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36° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE 22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Saluto dei Presidenti: Prof. G. PALAZZINI – Presidente 36° Congresso Chirurgia Apparato Digerente Dott. C. Buttarelli - AICO Presidente Nazionale Green Surgery e Innovazione Tecnologica: il ruolo dell’infermiere di sala operatoria Moderatori C. Buttarelli – M.G. Manenti Green Surgery: scelta sostenibile e logistica R. Menduni Pratiche anestesiologiche a basso impatto . M. D’Adamo Riduzione dei rifiuti ed economia circolare nei Blocchi Operatori G. Barbato Processi di sterilizzazione efficienti A. Inglese (AIOS) Tavola rotonda: Perché la sala operatoria deve cambiare Moderatori: C. Buttarelli – M.G. Manenti Partecipano: R. Menduni, A. Barbato, D’Adamo, A. Inglese Lettura , A. Labonia
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tutti io direi di iniziare, non iniziamo. Il professor Palazzini mi ha detto che arriva
un pochettino in ritardo, intanto iniziamo la nostra sessione. 22 anni di collaborazione
con AICO, un buon traguardo, ringrazio tutto AICO e soprattutto ringrazio il responsabile
degli ECM, il dottor Paolo Ribetto che ha redato un programma non indifferente e come
Come avete visto questo programma si parla tanto di flussi, di sale operatorie, siamo calcolati, io penso che conosco più quante spese ho per ogni intervento che il conto in banca che ho, ma perché proprio siamo tenuti sotto controllo, le sale operatorie hanno una grande spesa, le sale operatorie hanno tempi ben stabiliti.
e guardate io arrivo dal forum Risk Management di mercoledì e il discorso dell'aula, proprio dell'organizzazione del blocco operatorio parlava proprio di questo, però questo qua come ho detto e condivido anche con voi tutto questo pensiero di AICO, cioè di tutti noi alla fine, perché AICO siamo noi, infermieri di sala operatoria,
Con tutto questo calcolo dei tempi ovviamente tutti gli ospedali portano i loro dati, portano il numero di interventi, portano i prodotti che usano, gli indicatori, gli outcome.
Però c'è un punto importantissimo che gli ospedali, le chirurgie, le specialità che portano i dati portano i dati con quel chirurgo, quel direttore di struttura di quella specialità che è specialista in quello.
E' proprio questo il punto che volevo porvi come pensiero critico da portarci avanti tutta la mattina anche perché poi dopo il programma lo sviscera un attimino di sottofondo.
Anche noi dobbiamo avere una nostra specializzazione perché se gli ospedali e le sale operatorie fanno quei numeri li fanno perché hanno persone e infermieri competenti in quello ma dato che noi non siamo tutologi e nella gestione di un blocco operatorio più specialità è emerso e emerge sempre di più la peculiarità, l'unicità e l'insostituibilità di noi infermieri di sale operatoria è giunto anche il momento di portare avanti proprio questo pensiero di riconoscere le nostre competenze soprattutto per specialità.
E quindi noi stiamo lavorando, tutti quanti noi, AICO, tutti noi stiamo lavorando proprio per il riconoscimento e per arrivare proprio ad avere la specialistica di infermieristica di sala operatoria con la FNOPI e con anche tutte le altre società scientifiche che sono nostre partner sia infermieristiche che chirurgiche e mediche.
Quindi insomma questo qua è un obiettivo molto importante soprattutto per la crisi anche perché è come un appiattimento del sistema, non siamo tutti uguali e ci vuole una differenziazione della cultura, delle conoscenze, delle competenze e della crescita che ognuno di noi ha in sala operatoria perché insomma come si dice anche nei convegni, anche i direttori di struttura devono avere in fianco uno strumentista o un personale di sala operatoria che sa come quello che sanno loro.
Perché se noi non è, è la nostra professione che ci porta proprio a quello e proprio questo punto qua va discusso, va riconosciuto e va portato avanti. Ecco questo è proprio il pensiero che volevo trasmettervi, è un pensiero molto profondo perché guardate che è una cosa importantissima.
niente io non rubo altro tempo
iniziamo subito perché il programma
insomma come avete visto c'è l'HTA
che anche quello è un
green surgery che anche questo è un punto
molto importante che tutti noi
tutto AICO sta lavorando anche per la gestione
dei rifiuti ma
non tanto i rifiuti in sé
ma proprio il collegamento con le aziende
per far sì che ci sia un riciclo
stiamo studiando proprio delle alternative
molto interessanti perché inquiniamo
inquiniamo tantissimo i saloperatori
E poi l'HTA che è il technology assessment che noi abbiamo in sala, quello che qualcun altro decide per noi e il conoscere il percorso e il conoscere anche dove intervenire o cosa possiamo fare è una cosa fondamentale.
Marta vuoi dire qualcosa?
E pensiamo a quello che noi facciamo giornalmente in sala operatoria dall'uso di gas, oltre dei materiali, delle componentistiche tecnologiche che contengono batterie, quindi abbiamo lo smaltimento di rifiuti con presenza di litio e quant'altro.
Sono degli argomenti che se li andiamo ad analizzare ad uno ad uno ci vorrebbero forse dieci giorni per poterle parlare e proprio sapere come dover agire per ogni singolo componente.
Ci basiamo penso nelle nostre realtà lavorative a parlare della differenziazione della carta cartone, plastica e vetro dove si fa perché ci sono realtà dove tutto viene assimilato agli urbani se non contaminato o direttamente ai rifiuti speciali e quindi con costi abbastanza impattanti nelle casse economiche degli ospedali.
Passiamo subito la parola al nostro primo relatore, Paolo ha scelto un bellissimo titolo Green Surgery perché la sala operatoria deve cambiare, lasciamo la parola a Roberto Menduni, AICO Puglia, lui lavora a Foggia e ci parlerà della Green Surgery come scelta sostenibile e logistica.
Sì, buongiorno a tutti e grazie per la parola. Io ho, innanzitutto non c'è location più azzeccata, sala verde Green Surgery, quindi partiamo già col piede giusto, siamo già avanti, siamo già un passo avanti.
Sì, perfetto. In realtà io inizierei con una riflessione da condividere con tutti voi, così ci conosciamo, rompiamo subito il ghiaccio e andiamo avanti.
bisogna capire innanzitutto come si fa a diventare green
cioè se io oggi chiedessi a qualcuno di voi
ma Paolo
come fai a diventare green
come facciamo a diventare green
perché se diventare green
significa
riempire
il nostro pianeta, la nostra terra
il nostro territorio
di paleoliche e di pannelli solari
allora basta dirlo
il problema è risolto
riempiamo con questi
con questi
artefici e siamo a posto
allora ce lo diciamo, ce lo raccontiamo
ci mettiamo una bella paleolica
sulla spiaggia di Vieste, la città del vento, accanto al Pizzo Munno
e prendiamo tutta la brezza
che arriva nella città più ventosa del Gargano
fantastico, abbiamo risolto
i nostri problemi di diventare green
è una questione di visione
basta guardare una partita di calcio
noi voi vedete la partita di calcio prima, durante e dopo
cosa vediamo? Siamo borbandati
di pubblicità di auto elettriche
quindi paradossalmente noi con gli incentivi
statali nuovi, tra 1, 2, 3, 4, 10 anni avremo tutti un'auto elettrica. Il presidente di
Toyota qualche giorno fa disse guarda se collegassimo tutti contemporaneamente le nostre auto, la
presa elettrica alla corrente il pianeta scoppierebbe. Allora io vi invito a riflettere su questa
cosa perché è fondamentale e da qui introduco il concetto di sostenibilità. In che direzione
ne stiamo andando. Noi da una parte abbiamo la green surgery, quindi è bene parlare di
chirurgia green, chirurgia verde, ma dietro una chirurgia green, dietro una chirurgia
verde c'è tutta una questione logistica, ci sono tutte le aziende, tutti i trasporti,
tutto quello che gira intorno a una chirurgia green che probabilmente poi, tanto green non
non è grey, un po' si avvicina un po' sul grigio, un po' sul black, diciamo che ecco è un sistema sicuramente migliorabile,
però quando parliamo di chirurgia non dobbiamo avere una visione oculare e ristretta solo ed esclusivamente sulla green surgery,
sulla chirurgia green, perché dietro c'è tutto un contesto, non nascondiamoci, dietro al termine green si nascondono degli interessi spaventosi economici,
Quindi o ce lo diciamo o se no non andiamo da nessuna parte. Questo è fondamentale capirlo e comprenderlo. Vi siete mai chiesti in sala operatoria quanto CO2 produciamo ogni volta che entriamo in sala operatoria? Quanto costa in termini di impatto ambientale, di inquinamento salvare una vita? Vi siete mai chiesti questa cosa? Voi come operatori sanitari io mi chiedo.
Bene, noi in sala operatoria siamo i principali responsabili di inquinamento di un ospedale, produciamo il 30% di rifiuti di un ospedale, dovuto a gas anestetici, lo diceva la collega prima, dovuto a un'implementazione di un utilizzo della tecnica laparoscopica, quindi sempre accessi meno invasivi e questo ovviamente porta a un consumo di strumenti monouso rispetto ai poliuso.
Un intervento chirurgico consuma generalmente circa 50, cioè inquiniamo, produciamo 50 kg di rifiuto un intervento chirurgico, è come se noi facessimo camminare una macchina per 200 km.
Bene, moltiplicate questi dati per tutti gli interventi che fate e capite bene, vi è semplice capire che impatto noi abbiamo sull'ambiente esterno.
Quindi bene chirurgia green, ma valutiamo anche ciò che produciamo fuori questa fantastica chirurgia green.
Ecco, io qualche mese fa ero in sala operatoria di chirurgia vascolare e guardavo al termine dell'intervento tutti questi carrelli pieni di lenzuola, di ferri, di rifiuti da sanificare, da sterilizzare.
E mi sono chiesto ma è davvero necessario tutto questo o sono solamente delle abitudini che non mettiamo in discussione, che non siamo abituati a mettere in discussione.
Ecco, logistica, l'assistenza sanitaria contribuisce per il 5% alle emissioni globali di gas serra e paradossalmente vedete negli Stati Uniti l'assistenza sanitaria rappresenta il 20% dell'economia nazionale.
Stessa nazione, emissioni pro capite, doppie rispetto a qualunque altra nazione.
Allora in che direzione stiamo andando? Perché quando si parla di green significa tenere insieme aziende, ospedali, società scientifiche,
che significa far viaggiare insieme tutti questi attori verso il verde, verso un atteggiamento sostenibile.
Se non viaggiamo tutti in questo verso, quindi se non viaggiamo in senso logico, altrimenti non si parlerebbe di logistica,
non si va da nessuna parte, se chiudiamo il nostro dataset all'interno della nostra operatoria non andiamo da nessuna parte,
non diventeremo mai green.
noi siamo i principali attori
noi salviamo vite, produciamo salute
come infermieri, come medici
adesso non so qui la pratica ma credo che siamo tutti infermieri
dovremmo essere, al di là di questo
noi produciamo salute, salviamo vite
però poi dall'altra parte
appena usciti dall'ospedale
regaliamo anche un po' di
patologie, regaliamo anche un po' di
di brutte cose
e questo purtroppo
è un paradosso che non possiamo più ignorare
io ve lo racconterò un po' con i numeri perché poi a me piace
come dire
un po' validare quello che dico, altrimenti resta qualcosa che dico io, dice un tizio a un congresso e resta solo a me.
Ecco perché io tendenzialmente porterò un po' di numeri.
Bene, i vantaggi di una sala operatoria green ci sono, esistono, è inutile, altrimenti non sarei qui a parlare io.
Riduzione di carbonio, un impatto importante sulla salute e sulla sicurezza pubblica, no, migliorare la qualità dell'aria,
una maggiore equità sociale, ridurre i costi per imprese e consumatori, ridurre il volume di rifiuti,
migliorare l'efficienza operativa, una sala operatoria green funziona, c'è avvantaggi, c'è poco da fare,
quindi che ben venga, è aspicabile insomma.
Per poter parlare di sala operatoria green dobbiamo parlare di raccomandazioni, no?
Siamo una società scientifica, siamo delle società scientifiche e quindi questo termine ci è ricorrente.
Nel green queste raccomandazioni si fondano su quattro termini, eliminare, consolidare, innovare ed educare, eliminare tutto ciò che non è necessario, packing, elettronica, consolidare la riduzione di strumenti monouso, riciclare, utilizzare le tecniche lean.
Come si applicano poi da un punto di vista operativo queste raccomandazioni? Attraverso delle strategie, strategie che devono impattare necessariamente su chi? Sul team chirurgico, sulla sala operatoria, sulla governance del sistema sanitario e sulle società scientifiche, ognuno per propria competenza.
Quindi ritorniamo nel concetto che o si viaggia insieme in maniera sinergica o il termine green rimane solamente lì, un puntino lontano.
Chi può e deve fare la differenza? Voi, solo voi. Voi conoscete i flussi operatori, voi conoscete i materiali, voi conoscete le tecnologie, solo voi potete individuare quelle che sono delle soluzioni operative a basso impatto ambientale.
attraverso la formazione, attraverso la partecipazione a progetti sostenibili, quello che volete,
ma siete voi, infermieri, in questo caso, che dovete fare un passo in avanti.
