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15° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA II SESSIONE SETTING ASSISTENZIALI IN SALA OPERATORIA. DALL’ACCOGLIENZA ALLA DIMISSIONE: APPROFONDIMENTI Focus sulla COMUNICAZIONE M. Stingone (Napoli)
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C'è qualche altro che vuole intervenire? C'è la dottoressa Stingone?
Come dire, mi avete lanciato un assist, non possono intervenire.
Allora, a parte il fatto che nord-sud, io vi ho portato gli studi, avete visto, sono internazionali,
c'è questo problema della comunicazione in sala operatoria, è un problema che c'è in tutti i paesi del mondo.
Vi ho portato Nuova Zelanda, c'erano studi del Giappone, in Inghilterra non ne parliamo proprio,
quindi non è assolutamente un problema nord o sud.
il discorso sono d'accordo
credetevi, allora io
sono un'infermiera, oggi mi occupo di
scoprirmi, ho fatto 15 anni di clinica prima di diventare
risk manager, io vengo
invitata anche a congressi medici
a parlare, quindi da questo punto di vista vi voglio
rassenerare che qualcosa sta cambiando
ma non è sicuramente nell'ambito
di una mattinata, di un congresso
che noi il problema lo risolviamo
io personalmente ci sto ragionando da 10 anni
Toto mi ha invitato pezzo 4 anni
fa a parlare la prima volta di questo argomento
è una cosa complessa
Allora sicuramente abbiamo un grosso problema di integrazione nelle team chirurgiche, abbiamo una difficoltà notevole con i chirurghi però forse è il caso che cominciamo a guardarci all'interno del nostro gruppo professionale.
dobbiamo cominciare all'interno a creare la massa critica che piace di cambiare le cose
noi adesso in Italia da gennaio stiamo cominciando a parlare seriamente di sicurezza delle cure
come dicevamo prima ci sono nuovi terreni contendibili che sono liberi perché ancora nessuno le cose le fa
e allora se visto che siamo noi ancora più dei medici consentitemi a dover essere garanti della sicurezza del paziente
Cominciamo a muoverci in questo senso qua. Il processo di cambiamento anche culturale se non viene dagli infermieri, ma da chi dovrebbe venire? Io non lo so da chi dovrebbe venire.
Quindi sono d'accordissimo con la collega, però ti dico che non è la soluzione far venire qua i chirurghi a sedersi, no, non è quella la soluzione, la soluzione deve nascere all'interno dei setting assistenziali delle vostre sale operatorie, all'interno dei gruppi, cominciare a discuterne, a parlarne, a affrontarli e ad acquisirle consapevolezza.
Io vorrei stressare comunque un concetto, noi adesso parliamo di sicurezza, la legge Gelli ce lo ricorda quotidianamente, quando ha relazionato il collega Casa di Dio,
Non so se avete notato, sulle linee guide dell'Assia Arti, che è un'associazione di medici anestesisti, si permette di dire qual è il compito dell'infermiere.
Io spesso e volentieri dico compito perché per loro è compito, non è una modalità, è un percorso condiviso.
Domani andremo alla consulta e voglio proprio vedere se adesso diranno i medici noi cosa dobbiamo fare. Sono d'accordissimo con Mariana Zingore perché si comincia dal basso.
Io vi porto una piccolissima esperienza dell'Aslbari, sono pugliese, in pratica la nostra checklist si configura nella parte retro, come la chiamo io, con quella classica, quella davanti e la parte iniziale l'abbiamo cambiata con un forte piglio di volontà, non voglio dire altro perché sono una che lavora di pancia ed è anche di pancia caratterialmente,
Ci siamo imposti, abbiamo creato una rete delle sale operatorie sicure perché è un'ASL grandissima con dislocazioni varie da Conversano a Polignano e tutto quanto quindi è un'ASL con un bacino di utenza enorme, ci siamo riuniti, abbiamo chiesto che venisse uniformate tutta una serie di procedure e ci stiamo riuscendo, abbiamo cominciato con la serializzazione e poi con tutta quanta un'altra serie di belle cose.
se speriamo di riuscirla a fare, la parte davanti, come dico sempre, della checklist è una parte che viene compilata nel reparto.
Nel reparto viene compilata, quindi quella a noi serve da 3 di unionfa, reparto e noi.
Chiaramente la litigata è quotidiana. Io lavoro in questo ospedale adesso da due anni, dove c'è l'ortopedia.
Gli ortopedici, non lo so perché, con i ginecologi sono i peggiori compilatori di checklist. Ho da fare, me ne devo andare, devo correre. Quindi ragazze, riunirli qui, anche nella nostra azienda, quando i corsi che hanno argomenti trasversali che interessano forse più loro che noi, non ci sono mai.
Per cui ci siamo detti, i coordinatori del blocco operatorio dell'Aslbari, cominciamo noi a fare la guerra e io la comincio a fare nel mio blocco operatorio quando vedo il primo infermiere, qui diciamoci la verità, che con il chirurgo sai, ma no, poi quello si incazza, siamo amici.
