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10° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2° SESSIONE LA FORMAZIONE AVANZATA DELL’INFERMIERE DI SALA OPERATORIA: MODELLI DIDATTICI A CONFRONTO Presidente: P. Mariani (Roma) Moderatore: E. Thiene (Padova) L’Esperto risponde (Tutti i relatori)
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Inviterei i relatori a questo tavolo per cortesia, perché lo spazio di dieci minuti per alcune domande, io spero anche non imbarazzanti, io credo che ci potranno essere.
Chi ha il coraggio di parlare?
Buongiorno sono Rosa Cipri, volevo chiedere al professore, secondo lei mi è piaciuto molto il suo intendere molto ma molto più pragmatico della nostra professione perché molti romanticismi si sono fatti e pochi dati e poca concretezza poi abbiamo avuto nella realtà.
E mi piacerebbe molto capire se nelle vostre riunioni in università nel circolo vizioso che io chiamo dell'università si riesce ad essere più propositivi perché noi a Bari non abbiamo questa grossa propensione alla pragmaticità e all'interessare gli infermieri a formare gli infermieri.
perché non mi sembra giusto e spesse volte è capitato che si sente parlare di assistenza infermieristica per esempio del paziente chirurgico e chi ne parla è stato individuato un docente medico.
Poi mi rivolgevo a Franco Lubino, il problema di questa figura molto tecnica comunque ha anche molto dell'infermiere, quindi è una figura un pochettino a cavallo?
Allora, durante le riunioni europee, appunto, essendo Presidente dell'AICO, l'Italia è a disagio quando si parla di tecnico e non di infermiere.
perché noi abbiamo un percorso per cui siamo convinti che dobbiamo essere infermieri
e poi affinare le nostre competenze e conoscenze
allora io chiedo a entrambi, ma tutti e tre, qual è il punto d'incontro
e al collega che viene dalla Svizzera, se avete mai fatto un confronto tra professionisti che sono infermieri ma che lavorano in sala
e tecnici che invece avete formato così, quali sono i punti di differenza o i punti di forza o di debolezza?
E' una domanda complessa perché quando noi pensiamo al tecnico, ad esempio in Italia abbiamo il tecnico della riabilitazione, il tecnico della riabilitazione è uno spazio di indipendenza che è maggiore di quello che ha l'infermiere allo stato attuale perché ha il riconoscimento della cosiddetta diagnosi funzionale eccetera eccetera.
Quindi non è semplicemente la parola tecnico la chiave, è che tipo di profilo culturale costruisci per quale tipo di prassi.
Il problema dell'infermieristica è sempre stata la definizione di una prassi non basata su un romanticismo ambiguo, ma basato su un sistema di effetti che tu vai a determinare.
Se io metto il paziente in assistenza infermieristica, che cosa mi devo aspettare da questa assistenza infermieristica? E' su questo che nascono poi le contrattazioni. Non aver mai definito bene questo, ma rimanendo sempre molto sul vago, è rimasto vago.
rimasto vago
tanto è vero che se voi prendete l'ambito
il profilo professionale dell'infermiere
è un esempio di assoluta
ambiguità
mentre
è molto più facile definire la componente
tecnica, perché la componente
tecnica si collega a una
prassi già in partenza
tecnica, cosa vuol dire
tecnica? Vuol dire applicativa di un
sapere, applicativa
noi di norma differenziamo
l'ambito tecnico dall'ambito
diciamo professionale non tecnico
sul fatto che mentre quello tecnico è vincolato
a procedure o tecnologie definite
e quando queste evolvono determinano la sua evoluzione
l'ambito professionale ha uno spazio
che può essere svincolato dalle tecnologie
svincolato dalle prassi
che è l'ambito che definivamo prima
in cui c'è questo nursing così poco definito
dove io posso negoziare
un percorso terapeutico
direttamente col paziente
io non ho tecnologie che mi definiscono
ma la mia competenza
e la mia capacità di rendere
il paziente e di renderla
pertinente allo stato del paziente
aspetto di concludere
in Italia abbiamo una situazione
che è anche molto positiva
che ci vede diversa da tutti gli altri paesi
noi abbiamo una legislazione che dice
che la formazione professionale tra cui quella dell'infermiere
va fatta 50% da università, 50% dal sistema sanitario.
