ai farmaci antivirali
quindi si è aperto un pool
di donatori disponibili anche per le indicazioni
oncologiche che ha permesso
di esplorare l'efficacia di questi trattamenti
per questa categoria di pazienti
quindi nel caso che hai fatto vedere sicuramente
all'interno di un protocollo in un centro trapianti che andrebbe arruolato, adesso il tema che si sta sviluppando e di cui appunto come dicevo prima abbiamo questo progetto europeo in comune è valutare pazienti che potenzialmente fanno resezioni complesse, multibilobari rispetto al trapianto, ma per far questo ci vogliono degli studi randomizzati e sicuramente non abbiamo ancora dei dati per questa categoria di pazienti.
pazienti. Matteo Donadon? Sì sì sono assolutamente d'accordo sul caso specifico lo invierei a un
centro tra pianti faccio solo un commento sul punto A perché ho visto un 23 o 28 per cento
di persone che hanno risposto continuare la chemioterapia io credo che sia comunque sbagliato
nel senso che è giusto invece indicare anche al paziente di fare una seconda volta una terza
opinion ovviamente in centri qualificati per trovare risposte comunque locoregionali sia
sia la stessa chirurgia magari ripensata se in un centro non è considerata fattibile
o appunto il trapianto in un caso come questo.
Andrea?
Nel caso specifico sicuramente penso che un paziente può considerare l'opzione trapianto
che rimane sperimentale perché gli studi sperimentali stiamo parlando
nonostante i dati dell'unico trial randomizzato.
Sicuramente un paziente che se è un raso al type,
dopo 8 cicli di cetuximab
che dovrebbe dare il massimo
dello shrinkage possibile
almeno potenzialmente
dal punto di vista
di quello che la chemioterapia moderna
può offrire nei pazienti
che non sono suscettibili di immuno
se non è resegabile
è un paziente che va comunque
almeno inviato a un centro
in grado di valutarlo
per l'inserimento in uno studio
in cui è incluso il trapianto
e valutare appunto
seni arruolabili. Matteo Ravaioli ci vuoi dire brevemente quali sono i criteri?
Ma sostanzialmente deve essere stato asportato tumore primitivo, il paziente deve fare una
chimioterapia, essere responsivo alla chimioterapia per almeno tre mesi, avere una malattia stabile
e non avere malattia extraepatica. Questi sono i tre grossi criteri, poi dopo ogni protocollo
si può differenziare nell'essere un po' più selettivo
o meno selettivo, però sostanzialmente
sono questi i criteri principali
Mutazioni geniche?
Quelle in alcuni studi
vengono inclusi soltanto quelli che hanno
fattori polinossi più favorevoli
in altri protocolli vengono incluse
quindi in questo momento
è un po' un punto interrogativo
Ok
Stiamo avvicinandoci
alla chiusura perché
mancano pochi minuti
Abbiamo inserito soltanto, così mi dite il vostro parere, sui danni fatti dalla chemoterapia,
perché alla fine la chemoterapia fa danni, la chemoterapia ha associati ingiuri,
sappiamo che l'oxaliplatino causa l'iperplasia nodulare rigenerativa nel fegato,
che rappresenta oggi uno dei fattori prognostici sfavorevoli sui risultati della chirurgia,
l'irinotecano causa la stereotipatite, mentre invece il cinquefloracile causa soprattutto la steatosi.
È soltanto un'immagine per vedere come cambia il fegato, cambia dal punto di vista istrologico,
quindi non è più un fegato normale, è un fegato alterato morfologicamente
che il chirurgo deve tenere in considerazione prima di operare un paziente.
Abbiamo dei dati, sì, c'è questo dato del 2017, 788 pazienti da 800 internazionali,
sicuramente la sindrome di occlusione dei sinusoidi aumenta la morbidità e l'insufficienza
post operatoria, la steatoepatite aumenta invece le complicanze chirurgiche in generale,
mentre l'infiammazione laborale è uno dei componenti che incrementa la mortalità e la morbidità in senso negativo.
