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26° CAD anno 2015
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Allora, buonasera a tutti, se qualcuno è in ascolto, non abbiamo ritorno comunque, si tratta di un'ernia inguinale bilaterale, come vedete è un soggetto che presenta due ernie dirette, le si riconoscono perché occupano la fossetta media,
La fossetta media è delimitata dai vasi epigastrici lateralmente, se fossimo in questo ambito saremmo nella fossetta laterale, quindi si tratterebbe di ernie obliquo esterne.
Questa è la fossetta media, dicevamo, tra i vasi epigastrici e il legamento vescicale, al centro l'uraco, il residuo dell'uraco, analogamente a destra riconosciamo l'ernia e le strutture che ci interessano.
Dal punto di vista anatomico i reperi dell'ernia laparoscopica sono per l'appunto i vasi epigastrici, il riconoscimento delle strutture del funicolo spermatico con i vasi da questa parte e il deferente che scavalca.
Questo è il triangolo, non c'è bisogno di dirlo in questo caso evidentissimo, del disastro perché sottende i vasi.
Lungo invece questa linea che rappresenta il legamento inguinale si ha l'area da evitare perché rappresenta l'area del dolore
e quindi l'intervento comincia con l'apertura del foglietto peritoneale.
Foglietto peritoneale che deve essere al davanti del margine dell'ernia, prolungato sino alla proiezione della spineria canteriore superiore.
Facciamo partire la registrazione così ci serve anche per i tempi.
Non parte per via del... non importa.
Allora, vediamo il punto di apertura del foglietto.
all'apertura del foglietto
deve corrispondere
l'ingresso del gas
io ho un po' di ritorno qui, è normale
come audio?
Pronto? Mi sentite?
Ecco, buongiorno, sono Roberto
in teoria non dovrebbe esserci ritorno
perché abbiamo aperto
in questo momento il microfono
dalla regia
se c'è vado a dire
perché evidentemente c'è qualche problema
No, adesso no.
di increscita, di raffronto, quindi oltre che di onore per poter partecipare a questa sessione.
Abbiamo già fatto un po' di considerazioni sull'anatomia, non so se eravate in ascolto.
Io devo dire il vero o no perché ho preso in questo momento, quando ho aperto il microfono,
credo che si stia parlando di ernie inguinali o sbaglio?
Ernia inguinale, in questo caso un'ernia inguinale bilaterale primitiva, dicevamo di come è un soggetto favorevole dal punto di vista anatomico alla descrizione dell'anatomia del canale inguinale vista per via laparoscopica dall'interno, perché abbiamo la fossetta media che è questa, delimitata dai vasi epigastrici e dal ligamento vescicale.
Si tratta quindi di un'ernia diretta, gli altri reperi dicevamo che sono i vasi del funicolo spermatico, qui ben evidenti, e il deferente che è questo, a determinare il triangolo della cosiddetta area del disastro perché sono molto ben evidenti i vasi liaci al di sotto.
Così come l'area del dolore che è quella lungo la proiezione del ligamento inguinale al di sotto della quale non si deve stare nell'applicazione di TACS soprattutto.
Quindi noi ci apriamo il foglietto, abbiamo cominciato dalla spinea lì a canteriore superiore, lo prolunghiamo al di sopra del margine dell'orifizio erniario passando al davanti dei vasi epigastrici.
questo dovrebbe essere il foglietto
che poi ci permette di alloggiare
e di ospitare la rete
gran parte del lavoro lo fa il gas
per ciò che riguarda
le indicazioni, questa è una bilaterale
ho sentito, esatto
le vostre indicazioni all'approccio laparoscopico
quali sono? Sicuramente quelle canoniche
cioè la bilaterale e la recidiva
però abbiamo
allargato devo dire anche
ad alcune primitive monolaterali
qualora il paziente
lo richieda
o qualora, prospettando gli eventuali vantaggi, lui condivida con noi questa scelta.
Questo perché pensiamo che vantaggi ce ne siano, siamo abbastanza assertori della plastica per via laparoscopica
e non condividiamo molte di quelle che sono le critiche, le controindicazioni,
non tanto le controindicazioni quanto effettivamente le critiche
che vengono portate al fatto di fare un intervento considerato semplice per la via tradizionale,
doverlo in un certo senso complicare con un approccio laparoscopico.
