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36° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE 22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA III Sessione Intelligenza Artificiale e Chirurgia scenari possibili Moderatori: G. Giacomini – C. Merzagora Formazione e nuove competenze infermieristiche nell’era dell’intelligenza artificiale P. Ribetto
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Carla ha la sua bella crisi di tosse, introduco Paolo Ribetto con l'ennesima relazione
in sostituzione del nostro collega che per motivi personali è assente
e ci parlerà di formazione e nuove competenze infermieristiche nell'era dell'intelligenza artificiale.
Grazie.
Prego, a te la parola. Ciao Claudio.
A me in un certo senso spetta chiudere le due relazioni precedenti perché rispetto a quello che le colleghe ci hanno raccontato
quale formazione, quale nuove competenze infermieristiche dovremmo sviluppare, acquisire nell'era dell'intelligenza artificiale.
Perché parlare di intelligenza di abito infermieristico?
Primo perché è un fenomeno che è in crescita nella sanità attuale. Abbiamo sempre più sistemi intelligenti in sala operatoria e come si è detto prima per l'HTA l'infermiere è un mediatore tecnologico.
Quindi anche sull'intelligenza artificiale si troverà in prima linea a essere un utilizzatore, un valutatore e quindi proprio nel suo ruolo di garante nel rispetto dell'assistenza del paziente dovrà essere in grado di governarla.
Competenze emergenti, competenze digitali, sapere interpretare i dati, la disquisizione tra numero, un numero, un numero, un numero e un dato nel momento in cui io vado a leggerlo e a interpretarlo.
Gestione dei sistemi intelligenti, la collaborazione interdisciplinare come già stato detto e nuove competenze etiche.
Competenze digitali, quindi gestione di interfaccia digitali, la tracciabilità e software gestionali, imparare a fare con l'intelligenza artificiale quello che magari abbiamo fatto per anni con un sistema cartaceo.
In realtà possono emergere anche lì nuove suggestioni del tipo ma io sono obbligato a installare l'app del lavoro sul mio cellulare personale?
perché nel momento in cui io posso pensare di usare un banale lettore di codice a barre che si è evoluto in un barcode o un QR, domanda, oggi tutti hanno in tasca un telefono, è così necessario avere una pistola o posso farlo così?
Però chiaramente può essere una problematica emergente perché io dovrei installare un'app con tutto quello che ne consegue che non è mia, cioè nel senso predisposta dal mio datore di lavoro.
Conoscere i principi dell'intelligenza artificiale e poi noi siamo sempre più sopraffatti da tutta quella che è la gestione della privacy, quindi tutto il mondo che ci attorna e quindi la cyber security non possiamo non averla.
Quindi cosa mi succede quando i dati di cui io sono conoscenza non li custodisco in un certo senso come dovrei.
L'interpretazione del dato vuol dire a volte comprendere suggerimenti algoritmici, detto così spaventa, cioè nel senso che cosa vuol dire, però è una cosa che bisognerà imparare a fare.
Non è solo dire clicco sul mouse, apro Word o Excel o creo un PowerPoint, cioè vuol dire magari interfacciarsi con sistemi anche più complessi, valutare l'affidabilità dei dati, ovvero l'intelligenza artificiale per esempio molto può fare, ma poi vi dirò una cosa dopo,
Dopo, se io non sono competente, per esempio non lo so, mi faccio fare una relazione, mi faccio creare lì, sono poi sicuro che i dati che ci mette dentro non siano delle stupidaggini?
Perché se lui inizia a tirarmi giù tutta una serie di riferimenti normativi, tutta una serie di studi, tutta una serie di cose, se io non sono competente di quella materia,
Siamo sicuri che qualcosa che vi ha tirato giù non sia semplicemente una fake? Perché non è detto che sia in grado di discriminare e quindi integrare col giudizio clinico perché non è così semplice, molte cose che adesso sembrano scontate.
Vi ricordate quando sono usciti i primi DAE? Io dovrei pigiare il tasto per defibrillare sulla base di un monitor che ha deciso che era un ritmo da defibrillare, io vorrei almeno un micro monitorino per metterci del mio, perché non mi fidavo della macchina.
credo che tutti abbiamo sentito fare questo discorso da alcuni colleghi
chi lavorava nell'emergenza, chi lavorava in cardiologia
quindi ancora più abituati
io dovrei andare sulla fiducia
perché poi non è che lui decide e si pigia il pulsante da solo
lui mi diceva che era un ritmo da defibrillare
quindi lo pigiavo io col pulsante
e quindi se lui si era sbagliato e se lui non funzionava
cioè c'era tutta una serie di sedi
ma che ora sembrano così remoti, oggi credo che nessuno di noi si porrebbe un dubbio su un DAE,
però io me lo ricordo queste disquisizioni quando sono nati, il dubbio se funzionava correttamente o no il suo algoritmo di lettura.