Se siamo compatti e professionali e determinati vi assicuro che un grammo al giorno arriveremo a fare un chilo in un anno. Questa è la mia speranza e sono anche datata rispetto a molti di voi tra poco la pensione però questa è l'unica strategia.
riunirli qua, qua ti dicono pure di sì
quando andiamo alle
riunioni, ha ragione signora Cipri
ma quando mai?
quando mai?
quindi diamo la parola a
c'è il dottor Salamanca che voleva intervenire, prego
sì perché, no mi sembra corretto
non vorrei fosse passato un messaggio sbagliato
non vorrei essere ricordato
per quello dei pasticcini
dico i sela
no no ok
quando io ho definito
un'assistenza fantasma non era una diminuzio, anzi era una valorizzazione di una parte di assistenza
che purtroppo da parte di qualcuno anche volontariamente non ha la giusta valorizzazione.
Noi non abbiamo bisogno di pasticcini, il sorriso basta e manza, volevo semplicemente dire che anche noi
abbiamo una difficoltà oggettiva in ambito siciliano perché uno le cose le deve dire se no non migliorerà mai
Ormai dal punto di vista applicativo la checklist è stata intesa come uno strumento da burocratizzare, il che significa negare il valore aggiunto di questo strumento che è la proazione. Io se lo devo utilizzare perché voglio avere un riscontro in termini di riduzione del rischio, anche se noi il rischio lo possiamo comprimere fino a un certo punto ma poi ci dobbiamo fermare come lo stantuffo nella siringa. Il rischio zero non esiste e lo dobbiamo accettare.
io utilizzo spesso in molte presentazioni
questa frase, chi mangia fa molliche
perché siamo esseri umani
il fatto romano che abbiamo citato
più di una volta
tanto per spiegarvi un po' come funziona dalle nostre parti
e concordo non al 100%
al 101%
se uno studente a me dice
procediamo nella descrizione del cateterismo
vescicale, ormai lo sanno
mi lavo le mani, tornano
cioè vengono rimandati
la prima cosa da fare è presentarsi
Io voglio sapere da persona che sta sdraietta sul letto chi mi deve mettere le mani addosso e perché lo deve fare e deve essere anche garbato, quindi anche noi siamo da questo punto di vista molto allineati.
Nella nostra organizzazione non abbiamo i numeri della dottoressa Baglio, mi auguro di averli perché potrebbe essere anche simpatica questa cosa, però abbiamo un infermiere che fa accettazione e vive di due checklist.
La prima è quella di preparazione al reparto che va in double check, quindi me la preparano su e noi poi la riverifichiamo scusandoci col paziente perché gli facciamo le stesse identiche domande. Io sono uno che si incassa se poggiano la documentazione sulle gambe della persona mentre lo trasportano perché non è un poggiacarte, quindi non che io non sia d'accordo, l'ho detta scherzando nel senso che però è anche vero che difficilmente un paziente starà fuori alla porta a cercare lo strumentista, non me ne voglia dottore Starazzini,
però l'esperienza è anche questa. Non vuol dire che noi non abbiamo partecipato, non siamo parte di un sistema attivo, non abbiamo fatto quello che dobbiamo fare nel modo migliore possibile.
Forse il paziente per un principio di affidamento lo sente di meno o lo vede di meno. Io l'altra volta ho stemperato, c'era una situazione drammatica, abbiamo attivato il pronto soccorso,
è stato chiuso da una parte in città
è riaperto dalla nostra parte
c'erano delle persone fuori dalla porta
che erano ansiosissime
siamo finiti al bar
mentre l'intervento della figlia era in corso
io ho vinto un caffè offerto
e una nota all'URP
perché sono riuscito a stemperare
quello stato di ansia da fuori
banalmente dicendo
guardi, siccome lo coordino io
la prima persona che dovrebbe stare preoccupato
sono io, se io vi sto portando
a prendere un caffè
potete stare tranquilli
questa cosa praticamente li ha rasserenati
quindi la relazione è importante
io dico che lo spettacolo col paziente è uno spettacolo
senza repliche
non ce ne sono, te la giochi tutta lì
non puoi rimediare
da 0 a 100 come dice Baby K
un'altra cosa per dire che
l'aspetto del rischio clinico
io non so se l'avete sentito
io sono un segnalatore
diciamo sfrutto molto il modello di incident reporting
ok
che è una segnalazione
indicazione anonima, io mi firmo perché io voglio essere partattiva in questo percorso, io devo dare indicazioni perché se segnalo io la gente mi deve chiedere dove è stato il problema, non deve andare a cercare con l'anternino, lei che fa le risk manager se non gli segnalano almeno il reparto dove lo deve andare a cercare il problema.
