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12° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA LA SINERGIA TRA UN PILOTA CAMPIONE DI F1 ED IL SUO INGEGNERE, UN INSIEME DI PENSIERI ED AZIONI PER RAGGIUNGERE LA VITTORIA Il medico come l’ingegnere ed il paziente come il pilota, pensieri ed azioni per favorire il processo di guarigione. ING. LUIGI MAZZOLA (Modena) L’effetto placebo nella performance, cosa vuol dire essere il placebo di un pilota (Schumacher, Prost e Valentino Rossi) e come far diventare il pilota placebo di se stesso Cosa accade nel cervello e nel corpo del pilota durante questo processo I pensieri, la mente: l’effetto placebo è una realtà quantistica Parallelismo tra il rapporto tra pilota ed ingegnere con il rapporto tra medico e paziente I passi per rendere un paziente il placebo di se stesso
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Sì, sì, sì. Proviamo? Qua cosa devo fare? Tenere questo filaccione in sospeso? Togliamo, dai.
Mi sentite così? E allora siamo al top, ragazzi. Perché così almeno lo mettiamo qui e non c'è più problema.
Ci portiamo il gelatino? Il podio è sempre aperto. No, no. No, ma se così si sente.
Allora, di nuovo, ricominciamo. Un pomeriggio a tutto.
soprattutto, oggi sono arrivato verso le 11 e mezzogiorno, c'era piaciuto l'altra volta, mi avete caricato d'ansia, sinceramente, dopodiché a me questa ansia, se vi ricordate la prima volta che ho fatto l'intervento qua, è alla fine energia che si mette in un contesto negativo, perché è ansia, ma poi la trasformo in energia positiva,
e mi carico, mi carico di passione, di adrenalina e quindi più me l'avete dato e più piacere
mi avete fatto, perché adesso in questo momento posso utilizzarla, quando si parlava di intelligenza
attiva due anni fa. Oggi parleremo di un argomento e mi scuso già in anticipo se parlerò di
certe cose dove voi siete dei maestri, piuttosto che me, povero ingegnere che lavora su linee
rosse, quindi affronterò certi argomenti e per parlare di certi argomenti dovrò far
ricorso a qualche cosa che è più prettamente il vostro campo.
Ora Giorgio mi ha chiamato mesi fa dicendomi, il professor Palazzini, avrai ancora 3-4 ore
a disposizione e allora dico va bene Giorgio, ma che cosa posso andare a parlare adesso
perché trasportare il mondo della Formula 1 non è poi così sempre banale per tutti i versi, per cogliere poi la vostra attenzione, per mantenerla.
E dice, tu sicuramente sai trovare gli argomenti. Allora, io molte volte, con certi personaggi aziendali, affronto degli argomenti un po' particolari,
sempre legati a quelle che sono state le caratteristiche del mio lavoro precedente e cerco di aiutare le persone ad aumentare la performance e per fare questo utilizzo certi argomenti.
Allora oggi, proprio perché volevo in qualche modo fare qualcosa che possa essere utile a voi, mondo chirurgico, mondo medico, mondo infermieristico,
cioè tutto ciò che è in relazione con il paziente, ho voluto fare questo parallelismo che c'è tra l'attività dell'ingegnere di pista con il pilota,
con l'attività che fa colui il quale deve guarire un paziente ed il paziente.
Ora, se parliamo di Formula 1 parliamo di guarigione, chiaramente la Formula 1 è vittoria, l'ingegnere e il pilota cercano di creare le condizioni per dare il massimo, non dico per vincere, ma per utilizzare, ottimizzare al massimo il loro pacchetto a disposizione.
Quindi la macchina, le condizioni, l'assetto, tutto quello che c'è, in modo tale da massimizzare. Verso, chiaramente, se è una macchina competitiva, verso la vittoria. Se non è una macchina competitiva, per lo meno per raggiungere il massimo che quella macchina possa dare.
E nell'ambito della medicina mi immagino che sia, mi immagino, ma credo che lo sia, sia la guarigione del paziente, in qualche modo aggiungere questa situazione dove il paziente è assolutamente ok dopo qualsiasi intervento o qualsiasi cosa che possa essere subito.
E il pilota, dovete sapere, è un personaggio facile, della catena, pilota, progettazione, produzione, nell'ambito del team di Formula 1, è certamente l'elemento più debole.
sembrano quelli
Raikkonen c'è scritto
Iceman
io dico io dove sta
se vorresti proprio dirlo
dove sta questo Iceman, non è Iceman
Iceman non esiste
non lo era neanche Senna, non lo era neanche Michael Schumacher
non sono Iceman
in determinate condizioni
magari mentre guidano
in certe situazioni
ma appena sono fuori dalla macchina
il discorso cambia
sono l'allenamento più debole
sono gli elementi on off
e si spiega anche attraverso
questi motivi, possono essere talmente
up che qualsiasi cosa succede
loro scavalcano
ma possono essere anche molto down
e quindi ci deve essere qualcuno
a franco che li faccia
tornare up perché non si può mettere
un pilota che non è convinto
o che è in fase down
in macchina perché non produrrebbe
e potrebbe anche
generare qualche problema
a se stesso
Quindi l'ingegnere di pista, sto poveretto che è lì, ha il compito di salvaguardare tutto ciò che è affidabilità, montaggio e performance della macchina.
Quando ho iniziato a 26 anni a fare questo mestiere, appena laureato, un anno dopo che mi ero laureato, perché prima ho fatto ufficio tecnico, disegnato, mi sono trovato in questo mondo dove la conoscenza ti dà un esempio, ma nello stesso tempo avevo a che fare con piloti, in quel caso alcuni piloti, con quello a cui ho iniziato, non erano grandi piloti, erano piloti, diciamo, tester, driver tester,
non so se vi parlo di J.J. Leto o di Roberto Moreno, non ve lo ricordate neanche, oppure qualcuno che conosce il Formula 1 se lo ricorda.
E poi sono andato a finire con Prost, quindi ho iniziato, ho dovuto cominciare a capire che in realtà non ero tanto un ingegnere,
ma era un coltivatore di performance del pilota, attraverso la mia competenza, che era quella di fare l'andare forte,
per quanto io potessi fare l'andare forte, perché poi non è che disegnassi una macchina,
era quello che prende il collo di bottiglia, la pista, prende la macchina e cerca di ottimizzarla,
ce ne sono n di parametri, ottimizzarla in modo tale da questo sistema il pilota è quello che è più certamente debole.
Allora molte volte quando ho cominciato a pensare a questo discorso da farvi oggi,
l'ho sempre avvicinato ad essere un paziente, quindi il paziente che in qualche modo è l'elemento debole della situazione,
E che fa questo pilota e questo ingegnere? E adesso andiamo a vedere cosa fa. Sembra che il mondo sia, in realtà è tutt'altro che lineare, è lì che si crea la forte sinergia pilota-ingegnere.
Io a Len l'ho sentito 3-4 giorni fa, stiamo parlando del 1991, perché quei due anni in cui ho lavorato, così come Michael purtroppo in questo momento non lo si può sentire perché sapete bene che problemi sta vivendo, la sinergia va oltre a quello che è il mondo lineare, il mondo deterministico, va ben oltre.
E' quello che vi voglio parlare oggi. Quindi sarà difficile per me farvi entrare certi argomenti e sarà difficile anche per un ingegnere essere ascoltato per certi argomenti.
Oggi cercheremo di parlare di questo, che 2 più 2 fa 5 e non fa più 4. Siamo tutti convinti che 2 più 2 fa 4. In realtà ho scoperto che 2 più 2 fa 5.
Oggi cercherò di farvelo vedere. Questo l'ho capito quando ero intorno a una macchina e l'ho capito adesso, mentre sto facendo questo tipo di lavoro, che è da 4-5 anni che ho cambiato lavoro.
E qui in questi 4-5 anni ho dovuto capire come spiegare alle persone, alle aziende, a tutti, all'università, cosa effettivamente vuol dire fare 2 più 2 uguale a 5.
Parleremo di un aspetto abbastanza complicato dello stato d'essere, che quello non è complicato, ma dell'effetto quantico.
Quindi vi parlerò anche di fisica quantistica oggi. Poco, eh, mica tanto, giusto per farvi capire alcune cose.
Parlerò di neurologia, parlerò di biologia, che cose che sapete voi o no.
Quindi scusate se dirò qualche cosa di particolare o urterò qualche cosa, ma mi serve per parlare con un filo logico.
di tutto quello che effettivamente voglio arrivare a dare il messaggio.
Il messaggio è questo, sostanzialmente quello che voglio dare,
è l'ingegnere di macchina è certamente il placebo del pilota,
e vi spiegherò che cos'è il placebo.
Il placebo non è solo il condizionamento, quello che noi pensiamo essere,
lo stimolo del condizionamento, però è anche quello,
ma è anche aspettativa, è anche significato.
Il pilota è certamente subisce l'effetto placebo da parte dell'ingegnere,
Ma quello che conta non è tanto l'effetto placebo, quello che conta è far diventare placebo di se stesso il pilota, perché una volta che il pilota è diventato placebo di se stesso non ce n'è più per nessuno, se è una macchina competitiva è la vittoria, non c'è altra soluzione.
E allora questo può essere anche visto nell'ambito rapporto medico-paziente, ma non solo, può essere anche visto per voi, solo voi, voi potete essere effetto placebo di voi stessi per cercare di raggiungere quello che voi vorrete raggiungere.
E allora parliamo di performance, parliamo di raggiungimento di obiettivi propri, personali, non abbiamo bisogno di un mondo esterno per poter raggiungere quello che il mondo interno ci vuole dire, o ci vuole dare, o ci vuole far raggiungere.
Allora oggi parleremo di questo e vi farò vedere alla fine i passaggi.
Mi innescherò un po' anche con quello che ho fatto l'anno scorso, quando parleremo di convinzioni.
L'anno scorso abbiamo parlato di managing coaching, abbiamo parlato come può essere efficace un leader
e anche un medico chirurgo è un leader, perché ha a che fare con una sala operatoria,
ha a che fare con dei discenti o ha a che fare con persone diverse.
Quindi voglio dire, è certamente un leader. E avevamo parlato all'epoca di domande aperte, potenti, insinuanti, per scardinare le convinzioni dei nostri collaboratori. Bene, faremo la stessa identica cosa anche per quanto riguarda il pilota, nel mio caso, oppure nel vostro caso, per quanto riguarda il paziente.
Ora, alziamo il volume, questo è quello che fa un pilota che è solo, nella sua bella
macchina.
Questa qui è la qualifica di Alain Prost, preso questa perché sinceramente è quella
che sono molto caro, al Gran Premio di Giresse che vincemmo grazie a una rottura del radiatore
d'acqua di Ayrton Senna, Alain era primo.
Ora vedete, alza pure, alza pure, lui è solo nel suo mondo, lui ha a che fare con
la sua macchina, che qualcuno gli ha preparato, lui crede nella sua macchina, ha fiducia di
quello che fa, quella curva lì sono 5G laterali, perché è una curva intorno ai 240, crede
a quello che ha, lui sa benissimo che ha situazioni dove si possono rompere, sospensioni, ammortizzatori,
pneumatici, qualcosa può, però lui va nel massimo della sua performance, in quel momento
o è dentro assolutamente al, quello che io dico al presente, ed è lì dove il pilota è molto forte,
deve esercitare tutto ciò che la sua competenza per.
In quel momento lui deve guarire per certi aspetti, se io la trasporto nel mondo della chirurgia e della medicina.
Questa era la curva più veloce in assoluto di tutto il lotto della Formula 1.
Quella è una curva in pieno dove il pilota aveva problemi a mantenere la testa dritta e quindi molti piloti si mettevano un supporto qua in modo tale che potessi appoggiare, malgrado il collo fosse abbastanza lento.
E vi voglio solo far vedere alcune foto, giusto così, del mio passato, quando avevo a che fare con questi elementi.
Gerard l'ho visto tre giorni fa a Monaco e abbiamo parlato insieme di quello che era delle nostre vicissitudini nel 1994-95, così come ci può essere a Len.
Vedete, sta facendo colazione, è appena arrivato, io sto cominciando a lavorare su quella persona, perché dovrà andare in macchina.
E quindi non è solo l'ingegnere che comincia a lavorare esclusivamente in certe situazioni, ma è un continuo rapporto, dalla mattina fino alla sera, in rapporto di lavoro ovviamente.
Poi c'è Raikkonen, personaggio un po' particolare, abbastanza particolare, ha paura della sua ombra, ha paura di parlare con le persone perché ha sempre paura che qualcuno possa fregarlo,
quindi parte da questo presupposto che non è così semplice poi a livello comunicativo riuscire a, e questo è proprio il primo test che abbiamo fatto insieme nel 2007 dove prendeva mezzo secondo da massa
E quindi era veramente in posizione down per certi aspetti e quindi io ho dovuto cominciare a portarlo up perché è inutile io che mi metta in macchina un pilota se non è convinto della situazione che possa andare forte.
E quindi, malgrado i suoi ingegneri che sono al di là di quella tenda che vedete, che stanno guardando i dati, io dovevo fare, chiamiamolo lo psicologo, ma non è lo psicologo, è quello di creare le condizioni per cui possa lui tornare a un livello di app.
App, sempre con Alen, l'ingegnerino, vedete l'ingegnerino, io avevo un po' più di capelli grigi, un po' più giovane, faccio vedere le immagini dove effettivamente, io ho fatto l'ingegneria di pista fino al 2000, ma poi lo facevo anche nel 2007, perché poi ho avuto anche Valentino Rossi da istruire come pilota, quindi parliamo 2005, 2006, 2007, e facevo io direttamente l'ingegneria di pista, magari fosse dirigente e dirigevo un reparto completo,
però certe volte i piloti si attaccano alle persone perché capiscono che li
possono effettivamente avere poter aver fiducia non di quello che si fa così
come michael oppure sempre vedete è sempre un rapporto che che che il
fotografo ha raccolto in quel momento oppure momenti fuori dalla macchina nei
nei box, piloti che si lamentano, piloti che criticano, piloti che si arrabbiano o piloti
che gioiscono, tutte le varie situazioni. Ed Irvine, uno dei piloti più intelligenti
che abbia mai visto, anche se non era il più veloce. E allora, cominciamo a entrare. Che
cos'è che influenza il pilota nell'ambito dell'ambiente esterno? Ora, capite, provate
e cominciare a vedere la psicologia del pilota.
La postazione, che sembra una stupidaggine,
ma è la cosa più delicata che in una macchina di Formula 1 ci sia.
Sembra che sia il motore, certamente,
ma il motore è un pezzo meccanico,
diretto da un'elettronica messo in moto da una combustione.
In realtà sul sedile poi ci va a posizionarsi un pilota,
quindi è una mente umana, e allora voi non potete immaginare la meticolosità, la precisione che il sedile e la postazione deve avere per un pilota.
Sapete che i sedili vengono fatti in poliuretano espanso, cioè il pilota si siede sopra un sacco dove viene messo due liquidi che fanno reazione,
che poi si solidifica, avviene una schiuma solida e quindi prende esattamente la forma della schiena, magari c'è un po' di scogliosi, non lo so, prende esattamente la forma della schiena, le ossa della spina dorsale e va a riempire le varie zone vuote, per esempio quelle sotto alla schiena, sotto del bacino e crea esattamente un tutt'uno.
E quel tutt'uno deve essere poi vincolato e ancorato da quello che è la cintura, la cintura di sicurezza, il quale il pilota con tutta la sua forza se le stringe, perché lui deve sentire esattamente che deve essere un tutt'uno con la macchina e niente si deve spostare all'interno.
Il sedile deve essere rigido, così come deve essere lui rigido nel sedile, addirittura nel sedile si mettono delle spugne aderenti, nel senso antiscivolamento con la tuta del pilota, perché il pilota non può scorrere, non deve scorrere in frenata, parliamo di frenate di 5G, quindi 5 volte il peso del corpo, così come in accelerazione laterale, quindi di spostamento.
Quindi di sollecitazione ce ne sono e che per quanto può essere ancorato al volante, non gliela fa a reggele, ma deve essere la cintura che mette in simbiosi esattamente il corpo con il sedile.
Poi c'è la postazione della pedaliera perché deve essere ben precisa, il pedale del freno, pedale dell'acceleratore non c'è la frizione perché è automatica e quindi devono essere ben precise perché il ginocchio deve avere la giusta angolazione per poter dare col piede sinistro quei 100 kg che servono quando devono frenare.
E col pedale dell'acceleratore deve essere in quella posizione tale per cui non può essere troppo indietro altrimenti soffre, ma non può essere troppo avanti perché poi quando va a full throttle il piede sarebbe messo in una certa posizione non certamente ergonomica precisa e quindi è tutta una serie di cose, quindi il pilota si mette lì.
Allora, provate a immaginare un pilota che sale in macchina e c'è la postazione sbagliata, gli hai già distrutto la giornata, sei già partito male, quindi cura massima dell'ambiente esterno in questo caso perché la postazione sia esattamente quello che lui crede.
è un placebo, assolutamente
assolutamente
lui deve essere in quella situazione
così come i cambiamenti
in vettura, cioè lui va a guidare
e che cos'è che è stato fatto
rispetto al ram precedente
posso saperlo e devo sapere esattamente
cosa succede, quindi l'ingegnere
prima che la macchina esca
comincia a dire, allora abbiamo cambiato
la barra davanti, la barra dietro, la regolazione dell'anteriore
le gomme
e via, ma uno deve dirlo
Perché se non lo dice, il pilota non esce, oppure almeno uscirà non al suo massimo.
Quindi è, diciamo, in qualche modo, è un modo per l'ingegnere per cercare di mettere il pilota nelle condizioni di potersi esprimere al suo massimo.
Così come i meccanici ingegneri che preparano in maniera visibile la vettura.
Il pilota è lì, sta lì, non è che sia chissà dove, e guarda quello che viene fatto intorno alla macchina.
E allora se vede che i meccanici, gli ingegneri stanno lavorando in maniera precisa, puntuale, con la dovuta calma e con la dovuta competenza, è un ambiente, è un fattore esterno che porta il pilota sempre sopra.
e chiaramente anche
il programma, cioè io vado fuori
per fare che cosa? Devo vedere questo
devo vedere quest'altro, ci serve che vedere
abbiamo messo delle gomme nuove, quindi
dal terzo giro cominci a vedere il degrado
al primo giro vedi il livello
di grip e cominci a sapere
certe determinate cose, tutta questa
preparazione, ma ne ho messe giusti due
tre, tutta questa preparazione
servono perché il pilota
in quel momento possa effettivamente
essere pilota nel momento
che entra dentro in macchina
È una necessità perché lui possa essere. Però io posso anche non dire certe modifiche nella vettura, posso anche mascherare certe situazioni, posso anche andare a dire come è successo a Prost con il differenziale in un gran premio dove lui necessitava certe cose che per noi non doveva esserci e noi non abbiamo fatto.
però gli hanno detto che l'abbiamo fatto, ma non l'abbiamo fatto, però lui pensava che l'avessimo fatto, ed è andato nettamente più veloce.
Il problema è andare a di dopo, perché dopo, se in quel momento serve non dirlo, ed è sempre l'ingegnere che in qualche modo se ne deve fare carico di questo,
E' chiaro che è meglio non dirglielo e non faccio la modifica. Così come è successo a Michael a test del Mugello quando c'era una nuova ala e lui non era convinto di una cosa, poi era convinto di un'altra, non era convinto di un'altra e ha detto sai cos'è, mettiamo questa Michael perché questa è quella che effettivamente noi per i dati di Galilea del Vento doveva essere un'ala magica.
abbiamo tre modi per vedere
all'epoca
ma anche adesso sinceramente
anche se adesso la formula di adesso è un surrogato
della formula 1 di quello che c'era una volta
adesso sono tutti dentro un congelatore
sono tutti congelati, sono tutti là
è tutto congelato
una volta invece si faceva il minestrone fresco
con la verdura giusta, la verdura fresca
adesso invece è tutto là
allora c'era quest'ala che dal punto di vista
della galleria del vento era certamente migliore
aveva già girato
e quindi avevamo già visto i dati che si vedeva più carico
però lui non era convinto, no no c'è qualcosa che non qua, attenzione tre sono i fattori, l'uptime per me all'epoca per giudicare se un'ala o qualche cosa nuova era efficace,
erano i dati di telemetria, il commento del pilota e l'uptime, quindi il commento del pilota, l'uptime non era proprio quello che era,
Allora dico, sai Michael, torniamo all'ala vecchia, mettiamo lì e via, e vai, in realtà c'è l'ala nuova, e quindi anche quello, no? Quindi posso non dire una cosa a un pilota, perché per avere, per avere, e questo che cos'è? È un altro aspetto dell'effetto placebo.
dicevo, vi posso raccontare di Berger e di Barnard, ma non vi voglio tediare, andiamo avanti,
ma lì c'è proprio una teoria, e ne abbiamo parlato tre giorni fa a Monaco,
perché Barnard aveva, John Barnard, non so se vi ho ricordato, il mago, però lasciatelo fuori dalla setup della vettura,
io ero demandato a parlare di setup di vettura, e quindi era quello che lavorava sul pilota,
arrivava Barnard che era il progettista della macchina, ma non certo era a livello fine di conoscenza, di competenza per quanto riguarda l'assetto, però metteva voce e quindi ogni volta io dovevo dire, non dire, fare, non fare per cercare di, perché poi alla fine io volevo che Berger fosse là davanti, non me ne vuoto quello che dicesse il buon Barnard.