Tant'è vero che il problema che poi abbiamo non è di far partecipare, in realtà almeno da noi gli universitari,
è far partecipare i sanitari, tant'è vero che dovremmo chiudere dei corsi di laurea
perché non riusciamo a garantire il numero minimo dei 6 docenti richiesti dalla legge.
e concludo poi per lasciare lo spazio
quando entriamo nello specifico
della docenza infermieristica
e lì nascono i problemi
perché quando cominciamo a dire
nursing chirurgico
noi possiamo dare 8 crediti di insegnamento
sul nursing chirurgico al secondo anno
qual è
il docente di nursing chirurgico
che mi garantisce
una docenza di quel livello
che vorremmo avere
e qui nascono i problemi
Perché sono anche attesi, siamo un paese in evoluzione, non ha una lunga fase dietro, servirebbero così tanti, se pensate 50 università, ci servirebbero circa 2000 infermieri di alto profilo in grado abilitati a un insegnamento di livello universitario per poterlo gestire con sufficiente indipendenza e qualità che non abbiamo.
Quindi più alziamo il profilo dei percorsi, più andiamo in crisi sulla qualità delle docenze, di cui dobbiamo tener conto, non possiamo ignorarlo.
Sennò torniamo alle parole.
Per quanto riguarda la nostra esperienza, io condivido, discuto spesso con i colleghi, io sono anch'io di base infermiere, poi ho fatto tutto il mio percorso formativo
E quando mi trovo confrontato nella discussione, ah ma non sono infermieristico, e giustamente chiedevo ma dov'è il limite? Allora io dico qual è quella parte di infermieristica, di nursing specifica che io posso applicare in una sala operatoria?
L'assistenza di base, sicuramente sì, l'accoglienza, i bisogni fondamentali, primary nursing, possiamo mettere tutto quello che vogliamo. Ho avuto un confronto recentemente con dei colleghi di Milano, il primary nursing, bellissima questa teoria, mi piace benissimo la modalità di assistenza, però si ferma l'entrata della sala operatoria e riprende quando finisce l'intervento.
E no, allora se stiamo parlando di infermieristi che sono proprio gli infermieri che in sala operatoria mi bloccano questo percorso di nursing c'è qualcosa che mi sfugge.
Allora quando io discuto anche con i colleghi dico bene ma qual è quella parte di infermieristica che tu hai studiato a scuola che applichi tutti i giorni?
No, non che non applichi, che applichi tutti i giorni.
Ma di cosa stiamo parlando?
Dell'accoglienza, dell'assistenza al paziente, quali sono i bisogni fondamentali del paziente?
E qui sono d'accordo esattamente con quello che dice il professore, il tecnicismo inteso come formazione tecnica, che questa parola tecnica bisognerebbe trovare un'altra cosa perché tecnico è veramente tutto tranne che tecnico, è proprio quello strumento che secondo me, ed ero molto contrario anch'io all'inizio perché ero infermiere, formo delle persone che sono tecnici pur essendo infermieri di base, ma è proprio perché sono tecnicistiche che si possono distaccare da questo vincolo.
quando si chiede cosa fa l'infermiere
l'infermiere si occupa di che cosa
se lo chiede al medico te lo dice subito
diagnosi e cura, diagnosi e terapia
i paletti sa subito dove finisce
l'orticello, quando tu chiedi
l'infermiere di cosa si occupa l'infermiere
e sono anni che
dell'assistenza generale
globale del paziente
partiamo dal concetto di salute
ci allarghiamo, ci allarghiamo ma poi come lo
spendiamo questo concetto
è giusto quello che affermava lui precedentemente
sono d'accordissimo, tanti bei
paroloni, concettualmente non c'è
una piega, obiettivi impeccabili
tutti dei percorsi fantastici
ma poi pratica come lo spendo
cioè
è meno meno in alti, esattamente
esattamente
una fase di retorica, una fase di analisi
del reale
abbiamo avuto
per un po' di anni
non era questa oggi la sede ma abbiamo avuto
una formazione, siamo partiti dal presupposto
che chi fosse infermiere di base potesse fare lo stesso percorso in forma più abbreviata, diciamo abbiamo l'attaccatura siamo infermieri questa attaccatura alla Natingal ci rimane, facciamolo in due anni per loro non in tre.