Noi abbiamo un bel progetto, non so se le conosce Enzo Parrinello, sicuramente sì, noi abbiamo portato avanti una cosa che si chiama Global Trigger Tool, che è una cosa che hanno fatto in America e che noi abbiamo importato, già abbiamo una storia di quasi tre anni e scopriamo delle cose come revisione documentale e cartelle che sono inaccettabili.
Consensi, consensi, non firmati dal medico, il che vuol dire che in questo rapporto di contrattualizzazione non c'è stata la giusta informativa, il consenso manca, abbiamo intercettato un mare di errori e di complicanze purtroppo che non emergono con i normali sistemi di segnalazione.
Quindi, ripeto, io parlo a nome del mio gruppo perché sennò sembra brutto, cioè che non ci portino i pasticcini va benissimo, quindi volevo semplicemente precisare questo, però è vero che va sicuramente stressato il concetto di relazione.
Grazie.
E poi volevo dire un'altra cosa prima di questo riguardo al fatto che lei ha detto che in realtà noi infermieri dovremmo seguire il paziente dal momento in cui fa la visita anestesiologica e poi andarlo a rivedere il giorno dopo il reparto.
Non da quando fa la visita anestesiologica, dal giorno prima dell'intervento.
Il giorno prima, ok, io parlo di visita anestesiologica perché è legata al giorno prima, però voglio dire...
Sì, conosco i limiti del lavoro per cui so anche che non si può con tutti perché ci sono oggi pazienti che entrano la mattina e vengono direttamente in sala operatoria,
ma il mio era riferito e non l'ho specificato ai grossi interventi, quindi su pazienti selezionati perché onestamente non posso dire che si fa con tutti perché non ce la si fa.
Ecco, io volevo dire questo, non c'è neanche la possibilità di farle con i grossi interventi
perché a parte non c'è organizzazione, perché ci dovrebbe essere un'organizzazione ben precisa
in quello che è la distribuzione dell'orario per quanto riguarda gli infermieri
perché se io non faccio pomeriggio il giorno prima, faccio un esempio, non è che posso conoscere il paziente
poi io sono una che questo lo faccio ogni tanto, ma lo faccio di nascosto
non lo posso fare perché io sono una che lavoro molto sulla comunicazione, sul counseling, sull'aggancio empatico e quant'altro
e sono l'unica in sala operatoria che faccio questo, nessuno capisce niente a partire dai miei colleghi con tutto rispetto, neanche i medici, anzi mi ostacolano, io ebbi la fortuna nel raccontarvi questa mia esperienza che vi voglio dire così, che quella mattina c'era l'unico medico, l'unico anestesista che capisce ciò che faccio e mi fece lavorare, perciò ve la voglio raccontare perché è veramente bella.
C'era un ragazzo di 30 anni ricoverato in una clinica psichiatrica, si era buttato dal balcone, aveva fratturato il femore, la caviglia e quant'altro.
Il femore che era stato già operato e la mattina mi arrivò dopo un po' di giorni che aveva praticamente rotto l'omero.
Non ricordo bene adesso che parte c'è.
Naturalmente essendo psichiatrico già viene inquadrato in un modo tale che come se non ci fossero repliche.
In realtà non è così, naturalmente nell'adeggenza ospedaliera giù in ortopedia si era strappato tutto, era diventato aggressivo, i motivi poi se li sanno loro, magari sono anche scontati, non lo so, a volte.
Arrivato in sala operatoria il primario dell'ortopedia esordisce in questo modo, Peppino non perdere tempo stamattina vicino all'anestesista nel corridoio,
questo è un malato psichiatrico, fagliela totale, non possiamo assolutamente perdere tempo a fare le plessiche, ne mette a fare queste stupidaggini, dobbiamo fare la generale.
Io stavo là che accoglievo il paziente e stavo con questo anestesista, ci guardammo in faccia, l'anestesista che sapeva bene che facevo disse chiudiamo la porta e entriamo dentro.
Io feci semplicemente l'aggancio empatico, quello che faccio con tutti quanti e che cosa successe?
successe che nell'arco
di qualche minuto il paziente
fece tutto da sola, gli ripresi
la vena da sola, in ortopedia
quattro persone se la vena, un casino
mi ascoltava perfettamente
ma io l'ho anche
accarezzato, mi sono tolta i guanti
ho lavato le mani e gli ho accarezzato
il viso e ho girato
il volto dal mio lato
e gli spiegavo tutto ciò che accadeva
che doveva collaborare
l'anestesista ha lavorato
abbiamo fatto il blocco plessico
lui si è agganciato e non si staccava più da me e le parole sono state queste, adesso non mi lasciare, no non ti lascio, ho aspettato che si addormentava e poi mi sono imposta al risveglio devo stare a fianco a questo paziente.
Ma io non mi dico e non vi racconto quella mattina le problematiche che ho avuto per far sì che io potessi rimanere a risveglio di questo paziente a fianco al capezzale, per tutte le problematiche che c'erano e per tutti gli ostacoli che quotidianamente vengono fatti perché non si riesce a capire l'importanza di questa cosa.