Quindi anche lì abbiamo lavorato non poco su. E poi, beh questo è il condizionamento, è quello che conosciamo tutti per certi aspetti dell'effetto placebo, poi ne parliamo.
Però un numero, è un numero, una volta non c'era tanta roba di numeri, adesso ce ne sono di cose, il carb balance, il weight distribution, l'aerobalance, sono tutte cose che si possono misurare in una macchina di Formula 1.
associare un numero a un evento positivo, quindi a un comportamento positivo performante della macchina, era un qualche cosa necessario.
Io dovevo associare un numero, perché io dicevo al pilota, ora abbiamo cambiato questo, questo, quest'altro, però guarda quel numero è sempre uguale,
dico perfetto, allora se il numero è sempre uguale, nella mia testa, vado, era lo stimolo condizionato il numero,
Quindi era un qualche cosa che doveva essere necessariamente presente nella sua testa. Quindi io condizionavo il pilota attraverso numeri, pochi ma buoni, e poi potevi fare tutto intorno alla macchina quello che volevi.
L'importante è che il numero fosse garantito e questo è un condizionamento, certamente, così come è l'aspettativa e di questo è quello che vi voglio parlare più di tutti oggi.
Cioè, andare a dire a un pilota, guarda che con queste modifiche la macchina farà questo, questo e questo,
trarrà questo, questo e questo beneficio, perché? Perché ho studiato questo, abbiamo studiato questo,
abbiamo verificato il galleria del vento, abbiamo verificato al test bench, abbiamo fatto una simulazione,
quindi gli diamo un significato, oltre che l'aspettativa, e allora a quel punto il pilota dice,
dico, vado in macchina, è sicuro, questo va bene.
Quindi stiamo condizionando attraverso l'aspettativa,
è un altro effetto placebo, assolutamente.
Quindi io dovevo, se volevo in qualche modo,
mettere il pilota up,
attenzione, l'obiettivo è sempre quello,
mettere il pilota nelle condizioni di poter essere al top,
lui, delle sue prestazioni mentali,
per poter sfruttare al massimo quello che era il suo pacchetto,
e io facevo tutto questo.
Questo, Michael, test del 1995, fu emblematico, fu storico, ancora adesso molte volte se ne parla per certi versi, così come Valentino al primo test di Fiorano, Valentino, dico questo, Valentino quando guidò la prima volta, si mise in macchina, sapete che doveva fare questo progetto di diventare pilota di Formula 1, e lo era diventato, perché due anni ci abbiamo messo, io ero il capoprogetto,
E poi lui ha scelto di non farlo, perché io avevo dato l'ok, poteva esserlo. Però il primo test che fece, fece un giro, si girò 20 volte, tornò ai box e dice io non guiderò mai più una Formula 1.
qualcuno sul rettilineo principale, invece di andare a 2,90 come doveva andare, andava a 120,
se boh, cioè 120, ma dove vai io? Cioè no, c'è qualcosa che non quadra, e allora è tornato dentro e dice,
no io non sento la macchina, io proprio non sento, dico senti, allora fuori da tutto, via dalla macchina,
vieni qui con me, l'ho portato via dai box, siamo andati da un'altra parte,
parte dico, cos'è che non senti in una macchina? È come se io non fossi io a sterzare, ci
fosse qualcos'altro, beh, nelle moto, hai mai avuto questa sensazione? Guarda, è la
sensazione che abbiamo quando c'è poco grip, beh, allora ti serve il grip, beh, ma allora
se ti serve il grip è fatta, non sei tu il problema, cambiai la situazione in modo tale
da avere grip e gli mise le gomme da bagnato, le gomme da bagnato sull'asciutto, lui era
vestito di casco di Schumacher
perché lui era tutto vestito
come se stesse guidando Schumacher, parliamo di luglio
a Fiorano
Schumacher esce dai boschi con le gomme da bagnato
la gente che era tutta giornalista
perché ogni volta che giravamo
questi dicevano, ma che stanno a fare questi qua
le gomme da bagnato hanno nettamente più grip
delle gomme da asciutto
perché sono molto più morbide
ovviamente, quindi lavorano a temperatura
molto più bassa, fino a 7-8 gradi
possono lavorare, normalmente
nell'asfalto la gomma da asciutto
arriva a 120-130 gradi
quando comincia a girare, quindi
se voi andate a mettere la mano subito sopra la gomma
appena è rientrata
vi si appiccica, cioè proprio la gomma vi si appiccica
qua, non la tirate più via, cioè ci vuole
una pasta giusta per tirarla via
perché è sticky, cioè proprio è colla
e la gomma da bagnata
ancora di più, perché?
Perché deve lavorare a temperatura più bassa
quindi io gli cambiai
operai
sulla macchina
cambiandogli le gomme
dicendogli queste avranno nettamente più grip, non avrai problemi, prendi e parti, fece 16 giri e capì e da lì partimmo.
Quindi l'aspettativa che è qualche cosa che virtualmente potrebbe capitare e se poi te lo dice un tecnico
di cui stai acquisendo fiducia o hai fiducia, magari gli dà anche un significato, probabilmente diventa potente come segnale.
Vedete come? E possiamo continuare così per tanto tempo.
Quello che invece mi piacerebbe far vedere anche nella medicina.
A me sono dovuto leggere un po' di cose per potervi parlare di queste qua.
Beh, nella medicina e nella ricerca anche le non modifiche influenzano il paziente.
Sono andato a leggere questo articolo di Mosley, Wry e Cuy Kendall, l'artroscopic treatment of osteoartritis of the knee, voi siete esperti, io sono proprio zero, quindi che cos'è?
E questo è il randomized placebo controlled trial, è uno studio che hanno fatto questi personaggi nel 1996 che erano relativo all'ortotopia sportiva e che cosa hanno fatto?
hanno preso 10 volontari che avevano prestato servizio nelle forze armate e quindi erano sofferenti di questa osteoartrite e quindi avevano problemi, dolori, problemi di camminare, insomma tutto ciò che ci può essere nell'ambito del ginocchio e hanno fatto 10 interventi, 10 persone, 10 interventi.
10, 5, veramente un intervento di artoscopia, leggo che è stato un lavaggio e poi dopo, cioè un raschiamento, un lavaggio, adesso non mi chiedete più di tanto, e 5 invece dove hanno aperto, aperto e poi cuscito, cioè non hanno fatto niente, hanno aperto, però chiaramente il chirurgo quando arrivava aveva tutti i suoi, cioè anestesia, tutto,
Chiaramente il chirurgo non sapeva niente, gli arrivava una busta, gli diceva a questo fai questo, a questo fai quest'altro, un esperimento scientifico.
Bene, dopo sei mesi e anche dopo anni, anche quelli che avevano avuto solo l'apertura, la chiusura, avevano avuto un beneficio.
Beh, dico, quando ho letto questo, beh, non è mica tanto diverso rispetto a quello che facevo io con Alen.
Tanti gli hanno fatti di sta roba qua.
Allora, che cos'è che c'è dietro?
Oppure c'è, questo è bellissimo, di questo personaggio, medico-chirurgo Beaker, era un chirurgo dell'ospedale militare durante la guerra, americano, quando tornò fece questo articolo e c'era la situazione tale per cui gli arrivavano questi feriti e chiaramente doveva operare e quindi partiva con l'iniezione di morfina.
e dava la morfina e cominciavano
e aveva finito la morfina
e c'aveva un paziente
lì da operare
e la infermiera
animata da una fantasia
a dir poco
miracolosa e meravigliosa
l'ha riempito con della soluzione salina
e di fronte, che il paziente potesse vedere
gli ha fatto un'iniezione di soluzione salina
non di morfina, avevano finita
in una situazione normale
quello probabilmente ci avrebbe avuto qualche problema
problema di shock cardiaco, perché il dolore era tanto, assolutamente niente, quindi è
come se avesse preso la morfina, questo è interessante, così come il condizionamento,
chiunque conosce i cani di questo fisiologo russo Ivan Pavlov, l'avete sentito nominare
tutti, questi benedetti cani che ogni volta c'è questa storia del cane, che alla campanella
cominciano a salivare o cominciano a muovere la lingua come se dovessero mangiare, lì
gli ha fatto un esperimento dove ha condizionato il mangiare con qualche cosa d'altro,
che era la campanella, ma guarda caso, quella per me era il numero,
era il numero di aerobanas o di carbonas, era proprio quello.
Io gli davo quel numero, ma tornava la macchina, poi faceva quello che mi pareva a me,
per certi versi, ma l'importante è che il numero ci fosse, ok?
E questi cani poi facevano, oppure anche i famosi topi di laboratorio,
di questo Ardere Cohen, il Behavioral Condition Immunosuppression,
E dico che cacchio è, sono andato a guardare, e sono andato a leggere, questi topi di laboratorio erano due gruppi, un gruppo a cui veniva fornita acqua zuccherata con saccarina e altro gruppo invece gli veniva data acqua con saccarina più un farmaco, che questo farmaco doveva generare il mal di stomaco.
e volevano vedere effettivamente l'effetto placebo su questo.
Ma alla fine venne fuori qualcosa di più importante, quello che scoprirono.
Perché? Perché questo farmaco poi non faceva solo il mal di stomaco,
ma rendeva soppressi i topini e quindi si prendevano infezioni virali, batteri che morivano.
E quindi c'erano tutti questi topini che prendevano questo farmaco e che morivano.
Allora cosa hanno fatto?
ho fatto, aspetta, non diamogli più il farmaco, gli diamo l'acqua con la saccarina e punto, e basta.
E morivano lo stesso.
Ma perché continui a morire quando io non ti do il farmaco?
Che cacchio c'è dietro?
È il condizionamento di quell'acqua con quel farmaco.
Quindi anche se non prendevi il farmaco, per la mente di quel topino, era come se prendesse il farmaco.
Ebbè, allora lo stesso che facevo col pilota, né più né meno, cambia niente.
Esattamente la stessa cosa che facevo io, chiaramente verso la vittoria,
non certo per fare il mar del stomaco, verso a migliorare la macchina.
Quindi stiamo parlando di condizionamento in questo caso, ok?
È un programma subconscio, è questo quello che cominciamo a capire, non è un programma conscio,
perché se stessimo nel conscio non lo capiremmo neanche, siamo nel subconscio.
Quindi c'è qualcosa che cominciamo a metterci qua dentro e tale per cui si associa.
Poi c'è l'aspettativa, ma l'aspettativa può essere che io posso andare a dire a un malato,
guarda ti do una pillola che non fa niente, assolutamente niente, sai cos'è che potrebbe fare?
Magari ti potrebbe stimolare, aiutare nella guarigione, ma guarda che questa è acqua, zucchero e non so che cosa, ma non è pillola.
Bene, su questi 40 persone che avevano questa sindrome dell'intestino irritabile,
gli dissero guarda che questa non è una pillola che ti cura, ma potrebbe in qualche modo, è una pillola inerte, te lo dico,
però ti do un'aspettativa, io medico, e magari gli aggiungo anche un significato,
ti dico che potrebbe darti qualche sollievo su certi aspetti, e via.
Bene, dopo un po' fecero tutto e il risultato fu nettamente, diciamo, migliore,
non stiamo, migliore, della migliore medicina che in quel momento esisteva e poteva fare,
pur non avendo dato niente.
E ora, ripeto, io questo cerco in qualche modo di entrare nel vostro mondo,
magari in maniera non così gentile, però questo nel mio mondo assolutamente esiste e non può esserci che non esista, non ci sarebbe il rapporto tra pilota e ingegnere, quell'ingegnere dopo due mesi è fuori, il pilota non ne vuole neanche più sapere, quindi il pilota lo chiede questo, è in condizione necessaria, perché il pilota sa benissimo, sa benissimo di essere l'elemento più debole nella catena, anche se quando è up è Dio in terra,
Ma sa benissimo che potrebbe non esserlo e ha bisogno di una spalla. Quando eravamo in Formula 1 a un certo momento Ross Brown mise ingegnere di pista di Michael, io non volevo andarci perché volevo fare i test, parliamo del 1996, volevo creare la squadra test, Michael per sei mesi non mi parlò, non voleva parlarmi con me perché rifiutai di andare con lui in pista, ma io volevo costruire la squadra test perché in quella situazione mi mancava.
e insieme a Todd avevamo deciso, ci serve un qualcosa di questo genere, lo faccio io perché poi mi piaceva anche come evoluzione carrieristica all'interno dell'azienda.
E quindi feci quello, e allora Ross poi l'anno successivo, quando venne, dice mi serve una persona, una spalla, eccola, mi serve una spalla per Michael,
E misero una spalla, soprattutto che fosse in grado di mettere in simbiosi tecnica con capacità di comunicazione nel metterlo sempre up.
Questa fu una sua richiesta particolare.
E' un mestiere mica facile, sapete, perché hai a che fare con uno che va e nello stesso tempo quando non va, non va.
Ma lui deve andare, non è che si può fermare, lui deve andare sempre.
E' sto poraccio che guadagna l'un miliardesimo o l'un millesimo di quello che guadagna il pilota,
poraccio si deve fare un mazzo che metta basta per cercare di fare tutto questo.
E che cosa c'è tutto dietro questo?
E' quello che io mi sono voluto divertire a guardare.
E c'è tutta sta roba qua ragazzi.
Questa è la classica fotografia, visti classici iceberg,
Iceberg, che ormai sono usati anche dei topi del laboratorio, però solo per farvi capire, esiste un mondo esterno che è il placebo, ed è tutto quello che vi ho parlato adesso, ma esiste soprattutto un mondo interno che è l'essere placebo di se stesso.
quello che ho scoperto è che non era tanto quello che io facevo dicendogli o non dicendogli le cose, era che lo facevo diventare lui stesso il placebo di se stesso, è lì dove cominciamo a fare la differenza,
E andiamo a capire cosa vuol dire essere il placebo di se stesso, vuol dire che tu ti sei messo in una condizione dove sei tu quello che stai condizionando, creando aspettative e creando significato perché tu possa arrivare laddove devi arrivare.
Nel caso del pilota, arrivare a massimizzare la performance della sua macchina. Nel caso di un paziente, certamente arrivare a quello che è la guarigione. E allora io dico, il medico potrebbe essere il placebo del paziente.
Lo è, alla stragrande che lo è. E potrebbe essere anche il placebo, far diventare il placebo di se stesso il paziente. Ecco, questo è qualche cosa che magari oggi ne parliamo, perché non sono certamente convinto, almeno nel mondo del lavoro che vedo e lo traslo anche nel mondo della medicina e della chirurgia, che questo possa capitare.
Perché questo preclude il fatto che ci sia molta sinergia tra il paziente e il medico chirurgo. Molta sinergia. Ma che non vuol dire che sanno a cena, a mangiare insieme. No, che il medico è capace di lavorare, oltre che operare, anche a lavorare sulla mente di quello che è il paziente per raggiungere l'obiettivo della guarigione.
E quello potrebbe anche avere certe determinate conseguenze, perché a me il pilota mi cercava, e se non c'ero si incavolava con il mio capo o con Todd, mi cercava, e se lo facesse anche il paziente, non per rompere le scatole, ma magari non per avere, non so, situazioni legali, perché magari è successo qualche cosa, oppure non si è raggiunto pienamente una certa situazione,
Il pilota chiedeva chiaramente qual era il suo medico, lo voleva, lo cercava, lo selezionava e su quello poi lui ci basava tutta la sua vittoria e tutta la sua carriera, tutta la sua carriera.
Tanto è vero che vedete che Valentino se ne va da una parte all'altra, si porta i suoi ingegneri, Michael se ne va da una parte all'altra, si porta i suoi ingegneri, i piloti si portano i propri ingegneri, perché?
Perché loro sanno far diventare placebo di se stessi, loro stessi, è quello il motivo, non è la competenza, la competenza è il placebo, mi serve competenza per fare arrivare questa, quindi non è che non mi serva la competenza, tutt'altro, mi serve tutta, io devo sapere operare, devo essere il top performer su come operare un corpo umano, così come io devo sapere come operare su una macchina, cosa cambiare per farla andare più forte,
ma quello è condizione poi ulteriore per arrivare qua, che è nettamente più importante, perché io posso avere una macchina performante,
ma se il pilota non è lì, ciao, non va, e ha voglia di cambiare la macchina, devo cambiare lui.
Questo è nettamente più importante, quello che c'è sotto.
Vogliamo fare un viaggetto? Vi piace? Andiamo? Eh? Non bene inizialmente, poi dopo capivano.
è certo, è sempre
una questione di rapporto
cominciamo a fare un viaggetto ragazzi
è un viaggione, non è proprio un viaggetto
alla fine sarò curioso di vedervi
allora
l'effetto placebo nel cervello
condizionamento, aspettativa, significato
giusto al volo
che cos'è il condizionamento?
questi sono i cani di Pavlov
quindi lo stimolo cos'è? Il mangiare
arrivava a mezzogiorno, mettiamo e gli diamo da mangiare
la ciotola, gli dai la ciotola
E che cosa succede? Questi qui hanno fame, salivazione, la lingua, vedete come fanno i cani, no? Lingua e via.
Allora, a un certo momento, oltre che allo stimolo, che sarebbe la ciotola, io faccio sentire pure la campanella.
Quindi, non è che lo posso fare solo una volta, lo devo fare diverse volte. Perché?
E perché devi diventare un subconscio? Il subconscio ci diventa per ripetizione o per forte emozione.
ok? Bastano poche volte ma molto forti, oppure molte volte se l'emozione non è così elevata.
Però devo farlo diverse volte e la risposta cos'è? È sempre la fame. E poi dopo cosa
faccio? Tiro via la ciotola, suono solo la campanella e viene fuori la fame. E quindi
non c'è più la ciotola, quindi non vede più la ciotola, ma sente la campanella. Quindi
che cosa ho fatto? Ho condizionato il cervello, quindi la mente, che è il prodotto del cervello,
o la mente, del mio cagnotto, tale per cui quando suona parte lo stimolo, quindi la risposta,
scusate, dell'appetito. Questo è il condizionamento e questo può essere la stessa pillola, può
essere fatto con la medicina, può essere fatto con i figli, se potessimo utilizzare
questo con i figli va alla grande, i rapporti con la moglie, con il marito, aoglia. L'aspettativa,
questa è la cosa più importante
perché l'aspettativa
non stiamo barando
perché uno dice, beh il placebo sto a barare
tiriamo via
io non sto barando con l'aspettativa
perché io ti sto dicendo la verità
ti sto dicendo, guarda, ti sto dando questo
ma non è, è qualcos'altro
però ti sto dicendo esattamente
non sto rubando
e ne sto facendo cheating
come si dice in inglese
e che cosa fa l'aspettativa
Chi la subisce l'aspettativa, in quel caso il pilota, cosa fa? Crea un nuovo stato d'essere perché lui comincia a pensare e a emozionarsi. Lo stato d'essere sono pensieri ed emozioni. Noi siamo un'infinità di stati d'essere per ogni istante da che noi ci svegliamo la mattina a che andiamo a dormire.
Lo stato d'essere è pensieri ed emozioni.
Quando due anni fa abbiamo parlato di intelligenza emotiva,
fino a pochi anni fa si parlava solo di pensieri,
le emozioni era, ma che è sta roba?
Cioè non le voglio neanche toccare, la scienza non le voleva toccare,
e poi ho dovuto toccarle perché hanno capito che è parte integrante,
anzi non solo, hanno visto che è ancora più importante dei pensieri
uno che sappia utilizzare le emozioni.
