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26° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE INCONTRO DIBATTITO: Più morti per infezioni ospedaliere o per incidenti stradali? Presidente: G. Munegato, Ospedale di Conegliano (TV) Moderatori: M. Carlucci, Ospedale San Raffaele (MI) D. Ciccurullo, Ospedale Monaldi (NA) Coordina: M. Roncacci, Giornalista TG2
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Grazie di partecipare a questo incontro, dibattito come meglio lo vogliamo definire, sulle infezioni ospedaliere.
Allora già il titolo mi sembra a dir poco provocatorio perché è così, più morti per infezioni ospedaliere o per incidenti stradali?
Allora è vero che gli incidenti stradali stanno diminuendo proprio grazie alle leggi che sono state attuate, però c'è sempre un problema di grandi numeri.
Grandi numeri effettivamente che sono un po' gli stessi di quelli per cui si muore per infezioni ospedaliere, che dobbiamo assolutamente prevenire, sappiamo quanto è importante, poi ce lo diranno appunto i medici esperti che sono qui presenti.
Allora io proprio rapidamente però intanto nel salutarvi e ringraziarvi di essere qui mi volevo presentare, sono rapidamente ovvio, sono Marzia Roncacci, mi occupo di giornalismo, di informazione, lavoro al Tg2, ho un mio programma la mattina Tg2 insieme infatti che va dalle 9.30 alle 10.30 quindi mi hanno prelevata al volo e sono arrivata qui, sono davvero molto contenta di avercela fatta più che altro perché ho detto se il raccordo anulare è bloccato siamo fritti e invece eccoci qua prontissimi.
Quindi mi occupo di questo e stavo dicendo poco fa con un medico che noi dedichiamo, al di là del fatto che io ho lavorato molti anni anche con Luciano Onder, che voi tutti conoscerete, ma al di là di questo noi dedichiamo nel mio programma il lunedì mattina intorno alle 10, dalle 10 alle 10.30, sempre uno spazio dedicato alla medicina.
E spesso parliamo proprio anche di infezioni, ovvero quello che avviene, perché si dice anche così, no? Allora, l'operazione è riuscita, però poi ci sono state delle complicanze. Spesso queste complicanze sono proprio legate a delle infezioni che si contraggono proprio in sala operatoria.
Ce ne parleranno ovviamente i nostri medici qui presenti. Allora, io non vi voglio rubare altro tempo, solo dire che adesso vogliamo sentire il dottor Matteo Moro, che lui ha un ruolo preciso perché è un coordinatore d'area sanitaria, diciamo, trasversale, d'area igienico-sanitaria della direzione sanitaria dell'IRCS, che è l'ospedale San Raffaele di Milano, quindi un istituto di ricerca.
Allora se lui ci raggiunge, non lo vedo, eccolo qua, buongiorno, grazie dottor Moro di essere qui. Perché? Perché intanto ci farà una introduzione e poi magari cercheremo di fare qualche domanda a cui lei magari potrà risponderci, aiutare a capire meglio.
E poi più là, se avremo tempo, magari anche se voi avrete voglia o bisogno di fare una domanda, noi siamo qua. Prego.
Grazie, buongiorno a tutti, benvenuti, chiedo scusa per la mia voce ma sono diciamo convalescente, sento un forte rimbombo, forse si può abbassare un attimo.
E adesso dobbiamo solo anche verificare un'altra cosa, se si può alzare, provare ad alzare un secondo, se no tanto a me piace, voi mi ascoltate lo stesso e mi piace nelle mie presentazioni che si sia concentrati su quello che proietto.
Per cui qui, ecco qua che già va, ma avete dato però voi il via.
Cerco di rispondere alla domanda.
Effettivamente la realtà degli incidenti stradali è una realtà drammatica,
soprattutto quando poi ci incrociamo e li vediamo appunto a un filmato,
a tutti noi sarà capitato di esserne stati o testimoni o purtroppo anche attori in qualche modo.
Siamo aiutati qui da un recentissimo documento come vedete di pochi giorni fa dell'Istat che fa il punto sugli incidenti stradali del 2014 ed effettivamente come diceva la nostra ospite vedete che gli incidenti stradali negli ultimi 15 anni sono nettamente diminuiti in termini di esito,
quindi sia i morti sia in termini di feriti e questo però è un bilancio che rimane un bilancio ovviamente tragico
e contrariamente ai dati che vedremo sulle infezioni molto preciso, puntuale al numero
quindi stiamo parlando di oltre 3.300 morti e di più di 250.000 feriti nella sola Italia nel 2014
La situazione europea è con alcune variazioni, ma comunque molto significativa e molto importante.
Voi vedete che stiamo parlando di quasi 26.000 morti nell'Europa dei 28, vi anticipo già che i confronti con i dati che avremo sarà l'Europa dei 27, perché sono precedenti al 2013, quando è entrata la Croazia, che però non ha spostato grandemente i numeri.
Quindi stiamo parlando di 3.400 morti in Italia e 26.000 morti circa in Europa.
Se andiamo a vedere la parte ospedaliere, quindi ci focalizziamo su quelli che sono, una volta chiamate infezioni ospedaliere, vanno benissimo perché stiamo parlando di ospedali per acuti in questo caso, l'altro termine che si usa è quello di correlate all'assistenza,
ci dobbiamo rifare all'unico documento di alcuni anni fa
che provava a dare delle stime, degli ordini di grandezza
e quindi sul mezzo miliardo di abitanti europeo
e sui circa 80 milioni di ricovero che ogni anno avvengono in Europa
oltre 4 milioni di pazienti, è una stima, è un ordine di grandezza
acquisiscono un'infezione correlata all'assistenza
E questo documento in maniera molto scioccante diceva che con approssimazione circa l'1%, poco meno dell'1% di questi pazienti che sviluppano infezioni muore e quindi il numero di morti in Europa, vedete dei 27 allora, è di 37.000 ogni anno.
Non solo le infezioni, non causa diretta, ma contribuiscono in maniera più o meno significativa a un altro carico che è di oltre 110.000 persone.
Quindi il confronto con i morti stradali già ci dice effettivamente che di fatto in ospedale facciamo più morti che sulle strade.
C'è qualcosa di più recente? Certo che c'è qualcosa di più recente, c'è questo studio che rappresenta oltre che essere attuale veramente la pietra miliare, è uno studio di prevalenza con alcuni limiti sui quali non entriamo, mi piace sottolineare che stiamo parlando di stime, di ordini di grandezza, non di numeri come abbiamo visto del tutto puntuali per le strade e mi piace ricordare che è anche una sola infezione, una di troppo, ma noi qui parliamo di grandi numeri.
E se andiamo a vedere questo studio di prevalenza che ha coinvolto moltissimi ospedali, tra i quali il mio e probabilmente molti degli ospedali a cui voi fate riferimento, stima in 3.200.000 i pazienti che ogni anno sviluppano un'infezione correlata all'assistenza negli ospedali per acuti.
Quindi se anche qui applichiamo la stessa stima, vedete che anche il dato più recente fa senz'altro dire che l'ospedale è causa di morte maggiore delle strade e probabilmente, lo anticipo, gli investimenti, la cultura, tutto il movimento non va di pari passo.
E senza dimenticare i morti in cui l'infezione magari non è causa diretta ma ha contribuito. Anche se prendiamo il solo dato italiano, la stima è sempre qui, parliamo di stime, stiamo parlando di quasi 300.000 infezioni che quindi moltiplicato per il solito fattore di poco meno dell'1% fa un numero di morti diretti e indiretti nettamente superiore ai 1%.
morti stradali. Quindi in questo tête-à-tête tra la strada e l'ospedale decisamente purtroppo
l'ospedale è la prima causa. Non mi dispiaceva avere trovato quella prima immagine con la bandiera
francese visto i giorni. Qui parliamo in generale delle infezioni, ma di quali infezioni stiamo
parlando? Certamente in un consesso come questo ci interessano soprattutto le cosiddette infezioni
del sito chirurgico, o surgical site infections in inglese, e sempre stima, ordine e grandezza
sono circa il 20%, il 20% di queste infezioni vuol dire 640.000 infezioni circa. Un altro
dato che dà questa point prevalence è piuttosto inquietante, ogni giorno, quindi anche oggi,
in tutti gli ospedali europei sono ricoverati almeno 17.000 pazienti che hanno sviluppato
un'infezione del sito chirurgico. Quindi stiamo parlando di numeri molto importanti. Se andiamo a vedere l'ultimo report che va a stimare un pochino, come vedete, con tanta difficoltà, perché stiamo parlando degli anni 2009-2012, abbiamo un gap notevole in termini di tempo, vedete che non tutte le infezioni, come invece abbiamo visto gli incidenti stradali, stanno diminuendo e qualcuna addirittura è in aumento.
Non ci sono dei dati molto recenti, anche se prendiamo l'ultimo documento molto importante, multisocettario americano, ci dice soltanto che i pazienti che sviluppano un'infezione del sito chirurgico hanno un rischio di morire rispetto agli altri pazienti chirurgici che non hanno sviluppato una complicanza infettiva dal doppio a addirittura 11 volte.
e che purtroppo i morti con infezioni del sito chirurgico sono per la gran parte direttamente attribuibili proprio alla infezione.
E tutto questo è l'ultimo accenno che faccio, senza dimenticare anche questo report di pochi giorni fa,
che molte di queste infezioni sono causate da microorganismi multifarmacoresistenti, quindi per definizione difficili da trattare,
e qui vi cito soltanto le ben note entrobatteriacee, qui vediamo la Klebsiella pneumonii, dove purtroppo l'Italia non brilla in termini di percentuali di resistenza ai carbapenemi,
1 su 3 degli isolati da invasivi, quindi da sangue o da liquore, è resistente ai carbapenemi, quindi dove le armi terapeutiche rimaste sono poche, costose e soprattutto costose per il paziente in termini di effetti collaterali.
E' tutto chiaro? Sono riuscito a dire insomma che l'ospedale è sopra. Ma qui abbiamo finora parlato di numeri, ma noi sappiamo bene che dietro a questi numeri non c'è un volto anonimo, ci sono delle persone che voi incontrate tutti i giorni, dei volti, delle storie, delle persone mi piace dire.
E rubo le parole alla recente premio Nobel per la letteratura 2015, voglio restare un essere umano e non arrendermi all'enormità del male.
E quindi vi invito adesso, pochi minuti, a guardare con i miei occhi, anche se non ho gli occhiali, ma l'immagine era buona.
Ho letto recentemente un libro molto bello, io amo molto questo autore, Eric Mano-Schmidt, La parte dell'altro, un libro su Hitler, un libro molto bello che potete eventualmente segnarvi.
e racconta la storia di hitler e di un hitler parallelo ma comunque descrive molto bene la
prima guerra mondiale la prima dove hitler ha partecipato come in realtà come non proprio
come combattente ma non voglio rubarvi l'eventuale piacere di leggere il libro ma vi rubo nel senso
che c'è una descrizione che lui fa della guerra che credo valga la pena leggere insieme tutte
Tutte queste cose provavano come la guerra fosse la più grande artista del suo tempo.