E allora questo l'ho voluto dire perché poi concludendo il paziente io me ne sono andato è sceso il reparto il giorno dopo mi cercava io ero andato in ferie non c'ero potuta andare ci sono sono tornata dalle ferie il paziente era stato dimesso ma la cosa peggiore sa qual è stata che a un certo punto diceva che io ero la sua madonna era una sua cosa aveva trovato questa madonna e quando è andata a dire agli infermieri ai medici al primario dell'ortopedia per favore voglio rivedere l'infermiera dalla sala operatoria perché ci voglio parlare.
Io ho bisogno di quell'infermiera, gli è stato risposto, perché poi me l'è venuto anche a dire il primario, ho detto basta, l'infermiera si vede una volta sola, non si possono vedere, cioè in questi termini.
Allora, penso di essere riuscita a fare una grande cosa per il paziente, quello di evitargli un'anestesia generale rispetto a una plessica che penso sia veramente tanta.
allora volevo
sottolineare proprio questo punto qua
che diceva la collega che è una cosa importantissima
troviamo un modo
trovate un modo voi organizzatori
io sono rimasta
esterrefatta di questo congresso
è il primo anno che vengo fatto così
ad alto livello ma
che come ieri c'è stata questa presentazione
di questo ingegnere
che mi è piaciuto molto
mi ha entusiasmato facciamo in modo
proprio su questa cosa
Che deve essere unica e sola e a quell'ora ci deve stare solo questo perché se ci stanno gli interventi in corso naturalmente i chirurghi ma che se ne fregano di venire a sentire come si gestisce l'aggancio empatico di un paziente in sala operatoria ma questo dappertutto voglio dire non solo in sala operatoria. Questo è quanto.
Grazie per aver condiviso con noi questa tua importante esperienza, però volevo dirti una cosa, quello che tu hai fatto è un aspetto assistenziale importante e farlo con tutti significa non solo rivedere il modello organizzativo ma anche rivedere il modello proprio assistenziale diretto.
C'è un'attività che deve essere prevista e codificata, così come abbiamo visto la distribuzione degli infermieri nelle sale operatorie con le varie specialistiche, questa deve essere a mio avviso un'attività proprio prevista e codificata.
La consulenza infermieristica che viene fatta prima di un intervento ma anche post, ma dobbiamo anche pensare che non tutti i pazienti si ricoverano nel giorno prima dell'intervento, oramai siamo organizzati per fare un tipo di chirurgia che prevede il ricovero direttamente il giorno dell'intervento,
Quindi questa è già un'attività difficile da sostenere dal punto di vista infermieristico, però non è detto che non ci si possa ripensare in una revisione del modello.
Volevo darvi una speranza, perché di speranza si tratta. La legge Gelli dice che il tempo della relazione è tempo di cura, è la prima volta che viene detto.
E questo cosa significa? Che viene riconosciuto il momento della relazione per il medico ma anche per tutti gli altri professionisti sanitari.
Dopodiché rispetto alla checklist eccetera, credo che molto fa il gruppo infermieristico che deve essere solidale e organizzato.
Allora, nella mia realtà, come immagino in tante altre realtà, quando è stata introdotta la CEC abbiamo avuto non pochi problemi, tutti quelli che voi avete ben sottolineato, compilate parzialmente, gli infermieri quasi sempre molto bravi, anestesisti abbastanza, il chirurgo latitante.
E oltretutto era un foglio che veniva inserito in cartella, un foglio volante che poi andava a volte perso, non si trovava, piuttosto che era la scusante per non compilarlo, non l'ho visto in cartella.
Gli infermieri di sala operatoria si sono messi tutti insieme 17 sale operatorie, non gli infermieri stessi ma i loro coordinatori e hanno lavorato per far sì di creare una documentazione assistenziale che partisse dal reparto e quindi gli infermieri del reparto, come diceva infatti la collega Cipri,
che compilano il giorno prima o la mattina dell'intervento, perché è verissimo che oggi i nostri pazienti entrano la mattina per l'intervento,
la check di controllo di tutta la documentazione, il consenso, eccetera, che serve per l'intervento.
Dopo il paziente scende, all'interno c'è la check del ministero che viene compilata e guardata un po'.
E' documentazione assistenziale che però all'interno c'è la firma dell'anestesista e del chirurgo.
C'è voluto un lavoro certosino per convincere chi non voleva firmare o chi firmava dopo a intervento finito o iniziato.
Ma quando gli infermieri si sono messi tutti a lavorare nella stessa maniera si sono bloccati anche dei comportamenti non corretti, non vi dico che è stato facile.
Dopodiché questo fascicolo che è diviso in due fascicoli, uno per gli interventi minori e uno per gli interventi maggiori perché voi sapete che l'assistenza infermieristica all'interno di una sala operatoria è molto variegata e dipende dal tipo di intervento che viene effettuato.