Gestione dei sistemi intelligenti, configurazione dei sistemi robotici, cioè non è solo detto che nel modo in cui io mi approccio
non debba intervenire in qualche modo, cioè io che sono abbastanza adattato mi ricordo quando alle superiori i primi rudimenti di programmazione del computer, credo di non essere riuscito neanche a far imbalzare una pallina, cioè bisognava fare delle stringhe galattiche per fargli fare una stupidaggine,
Oggi apri un applicativo che sia, adesso non vogliamo parlare di brand, di sistemi informatizzati, apri un'app, altro che la pallina che rimbalza, eppure non ho nozioni di programmazione.
Schiaccio un tasto, gli dico se voglio che rimbalzi di più, di meno, che salti a destra o a sinistra, quindi anche questo cambia il segno di evoluzione dei tempi.
controlli di sicurezza
se io in quello che utilizzo
ci sono i cosiddetti dati sensibili
quali sono i livelli di sicurezza
tutti i giorni sentiamo
parlare di attacchi hacker
o a volte anche peggio
sistemi come dire
la parola di protezione
di Louvre era Louvre
ah beh
neanche mia madre probabilmente
sarebbe arrivata tanto
però fa parte dei controlli di sicurezza
ci chiedono di cambiare
le credenziali spesso e volentieri, di non mettere cose troppo facilmente identificabili, quindi non metto il mio nome,
non metto il nome dei figli, non metto il nome del cane, non metto cose perché sono tutte cose che potrebbero scoprire
molto facilmente, però poi devo inventarmi delle password e ne ho 50, da quella del lavoro, da quella della banca,
da quella della carta della spesa del supermercato e però poi dovrei anche ricordarmeli che non è indifferente.
E poi nel momento in cui nel mio sistema di monitoraggio viene fuori un'allert o un'anomalia, devo anche saperlo interpretare.
Come dire, passando sempre dal discorso di un defibrillatore, a volte, l'altro giorno facendo il test alla macchina,
io ero un po' che non lo facevo, il test iniziale mi dice, ti sta dando la luce rossa di un potenziale allarme di criticità maggiore?
Già rosso, sì. Ti dà l'allarme blu di criticità intermedia? Sì. In realtà devo anche interpretare che cosa ho davanti. Il mio autoclave, se sul display mi scrive alert in rosso, vuol dire che la macchina non continua.
Se è giallo può continuare, per cui devo anche imparare quando posso andare oltre. Ho invece una criticità di barriera che quindi mi stoppa l'attività.
collaborazione interdisciplinare
cioè
lavorare con gli altri
che possono essere gli ingegneri clinici
data science
o la partnership con aziende biomedicali
quante volte ci chiedono
perché poi gli esperti
come si diceva alla fine di tutta questa giornata
siamo noi
cioè gli altri hanno il metodo
sanno creare la start up
sanno creare l'app
e sono bravissimi in questo
ma il contenuto
l'esperienza, che cosa metterci dentro, cioè abbiamo noi, perché loro non sanno che cosa vuol dire, cioè quindi siamo noi che dobbiamo anche trovare dei terreni comuni, ieri per esempio con gli ingegneri biomedici, con gli ingegneri clinici hanno molto stressato chi fa formazione su questo concetto, dicendo i miei studenti vanno sei mesi nei reparti, perché il problema è che non c'è niente di più brutto del l'ingegnere clinico che dice una roba,
il coordinatore o l'infermiera che dice
la stessa, lo dicono con un linguaggio
uguale, cioè un linguaggio, pardon, diverso
e non si capiscono
stanno dicendo la stessa
cosa, è come dire
per uno è un numero, per l'altro è un dato
stessa roba, sempre numero
si tratta, ma dipende
dall'angolazione
con cui lo vediamo, avete presente
quando fanno vedere
quei video dove ci sono le due persone
contrapposte che guardano un oggetto
in mezzo e questo qua dice
è nero, l'altro dice
è bianco
ecco il cacchio, è nero, è bianco
e a un certo punto gli fanno cambiare
posizione e dici
ah, certo
perché ognuno dal suo
osservatorio ha un
sistema di visione
ma anche può avere degli strumenti di visione
che sono diversi, quindi non è detto
che chi è di qua e di là
stia sbagliando
nella sua posizione, semplicemente
ad un punto di osservazione assolutamente diverso.