Causa prima di mortalità, la guerra aveva inventato, per quelli che non ammazzava, una serie di raffinatezze.
Scolpiva come un genio barocco, togliendo una gamba a quello, due a quell'altro,
un braccio, un gomito, variando le dimensioni dei moncherini, lacerando i volti, nemica della
simmetria, rendendo rossa una pelle, bruciandola fino a farla diventare viola, facendone bianca
un'altra con un'emorragia interna, verde una terza con una cancrena, sprezzando il liscio
e privilegiando lo scorticato, il ricucito, le croste, le cicatrici, le piaghe purulente che
non si chiudono, produttrice instancabile di schizzi e brutte copie, capace in un secondo
di buttare via un lavoro venuto bene e già quasi finito, capricciosa, non curante, ingiusta,
insaziabile senza limiti di immaginazione o di energia e forse un po' nel mio delirio ho pensato
che se alla parola guerra voi sostituite la parola infezione del sito chirurgico con le
distinzioni che ben conosciamo le infezioni superficiali profonde organo spazio con tutto
il suo carico di fatto questa descrizione rimangono in maniera incredibile calzanti
E su questo vado alla terza e ultima parte velocemente. Mi è molto piaciuta questa frase che non sono riuscito ad attribuire e che ho rubato a una presentazione di qualche altro congresso. La chirurgia non è tanto una questione di incidere quanto piuttosto di decidere e mi sembra quanto mai vero perché le infezioni di sito chirurgico sono multifattoriali.
questo articolo mi piace molto perché dice che ci sono almeno 50 fattori che aumentano o diminuiscono il rischio di infezioni
e quindi è molto importante che quando noi decidiamo di fare qualcosa lo facciamo a 360 gradi, queste sono le linee guida del 99 dei CDC,
questo è il documento che ho già fatto vedere prima, accennato in generale sulle infezioni correlate all'assistenza,
ma c'è anche un documento specifico
per l'infezione del sito chirurgico
e ovviamente non solo
le linee guida si fermano sempre
un po' di tempo prima
e quindi bisogna andare oltre
e guardare l'evidence based medicine
cioè le prove di efficacia
pubblicate in letteratura
un articolo recente
che fa proprio il punto
sulle infezioni del sito chirurgico
ci dice però una cosa
che queste cose che noi sappiamo bene
che andrebbero fatte
di fatto non le facciamo
E la compliance con il bundle, dice l'Iper, è scarsa. E questo può spiegare perché non abbiamo quelle diminuzioni che vediamo invece negli altri, negli incidenti stradali.
Ogni giorno qualcuno fa una cosa terribile, è una persona che conosce a più di me. E tu ti metti in mezzo, perché puoi.
Nel mio delirio io prendo i film e ci rivedo i riferimenti alle infezioni.
E' chiaro, noi abbiamo infezioni perché non ricondizioniamo correttamente lo strumentario chirurgico.
Un giorno qualcuno fa del male a un'altra persona e tu sai che devi intervenire, perché nessun altro lo farà.
E andiamo a vedere l'antibiotico profilassi, qualcosa che è da tempo accertato, eppure gli australiani, forse dopo un po' di malox, hanno deciso di pubblicare i loro dati.
e la compliance, che fa un po' ridere chiamarla compliance, che ancora ancora per l'antibiotico, ma se si guarda il timing siamo sotto il 15%,
nel 72% dei casi nei quali non era indicata l'antibiotico profilassi, l'antibiotico è stato comunque somministrato.
E questo mi pare che dica che dobbiamo fare di più, anche perché di più si può fare.
Questo recente articolo prende in considerazione le infezioni in cardiochirurgia, disegna un percorso globale, mette in pratica nuove soluzioni, nuovi processi, nuovi dispositivi, richiamale alla formazione del personale ma anche dei pazienti e di fatto dice che con un approccio multidisciplinare e coinvolgendo direttamente gli operatori sul campo si possono ottenere risultati importanti, rapidi e efficaci.
e mantenuti nel tempo, quindi diciamo si può fare e questo si può fare e è molto importante che ciascuno di noi collabori
perché la forza di una catena, come sapete, è legata all'anello più debole, per cui il pezzettino del puzzle che ciascuno di noi rappresenta
con le sue funzioni, con la sua importanza o meno, non può mancare, altrimenti il risultato finale non va.
Se dobbiamo portare a casa qualcosina, questi sono i messaggi che vi lascio.
Ricorda sempre, da un grande potere derivano grandi responsabilità.
Io credo che tu possa essere ciò che vuoi, cambia il tuo mondo.
This is the end.
Ed è finito.
Allora, io devo dire che dottor Moro ci ha spiazzati, è vero? Perché io veramente ho la fortuna, dico io, sempre di arricchirmi a questi bei convegni dove partecipo, dove mi chiamano, spesso anche a moderare appunto convegni e tavole rotonde mediche.
Però una cosa del genere mi faceva davvero riflettere mentre io guardavo perché lui diceva io nel mio delirio metto film, invece pensate che noi nella televisione quando iniziamo un argomento spesso cerchiamo un pezzo di film perché è così forte, entra talmente subito nel messaggio che si vuole dare e quindi io personalmente ringrazio il dottor Moro perché mi pare che tra numeri e immagini non sia mancato nulla.
allora dico questo proprio perché volevo chiederle
proprio in base ai numeri che abbiamo sentito
intanto mi pare 37.000 morti in Europa
l'anno, quindi non sono pochi
oltre 5.000 in Italia
allora quanto è importante
cercare
intanto di prevenire
proprio nei siti chirurgici
questo, perché credo che sia
fondamentale la prevenzione
proprio nell'ambiente ospedaliero
e poi anche la sorveglianza nei singoli ospedali
quindi sono due aspetti
che non dobbiamo assolutamente perdere di vista, immagino, no?
Per far abbassare questi numeri, lei diceva all'inizio, diceva,
anche una sola infezione è troppa.
Sì, due cose.
La prima è, certamente,
la prima cosa è rendersi conto di quella che è la realtà.
Dobbiamo partire dalla realtà, non da quello che immaginiamo noi.
E quindi, effettivamente, vedere questi numeri
deve dirci, a mio parere, facciamo qualcosa.
Il fare qualcosa, per riprendere che cosa possiamo fare, come vi ho detto, in realtà noi dobbiamo fare tante cose, perché tanti sono i fattori da tenere sotto osservazione, e quindi riprendo un po' le ultime linee guida, basic practices, le cose che tutti gli ospedali devono fare, che sono già acquisite e dalle quali non si può prescindere, eppure, andiamo a vedere, spesso ancora non sono fatte.
E poi special practices o special approaches, cioè qualcosa di più, qualcosa legato a quello che è già pubblicato, ma anche perché no, a quello che non è pubblicato. In questo senso la sorveglianza dei singoli centri è molto importante, perché un conto sono questi grandi numeri che sono derivati da studi, ma un conto è rendersi conto delle proprie infezioni.
Spesso i centri, lo dico con il mio, così evito subito problematiche, il San Raffaele è il San Raffaele, eccetera, eccetera. No, il San Raffaele, come tutti gli ospedali, un po' più, un po' meno, non lo so, ma ha i suoi problemi di infezione, deve rendersene conto e tutta la letteratura dice che chi sorveglia i propri dati,
possibilmente partecipando a un sistema di rilevazione diciamo multicentrico di
fatto riduce poi le proprie infezioni perché perché andandola misurare
andandole a guardare ci si rende conto che ancora qualcosa di quel mondo di
cose da fare deve essere ancora attuato o può essere migliorato e io credo che
questo sia fondamentale e ben vengano anche momenti come questo dove si
possano condividere condividere queste esperienze questi dati chiedevo a lei una curiosità quanto
può essere importante la formazione degli operatori sanitari perché io credo che abbiano
anche loro un ruolo fondamentale all'interno appunto di un'equipe perché poi parleremo anche
dell'importanza del lavoro di equipe sono io credo che sia assolutamente il punto chiave e
Come voi sapete, ma come questa stessa incontro ci dice, educare gli adulti, l'andragogia, è quanto mai complesso e difficile.
Far cambiare i comportamenti lo è ancora di più.
Grossa parte del mio lavoro consiste proprio in questo e io credo profondamente.
Proprio per questo motivo che dicevo, perché quei numeri di antibiotico profilassi,
che abbiamo visto, giusto per fare un esempio,
non derivano in astratto, ma derivano dal fatto
che il singolo operatore non è abituato a seguire le linee guida
sull'antibiotico profilassi, piuttosto che non il sistema
non ci aiuta a rispettare il timing della somministrazione,
piuttosto che, e quindi io credo sia fondamentale
che tutti gli operatori, lo diceva quello studio,
siano a bordo, abbiano, come dire, piena coscienza
di essere gli owner i proprietari quelli che devono prendersi a cuore a cuore il singolo
pezzo che devo fare io pezzettino del puzzle e l'outcome del paziente che dal mio singolo
pezzo deriva quindi assolutamente fondamentale allora dottor moro io la ringrazio veramente di
essere stato così chiaro devo dire sia nell'esposizione che in quello che ci ha fatto
vedere io ne uscirò sicuramente arricchita oggi da questa giornata e vi chiedo di mandare un
un'immagine, che io non voglio dire nulla, non voglio aggiungere altro. Vediamo un po' questa
immagine e poi passiamo a professor Gabriele Sganga. Vediamo? Io non vorrei aggiungere altro
a queste immagini, ma chiamo il professor Gabriele Sganga, appunto. Lui è professore associato,
istituto di clinica chirurgica, divisione di chirurgia generale tra pianti di organi,
Policlinico Gemelli Università Cattolica di Roma. Professore, intanto ben arrivato, grazie di essere
qui e quello che le volevo dire, non mi piace aggiungere parole su quello che stiamo vedendo
perché effettivamente è una situazione di infezione più che imponente e vorremmo capire appunto da lei
qualcosa in più di che cosa si può fare quindi una sua presentazione poi magari faremo qualche
domanda grazie sono sicuro che lei mi permetterà anch'io sono rimasto molto spiazzato dalla
bellissima presentazione di prima mi è capitato più di una volta di sentire il dottor moro in
altre circostanze ma mai in questa veste per cui mi perdoni se dico che io ero seduto lì per un
Un attimo mi sono sentito quello spettatore di qualche anno fa,
quando i fratelli Lumière per primi hanno mostrato quel meraviglioso film,
ve lo ricordate tutti,
chi era seduto in prima fila è scappato perché c'era un treno che sembrava gli fosse venuto incontro.
