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28° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE WORKSHOP GESTIONE DEL PRODOTTO E RISCHI ASSOCIATI: APPROCCIO MENTALE E STRESS relatore: Dott.ssa Maria Cristina Rocco Docente di Formazione Manageriale e Coach
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Buongiorno a tutti, vi do il benvenuto al nostro seminario.
Io sono Sara Paccioretti e mi occupo di marketing Johnson & Johnson.
Oggi avremo questo seminario che si occupa appunto dei rischi regati alla gestione del prodotto e degli stress associati.
Oggi non parleremo di prodotti, almeno ci daranno solamente lo spunto per incominciare a parlare
di quelle che sono tutte quelle dinamiche di stress che tutti noi affrontiamo durante la vita quotidiana
e poi la dottoressa Rocco che è una consulente, una coach di formazione manageriale
ci aiuterà a capire come si possono gestire e aumentare la consapevolezza di queste dinamiche di stress
per poi trovare anche insieme delle soluzioni sarà una sessione assolutamente interattiva
quindi vi preghiamo di essere molto interattivi con la dottoressa perché più siete più sarete
interattivi e più sarà interessante per voi volevo partire solo da un piccolo esempio
pratico di situazione di stress di vita quotidiana io mi occupo del marketing degli
degli emostatici, e credo che a tutti voi sia capitato di preparare degli emostatici
in un momento di particolare stress, quando c'è una complicanza, un sanguinamento importante.
Allora, quando bisogna assemblare l'emostatico, prepararlo, possono succedere che quegli step
che vi sono chiarissimi e semplicissimi non funzionino, no? Qualcosa va storto, quindi
quindi il prodotto si prepara male, oppure semplicemente si rallenta la preparazione.
Quindi mi date ragione? Siete d'accordo?
Questa potrebbe essere un bel esempio di situazione di stress.
Allora, partendo da questi esempi, la dottoressa Rocco ci spiegherà che cosa c'è sotto.
Vi lascio solo con un'informazione.
potrete valutare questo seminario, così come anche tutte le dirette del congresso, sulla guida guidebook.
Quindi in modo totalmente anonimo potrete dare la vostra valutazione.
Adesso io vi auguro un buon seminario e lascio la parola alla dottoressa Rocco.
Allora, buongiorno a tutti.
Intanto io mi presento un attimino, perché poi quando c'è qualcuno che si occupa di queste tematiche
non si sa mai bene che messiere strano faccia.
Intanto io dico sono laureata in economia, lo dico perché appunto non ho matrice psicologica, io in realtà nasco come consulente risorse umane, mi sono occupata per 25 anni, tuttora mi occupo di consulenza sui sistemi di gestione di risorse umane, quindi la valutazione della prestazione, i percorsi di carriera, i percorsi di incentivazione.
Questa è la mia parte hard, quella che noi chiamiamo la parte hard. Poi invece c'è una parte soft che è quella che quando le persone escono da un processo di valutazione vi chiedono, sì fantastico io ho delle aree di miglioramento, perché non si chiamano punti di debolezza, si chiamano aree di miglioramento, dice cosa posso fare per colmarle e lì è partita anche nella mia vita proprio tutto uno studio e una passione che ha fatto sì che poi alla fine la mia attività sia più del 50% in realtà su queste tematiche.
formatiche, formazione manageriale. Di cosa stiamo parlando? Non stiamo parlando di introspezione, non stiamo parlando di psicologia, stiamo parlando di qualcosa che è molto più superficiale, che è semplicemente consapevolezza su come funziona il cervello, su come lo stiamo utilizzando, su come interpretiamo il contesto e quindi su come ci comportiamo.
Perché in realtà noi ci comportiamo in certi modi, anche automatici, è venuto anche Sara, raccontava questa cosa, come mai questa cosa, come è possibile che noi così esperti facciamo degli errori, accade.
E' anche vero che noi abbiamo pochissima consapevolezza su come effettivamente noi ragioniamo, il metapensiero e attenzione non è filosofia e non è inconscio, io non toccherò in nessun modo la parte profonda di noi.
Tra l'altro vedrete anche il carattere e noi siamo molto spesso abituati a pensare che siccome sono fatto così mi comporto in un certo modo, questo è l'unico ostacolo al cambiamento delle persone perché noi possiamo rimanere fatti così e anzi rimanete fatti come vi pare ma cambiare dei comportamenti e i comportamenti sono anche strategie mentali perché il momento in cui voi interpretate il contesto in un modo piuttosto che in un altro in automatico il vostro corpo segue.
Quando voi connotate un contesto, lo connotate come un contesto comunque difficile, come un contesto conflittuale, forse voi non ne siete consapevoli ma il vostro corporeo urla la guerra e quindi è inutile che voi pensiate all'altro che mi vuole del male, siete voi per primi che avete in qualche modo connotato il contesto in questo modo.
E tutto questo non è razionale. Peccato perché noi invece ci crediamo tanto razionali e la nostra cultura è improntata su una razionalità. Noi diciamo siamo lucidi, siamo seri, siamo riusciti a trasformare le scuole nei posti più noiosi che esistano.
quando tutte le teorie sull'apprendimento ci dicono che noi impariamo cento volte di più quando ci divertiamo, eppure no, noi facciamo cose noiosissime, c'è tantissime conoscenze, poi adesso vedrete anche tante cose, vi darò tanti spunti,
questi studi sono andati molto molto avanti
però è come se poi tutto il resto del mondo fosse separato
c'è un mondo che è quello tecnico, scientifico, razionale
che va avanti e non si sa spiegare come mai ci sono i problemi di relazione
come mai le cose non funzionano perché alcuni non si parlano
perché se no io non sarei neanche qui a parlarne
qui non è una questione di filosofia
non è una questione di voler vivere in un mondo meraviglioso
di riuscire a lavorare bene, di riuscire a fare il proprio lavoro in un modo fluido,
avendo le informazioni, avendo la collaborazione delle persone, ma non in base alla simpatia
o in base all'amicizia, in base al fatto che abbiamo un obiettivo comune, che siamo
nella stessa barca. Allora, razionalmente siamo tutti sempre d'accordissimo, però
poi succedono un sacco di cose strane. Io devo dirvi che quando ho cominciato a occuparmi
di queste tematiche tanti anni fa in consulenza, io lavoro per una grossa società di consulenza
e anche per la Lewis Business School, non so se la conoscete, l'università di Roma
privata, e quando ho cominciato a occuparmene, alcuni colleghi consulenti lo chiamavano lo
psicofumo, questo per dirvi la dignità che avevano queste materie. Adesso la cosa incredibile
è che la formazione tecnica si fa sempre di meno, attenzione, ricorrendo all'esterno,
nel senso che molto spesso si fa invece in casa, ce la facciamo da soli, noi siamo bravi a studiare, ad aggiornarci tecnicamente, e invece abbiamo sempre più bisogno di un aiuto per quanto riguarda le tematiche comportamentali.
Io faccio la coach, questa cosa strana che adesso va tanto tanto di moda, la coach è semplicemente una persona che aiuta l'altro a ragionare, quindi non lo aiuta a scegliere, lo aiuta a ragionare su come arrivare ai suoi obiettivi.
E io lo faccio con persone di tanti livelli dell'organizzazione, non mi sostituisco mai a loro, lo faccio perché ho una grande fortuna che siccome nessuno ascolta e noi non sappiamo ascoltare, è una cosa che anche vedremo, in realtà basta che io stia lì ad ascoltare con sguardo intelligente e presente,
presente, che non è il modo solito dove noi ascoltiamo, che siamo lì e sentiamo e basta, allenati anche lì da anni di scuole, di riunioni, di seminari, eccetera, e io sono lì e ascolto e quando la persona parla e voi fate delle domande aperte, aiutate la persona a ragionare, toh, la persona arriva a un sacco di ragionamenti.
tante volte voi ci arrivate e magari avete un problema
non sapete come risolverlo e lo trovate sotto la doccia
piuttosto che andando a correre
però attenzione, non si può fare
perché invece lucidamente e correttamente
voi dovreste stare lì sul problema
finché vi fuma tutto il cervello
dovete prendere dei cachet
ma non ci possiamo distrarre
peccato che invece noi per riuscire a tirare fuori
delle soluzioni nuove, anche questo lo vedremo
noi dobbiamo distrarre quell'altra parte
che è quella razionale, che è quella che ha cercato tutte le soluzioni e che se non le ha trovate ha esaurito il suo compito, dobbiamo accedere ad altro, li chiamiamo tante volte insight, sapete quando abbiamo quel guizzo fantastico che ci viene, noi per arrivare all'insight dobbiamo inventarci tutta una serie di tecniche pazzesche,
I più accorti veramente vanno a correre, fanno quello che a loro piace. In realtà è facilissimo switchare il cervello, ma dovremmo già sapere che noi potremmo switchare il cervello.
Noi tante volte veramente siamo fissi proprio in questo immobilismo, io sono fatto in questo modo, quindi lo do per scontato.
È come se voi aveste un livello di competenza tecnica, non so, uscito dalla scuola, uscito dall'università e dite ecco non posso più imparare nient'altro.
L'altro non esiste, voi sapete che potete imparare all'infinito e sempre, e non è neanche detto che vi servono i stimoli esterni, potete anche rielaborare ciò che voi già sapete con l'esperienza, il resto no.
Noi i conflitti potremmo diventare degli esperti incredibili a gestire i conflitti, invece no, ripetiamo esattamente le stesse strategie e poi lo diciamo all'altro per dire no, tu lo sai che quando poi dici queste cose io esco fuori di testa.
La diciamo un dato di fatto, non si discute chi è che può cambiare, io no, sono fatto così.
Allora questo è un po' per dirvi quello su cui ci addentreremo e tra l'altro cercherò proprio di essere molto molto concreta
in tutte queste materie che lo sembrano molto poco, perché vi dicevo il mio lavoro è la consulenza più che la formazione,
io lavoro sul cambiamento, le persone cambiano. Quando io faccio un corso, ieri ero in un'aula, faccio un corso di formazione manageriale,
io non mi aspetto che le persone imparino un modello, io mi aspetto che dopo un mese qualcuno dei loro, qualche collaboratore mi dica che bello si è visto che ha fatto il corso.
Se il collaboratore mi dice, ahimè, e succede, ma siamo sicuri che rappresenta il mio capo al tuo corso? Io ho tanta frustrazione, però è anche vera una cosa, che noi non possiamo cambiare in poco tempo.
queste sono cose che siccome voi le fate da tanti tanti anni e non pensate che i
giovani siano favoriti perché sembra che dopo i sette o i più generosi ottimisti
dicono 12 anni in realtà noi abbiamo tutte le nostre categorie belle
automatiche no quindi il cambiamento è difficile a vent'anni come difficile a
30 40 50 e oltre ce la giochiamo con qualcosa che è la flessibilità mentale
Che anche questa non è un'attitudine, è una competenza e si può sviluppare.
Allora, vediamo un attimino come mai accadono queste cose, vi dicevo. Io anche qua, se avete domande anche nel frattempo, fatele tranquillamente, se avete dei dubbi o delle cose, perché dicevo interattivo, ma proprio perché io vado a toccare tutte cose che sapete benissimo, quindi lo vedo anche dai vostri sguardi quando parlo, ma chiunque dice sì, mi riconosco in questa cosa.
Perché in realtà noi parliamo di tutte cose che voi sapete, magari vi do qualche fondamento tra virgolette scientifico perché si pensa che invece queste cose siano tutte un po' lasciate a chi vuole fare percorsi interni di introspezione, non è così.
Stiamo parlando di scienza cognitiva. Io sono contentissima che finalmente sia diventata una scienza. L'insieme delle discipline che hanno per oggetto lo studio dei processi cognitivi umani artificiali, come funziona il cervello, scienza cognitiva.