Senza di voi la green surgery ovviamente resta sui libri e su qualche slide di qualche poveretto
che vi viene a raccontare di una chirurgia verde.
Quando dico voi, dico voi, nel senso che siamo i principali produttori,
il 30% in ospedale di emissioni di gas serra
il 5% l'assistenza sanitaria
inquiniamo, bene l'abbiamo capito
cosa si fa? Nel Regno Unito
due saloperatori usavano 6 bombolette
di spray al cloruro di etilene
per testare i blocchi spinali
le hanno sostituite con
dei bastoncini in metallo refrigerati
quindi riutilizzabili
hanno risparmiato
4613 kg di CO2
e 4827 sterline
in meno di spesa, non sono andati
sulla luna, non hanno inventato niente di fantasmagorico, hanno solo messo in discussione un qualcosa
che continuavano a fare giornalmente. Dice, ma è davvero necessario usare queste bombolette
per testare i blocchi spinali? No. E questo è il risultato. Questi sono i nostri colleghi,
sono vostri colleghi, sono infermieri. Ma senza andare un po' troppo, senza andare lontano,
avviciniamoci un attimino. Camici riutilizzabili, riduzioni di 67 tonnellate in cedulano, più
più 10.000 sterline risparmiate, ospedale di Verona, implementazione del telemonitoraggio pre e post chirurgico,
riduzione di degenza, meno spostamenti. Sapete quando è impattante un giorno di ospedale per un paziente?
Equivale all'inquinamento ambientale di 5 famiglie, quindi implementazione di telemonitoraggio,
impatto ambientale
soddisfacente, basta poco
Orbassano, Torino
è vicino a casa tua Paolo Orbassano
Orbassano, Torino, 500
l'approccio, una metodica lean
una riduzione di lista d'attesa
Meyer, Firenze, pensate anche in Italia
il primo ospedale
certificato per sostenibilità
ventilazione avanzata, climatizzazione efficiente
aree verdi, biohabitat
quindi ce l'abbiamo, siamo sulla strada giusta
ne dobbiamo solo parlare un po' di più
e dobbiamo parlare
in maniera abbastanza semplicistica
per comprenderci, perché poi alla fine le cose
difficili non le fa nessuno
diciamo nei congressi, però poi per
fare veramente i passi avanti dobbiamo
comprenderle le cose
quando si parla di materiali di consumo
oramai
è una cosa che
nessuno può negare
incenerire costa
molto di più che riutilizzare
che riciclare
questo va compreso
Vassoio di prima, vi parlavo dei vassoi chirurgici, pensate il 50% di ciò che è presente su un vassoio chirurgico preconfezionato non viene utilizzato durante gli interventi, lo mettiamo lì perché magari sai può servire e magari se capita un'urgenza e magari intanto ce l'ho qua già sul carrello, no no stiamo migliorando né l'efficacia né l'efficienza delle cure, stiamo solamente aumentando gli sprechi.
perché se facessimo una cosa buona per il paziente
apriremo tutto
quello che c'è da aprire, ma stiamo solamente sprecando
e questo non porta beneficio né al paziente
e né a noi
è come se apparecchiassimo
una tovaglia per mangiare un primo
uno ha uno spaghetto agli olio e ci metto
13 bicchieri, 14 posate, 15 piatti
non è che migliora la qualità del cibo
ho solamente sprecato di più
mi serve un piatto, una forchetta
e un bicchier d'acqua, è inutile che apro
l'impossibile per produrre poi
lo stesso piatto di pasta
Basta. Nel 2025, mi viene da ridere perché io mi immagino le scene mentre le racconto, nel 2025 ci sono ancora colleghi, nonostante le fotocellule, nonostante tutta la tecnologia che ci viene in mente,
che quando si lavano le mani
sembra che hanno fatto un tuffo in piscina
li vedi usciti bagnati
ditemi se sto dicendo
una realtà che è in vera
io li lago praticamente
lago la diga di Occhito
e sembro bagnati, completamente bagnati
quando in realtà è stato oramai
più che accertato che la disinfezione
delle mani con soluzioni idroalcoliche
è altrettanto
efficace
quindi noi non facciamo
Ecco che fantastico, l'utilizzo dei gas, dicevi prima, il desflurano, fantastico, se si eliminasse dei gas in generale, io ho fatto l'esempio del desflurano perché è molto impattante,
se si eliminasse il desflurano o si riducesse l'utilizzo in un piccolo ospedale di campagna, equivalrebbe a eliminare l'inquinamento di 100 auto contemporaneamente, solo riducendo o eliminando questo gas.
gas. Pensate un pochino a un potenziale di riscaldamento 2.540 volte superiore a quello
della CO2. Devo dire che i regolamenti europei ci stanno venendo incontro da questo punto
di vista, tant'è vero che da gennaio probabilmente questo gas può essere utilizzato solo in
quei casi in cui non è possibile utilizzare un'alternativa e deve essere documentato
tra l'altro. Quindi da gennaio 2026 probabilmente la comunità europea si sta venendo incontro
da questo punto di vista
sull'utilizzo dei gas
fantastico, io cerco di abbreviarlo
perché poi altrimenti Paolo e il dottor Ribetto
mi guardano male quindi io accederò
l'elettroencefalogramma, io non posso
prescrivere un elettroencefalogramma
per fare un'artroscopia al ginocchio
io vi sto riducendo i concetti in maniera semplicistica
il
consiglio è
le prescrizioni degli esami preoperatori
vanno fatte seguendo
delle linee guida internazionali
Non perché io sono tizio e caio e decido di fare questa routine. Un intervento che non si fa è un intervento che non inquina, è un intervento che non produce economia. Ma non ha senso non fare interventi, siamo in un congresso di chirurgia quindi sto parlando di nulla.
quello di cui io invece vi sto parlando
di evitare tutti quegli interventi
con altro rischio di inappropriatezza
e ci sono
ora è inutile entrare nel merito
di quali sono ma in letteratura
ne potete trovare
quindi vertebroplastica per fratture di estroperosi
l'artrostopia del ginocchio per lesioni ostratritiche
insomma ce ne sono un po'
di questi interventi
quindi maggiore specificità
per la scelta di operare o meno
o non siamo
Siamo la famiglia del mino bianco, non vi sto parlando della famiglia del mino bianco,
anche perché i team chirurgici non producono biscotti ma producono salute.
Quindi io non è che vi dico che è semplice, vi dico che piano piano però dobbiamo dire al collega medico,
dire al collega infermiere che certi atteggiamenti vanno modificati un passo alla volta.
Non cerchiamo la perfezione ma quantomeno di migliorare la nostra realtà.
realtà. Ebbene noi curiamo fuori, curiamo dentro l'ospedale, fuori ve l'ho già detto,
siamo tra i principali inquinatori di questo pianeta e questo è un paradosso che ad oggi
non possiamo più permettere. Ogni CO2 risparmiata, ogni tonnellata di CO2 risparmiata equivale
a una prevenzione, un po' come i vaccini, quindi se noi risparmiamo in sala operatoria
stiamo facendo prevenzione, prima area, seconda area, decidete voi dove la volete mettere,
ma comunque stiamo facendo prevenzione
bene
che fare in maniera concreta
non entro nel metodo del modello del 5R
oramai lo conoscete più o meno tutti
5 si mette la mano sul cuore Paolo
5
5R riduci, riusa, ricicla
ripensa e ricerca
ve lo traduco con esempi
che possono sembrare banali ma
vi dico che in sala operatoria
non sono poi così tanto banali
riduci, fate una foto al vostro carrello
segnate tutto ciò che non utilizzate
dopo 10 interventi sapete ciò che è superfluo
proponete una revisione di quel carrello
non funziona, riutilizzate
perfetto, guardate quanti camici
in monouso utilizzate, calcolate quanto costerebbe
a passare i riutilizzabili, presentate
al vostro coordinatore i numeri, perché senza numeri
nessuno, non si va in nessuna parte
l'80% di plastica
lo diceva il presidente Buttaelli
80% di plastica, carta, vetro, alluminio
può essere riciclato, ma se
piazziamo il nostro contenitore della plastica
a 150 metri dalla sala operatoria
probabilmente quando apriremo una confezione
quel contenitore di plastica andrà
in un contenitore non idoneo
per il riciclo
ripensiamo, fermiamoci 5 minuti la mattina
a fare un briefing e chiediamo al chirurgo
di cosa hai bisogno
di cosa ha bisogno quel paziente per quell'intervento
non tutto a tutti, ce lo siamo detti prima
e documentiamo
con risultati, con foto, con numeri
con risparmi quello che facciamo
creiamo una cultura del miglioramento continuo
un cambio culturale
Io chiudo il mio intervento con una domanda, fra dieci anni quando racconterete la vostra carriera in sala operatoria cosa volete dire di aver fatto, di aver lavorato, di aver seguito le procedure o di essere stati parte integrante di un cambiamento storico, di aver trasformato una realtà altamente inquinante in un modello di sostenibilità e questo lo potete fare voi con le vostre scelte ogni giorno, ogni volta che entrate in sala operatoria.
Io vi chiedo una cosa, coraggio, coraggio di mettere in discussione le abitudini come hanno fatto i colleghi del Regno Unito, coraggio di dire si può fare meglio, coraggio di essere protagonisti e non spettatori.
Tutti i cambiamenti sono andati da qualcuno che lì dietro, lì, ha alzato la mano e ha detto io ci credo, io posso cambiare.
Grazie a tutti e buona continuazione di congresso.
Grazie mille, diciamo che insomma è un argomento, hai portato dati preoccupanti, importanti e preoccupanti.
È proprio una questione di pensiero, di modo e di comportamento che deve entrare.
Insomma, AICO si sta anche un attimino prodigando in questo, formando dei gruppi di lavoro per le green surgery,
perché è un argomento importantissimo che interessa anche tutte le fasi dell'assistenza in sala operatoria,
Recompresa l'anestesia, come dicevi, gas anestetici, è un argomento molto forte,
perché il pianeta è nostro e inquiniamo tantissimo.
Ma bisogna cambiare la mentalità.
Certo.
Perché ci sembra distante, noi facciamo bene, io faccio bene il mio lavoro da infermiere,
però molte volte capita di non andare oltre quel piccolo ambiente in cui viviamo noi ogni giorno.
Quindi il nostro piccolo gesto in quell'ambiente poi è impattante su ciò che ci circonda. Grazie a tutti ancora.
Grazie, grazie mille. Andiamo velocissimi, piacere di presentare Mimo D'Adamo, presidente AICO Emilia Romagna, che ci parla delle pratiche anestesiologiche a basso impatto, proprio quello che si stava dicendo, anche a livello anestesiologico, gas anestetici molto inquinanti.
Buongiorno a tutti. Prima di partire con il tema della mia relazione ci tengo a ringraziare il prof Palazzini per l'invito e un grazie anche al nostro presidente nazionale aico Buttarelli.
Ringrazio anche Roberto perché mi ha un po' confuso, mi ha distaccato da quello che era il mio discorso per questa relazione perché è vero sì mi soffermo all'ultimo concetto della raccolta dei rifiuti a 120 metri
e poi lì tocchiamo un tasto che per buttare la plastica
devo lasciare la porta aperta
quindi entriamo in un altro circuito
che con AICO stiamo già portando avanti da anni
appunto dopo la tua relazione
credo che ad oggi il tema della green
non sia soltanto una sfida
ma secondo me è un'opportunità
che ci può far cambiare sin da subito
motivo per il quale io parlerò delle pratiche anestesiologiche a basso impatto
già il collega che mi ha preceduto ha anticipato qualcosa ma entreremo nel dettaglio
Cos'è la green anestesia? Un'anestesia sostenibile
Oggi ormai dal punto di vista anestesiologico abbiamo fatto dei passi da gigante
e tutto ciò che di utile a scopo scientifico è stato rivolto nei confronti del paziente
in maniera invisibile sicuramente ha avuto un danno anche sull'ambiente.
Un'anestesia sostenibile è un approccio alla pratica anestesiologica
per ridurre l'impatto ambientale delle procedure cliniche
ma in particolare soffermandoci sull'emissione di gas serra e la produzione di rifiuti.
Questi due punti fondamentali però non devono mai compromettere la sicurezza del paziente
perché parliamo di sostenibilità, di green surgery, ma davanti abbiamo sempre il paziente
per cui la sicurezza deve sempre andare a pari passo con l'evoluzione degli atti che portiamo in sala operatoria.
Voglio trattare con voi tre punti principali di questo lavoro.
Perché l'anestesia è un nodo cruciale dell'impatto ambientale in ambito chirurgico?
cosa vuol dire utilizzare pratiche anestesiologiche a basso impatto
ovviamente basate su evidenze scientifiche
e come implementare nella realtà clinica
quindi cosa fare per far sì che l'anestesia sia più sostenibile
ecco il ruolo dell'anestesia nella chirurgia sostenibile
ricopre un ruolo fondamentale se non imprescindibile per l'attività chirurgica
Ad oggi ci troviamo a gestire alcuni tipi di tecniche anestesiologiche che vedremo più avanti hanno un fortissimo impatto ambientale
e quindi una buona pratica anestesiologica ha un ruolo strategico verso una chirurgia sostenibile
e una chirurgia sostenibile associata ad un'anestesia sostenibile non può far altro che ridurre l'impronta ecologica del sistema sanitario.
