Ottieni il 20% di sconto sul tuo primo ordine con il codice EARLY al checkout. Vedi i piani
Ottieni il 20% di sconto sul tuo primo ordine con il codice EARLY al checkout. Vedi i piani
Ottieni il 20% di sconto sul tuo primo ordine con il codice EARLY al checkout. Vedi i piani
11° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 1° SESSIONE totale LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DEI CITTADINI E DEL PROFESSIONISTA Moderatore: C. Cicala(Roma) L. Lamera (Pedrengo, BG Ruolo della Tecnologia e responsabilità Etica e tecniche chirurgiche avanzate, binomio inscindibile? F. Valentini (Bari) EAN Management L. Canale (Rovigo) Allergia al lattice – stato dell’arte S. Falconi (Foggia)
Questo video non è ancora stato analizzato
Accedi per avviare l'analisi AI o la trascrizione.
Buongiorno a tutti, benvenuti, anche se già ce lo siamo detti ieri, oggi entriamo proprio nella sessione AICO vera e propria, ieri era una cosa mista, sessione AICO e ACIT, abbiamo fatto fuori in modo benevolo il MIP che erano ormai dieci anni, abbiamo fatto un nuovo look e avete visto l'ingegner Mazzola che ci ha parlato di cose molto interessanti,
Anche perché vista la sua grossa esperienza ventennale in Ferrari credo che potesse dire qualcosa, che cosa significa lavorare in equip e lavorare in una squadra, che sia una squadra di Formula 1, che sia una squadra in sala operatoria è sempre un'equip e il coordinamento di tante persone è sempre più difficile,
Visto i tempi che corrono, viste le riduzioni che esistono in sanità ma come in tutti i campi e quindi non è facile sempre arrivare alla meta facilmente.
A me fa piacere che questo rapporto che è iniziato 11 anni fa continua ad andare avanti, io spero che voi siate soddisfatti di questo nostro rapporto di collaborazione, avete visto che ogni anno cerchiamo di fare qualcosa di nuovo, di metterci un pochino di stimoli nuovi grazie alla vostra Presidente, al Consiglio Direttivo di AICO e al mio supporto e ai miei collaboratori che tirano fuori dal cilindro ogni tanto qualche novità.
Speriamo di poter continuare anche se dopo 25 anni che faccio questo congresso, ero un ragazzino, adesso non sono più tanto ragazzino anche se ho figli piccoli, incomincio ad essere un po' stanco perché non è facile, gli sponsor diminuiscono sempre di più, fanno tagli notevoli quindi non è facile andare avanti.
Quindi faremo un sondaggio più tardi, come al solito tramite sms, per capire cosa faremo nel 2015. Se questa avventura continua ancora o non continua, vediamo.
E' tutto da valutare.
non si fa, vedere qualche collega straniero che dice la sua e quindi è sempre molto interessante
e molto stimolante. Io ringrazio Maria, gli cedo la parola e grazie di nuovo a tutti.
Buongiorno a tutti, contenta di rivedere facce, amiche, anche persone nuove che non conosco
direttamente. Comincio intanto con dire un grande grazie a Giorgio Palazzini, a
professore, perché questa collaborazione non è una collaborazione di circostanza,
non è una collaborazione fatta soltanto di argomenti o congressuale, ma è una
collaborazione proprio di intenti, di stima e di rispetto reciproco. Quindi
Quindi volevo dire a nome di AICO, attraverso me, attraverso voi, veramente grazie.
Noi siamo contenti e spero che il sondaggio non mi smentirà nel pensare che noi vogliamo continuare su questa strada.
E' chiaro che i tempi sono cambiati, la sanità sta attraversando dei tempi un po' particolari e come accennava prima il professore, gli sponsor, le aziende che è inutile negarsi ma quei loghi là non sono messi a caso
Ma sono gruppi di persone, team che grazie alla loro esperienza, al loro lavoro ci permettono di poter realizzare eventi come questo. Quindi diciamo che è un team a tutto raggio, abbiamo bisogno noi di loro e loro della nostra esperienza e competenza professionale.
Anche quest'anno abbiamo pensato di avere una giornata fatta di argomenti che magari ognuno di noi in maniera diversa vive nel quotidiano.
Ed inoltre volevamo anche sottolineare, così come è stato lo scorso anno, la discussione, la conversazione, lo scambio professionale è sempre stato quello che ha caratterizzato le giornate trascorse al Palazzini,
perché ormai così ci si esprime quando vogliamo parlare di questo evento.
Quindi due parole su AICO, AICO ormai è diventata ultramaggiorenne, 26 anni da quando l'associazione è presente in Italia,
è diventata società scientifica, è fatta di tutti quei professionisti che vogliono condividere il loro sapere, le loro competenze con altri e quindi che credono fortemente che l'unione non è soltanto una appartenenza così di fatto perché abbiamo tutti la stessa tessera
ma l'unione è fatta proprio dalla condivisione di quelli che sono i punti cardini della nostra professione infermieristica in salo operatoria.
Quindi i progetti di AICO, approfitto perché questa platea ci permette di poter dare delle informazioni. Intanto il prossimo congresso nazionale, Verona, 16-18 ottobre 2014, quest'anno per la prima volta siamo nella sede storica dove è nata l'associazione.
C'è all'interno degli stand anche uno stand aico dove troverete durante le pause o comunque quando qualcuno di voi avrà bisogno di sganchirsi le gambe sempre qualcuno che potrà dare informazioni in merito.
Avete trovato sulle vostre sedie le brochure, intanto una carta di presentazione perché quando non ci si conosce il minimo è quello di presentarsi e di vedere chi è, chi ho di fronte.
E poi avete la brochure del prossimo congresso europeo di sala operatoria che si terrà a maggio 2015 a Roma.
Quindi restiamo a vostra disposizione per qualunque informazione, per qualunque tipo di scambio voi avrete bisogno e inviterei, ovviamente giochiamo in casa Lazio, inviterei la presidente regionale di AICO Lazio a portare il suo saluto.
Buongiorno a tutti, salve a tutti, benvenuti a Roma, vi do il benvenuto, ringrazio il professor Palazzini che tutti gli anni ci invita e anche la Presidente Caputo.
Sono molto contenta di ospitarvi, il nostro programma è molto nutrito oggi e spero che voi lo seguate molto attentamente.
Vi do gli appuntamenti di Aigo Lazio come la Caputo ha dato quelli nazionali, la settimana prossima siamo al Ceglio, parleremo delle infezioni correlate all'assistenza in sala operatoria
e a novembre andremo presso la regione Lazio a parlare di tre pianti.
Con questo non toglierei tempo ai relatori, darai inizio ai lavori e passo un'altra volta la palla al professore.
Arrivederci a tutti.
Bene, allora intanto nuovamente grazie professore.
Per chi non ha mai partecipato a questo congresso vorrei avvisarvi che la platea non è soltanto questa
Ma come diceva il professore, molti di noi sono nell'aula plenaria dove ci sono 12 schermi tra cui c'è il nostro e quindi ci sono colleghi che magari preferiscono questa tecnologia così imponente.
Quindi inviterei intanto la moderatrice, la prima moderatrice della giornata Caterina Cicala, membro del comitato scientifico di AICO a prendere posto e quindi grazie per la vostra presenza e buona giornata.
Un'ultima cosa, come giustamente diceva Maria, non siete tutti qui, siete anche in aula, chi è stato meno fortunato che non è venuto a Roma ci segue su uno dei 20 canali streaming e quindi chiunque ha l'opportunità di vedere e di aggiornarsi su quello che facciamo qui a Roma.
Grazie a tutti e vi auguro una buona giornata.
La prima sessione di questa mattinata sarà molto interessante perché il ruolo della tecnologia ormai nelle sale operatorie è preponderante, nonostante questo però la responsabilità etica rivolta alla presenza delle tecnologie in sale operatoria
deve far sì che il ruolo del professionista sappia scegliere, sappia discernere quella che è la parte importante della tecnologia
e quella che è la parte etica fa sì che il professionista si rivolga verso la tecnologia nella giusta maniera.
Questa prima sessione ci vedrà i nostri colleghi proprio nello svolgimento di questo argomento.
La prima è la dottoressa Valentini che viene appunto da Bari.
Buongiorno a tutti, ringrazio il professor Palazzini per l'invito, Maria anche per l'invito e grazie per la parola alla moderatrice.
Nell'ambito di questo incontro mi è stato affidato questo argomento che più che binomio diventa quasi un trinomio perché andiamo a parlare di responsabilità etica.
Mi vado un attimo a presentare, mi chiamo Francesco Valentini, sono un'infermiere strumentista della sala operatoria del blocco a Righetti della chirurgia ospedaliera del Policlinico di Bari diretta dal dottor Vincenti.
Ho trovato questa bella affermazione di responsabilità etica, applicare il principio di responsabilità ad ogni gesto dell'uomo che deve prendere in considerazione le conseguenze future delle scelte e dei suoi atti.
è proprio un richiamo all'attenzione e all'impegno che uno deve mettere anche nell'utilizzo di tutte le tecnologie
però io mi sono un po' guardato indietro, ho un'esperienza quasi di 28 anni, sono giovane in sala operatoria
per la Fornero siamo giovanissimi quindi sono giovane e ho visto l'evoluzione di quella che è stata la sala operatoria
Devo dire di essere contento di aver vissuto questi cambiamenti che mi hanno formato e hanno formato tutto il gruppo.
Fra le varie tecnologie, le tecniche che ho visto trasformarsi, oltre anche alle più semplici, quali potrebbe essere la riparazione dell'ernia con la tension free invece della Bassini,
Sicuramente ho fatto un ripercorso storico di quella che è la tecnica che più ha cambiato le nostre sale operatorie, quindi com'è nata questa tecnica?
800 vengono messi a punto la maggior parte degli interventi sull'apparato digerente con
movimenti e strumenti pensati per quell'epoca, però per più di 100 anni, pensate, le metodiche,
le tecniche, gli strumenti sono sempre stati quelli, non è cambiato praticamente quasi
niente, anche oggi molte tecniche chirurgiche sono invariate, se pensiamo all'intervento
di Hartmann, anche se fatto in maniera diversa, con procedure diverse, comunque rimane tale,
Quella è la tecnica chirurgica. I primi input al cambiamento vengono dati appunto da Kurt Sam, per quanto prima già si facevano delle endoscopie che venivano anche chiamate cieloscopie, ci sono anche dei reperti che andiamo a trovare negli Egizi.