Può essere un'assistenza anche molto complessa piuttosto che un intervento banale dal punto di vista dell'assistenza e dei tempi perché dura un quarto d'ora. Non potevamo avere la stessa documentazione perché voi mi insegnate che tutto ciò che poi non viene compilato è come se non fosse stato fatto un errore.
Quindi due fascicoli distinti, intervento maggiore e intervento minore. Lì dentro c'è scritto tutto quello che l'infermiere fa durante l'intervento chirurgico firmato in maniera di avere il conoscimento e la tracciabilità di quanto è fatto.
Questo fascicolo alla fine del momento della dimissione del paziente dà le indicazioni per l'assistenza ed è firmato anche dall'anestesista per quanto di sua competenza e segue la persona nel suo percorso.
Ma è stato un lavoro massacrante. Abbiamo lottato contro i chirurghi che dicevano perché il mio intervento è considerato minore, io voglio la cartella maggiore e fargli capire che minore, maggiore era riferito alla complessità assistenziale, non alla complessità chirurgica.
Ecco, per cui lì la differenza la fa il gruppo infermierisco e noi dobbiamo lavorare insieme per far questo. Se un infermiere accetta di avere la password del medico per mettere gli orari dell'intervento quando lo deve fare il chirurgo, è l'infermiere che sbaglia e il chirurgo semplicemente approfitta.
Amara verità. Prego.
Scusate, io volevo solamente chiudere in questo senso, abbiamo riscoperto il valore dell'infermieristica, viva Dio, noi nasciamo per empatia, empatizzare, noi siamo nati per quello e la differenza la vogliamo fare, non vogliamo essere comprianti con i chirurghi, vogliamo essere diversi dai chirurghi, ma per esserlo e loro lo sono da noi necessariamente, bisogna solo esserlo.
La natura infermieristica e l'assistenza è di tecnica, relazione ed educazione.
Ci siamo troppo affiancati alla tecnica e per quello vogliamo essere maggiormente complianti.
Oggi, io ho imparato molto perché la sessione è stata ben scelta, abbiamo iniziato secondo il mandato che Palazzini ci chiede,
le live, le dirette e l'interazione con le sale, quindi molto tecnicismo.
Ma finalmente è un trade union comunicativo con altre realtà che parlano di come vivono e come risolvono i problemi.
Di più e su tutto la parte umanistica che emerge e a me insegna moltissimo, è sempre quello il mio obiettivo,
quello di riportarci all'infermieristica di base, che io personalmente dopo 39 anni di servizio riscopro e rivedo sempre più bella.
Noi formiamo gli studenti ai quei quali diciamo che l'empatia va praticata, non predicata.
Esperienze di empatia che ho sentito e ne ho sentite molte oggi saranno il tema portante di Riccione che ci vede al congresso nazionale il 2, 3, 4 maggio.
Esperienze di empatia, io continuo a dire a Caterina, esperienze di empatia Caterina, esperienze di empatia.
Cioè abbiamo riscoperto che ne abbiamo bisogno, fortemente per riportare l'umano nelle sale operatorie, abbiamo sentito persone umane che parlano di problemi umani, di altre persone umane, benvenuti nell'infermieristica.
Va benissimo il fatto di dire che mai il medico deve stare qui, non me ne può più di tanto, io devo stare qui, con voi devo stare qui e parlare di quello che da noi accade, nelle nostre case, sale operatorie, nostre case, noi ci abitiamo più che a casa.
Ragione per cui nella misura in cui emergono esperienze di empatie state già anticipando il tema portante del prossimo congresso AICO, non si vuole solo occupare della grande problematica tecnica che è enorme, benissimo l'infermiere che sa benissimo risolvere un problema gravissimo tecnico, perché benissimo.
Ma abbiamo dimenticato la relazione ed educazione, di cui chiesto ai ragazzi a cosa serve la relazione ed educazione, rapportano sempre maledettamente al chirurgo e all'OS, si dimenticano della parte umana, che siamo noi i pazienti.
Io dicevo, stiamo formando una generazione di ragazzi che assisteranno noi, poveri a noi, saremo i loro pazienti, rendiamocene conto, acquisiamo questa consapevolezza, non per niente AICO porta esperienze di empatia dal punto di vista paziente che ci vede, quale rapporto empatico hai trovato in una infermiere durante il tuo percorso di cura?
E tu infermiera, quale valore hai aggiunto alla tua umanità per il rapporto empatico che hai avuto? Non posso pensare di essere un'altra cosa nel team, perché devo essere una delle cose del team, ma di certo voglio essere diverso, voglio essere differente da quello che fa l'altro.
Non mi deve dire bravo, dobbiamo riconoscerci che quello che si fa è umano e noi per l'umano siamo fatti. Gli infermieri ritornino, e me lo dico, all'infermieristica, siamo ritornati alla nostra essenza, quello per cui abbiamo studiato.
Molto spesso i tempi e gli eventi e le occasioni ci hanno portati da un'altra parte, rimettiamo i piedi per terra.