A noi non pare di complicarlo, quindi in questo sosteniamo che possa essere una via assolutamente equivalente a quella open.
Ci sono molte considerazioni che se hai voglia possiamo fare sul costo.
Sì, volevo fare una domanda, premetto che sono d'accordo, secondo me è una tecnica molto bella quella laparoscopica, rimane però uno dei problemi almeno è quello del fatto della necessità di un'anestesia generale, non chiaramente nella bilaterale, stiamo parlando della monolaterale, verso una possibile anestesia locale o adenospinale.
Noi ne abbiamo discusso a lungo, ultimamente abbiamo fatto anche un paio di incontri simpatici dei veri e propri faccia a faccia, uno con Campanelli, proprio di recente a Ferrara, nel quale ci siamo un po' sviscerati questi problemi.
Io personalmente sostengo che definire un grosso vantaggio fare un intervento con anestesia non generale dipende dalle situazioni, dipende dal paziente e non lo considero un...
Questo perché gli anestesisti stessi e le società ormai di anestesiologia ci dicono che l'anestesia generale è talmente sicura, talmente tranquilla da non dover essere considerato un elemento aggiuntivo di rischio per il paziente.
E in effetti è nella nostra abitudine quotidiana questa sensazione.
Vi voglio far vedere la fascia trasversalis come si sta allontanando e che costituisce il pavimento dell'ernia.
dicevo che l'anestesia spinale qualche volta qualche fastidio riguardo specie la ripresa
della funzione urinaria lo pone ormai vediamo pazienti che si risvegliano dalla generale come
col piacere di aver avuto una breve narcosi tollerata benissimo e quindi non lo considero
più un motivo di ragione per evitare un intervento se noi riteniamo che dia un recupero pronto,
rapido, brillante. La seconda domanda se non disturbo. Chiaramente sull'ernia diretta i
vantaggi sono molto evidenti. Nel caso però di obliquo esterne e magari anche dell'obliquo
esterne con un sacco importante, qual è il nostro comportamento?
Il nostro comportamento è quello di mettere subito un quarto trocar. Allora, il quarto
trocar è quello che permette di fare una contrattrazione che fa individuare subito
piano corretto e accelera di moltissimo i tempi dell'intervento. Da quando abbiamo adottato questa
politica i nostri tempi si sono nettamente ridotti, la bontà dell'intervento è cresciuta in termini di
pulizia del gesto, di individuazione corretta del piano e questo devo dire che ha favorito
tantissimo non solo la rapidità appunto della manovra ma ha favorito molto
anche la crescita degli altri componenti dell'equipe è un dato che
consiglio di valutare perché è un quinto trocar, un quarto trocar scusami
noi usiamo poi solo trocar da 5 mm a parte il 10 dell'ottica umbilicale non
non sposta nulla al paziente e permette questo tipo di gestione dell'intervento.
Facendo questo, torno a ripetere che anche le recidive,
che sono forse l'indicazione che uno per prima va a considerare
quando affronta questo tipo di intervento, sono poi tecnicamente le più difficili.
E se non si ha un campo ben esposto, specie se si ha poca esperienza,
perché se uno non fa molte bilaterali o le primitive finisce per affrontare questa chirurgia
proprio nei casi più complessi che sono le recidive.
Allora valersi di questo favorisce di molto.
Questo perché di principio non resecate il sacco?
Noi cerchiamo di ridurlo sempre, poi se è necessario non ci ostiniamo e arriviamo anche a resecarlo.
Ma facendo questo ci siamo accorti che molto meno che inizialmente siamo costretti a farlo.
E' molto sottile, il soggetto è magro, quindi questo foglietto peritoneale è assai sottile, andiamo con delicatezza.
Parietalizzate gli elementi, come vedo, quindi immagino che di routine posizionate una protesi, poi anteriore non la fenestrate.
Esattamente, esattamente. Non la fenestriamo così non dobbiamo passare dietro ma piuttosto dobbiamo guadagnarci lo spazio parietalizzando come tu sottolineavi.
Facciamo attenzione perché basta una piccola attrazione su questo foglietto peritoneale per avere una lacerazione che poi rende scomoda la copertura della rete.