C'è tantissimo dentro, c'è intelligenza artificiale, psicocibernetica, psicologia cognitiva, linguistica, psicolinguistica, filosofia della mente e del linguaggio, neuroscienze, neuroscienze è tantissimo e siccome le neuroscienze cambiano ogni giorno e continuano a farsi moltissime scoperte, io continuo a studiare e magari scopro un giorno che effettivamente c'è stato qualche cosa, una novità e allora cominciamo a vedere certe cose
e poi magari il giorno dopo esce un'altra ricerca che ci dimostra il contrario. Pensate semplicemente cervello femminile e cervello maschile, sono uguali o no? Siamo ancora lì indecisi nel senso che ogni tanto esce uno studio che ci dice che effettivamente sono uguali ma poi sviluppano delle differenze con l'apprendimento, quindi con la cultura, per cui noi siamo inseriti da piccoli in una cultura e ovviamente continuiamo a imparare, c'è chi dice che invece c'è una differenza fisiologica proprio nel DNA
ne ha e quindi effettivamente ci sono. Fatto sta che noi sperimentiamo che ci sono delle
differenze e anche qui attenzione non è mai matematica, sono delle linee di tendenza,
è facile, potrebbe esserci un uomo che ha un cervello femminile e una donna che ha un
cervello maschile, indipendentemente dall'orientamento sessuale, ma il cervello femminile differente
dal cervello maschile noi tante volte lo connotiamo in certe cose. Dico una cosa semplicemente
per farvi sorridere, pensiamo anche alle vecchie, c'era una pubblicità della Rai mi sembra,
cara dove ho messo i calzini, credo che tutti gli uomini lo hanno sperimentato, perché
la donna si dice che ha una visione comunque circolare, di breve, intorno, che è più
potente, più larga, più ampia dell'uomo, ma è anche vero che l'uomo ha una visione
invece di lungo raggio, più forte, più comunque più attiva e quindi quando la moglie
è vicino, frena nella macchina continuamente la notte terrorizzata, tranquille, l'uomo
ci vede di più. Io cerco di convincermi tutti i giorni, sto lì così, però forse ci vede
di più, ma ce ne sono tantissime altre. Lo zapping, credo che anche questa sia una
cosa incredibile, sono tante cose divertenti. Allora lì, a parte il fatto del divertimento,
dietro ci sono tantissimi studi e ci sono tantissimi studi che hanno portato
anche a ragionare di neuroeconomia. Io sono laureata in economia, vi dicevo, e ho
studiato l'economia classica. Credevo che adesso chi si laureasse in
economia finalmente facesse l'economia comportamentale, perché se no noi non
possiamo spiegare il mercato, non possiamo spiegare la borsa, non possiamo
spiegare praticamente quasi tutti i fenomeni economici che noi viviamo.
Noi continuiamo a studiare l'economia classica, cioè l'economia comportamentale, nonostante c'è nel 2002 il primo Nobel di economia, uno psicologo, uno psicologo ha vinto il Nobel perché ha integrato i risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, soprattutto in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni.
Cioè questa persona Daniel Kahneman, poi vedrete anche meglio, ha scoperto, è riuscito diciamo anche a dimostrarlo, che in realtà noi non siamo individui dotati o capaci di razionalità perfetta.
Cioè la nostra immagine, l'immagine che noi abbiamo di noi stessi e che siamo degli individui assolutamente razionali, perché noi siamo bravissimi a fare una scelta e poi in un centesimo di secondo a razionalizzare perché l'abbiamo fatta.
Ma in realtà non l'abbiamo fatta in base a tutta una serie di ragioni, oppure sì, ma non tutti, qualche volta abbiamo anche ragionato di pancia e in pancia noi abbiamo tante cellule anche, non neuronali, che comunque è tipo un secondo cervello.
Quindi che cosa ha detto lui? In realtà ha detto quando noi decidiamo non decidiamo in base a criteri di razionalità perfetta ma decidiamo ahimè in base a tutta una serie di meccanismi automatici di funzionamento che tra l'altro sono condivisi fra gli esseri umani quindi sono anche prevedibili.
Ecco perché si parla di comunicazione persuasiva, ecco perché chi fa il mio mestiere, poi c'è sempre questa domanda, ma come si fa a convincere? C'è un po' la sindrome del guru. Il guru è semplicemente chi conosce questi meccanismi e li usa contro di voi, perché noi in realtà funzioniamo per dei meccanismi di automatismo, anche quando pensiamo invece di essere in totale autonomia di giudizio.
Pensate un attimo anche quanto siete condizionati dalla moda piuttosto che da altre cose, ma attenzione io non parlo di condizionati dalla moda nel senso che io seguo la moda, cambiare i gusti, magari esce una macchina, la trovate orribile e dopo un po' vi piace, questo è il condizionamento.
Non è decidere io voglio essere allineato con gli altri, qui nessuno magari lo fa, ma in realtà noi siamo condizionati, ci abituiamo alle cose, voi pensate anche alle notizie, il problema grosso è che noi ci abituiamo a tutta una serie di cose.
Beh quest'anno io sono contentissima perché di nuovo ha vinto un economista comportamentale e di nuovo sostanzialmente sono gli stessi concetti, serve una spinta gentile, lui dice, se noi vogliamo portare le persone verso certe direzioni, perché se no le persone in automatismo andranno verso un'altra direzione.
C'è un'avversione alle perdite che noi abbiamo tipicamente, normalmente, legato forse all'istinto di conservazione, ma noi abbiamo anche l'istinto di sopravvivenza che ci dice che dobbiamo cambiare.
Allora lui dice, siccome noi funzioniamo in questo modo, se facciamo certe spinte, lui fa anche discorsi a livello macroeconomico, quindi in realtà sono anche interventi di macroeconomia che regolano in qualche modo, noi dobbiamo un po' forzare le persone a investire e a rischiare perché non è magari nella indole.
Allora noi pensiamo il carattere, in realtà è che noi soffriamo molto di più se perdiamo qualcosa rispetto al mancato guadagno. Pensate un po' se voi vi siete fissati un'idea che venderete una certa cosa a un certo prezzo, venderlo a meno anche se poi sapete che il prezzo giusto è una sofferenza pazzesca.
Lo sanno gli immobiliari che hanno la più grande difficoltà, quella di patuire un prezzo corretto con il proprietario.
Come funziona il cervello? Allora questa ve la lascio leggere. Ma la conosceva questa?
Allora, questo è un automatismo. Tutti gli automatismi non funzionano per tutti nello stesso modo. Gli automatismi sono semplicemente dei meccanismi interni per cui io ho associato a un determinato stimolo una certa strategia.
Quindi la maggioranza di noi, se ha riconosciuto questa canzoncina e se l'aveva ancorata nel cervello,
vi dico un po' di termini, tra virgolette, tecnici per noi nel nostro linguaggio, ma ditemi se poi non son chiara,
qualcuno di noi l'aveva ancorato.
Lei non l'aveva ancorata, ma niente di grave, io sono sicura che magari rispetto a una musica che lei sente
le partono immediatamente tutta una serie di pensieri, no?
Ciascuno di noi ha degli ancoraggi propri.
Su questo diciamo che sono abbastanza sicura che la maggioranza della sala l'ha cantata e mi piace perché mi permette di affrontare proprio il discorso del carattere. Il carattere non c'entra nulla, non l'hanno cantato quelli felici di vivere o allegri o estroversi, l'hanno cantato quelli che l'avevano associato.
Questo è un automatismo. L'automatismo è qualcosa che prescinde da quella che è la personalità, che è il carattere e che ci porta in modo inconscio ad adottare delle strategie.
Tra l'altro siete consapevoli del fatto che stavate cantando perché ve l'ho detto, altrimenti non l'avreste neanche registrato.
Questo è il tipico comportamento di cui stiamo parlando anche nei casi poi che raccontiamo.
Noi facciamo una cosa e non sappiamo neanche di averla fatta e questo guardate al cervello razionale piace molto poco perché già infatti nei miei corsi la prima cosa che mi vengono a fare è ma questo è destabilizzante, dico scusa è destabilizzante saperlo ma non è ancora peggio non saperlo che procediamo qualche volta veramente come schegge impazzite.
Io guardate, quando vedo un conflitto capisco molto prima che degeneri, che sta degenerando, ma non lo capisco perché ho la palla di cristallo, lo capisco perché osservo, cioè prima che due persone comincino proprio a litigare, pensate voi, prima che vi arrabbiate, il vostro corpo vi prepara talmente tanto, in talmente tanti modi, comincia la respirazione, comincia il sangue, comincia tutta una serie,
che bisogna essere proprio ciechi e sordi
guardate per arrivare fino alla fine
cioè è incredibile che noi riusciamo
ad arrivare a delle cose
non potevo farci niente
mi ha fatto perdere completamente il controllo
capisco che a un certo momento
uno perda il controllo
e lì siete fregati
adesso lo vediamo
ma per arrivarci
un minimo di autoconsapevolezza
e non parlo di essere finti
di essere false
di cose bruttissime
No, vi parlo semplicemente consapevolezza vostra e dell'altro. Studiando da tanti anni queste materie, io quando vedo una persona che comincia a perdere il controllo, mi fermo, cambio strategia, almeno che non voglio che perda il controllo.
perché attenzione, tutto quello che io dico adesso non è buonismo
cioè io vi parlo di come adottare le strategie
ma il fine ultimo e i valori che ci sono dietro ce li mettete voi
Hitler e Gandhi sono tra i più grandi comunicatori di tutti i tempi
io insegno la tecnica, poi il valore ce lo mettete voi
anche questo lo vorrei dire per sfatare alcuni miti
che poi il comunicatore è un manipolo eccetera
il comunicatore ha semplicemente delle tecniche
Io sono contentissima di aver usato tutte le mie tecniche di persuasione quando mi sono occupata tanti anni fa della giornata mondiale del diabete, ho dovuto convincere il mondo intero a collaborare senza soldi.
È stata un'esperienza meravigliosa e vi assicuro che le ho usate tutte. Ci credevo tantissimo, tra l'altro mi bastava che un volontario mi chiedesse qualcosa e io smuovevo il mondo e veramente sono riuscita a smuovere il mondo.
Era per una cosa che mi muoveva moltissimo, poi il problema è stato che non dormivo più perché lavoravo 24 ore al giorno e quindi non è stato adeguato.
Ma nel momento in cui assumiamo la capacità di riconoscere in noi tutti quei segnali che ci stanno portando per esempio verso sto perdendo il controllo, questo è finalizzato a non perderlo o a decidere se continuare a decidere?
Io vi dico solo, riappropriatevi della vostra capacità di decidere e tra l'altro ha un nome tutto questo, responsabilità. Quando voi decidete, voi vi assumete la responsabilità, nel bene e nel male. Quando voi non decidete, siete in balia degli eventi.
pensieri lenti e veloci
quello che vi ho detto adesso
sostanzialmente Kahneman
il famoso premio Nobel del 2002
non so se l'avete letto questo libro
è un libro un po' difficile, un po' pesantino
però sicuramente è un bellissimo libro
ci dà questa sistematizzazione
che io trovo molto molto utile
ma proprio come categoria mentale
sistema 1, sistema 2
il sistema 1 è quello in automatico
quando voi andate in automatismo
Ok, dobbiamo ammettere che noi stiamo in sistema 1 spesso, si dice addirittura l'80-90% del tempo, che va dalla sequenza delle azioni che noi facciamo la mattina quando ci svegliamo, pensate un attimo, ma anche il modo in cui noi affrontiamo le difficoltà, il modo in cui noi affrontiamo la relazione, il modo in cui noi ci facciamo un'idea di una persona.
Come vi fate un'idea di una persona? Probabilmente qualcuno guarda l'aspetto esteriore, qualcuno guarda gli occhi, qualcuno guarda il tono, qualcuno guarda qualcos'altro, ciascuno di noi ha un suo modo, ma molto spesso è lo stesso e molto spesso non sappiamo neanche quale sia esattamente.
io so di certo per esempio che non è per me
un elemento discriminante non è la barba
perché quando mi chiedono poi di una persona
ma la barba? Non lo so
e quindi mi sono accorta
che per me non è un elemento
caratterizzante eppure è un elemento molto
visibile, quindi attenzione anche qua
non lo razionalizziamo perché se lo
razionalizziamo diremo beh vedi le cose evidenti
infatti c'è sempre quello che ti fa
come fai a non sapere se aveva la barba
o no? E tu non sai dire
non lo so
Non mi ha colpito, scusatemi. Il sistema 2 invece sono le attività che richiedono focalizzazione, sono quelle faticosissime, quando voi vi siete concentrati siete solo su quella cosa, monotasking, una cosa alla volta.
Si sta perdendo nella nostra società perché noi stiamo diventando tutti multitasking. Allora va benissimo essere multitasking, tra l'altro sicuramente le nuove generazioni sono molto più allenati a essere multitasking.
io ho tre figlie femmine, lo dico sempre perché è una palestra, guardate che nessun problema al lavoro, nulla paragonata alla complessità che io ho a casa, nulla, tre figlie femmine dai 20 ai 24, che cosa faccio?
Cioè vedo, io passo e vedo quella di 20 che sta studiando, tra l'altro psicologia.
Studia e che cosa ha? La musica, il Facebook aperto, eccetera.
E io, nonostante tutto quello che ho studiato, passo e dico, ma non sarebbe meglio spegnere la musica?
Ah ma, io sono metà francese e metà torinese, però mia figlia ama.
E io mi devo forzare e non devo dire nulla.
Lei ha tutti i voti altissimi, cioè in qualche modo il suo metodo funziona per lei. Io quando studiavo bastava che volava una mosca e già mi distraevo, io mi dovevo blindare proprio senza nessun tipo di distrazione.
Quindi io credo che ci sia proprio, si stia veramente arrivando, probabilmente perché sono anche abituati da piccoli, a stimoli continui, ci si sta arrivando sempre di più.