Lui è stato così abile che mi ha dato questa forte sensazione, stavo per scappare.
Matteo, qui veramente ci ha stupito anche con noi.
Credo che abbia stupito anche voi della televisione,
perché qui ha messo veramente una regia non da poco.
Quindi questo è il primo sentimento. Un'altra cosa che sicuramente mi ha, e lo dico perché non mi sono preparato, quindi quello che viene dal cuore in genere è anche meglio, no?
Certo.
Per cui diciamo questa similitudine che oggi abbiamo chiarissimo, perché dopo tutto quello che ci ha detto, vedere di fatto e con i numeri quello che accade sulla strada e quello che accade nell'ospedale è stato facilissimo.
I numeri parlano chiaro in genere, chiunque poi li formuli.
Però c'è una cosa che mi faceva pensare, mi faceva pensare che lo scorso anno, nello stesso 2014, tutti noi eravamo a casa il weekend di Pasqua, e poi c'era la Pasquetta naturalmente, e non ci siamo accorti che quel sabato, domenica e lunedì erano morti 160, fatemi dire, giovani e ragazzi, perché le mortalità per trauma sulle strade quasi sempre sono giovani e ragazzi.
E non ce ne siamo accorti, perché noi mangiavamo il panettone, no, il panettone al Natale, quindi l'uovo di Pasqua, la colomba, ecco, vedete, l'emozione è tanta, no?
Però ci riflettevo che è così, io mi ricordo i giornali li leggevano, perché non ci siamo accorti?
Perché se forse quel lunedì di Pasqua fosse cascato un aereo con 180 morti, l'avremmo saputo tutti.
Ne sono morti, non so, 10 in Sicilia, 4 in Calabria, 12 in Lombardia, 24 in Campania.
Non ci siamo accorti di questo dato e ahimè pensavo, Matteo, che quello che succede nell'ospedale è un po' questo.
Che ci sono queste immagini, c'è ad esse correlata qualche mortalità e ci sfugge.
Non è l'aereo che cade, che ne avrebbero parlato tutti i giornali e tutti l'avrebbero saputo.
Mi viene sempre in mente, in questa tua bella similitudine, che è vero che gli incidenti forse sono gli stessi, no, sono diminuiti un pochino, ma i morti sono molto diminuiti nelle strade.
Sono diminuiti perché sono state applicate tante misure di prevenzione, che guarda caso l'Italia ha applicato con ritardo.
Esatto, perché voi sapete, io sono andato in viaggio di nozze in Spagna e sono stato fermato quattro volte perché non avevo le cinture di sicurezza, non mi abituavo, perché in Italia non c'era quella legge, non vi voglio dire quando è stato il mio viaggio di nozze, ma long time ago diciamo, per cui in qualche modo all'epoca noi non avevamo le cinture di sicurezza e noi morivamo in Italia senza cinture di sicurezza.
non avevamo il casco
quante vite ha salvato il casco
quanti, mi occupo di tre pianti
quanto per fortuna oggi i donatori di organo
sono crollati
per fortuna, grazie al casco
non ci sono più i donatori di organo
giovani, come deve essere
e allora queste similitudini
notizia
guarda caso c'è una giornalista
quindi la cosa forse anche lei
la medierà meglio di quanto non possiamo fare noi
e poi voglio dire prevenzione
come applicarla nella nostra infezione. Ultimo dato, e poi vado fuori tema e non commento la diapositiva, ultimo dato è che in chirurgia, nel paziente chirurgico,
Se un paziente chirurgico muore e nessun chirurgo non ha un paziente chirurgico che non sia deceduto, che purtroppo subirà questo destino, se muore in terapia intensiva, se non muore per un'infezione, muore con un'infezione.
Quindi mi avvicino, non vogliamo dire 100%, ma diciamo che nel 98% una qualche forma di colonizzazione, chiamatela come volete, ormai entriamo un po' più nello specifico nostro da medici, questo paziente ce l'ha.
E infine questo stesso paziente, se poi fosse davvero morto per una sepsi, pensate a come sono le nostre modalità, questo lo sapete tutti, un paziente che è entrato per cancro dello stomaco e ha subito una gastrectomia totale, che era la sua cura, con una grande linfadenectomia, giusta, perfetta, è andato tutto bene, poi una sorta di infezione, una descenza, un ascesso, tutto quello che i chirurghi sanno, non lo voglio dire, finisce in rianimazione, alla fine shock settico,
non si recupera, relaparotomia, drenaggi per cutanei, infezioni, non vi dico i germi che nel frattempo sono venuti fuori da tutti i pizzi di questo paziente,
morto per shock settico. Andate a leggere l'Istat, quello che Matteo Moro ci potrebbe portare in diapositiva.
Se lui ci portasse in diapositiva questo paziente, non c'è. Perché il paziente è entrato per cancro dello stomaco.
Il paziente ha avuto una problematica intermedia che è stata l'insufficienza respiratoria che l'ha portato in rianimazione
E il paziente è morto per? Complimenti. L'avete detto voi, non io. È morto per collasso circolatorio. Dov'è l'infezione? Non c'è, non c'è in quelle diapositive Matteo, sfugge. E allora si può arrivare a tanto per un batterio? Questa era la domanda?
si può arrivare a tanto per un batterio e non vorremmo arrivare a tanto per un batterio queste
sono due incisioni che i chirurghi conosciamo conoscono benissimo è una chirurgia tradizionale
aperta è una chirurgia open non c'è come è una chirurgia laparoscopica non c'è chirurgia che
comunque non richiede un accesso sarà un minimo o grande accesso questo lo vedremo in ogni caso
che non è proprio scritta nel... cioè si fa un qualcosa, vedete, si incide una cute,
si ha in ogni caso anche piccoline e più piccole incisioni,
in ogni caso si ha una sorta di contaminazione già dall'incisione cutanea,
per arrivare poi dentro l'addome dove si potrebbero aprire anche dei visceri.
Si può aprire lo stomaco, se operiamo sullo stomaco, si può aprire la colecisti,
le vie biliari, il pancreas, l'intestino, il colon.
tutti questi hanno insitamente dei germi, qualcuno non li avrebbe, lo stomaco è sterile perché ha un suo pH acido, al massimo qualche lattobacillo, la via biliare è sterile in un paziente immunocompetente, l'intestino un po' meno, il colon è molto abitato, per fortuna perché quei germi che ci stanno, quei batteri che ci stanno nel colon a noi servono, sono dei commensali che ci servono per vivere,
Peccato che quando però raggiungono dei siti sterili dove non devono stare, diventano dei patogeni.
E quindi c'è una sorta di contaminazione, questo è un piccolo laboratorio in questo momento sperimentale, questa ferita chirurgica,
in cui inevitabilmente dall'acute, anche solo dall'acute, si arriva a una qualche forma di contaminazione.
Ed ecco che se c'è una qualche forma di contaminazione, questa ferita contaminata può infettarsi.
Quanto si infetta? Vi dirò, poco per fortuna, molto poco si infetta per fortuna, perché lo vediamo, noi di questi siamo consci, dobbiamo dare qualche nota di ottimismo. La gran parte dei nostri pazienti si operano per l'uno o l'altra metodica e vanno a casa con una ferita integra, ma c'è stata la contaminazione, a voglia che c'è stata comunque la contaminazione, ma è stata piccola.
E comunque l'organismo ha una capacità, una risorsa immunologica, una host defense direbbero quelli che parlano un po' diversamente da noi, forte, un'immunocompetenza che azzera quella piccola contaminazione che evidentemente c'è comunque, perché se voi andaste a ricercarli i germi in quella ferita ci sono.
Per fortuna è una cosa piccola e quindi non avviene. Quando avviene possono succedere dei problemi o dei disastri. Ecco questo, vedete, è l'equazione dalla quale nasce, in qualche modo vediamo questa qua sotto che più, magari, che più, voglio dire, che ci dice se viene o no.
è questo rapporto tra l'invasione batterica e le capacità di difesa dell'organismo.
È sufficiente che si abbassino il denominatore, le capacità di difesa dell'organismo,
e sono tanti oggi, lo vedremo, quindi entriamo nel concetto di fattore di rischio,
e dall'altro che si alzi il grado di contaminazione batterica,
e lì allora si va verso, o a vantaggio se volete, della infezione della ferita chirurgica stessa.
Io questi dati penso di poterli superare, perché Matteo è stato molto chiaro, forse la cosa che ci manca è che siamo consci del fatto che una gran parte, anche questo ricordo perché io devo dire da giovane sono stato in un shock e trauma center a Baltimore, quindi gli incidenti stradali lì era la regola, e me lo ricordo bene,
Le preventable deaths all'epoca erano il 30%, si diceva, e pensate che se su 100 persone 30 ragazzi si fossero salvati non era certo poco, con la famosa golden hour, ve lo ricordate?
Beh, questo 30% qui diventa 50. Cioè noi possiamo e potremmo prevenire il 50% delle infezioni batteriche con qualche sistemino, o come diceva lui, in qualche modo quasi solo pensandoci.
Ci sono dei fattori di rischio che noi non potremo certamente modificare, immodificabili. Vogliamo modificare l'età dei pazienti? Se lo fate, prego, su di me, fatemi più giovane. Possiamo modificare il fatto che sia diabete? Quello sì, un pochino sì, perché un diabete scompensato dovrebbe almeno compensarlo.
Alcune cose si possono, però voglio dire, possiamo togliere le comorbidità che i pazienti hanno, possiamo togliere i farmaci che questi pazienti devono usare per qualche malattia, gli steroidi, o hanno usato altri antibiotici per altri motivi prima, possiamo togliere l'immunosoppressione a un paziente trapiantato d'organo, lo porteremmo al rigetto.
Se ha bisogno di un intervento chirurgico, questo paziente, non gli possiamo togliere queste, appunto, eventuali, come posso dire, terapie che sono necessarie per lui.
Invece possiamo fare qualcosa in molte, questo non ve lo dico perché io so che li sapete in realtà, io mi sono fatto trasportare dalla cosa di prima, quindi seguo, diciamo così, ho visto che è stata così coinvolgente che non posso che ormai seguire quello che è stato il filone cinematografico precedente, bellissimo ancora una volta.
Possiamo fare qualcosa per… sì, certo, quello sì. E anche questo, perché Matteo ha detto tutto più o meno, si tratta di vederle magari dal nostro punto di vista. Uno è per l'appunto tutta una serie di misure di profilassi e di prevenzione che vanno a misure che riguardano l'ospedale, il paziente, la singolo, il singolo intervento chirurgico. Questo non c'è il minimo dubbio.
Noi lo sappiamo che se un'infezione avviene crea dei problemi e non voglio parlare di quelli economici, dei quali se noi li portassimo più spesso ai nostri dettori sanitari basterebbero questi a modificare certe cose.