Recidive per croci ne avete avuto?
Noi abbiamo un 3% di recidive che dichiaro perché fa alzare gli occhi a molti dicendo che ormai è da mettere una tasso di recidive dello 0,8 inferiore all'1 come per l'ernia tradizionale.
Io invece non ho timore di dire che credo che pochissimi abbiano questo tasso di recidiva e lo sostengo in base al fatto che noi, come molti altri reparti, operiamo almeno un 8-10% di interventi per recidive.
Ora non penso che tutti vengano a farsi operare di recidiva da noi, non so se è quello che si dice, ma tu hai tanti malati di recidiva perché vengono da te e sono le recidive degli altri, non lo credo.
Credo che il tasso di recidive che ci siano in giro non sia inferiore al 5%, i tassi dichiarati dai danesi, dagli scozzesi che sono gli unici che hanno dei registri importanti arrivano a dire che ogni 10 pazienti operati di ernia nelle loro saloperatorie ce ne sono da 9 a 12 operati di recidive.
Quindi secondo me un tasso anche del 2-3% è quasi da considerarsi se si ha un po' di onestà, ma non lo voglio negare.
Ci sono capitati, probabilmente fanno parte anche della curva che tutti quanti devono un pochino attraversare.
A tuo avviso qual è stato il momento, parlo di recidive precoce?
No, recidive precoci, intendiamo, recidive nell'ambito del primo anno, recidive
precoci del paziente che a distanza di poche settimane era recidiva, no, che a
distanza di tempo dell'anno questo 2-3% ci si sia presentato, sì. Abbiamo dei
sieromi, questo sì, modesti, di facile gestione, che qualche volta compaiono,
Questi sì, precocemente simulano un pochino il rigonfiamento e la tumefazione erniaria, all'inizio abbiamo fatto anche molte ecografie di controllo e ci siamo accorti che spesso erano sieromi, in genere non trattati, occasionalmente qualche puntura evacuativa l'abbiamo fatta e ha risolto anche in questo caso il problema, se no basta l'attesa.
vedete qui andiamo avanti molto delicatamente per allargarci questo che è l'angolo più basso
nel quale poi la rete va ad alloggiarsi vediamo se ancora dobbiamo guadagnarne un pochino qui non
facciamo distinzione sulle dimensioni dell'ernia noi operiamo anche le inguino scrotali e sono
quasi condizioni che ci danno maggiore soddisfazione perché il decorso del malato
è molto brillante, è l'ernia grossa, voluminosa, che spesso in aperto può dare un po' di ematoma,
di difficoltà sulla ferita, tutto questo è difficilissimo da riconoscere nell'ernia
laparoscopica. Vediamo un po' di margine superiore della tasca. La riducibilità è un indice
che vi fa cambiare la strategia o no? No, anche perché è molto facile e divertente, è molto bello ridurre l'ernia
che magari avresti difficoltà in laparoscopia, è un gesto che in genere avviene molto facilmente,
ti fa riconoscere il piano e l'altra cosa che io sostengo è che l'ernia e l'anatomia dell'ernia
per via laparoscopica è più facile in un certo senso, è molto più costante.
Le dimensioni dell'ernia non influenzano molto il cambiamento anatomico
che induce invece un voluminoso sacco che negli anni si è spinto attraverso la porta
e che per via anteriore modifica a volte con qualche difficoltà i piani.
Ora questo è il cooper, lo vedete? Questo biancasso che compare è il nostro repere mediano e il cooper. Noi in teoria qui avremmo già completato la tasca e potremmo già mettere la rete.
la fisseremo poi con le tacche che vanno fissate subito al di sopra
guadagniamo ancora un po' di questo tessuto così avviciniamo un poco l'immagine
però devo cambiare un po' l'angolazione perché tocco contro
questo sarà il margine mediale della rete che andremo ad appoggiare qui
bisogna riconoscere su questo spazio dove fissare
e conviene stare un pochino più in alto
Questa è la branca ascendente, questo è lo spazio sul quale ci andremo ad adagiare.
passeremo quindi con la rete qui al davanti dei vasi epigastrici
l'orifizio della ernia obliqua esterna in questo caso è chiuso
risulterebbe in questo spazio e la rete permette di coprire tutti gli orifizi miopettinei
per essere alloggiato poi qui e fissato con 3 o 4 TAC su questo piano
utilizzate sempre le TAC?
