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14° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 4° SESSIONE TEAM WORK E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO: INSERIMENTO DELL’OSS IN SALA OPERATORIA. IL NOSTRO CAMPO DI OSSERVAZIONE Moderatori M. R. Costantino (Gimigliano, CZ) E. Melis (Cagliari) Panorama nazionale di inserimento dell’OSS in sala operatoria B. Tomei (Roma)
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Partiamo subito, io do la parola al dottor Tomei Bernardino, infermiere del blocco operatorio,
polispecialistico al Policlinico Ottor Vergata di Roma e presidente regionale di AICO Lazio.
L'avete conosciuto ieri mattina, ieri pomeriggio nei saluti.
La relazione è panorama nazionale di inserimento dell'osse in sala operatoria.
Buonasera a tutti, ben trovati. Io cercherò di farla più leggera possibile, siamo a ritorno dal lunch.
Di tanti temi che oggi sono sul tavolo, questo è uno dei temi che secondo me è tra i più caldi.
Allora io credo che dovendo parlare di un tema così chi viene qui a fare una relazione deve necessariamente parlare alla luce di evidenza, numeri ma portare anche un punto di vista.
è quello che farò io adesso con questa relazione.
Io vi porterò tutta una serie di dati che dimostrano anche in modo abbastanza clamoroso
qual è la situazione del panorama sanitario, non solo infermieristico o delle professioni ausiliarie
e poi metterò sul piatto degli elementi di discussione che porteranno avanti le persone che mi seguono
che vi parleranno appunto delle esperienze di inserimento.
Parlando però di inserimento della figura dell'operatore sociosanitario in una realtà come quella della sala operatoria
io dovrò necessariamente non affrontare solo quello che è il soggetto operatore sociosanitario
cioè io parlerò anche di noi purtroppo, purtroppo e fortunatamente, purtroppo perché lo vedremo subito
e poi entreremo un po' a gamba tesa su alcuni argomenti.
Allora ieri sera quando sono tornato a casa ricordavo di aver utilizzato l'anno scorso per un lavoro una slide sul rapporto che fa ogni due anni o a secondo dei periodi ogni anno l'Ocse e quindi sullo stato dei saluti dei paesi più sviluppati, un elenco di 35 paesi e prendono in esame alcuni dati.
avevo visto queste cose e non mi ricordavo un dettaglio, sono andato a rivedere un attimino sul sito dell'Ocse questa cosa
e mi sono reso conto che il rapporto era stato aggiornato al 10 di novembre, quindi i dati che vedete adesso sono aggiornati a due settimane fa
perché chiaramente mi sono rismontato la slide e ho rimesso i dati di due settimane fa.
Allora qui c'è una banda che copre i paesi, al centro c'è un pallino rosso, è la media dei paesi Ocse,
Questo è il rapporto dei medici ogni 1.000 abitanti, è 3.4 la media oxe, secondo voi l'Italia dove sta? L'Italia sta qui, 3.8, sopra la media oxe.
Questo è il numero dei medici laureati nel 2005, o più o meno lì, perfettamente in linea con la media oxe.
Adesso però vediamo quanti infermieri ci sono ogni 1.000 abitanti, secondo voi dove stanno gli infermieri?
Ma non stanno là sotto? Questi due dati se messi insieme ne mettono in mostra un altro che è anche più clamoroso, il rapporto tra medici e infermieri e quindi se il rapporto dei medici era sbilanciato verso l'alto, quello degli infermieri sta qui sotto.
dato è il più sconfortante in realtà
perché gli infermieri che si
laureano tutti gli anni
e noi siamo laggiù
allora qui io mi vorrei soffermare un attimo
su questo dato qui, cioè sui neolaureati
io
diciamo, mettiamola così, sono uno che
è molto social e quindi
spesso seguo le discussioni
sui social ma anche sulle riviste
nostre però, non solo sui social
parentesi sui social, i social
vengono spesso troppo banalizzati
Vorrei ricordare che nel panorama politico italiano oggi sui social ci si conducono politiche di rilievo nazionale e internazionale.
Il Presidente degli Stati Uniti twitta, tanto per essere chiari.
Comunque io sento discussioni, twittava anche Obama se qualcuno aveva dubbi sul Trump, ma twittano in Italia, twittano in Russia, dappertutto twittano.
Comunque questo è il numero dei laureati, io sento spesso discussioni e le leggo anche su riviste e sento parlare anche esperti giuristi che parlano di formazione, anche illustri giuristi, insegnanti e docenti universitari che dicono che il mercato infermieristico è inflazionato addirittura, cioè che noi forniamo troppi laureati, in Italia si laurea troppa gente in infermieristica.