Ma parliamo magari solo di quelli che riguardano il paziente, perché talvolta vedete noi chirurghi, diciamocelo questo, perché le cose ce le dobbiamo dire, soprattutto quando siamo in un consenso così carino che vi vedo un livello di attenzione molto elevato.
Cioè, voglio dire, l'infezione della fede chirurgica è una piccola cosa per noi chirurghi.
Cosa vuoi che abbia avuto? Un po' di infezione da ferita, mandala a casa, vediamo, controllo, ma in ambulatorio.
Talvolta è così, talvolta no.
Come è stato il caso di quel disastro che ha visto la dottoressa, magari per lei, vedere una cosa così drammatica,
era un'iniziale infezione superficiale, diventata profonda e diventata intracavitaria, per dirlo in italiano,
o organ space se preferite, ma era un iniziale in una che avete visto, era un'obesa, avete visto che sicuramente un'obesa era una diabetica anche, una dismetabolica, era una paziente che assumeva cortisone in grandi quantità, era una paziente che aveva fatto 4, 5, 6 cicli di antibiotico terapia per delle broncopatie che aveva avuto, bronchite che aveva avuto recentemente nei 2, 3 mesi prima dell'ospedalizzazione,
quella si è fatta la KPC di cui parlava Matteo,
aveva un'infezione da stafilococco, meticilino resistente,
Klebsiella pneumoniae KPC e acinetobacter, solo questo.
Questi pazienti che hanno l'infezione, nella migliore delle ipotesi,
se voi pensavate di poter tornare al lavoro dopo dieci giorni dell'intervento chirurgico,
non ci tornano più al lavoro.
E questo è un altro piccolo aspetto di cui poco parliamo,
perché un soggetto che può tornare alle sue capacità lavorative,
se non torna, fa perdere qualcosa anche alla società, oltre che a se stesso.
Ma voi ci pensate non a noi che abbiamo lo stipendio, ma a quello che lavora autonomamente
e deve stare un mese a andare e venire dall'ospedale a farsi medicare.
Quanti soldi perde lui?
E quante ne fa perdere alla società un lavoratore che ha lo stipendio?
Perché in quel mese che non torna a lavorare, questo in medicina legale mi pare si chiami lucro cessante.
Ed è una possibilità.
Un'altra è che venga riammesso nell'ospedale.
un'altra più piccola e che vada a finire in terapia intensiva
con il caso della signora che avete visto prima perché era una donna
beh, in questo ambito di tutte queste cose che voi vedete
che sapete, leggete, insomma so che si sanno
ma per darvi una mia personale definizione o parere
vi devo dire che tutti oggi siamo assillati da questi DRG
chi non lo è?
i primari adesso passano più il tempo a vedere
avere i bilanci dei propri reparti, piuttosto che anche la qualità talvolta, perché poi
quando vanno dal direttore generale quelli devono portare. Beh, questi DRG come si sono
rapportati di fronte all'infezione? Si sono raffrontati per certi aspetti bene, perché
il DRG è uno dei fattori che ha ridotto l'ospedalizzazione pre-operatoria. Il paziente sta meno, si
Entra ed entra in sala operatoria. Bravo DRG, questo è bello perché la riduzione del periodo preoperatorio riduce le infezioni, sta meno a contatto con l'ospedale, c'è molto meno, molto meno possibilità di, una volta c'erano degli studi meravigliosi che oggi non si potrebbero fare più, il paziente stava dieci giorni prima, maggiore stava il tempo di stare in ospedale prima dell'intervento, maggiore era l'incidenza di infezione della ferita chirurgica.
Quindi bravo DRG, brutto DRG, perché noi a causa tua mandiamo i pazienti a casa il giorno dopo, o due, o tre, o quattro il giorno dopo.
Ve ne potrei fare tanti di esempi, ne ho uno recentissimo, di una vecchina, vecchina che è brutto termine, però aveva 86 anni, un grandissimo tumore della mammella,
una mastectomia di quelle che non si fanno più, lo sapete, e che abbiamo mandato a casa presto, con il drenaggio addirittura, ci chiama il medico tra i quattro giorni, questa paziente ha la febbre, era in un'altra regione, vabbè, comunque gli ho dato l'antibiotico, bravo.
dopo qualche giorno chiama la figlia
nonostante l'antibiotico la febbre è ancora più alta
vieni a Roma oppure vada in ospedale
insomma alla fine sono imbarcati
sono andati a Roma
e un bravo specializzando che l'ha visitata
ha notato che fluttuava
i chirurghi questi hanno capito subito
ha aperto due cose
ha riempito un'arcella di pus
la febbre è scomparsa miracolosamente
non è stato bisogno quasi di nulla
neanche degli antibiotici ha completato
ha drenato, questo bisognava fare
ed è quello che lui ha fatto
È stato un giorno in ospedale, l'abbiamo rimandata a casa. Beh, voi dite, è tutto risolto. Sì, certo, questa paziente aveva anche i recettori positivi, quindi non so se a quell'età l'oncologo gli ha dato, diciamo così, i farmaci, diciamo così, ormonali.
Certo non faceva la radioterapia, ma se questa paziente avesse avuto 45 anni e avrebbe dovuto fare una chemioterapia e avrebbe dovuto fare, perché al posto della mastectomia c'era una quadrantectomia, avrebbe dovuto fare una radioterapia, cioè avrebbe dovuto completare realmente il suo itere per guarire dal tumore della mammella, inevitabilmente con queste terapie complementari che sono addirittura più importanti della chirurgia, non avrebbe potute farle a causa di un'infezione.
della ferita, l'avete vista, quindi è facile dirvi, vi aggiungo che un'infezione si definisce
della ferita chirurgica per quell'intervento se viene entro 30 giorni dall'intervento
chirurgico, peccato però che se c'è una protesi questi 30 giorni si dilatano a un
Se c'è una protesi, danca, una protesi vascolare, una valvola cardiaca, se un'infezione della ferita avviene entro un anno è da considerarsi, diciamo così, da addebitarla all'iniziale intervento chirurgico.
E voi dite le protesi. Parliamo di cose piccole. Il mescetto che usiamo, la rete che usiamo di polipropilene nell'ernia è una protesi. Quindi se questo paziente si becca un'infezione della ferita al sesto mese vi possono dire che è causa dell'intervento chirurgico.
E le protesi una cosa la fanno, vedete, intanto si colonizzano molto di più. Per avere un'infezione di una ferita abbiamo bisogno di questa carica batterica, grande, come dicevo prima, ecco perché spesso per fortuna la gran parte degli interventi vanno bene, così deve essere, noi ci vogliamo focalizzare su quelli che non vanno bene.
Ma se c'è una protesi basta molto meno, la carica batterica può essere molto più piccola, perché questi batteri a ridosso delle protesi producono uno slime, producono un biofilm, si proteggono.
qualcuno mi ha detto, un microbiologo, a furia di parlare di queste cose da tanto tempo,
mi ha fatto un esempio così bello sui batteri, che certe volte è quasi difficile,
dice, ammazziamoli, perché dice che vivono così bene tra di loro, hanno un'ecologia,
ci sono delle trasmissioni anche genetiche tra un batterio,
ma ve li immaginate i batteri che dialogano, parlano, si proteggono?
Io pensavo, guarda, se gli uomini ogni tanto fossero batteri non sarebbe neanche tanto male,
tante cose non succederebbero nel mondo, no?
Beh, guardate però gli effetti di queste cose, potrebbero essere poche, beh, se uno ha un'infezioncina superficiale, il minimo ha un ritardo nella cicatrizazione, il famoso mesetto che si passa comunque a casa, quindi proprio una cosetta da poco non è.
se poi io qualche volta facevo vedere una fotografia
che ora non ho ma ve la racconto
sarà forse più attraente raccontarvela che vederla
se uno ha una piccola feritina
un po' infetta
cosa volete che sia
però se fosse una piccola feritina sul viso
di una bella donna
e io facevo vedere la gioconda
per esempio con la feritina
immaginate questa foto così viene anche meglio
beh, non è un regalino che stiamo facendo
a chi evidentemente
se poi ha una infezione profonda
andiamo in delle complicanze un pochino più impegnative, e qui i chirurghi li sanno bene,
ci possono essere delle erniazioni, ci possono essere delle viscerazioni, perché l'infezione
profonda rischia di toccare la fascia, e siccome stiamo parlando tra chirurghi non devo spiegare
quello che vado spiegando quando non si è tra chirurghi, e voi sapete anche che i famosi
laparoceli, spesso che qualcuno ci addebita come difetto, non ci ha chiuso bene il chirurgo,
forse talvolta è così, talvolta può succedere, ma in una buona percentuale i laparoceli sono
sono delle piccole microinfezioni che passano inosservate, che poi col tempo però danno dei piani di debolezza sulla fascia
e viene fuori la parocele, l'ernia post-operatoria.
Se è profonda, organ space, io la traduco in tracavitario, una volta mi sono preso questa licenza,
beh, si possono fermare degli ascessi, queste anze intestinali possono fistolizzare, come è stato il caso della paziente,
E questi hanno bisogno di reinterventi, hanno bisogno di terapie di supporto, hanno qualche organ dysfunction, vanno a finire in rianimazione e questa è la situazione. E hanno una mortalità che, come si veniva riportata, magari da due a sei, sette volte di più di un paziente che non avesse ricevuto o non avesse avuto questa infezione della ferita.
Queste percentuali naturalmente sono diverse da chirurgia a chirurgia, vedete il laboratorio di cui parlavamo prima, l'esperimento, il tavolo operatorio, la chirurgia, quando la chirurgia è più contaminante, chirurgia digestiva, chirurgia addominale, avete maggiore incidenza, quando è poco contaminante avete minore incidenza.
attenti però, perché se avete un'infezione oculare
i rischi possono essere gravissimi
uno può perdere la vista per un'infezioncina
se avete una piccola infezioncina
dopo un intervento di neurochirurgia a carico delle meningi
beh, rischiamo il coma vegetativo
tanto possiamo arrivare per un'infezione
quindi non stiamo parlando proprio di cosette
questi alcuni esempi, un pochino mi è piaciuto
la dottoressa mi pare che abbia detto diapositiva shock
shock l'ha chiamato, lo shock è uno dei miei capisaldi, qualcuno sa perché dovevo venire a Foggia a parlare di shock,
quindi questa cosa mi è proprio piaciuta, questa diapositiva shock, se vengo a Foggia a parlare la prima cosa parliamo di shock da diapositiva
anziché di shock settico, e queste sono altre cose scioccanti, ma scioccanti non per un chirurgo che sa come trattarli,
lo sa che c'è la fistolina, ci mette il adrena, ci mette la bactera, il chirurgo le sa trattare,
Ma peccato che siano la conseguenza di un'infezione post-operatoria, questo è il problema. E peccato che poteva essere prevenuta, quest'altro è il problema. Ci sono varie possibilità, io ora vado veloce.