Però attenzione, perché io adesso che mi occupo anche di selezioni, mi stanno chiedendo di cominciare a cercare persone monotasking, perché non esistono più.
più, cioè tantissime persone non sono più capaci di focalizzazione e quando parlo di
focalizzazione, attenzione poi lo vedremo anche in altri casi, quando parlo di focalizzazione
intendo proprio quella capacità di concentrarsi totalmente, i neuroni li uso tutti, ne uso
tanti, ne uso di più, quando sono in multitasking comunque li disperdo, allora il multitasking
quando voi siete nella routine va benissimo, ma il multitasking non è capace né di gestire
le emergenze, né di fare innovazione, né di cambiare qualcosa. Il multitasking vi porta
al pensiero automatico. Come arrivo a casa da una parte all'altra? Pilota automatico
nella testa, ho pensato dove devo andare, parto, faccio tutt'altro, telefono, con l'auricolare
ovviamente, ascolto la musica, penso ai miei problemi. Qualche volta arrivo da un'altra
parte non avevo messo bene il pilota automatico credo che lo facciamo tutti
no e poi c'è bello che c'è un'attività anche quando noi facciamo il
multitasking e facciamo tante cose insieme a un certo momento arriviamo
proprio a chiama lover booking io c'è qualcosa che ci perdiamo
il problema lì che non ci perdiamo la cosa meno importante perché per
Per definire le priorità io devo andare sul sistema 2, devo concentrarmi, devo ragionare su quali sono le cose più importanti.
Quando voi invece state in automatismo ve ne perdete una fra le tante e succedono delle cose incredibili.
Tipo una mia amica che si è dimenticata il figlio a scuola, delle cose, e sentiamo anche dei casi molto più drammatici,
oppure semplicemente che io brucio tipicamente, io quando arrivo a casa mi metto a lavorare e cucino e tipicamente io brucio le verdure.
Infatti a casa mia ormai è diventata famosa questa cosa. Allora, noi ci identifichiamo con il sistema 2, quello che vi dicevo prima, noi pensiamo di essere razionali, nella nostra idea noi siamo razionali, forse più tipicamente maschile, ma anche femminile questo.
questo. Invece noi dovremmo avere consapevolezza che nella maggioranza del tempo noi siamo
in automatismo e che per toglierci dall'automatismo e quindi riacquistare la nostra potenza di
fuoco cognitiva, noi dovremmo smettere di pensare ad altro. Vi faccio un esempio perché
anche questo può essere magari, qualcuno può sentirsi colpito, l'attività di ascolto
per esempio, scusate devo bere un attimo che ho una tosse da un mese praticamente, l'attività
di ascolto, non il sentire, il sentire lo possiamo fare e fare 3000 altre cose, ma noi
ad esempio, cultura occidentale, siamo incapaci di ascoltare e basta. Noi quando ascoltiamo
continuiamo a ragionare, pensiamo a ciò che diremo, pensiamo a ciò che risponderemo,
tant'è vero che spessissimo iniziamo con sì ma, capolavoro, sì ma, sì la relazione ma, a un certo momento il tuo ragionamento non mi tornava, in genere dopo tre secondi perché noi abbiamo già capito tutto quello che la persona dirà prima che proprio inizi a parlare e noi diciamo sì ma e interrompiamo e facciamo, in realtà quello non ci rendiamo conto che non è soltanto una questione di educazione, infatti le persone mi dicono non è educato,
Non è che non è educato, il problema è che noi non arriviamo mai al nocciolo.
Noi discutiamo del nulla, discutiamo dei presupposti, della prima cosa che io dico,
ma quando io invece lascio la persona parlare e approfondire, magari la persona arriva in un'altra parte
e noi siamo stati invece lì a discutere su questa cosa.
E guardate, questo è frequentissimo e ci crea un sacco di difficoltà e pensatelo voi sul lavoro,
perché anche qua, io so che poi qualcuno pensa anche a casa e fate bene a pensare anche a casa,
Ma pensate sul lavoro, quante volte noi già sappiamo tutto e non sappiamo perché le cose non vanno, non sappiamo bene che sta succedendo, però non abbiamo quel momento per focalizzarci e quel fatto di ascoltare l'altro mentre facciamo altre cose è qualcosa anche che succede molto spesso.
Noi dovremmo aver ascoltato per esempio il funzionamento di una macchina, di un apparecchio o altro, come diceva Sara, però magari non l'abbiamo ascoltato, non l'abbiamo reagito, non l'abbiamo recepito veramente, non l'abbiamo interiorizzato.
Cioè, noi parliamo di stress e pensiamo, va bene, ero stressato, ero stanco o altro, ma nel momento in cui quella informazione l'avevo acquisita, sono sicuro che l'avevo acquisita, perché se l'ho acquisita pensando ad altro o con un'altra preoccupazione, non l'avete acquisita, l'avete accantonata in un punto ma non è detto neanche che sia accessibile al cervello.
Abbiamo tre cervelli, il rettiliano, io vi semplifico tutto e mi scuso sempre quando semplifico estremamente ma ho poco tempo purtroppo a disposizione.
Abbiamo tre cervelli, il rettiliano, il fagiolino, quello che gestisce tutta la parte della sopravvivenza, quello che vi impedisce di suicidarvi trattenendo il respiro.
non possiamo farlo, anche se il corticale decide di farlo
il rettiliano ricomincia a respirare
perché il rettiliano è fatto per questo
è quello che se qualcuno ci sta per investire
noi saltiamo da un'altra parte
e magari saltiamo male, saltiamo scomposti, ci facciamo male
ma ci ha salvato la vita e quindi va benissimo
il problema è che il rettiliano ci serve solo per la sopravvivenza
invece noi qualche volta lo utilizziamo anche sul lavoro
per strada o in tanti altri posti il rettiliano tra l'altro è antico è
stupido non è capace di tante alternative sa fare pochissime cose
tendenzialmente attacco e fuga è costruito benissimo perché a noi ci
serve quello però noi dovremmo capire anche quando lo stiamo utilizzando per
altro tra l'altro prima di andare in rettiliano succedono tantissime cose nel
il vostro corpo, anche lì. Non è che noi, a parte il fatto che o c'è il pericolo,
proprio l'ammazzata e ci si scatena la reazione, altrimenti noi prima che andiamo in una situazione
di paura, di rabbia, di pericolo, anche lì abbiamo tantissimi messaggi che ci dicono
che ci stiamo andando. Poi abbiamo quello che è il centrale, il sistema limbico.
Il sistema limbico è quello proprio, è il software, quello che gestisce i programmi
automatici di comportamento
quindi è quello che riceve le informazioni
dall'esterno e molto spesso
le tratta in automatico, la canzoncina
di prima, no? Vado su quella
e parto
e anche la sede delle emozioni
la sede delle emozioni
delle emozioni un po' parleremo
anche, perché delle emozioni
fino a qualche tempo fa non si poteva parlare
nelle nostre scuole ancora non se ne parla
se ci pensate non c'è uno
uno studio di gestione delle emozioni, molto spesso diciamo sì, ma lasciamo fuori le emozioni da tutto questo,
come se quella fosse la condotta migliore. Peccato che noi non possiamo decidere di lasciare le emozioni fuori.
E chi fa una scelta del genere di non riconoscere le emozioni, perché le emozioni sono tantissime
e hanno una valenza informativa enorme per l'essere umano, se io non le riconosco e quindi non le posso gestire,
perché per me sono tutte uguali, che cosa può accadere dopo? Che a un certo momento il mio corpo somatizza, perché il corpo a un certo momento, se voi non lo ascoltate nel lungo periodo, comincia a mandare segnali, a mandare segnali, a mandare segnali e alla fine vi stende, in qualche modo ad altra parte, se voi non avete capito il messaggio, ve lo deve far arrivare un po' più chiaro.
Poi abbiamo il corticale, il corticale è quello che appunto è più evoluto in assoluto, è quello che veramente ci contraddistingue rispetto anche a tutti gli animali, per cui ci sono gli animali, i delfini, anche i cani, in parte le scimmie, che hanno comunque un corticale sviluppato, ma certo non come l'uomo, l'uomo ce l'ha molto più sviluppato.
Il corticale è quello del ragionamento, però anche qua per chi è molto razionale è una brutta notizia. Il corticale non è solo ragionamento, il corticale è ragionamento e immaginazione.
Noi siamo stati bravissimi però ad addestrarlo in modo che non si azzardasse l'immaginazione a uscire fuori quando serve invece la razionalità perfetta.
Ma in realtà noi tutti abbiamo i due emisferi, la specializzazione, che poi sia proprio fisicamente in uno piuttosto che nell'altro, anche qua le neuroscienze stanno andando avanti, quindi ci sono alcune funzioni che sono veramente di uno piuttosto che di un altro.
E un'altra cosa sicura e scientificamente provata è che se i due emisferi non collaborano, tipicamente c'è questo caso famosissimo di una persona che ha avuto un incidente gravissimo, per cui sono rimasti separati completamente i due emisferi, gli è entrato un tubo praticamente qui dentro,
è sopravvissuto, ha mantenuto assolutamente intatta l'intelligenza razionale, il QI, perfettamente, ma non è più in grado di vivere ogni giorno perché non sa prendere nessun tipo di decisione.
Non è capace di decidere se prenderà il latte o il tè, se si veste in un modo piuttosto che in un altro, se mangia carne, se mangia pesce.
Noi per decidere dobbiamo sempre e comunque mettere in connessione i due emisferi, quindi a noi ci servono i due emisferi.
Però, chi vuole fare questo gioco ad alta voce? Posso?
Prego.
Rosso, verde, blu, nero, azzurro, giallo, arancione, rosso, viola, bianco, arancio, nero, verde, blu, viola, nero, giallo, rosso.
allora, l'avete fatto anche voi
immagino nella vostra mente
avete visto quanto è difficile
quanto è faticoso
ce ne sono tantissimi di questi giochini
è semplicemente perché
sperimentate
qualcuno non ha capito ancora il gioco, vero?
no, no, ma guardate
è così perché
se l'emisfero sinistro si è dilatato
e ha preso lo spazio del destro
è vero
però io guardate
voglio farvelo sperimentare perché se io ve lo racconto mi dite non è vero, io voglio che proprio lo sperimentiate, così negate l'evidenza dopo.
In realtà dovevate qui dire qual era il colore, nel senso di che colore è, la prima parola è scritta in rosso, rosso, verde, tutti state seguendo?
Capendo? Che cosa è successo in questo esercizio? Dico, ce ne sono tantissimi altri, semplicemente, tutti che fotografano, li trovate tanti su internet, tra l'altro secondo me i vostri figli ce l'hanno tutti sui giochini e li fanno velocissimi proprio, una bella notizia che se vi allenate diventate veloci, su questo però, su altri contesti no.
No. Ok. Allora, che cos'è qua? Semplicemente sono due informazioni diverse. Una è il significato della parola e l'altra è il colore.
Ve l'ho fatto per farvi vedere come a noi viene istintivo, molto più facile, utilizzare la parte di strategia del cervello che decodifica le parole.
parole, l'altra parte che è il colore per riuscire ad accedere io devo fare un grande
sforzo e inibire l'altra informazione, no? Ve ne rendete conto? È chiaro che se uno
non conosce la lingua, un bambino che non sa leggere piuttosto che scritto in un'altra
lingua, non abbiamo nessuna difficoltà. Voi immaginate questo, è come se quando voi parlate
con qualcuno, dopo parliamo anche delle mail, quando parlate con qualcuno il vostro cervello
recepisce sostanzialmente
le parole
per cui noi siamo bravissimi poi
a rinfacciare a uno
tu hai detto questo esattamente
e lui ti fa ma io non intendevo questo
ma tu hai detto questo
e quando lui ci dice io non intendevo
questo, lui sta dicendo qualcosa
di realistico, lui ha usato
quella parola ma nella sua mappa mentale
nel suo modo di ragionare non aveva
quel significato terribile che gli sto dando io
ne aveva un altro, ma io
Io continuo a dire, ma tu hai usato questo, come se quella fosse l'unica decodifica.
In realtà nella relazione non c'è il colore, ma c'è tutto il corporeo e il corporeo è quello che definisce la relazione.
Noi per sapere se uno sta mentendo, per sapere se possiamo avere fiducia, per sapere se la persona si sta impegnando in qualcosa,
non lo possiamo sapere dalle parole, lo sappiamo dal corporeo.
quando io do una delega
non è perché quella persona mi ha detto sì
perché se quella persona mi ha detto sì
perché è convinta che non mi può dire no
ma già il suo corpo urla e dice
non ho la più pallida idea
e non intendo assolutamente farlo
e noi lo sappiamo
se guardiamo un attimo meglio
però poi diciamo, ma tu mi hai detto sì
eh, potevi dirmelo
le mail, ve le accenno proprio al volo
ma poi le lascio
perché potremmo parlarne per giorni
le mail hanno solo la parola, non avendo tutto il corporeo, sono il peggior strumento in circolazione
per l'equivoco di relazione, peggiore in assoluto. Ecco, e va bene, perfetto.