Kurt Sam inventa il primo insufflatore automatico dando il primo vero impulso alla chirurgia laparoscopica, nel 74 Assom crea il primo trocard per l'accesso a cielo aperto in cavità addominale e nel 1985 Sir Cascieri in Scozia fonda la prima scuola di chirurgia laparoscopica.
Quindi ormai questi sono i cenni storici, il percorso che ha fatto questa tecnica, che ha cambiato le nostre saloperatorie e ha cambiato molti interventi, che è la laparoscopica.
Quindi oggi abbiamo visto le nostre saloperatorie in base da colonne laparoscopiche e da tanta elettronica.
Le aziende, naturalmente Maria ne ha parlato all'inizio, sicuramente investono nella ricerca per dare un input maggiore a quello che il tempo rileverà come la nuova frontiera della tecnica chirurgica, l'ala paroscopica.
Le scelte di questi pionieri, se guardiamo un attimo indietro, erano etiche? Modificare e sperimentare è etico? Non sempre etica coincide con sperimentazione, ma dopo 30 anni possiamo dire che sicuramente lo è stato perché se tutte le nostre saloperatorie sono state trasformate sicuramente la tecnica è stata sposata da tutti a livello mondiale.
Siamo diventati da questo, questo. Quindi in sala operatoria sono arrivate tante tecnologie, corrente monopolare, bipolare, ultrasuoni, radiofrequenze, ottiche, fibre ottiche, telecamere, suturatrici, suture, demostatici e tanto altro ancora.
Ma tutto lo strumentario che viene pensato per la tecnica laparoscopica può essere usato in chirurgia tradizionale e viceversa? Io penso di sì.
Questo è un retto fatto in chirurgia laparoscopica dove per fare la sezione del retto viene usata una contour, quindi viene introdotta attraverso il funnesty e fa una resezione che sicuramente, ecco qua.
E quel finesti comunque ci serve da porta d'accesso per confezionare la borsa di tabacco per la testina, per fare un'anastomosi in termino terminale, secondo Nathan Griffin.
E quindi voglio parlarvi della nostra esperienza, perché anche noi siamo cresciuti, noi non siamo stati a guardare, noi ci siamo dati da fare, hanno creduto in noi, ci siamo formati.
Nella nostra esperienza quotidiana la laparoscopica riveste un ruolo dominante anche per quelle patologie per le quali al momento non vi è standardizzazione o evidenza.
Ormai sappiamo tutti che il gold standard della colecisti è la laparoscopica sicuramente, i colon destri se non sono bulk si fanno tutti in chirurgia laparoscopica con un sinistro retto sicuramente alla magnificazione dell'immagine.
Però noi pensiamo che se il paziente ne riceve un beneficio si prosegui su questa strada, quindi stiamo sperimentando, stiamo crescendo.
Questa è una nostra casistica però è sottostimata in quanto non siamo riusciti a riprendere tutti i dati per il problema del nostro browser,
nel nostro programma operativo e quindi siamo andati sul cartaceo, è molto sottostimata.
In un anno, nel 2013, prendendo la casistica del 2013, come vedete sicuramente il gold standard è delle 130 colecistectomie laparoscopiche, 52 colectomie sinistre, 39 resezioni del retto, 20 colectomie destre, 8 videolaparogastrectomie, resezioni epatiche, colectomie totali, esofagictomie e tanto altro ancora, staging eccetera.
Vi ho portato questo esempio perché è un esempio di non standardizzazione dell'intervento, questa è una VL esplenopancresectomia distale, ho portato le fasi più salienti dell'intervento per dimostrarvi che alla fine la magnificazione dell'immagine,
se l'intervento viene condotto in maniera corretta, è sicuramente migliore di quello che vedremmo in chirurgia open.
Il dettaglio è sicuramente maggiore e il beneficio che ne trae il paziente è veramente spettacolare.
Nel post-operatorio, se voi parlate con questi pazienti, non hanno dolore,
cioè hanno una ripresa dell'attività lavorativa immediata, quindi sicuramente ne beneficiano sia i costi che naturalmente il paziente stesso.
Adesso vi facciamo vedere il Finest, la suturatrice vascolare che va a fare la resezione del testa-corpo del pancreas.
Come vedete ci sono tanti strumenti che entrano in azione, ci sono gli ultrasuoni, ci sono le clip, c'è anche la corrente monopolare perché non viene del tutto abbandonata e vedete adesso l'asportazione attraverso un finestri d'accesso e questa procedura è stata eseguita con tre accessi,
dei quali due da 5 e uno da 12 e quindi con un piccolo finest, immaginate che tipo di incisione avrebbe avuto questo paziente per poter procedere a questo tipo di intervento.
Sono giusto due minuti di video, però volevo mostrarveli per rendervi partecipe.
Quindi questi tipi di interventi non hanno standardizzazione, però se iniziamo, si inizia, naturalmente la crescita è anche per chi lavora nelle sale operatorie perché bisogna cambiare i tempi chirurgici, bisogna adeguarsi anche come posizioni, posizioni del paziente sul letto e tanto altro.
Quindi vediamo quali energie entrano in gioco e come gestirle, come scegliere quella corretta. Abbiamo parlato dell'energia monopolare e bipolare, sicuramente ideale nella chirurgia minore, presenta evidenti limiti nella maggiore sia in open che in laparoscopica.
Queste ormai sono cose che penso che abbiamo acquisito tutti perché le conosciamo a memoria, ridotta capacità emostatica, carbonizzazione dei tessuti, eccessivo danno termico laterale, surriscaldamento, infiammazioni, cambio ripetuto di strumenti per dissezione, taglio coagulo e presa, questo soprattutto in laparoscopica in quanto la introduzione e la fuoriuscita degli strumenti dalle porte di accesso non sempre sono sotto visione perché a volte sono alle spalle dell'ottica.
non possiamo avere una visione a 360 gradi con l'ottica, quindi potremmo creare dei danni.
Naturalmente la tecnologia cosa ha fatto?
Ha cercato e cerca di venire incontro al chirurgo creando per questi gesti complessi,
perché a volte molti movimenti che si eseguono in laparoscopica sono sicuramente innaturali,
sia per il chirurgo che per chi deve aiutare l'introduzione e la fuoriuscita degli strumenti dalle porte.
Quindi cerca di dare sostegno con la tecnologia, la tecnologia viene in soccorso del chirurgo, quindi per risolvere problematiche difficili l'industria offre aggiornamenti continui, quello che oggi è nuovo sicuramente fra tre mesi, un anno al massimo sarà già vecchio perché si corre nell'investimento, le aziende investono nella ricerca e sicuramente cresceranno.
Qual è lo strumento ideale per la chirurgia laparoscopica? Sicuramente deve essere sicuro per il paziente, sicuro per il chirurgo, taglio simile a quello di un bisturi, coagulazione affidabile e lesione minima dei tessuti, minimo danno termico, versatilità e multifunzionalità.
sicuramente sono gli ultrasuoni
gli strumenti ad energia avanzata garantiscono vantaggi clinici
sia in chirurgia open che laparoscopica
mai in questa dicitura è vera
tant'è che io ricordo che il primo strumento ad ultrasuoni che abbiamo usato
che era l'LCS
venne creato come prima battuta per la chirurgia laparoscopica
in seguito è stato modificato per la chirurgia open
Quindi immaginate, l'investimento è stato esattamente al contrario, si è creata una cosa per la laparoscopica per poi modificarla per la chirurgia open.
Il taglio preciso e le mostrasi sicuro fino a 5 mm, chiusura dei vasi linfatici, minimo danno termico laterale, nessuna elettricità all'interno del paziente, sappiamo benissimo delle ustioni,
con possibilità di operare pazienti portatori di pacemaker, minimo fumo in cavità addominale, nessuna corrente vagante, praticità un solo strumento, taglio, coagulo e dissezione,
quindi si evitano le varie uscite e introduzioni degli strumenti. Risparmio di tempo, che poi è quello che costa alla fine in sala operatoria.
La tecnologia bipolare avanzata è l'evoluzione di quello che abbiamo detto poc'anzi.
Le bipolari avanzate di ultima generazione abbinano la sicurezza delle mostre sia ridotto da arnotermico e alla velocità di esecuzione dei tempi chirurgici.
Taglio meccanico incorporato, sigilla i vasi fino a 7 non più fino a 5, articolazione dello stelo, sicuramente aiuta tantissimo l'angolazione e la paroscopia
O hai Leonardo da Vinci o hai Leonardo. Comprensione uniforme delle branche per un sigillo dei tessuti più sicuro, tecnologia d'energia pulsata, la rapida alternanza di accensione e spegnimento di energia consente al generatore di elaborare e apportare modifiche e erogazione di energia sulla base dei cambiamenti e l'impedenza del tessuto.
Quindi quasi una coagulazione personalizzata a seconda del tipo di tessuto che andiamo a prendere fra le branche.
La presenza di rivestimenti in polimero di carbonio consentono di limitare l'erogazione di energia
qualora i tessuti abbiano già raggiunto determinate temperature e fungono dal termostato limitando il danno termico.
Quindi un sistema di feedback mediante computer e algoritmi di controllo supporta il chirurgo nelle fasi di coagulo e taglio ai tessuti.
Praticamente non è più il chirurgo che decide se ha finito di coagulare o meno, è la macchina che lo impone e quindi ancora più maggiore sicurezza.
Non può andare più veloce di quello che dice la macchina altrimenti non coagulerebbe.
Quindi non sempre un risparmio sui medical device porta a un'effettiva riduzione dei costi.
Siamo in spending review, a noi non spendono più niente proprio e quindi meglio di così.
Se utilizzati con razionalità i dispositivi ad energia avanzata riducono l'utilizzo di altri device come forbici, disettori, legature, clip ed emostatici e i tempi chirurgici.
Le perdite ematiche intra e post operatorio e i costi di eventuali trasfusioni.
Inoltre l'infiammazione essendo direttamente correlata al danno tessutale influisce su diversi fattori del post operatorio.
La cicatrizzazione della ferita, il siero ematoma, maggior tempo di permanenza dei drenaggi, infiammazione acuta, infezione, danno ai nervi, dolore e quindi la qualità di vita del paziente, perché alla fine questo è il problema.
Naturalmente non si sono evoluti solo i device per quanto riguarda gli ultrasuoni, la corrente monopolare, si sono anche evolute le suture, si sono evoluti gli aghi.