Vedete, i chirurghi anni fa, questo autore è del 2000, ma la prima classificazione delle ferite risale al 1975, quindi siamo a quell'epoca, sapevano dividere, e oggi tutti dividono gli interventi in puliti, puliti contaminati, contaminati e sporchi, sulla base proprio del grado di contaminazione durante l'intervento chirurgico.
Lo sapete benissimo. E sapete anche che gli anestesisti americani, a questo lo dobbiamo riconoscere ai colleghi anestesisti, ci hanno pure perfezionato perché hanno capito che non era solo un grado di contaminazione, ve lo ricordate in quell'equazione l'immunocompetenza, ma era anche la condizione clinica del paziente.
L'ASA score è American Society of Anesthesiologists score, che si basa sulla base della gravità di un paziente sanissimo di 40 anni, 60 anni e in classe 1. Il paziente moribondo è in classe 5. Metteteci tutte le altre, cioè il paziente con una comorbidità, un diabetico, un paziente di una certa età, di classe 2.
la classica classe rischio, o come posso dire, spartiacque, l'ASA3, lo sapete, quella poi tra l'altro che vi dice il paziente portato in una sala laboratoria adeguata piuttosto che in dei sargeri, eccetera, eccetera, e beh, se il paziente ha delle comorbidità avrà un rischio maggiore, e sono d'accordo con quelle equazioni che vi avevo fatto vedere prima.
Così come hanno detto, se l'intervento dura molto, e oggi ci sono tanti interventi che durano molto, la possibilità che ci abbia un'infezione della ferita è ancora più alta. Perché? Perché quella contaminazione dura di più. E allora giustamente hanno voluto che si aggiungessero questi due parametri.
Vedete, questi sono dei numeri, se voi andate in letteratura, proprio i chirurghi ci vanno in letteratura a vedere, troverete dei valori completamente diversi da casistica a casistica, anche nelle nostre casistiche, da anno ad anno.
Addirittura ci sono delle casistiche che cambiano nello stesso ospedale da chirurgo a chirurgo, anche questo succede, sono stati pubblicati questi dati.
Questi sono dei dati assolutamente considerati rimedi, anzi vi prego datemi questa opportunità di dire che sono dei dati didattici.
Un intervento pulito ha il 2% di possibilità di avere un'infezione della ferita e il contaminato il 6%. Benissimo, se però quel paziente ha una durata di intervento molto elevata, sopra le 6 ore, ed è in classe ASA 3 o 4, questo 2% diventa 5, questo 3% diventa 9, si triplica, questo 6 diventa 13.
Quindi effettivamente riconosciamo agli anestesi americani questa possibilità.
Profilassia antibiotica è stata citata.
Questo lo sapete, ma è carino che ce lo ricordiamo noi chirurghi per due motivi.
Primo, la profilassia antibiotica tutti i chirurghi vorrebbero che serva a tante cose.
Vorrebbero che prevenga l'infezione della ferita, vorrebbero che prevenga le polmonite postoperatorie,
vorrebbero che prevenga le tromboflebbiti postoperatorie,
vorrebbero che prevenga i leak anastomotici
in qualche modo, dicono meno infezioni, meno leak
no
la profilassia antibiotica serve
solo ed esclusivamente, e qui siamo in tema
a prevenire l'infezione
della ferita chirurgica, punto
chiunque l'ha pensata diversamente
ha sbagliato, è stato ottimista
questo sulla base di
di chiunque sappia di questo problema
l'istituto superiore di sanità, il ministro
della salute, italiano
ma chiunque nel mondo sa che
che la probabilità di essere antibiotica si deve usare solo per prevenire l'infettosurgica, la site infection, punto, ne ho un peraltro.
Perché? E lo sanno bene, perché durante l'intervento, questo verdino è l'intervento, la durata dell'intervento,
quella famosa contaminazione di cui vi ho parlato prima, siamo in linea, vedete, c'è, e assolutamente voi incidete la cute,
i germi che stanno sulla cute, incidete il follicolo pilifero, incidete una ghiandola sebacea,
c'è la voglia di germetti crampositivi, per lo più in questo caso,
poi entrate nel colon, ci sono i crani negativi e gli anaerobbi,
contaminano il campo operatorio, contaminano la ferita,
e loro crescono, vedete, crescono, come crescono abitualmente i batteri,
quelli che si associano tra di loro, eccetera.
Quell'associazione batteri, quello strano movimento che...
Poi, vedete, seguono questa crescita classica logarittmica,
per cui formano una colonizzazione.
benissimo se questo avviene si arriva a una grande carica batterica e all'infezione se noi
diamo un antibiotico e lo dobbiamo è solo dare che qui in questo punto cioè mezz'ora un'ora prima
dell'incisione perché perché dobbiamo raggiungere questa livelli plasmatici e tessutali tale da
interrompere quella crescita batterica e come sono in questo momento abbiamo potenziato fortemente
le capacità immunologiche del paziente c'è tanta immunità che blocca comunque quella grande
crescita batterica. L'abbiamo fatto con un antibiotico e voi vedete che questa curva
viene azzerata e l'antibiotico funziona. Guai a darlo molto prima, non trovereste questo,
guai soprattutto come qualcuno si faceva in passato, la professione di antibiotico non
è di cent'anni fa, gli antibiotici siamo all'epoca di Fleming, qualche iniziale chirurgo
quando hanno cominciato a capire che si potevano ridurre le infezioni della ferita con l'antibiotico
in genere lo davano anche dopo l'intervento chirurgico, non esiste, non ottenete quello
quello che volete. Non voglio soffermarmi su questo, due dati e poi vado a un ultimo
dettaglio. Anche noi abbiamo fatto uno studio del tipo di quello a cui faceva riferimento
insieme al… vedete, in due settimane di osservazione, per dimostrare che non è che
il grande ospedale necessariamente sia il bello ospedale, è bello esporsi per come
siamo, nel nostro ospedale per esempio c'è un reparto chirurgico dove le infezioni sono
sono uguali a zero. Noi gli abbiamo detto, guarda che se tu dici che è zero e poi ce n'è una anche da un punto di vista medico-legale è un bel problema.
In realtà il motivo per cui è zero è perché non venivano fatte delle rilevazioni, questo era il motivo anche perché è un reparto che è di una certa qualità e quantità,
diciamo così, chirurgica, addominale. Vedete, l'appropriatezza è piuttosto piccola, ma la cosa che ci ha più colpito, che era il nostro danno,
che vi giuro, grazie alla direzione del Policlinico, agli infettivologi e a noi chirurghi che ci abbiamo messo del nostro, abbiamo già migliorato, oggi i dati non ve li ho portati per non sembrare che abbiamo già risolto il problema, ma questo 21% la dice lunga, cioè questo è l'errore più comune dei chirurghi, mettono un antibiotico per profilassi, se ne dimenticano e poi lo continuano in prima, seconda, terza giornata, maggiore è la chirurgia, più tempo dura questa, non esiste,
Oggi si parla di profilassi ultra short, short, la dovete chiudere lì. Se poi c'è un'infezione post-operatoria, applicherete una terapia, una terapia antibiotica appropriata. Non confondiamo profilassi con terapia.
Questo è quello che abbiamo fatto noi chirurghi, vedete al gemelli, chi di voi dovesse viaggiare per le cose del gemelli, ci siamo insieme alla direzione del Policlinico, alla direzione sanitaria, ci hanno seguito, abbiamo infestato più o meno per dirla in termini infettivi, l'ospedale di questi cartelli per dire che siamo allerta, che ci piace essere allerta con tutti questi cartelloni.
Questo è l'ultima generazione, il 5 maggio scorso l'abbiamo fatto in concomitanza con la giornata mondiale dell'igiene delle mani, forse sicuramente conoscete, abbiamo voluto farci promotore di questo e devo dire che abbiamo trovato un buon consenso.
alcune tecniche di prevenzione
e con queste ora in pochi minuti chiudo
questa è una tra le più importanti
vedete uno ha il livello di evidenza
la best practice di cui parlava il dottor Moro prima
voi sapete che la gran parte usa il rasoio normale
col rasoio normale scarificate la cute
create quei famosi germi di quelle strutture pilifere o sebacee
le fate riemergere
potete aumentare il rischio di infezione
Basta un rasoio elettrico. E questa evidenza è uno A. E non la si fa. Perché nel mio ospedale non tutti fanno questo. Non so come altro si possa dire. L'altro, qui vi ricordate il concetto delle protesi?
Beh, io per un attimo voglio farvi un volo pindarico, perché dopo la bella relazione di oggi possiamo dire tutto, perché possiamo un po' rendere un po' letterario quello che stiamo dicendo.
E' quello di ottimizzare il posto in cui avviene la chirurgia e il posto in cui noi poi, come posso dire, abbiamo aperto e dobbiamo richiudere.
Beh, i fili di sutura, se voi ci pensate, non è che si comportano da un punto di vista immunobiologico tanto diversamente dalle protesi che avete visto prima.
La protesi è grande e uno la vede e intorno alla protesi facilmente vede, quando l'ortopedico è costretto a rimuovere quella protesi, lo vede che c'è qualcosa di calcifico o simile calcifico intorno a quello slime di cui vi dicevo, quel biofilm di cui vi dicevo.
lo vede che sostanzialmente c'è qualcosa di infetto
la toglie perché è infetta
e se fanno poi gli esami
ci sono i laboratori che fanno anche l'esame del biofilm
non tutti, trovano una quantità enorme di biofilm
insieme a non vi dico quante colonie di batteri di tutti i tipi
beh, quello che fa il punto di sutura
che noi utilizziamo
nel suo micro, micro, micro, micro ambiente
è un po' la stessa cosa, vedete
questo piccolo punto di sutura
che in questo caso è adottato alla cute, ma vi prego adottatelo in qualunque tessuto si debba utilizzare un filo di sutura,
crea intorno a sé, vedete, per essere un corpo estraneo, una qualche, magari minima, colonizzazione batterica, piccola.
Se usate altri fili, questi di cui, diciamo così, oggi sono ricoperti con un antisettico,
e attenti perché intanto io qua ve lo voglio dire, perché sapete che mi occupo da tempo di questo,
Quindi delle note certe ve le voglio dire. Se questo filo fosse stato antibiotato io non l'avrei neanche guardato. Perché un antibiotico su una protesi, ed esistono, o su un catetere venoso centrale, un antibiotico non riesce a ridurre la crescita batterica. Perché? Perché l'antibiotico deve essere dato in grandi quantità, deve stare nel tessuto, deve stare nel sangue per interagire.
L'antibiotico topico deve stare in pomata, lo mettono in pomata perché lì ci sta l'antibiotico e sta in grandissime quantità e ci sta per lungo tempo. L'antibiotico lo mettete su un catetere venoso centrale, presto viene dismesso, non c'è più. E pensate quanti soldi sono stati fatti con questi catetere e quanto ci hanno, diciamo, in qualche modo.