Competenze etiche, saper riconoscere i cosiddetti bias, il rispetto della privacy, la responsabilità professionale,
la trasparenza nelle decisioni, cioè sono tutti temi, qualcuno nuovo, qualcuno vecchio,
che semplicemente continuano in una loro evoluzione.
Se prima era il problema del segreto professionale dire non raccontare quello che so in ragione del mio lavoro, del mio ruolo, adesso è non farmi rubare i dati da sotto le mani, cioè devo alzare gli scudi in modo tale che chi più è voluto di me non mi rubi i dati sensibili di cui io sono in possesso.
La formazione necessaria, beh questo come ha detto la collega prima, ne parlava già Agenas anni fa, ne abbiamo parlato l'anno scorso e l'anno prima al forum di Arezzo, cioè sempre di più è richiesta un'alfabetizzazione digitale che va oltre di pigio sul video, accendo la stampante e pigio sotto per accendere il computer e poi qualcuno non riesce a fare il doppio clic col mouse.
Però, cioè, dobbiamo veramente inalzare il livello di formazione in questo senso, pensare a moduli universitari e master, sicuramente, un training congiunto con chirurghi e ingegneri, perché di nuovo, è un po' come il discorso che si faceva prima, lo voglio così, allora, dal mio osservatorio non ha senso, cioè, il famoso discorso dei camici che si faceva prima, no, una spesa inutile.
dall'altra si parla della sua ergonomia, del suo discomfort
e in terzo magari ci mettiamo un ingegnere che parla ancora un linguaggio diverso
ecco perché dobbiamo cercare di creare un linguaggio comune
perché se io voglio che quell'apparecchio, quel software, quella startup, quel frullatore
funzioni come voglio io, devo essere in grado di far capire all'altro
ma vuol dire che io devo fare un passo verso di lui, ma anche lui deve fare un passo verso di me per capirmi, perché se no continueremo a avere roba non performante.
Simulazione ad alta fedeltà, ieri proprio sugli ingegneri si è stressato il concetto della simulazione, perché forse la formazione, non forse, sicuro la formazione che abbiamo fatto fino ad ora,
Dove la simulazione aveva scopi di apprendimento della tecnica, in realtà la simulazione deve avere scopi molto più ampi, la simulazione deve mettere in evidenza le criticità, deve mettere in evidenza dove il sistema non funziona, dove può diventare pericoloso.
Allora a questo punto veramente diventa un sistema formativo reale e anche una barriera contro gli errori, contro il rischio di sbagliare.
Mi era piaciuto e avevo trovato una frase molto carina che diceva sbagliare senza fare danni.
L'ho letta un paio di volte e dicevo uno avrebbe detto ridurre il rischio d'errore, però il risk management ci insegna che il rischio zero non esiste.
Quindi, sì, possiamo alzare barriere, possiamo utilizzare sistemi per ridurre il rischio, ma forse il rischio zero non l'avremo veramente mai, o come si dice, il rischio zero non esiste.
Quindi, però, imparare a avere sistemi probabilmente dove l'errore comporta veramente poi un danno minore o una possibilità che il danno sia molto basso.
Il famoso concetto del rischio, probabilità che magari non riduco la probabilità o la riduco in parte, ma se avviene, come avviene per i dispositivi di protezione individuale, il danno che porto a casa è veramente minimo o marginale.
Impatto in sala operatoria, pianificazione e preparazione, sì perché no, un supporto intraoperatorio, certo, miglioramento della qualità e dei flussi post operatori, fatibile, sfide, rischiare del sovraccarico tecnologico.
perché poi quando è tutto così
come si è detto oggi
se tutti attacchiamo la presa elettrica
e la luce salta
facciamo più niente
esatto
sicurezza e responsabilità
certo perché l'abbiamo detto fino adesso
cambiano i sistemi barriera
cambiano i rischi a cui io mi espongo
e chiaramente un accesso
ecco alla formazione
questo deve esserci sicuramente
concludiamo
è un'opportunità
per potenziare il ruolo dell'infermiera di sala operatoria. Acquisire queste competenze digitali, etiche e collaborative sono la chiave del futuro.
Sicuramente ci sarà ancora tanto da lavorare, siamo come dire solo all'inizio, ne vedremo delle belle.
E' chiaro che come per tutte le cose una cosa è essere protagonisti e una cosa è essere spettatori e io mi auspico che ci siano, come abbiamo detto stamattina, persone sempre più competenti in grado di cavalcare, non persone che si adeguano al sistema.
Anche io vi ricordo il congresso dell'anno prossimo, chiederei di mettere la slide per favore e vi lasciamo sulle conclusioni dei nostri moderatori con i save the date dell'anno prossimo.
Grazie Paolo.
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