Se noi pensiamo a qualche anno fa, io ho iniziato che usavo gli aghi con la crunala francese, poi sono arrivati gli aghi con attacco con oago, poi sono arrivati gli aghi con il foro laser, sono arrivati gli aghi surf con maggiore penetrabilità all'interno dei tessuti e quindi poi hanno modificato anche le suture, perché siamo partiti dalla seta, dal catwood cromico, dal catwood e poi siamo arrivati alle suture sintetiche.
Quindi per migliorare quello che non sembra influente nella riuscita di un intervento dobbiamo considerare anche le suture perché in chirurgia il dettaglio fa la differenza.
Se dobbiamo combattere quella che è la bestia nera dei chirurghi, le infezioni del sito chirurgico, c'è la propensione ad usare questi tipi di suture perché le infezioni del sito chirurgico sono circa il 25% di tutte le infezioni ospedaliere,
Il 38% delle infezioni della ferite sono di origine nosogomiale. Un'infezione costa 5 giorni di aggiuntivi di ricovero, quindi 5 giorni sono costi importanti per l'azienda.
E' un risultato del genere, quindi io penso che valga la pena investire.
Le cause di infezioni sono eventi multifattoriali dipendenti da procedura chirurgica, condizioni del paziente, tecnica chirurgica, ambiente, ospedale, sale operatorie, turnover, massacranti, presenza di dispositivi impiantabili.
Le infezioni del sito chirurgico sono eventi avversi, prevedibili però, che compromettono la sicurezza del paziente.
Le suture con plus, per escludere la sutura come fattore di prolifazione batterica, quindi in presente dispositivi impiantabili è necessaria una minor carica batterica per provocare l'insorgenza di un'infezione.
I batteri formano sulla superficie ospite un biofilm che li avvolge e li protegge. I batteri possono migrare lungo la superficie ospite che può così fungere da ponte di collegamento tra diversi livelli tessutali.
Concludendo, in un mondo in cui la velocità è la forza trainante della vita, la tecnologia è chiamata a dare manforte alla tecnica affinché insieme possano eticamente ed efficacemente supportare l'uomo operatore e l'uomo paziente, senza distinzioni economiche e sociali.
La cura, vorrei dire a tutti i direttori generali, ai nostri amministratori, non è un lusso, è un diritto per tutti.
Grazie per l'attenzione, vorrei fare l'ultima slide, un grazie particolare a due persone che hanno contribuito alla nostra formazione e hanno fatto crescere il gruppo della nostra scuola operatoria che sono il dottor Vincenti e il professor Prete e tutti i colleghi che in questo momento stanno lavorando e che hanno permesso che io sia qui e li ho portati con me così li ringrazio pubblicamente.
Grazie a tutti.
Grazie dottor Valentini.
Sì, programmerei la parte delle domande nella fine della sessione e chiamerei la dottoressa Canale da Rovigo.
Buongiorno a tutti, grazie per l'invito, grazie alla dottoressa Caputo e al professor Palazzini, questo è sempre un incontro piacevole per tutti.
Io mi sposto dall'argomento, abbiamo parlato di tecnologia, parliamo un po' di organizzazione.
L'e-management è la nuova filosofia di gestione del processo e a elaborare e ottimizzare questo modello organizzativo è stata la società giapponese che dopo la disastrosa situazione economica del dopoguerra ha saputo rialzarsi e soprattutto ha fatto scuola alla Toyota.
che, elaborando tutta una serie di logiche di lavoro antisprechi e ispirandosi al Kaizen giapponese, ha saputo diventare un'azienda leader nel mercato.
La parola Lean in italiano si traduce con snello, quindi parliamo di produzione snella.
La parola giapponese kai, zen invece è composta da due parti, kai che significa cambiamento e zen invece è un miglioramento verso il meglio, quindi parliamo di un miglioramento continuo.
Questa è la definizione giapponese kai, cambiamento, zen, verso il meglio.
meglio. Il pensiero Lean non è un programma di riduzione di costi, non è legato alla
spending review, ma è una strategia di gestione legata al miglioramento continuo dei processi.
Quindi tutte le attività che generano valore per i pazienti devono essere implementate,
standardizzate ed applicate in meglio. Come vediamo in questa slide, l'obiettivo che concentra l'attenzione massima del pensiero lean è il miglioramento dei processi,
Però questo non è possibile se non c'è una visione strategica, se non c'è una struttura ben progettata e se non c'è soprattutto una cultura partecipativa.
Quindi se noi riusciamo a integrare questi tre elementi riusciamo ad avere un miglioramento continuo.
Penso che in questa slide sia proprio l'essenza del pensiero Lean
perché per arrivare ad un miglioramento continuo focalizza l'attenzione su due valori
che sono il rispetto per le persone e il miglioramento continuo
Questi due valori attraverso i principi e un processo continuo che sia ben strutturato su principi e azioni può coinvolgere tutti gli operatori di una sala operatoria, di un servizio e quindi determinare un miglioramento.
Una delle parole chiave del Kaizen è la caccia agli sprechi, sprechi intesi non come riduzioni di costi,
ma come attività che non vanno a generare valore per i pazienti.
Quindi per procedere a questo bisogna stabilire priorità, standardizzare, effettuare misurazioni e migliorare.
Non si fa altro che ripercorrere il ciclo di Deming che ha focalizzato la sua attenzione, che è stata la nascita del pensiero Lean e parte da questo, e focalizza l'attenzione soprattutto su un miglioramento continuo e sulla qualità totale.
Cinque sono i principi dell'e-management, quindi sappiamo che è la massimizzazione del valore in assoluto per il cliente e i principi sono cinque.
Il primo è l'identificazione dei valori. Cosa significa? Noi dobbiamo andare a identificare all'interno di un processo tutte quelle attività che sono importanti per il paziente, che hanno un valore per il paziente e dobbiamo implementarle.
Mentre dobbiamo eliminare tutto ciò che è spreco. All'interno di un secondo principio è identificare il flusso, quindi all'interno il flusso è dato da un insieme di azioni, di attività che devono partire da una progettazione iniziale per arrivare ad un prodotto finito.
Fare scorrere il flusso è il terzo principio, quindi mettere in atto tutte quelle attività che sono importanti per i pazienti e fare in modo che queste procedano senza intoppi.
Quindi, produzione tirata, il quattro punto, cosa vuol dire? Vuol dire che noi dobbiamo orientare la nostra produzione non su quello che decide l'azienda, ma su quello che richiede il cliente.
Quindi se il cliente è paziente, se in una determinata situazione, in una determinata azienda c'è più necessità di implementare quelle che sono le sedute operatorie di ortopedia rispetto a quelle di neurochirurgia, dobbiamo orientare la produzione verso la richiesta del paziente.
E infine il quinto punto è la ricerca della perfezione e in questo è il concetto del miglioramento continuo.
A differenza di altre teorie, vediamo che focalizza l'attenzione sulla riduzione degli sprechi, che vengono detti muda. Quali sono gli sprechi? I difetti, la sovrapproduzione, i trasporti, i movimenti, le attese, le troppe scorte, i processi complicati.
Vediamo qua in paragone quali sono gli sprechi che possiamo trovare nella Toyota oppure verificare anche all'interno delle sale operatorie, quindi la sovrapproduzione che sono i test preoperatori da loro inutili,
e i beni in attesa di utilizzo quando ci sono apparecchiature che non sono utilizzate
o sale operatorie non utilizzate, operatori spostamento e beni informazioni
quindi operatori che si muovono continuamente, attese del personale
quindi mancanza di sincronismo tra gli operatori, scorte, tutto ciò che è già senza
e attesa di essere utilizzato.
Il movimento del personale, il movimento sappiamo che non genera lavoro
Il non rispetto dei tempi e della privacy, punto 7, oppure le grave carenze di progettazione.
L'organizzazione secondo il modello Lean si basa sulle 5S. 5S sono soltanto 5 parole che praticamente sono molto rigide come principi ma sono estremamente logici.
Quindi il primo è la separazione. Separazione cosa vuol dire? Noi dobbiamo tenere all'interno delle sale operatorie tutto quello che serve per l'intervento che dobbiamo eseguire, mentre dobbiamo tenere in un altro luogo ciò che non si usa, oppure che si usa con minor frequenza.
Infatti ho seguito un corso di aggiornamento e mi raccontavano che in Giappone c'è l'abitudine di porre, quando fanno dei controlli, dei post-it colorati rossi sul materiale che vedono che non viene utilizzato.
Il capo passa, mette questo segnale, se dopo un determinato periodo quel materiale continua ad essere sempre in quel posto viene eliminato, quindi vuol dire che non viene utilizzato.
Quindi tante volte dovremmo anche noi farlo all'interno delle sale operatorie oppure coi carrelli dove abbiamo tanto materiale e cercare di eliminare le cose che non servono.
Ordine, in sala operatoria l'ordine è la parola che segue tutti quanti i processi, quindi gli strumenti devono essere posti all'interno dei container
o all'interno di un carrello di emergenza, devono essere soprattutto ben standardizzati per velocizzare la ricerca in caso di necessità.
In caso di necessità dobbiamo essere sicuri di trovare il materiale giusto e che il materiale sia sempre nello stesso posto.
La pulizia, questo non mi dilungo perché sappiamo quanto è importante in sala operatoria, standardizzare e quindi utilizzare standard con l'obiettivo appunto di ridurre tutte quante quelle che sono le variabili all'interno di un processo e la disciplina.
Sappiamo che all'interno di un gruppo di lavoro il non rispetto delle regole informali sono causa di profondi conflitti.
Spaghetti chart è un altro strumento che mi va a definire i percorsi all'interno di un processo, quindi eliminare e semplificare i percorsi perché sappiamo che il movimento non genera lavoro.
Il 30-50% del tempo lavoro viene utilizzato alla ricerca di persone, oggetti, documenti, chiamare persone, quindi l'importante è semplificare i percorsi per ridurre i tempi e per fare in maniera che si riesca anche a ottimizzare i tempi.
Come possiamo trasferire questa produzione snella all'interno delle sale operatorie? Io vi porto la piccola esperienza che abbiamo fatto a Rovigo. Siamo partiti da una piastra operatoria nuova nel 2011, quindi abbiamo cercato di concentrare questi concetti sulla nuova organizzazione.
Avevamo una piastra in verticale e abbiamo trasferito tutte le sale operatorie su una piastra orizzontale.
Quindi, come vi dicevo, gestione della progettazione, gestione della produzione e gestione della qualità.