Ecco, ho voluto riportare così l'ultima pubblicazione da parte di Siarti con le 5 mosse per rendere un'anestesia più sostenibile,
una pubblicazione di febbraio di quest'anno e ovviamente si parla da diverso tempo dell'uso impattante che hanno i gas alogenati all'interno delle sale operatorie.
L'utilizzo di gas freschi elevati, quindi è preferibile un utilizzo di flussi bassi e la scelta di tecniche anestesiologiche mirate all'utilizzo di materiali e device poco sostenibili.
Il non utilizzo di materiali mononuso se non strettamente necessario e non trascurare di predisporre la raccolta a punto differenziata dei rifiuti.
Il quinto punto non è un punto pratico ma è a livello organizzativo che riguarda l'anestesista che non deve dimenticare di essere con il supporto delle società scientifiche il protagonista e il promotore di pratiche sostenibili in sala operatoria e anche terapia intensiva.
Ecco, organizzando questa slide mi sono chiesto, beh, ma qua l'anestesista, l'anestesista, e io? Io sono infermiere, cosa devo fare?
In realtà gestiamo dal punto di vista anestesiologico, insieme alla componente medica anestesiologica, dei fattori importanti dell'anestesia.
Quindi perché parlare di green anestesia e sostenibilità?
Negli ultimi anni sono emerse sempre delle evidenze più solide sull'impatto ambientale dei gas anestetici.
Ho riportato i due gas principali che vengono utilizzati nell'anestesia, il seboflurano e il desflurano.
Il GVP del seboflurano è circa 130 volte maggiore di quello della CO2,
ciò equivale a un chilogrammo di seboflurano che corrisponde a 130 kg di CO2 in termini di riscaldamento globale.
E invece è assurdo l'impatto sostenibile del desflurano, che come diceva prima Roberto è circa 2500 volte quello della CO2.
Qui sono entrato un po' più nel dettaglio, sto fermandomi su quello che è il tema del momento, il desflurano.
Per cui un flacone di desflurano da 240 ml, completamente vaporizzato, ha un impatto equivalente a diverse centinaia di chilometri percorsi in auto.
È un risultato negativo per l'ambiente, è il contrario del motivo per il quale ci troviamo qui oggi.
Perché parlare di anestesia e sostenibilità?
Non dobbiamo soffermarci solo all'aspetto farmacologico e all'utilizzo di gas.
La sostenibilità anestesiologica riguarda l'intero ecosistema in cui lavoriamo,
per cui andiamo a toccare quelle che sono anche le tecnologie, le pompe infusionali,
le apparecchiature anestesiologiche, i monitor, i sistemi di ventilazione, tutto questo produce un altro tipo di consumo, un consumo energetico.
Quindi io tante volte entro in sala operatoria, anestesia locoregionale, anestesia bilanciata, sette pompe infusionali, due utilizzate, il resto acceso comunque.
Comunque, questo è un atto che dipende da noi, è un'attenzione che secondo me faremo fatica perché si sono sempre chiamati la mattina entrando in sala operatoria l'overtime, il timing chirurgico, il ritardo del cambio del paziente, il chirurgo, siamo in ritardo.
Tutto questo ci distoglie da quelle che sono le piccole azioni, i piccoli gesti che porterebbero al risultato di una sostenibilità e ho fatto questa riflessione soprattutto mentre sviluppavo questa relazione,
Perché effettivamente io personalmente non ci ho mai pensato, perché quello che mi portava nelle mie azioni durante l'attività di sala operatoria era essere veloce, essere bravo.
prima in C del chirurgo, più bravo sono stato io con l'equip e quindi era l'orario, tutto il concetto del consumo, dello spreco, dell'inquinamento,
seppur solo dal punto di vista anestesiologico perché fondamentalmente si parla di una decisione anestesiologica,
è l'anestesista che decide i volumi, i flussi, l'utilizzo del sevo piuttosto che del propofol,
per cui al di là del fatto che sia una decisione medico anestesiologica bisogna entrare nell'ottica di quelle piccole azioni che accanto ad una dock station di pompe infusionali posso fare.
E' ovvio che senza parte numerica non si entra nel concetto delle cose per cui ho riportato il maggior utilizzo del desflurano, secondo l'American Society of Anesthesiologists in molti ospedali l'anestesia inalatoria contribuisce a circa il 5% delle emissioni totali di CO2 e può costituire fino al 50% delle emissioni di partimento perioperatorio.
Uno studio retrospettivo, hanno fatto uno studio su un ospedale universitario di Bogotà dal 2019 al 2022 e hanno osservato che su un totale di 743 kg di agenti anestetici inalati il 265 kg erano rappresentati dal sevoflurano, il desflurano era pressoché il doppio, 473, l'isoflurano veniva usato in quantità minori.
Grazie a questo studio è aumentato l'utilizzo di sevoflurano e ridotto l'utilizzo del desflurano, ovviamente che è il gas che impatta di più in ambito climatico.
Cosa significa pratica anestesiologica a basso impatto?
Ho accennato, ma entriamo nel merito delle tecniche low flow e minimal flow, perché sono delle tecniche sicure, ben documentate e supportate dall'ineguita.
La pratica anestesiologica non è una filosofia, è un insieme di scelte tecniche, tecnologiche e organizzative che ovviamente possono essere ottimizzate.
Perché le tecniche a basso flusso in anestesia sono molto importanti?
Riducono il consumo di farmaci volatili del 70-80%, comfort per il paziente, minor perdita di calore e umidità.
No, no, funziona, funziona, ok.
e ovviamente aumenta la vita del vaporizzatore, quindi riduzione dei costi di struttura.
Tecnica anestesiologica, quindi sempre una scelta anestesiologica,
quindi il che cosa fare va sempre nelle mani gestionali dell'anestesista,
però bisogna sapere che l'attiva è una strategia molto efficace di anestesia a basse emissioni,
elimina completamente l'impatto dei gas volatili
e consente un controllo preciso della profondità anestetica tramite il TCI
ovviamente l'insieme dei tre fattori va poi a dare dei risultati
su quella che è l'outcome post-operatorio per il paziente
questo è un punto fondamentale, il ruolo delle tecniche loco-regionali
quindi fare anestesia sostenibile significa ridurre l'utilizzo di desflurano
ma se non strettamente necessario per alcune casistiche di tipologia di pazienti.
Usare bassi flussi, usare l'anestesia totale intravenosa, usare la tecnica locoregionale.
Le tecniche locoregionali rappresentano la più potente alternativa green per almeno tre motivi.
Elimina l'uso di gas anestetici volatili, richiedono meno farmaci e meno ossigeno,
permettono un recupero più rapido e meno complicanze post-operatorie.
Alcuni studi comparativi hanno evidenziato che un approccio fultiva riduce le emissioni della sala operatoria fino al 90%, diversamente da quello che potrebbero fare i gas.
Ovviamente sono studi non universali e questo implica ricordare che la sostenibilità sì è un nuovo concetto che emerge adesso anche su tanti tavoli importanti a livello internazionale,
ma non deve mai sovrastare la sicurezza.
Un monitoraggio avanzato per ridurre l'uso di gas è utile al fine del consumo.
L'utilizzo corretto di gas anestetico per ogni paziente
equivale ad una riduzione di farmaco, ad una riduzione di inquinamento,
ad una riduzione di impatto ambientale negativo.
Ecco, nelle ricerche che ho fatto riporto una checklist del college chirurgico di
Edinburgh, dove hanno deciso, e secondo me il passo avanti è questo, perché i
chirurghi hanno realizzato una checklist insieme agli infermieri, cosa che mi
sembra molto ma molto difficile in Italia.
Hanno realizzato una checklist composta da quattro sezioni con degli item.
La prima è dedicata all'anestesia, le tre successive si occupano della preparazione pre-intre-post.
Grazie a questa checklist hanno deciso di realizzare dei briefing pre-operatori
in modo tale da dare un impatto già prima di entrare in sala operatoria all'equip di quella seduta.
Ecco parliamo anche, mi collego a quello che diceva anche il collega Roberto, i rifiuti, anche quelli presenti nei kit anestesiologici, ci sono stati alcuni ospedali che hanno revisionato alcuni kit ed eliminato quello che era superfluo.
L'ottimizzazione delle apparecchiature e la riduzione degli sprechi. Una parte del consumo di gas deriva da comportamenti quotidiani spesso inconsapevoli. Arrivo la mattina in sala operatoria alle 7 e mezza, il collega della seduta del pomeriggio di ieri ricarico il sevorane, non chiudo il sevorane e il tappo rimane appeso. Prima non ci pensavo, adesso ci penso. Vado dal collega, glielo dico, ricorda di.
L'ottimizzazione dei consumi energetici non è sempre rivolto all'utilizzo solo e esclusivamente di farmaci ma anche a delle azioni che noi possiamo mettere in campo in sala operatoria.
spegnere il monitor se non utilizzato, aiutare, cercare di progettare insieme agli anestesisti dei percorsi utili al raggiungimento dello scopo ultimo di una sostenibilità in sala operatoria, collaborare alla gestione intelligente delle sale operatorie.
Molto importante risulta essere la formazione in quest'ambito, anche dal punto di vista di specializzandi, mi rendo conto che tante volte passo per le sale e vedo degli specializzandi che mettono il camice in gore, sterile, quindi aprono un dispositivo medico sterile, chiedo scusa perché stai utilizzando questo?
ah beh ma c'è freddo in sala, non va mica bene, non va bene perché sprechiamo una sterilizzazione in più,
un dispositivo medico in più, è un dispositivo che in quel momento non serve per la procedura che necessiti fare.
Dalla teoria alla cultura, quindi nel pratico cosa possiamo fare? Dobbiamo fare qualcosa.
cosa. Organizzazione, bisogna avere una
visione di leadership, bisogna avere
qualcuno che prende in mano il concetto
di sostenibilità, di anestesia
sostenibile. Non è un percorso
irrealistico, si può fare, si può chiedere
una collaborazione, iniziare, creare un
gruppo di lavoro, si riesce a fare, ci
vogliono degli anni, perché ripeto ci
vogliono degli anni, ma si può fare.
Quindi non si tratta solo di conoscere
l'impatto di gas, integrare i criteri
ambientali nelle decisioni cliniche, anche
Anche l'utilizzo di protocolli ERAS è una strategia di riduzione dell'impatto ambientale.
E poi c'è troppa carta, abbiamo ancora troppa carta.
Servirebbe una digitalizzazione della documentazione anestesiologica.
Alcune linee guida internazionali ovviamente sull'anestesia sostenibile
e propongono quello che ho appena citato, creare comitati multidisciplinari
dedicati alla sostenibilità anestesiologica.
dei protocolli di uso razionale dei gas e sistemi di monitoraggio mensile dei consumi
tutto ciò che non misuriamo non possiamo migliorarlo
non mi soffermo ancora sulle linee guida
ecco mi soffermo sul principio fondamentale della medicina
primo non nuocere
non è solo un principio ma va oltre la relazione immediata tra farmaco e paziente
Le pratiche anestesiologiche a basso impatto non sono un lusso né un optional etico, ma sono la naturale evoluzione della nostra missione di proteggere la vita. Ogni incambiamento, anche il più piccolo, la riduzione di un flusso, la scelta di un gas, la revisione di un kit, ha un effetto reale. La differenza tra possibile e reale sarà determinata dalle scelte di chi verrà dopo di noi.
E a Roberto mi allaccio anche tra dieci anni la domanda posta. Ecco, vi ringrazio e grazie per quello che fate tutti i giorni e per rendere l'anestesia più sicura e più sostenibile.
Grazie Mimmo per l'esaustiva e completa principi per l'anestesia, però come hai ben detto tutto dipende dai nostri comportamenti.
Hai fatto un esempio, fa freddo e quindi mi copro col camice sterile, non è l'unica cosa che penso, viviamo all'interno delle sale operatorie e possiamo fare mille esempi, ma queste sono piccole realtà che poi alla fine il comportamento è lì, vi allacciamo a quello che ho detto prima, dobbiamo generare cultura e dobbiamo portarci verso il cambiamento.
perché altrimenti se rimaniamo radicati su uso e costume che si è sempre fatto e continuiamo a fare quello che si è fatto non andiamo da nessun'altra parte, altro che parlare di impatto ambientale, risparmi, rifiuti e quant'altro.
Due cose velocissime, mi sono fatto prendere troppo da questo discorso perché proprio ieri mattina c'erano specializzando che si metteva il camice in gore e dico scusami ma cosa stai facendo?
beh perché? Dico no, quel camice tu non devi usare
ma è un alert da contatto
ah ok ok, dico va bene, quindi io ormai
quando vedevo dei camici addosso agli specializzanti
era un gesto sbagliato
e poi faccio una domanda
a Roberto che potremmo anche discutere anche dopo
dal punto di vista del consumo
visto che siamo noi infermieri
che dobbiamo agire in un certo modo
mi soffermo
sulla realtà mia
di sala operatoria
sulla chirurgia per esempio endovascolare
dove il briefing preoperatorio viene detto
io ho bisogno di un safe range
inizia l'intervento chirurgico
quattro cateterini
di misure totalmente diverse
il safe range è stato l'unico che non ha usato
allora mi dico
io posso anche cominciare
a fare dei briefing
a dire cosa può servire
ma se il primo che deve avere le idee chiare
non ce le ha, partiamo già male
ecco, quindi dopo magari
mi aiuti a trovare una risposta in questo
Ne parliamo nella tavola rotonda, anzi lanciamo le domande così poi si elaborano le risposte.