I risultati che abbiamo ottenuto non sono stati così fantastici perché chi è legato a un percorso formativo di tipo, la formazione continua, se io faccio una formazione continua perché è finalizzata, perché culturalmente mi rendo conto che ho bisogno di mantenermi aggiornato,
devo vedere le ultime evidence
mi metto continuamente in discussione
ma non solo sulle nozioni teoriche
ma anche nella mia pratica professionale
io quando ho partecipato a un convivio ho chiesto
ma perché noi non mettiamo la patente di abilitazione
professionale, come fanno tutti i professionisti
panico in sala
perché nel congresso
dicono ma come no, io sono già infermiere
lavoro già in sala tanti anni
bene ma dove è la paura
se io ogni due anni
mi metto, certo non faccio
Noi l'abbiamo tolto l'esame finale, c'era, l'abbiamo tolto. Che senso ha che io vado a formare per competenze e poi faccio l'esame finale dove ti faccio una serie di domande? Ma non ha più senso. Io dico se ho il professionista che lo segue nella pratica, che attenzione la valutazione finale è un esame di abilitazione, io ti ho già valutato per quanto riguarda le tue conoscenze teoriche a scuola.
E il giorno dopo tre anni di scuola ti vengo a chiedere quali sono le tre arterie che formano il tripode ceriaco, ma non mi interessa più, mi interessa che quello che lo segue nella pratica vi dice attenzione, lui è competente, a prescindere che sia infermiere di base o tecnico, chiamiamolo tecnico, al tavolo ci sta a stare e sa anche perché ci sta al tavolo e sa quando non si deve mettere al tavolo.
E io vi dico che i colleghi, e sono infermiere, non sempre tutti secondo me siamo in grado di fare questo tipo di percorso.
La dottoressa De Santis ha qualcosa da aggiungere?
Sì, volevo dire che secondo me è anche un problema di retaggio culturale perché spesso non abbiamo l'identificazione del nostro ruolo perché veniamo da una cultura che è completamente diversa.
Però dico anche che dobbiamo essere autori del nostro cambiamento perché se non siamo noi che cambiamo non possiamo certo essere i formatori dei formatori, cioè formare coloro che saranno il nostro futuro e quindi probabilmente crederci un po' passando attraverso degli step che qualche volta anche non ci riconoscono il vero valore però se noi continuiamo a credere io sono convinta che riusciremo ad ottenere dei risultati.
Adesso che poi la parola possa essere tecnico o infermiere, poco conta, però probabilmente abbiamo questo che ci differenzia.
da quello che ho capito io
forse non sto sbagliando
però il tecnico di sala operatoria
ha un suo profilo
professionale, giuridico
economico
da noi lo strumentista
o l'infermiere ambulatoriale
al di là dell'area critica
o qualche altra cavolatina
non ha assolutamente la differenza
E' la stessa cosa, quindi in questo periodo, in queste condizioni, visto che non si è potuto fare fino adesso questa cosa con l'università e tutto quanto, nessuno si è imposto, credo sia difficile concepire una figura di tecnico di sala operatoria che sia solo quello e da lì non si possa muovere per il nostro sistema sanitario, nel senso che noi serviamo per tappare i buchi di tutti i reparti.
Io parlo a ragion veduta, un po' di clinico universitario lavoro e con non casi di esubero depersonale fortunatamente perché noi siamo abbastanza, ci manca in carenza, dove infermieri ultra specializzati, sale operatoria vengono utilizzati in poi in tutte le specialistiche.
quindi tu trovi un infermiere che non ha mai fatto un euro
che quel giorno
con un'urgenza neurochirurgica va a fare
neurochirurgia
oppure in casi ancora peggiori
gli infermieri che vengono impiegati in casi di emergenza
con ordine di servizio europeo
a coprire il pronto soccorso
codici rossi pronto soccorso
allora io mi sento più tecnico di sala operatoria
e vorrei che fosse riconosciuta
come figura a livello universitario
a livello contrattuale
perché se mi dovessero mandare a fare
un codice rosso
un infermiere che solitamente sta sempre al tavolo
e io saranno, avendo poi noi gli specializzanti di anestesia
specializzanti di chirurgia
saranno 5-6 anni che non incannano una vena
per proprio tipologia di lavoro
io avrei grande difficoltà
l'azienda questo non lo capisce
perché comunque tu sei un infermiere
come sono infermieri gli altri
e quindi lo devi saper fare
quindi io ben venga questa cosa del tecnico di salato operatorio
con tutte le mansioni specifiche
ma come no?