Ma mettere un antisettico è diverso e tra l'altro l'antisettico è stato messo in un potentissimo antisettico perché si chiama triclosan ed è quello che si usa per lavare i pavimenti, tanto è potente, è quello che trovate in molti dentifrici, i denti sapete che vanno puliti eccellentemente e lo trovate in tante altre cose, non voglio andare molto oltre perché vi voglio dire quello che realmente credo di questa cosa.
Però di fatto, sta di fatto che quel fenomeno di colorizzazione o di biofilme, che ora vi faccio vedere meglio, in qualche modo, con questo tipo di filo avviene di meno, questo è certo.
Così come, non ho una diapo, perché io così ho fatto anche in Fred, esiste una bella capsula di petri, se voi mettete questo filo con un filo normale, scoprirete che i batteri che sono presenti nella capsula di petri, intorno al filo, sono inibiti nella loro crescita, quelli del filo normale invece crescono.
Questo è un dato di fatto, poi sull'efficacia clinica ne possiamo parlare, ma questo che vi dico è un dato di fatto. Ed eccolo il biofilm al ridosso di un nodo chirurgico. È microscopico, è piccolino, ma quanti dei chirurghi più anziani hanno tolto? A me ce lo facevano fare, perché erano quelli che facevano noi da piccoli.
Cioè il punto che, come dicevano Sergio, ha rigettato il punto, vai a toglierlo tu sto punto, incistate il punto. Ecco, succedeva questo con quei fili di Etibond, ve li ricordate, no? Grossi, per chiudere la fascia, eccetera.
Se uno calcolasse tutti i fili che usano in un intervento chirurgico e immaginassimo una lunghezza di 150 cm di un sistema di un filo multifilamento, un filo è fatto da quanti fili? Non lo so, ma da multifilamenti.
Beh, un tipo di sutura del genere raggiungerebbe la superficie di un CD. Diciamo abbiamo usato due fili, dieci fili, cinque fili, venti fili. Abbiamo usato una superficie, abbiamo usato una protesi. Abbiamo usato una protesi.
E qui è il dato clinico, funziona o non funziona? Io non voglio essere, devo restare nel mio, io credo che se una cosa del genere intanto non toglie niente alle qualità del filo che c'era prima, e non le toglie, perché se questo triclosan mi riducesse la distensibilità, le capacità di annodare, la memoria, tutte quelle cose che noi chirurghi conosciamo, lo mistificasse, beh, ci penserei pure.
Ma siccome non altera nella maniera più assoluta, fatemi dire le proprietà organolettiche, che in genere si applica per un'altra cosa, ma in questo caso lo voglio usare al filo, beh, allora mi devo porre il problema se questo filo è meglio, perché semmai l'altro problema poi potrebbe essere il costo. Questo sì.
Sono state fatte diverse meta-analisi, qui ne vedete quattro, questa è la più recente, per un attimo avrei voluto nasconderla, ma io non sono tanto bravo con queste cose di diapositive, per cui vedete che comunque si ricopre abbastanza, anzi devo dire che forse sembra quasi troppo questo numero, però è riportato dalle meta-analisi.
Se proprio quest'ultima, che è questa di Daoud, vedete, come in quei 15 lavori che ha esaminato, quindi ormai si comincia ad avere anche una letteratura, se vogliamo credere alla letteratura, poi ognuno ci metta del suo, beh, in quasi tutti, tranne che in qualcuno, vedete, che l'efficacia in termini di prevenzione dell'SSA è stata a favore della sutura con il triclosano.
questo è con grande serenità
e credo che questa fosse l'ultima
io non so se ho risposto alla sua domanda
perché ho divagato un pochino
però diciamo così
ha seguito perfettamente la scena del dottor Moro
quindi grazie davvero
mi ha invogliato lui
e poi un'altra cosa
ogni tanto mi giravo a guardare la platea
le avete rapita
quindi questo è un altro grande risultato
questo devo dire me ne sono accorto
e li ringrazio perché ho visto una certa partecipazione
non sempre accade
a questo le chiedo proprio dei tempi televisivi
perché poi abbiamo un'altra persona
che secondo me è molto interessante
che oggi veramente concluderà in bellezza la mattinata
ovvero questo
allora per chiarire
il filo di sutura antibatterico
mi deve dire solo un sì o no
quindi le chiedo appunto tempo televisivo
funziona per poter prevenire
sì o no
Questo è l'obiettivo e sembra proprio di sì.
Mi pare di aver capito questo. L'altra cosa invece, lei parlava di questi batteri così organizzati, magari noi fossimo dei batteri, quando appunto dialoghiamo eccetera, è solo un batterio che può provocare un'infezione importante oppure serve che siano molto organizzati?
Infatti può esserlo anche un solo batterio. In genere i colleghi lo sanno che quando si tratta di contaminazione cutanea sono i gran positivi, streptococchi e stefilococchi, e talvolta si comportano come le risibilocellulite.
chi ha esperienza di infezioni della cute e tessuti molli sa che se c'è un'infezione anche piccola nel risipio della streptococco e non la curate, se il paziente è un immunodepresso, non psicologicamente ma immunodepresso, non mi veniva l'altra parola, il contrario di immunocompetente è immunocompromesso, ecco non mi veniva, in poche ore questa sale, la cellulite in pochissime ore sale.
La stessa cosa può succedere, quindi un solo batterio, soprattutto in soggetti a rischio che hanno magari, come si diceva, dei germi multiresistenti, lo stafilococco MRSA, si chiama così, meticilino resistente, può creare dei gravissimi danni, un solo batterio, se di questa fatta, anche perché merita delle terapie particolari, anche antibiotiche associate, che talvolta noi chirurghi non consideriamo sin dall'inizio.
Perché non, diciamo così, in molte altre circostanze sono diverse colonie di batteri o di specie di batteri, quando si tratta di contaminazioni multimicrobiche è lì davvero poi, lì questa società si associa ancora meglio, capisce?
Si associa ancora meglio. Le rubo proprio 30 secondi, sa perché? Approfitto di lei per farmi proprio da lancio, perché le voglio chiedere, poi per la persona che avremo dopo, quanto è importante il lavoro di equip?
Beh, io penso di averlo detto tra le righe, quelle cose che noi abbiamo fatto, molti di loro sono degli amici, noi facciamo anche questo master sepsi in chirurgia, che non potremmo fare se insieme non abbiamo l'ospedale che ruota intorno al problema dell'infezione.
Abbiamo bisogno della direzione del policlinico, della direzione sanitaria, della microbiologia, abbiamo bisogno delle malattie infettive, abbiamo bisogno degli intensivisti, abbiamo bisogno dei diagnosti, dei radiologi. Senza questo non si va da nessuna parte. Quindi se uno pensa di voler risolvere il problema da solo, faccio un'altra cosa. Perché un problema del genere, se non in società come i batteri, non si può risolvere.
Allora siamo come i batteri.
Imitiamo, imitiamo.
Grazie, grazie di essere stato qui, devo dire mi piace molto come sta andando questa conversazione, sapete perché? Perché adesso come vi ho detto vogliamo chiudere in bellezza, ma non altro perché abbiamo qui un ingegnere, voi vi chiederete un ingegnere che cosa c'entra in una tavola di questo tipo dove appunto stiamo parlando di medicina, una medicina stretta proprio al termine che stiamo usando.
Allora intanto lui è Luigi Mazzola, quindi grazie di essere qui e lui è un ex test team manager Ferrari Formula 1, quindi devo dire che tra i big abbiamo the biggest, no? Questo possiamo dire. Allora intanto grazie di essere qui.
E il lancio non potrebbe essere altro che non abbiamo sentito appunto quanto è fondamentale il lavoro di gruppo, di equip che lei ha sempre fatto immagino, quindi grandi risultati con la Ferrari, con la Formula 1, però il lavoro di gruppo è centrale, così come abbiamo sentito dal dottor Moro e dal professor Sganga.
Esatto, esatto. Molto, molto, tante grazie. Mi avete dato tanti spunti in questi…
È vero?
Quindi per me viene veramente quasi in discesa. Quindi grazie dottor Moro, grazie professor Skang per quello che hanno detto.
Ora, io non parlerò di malattie, perché parliamo di cose un po' più, diciamo, light.
Ieri ho fatto un intervento dove ho fatto vedere la corrispondenza tra quello che può essere il medico, così come può essere quindi la guarigione, con la performance.
Ecco, parliamo di performance, e quindi parliamo di raggiungere un certo risultato,
raggiungere una certa competitività.
Ferrari, sapete, la Formula 1, adesso la Formula 1 è un po' diversa,
perché è dentro il freezer, io dico sempre che è congelata,
non si può cambiare il motore, non si possono fare sviluppi,
per motivi certamente giusti, perché parliamo di costi,
però si è un po' snaturata.
Un po' di anni fa, quando ero a capo di quello che era la fediabilità, la performance della vettura da dare poi all'evento gara, quindi tutto ciò che era la preparazione prima test, considerate circa 200-250 giorni all'anno in pista, quindi insomma, non proprio così banale,
una volta c'era questa situazione
dove c'erano i vari gran premi
quindi provate a immaginare il primo gran premio della stagione
e l'ultimo gran premio della stagione
perché la macchina potesse mantenere una certa competitività
oppure accrescerla
bisognava che tra il primo gran premio e l'ultimo gran premio
ci fosse un incremento di performance
che da noi sono l'uptime
di almeno un secondo e mezzo, due
se lo andate a dividere per i vari gran premi
vedete che, insomma, se parliamo di circa 2-3 decimi a ogni gran premio.
Vuol dire che tra un gran premio e un altro,
che normalmente sono 15 giorni,
il team doveva presentare un nuovo prodotto.
Quindi è un'azienda che produce una macchina,
non certamente commerciale,
ma un'azienda che produce, in questo caso, gestione sportiva,
quindi parliamo di Formula 1,
una macchina per corse che tra ogni 15 giorni è diversa, non è la stessa.
E' quindi come se io chiedessi a un'azienda che produce lavatrice
di fare ogni 15 giorni una nuova lavatrice.
E il prodotto diverso sono tante le aree,
perché c'è il motore, c'è il cambio, c'è l'elettronica,
c'è l'idraulica, c'è l'aerodinamica, c'è le sospensioni.
Sono tanti organi all'interno di una macchina.
Quindi la macchina è vista come, ah, c'è l'aerodinamica,
ci sono le gomme queste, in realtà sono tutti imbullonati,
sono tutti messi insieme.
E quindi da tanti organi diventa un organo, e questo fu il grosso salto che ci fece fare a livello di mentalità e di consapevolezza, che ci fece fare Ross Brown quando arrivò come direttore tecnico in Ferrari, che adesso vi dirò.