Passiamo la parola al dottor Giuseppe Barbato, anche lui fa parte del comitato regionale Emilia Romagna
che ci parlerà del rifiuti, la riduzione del rifiuti in sala operatoria, nei blocchi operatori.
Buongiorno a tutti, intanto volevo dire che sono molto emozionato di essere qui e onorato,
tanto emozionato che ho dimenticato di mettere il logo Icon nel punto esatto della slide,
non dito la Presidente perché se no...
Comunque voglio ringraziare il Presidente Claudio Buttarelli e il Prof. Palazzini per essere qui.
Facciamo un piccolo passo indietro, a Parigi, 2015, sono un romantico, andiamo un attimo a Parigi
perché lì si è tenuta nel 2015 la ventunesima conferenza delle Nazioni Unite
dove si sono riunite una moltitudine di delegazioni per accordarsi sull'evitare un aumento delle emissioni di gas a effetto serra
e della temperatura globale di 2°C entro il 2050.
Noi sappiamo che siamo tra i principali responsabili delle emissioni di gas a effetto serra.
Nell'assistenza sanitaria la chirurgia è una delle specialità che consuma più energia, più risorse,
da 3 a 6 volte più energia rispetto ad altri reparti ospedalieri
e produce dal 20 al 30% come già hanno detto prima
dei rifiuti della struttura ospedaliera
complessivi della struttura ospedaliera
tanto responsabili che pensate
se i sistemi sanitari fossero un paese
sarebbero il quinto più grande emettitore di gas serra
e rappresentano il 4,4% delle emissioni nette globali
Andiamo sempre a livello europeo dove è stato stabilito un principio fondamentale, è stato introdotto nel regolamento europeo del 2020 e reso obbligatorio nel 2021, il principio del do no significant harm, si applica tutte quelle iniziative nei vari settori che non devono arrecare danno all'ambiente.
Per quanto ci riguarda è stato un requisito fondamentale per l'accesso a dei fondi, i fondi del piano Next Generation EU a cui abbiamo avuto accesso grazie al PNRR come conosciamo e il nostro piano nazionale di ripresa e resilienza parla anche di economia circolare applicata a diversi obiettivi ambientali che leggiamo lì.
Ne ho voluto evidenziare alcuni, appunto la mitigazione dei cambiamenti climatici, la prevenzione dell'inquinamento e appunto la transizione verso un'economia circolare perché la missione 2 del nostro PNRR che è denominata tra l'altro rivoluzione verde e transizione ecologica abbraccia un modello circolare di economia circolare che prevede come diceva prima il collega la regola delle 5 R rafforzata in questo caso insomma un po' all'italiana dalle 2 R di ripresa e resilienza.
Noi abbiamo un impatto, come dicevamo prima, appunto per il consumo di risorse che viene fatto in sanità, un impatto ambientale catastrofico.
Pensate che la Corte dei Conti Europea in una relazione speciale nel 2018 ha affermato che i cittadini europei respirano aria nociva, principalmente a causa di una legislazione debole e di un'attuazione delle politiche sanitarie, in questo caso molto debole.
quel numero lì è un numero che può sembrare piccolo o grande
adesso lo interpretiamo
quel valore lì dimostra che l'eccesso
insomma in uno studio hanno dimostrato
l'eccesso di mortalità dovuto all'inquinamento atmosferico
cosa ci dice?
ci dice che gli autori di quello studio hanno calcolato
quante morti avvengono in più in Europa
a causa dell'inquinamento atmosferico
Confrontando due dati, la mortalità osservata in una popolazione reale, quindi esposta all'inquinamento atmosferico, con la mortalità ipotetica in una popolazione ipotetica che sarebbe esposta ad un inquinamento con valori di riferimento o comunque non nocivi.
La differenza tra questi due valori fa quel numero lì. Mi scuserete per il gioco di parole con ecco di ontologia, non volevo storpiarlo, però ho voluto tirar fuori dal nostro codice del 2025, dall'ultima revisione, che si basa tra l'altro su tre direttrici fondamentali che sono la direttrice normativa, la società e il pacchetto di comunicazione, educazione e professione.
e si fonda sui principi di One Health, quindi abbraccia la salute umana, animale e ambientale.
Questi tre articoli secondo me rappresentano quello che è il ruolo dell'infermiere
dal punto di vista etico e dentologico all'interno di questo contesto.
Non sono soltanto dei principi astratti, ma sono appunto la base etica, normativa e scientifica
su cui si basa il nostro ruolo all'interno della società, dei sistemi sanitari,
anche, non solo come garante delle cure, ma anche attraverso la sostenibilità ambientale.
Si parla di cultura della salute, quindi promuovere stili di vita ecosostenibili,
educazione e formazione che oggi sono fondamentali nei sistemi sanitari
e emergenze di salute pubblica.
Se non è un'emergenza di salute pubblica il cambiamento climatico cos'è?
Adesso vi porto un attimo nella mia azienda.
Io sono un infermiere di sala operatoria dell'Aosp di Bologna
e per quanto sia virtuosa l'Emilia Romagna insieme ad altre regioni, oggi noi in azienda non abbiamo un piano vero e proprio
neanche di progetti sperimentali che si occupino di sala operatoria, di gestione di rifiuti in sala operatoria,
ma è stato fatto appunto nel 2020 un piano strategico di sostenibilità ambientale.
All'interno sono state raggruppate cinque macro aree con delle azioni appunto.
Tra queste cinque macro aree abbiamo la gestione dei rifiuti e il green procurement.
è stato appunto fatto un piccolo paragrafetto
con degli obiettivi e i vantaggi associati a questi obiettivi
qualora dovessero essere appunto raggiunti
l'obiettivo è quello di ridurre l'utilizzo delle divise a monouso
a favore di quelle lavabili e riusabili nelle sale operatorie
tra l'altro perché sappiamo che comunque le sale operatorie
sono un po' un porto di mare
e ci entrano specializzanti, tirocinanti, personale esterno
quindi utilizzano molte divise a monouso
tra l'altro stipate in alcuni armadietti
quindi si occupa anche tanto spazio
e l'obiettivo che la mia azienda
vorrebbe raggiungere
è quello dell'abbattimento della plastica
innanzitutto
per gli involucri
che contengono queste divise
l'utilizzo delle divise pluriuso
rende gli armadi liberi
e quindi usabili per altre cose
e vorrebbero gestire questo flusso
attraverso la dotazione di beige per utilizzatori, una cosa che in parte viene già fatta.
In sanità gli sprechi provengono da molti fattori, sono dovuti a molti fattori.
Ho voluto racchiudere in questa tabella alcune di quelle che sono le fonti di spreco e le pratiche sostenibili,
ma non solo, anche le possibili soluzioni e il ruolo dell'infermiere soprattutto per queste fonti di spreco,
per le possibili soluzioni e appunto vediamo che si ripete spesso l'advocacy, la ricerca, l'educazione, la formazione.
In particolare l'infermiero deve incentivare le istituzioni a integrare delle pratiche sostenibili all'interno delle aziende
e fare ricerca, quindi basarsi sulle evidenze e fare educazione e formazione, educazione fondamentale,
educazione con i colleghi, educazione con i chirurghi, educazione con il personale in generale.
Ma cosa possiamo fare praticamente? Vorrei offrirvi una panoramica delle iniziative sostenibili e approntabili all'interno dell'azienda sanitaria e le cosiddette iniziative di greening o climate smart actions che non sono altro che una serie di interventi volti a ridurre l'impronta di carbonio della chirurgia.
si ottiene questo risultato
attraverso la riduzione degli sprechi
di materiali, di energia, di acqua
migliorando la gestione dei rifiuti prodotti
e attraverso l'implementazione
di scelte e strategie
per ottimizzare la segregazione
e il riciclaggio
queste sono alcune delle
azioni che si possono adottare
se volete nel frattempo potete già inquadrare
il QR code in basso che vi riporta uno studio interessante
ideato da infermieri
abbiamo appunto
l'apertura dei materiali solo al bisogno
quindi è stato visto attraverso alcuni studi
che informare il personale sui costi dei dispositivi
di tutto ciò che viene utilizzato in sanità
influenza il comportamento del personale
anche nella somministrazione di farmaci
nella predisposizione al passaggio degli strumenti
noi siamo protagonisti in questo, lo facciamo noi
non la somministrazione ma nella preparazione del farmaco magari
possiamo influenzare anche con un confronto
L'anestesista, il chirurgo, sinergia, programmazione, è chiaro che non è facile, però prepararsi all'intervento, stabilendo quali strumenti devono essere utilizzati e quali no, quali possono essere aperti al bisogno e quali no, aiuta.
La riformulazione e ottimizzazione dei set chirurgici.
anche su questo possiamo agire
è stato visto appunto da alcuni studi che i famosi
LIMPEX o MINIMARPEX
portano una riduzione del 13%
dell'emissione di CO2
e una riduzione
annuale dei rifiuti fino a una tonnellata e mezzo
che sono i MINIMARPEX?
sono semplicemente dei kit
chirurgici con una riduzione dello
strumentario all'interno quindi vanno
ridotti
gli strumenti attraverso
un confronto con il personale
di chirurgia
personale chirurgico
e appunto
programmando questo aspetto
e
un altro aspetto sono i dispositivi
utilizzabili
il Life Cycle Assessment
non è altro che uno strumento
utile all'azienda per calcolare l'impatto
finanziario e ambientale
del ciclo di vita del prodotto
sappiamo che il ciclo di vita
di un prodotto o di un dispositivo è molto complesso
dalla sua produzione al suo smaltimento
perché per questo motivo le aziende spesso non riescono ad accedere a questi dati
e devono scegliere tra un monouso e un riutilizzabile attraverso dei dati che si basano sulla prevenzione del rischio infettivo
o sui costi, scegliendo spesso ciò che fa risparmiare, insomma porta di risparmio a breve termine
Dobbiamo sfatare questi miti perché tra monouso e riutilizzabile i studi ci dicono che non c'è un rischio maggiore di infezione.
Un'ottimizzazione della gestione dei rifiuti, vi rimando allo studio, a questo progetto Recycling in the operating room è un'iniziativa ideata da infermieri
che hanno praticamente progettato una segregazione e una separazione corretta dei rifiuti e hanno avuto dei risultati ottimi,
è stato un progetto con dei risultati positivi perché ha portato un aumento dei rifiuti riciclabili e una diminuzione dei rifiuti pericolosi, quindi quello a rischio infettivo.
ad esempio con una banalissima
cito soltanto una pratica
che hanno messo in atto
semplicemente mettere in sala operatoria
un bidone di diverse dimensioni
per quanto riguarda i riciclabili
e un bidone più piccolo
per quanto riguarda quelli infettivi
di conseguenza erano stimolati visivamente
a fermarsi nel buttare
semplicemente il prodotto
e infine il caso Taiwan
in uno studio è stato visto
Visto che a Taiwan hanno dimostrato che dal 99% del consumo di risorse e di energia è dovuto ai sistemi di ventilazione e aria condizionata.
E semplicemente spegnendo le fonti di emergenza all'operatoria, nella maggior parte, di notte e nei weekend, hanno ridotto, hanno abbattuto questo spreco del 50%, lasciando chiaramente attive le sale per l'emergenza.
Dicevamo prima che l'infermiere ha delle dimensioni etico-deontologiche e delle aree di competenza su cui può agire
e l'advoca sia uno di questi, l'infermiere può svolgere correttamente questa funzione
sostenendo una sala operatoria più green, incentivando le strutture
però deve essere in possesso delle conoscenze, quindi devono essere basate sulle evidenze e fare ricerca
Abbiamo una responsabilità etica dell'incoraggiare e partecipare attivamente alla conservazione delle risorse per proteggere l'ambiente.
C'è un'altra cosa importante, la formazione dei programmi educativi ma non solo, anche le competizioni tra colleghi e la formazione di greening team, cosa fondamentale.
In sala operatoria è importante la formazione di un greening team, cioè che coinvolga chirurghe anestesisti, infermieri personali, delle pulizie e amministrativo.
Si vuole un facilitatore che tenga il gruppo motivato e concentrato, un promotore che vada ad eliminare gli ostacoli, eventuali ostacoli e un leader.
Tutte queste caratteristiche io le vedo coagulate all'interno della figura dell'infermiere.
è un esempio che vi porto
è la Green Surgery Challenge
che potete approfondire tramite il QR Code
è un programma del 2021
che ha selezionato 5 team chirurgici
nel Regno Unito
per essere formati dal Centro per la Sanità Sostenibile
e portare avanti dei progetti
questo risultato è stato
un progetto vincente
perché porta dei risultati
tra cui la riduzione delle emissioni di CO2
attraverso degli obiettivi semplicissimi
che vanno a toccare le implicazioni cliniche
la sicurezza del paziente
all'impatto ambientale, sociale
e finanziario
quindi
voglio chiudere dicendo che
è fondamentale appunto
che ognuno di noi faccia la sua parte
ma è più fondamentale
che chirurghi, anestesisti
personali infermieristico, tecnici
personali dei servizi ambientali
amministrativi devono essere tutti coinvolti
perché da soli non si può attuare
e per portare avanti
queste iniziative che abbiano successo
grazie
Ci scusiamo per accelerare le conclusioni delle relazioni, ma dobbiamo cercare di recuperare i tempi persi all'inizio.