Sempre il gruppo di Matteo Donadon aveva fatto vedere come la dilatazione dei sinusodi e l'iperplasia nodulare rigenerativa
abbiano regazione solo dopo nove mesi alla sospensione della chimioterapia,
mentre invece sia la steatosi che la steatopatite persistono dopo intervalli più lunghi
quindi sono due gruppi di patologie da tenere assolutamente in considerazione
il punto chiave è ovviamente di considerare questi pazienti e di valutare la funzionalità epatica
perché l'epatectomia maggiore nei pazienti che hanno danno da chemioterapia
possono avere delle complicanze serene
Esistono delle possibilità di valutare questi danni prima dell'intervento? Sì, forse. Questo è il primo studio, questo APRI score, cioè il rapporto tra transaminasi e l'indice delle piastine che predice alcuni dati, soprattutto i sinusodi, la simulazione istruttiva dei sinusodi con una sensibilità del 87% e una specificità del 69%.
sicuramente la piastrinopenia è uno fra i criteri principali per verificare questi danni
e ci sono dei dati che fanno vedere che la risonanza magnetica con l'ingadolino
può far vedere quadri suggestivi per sindrome di ostruzione dei sinusodi.
Nel 2021 c'è questa serie di neoberghe che fa vedere le restazioni epatiche laparoscopiche
dove fa vedere che perlomeno alcune forme di danni non impattano sull'outcome per l'operatorio
eccetto per l'iperplasia nodulare rigenerativa che invece è associata con un peggioramento dei risultati chirurgici
con aumentate perdite sanguigne e morbidità superiore.
Implicazioni pratiche, bisogna cercare di evitare epatecnomia maggiore in questi pazienti per il rischio
di complicanze, limitare la chimioterapia a meno di 6 cicli quando è possibile, sicuramente se il
paziente fa il biopsicismo aspettare almeno cinque settimane prima di fare l'intervento chirurgico e
poi una valutazione della funzionalità epatica con anche la scintigrafia per verificare effettivamente
scintigrafia che non tutti i centri fanno, non tutti i centri hanno a disposizione però
per verificare anche la funzionalità epatica di porzioni del fegato molto limitate.
Ultimo pezzo, ultima parte, l'ecografia intraoperatoria che è diventato una cosa che ripeto ma ormai
penso che sia entrata nelle linee guida banali di tutti i chirurghi che fanno questo tipo di
Non è un optional, in particolare nelle resezioni di risparmio del parenchymal sparing,
perché è il principale metodo per identificare i rapporti tra le lesioni e i vasi. Il lavoro
di una donna, in particolare nel 2013, serve per lo staging, per fare una mappa vascolare,
per guidare la recessione epatica, per vedere se ci sono metastasi epatiche scomparsa,
al momento che oggi non trattiamo perché il tempo ormai è quasi finito, e poi soprattutto
per verificare se esiste la possibilità di verificare aree del fegato che possono essere
schemi o congeste sia per problemi anatomici che per problematiche chirurgiche. Lo tesoriere di
Torino ha fatto vedere come l'ecografia intraoperatoria può aumentare la capacità
di eseguire le sezioni con parenchymal sparing valutando l'emodinamica del parenchima per
per quel che riguarda l'occlusione venoclusiva, riducendo la mortalità e la morbidità maggiore,
e il lavoro del 2015, come questo è ormai accertato, l'ecoeffetto operatoria cambia il piano chirurgico
almeno in un paziente su 5 probabilmente, e può far vedere un 11% tumore addizionale,
quindi tra piante tool indispensabile, non c'è verso.
Facciamo l'ultima domanda, direi perché sono le 8, abbiamo un paziente pianificato per fare una resezione epatica parenchymal sparing per 4 metastasi epatiche, l'ecografia intraoperatoria fa vedere una quinta lesione epatica di 8 mm che è profonda del parenchima e che non è stata vista alla risalmanza preoperatoria.
per cui il problema questo invece è assolutamente comune, cosa fareste?
Facciamo le quattro resezioni epatiche, ignoriamo la nuova lesione perché potrebbe essere semplicemente un angioma,
facciamo una biopsia intraoperatoria della nuova lesione e se il patologo ci dice che è positivo
facciamo una resezione epatica o un'ablazione in aggiunta, non sapendo che fare, che leggere o che scrivere,
comunque facciamo un'ablazione intraoperatoria della nuova lesione
in modo da stare dalla parte dei bottoni
oppure allarghiamoci a un'epatectomia maggiore
per mandare il paziente sicuramente a un intervento oncologicamente fatto per bene.
