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11° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2° SESSIONE RISK MANAGEMENT E TECNOLOGIA Moderatore: E. Melis (Cagliari) L. Alberti (Cassano D’Adda, MI) Discussione
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A questo punto siamo in anticipo con i tempi però abbiamo ampio spazio per la discussione quindi in relazione a queste tre relazioni, anche un gioco di parole, se ci sono domande da parte vostra procediamo pure tranquillamente che tutto il tempo c'è a disposizione.
Se non ci sono domande, volevo semplicemente fare due considerazioni. Quello che è emerso da queste tre relazioni, o meglio diciamo che queste tre relazioni hanno un filo conduttore. Qual è questo filo conduttore?
Cos'è che è emerso realmente da queste tre relazioni? Sono emerse delle parole chiave, informazione, formazione e addestramento.
Quindi diciamo che tutto questo contribuisce a rafforzare il concetto che la formazione è alla base della nostra assistenza di sala operatoria e in particolar modo nella riduzione dell'errore, quindi dei rischi.
quello che veramente è emerso è questo
a questo punto però vorrei fare un paio di domande ai colleghi
che sono tutti e tre presenti in aula
per quanto riguarda la prima relazione dove si parlava degli emostatici
vorrei capire, cioè più che capire ho visto che effettivamente
anche qui è importante il discorso dell'informazione agli infermieri
di come deve essere utilizzata questa falda di collagene di cui ho parlato.
Quindi al di là dell'applicazione della falda, notando questi aspetti vorrei capire come vengono date queste informazioni
visto che la fase di preparazione è di fondamentale importanza.
Poi per quanto riguarda i colleghi di MondoV, vorrei capire se abbiamo puntato l'attenzione sul lavoro dell'equip
e di quanto importante sia stata definire questa istruzione operativa.
Quindi vorrei capire da dove siete partiti perché quando si parte nel definire un'istruzione operativa è perché a monte magari ci sono dei problemi
e se a distanza di un paio d'anni mi sembra di capire dall'applicazione di questa procedura quali sono i miglioramenti che avete avuto modo di individuare.
E infine la collega ci ha fatto una relazione di fondamentale importanza, questi aspetti di informazione e formazione e addestramento dove ci ha fatto vedere nel dettaglio come viene fatta all'interno della sua realtà.
e quello che mi viene da dire è una considerazione del tutto personale, come giustamente dicevi purtroppo a volte queste procedure, protocolli, istruzioni operative vengono vissute da parte del personale come un qualcosa in più da dover fare, un qualcosa in più da dover dare a consultare
E quello che hai detto tu proprio, le tiriamo fuori in emergenza quando c'è un problema, questa è una cosa che veramente ci deve portare a far capire di quanto importanti siano nella nostra tutela e di quella dei pazienti.
Come no? Vorrei aggiungere, io ho parlato di procedure e protocolli che molte volte sono nei cassetti, credetemi ci sono passata personalmente per un problema, dicevano sì noi ce l'abbiamo, dove ce l'avete?
magari nel cassetto oppure nel trasparente nel foglio Sanremo che forse era trasparente a tempi e una cosa però visto che siete voi come squadra come gruppo a costruire e elaborare una procedura
non scrivete mai cose che sapete che non si faranno o non scrivete mai un prodotto che la vostra farmacia non ha o non ha intenzione di comprare
perché di fronte al magistrato quando voi date quella procedura e c'è stato un problema se no non arriva la ASLA
ma noi questo prodotto, parlo di un disinfettante, voi sapete che la farmacia in ospedale non c'è
Inutile metterlo perché ve l'ha detto il CDC di Atlanta, andate confrontatevi prima con gli organismi che devono acquistare il prodotto perché il magistrato dice come mai sulla procedura c'è scritto alfa e tu non hai utilizzato alfa e hai utilizzato beta?
vado a spiegare poi che la farmacia non ha acquistato mai quel prodotto quindi quando elaborate perché il protocollo e la procedura è un'arma a doppio taglio per l'infermiere perché se lo fate bene con le prassi e siete sicuri che seguite quelle fasi allora è una tutela per voi
Ma se non le seguite e succede qualche problema, non vi siete attenuti, questa è la frase, l'infermiere, il professionista, non si è attenuto alla procedura e quindi paga.