Secondo me c'è qualcosa che non va da questo punto di vista. La tesi alla base del fatto che ci sono troppi laureati è il fatto che ce ne sono troppi a spasso, ma questo è un altro discorso, non ha niente a che vedere su quelle che sarebbero le esigenze di un sistema.
E qui lasciamo, questo è il contesto, vorrei che inserissimo la discussione in questo contesto qui, perché nello stesso periodo, qui c'era un'altra cosina, i pallini bianchi in realtà mettono in evidenza come dal 2000 al 2015 si sono cambiati questi dati.
Nello stesso periodo di tempo, dal 2000 al 2015, la ragioneria generale dello Stato ci dice che mentre c'è stato un incremento di 22.000 unità di operatori sociosanitari, gli infermieri sono calati di 8.760 unità.
Allora questo è dovuto al contesto economico, al blocco del turnovere, a tutto ciò che sappiamo.
È del tutto evidente che se gli infermieri calano, vengono diplomati, vengono laureati, abbiamo infermieri che non lavorano e quindi abbiamo i concorsi con 3.000 persone, 4.000 persone.
L'anno scorso, dati del MIGEP, gli operatori di socio sanitario hanno 330.000, 250.000 riconosciuti, 250.000 in fase di revisione.
Questo è un dato tra le altre cose che se messo in confronto al numero che più volte è stato citato ieri rispetto agli infermieri che sono 440.000, che lo ricorderete sicuramente, già dovrebbe far pensare qualcosa.
E però i 250.000 sono riconosciuti, questo c'è tutto il discorso dietro delle figure che prima non erano nostre, erano note e quindi in fase di riconoscimento e quindi partono già da un numero alto in realtà.
Nonostante questo c'è un dibattito molto importante con il MIGEP, che è l'associazione di tutte le professioni ausiliari all'interno del quale rientrano gli OTA, gli infermieri generici ancora oggi e tutta un'altra serie di...
C'è un dibattito molto acceso rispetto al riconoscimento di quest'area, però io ho decapitato una parola su questa slide e la dico, non la scrivo, quali sono i problemi intorno alla figura?
Non la scrivo perché in realtà i problemi intorno a questa figura bisogna vedere se sono problemi o meno, è quello che facciamo adesso, però intorno alla figura che cosa c'è da dire?
Allora che c'è? Un quadro normativo innanzitutto che ancora oggi se è chiaro in alcune cose, vedremo in quale cose, è molto poco chiaro in altre cose.
Vediamo dove saremo e questo entriamo nel dettaglio meglio avanti.
C'è un quadro organizzativo che lo complica estremamente la collocazione di questa figura. Perché? Perché le realtà organizzative sono le più variegate in Italia.
Ieri io sentivo parlare di come è nelle varie aree, anche quando parlava l'ultimo relatore che parlava della figura del tecnico d'anestesia, diceva che in questa area c'è il tecnico d'anestesia, ma se noi andiamo al centro di Roma e andiamo a Frosinone troviamo una realtà che è totalmente differente.
Le differenti realtà non sono solo geografiche, sono anche di varia tipologia sanitaria, sanità pubblica, sanità privata, troviamo realtà totalmente differenti e questo è uno dei noti dolenti nello specifico.
E poi l'inserimento non sempre adeguato di questa figura ma è quasi una conseguenza di altre cose che diremo.
L'aspetto formativo è un'altra questione che complica un pochino la presenza, l'inserimento perché su due fronti, questo è un aspetto che andrebbe valutato un po' meglio, sul fronte accademico per quel che riguarda la cultura di base nostra degli infermieri, cosa viene detto nelle università agli infermieri riguardo questa figura,
Quali sono le nostre responsabilità nei confronti delle strutture sanitarie nel gestire una figura come l'OSS? E sul fronte regionale perché la normativa, dicevo poco chiaro in alcuni aspetti, lascia alla regionalità poi organizzare cose che poi sul territorio non sono uguali dappertutto.
Quindi qui c'erano le iconcine, soprattutto il problema più grande secondo me riguarda la cultura, la cultura nel senso più ampio, anche visivamente, la cultura nostra del sistema sanitario, di come vengono inserite le nuove figure all'interno del sistema,
di quale è il riconoscimento dei vari operatori all'interno del sistema, di come noi riconosciamo le figure tecniche, di come NOS vede le infermierie di sala operatoria, di come un medico vede e quindi la cultura in generale del sistema sanitario.