Complimenti perché hai toccato dei punti importanti, la conoscenza, la vocazione, la ricerca, l'educazione, la formazione.
Cioè praticamente il team, il team di sala operatoria, tutti quanti siamo coinvolti e creare un green team che analizzi proprio anche il processo e faccia proprio un'educazione e cambi proprio anche la mentalità e il modo di comportamento e comportarsi di tutto il team è fondamentale.
cioè non è solo o anestesista, abbiamo ripreso vari punti ma è il team, è tutta la sala operatoria che deve andare unita verso la green surgery.
Io vedo il team come elemento fondamentale per portare avanti questi progetti
ma soprattutto vedo l'infermiere come figura centrale per fare da team leader
all'interno di queste iniziative perché secondo me abbiamo le caratteristiche
per incentivare sia le aziende ma anche motivare il gruppo.
Grazie, grazie mille. Adesso proseguiamo, dovrebbe essere in collegamento il dottor Agostino Inglese. Ciao Agostino, vi presento il dottor Agostino Inglese, che è il presidente nazionale dell'Associazione Italiana Operatori Addetti alla Sterilizzazione.
Grazie Agostino di essere qua assieme a noi, purtroppo non sei qua in presenza ma comunque la tua partecipazione è molto importante perché tutta la parte della sterilizzazione, del processo di sterilizzazione in un blocco operatorio, in una sala operatoria è direttamente correlata proprio alla green surgery, al rispetto dell'ambiente.
Prego Agostino.
Grazie, buongiorno a tutti. Ringrazio il professor Palazzini per aver organizzato questo congresso che da anni è sempre alla grande.
Ringrazio l'amico Claudio Butarelli per aver invitato IOS a essere qui presenti oggi.
Oggi parleremo di un tema che unisce sicurezza del paziente e sicurezza ambientale anche.
Io sono Agostino Inglese, sono il coordinatore infermieristico, lavoro presso l'ospedale di Molfetta
e sono il presidente della società scientifica IOS.
IOS che da oltre 40 anni si occupa del riprocessamento e sterilizzazione dello strumentario chirurgico.
Siamo qui oggi perché il corso del tempo purtroppo ha modificato anche l'approccio nei riguardi del processo di sterilizzazione
con una visione green applicata appunto a questo processo.
Però io dovrei forse condividere le relazioni, ma non so perché non me le hanno fatte inserire.
La regia ci può aiutare?
Perché mi avevano detto di collegarmi stamattina, io mi sono collegato dalle 8.30, però devo condividere lo schermo.
Ma probabilmente non hanno ricevuto le slide, dicono dalla regia.
quindi teoricamente
dovevano essere trasmesse
per poterle
mandare
e dal video
avere la possibilità del collegamento
secondo me
se funziona tipo un zoom
lui può fare
una condivisione di schermo da casa
io credo che dovrei fare una condivisione
perché nessuno mi aveva detto di inviare
le avrei inviate sicuramente
tranquillo Agostino
se tu le hai caricate
A te? Sì, magari tentiamo di condividere, come quando facciamo le call.
Condivisione schermo.
Vado a condivisione schermo?
Sì, se hai aperto il file, selezioni.
Vero? Funziona così, vero?
Io tecnologicamente.
Le vedete?
No.
Però ci sono, le relazioni ci sono.
a meno che non provi a fare un condividere
tutto lo schermo
e dopo niente
non me le fa condividere
vabbè io direi
tanto
sei talmente preparato Agostino
che anche se magari non vediamo le slide
le capiamo
alla perfezione
va bene
facciamo così
va bene
mi dispiace che
mamma non preoccuparti
Il settore sanitario è uno dei principali produttori di rifiuti e consumatori di energia, dunque se noi spostiamo l'attenzione alla camera operatoria e alla centrale di sterilizzazione siamo in grado di dire che gli infermieri che operano in questi settori hanno un ruolo chiave nel promuovere le pratiche sostenibili,
partendo dal presupposto che la sostenibilità non è solo un obiettivo economico
e quindi una visione del risparmio e del contenimento della spesa
ma è soprattutto una sostenibilità di tipo etico e professionale
perché l'obiettivo finale è quello di tutelare sì la salute del paziente
Ma oggi, con uno sguardo più ampio, siamo chiamati a dare una sostenibilità alla tutela dell'ambiente, come abbiamo già detto nei relatori precedenti.
Quali possono essere gli obiettivi della sterilizzazione sostenibile?
Garantire la sicurezza e la serenità del materiale, contenere i consumi e contenere i rifiuti e tutto quanto il materiale di scarto, quindi utilizzare tecnologie pulite e processi efficienti.
Ma fondamentalmente la responsabilità principale è quella di promuovere e invitare tutto il team ad adoperare un atteggiamento che non avrebbe senso se il team non operasse tutti nello stesso senso per raggiungere tale obiettivo.
Cosa fa l'infermier di centrale di sterilizzazione?
Gestisce lo strumentario chirurgico in tutte le sue fasi, provvede alla raccolta, decontaminazione, lavaggio, confezionamento e sterilizzazione,
controlla i parametri di sterilità e tracciabilità dei cicli, adotta buone pratiche ambientali, partecipa alla riduzione degli sprechi,
separa correttamente i rifiuti perché è evidente che anche il luogo in cui lavora
ci impone una sorta di raccolta differenziata dei rifiuti
perché è sempre quella la storia, avere un occhio al green e alla ecosostenibilità
utilizza consapevolmente acque d'energia e prodotti chimici
e partecipa alla scelta dei materiali riutilizzabili
ma proprio perché ci occupiamo del processo di sterilizzazione
Non possiamo non tenere presente il famoso cerchio della sterilizzazione, mi dispiace che non si possa vedere, qui è rappresentato il cerchio della sterilizzazione, è un cerchio composto da fasi sequenziali, fasi non saltabili e non spostabili perché se si salta una di queste fasi tutto l'intero processo di sterilizzazione viene inficiato.
Per eccitare alcune di queste fasi vediamo la raccolta, la decontaminazione e il lavaggio dello strumentario, l'asciugatura e il controllo, il confezionamento, la sterilizzazione, lo stoccaggio e la distribuzione.
Adesso vediamo come possiamo applicare l'aspetto green ad alcune di queste fasi.
Iniziamo dalla raccolta dello strumentario. Sappiamo bene che lo strumentario che noi raccogliamo dal tavolo servitore per esempio è uno strumentario altamente inquinato, altamente infetto, quindi va contenuto in appositi contenitori per evitare appunto il contatto tra l'operatore e il materiale stesso.
Ma come possiamo ottimizzare questa fase? Utilizzando sicuramente dei contenitori non monouso che creino problema per lo smaltimento ma contenitori riutilizzabili.
Come anche è importante creare il percorso. Il percorso deve essere ottimale e ci consente di non creare confusione negli ambienti di lavoro. Un percorso ottimale evita la commistione tra situazioni.
Per quanto riguarda il lavaggio, oggi ci sono i termodisinfettori efficienti che utilizzano acqua riciclata e qui abbiamo un risparmio di acqua. Chiaramente non stiamo a descrivere adesso tutto il meccanismo di come si compone questo disinfettore.
Sta di fatto però che esistono sistemi di filtraggio che consentono all'acqua di lavaggio di essere riciclata, come anche utilizzare detergenti biodegradabili e a bassissimo impatto ambientale.
Invece per quanto riguarda l'asciugatura, anche qui bisogna avere dei sistemi di filtraggio attraverso i filtri EPA che misurano anche dei sensori di umidità e che abbiano consumi ridotti.
Sistema di lavaggio smart, oggi dobbiamo utilizzare questa tipologia di sistema, il lavaggio smart.
Abbiamo parlato della termodisinfettatrice e stessa cosa vale per il lavaggio smart.
Questo sistema utilizza acqua riciclata e filtrata, in questo modo viene garantita la rimozione e l'impurità
i residui organici e i microrganismi dallo strumentario chirurgico. Dunque la qualità
dell'acqua risulta conforme agli standard richiesti mantenendo i livelli alti di sicurezza.
Per quanto riguarda invece il confezionamento sappiamo già che il confezionamento ha delle
caratteristiche che lo contraddistinguono. Deve essere un confezionamento che deve garantire
Il mantenimento della sterilità dello strumentario contenuto deve avere la caratteristica di far arrivare all'interno dello stesso l'agente sterilizzante, uno su tutti il vapore prodotto dalle autoclavi.
Se noi utilizzassimo carta medical grade, polipropilene, buste, chiaramente produrremo del materiale di scarto, quindi la soluzione più intelligente e più smart è appunto quella di utilizzare contenitori rigidi, riutilizzabili, che è vero su un piano economico potrebbero comportare una spesa esosa,
ma questa spesa sicuramente viene ammortizzata nel tempo con l'utilizzo e soprattutto oggi costituisce un aspetto green al sistema, come anche l'utilizzo del vapore saturo o per ossio di idrogeno.
In entrambi i casi non abbiamo contaminazione ambientale da materiale di scarto perché sappiamo tutti che il vapore saturo non è altro che acqua che arriva a determinate temperature e produce vapore e il perossido di idrogeno non è altro che acqua ossigenata che non lascia nell'ambiente alcun tipo di residuo tossico.
Per quanto riguarda lo stoccaggio ci serve una logistica efficiente perché la logistica anche determinare un aspetto più ecosostenibile e la tracciabilità digitale ci viene incontro eliminando la carta, il collega precedente ci ha parlato della carta che è presente in sala operatoria, con il sistema di tracciabilità eliminiamo molta carta.
Sappiamo bene appunto quando il mondo sia pieno di carte.
Per quel che riguarda invece la tecnologia green, così come abbiamo detto ci sono autoclavi a vapore di ultima generazione che utilizzano acqua zero, utilizzano veramente poca acqua e questo lo vediamo in un'ottica di risparmio.
poca acqua per produrre un vapore
saturo opportuno ai fini
della sterilizzazione
efficace dello strumentario chirurgico
il perossido di idrogeno
non lascia desidui organici
ma quali possono essere
i vantaggi della sterilizzazione
sostenibili?
su un piano clinico
manteniamo la riduzione del rischio
infettivo
perché quello è il senso
ma abbiamo un miglior controllo dei processi
per quanto riguarda l'ambiente, meno emissioni significa meno consumo di acqua ed energia
e ricordiamo appunto gli autoclavi ad acqua zero.
Sul piano economico c'è un risparmio sulle risorse perché il vapore non comporta un costo esoso
tant'è vero che lo troviamo nelle centrali termiche presenti in tutti gli ospedali.
Lo smaltimento va da sé che c'è poco da smaltire con queste metodiche.
Per quanto riguarda l'aspetto etico-professionale, tutt'altro che trascurabile, proprio perché siamo professionisti della salute e non ci dobbiamo più solo occupare del paziente, ma dobbiamo avere anche uno sguardo alla gestione delle risorse economiche e all'ecosostenibilità. Abbiamo l'obbligo morale di promuovere una cultura del rispetto ambientale anche in sanità.
In conclusione prendersi cura del paziente non basta, oggi ci dobbiamo prendere cura dell'ambiente e noi come professionisti di centrali di sterilizzazione dobbiamo promuovere la sterilizzazione sostenibili senza compromettere la sicurezza ma migliorando l'obiettivo di un ospedale sicuro, sostenibile ed efficiente.
Io vi ringrazio e mi dispiace che non avete potuto vedere le slide.
Grazie Agostino. La invitiamo a rimanere collegato per partecipare alla tavola rotonda. Certo, certo, grazie. Grazie a te Agostino. Ascolta Agostino, io partirei da te, no? Perché è per la tavola rotonda.
Grazie a tutti i relatori ad accomodarsi al tavolo, Mimmo, Giuseppe, Roberto è uscito e ci raggiungerà appena possibile.
Perché abbiamo visto questa mattina nelle varie relazioni è stato proprio un'analisi quasi certosina di tutta la nostra attività lavorativa in sala operatoria guardata in più aspetti, in più parti.
Io volevo iniziare subito da Agostino, perché volevo farti una domanda, è anche tanto una curiosità, ma qua siamo in tanti, che è sempre un piacere vedere l'aula con tante persone e tanti colleghi.
Mi è un attimino puntato il dito sul discorso che hai fatto nel confezionamento, perché adesso condivido anche il mio pensiero a tutti quanti qua in aula.
In sala operatoria è presente tantissimo imbustato e l'imbustato, come hai detto te Agostino, è una fonte di rifiuto inquinante non da poco,
perché c'è una parte di carta, però c'è sempre una parte in plastica e dicevi che il modo migliore per andare su una green surgery è quello di organizzare i kit chirurgici,
quindi c'è una revisione proprio dell'utilizzo del kit e c'è una revisione anche dei comportamenti, standardizzazione, è proprio un discorso che secondo me coincide proprio in pieno.
In base alla tua grande esperienza di Presidente anche nazionale di un'associazione che proprio va ad agire e va a studiare proprio questi sistemi, siamo ancora tanto indietro?
Perché io nella mia esperienza in ospedale a Treviso di imbustato, io sto cercando di eliminarlo il più possibile, ma non riesco, non riesco ed è una fonte di inquinamento importante.
ma forse non riesco perché come abbiamo detto anche nelle relazioni è un cambiamento che interessa chirurghi, interessa noi proprio infermieri, è proprio un cambio perché anche lo strumentista è sicuro di averli imbustato perché se serve ce l'ho e si è usato due settimane fa e magari è un pezzo unico.
cos'è che
cos'è che c'è?