Ok? Scusate ma molte volte è anche più piacevole andare dietro a un microfono e parlare di belle cose e di guardiamo oggi come oggi al rischio e quante volte l'infermiere viene chiamato in tribunale, cosa che fino a 20 anni fa, 10 anni fa non avveniva.
quindi un motivo c'è, tutto si basa sugli atti, se è stata fatta formazione, non sottovalutate, vedete che io ho puntato sulla formazione, allora se c'è adesso con il decreto legislativo 81, se c'è un problema, un infortunio o un danno, un rischio verso altri che può essere l'utente, il parente, l'apparecchio stesso
L'organismo deputato al controllo, che può essere l'INAIL se si tratta di infortunio o l'ASL se si tratta che l'infermiere ha avuto un danno o ha combinato qualcosa, la prima cosa che si chiede è se quell'infermiere ha frequentato corsi di formazione inerenti a.
Un esempio banale, se uno si va a lamentare che ha un mal di schiena perché ha sollevato il robot da solo piuttosto che il paziente, la prima cosa che si chiede è se quell'infermiere, quel professionista ha frequentato il corso sulla movimentazione manuale dei carichi.
Quindi non sottovalutate la formazione. Io proprio stamattina al bar mentre prendevamo il caffè vedendo un infermiere del San Giovanni ho detto Carbet il 23 giugno devi fare il corso tal dei tali che riguarda il decreto legislativo 81.
ricordati che se non lo fai
sarai sanzionato
ma non perché lo decide l'INA de Francesco
o l'ospedale San Giovanni
l'ha deciso il legislatore
ok?
un altro esempio per farvi capire come non dovete
sottovalutare sia per i coordinatori
sia per gli infermieri
un infermiere
noi siccome ho detto
io ho fatto benchmarking
sono andata al Gemelli
e ho visto che c'era
se non sbaglio il passamalati
E quindi pure noi vogliamo il passamalati perché mi sono resa conto che avrebbe ridotto i mal di schiena, le ernie al personale e dei rischi anche per il paziente e quindi il passamalati.
Siccome era una cosa nuova per il nostro ospedale perché da sempre barella, letto, letto, barella, doppio lenzuolo eccetera io ho preteso perché è previsto dai contratti quando si acquistano da quelli della ditta che facessero addestramento a tutti gli infermieri delle camere operatorie dove era collocato il passamalati.
Non una volta, perché anche se è solo un telecomando, permetti che io mi devo addestrare? Quindi l'ho fatto anche due volte con l'elenco di chi partecipava e con la firma che aveva partecipato, come mi ha salvata, perché a distanza di tempo c'è stato un danno al paziente nella traslazione.
L'infermiere che era deputato a quel passamalati ha detto che la colpa non era sua ma perché nessuno di noi l'aveva addestrato.
Io, sanno che io solo con dati alla mano e firme sempre, ho detto datemi il foglio firme di chi ha partecipato, lui aveva partecipato due volte e quindi come si dice a Roma se l'è presa in saccoccia perché la colpa era prettamente sua di disattenzione,
era stato formato anche due volte, cosa che gli altri per cinque minuti hanno imparato e vi dirò di più, era un elemento che forse nella squadra non poteva stare, infatti non c'è in camera operatoria.
Questo per dirvi attenzione non sottovalutate la formazione e l'addestramento, molto meglio essere umili e dire io ho bisogno di un'altra ora per imparare ad assemblare e a smontare e non vi vergognate perché comunque lavorerete più in sicurezza voi e state tranquilli che non combinate guai.
perché chi lavora può sbagliare, sono errori da buonsenso, da prassi normali, solo chi non lavora non sbaglia, quindi però fate attenzione.
Grazie, ci mancherebbe niente scuse, anzi condivido pienamente tutto quello che è stato detto perché mi riflettevo proprio con la mente nella realtà in cui lavoro.
Io avevo fatto due domande, vogliamo aggiungerne subito un'altra?
Io volevo soltanto collegarmi al discorso dell'addestramento e della formazione. Tante volte basta anche fare dei corsi all'interno o pensare ad un corso per l'integrazione, prima si parlava di integrazione di sale operatorie, tenute proprio dagli strumentisti.
Noi abbiamo avuto un'esperienza bellissima di personale, abbiamo pensato di integrare il personale dello Torino con la neurochirurgia e hanno preparato loro il materiale, hanno fatto delle dimostrazioni in sala per dimostrare come bisognava preparare il tavolo operatorio,
come preparare il letto per il paziente chirurgico magari riferito ad alcuni interventi come un semplice foro di trappano però anche questo è servito per creare del collante tra i vari infermieri
e anche per valorizzare dal punto di vista proprio, cioè valorizzare l'infermiere come docente nei confronti anche del suo collega, cioè diventa, è logico che in questo caso c'era quello di neurochirurgia che diventava docente per l'ottorino e quello di ottorino che diventava docente per la neurochirurgia.
E' importante stimolare anche questo tipo di formazione perché serve molto all'integrazione e a coagulare il personale all'interno di un gruppo operatorio.
Assolutamente Lina, non possiamo altro che darti ragione.