Dove siamo noi? Noi siamo fermi, adesso verremo poi ai giorni nostri, con la legislazione agli accordi Stato-Regione del 2001 che istituiva la figura dell'OS e all'accordo di due anni dopo che istituiva la formazione complementare dell'OS.
Un po' più chiara la prima, un po' meno chiara la seconda. Nel 2001 appunto il primo accordo istituisce la figura, in realtà l'area che adesso viene ribadita poi nel DDL Lorenzin e dopo vediamolo, accenniamo appena, è un'area che esiste già da prima, esiste dalla 502 del 92, ieri è stata fatta una panoramica sulle normative, insomma non mi risofermo di nuovo.
E quindi chi è l'operatore socio-sanitario? È un operatore che a seguito dell'attestato qualifica il termine di una specifica formazione e svolge queste cose qui e quindi soddisfa i bisogni primari della persona nell'ambito delle proprie aree di competenze e favorisce il benessere e l'autonomia dell'utente.
Ma anche questo insomma ce n'è da dire un po' generica come cosa no? Di chiaro però c'è questo in quella norma almeno, cioè vengono stabilite quale sono le attività e quale sono le competenze di questa figura.
E anche se queste nel dettaglio a noi di sala ci aiutano relativamente, anche se poi declinate possono aiutarci un po' di più, vengono dette almeno delle cose e quindi l'OS è quella figura che cura la pulizia e l'igiene ambientale e quindi se la decliniamo all'interno della sala operatoria,
ha in mente quali possono essere le collocazioni, l'utilizzo, osserva e collabora la rivelazione
dei bisogni e delle condizioni di rischio danno dell'utente, ci arriviamo dopo, farò
un esempio che è emblematico, però partecipa a pieno titolo all'interno dell'equip, nel
nell'osservare
le situazioni ma anche nell'intervenire
eventualmente
cioè se di base c'è quella cultura
a cui io mi appellavo
c'è la possibilità anche di vedere una figura
che faccia un lavoro di questo tipo
collabora all'attuazione
dei sistemi di verifica degli interventi
declinata
nulla toglie che una OS
possa fare delle cose come un test
su un defibrillatore
chiaramente sotto la guida
dell'infermiere sotto la verifica dell'avvenuto test sul defibrillatore
riconosce utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione relazioni appropriate
relazioni alle condizioni operative l'os può accompagnare o accompagna il
paziente in sala ma può accompagnare un familiare che porta un bambino in sala
operatoria e magari non magari deve saper relazionarsi esperienza mie persone
sono di due anni fa, ormai no, qualche anno fa in più, ho fatto operare il mio figlio
in un grande ospedale qui a Roma, ho lasciato il bambino all'ascensore e gli ho detto
ciao papà, cioè queste sono dinamiche che potrebbero essere curate da noi, ma perché
no anche da una figura di questo tipo. Utilizza strumenti informativi di uso comune per la
registrazione di quanto rilevato durante il servizio, documentazione cartacea ma anche
il supporto informatico e poi competenze sa curate il lavaggio l'asciugatura e la
preparazione del materiale sterilizzare esistono aziende in italia che fanno
outsourcing in sterilizzazione e utilizzano operai tessili non
utilizzano un operatore socio sanitario una centrale di sterilizzazione può andare
benissimo avanti con tutti operatori socio sanitari
l'infermiere sarà il responsabile del processo di sterilizzazione ma in
in centrali di sterilizzazione vanno benissimo,
sa garantire all'alcohorto lo stoccaggio corretto dei rifiuti,
utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell'utente
che torna di nuovo,
conoscere le modalità di rilevazione,
segnalazione e comunicazione dei problemi generali
specifici e relativi all'utente,
immaginiamo tutto quello che è il capitolo dell'EPACU,
delle recovery room,
dei malati che rimangono in fase di stagione,
ok, grazie.
Arriviamo ai giorni d'oggi, il DDL Lorenzin di nuovo rimette mano, scrive delle cose ed individua e istituisce l'area delle professioni sociosanitarie, ripeto non è una novità perché era nel decreto legislativo del 92, era già istituita l'area sociosanitaria, non è mai stato dato corso a questa cosa.
all'interno dell'area delle professioni sociosanitarie e qui è già ripartito di nuovo il dibattito perché c'è chi dice ma non è una professione, ieri ce lo spiegava Maria, la dottoressa Caputo, ce lo spiegava quali sono i caratteri che distinguono un professionista e quindi è già ripartito il dibattito su è un professionista o non è un professionista, però all'interno di quell'area ci sono anche i sociologi per dirla.
e qui un punto da mettere rispetto a quello che è l'infermiere rispetto a quello che abbiamo detto
cioè l'infermiere è il responsabile in realtà ultimo di quello che è l'operato di questa figura
che è una figura a supporto, viene scritto nel decreto ministeriale 739
e quindi per l'esprimitamento delle funzioni si avvale o è necessario del personale di supporto
inoltre l'infermiere contribuisce alla formazione del personale di supporto
e il diretto responsabile di questa cosa, anche qui attualità ci sono scuole dove si vorrebbe non concedere
neanche questo onore all'infermiere e poi arriviamo alle responsabilità.