Alla vostra risposta chiederei anche di quante volte
intanto chi fa l'epografia intraoperatoria
e quante volte cambiano il vostro piano chirurgico
e se fate il mezzo di contrasto
intraoperatorio durante l'ecografia
iniziamo questa volta magari da Andrea Belli
sì
partendo dalle cose che ormai
con le risonanze patospecifiche
la lesione profonda ci capita un po' meno
sinceramente
probabilmente in questo caso
noi la brucieremo
faremo un microwave intraoperatorio
non se abbiamo un sospetto ecografico reale
di lesione secondaria
penso che noi faremo
un microwave intraoperatorio fatto da noi
per quanto riguarda il contrasto
noi lo facciamo
non tanto per questo tipo di lesioni
ma prevalentemente quando abbiamo difficoltà
nelle cose
anche noi faremo radiofrequenza
e faremo però per questa lesione
prima l'ecografia col mezzo di contrasto
per verificare che non sia una falsa immagine
ma che sia effettivamente una metastasi
poi faremo una radiofrequenza
Comunque, Matteo Donadon?
Io valuterei se l'asportazione chirurgica
complica parecchio la procedura
in termini di quello che è stato pianificato prima
probabilmente oggigiorno opterei anche io
per una radiofrequenza intraoperatoria della lesione
senza la biopsia
perché andare a prendere 8 mm di lesione non è banale
e devi avere dall'altra parte il patologo che ti dice in un millimetro di lesione che cos'è
cercherei di portarla via chirurgicamente salvo ripeto che il paziente non va bene
per le altre lesioni già tolte magari l'anestesista non è contento
e il sacrificio di parenti ma è troppo soprattutto per gli 8 mm di lesione
sempre un po' bilanciare la dimensione del nodulo rispetto a quanto fegato porti via, quindi con la liofrequenza.
Ottimo, e Marco?
Ma sì, anche noi assolutamente, se questo cambia in maniera importante quello che è il planning,
gli facciamo le microonde.
Per quanto riguarda l'uso del mezzo di contrasto, lo utilizziamo ma non di routine.
Non di routine?
solo se ci sono dei dubbi
allora per cercare di caratterizzare
una lesione aggiungiamo il mezzo di contrasto
altrimenti no
ok
avevo chiesto a Giorgio
visto che sono le 8 e non vorrei
voi avete altri 10 minuti
di tempo
se avete 10 minuti di tempo
vi porterei su
Energy Devices
così voi mi dite la vostra parere
e dopo di che chiudiamo
Energy device per la transizione in queste resezioni epatiche parenchymal sparing.
Allora, 2016, prima meta-analisi fatta dalla Cochrane, nessuna evidenza per ogni singolo mezzo di transizione
che facesse dire per gli outcome delle resezioni epatiche ci fosse qualche miglioramento.
alla fine poi la stige mi sembra che la kellyclasia era sicuramente più rapide e meno costose del Cusa, dell'Hydrojet e delle altre metodiche con richieste di trasfusione assolutamente uguali.
alla fine poi la stige mi sembra
quella di Ceccarelli
ha fatto questa survey
su 86 centri
dove nelle resezioni laparoscopiche
minori, il più del 5%
usavano strumenti
di sezione
ultrasuoni
o comunque
bipolari
a radiofrequenza
nelle resezioni laparoscopiche
maggiori, il più del 40%
usava il Cusa e, l'abbiamo già detto prima, nelle resezioni robotiche si fa
qualcosa di ibrido che comunque ricorda la kellyclasia. C'è un altro
studio randomizzato di 68% sull'uso dell'idrogeno nel Cusa per le resezioni
epatiche che non ha fatto vedere nulla, mentre un'ultima resezione, un'ultima
la Cochrane Review del 2026 ha fatto vedere che non c'erano dati sufficienti
per dire se la bipolare, la coagulazione comunque bipolare e la kellyclasia
avessero nessuna delle due una superiorità rispetto all'altra.
Per quel che mi sento di dire, su cui vorrei il vostro commento per chiudere,
Quali sono le vostre raccomandazioni per fare resezioni epatiche con risparmio del parenchima?
Personalmente penso che in quelle open la kellyclasia o il CUSA vadano bene comunque, ce l'avete detto prima dell'inizio, ce l'avete detto prima, vadano per la preferenza del chirurgo quando sono entrambe estremamente efficaci.