Ci sono diversi sistemi ormai proposti, vanno dall'uso di colle all'uso di reti autofissanti,
devo dire che sono tutti validi, dipende un po' dall'abitudine, noi abbiamo provato diversi
sistemi e ancora spesso devo dire che ci adattiamo alla situazione o valutiamo via via, non ci
sono differenze significative nei risultati utilizzando un sistema o l'altro, quello
Quello della colla, quello dell'etaco, della rete autofissante.
Molti che sono avanti, francesi, tedeschi, sono sempre più propensi all'uso di una rete lasciata in sede
che la pressione stessa mantiene senza neanche l'uso di presidi.
Ora io credo che un po' di tranquillità anche nostra faccia sì che noi le utilizziamo,
ma forse hanno ragione loro, non sono così indispensabili.
A questo proposito, reti però tridimensionali?
Sì, sapete che ce ne sono già configurate tridimensionali che si alloggiano effettivamente in modo molto anatomico.
Sto un po' giocando, in realtà qui non c'è molto da fare. Ora possiamo decidere se mettere subito la prima rete da questo lato e passare a quella consolaterale o fare le due finestre.
qualche volta facendo le due finestre spingendosi medialmente si individua il passaggio retrovescicale che potrebbe anche permettere di fare il posizionamento di una rete unica, noi di solito no, noi utilizziamo due per sistemarle al meglio
la prima rete da questa parte
se me la date
allora
è una rete che noi
ritagliamo
è una 10-15
in materiale monocril
che è parzialmente
riassorbibile
e quindi 10 di larghezza
è anche piuttosto largo
per un soggetto magro
e con un'ernia
l'Ultra Pro sapete che è composta
di polipropilene che resta e il monocril che viene a riassorbirsi lasciando così
meno materiale in uso. Vi facciamo vedere, noi usiamo, la sagomiamo
smussando gli angoli, diventa un ovale e la introduciamo direttamente attraverso
il trocar ombelicale. Noi non usiamo come molti fanno due trocar da 10
più un 5 usiamo un solo 10 e 2 o come ti dicevo prima eventualmente 3 5 qui ci
lembo fermo la prima tac ma vediamo se scivola tutta all'interno
questo è il bordo inferiore che si alloggia bene qualche volta la si può
rifinire anche una vera tailored all'interno e la rifiliamo così non
dobbiamo ampliare perché direi che è inutile ampliare come qualche volta ma
con qualche pieghetta ancora che è un po lunga guarda me la accorcio un pochino qui
ancora questo angolino cominciamo a mettere prima tac qui in alto andiamo
giù nella posizione della del cooper anche un pochino scivolata bene qui
ecco vedete che quando poi si fissano la rete mantiene la sua posizione
ancora qui
inquadri questo
e questa la mettiamo
sul margine, si la lascio piegata apposta
perché
si è mantenuta su questo
e non mi dispiace che in questa fase
non vada a coprire
quella che è poi l'embo
ecco, basta
genere 4 sono sufficienti
questa la ripieghiamo
su così
va bene
Va bene, mi dai il punto per chiudere adesso il lembo peritoneale.
Sono talmente macroporose, a maglie larghe, che vengono integrate molto velocemente.
Ecco perché una piccola plica come quella non mi preoccupa e anzi lascia adagiare meglio, un po' come una pence, la rete.
Chiudi il damble peritoneo e poi fai l'altra, ho capito?
Sì, sì. Aspetta che mi fai vedere il punto che non mi si... aspetta.
Abbassi la pressione per chiudere il peritoneo?
No, perché se riesco a chiuderlo così, vuol dire che quando abbasserò la pressione alla fine ci sarà ancora meno tensione e il lembo sarà...
Se mi trovo in difficoltà allora piuttosto lo faccio, ma se posso lo faccio con il peritoneo mantenuto a 12, 11, 12 come in questo momento.