Ora provate a immaginare, in 15 giorni c'è l'esento, il gran premio,
se arrivi secondi, terzi, quarti e quinti, quello che è?
Beh, questi ingegneri si devono mettere intorno a un tavolo
e cominciare a dire che cos'è che è andato bene,
che cos'è che potevamo fare meglio e che cos'è che invece è andato male.
Attenzione che queste tre domande ce le fece Michael Schumacher
quando venne la prima volta e vinse la prima volta.
E noi tutti belli italiani, dai, stappiamo la bottiglia e abbiamo vinto.
Dice, fermatevi tutti, fermatevi tutti, prima di spegnere, prima di essere esaltati dalla vittoria, andiamo in ufficio.
E ci fece proprio queste tre domande.
Cos'è che è andato bene? Cos'è che potevamo fare meglio? E cos'è che invece è andato male?
Pur avendo vinto, è diventato una nostra, diciamo, modo di operare.
Bene, questi ingegneri si radunano e cominciano a fare quello che si chiama feedback.
andiamo a capire
e poi, ma potevamo fare meglio questo
ma nello stesso tempo, attenzione
gli altri vanno più veloci qua
vanno più veloci nelle curve veloci
magari nel lento, magari sono migliori in frenata
sapete, ormai
con i sistemi televisivi si possono
comparare le macchine
in maniera molto, molto puntuale
quindi si vede metro per metro
quanto effettivamente una macchina
è più veloce dell'altra
e poi, dopo da tutto questo
deve venire un'ideazione
ideazione. Quindi abbiamo fatto un feedback, bene, adesso cosa facciamo per? Quindi ci
sono altri ingegneri che cominciano a pensare come poter sopperire, ma tangibilmente, quindi
proprio con pezzi meccanici, questo gap che noi abbiamo visto a livello di feedback. Quindi
c'è l'ideazione e dopo l'ideazione c'è la progettazione, quindi se si tratta di una
nuova sospensione, un nuovo pistone o un pezzo di carrozzeria, qualcuno li deve progettare,
Quindi un altro gruppo che va a progettare.
E poi magari sono gruppi diversi, no?
Quindi può essere, come ho detto, motore o cambio,
quindi sono categorie diverse di persona.
E poi dopo c'è la produzione,
perché questi nuovi pezzi devono essere prodotti.
E una volta prodotti devono essere messi in pista per provarli,
quindi vedere effettivamente e testare la bontà.
E magari sono buoni, ma magari anche devono avere una differenziazione, quindi magari un disegno nuovo, e quindi devono essere ridisegnati, riprogettati, riprodotti, ritestati, e tutto questo, poi, ha finito questo, una volta che è il mio compito dire, bene, questo prodotto va bene, questa modifica va bene, andrà in gara, bene, qualcuno dovrà farne almeno 5 serie, perché in gara ci servono almeno 5 set di queste cose,
perché servono quelle da montare in macchina e quelle di scorta,
perché si possono rompere, la macchina può andare a sbattere,
è quello che è.
Il tutto in 15 giorni.
Quindi c'è doppia progettazione, ideazione, doppia produzione
e un test di qualità in pista, in 15 giorni.
Beh, non è proprio così banale.
Allora oggi, prima si parlava di prevenzione,
ho sentito di competenze,
ho sentito di diverse situazioni,
da strumenti, strumenti che entrano dentro un corpo umano
oppure da protesi, oppure da fili, oppure da situazioni del paziente.
Cioè, sono tante considerazioni, tante situazioni che giocano.
E noi non possiamo pensare di lavorare in serie.
Perché se noi lavorassimo in serie, non finisce più.
Perché vedete, il timing è giusto anche per quanto riguarda l'infezione,
ma noi abbiamo un timing ben preciso, sono 15 giorni,
Non possiamo arrivare a quel pezzo al gran premio successivo, quello dopo,
perché avremo perso la possibilità di essere performanti in quello successivo a quello di tutta questa analisi.
Quindi il timing è ben preciso.
Allora quello che va a produrre non può aspettare il disegno.
Quello che va a produrre, sapete cosa fa?
Va da quel disegnatore che dovrà fare quel pezzo e gli chiede,
Senti, ma questo pezzo lo dobbiamo fare dal pieno, lo dobbiamo fare stampato, lo dobbiamo fare in modo tale che comincia a predisporsi con i suoi strumenti, per la produzione, perché non può aspettare.
Lui già deve sapere in anticipo, sarà uno stampaggio? Beh, allora dovrò fare dei modelli.
Sarà dal pieno? Beh, allora dovrò cominciare ad allestire delle macchine utensili e quindi comincerà a...
Ma lo stesso vale poi per me, che io devo andare in pista.
Senti, quando mi arriva quel pezzo, cosa dovrò fare, come lo dovrò montare?
Quindi io dovrò avere un assemblaggio e quindi prendo il mio meccanico,
che poi dopo sarà detto a montaggio, e quindi dovrò cominciare a...
E quindi c'è un timing molto preciso
dove le persone sanno ben con chiarezza effettivamente che si lavora in parallelo.
Io ho vissuto in Ferrari vent'anni, vent'anni in pista.
Primi dieci anni, dall'88 al 96,
io ero ingegnere di Prost, ingegnere di Beria, insomma,
in pista sempre, potevamo vincere un anno.
Un anno.
Nel 1990, dopo che c'è stato quell'incidente,
vi ricordate?
L'incidente di Prost e Senna che buttò fuori a Suzuka.
Ecco, quello era l'unico anno che potevamo vincere.
Poi ho vissuto altri dieci anni, no?
In Ferrari.
Dove in dieci anni abbiamo vinto quattordici titoli mondiali.
mondiali, su 20, cioè una bella statistica, ovvero solo un anno potevamo non vincere,
che era il 2005, quindi i primi dieci anni solo un anno potevamo vincere, gli ultimi,
i secondi dieci anni, solamente un anno potevamo non vincere, tutto il resto potevamo vincere,
dal 97 in poi, e le persone erano quelle, non è cambiato tanto, sì, se ne è stata
una persona, due persone, non lo metto in dubbio, due persone sostanzialmente, e su
su mille? Ok, cioè indubbiamente sono valide, ma parliamo sempre che comunque ce n'erano
998 sempre presenti. Cos'è cambiata? La mentalità. Ed è quella che, pensando lì, perché vedete
io non ho preparato niente, dico vado a braccio e ascolto e mi innesto, perché sono loro
quelli che devono dire le cose riguardo a questo argomento, non certamente io. È la
La mentalità.
E fu una riunione, la prima riunione che ci fece Ross Brown in azienda.
Provate a immaginare il capo seduto intorno a una scrivania,
cioè con tutti i vari personaggi capidi,
quindi il capo dell'area motore, il capo dell'area cambio,
il capo dell'area terraio, quindi tutti i vari membri,
tutti i vari, diciamo, compositori dell'equipe tecnica.
Ferrari è un'azienda tecnica, ok?
Quindi non è che ci deve essere l'amministrazione, direttore generale, no, c'è il capo dell'aerodinamica, il capo del motore, il capo del cambio, il capo dei sistemi informativi, il capo dell'elettronica, il capo della pista, in quel momento ero io, e quindi tutto intorno cominciò a chiederci, come va il tuo reparto? Perché era appena arrivato, insomma, voleva informarsi.
a noi motori, magari al capo dei motori, e lui dice, beh, guarda, perfetto,
non c'è nessun problema, sappiamo essere il motore l'elemento più powerful
del lotto, perché si sa tutto, i pizzini girano, si sa tutto,
delle potenze degli altri, insomma, quindi sappiamo avere il motore migliore.
Ti dirò anche di più, adesso in cella dinamica stiamo provando
dei nuovi oli e probabilmente avremo anche 20-30 cavalli in più
che arriveranno fra qualche mese, due, e quindi via.
Il motore non si rompe, è tutto a posto.
Bene.
Cambio.
Ah, cambio perfetto.
È un accessorio, sapete, il cambio non produce potenza,
determina, dà al pilota la potenza necessaria in ogni istante,
però non è come un motore o non è come un'aerodinamica,
è un accessorio, non si deve rompere, questa è la prima cosa.
L'unico modo che si può vedere la performance è il fatto del cambio marcia perché quando c'è il cambio marcia c'è l'apertura della frizione, c'è il rilascio della farfalla, dell'acceleratore e quindi c'è un calo di potenza.
Chiaramente se quel cambio di marcia è come quello che facciamo noi con i nostri cambi manuali, la macchina si pianta, la macchina di Formula 1, ma lì invece parliamo di 20 millisecondi, quindi non è che è molto breve il tempo di cambio marcia.
ed era il più veloce di tutti, l'avamo misurato, quindi basta mettere dei microfoni,
un rilievo fonometrico, si capisce quanto è il cambio marcia delle varie macchine.
Poi è andato dall'aerodinamica e dice, attenzione, facciamo i tre turni in aerodinamica ROS,
tre turni, quindi vuol dire che siamo 24 ore su 24, c'è il turno del giorno, il turno del pomeriggio,
il pomeriggio sera, il turno della notte, i vampiri, i famosi vampiri.
E più di così, cosa possiamo fare?
Noi stiamo cercando, stiamo lavorando, stiamo facendo e via.
Quindi tutti, tutti, tutti erano al massimo della loro performance.
E questo Ross l'aveva capito, e lo sapeva,
veniva fuori da due vittorie del mondiale in Benetton.
Parliamo di una persona che è stata in Benetton, ha vinto due mondiali,
è venuto in Ferrari nel 2014 e ha costruito, praticamente ha formato la Mercedes.
Poi dopo adesso ha deciso di andare a fare quello che gli piace a lui,
Lui andava a pescare, famiglia, è finito, è chiuso.
Però ha fatto, laddove è andato, ha costruito team vincenti,
cioè team che ha vinto dei mondiali.
E allora lui fece una cosa molto bella, che per me è rimasta,
ed è uno dei messaggi che mandò alle aziende con cui lavoro,
ho cambiato completamente mestiere, lo vedete da qui,
non sono più insieme alle macchinine rosse.
E disse questo, provate a immaginare adesso su questo tavolo
di poter mettere la macchina
quindi virtualmente
pensate che adesso su questo tavolo ci sia la macchina
è chiaro per tutti
che se vince la macchina vinciamo tutti
certo
e se la macchina non vince
è chiaro per tutti che nessuno vince
quindi anche se tu hai il motore migliore
però la macchina non vince
tu hai perso, perché la macchina non vince
e il messaggio non è banale
perché vuol dire che
la macchina è imbullonata
il motore è imbullonato al cambio
è imbulonata al telaio, le sospensioni sono imbulonate al telaio.
La macchina è una, non è di diversi componenti, quando gira.
Sono tutti saldati insieme, quindi quello che conta è che la macchina vinca.