Non ci mancherebbe, secondo me che non si vuole a livello né universitario né sanitario.
È giusto l'intervento. Ovviamente la presentazione di oggi, l'intervento, concedetemelo, è un riassunto in 20-30 minuti che vuole essere di quello che io vorrei farti,
semplicemente possiamo darci del tu
sicuramente siamo colleghi
il primo aspetto
organizzativo della mia formazione
quando abbiamo iniziato a formare
i tecnici sala operatoria
è stato quello di avere i banchi e le sedie
dunque mi sono occupato di cose
che logisticamente non fanno parte
dell'infermieristica però
abbiamo dovuto superire anche
alla logistica, agli spazi
qual è il materiale che dobbiamo comprare
piuttosto che altre cose
e dunque ho saltato una serie
di aspetti che
il tecnico di sala operatoria ha
culturalmente e questa è la differenza
allora io dico
è bello fare l'infermiere in Italia
è bello fare l'infermiere in Svizzera
io sono italiano, sono sardo di origine
beh è bello fare l'infermiere
in Svizzera o il tecnico di sala
operatoria in Svizzera per un semplice motivo
che è una figura socialmente riconosciuta
punto
basta, cioè tu quando arrivi
al tavolo, ti faccio un esempio
Per esempio il mio ex primario di chirurgia, che adesso non esercito più in sala, quando la prima volta sono arrivato in sala è andato a prendere lo strumento, posso mi ha chiesto? Perché ognuno ha il suo ruolo, ma anche gli stipendi, le classi salariali in base alla figura professionale, io parlo con i colleghi in Italia, ma se tu hai una laurea bachelor di tre anni e un master di due dopo, quanto cambia il tuo stipendio salariale?
dopo diamo la parola
però anche voi l'infermiere lo fate
all'università del canton Ticino
e che era la risposta anche prima
noi non metteremo mai
le figure tecniche in università
perché non c'è bisogno di un sapere universitario
tant'è vero che
il tecnico di radiologia
si pone su un profilo professionale
ed è in crisi
oggi
sì perché hanno un problema
tecnici di radiologia è la figura che ha
il maggior sovrannumero rispetto al fabbisogno
e che ci porta a chiudere
metà delle sedi
no ma perché?
c'è che ragionare sul panorama generale
le prospettive di sviluppo
di una professione è nell'entrare
e avendo un sviluppo
anche della propria prassi
le professioni si caratterizzano perché hanno
una loro prassi
la mia prassi non dipende dal fatto che
tu crei una tecnologia che poi
mi richiede, ho una certa libertà
di manovra che fa sì che gli infermieri
possano andare a proporsi
anche fuori dalle strutture
che possano proporsi
il problema che abbiamo in Italia
e su questo convergevamo
è a basso valore
perché è un sistema non solo medicalizzato
strutturalmente ma un'infermieristica
che non ha sviluppato
il suo oggetto
contrattuale
se io ho qualcosa da vendere
come prassi mia
quando è che serve? Quando è che si usa?
come si esercita, quanto me la devi pagare, questo è il suo oggetto contrattuale, se io sono un tecnico io sono vincolato alle strutture e alle tecnologie che vengono predisposte, non ho un oggetto mio, il tecnico di radiologia ha avuto un grande sviluppo sul settore privato quando sono comparse tutte le cliniche private con le radiologie, appena scadono le convenzioni con queste che devono rientrare nel sistema pubblico va in crisi perché non ne hanno più bisogno,
Perché non ha un oggetto suo indipendente da poter proporre. Allora perché li mandiamo all'università gli infermieri e non gli facciamo i corsi tecnici? Li avevamo i corsi tecnici perché i corsi professionali corrispondono di fatto ai corsi tecnici.