Parto di solito dall'embo superiore, lo vediamo qui, questi fili ovviamente hanno favorito questo tipo di suture enormemente,
sì completamente devo dire che negli anni con l'avvento delle cosiddette colle mi sono
convertito alla colla la domanda che avevo fatto al riguardo delle delle recitive precoci
era una domanda interessata nel senso che io per esempio ne ho avuto due precoci intendo
dire una nel posto operatorio poco precoce, era l'inizio dell'esperienza, lì sicuramente
un errore di tipo tecnico in un malato troppo complesso per quel momento, per le mie capacità
al momento. Il secondo però è avvenuto verosimilmente per uno sposizionamento della rete che è
è successo circa un mesetto dopo l'intervento e per questo che chiedevo come la fissi, che
cosa fai, quella era una rete fissata con le vecchie MS, non con Protac, le prime che
c'erano in commercio. Io penso che sia stato un problema legato a Clip che si era, aveva
preso il grasso della parete più che probabilmente la fascia muscolare certo ma io attualmente penso
che il futuro sia tutto di materiale non riassorbibile che non resti per questo o
queste tac che sono appunto riassorbibili o colle o presidi autofissanti credo che non
non si è giustificato lasciare materiali a dimora e questo va un pochino nella direzione
della mini-invasività non solo del gesto tecnico ma anche dei materiali che si usano,
anche questo di avere reti che in parte perlomeno riducono la loro consistenza e la loro presenza
e sappiamo anche che una delle ragioni che vengono portate in favore della paroscopia
e la netta riduzione del dolore cronico, che effettivamente rispetto alle altre tecniche
in laparoscopia è pressoché assente.
Questa è completata e facciamo il punto di fissaggio che consiste nel farne uno a ritroso
per fissare il punto e come ti dicevo se si riesce a chiudere senza abbassare il gas
a maggior ragione a fine intervento i tessuti saranno assolutamente tension free per far uscire
l'ago dal 5 va un pochino raddrizzato tagliamo e estraiamo vediamo l'estrazione del lago facciamo
pure il controlaterale sono più comodo vengo da quella parte allo stesso modo l'anatomia l'abbiamo
già vista prima una joan sempre nella sinistra il pedale i nostri reperi sempre gli stessi noi
passiamo sempre al di sopra del sacco in questo caso partiamo da qui dunque per arrivare ce lo
segniamo sulla spine lì al cantiere superiore ecco a questo punto facciamo passare anche qui
corso del tempo ho diminuito la lunghezza dell'incisione del peritoneum
verso l'alto cranialmente immagino cioè ti fermi prima si ti fermi prima
il fatto è di favorire la chiusura certo però come vedi anche prima io alla fine
ho dovuto portarvi un pezzettino di rete perché la rete poi ti dispiace tagliarla
piccola perché molti giustamente puntualizzano come la rete piccola sia
una delle ragioni di recidiva potenziale e se fai la rete poi un pochino ampia e
la tasca ridotta per di tempo diventi matto per alloggiarla bene ne ho dato
un esempio prima di come avrei potuto fare subito un po più larga la tasca e
non dover poi rincorrere. Mi alzate un pochino il coagulo perché forse c'era
assolutamente prossimo al foglietto peritoneale perché altrimenti piccoli
sanguinamenti e chimosi da riprendere. Andiamo vicini con l'immagine. Ecco
ecco la Tosversalis
che porta con sé un po' di grassetto
sono curioso
cosa c'è raccontaci sugli altri canali
guarda
in questo momento su uno schermo
c'è la ricostruzione
dopo un intervento
demolitivo per un
cancro del colon destro
infiltrante il rene e il duodeno
che ha reso necessario
una duodenocefalo
nefrectomia a destra
e micoletomia a destra
è stato ultimato il tempo demolitivo
stanno facendo il tempo
ricostruttivo
da un'altra parte vedo una testina
da stapler circolare
immagino sia un colon
un fatto che però non so dire
e in un'altra parte
stanno facendo
un laparoccele
open
open e ormai c'è uno dintorno
Io li ho lontani per cui non riesco a vedere, comunque in questo momento ci sono 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 interventi in corso, più dei monitor di servizio per varie cose.
Il Palazzini è sempre un grande richiamo. La Parocele Open due o tre anni fa non si sarebbe detto che andava in video al Palazzini, invece adesso sta ritornando perché effettivamente sulla Parocele anche noi abbiamo fatto una discreta marcia indietro.