Grazie Salvatore Casarano.
Mi riaggancio a quello che ha detto il Presidente, proprio per questo motivo al congresso di Riccione allestiremo una parete e poi tra poco ci sarà un link proprio sul sito e si chiamerà proprio frammenti di emozione, proprio per riprendere questo discorso tuo, proprio degli agganci empatici perché noi ci rendiamo conto veramente di quanto siano importanti queste esperienze come quella sua.
Sono delle esperienze bellissime che dobbiamo condividere quindi vi invitiamo non solo a quelle che sono state le vostre esperienze con i pazienti ma anche delle esperienze che abbiamo avuto fra di noi, anche fra di noi colleghi perché a volte quanti whatsapp ci mandiamo io lo vedo nelle comunicazioni di situazioni che abbiamo vissuto anche fra di noi che comunque ci hanno dato tanto e quindi vogliamo condividerle.
Quindi vi invitiamo a mandarci quelle che possono essere delle fotografie, dei biglietti, anche delle cose riferite come ha fatto la collega, di esperienze che avete avuto con i pazienti, con i vostri colleghi, con tutta l'equipe operatoria perché veramente questo può essere un motivo di crescita perché come ha detto Totò l'infermieristica è veramente questa e non ci perdiamo questa parte perché è veramente fondamentale.
grazie, grazie Caterina
ci sono altri interventi, prego
sono
Mariella Troiano, vengo da una piccola
non molto piccola realtà
della Puglia, abbiamo 4 sale
operatorie e riusciamo a fare anche
quasi 5.000 interventi l'anno
con 8 strumentisti
su 20 infermieri in tutto
siamo multitasking, facciamo
7 tipi di chirurgie diverse
e facciamo fuorisala
sterilizzazione, facciamo tutto
Quello che ho capito da ormai dieci anni è che il mio lavoro è solo passione, se facciamo questo è solo per passione.
L'esperienza della signora mi ha molto ferita, tra virgolette, perché mi rendo conto che se non puoi contare sul gruppo tutto quello che fai è inutile.
Ho la fortuna di lavorare in un gruppo bellissimo, siamo dei ragazzi che lavorano per il paziente.
Da qualche anno abbiamo la figura dell'accoglienza, il paziente viene accolto in tutti i sensi, gli ripetiamo le stesse domande 3-4 volte col sorriso, in effetti capita che assistino anche a problemi chirurgici in atto nei dintorni, ma il ritorno di come è stato accolto il paziente a noi avviene molto poco in effetti.
Quando qualche anestesista tempo fa se l'è fatto scappare, noi continuiamo a chiederlo, il paziente ha detto che la sala operatoria è molto accogliente, si è trovato bene, ma è difficile che loro lo facciano di iniziativa.
Quindi perché, volevo dire alla collega, non perdere la speranza che possano cambiare intorno a te, perché se cominci a tirarti indietro, nel senso, lui dice così, lei non fa questo, è finita, cioè se non vai tutti i giorni con lo stesso sorriso è meglio smettere questo lavoro, cambieranno loro, prima o poi cambieranno loro, in effetti è così.
E poi volevo dire un'altra cosa, è molto bello in effetti notare come riusciamo a passare da un tumore celebrale a una gravidanza extrauterina nel giro di 20 minuti, questa cosa è impagabile, in effetti è un'esperienza che ti forma, che ti forma mentalmente e che ti cambia la vita, ti cambia la vita nella prospettiva professionale.
E in effetti il concetto che vogliamo stressare, empatia ed emozione, ecco siamo passati da argomenti prettamente tecnici a questo, quindi ti ringraziamo anche per l'esperienza.
Grazie a voi.
Prego, l'ho stata capito.
Io volevo soltanto fare delle precisazioni a livello di questo congresso, fino all'anno scorso non è vero che eravamo separati, eravamo separati fisicamente in quanto di là ci sono,
Anche nella stessa aula di là sono separati fisicamente pur stando nella stessa aula perché ogni operatore che è lì può scegliersi il canale e guardarsi l'intervento che vuole, quindi non stanno facendo tutti la stessa cosa.
Addirittura abbiamo avuto dei casi in cui gente che ci ha ascoltato ha lasciato la sala ed è venuta qui a fare la domanda al relatore presente, il che significava che era solo seduto lì ma che ascoltava e seguiva i lavori di questa sala.
Quindi io presumo, forse non tutta la sessione, ma il cuore della sessione o parte, anche quest'anno, no, va bene, quest'anno c'è stato un cambiamento, vorrà dire che chiederemo come mai.
Ma aggiungo, non è una perdita nel senso che la differenza, lo stare insieme può avvenire così come qualcuno ha già detto ma io lo vorrei sottolineare, può avvenire quando ci ritroveremo domani nello stare insieme, vicini con l'operatore.