C'è un conto alla formazione a livello aziendale dove si trattano argomenti di interesse trasversale,
ma all'interno della nostra realtà è evidente che quello che stai dicendo te conferma assolutamente l'esigenza di tutti.
Per quanto riguarda la domanda che lei mi ha fatto sulla falda di collagio, la formazione è importante,
noi l'abbiamo fatta quando abbiamo appreso questa metodica, io l'ho fatta fare prima a tutti gli infermieri di sala operatoria
ma poi principalmente anche ai chirurghi che sono più resti ad aspettare la preparazione di questi preparati
perché loro vanno sempre di fretta, però poi alcune volte ci mettono un quarto d'ora, 15 minuti a fare l'emostasi con l'elettrobistoli
invece così aspettando un minuto hanno un prodotto utile per l'emostasi.
Poi un'altra metodica che ho utilizzato io nella nostra sala operatoria è il libro nero.
Il libro nero, noi lo chiamiamo così, ho messo un quaderno nella mia stanza sulla mia scrivania che serve a scrivere tutti i giorni liberamente, tutti gli infermieri vanno e scrivono le criticità che incontrano durante la giornata, anche i conflitti.
E ogni settimana, ogni 15 giorni ci riuniamo, facciamo dei briefing per cercare di risolvere questi problemi che possono essere anche problemi formativi di formazione o anche problemi di conflitti all'interno del gruppo che sappiamo esserci da tutte le parti, non ci possiamo nascondere dietro un dito, i conflitti ci sono da tutte le parti, c'è la prima donna, il primo uomo.
Con questo quaderno tutti quanti leggiamo quello che scriviamo e ne discutiamo insieme cercando di risolvere questi conflitti all'interno del gruppo ma anche se ci sono dei debiti formativi cerchiamo di risolverli.
La formazione è importante e così noi cerchiamo di arrivare anche settimanalmente facendo delle riunioni all'interno della nostra sala operatoria, facendo lavori di ricerca su internet, sui libri, sui quaderni per cercare di risolvere quelle criticità che normalmente si presentano in sala operatoria.
Complimenti, riuscite ad incontrarvi settimanalmente. Infatti complimenti perché spesso il problema è proprio quello, il tempo e la possibilità di confronto fra operatori.
Adesso la parola ai colleghi.
Io approfitto delle chiare parole della dottoressa De Francesco rispetto appunto alla formazione che è stata, la nostra istruzione proiettiva è stata progettata proprio per questo,
Per formare soprattutto i neoassunti e standardizzare le procedure per gli interventi che sono sempre andati più nel particolare, soprattutto ad esempio sulle posizioni in sala operatoria, adesso con la laparoscopia, con la robotica, ci sono interventi dove il paziente deve mantenere una posizione per un lasso di tempo molto lungo e quindi i rischi sono sempre più elevati.
Per rispondere alla domanda, alla formazione, io sono uno neassunto, nel senso che da pochissimo che lavoro in sala operatoria, sono quasi tre anni e sono stato il primo utilizzatore della nostra istruzione operativa, proprio a livello applicativo.
perché la necessità di conoscere anche gli ausili del letto, le posizioni mantenute dal paziente durante tutto l'arco della presa in carico sono necessarie per evitare i danni e le conseguenze di responsabilità legali a livello infermieristico del nostro personale.
Oltre a questo l'istruzione operativa non è solo applicata a noi infermieri ma anche agli operatori sociosanitari che in occasioni, anche perché noi siamo pochi infermieri, preparano loro stessi il piano operatorio insieme all'infermiere.
e quindi forniscono poi le dotazioni dello stesso tavolo operatorio.
Quindi la formazione deve essere costante per tutto l'arco della presa in carico
e sinceramente avrei piacere di sentire anche pareri magari contrastanti rispetto alla nostra istruzione operativa
Grazie a tutti.
le nostre competenze e poi la nostra visione del futuro, penso. Quindi chiedo se mi potete dare un rimando rispetto a quello che è stato detto.
E' importante avere la passione, essere convinti di quello che si fa e nel nostro lavoro se non c'è l'entusiasmo, la voglia di fare, di cambiare,
di mettersi sempre in discussione, in gioco, di modificare le cose, si possono cambiare, siamo una forza enorme all'interno del gruppo, dei nostri ambienti di lavoro e siamo in tanti, se non facciamo gruppo, ci mettiamo assieme, veramente possiamo cambiare completamente quello che è l'organizzazione all'interno
e fare in modo che le cose che non funzionano devono andare avanti, devono funzionare perché noi abbiamo gli strumenti per farlo, abbiamo le conoscenze, siamo più avanti rispetto ad altri professionisti, ce lo dicono tutti perché noi siamo quelli che abbiamo procedure, siamo più documentati,
Abbiamo conoscenze più avanzate rispetto ad altri, quindi per far funzionare le cose all'interno delle nostre strutture ci vuole entusiasmo, passione, convinzione, orgoglio professionale. Questo è alla base della nostra professione e ci credo da 40 anni.