E qui velocemente due slide che sono emblematiche, questo è tratto dal manuale della sicurezza in sala operatoria,
la raccomandazione checklist che qualcuno ha citato ieri, all'obiettivo 2 si parla della conta delle carze,
è un esempio, ripeto, è emblematico però perché dopo c'è una cosa d'attualità.
E qui parla il conteggio e controllo dell'integrità dello strumento, deve essere effettuato dal personale infermistico
o da operatori di supporti preposti all'attività di conteggio.
L'OS può fare la conta delle carze o no? Dopo lo vediamo.
però succede che quest'estate c'è la sentenza su un incidente e quindi viene lasciata una garza in addome, si fa il processo e viene riconosciuto come unico responsabile l'infermiera in sala operatoria per non aver vigilato sul comportamento.
Ora, ne parlavamo prima e poi ne riparleranno dopo, qui bisogna essere chiari e qui ritorno alla slide iniziale, dove i problemi, la mancata chiarezza, delle cose sono scritte, l'implementazione è fondamentale in questi dettagli perché innanzitutto ogni causa, ogni procedimento, ogni incidente è un caso a sé e quindi il magistrato quando valuta un incidente entra nel dettaglio e quindi non si può mai generalizzare.
Però rimane il fatto che dal punto di vista delle raccomandazioni e delle linee guida l'operatore può senz'altro farla la conta e certo è che però la raccomandazione deve essere implementata a livello di azienda e quindi se in una maschera delle responsabilità manca chi fa che cosa succede quello che è successo qui.
Qui succede, per cui se il responsabile su una maschera di responsabilità, su una matrice di responsabilità è l'infermiere, l'OS conta e l'infermiere firma, ne risponde l'infermiere.
C'è poco da questionare.
il malato
quindi l'altra domanda
d'attualità
è già venuta fuori ieri
pensavo che me la spoileravano
lo strumentista o l'infermiere
possono essere sostituiti dall'OS?
qui ce l'abbiamo la risposta
può essere sostituito?
evidentemente no
c'è un DPR che dice che in sala operatoria
i requisiti minimi organizzativi
sono stabiliti qui
scritti sulla pietra
e quindi due infermieri, due chirurghi, un anestesista.
E quindi chiudere i contenitori per i rifiuti ospedalieri speciali è competenza infermieristica?
Allora, qui bisogna un attimino che ci fermiamo due secondi e facciamo pace col cervello,
nel senso che o l'infermiere è un professionista che va verso le competenze specialistiche o no.
No, e allora se io ci ho scritto sulla pietra e ho detto che l'equipe operatoria è formata da due infermieri, due chirurghi e un anestesista, a che bisogno ho dell'OS che sostituisce lo strumentista, l'infermiere circolante, non voglio dire il nurse d'anestesia, però ogni volta che poi si entra nel dibattito c'è qualcuno che dice, ah secondo me può sostituire lo strumentista perché è meno tecnico dell'infermiere circolante.
No, secondo me invece lo strumentista rimane, può sostituire il circolante perché d'altronde che fa il circolante? Apre due bustine dei fili, conta due carze.
E qui ci dimentichiamo tutto quello che è il capitolo delle no technical skills e quindi il circolante che mantiene o gestisce lo stress di sala, gestisce le dinamiche di sala,
gestisce il panico che c'è dentro una sala operatoria quando c'è l'incidente e gestisce
tutta un'altra serie di cose che vanno dall'alta tecnologia alla bassa tecnologia chiamiamola così.
Quindi questa è l'altra domanda risposta appunto di dibattito boh. E però appunto a proposito di
implementazione e qui andiamo verso il percorso che secondo me il mio punto di vista andrebbe
andrebbe fatto e è quello che lancerò poi in associazione perché
esistono già i lavori che parlano di complessità assistenziale e allora non
si può parlare sempre solo di requisiti minimi organizzativi o
pannicelli caldi, cioè qui bisogna cominciare a fare analisi più complesse
e vedere se una colecistica è un intervento a bassa complessità, media
media complessità o alta complessità, ma non per il chirurgo, per l'organizzazione e per chi lavora in sala.