Nella chirurgia laparoscopica penso che sia utile usare l'harmonic, qualcosa che sia a ultrasuono e a grande frequenza per le lesioni superficiali, mentre invece visto che c'è il PUSA laparoscopico per le resezioni forse più complesse questo sia assolutamente utile e per le resezioni robotiche continuare con la kellyclasia
affinché non ci saranno strumenti
che possono
aiutarci in maniera particolare
su questo non è il vostro parere
iniziamo da Marco Massani
questa volta
noi come detto
usiamo parecchio la distrazione
con il Cusa
usiamo poco
gli energy device
quindi
è vero che
creare roboti ti obbliga
anche a mantenere
a me la kellyclasia piace comunque
non è una cosa che disdegna
assolutamente, anzi mi piace molto
però
usiamo spesso il CUDA
gli AMG device usiamo molto molto meno che in passato
Andrea Pelli
noi usiamo
preferenzialmente CUSA e Bicolare
in OVEN
in maniera obbligatoria, nel senso che
anche noi a volte facciamo la kellyclasia
però per il parenchymal sparing complesso
soprattutto per le R1 vascolari
io trovo il KUSA superiore anche alla kellyclasia perché penso sia più utile in queste circostanze
per l'amniinvasiva e robotica noi siamo la doppia bipolare umidificata
che però sia una kellyclasia ma c'è una magnificazione
c'è un morso che è talmente millimetrico che è quasi paragonabile al KUSA per quanto mi riguarda
è diverso il concetto ma la visione è molto simile a quella che si ottiene
in open con il Cusa
quindi diciamo Cusa o Kelly
o anche diciamo
uno strumento, a volte usiamo
qualche volta uso anche l'Harmonic
con una sola branca
diciamo così, aperta
e faccio un po' di distezioni come se fosse
il Cusa sui vasi
in questa maniera usando l'oscillazione
della cosa se voglio
però li trovo tutti validi
secondo me dipende dal chirurgo
qual è più abituato a utilizzare
ma sono entrato in tutti i metodi validi
come d'altronde tutte le revisioni
della letteratura ci dimostrano
Matteo Ravaioli
usa e rende più semplice la resezione
quindi sia open
anche la paroscopia
e noi anche in robotica
lo facciamo usare a chi sta al tavolo
ovviamente la kellyclasia
deve rimanere nell'armamentario
del chirurgo anche perché
il curso è più lento quindi certe volte
se la resezione è complessa, sanguina, devi accelerare i tempi
può essere necessario fare la kellyclasia
così anche per accelerare il tempo della resezione.
Matteo, donna Don?
Io sono cresciuto con la kellyclasia e uso quella in maniera maniacale,
associata a legature a un energy device nella parte che viene via o ai piccolissimi vasi.
In robotica uso la doppia bipolare o la bipolare sulla sinistra e la forbice monopolare sulla destra.
Sì, anche io faccio così, devo dire.
Anche se però il Syncro Seal è uno strumento che in robotica a me piace molto, sembra grossolano
però funziona bene. Sono solamente provato, riesce a fare la dissezione dei vasi, riesce a fare
sostanzialmente tutto. Secondo me in robotica è sempre una forma di kellyclasia poi alla fine
anche se ha energia
però secondo me
è un grande strumento
sono le 8.10
io sinceramente
vi ringrazio, ringrazio Giorgio
per l'opportunità che ci ha dato
per scambiare queste
idee, spero che
agli ascoltatori che si è collegato
abbiamo fornito dei messaggi che in qualche
maniera siano stati abbastanza
chiari, per cui
Giorgio, a te
io direi innanzitutto grazie a tutti
per la pazienza che avete avuto considerando l'orario. Complimenti al nostro amico Grazi
che ha fatto una lettura magistrale direi. Ti saluto a Rodiello che era collegato con
i suoi specializzanti e io sono l'uomo dei numeri come voi sapete, quindi vi dico che
erano 197 gli iscritti a questo webinar, solo 151 si sono collegati, la media è stata
di 133 persone sempre collegate, come al solito c'è chi entra, chi esce, comunque la media è stata
133, direi che è un'ottima media perché l'82% delle persone iscritte si sono collegate.
Vi complimento con tutti voi di nuovo, spero di avervi i miei ospiti al congresso, così ci darete
una mano con i chirurghi cinesi che hanno grossi numeri, grazie già a contribuito in altre occasioni,
quindi vista la vostra grande esperienza
vi farebbe molto piacere avervi
i nostri ospiti a Roma a novembre
il 12 e 13 novembre
e grazie
speriamo di rivederci quanto prima
buona serata a tutti
vi faremo avere
l'andamento dei collegamenti
in tutta Italia
e in più
vi daremo anche la possibilità di rivedervi
sul sito laparoscopic.tv
grazie infinite e buona serata
grazie Giorgio, grazie a tutti
ciao, ciao, grazie
grazie, grazie mille
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