Allora, appena ci svegliamo noi abbiamo pensieri e emozioni,
Questo è il nostro stato d'essere. Lo stato d'essere sono l'insieme dei pensieri e emozioni che facciamo in quel momento. Ma se io comincio a dire a un pilota, guarda abbiamo modificato questo, abbiamo modificato quest'altro e la macchina vedrai che sarà più, avrà più front end, sarà più sovrastanzante in modo tale che tu.
E io cosa sto creando nella sua testa? Sto creando una immaginazione di qualche cosa che virtualmente potrebbe capitare sulla base di quello che vado a fare o a non fare, ma sulle cose che vado a fare, quello che gli vado a dire a lui.
quindi è una previsione, è una potenzialità. Stiamo introducendo un
concetto di potenzialità. La potenzialità è nettamente più importante di quello
che è la realtà, perché la potenzialità ha mille, milioni, miliardi di realtà.
La realtà è una, per certi versi. E quindi io comincio a introdurre il concetto di
potenzialità. E chi è che in qualche modo mi dà una gran mano? È certamente la
la suggestionabilità di una persona, ma per poter suggestionare una persona, colui il quale si relaziona deve avere molta fiducia.
Quindi introduco due concetti molto importanti, intanto la potenzialità e poi la suggestionabilità.
L'aspettativa è potenziale che diventa reale, e questo è placebo, l'effetto placebo è un aspetto dell'effetto placebo, è l'aspettativa.
così come il significato
il significato è un aspetto
dell'effetto placebo, mondo esterno
l'influenza del mondo esterno
cioè di qualche cosa che io vado a dire
o vado a fare sulla macchina
per cercare di lui metterlo
in un certo stato d'essere
assegnare un significato vuol dire rendere
il messaggio ancora più efficace
quindi rendere l'aspettativa efficace
ancora più potente
per certi versi, ed è un aspetto
dell'effetto placebo, l'aspetto placebo
il placebo è formato da tre aspetti, condizionamento, aspettativa e significato, a seconda di come
lo utilizzate, ok? Più sei formato e più puoi credere nella causa e migliore sarà
l'effetto, se io vado a spiegare al pilota, guarda ho cambiato questo, ti dovresti aspettare
o ci dovremmo aspettare che la macchina faccia questo, questo e quest'altro, per questo motivo
guarda, lui ha studiato, ha fatto tutto questo studio analitico, lui ha simulato, ha fatto
Tutto questo, vedi, questi sono i risultati, sto dando un significato e sto dando peso all'aspettativa, ok?
Questo voi, aspettativa, il significato deve essere essere maestri, perché conoscete il mondo della medicina,
quindi potete dare aspettativa e potete dare significato.
Quando date quello, state utilizzando l'effetto placebo?
Assolutamente, ok? Perché è l'effetto placebo.
Quindi questo è quello che noi facciamo esternamente attraverso l'effetto placebo.
Adesso cominciamo a capire che cosa cambia dentro, i pensieri e le emozioni e stiamo tornando dietro di tre anni quando ho cominciato a fare questo lavoro qua e capite sempre di più per certi versi quanto sono fondamentali la conoscenza delle emozioni o la conoscenza o la capacità di utilizzare le emozioni.
In questo caso intuiziamo le nostre emozioni per influenzare le emozioni di un'altra persona, ok?
Ma dobbiamo saperle utilizzare ovviamente, è fondamentale, non ve lo dimenticate mai.
Il pensiero è un pilastro, ma senza il supporto delle emozioni è asettico, è apatico.
Bene, noi facciamo circa 60-70 mila pensieri al giorno.
di questi 90%
sono gli stessi del giorno prima
interessante questo
siamo un pelo abitudinari
un pelo
poi, e te lo metto tra parentesi
perché questo è l'aspetto
poi del mio nuovo mestiere
quello che da 5 anni sto facendo
e dove oggi è parte
perché non è proprio questo
di questi 70% sono negativi ridondanti
ok?
noi siamo fatti così
Così, tutti, eh? Interessante questo.
Ormai la ricerca è riuscita a capire che ciò che uno pensa si manifesta
e ci arriveremo a questo.
Quando saremo alla fine delle nostre tre o quattro orette
vi farò capire perché quello che si pensa si manifesta.
Ora, nel caso della performance,
la mente e il corpo si predispongono ad accettare i nuovi limiti
nel momento che io penso.
Se nel momento che io penso a un nuovo stato d'essere,
ovvero io al pilota gli sto dicendo, guarda che questo faccio,
C'è questo, nel caso della performance, la mente comincia nell'ambito del pilota,
a predisporsi che questo accadrà, e nell'ambito della salute, beh, allora questo me lo insegnate voi,
è l'allineamento in maniera automatica e precisa tra tutto questo mondo di farmacia che abbiamo in corpo,
perché noi siamo una farmacia vivente, con il pensiero, o con lo stato d'essere, che si allineano.
No, no. Nell'ambito della performance è il pensiero che comincia a far sì che il pilota accetta nuovi limiti.
Noi siamo materia, ma siamo anche energia.
Noi siamo un paradosso, il primo paradosso che mi è piaciuto più di tutti da quando ho cominciato a studiare certi aspetti,
che lo vedevo chiaramente nell'ambito del mio lavoro, è che noi siamo materia, quindi limite, e infinito, perché siamo spirito.
Siamo entrambi e vi farò vedere perché siamo entrambi.
Se noi capiamo questo concetto, che certi l'hanno già capito anche se non sanno perché,
o non lo hanno consapevolizzato, noi siamo spaventosamente potenti,
perché noi siamo materia, limite, peso, alto 1,90, peso 100 e passa chili,
osso yogi, ma siamo anche non limite, siamo spirito.
Quando cominciamo a lavorare sullo stato d'essere delle persone,
e cominciamo a lavorare lì, è lì che facciamo la differenza.
Un pilota lo devi far lavorare nello spirito perché vada forte,
perché se lo fai lavorare nel limite è un essere assolutamente normale.
E allora cos'è un pilota? Volete che ve lo dica cos'è un pilota?
È un pilota che sa meccanicamente guidare una macchina,
dove però quando la va a guidare è nel non limite, è nello spirito.
E questo è il pilota.
E solo quando è là dentro utilizzerà al meglio le sue competenze.
la grande capacità di un pilota è entrare là dentro
e io come ingegnere
farlo entrare là dentro
e se c'entrasse anche il paziente là dentro
probabilmente farebbe qualcosa di diverso
rispetto a quello che normalmente fa
o non è facile farlo entrare là dentro
almeno per me col pilota
non è tanto facile
però l'esperienza
la competenza
il saper creare aspettativa
il saper dare un significato
mi apriva e non solo
poi vedremo
ma c'è anche il trauma
che mi dà una mano
perché se il pilota va piano
entra in un trauma
quando entra in un trauma
interviene la
aumenta la suggestionabilità
di una persona
e non è molto tanto
differente dal vostro mondo
perché se un personaggio
viene da voi
vuol dire che proprio
così bene non sta
e quindi magari
un minimo di trauma
lo vive
è suggestionabile
ma voi siete competenti
voi conoscete la materia
voi potete creare aspettative
Voi potete dare un significato a questo. E allora non siete solo competenti nel trasferire un aspetto esterno, l'operazione, una medicina, ma siete competenti alla stragrande per cambiare o portare il paziente là dentro, nell'aspetto di non limite.
e dove c'è il non limite c'è il tutto e se c'è il tutto non ci può essere più
perfezione del tutto questo ve lo farò vedere che siamo
infinito sia nell'aspetto neurologico sia nell'aspetto biologico e sia
nell'aspetto totale come essere ci divertiremo
andiamo via la nostra realtà la nostra realtà ci alziamo la mattina
facciamo il nostro bello lavoro che dobbiamo fare poi dopo andiamo ci
laviamo facciamo poi prendiamo nostra macchina andiamo all'ufficio facciamo
facciamo praticamente gli stessi pensieri e poi dopo ovviamente facciamo gli stessi comportamenti
e poi dopo avremo le stesse esperienze, sembra tanto il film Il giorno della marmotta
di quello che si alzava per sei mesi e faceva sempre le stesse cose, le stesse emozioni
e quindi lo stesso modo d'essere. Sotto c'è scritto siamo abitudinari,
magari se allarghiamo un po' quello mi fate un piacere, perché lì ci sono, non so chi,
dalla regia, perché lì molte volte scrivo qualcosa, vedete, siamo abitudinari, perché
noi impugniamo praticamente sempre lo stesso modo di vivere, facciamo sempre le stesse
cose e questo cosa fa? La nostra realtà che crea i nostri pensieri, i stessi comportamenti,
le stesse esperienze e quindi che cos'è il mio passato diventa il mio futuro e quindi
le stesse emozioni e quindi la stessa personalità. La personalità che cos'è? Non è altro
che si acquisisce intorno ai 35 anni, non è altro che una programmazione del nostro
subconscio di tutto quello che noi abbiamo fatto in maniera ripetitiva e quindi noi non
andiamo a essere altro che le fotocopie di quello che eravamo e trasferiremo queste fotocopie
sempre di più nel futuro, quindi siamo fotocopie di noi stessi e per questo è che facciamo
di 70-90 mila pensieri, il 90% sono sempre gli stessi, perché? Perché dipende dalla
la personalità, che crea
la realtà, ognuno di noi ha una sua personalità
che è dovuta alle proprie esperienze
tutto ciò che ha fatto fino a 35, perché
35 anni? è perché a 35 anni
abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare
abbiamo studiato, abbiamo giocato
abbiamo avuto una famiglia, abbiamo avuto dei figli, abbiamo lavorato
e quindi a 35 più o meno
abbiamo esercitato
tutte le nostre esperienze
da quel momento in poi non ci diventiamo altro che
abitudinari
ripetiamo esattamente le stesse cose
a massa che palle ragazzi
Cioè, in qualche modo non è proprio questo quello che io mi immagino possa essere il massimo della vita, no?
Quindi, il cervello ragiona in questa maniera.
Ma se io creassi una nuova realtà, che potrebbe essere anche linkata con l'aspettativa, no?
Cioè, io gli dico, guarda, potrebbe succedere questo.
E se io creassi una nuova realtà?
E beh, se avessi una nuova realtà, vuol dire che avrei nuovi pensieri.
E se ho nuovi pensieri, avrò nuovi comportamenti, quindi ho un nuovo futuro.
Sarò un nuovo io.
E allora cosa avrò?
però avrò nuove esperienze, nuove emozioni e avrò un nuovo modo d'essere,
ovvero avrò una nuova personalità.
Pensare diverso, quindi anche emozionarsi diverso, crea diverse personalità.
L'unico modo per avere una vita diversa è avere una diversa personalità.
Se voglio un nuovo futuro, l'unico modo per prevederlo è crearlo.
Non c'è pezza, non c'è altro.
Posso prevedere un nuovo futuro?
Ma sai cos'è?
Piuttosto che prevederlo, che ha la palla magica, quello che fa, crealo.
Perché è l'unico modo per prevedere il futuro. E poi come posso crearlo? Attraverso una nuova personalità. Perché solo attraverso una nuova personalità io potrò avere una nuova realtà. Non posso fare altro. Se io mantengo la mia realtà avrò sempre stessi risultati. Quindi avrò sempre lo stesso modo d'essere. Mi sentirò sempre alla stessa maniera e creerò sempre le stesse cose.
Il cambiamento che cos'è? È creare sempre una nuova personalità.
Quando parliamo di cambiamento personale, e che cos'è l'evoluzione?
In termini matematici è il delta stato d'essere, perché ho creato un mio nuovo io,
quindi rispetto al caso precedente sono diverso, quindi è un delta rispetto a un delta tempo.
È una derivata.
Qualsiasi cambiamento nell'ambito fisico è regolato da una derivata,
che è una funzione matematica.
Nell'ambito fisico, il cambiamento è sempre visto come una derivata.
Il cambiamento del cambiamento è una derivata seconda.
Quindi l'evoluzione non è altro che una derivata dello stato d'essere.
L'evoluzione è la derivata del cambiamento della propria personalità,
perché la propria personalità è lo stato d'essere.
Termini matematici, fa la piega, è questo qua.
Quindi se noi vogliamo cambiare, vuol dire che dobbiamo cambiare personalità,
ovvero dobbiamo fare nuovi pensieri e avere nuove emozioni.
avanti, prego
alla grande cambio
ho cambiato personalità
ho cambiato
è sempre una continua evoluzione
io non sono mai lo stesso
non posso essere lo stesso
se voglio fare cose nuove
sempre, non c'è pezza
questa è la felicità
questa è la felicità
però voglio dire
quella lì è un'altra cosa
Allora, proviamo ad andare a capire cosa accade nel cervello quando pensiamo.
Eh, il corvello, vi dite, è costituito da 75% di acqua.
Perfetto.
Oh, ci sono 100 miliardi di neuroni perfettamente sospesi.
Ma quando ho letto questo dico, ma sono 100 miliardi di neuroni perfettamente sospesi.
Perfetto.
Per ogni neurone ci sono circa 40.000 connessioni, perché ci sono i collegamenti sinaptici, no?
Quindi facciamo un pensiero, partono i neurotrasmettitori, una serie di scoste elettriche,
si mettono insieme tante belle neurone e si crea una giungla connessa di neuroni.
Ogni neurone è un biocomputer di circa 60 megabyte.
Ma quanti cavolo di megabyte abbiamo qua dentro?
Eh? Oh!
E' così, eh, il cervello?
E' così, eh?
è un microchip, ha l'anima del microchip
se noi impariamo
creiamo nuove connessioni
perché quando noi facciamo un nuovo pensiero
che cosa facciamo?
e non utilizziamo più le connessioni precedenti
magari andiamo a tagliare quelle precedenti
e cominciamo a farne delle nuove
se noi invece vogliamo ricordare
dobbiamo mantenere attive quelle
quindi dobbiamo rinforzarle
quando le rinforziamo
perché ricordiamo molto
diventano subconscio, diventa un automatismo
e diventa personalità, ok?
E perché noi ripetiamo sempre le stesse cose?
Perché quella è la zona di comfort,
ma secondo me quella non è la zona di comfort,
quella è la zona di non comfort,
se parliamo di felicità,
è la zona di non comfort,
l'abitudine è la zona di non comfort,
non di comfort, ragazzi,
è tutta un'altra cosa la zona di comfort, eh?
E se noi andiamo a fare una moltiplicazione,
ma che cacchio viene fuori come numero?
Qua dentro noi abbiamo l'infinito,
ma che c'è la mente?
La mente, e qui viene fuori il secondo paradosso, la mente è il prodotto del cervello, il cervello in azione produce una mente, il cervello cos'è? È un hardware, è un computer, è tutta sta serie di neuroni, ma nel momento che in azione è accesa, chi l'accende è la coscienza, ma nel momento che l'accende produce un programma o utilizza un programma, produce una mente, ma la mente spaventosamente, paurosamente, forte, potente,
Sapete perché? Perché se io prendo questo bicchiere, questo viene probabilmente prodotto per stampaggio, ok? Viene stampato e poi viene prodotto.
Se io chiedessi a questo bicchiere, puoi cambiare la macchina che ti ha prodotto? La stampatrice? Questo mi guarda e dice, ma che cacchio è da me? Non gliela faccio.
La mente è prodotto dal cervello, ma la mente cambia il cervello.
Quindi noi qua dentro abbiamo un qualche cosa che è cambiato da come la utilizziamo.
Cambia chi, colui, il quale lo produce.
Cioè la mente che è il prodotto, come sto bicchiere, cambia, può cambiare il cervello, ovvero colui che la produce.
Questo è un secondo paradosso.
Andate a trovare in natura qualcos'altro di questo genere, prodotto da noi.
quindi qua dentro noi abbiamo qualche cosa che è spaventosamente forte
ed è l'unica cosa che dovremmo aver paura, vi dirò alla fine
di quanto noi siamo spaventosamente potenti
perché puoi vederla anche negativamente
così come la puoi vedere positivamente, la puoi anche vedere negativamente
quindi noi siamo infinito dal punto di vista neurologico
noi qua dentro abbiamo una cosa che non riusciamo a controllare
E per fortuna che ci pensa il sistema nervoso autonomo a controllarlo,
perché se dovessimo farlo noi con la nostra coscienza,
o con il nostro consapevolezza conscio,
moriamo in un secondo, ma neanche in un decimo, neanche in un millesimo.
E qualche di un altro che ci pilota.
E chi è che ci pilota?
Noi siamo materia e siamo spirito, siamo tutte e due.
Chi pilota tutti questi computer che ci stanno lì,
Questo infinito è qualcuno che deve essere certamente nettamente più potente di noi.
E siamo sempre noi.
Non è che arriva uno e gli aspetta un attimo, che molte facce.
Siamo sempre noi.
E che lato è?
È quello che i certi maestri spirituali dicono,
è il lato attivo dell'infinito, ovvero il lato spirituale.
È lì dove dobbiamo mettere le persone,
se vogliamo che queste persone siano felici, perché lì c'è il tutto.
È lì dove devo mettere il pilota, perché lì farà performance,
perché parliamo di performance.
in quel caso. E' lì dove devo mettere un leader quando lavoro con lui, perché è lì che produce performance.
Non è l'utilizzo delle sue competenze. Le sue competenze le devono mandare lì dentro,
perché lì dentro poi c'è qualcuno che è nettamente più potente di te per utilizzare le tue competenze.
Poi, quando noi pensiamo, beh, mi dite voi che ci sono dei neurotrasmettitori,
che è una sostanza chimica, che comincia a viaggiare, a mettere in connessione i neuroni.
E allora questi giungli di neurone si attivano e i nuovi pensieri vengono prodotti, nuove proteine.
Perché? Perché questi messaggeri non vanno altro che dentro delle cellule, le quali cellule hanno una membrana, le quali membrane hanno dei ricettori,
questi ricettori prendevano questi neurotrasmettitori, tac, danno un segnale, aprono, fanno, dirigono, e istruiscono quel codice meraviglioso che abbiamo, che è il DNA, a produrre proteine.
Noi siamo una macchina che produce proteine, ho letto, ok? E allora che cos'è? Il pensiero che cosa fa?
Il pensiero è materia, il pensiero sta creando materia, perché se io penso una nuova realtà, una nuova cosa,
mi si creano nuovi circuiti, i neurotrasmettitori partono e creano nuove proteine attraverso le cellule,
attraverso il DNA delle cellule
e quindi un pensiero crea materia
ed è crea materia poi diversa rispetto a quello che c'era prima
arricchisce il mio cervello
perché la mente modifica colui che la produce
è proprio questo processo
quindi il pensiero è materia
non ce lo dice solo la fisica quantistica
come vedremo dopo
perché l'osservatore
che guarda il subatomico
che focalizza e trova l'elettrone
altrimenti la particella non la vede perché è energia, il trasferimento da energia a materia, particella, è grazie all'osservatore, altrimenti la particella è onda elettromagnetica, dentro l'atomo ci sono una serie di onde elettromagnetiche,
Tutte queste sub-particelle che vibrano, è solo prettamente energia, 99,9999999% è solo energia, e si trasforma in materia quando c'è l'osservatore.
E in questo caso è la stessa identica cosa, siamo nel materiale, nel macro, il pensiero genera materia.
E allora, per spiegare quel concetto di prima, di quello che è l'abitudine, se noi abbiamo la nostra realtà, facciamo quei pensieri, facciamo quelle emozioni, attiviamo gli stessi circuiti neurali, attiviamo i programmi automatici, perché a forza di farli li facciamo diventare automatici e inconscio, e cosa facciamo? Andiamo a rafforzare il nostro cervello.