Bisogna ridisegnare quelle che sono tutta l'organizzazione, quindi attraverso processi efficaci, pratiche efficaci e team efficaci.
Sappiamo che la sala operatoria è un luogo dalle decisioni edificie, è un'organizzazione costituita da persone, regole, obiettivi, obiettivi specifici definiti dall'azienda che sono la mission e il budget.
Quindi per arrivare a determinare una trasformazione all'interno di un gruppo di lavoro, di unità operativa, bisogna innanzitutto definire e fare un'analisi quantitativa.
quindi vedere e misurare quali sono i processi che noi vogliamo migliorare, verificare l'entità del problema, osservare i processi e quindi ripensarli, vedere come si possono cambiarli.
L'analisi qualitativa non sta altro che poi applicare le decisioni e cercare di ottimizzare il processo.
Quindi il management nelle sale operatorie si articola in sette punti che sono l'architettura,
l'eye-out delle sale operatorie, la programmazione, la preparazione e flusso dei pazienti,
la composizione professionale e qualitativa del team, gestione delle forniture, la comunicazione e il controllo.
E' importante l'architettura e l'eye-out delle sale operatorie per definire i percorsi e vedere qual è la situazione, come migliorare, quali sono i processi all'interno delle sale operatorie.
Questa è la disposizione dell'area del lavoro della nostra piastra operatoria. Ci sono tutte le sale operatorie dette specialistiche, sono l'ottorino, la neurochirurgia, il maxilofaciale e l'ortopedia. Dall'altra invece abbiamo la ginecologia, l'urologia, chirurgia generale e vascolare.
I pazienti entrano dalla parte dove c'è il recovery room, ci sono due accessi, mentre dall'altra parte c'è la zona fito, l'entrata degli operatori.
C'è un magazzino centrale che è trasversale a tutte le sale operatorie e la parte centrale è il preoperatorio, mentre verso l'uscita abbiamo il recovery room.
Queste sono le nostre sale operatorie, ho messo alcune foto per vedere anche come hanno cercato da noi quando hanno fatto proprio il capitolato delle sale operatorie, hanno cercato proprio di umanizzare, umanizzare non è una parola da utilizzare per una struttura,
però dicono che il colore influisce positivamente sulla situazione psicofisica degli operatori e anche dei pazienti,
perché quando arrivano in sala operatoria trovano un ambiente che è caloroso.
Quindi questa è l'entrata della sala operatoria della neurochirurgia, ogni sala operatoria viene distinta da un fiore,
questa è la sala operatoria di necrologia, ci sono i tulipani, maxilofaciale, ortopedia, anche nelle porte ci sono i fiori che sono sempre riferimento della specialità
e vi dico che è più piacevole trovarsi in un ambiente caloroso che non un ambiente freddo con i soliti colori azzurrini o bianchini o verdini.
Questa è la sala operatoria di ortopedia, la zona di risveglio. I magazzini, come vi dicevo, abbiamo un magazzino unico che è trasversale a tutte le sale operatorie, in fondo abbiamo tutto il materiale per l'anestesia,
mentre in questa parte abbiamo tutto il materiale che serve comune a tutte le sale operatorie come suture, medicazioni, calze, drenaggi, mentre ci sono dei piccoli magazzini legati a ogni sala operatoria dove si tengono i propri materiali specifici per quella specialità.
Quindi dispositivi particolari, sono piccoli magazzini legati alla sala operatoria.
Come ho detto, il primo punto è il layout delle sale operatorie, il secondo punto è la programmazione delle sale operatorie. Le sedute vengono assegnate proporzionalmente ai volumi di attività e in base alle liste di attesa.
Il programma viene condiviso in sede di negoziazione del budget e coinvolgono tutte le unità operative.
È importante avere un programma per definire bene anche la preparazione del materiale e quello che serve per ogni intervento chirurgico.
Il terzo punto riguarda la formulazione della lista operatoria.
La lista operatoria sappiamo quanto è importante all'interno di un gruppo operatorio. Prima di tutto viene definita dal direttore o dal responsabile seguendo la normativa riguardo alla criticità dell'intervento, tipologia dell'intervento e tempi di utilizzo.
Questa è la lista operatoria e sappiamo che il non rispetto della corretta programmazione è una delle cause maggiore di errori in sala operatoria e inoltre crea soprattutto grandi conflitti all'interno della sala operatoria,
specialmente quando vi è un'aggiunta degli interventi alla lista operatoria non programmati oppure quando c'è un cambiamento improvviso della lista operatoria e magari lo strumentista ha preparato tutto il tavolo operatorio e arriva il chirurgo e si cambia tutta la programmazione.
Questo è uno dei motivi dei conflitti che possono generarsi in sala operatoria.
Il quarto punto per me è molto importante e dove abbiamo lavorato molto è la composizione professionale e quantitativa del team.
Abbiamo tutti infermieri supportati da OSS come ormai in tutte le sale operatorie. Tutti sono coinvolti nel processo assistenziale che comincia dalla presa in carico del paziente e quindi dall'accoglimento del paziente.
E questo, come dicevano ieri, il momento dell'accoglienza è il momento più importante di relazione anche con il paziente, quindi noi dobbiamo valorizzare quel momento e cercare di far diventare il paziente il centro della nostra attenzione.
Quindi le nostre attenzioni quando il paziente viene accolto devono essere per lui, cercare di tranquillizzarlo, di farlo parlare, di porgli domande e solo in questo modo il paziente si sente importante, si sente valorizzato.
Tutto il processo assistenziale quindi prosegue dal momento dell'accoglienza del paziente, quindi della presa in carico del paziente, fino alla gestione della dimissione al recovery room.
Quanto è importante il team all'interno e quanto viene, come vi ho fatto vedere nella prima slide, il rispetto delle persone, il mettere al centro la persona ma non soltanto l'infermiere, tutti quelli che lavorano perché possono contribuire in un processo di cambiamento.
E' importante ascoltare tutti quanti, non soltanto il direttore o il tal chirurgo o il coordinatore e non coinvolgere tutto il gruppo di lavoro.
I veri manager dei processi sono tutti gli operatori che lavorano all'interno di una sala operatoria, quindi è importante rendere omogeneo l'apprendimento, ascoltare le proposte, condividere e cercare anche di promuovere la multifunzionalità che significa interscambiabilità tra gli operatori.
Quindi è importante che i professionisti sviluppino al meglio le proprie competenze, dobbiamo cercare di documentare le competenze prima attraverso una mappatura dettagliata e dare valore alle competenze.
Valutare le competenze non vuol dire dare un punteggio, vuol dire soprattutto dare valore, valenza a quello che è la nostra professione. Quindi benvenga la valutazione, benvenga quello che è il libretto delle competenze in una sala operatoria perché lì è tutta la storia professionale di un infermiere.
Noi abbiamo iniziato questo processo ancora prima del 2011, abbiamo cercato di integrare gli infermieri nelle varie sale operatorie e questa è la situazione, è il punto zero nel 2011.
Abbiamo visto poi dei notevoli attraverso tutto un processo di formazione iniziale e quindi di addestramento per i nuovi arrivati oppure di supporto per quelli che dovevano completare le competenze.
abbiamo cercato di fare in modo di avere più persone, più infermieri con competenze avanzate, quindi un livello di competenza che va a un livello 3-4, che è segnato in verde,
non competente quando in rosso, sono soprattutto quelli che si approcciano a una nuova specialità e in giallo competenze da completare, quindi livello 2.
E come vi dicevo prima la pesatura l'abbiamo taratta su questi quattro punteggi che è livello 1 quando c'è bisogno di un training continuo per effettuare il compito specifico fino ad arrivare a livello 3 e 4 quando è completamente autonomo oppure livello 4 quando può formare altri infermieri.
Ricordiamoci che in sala operatoria tutti siamo discenti, tutti siamo docenti, tutti dobbiamo insegnare, tutti dobbiamo imparare, quindi non c'è bisogno di particolari docenti perché le conoscenze le abbiamo,
Dobbiamo soltanto trasferirle a chi viene inserito su una sala operatoria nuova, a chi ha bisogno di essere aiutato per affrontare le attività quotidiane.
L'altro punto è la gestione, è quasi finito, è la gestione delle forniture dell'escorte, la corretta gestione, come vi ho detto, magazzini.
Quindi il magazzino nostro non è grandissimo, quindi abbiamo dovuto tarare anche i quantitativi di materiale perché abbiamo detto quante cose ci serve di questo materiale, di questo e quindi abbiamo tarato il magazzino in modo che all'interno ci sia sempre quella data quantità di materiale.
Quindi anche l'ordinazione del materiale viene taratta su quello che manca. Se ho previsto 4 pezzi ne ho 2, ne ordino 2, non ne ordino 20 perché altrimenti poi va a finire che nel magazzino mi trovo scattoloni a destra e a sinistra e non riesco più a trovare il materiale quando necessita veramente.
Quindi corretta gestione delle scorte, degli acquisti dei presidi, reintrigo dei presidi e un maggiore utilizzo del materiale in conto deposito.
Ricordiamoci che quando il magazzino è straricco di materiale vuol dire che è inefficiente, quindi vuol dire che non ho fatto una corretta previsione e non ho pianificato veramente i quantitativi di materiale che mi servono realmente.
Noi, avendo poco spazio, eravamo abituati ad avere all'interno delle sale operatorie degli armadi interni per posizionare tutto il materiale.
Ci siamo trovati in questa struttura che non avevamo armadi all'interno delle sale operatorie, quindi abbiamo risolto questo problema innanzitutto cercando di standardizzare tutti gli interventi, quanto materiale mi serve per ogni intervento.
L'abbiamo condiviso facendo delle check list e condiviso con i direttori e abbiamo disposto dei carelli per intervento.
Questo ci ha riportato anche una riduzione delle confezioni da aprire e anche una riduzione del materiale da manipolare.
Abbiamo ridotto la componentistica anche dei set e dei container e dei materiali all'interno dei set chirurgici.
questo ti semplifica anche la preparazione dei tavoli operatori, ti semplifica anche la gestione del materiale quando è in sterilizzazione.
Questi sono i nostri carelli procedurali, quindi semplici carelli, non è niente di straordinario,
però in questi carelli noi mettiamo tutto il materiale che necessita,
Questi sono quelli più piccoli, ce ne sono anche di più grandi, quando gli interventi sono più complessi come interventi di ortopedia, protesi d'anca oppure di laparoscopia, sono carelli più grandi e dove c'è possibilità di mettere più materiale.