Perché, e qui so di sollevare un problema, i veri nemici degli infermieri sono gli infermieri, che ci piaccia o no è così, anzi noi, anziché alcuni di noi scimmiottare il, perché io dico che dovremmo essere dei grandi infermieri e non dei piccoli chirurghi,
perché è chiaro che uno strumentista dopo tanti anni è capace di suturare, fare la terza branca anche quando non lo deve fare, gli viene chiesto e non lo deve fare.
Però ad alcuni di noi ci piace questo ruolo, diciamo dobbiamo essere sinceri e allora se il chirurgo, se quando ti chiede di fare la terza branca e tu lo fai, poi ti verrà a chiedere di darti la password, quando stavamo nelle corsie ti chiedeva di riportare gli esami ematochimici in cartella e non eravamo noi deputati a farlo.
Quindi è una catena che una volta che si innesca, perché pare che quelle competenze o quella attività ad alcuni di noi li fa sentire importanti.
Allora ecco è lì che noi non abbiamo compreso che la nostra professione è altro, cioè non è diverso. Una lezione che faccio sempre agli studenti, ormai non più a quelli della laurea triennale ma al corso di strumentista ma a quelli della laurea triennale, ho sempre detto avete presente due binari paralleli?
Non c'è un binario su e un binario giù, i binari sono paralleli, c'è quello del medico e c'è quello dell'infermiere, arriviamo tutti nella stessa stazione.
Quindi che cosa significa? Che il paziente per entrambi è importante ma ognuno di noi ha un suo specifico, quindi perché devo pensare che il mio è inferiore al suo o comunque la sua attività non deve essere giudicata da me perché io ho altre competenze.
Quindi la vera partita, colleghi, amici, ce la giochiamo quotidianamente e quando dobbiamo dire un no, deve essere un no, quando devo dire sì per difendere il mio collega lo devo poter dire, a volte ci piace giocare facile perché è più facile stare dalla parte del chirurgo anziché dalla parte del collega.
Quindi quando dobbiamo portare l'innovazione, quando dobbiamo fare fronte comune perché qui si fa così nel senso se la mia professione mi dice che tra un intervento e l'altro io devo fare la sanificazione così come deve essere fatta e richiesta la devo fare e non è l'altro che comincia a dire vabbè dai quello si esprime.
Non è così che funziona, ripeto a volte è chiaro lo stress ci porta a giocare, a voler giocare facile però ecco io credo che finché nella nostra testa il nostro, che poi neanche il medico è il nostro nemico però ricordiamoci che se c'è da fare squadra mi devo chiedere prima il mio collega dov'è?
perché solo col mio collega potrò fare realmente squadra e poi pensiamo all'altra di squadra, io credo che questa, questa è la visione che ci può vedere, diciamo, giocare la partita, non vincere, perché qua non ci sono dei vincitori.
E diceva un famoso Bill Roth, quando scrisse un trattato di chirurgia, comincia, ovviamente non vi sto a ripetere con il linguaggio con cui lo scrisse, ma inizia il suo trattato rivolto ai medici con questa frase che voleva dire questo.
Se non ci fosse il pulitore che mi puliva il teatro operatorio come si deve, il cimitero dell'ospedale sarebbe pieno invece rispetto ai pazienti che ho voluto salvare e a cui ho voluto recare le mie tecniche chirurgiche importanti.
Quindi si rese conto, e quello è importante, che in sala operatoria siamo tutti utili, cioè utili nel senso che ognuno di noi può fare la differenza e dire la sua.
E attenzione, attenzione, attenzione alle figure emergenti perché noi rischiamo di perdere una grande partita con figure che stanno emergendo, gli os e poi metteteci tutte le s che volete, perché due, tre, quattro, cinque mezze,
professionisti
anche loro necessari
in sala operatoria dove
lavoro, cioè sono tutti
però attenzione
non è che siccome non vogliamo fare noi
quello che ci tocca farà noi
lo facciamo farà la, perché l'altro
quello sta aspettando
di appropriarsi di tecniche
di procedure
che prima o poi, solo perché noi
non vogliamo fare più, stiamo demandando
allora se io fossi
un proprietario di una clinica perché devo pagare un infermiere se lo sa fare come si deve.
Questa è anche attività che riguarda e su cui gli OPI, i nostri collegi, devono tenere gli occhi aperti
perché ci vogliono scippare parte delle competenze che sono nostre.
Quindi guardate quante situazioni. Cominciamo a capire realmente qual è il nostro ruolo e come lo voglio svolgere il mio ruolo perché poi il resto viene da sé e cerchiamo di ricordarci che il mio interlocutore, il primo, a parte il paziente al centro, è il mio collega, cioè è l'altro infermiere. Grazie.
grazie Maria
io direi che se non ci sono altre
domande vorrei ringraziare
la dottoressa Razzini per essere intervenuta
insieme a tutti i relatori di questa giornata
grazie a tutti voi
mi scusi
posso ancora fare
abbiate presenza
voglio ringraziare per questa discussione molto attiva
perché ci fa vedere come
arriviamo da parti diverse d'Italia
ma viviamo le stesse situazioni
avrei due domande un po' più tecniche
Una per la dottoressa Razzini e una per la dottoressa Baglio, inizio con la Baglio, se ha degli strumenti per valutare veramente la competenza e il raggiungimento della competenza da parte degli strumentisti, degli infermieri di sala, degli infermieri di anestesia, se si possono costruire delle curve di apprendimento vere e proprie come fanno i chirurghi per gli interventi chirurgici.