Parliamo di neuro rigidità. L'hardware viene rafforzato attraverso il software, l'utilizzo costante di quel software. Quindi parliamo di neuro rigidità. Ma noi non siamo neuro rigidità, noi siamo meravigliosamente neuroplastici perché noi possiamo fare nuovi pensieri attraverso una nuova realtà, possiamo fare nuove emozioni e quindi attiviamo nuovi circuiti neurali e quindi rimuoviamo quelli automatici perché se non li attiviamo più,
più quelli si tolgono, è come se stessimo spuntando, potando, diciamo, delle piante,
che arrivata l'inverno le potiamo, perché vengono delle nuove gemme, dei nuovi rami,
e andiamo a fare proprio quello, quindi la neuroplasticità è andare a vedere ciò che è diverso rispetto a prima,
ma ciò che è diverso rispetto a prima è l'ignoto, e allora quando la signora prima mi domandava,
Ma lei ha cambiato, certo. Sapete perché? Perché a me non me ne frega niente del certo. A me interessa l'incerto. Io vivo per l'incerto. Del certo ormai è acquisito, è passato, è off, è over. Non mi interessa più niente. Quello che mi interessa a me è l'incerto, l'ignoto. È sempre qualcosa di nuovo. E il pilota è esattamente lo stesso.
e noi siamo fatti così tutto questo per farvi arrivare a far capire che cosa c'è
dietro l'effetto placebo noi siamo fatti così non siamo fatti per stare sempre
uguali perché noi nasciamo che siamo noi nasciamo dall'unione se per voi me lo
dite di due cellule una cellula uovo è una cellula spermatozoo da due cellule se
ne forma una una e poi siamo storcio yoga che io sono e che roba è e questa
qui che cos'è? È cambiamento? È abitudine? No, è continuo cambiamento, non è abitudine,
è continua evoluzione. Noi siamo evoluzione, noi siamo neuroplastici, ma lo è anche il
pilota, lo è anche il paziente, attenzione. Noi siamo fatti così, lo siete anche voi
come lo siamo noi. Se noi ci guardiamo dal punto di vista neurogidità, vediamo i nostri
limiti, c'è sempre uno che fa un limite e poi tutti gli altri lo raggiungono, ma ce
ce n'è uno che fa un nuovo limite,
è perché quello lì non sta nella neuro rigidità,
quello sta nella neuro plasticità,
sempre, comunque, dovunque,
performance è cambiamento,
guarigione è cambiamento,
non può essere altro,
e quindi se siamo lì,
vuol dire che dobbiamo utilizzare una certa parte
del nostro cervello,
utilizzarlo in una certa maniera,
questo cervello che è a gratis,
ci è dato così da quando nasciamo,
Vediamo, la creatività è nell'ignoto, è in quello che io non conosco, è nelle cose nuove che io posso pensare, è nell'evoluzione, è nel cambiamento, l'ignoto è il campio quantico e allora vi farò vedere che l'ignoto è l'intelligenza universale, è colui che ci dà la vita, è il mondo quantico, è quello che gli spirituali dicono è la sorgente, chiamatela come volete.
Ma io di questi bei dollarini che si vedono poco, sono monete d'oro, ce ne sono infiniti? Io ho un'infinità di potenziale a cui posso pensare di raggiungere. Si tratta solo di metterci in quelle condizioni.
Sì, sì, sì, sì, certo, certo, siamo qui apposta, ma certo, alla grande, è certo che c'è mistero, alla stragrande, è certo che c'è mistero, è certo, è certo, assolutamente, assolutamente.
Vi ricordate il film di Harry Potter?
alza
lui dice ma non ti preoccupare era ora
è una fenice
quindi loro devono morire per ricrescere
per rinascere
le fenice
Noi siamo felici. Non moriamo mai. Noi ricresciamo sempre. Quando non siamo nell'abitudine, quando non siamo nelle convinzioni, quando noi crediamo che tutto sia determinato, sia deterministico, sia fissato.
E noi siamo andati avanti per tanti anni con la fisica deterministica di Newton, di Galileo, e noi abbiamo pensato che quello fosse, in realtà quello non è, o è per certe situazioni, noi non siamo deterministici, noi viviamo in un mondo non lineare, noi siamo un'essenza di mondo non lineare.
Il mondo lineare non può essere misurato da equazioni lineari, può essere solo misurato da equazioni non lineari.
E dentro c'è questo aspetto, e il paziente là dentro dovrebbe entrare là dentro attraverso il pensiero.
Fatemi finire piano piano il discorso e poi arriverò a che cosa fare.
I pensieri sono il linguaggio del cervello, e le emozioni cosa sono? Sono il linguaggio del corpo.
Quando noi pensiamo, o quando noi ci emozioniamo,
noi emettiamo tutta una serie di elementi chimici,
sono neurotrasmettitori, ma anche i neuropetipiti.
C'è un bellissimo libro da leggere, di Candice Peart,
che è una ricercatrice biologa che ha scoperto i ricettori delle oppiacei
nelle nostre cellule.
E lei ha individuato le emozioni, ha individuato che sono delle molecole.
Sono i famosi leganti chimici, quindi sono i peptidi, gli ormoni, tutto quello che è, sono leganti chimici, che mettono in comunicazione tutti i nostri sistemi, che pensavano che fossero allocate in certe situazioni, in realtà le molecole delle emozioni, questi leganti chimici, fanno colloquiare tutti i nostri sistemi, dall'immuno ai vari apparati, a tutto quello che è.
E allora, se noi abbiamo dei pensieri, abbiamo degli elementi chimici che si muovono
e soprattutto abbiamo delle emozioni che cominciano a lavorare all'interno del nostro corpo,
che sono molecole.
E quindi cosa andiamo a fare?
Andiamo a fare dei pensieri che creano delle emozioni,
i quali creano dei pensieri e a loro volta creano delle emozioni.
Ma se sono sempre gli stessi pensieri e le stesse emozioni,
e quelli che facciamo, attiveremo sempre esattamente le stesse cose.
E che cosa diventiamo?
Diventiamo che il corpo diventa la mente.
Prende il sopravvento.
Noi diventiamo corpo.
Ed è difficile poi a quel punto riuscire a vincerlo.
Non basta il pensiero positivo.
Perché c'è un corpo che ormai è stabilizzato, è definito.
Noi possiamo avere un primo scenario
quando siamo dentro questo aspetto.
Il primo scenario è che avendo sempre gli stessi pensieri e sempre le stesse emozioni,
la membrana deve aumentare il numero di recettori.
E quindi perché? Perché gli arrivano sempre gli stessi medesimi segnali.
E allora a quel punto cosa succede?
Succede che il corpo va a comandare sulla mente.
E il corpo che a quel punto diventa la mente, è lui che dirige, è un programma di subconscio.
pure potrebbe fare un'altra cosa
potrebbe bloccare
perché ce n'ha troppi
e se ce n'ha troppi
ho bisogno di un'emozione ancora più forte
e quindi mi chiede di aumentare la dose
quindi questi medesimi pensieri
queste medesime emozioni
mi fanno stare comunque sempre nel programma
o perché il corpo che è diventata la mia mente
o perché mi chiede una dose sempre maggiore di quella
e quindi io da lì non mi muovo più
io divento abitudinario al 100%
Capite perché facciamo 70.000 pensieri di cui il 90% è sempre quelli,
perché noi siamo comandati da un programma che non è più nostro,
ma è un qualcos'altro, o il corpo che ti chiede una dosa maggiore
per poter poi andare avanti.
Pensiamo a quello che proviamo e proviamo a quello che pensiamo,
siamo nell'abitudine, il 95% del nostro cervello-corpo ha 35 anni,
è quello che ci comanda.
Poi abbiamo il 5% che è il mondo conscio, non gliela fai a combattere quello. Il pensiero non gliela fa, ha bisogno, è per questo che interviene l'importanza dell'intelligenza emotiva, ha bisogno delle emozioni.
Perché solo così posso cominciare a riscrivere il mio programma.
Altrimenti col pensiero non gliela faccio.
E quando un paziente o quando un pilota è convinto, è nel limite,
è nella limitatessa, è convinto che qualcosa non va, è qua,
è a voglia di tirarlo fuori da qua.
Perché lui pensa, si emoziona e proietta nel futuro.
Quindi è con il corpo, con la mente e con l'ambiente,
perché poi va a guidare
e quindi vede le curve
e che gli dicono anche le curve
non puoi andare forte
il corpo gli dice non puoi andare forte
la mente gli dice non puoi andare forte
e lui è qua dentro
è nell'abitudinarietà di non essere performante
e questo non può andare
io quindi la devo tirare fuori
e costantemente
vi posso dire che nell'ambito di un weekend
almeno due o tre volte è lì dentro
e bisogna tirarlo fuori da lì
dall'abitudine
e ha voglia di dire
no guarda gliela fai
ma quale gliela fai?
Io devo lavorare in maniera tale che lui si emozioni perché possa cambiare quel suo aspetto o quel suo modo di pensare.
Altrimenti non gliela fa.
Mi è successo quest'anno con un giovane pilota.
Guardate questa sequenza di roba che mi è successa.
Lui aveva una macchina, intanto gli avevamo cambiato il telaio.
Quindi parliamo di GP2.
Ho seguito per qualche gara un team che poi dopo ho smesso per tanti motivi.
E cosa succede? Abbiamo cambiato il telaio, l'aspettativa, cacchio c'è un telaio nuovo, questo qui certamente è migliore del telaio vecchio perché quello lì vecchio aveva subito degli incidenti, si era modificato, si era danneggiato e via, hai un telaio nuovo, benissimo, quindi aspettativa palla, significato, ah guarda, con il telaio nuovo potrebbe essere più rigido, quindi nelle curve potrebbe essere una macchina molto più flat, molto più reattiva, nei cambi di direzione potrebbe essere questo, quest'altro,
quindi lavorato molto sul significato e sull'aspettativa, pronti e via, parte nei primi tre, cosa che normalmente è oltre i 15, è nei primi tre, lui contentissimo come la Pasqua prende parte, via, fa il primo run, il secondo run, terzo run, prova, frena, evidentemente frena troppo avanti, curva 1 di Barcellona,
il curva 1 di Barcellona, dopo il lungo rettilineo, frena 10-15 metri più avanti, blocca completamente le ruote davanti, bloccando le ruote davanti non ha più la direzionalità, perché le gomme perdono grip, prendono possibilità di produrre grip e quindi la macchina va dritta, va dritta, la via di fuga è molto elevata, quindi non succede niente, però chiaramente ha fatto un errore.
Bene, quell'evento lì si è talmente impresso nel cervello che non se l'è tirato via più per tutto il weekend e a voglia ho lavorato come un passo per tirarglielo via.
Allora, è un pilota giovane certamente, stiamo parlando di giovani piloti.
L'ambiente esterno ha clamorosamente cambiato il suo stato d'essere, pensieri e emozioni.
Perché l'evento esterno qual è stato? Vedere il fumo e vedere il bloccaggio delle ruote che l'han portato fuori.
E questo l'ho emozionato talmente tanto che gli è bastato una volta per rendere quel pensiero un automatismo.
Praticamente il bloccaccio di frenata è diventato lo stimolo e la risposta è la macchina che va dritta.
Il condizionamento è il suo pensiero, è il suo inconscio che ha definito, diventato praticamente non il placebo, il nocebo di se stesso.
pensiero, il suo stato d'essere, che è diventato
lo stimolo condizionato.
Anche se non bloccava,
la sua risposta sarebbe sempre
stata influenzata dal
sarebbe bloccato. Quindi per lui non
poteva più frenare lì e frenava
30 metri prima a quello,
quindi 30
più 15, 20 che era andato dopo,
50 metri rispetto a prima, rispetto
a quando ha avuto il problema. Ovvero
30 metri prima rispetto a quello
che effettivamente doveva fare.
30 metri in GP2 è
Mezzo secondo, sei decimi, secchi, solo lì.
Poi puoi andare fortissimo dalle altre parti, ma lì hai già perso sei decimi.
Quindi lui è stato condizionato, l'influenza del cervello, attraverso qualcosa, attraverso il suo stato d'essere.
È il suo stato di pensiero e emozione che ha fatto sì che lui, quella curva non riesco più a farla.
Ogni volta che va lì, lui tracca la campanella, blocca le ruote e diventa schiavo della propria parte limitata.
La parte limitata è di cosa è formata? Del corpo, perché? È perché il corpo pur avendo avuto uno, un unico solo input, ma talmente forte che è diventato, il corpo è diventato la mente, è lui che comanda e dell'ambiente esterno è diventato schiavo perché ogni volta che va in quella curva gli viene in mente quello, ma il fatto che gli viene in mente ogni volta non va altro che a rafforzare il ciclo pensieri, emozioni, pensieri, quindi diventa sempre più grosso sto corpo che comanda.
Ma non solo, diventa anche schiavo del tempo, perché lui proietterà sempre nel futuro che lì andrà a bloccare.
Questo ragazzo è finito, quella curva non la farà più.
Eppure è un pilota, eppure va, e quindi bisogna tirarlo via.
In questo caso lui è stato nocebo di se stesso, e il placebo è negativo, il placebo è pleasure, e il nocebo è invece no pleasure.
Quindi i pensieri e le emozioni sono stati il condizionamento, l'aspettativa è proiettare il proprio passato.
Lui come aspettativa ogni volta andava a proiettare quello che è successo nel passato e che andrà a accadere anche nel futuro.
Il significato è non gliela faccio più, non riesco a frenare, io sono non capace a frenare.
Questo qui è chiuso, quindi bisogna lavorare su questo personaggio per farlo ritornare a frenare in quel momento là.
E ha voglia a cambiare la macchina, ha voglia a mettergli la macchina più potente, la macchina migliore.
ma quella curva lui frenerà sempre a 30 metri prima, l'unico modo per cui io posso farlo rifrenare è lavorare sulla sua testa, o mette gli ABS che lavora sulla sua testa, nel senso che lui fa quello che gli pare e l'ABS fa quello che gli pare, cioè è lui che decide, è la parte intelligente, aggiungiamo un eccessorio di intelligenza che è l'ABS.
E' chiaro questo aspetto? Quindi quando parliamo di effetto placebo, nocebo, non stiamo parlando di cose che normalmente accadono tutti i giorni, ma non solo nell'ambito della ricerca della medicina, anche per voi, con la vostra famiglia, con i vostri figli, con i vostri collaboratori o con il vostro mestiere, né più né meno.
E chi c'è lì dentro? Intanto c'è il pensiero, c'è la mente, che abbiamo visto può cambiare colui il quale la produce.
E questo potrebbe essere un escape way, potrebbe farci vedere una strada di sicurezza, un'uscita di sicurezza,
il fatto che la mente può cambiare il cervello, perché se il cervello è diventato così stazionario,
tale per cui io quella curva non riuscirò mai a farla, la mente lo può cambiare.
E quindi questa stazionarietà, questa neuro rigidità, la posso cancellare e quindi posso evolvere.
Ok, queste quattro parole che ha detto, questo qua, ci possiamo fare un corso universitario su queste quattro parole che ha detto.
in una intervista
di questo genere
uno che possa dire
questo qui viaggia a un altro livello
certamente qualcosa hanno fatto
John Lennon qualcosa ha fatto
non è che lo conosco personalmente
ma lui ti dice
perché guardare
ai 60, 70
se dobbiamo produrre una nuova canzone
cerca di essere
diverso, cerca di guardare
cose nuove, prendi la vita
per quello che è adesso
Non per quello che era nel passato. Ti dice, non stare nelle tue abitudini, non stare nella tua situazione. Se io faccio vedere un'intervista di un altro grande, che magari è Roger Waters, lui invece è sempre nel passato, perché fa sempre le stesse cose, fa sempre il The Wall, fa sempre quel concerto.
Questo qui invece, lui, del passato, era solo come un ulteriore strumento
per fare meglio quello che poteva essere quel momento, quello che poteva essere il futuro.
Quindi lui è sempre in continua evoluzione.
Why stay in the past? Perché stare nel passato? Perché stare nell'abitudine?
Quando abbiamo un cervello che può essere modificato attraverso nuovi pensieri,
che possono creare nuove emozioni e che possono creare nuove realtà, ovvero un nuovo stato d'essere.
È lì il segreto, ragazzi. Parliamo di performance.
è il nuovo stato d'essere.
Parliamo di evoluzione nella performance,
è il nuovo stato d'essere.
Ovvero, nuovi pensieri e nuove emozioni.
Sempre, comunque, dovunque.
Il nostro passato di supporto
non deve essere il nostro prigione.
E questa è una condizione che deve essere importante capire,
perché solo così potete far diventare
il placebo di loro stessi, i vostri pazienti.
Perché abbiamo visto il cervello,
e il corpo come reagisce?
Perché pure lui fa qualcosa.
E qui, magari voi me ne dite molto di più di quello che posso sapere io, bellissimo,
questo esperimento fatto dalla psicologa Ellen Langer, un'americana, la mente consapevole,
bellissimo libro, si compra, la mente consapevole. Hanno fatto questa ricerca su 16 anziani,
adesso ve la spiego, è bellissimo, aveva un'età maggiore di 70 anni, tra i 70 e gli 80 anni,
Sono 16 anziani, li hanno divisi in due gruppi, 8 più 8.
Allora, prima di fare l'esperimento li hanno tutti, diciamo, misurati,
quindi hanno misurato le loro caratteristiche, sia cognitive che anche fisiche,
quindi l'altezza, la capacità di camminare, la capacità di correre,
magari l'hanno messo su certi strumenti, e insomma hanno fatto un database
del loro comportamento fisico e cognitivo.
Dopodiché hanno preso 8 di questi, i primi 8,
E gli hanno chiesto, vi chiediamo, vi trasferiamo in questo monastero che è allestito in maniera particolare, dovete vivere lì cinque giorni e in questi cinque giorni vi chiediamo di poter pensare di vivere come vent'anni fa.
Quindi tornate indietro nel tempo, vent'anni fa, e pensate a quello che facevate vent'anni fa e vivetelo.
Eccolo, il monastero è stato allestito con tutta una situazione di vent'anni fa, quindi l'arredamento, quindi i giornali, tutto pieno di giornali di vent'anni fa, le televisioni con i programmi televisivi di vent'anni fa,
In modo tale che, oltre al pensiero, anche l'ambiente esterno stimolasse il fatto di...
E quindi questi pensavano e vivevano sulla base di quello che facevano vent'anni prima.
Questi primi otto.
I secondi otto li hanno fatti solo vivere, non pensare.
Gli hanno detto, sentite, vi portiamo a questo monastero, e l'hanno fatto la settimana successiva,
Vi portiamo in questo monastero e lì vivrete come vent'anni fa, perché ci sono i programmi televisivi, i talk show, i telegiornali di vent'anni fa.
Però voi siate voi stessi, né più né meno, però siete in questo ambiente.
Finiti questi cinque giorni di uno e dell'altro, sono andati a misurare le loro caratteristiche.
E allora, quello che non riusciva a camminare, ha cominciato a camminare.
Lei dice, alla fine abbiamo cominciato a giocare a pallone insieme.
Non è che giocavamo a palla, però leggermente a pallone.
Cioè non riuscivano a camminare, adesso camminano.
Quelli che riuscivano a connettere meno, cominciavano a connettere di più.
L'hanno misurato sperimentalmente, hanno fatto una differenza.
E il corpo è cambiato.
Quindi non solo il pensiero cambia, ma il corpo è cambiato.
E come fa a cambiare?
Che fa?
infatti, tornamo indietro, siamo ringiovaniti, sono ringiovaniti di vent'anni.
Adesso non proprio come quando erano vent'anni, però sono ringiovaniti.
Oh cavolo, questo è interessante, possiamo tornare indietro nel tempo?
Ma siamo così potenti?
Non dico che torniamo esattamente quanto eravamo, però qualcosa è successo in questi personaggi.
E allora cominciamo ad andare a capire che cosa c'è dietro, perché noi siamo sempre in una situazione,
noi vediamo le cose in maniera deterministica.
Io ho mia figlia che fa, è laureata in scienze biologiche, fa biologia molecolare industriale, non so che cavolo faccia, comunque lavora, cioè studia in questo mondo della biologia.
Perfetto, io gli ho chiesto, senti un attimo, ma voi di epigenetica fate qualche esame?
Dice, sì sappiamo che cos'è, ma no, come no? Ma come no? Siamo ancora nella biologia classica?
ma non spieghiamo niente, ma noi non siamo lineari, non siamo deterministici, tutta la nostra scienza è stata fatta perché siamo deterministi, la fisica è deterministica, la termodinamica è deterministica, la biologia è deterministica, ma non è così, perché qualcuno ha visto che esiste una fisica quantistica che va oltre,
ma così come qualcuno ha visto che esiste una epigenetica ovvero qualcosa
che sta di sopra della genetica dei geni e noi ci abbiamo 140mila proteine mi
dicono e mo dite voi io non lo so l'ho letto e però abbiamo 23.688 geni e
sappiamo che il gene genera una proteina e chi mi è genere il resto quando sono
andati a questo l'ha scoperto quando hanno studiato il genoma
parliamo del 2004 2005 insomma stiamo parlando di dieci anni fa
Non sta a parlare dei 250.000 anni fa, ma stiamo parlando di dieci anni fa, però ora ragazzi cominciamo a scalare quattro marce, non una, quattro.
Se io comincio a capire che ho 140.000 proteine, però ho solo 23.688 geni, vuol dire che qualche di un altro me ne produce queste proteine,
oppure non è vero che il gene produce una proteina, una, ma ne può produrre di più di una, perché altrimenti come ci arrivo?