allora è una scuola professionale, perché sono andati all'università? Sono andati all'università non perché si ne è riconosciuto il valore proprio, sono andati all'università per altre logiche nel disegno complessivo del paese, l'infermierista non era pronta per andare all'università, ma non era pronta non solo sul piano culturale ma anche come struttura, non regge le docenze e non regge lo sviluppo scientifico, questa è la debolezza di sistema che abbiamo,
Per cui quando voi proponete una figura che entra su un percorso nuovo bisogna avere la massa critica che lo gestisce anche dal punto di vista di una cultura che viene proposta.
Chi è che insegna oggi o che può gestire un discorso avanzato di peri-surgery?
Noi dobbiamo dipendere da chi ci lavora dentro? Va benissimo, ma non può essere che se tu non l'hai mai fatto improvvisamente mi diventi l'esperto, il competente.
Sì, è la debolezza del nostro sistema.
Noi docenti universitari non siamo preparati, tant'è vero che la cultura infermieristica...
Se mi permetti, non è che voglio fare il dibattito, quello che però ha appena finito di dire, che molto probabilmente è stato molto gentile e l'ha detto tra le righe se mi concede, però quello che sta dicendo è che è vero che fino ad oggi siamo stati un po' improvvisati, giusto?
Ma dov'è la figura professionale dell'infermiere che si prende in mano le redini della sua formazione e dice io voglio diventare docente universitario, mi do da fare, non critico il sistema ma mi do da fare affinché il sistema lo modifico io, parte da me, è l'infermiere che deve costruirsi questo percorso, non aspettare che ci sia sempre qualcuno che ti accompagna o qualcuno che ti crea sempre delle opportunità, a volte bisogna anche crearsene.
Dobbiamo acquisire quella visibilità che ancora oggi è carente. Io direi che i relatori sono qui a disposizione per rispondere a voi e nello stesso tempo rendiamo liberi gli spazi.
Ti rispondo velocemente, all'inizio perché giustamente anche noi abbiamo avuto un percorso e abbiamo seguito diverse strade,
alcune ci hanno portato a dei buoni risultati, altre le abbiamo abbandonate perché i risultati non erano quelli attesi
e il ruolo fondamentale sono queste persone che noi chiamiamo le persone di referenza
per evitare di cadere nel tutor, nel coaching piuttosto che sono delle persone che abbiamo selezionato
tra i vari colleghi perché sono interessati, motivati, perché sono predisposti ad accompagnare degli studenti
perché hanno questo ruolo di facilitatori all'interno e abbiamo sviluppato assieme a loro dei percorsi di formazione
per altre persone che vogliono seguire gli allievi. Dunque se io prendo un allievo X e lo metto in una struttura multidisciplinare
allora secondo te è più logico che sono io che gli do i concetti teorici che lo accompagno nel posto della pratica
quali sono i suggerimenti, come inserirlo
o è meglio che io mi incontro con te
parlo con te che ci lavori tutti i giorni e mi dici
qual è il percorso più logico da fargli fare a lui
per raggiungere quegli obiettivi
ti rigiro la palla, semplicemente
tu hai queste competenze
tu ci lavori lì tutti i giorni
conosci le abitudini, le dinamiche
le necessità, i singoli operatori
dice no guarda con questo il primo giorno non lo metto
perché non è con lui che deve stare il primo giorno
quando l'ha fatto due o tre volte con questo
lo mettiamo con quell'altro
ha fatto la cardiochirurgia lo mettiamo in toracica
lo mettiamo in epatica e viene scorrendo
però scusa se mi permetti
dobbiamo avere tutti quanti la stessa visione
di quello che è la competenza che deve avere
e il tutor
e quella che deve acquisire
perché se poi ognuno di noi
si definisce con gli obiettivi
anche noi facciamo così
noi diciamo quando esce da lì
deve saper fare queste cose
trova tu il modo interno
non si può prescindere da questo
allora visto che l'argomento competenze e ruoli
lì sono ancora argomenti
scottanti, vi inviteremo
al nostro prossimo congresso
nazionale. Grazie
ai relatori, grazie a voi
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