Non so se è la tua stessa opinione, ma ci sono ancora problemi sulla parocellula paroscopico, bisogna studiare ancora nuove soluzioni e probabilmente qualche delusione, mentre io via via mi sono convinto sempre più dell'ernia, ho invece sviluppato una critica notevole alla parocellula paroscopico.
Ecco, concordo, credo che le indicazioni adesso, forse c'è da discutere, quelli piccoli bene e quelli grandi meglio aperti, non so se hai la stessa idea.
Sì, soprattutto quelli sui quali è possibile una ricostruzione delle aponeurisi dei muscoli
perché altrimenti solo tappare un orifizio è cosa che non si fa in chirurgia aperta
e non vedo perché la si debba fare in chirurgia laparoscopica
cioè se non avvicini i lembi quella meccanica muscolare della parete non
riprenderà mai correttamente la sua funzione e quindi i risultati non
potranno che essere deludenti e di fatto quelli grandi sono deludenti quelli
piccoli in qualche modo si si si aggiustano
ecco qui ci avviciniamo rivediamo il margine della riflessione di questo
foglietto peritoneale e qui il deferente che è sempre più accollato che comunque va un po
Questo è il grasso prevescicale che spostiamo medialmente e quella è la corona e questo è ancora il trasversalis che può essere ulteriormente risospinta.
Qualche volta abbiamo fatto di fare la stessa duplicazione che si fa in chirurgia aperta, di farla anche in chirurgia laparoscopica, cioè prendere la trasversalis e riportarla all'interno.
In realtà sono i casi in cui abbiamo poi visto più sieromi, per cui ho smesso di farlo.
l'idea era quella di avere un pavimento più solidale sul quale appoggiare la rete
dal punto di vista della tenuta sono effettivamente andate bene
però si è formata probabilmente una cavità chiusa che ha comportato inevitabilmente l'accumulo di un po' di liquido
con questa sensazione del sieroma
vedete qui non è necessario andare oltre perché la transversalis è già rientrata
il piano sul quale appoggerà la rete è questo
puliamo ancora un pochino da questo grasso e qui metteremo, vediamo l'angolo
elementi vascolari che sono più in qua, avviciniamo ancora, il sacco grosso
qualche volta non finisce mai, è una noia, qualche volta è divertente perché
perché man mano che lo si recupera, la soddisfazione è vedere come rientra al suo posto.
È un intervento che richiede un pochino più di pazienza di quello che si è abituati a impiegare,
ma il risultato sul malato è davvero a volte clamoroso.
E poi un'altra considerazione, secondo me, è quella che io in genere faccio la considerazione
tra i malati operati di colecistectomia laparoscopica, che è il nostro raffronto più comune e quotidiano,
e quelli operati di ernia open.
Sono tutti e due interventi tollerati in modo splendido, non c'è discussione,
però fra i due, percentualmente, ho l'impressione che vadano ancora meglio quelli che,
dopo una settimana, li vediamo in ambulatorio,
che tornano per togliere i punti della colecisti rispetto a quelli dell'ernia.
Non so se è condivisibile questo commento molto empirico e poco obiettivabile.
No, non credo che sia empirico, credo che sia l'esperienza di tutti quelli che fanno la laparoscopia.
Abbastanza comune, no?
Il dolore post-operatorio è decisamente inferiore o quasi nullo.
Quasi nulla. Esatto. E allora questa è l'altra considerazione per la quale non offrire questo tipo di decorso al paziente per l'ernia, visto che poi quelli operati appunto in laparoscopia di ernia hanno effettivamente lo stesso decorso di quelli, per fare l'esempio, della colecisti.
Non hanno dolore, si muovono subito, credo che qui ci basti, anche se forse qualcosa possiamo ancora guadagnare.