L'imbustato è ancora presente in tutte le sale
operatorie, anzi forse è aumentato
negli ultimi anni è aumentato
l'imbustato
un tempo quando io
ho iniziato a lavorare in sale operatorie avevamo
solo contenitori
rigidi, poi
si è abbandonato il contenitore
rigido e si è arrivati
all'imbustato, ce n'è ancora
tanto, è difficile da eliminare
anche se è più pratico, perché come hai ben detto tu, lo strumentista a colpo d'occhio
anche utilizza l'imbustato per degli strumenti che possono servire al momento.
Bisognerebbe ritornare ai contenitori rigidi di varie misure, perché ci sono dei contenitori piccoli
dove all'interno vanno piccoli strumenti, quelli che oggi mettiamo nell'imbustato
possiamo sicuramente metterli all'interno dei contenitori rigidi se vogliamo veramente eliminare
plastica e carta dalle sale cioè diciamo che insomma sei d'accordo anche te che questo è un
piccolo passo ma importante insomma nel controllo ci vuole ce ne vuole ce ne vuole per far sparire
completamente all'interno delle sale la plastica si anche perché nella prima relazione abbiamo visto
visto che ogni intervento in media sono 50 kg di rifiuti.
Certo, certo.
Grazie, grazie Agostino.
Grazie a te, grazie Claudio.
Invitiamo a partecipare tutti alla tavola rotonda e partiamo proprio dal titolo della sessione,
perché la sala operatoria deve cambiare.
Abbiamo qui la disponibilità dei nostri relatori della mattina per poter dibattere
e nello stesso tempo dibattere, contestualizzare le relazioni e anche i dubbi che sono sorti dalle loro relazioni
perché c'è tanto da poter su cui lavorare e su cui agire.
Da posizioni diverse da cui siete partiti, cioè parlando di anestesia, parlando di setting, parlando di sterilizzazione,
mi pare che venga fuori un concetto che per essere green bisogna essere in un certo modo green dentro,
cioè deve diventare una filosofia, un modo di essere.
Come possiamo sensibilizzare i colleghi? Quale può essere la strada? La formazione? Qualcuno ha parlato di dati, quindi in realtà quando poi andiamo a raccogliere i dati abbiamo la dimostrazione di quanto consumiamo, possiamo vedere il peso dei nostri rifiuti.
Come possiamo cambiare la mentalità, o perlomeno come rendere le persone, portarle a essere un pelino più green?
Guarda, sì Paolo, grazie innanzitutto per la riflessione.
Io mi sentirei di dirti, possiamo iniziare con il coinvolgerli in tutto ciò che riguarda e che c'è dietro il semplice atto chirurgico,
cioè la semplice tecnica, la semplice competenza chirurgica.
cioè come diceva prima il collega, l'amico, l'infermiera di sala operativa deve conoscere che quello strumento costa 1000 euro, 2000 euro, 3000 euro, perché prima di aprirlo e prima di buttarlo via poi ci deve riflettere, allora la semplice conoscenza, il semplice sentirsi parte attiva di più processi che riguardano quella determinata condizione può aiutare sicuramente ad evitare gli sprechi sostanzialmente, perché poi è tutto lì che si riconduce.
Quindi il coinvolgerli è rendere parte attiva del cambiamento, quindi non solo il coordinatore bene che ha una visione in questi determinati setting come dicevi tu, ma coinvolgere tutto il team in processi di acquisto, in tutti i processi che riguardano la sala operatoria, questo è il mio consiglio.
Poi non so se gli altri vogliono...
Sì, fondamentalmente, grazie intanto Paolo per il quesito, sono abituato a riportare delle esperienze pratiche.
Io quando sono arrivato in azienda ospedaliera a Ferrara, finito il periodo di affiancamento seguivo la raccolta differenziata
perché l'azienda ospedaliera su una piastra operatoria il blocco delle chirurgie generali è un blocco che fa la raccolta differenziata.
Allora ero lì a dividere la plastica della carta e la siringa da 20 e mi dice il collega della sala accanto
ma cosa stai facendo? Beh dico sto buttando via i rifiuti. Ma ti pagano? No, sono a lavoro, fa parte delle mie azioni, lo faccio.
Ma a me finché l'azienda non mi dà un euro in più io non faccio raccolta differenziata.
sulla base della tua domanda
secondo me facciamo tantissima fatica
e ad oggi
avendo sviluppato questo lavoro
credo che la formazione
mettere al corrente
di quanto realmente
possiamo fare
ma che non facciamo
secondo me è la mossa principale
che possiamo portare sul tavolo
anziché fare solo dei briefing per i chirurghi
anche per noi ovviamente
prenderci
un attimo per condividere
quello che è
l'impatto ambientale ad oggi
di ogni azione sbagliata che possiamo avere
in sala operatoria credo
la formazione per me
è la cosa principale
quindi mettere a conoscenza
come diceva prima il collega
di quanto può costare
un dispositivo
aperto erroneamente
di quanto quella carta non buttata
perché non hai un euro in più sullo stipendio
possa fare la differenza
adesso credo che sia la cosa
la formazione
al primo posto la formazione
sicuramente va fatta
ma la base della formazione
che può essere
il mio concetto
ne parlavo poco fa
in privato quando mi ero seduta
in prima fila
vicino a Roberto
secondo me è principalmente educazione
è cultura
se non c'è educazione
Non c'è formazione che basta e che tenga, perdonatemi sono chiara e lampante però è brutto da sentirsi, è così perché se noi siamo abituati a buttare la cicca di sigaretta per chi fuma, io sono no smoking però non per questo significa che li dobbiamo accoppare chi fuma,
se buttiamo la cicca di sigarette per terra a casa nostra e poi magari andiamo in Svizzera e siamo tutti attenti e perfetti perché c'è quello che ti fa la multa dietro, allora perché non lo devi fare a casa tua?
Io l'ho portato ieri come esempio quando eravamo a tavola con i colleghi, sono stata la prima nel 2010 quando sono arrivata come coordinatore del blocco operatorio a togliere dai rifiuti speciali le bottiglie delle soluzioni saline utilizzate in oculistica.
Per chi fa oculistica sapete benissimo quante se ne consumano.
Pensate voi quanto vetro va a finire in un contenitore di rifiuti speciali, in un alibox,
che sia di cartone o che sia di plastica, perché adesso essendo ecosostenibile andiamo verso la carta anziché la plastica,
ebbene sì, però le soluzioni saline parzialmente utilizzate fanno peso.
Considerate che un chilo di rifiuti speciali viene smaltito a circa 2,50 euro, siamo arrivati al chilo, siamo partiti da 1,20, siamo arrivati a circa 2,50, forse siamo anche in evoluzione.
Anche questo è spreco, anche queste sono risorse che poi vengono a mancare in quelli che sono i budget economici che poi ci dicono dovete ridurre le spese, dovete ridurre le spese.
Così come io sempre faccio anche un altro esempio, i packing dei medicinali secondo me dovrebbero essere differenziati tra la linea ospedaliera e la linea farmacia territoriale, perché hanno dei packaging diversi.
noi per dire
non per fare pubblicità
usiamo il
il Toradol
lo prendiamo in confezioni da tre
perché scusami non devono esserci
packaging che siano 50
fiale tutte in un'unica confezione
perché tanto ne consumiamo
a Iosa in sala operatoria
se ne consumano come se fosse acqua
delle bottigliette
che abbiamo qui davanti
quindi non è ridurre
carta plastica perché abbiamo
abbiamo il blister, abbiamo il cartoncino e così via, se tutte queste azioni le mettiamo insieme alla fine, facciamo numeri, facciamo,
non sono soltanto, e poi è un concetto filosofico, cioè filosofia nel senso puro della parola, nel senso deve essere uno stile di vita.
Sì, è vero, grazie a quanto hai appena espresso, però credo anche che il principio tuo è quello di avere un'etica, avere il concetto della sostenibilità dell'eco,
però c'è chi magari lo fa perché ha avuto quell'imprinting senza avere la parte formativa che stiamo trattando oggi,
Quindi che cosa può provocare, al di là della cosa che può essere evidente agli occhi di tutti, cioè il costo di quello che tocchi in sala, però tutto il resto, tutte le azioni, un monitorno spento, il tappo del Sevo Flurano lasciato aperto e lo ritrovo la mattina successiva.
e secondo me gente che fa già queste azioni in percentuale bassa associando anche una piccola formazione
possono essere quelle persone che devono legare, che devono creare la catena per arrivare dove vogliamo arrivare.
Qualche domanda? C'è il collega.
Buongiorno, sono Vincenzo Signoriello, Aico Campania.
In realtà non volevo fare una domanda, innanzitutto una considerazione per l'esperienza professionale sulla questione della sensibilizzazione agli sprechi economici in particolar modo,
Prima ci stavamo parlando dei costi delle strumentazioni. Personalmente ho adottato, perché io fino a due anni fa coordinavo il mio blocco operatorio, adottai nell'ultimo periodo uno strumento molto semplice.
Io fornivo un elenco aggiornato dell'inventario al personale che serviva per determinare quanto materiale c'era nei determinati armadietti e depositi, ma a fianco c'era il costo del singolo strumento che io tiravo fuori semplicemente da un file Excel del sistema informatizzato della farmacia.
Questo può essere lo strumento più pratico per dire al collega guarda questo costa così. Poi in realtà voglio fare una considerazione sull'aspetto che abbiamo definito filosofico ma fortunatamente Mimmo ha accennato al concetto al quale voglio arrivare, l'etica.
In realtà non abbiamo bisogno di avere la filosofia all'imprinting, se siamo infermieri dobbiamo rispettare il codice deontologico, il codice deontologico come ben ha espresso Giuseppe Barbato prima sostiene che l'infermiere deve sostenere modelli ecosostenibili e deve guardare la salute con l'approccio One Health.
quindi è chiaro che l'infermiere tutt'oggi debba in qualche modo andare a ragionare su questi aspetti
quindi su questa cosa qui ci dobbiamo preoccupare, è chiaro che la mia preoccupazione non nasce oggi
nasce anche dalla mia esperienza lavorativa quotidiana
però ricordiamo al collega che ha scelto di diventare infermiere, nessuno l'ha obbligato
e l'infermiere deve rispettare il codice dentologico
E unitamente a questo, mi dispiace che tantissimi opi provinciali non lo fanno, anzi solo l'opi di Napoli, il giuramento dell'infermiere ci ricorda che anche al di fuori dell'esercizio professionale l'infermiere deve mantenere questi principi che non vanno a ledere la dignità professionale.
Quindi è chiaro che ragioniamo, chiamiamola filosofia, chiamiamola etica ma in realtà non ci sarebbe nemmeno da affrontare il discorso. Quindi ricordiamo solo al collega che, lo dico molto brutalmente, che ha delle azioni che vanno in contrasto con i principi che abbiamo sostenuto che deve solo assolutamente vergognarsi.
Grazie, punto.
comparandoli con il costo, ecco mi trovo a gestire otto centri di costo, la sala delle urgenze, il primo armadio che trovo mi serve subito, lo prendo, quindi un centro di costo sbagliato, magari dalla chirurgia toracica, dopo non viene ripristinato.
Qualcuno può dare delle indicazioni su un modello organizzativo di una sala operatoria
che possa aiutarmi a gestire meglio questo percorso dei dispositivi medici?
Perché tante volte vengono da me, ma Mimmo comunque io ieri pomeriggio ho finito la seduta,
avevo quattro Ecelon, me ne trovo due, perché? Vediamo le note di stanotte,
hanno fatto un intervento e hanno usato due eccezioni
ah ma non è del centro di costo giusto
vai nel centro di costo e ripristina
e ho proposto
in direzione a livello organizzativo
di fare un unico centro di costo
ma non si può perché mi hanno detto
torniamo a come eravamo perché prima c'era
adesso implementazione chirurgia robotica
aumento numericamente
parlando di chirurgia laparoscopica
è necessario
purtroppo dare e destinare un budget
però se qualcuno può
a un'organizzazione diversa all'interno della propria struttura sanitaria
mi farebbe piacere saperlo perché è veramente difficile.
Allora, vedo che non c'è nessuna domanda e nessun quesito da porre ai relatori
significa che sono stati tutti bravi e brillanti nell'esposizione
Hanno cercato di veicolare concetti importanti ma speriamo che questo possa essere il punto di partenza per un cambiamento non solo globale ma partiamo dal nostro ambiente che è la sala operatoria.
Io vengo da Parma, coordinatore dell'ospedale del bambino, con il bambino chiaramente le cose sono molto diverse sia dal punto di vista del consumo dei gas perché fare una loco ad un bambino diventa difficile
E quindi tutto quello che voi avete detto, e stavo qui con i miei colleghi, mi ha sensibilizzato molto anche se devo dire, ne parlavo con loro già dieci anni fa, noi avevamo iniziato la differenziata all'interno del nostro comparto, mi ricordo che avevo scritto sopra a tutti i cestelli plastica, carta e tutti mi guardavano come se fossi una pazza, però poi alla fine ha funzionato e adesso è rimasto quello.