Questi carrelli vengono preparati il pomeriggio dal personale, nei momenti di tempo, con la lista operatoria, vengono preparati questi carrelli.
Di ogni intervento abbiamo fatto una checklist con tutto il materiale necessario, quindi anche qualsiasi può preparare un carello procedurale, non c'è necessità di avere l'infermiere per preparare il materiale.
Quindi quando ci sono delle checklist condivise con tutti i chirurghi è logico non è stato semplice perché abbiamo eliminato anche le cose un po' particolari, quando qualche chirurgo ti chiedeva qualcosa di particolare solo per quello abbiamo cercato di convincerlo che forse era meglio se usava anche qualcosa altro.
conta molto anche l'approccio e come viene presentata la nuova gestione.
Un altro punto è i carelli di anestesia.
L'ordine, come vi dicevo, abbiamo fatto anche qua delle checklist definite per i carelli di anestesia di emergenza.
Finita la seduta operatoria i carelli vengono controllati
E viene posto un sigillo per essere sicuri che all'interno ci sia tutto il materiale necessario. Questi sono i nostri carelli, carelli di anestesia pediatrica, loco regionale, anestesia generale e carello di emergenza.
Il codice colore è importante anche per identificare subito il carrello in caso di necessità.
Il sesto punto riguarda la comunicazione organizzativa.
La comunicazione è un processo attraversale a tutti quanti gli operatori, tutti sono coinvolti nella comunicazione e tutti hanno la responsabilità della comunicazione.
La comunicazione non è una responsabilità di una persona, ma tutti quanti quelli che sono portatori di una conoscenza, di un'informazione, devono trasferirla agli altri.
Quindi la comunicazione, siamo passati anche all'informatizzazione delle sale operatorie, quindi vi è stato anche un superamento di quello che era l'isolamento delle sale operatorie.
Quindi abbiamo la gestione cartella clinica informatizzata, sia quella clinica che anche infermieristica e ti semplifica molto anche l'informatizzazione perché hai un accesso veloce a quelli che sono i dati riguardo il paziente, hai la possibilità di archiviare subito l'immagine e quindi di avere sempre una documentazione sicura.
Questa è la cartella clinica informatizzata, la scheda intraoperatoria, la scheda per il conto delle case.
Quali sono stati i nostri risultati? Prima avevamo delle sale operatorie su più piani, un'unica piastra operatoria è stata da un albergo 0 stelle siamo andati a 5 stelle.
Insomma, noi abbiamo superato quell'isolamento che c'era prima nelle sale operatorie. Da più magazzini, che prima ce n'erano otto magazzini, uno per ogni sale operatoria, siamo arrivati a semplificare quello che era la giacenza del materiale.
Quando noi siamo passati dalle sale operatorie in verticale in piastra operatoria abbiamo riempito due magazzini di materiale, siamo andati avanti alcuni mesi senza fare ordini perché ogni sala operatoria aveva dei magazzini pieni di materiale perché ordinavano.
Quindi semplificare, trovandoci ad operare su un ambiente più ridotto abbiamo fatto un po' di conti su quello che serviva realmente.
La preparazione dei carelli procedurali c'è stato di grande aiuto, ha semplificato molto i tempi di ripristino della sala, la possibilità di avere materiale a disposizione.
Ridotto il numero di ferri all'interno dei container e poi anche una cosa che abbiamo rivisto è stata la copertura degli interventi chirurgici.
Noi eravamo partiti definendo un protocollo per la copertura degli interventi, soltanto eliminando alcuni teli che abbiamo visto che rimanevano sempre sul tavolo operatorio e non venivano mai utilizzati,
perché erano i famosi teli di scorta che se capita di... Abbiamo avuto una riduzione della spesa dell'8,62%, quindi quel telo invece di tenerlo nel tavolo operatorio ce lo siamo tenuti all'interno del sacchetto chiuso e in caso di necessità, eliminandolo dal pacco, diciamo in caso di necessità, viene utilizzato.
Abbiamo ridefinito tutti i percorsi del perioperatorio, una cosa importante è che noi avendo nella nuova piastra operatoria il lavaggio dei letti operatori
ci facilita anche il trasferimento dei pazienti perché non trasferiamo più i pazienti dal letto operatorio alla barella, dalla barella all'altra barella
e quindi nel letto di corsia, ma trasferiamo direttamente il paziente dal letto operatorio al letto di degenza.
Il letto di degenza resta nel recovery room che rimane una zona mista e il letto operatorio quando esce dal recovery room
entra nel tunnel di lavaggio, quindi laviamo completamente il letto operatorio e poi viene preparato per gli interventi successivi.
Quindi questo ha facilitato, ha semplificato notevolmente anche i tempi di trasferimento del paziente,
ma soprattutto ha portato un valore, questo è veramente un valore aggiunto per il paziente
che prima veniva passato, faceva due o tre passaggi prima di arrivare al letto operatorio.
Rivisto le procedure e quindi una maggiore integrazione del personale.
Cosa dobbiamo, non è che tutto funzioni alla meraviglia, cosa dobbiamo migliorare?
Noi abbiamo intrapreso già l'anno scorso tutti gli incontri con i chirurghi, con gli anestesisti
perché abbiamo dei grossi problemi con le liste operatorie.
I tempi sforano sempre, non c'è un rispetto della tempistica
e quindi abbiamo intrapreso proprio con loro un corso di aggiornamento
per vedere di migliorare quello che sono le liste operatorie, i tempi delle liste operatorie
e anche la programmazione degli interventi chirurgici.
e quindi questo è il nostro obiettivo per quest'anno, cercare di migliorare quella che è la programmazione degli interventi
e ottimizzare anche quelli che sono gli interventi di urgenza.
Effettuare una trasformazione lean non è una trasformazione che viene fatta da pochi,
tutti quanti dobbiamo essere coinvolti, è un cambiamento culturale,
E' una cultura soprattutto perché non è un cambiamento di poche persone ma è un cambiamento di tutto il gruppo. Il gruppo di lavoro dall'OS al direttore a tutti coloro che lavorano all'interno di una struttura possono contribuire al miglioramento, al cambiamento dei processi.
Quindi comprendere i valori, imparare a osservare, vedere vuol dire osservare, fermarsi, osservare per cambiare, osservare non per mettersi lì a controllare.
Il controllo vuol dire andare a vedere cosa posso cambiare, posso migliorare, come posso coinvolgere il personale, quali sono le loro motivazioni e anche perché le cose magari non funzionano.
Quindi osservare per cambiare, per riprogettare l'assistenza. Ricordiamoci però che, come è stato detto anche ieri, la capacità comunicativa e relazionale è un valore aggiunto nelle prestazioni assistenziali.
Quindi favorire la comunicazione che crea sinergie, che dà la possibilità di cambiare anche il clima che c'è all'interno di un'organizzazione, favorire momenti di confronto che sono importanti soprattutto per sviluppare le non technical skills che sono importantissime per sviluppare la cultura della sicurezza,
favorire momenti, favorire le riunioni, le riunioni di sala operatoria
non sono perdita di tempo, non è una perdita di tempo
è un momento di socializzazione, è un momento che puoi anche ad avere un contraddittorio
è un momento che puoi sensibilizzare e coinvolgere tutti gli operatori
nel cambiamento dei processi operativi.
E io vi saluto dal gruppo operatorio di Rovigo.
Grazie.
Buongiorno a tutti, ringrazio soprattutto la dottoressa Caputo, Maria Caputo che mi ha dato l'opportunità di essere qui questa mattina
e tutti quanti voi per l'ascolto.
In questa relazione voglio farvi vedere un progetto che noi abbiamo realizzato
presso l'azienda ospedaliera universitaria di Foggia, ed è un progetto che riguarda l'allergia al lattice,
come vengono trattati i pazienti che sono allergici al lattice o che si sono sensibilizzati al lattice.
È una patologia questa relativamente recente, un po' perché non se ne parla spesso,
ma anche non solo in Europa ma anche in Italia nonostante il problema sia ancora sottovalutato è in continua crescita e in particolare in ambito nostro sanitario.
Questo perché? Innanzitutto, siccome abbiamo avuto nei mesi passati, anzi direi 3-4 anni fa, dei pazienti che avevano bisogno di assistenza e di cure cliniche e chirurgiche,
e venivano ricoverati da noi e quindi durante l'anamnesi sia clinica che infermieristica
veniva fuori poi che questi pazienti erano allergici al lattice, a quel punto bisognava fermarsi
perché non eravamo strutturati con delle procedure, delle linee guida per poter assistere questi pazienti
e quindi gli dovevamo invitare i pazienti ad andare in strutture che avessero questi percorsi già attivi.
Per quanto mi risulta so che in Italia non ci sono molti ospedali che trattano questi pazienti,
per cui ci siamo posti questo problema e quindi l'azienda ospedaliera di Foggia,
L'Università di Foggia, rendendosi conto di questa problematica che diventava sempre più presente, ha voluto creare un gruppo di lavoro per poter quindi poi affrontare la problematica e vedere se era possibile arruolare poi questi pazienti da noi e quindi assisterli clinicamente e chirurgicamente.
E quindi si è costituito un gruppo di coordinamento latex free rappresentato da diverse figure professionali sanitarie, soprattutto quindi da medici allergologi, anestesisti, rianimatori, coordinatori di sale operatorie e infermieri di sale operatorie, soprattutto di sale operatorie di chirurgia d'urgenza, di ginecologia ostetricia e di chirurgia generale.
Questo gruppo di lavoro ha collaborato vivamente per diversi mesi per poter poi mettere in atto delle procedure e delle linee guida per assistere questi pazienti affetti appunto da questa patologia.
Due parole sull'allergia al lattice proprio per non annoiarci, è un'emulsione, questo lattice ha un aspetto appunto lattiginoso di colore biancastro raramente quindi giallastro rossastro e viene estratto, viene fuori appunto da alcune piante e da particolari funghi soprattutto da alberi presenti nelle foreste tropicali.
Possiede delle caratteristiche straordinarie, innanzitutto antibatteriche e poi è un composto che si distende facilmente e ritorna nella sua forma naturale.
Per queste ragioni, per queste considerazioni viene usato e viene sfruttato per produrre guanti soprattutto ad uso medico e quindi materassi ergo anatomici.
ma non solo per questo, viene utilizzato in combinazione con altre materie per poter produrre diversi articoli che noi utilizziamo sia sotto l'aspetto igienico che sanitario,
Quindi articoli come guanti sterili, materassi, giocattoli, preservativi, imbottiture pneumatici, guarnizioni, tappeti.