E invece per la dottoressa Razzini, lei diceva più sei competente, più hai responsabilità e più paghi se commetti un errore. Io ho fatto un master di anestesia, se faccio un errore ovvio devo pagare e pagherò per le mie competenze.
Lei non crede che però chi ha questi master, chi si forma, anche a proprie spese ovviamente, non debba avere un riconoscimento sia sociale che economico diverso da degli altri. Grazie.
Sì, c'è una scheda che era già esistente dove hai la fase di apprendimento con diversi step dove l'infermiere non solo deve conoscere tecnicamente come si fa a valutare il livello,
Lo sai anche spiegare. È previsto un numero X minimo di quella procedura. E così è fatta la scheda. È una scheda un po' datata. Io sono lì da 11 mesi, come ho detto prima, in un mondo dove tutti i giorni ho relazioni con 100 persone, tra infermieri, chirurghi eccetera, con alcune cose da mettere a posto.
Ho chiesto a un infermiere di occuparsi del progetto della valutazione del neoassunto, nel senso che la scheda che attualmente viene utilizzata mi sembra un po' scarsa e restrittiva e l'altra cosa che faccio e facciamo, inteso come equip, sia come coordinatore che i colleghi esperti, è simulare una situazione.
Io arrivo e dico ok ti trovi in questa situazione, vai procedi per capire se effettivamente tutto ciò che è stato spiegato e che presumibilmente ha preso effettivamente si trasformi in un'assistenza che dia a me come coordinatore responsabile che possa affrontare in autonomia la situazione, l'assistenza.
E in più penso che sia un ritorno per il professionista che dice che tendenzialmente si danno sempre una valutazione più bassa di quello che è la realtà e permette a loro di acquisire una sicurezza.
In effetti la risposta è cavoli, ma lo so. Ed è una scheda, una scheda con degli skill da raggiungere. Basta, non so se ho risposto.
Per quanto riguarda il riconoscimento dell'infermiere specialista, il nuovo contratto l'ha definito, peccato che adesso manchi ancora la parte di concertazione, di capire come effettivamente verrà riconosciuto contratualmente e economicamente.
Quindi un primo passo è stato fatto, al di là del nostro nuovo contratto su cui non dico niente perché lo ritengo una schifezza, però su questo è stato preso in considerazione.
Vediamo che cosa ci porterà. Dopodiché non è così facile a livello organizzativo far passare questa cosa perché con i problemi degli organici che abbiamo oggi spesso ci arriva l'infermiere a colloquio per assunzione che ha un bel bagaglio e quindi master eccetera specialistici
e mi tocca metterli da altre parti senza la possibilità di metterli su quella che è il loro settore specifico, ma questo è un altro grosso problema delle organizzazioni.
Scusate, l'ultima domanda è breve.
Ma mi piace perché vi devo dire, abbiamo sempre avuto aule piene, ma quest'anno non lo so perché, vedo proprio la voglia di parlare da parte vostra, quindi prego.
Allora, io faccio parte di una piccola realtà, però volevo chiedere, non so a chi mi potrà rispondere, perché abbiamo parlato dei rischi, di realtà che hanno tre infermieri, però dove sta scritto effettivamente a livello legale quanti infermieri devono esserci per aprire una sala?
Non so se mi riuscite a capire questa, perché nella mia piccola realtà noi per i chirurghi o comunque per la caposala e quindi è una lotta continua, bastano due infermieri.
Allora, come dice la collega ci sono delle linee guida e ci dice che quello è il minimo per poter partire con una sala.
Però io prima ho fatto un passaggio sulla legge Gelli, la legge Gelli dice che dobbiamo fare riferimento continuamente a quelle che sono le linee guida, ciò non toglie che noi proprio, visto che siamo AICO, non possiamo proprio formulare una linea guida che va a stabilire proprio queste cose, quindi può essere un punto importante per partire.
Comunque volevo aggiungere che oltre le linee guida ISPERS dicono che per aprire una sala ci vogliono minimo due infermieri, poi sono le regioni che nel loro piano sanitario definiscono se vogliono stare in quei parametri oppure vogliono aumentarli.
Anche perché a volte sono solo sulla carta. Nella nostra regione, nella Puglia, è stato dichiarato che per le sale operatorie ad alta complessità e plurispecialistiche il minimo dovevano essere tre infermieri, addirittura dove si parla di trapianti e prelievo d'organo quattro.
Posso assicurarvi che non è così perché neanche tre è una benedizione, di quattro proprio non se ne parla.
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