Però nella realtà dal punto di vista clinico, parlo del chirurgo, parlo dell'anestesista, parlo di tutto quello che gira dentro una sala operatoria, come coordinatore faccio davvero fatica.
Per quanto io voglia sensibilizzare la mia equip, ha ragione il collega Barbato, se non c'è una linea che permette a tutti di fare lo stesso discorso per arrivare al green non si riesce, perché se un chirurgo vuole tutti i container aperti, vuole tutti i container aperti.
ci ricolleghiamo al mulino a vento
che ha messo Roberto
c'è una battaglia continua
quello che voi avete detto
mi ha da una parte
rafforzato il mio desiderio di green
infatti adesso faccio un infermiere
green e lo metto lì
con un cappello e lui è l'infermiere
green che fa e bacchetta tutti
ma poi sarei da sola
ma lo devi far vestire tutto diverso
si no lo faccio vestire
qualcosa mi invento
però nella realtà per quanto io voglia
a creare qualcosa
poi mi rendo conto che devo dargli un potere
che deve essere riconosciuto
e se questo potere
non glielo faccio riconoscere dalla direzione
io rimango da sola
come
tante volte succede
quindi abbiamo assolutamente necessità
di far sì che questa cosa venga fuori
ma come forza per l'ambiente
che non è la sala operatoria
pediatrica o nonno o quello che sia
dobbiamo farlo, punto
da lì si parte e poi si va avanti
Scherzavamo con Giuseppe proprio adesso, non so il tuo nome, Claudia, lavori con i bambini quindi ti invitiamo a fare una bella maschera Grinch e quindi hai subito l'infermiere Green e fai l'utile e il dilettevole.
riesci a cogliere entrambe le cose
la parte utile per i bambini
utile per il green
è distrarre i bambini da quello che è il contesto di sala operatoria
che è sicuramente un ambiente che a loro
a nessuno piace
l'anno prossimo che facciamo il congresso di chirurgia pediatrica
qua a Roma sarebbe un bel punto di partenza
questo nella creazione di questa persona
Vestiti in un determinato modo
Ti facciamo un invito?
Questo è un invito, Claudia
Mamma mia
Insomma, sono quasi ormai verso la pensione
Però in realtà sarebbe bello
Anche perché
Trasmettere questi convegni
Il pediatrico tra l'altro è proprio un mondo a parte
Io capisco che se ne parla anche forse un po' pochino
Però in realtà
È proprio questo il bello di parlarci così
Perché si danno le idee
lei, si condivide, è bello.
Ok, va bene, presente.
Facciamo dieci minuti di pausa.
Io colgo l'occasione, se ci sono altre domande approfondiamo un altro qualcosina.
Ne approfitto per introdurre, abbiamo parlato dell'acqua, abbiamo parlato proprio del concetto dell'acqua,
nelle relazioni è emerso lo spreco di acqua e la grande risorsa che ha il pianeta
noi andiamo su Marte per cercare l'acqua abbiamo proprio un'esigenza di centellinare l'acqua potabile
proprio l'acqua presente sul nostro pianeta e volevo proprio introdurre questo discorso
e introdurre il collega Labonia, io spero di averlo detto bene come nome
Sta arrivando? Ecco, ok. Perché è un argomento particolare, un argomento che ci colpisce molto.
Prego. Oddio, do il microfono.
Possiamo andare?
No, perché stai qua.
Prego.
Buongiorno a tutti. Piacere, io sono il dottor Labonia, delle antiche fonti di cottorella di Rieti.
Il mio ruolo all'interno dell'azienda è quello di garantire il mantenimento delle caratteristiche chimico-fisiche, chimiche e microbiologiche dell'acqua.
Noi siamo una realtà che si trova nel territorio radino che è un territorio incontaminato e io in breve con poche parole cercherò di essere semplice e trasmettervi un po' quello che è una sintesi sul mondo delle acque minerali
perché il mondo delle acque minerali è un mondo che è molto coperto
da quello che sono i mezzi di informazione, dai mezzi pubblicitari
quindi molto spesso siamo condizionati ad acquistare il prodotto
su quello che ci viene spesso consigliato dai mezzi di informazione
quindi quando vedo queste pubblicità che vengono trasmesse sui mezzi di informazione
mi lasciano un po' perplesso
perché molto spesso
questa è la nostra realtà aziendale
molto spesso
veniamo condizionati da cose
parlo oggi a persone
che come me appartengono al mondo scientifico
da cose che
diciamo non sono
poi così impattanti
su quello che è la salute del consumatore
finale, cioè noi siamo
coinvolti a livello
pubblicitario dalla particella
di sodio, dal residuo fisso, che sono dei parametri importanti ma non sono dei parametri
significativi che vanno a esaminare quella che è effettivamente la realtà strutturale
dell'acqua, cioè un'acqua importante è un'acqua buona, è un'acqua che non contiene
dei composti chimici nocivi, cioè non contiene arsenico, non contiene piombo, non contiene
tutti i parametri che purtroppo non vengono spesso riportati in etichetta, considerando che l'etichetta viene definita come la carta d'identità, ma non solo dell'acqua, ma la carta d'identità di un alimento.
noi andando qui avanti nella presentazione che abbiamo fatta mettiamo proprio a disposizione,
qui facciamo, ecco se possiamo andare un attimo avanti, vediamo, eccolo qui, questa è l'etichetta,
allora c'è purtroppo un problema di normativa dove in etichetta è vietata qualsiasi forma di carattere pubblicitario,
quindi chi è che può fare la pubblicità sono i grandi gruppi, non sono i piccoli gruppi,
consideriamo che la nostra acqua
è un'acqua che nel 1919
venne definita un'acqua di rara purezza
perché è un'acqua caduta
non è un'acqua da pozzo
quindi qui abbiamo fatto
questo si chiama un pittogramma
perché le acque minerali
ma l'acqua in generale
viene considerata
noi la consideriamo come acqua
ma di fatto è un alimento
anzi è l'alimento che consumiamo di più
consumiamo tutti i giorni
quindi la carta d'identità
di un alimento è l'etichetta
in questo caso noi abbiamo riportato
l'etichetta di Fonte Cotorella
del nostro prodotto
per farvi capire che innanzitutto c'è una normativa
quindi il mio consiglio
è quello di dare
sempre importanza a quello che
molto spesso viene riportato in etichetta
quindi
questa normativa prevede che l'etichetta
contenga una denominazione dell'acqua
quindi questa è un'acqua minerale
naturale, oligominerale
la composizione analitica
quindi troverete sempre
l'analisi chimico-fisica
l'analisi chimica e l'analisi microbiologica
la quantità
un laboratorio autorizzato
che sono solo laboratori universitari
quelli autorizzati
e riconosciuti dal ministero
per svolgere l'analisi sulle acque minerali
il simbolo
del contenitore con cui
viene riempito
la bottiglia
che è il PET, che è un polietilene tereftalato, è il nome tecnico scientifico,
il simbolo per quello che riguarda lo smaltimento, il titolare dell'autorizzazione,
il termine minimo di conservazione anche se l'acqua poi non ha una data di scadenza,
una shelf life, però per legge gli vengono assegnati 24 mesi
e il lotto di produzione che ne identifica la rintracciabilità.
Se andiamo a vedere quella che riguarda la composizione chimica,
questo è il packaging, magari se ci fermiamo un attimo su questa, a livello normativo la legge riconosce tre tipologie di acque,
che sono le acque potabili, quelle che escono normalmente da un rubinetto di un'utenza domestica, le acque disorgenti e le acque minerali.
quindi la prima cosa è una distinzione tra le varie tipologie di acque
cioè l'acqua potabile non è che non è un'acqua buona
però è un'acqua su cui è possibile effettuare
si chiamano dei trattamenti di potabilizzazione
molto spesso quando apriamo il rubinetto a casa
e riempiamo un bicchiere d'acqua
capita che delle volte l'acqua ha un sapore di cloro
perché loro devono trattare quest'acqua
quando all'interno della stessa ci sono delle problematiche di carattere
microbiologico. Faccio questa premessa proprio per
distinguere la differenza che c'è tra un'acqua potabile e un'acqua minerale
perché l'acqua minerale non può essere soggetta a alcuna tipologia di
trattamento né a un sistema di filtrazione diciamo di carattere
microbiologico né a un sistema di potabilizzazione di carattere chimico
Quindi io sull'acqua minerale non posso aggiungere assolutamente nulla, cioè la differenza tra un'acqua potabile e un'acqua minerale è proprio la purezza originaria, cioè deve essere microbiologicamente pura e deve avere delle caratteristiche chimiche riconosciute alla sorgente, cioè al punto di captazione.
Come dicevo la nostra è un'acqua a caduta, quindi non è un'acqua che viene estratta da pozzo, è un'acqua che viene captata attraverso delle perforazioni suborizzontali che poi per caduta convogliano quest'acqua in delle vasche di decantazione in acciaio che sempre per caduta naturale, perché si trovano a un'altezza superiore rispetto alla quota dello stabilimento, per caduta raggiunge l'acqua allo stabilimento e viene imbottigliata.
Come ho detto all'inizio siamo molto condizionati da quella che è la pubblicità quindi noi molto spesso andiamo ad acquistare l'acqua pensando subito a residuo fisso ma il residuo fisso di fatto classifica l'acqua,
Cioè ci dice che se l'acqua minerale ha un residuo fisso inferiore a 50 mg litro è un'acqua minimamente mineralizzata, se ha un residuo fisso inferiore a 500 è oligominerale, se ha un residuo fisso compreso tra 500 e 1500 è un'acqua mineralizzata, se ha un residuo fisso sopra 1500 è un'acqua ricca di sali minerali.
però non è il residuo fisso
perché il residuo fisso
innanzitutto è la quantità
di sali di calcio e di magnesio
che rimangono
portando l'acqua
ad ebollizione a una temperatura di 180°
cioè quella famosa
patina bianca che rimane
quando noi portiamo
a ebollizione anche l'acqua
l'acqua domestica, l'acqua di casa
quindi non è il residuo fisso
il residuo fisso incide sul sapore
Se io acquisto una bottiglia levissima e bevo la levissima, se ci fate caso, non sarà di niente.
Se bevete l'acqua rocchetta, bevete l'acqua di fonte cottorella o bevete l'acqua oliveto ha un sapore diverso
perché è il contenuto di sali minerali, in questo caso di calcio e di magnesio, che conferisce il sapore.
Quindi il residuo fisso di fatto incide su quello che è l'aspetto organolettico.
Siccome oggi siamo qui con persone che operano nel mondo della scienza è chiaro che l'acqua andrebbe consumata anche in base a quella che è la categoria del consumatore, un conto se l'acqua io l'acquisto per un bambino o per una persona anziana che sono delle categorie sensibili,
quindi è consigliabile non far consumare a questi utenti un'acqua molto ricca, molto carica oppure le acque ricche di sali minerali come può essere la Ferrarelle non vanno acquistate da utenti che hanno problemi di calcoli e reni perché il residuo fisso amplifica quella che è eventualmente questa patologia.
Quindi il residuo fisso di fatto classifica l'acqua ma non è che mi dice se un'acqua è buona o cattiva, come dicevo prima quello che poi andremo a vedere successivamente è il contenuto chimico,
cioè qualsiasi, trattandosi di persone del mondo scientifico, il valore dei nitrati, dei floruri, del piombo, dell'arsenico
sono valori importanti che molto spesso non vengono riportati in etichetta
e sono quelli che incidono eventualmente su quella che è la salute del consumatore
oppure inizialmente ho detto della particella di sodio, è indicata nelle diete povere di sodio
se mangiassi una foglia di insalata
con il sale è come se avessi bevuto
50 bottiglie di acqua
quindi non è quello
che di fatto viene pubblicizzato
particolare, ripeto, attenzione
lo ribadisco, ma per l'acqua
ma per qualsiasi tipo di alimento in generale
è l'etichetta
sull'etichetta noi andiamo
a identificare
quella che è la caratteristica del prodotto
che stiamo andando ad acquistare
se possiamo andare avanti
Qui un altro aspetto che molto spesso è ricorrente da parte del consumatore è il fatto che quest'acqua sia contenuta all'interno di contenitori di plastica, chiamata plastica ma ripeto questa è una plastica particolare, un PET, un polietilene tereftalato che è una plastica idonea.
che cosa significa? Che è un materiale su cui vengono fatte delle prove di carattere chimico
dal fornitore attraverso dei laboratori specializzati che dimostrano che questa plastica
non cede assolutamente alcuna tipologia di prodotto chimico, di residuo chimico
a quello che è in questo caso l'alimento e nel caso specifico l'acqua.
quindi è chiaro che quelli che noi abbiamo evidenziato in quella tabella
quindi l'acetaldeide, il triossido di ammonio, il cobalto
sono tutti limiti che devono essere rispettati dai produttori del PET
per essere forniti alle aziende di acque minerali
cioè noi quando acquistiamo la capsula, la preforma con cui poi viene formata la bottiglia
che ospita il contenitore
lo facciamo acquisendo
proprio di questi test di migrazione
sul singolo lotto di preforme
che ci viene fornito
proprio per garantire il consumatore
premesso che
tutti i consumatori
preferiscono il prodotto in vetro
il prodotto in vetro
per qualsiasi tipologia di alimento
è un prodotto che
sicuramente dà delle garanzie migliori
per quello che riguarda
il contenuto dell'alimento
e eventualmente la migrazione di eventuali prodotti chimici
se l'acqua viene esposta o qualsiasi alimento viene esposto al sole
perché è chiaro che il materiale plastico subisce un processo di riscaldamento
però deve essere un prodotto di vetro a perdere
perché se io ho un prodotto di vetro a rendere
come succede nel mondo delle acque minerali
che cosa succede?