Quindi capiamo bene come questo lattice invade un po' tutto ciò che ci circonda.
In alcuni soggetti predisposti si possono avere dei casi di allergia al lattice dovuti proprio alla ipersensibilità specifica, l'albumina presente nel lattice naturale.
naturale. Tale ipersensibilità è responsabile di shock anafilattici, quindi ci rendiamo
conto come è importante fare attenzione e quindi assistere con le dovute precauzioni
questi pazienti. Distinguiamo i pazienti allergici al lattice e i pazienti sensibilizzati al
lattice. Chiaramente i primi sono coloro che hanno manifestato una reazione allergica venendo
a contatto con il lattice e mentre i secondi risultano positivi ai test allergologici per
il lattice in vitro e quindi vediamo che le percentuali sono anche abbastanza presenti
sia per gli allergici al lattice che per i sensibilizzati. Tra i soggetti ad alto rischio
del lattice ricordiamo i bambini multioperati perché vengono sottoposti a diversi interventi
chirurgici quindi sempre a contatto con guanti, cateteri e quant'altro. Poi abbiamo il personale
sanitario, ovunque sia nei reparti che nei servizi, negli ambulatori e soprattutto nelle
saloperatorie si fa un uso abbondante di guanti. Soggetti atopici, soggetti con allergia alimentare
anche soggetti con polinosi e soggetti con dermatite atopica. Poi bisogna considerare
a rischio di sviluppare allergia quindi anche le casalinghe, i cuochi, i parrucchieri, i
giardinieri, gli atleti, i vigili del fuoco, i pazienti in emodialisi, i pazienti con ulcere
alle gambe e i lavoratori dell'industria della gomma. Vediamo che sono tutti soggetti
che usano anche qui i guanti e altro materiale contenente il lattice.
I fattori di rischio quali sono?
L'atopia, l'allergia ai cibi perché si possono creare delle reazioni crociate,
lattici e alimenti, quali sono questi cibi?
Ne sono un bel po', quindi l'avogado, il finocchio, l'ananas, la banana, le carote, le castagne, il fico,
il grano saraceno, il kiwi, il mango, la melanzana, l'origano, patate, peperoni dolci, pesca, pomodoro, salvia e aneto
quindi ce n'è abbondantemente di alimenti di cui dobbiamo fare molta attenzione
e poi abbiamo la dermatite delle mani già preesistente relativamente a un danno della barriera cutanea
Quindi come può avvenire questo contatto con il lattice? L'esposizione può essere per contatto cutaneo, per contatto delle mucose, per via aerea e per via vaginale, quindi delle mucose, mucosa rettale, tettarelle per quanto riguarda i bambini, palloncini in lattice, per via aerea e quindi inalatoria e anche per via generale.
durante un intervento chirurgico o in missione appunto di questo allergene a contatto con i guanti del chirurgo
o altri strumenti di gomma che si usano sempre durante l'attività chirurgica.
Questa diapositiva, due secondi giusto per poter introdurre la seconda parte della relazione
e che ci riguarda molto da vicino, come dobbiamo coordinarci quando viene ricoverato un paziente allergico all'attice
E quindi dobbiamo creare un percorso latex safe. Perché? Perché è stato visto da esperienze condotte in altre realtà anche che chiaramente queste particelle di lattice in un ambiente che possa essere un percorso di un corridoio di ospedale, una sala operatoria, in un reparto, in un servizio, in un ambulatorio, non possono essere completamente azzerate.
Per cui dobbiamo comunque abbassare di molto la presenza di queste particelle di lattice e quando ci troviamo di fronte ad apparecchiature che contengono probabilmente del lattice e non possono essere tolte dall'ambiente in cui arruoliamo il paziente,
Dobbiamo quindi coprire queste apparecchiature, strumentari e quant'altro con cotone o con plastica trasparente oppure con plastica d'alluminio.
E quindi in questo momento noi creiamo un percorso latex safe, cioè un percorso in cui è stata ridotta di molto la presenza di particelle di lattice che chiaramente non può venire a contatto con il paziente.
Le norme procedurali quali sono? Il personale sanitario deve in assoluto indossare mascherine e cappellini non contenenti lattice,
chiaramente deve poi provvedere ad un accurato lavaggio delle mani, se ci troviamo in ambiente chirurgico quindi facciamo un lavaggio chirurgico delle mani,
utilizziamo presidi in latex free quindi guanti latex free e utilizziamo anche mascherine senza elastico
poi si indossano chiaramente camici monouso, utilizziamo copriscarpe per quegli zoccoli
dove noi non sappiamo effettivamente se la gomma contiene particelle di lattice
quindi usiamo anche in questo caso una buona prevenzione e utilizziamo siringhe ed con aghi latex free.
Da premettere che oggi i dispositivi sanitari che sono presenti sono, non dico tutti, ma la maggior parte sono tutti presidi latex free,
proprio perché si è capito che questa patologia si sta estendendo sempre di più.
Le modalità operative da adottare a tutela dei pazienti con accertata allergia e sensibilizzazione allattice si distinguono in modalità operative specifiche per prestazioni programmabili e modalità operative specifiche per prestazioni non programmabili.
Le prestazioni non programmabili sappiamo tutti che sono rivolte alle prestazioni in urgenza ed emergenza e in questo caso dobbiamo premunirci prima, dobbiamo quindi organizzarci a creare in ogni ambiente degli ospedali dove noi lavoriamo un armario, un carrello che contenga solo e soltanto presidi latex free, questo per poter intervenire nell'urgenza.
Quando la prestazione è programmabile diventa molto più semplice programmare un intervento di un paziente allergico al lattice e quindi in che cosa consiste questa programmazione.
Il percorso latex safe è rivolto a tutte le zone ospedaliere, quindi in qualsiasi parte il paziente debba allocarsi, quindi ambulatorio, reparto, sale operatorie, sala parto, servizi e quant'altro.
e distinguiamo tre momenti, prima del ricovero, durante la degenza e alla dimissione.
Questi sono i tre momenti fondamentali che dobbiamo tenere sempre presenti e quindi iniziamo a creare il percorso latex safe
certamente prima che facciamo il paziente e lo facciamo entrare in reparto o in sala.
Quindi prima del ricovero è necessario procedere a una pulizia e sanificazione ambientale, preparazione della camera di deteggenza o allestimento della sala operatoria se si tratta di un intervento chirurgico.
La sanificazione ambientale è molto semplice e consiste in un'abbondante sanificazione con materiale nuovo soprattutto e che non contenga lattice e quindi con panno umido su tutte le pareti, pavimento e tutto ciò che è presente nella camera dove chiaramente soggiornerà il paziente.
La preparazione della camera, in questo caso si richiede una camera con un posto letto e un bagno in camera, sempre se è possibile, altrimenti se non abbiamo a disposizione una camera con un posto letto e abbiamo il reparto pieno dobbiamo allocare comunque questo paziente in una camera dove è presente un altro degente o altri due degenti,
quindi che cosa faremo? Tratteremo anche i pazienti presenti in quella camera come potenziali pazienti allergici al lattice e se si tratta di un intervento chirurgico procederemo anche all'allestimento della sala operatoria, previa anche un'abbondante sanificazione.
La preparazione della stanza di leggenza, due secondi giusto per chiarire anche questi concetti, il caposala deve istruire il personale addetto alla pulizia per poter fare questa sanificazione perché da lì la sanificazione è la parte fondamentale, è quella parte che veramente ci salva dall'approccio di particelle di lattice al paziente.
Quindi è compito del caposala istruire chi deve fare le pulizie della stanza e controllare.
Inoltre bisogna avvisare anche la cucina perché non soltanto la catena degli elementi viene trattata con l'utilizzo dei guanti
ma è proprio per questo che bisogna avvisare la cucina che nel reparto X al posto letto Y c'è ricoverato un paziente allergico al lattice.
Questo non soltanto per la manipolazione degli alimenti ma anche per evitare che ci siano gli alimenti che abbiamo visto, oltre agli alimenti, la frutta che può essere, quindi creare reazioni crociate di cui abbiamo visto nelle diapositive precedenti.
Al fine di evitare esposizioni accidentali al lattice dobbiamo quindi anche spiegare al paziente o alla paziente che deve comunque restare nell'ambito della sua stanza il più possibile dove lì verranno fatte anche le prestazioni sullo stesso paziente, quindi rilievi ematici e altre prestazioni che è possibile fare nella stanza.
E quindi porre attenzione poi alle piante ornamentali perché anche le piante possono creare reazioni crociate, soprattutto le piante ornamentali che noi troviamo un po' nei corridoi, nei reparti, sono quelle belle piante tipo Ficus benjamin, sono molto belle da vedere però bisogna fare attenzione e quindi allontanarle quando siamo in presenza di un paziente allergico al lattice.
Ecco due diapositive giusto per vedere proprio concretamente come viene allestita la sala, la stanza di degenza, in questa stanza c'è un letto con un comodino e un armadio e vediamo che ci sono vicino le ruote del letto e del comodino è stata messa la carta stagnola proprio perché non eravamo sicuri se quella gomma fosse esente da lattice.
Il letto viene fatto tranquillamente con le lenzuola in cotone e alla distanza del letto abbiamo messo un cartello attenzione paziente allergico al lattice, questo per ricordarci costantemente che in quella stanza abbiamo un paziente allergico al lattice, ma il cartello viene messo anche sulla porta che dà sul corridoio del reparto,
E' un segnale per dire attenzione quando entriamo in quella camera dobbiamo fare molta attenzione e dobbiamo usare delle misure cautelative.
E quali sono? Ecco qui c'è una collega che dimostra proprio che abbiamo avvolto la ruota con la carta stagnola, la collega che indossa un camice monouso e i copriscarpe.
questo perché non è che abbiamo a disposizione durante l'adeggenza del paziente
possiamo avere a disposizione tante divise per ogni volta che entriamo usciamo da quella stanza
anche perché non è possibile ricoverare un paziente in un reparto e avere la stanza solo per lui
dobbiamo anche dar conto e prestare attività agli altri pazienti ricoverati in quella adeggenza
E allora ogni qualvolta venendo a contatto con gli altri pazienti, magari facendo un prelievo, usando dei guanti, anche la divisa può venire a contatto con queste particelle di lattice.