Guardi sono pienamente d'accordo da giovane e appunto l'istruzione operativa che è stata scritta da noi, redatta da noi è nata proprio dalla condivisione, dalla condivisione di tutto il gruppo, in primis ovviamente dalla nostra coordinatrice che ce l'ha proposta, ce l'ha dedicata e quindi una condivisione ottimale, più test insieme, più competenze,
l'anzianità e l'innovazione, perché magari un neoassunto come me uscito dall'università può entrare con un'idea, un'idea magari sbagliata, viene variata, ci si condivide, condivisione e anche scontro, però per un fine comune che poi è migliorabile costantemente.
All'interno del gruppo siamo molto diversi, c'è sempre un 15% che tira indietro,
poi c'è sempre quello che ha voglia di iniziative e quelli che devono essere trascinati.
Però all'interno del gruppo ci sono sempre tante potenzialità che devono essere stimolate perché a volte ci si lega un po' dei luoghi comuni, ci si è sempre fatto così e non è mai successo niente.
Io ho tanti anni che lavoro in sala operatoria e non è mai capitato niente e non è vero.
E non è vero, ve lo posso garantire. Quindi questi luoghi comuni devono essere superati e superati da chi? Da chi con voglia di fare propone dei cambiamenti, piccole cose, quello che vi dicevo stamattina non è le cose, la produzione snella sono parole così che gli economisti stanno utilizzando,
ma che dobbiamo far introdurre nei nostri ambienti di lavoro per semplificare le nostre cose, per vedere che tante cose che si facevano in passato magari sono superate, possiamo eliminarli perché è perita di tempo e valorizzarne altre.
Questo è il nostro obiettivo, fare in modo che i nostri processi lavorativi siano trainanti per tutti, siano produttivi dal punto di vista di eliminare gli sprechi ma diano soddisfazione a chi lavora e uno quando va a casa dice oggi ho lavorato bene.
Sì, sono pienamente d'accordo su tutte le sue parole, assolutamente. Le nuove idee devono essere a mio modo anche integrate con l'esperienza, è un connubio imprescindibile e si raggiungono livelli di chirurgia elevatissima.
Lo vedo e l'ho visto soprattutto nel mio primo congresso qua a Roma, uno dei primi congressi importanti, quindi vedo realtà proprio differenti, avanzate ed è un obiettivo a cui tendere, non personale ma di gruppo, una cosa che si condivide.
Grazie mille.
Grazie a voi.
Quello che effettivamente viene fuori da queste giornate è proprio al di là delle relazioni che hanno comunque e trattano argomenti specifici, però quello che proprio emerge e che interessa è proprio il confronto fra di noi.
Passo subito la parola al collega.
La ringrazio, scusi se l'ho interrotta. Io non volevo ripetermi, sono tutte belle cose e sono molto contento questa mattina di stare qui perché non è un anno che lavoro, sono quasi 28 anni, sono tanti anni e devo dire che alla base di tutto c'è l'entusiasmo.
io ancora oggi
parlo nella mia persona
ma spero che rispecchi
i morti infermieri
questo che dico
l'entusiasmo è alla base
io oggi ancora mi sento un allievo infermiere
dico sempre questo
e sono molto contento
di aver ascoltato le parole
di questo ragazzo
perché mi rivedo molto in lui
e il tuo entusiasmo
conservalo sempre
C'è sempre da imparare l'umiltà è la prima cosa, anche da un allievo infermiere c'è da imparare, io dico sempre questo, volevo solo dire questo.
Abbiamo, prego.
fusione chirurgica, chirurgia satanica, è impossibile, è anche vero che molte volte
siamo colpiti da questa sindrome di Maria Teresa di Calcutta o sindrome dell'aggiustatore
solitario, Super Mario Bros, Manny Tuttofare, della serie lo faccio, lo faccio per il paziente,
soprattutto probabilmente in situazioni più piccole, in strutture più piccole rispetto
tutto il calore e la comprensione possibile. Il problema di fondo è che molto spesso lo
facciamo inconsapevolmente, lo facciamo perché spinti da questa necessità di gratificare
noi stessi e sicuramente anche nei confronti del paziente. Il problema è che poi ci si
trova di fronte a situazioni più grandi di noi nel momento in cui scattano denunce e
e situazioni medico-infermistico-legale che ci portano in tribunale, che quindi ci portano incontro a guai seri.