Qui spezzo una lancia per i giovanissimi, perché loro colloquiano tantissimo via mail, whatsapp, eccetera,
ma loro hanno le emoticon e le emoticon, attenzione, non sono le faccine, quelle 4 o 5 che conosciamo noi adulti che ci sentiamo anche un po' ridicoli, sono le 500 emoticon che ti dicono la sfumatura dell'emozione, quindi loro addirittura connotano l'emozione, non rischiano in nessun modo il fraintendimento, loro ti dicono sono imbarazzato, sono stupito, sono arrabbiato, qualunque cosa la decodificano.
Quindi anche qui quando noi facciamo tanti discorsi sui giovani di oggi che hanno perso la capacità di relazionarci, guardate su alcune cose, d'accordo, teniamoci la nostra presunzione che in presenza è sempre tutto meraviglioso eccetera, ma non è detto che se loro per esempio devono avere relazioni a distanza perché colloquiano con il ragazzino australiano e lo fanno con l'emoticon, non possono comunque creare delle relazioni ricche, che non sono le nostre.
Come costruiamo i nostri modelli mentali? Tutti velocissimi. Avete carta e penna davanti a voi? Riuscite a dotarvene? Che tanto è un esercizio di 30 secondi solo.
dovete guardarli osservarli perché poi potrete dovrete scriverli e quindi vedremo quanto è
frustrazione. Guardate un po' quanti ne avete azzeccati? Io dico da 5 a 9. 9, 5, 6. Allora,
c'è qualcuno che ne ha fatti due? Due? Qualcuno ne ha fatti meno di due? Ok. Qualcuno ne ha fatti
più di? Oh, rispettando l'ordine, chiede il vostro collega, che io vi aspettavo al barco. Qualcuno,
Voi avete rispettato l'ordine o no? Siete meravigliosi. Allora, io l'ho detto di rispettare l'ordine? Perfetto. Qualcuno l'ha inteso e l'ha interpretato nel suo modello mentale, però aveva rispettato l'ordine e quindi si è dato un limite ulteriore.
E siamo bravissimi noi a darci limiti ulteriori. Qualcuno invece dice no, no, no. Allora guardate, la cosa bella è che potremmo stare ad ascoltare ognuno di noi e a parte il fatto che avete memorizzato numeri diversi, avete anche adottato strategie mentali differenti.
differenti. Allora, questa è la realtà. Pensate, la realtà è che noi adottiamo strategie
razionali, di ragionamento diverse a fronte di un problema comune. Ma che strano! Quindi,
quando voi vedete uno, anche nel lavoro, che fa le cose in maniera diversa, che le interpreta
in maniera diversa e che ha adottato un ragionamento diverso non è in malafede o sta pensando male
ma ha un'altra strategia che lui è convinto che funzioni meglio.
Qui ce la giochiamo solo su è vero che funziona meglio?
Allora, in realtà noi dovremmo imparare da chi è riuscito a memorizzare gli undici numeri, che è possibile.
Una tecnica che è molto efficace, che poi sono le tecniche di memorizzazione,
quella di associare a ogni numero un evento. Se invece voi avete seguito una tecnica istintiva,
avete probabilmente cercato di accorpare i numeri secondo dei criteri. Purtroppo in 30 secondi non
era possibile, però se vi avessi dato due minuti ci sareste riusciti. Allora questo criterio di
accorpamento, dei chunk vengono chiamati, i chunk sono proprio i pezzi di informazione che noi
recepiamo, noi normalmente possiamo
gestire da 5 a 9 pezzi
di informazione in contemporanea
tutto il resto che passa
non entra neanche nel nostro sistema
cognitivo, entra nella retina
entra nell'orecchio ma non viene
memorizzato
o introitato dal cervello
pensate ai prestigiatori
i prestigiatori
ci impegnano tutti i nostri
chunk, dopodiché possono farci passare
sotto il naso qualunque cosa e non vediamo
più nulla, il comunicatore
Il persuasore occulto fa la stessa identica cosa. Vi comincia a focalizzare su alcune cose, dopodiché riesce a far passare tutto perché abbiamo esaurito noi la potenza in ogni istante del cervello.
Il cervello che ci piaccia o no è tremendamente limitato in ogni singolo istante e quello che noi vediamo e cogliamo è diverso ognuno di noi perché è una piccola parte di ciò che in realtà sono gli stimoli che arrivano, una piccolissima parte.
E tra l'altro, e chi ha fatto appunto strategie di accorpamento, le strategie di accorpamento si chiamano pregiudizi, cioè io nel momento in cui vedo che è troppo complesso lo scenario, ma pensate proprio anche a uno scenario concreto, di lavoro, è troppo complesso per decodificarlo, per interpretarlo il mio cervello in maniera molto furba,
fa una cosa, ricorre a tutte le categorie pregresse di conoscenza che ha
e le applica perché deve in pochissimo tempo capire qual è il comportamento adeguato
quindi in realtà attinge quello che noi chiamiamo i pregiudizi
in linguaggio corrente è una cosa brutta
nel mio mondo di comunicazione il pregiudizio è semplicemente una categoria che c'è prima dell'osservazione
e io so che ho dei pregiudizi
Se io vi dico pensate a un cane, il vostro cervello formulerà un'idea di cane e sarà legata al vostro modello mentale perché ognuno di voi ha un cane lì nella testa e se io dico certo il cane è sporca e voi avete un chihuahua che mettete nella tasca e vi portate dovunque e dite no guarda il chihuahua non dà nessun fastidio.
io pensavo all'alano oppure a quelli
tutti pelosissimi e dico
mamma mia no guarda è un inferno
e noi parliamo fra noi no guarda il cane
è proprio sporca non se ne può più e l'altro fa
no guarda proprio neanche te ne accorgi
ma io vi parlo
di cani perché non conosco il vostro
settore non mi voglio assolutamente addentrare
in terreni pericolosissimi
per me ogni volta che sento qualcosa
ma anche ogni volta che passo davanti a quegli schermi
dove fate le operazioni lì
giro perché non posso vedere
vedere, però penso che riuscite a riportare anche questi discorsi poi nella vostra realtà
lavorativa quotidiana. Quindi noi che cosa facciamo? Prendiamo pezzettini di realtà,
li adeguiamo poi a quello che già c'è, perché comunque è molto più utile, molto più comodo
e andiamo avanti. Questo processo di percezione è un processo che avviene pre-razionalità,
Senza giudizio.
Voi non avete scelto quali numeri memorizzare, a parte il caso che ha scelto i primi sei,
molti altri invece non hanno neanche seguito questa strategia, ne hanno seguite ancora altre.
Sette più o meno due sono appunto i pezzi che noi possiamo generalmente memorizzare.
Quindi quello che vi dicevo anche, la percezione non è una risposta passiva e frammentata,
ma un processo dinamico di costruzione e organizzazione dei dati.
noi non vediamo tutto quello che c'è da vedere
tra l'altro lo sappiamo benissimo
però noi quando invece vediamo le cose in un certo modo
siamo proprio sicurissimi che siano così
e voi pensate anche al linguaggio che usiamo
è ovvio, è evidente
no, guardate, c'è da sorridere
è evidente, a chi?
tra l'altro è il linguaggio persuasivo
quando voi dite è giusto, è evidente, è ovvio
eppure lo usiamo tantissimo proprio
proprio. Io volevo passare la parola a un collega, approfitto, perché mi ha raccontato questa mattina
un caso in cui forse ritrovate qualcosa e magari anche voi ritrovate delle vostre esperienze.
Non so se posso porti porto, se me lo passate grazie.
Sì, è un caso che è successo diversi anni fa quando ero specializzando, era un intervento di routine,
una colicistectomia laparoscopica nell'ambito di una giornata di tutti i piccoli interventi di routine
e il chirurgo che doveva farlo, non era un chirurgo di primo pelo, era un chirurgo esperto.
L'intervento va bene, il giorno dopo il paziente ha un pelo di bile dal drenaggio,
però chiamano dall'anatomia patologica che è arrivato il contenitore del pezzo istologico
con l'etichetta del paziente, la formalina e non c'era pezzo dentro.
Allora, al di là dell'aspetto medico-legale, voglio dire della colpa specifica dell'infermiere
o di chi doveva fisicamente metterlo dentro, né il chirurgo, né l'aiuto, né nessun altro personaggio della sala dell'equipe operatoria
ricordava in maniera specifica il fatto che la colecisti fosse stata tolta, capito?
Cioè era una cosa talmente automatica, cioè un intervento talmente, fra virgolette, banale,
che nessuno si ricordava questo passaggio
che peraltro è uno dei passaggi
finali di quando ormai la tensione
è scemata
capito?
Allora, ti racconto
la fine, ovviamente queste cose
succedono quando il primario
non c'è ovviamente
siccome aveva una piccola fistola biliare
e non si sapeva cosa fare, il vice primario ha scelto
di riportarlo in sala operatoria
per chiudere
e per fugare questo dubbio
Alla fine era stato mandato via con l'etichetta di un altro paziente, quindi dopo si è ritrovato. Un paziente era stato mandato via con due pezzi e non aveva tolto la colecisti, quindi era di questo paziente qui.
Però alla fine il paziente è stato rioperato perché nessuno si ricordava quello specifico passaggio.
io ho chiesto aiuto ad alcuni di voi
anche stamattina appunto un po' chiacchierando
perché nel mio mondo
il mio mondo è un mondo più business
trovo delle cose
che non hanno queste ricadute
così pesanti come le vostre
magari le hanno per quel mondo
che ne so
un errore di un
un contratto, mi ricordo anni fa
un contratto che uscì, fate conto
per 10.000 euro
in realtà c'era scritto 100.000 euro
no scusate al contrario
la proposta era uscita con 100.000 euro
il cliente contentissimo
ha detto sì sì va bene
peccato che lui ci era scritto 10.000 euro
quindi il lavoro è stato fatto a 10.000 euro
cioè un bagno di sangue
come mai accadono queste cose
io penso che ne posso trovare
e sono sicura che questa cosa
magari non è successa proprio a voi
anche se qualcuno mi ha detto
no l'ho vista pure io questa cosa nella mia vita
ma ce ne sono tantissime
che uno dice è impossibile
allora finché succede agli altri
Noi possiamo anche crogiolarci nel è impossibile, però qualche volta magari è successo anche a noi stessi e allora anche lì, no? Lì c'è quel momento famoso, cos'è? È un problema di percezione, è un problema di cianca.
Cioè ti dice gli altri non avevano osservato, se noi non abbiamo interesse ad osservare la nostra capacità percettiva è zero, cioè se noi non siamo in un momento interessati, non ci siamo posti l'obiettivo, non l'abbiamo puntato tipo missile, missile è arrivata questa cosa, passo lontano, un attentato esatto,
Certo, il cervello non lo rileva e lì stare a discutere, starsi ad arrabbiare, ma non sei stato attento, cioè o io prima focalizzo l'attenzione sulle persone e quindi mi metto d'accordo che in certi momenti devo andare in sistema 2, tutti dobbiamo stare in sistema 2, dobbiamo fare attenzione a certe cose, altrimenti io dopo non recupererò mai l'informazione.
È esattamente come la barba che vi dicevo io prima. Ce l'ha la barba o non ce l'ha la barba? Non lo so. Sulla mia retina c'è l'impronta di quella persona, ma io non ho più accesso a quello. Esattamente come voi non avete accesso ai numeri che non avete scritto. Prego.
Le voglio rubare tempo, però vedo un sacco di punti di incontro con il risk management, alcuni aspetti.
Allora, vi voglio raccontare due cose velocissime.
Allora, ho visto un filmato impressionante di un aeroporto dove non era stata vista una ruspa attraversare la pista di atterraggio, da nessuno.
Non era stato rivelato se non dalle telecamere, perché i controllori controllano gli aerei, non le ruspe, ma il pericolo è legato agli oggetti nella pista.
c'è stato fatto un test
a riprova di quanto lei sta dicendo
e di una verità incredibile
di contare un numero di persone
durante una partita di palla a canestro
abbiamo detto il numero dei giocatori di palla a canestro
in realtà rivedendolo
le persone erano tipo 40
soltanto erano vestite di colore nero
ma visibilissime, ma non giocavano a palla a canestro
nessuno di noi ne aveva viste
perché l'informazione che avevamo interpretato
era di contare i giocatori di palla a canestro
ma veramente nessuno di noi
Quindi immaginatevi anche nei delitti, i testimoni, quante sono?