Allora qualcuno ha cominciato a sperimentare e ha tirato fuori che esiste un genio dei geni.
Esiste qualcuno che coordina i geni per produrre ulteriori proteine.
Poi parliamo anche dei celli ostaminali che andiamo a finire in un altro mondo ancora.
Noi non siamo un'espressione genetica fissa.
Noi siamo un'espressione genetica che è fatta nel tempo.
Noi siamo derivata.
siamo cambiamento anche la nostra genetica cambia non è mai la stessa pur
avendo un codice ben definito che sono sti benedetti dna sti benedetti geni noi
siamo un'evoluzione di utilizzo nel tempo di questi geni e chi è che me li
va utilizzare chi è sto benedetto gen è l'ambiente esterno questo è quello che
è stato scoperto è l'ambiente esterno attraverso la cellula che fa sì che
E in un stesso gene, combinato con altri, può produrre diverse proteine, altre proteine.
Beh, ma cos'è l'ambiente esterno?
Eh, sono due.
È un ambiente esterno al corpo, ovvero ho anche un ambiente interno al corpo.
L'ambiente esterno è ciò che respiriamo, ciò che mangiamo, dove viviamo, la temperatura, quello che è.
L'ambiente esterno al corpo.
Ma c'è anche un ambiente interno al corpo.
E che cosa sono?
Sono sempre queste due benedette cose, pensieri ed emozioni, ovvero lo stato d'essere, lo stato d'essere influenza la mia fluttuazione genetica secondo per secondo, quindi oltre che generare materia qua dentro, genera un utilizzo dei miei geni in maniera diversa, fluttuante e siamo infinito, perché siamo infinito?
Ma quante possibili combinazioni possiamo immaginare epigenetiche nell'utilizzo di 23.688 geni che abbiamo?
E sono infinite, quindi abbiamo un cervello che è infinito e abbiamo un corpo che è infinito,
perché le combinazioni non possiamo neanche pensare a quante possono essere.
Eppure questo in maniera precisa, puntuale e meravigliosa lo fa istantaneamente, perché poi abbiamo visto anche che le cellule comunicano non solo con velocità deterministiche, ma possono farlo anche in maniera istantanea.
Quindi andiamo oltre la velocità della luce. Se vai oltre la velocità della luce non sei più nel mondo della fisica classica, sei nel mondo della fisica quantistica.
beh allora le cellule comunica in un mondo quantistico ma il mondo
quantistico che cos'è l'infinito e nulla perché c'è solo energia beh allora noi
siamo solo energia allora il nostro corpo energia beh allora qualcuno quando
ci dice che siamo limite e siamo non limite che siamo finito o infinito e in
questo infinito ci può essere il mistero alla grande per fortuna che c'è il
mistero grande allora vuol dire che c'è una valenza
scientifica in tutto questo ma questo possiamo già studiarlo non c'è bisogno
di andare chissà fare che cosa. Cioè già? Ma se noi dobbiamo lavorare sull'infinito,
è là che dove facciamo la differenza, perché non è tanto nel placebo che diamo noi al
nostro paziente, è farlo diventare placebo di se stesso che facciamo la differenza, perché
lo portiamo lì dentro. E cos'è che quando lo portiamo lì dentro? Gli facciamo utilizzare
questa meravigliosa macchina di cui siamo dotati, di cui ancora dobbiamo scoprire forse
l'1% del suo funzionamento. Quello che conta è la derivata, è il genio dei geni, è
È l'ambiente, in realtà i geni non contribuiscono, cioè contribuiscono alle nostre caratteristiche, ma non la determinano.
È come, io ho fatto questa metafora, è come avere una biblioteca enorme di tanti libri, questi sono tutti geni,
e a seconda di come li prendo, io attivo il mio corpo, do la mia vita, perché l'espressione dei geni sono le proteine che è la vita.
E quindi è questa, quindi cos'è? È una banca di informazioni assolutamente enorme a cui poi qualcuno va a prendere e quel qualcuno è la membrana della cellula, è l'ambiente e quel qualcuno è dato, è influenzato dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni che possono essere sia positive o negative perché possiamo averle tutte e due.
Che cos'è che tira fuori questa branca della scienza? La consapevolezza conscia? Finalmente la consapevolezza conscia che va a utilizzare tutto il nostro patrimonio genetico per definire la struttura del nostro corpo.
Quindi cosa fa? Va a mettere in simbiosi quello che è il conscio con quello che gestisce la nostra vita, che è l'inconscio. Li va a mettere insieme. Se noi pensiamo solo al conscio non capiamo quanto potente siamo. Se pensiamo solo all'inconscio non sappiamo cosa farci perché non possiamo vederlo.
Se cominciamo a metterlo insieme, forse possiamo influenzarlo o forse possiamo dire qualche cosa. È questo quello che fa la differenza. È qui che sta la performance. È qui che posso aiutare una persona. È qui che posso elevare una persona. È qui che puoi tirarla fuori dalla depressione. È qui che puoi fargli raggiungere un obiettivo sfidante. È qui che puoi aiutarla a guarire. È qui che puoi aiutarla a vincere e mettere in sinergia questi due aspetti.
La consapevolezza conscia, che cos'è?
È proprio quell'aspettativa, quel significato che diamo alle esperienze.
Ma questa aspettativa e significato, cosa abbiamo detto?
Crea uno stato d'essere, proietta un futuro, qualcosa che potrebbe accapitare,
nuovi pensieri e nuove emozioni.
E questo va a cambiare tutto il mio stato neurale e biologico?
Io ho tutta un'alterazione dovuto a questo.
Quindi quando parliamo di aspettativa e di significato,
che voi siete grandi a farlo perché siete competenti perché conoscete la
materia così come lo ero io competente di formula 1 nella macchina
io vado a lavorare su quell'aspetto oltre che modificare la macchina capite
non sto facendo solo quello che potrebbe essere la vostra operazione chirurgica
io andavo a modificare la macchina perché potesse andare più forte ma non
facevo solo quello facevo questo è questo questo è nettamente più
E' per questo che quando lo faccio anche nascondendolo funziona lo stesso, perché non sto operando, ma sto lavorando su questo e quindi funziona lo stesso, anche se non opero, anche se non esercito la modifica, anche se non opero il ginocchio, perché sto utilizzando questa parte infinita del nostro essere, che è nettamente più potente della parte finita.
ma addirittura vado a mettere in in simbiosi sinergia quello che so con
quello che fa e lì comincia a fare la differenza
abbiamo un codice genetico che è un enorme magazzino di informazione
abbiamo un ambiente interno che sono emozioni pensieri personalità
convinzioni su questo ci spenderemo un po di parole
siamo noi che abbiamo in mano le chiavi del destino genetico del nostro programma
del nostro essere, non la biologia deterministica, programmata. È per ciò che funzionano certe cose.
Si geni sono fornitori di possibilità, sono potenzialità, come era l'aspettativa, è potenzialità, è chiaro questo?
E allora mi viene subito in mente in qualche cosa, intanto abbiamo parlato di questo affetto placebo, ambiente esterno e interno, che attraverso il condizionamento aspettativo e significato cambiamo lo stato d'essere di una persona, pensieri e emozioni.
Abbiamo visto come lo stato d'essere, pensiero e emozioni,
influisce a livello neurale.
Siamo infiniti, cambiamo il cervello, il pensiero cambia il cervello,
attraverso i neurotrasmettitori, attraverso le cellule,
produzione di nuove proteine e via andare.
Così come lo stato d'essere, pensiero e emozioni,
cambia a livello del corpo attraverso l'utilizzo cooperativistico
delle nostre geni.
Siamo geni dei geni.
se noi mettessimo tutto questo insieme cosa succede?
è lì che cominciamo piano piano ad andare verso una situazione interessante
perché l'ambiente interno è responsabile del nostro destino a questo punto
beh allora se anticipassimo l'ambiente interno attraverso il pensiero
noi siamo dotati di libero arbitrio
nessuno mi ferma a dire il futuro per me sarà questo
e se io lo vivo con i pensieri e emozioni quel futuro è presente
perché noi condizioniamo il nostro ambiente
la nostra struttura
il nostro corpo, il nostro essere
condizionato dai nostri pensieri
perché è l'ambiente interno
responsabile del nostro destino, certamente anche
l'esterno, chiaramente se
risperiamo tossine qualcosa ci influisce
ma non stiamo parlando di un'altra cosa
non stiamo parlando di quello che è l'interno
quindi il nostro interno crea
e definisce il nostro destino
beh allora devo aspettare un trauma
io devo aspettare un trauma
perché io devo cambiare questo
questo è quello che io insegno a certe persone
Non serve un trauma, lo puoi già fare, lo potete fare tutti voi in questo momento, potete decidere, emozionandomi e vivendolo, quale potrebbe essere il vostro futuro, quel futuro sarà perché lo generate voi, perché siete voi, siamo noi, attraverso quello che è la nostra neurologia, attraverso la nostra epigenetica, a creare il nostro destino.
Non c'è nessun altro, perché si dice sì c'è la crisi, c'è questo, c'è quest'altro, ma la crisi ce l'abbiamo ogni 20-30 anni? Abbiamo avuto le guerre? Magari ce l'avrà un'altra, che ne so.
Però 70 anni fa abbiamo avuto una guerra devastante, prima avevamo avuto un'altra guerra, prima avevamo avuto l'unificazione dell'Italia, prima avevamo il medioevo, prima avevamo chissà che cosa.
Cosa? La crisi siamo noi, non è l'ambiente esterno.
La crisi è che non abbiamo la consapevolezza che abbiamo un ambiente interno
formato da un utilizzo di un cervello che è estremamente potente perché produce una mente che lo può cambiare
e la mente sono i pensieri e nello stesso tempo abbiamo un corpo che determina,
può addirittura ringiovanire le persone se pensiamo a vent'anni prima.
prima. Quindi il nostro stato d'essere, pensieri e emozioni, è assolutamente una bomba atomica
e questa è la crisi, il non, la non consapevolezza e il non utilizzo dello stato d'essere, questa
è la crisi, non l'esterno, l'esterno ci sarà sempre, non possiamo farci niente, ci
è sempre stato e ci sarà sempre qualcosa di diverso, non lo sappiamo, possiamo avere
un intervallo di 50-60 anni di pace, ma poi dopo succede un'altra cosa, amen, non ci
ci possiamo fare niente, sarebbe interessante capire perché arriveremo là, perché arriviamo
una volta là, magari quello potrebbe essere interessante, ma non è questo il momento
di parlarne, però noi siamo dotati di libero arbitrio e siamo dotati di un libero arbitrio
che modifica il nostro destino, l'effetto placebo lavora lì, è per questo che tanti
anni non abbiamo mai capito perché funzionasse, perché io opero un ginocchio, non lo opero
ma lo apro, lo chiudo e quello lì sta bene, non ha più problemi. Perché? Ci sarà ben un motivo.
Poi è importante che io se lo apro vedo che c'è qualcosa che non va e chiaramente vado a lavorarci e lo metto a posto.
Ma se io penso di aver risolto il problema di quella persona solo perché meccanicamente gli ho fatto quel lavoro,
sono limitato, sono nella parte limite della mia assenza.
Se io invece lavorassi anche sul fatto che, guarda che facendo questo succederà questo, potrebbe, lavoro su quello di cambiare lo stato d'essere del mio paziente, in modo tale che lui diventi il fautore insieme a quello che è stato fatto dal chirurgo, della sua guarigione.
È fatta, noi siamo meraviglie, noi siamo una farmacia, noi siamo meraviglie, siamo una potenza incommensurabile e perché non l'abbiamo ancora misurata? Non la possiamo misurare perché siamo fatti di infinito e non possiamo misurarlo all'infinito, va oltre di noi.
il cervello non distingue la realtà dell'immaginazione, questa è l'altra cosa fondamentale che dobbiamo capire, lui non capisce se è reale o immaginato,
cioè io quando ho cominciato a pensare a questo, a me questo mi ha dato, potete pensare cosa c'è dietro una frase di questo genere?
Vuol dire che se io immagino qualcosa, è realtà? E non deve per forza capitare una cosa perché il mio cervello lavori, può lavorare anche attraverso l'immaginazione,
ovvero qualcosa che non esiste
in quel momento di reale
il pensiero crea realtà
ed è quello che dicevo prima
il miglior modo per
vedere il futuro e crearlo
la creazione è
il pensiero che lavora dove?
nell'ignoto, nella creatività
ovvero nell'evoluzione
nel cambiamento
perché se siamo sempre le stesse persone
alla fin fine non creiamo un bel niente
noi facciamo le fotocopie di quello che eravamo
in ogni istante
E' vero che dobbiamo studiare e più studiamo e meglio è, ma quando studiamo, leggiamo il passato, noi dobbiamo entrare dentro nel ciò che è, l'infinito, l'ignoto, il cambiamento e dobbiamo utilizzare quello che sappiamo per entrare là dentro, perché è là solo che facciamo la differenza, perché siamo nati per fare questo, ci danno questi strumenti e allora è l'intenzione che è in gioco.
Allora io mi sono divertito a leggere questo per spiegare il pilota del giorno dopo, sapete che facevo io col pilota? Era un tricky mostruoso, perché sapete ci sono due piloti nella stessa squadra, normalmente ci sono Kimi, adesso c'è Kimi e Vettel, poi c'erano due piloti.
Bene, ammettiamo che io sono l'ingegnere di Chimi, ok? E in quel momento Vettel va più forte. Allora, il pomeriggio siamo lì a capire perché la macchina non è performante per andare tanto quanto Vettel.
E allora cosa faccio? Prendo quattro canali di telemetria, la velocità, l'utilizzo dell'acceleratore, l'utilizzo del freno e l'utilizzo dello sterzo e li metto in sovrapposizione i due piloti, ok?
E allora vado a vedere, ah vedi qui ha frenato 10 metri dopo, ah vedi qui questa curva l'ha fatta di 5 kmh più veloce.
Quindi il pilota visivamente vede perché quell'altro pilota va più forte.
E quindi è una consapevolezza conscia.
Ebbene io quel foglio lì glielo davo e se lo portava a letto.
Ora te lo porti a letto, te lo metti lì e te lo guardi prima di addormentarti.
Lui che cosa cominciava a fare?
Lui cominciava a figurarsi, a vedersi che il giorno dopo avrebbe fatto quella curva come faceva Vettel. Primo run del giorno dopo faceva la curva come faceva Vettel. E io chiamavo questo il pilota del giorno dopo, che non può essere un campione, perché ha bisogno sempre di un riferimento.
però è un bravo pilota
quando mi dicono com'è, è un bravo pilota
ma non è quello che fa riferimento
perché lui deve vedere, è lo stesso Felipe
è lo stesso Barrichello, è lo stesso Irvine
sono tutti piloti che hanno bisogno di un riferimento
per essere veloci
ma quello che fa per primo chi è?
è il Nembo Kid, è un extraterrestre
è uno che è usceso da non so dove
è venuto sulla Terra, è un umano
vabbè se ci riesce lui, aspetta un attimo che ci provo io
e come fa a farlo lui?
perché lui non lavora nel limite
Lui si fissa già qual è il limite, lui non lavora per il limite, lui va oltre, non ha limiti, lui va oltre, ogni volta ragiona e opera oltre e quell'altro deve seguire.
E beh allora è stato fatto tante prove mentali, ah sono eccezionali, provate a leggere qualche cosa sulle prove mentali, allora prendono dei gruppi, normalmente è questo, un gruppo di riferimento, come?
Come? Chiamiamolo talento. Perfetto. Per me il talento sai cos'è? Se questo è il limite e questo è il non limite, noi siamo fatti di materia e di spirito, il talento è quello quale lavora qua. Questo per me è il talento.
però per lavorare qua
e per produrre
la capacità di guida
deve sapere anche
quell'altro
ma quello che conta
che fa la differenza
nel talento
è l'utilizzo
saper guidare
ma
far sì che qualcun altro
lo guidi
quindi è questo salto
per me il talento
però vedete
di solito le prove mentali
le fanno in questa maniera
un gruppo
dove fa una mazza
di riferimento
un gruppo
dove
per esempio
body building
50 persone che le mettono lì
a fare i pesi, gli danno 3 kg
e un'ora al giorno fanno i pesi
lo fanno, lo fanno
con i pesi, quindi fanno l'esercizio
un'ora al giorno per una settimana
un gruppo non fa niente e l'altro gruppo
invece che gli dice per un'ora al giorno
tu pensi di fare quello
non lo fai, pensi
quindi tu mani legate
assolutamente pensi di fare quello
allora questo pensa per un'ora
se farà due palle e metà basta
basta, quello che è,
poi si mette lì e pensa e fa quello.
Alla fine dei cinque giorni,
di tutto,
vanno a prendere il sistema di riferimento,
che è quello che chiaramente è il zero.
Ora, vanno a misurare la potenza fisica
e anche la dimensione dei muscoli
di quelli che hanno fatto l'esercizio
e vanno a misurare la potenza fisica
e la dimensione di quelli che non hanno fatto,
ma hanno pensato.
differenza qualche qualche qualche cosa se questo ha aumentato di del cento
per cento del cento per cento la sua capacità rispetto all'altro quelli che
hanno solo pensato sarà intorno al 90 95 ma è interessante questo è è
interessante cioè non facendo una cosa aumento la materia ma perché perché il
pensiero e materia ve l'ho spiegato prima il pensiero porta a materia e se
Se io mi emoziono anche, utilizzo anche il corpo e quindi divento una macchina estremamente potente.
Ma non solo, lo fanno anche i golfisti, chi gioca a golf, lo fa anche, loro figurano quello dove devono arrivare.
C'è questa bellissima storia di questo signore che è stato messo, era un personaggio, un giornalista,
dove è stato messo in carcere perché dissedente, non so quello che era, insomma, di qualche cosa,
e per nove anni ha giocato a scacchi con la sua mente, quando è tornato è riuscito a battere Casparov, non avendo mai giocato, quindi la mente, noi solo di una cosa dovremmo aver paura, di quanto potenti siamo nel momento in cui utilizziamo la nostra mente,
E voi avete un'arma micidiale che è l'aspettativa e il significato. E sapete operare le persone. Quindi fate tre cose che vanno nella direzione. Se riusciste anche a focalizzare l'attenzione nel far entrare in uno stato d'essere il paziente, è quello che pensa lui, insieme a quello che avete fatto voi.
Quindi non sono io che faccio andare forte la macchina, è il pilota che la guida che la fa andare forte. Io ho messo in le condizioni per cui, sia operativamente che mentalmente, perché lui possa andare forte. È chiaro dove vi voglio far arrivare, piano piano?
Ah, questo delle teen daughters lift, 3000 pound tractor of dead, è successo questo, due bambine, teen, teenager, 13-14 anni, le hanno studiate poi, hanno fatto una ricerca, 13-14 anni come è successo?
pochi anni fa è successo
c'era il padre che andava col trattore
e il trattore si è ribattato
e il padre era sotto
ok, è rimasto sotto
queste due bambine hanno sollevato il trattore
sono 1300 kg
provaci, ci provo anch'io
ciao
ma perché succede?
questo è il motivo
esatto, quante volte
ma noi stessi probabilmente abbiamo fatto delle cose
tale per cui normalmente non facciamo
ma perché succede?
e questa è la consapevolezza
che noi siamo immensamente potenti
nel momento che ci mettiamo
in quelle condizioni
che è questo
non è più questo del limite
è nell'essere nel non limite
chi mi ci mette nel non limite
l'aspettativa, il significato
è il mio libero arbitrio
è la mia consapevolezza conscia
sono i miei pensieri
e le mie emozioni
che mi voglio mettere là
è per questo che studiare
intelligenza emotiva
o essere emotivamente intelligente
è importante
tanto quanto è importante essere col pensiero intelligente, ovvero l'utilizzo del pensiero.
E allora cosa succede?
Beh, allora noi abbiamo dei pensieri e chi li comanda?
E' certamente il lobo frontale, la neocorteccia, la parte superiore,
è quella parte che ci contraddistingue dal mondo animale, no?
E' lì che ci da può dare la mente conscia.
E questi cosa fanno?
I pensieri e l'immaginazione. Se io immagino un futuro nuovo, immagino attraverso l'aspettativa un qualcosa di nuovo, attivo delle nuove reti neurali, le quali insieme, perché producono i neuropeptidi, i quali producono poi a catena, si vengono a produrre tutti i leganti chimici, vengono fuori delle emozioni.