Per cui quando entriamo nella stanza del paziente allergico a lattice non possiamo cambiarci ogni volta che entriamo in quella stanza le divise, ma quindi salvaguardiamo i pazienti indossando un camice monuso, lavandoci prima le mani, indossando un camice monuso, mettendo i copriscarpe e quindi entriamo in camera e facciamo la terapia.
E' importante allestire nella stanza del paziente un carrello che contenga tutti i presidi che bisogna quindi utilizzare su questo paziente per evitare che entriamo e usciamo di continuo dalla stanza, non solo ma è importante anche allestire un carrello al di fuori della stanza con camici monouso, copriscarpe, mascherine e cappellini che servono sia per eseguire visite mediche e visite infermieristiche e prestazioni terapeutiche,
ma anche quando questi pazienti vengono negli orari di vista e vengono visitati dai parenti
dobbiamo pregare che il paziente di dire ai parenti di non affollare le visite
e comunque anche i parenti devono indossare camici monouso e copriscarpe.
Questa è la piana di cui vi parlavo quindi fare molta attenzione allontanarla
quando c'è un paziente allergico al lattice e in più la preparazione dell'equip della sala operatoria
Prima dell'intervento chirurgico bisogna eseguire come da prescrizione medica una profilassi come premedicazione, quindi 13 ore prima, 7 ore prima, 1 ora prima dell'intervento.
Da noi usiamo questo protocollo, è chiaro che è un protocollo che viene studiato e stabilito dall'anestesista, quindi nella nostra realtà usiamo questo protocollo.
Tutto il personale di sala deve fare un ottimo lavaggio delle mani, indossare mascherina e cappellino latex free, copriscarpe, camici non uso e guanti latex free.
Le informazioni sulla sala operatoria quali possono essere? La sala operatoria che noi abbiamo utilizzato e che continuiamo ad utilizzare è una sala di rianimazione che si trova nel plesso ex pediatrico.
Abbiamo individuato quella sala per fare questi interventi chirurgici perché abbiamo investito l'ingegneria clinica che ha fatto il sopralluogo e controllando tutto ciò che è presente in questa sala facendo una ricognizione del materiale ha reso idonea questa sala per questi interventi di pazienti allergici al lattice.
Gli interventi programmati sono interventi che devono essere effettuati il lunedì mattina possibilmente e deve essere effettuato questo intervento come primo, se per forza di cosa ci sono delle urgenze e non può essere fatto come primo intervento, l'intervento del paziente allergico al lattice verrà fatto dopo 6-7 ore dall'ultimo intervento.
Questo per consentire il ricambio dell'aria nella sala operatoria e quindi l'abbattimento delle particelle di lattice e per effettuare un'ottima sanificazione e quindi tutte le procedure.
Tutti i dispositivi elencati in una ciclista sono scelti chiaramente dal chirurgo che si avvale dell'ausilio del caposala e la ciclista deve essere intestata con il nome del paziente datata e firmata dall'operatore che l'ha stilata.
Il personale deve utilizzare solo dispositivi, farmaci e apparecchiature certificati latex free.
Questo è un esempio di lista di checklist che viene utilizzata soprattutto in pronto soccorso e anche un po' in tutte le strutture e quindi materiale completamente privo di lattice, quindi latex free.
L'esempio di simbolo che certifica il prodotto latex free è questo, quindi la scritta lattice con la barra, abbiamo questo simbolo oppure il triangolo che è scritto uguale quindi barrato.
Per ogni intervento in elezione bisogna allertare quindi la rianimazione perché non tutti gli interventi chirurgici vengono fatti in anestesia generale quindi anche in anestesia locale si può verificare qualcosa che non va al paziente e quindi bisogna essere sempre tempestivi, l'anestesista interviene con le prime manovre di emergenza e poi chiaramente se lo ritiene opportuno il paziente lo si trasferisce in rianimazione.
Se la reanimazione è posta distante dalla sala operatoria bisogna in questo caso allertare anche l'ambulanza 24 ore prima perché anche l'ambulanza ha bisogno di una sanificazione. Sono tutte misure preventive. Di solito a noi non è mai successo, grazie a Dio, che abbiamo operato diversi pazienti in diverse specialistiche, pazienti allergici al lattice e quindi i risultati sono stati tutti quanti a buon fine.
All'ingresso e all'interno del percorso pulito e della sala operatoria devono essere posti cartelli indicanti percorso latex safe attivo.
Questo per un'indicazione generale, tutti gli operatori che attraversano quel percorso devono sapere che in quella zona non possono accedere perché c'è un paziente allergico al lattice e nell'ambito della sala operatoria devono accedere solo ed esclusivamente i chirurghi e il personale strettamente necessario per l'intervento.
Questo è l'allestimento della sala operatoria, ecco anche qui vediamo della carta stagnola posta intorno al vetro, probabilmente le guarnizioni condenevano particelle di lattice.
Questo è l'equipo operatoria, vedete un po' il letto operatorio rivestito con materiale con teli latex free e questo è l'elettrobisturi che ha qualcosa che potrebbe contenere lattice e lo abbiamo rivestito anche con materiale latex free.
Questo è uno strumentario laparoscopico, strumentario latex free, queste sono altre sale operatorie così disposte, preparazione dell'equip, questo è un paziente che è già sul lettino operatorio e quindi stiamo già iniziando la procedura chirurgica.
un intervento laparoscopico con attrezzature latex free.
Nel locale adiacenti, anche distante dalla sala operatoria, il percorso latex free deve essere ben individuato e quindi anche visivo.
Il trasferimento del paziente deve avvenire in modo veloce per evitare che durante il percorso ci possano essere particelle di lattice che possono contaminare per via aerea il paziente.
Invitare alla dimissione il nostro compito quindi finisce quando il paziente è dimesso e allora che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo invitare il paziente a portare con sé un segno di riconoscimento o una dichiarazione che è allergico al lattice e portare con sé sempre qualche farmaco, tra virgolette, salvavita che potrebbe aiutarlo se in caso accidentale possa venire a contatto con delle particelle di lattice.
In tutte le nostre strutture degli ospedali riuniti di Foggia abbiamo attrezzato dei carrelli o degli armari in acciaio con materiale latex free e questa è una cosa molto importante perché in qualsiasi momento, purtroppo le disgrazie capitano sempre nei giorni festivi di domenica, di Pasqua o Pasquetta per cui quando la farmacia è chiusa non ci possiamo andare a fornire di materiale latex free,
Quindi è necessario che in ogni struttura, come noi ci siamo comportati così, abbiamo creato degli armari o dei carrelli con materiale latex free che serve proprio per intervenire nelle urgenze e per essere sempre pronti e tempestivi come lo è il nostro lavoro.
Voglio in questa sede una parentesi, voglio ringraziare il personale infermieristico che veramente ci mette il cuore e ci mette l'animo per il lavoro che noi svolgiamo e per l'attenzione.
e innanzitutto il nostro lavoro comincia dall'aspetto psicologico, quindi dall'arruolamento del paziente
dove dobbiamo capire un po' prima di tutto il suo aspetto, la sua tensione, la sua agitazione
e poi tutto il nostro percorso è abbastanza carico di lavoro fisico e di molte responsabilità.
Grazie.
Grazie dottoressa Falcone.
Allora io volevo chiedere intanto al dottor Valentini, per quanto riguarda l'utilizzo delle tecnologie, a suo avviso c'è stata una diapositiva in cui lei ha fatto vedere il feedback che riceve il chirurgo riguardante la tecnologia utilizzata, a suo avviso la tecnologia abbassa il livello di attenzione dell'operatore, in questo caso nostro, quindi dell'infermiere oppure può essere un aiuto a quella che è invece la prevenzione dell'errore?
Sicuramente aiuta in quanto comunque le tecnologie di ultima generazione non è che distraggano il chirurgo perché eseguono loro la taratura della coagulazione, del taglio eccetera.
In realtà è tutto in automatico, però il chirurgo si può già concentrare mentalmente nel movimento successivo e noi naturalmente da parte nostra siamo un po' più svincolati, possiamo dedicare quel tempo alla preparazione del successivo tempo chirurgico, soprattutto per chi è al tavolo.
Per chi è fuori diciamo che vive in modo passivo però sempre disponibile per eventuali interventi da eseguire sui generatori, sulle ottiche, se si sviluppano problemi perché comunque la tecnologia è anche vincolante nei problemi, se va via un monitor, se un segnale non arriva stai operando, devi cercare di porre subito rimedio.
Per quanto riguarda l'utilizzo delle suture, volevo sapere se c'è della letteratura riguardo che lei ha portato il dato che abbassa a livello di prevenzione le infezioni ospedaliere, è un dato reale?
Ci sono dei lavori però devo essere sincero non li ho approfonditi, però le statistiche e i casi sono quei numeri, alla fine effettivamente c'è un ritorno.
Un abbassamento? Ok, grazie. Da parte vostra, commenti su questo? Per quanto riguarda il livello di attenzione, è giusto quello che ha detto lui, però a mio avviso è vero che riguardo l'utilizzo di alcune tecnologie invece il personale infermieristico abbassa il livello di attenzione.
noi abbiamo avuto degli esempi per quanto riguarda l'identificazione del paziente
o anche delle procedure nella chirurgia robotica
in cui il personale è portato a lavorare in automatismo
e ciò favorisce in qualche maniera l'errore
questo per darvi un messaggio che sì la tecnologia aiuta
ma non diminuisce quello che è il nostro controllo
Cioè il nostro controllo deve sempre avvenire anche se in presenza della tecnologia.
Sulla robotica io non posso portare la mia esperienza in quanto noi non ce l'abbiamo, abbiamo ancora tre CCD, non siamo nemmeno passati al full HD.
anche perché i direttori generali, cioè chi amministra dovrebbe invece pensare che forse investire, anche se il momento dell'acquisto sembra, ma in realtà se investe in tecnologia comunque poi ce l'ha il rientro, invece da noi c'è una spending review ma solo review, senza lo spending.
Poi è anche una scelta.
No, è perché i numeri, gli amministratori vogliono gli stessi numeri, con meno personale, penso che sia dappertutto, almeno Maria, a me è così, non so da te, forse tu sei universitaria, è diverso.
In più se noi abbiamo fatto vedere quei numeri sono sottostimati veramente perché siamo sui 400-500 interventi laparoscopici su un letto operatorio perché quella è una chirurgia poi c'è l'altra che lavora sull'altro letto, noi abbiamo due letti operatori.
Quindi sono numeri importanti penso, se io vedo le casistiche sono numeri importanti, però non è sufficiente per far capire a chi amministra che forse vale la pena di investire in quello e io non so come far passare il segnale.