Aggiungo una cosa, più noi siamo sicuri di noi stessi, e attenzione anche qui, non è l'arroganza,
è che noi, soprattutto con la technicality, diventando specialisti, maturando una idea di propria professionalità
basata sulle competenze
e conoscenze tecniche
perché il nostro modello educativo
quando noi arriviamo a dei livelli di padronanza
della tecnica, ecco lì
che entriamo in un meccanismo
invece proprio tipico
della sicurezza
di sé, quindi so sempre
in sistema 1, tanto non ho bisogno
di essere concentrato, che si chiama
overconfidence
cioè io non vedo più certe cose
ed è proprio perché quando voi siete
troppo sicuri di voi stessi voi innescate in realtà il pilota automatico perché sapete che
tanto per il 99 per cento delle volte vi va bene voleva chiedere interferisce molto l'interesse
oltre le competenze quando più che l'interesse la focalizzazione io posso non essere interessato ma
se qualcuno mi focalizza il mio cervello ci va se io vi chiedo come sta il vostro a luce
destro, voi pensate al mio potere, a voi non vi interessa la luce destro, magari qualcuno
aveva dei dolori eccetera e ci stava pensando, non vi interessa, ma io lo nomino e vi rubo
un chunk di cervello, vi porto tutti a pensare a quello, questo è il potere della comunicazione,
qualunque cosa voi diciate, qualunque gesto, quando io faccio una cosa, faccio un gesto
del genere, automaticamente vi do un'istruzione e voi ridate un attimo uno sguardo lì,
Questo è il linguaggio, questa è la comunicazione, noi lo facciamo in maniera istintiva, voi lo fate tutti in maniera istintiva, io semplicemente l'ho studiato, quindi capisco tante cose e sorrido quando vedo quei corsi, quelli che in tre giorni ti insegno tutto perché dicono fai questo, fai questo, fai quello, non è così.
Voi dovete rimanere assolutamente autentici perché tanto venite comunque fuori, lo sanno bene i politici che tante volte infatti che cosa fanno? Si ingessano, voi li vedete bloccati con le mani da qualche parte perché sanno che poi se cominciano delle dinamiche un po' più accese non riescono a governare la gestualità e quindi a quel punto è meglio che la limino completamente perché sennò la gestualità magari dice cose opposte a quelle che stanno dicendo.
E siccome noi guardiamo la gestualità per decodificare non conviene. Il linguaggio del corpo, che anche quello, attenzione, non è decodificabile, cioè non è perché noi, ecco, per esempio lui, poverino, adesso poi beccato proprio, sta con le braccia concerte, eccolo.
in realtà tranquilli
perché mentre ci sono tantissimi
anche studiosi che dicono
che così è chiusura
in realtà io personalmente ho approfondito
tantissimo molti libri anche veramente
di eminenti colleghi ma non mi convincono
perché in realtà non è il discorso
di stare così, anche io sto così
e sto comodissima
è la postura
in realtà è quando voi siete irrigiditi
e l'irrigidimento
guardate può essere veramente quasi
quasi impercettibile, però l'irrigidimento noi lo possiamo osservare in un'altra persona.
Io dico sempre, io cresco di due centimetri, io quando mi irrigidisco proprio sento che mi si allunga la colonna vertebrale,
è impercettibile, ma io lo so che mi sto irrigidendo, quindi ho una chiarissima informazione su me stessa.
Gli altri non se ne accorgono, non è che lo faccio vedere, ma tutti noi siamo bravi anche a nascondere certe reazioni
se non vogliamo che l'altro le percepisca, non sono delle cose così clamorose.
Certo, se voi state proprio chiusi in qualche modo, alla fine è quello, ma tante volte per noi soprattutto è molto molto di frequente.
Io addirittura anche quando sto in piedi con una persona a chiacchierare, molto spesso sto così, e per me sono rilassatissima proprio,
lo sento nel mio corpo, nella fisiologia, lo sento nella mia testa, l'ho già perso.
Allora, i modelli mentali sono le lenti attraverso cui osserviamo il mondo.
Noi in realtà abbiamo questo meccanismo, tutta una serie di filtri, qui ve la semplifico estremamente, il primo filtro, l'abbiamo detto, sono i nostri sensi, non abbiamo accesso a tutta la realtà.
Ma poi abbiamo tantissimi filtri che sono tutti i famosi pregiudizi, i nostri valori profondi, ciò che è il nostro interesse, ciò che noi ci aspettiamo di vedere, ciò che sarebbe opportuno vedere e sono tutta una serie di filtri che ci fanno vedere le cose in un modo piuttosto che in un altro.
Noi questo lo chiamiamo il modello mentale. Il modello mentale non è altro proprio che il nostro modo di ragionare e vedete anche qua non è il carattere, in qualche modo ne sentirà l'influenza magari tanto, ma dipenderà dalle esperienze di vita e da come abbiamo reagito.
A parità di esperienze le persone reagiscono in maniera completamente diversa. Io qualche volta insegno, ahimè, in contesti in questo momento un po' più sfortunati, perché ci sono dei contesti in questo momento che sono sfortunati, la resilienza, la capacità di riprendersi.
La capacità di resilienza non ha nulla a che vedere con la razionalità. Ci sono persone che dopo un fallimento si abbattono e abbandonano. Ci sono persone che dopo sette fallimenti, Walt Disney, diventano qualcuno. Ma chi di noi riesce ad affrontare sette fallimenti e a continuare? Noi cambiamo mestiere.
e vedete non è spiegabile
con la razionalità
non c'è un motivo
io tanti anni fa ero dipendente
ho avuto una brutta esperienza
da 150 a 15 persone
e vi assicuro che lì ho scoperto
tanto di come funzionavo io
e di come funzionavano gli altri
perché lì fate grandi scoperte
ma guardate se io anche adesso
alla luce del poi
e sulla base anche di tanti studi
penso ma era possibile prevedere
chi avrebbe reagito in un modo
e più che rivolgere un altro, non c'era nessun tipo di elemento oggettivo.
Ci sono state delle persone, uomini, single, che non avevano famiglia
e sono rimasti ancorati, accettando di tutto pur di non cambiare.
Ci sono state persone invece che avevano famiglia e si sono rimesse completamente in gioco.
Io avevo tre bambini, l'ultima aveva un anno, e io a un certo momento gli ho detto
me ne vado, provo una nuova vita, e non era un momento proprio facile per farlo.
molti si sarebbero aspettati che invece io rimanessi
avrei potuto anche forse contare
sul fatto che in qualche modo mi avrebbero aiutato
poi a rimanere
invece no, io ho detto no, certamente me ne vado
e lì che cosa gioca
io mi ricordo ancora, mi rivedo adesso
con il mio capo, una persona ingambissima
che aveva delle competenze pazzesche
che io dicevo, ma se tu vai fuori
ma avrai un successo enorme
e lui mi diceva, non ho voglia
sono troppo vecchio per rimettermi in gioco
aveva 45 anni
No, io adesso se ci penso muoio, aveva 45 anni.
Allora, la percezione, sui giochi ottici potremmo farne tantissimi, ne faccio pochi pochi, giusto per farvi anche un po' sorridere, alleggerire, questo perché io ogni volta che lo vedo mi da proprio fastidio, è ovvio che non si muove, che non lampeggia, che non fa niente, ma noi lo vediamo in questo modo, e ci rimane, non si vuole muovere.
eccolo, ah no scusate
questo si è
questo vi faccio vedere
anche farvi sperimentare
quando voi vi aspettate
un certo comportamento da una certa persona
è questo
io me lo aspetto in quel modo
e non penso assolutamente che ce ne possa
essere un altro, non penso che ci possa essere
un'altra interpretazione
in realtà c'è, allora poi dopo voi mi dite
eh ma è storta
e allora io penso ma quante volte io magari l'altro
altro aveva un'altra interpretazione e io mi ero persa un pezzo, c'era un'ottima spiegazione
per quel suo altro ragionamento, ma io non l'avevo colto semplicemente, perché per me
le cose erano in quel modo. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista e quindi vedete,
noi possiamo vedere questo cilindro in un modo piuttosto che in un altro e al di là
dei giochini, voi veramente riscontratelo in tutte le infinite situazioni lavorative
quando questo accade, tutte le volte che una persona mi dice o mi guarda con gli occhi sgranati di fronte a una mia lettura o interpretazione
o mi dice no guardi non sono d'accordo, ci dovrebbe essere dentro di noi la capacità di rendersi conto che quello non è uno
in mala fede ce l'ha con me, non ha capito niente eccetera eccetera, guardate in un automatismo ne siamo bravissimi
ma potrebbe essere che ha qualcosa di interessante da dire perché ha visto delle cose diverse,
ha visto dei numeri diversi rispetto ai miei e siccome ha un cervello differente li ha decodificati in maniera differente.
La difficoltà di accettare un contributo altrui per noi è praticamente insormontabile,
soprattutto se la fonte non ci piace
perché noi ci sono tante fonti che non entrano proprio nel cervello
quello parla e io neanche lo ascolto
allora lì attenzione perché lavorare sull'autoconsapevolezza
è proprio mi rendo conto che quella persona non l'ascolto mai
e anche qua non è che vi dico un discorso di buonismo
dai non essere cattivo devi ascoltare anche quella persona
non sia mai che quella persona potrebbe avere qualcosa di interessante da dire
anche perché quella persona qualche volta dice qualcosa
nessuno l'ascolta e poi timidamente fa
ma io veramente avevo provato a dirlo
state certi che quella persona non lo dirà mai più
perché poi tante volte noi ci stupiamo
perché poi gli altri non ci aiutano
non si accorgono di certe cose
ma se io sminuisco continuamente tutto quello che mi arriva dall'intorno
ma chi ce lo fa fare a noi poi dopo di andare a dire, io ho detto questo, eccetera.
Cioè io penso che tante volte nelle organizzazioni le persone abbandonano, si stancano, perché comunque è stancante poi dirlo, no?
Allora anche là, non vi dico fatelo sempre, ma dove non avete la soluzione, dove vi accorgete che c'è un'emergenza, dove vi accorgete che c'è una difficoltà,
magari essere capaci di recepire tutti eventuali stimoli o idee potrebbe essere molto utile.
Molte persone credono di pensare ma in realtà stanno solo riorganizzando i loro pregiudizi.
Quello che vi dicevo è che la razionalizzazione avviene dopo.
Noi non siamo lucidi, razionali, esperti, informati e focalizzati.
Noi siamo normalmente un po' di tutto questo ma non riusciamo mai a esserlo completamente.
Concretamente. Vado veloce su alcune cose perché mi interessa, mi piace farvi fare un test, così vi divertite anche, ovviamente rimane tutto a voi, perché i test sono delle occasioni di autoconsapevolezza, ma attenzione non il test psicologico che va a scavare profondamente chissà che cosa ci dice, il test che facciamo in assoluta consapevolezza, lo guardiamo e ci rendiamo conto, beh sì in effetti sono proprio fatto così, è bellissimo.
e quindi cosa stai facendo
per migliorare questa cosa
visto che ti sta creando delle difficoltà
ah perché si può cambiare questa cosa
allora
la fallibilità della mente
vi ho messo la niente po' di meno della treccani
perché adesso questi concetti li trovate
sulla treccani finalmente
fallibilità della mente
compiamo errori cognitivi
sistematici
questa cosa che è quella che vi ho detto all'inizio
un pochino, noi la sapevamo
le chiamiamo leuristiche
perché ve ne faccio una proprio banalissima, quanto più costa una cosa, quanto è migliore la qualità.
Ovviamente non ci fregano noi su una cosa del genere, ci mancherebbe, figuriamoci, sono gli sproveduti questo che lo fanno.
In realtà pensateci un attimo, quando voi non avete nessuna conoscenza del settore dove dovete andare ad acquistare,
vi basate su quell'euristica
cioè io ho dovuto comprare una carrozzina
per il mio papà
non sapendo assolutamente nulla
e avendo una fretta bestiale di comprarla
stavo su Amazon, ero fuori
non potevo neanche andare a vedere negozio o altro
che cosa ho fatto? Andata avanti
ho visto il più caro e il meno caro
faccia di mezzo
cioè so che è un criterio assurdo
perché magari ho preso la peggiore in assoluto
ma in realtà in quel momento
non avevo altri criteri
E quindi ho fatto quello. Quindi comunque l'euristica noi la utilizziamo. Voi vedete una cosa, state pensando se comprare una certa cosa, un maglione, ho lavorato in Benetton e su questa cosa è bellissimo perché ridevano sempre, vado a vedere e guarda caso è l'ultimo maglione rimasto.
Quanto aumenta la vostra propensione all'acquisto?
Perfetto. Le euristiche le utilizzano i venditori ovviamente per indurci a certe cose, però attenzione perché anche adesso tutti noi siamo molto più consapevoli di certe cose, quindi se io il giorno dopo passo e trovo 5 maglioni uguali al mio, mi innervosisco e non torno più.