L'emozione è il catalizzatore e la più bella cosa che ho letto è che noi siamo una firma elettromagnetica. La firma elettromagnetica perché? Perché l'elettricità ce la dà il cervello che lavora per l'elettricità, il magnetismo ce le danno le emozioni e quindi noi siamo una firma elettromagnetica, ok?
Noi siamo elettricità e magnetismo.
E allora, chi è il catalizzatore energetico, l'elettromagnetismo?
È l'utilizzo delle emozioni.
E poi cosa succede?
Chiaramente a questo punto si sono mossi pensieri e emozioni,
tutto il cervello e tutto il corpo si muove,
e quindi tutto ciò che gestisce l'utilizzo dei nostri geni si muove.
E che cos'è?
È certamente guidato da che cosa?
Dall'ambiente interno, che sono pensieri e emozioni.
E quindi cosa c'è?
C'è l'epigenetica che esce fuori,
Quindi le membrane cellulari si attivano, si attivano i siti recettoriali, andiamo a selezionare e regolare il DNA e arrivano i geni che si attivano e quindi abbiamo un'espressione delle proteine.
Poi c'è un altro aspetto, che sono queste cellule staminali, sono cellule non specializzate, e lì c'è la potenzialità pura, è l'espressione delle potenzialità pura, perché non sono specializzate e vengono richieste dall'epigenoma nel momento che serve per creare qualche cosa.
E le specializzano, cioè non saremo poi così tanto meravigliosamente potenti, c'è qualcuno che va a fare qualche cosa che non è specializzato e tac, arrivo io, pronto faccio, bene.
E questo cosa mi danno? L'espressione della vita, ma attenzione, sono pensieri e emozioni attraverso la neurologia e l'epigenetica che abbiamo definito l'espressione della vita.
E' quindi il nostro stato interno, ovvero anche il nostro libero arbitrio. E quindi qui posso avere performance, oppure salute del corpo. Piano piano ci stiamo arrivando, mi manca solo un pezzo.
Quindi essere placebo di sessualità cosa vuol dire? Cos'è successo nel caso degli anziani che sono ringiovaniti? Hanno abbandonato la solita vita, i pensieri soliti li hanno abbandonati, lo loro schema abitudinario l'hanno abbandonato.
avevano una chiara intenzione vivere come vent'anni prima e quindi l'intenzione è
l'espressione dello stato d'essere cos'è l'intenzione è un pensiero attivato da
un catalizzatore da un'emozione l'intenzione è l'azione è ciò che
precede l'azione il desiderio è il pensiero l'intenzione comincia a
metterci dentro l'emozione quindi stai attivando il pensiero il desiderio ok
quindi aveva una chiara intenzione pensavano e vivevano come vent'anni
anni prima, quindi pensieri e emozioni che cominciavano a essere in atto, erano più
giovani mentalmente e emozionalmente erano più giovani, è tutto questo che si è fatto,
ha creato tale per cui loro sono diventati in quel caso ingegneri, perché lo stanno
costruendo loro stessi, stanno utilizzando loro stessi attraverso questi pensieri, quell'epigenoma,
Quindi hanno attivato dei geni che probabilmente erano spenti, erano lì, belli, tranquilli,
hanno detto io sto qui, però nessuno li era andati mai a trovare.
Attivandolo quello, chiaramente si sono andati a riprodurre certe proteine,
che fino a quel momento, quando avevano 78 anni, prima di quei 5 giorni, non le attivavano più.
E quindi hanno cambiato quello che è il loro stato strutturale di proteine.
La cosa più importante, la cosa divertente è che se non avessero avuto i componenti necessari epigenetici, l'epigenoma sarebbe andato a prendere cellule staminali per farlo. Quindi per forza di cose ce l'avrebbero portati là. Quindi parte dei pensieri e delle emozioni.
Il nostro medico deve utilizzare l'intelligenza emotiva e deve far cambiare lo stato d'essere del paziente, deve emozionarlo e deve attraverso la sua aspettativa, il suo significato, la sua competenza, deve cambiare il suo pensiero e produrgli emozioni verso la guarigione.
Allora a quel punto non avrà più nessuno che magari gli farà una causa, non avrà più nessuno che si lamenterà di quel medico, malgrado lui sia assolutamente capace e deve esserlo di operare, perché quello è parte del sistema, è assolutamente parte dell'equazione, perché lì c'è l'aspettativa, lì c'è la fiducia, quindi tu devi essere assolutamente capace di quello che devi operare.
ma non fermarti lì
questo è quello che dico
perché c'è qualcun altro
che è più potente
di quello che poi
effettivamente noi possiamo fare
ma siete sempre voi
che lo fate
non è che io ho qualche
di un altro
e quindi doppiamente
siete importanti
doppiamente siete
più bravi
doppiamente siete
necessari
ancora di più
non solo per quello
che si fa
è per questo che io
devo essere bravo
a essere ingegnere
è per questo che
alla fine ho capito
i piloti venivano da me
perché io lavoravo
su quell'altro aspetto, ma non ero conscio, ne sono conscio adesso perché mi sono messo
a studiare queste cose, a vederle, a guardarle, perché la mia vita a 47 anni quando ero off
della Ferrari è stata quella di andare a capire che cavolo facevo per, perché qualcosa
di buono magari ho fatto anch'io nella mia vita, e quindi perché, cos'è che facevo?
Non è il fatto che uno è ingegnere, uno ha studiato, facevo delle cose diverse, e
allora mi sono divertito a guardare i vari aspetti, l'aspetto dell'intelligenza emotiva,
L'aspetto è la comunicazione, non bastava, l'aspetto è l'inconscio, comincia a dirmi qualcosa, l'aspetto è la spiritualità, è immaginare ancora di più, è cominciato a guardare tutti questi aspetti, io vi sto parlando di spiritualità, non mi sembra, però la sto facendo nell'ambito della scienza, della medicina o della performance, però vi sto parlando assolutamente di spiritualità.
La maschera, perché dice questo, perché questo, che è arrivato dal guru, no, è arrivato uno che vi vuole far vedere che 2 più 2 fa 4, sì ma certe volte fa anche 5, e se noi facciamo vedere che 2 più 2 fa 5, quella lì è performance pura, quella lì è eccellenza, 2 più 2 fa 4 è average, è il limite, è il passato, è chiaro?
Bene, e allora questa suggestionabilità che cos'è?
Perché abbiamo detto che dobbiamo essere, dobbiamo utilizzare la suggestionabilità delle persone, non è così facile.
E' per questo che l'effetto placebo non sempre capita, perché la persona di fronte potrebbe essere non suggestionabile.
E se non è suggestionabile, non vede un nuovo futuro, non vede un nuovo stato d'essere.
E se non lo vede, è finita, l'effetto placebo non funziona, funziona solo quello che fate meccanicamente.
Quindi voi dovete accertarvi a come rendere suggestionabile una persona.
Ora, voi avete a che fare con pazienti che magari un trauma ce l'hanno e quindi se lasciano un po' guidare la suggestionabilità e l'apertura verso un nuovo stato,
verso un nuovo libro arbitrio o verso un nuovo futuro.
Così era per me il pilota, se non va non va e lui diceva io non vado, io sono dietro, si guarda il suo schermo e là sotto il suo compagno di squadra è là sopra.
non vado, ho un problema, ho un trauma.
E allora andiamo a vedere i vari aspetti.
Abbiamo capito che il placebo non è altro che la fusione del conscio e l'inconscio,
la consapevolezza conscia che va a modificare quello che di ormai sistematico
io ho buttato dentro nel mio cervello.
Cos'è?
Eh certo, può fare quello che vuole.
Quindi il placebo non è altro che una fusione tra conscio e inconscio,
è certamente quello
e non solo
la suggestionabilità necessita
perché la suggestionabilità
è trasformare il pensiero
in un'esperienza virtuale
ovvero io sto dicendo a una persona
ti succederà questo, ti succederà quest'altro
e allora la persona si apre
che cosa fa? Accetta quello che io sto dicendo
addirittura si convince
e si arrende
e allora a quel punto esce fuori l'emozione
e se esce fuori l'emozione
che cosa si attiva?
Il sistema nervoso autonomo, entriamo là dentro, ovvero l'effetto placebo è diventato il placebo di se stesso,
perché diventa placebo di se stesso quando io riesco a attivare il sistema nervoso autonomo verso quel nuovo stato d'essere,
verso quei nuovi pensieri e emozioni, ma per poter far sì che quella persona pensi e si emozioni là,
io ho bisogno che lui accetti, si convinca e si arrenda a questo nuovo pensiero, ovvero diventi suggestionabile.
E' per questo che molte volte, certe volte l'effetto placebo non funziona.
E guardate, è interessante perché la suggestionabilità è indirettamente proporzionale alla mente analitica.
Più una persona è analitica come mente, più una che sfruguglia, va a vedere cosa c'è, cosa non c'è,
più, cioè è meno suggestionabile.
Più una persona invece è meno analitica e prende la vita per quello che è, è più suggestionabile.
Ora, noi abbiamo tutte e due, no? Ed è un equilibrio.
O chiaramente la mente analitica è chiusura di una novità, di una creatività.
Cioè una persona che ha una forte mente analitica, andare a lasciare il certo per l'incerto,
gli fa male, fa fatica a farlo, perché lui sfruguglia il certo prima di andare verso l'incerto.
Poi a un certo momento lo accetterà, ma dopo un mese, due mesi, è passato già, ciao, qualcuno ti ha già sorpassato e risorpassato.
La suggestionabilità invece è proprio l'apertura a qualche cosa di ignoto, al mistero, al futuro, al futuro addirittura nel presente, che è la derivata della derivata.
E allora possiamo vederla così, no? La mente conscia e la mente inconscia.
E in mezzo c'è una mente analitica. La mente analitica è quella che fa sì che queste due comunichino. L'effetto placebo è l'unione della mente conscia e della mente inconscia, per quello tutto che abbiamo visto fino adesso.
c'è una consapevolezza conscia che è dovuta alle emozioni e ai pensieri e c'è
qualcosa qui dentro che va a modificarsi in funzione di questa attivazione, ok?
Allora, tanto più diciamo questa mente analitica è piccola e tanto più questa
mente conscia e inconscia possono dialogare. Perché? Perché quella è piccola, fa poco
filtro, è un filtro passa-basso, non è, non dà fastidio, è alle basse frequenze.
Questa è un'altra suggestionabilità. E questa qui cosa succede? E questa ce
ce l'abbiamo quando abbiamo trauma.
Il trauma innalza la suggestionabilità, perché?
Perché non abbiamo più l'utilizzo della mente analitica.
Andiamo subito, stiamo male, o c'è qualcosa,
non stiamo lì a sfruguglia, avvertiamo il trauma
e quindi diventiamo suggestionabili.
Se invece la persona ha forte mente analitica,
chiaramente crea un distacco netto
e quindi c'è bassa suggestionabilità.
Quindi che cosa vuol dire?
Che in realtà l'effetto placebo sussiste per tutti,
Per tutti gli uomini. Ma non funziona laddove c'è bassa suggestionabilità, ovvero un utilizzo di molto della mente analitica.
E quindi se abbiamo un pilota che è molto analitico, io devo lavorare per togliere via questa mente analitica.
E quindi devo lavorare con emozioni ancora più forti e con pensieri ancora più forti.
Ovvero sono io che piano piano devo cancellare tutto questo pezzo.
perché lì ci sono le convinzioni, lì dentro purtroppo c'è le convinzioni, la
personalità di una persona, ok? La mente analitica in equilibrio ci rende
umani, noi è chiaro, dice, devi avere tutto uno e tutto l'altro, no, noi dobbiamo avere
tutti e due perché poi le nostre convinzioni, che poi sono i nostri valori,
sono quelli che ci guidano e quelli che ci mantengono in una retta via, quindi ci
deve essere un equilibrio di uno e di un altro, ma non è detto che deve esserci
sempre questo equilibrio in maniera fissa, costante, in una situazione di trauma potrebbe
non esserci questo, oppure in una situazione di underperforming potrebbe non esserci, e
io devo lavorare perché non ci sia, perché se c'è troppo equilibrio non gliela faccio
io a essere il placebo di quella persona in maniera tale che quella persona diventi il
placebo di se stesso. Quindi la mente analitica può lavorare in equilibrio per noi, in disequilibrio
è se è troppo analitica
entriamo tutti in un altro campo
entriamo nel campo della sopravvivenza
e quindi dell'attivazione di quelli che sono gli ormoni
dello stress e di tutto ciò che è
ne consegue, quindi
che lasciamo stare, non ne parliamo qua
quindi questa chiude la possibilità
assolutamente di vivere il presente
uno che ha una forte mente analitica
non vive il presente, sapete cos'è
vivere il presente? Perché io sto a parlare
di vivere il presente, però molte volte
non so, noi
perché la mente
La mente sopravviva perché la mente esiste, abbiamo bisogno del tempo.
La funzione tempo non esisterebbe se noi non pensassimo.
Perché? Perché noi abbiamo un passato, un futuro e un presente.
Tutto accade nel presente, nulla accade nel passato e nulla accade nel futuro.
Una persona che è nel futuro è una persona che è nell'ansia, è nella paura.
una persona che è nel presente
è nel coraggio
perché sta lì la differenza
che c'è tra paura e coraggio
scusate, tra paura e pericolo
qual è la differenza tra paura e pericolo
mi interrogo, che differenza c'è tra paura e pericolo
la paura non c'è
la paura è una condizione soggettiva
e il pericolo oggettivo
la paura
è una fonte di possibilità
il pericolo è fuori di noi
la paura è dentro di noi
Allora facciamo questo bellissimo esperimento, tutti insieme, adesso arriva una persona, certo, la paura è soggettiva e il pericolo è oggettivo, ok, o viceversa, ovvero esserci il pericolo e non esserci la paura, oppure esserci la paura e non esserci il pericolo, ok, bene, ottimo, mi piacete, siete preparati.
Allora, proviamo a fare questo esperimento. Ci bendiamo tutti, tutti bendati, ok? Bello, eh? Che non vediamo assolutamente niente. Ci prendono e ci portano fuori, poi sentiamo che ci portano su un ascensore, siamo sull'ascensore, che viaggia, e poi dopo a un certo momento ci mettono sul balcone, anzi sul cornicione del balcone del centesimo piano di un grattacielo.
siamo bendati, siamo sul cornicione
si sta fermo lì, tanto muove
e gli chiedo, come state?
beh, freschetto, perché qui
tira un po' l'aria, benissimo
adesso tirati via la benda
ora, il pericolo
c'era anche con la benda
perché stavamo
vivendo il pericolo, nel momento
che tiriamo via la benda
che così cominciamo a fare? Cominciamo a
proiettare nel futuro
un qualche cosa che potrebbe
accadere, ovvero ci sporgiamo e cadiamo, ma che in realtà non sta accadendo, perché
noi siamo in quel momento senza benda, ma belli, fissi sul cornicione. Quindi la paura
che cos'è? La paura è una proiezione illusoria della mente verso il futuro di un qualche
cosa che potrebbe accadere, ma che in realtà non sta accadendo. Quindi uno che proietta
sempre nel futuro, vive sempre in questa situazione di ansia o di paura. E se pensate bene, l'obiettivo
che tutte le aziende si danno è una proiezione nel futuro di quello che dovrai fare come fatturato
rispetto a quello che tu sei adesso. Quindi per definizione l'azienda mette in ansia e in paura
i propri collaboratori. Per definizione, pensa a come siamo messi. Quando io sono entrato dentro
nelle aziende ho detto, qui c'è qualcosa che dovete cambiare. Ora proviamo a metterci nel passato.
Se io proietto nel passato un qualche cosa che è accaduto, perché vado nel passato, rispetto a quello
quello che sono adesso, che cosa ho? Ho il giudizio o il senso di colpa.
Il giudizio quando è? Ah cacchio, quella volta è successo questo, mi hanno detto questo,
ah io ho visto che poi stavo facendo lo speech e nessuno mi seguiva, e ogni volta che poi dopo io andrò a fare uno speech,
penserò nessuno mi segue. Quindi nel passato c'è il senso di colpa o il giudizio, nel futuro c'è l'ansia.
Una persona che mette un ponticello e vive passato e futuro è una persona che vive un pelo male, un pelo male, ok? Ma che cosa sta facendo? Sta utilizzando la mente analitica, la mente analitica è ciò che ti porta nel passato e nel futuro, perché tu devi succedere qualche cosa, devi stare attento perché una volta abbiamo fatto questo quindi non dobbiamo fare, e allora questo è sempre passato e futuro.
Chi fa performance è qua. Perché la performance è qua. Dov'è la passione? Quando fate una cosa che vi appassiona, che può essere guardare un film, ascoltare una musica, andare in bicicletta, correre, danzare, andare su cavallo, viaggiare, andare in moto, andare in macchina, qualsiasi cosa, quando siete lì che vi appassiona.
proviamo a pensare a quello che guarda un film al cinema
il tempo
vola, quando fate qualcosa
che vi fa venire due scatole così
e il tempo non passa più
beh allora il tempo è un'illusione
non è un fatto fisico
è una percezione
perfetto, se io vivo qui
ora adesso, dov'è il tempo? Non c'è
quindi quando tu fai
una cosa con passione
tu sei dedicato a tutto lì
non pensi, non puoi
pensare, se tu fai
una cosa che ti stai appassionando, non pensi, vivi, vivi, quindi vivere vuol dire stare
qua, ma quando fai una cosa con passione che vivi, cosa fai? Vivi la gioia, condizione
necessaria per vivere la gioia, io direi anche sufficiente, è stare nel presente,
ok? Ma se io sto nel presente, dove va la suggestionabilità? È a palla, perché nel
presente c'è la creatività, dove si mette uno che deve creare? Nel passato? Eh no,
No, e lui va a utilizzare, farebbe una fotocopia di quello che ha fatto.
Lui può stare solo qui.
Voi quando fate un'operazione chirurgica, dove state?
State lì e fate tutti gli atteggiamenti per stare lì.
Vi vestite, fate tutto quello che dovete fare, cominciate, partite.
Magari c'è uno che vuole la musica, magari uno che vuole qualsiasi cosa.
Voi state lì, è lì che fate performance.
Ma non cominciate a pensare, voi agite, fate.
Come io qua, dalle due in quattro che ho cominciato, ho vissuto e sto vivendo il presente,
da quel momento non penso, io non sto pensando, io sto agendo, quindi il fare vuol dire vivere presente, quindi quando parlo di mente, ok, ma parlo del tempo, la mente per poter vivere il pensiero ha bisogno del tempo, quindi io ho bisogno di proiettare nel futuro un nuovo immaginario in maniera tale che poi io lo viva, è quello che facevano quelli che sono giovaniti di vent'anni,
Il vero segreto del successo è quello, è cercare di capire, di utilizzare il conscio,
di capire dove vuoi arrivare.
Scusate, è per questo che io volevo quell'altro, ma sono agitatoso io.
Allora, è per questo che io devo immaginare un futuro, perché io devo cambiare stato d'essere,
ma poi lo devo vivere, perché devo entrare nel presente.
Ed è questo quello che dovete far fare voi, i vostri pazienti?
È quello che facevo fare io al mio pilota?
E' solo così che io gli vendo performance. E perché? Siete mai domandati perché gli sport estremi esistono? Cioè, quel deficiente, scusate il termine, ma che ha quell'asta e cammina su un filo e sotto c'è uno straplombo di mille metri.
Ma chi tu lo fa? Cos'è che ti dice il cervello di farlo? Voi siete mai domandato perché lo fa? Ma un pilota che va a palla in macchina, che sa benissimo che rischia la sua vita, perché lo fa? E che cosa c'è dietro? Cosa? No! Quello che fa questo? No, no, no, non farà mai!