Credo che molto spesso sarebbe opportuno un no, io capisco che non sono genitore,
probabilmente immagino tu lo sia, vedo la fede, sarai sposato con figli,
da genitore mi diceva sempre mio padre che è più difficile dire no, perché? Perché va giustificato.
E credo che la stessa cosa succeda in ambito professionale, soprattutto nel momento in cui dici no al chirurgo perché il chirurgo ha detto, apro una piccola parentesi e la chiudo perché se no saremo qui fino a domani mattina sul fatto che molto spesso vedo colleghi o visto colleghi in corso degli anni che fanno cose strane perché il chirurgo si è preso la responsabilità, ma il chirurgo non può prendersi la responsabilità di fare l'infermiere.
come diceva la mia amica sorella Antonella ormai da tanti anni, loro fanno cose che gli appartengono e se ne guardano bene dall'improvvisarsi in altre situazioni, cose che spesso facciamo noi ma lo facciamo magari come dici te per fare l'intervento, per i confronti del paziente, semplicemente questo, attenzione perché spesso poi si finisce in situazioni pericolosissime.
saluto poi l'amico perché
somiglia a Piff
scusate
a riguardo volevo dire
questo, il chirurgo
è chirurgo, l'infermiere
è infermiere, noi dobbiamo sapere
le nostre competenze
a riguardo di quello che ha detto lei
io ho molto
mi scontro molto con i chirurghi
ma tantissimo
a un certo punto c'era un chirurgo
che sosteneva
che il cotone idrofilo
cotone idrofilo
ovatta
come vogliamo chiamarla
la usava per tamponare
il letto della Colicisti
perché lui era andato
a un convegno, a un seminario
e un illustre professore faceva quella cosa
io l'ovatta non gliel'ho data
perché l'ovatta
non la puoi reperire
una volta inzuppata di sangue
non ha i fili radio opachi
come
come anche altri colleghi che invece accondiscendevano, affari loro, io preferisco prendermi il rimbrotto, quello che vogliamo da un chirurgo ma andare a casa e dormire tranquillamente, come il fatto di tagliare le pezze, non esiste, ci sono le 5x5, le 8x15, ci sono di tutti i formati
perché tu hai la fissa, io non te le taglio le pezze, te le tagli da solo, questo per dirle che il nostro lavoro è il nostro lavoro e lo dobbiamo difendere, il chirurgo fa il suo, dobbiamo collaborare, certo che sono d'accordo.
poi per quanto riguarda le varie discipline purtroppo io sono in una realtà piccola dove non facciamo trapianti di cuore quindi voglio dire sono sempre gli stessi interventi siamo pochi infermieri dobbiamo per forza di cose girare cioè non è che posso io dire a me piace l'ortopedia voglio fare solo l'ortopedia magari lo dicevo prima è ovvio che se facciamo l'infermiere strumentista settoriale riduciamo i tempi riduciamo i rischi quello che volete
ma questo non dipende da me dipendente, dipende da un'amministrazione, dipende da altre cose e comunque anche se siamo multidisciplinari, come le ripeto facciamo sempre gli stessi interventi, dopo qualche anno sei padrone di quegli interventi,
anche perché l'ortopedia ci sono, vengono da fuori i tecnici specializzati
quindi la base dell'ortopedia è sempre quella, la base dell'otorino è quella
poi giustamente chi fa interventi magari tipo i trapianti è giusto che chi fa i trapianti fa solo quello
dobbiamo vedere anche i rischi degli interventi che facciamo secondo me insomma, grazie
Io volevo un attimo rilacciarmi al discorso di prima sul limitare il rischio quando si introducono degli strumentari nuovi in sala operatoria, volevo parlare con gli infermieri perché è stato lampante il vedere che un'amministrazione si preoccupa solo che c'è stata la firma,
L'infermiere ha partecipato a quel corso e quindi giuridicamente si sente sollevato da questo problema.
Io invece la vedrei, quindi il problema è quell'infermiere che non ha capito, infatti è stato allontanato perché non era idoneo, ma forse le domande, il corso era adeguato, hanno fatto veramente tutto il possibile perché quelle informazioni arrivassero a tutti.
magari era necessario mettere dei poster oppure delle immagini, cioè alla fine se io faccio, per esempio da me arriva un dermatomo nuovo, io il dermatomo lo uso in chirurgia plastica, lo posso usare ogni sei mesi se va bene,
Io posso fare un corso adesso, metto la firma perché effettivamente ho partecipato, mi è stato presentato, l'ho visto, l'ho visionato, l'ho provato e tutto e poi lo utilizzo dopo sei mesi.
Non mi puoi dire che hai partecipato alla formazione, però probabilmente se io lo utilizzo ogni sei mesi è chiaro che non mi basta quella partecipazione.