Per cui su tante cose invece non funzionano. Però ce ne sono tantissime proprio. Allora queste però, mentre prima erano viste come un limite, per cui anche qua venivano demonizzate queste euristiche, addirittura non si insegnavano, si insegnavano di nascosto perché erano proprio le tecniche di persuasione dei venditori, noi persone serie invece non le dovevamo utilizzare, al limite potevamo studiarle per difenderci.
io ho fatto un master di due anni in programmazione neurolinguistica per difendermi
poi ho scoperto che in realtà era utilissima per influenzare le mie figlie
questo, questo e quest'altro
e sono anche accorta che noi tutti ci influenziamo a vicenda
però lo facciamo in maniera casuale
io volevo essere un po' più responsabile del mio influenzamento
quindi adesso me ne prendo tutta la responsabilità quando influenzo qualcuno
non è detto che funziona sempre ma lo so che lo sto influenzando
invece tante persone influenzano e non lo sanno e quindi dicono io non c'entro niente sei tu che hai fatto sta cosa
e quello mi guarda perché sa benissimo che io l'ho influenzato tanto
in realtà adesso finalmente vengono viste come un valore aggiunto capacità espressiva della mente capacità adattiva
e poiché non possiamo gestire sempre la conoscenza dal nulla noi utilizziamo queste tecniche
proprio perché ci consentono di velocizzare il processo decisionale
solo abitudinari viene chiamato l'insostenibile automatismo dell'essere
perché ovviamente quando noi utilizziamo delle routine
poi tendiamo a replicarle in contesti analoghi
non è esattamente lo stesso
ma siccome ha funzionato in quel contesto
lo uso anche con l'altro
quante volte vi siete scoperti a dire
ma ho provato, devo motivare delle persone
ho provato questa, con lui ha funzionato
perché con te non funziona
brutta notizia
ognuno di noi ha meccanismi di motivazione
diversi peggioro le cose cambiamo anche nel tempo
c'è anche se per caso alla fine il nostro capo individua qual è la cosa che
ci motiva cambia la nostra vita cambiano le nostre esigenze e cambiano il nostro
sistema di valori e di motivazione pensate semplicemente quando vi sposate
cominciate avere figli viene ribaltato tutto quello che proviamo influenza
quello che pensiamo le emozioni vi dicevo prima no le emozioni entrano concorrono a definire le
nostre priorità e orientano la nostra attenzione quindi in realtà le emozioni sono delle
informazioni che entrano nel nostro processo decisionale e impattano quando noi parliamo
di stress io non so che cosa voi vi aspettate da un corso sulla gestione sullo stress che comunque
dunque è un corso che dura parecchi giorni, perché cambiare anche un automatismo è molto molto difficile,
ma in realtà si lavora su queste cose, si lavora sull'autoconsapevolezza,
non è che si lavora, c'è anche chi ci lavora soltanto tipo OM, training autogeno, eccetera,
tutte le tecniche di meditazione o altro sono utilissime, ma perché sono tecniche di consapevolezza,
sono tecniche di mindfulness, e al di là del fatto, vi dico, dell'aspetto tra virgolette filosofico,
ci dà una capacità proprio di attingere alla pienezza del nostro cervello,
che ci rende molto più focalizzati, molto più capaci per esempio di avere visione sistemica, di vedere le correlazioni, devo prendere una decisione, se voi prendete decisioni importanti, strategiche, dovete avere la capacità di prefigurare tutti gli scenari, prefigurare cosa succederà, cosa accadrà ai diversi attori, no?
tutto questo io non è che ce l'ho in un lampo, non è l'insight, è la capacità di concentrarsi nel dettaglio e vedere, prefigurare ogni passo.
Questo non lo ottenete in due secondi, ma se noi non perdiamo mai tempo, scusate ho sbagliato,
se noi non investiamo il tempo a prefigurare scenari, a immaginare come dovrebbe essere,
a acquisire anche capacità proprio di immaginare le alternative se poi ci dovesse essere un disguido, un problema o altro, se noi questo non lo facciamo nel momento in cui non c'è stress e quindi noi siamo tranquilli e abbiamo pienamente lucidità nel cervello,
noi lì lo dobbiamo fare, dopodiché lì ci troveremo nel nostro cervello nel momento dello stress già la strategia pronta, l'ho pensata, l'ho visualizzata nel dettaglio.
Pensate che quando voi visualizzate nel dettaglio, diventa esperienza sintetica, si chiama, ha la stessa potenza di una esperienza reale.
I bambini lo sanno molto bene perché quando si inventano una balla, una bugia, se la ripetono tanto e se la dicono tante volte, alla fine non sanno neanche più se era una bugia o non lo era.
Cioè sostituisce l'esperienza concreta.
C'è anche qualcuno in giro da adulto che racconta delle cose e le racconta talmente bene che alla fine sono vere.
Non è neanche più che sta fingendo proprio.
Le emozioni non ti dicono cosa vedi, ma come guardi.
Quello che vi dicevo prima, quando voi approvate un'emozione,
è un'informazione che vi dice, attenzione, tu stai guardando le cose in questo modo.
Quando io mi comincio ad alterare o comincio ad andare in stress,
è utilissima l'informazione che arriva al corpo.
Tant'è vero che lo stress non è assolutamente visto come una cosa negativa.
Nello stress lo dobbiamo riconoscere.
Ci sta dicendo che il corpo si sta attivando, sta andando in adrenalina, è pronto, è energetico. Mi sta anche dicendo che in quel momento però io lì sarò meno attento, meno focalizzato, meno capace di trovare tutte le mie soluzioni alternative.
alternative. Io dico anche mi si annebbia, andrà magari in rettiliano se veramente ha paura, ma prima di arrivare a quello può attingere a un grande bagaglio anche di soluzioni e alternative se voi l'avete costruito, questo grande bagaglio.
E questo grande bagaglio si crea moltissimo con la formazione più che con l'esperienza, perché quando voi fate formazione e poi anche l'applicate, ma in realtà voi siete in uno stato di grazia che è focalizzato sull'apprendimento.
Quando voi imparate invece il vostro cervello è settato sulla realizzazione, quindi in realtà non è detto che poi un domani si ricorderà quella procedura che voi avete scoperto in quel modo.
Quando voi invece l'avete pensato prima, anche osservando e magari sperimentandolo lì, ma completamente focalizzati, pensandolo, poi ancorandolo al futuro, a quel punto diventa veramente qualcosa a cui voi potete attingere.
Ecco allora che andare in situazioni di panico è molto più difficile,
perché in realtà il mio cervello non andrà mai in quella situazione in cui dico c'è un pericolo.
Io in realtà so che non è questo, sarà il piano B, sarà il piano C, sarà il piano D.
Faccio questi seminari da tanti anni, lavoro da 25 anni, vi dicevo, in formazione,
e mi capita continuamente o il proiettore che non funziona, o quello che non funziona, o quello che non funziona.
Voi immaginate che prima di prefiguravo tutta una serie di soluzioni che era un altro computer, un'altra chiavetta, un'altra cosa eccetera, adesso io sono capace di andare a braccio per tre giorni e tre notti, quindi in realtà io lo sottovaluto anche, ma lo sottovaluto in realtà sbaglio perché l'altra volta mi è successo per esempio un convegno che dovevo utilizzare le slide e non funzionava.
A me non servono, però magari i partecipanti avrebbero voluto le slide. Quindi in realtà, vedete, avevo tolto quel campo perché tanto a me non serviva più, e invece non è vero, comunque mi serviva.
Scusate che sono andata avanti, ecco comunque cose che vi ho detto. No, una cosa anche che mi interessa dire, nella nostra cultura occidentale c'è questo mito dell'uomo che ha tutto sotto controllo.
Noi ci abbiamo stomito del manager fantastico, lucido, freddo, che ha tutto sotto controllo.
L'uomo che non deve chiedere mai, tra l'altro qualche volta è anche la metafora maschile.
Tante volte i modelli di leadership femminile che noi vediamo sono modelli che ricalcano questo.
Comunque la persona che è fredda, lucida, tutto sotto controllo, qualunque cosa accada, io ho tutto sotto controllo.
perfetto
sono due assunti che ci rendono molto
complicato anche valutare
correttamente poi la portata
e la valenza delle informazioni
il mito dell'uomo che ha tutto
sotto controllo ma anche il primo
esiste nell'uomo una barriera tra il dentro
e il fuori
tantissime persone sono convinte
che le emozioni servono solo
a decodificare il dentro
il fuori c'è ed è
oggettivo
Il dentro invece può variare a seconda delle mie emozioni.
Quindi se io mi sento per esempio arrabbiato o frustrato o qualcosa di strano,
riguarda l'interno, non va all'esterno.
Quindi basta che io faccia finta di non vederlo, oppure dico stai zitto,
prendo un cachet e poi tanto lo risolvo,
ma in realtà la mia capacità e le cose che stanno fuori sono esattamente quelle,
non variano. Peccato che non è così.
Quando voi avete un'emozione in atto, cambia completamente la vostra capacità percettiva, la vostra capacità di interpretare il contesto e quindi anche tutte le soluzioni che vi sembreranno possibili a fronte di quel contesto.
la retorica del controllo ci dice infatti
che le emozioni disturbano la conoscenza
queste sono convinzioni diffusissime
cioè io penso che qualche
fino a dieci anni fa io non potevo
parlare di queste cose, mi guardavo tutti
e mi dicevano vabbè ma questa soffa psicologia
è arrivata la guru
ed era proprio difficile, adesso cominciamo
vagamente ad accettare
un po' quest'idea, io poi tra l'altro
vi dico, ve ne accorgo anche quando lavoro
a livello coaching, io lavoro a livelli molto alti
fino a
Fino a 4-5 anni fa io non potevo dire che facevo la coach per quell'amministratore delegato, piuttosto che pareva brutto che uno avesse bisogno di qualcosa.
Adesso, anche in Italia, devo dire che invece me lo posso mettere anche sul curriculum addirittura.
Quindi, in realtà, far sapere anche alle persone dell'organizzazione che io sto lavorando su certe cose,
quindi ammettere che non tutti siamo perfetti, fantastici, abbiamo sempre il controllo di tutto è diventato quasi più accettabile in fondo, va nell'arrogante dire no vabbè io so tutto e sono perfetto.
Le emozioni sono reazioni istintive, quindi non sono sotto la mia responsabilità. Anche questo concetto, no? Io mi arrabbio, anzi scusate, peggio ancora, tu mi fai arrabbiare, tu mi fai arrabbiare, io non c'entro niente, tu mi fai arrabbiare.
cioè guardate
diamo un potere enorme agli altri
l'altro fa qualcosa
e automaticamente uno stato emotivo
cresce, io mi allerto
e magari rispondo
e allora cosa dico? Me l'hai tirato fuori
di bocca, non c'entro niente
sempre io, te la sei cercata
siamo dei capolavori
guardate in questo caso a dire proprio
a esplicitare all'altro
che non è la nostra responsabilità
siamo in balia delle emozioni
peccato che essere in balia delle emozioni e avere una sensazione di
perdita di controllo riduce l'autostima e questa forse l'unica connotazione che
vi faccio un po più psicologica perché al di là di quello che noi diciamo
all'esterno e che appariamo le persone che molto spesso e in situazioni anche
diverse perdono il controllo in realtà cominciano poi avere una perdita di
autostima c'è comunque una paura no c'è il corticale che dice ma io c'è io che
che ci sto a fare qua, se poi tu vai sempre al piano di sotto.
Le emozioni sono la causa dell'azione.
In realtà le emozioni non sono la causa.
Le emozioni sono rivelatrici di azioni già in atto.
Quando vi arriva un'emozione, non sarà la causa del fatto che voi reagirete in un certo modo.
Lo stress non è poi la causa di quello che voi farete dopo.
Lo stress è l'informazione, attenzione, rischi di non accorgerti di certe cose, devi essere più focalizzato, ma non più calmo, vedete, perché uno vi dice no sei stressato, calmati, no se io sono stressato non mi posso calmare, il mio corpo sta in eccitazione.
Ok, focalizzati, concentrati, tutte le tecniche antistress sono tecniche di concentrazione, di focalizzazione, di meditazione, non sono delle strategie per ignorare la realtà, sono strategie per diventare molto più consapevoli, per uscire dai limiti inconsci che ci siamo dati, per avere una nuova interpretazione del contesto.
domani è un altro giorno
diceva Rossella Oara
a livelli di scienza cognitiva
lo sappiamo, tanti di noi
la usano, domani è un altro giorno
è cambiato qualcosa? Nulla
ma la nostra interpretazione magari
la mattina dopo è diversa
davanti a un interlocutore
il fatto di essere prevenuti su quello che ci deve
dire la risposta
spesso ci fa entrare in questo contesto
penso che
ti aspetti una risposta
invece poi ci vuole il terzo
che ci spiega che quello che noi abbiamo
ricevuto non era la verità
ma la verità era un'altra
perché lui è la terza persona che non c'entra
ma ha guardato in maniera fredda
e distaccata l'avvenuto
la situazione reale
forse anche questo
sicuramente
ma c'è un famoso
anche aneddoto zen
che dice il monaco
due contendenti gli dice
qual è la tua posizione e alla fine gli fai
perfettamente ragione poi ascolta l'altro
L'altro fa, hai perfettamente ragione. È molto realistico questo, quante volte voi vi sentite a parlare con due persone in conflitto, viene uno, poi viene l'altro e tutte e due hanno ragione.