E questo fa sì che il paziente sia molto contento, ormai a noi capita frequentemente di operare pazienti che hanno fatto l'intervento tradizionale, magari contralaterale qualche tempo prima e sul raffronto sono tutti assolutamente convinti.
chi prima ha fatto l'open e poi ha sperimentato la laparo dice no dottore non c'è confronto non
che l'altro fosse niente di che però così è molto meglio ecco un po il perché delle primitive
monolaterali fatte ugualmente in laparo basta per le bilaterali posizionate il catetere vescicale
no no mai né nelle bilaterali né nelle recidive vediamo ancora qui scendiamo lungo tutto il
il margine arriverà poi su ma sembra sempre di aver fatto molto e poi ne ha
ancora da guadagnare noi li prendiamo a casa a seconda del
loro desiderio la sera stessa al mattino dopo quindi in regime di one day non
ambulatoriale questo certamente no però anche qui gli anestesistici dicono
trascorse quattro sei ore non c'è nessuna ragione per doverli tenere di
pochino con l'immagine e poi gli sportivi gli sportivi riprendono prima le loro attività si
sentono meno condizionati non so quanto sia poi un elemento psicologico commentavamo proprio con chi
chi invece fa autore ancora della OPE dice ma è la stessa cosa, tutto dipende dalla testa, anche questo è vero.
Ma personalmente su questo non sono molto d'accordo, c'è stato anche qualche studio per la valutazione proprio del problema del dolore
tra incisioni inguinali per crossettomie ed ernie che dimostrava come proprio l'incisione di per sé stessa fosse la causa più importante.
quindi credo che veramente dal punto di vista
di dolore la differenza sia
nettamente differente
queste le complicanze
ischemiche o subischemiche
del testicolo mi sembrano
i due grandi
temi in favore
della laparoscopia che non possono essere
personalmente, perciò credo
messi in discussione
si può discutere su altre cose
anestesia, costi
tutto quello che si vuole
ma anche sui costi ormai
ormai queste reti non sono care e queste confezioni anche vengono proposte ormai a cifre del tutto accettabili
va bene, anche qui la farei un pochino più piccola, qui mi sembra che tagliamo la rete
sono i vasi epigastrici da direi che è sufficiente in questo caso anche perché
quando si alloggia bene ed è la struttura sappiamo di poter confidare
appunto sull'integrazione della rete in tempi rapidi inutile posizionarla in
modo anche troppo rigido, aspetta che non so se ho spinto bene giù l'ago, andiamo a
cercarlo, mi è rimasto qui sotto nel trocker, non mi sono accorto che mi si era, aspetta un momento, mi controlli
all'interno del riduttore o del trocker, aspetta, no deve essere, ah infatti mi è rimasto
sto pizzicato nel riduttore, ne la do ancora. Damelo pure con la Joan così. No, il riduttore
sinistra, quindi la struttura la facciamo questa volta a inizio dal versante del pube
po meno la trasparenza del filo bisogna che i nostri amici non si è spostato per
passaggio lungo adesso magari torniamo indietro di uno vediamo no non ce n'è
bisogno va bene sì che portaghi usi i portaghi
sempre per l'uscita del lago prima, non so se l'ho raddrizzato abbastanza, aspetta
così esce con tutto il trocar, vediamo la chiusura della breccia, va bene quella conso laterale che
avevamo già chiuso, va bene direi che l'intervento, adesso facciamo vedere come abbassando lo pneumo
Vi farò vedere ancora un momento prima dell'uscita di quest'ultimo, come dovrebbe, vedete come quello spazio si affloscia e quindi direi che va bene. Usciamo con quest'ultimo sotto visione, a posto.
Bene, nulla di particolare, un intervento che non è così semplice e anche molto scomodo per il chirurgo.
Questo indubbiamente sì, è scomodo perché la posizione è sempre angolato
parallelo al paziente con un braccio che dall'altra parte si allunga di
smisura e anche chi tiene l'ottica non è mai comodo, però insomma è un intervento
che secondo me nel bagaglio, nel corredo è giusto avere, anche per quelle
indicazioni che ormai sono un po da tutti accettate cioè almeno quelle più
canoniche come dicevamo io ti ringrazio molto saluto a tutti gli amici che hanno
avuto la pazienza di ascoltarci ringrazio la mia equip che è sempre di
una grandissima disponibilità perché in queste situazioni non si è mai così
così abbastanza pazienti, loro invece lo sono sempre, e i tecnici che hanno fatto un bellissimo
lavoro. Grazie, saluti a tutti, concludiamo il collegamento. Grazie da parte nostra, saluti e ringraziamenti
dal professor Palazzini. Che caramente saluti e ringrazio. Ciao e a presto, alla prossima, arrivederci.
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