No, no, glielo posso garantire, il pilota non lo fa per i soldi, assolutamente no, no, glielo posso garantire, glielo posso garantire, mi creda, nessuno rischia la sua vita per i soldi, nessuno.
perché nel momento che questo fa così
è nel presente
e nel presente c'è il tutto
l'unico punto dove c'è l'amore
e la felicità e la gioia
è quando tu vivi il presente
perché quando sei nel passato e nel futuro
vivi l'ansia o il giudizio, il senso di colpa
quindi se io devo
se una persona mi rendi felice è facilissimo
basta che stai nel presente
concentrati su quello che fai
focalizzati su quello che fai
se poi sei anche talmente brava
che riesci a cambiare, evolverti e a creare sempre un nuovo futuro immaginario
e ti emozioni, lo vivi, lo prendi e lo porti nel presente
e stappi la bottiglia ancora prima di averlo raggiunto,
ovvero sei grato e quindi utilizzi la gratitudine
e lo vivi nel presente, qualcosa che tu stai immaginando,
quello lì arriverà senza ombre di dubbio,
perché quello è l'espressione della fisica quantistica,
della fisica deterministica dell'epigenetica della neurologia è fisica e scienza lo avrai
quindi dobbiamo essere immaginari e dobbiamo sapere trasformare trasportare immaginario
qua è quello che dobbiamo saper far fare ai nostri pazienti ovvero ai miei piloti
niente altro se riuscite a fare questo siete a cavallo posso dire ancora un'altra cosa se lo
lo fate per voi stessi, se lo fate per i vostri figli, se lo fate per le vostre persone che
sono più care, è evoluzione pura, sempre, comunque, dovunque, è solo anche per voi
stessi, è gratis, siamo noi, non è che dobbiamo bisogno di comprarlo, dobbiamo solo essere,
ci deve essere solo qualcuno che ce lo spiega come fa, ma dobbiamo solo utilizzarlo, né
più né meno. Andiamo avanti con il nostro, è stata una diversity, andiamo avanti.
La gratitudine, vedete?
La gratitudine è una delle emozioni più potenti per la suggestionabilità.
Perché la gratitudine, dice il nostro corpo, l'ha già raggiunto.
Essere grato, quando è che siamo grati?
Quando abbiamo raggiunto qualche cosa.
E se noi anticipassimo questa gratitudine?
E chi ci fregna? Perché non lo dobbiamo fare?
Perché io non posso trasportare questo futuro qui e dire grazie,
l'ho già raggiunto e lo vivo.
Che sono quei vecchietti di 80 anni, uguali, identici, son rigiovanivi.
Il corpo è tornato indietro.
nel presente
gratitudine e intenzione
è il coquete esplosivo
perché?
perché l'intenzione
è l'aspettativa
e il significato
è
il fare
attraverso
il catalizzatore
che è l'emozione
e il pensiero
che ci ha fatto vedere
un futuro immaginario
questa è l'intenzione
la gratitudine
è dire grazie
a un qualche cosa
che già
è accaduto
anche se ancora
non è accaduto
ma perché tu lo stai già vivendo
in quel momento
ti stai comportando
Come se fosse già avvenuto, attenzione io ci ho fatto la mia vita così gli ultimi cinque anni, perché io quando ho finito di Ferrari, che è stata diciamo una situazione consensuale, perché poi più o meno consensuale, però io volevo prendere il posto del comando e la Ferrari non me l'ha permesso, perché aveva già altre situazioni, ma avevo abbastanza competenza per farlo.
E allora si sono create le condizioni per cui l'azienda dice, senti, basta perché è finita. Bene, mi sono trovato in mezzo alla strada, ma lavorare in Ferrari, bello, tanti soldi, la gloria, sono conosciuto, soldi, certamente, però dopo dove vado?
Vado, dove vado adesso a lavorare? Vado in Inghilterra in un altro team, ho lavorato 20 anni in Ferrari, nel top team, nell'ambiente migliore che ci possa essere, una azienda meravigliosa che in qualche modo non so adesso dove la stiamo portando, però è stata qualcosa di assolutamente fantastico.
dove vado, in McLaren, come andava, non mi interessava, e mi sono reinventato, mi sono reinventato una vita, nel senso proprio puro della parola, io questa roba che sto facendo adesso, o quando vado in azienda a fare formazione, o quando vado a fare il testimonial, o quando vado a fare il coach, l'executive coach, sì ok, l'executive coach sono diventato negli anni 2000, questo sì, ma non l'ho mai esercitato,
Ho dovuto ripartire da zero, zero clienti, zero tutto, zero di tutto, zero.
E però c'è una famiglia, c'è la moglie, che c'ha una mente analitica di quelle ancora di più,
e dico, a fine mese ho stipendio, e non c'è, come non c'è? E non c'è.
E ci sarà, te lo dico io, ci sarà, anzi, ci sarà questo, ma no, ma non c'è, come fai?
Te ti preoccupa? Io ho vissuto il mio futuro nel presente,
e allora adesso, ancora adesso, a mia moglie gli vado a dire, sono passati cinque anni,
C'abbiamo lo stipendio a fine mese? No. Ma ti è mancato qualche cosa? C'è qualcosa che non... ce l'hai la macchina? Sì. Io ce l'ho la macchina, sì. C'abbiamo la casa? Sì. C'abbiamo questo? Ci mancano le ferie? C'è mai anche... no.
Se voi mi chiedete adesso, ma a gennaio che farai? Boh, qualcosa farò, sicuramente qualcosa farò. È sempre così, ma io utilizzo il mio corpo, la mia potenza, ma non mi manca mai niente. Io già so dove andrò, già lo so, perché lo sto già vivendo.
me stesso
certo
è lì, è quello che sto cercando di farvi
capire che potreste farlo voi con i vostri
pazienti, è dai due al quarto
che sto cercando di farvelo capire
eh sì, ma anche con me stesso
perché mica è facile
perché a notte si va a dormire
quando si va a notte che si va a dormire
i pensieri cominciano a viaggiare
e cominci, e poi non dormi
e poi questo, poi quell'altro
ma che cosa succederà? Guardate che
io qui a venire a parlare
di queste cose
non è così facile
perché dico io ho un mondo colto
da fronte a me, gente che
mi possono anche insegnare delle cose
alla stragrande e io devo andare
a dire qualche cosa che potrebbero anche dirmi
ma che cacchio c'è sta di questo qua
e quindi avevo una certa
una certa ansia
ma tutto questo io l'ho utilizzato a favore mio
grazie a voi
avete fatto qualcosa che voi non neanche sapevate
sapevate, ma io mi sono caricato
alla stragrande. Avete presente quando si va
a fare un esame?
Uguale, identico. Per me è un esame
questo? Sono tornato indietro di
30 anni quando andavo a fare ingegneria.
Io sto facendo un esame, prima ero a telefono con mia figlia,
lo sai, ho 22 anni, è laureato,
ma sta facendo le magistrali,
dove vai? Vado a fare un esame.
E io vado a fare un esame.
Io ringiovanisco, sono
grande, grazie a voi ragazzi, grazie.
Non posso dire altro che...
E allora, si è nella derivata del cambiamento, perché?
Perché se io vado a vedere un immaginato futuro,
e poi lo vivo nel presente, faccio la derivata della derivata,
avete presente una traiettoria, come si fa a fare una traiettoria?
Siete in macchina, guidate, voi siete in un punto, quindi siete in un punto,
e cominciate a guidare, e cominciate a sterzare, siete nel cambiamento,
ma vedete che non basta, dovete sterzare di più o di meno,
Siete nel cambiamento del cambiamento.
Siete nella derivata seconda.
Proiettare dal futuro nel presente un futuro immaginario
e entrare nella derivata seconda.
Voi dovete essere derivate seconde.
La derivata seconda che cos'è?
È l'accelerazione.
Non basta la velocità.
Bisogna essere nell'accelerazione.
Quindi quando sentite le aziende che dicono
dobbiamo avere una certa velocità, non basta.
Tu quello che devi avere è l'accelerazione.
Perché se tu hai quella velocità e io accelerazione,
nella tua velocità io la sorpasso in un attimo
perché io accelero. Se tu invece hai
velocità ma non hai accelerazione, sei costante,
sei nel passato, non sei
creativo. È vero o no?
Bene!
Le convinzioni,
beh, lo sapete,
già dall'anno scorso,
le convinzioni
sono limitanti
o potenzianti.
Noi abbiamo per forza delle convinzioni
che è la nostra personalità, è tutto ciò che
il passato ci ha insegnato,
Ok? Quindi noi abbiamo delle convinzioni che sono di due tipi, limitanti e potenzianti.
I potenzianti quali sono? Quelli che ci portano a, e invece le limitanti sono quelli che ci frenano a.
Uno che ha una mente analitica molto alta probabilmente ha una chiara consapevolezza delle sue convinzioni.
E non è detto che devono essere per forza limitanti, eh? Possono essere anche potenzianti, eh?
uno che ha molte convinzioni
cioè quando uno comincia a avere
diverse convinzioni
o ha un bel gruppo di convinzioni
cosa fanno?
si traducono in percezioni
la nostra percezione
ovvero il nostro modo di vedere la nostra realtà
la nostra realtà
perché la realtà non esiste
ci sono 7 miliardi di realtà
quanti sono gli abitanti nella terra
ma la nostra realtà
è datata dalle convinzioni
la percezione
Io guardo questo cartellone e io vedo certe cose, lei lo può vedere un'altra, lei lo vedrà in funzione delle sue convinzioni, ma il cartellone è unico, ma nessuno vede la realtà, la realtà non è possibile vederla, perché?
Perché? Perché è sempre tradotta dalle nostre percezioni, che sono basate dalle nostre convinzioni.
La comunicazione, quando l'anno scorso ho parlato, è proprio questo,
è parlare attraverso il modo in cui una persona percepisce, non come io percepisco.
Perché se parlo come io percepisco, quell'altro potrebbe non percepire.
Quindi io prima devo capire come quella persona percepisce,
e poi parlerò in funzione di come quella persona percepisce.
Allora c'è una comunicazione che si chiama efficace.
Le convinzioni sono fottutamente importanti, perché ci fanno percepire la realtà.
E le convinzioni sono strettamente legate alla suggestionabilità.
Se io ho un medico, se io ho un paziente, qualsiasi cosa che io gli dica, lui dice sì, ma tra l'altro non funziona.
Oppure se c'è un pilota, stiamo nel pilota, se io ho un pilota, gli dico guarda ho cambiato questo,
sì però sai, non va perché c'è questo, questo, e però non va.
quindi comincia a mettere sul piatto
tutta una serie di convinzioni limitanti
io non gliela faccio a renderlo
suggestionabile e quindi fagli vedere
un nuovo futuro, io devo toglierle
quelle convinzioni limitanti
e se è possibile fare togliere
a toglierle
l'anno scorso ve l'ho detto
si fa attraverso le domande
domande che devono essere aperte
cosa, come, dove, chi
aperte, potenti sull'obiettivo
qual è il motivo per cui
tu non gliela farai e poi
Poi addirittura insinuanti, cioè mettere in dubbio la convinzione.
Ovvero, e se succedesse cosa potrebbe accadere?
Cioè tu porti fuori, devi cambiargli il modo di percepire.
È una tecnica, è la tecnica che usano i coach ovviamente,
perché è l'unica loro arma,
che non sanno niente della persona con cui vanno a lavorare.
L'unica loro arma è la domanda, l'arte delle domande.
Quindi io riesco in qualche modo,
E se quella persona ha fiducia in me e io riesco a creare aspettativa e riesco a dare significato, probabilmente riesco anche a togliere quella condizione limitante e quindi aprirgli la suggestionabilità, è chiaro che i traumi mi danno un grande aiuto, per fortuna, altrimenti...
Chi sono? Ci siamo. Lei che mi ha ascoltato. E viva le navette. Non lo chiamerei ingegnere, ma secondo me lei deve essere chiamato professore. No, no, no. Avevo delle osservazioni, però una sola prima di andare via. Sono qua per ascoltarla. Un'altra. Allora, il mistero è la prima.
ok
si
me lo metto in testa
si
diversi tipi di rapporto
certo
diversi tipi di comunicazione
diversi tipi di emozione che può suscitarti
da un rapporto limitato
nel tempo
se stabilisce un rapporto
che va o a sentimento
anche nel pilota come nel paziente
certo
Certo, certo, certo.
Il placebo, diciamocelo chiaro, il placebo è una terapia.
Certo, alla grande, lo sapete voi.
Stimola il sistema immunitario.
Sentimento, grazie.
C'è sempre qualcosa da ascoltare e imparare.
feci un intervento una volta in banca Mediolanum, ne ho fatti diversi, ed ero arrivato ai top,
e sopra di loro c'era Ennio Doris, e Ennio Doris era fuori dalla porta, non era proprio fuori dalla porta,
ma c'era una stanza, come se qui ci fosse un'altra stanza con un televisore che poteva ascoltare,
Era arrivato in ritardo, e quindi non voleva disturbare, e si è messo nella stanzetta.
A un certo momento il direttore commerciale, che è il numero due in banca Medanano, viene da me e mi dice,
c'è fuori il presidente, mi dica lei quando farlo entrare, ma lo faccio andare subito, voglio dire,
che fa modo di nemofori, no? Facciamene dentro.
Lui è entrato e disse ai suoi quattro parole.
Dice, è già un'ora che lo sto ascoltando questo ingegnere.
E ricordatevi, io vi dico solo questo,
una forma di intelligenza è certamente la curiosità e l'ascolto.
Quello che vi posso dire io, ascoltando questo ingegnere,
ho visto certe cose che per me sono molto importanti.
Vi esorto e mi auguro che voi facciate lo stesso,
che siate curiosi e che ascoltate.
Bene, questo signore mi ha appena detto qualche cosa, io ascolto e me lo ringrazio, è un'informazione in più, e lo ringrazio per quello che mi ha detto, perché è sempre qualcosa in più, quindi quello che cerco di fare anche io oggi in qualche momento è darvi informazioni in più, poi fateci voi quello che volete, non lo metto in dubbio, siete voi gli esperti di voi stessi, quindi va tutto bene, qualsiasi cosa che volete dire, che si chiama feedback, io sono pronto ad accettarla e anche a discuterla, sono qua, senza nessun problema.
Adesso andiamo qua e cominciamo a capire chi siamo veramente.
Perché tutto quello che abbiamo detto è vero?
Mi avete detto appena adesso, che io non lo sapevo,
che l'effetto placebo è una tropia.
Sinceramente, sono ignorante.
Capisco perché lo è, però capite anche perché certe volte non lo è.
Perché se la persona non è suggestionabile, fa fatica.
Quindi certe volte capita, certe volte no.
E se certe volte capita, certe volte no,
vuol dire che c'è una percentuale statistica
ma se questa suggestionabilità
la incrementassimo
probabilmente questa statistica sarebbe influenzata
e quindi non sarebbe più quel valore
magari limitato che è adesso
ma potremmo aumentarlo
siete convinti che
se una persona fosse effettivamente
suggestionabile e potesse vedere il suo futuro
in una certa situazione
e potesse mettersi
e utilizzare veramente l'infinito che è il suo corpo
potrebbe veramente guarire?
siete convinti di questo?
Guardate che non c'è malattia che possa essere guarita.
Eh?
È certo.
È certo.
È certo.
Eh, ma è questo.
Allora, ammettiamo che quella persona possa farlo.
Vi dico, siete convinti che quella guarirà sicuramente?
O no?
Voi non siete convinti?
No, no, lo domando a voi, ragazzi.
Non importa che stia bene adesso.
Siamo d'accordo, però se c'è una patologia particolare,
Io, chirurgo, gliela metto a posto, per certi versi, ma nello stesso tempo poi dopo dovrà non riapparire o dovrà in qualche modo andare a curarsi.
Allora la domanda che io vi faccio, ma non solo qualche cosa, ha fatto alla stragrande qualche cosa.
Però adesso faccio la domanda, se quel paziente potesse essere fortemente suggestionabile, vedere quel futuro immaginario, viverlo attraverso pensieri e emozioni,
e vedersi guarito, ed essere guarito, malgrado in quel momento non lo sia, secondo voi quella persona guarirà o no?
Questo è quello che voglio sapere.
Alzate la mano, chi dice di sì?
Chi dice di no?
Bene, a qualcuno posso essere stato d'aiuto oggi?
sicuramente
ahi no sono stato d'aiuto
ahi si già lo sanno
certo
sì
certamente
sì sì sì
certo
allora andiamo a vedere perché tutto questo è vero
allora
e ora ci divertiamo ragazzi
noi prendiamo
mi strappo un pezzo di giacca
prendo un pezzo di giacca
che lo metto sotto, quindi una materia
peserà qualche grammo
la metto sotto un microscopio
ma un bel microscopio
bello potente, comincio a vedere
c'è il tessuto, poi dal tessuto vedi un aggregato
di situazioni, poi vedi
delle molecole, poi dopo vedi degli atomi
e poi vado sempre più
sempre più nel piccolo, vado più sempre nel piccolo
a un certo momento vado nel subatomico
vado nel subatomico
e non vedo più niente
non c'è più niente
Cioè io parto da un pezzo di materiale ben visibile, misurabile, in termini di dimensioni e di peso,
e vado a vedere nel suo minimo, nel suo micro, ovvero di cosa è fatto, perché è fatto di particelle subatomiche,
e vado a vedere che la particella subatomica non c'è, non esiste.
Dentro l'atomo c'è il vuoto, quindi c'è nulla.
Beh, non può essere vuoto, infatti non è vuoto, c'è energia.
E' tutto un insieme di particelle che stanno vibrando, subatomiche.
Queste vibrazioni generano onde elettromagnetiche di diversa frequenza.
Quindi lì dentro c'è un'infinità di informazioni che sono le frequenze di ogni ciascuna particella.
E' un po' come qua, no?
Qua stanno viaggiando tante onde elettromagnetiche.
Se noi avessimo una radio e l'accendessi, becco un'informazione, che è quel canale.
radio 105, radio 100, radio 1, radio 2
ma c'è, però non la sento
ho bisogno di un qualche cosa, ma c'è
perché la sento, magari in quel momento c'è il radiogiornale
quindi c'è una serie di informazioni
qui stiamo viaggiando una marea di informazioni
che io non percepisco
vado dentro al piccolo
comincio a andare dentro al piccolo
e vedo che è formato dal 9,9999999999
per cento di energia
quindi di onde elettromagnetiche
a diverse frequenze
e 0,0000001% di materia.
Quindi vuol dire che noi siamo fatti non di materia.
Perché qualsiasi corpo fisico, che è questo,
che io posso prendere, toccare,
solido, tridimensionale,
che si evolve nello spazio,
è formato di nulla.
Questo è formato da tante particelle subatomiche
che è energia.
Quindi questa è energia, non è materia.
No, no, carico, la misuro, la metto sulla bilancia, pesa qualche grammo, è materia, certo, ma allora è energia.
Allora, ma che siamo noi? Siamo energia o siamo materia?
Perché poi alla fine noi siamo un conglomerato di particelle subatomiche.
Perché noi possiamo prendere una cellula, andiamo dentro, andiamo dentro, andiamo dentro,
fino a che andiamo subatomico. Subatomico c'è nulla, ovvero c'è l'energia.
Quindi noi siamo energia, ok? E se siamo energia, siamo come queste onde elettromagnetiche che stanno viaggiando in questa stanza. Prendo una radio e vado a sentire 101, 102, 105, 102.5, radio 1, radio 2, radio Monte Carlo. Cosa c'è qua dentro? Il potenziale. C'è il potenziale. E a seconda di dove mi metto io, becco il potenziale.
potenziale, ok? Quindi noi siamo potenziale, qua dentro c'è potenziale, e a seconda dove
io mi metto, preco quella. E lo stesso succede nel subatomico, e l'osservatore che guarda,
a un certo momento, focalizza la sua energia, la sua intenzione, e l'elettrone, il protone,
il busone, la particella appare, il quanto appare. Però ci sono diversi principi nell'ambito
della fisica quantistica, che quando appare lì, appare anche là, poi appare anche qua,
poi appare anche là, ovvero non c'è più il concetto di spazio, lo spazio non c'è,
è qui, lì, là, contemporaneamente. Ma non c'è solo il problema, cioè la situazione
della mancanza di spazio, c'è anche la mancanza del tempo, ovvero il presente, il passato
e il futuro coincidono.
Esistono delle belle prove
dove hanno fatto, dove hanno visto
che esperimenti fatti adesso
non vi spaventate
perché andiamo oltre a una situazione
certamente, ma esperimenti fatti adesso
hanno influenzato ciò che è capitato
vent'anni fa.
E questa è scienza,
sperimentazione, attualmente
reperibile e leggibile
in gli armi.
Sì, quello che è.
Perfetto, ok, quindi ci siamo.
Quindi vuol dire che noi siamo fatti di energia dove non c'è il concetto del tempo e dove non c'è il concetto dello spazio.
E che cosa siamo noi allora?
Beh, allora noi possiamo vederci in più modi, no?
Perché siamo un agglomerato di queste cose, quindi noi siamo un corpo materiale solido agglomerato di tutte queste cose.
Quindi noi siamo un paradosso.
Perché?
Perché? È perché noi siamo limite, materia, pesabile, misurabile,
ma allo stesso tempo siamo il nulla, ovvero siamo il tutto, siamo energia.
E siccome qui ci sono tutta una serie di informazioni che possiamo captare,
possiamo immaginare quante ce ne sono qua dentro nel nostro corpo.