Allora anche di questo dovremmo avere un po' più di autoconsapevolezza, ognuno di noi è convinto di avere ragione e ha ragione dal suo punto di vista.
Quando io vedo una persona che è molto arrabbiata contro di me, io non penso quello che invece è un automatismo di molti, fa finta, sa benissimo che io ho ragione, no, penso, è talmente arrabbiato realmente e lo vedo che è talmente arrabbiato che lui è convinto di aver ragione.
Quindi io devo esplorare con la mia mente, che è una macchina potentissima, qual è quello strano punto di vista che ha lui, per cui lui ha ragione, quando invece a me sembra impossibile che abbia ragione.
Cioè noi, la mente, il cervello, capaci di fare tutto questo, ce l'abbiamo? Io quando insegno tecniche di negoziazione, ma è proprio evidente, alla fine le persone mi dicono, ma come abbiamo fatto a non trovare la soluzione?
Eh, dico io, fatti come avete fatto. Perché? Perché le persone erano talmente tanto nel cervello antico che era una questione di vita o di morte, una questione di sopravvivenza, una questione di annientare l'altro.
Non era una questione di trovare una soluzione. Ma quando noi siamo sul lavoro, io credo che dobbiamo trovare una soluzione per tutti.
Tra l'altro l'unico su cui puoi agire sei tu. Sapete che moltissime persone mi chiedono il corso e mi dicono io vorrei fare un corso per riuscire a convincere gli altri. No, no, è bellissimo, quasi tutti. Io vorrei fare un corso per convincere gli altri.
E' così. Allora io ti dico sempre una brutta notizia. Tu puoi agire su te stesso, non sull'altro. Quindi puoi agire su te stesso modificando le tue strategie fino al punto in cui trovando quella che riesce a influire sull'altra persona.
ed è bruttissimo, le persone rimangono così e fanno
ah, quindi devo cambiare le mie strategie, ma io faccio la cosa giusta
eh sì, però non funziona, quindi se tu devi cambiare l'altro devi cominciare a cambiare
è così che noi cambiamo, guardate, soltanto quando capiamo che è l'unico modo per riuscire a cambiare gli altri
allora a quel punto cominciamo a farlo
possiamo controllare solo ciò di cui siamo consapevoli
mentre siamo controllati da ciò di cui non siamo consapevoli
la consapevolezza del proprio stato emotivo
l'accurata autovalutazione e la fiducia in si stessi
non so se conoscete Goleman
vi piace, l'avete mai letto
ma questo è il concetto
di consapevolezza del sé di Goleman
e parla di un'accurata
autovalutazione
allora qui chiederò di dare
il test, non so se mi sono persa
i miei referenti
stanno qua? Perfetto
siete troppi
prego
Allora, forse è un po' stupida, non so se le capita mai durante una discussione di rivalutare il proprio punto di vista e trovarsi intorto, ma continuare a difendere il fatto di avere ragione. Come si esce?
Allora, la capacità di scusarsi, di ammettere l'errore è una delle capacità fondamentali dell'assertività. L'assertività ci dà autorevolezza.
quando voi o siete nel loop totale
e quindi siete incapaci di vedere l'errore
ma se piano piano avete quella capacità
di cominciare ad accorgervene
dovete maturare delle strategie
di sapervi scusare
qualcuno non ce l'ha proprio
quindi bisogna maturarla
tenete conto che è una delle strategie
più potenti per acquisire credito
ma non ci fa perdere
di autorità o di autorevolezza
di potere, ce ne dà moltissimo. Mi succede spesso con le mie figlie e lì ovviamente
cosa faccio da madre? Torno indietro piano piano, abbandono la dinamica eccetera sperando
di ruolo, quindi debba come genitore, come capo eccetera aver ragione, ma potrebbe essere
se riguardate anche completamente svincolato, alla pari, tra colleghi, tu mi dici, no, io spiego, spiego, spiego e c'ho un muro,
io ti do l'altro punto di vista, recito l'altra parte, ok? Non mi lascia il tempo di parlare, sta lì ore e ore a spiegarmi come la vede,
peccato che i presupposti suoi siano sbagliati e quindi sia proprio inutile parlarne.
Ti provoco, perdonami. Ricordiamoci sempre che quando noi abbiamo una visione molto netta di qualcosa ed è illogica e non c'è spiegazione, se noi andiamo un attimino a esplorare troviamo che anche la posizione dell'altro è assolutamente coerente, congrua.
Perché lei è ancora madre e tu sei ancora figlia.
Allora a proposito di questo, sul fatto che uno dice una cosa e uno ne dice un'altra e abbiamo due punti di vista completamente diversi, io in casa mia la risolvo così, tu la vedi così, io la vedo in quest'altro modo, non possiamo trovare un accordo, non parliamo più di questo argomento perché è impossibile, non sempre del resto si può essere d'accordo
è legittimo che ognuno abbia la propria idea su temi fortunatamente non essenziali familiari e allora non se ne può più parlare, una volta spiegate tutte le motivazioni da una parte e dall'altra, continuiamo a vedere quella cosa in maniera diversa, va bene, basta.
Mi fate domande che mi solleticano e mi manderebbero in tanti altri argomenti, quindi la sofferenza di rimanere un po' stretta qui c'è tantissimo.
Se l'altra parte rimane della sua e io rimango della mia e non abbiamo la necessità di arrivare ad un accordo, va benissimo.
Se invece per esempio ci dobbiamo mettere d'accordo su dove andare quest'estate insieme come famiglia in vacanza,
qui c'è la vignetta di Mafalda, guardate che bellissimo, che dice ti offro una negoziazione win-win, vincere-vincere, soddisfatti entrambi, lui vuole andare, il suo amico vuole andare in montagna, lei vuole andare al mare e gli dico puoi portarti gli sci se vuoi al mare.
Quando noi abbiamo la necessità di trovare un accordo e sul lavoro dobbiamo trovare un accordo, qui in realtà dobbiamo entrare nell'altro punto di vista e trovare una soluzione che sia soddisfacente per entrambi.
E guardate, non è fantascienza, io credo che l'80% del mio lavoro sia proprio questo. Io facilito gli accordi e non lo faccio mai trovando io la soluzione, semplicemente lavorando sulle persone e allargandogli la loro interpretazione del contesto, perché le persone sono chiuse nelle scatole.
Buongiorno, io volevo fare un intervento un po' quasi riassuntivo di quello che ho capito oggi da questo momento di formazione.
Io mi chiamo Vincenzo Fiorentino, lavoro a Niguarda, ho visto che tra le cose che sono saltate fuori in questa occasione c'è la parola ascolto, che è quello di comprendere esattamente quello che l'altro ci vuole dire,
La concentrazione nella gestione dello stress perché secondo me arrivare al dunque per una soluzione ci vuole la concentrazione, ci vuole la formazione che è alla base di quelle che sono le nostre capacità esperienziali.
insomma, quindi tutta una costruzione della nostra professionalità ma anche della nostra persona
e la capacità non ultima ma molto importante di prendere una decisione,
quella cioè di essere in grado comunque di esprimere una decisione.
Allora, queste cose sono quattro cose che ho segnato nel percorso che abbiamo appena seguito.
Ho capito. Racconto un'esperienza perché forse è importante per comprendere tutto questo riassunto. Io faccio lo strumentista in una sala operatoria, in più lavoro in un centro sperimentale che gestisco come coordinamento dei laboratori.
facciamo formazione e sperimentazione, a volte ci troviamo anche di fronte a delle situazioni un po' nuove
ma nel blocco operatorio dove io opero che si occupa di laparoscopia, trapianti, urgenze di vario genere
non è un autoelogio questa premessa, vorrevo solo raccontare un po' quello che è questa esperienza
E' successo in un episodio che si è creato uno stress che ha immobilizzato un'equipe chirurgica.
Durante un'epatectomia una stapler, suturatrice lineare, forse la dottoressa non comprende la materia,
ma voi che siete miei colleghi sì, si blocca su una vena sovraepatica.
penso sia capitato
un po' anche a qualcun altro
un'esperienza simile
ho avuto anche occasioni di una colecisti
che poi è stata recuperata
tanto per dire in 25 anni
insomma qualcosina è capitata
però questa cosa qua
ha mandato un po' il sistema in tilt
quindi tutti si sono bloccati
non sapevano come uscirne fuori
l'analisi da farsi
era molto semplice
uno, come si usa
correttamente quella stapler
Era stata utilizzata forse in maniera impropria perché durante la fase di avanzamento della lama non era stata ben utilizzata, quindi non era stata avanzata la lama tutta, si è bloccata.
Sono stato chiamato io che ero su un'altra sala per dare un aiuto perché con l'esperienza che si è creata negli anni mi hanno chiesto una, tra virgolette, consulenza.
Allora, ovvio che per prendere una decisione di questo tipo ci vuole anche la relazione, che è l'ultima cosa che non ho detto ma che è fondamentale, cioè la relazione sulla fiducia.
Io ho dato delle indicazioni al chirurgo in questione facendogli applicare in maniera molto serena un clamp a monte e un clamp a valle e poi aprire la stapler col sistema di sicurezza, cosa che tecnicamente sembra facile a tutti ed è capitato.
In realtà in quel momento si erano fermati e non sapevano come uscirne fuori.
Allora per concludere il mio intervento è che va a mettere il focus sullo stress, sullo stress che si è creato ha reso tutta l'equipe incapace di prendere una decisione.
questo volevo dirlo
alla fine di questa relazione
perché è un'esperienza e credo che sia utile
condividere anche questo
grazie
grazie Vincenzo, avevo chiesto anche io a lui un aiuto
anche perché
io vi parlo di tante cose, le riportate
nella vita privata, abbiamo parlato appunto
di tua mamma, figlia eccetera
però io vi invito anche perché
è importante che voi facciate anche il collegamento
nella vostra testa sul lavoro
cioè queste cose, noi le viviamo
Ogni giorno un sequestro emotivo, una situazione in cui io non so più cosa fare, succede ogni giorno. Quindi tutti quei momenti che sono di condivisione con la squadra, di immaginare, prefigurare eventuali difficoltà, di studiare, di formarsi, di mettere quei momenti di formazione, pensarli proprio come un momento in cui mi devo focalizzare, devo registrare certe cose perché poi mi serviranno dopo.
Noi tante volte andiamo in formazione pensando ad altre mille cose e facendo altre mille cose, invece la formazione dovrebbe essere proprio un settaggio della mente che è differente, veramente non lo diminimizzate a favore poi dell'esperienza, non volendo in nessun modo poi ridurre l'esperienza.
Quanto ci conosciamo? Avete fatto il test? Ah non ve l'hanno dato, scusateci perché non pensavamo a tutto questo afflusso, vi ringraziamo tantissimo, vuol dire che vi manderemo il test se volete.
Mi perdonate se prendo un po' l'iniziativa, però un altro elemento che era da precisare
e che è capitato sempre nelle esperienze, che è più banale e quindi che in un qualche modo
ha immobilizzato la situazione, è stata l'occasione di un utilizzo di un filo di sutura metallico
sulla chiusura di uno sterno
il paziente era allergico al nickel
e non si capiva bene
se all'interno di questo filo
ci fosse o meno
la presenza di nickel
allora premessa che
in tutti i fili metallici per mantenerli
morbidi lo sappiamo
c'è bisogno del nickel che dà un po'
quella capacità di elasticità
e nel non sapere
prendere questa decisione
l'alternativa è stato un filo intracciato
in Etibon 5
che non so se qualcuno di voi conosce
che si
è prestato per questa
occasione, di fatto
il nocciolo della
questione è che nel
momento in cui uno non sa
se fare una cosa
e soprattutto se la fa in sicurezza
è meglio non farla
e per prendere una decisione bisogna
trovare schede di sicurezza
dei presidi
di tutti i device che usiamo
aggiornarsi
quindi formarsi
e soprattutto eventualmente ricorrere anche
al metodo di fare una telefonata
a chi qualcosa di più la sa per avere
una soluzione
l'errore da non commettere è quello di
pensare e dire
facciamo così che forse va bene
forse all'interno di un contesto operatorio
come il nostro
di tutti è bene evitarselo
insomma essere sicuri
di prendere delle decisioni che siano
sono, come dire, certe, non approssimate.
Grazie.
Come paziente sono assolutamente d'accordo, anche perché ogni volta che vengo ai bassi convegni mi preoccupo enormemente quando sento queste cose.
Allora, mi dispiace appunto che non tutti ce l'abbiano, quindi non so se riuscite ad affiancarvi a qualcuno, almeno per vedere un po' le categorie, ma questo è uno dei tantissimi, più che altro per capire, ci sopravvalutiamo o ci sottovalutiamo?
Ci sopravvalutiamo, l'abbiamo detto in tante cose, ci sopravvalutiamo nel pensare che anche senza formazione tanto noi se la caviamo sempre, ci sopravvalutiamo nel pensare che abbiamo accesso a tutte le informazioni, che il nostro punto di vista è sempre la realtà, gli altri pensano strano o si sono persi i pezzi.