Un'altra cosa che voglio dire, noi abbiamo sette sale, abbiamo quattro elettrobistoli diversi, anche l'amministrazione ci mette del suo, nel senso che se vogliamo limitare il danno, scegli un elettrobistoli, almeno se io giro in tutte le sale ho la possibilità di avere sempre quel tipo di elettrobistoli.
Se no è una discoteca veramente, a me è capitato di essere in una sala una mattina e trovarmi un elettrobistori nuovo, cosa ci vuole? On off, io ho preso l'elettrobistori, l'ho messo fuori e ho preso quello vecchio.
Mi hanno detto che il chirurgo lo sa usare, io no, a me non è stato presentato, poi il chirurgo lo sa usare, voglio vedere dopo, voglio il bipolare col pedale, il monopolare senza pedale, voglio usare due monopolari, poi sei tu che devi dire che non lo sa usare.
Forse sono stata troppo sintetica quando ho parlato di quel caso di quell'infermiere con il passamalati, non è che mi sono basata sulla firma ragazzi,
Se avete frainteso il mio esempio chiedo scusa ma voglio dire è normale, io mi ritengo una tra le migliori esperte di formazione, quindi prima di dire questo infermiere è preparato o adeguatamente è addestrato non mi limito alla firma, assolutamente.
Quindi ho fatto un esempio molto veloce per dire che aveva seguito l'addestramento, la sperimentazione sul campo per imparare il telecomando, quindi le modalità, aveva capito perché è normale, l'infermiere può dire no, io ho bisogno di venire un'altra volta.
Ho detto che era uno dei pochi che è venuto per due o tre volte, quindi non è che è stato allontanato perché non era idoneo, perché non sapeva utilizzare il telecomando.
Per quanto riguarda il caso personale, io mi sono rifiutata di utilizzare quell'elettrobistoli, ha fatto bene, però resettiamo un attimo tutto.
Io ho sentito più volte Alberti che dice l'amministrazione e come noi quando ce la mettiamo soprattutto adesso diciamo il governo, lasciate perdere l'amministrazione, il vero gestore per quanto riguarda le vostre prestazioni e le vostre competenze, il vero gestore della sala operatoria è il coordinatore, non è nessun altro.
se la caposala come la chiamate dice questo è infermiere perché magari il chirurgo vuole quell'infermiere piuttosto che l'altra e il vero gestore e il coordinatore poi se vogliamo rientrare nelle grazie del chirurgo e non dire no ma dire sempre va bene queste sono scelte vostre
però come diceva
Lauri si deve avere il coraggio
anche di dire no
questa è la mia competenza, la mia cornice
e io mi collo
con lì, non solo perché l'ha detto
il primario per fare la cortesia
al primario, siete sicuri?
siete competenti? state tranquilli?
dite sì
c'è un punto interrogativo anche se piccolo
non prendetevi responsabilità
ok? ho risposto
non mi ricordo chi era
Ho risposto? Sì o no?
Grazie collega Elena.
Grazie.
Allora da questa discussione che è assolutamente interessante, anzi bisognerebbe dedicare forse più tempo a queste discussioni, però secondo me emerge una certa, cioè alcuni dati sono contrastanti ed è il contrasto che secondo me caratterizza la nostra professione infermieristica.
Io sono coordinatrice e come molte coordinatrici anche io tendo a pensare, a fare valutazioni che a volte sono troppo autoreferenziali, un po' meno oggettive di quello che sembriamo.
Per cui a volte riteniamo che quel collega infermiere non sia adatto, non sia poco adatto, difficile da formare, non ascolta, non sente, se potessi scegliere lo cambierei, ma a volte anche l'infermiere cambierebbe volentieri la coordinatrice, dobbiamo dire anche questo.
e quindi è un po' io insomma credo che mi è piaciuta tutto quello che è stato detto oggi insomma nel bene e nel male, l'entusiasmo che ci mette l'INA, l'entusiasmo che dimostrano i giovani però ritengo che quando noi andiamo a lavorare abbiamo ancora ecco un contrasto per esempio che vogliamo separare molto la nostra professione da quella del chirurgo
noi siamo da questa parte della barricata e loro sono sempre di là
dimentichiamoci, dimenticandoci che non c'è un muro tra noi e loro
ma c'è un paziente
per cui questa cosa ogni tanto noi ce la dobbiamo ripetere
tra me e il chirurgo c'è una persona
non c'è un muro e se c'è lo dobbiamo abbattere
perché altrimenti noi quella persona non la vediamo
Vedendo questo da qui derivano tante altre cose, anche il discorso delle procedure. Le procedure vanno bene quelle che sono condivise, quelle che vengono fatte sì nel reparto ma condivise da tutti. Le procedure che sono nel mio reparto, quelle che ha fatto la coordinatrice non vengono applicate, vengono applicate solo quelle che abbiamo fatto tutti insieme.