Ma nel momento che andiamo nel non spazio e nel non limite,
non andiamo più nell'entità materiale, andiamo nell'entità energetica,
ovvero andiamo nel mondo universale.
Quindi noi siamo parte di un sistema di informazioni, perché noi siamo energia, siamo onde elettromagnetiche che vibrano e che sono portatori di informazioni, che sono tutte connesse con tutta la materia che esiste nell'universo, perché il tutto è uno, non c'è il contrario del tutto.
Quindi noi siamo elementi di informazione, tante informazioni, dentro un complesso di informazioni che è il mondo, che è l'intelligenza universale.
Vi faccio un esempio, che per me è la più bella metafora che abbia mai letto.
Quando l'ho letto ho detto, guarda che c'è gente intelligente, veramente.
Come possiamo capire?
Perché uno dice, ma senti, io sono Yogi, che sarei io, ma io questo lo tocco, come fai a dire che non è materia, questo è materia, questo pesa, come fai a dire che è energia e che quindi è un'onda elettromagnetica, è molto semplice, dipende dal sistema di riferimento dove ci mettiamo.
Il più bel esempio è il ventilatore, provate a prendere il ventilatore e lo tenete fermo, vedete le pale, le pale le vedete, accendete il ventilatore e cominciate a farle andare a palla, le pale non le vedete più, però sentite l'energia, sentite il vento, dipende da dove ci mettiamo.
Se noi istantaneamente in quel momento ci buttassimo sulla pala e cominciassimo a girare con la pala, vedremmo le pale.
Quindi noi siamo energia o siamo materia a seconda di qual è il sistema di riferimento.
Noi viviamo in un sistema di riferimento che è materia e quindi noi tocchiamo la materia, tocchiamo il solido.
Questa è la nostra consapevolezza conscia, ma noi siamo fatti anche di consapevolezza inconscia,
Siamo anche fatti di non di un sistema nervoso automatico, automa, è quello che io comando, lo comando io, qualche di un altro, noi siamo energia e allora se ci mettiamo nel livello di energia ci mettiamo in un certo livello, se ci mettiamo nel livello di materia ci mettiamo in un altro.
Quindi noi siamo un paradosso, perché siamo contemporaneamente materia e spirito, spirito e energia.
Quindi noi siamo sia materia che energia.
E quando è che diventiamo energia?
Dall'energia diventiamo materia?
Quando abbassiamo la frequenza a livello energetico.
Se abbassiamo, quando noi, le pale, viaggiano ad alta velocità, quindi vibrano in maniera molto elevata, noi siamo nell'energia.
Esatto.
Esatto.
Quello poi è l'aspetto filo, diciamo, filo spirituale.
Se a questo punto io abbasso la velocità delle mie pale,
quindi abbasso l'energia, divento materia, perché le vedo.
Quindi noi sostanzialmente siamo energia a bassa frequenza,
a basso livello, perché siamo materia.
Ma possiamo essere l'uno e l'altro.
E quando è che funziona l'effetto placebo?
Quando siamo l'altro, non certamente quando siamo l'uno,
Uno che è a bassa frequenza ed a bassa energia.
Prendete conto quanto potenti siamo?
E questo ce lo dice la fisica quantistica, la scienza.
Non è che so questo Dio.
Quindi noi siamo uno e tutto.
Dove volete stare?
Questa non è religione, è spiritualità.
Poi dopo l'interpretazione, ok?
Loro ci sono arrivati qualche anno prima di noi, del mondo occidentale.
Esatto.
Ora è la nostra osservazione che determina la nostra realtà,
ma l'abbiamo già visto, ma anche nel mondo quantistico.
Se io voglio vedere la particella, io devo indirizzare il mio focus,
e l'osservatore, che a quel punto focalizza e vuole vedere il quanto,
quindi la particella, e tac, la vede.
Però contemporaneamente in più posti, la vede.
Quindi è il pensiero che crea materia.
Beh, allora ancora una volta noi siamo elementi quantici.
Sia perché siamo un aggregato di materiale quantico,
sia perché la nostra mente crea materia, il nostro pensiero crea materia.
E capite perché adesso ci sono le prove mentali che funzionano? Perché siamo energia che crea materia. Ecco perché funzionano le prove mentali. Non per altro, eh? Perché uno dice, ma come fa questo qui? Fa pensate, fa ginnastica e si aumentano i muscoli, certo? Perché siamo elementi quantici, tutto lì. È una prova che siamo fatti di materia e di non materia, di limite e di non limite.
Ora se io mi focalizzo su una certa cosa, così come essendo noi elementi quantici, vuol dire che andiamo a materializzare quella cosa.
E questo è quello che dico sempre a mia moglie per primo e ai miei figli e nelle aziende.
Se tu ti focalizzi sulle condizioni limitanti, vuol dire che tu materializzi il limite.
Se tu ti focalizzi sulla negatività, vuol dire che tu attiri, sarai negatività.
perché siamo elementi quantici
perché questo è come funziona nel mondo quantistico
né più né meno
se io mi focalizzo su quello che mi manca
mi darà quello che mi manca
ovvero la mancanza
non quello che sopperisce alla mancanza
se io mi focalizzo
mi mancano i soldi
ti focalizzerai il mondo
l'energia, tutto ciò che siamo connessi
ti darà la mancanza
le soldi
e dove tu ti focalizzi la tua mente
che ti darà. Perché è così che funzioniamo.
Perché così siamo fatti.
È così che abbiamo cominciato a scoprire
di essere fatti. E allora
l'effetto placebo che cos'è?
È un effetto quantistico?
Né più né meno. È per questo che funziona.
Perché siamo elementi quantistici.
L'effetto placebo
funziona!
Non è un caso. Perché siamo elementi
quantistici. E
essere placebo di se stessi
è una derivata di una realtà
quantica. Quindi vado addirittura
oltre, è il cambiamento di
qualcosa di infinito, ma se
è infinito c'è, vedete
quando io dico che il presente coincide
col passato, coincide col futuro
è questo quando io faccio
certe operazioni su certe persone
che possono essere malate
o che possono essere
raggiungere un certo determinato
obiettivo, quando
comincio a dire
prendi il tuo futuro e
mettilo qua, è perché
il futuro già esiste, perché
Perché già esiste? Perché noi siamo fatti di un aggregato di particelle dove non c'è il concetto del tempo?
Il futuro, il passato e il presente coincidono? Quindi vuol dire che siamo potenziale?
Vuol dire che il futuro già esiste? Si tratta solo di osservarlo?
E perché funzioni l'effetto placebo? E perché funzioni la fisica quantistica o la meccanica quantistica?
Perché il futuro è già esistente? Si tratta solo di osservarlo?
E allora se io l'osservo attraverso il mio immaginario e lo vivo in modo tale da avere emozioni, quindi sorpasso il corpo, sorpasso l'ambiente e ho sorpassato il tempo, non ho fatto altro che essere un elemento quantico.
Il mio futuro già esiste, quindi io non vado altro che a tradurre in realtà una potenzialità e la mia potenzialità la traduco in realtà attraverso il mio conscio.
E chi è che lo va a fare? Il mio inconscio, il mio sistema nervoso, ciò che mi guida. E chi è questo?
Chi è che mi fa fare tutte queste operazioni secondo voi? Avete presente quante operazioni facciamo qua dentro? Voi dovreste dirmi noi. Mi dicono che il cuore in una giornata fa 101.000 battiti, mi dice che il cuore pompa tanto sangue che tutto il percorso che fa sono circa 90.000 km in una giornata.
Mi dicono che noi siamo formati da centinaia o quasi centinaia di cellule e ogni dieci secondi non so quante ne cambiamo dei trilioni. Ogni cellula può arrivare a circa qualche trilione, cioè un aggloborato di cellule può arrivare a trilioni di operazioni.
Noi innaliamo in una giornata, mi dicono, due milioni di litri di ossigeno.
Noi. Il nostro libero arbitrio? No.
È la nostra intelligenza universale.
È la nostra capacità di essere energia.
È l'altra parte, è l'essere infinito che ci fa fare questo.
È il nostro sistema nervoso autonomo che ce lo fa fare.
Il nostro sistema nervoso autonomo è l'intelligenza universale.
È il mondo quantico.
Se andiamo nel mondo spirituale è la sorgente, è sorgente se andiamo nel mondo spirituale.
Ma siamo qua dentro, in una scuola.
Oddio, sono gesuiti, ho fatto le scuole io qua, le medie io le ho fatte qui al Massimiliano Massimo.
E quindi quando mi hanno chiamato a venire qua per me è stato un revival.
Sempre grazie a voi divento sempre più giovane.
Fra poco mi metto il pannolone.
E capiamo allora, cominciamo a capire di che cosa effettivamente, di che pasta siamo fatti.
Bene, andiamo avanti, manca poco signori.
Noi siamo materia e vediamo materia solo quando siamo in quel sistema di riferimento.
Viaggiamo con la stessa frequenza del solido.
Noi siamo energia quando usciamo da quel sistema di riferimento.
E chi ci fa uscire è questa maledetta intenzione, formata da che cosa?
Pensieri e emozioni.
perché abbiamo un sistema pensante
che è la mente
che è capace di cambiare il cervello
colui che la produce
e abbiamo i catalizzatori
che si chiamano emozioni
che siamo molecole
che ci permettono di vivere un nuovo stato d'essere
un nuovo futuro immaginario
e l'intenzione
che ci porta
la volete chiamare forza di volontà
ed è più
è sempre lì, è nell'immaginario
perché la fantasia è il pensiero
è l'immaginazione
Quello che vi dicevo prima, la mente soggettiva, ovvero il cervello, la mente, produce materia, esercita un effetto sulla realtà oggettiva, chi trasforma questa energia in materia, la mente umana, nel momento che io vedo questa particella, che non la vedo e comincio a focalizzarmi, l'osservatore la vede, tac, non ha fatto altro che trasformare questa energia, la sua focalizzazione, questa energia in materia.
Quindi la mente produce materia, ma l'abbiamo già visto anche prima, la neurologia produce materia attraverso le nuove connessioni, siamo tutti connessi, quando io faccio del male a una persona mi ritornerà quel male, se io faccio bene a una persona mi ritornerà il bene, non è detto che da quella persona, ma certamente siamo tutti connessi l'uno con l'altro perché siamo fatti di subatomico, siamo fatti di subparticelle e le subarticelle sono tutte connesse tra di loro.
Quando si vedeva quel bellissimo film di Matrix, che sono tutti codici, noi siamo codici di informazione infiniti, tra l'altro.
E tutto il mondo, l'universo è tutto connesso, ma siamo materia e noi stiamo sempre nella materia.
È come avere due computer, uno un Commodore 64 del 1995 e l'altro un mega computer che mai la mente umana potrà creare.
E noi ogni giorno compriamo il Commodore 64.
C'è speranza, eh?
È vero o no?
Infatti vi ho detto il Commodore 64 per quello.
Noi siamo corpo energetico, onda ad alta energia, ad alta frequenza, così come siamo corpo materiale.
Chi ci porta dal materiale all'energetico e quindi trascendiamo la materia, trascendiamo il limite,
è solamente l'intenzione, è lo stato d'essere.
Lo stato d'essere è un effetto quantico, si chiamano pensieri ed emozioni, è lui che ci porta da materia a energia, è solo attraverso l'energia che noi possiamo risolvere certe situazioni, perché trascendiamo dalla materia, è solo lui che ci può dare un futuro immaginario desiderato, perché nell'energia c'è già presente il tutto e coincide con il presente, con il passato, con il futuro, esiste già.
noi andiamo a utilizzare quello che siamo il nostro potenziale, noi andiamo a utilizzare il nostro potenziale, se stiamo nella materia un potenziale definito, boring, noioso, abitudinario, zona di comfort, ma quale zona di comfort?
Quella è la zona di non comfort e allora l'esempio del trattore è quello, stiamo qua, erano puramente energia, ma succede anche voi, quando vi succede? Quando siete nel pericolo, nel pericolo vi butta nel presente, nel presente siete energia e allora una persona, un collaboratore, io lo devo mettere sempre nel presente perché è pura energia, quello dà alla grande questa autorevolezza, l'utilizzo della autorevolezza è quello.
Quando siamo prettamente energia, che è certa determinata situazione, che a quel punto è qualcuno di qua dentro, che può essere il talamo, che può essere la migdala, che ci butta là dentro, che si è nel pericolo, tu vai là dentro e potresti fare delle cose incredibili, molto più potenti di quello che potresti fare.
Beh, io ci devo andare solo quando sto nel pericolo e se ci andassi anche quando invece non sono nel pericolo, ma voglio costruirmi un mio futuro, di più, ma se io ci voglio mettere un pilota lì mentre va a guidare, ma di più, se io ci mettessi il paziente lì, lo mettessi là dentro, là dove c'è energia, lo facessi diventare energia, non materia, perché il dolore è nella materia.
materia, se voi fate un intervento chirurgico con il mal di testa, durante l'intervento
chirurgico il mal di testa non lo sentite, non c'è, appena finite l'intervento chirurgico
vi ritorna il mal di testa, perché quando si è nel presente non può esserci il dolore,
perché nel presente si è nell'energia, non si è nella materia, il dolore è prettamente
di materia e siccome si è nel presente e non c'è il dolore, si è nel tutto, si è
c'è l'energia, c'è solo la gioia, c'è l'amore, c'è la gioia, c'è la gratitudine, c'è la bellezza, c'è l'amorevolezza.
Chiamandolo come vuole fare, magari se c'era quel signore adesso si invigoriva, si invigoriva.
Quindi le ragazze si sono masse nel lato, Carlos Castaneda diceva, parlava del lato attivo dell'infinito,
è questo, né più né meno, il lato attivo dell'infinito è essere energia, ma lo siamo, ok?
Allora proviamo a risolvere.
Ci siamo ragazzi.
Il corpo umano è formato da trilioni di cellule,
ci sono diversi trilioni di funzioni al secondo.
Andatela a gestire voi se ne fate.
Le cellule sono formate da molecole,
le atomi, le particelle,
tutte queste miriadi di funzioni
sono connesse tra di loro con una spettacolare precisione,
perché qui succedono una marea di cose
con una spettacolarità di precisione
impossibile da pensare.
Addirittura la ricerca ha dimostrato
che molte interazioni tra cellule
loro vengono istantaneamente più veloci dalla luce, beh allora il nostro corpo opera nel mondo quantico,
quindi noi siamo mondo quantico, ma se siamo mondo quantico vuol dire che siamo energia,
il tempo non esiste e lo spazio non esiste, quindi siamo definitivamente infinito,
l'avete visto il film Noi siamo l'infinito? Quel ragazzo che poi alla fine con la canzone di Eros dice così,
ha centrato in pieno il tema, è l'intelligenza universale, è l'intelligenza quantistica,
è la sorgente che mantiene in vita
noi siamo mantenuti in vita
non da noi, nasciamo
non perché l'abbiamo voluto noi, perché l'ha voluto
qualche cosa di più intelligente
e allora cosa dobbiamo fare?
la malattia, il dolore
l'underperforming, sono espressioni
della materia, sono low energy
siamo in quel momento
materia, per modello quantistico abbiamo
bassa energia, per modello quantistico
siamo nel limite e nel
deterministico, siamo nel disordine
entropico, lì c'è l'entropia
disordine, nella termodinamica
ma in realtà
quando noi buttiamo dentro l'intenzione
e quindi cominciamo a cambiare
lo stato d'essere
pensieri, emozioni, verso un futuro
immaginario, si eleva
l'energia, si diventa
energia, l'energia trascende
gli effetti della materia
si entra nell'ordine, si entra nell'entropia
inversa, nel mondo quantistico
c'è la non-entropia
c'è l'ordine
si diventa coerenti con il tutto
che invade tutta la nostra materia
il sistema nervoso autonomo
organizza tutto quello
che è un nuovo stato di materia
è lui, ma il sistema nervoso autonomo
è la nostra parte
di intelligenza quantistica
è l'intelligenza quantistica
sinergia tra mondo conscio che è l'intenzione
e con il campo quantistico
ovvero con il nostro sistema
nervoso autonomo
e sono i due che cominciano ad andare
Che cosa è che dobbiamo fare? Che cosa è che facevo io? E sono le ultime due slide. E vi ringrazio già in anticipo per avermi ascoltato tutto questo tempo.
Il pilota è in uno stato di underperforming. L'ingegnere opera sull'ambiente esterno, modifiche la vettura. Io modifico la vettura perché devo cominciare a cambiare qualche cosa, perché c'è qualcosa che non va.
ma anche nello stato interno del pilota, quindi nel suo stato d'essere, l'ingegnere diventa placebo del pilota, perché? Perché lo condiziona, perché gli crea un'aspettativa e gli dà un significato a quello che fa e quello che lui andrà a provare nel ranno successivo.
La suggestionabilità, la fiducia e il percorso di domande aperte, potenti, insinuanti, fa sì che questa suggestionabilità aumenti perché io devo togliere le convinzioni limitanti, io devo far sì che queste convinzioni limitanti diventino potenzianti perché lui possa vedere un immaginario nuovo, un nuovo stato d'essere.
altrimenti rimane attraverso le sue convinzioni che remano contro nello stato d'essere precedente e non fa il miglioramento richiesto, quindi il pilota diventa una realtà quantica nel momento che cambia lo stato d'essere, quindi diventa potenziale, diventa energia, quello che il pilota a quel punto chiederà a se stesso attraverso l'intenzione quando sale in macchina sarà posto in essere, da che cosa?
dal campo, dall'interazione
tra il campo quantistica e il suo sistema
nervoso autonomo
che andrà a creare le condizioni perché lui farà
qualcosa di diverso
il pilota è diventato placebo
di se stesso, allora vedete
fino qua
siamo noi il placebo
fino a questo punto qua
qui sono io placebo
del pilota, da questo
punto qua in qua
attraverso tutto quello che vi ho detto oggi
è il pilota
che diventa placebo di se stesso.
Beh, allora io lo trasformo in una situazione diversa.
Io lo trasformo qua.
Scusate, io lo metto in una situazione vostra.
Il paziente è in uno stato di malattia.
Il medico opera sull'ambiente esterno, operazione chirurgica, per esempio.
È interno, perché è capace di far cambiare lo stato d'essere del paziente.
Attraverso cosa?
Cosa? Il condizionamento, l'aspettativa e il significato, ovvero il medico è il placebo del paziente e ha tutte le condizioni per farlo,
perché l'aspettativa e il significato, così come il condizionamento, che potrebbe essere la pillola, così come potrebbe essere l'aspettativa e il significato,
sono sue competenze, lui è certamente capace di influenzare la suggestionabilità di un paziente che è anche sotto trauma,
trauma, la suggestionabilità, la fiducia e se il paziente dovesse avere una mente analitica
molto elevata, tale per cui non accetta questo intervento sulla suggestionabilità, il medico
deve cominciare a dialogare e a cominciare attraverso domande, come anche l'anno scorso
vi ho fatto vedere, aperte, potenti, insinuanti, a scardinare questa convinzione, perché voi
Voi dovete garantire due cose, una che l'avete operato, due che il paziente sia aperto adesso con la sua mente
a un nuovo futuro che è quello di guarire e non di rimanere nel suo sistema precedente
che lo riporterà di nuovo ad avere la malattia.
Quindi il paziente deve cambiare il suo stato d'essere elevandosi a una situazione di bassa energia
perché è malato, è dolore, è bassa energia da materia, lui si deve elevare, deve entrare in quelle cacchio di palle che vanno a palla del ventilatore,
deve diventare un atomo che vibra alla stragrande, aumenta la sua energia e a quel punto diventa una realtà quantica, che diventa potenziale.
Quello che il paziente chiederà attraverso l'intenzione, che è stata scaturita dall'azione placebo del medico,
sarà posto in essere dall'interazione di che cosa?
Dal campo quantistico e dal suo sistema autonomo
che comincerà a lavorare qua dentro.
Pensieri più emozioni del nuovo stato d'essere
cambieranno la biologia attraverso il sistema autonomo.
Ma vogliamo cambiarlo in maniera diversa?
Attraverso l'intelligenza universale, quello lì,
e lui andrà verso la sua intenzione.
A questo punto il paziente è diventato il placebo di se stesso e allora ci sarà la guarigione.
È chiaro questo passaggio?
Grazie per tutto quello che mi avete detto.
Grazie a voi che mi avete ascoltato.
Per me è molto facile parlare, è molto più difficile ascoltare.
Spero di essere stato utile.
Grazie a tutti.
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