Che queste bottiglie a rendere poi tornano nello stabilimento
e subiscono dei trattamenti di sanificazione
cioè di lavaggio con prodotti chimici più pericolosi rispetto a quello che può essere un eventuale residuo del poledilene
perché vengono lavate queste bottiglie con la soda caustica, vengono lavate a caldo e molto spesso quando ritorna una bottiglia
presso uno stabilimento, prima che ritorna presso magari lo stabilimento di imbottigliamento ha subito diversi usi,
Magari qualcuno ci mette la benzina, qualcuno ci mette la miscela, qualcuno ne fa un altro uso di questa bottiglia e poi ritorna allo stabilimento.
Quindi renderla idonea, renderla igienicamente pura, chiamiamo così il contenitore, è chiaro che bisogna intervenire a caldo, con un lavaggio a caldo e con dei prodotti chimici molto più pericolosi rispetto a quello che è il materiale plastico.
Poi si parla molto di materiale plastico per quello che riguarda il mondo delle acque minerali ma andando in un supermercato, se entriamo in un supermercato la maggior parte degli alimenti sono tutti confezionati con materiale plastico, poi lo smaltimento oppure il senso civico del consumatore che sicuramente non rispetta quello che è la filiera incidono su quello che è l'inquinamento.
Premesso che noi utilizziamo anche un PET, siamo molto attenti a quello che è il sistema del PET riciclabile quindi a quello che riguarda l'aspetto green che oggi è un tema molto importante per quello che riguarda il pianeta in generale.
Quindi stiamo cercando di utilizzare dei materiali che sono reciclabili. Ci sono dei gruppi che hanno pensato anche di utilizzare dei prodotti biodegradabili come fu diverso tempo fa la Sant'Anna però questo ancora è un mondo molto lontano per quello che riguarda l'operazione di confezionamento delle acque minerali.
Quindi questa oggi è una delle soluzioni migliori, idonee per quello che riguarda il confezionamento.
Le acque minerali, eccolo qui, questo è il nostro stabilimento, dicevo prima il grado di purezza di un'acqua minerale, la qualità di un'acqua minerale dipende principalmente da quella che è la captazione.
Quindi è chiaro che più la captazione, cioè il punto dove viene estratta l'acqua si trova in una situazione protetta, c'è una normativa che prevede sia per gli acquedotti comunali e in particolare ancora di più per le acque minerali, si chiamano delle zone di tutela, quindi l'opera di captazione, cioè l'opera di presa, il punto dove effettivamente fuoriesce l'acqua deve essere un punto protetto, si chiama una zona di tutela.
E' chiaro che un conto che è protetto in una zona verde, quindi dove siamo noi, si chiama nella Valle Santa come si dice dalle parti nostre, a parte siamo nel territorio di Rieti dove oltre alla realtà di Fonte Cottorella ci sono le sorgenti del Peschiera, qui siamo a Roma, le sorgenti del Peschiera riforniscono tutta la popolazione di Roma e rappresentano in termini di portata il secondo acquedotto d'Europa.
non so se avete mai avuto la possibilità
di vedere anche
attraverso i mezzi di informazione
spesso fanno dei servizi per far
vedere le sorgenti del Pestiera
noi in linea d'aria saremo
a 3-4 km dalle sorgenti
del Pestiera
non perché noi vogliamo
vantare quello che è il nostro prodotto
però ripeto la nostra captazione
è una captazione che
come potete vedere
sta in una zona incontaminata
Quindi non ci sono insediamenti agricoli, non ci sono insediamenti industriali. Perché? Perché quando parliamo di acque minerali, l'acqua minerale di fatto attraverso un ciclo naturale è un prodotto che piove, ci sono le precipitazioni, le precipitazioni cadono nel terreno e questo terreno purifica e mineralizza quella che è l'acqua.
quindi la caratteristica chimica di un'acqua in generale dipende da quella che è la composizione geologica del territorio, se voi prendete qualsiasi acqua minerale prodotta nel centro Italia sono tutte acque bicarbonato calciche perché c'è una roccia calcarea sotto,
Quindi qualsiasi bottiglia acquisto di acqua minerale dell'Appennino centrale vedo che gli elementi chimici presenti in maggiore concentrazione sono il bicarbonato e il calcio.
Ci siamo alla conclusione, così lasciamo 10 minuti di pausa per tutti.
Ok, cerco di andare veloce, questa è la fase di riempimento, lo stabilimento è dotato di un impianto di soffiaggio delle bottiglie, noi ci facciamo le bottiglie ed è un impianto che avviene la fase di riempimento in una camera bianca,
si chiama Clea Room che è una camera controllata anche a livello di monitoraggio ambientale
perché chiaramente quando c'è un riempimento dell'acqua all'interno del contenitore
c'è una fuoriuscita di aria, quindi la qualità dell'aria nella fase di riempimento
è importantissima, sono tutti dei filtri EPA assoluti della Sartorius
che garantiscono anche il monitoraggio dell'aria, considerando che è sempre in etichetta
c'è scritto conservare l'acqua al buio e lontano da fonti di calore
perché l'acqua è un alimento che molto spesso viene sottovalutato
se noi acquistiamo il latte lo conserviamo in frigorifero
perché pensiamo che il latte si fa cattivo
perché il latte contiene dei microorganismi
perché subisce la pastorizzazione
ma anche l'acqua contiene dei microorganismi che sono innovi
è chiaro che se io non conservo l'acqua in maniera etonia
quindi la metto vicino a fonti di calore oppure esposta a luci solari posso andare a contaminare quello che è il prodotto, quello che è il contenitore.
Questa è tutta la linea di imbottigliamento, è una linea di imbottigliamento tutta automatizzata proprio per gestire anche eventuali contaminazioni crociate da parte dell'operatore
ambiente è tutto chiuso sigillato dove l'operatore fa solo una movimentazione
di carattere logistico, prende la pedana come possiamo vedere lì alla fine
e la porta al magazzino quindi non c'è una contaminazione diretta, non è che
l'operatore viene a diretto contatto con quello che è il prodotto, l'alimento e
quindi può rappresentare una fonte di contaminazione.
Per concludere perché ripeto abbiamo poco tempo, all'interno della
nella struttura siamo dotati di un laboratorio sia chimico che microbiologico
dove su ogni lotto di produzione che per noi è giornaliero
vengono effettuati i controlli per normativa sia chimici che microbiologici
chiaramente quelli microbiologici come vi dicevo prima hanno una rilevanza importante
per quello che riguarda il controllo di qualità rispetto ai parametri chimici
perché chimicamente non è che l'acqua subisce delle variazioni
Mentre l'aspetto microbiologico è importante perché l'acqua non deve contenere assolutamente dei microorganismi patogeni e noi tutti i giorni facciamo il controllo su coliformi fegali totali, streptococchi, pseudomonas aeruginosa, stafilococco e poi facciamo carea microbica a 22°C e a 37°C, tutto su 250 ml.
Un'altra differenza che c'è tra un'analisi che viene fatta in laboratorio tra un'acqua potabile e un'acqua minerale è che su un'acqua potabile vengono filtrati solo 100 ml, su un'acqua minerale vengono filtrati 250 ml proprio per avere un campo chirurgico più importante e più restrittivo.
Quindi per farvi capire che parliamo tra un'acqua potabile e un'acqua minerale di due prodotti completamente diversi.
L'acqua incide, ma questo avete sicuramente più conoscenza rispetto a me, su quello che è l'organismo e su quello che sono delle proprietà di carattere terapeutico.
Concludo soltanto dicendo, perché ho capito che non abbiamo molto tempo, che non esistono delle acque miracolose.
Quindi non è che ci sono delle acque che hanno delle proprietà specifiche per la salute, anche qui qualsiasi proprietà riportata di carattere curativo viene riportata in etichetta, magari può avere effetti diuretici, è indicata nelle diete povere di sodio oppure può favorire la digestione, avviene solo e esclusivamente attraverso un riconoscimento di carattere clinico rilasciato dal Ministero della Salute.
Grazie.
se avete qualche domanda
io ho una piccola curiosità
concedetemi, lo so che stiamo aspettando
il caffè ma adesso andiamo subito
una curiosità
nella distribuzione dell'acqua
nelle aziende, io parlo di blocchi operatori
dopo tutti quanti conosciamo
il nostro blocco
ci sono tante persone
tanti professionisti
il mercato
si sta un attimino adeguando
nell'organizzarsi
meccanizzarsi nei distributori di acqua, per consumare meno bottiglie di plastica, perché io le faccio l'esempio, l'ospedale di Treviso, io sto cercando di andare su questo discorso perché nell'ora di punta alle due cambio turno io ho calcolato che in blocco ci sono 248 persone, tra infermieri, medici, chirurghi, anestesisti e tutti bevono, vanno alle macchinette e prendono le bottiglie d'acqua.
Il mercato si sta un attimino indirizzando anche nell'organizzarsi con dei distributori, avranno un nome anche suo proprio che io non conosco, di 10-15 litri di quelle tanniche che tutti vanno e si pigliano.
noi come aziende di
acque minerali
parlare di acqua
in questo caso di acqua minerale
in tempo così stretto è molto complesso
perché tutto questo
passa attraverso un'autorizzazione
quindi è la regione
Lazio in questo caso sul Lazio
che ci dà un'autorizzazione
all'imbottigliamento anche nella concentrazione
del contenitore
noi siamo autorizzati a imbottigliare l'acqua nel contenitore
di PET
da mezzo litro, da litro, da litro e mezzo
da metro
questo per quello che la domanda
mi ha fatto lei
per quello invece che riguarda
se il mercato si sta adeguando
si sta adeguando forse
in maniera, io dico sempre
in maniera commerciale
e non in maniera
strutturata
sì, perché nel senso
che il problema
capita spesso
di trovare queste aziende che vendono anche queste apparecchiature che vengono messe sotto casa per l'acqua, per filtrare quest'acqua.
Io sono 25 anni che faccio il direttore sanitario a Fonte Cotonella e noi abbiamo collaborazioni con l'università,
con i ragazzi che vengono a fare delle tesi, quindi abbiamo diversi studi.
L'acqua minerale, come ho detto all'inizio, innanzitutto va considerata l'acqua proprio come alimento
L'alimento più delicato di tutti, cioè tra qualsiasi alimento, latte, carne, io mi occupo anche di analisi degli alimenti, è quello più delicato, noi contaminiamo l'acqua solo se magari la guardiamo, quindi l'acqua non va mai filtrata perché quando io vado ad applicare un sistema di filtrazione o sotto il lavandino o in quelle apparecchiature che mi diceva lei poco anzi, questi serbatoi,
il problema, prendo una bottiglia
è proprio la fase di sanificazione
cioè questa è una bottiglia
che in linea viene soffiata
a 105-110 gradi
quindi qui dentro
quest'acqua non contiene i microorganismi
se io metto queste acque
nei contenitori grandi
il problema è la sanificazione
del contenitore perché poi
come vengono sanificati
questi contenitori perché questo è
cioè noi parliamo di un impianto
il nostro che soffia
15.000 bottiglie l'ora
chi non ha mai visto un impianto
però le soffia in condizioni di sterilità
cioè questo è un
contenitore che è stato soffiato
a 110 gradi
capite, ripeto, siamo
tutti uomini di scienza, il calore
è la cosa migliore per
garantire
la sicurezza da un punto di vista
microbiologico e poi è quella che incide
cioè chimicamente l'acqua non cambia
cioè chimicamente le caratteristiche
dipendono dal terreno
quindi quello che fa la differenza è la parte microbiologica
se io vado ad applicare dei filtri
sotto il lavello di casa
poi questi filtri
fanno da serbatoio
per questi microorganismi
l'acqua è l'alimento più delicato
non va toccato
l'acqua minerale è riconosciuta minerale
per la purezza originaria
non abbiamo filtri
non abbiamo lampade per sterilizzare nulla
cioè deve essere microbiologicamente pura
alla sorgente, al punto di captazione
quindi bisogna ancora studiarci sopra
studiarci sopra perché
è proprio la fase
cioè l'inverso
noi rischiamo che troviamo un'acqua buona
e poi è la fase
dalla captazione
fino all'utenza a far raggiungere
il consumatore finale e lì l'aspetto
più difficile, quindi ripeto
ci sono depuratori di acqua
ci sono tutte cose che sono
purtroppo viviamo in una società
che oggi è molto presa da quello che è l'aspetto commerciale
io mi occupo di alimenti
quindi dicevo
quando uno va a comprare una bottiglia di vino
e costa 1,50 euro in offerta
io mi farei qualche domanda
perché tra la bottiglia di vetro
il tappo, l'etichetta, il trasporto, il contenitore
e la fattura al venditore
da Veneto do ragione
esatto?
no no davvero
se avete altre domande sono a disposizione
perché mi hanno detto di fare
in maniera breve
grazie
grazie a voi
grazie
vi invitiamo ad una pausa
e di rispettare i tempi
riprendere i lavori
10 minuti
fra 10 minuti
con la seconda sessione
e grazie a tutti
grazie
Grazie.
Grazie.
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