E anche un altro aspetto da considerare è evitare di cadere nel rischio della infermieristica difensiva. Anche lì non va bene che io pensi di fare una procedura per difendere il mio operato.
Io la sto facendo in funzione del bisogno di quel paziente e se la faccio con quell'idea probabilmente contestualmente riesco a tutelarmi meglio. Ecco questi sono gli aspetti contrastanti ma non perché io sto dicendo che questo sia migliore degli altri qua dentro, anzi io sono una di quelle che soffre per certe carenze che sono nella mia sala operatoria e che mi rendo conto che dipendono anche da me.
Mi fa molto piacere quest'ultimo intervento perché lo condivido a pieno, la collega mi ha preceduta e questo vuol dire che molti di noi ragioniamo in una certa maniera e per fortuna.
Dopo aver preso consapevolezza di tutto ciò, che sono cose che viviamo tutti i giorni e che quindi affrontiamo tutti i giorni, dobbiamo farci delle domande.
Noi come ci poniamo di fronte al personale infermeristico, al personale ausiliario, al personale osso? Abbiamo la serenità di condividere con loro queste procedure, questi protocolli, queste linee guida o ci mettiamo sul piedistallo?
Il gruppo si forma con la consapevolezza di sapere quello che si dice ed essere allo stesso tempo umili, prendere il gruppo, farlo intervenire, interagire direttamente nelle situazioni.
cioè invitare proprio il gruppo a formare se stessi, perché siamo tutti quanti professionisti, non solo, ma ultimamente dobbiamo partire dalle origini, cioè oggi gli infermieri come vengono formati?
Vengono formati con il fonendoscopio al collo? Allora è vero che non dobbiamo più spadellare, non dobbiamo fare più i letti, però è pur vero che in queste situazioni ci dobbiamo anche entrare perché così si comincia a maturare il principio di professionalità e man mano si va avanti, si cresce con l'altra formazione, l'aggiornamento continuo.
cui io invito tutti quanti a cominciare
da me a capire queste cose che già
sappiamo e a unirci perché noi, è un mio
pensiero, chiedo scusa se contrasta con
molti altri pensieri, noi siamo, molti di
noi sono capaci soltanto a parlare,
parlare, parlare, poi in prima linea non
lo so se si schierano e comunque volevo dire dobbiamo unirci dobbiamo fare gruppo anche in
questo contesto possiamo fare gruppo e portare queste grosse problematiche in alto perché il
l'infermiere il caro trainante dell'ospedale e allora se noi ci parliamo addosso e non
formiamo gruppo e non andiamo oltre a portare queste problematiche serie
lasciamo lo spazio soltanto ai professionisti i nostri paralleli cioè i
chirurghi e medici che sono molto preparati e molti altrettanto bravi a
difendere i loro diritti perché sono molto compatti a noi manca questo e se
Se non l'abbiamo capito fino a oggi lo dobbiamo capire perché tutto gira intorno alla combattezza, altrimenti non facciamo niente, parliamo sempre e ci piangiamo addosso.
Ci sono altri interventi?
Io voglio dire solamente una cosa, riferendomi a Elena quando diceva il paziente è al centro della situazione, lo facciamo per il paziente.
Io ho smesso di credere nel chirurgo che mi dice lo dobbiamo fare per il paziente quando vuole aprire un'altra sala d'urgenza, quando c'è già un'urgenza. Allora io dico io non ci credo, non ci credo più.
Hai ragione. No ma è un'altra cosa quella che sta...
No, io sto dicendo perché noi siamo veramente preparati a lavorare per il paziente perché sappiamo che il nostro mestiere è quello, dal corso da infermiere professionale ci hanno già insegnato che il paziente non è un numero ma c'è un nome, ciò che adesso lo vedo molto poco, ma non per noi, ma è così.
in sala operatoria arriva il paziente
e tu non sai nemmeno quello che deve fare
certe volte
poi la cosa che volevo dire al mio collega
giovane, io dico sempre
a chi arriva in sala operatoria
dal primo giorno
la devi amare, se non lo ami
non entrare, questa è la cosa che dico
perché ognuno di noi
se sta in sala operatoria
non è più come una volta che si diceva
vado in sala operatoria perché ci guadagno
di più, è bugia
ci si lavora di più
Ma il guadagno è sempre quello. Allora se tu vai in sala operatoria e la ami per il tuo lavoro, diciamo che fai, l'amministrazione, il professore, il direttore, cioè non lo pensi nemmeno, lavori e basta. Grazie.