Bisogna capire se mettiamo sullo stesso piano una dissegazione aortica o un legamento crociato.
Su queste cose a livello nazionale bisogna parlare una lingua, perché la dissegazione aortica è la stessa a Palermo,
è la stessa a Roma e è la stessa a Torino, quindi non ci può essere di differenze.
Se si ragiona però e si prende questa strada qui, a questo punto l'inserimento dell'OS è molto più chiaro, perché? Perché a questo punto stabilito che il requisito minimo organizzativo e quindi a complessità bassa è di due infermieri, dopo ragioniamo sul resto e quindi in media complessità abbiamo due infermieri e un OS, alta complessità tre infermieri, altissima complessità di uno o tre infermieri.
E qui però questi sono ragionamenti che vanno fatti su score, su indici di complessità, che non sono indici che si è inventato qualcuno un giorno, sono indici validati dalla lettura scientifica e l'altro discorso nello stesso lavoro è inserire poi questa figura, l'OS, all'interno di percorsi, job description e tutto quello che è l'organizzazione della sala operatoria moderna e quindi dove lo mettiamo l'OS, in quale fase, in quale momento del percorso.
E quindi questa secondo me è la strada da percorrere per poi dare all'inserimento dell'OS l'organicità che meriterebbe una sala operatoria moderna.
quindi dove e che cosa
e qui per avviarci solo alla conclusione
e quindi poi lasciare il campo agli altri
di supporto in più
in ogni sala operativa, non al posto di
nelle pago non le recovery room
nei punti di passaggio e accettazione
negli spazi comuni
di supporto alle attività di relazione e comunicazione
ecofeminiari eccetera eccetera eccetera
eccetera eccetera e c'è da lavorare
come concludiamo
le conclusioni secondo me e poi
i percorsi
in primis risolvere il noto delle dotazioni organiche minime
cioè noi siamo arrivati alla legge Gelli
e all'ingresso delle associazioni all'interno dell'albo
che sarà riconosciuto poi per l'emanazione dell'iniquità
totalmente impreparati secondo me
ci dovremmo arrivare pronti
pronti significava con tutti i requisiti già in mano
solo per presentare la domanda
noi dovremmo arrivare pronti in un'eventuale revisione
di quelli che sono i requisiti minimi organizzativi
che risalgono a 97, a 90 anni
e prima o poi qualcuno metterà mano a questi requisiti minimi
e bisogna arrivarci con la documentazione e con i lavori fatti
e quindi con delle proposte
e quindi capire quali sono le dotazioni minimi organizzative
nel 2017 e non nel 1997
studiare la complessità assistenziale e i percorsi
e quindi fare i lavori
e quindi qui bisognerà iniziare a fare i lavori
sulla complessità assistenziale, è fondamentale
e poi una volta fatte queste due cose
parliamo di composizione dell'equipe
e poi dopo studiamo e elaboriamo
i modelli per fare altre cose
e quindi detto questo
io credo di avervi lasciato
un po' tutto
io odio le citazioni
non metto mai citazioni
shakespeariane
cose altissime
queste però sono delle frasi che ha detto Luca
un os che non lavora con me
era un os intervistato
e che dice delle cose che ve le leggete, voglio leggere solo l'ultima frase, che dice che capita spesso che in alcune strutture poco professionali si affidano ad osse ruoli che non gli competono, solo per risparmiare sul personale, in questi casi che bisogna saper dire di no, ed essere consapevoli del proprio ruolo, fatto anche dei limiti.
Gli applausi sono per Luca, vi ringrazio per l'attenzione e spero di vedervi tutti nel 2018.
Grazie a Dino, una relazione veramente interessante ed è un problema sempre attuale.
Siamo dal 2000 che è stato inserito l'OSS nella panoramica sanitaria e veramente si sta parlando in continuazione dell'inserimento dell'OSS in sala operatoria.
Mi piace il discorso dell'analisi della complessità dell'intervento per poter definire poi chi può veramente entrare in sala operatoria, se l'OS o l'infermiere.
Naturalmente è giusto il discorso di un'analisi corretta dei processi per capire cosa attribuire in maniera corretta all'OS.
E questo è tutto un percorso che bisogna cominciare e bisogna lavorarci per poter arrivare a delle conclusioni perché potrebbe, senz'altro l'OSSE è una risorsa all'interno della sala operatoria, però bisogna anche saperla apprezzare e inserire nel modo corretto nella panoramica della sala operatoria.
Grazie ancora Dino, veramente.
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