Non è che ci sia il motore migliore, che ci debba essere il motore migliore.
Il teamwork è proprio questo.
Noi, prima sentivo parlare tanti, noi siamo un teamwork meraviglioso,
Noi siamo formati da tanti organi che cooperano tutti insieme per che cosa?
Per una cosa, che è la vita.
La macchina è un insieme di tanti organi, di tanti componenti,
che cooperano per la vittoria della macchina.
Quindi è l'azienda che vince, è la macchina che vince,
è il corpo umano, è la vita che vince.
e tanti aspetti, tanti componenti lavorano per.
Allora la seconda domanda che ci fece Ross fu,
bene, noi dobbiamo aumentare la nostra performance,
voi siete i competenti,
quindi voi siete tutti quelli che state operando sulla macchina,
sui vari sistemi della macchina, cosa dovremmo fare?
E quello che venne fuori è, indubbiamente,
sapete che c'è un peso limite,
la macchina devono avere c'è un peso minimo non possono essere sotto un certo peso e quindi deve
essere garantito però io quel peso minimo lo posso raggiungere in diversi modi perché io posso fare
una macchina leggera come una piuma e metterci una marea di zavorra cioè metterci del peso
aggiuntivo in maniera tale da rispettare il peso minimo ma attenzione che se vado a mettere della
zavorra la metto in basso e quindi io diminuiscono la testa del baricentro e quindi genere come
come conseguenza acquisisco grip dalla macchina,
perché vado a sfruttare meno le gomme o posso sfruttare di più le gomme
solo per impegno di aderenza in curva o in trazione,
e non di supportare quello che si chiama il momento ribaltante,
perché c'è un baricentro molto alto con una massa molto alta.
Quindi provate a guidare un SUV e guidate un go-kart,
c'è una bella differenza, go-kart, entra subito in curva,
un SUV, girate, dopo mezz'ora entra in curva, quindi c'è una bella differenza.
Con il go-kart si può andare nettamente più forte.
Ma non solo, il peso lo possiamo mettere davanti o di dietro.
E' chiaro che in una Formula 1 dove ci sono forti gilaterali, parliamo di 4-5 gilaterali,
quindi sono belle forze, è chiaro che se metto del peso davanti mi viene sottosterzo,
la macchina mi va dritta, se invece metto il peso di dietro,
e no, mi viene sovrasterso, la macchina mi si gira,
il posteriore va davanti all'anteriore,
che non è proprio la cosa migliore che possa succedere,
perché quella è instabilità.
E quindi cosa posso cambiare con il peso?
Posso cambiare il grip e il bilancio?
Bene, la risposta fu il peso.
La macchina è formata di carbonio, titanio ed alluminio.
Sono, per chi conosce i materiali,
sono indubbiamente materiali nobili in termini di resistenza e peso, resistenza meccanica e peso.
Bene, su 605 kg di peso in un anno sono stati tirati giù 60-80 kg. Beh, a percentuale, già utilizzando
questi tre tipi di peso. Perché? Perché il motore ha cominciato a dire, beh io posso, certamente posso
ridurre il peso e posso fare le camicie più basse, i pistoni più bassi, il cielo dei pistoni, le bielle
le posso lavorare con dei raggi più spinti, insomma posso fare tante cose.
Bene, e alla fine, beh sai però, attenzione, i giri motore da 19.800 non posso stare lassù,
devo scendere un po', quindi probabilmente devo andare a 19.600, 19.500 perché perdo affidabilità
facendo delle cose così più leggere.
Bene, alla fine cosa è successo? Che il motore era meno potente dell'anno precedente?
aveva circa 10-15 cavalli in meno, ma aveva tirato giù una marea di peso.
Quindi alla fine il motorista non ha lavorato per se stesso,
ha lavorato per far vincere la macchina.
E questo è quello che si chiama il teamwork.
Il teamwork, o il gioco, o il lavoro d'equipe,
è considerarsi certamente un'entità importante,
ma è considerare che il tuo successo nasce,
se ci sarà anche il successo delle altre componenti che fanno parte del team.
Quindi io mi devo predisporre in maniera tale che quegli altri possano lavorare esattamente con il massimo della loro competenza,
anche se io in qualche modo devo ridurre la mia performance.
Provate a immaginare il P-stop.
Il P-stop sono questi dodici meccanici che sono intorno alle ruote.
Beh, la macchina quando arriva, c'è quello che è seduto in ginocchio con l'attrezzo per cercare di svitare il bullone.
E poi c'è quello che deve tirar via la gomma.
E poi c'è quell'altro che invece la deve mettere la nuova gomma.
E beh, i tre se facessero il lavoro indipendentemente dalla presenza degli altri, probabilmente sarebbe un quistopo da dieci secondi.
o se tutti facessero il loro lavoro
per cercare di fare il meglio del loro lavoro
probabilmente il pit stop neanche potrebbe essere fatto
ma quello che è con la chiave
sa benissimo che c'è poi qualcuno
che dovrà togliere la gomma
e quindi chiederà a quella persona
sai mi sentire, una volta che io ho tirato via la chiave
dove vuoi che mi metta?
dimmi qualche cosa
oppure ti serve qualche cosa
perché se succede in 1,8 secondi
il pit stop ha vinto la macchina
la macchina quando esce è davanti al competitor
E quindi è ottimale, ma stiamo parlando di meccanici.
Stiamo parlando di gente che è di terza, quarta categoria
nell'ambito del contratto metameccanico.
Stiamo parlando che rispetto a un direttore
ci saranno almeno 20 livelli di differenza.
E quindi è una mentalità che parte da sopra fino in basso.
Lei è la squadra che vince, mai il singolo.
Per quanto il singolo sia importante,
perché anche chi progetta il motore è importante,
ma se quel P-stop, purtroppo, per qualsiasi problema o qualsiasi situazione,
non è andato a termine, anche se hai il motore migliore,
tu hai finito, tu hai chiuso, se arrivi secondo, questo è lavoro di squadra.
E sapete cosa vuol dire tutto ciò?
Tutto ciò che in vent'anni, in dieci anni, abbiamo vinto 14 titoli,
esattamente con le stesse persone.
Avevamo paura.
Io poi, arriva Ross dalla Benetton, e questo si trascina a tutte le sue persone.
E' chiaro, poi specialmente della pista,
perché sono persone particolari,
gente con certa competenza, con certa disponibilità,
è un po' particolare il lavoro in pista.
E io che ero a capo dico, verrà Pat Simons, verrà un altro sicuro?
No, lui no, non ha cambiato.
Intanto facciamo il primo tentativo, cambio la mentalità.
Quindi da one man show che eravamo, siamo diventati a team show.
E questo fa la differenza.
Ebbene, qui secondo me è la stessa identica cosa,
perché io sento parlare di chirurghi, sento parlare di infermieri,
sento parlare di strumenti, sento parlare di prodotti,
sento parlare di timing, sento parlare di preparazione.
Io sono andato a vedere due o tre interventi chirurgici,
proprio per rendermi conto, l'anno scorso, due anni fa,
mi hanno vestito tutto con questa mascherina,
Mi sono messo là e dico, guarda, io mi metto qui, non voglio niente.
E ho visto, non cambia niente dal rispetto a quello che facevo io.
È esattamente la stessa cosa.
Ognuno è importante, ma chi conta?
È la vita di quel personaggio che è là sotto, che sta subendo, bontà sua.
Quindi è lì dove dobbiamo metterci la nostra concentrazione,
sulla vittoria della macchina, sulla vittoria della persona.
Ed è un insieme.
I prodotti, l'ultima cosa che voglio dire, non eravamo solo noi.
Perché i cerchi non li producevamo noi, le gomme non le producevamo noi,
avevamo dei fornitori, dei fornitori esterni.
Bridgestone, che era la nostra, perché c'era il duello tra Bridgestone e Michelin,
lavorava per noi, noi mettevamo a disposizione una macchina, un team,
provavamo 50 set di gomme ogni giorno durante una settimana.
e chiedevamo a loro esattamente la stessa cosa che chiedevamo a noi stessi facevano parte quindi
siccome deve vincere la macchina e la macchina è fatta anche di gomme anche se non le producevamo
noi per noi questo era squadra quindi per noi erano dentro i nostri team dentro i nostri meeting
erano insieme a noi e stiamo parla dei giapponesi che se conoscete bene i giapponesi è un po diverso
non so come loro, no, filosofia, approccio e tutto.
Quindi erano coinvolti, ma quelli anche, quelli della Brembo,
ovvero che fa i caliper e i dischi, perché noi avevamo i dischi Brembo,
ed era un continuo, quindi per quel che valeva motore, cambio, idraulica,
valeva anche per tutto ciò che era esterno.
E che cos'è che era?
È una bella lavagna, una bella diapositiva dove Rossi diceva,
sentite, quali sono gli elementi che concorrono alla performance?
E' questo, questo, questo. Quindi sono persone dentro il team e persone fuori dal team.
Bene, tutti questi devono essere parte integrante e quindi anche tutto ciò che era esterno era parte integrante.
E alla fine Montezemolo, che era numero uno per questi aspetti, c'era il pranzo di dicembre, invitava tutti i fornitori esterni,
li invitava e li premiava, tanto per farli rendere come squadra, perché se c'è nell'ambito
di quel determinato lavoro un insieme di persone che possono essere interne e esterne, ma anche
esterne, fanno parte se vuoi raggiungere il tuo, la tua vittoria, il tuo gol finale.
Grazie, grazie a voi.
Ingegner Mazzola, allora intanto siamo fortunati di averlo avuto qui perché ci ha sportato
Nel mondo dell'automobilismo, nel cuore del mondo dell'automobilismo che tutti sogniamo, queste grandi rosse per cui tifiamo sempre. Ma c'è una cosa che voglio dire e poi ovviamente siamo in chiusura. Quando lei a un certo punto ha detto, è arrivato il nostro coach e ci ha detto provate a immaginare la macchina e allora se questa macchina vince avete vinto, se questa macchina perde avete perso.
sa mentre lei parlava io per riportare
tutto a quello di cui stiamo parlando
oggi ho pensato anche per un chirurgo è così
no? Prova a mettere il paziente
lì, se il paziente
sta bene, non si prenderà un'infezione
ha vinto
l'equipe, il gruppo
se il paziente avrà delle conseguenze
ha perso
siete d'accordo su questo?
allora io intanto approfitto di ringraziare
l'ingegner Mazzola
veramente grazie, grazie davvero
professor Sganga
dottor Moro
e permettetemi di ringraziare
chi mi ha voluta qui
perché veramente oggi mi ha fatto un regalo
e quindi uscirò come vi ho detto prima
arricchita e grazie di questa platea
che vedo con gli occhi sgranati
saremmo stati qua ore
grazie veramente a tutti
buona giornata
Chat AI
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