Elena, forse Elena voleva, poi abbiamo le conclusioni, infatti siamo in orario.
Volevo solo rispondere all'amico Sebastiano, forse mi sono spiegata male come spesso mi capita, ma io però devo dirti che io non mi alzerei neanche se non dovessi pensare al paziente, ma perché la mia sveglia deve suonare per 33 anni alle 5 e mezza del mattino per andare a discutere su questa cosa.
Non è il discorso che fai tu che io devo ubbidire alle esigenze del chirurgo ma io non me lo pongo neanche perché quello è un altro discorso. Se quello ti dice che c'è un'urgenza ma lo vedrò anch'io se è veramente urgente o no. Non me lo pongo neanche questo problema.
Io ho detto che non credo al chirurgo che dice lo facciamo per il paziente perché oggi noi vediamo che il chirurgo la prima cosa che fa a fine anno va sul registro operatorio e vede quanti interventi ho fatto,
fatto se aveva veramente il bene del
paziente, no perché è così cara mia, ci
troviamo di fronte a queste, no ci
troviamo di fronte a queste, io voglio
dire questo, noi stiamo, io c'è il mio
collega qui, che stiamo in un blocco
operatorio, Policlinico di Bari, però vi
garantisco che la mentalità del blocco
operatorio l'abbiamo capita solamente
noi infermieri perché il medico che prima stava in altra unità dove aveva la sala operatoria per
conto suo e lavorava tutti i giorni vuole lavorare tutti i giorni anche nel blocco operatorio a
discapito del suo collega cioè la situazione è questa sbaglio secondo me state dicendo un po
po' tutte e due due cose esatto che alla
fine alla fine siamo noi che crediamo
di più nel bene del paziente cioè
mettiamo veramente al centro il paziente
beh questo mi sembra di sminuire un po'
però l'attività del chirurgo che non
andiamo a dire che no ma non è
le realtà sono diverse
non è in difesa di però esatto
le relazioni cioè no però dire che a
fine anno è importante andare a vedere
il numero, sarà importante
anche quello, ma troviamo tanti bravi
professionisti che dedicano
tutto alla persona
io sto parlando di un blocco dove abbiamo 8 sale operatorie
che lavora 24 ore al giorno
di continuo
poi dipende dalle esperienze di ognuno di noi
concludiamo con Elena e poi
ci avviamo veramente
le conclusioni
mi dispiace interrompere
basta
voleva fare un'ultima considerazione
Lina, poi veramente chiudiamo
Adesso volevo mettermi dalla parte del paziente. Io ho vissuto un'esperienza qualche mese fa di un intervento chirurgico in un centro di eccellenza. Sono entrate in sala operatoria, non ho visto nessuno.
Mi hanno messo in un letto operatorio e mi hanno sistemato su una stanzetta, c'era un'infermiera seduta davanti al computer, mi ha rivolto alcune domande, non avevo fatto ancora la visita anestesiologica, io continuavo a dire guardate che non ho fatto la visita anestesiologica.
Va bene, non si preoccupi, mi hanno detto. Va bene. È entrato l'anestesista, mi ha guardato da in fondo al lettino, mi ha detto ha problemi al cuore, ma ho detto penso di no.
apre la bocca
e finita
la visita anestesiologica
sono entrata, ho sentito il rumore
del lettino che mi portava
in sala operatoria, non c'era nessuno
c'era il deserto
attorno a me
sono entrata in sala operatoria
centro di eccellenza
ho rivolto lo sguardo
verso la strumentista
mi ha detto buongiorno
mentre mi diceva buongiorno
l'anestesista mi ha scaffato dentro
il farmaco
e ho detto
beh allora se è male
le cambiamo l'ago
no no ho detto proceda pure
non c'era nessuno
nessuno attorno a me
né un infermiere che mi rassicurasse
né qualcuno
che mi avesse
dato un po' di sostegno
c'era la lampada scialittica
ecco questo
Queste sono le cose che noi dobbiamo, l'unico calore è la lampada scialifica, quindi questo dobbiamo ricordarci.
L'accoglienza quando entriamo in sala operatoria è il momento importante, è il momento che accogliamo il paziente che ha bisogno. Io sapevo tutte le procedure, non c'era bisogno che qualcuno mi indicasse le procedure, però io in quel momento, anche se sapevo tutto, avevo bisogno che un infermiere mi dicesse signora stia tranquilla.
Questo è importante. Grazie.
Grazie a te Lina perché la tua esperienza vissuta in prima persona ci deve portare a riflettere.
A questo punto grazie a tutti per la vivace collaborazione, buon proseguimento della giornata, si riprende alle ore 14.30. Grazie.
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