Ci sopravvalutiamo nel pensare che abbiamo sempre ragione anche e che siamo capaci di razionalità perfetta. Ci sottovalutiamo nell'ascolto, siamo convinti che noi siamo bravissime ad ascoltare, sono gli altri che non ascoltano.
Ci sopravvalutiamo con l'overconfidence.
Fotografie è scontato, quella è l'overconfidence, non viene neanche messa in discussione, è sotto la soglia di consapevolezza e per questo vado veloce perché dite ma cosa vorrà, cosa vorrà sta docente, cosa vuole?
in realtà io lo so
che è rarissimo che in un'aula
una persona mi dice immagini
mi dicono tutti fotografie
e poi mi guardano, fotografie no?
noi così facciamo, fotografie che altro
invece si chiama
iperrealismo
questo è l'overconfidence, poi ci sottovalutiamo
questa ve l'ho trovata proprio ieri
guardate sto gattino
è la parte più divertente
nel mio lavoro
ci sottovalutiamo perché?
perché? Perché siamo convinti di non poter cambiare, perché siamo convinti che non siamo
capaci di fare certe cose, perché siamo convinti che sia troppo tardi, che comunque sia impossibile
influire su quello, che con quello non c'è niente da fare, ma ve ne potrei citare centomila.
Ci sottovalutiamo da un sacco di punti di vista, ci sottovalutiamo sulla nostra capacità
di influenza, la nostra capacità di influenza ce la giochiamo alla pari tra un essere umano
e l'altro, non ha nulla a che fare
col grado gerarchico
lo sanno bene
quei capi che vivono
sotto l'influenza di qualche collaboratore
difficile o rompiscato
lo so io
e qui, scusate ma questa
la devo dire perché
quando io approccio il vostro mondo
purtroppo l'ho approcciato anche per motivi
personali, ma quando
arriva un paziente in un ospedale
piuttosto che in qualcosa e ha una tensione
emotiva perché non è che ci va lì tanto divertito o altro, c'è questa sensazione
sempre che invece voi influite tantissimo sulla persona e la persona arriva lì un po'
piccolina, abbasso le orecchie, pronta a seguire tutto quello che mi dite, cercando di avere
un po' d'attenzione eccetera. Poi qualche volta invece mi metto lì e dico no, cerco
di applicare la mia capacità di influenza. Dopo un po' il medico o il chirurgo mi guarda
mi fanno, ma lei che lavoro fa? Perché ovviamente io non arrivo mai con la tecnica, mi arrabbio
piuttosto che altro, perché il mio obiettivo è avere informazioni sulla mia mamma piuttosto
che su altro, ma in realtà instauro un livello diverso di relazione. Noi possiamo influire,
ma se io sono stanca e quando sono praticamente stanca, praticamente giù o praticamente altro,
oppure io rischio che magari i soldi aspettano in qualche modo e non mando messaggi. Attenzione,
Quando io parlo di comunicazione, quindi, vi parlo di qualcosa di molto sofisticato, perché non è che io arrivo là e inizio a rompere scatole a tutti, quella anzi è la peggiore tecnica in assoluto, penso, per ricevere attenzione.
Lo saprete anche voi molto bene. Quindi ci sottovalutiamo su tantissime cose, sottovalutiamo il pensiero sistemico, la capacità di comprendere la connessione tra gli eventi per poterli influenzare,
la capacità di cogliere le reti anche di influenzamento, ma anche le reti tra gli eventi, tutte cose che non abbiamo studiato a scuola, in qualche classe però all'elementare adesso si cominciano a insegnare gli scacchi, gli scacchi potenziano il pensiero sistemico, prefigurare scenari.
I numeri. Il test, volete sapere qualcosa sul test? Allora scusate se me ne date però uno perché io non ne ho più nessuno, appunto mi scuso con chi non l'ha ricevuto, poi se volete ve lo mandiamo insomma, anche io personalmente mi impegno.
Sono dei test che vi danno un'occasione di riflessione, in realtà l'occasione di riflessione io spero di avervene dati tanti senza bisogno di test, però questo evidenzia alcuni stili di pensiero.
Il test è sullo stile approccio al lavoro. Noi siamo in realtà molto spesso dicotomici, o magari abbiamo un certo tipo di approccio piuttosto che un altro. Io ovviamente lo sto semplificando enormemente perché noi siamo molto più complessi di tutto questo.
Però ho provato un pochino a definire alcuni approcci. Allora, come approccio al compito noi possiamo essere divergenti o convergenti. Convergente è quello che è focalizzato, molto però razionale e scende sempre di più nell'imbuto del ragionamento.
D'accordo? È quel tipo di persona che parte da un problema e piano piano procede e va a scremare. È utilissimo se voi avete un imbuto molto ricco di soluzioni e di idee perché sennò arrivate alla fine dell'imbuto e non c'è la soluzione e siete fregati.
Il divergente invece è l'opposto, è quel pensiero che allarga, è il pensiero che è capace di trovare le soluzioni, è il pensiero che allarga l'interpretazione, che cerca le soluzioni.
Quindi se siete più sul convergente o sul divergente lo vedete un po' voi sul test.
Vuol dire che li avete tutti e due.
Allora lì sarebbe interessante sapere se usate quello giusto nel momento giusto.
perché noi siamo capaci
anche di usare magari il divergente
quando si tratta di chiudere
e invece il convergente quando dovremmo
invece allargare
siamo dei capolavori, guardate quando si tratta di sbagliare
poi abbiamo
dunque
dettaglio globale
c'è chi ha bisogno
di andare nel dettaglio
sempre e comunque
e tra l'altro è capace di
capire il dettaglio senza avere il quadro
Io ad esempio non sono capace, se a me non mi spiegate il quadro io non capisco il dettaglio, io sono globale, quindi sono bravissima nella visione sistemica, bravissima nell'inquadrare un grande contesto, ma se poi mi chiedete di diventare convergente e dettaglio e andare lì, io mi annoio.
Quindi per fortuna però tante persone che lo fanno con grande passione quella parte del lavoro.
Poi abbiamo relazione obiettivo, anche questa è un'altra dicotomia che usiamo tanto in consulenza, cioè la persona che è più orientata all'elemento umano è quello che è più orientato al risultato, se voi siete tanto orientati al risultato sarete meno focalizzati sull'aspetto umano, perché il famoso 7 più o meno 2, quello è,
Quindi se voi siete molto focalizzati sulle cose, sul compito, sugli obiettivi, gioco forza, sarete meno interessati alla relazione, all'elemento umano e a tutta un'altra serie di aspetti.
Abbiamo monotasking e multitasking, anche questo l'abbiamo detto, quindi ne abbiamo già parlato tanto, insomma non aggiungerei.
Come siete venuti? Monotasking o multitasking?
Mono? Multi!
Quindi benissimo, tenetevelo però, tenete conto che potrebbe essere rischioso in certi casi, io te l'ho tolto completamente, perdonami, no no, ha finito, l'ho visto, e l'ultimo che vedete, proattivo-reattivo, il proattivo e il reattivo, un po' ne abbiamo parlato, ha a che fare con la responsabilità, il reattivo, che anni fa era una cosa bella, adesso è una cosa brutta,
prima reattivo era
che bello, reagisce
siccome il mondo adesso cambia con una velocità
spaventosa, non ci basta più la capacità
di reazione, ci serve la capacità
di anticipazione
quindi ci siamo inventati
questo termine che è proattivo
il proattivo anticipa
gli eventi e anticipandoli
li modifica
quindi la proattività
questo è l'unico fra tutti
quelli che vi ho detto finora
dove io dico sempre bisogna essere proattivi
mentre gli altri ci sono punti forti e punti deboli
nella proattività se voi ce l'avete è un grosso bagaglio
e noi nelle nostre organizzazioni, quelli che sono proattivi
li riconosciamo e siamo tutti d'accordo che sono proattivi
sono quelli che vedono oltre, sono quelli che anticipano
sono quelli che creano il piano B, il piano C
sono quelli che hanno l'iniziativa, ma attenzione non l'iniziativa così casuale
L'iniziativa in relazione a un obiettivo e in relazione a quello che dovrebbero fare. Io sto finendo perché anche... Come ne usciamo? Focalizzazione e feedback. Ne uscite se volete cominciare a leggere qualcosa su queste materie, ci sono tantissimi libri e quindi potete imparare tantissime cose.
Io spero di avervi già dato qualche punto, piccolo esempio, anche piccola riflessione da avviare anche, ma anche confrontarsi con le persone, confrontarsi con la propria squadra, cioè quando noi parliamo di lavoro di squadra, cerchiamo di avere un buon clima, sono tutte cose che sembrano teoriche.
sembra che organizzo una pizza e si risolve, no, le persone non vogliono la pizza, le persone vogliono delle relazioni autentiche
che attenzione non vuol dire qua confidarsi o altro, vuol dire la possibilità di esprimersi, di dire se c'è una difficoltà, di affrontare insieme le difficoltà
di essere ascoltati se c'è un'idea anche da riportare, volevi dire qualcosa?
Volevo fare un po' l'avvocato del diavolo. Quanto le aziende spendono in questi corsi e seminari che oggi qui lei ci ha rappresentato?
Visto che ormai sono aziende con grossi manager, grossi dirigenti che hanno sempre un obiettivo da perseguire e poi magari si perdono per strada tutto il resto.
Grazie.
qualcuno che invece comincia a pensare
che sia una cosa importante
una cosa soltanto aggiungo
in realtà molto
spesso sono gli specialisti
stessi, chirurghi, infermieri
o altro che dicono
non certo voi, quelli cattivi fuori
che dicono ma che ci servono
a noi queste cose, a noi ci serve il
corso tecnico, non certo queste cose
quindi
il mio tentativo oggi
è anche un po' di farvi capire
Cosa c'è dietro questo? Perché purtroppo noi viviamo un pochino con grande sofferenza il fatto che molto spesso queste materie vengono viste tecniche per venditori piuttosto che roba del genere e siamo veramente lontani da tutto questo.
Posso fare una domanda? Io sono Salvo Latina e sono un coordinatore, come può un coordinatore, nella fattispecie perché sto parlando di me, a non essere reattivo, cioè nel senso in base al contesto in cui lavora?
Ecco anche qua un mondo di risposte, però io dico soltanto una cosa, il proattivo, in realtà i modelli di proattività eccellenti sono nati tutti in contesti dove sembrava impossibile accettare la situazione.
Se voi pensate, avete visto tutti La vita è bella? Perfetto, nella vita è bella il bambino ha vissuto l'esperienza del campo di concentramento? No, lui era nel campo del concentramento ma non l'ha vissuta e quello è ovvio è un film ed è il capolavoro della proattività, è andare a creare qualche cosa che attenzione anche lì non era finto per il bambino, cioè lui realmente non l'ha vissuta.
Voi pensate che ci sono tantissimi casi, a parte che se ci guardiamo intorno noi ci chiediamo come esistano Bebevio piuttosto che altre persone, è chiaro sono personaggi famosi, ma io sono convinta che nel vostro intorno, intorno a voi, voi trovate persone che sono riuscite a riconvertire una difficoltà o qualche cosa in qualcosa di completamente diverso.
il reattivo è quello che sta lì davanti alla televisione e fa zapping
il proattivo è quello che dice
io mi metto davanti alla televisione solo se scelgo che c'è un programma che mi interessa
adesso qua vi dico anche
su questa cosa banalissima
quante volte noi decidiamo di essere reattivi perché è più facile
io sto lì perché è più facile
la proattività è faticosa e ci vuole comunque coraggio
ci vuole pensiero, ci vuole focalizzazione, ci vuole responsabilità
io infatti dico sempre alle persone
se volete cambiare qualcosa, il rapporto con il capo
qualcosa, lui mi fa, ma da noi è rischioso
quella, io non ti invito a rischiare
io ti invito a ragionare
a riflettere, ad imparare, a capire
se ci sono strategie diverse
poi quando tu sarai capace magari
di affrontare queste cose in un modo diverso
magari andrai
io non vado da un mio cliente alto
e gli dico in malo modo
che certe cose non le deve fare
ma dopo anni che ho studiato comunicazione
credo di aver capito come riuscire a dire certe cose e quindi mi posso permettere il lusso di essere proattiva e di non subire.
Però io non è che vi invito qua domani, sfracellatevi tutti, ma se c'è qualcosina che potete cambiare nel vostro entourage,
non sottovalutate la vostra sfera di influenza. Ci sono persone che vivono tutta la vita in una piccola mattonellina,
ferma, ferma lì e poi mi dicono
ma io non posso far niente
è un po' il gioco che avete fatto prima, i numeri
io li ho fatti, io li ho letti in sequenza
ma perché non era in sequenza? No
noi ci diamo un sacco di limiti
in più, c'è un tempo per
l'apprendimento eccetera
il feedback, cercate
tanti feedback, i feedback
aiutano perché ci danno
un sacco di risposte anche in più
grazie
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