Io volevo fare una domanda ma anche sottolineare un passaggio. Sia io che Francesco siamo dello stesso policlinico, chiaramente noi non facciamo la stessa quantità di laparoscopia che fa la sala operatoria dove lavora lui che per il policlinico è un centro di eccellenza.
Quindi mi chiedo, da un punto di vista infermieristico, sarebbe più giusto creare sale operatorie ad hoc, sale operatorie che facciano la paroscopia robotica e invece sale operatorie che fanno altro tipo di chirurgia.
perché il fatto che tutto debba non fare tutto credo che non è positivo, quindi ad esempio la stessa formazione che possa avere un infermiere, io stessa diciamo che lavoro pur sempre in una chirurgia generale e trapianti è diversissima
e se dovessi approcciarmi e andare nella sala operatoria di Francesco avrei bisogno di un po' di tempo per riprocessarmi io per prima.
Quindi chiedo, come la vedete, è chiaro che non dipende dall'infermiere, ma secondo voi sarebbe un ghettizzare, tra virgolette, determinati professionisti e determinata chirurgia o invece sarebbe un miglioramento?
Un impulso.
Un impulso. Chiedo.
La nostra sala operatoria si è sempre distinta dal discorso di avere le due figure distinte, separate, strumentisti e infermieri di sala.
Ultimamente, giusto per avere una scissione, sicuramente i percorsi, noi abbiamo anche noi il riciclo, stanno arrivando ragazzi giovani, ragazzi giovani che dobbiamo formare perché vengono da posti diversi, hanno bisogno di una curva di apprendimento.
il problema è che non possiamo fargli l'affiancamento che meriterebbero, perché il problema è che siamo pochi e quindi a volte siamo costretti a buttarli sul tavolo perché loro, ma io penso che una persona motivata alla quale piaccia fare quel lavoro, piaccia fare lo strumentista, sicuramente la motivazione ti spinge comunque ad apprendere prima, la curva è più veloce.
In realtà chi viene messo lì perché lo devi far diventare equipollente, deve essere uguale, sicuramente ci metterà molto più tempo o non ci riuscirà mai, cioè cercare di mettersi nelle condizioni, lo stesso vale anche per gli interventi in open rispetto ai laparoscopici, anche se da noi comunque le due esperienze convivono.
La domanda è questa, l'infermiere strumentista è giusto che sia polivalente non solo per quanto riguarda il fatto che possa essere una figura che possa effettuare un'assistenza come strumentista fuori sala, infermiere di recovery, infermiere di anestesia
ma anche una polivalenza che sia riversata su tutte le specialità a vostro avviso, può essere un valore aggiunto questo per la nostra formazione, per quello che possiamo diventare o invece una limitante?
Sicuramente è un valore aggiunto, settorializzare l'infermiere di sala operatoria solo in infermiere laparoscopista o in infermiere open non la vedo giusta, non la vedo gratificante professionalmente.
perché poi se io mi affianco all'altra sala per qualsiasi motivo, per carenza di personale o per qualsiasi motivo,
devo andare nella sala dove fanno chirurgia open, mi vedrei limitato, non sarei d'aiuto al collega oppure al paziente stesso in quel caso.
E' giusto, oggi l'infermiere naturalmente è cambiata la figura dell'infermiera di sala operatoria, sia dello strumentista che dell'infermiera di sala.
E' un infermiere molto più tecnologico perché noi abbiamo tanta tecnologia in sala operatoria.
Certamente l'attenzione va prestata alla tecnologia, come diceva lei, non bisogna fossilizzare, cioè fare cose in automatico, bisogna fare attenzione proprio per non cadere nell'errore.
Per me deve esserci un giusto equilibrio perché non è che in una sala operatoria tutti devono sapere fare tutto e deve esserci questa integrazione esasperante anche a volte
A volte l'infermiere si vede buttato da una sala operatoria all'altra e a volte non può dare quelle prestazioni che dovrebbe dare.
Però se in una piastra operatoria abbiamo tre sale operatorie dove si fa la paroscopia urologica, dove si fa la paroscopia ginecologica e la paroscopia chirurgica è logico materiale quello, quindi viene da sé un'integrazione tra le varie specialità.
Poi è logico, quando uno sa fare la paroscopia deve anche sapere fare l'open perché se deve convertire un intervento non può fermarsi lì e dire io non so fare.
Quindi la conoscenza, le competenze devono per forza essere sviluppate al massimo perché non dobbiamo neanche mettere l'infermiere nelle condizioni di doversi fermare perché arriva fino a quel punto.
Quindi viene da sé che uno che lavora su una piastra operatoria è di conseguenza integrato su un gruppo di specialità.
Non bisogna portare all'esasperazione come ci sono certi infermieri che ho sentito in qualche blocco operatorio che hanno 11 specialità e si devono formare in 11 specialità.
quindi diventa un po' a mio avviso esasperante, esagerato, quindi in mezzo sta il virus, quindi bisogna trovare un giusto equilibrio.
L'equilibrio. Sì, la dottoressa Calvarese.
Buongiorno, sono Caterina. Io volevo riprendere un attimo la domanda che tu hai fatto in partenza.
Quale?
Se tu fai questa domanda a me, a noi come infermieri, io devo vederla dal... posso alzare la voce?
Sì. Devo chiaramente tenere presente il nostro interesse.
Allora, è vero tutto quello che è stato detto fino adesso rispetto al fatto che in un blocco operatorio polispecialistico
l'infermiere polivalente avvantaggia, ma avvantaggia chi? Noi? Non credo, perché per arrivare a essere un ottimo strumentista laparoscopista e poi eventualmente anche specialista in chirurgia robotica ci vuole esperienza che dura anni per essere competente.
Non solo questo, ma all'interno di un polispecialistico ci sono poi delle peculiarità, ad esempio l'ortopedia, dove i mezzi meccanici come possono essere i trapani non sono a pannaggio di tutti.
Un infermiere che fa la paroscopia in chirurgia generale avrebbe delle difficoltà e questo parlo per la mia esperienza. Io sono partita dalla chirurgia generale e ho compiuto un percorso. In ortopedia non ci sono mai arrivata.
sto facendo chirurgia autorino da qualche anno con un po' di maxillo
e mi rendo conto che ci sono delle difficoltà
ma dal nostro punto di vista credo che ognuno di noi avrebbe piacere
di effettuare una prestazione in tutta sicurezza
non solo dal punto di vista della sicurezza del paziente
ma anche della propria dignità professionale
quindi deve essere messo in condizione di essere competente
Non solo, ma noi dobbiamo anche ricordare che è un periodo che è piuttosto lungo in cui in Parlamento si discute delle nostre competenze da riconoscere, quindi di base avanzate.
Allora io credo che sarebbe opportuno come gruppo professionale che ci soffermassimo e puntassimo molto di più su quello di rivendicare la professionalità con la dimostrazione di studiare e di formarsi, però quello di essere polivalente a tutto ai 360 gradi io non credo che nessuno di noi è capace di garantirlo.
Quindi quando viene richiesto per necessità organizzative alla spicciola, scusate il termine, io credo che noi dovremmo opporci con un no, perché quelle sono le necessità di chi vorrebbe fare tutto con poco, ma quel poco comunque è anche poco in termini di qualità, quindi per quale motivo assecondarlo?
Se io devo rispondere da infermiere dico che non sono d'accordo, stessa storia tra infermiere esperto in anestesia e infermiere strumentista perché attualmente nella maggioranza dei blocchi operatori italiani sappiamo tutti che c'è questa polivalenza, può andar bene ma addirittura estremizzarla all'infermiere che passa dalla protesi dell'anca alla resezione di duanocefalo, pancrasettomia, insomma mi sembra proprio un minestrone.
Posso? Scusate, sono pienamente d'accordo con tutto ciò che è stato detto fino adesso dai miei colleghi. Io vivo la realtà di un piccolo ospedale di provincia dove purtroppo vivo la realtà che dicevano gli altri colleghi.
Quindi tutti dobbiamo saper fare tutto. Allora è bello per quanto riguarda il punto di vista personale perché io non ho problemi ad assistere a un intervento di protesi d'anca, ginocchio, spalla, otorino, fess, colon in videolapro.
però dico questo per quanto riguarda la sicurezza sia del paziente perché non
perdiamo di vista che il centro è il paziente sempre e poi nostra ho fatto
molta difficoltà nei primi anni ci vuole molto impegno l'impegno vuol dire
dire comunque mettersi in gioco, alla base di tutto c'è che il lavoro che si svolge
deve piacere, la sala operatoria non è un reparto come gli altri, a mio modo di vedere,
come non lo è il pronto soccorso, come non lo è una rianimazione e se la sala operatoria
viene scelta come spesso a volte non
avviene perché prendono persone appena
arrivata c'è una in 1204 lo mandiamo in
sala operativa no non è così questo per
dire che va bene dal punto di vista
personale però dal punto di vista
prettamente del ridurre l'errore non è
così perché almeno al mio modo di
vedere se io scelgo nelle varie branche
della medicina ognuno di noi penso sia
sia più o meno portato per una cosa, se io scelgo la videolaparo e faccio tutti i giorni
quella cosa lì, sicuramente riuscirei ad abbassare l'errore, molto probabilmente, i tempi, quindi
i costi, quindi posso eseguire più interventi, sicuramente si abbasserà, forse si potrebbe
abbassare il livello di guardia, questo sì, perché io faccio meccanicamente tutti i giorni
quella cosa, però è molto difficoltoso, io posso dire, dopo tanti anni uno non si trova
in difficoltà perché più o meno gli interventi sono sempre gli stessi, quindi uno poi li
immagazzina, però sarebbe meglio secondo me settoriare la cosa, però purtroppo per
farciò ci vuole materiale umano che molto spesso non c'è perché c'è carenza, allora
ora tutto dobbiamo saper fare tutti, però il rischio è che possiamo commettere degli
errori, perché magari la tecnologia va avanti, io sto in sala ortopedica oggi e c'è un tipo
di strumentario, tra un mese e mezzo c'è un altro tipo di strumentario, è vero che
non è uno da un mese o un altro, si può inventare chissà che cosa, però si trova
difficoltà e il rischio è quello di commettere errori a discapito del paziente, perché dobbiamo
Dobbiamo sempre tenere presente che c'è il paziente sul lettino, non è un pezzo, non siamo meccanici, siamo meccanici tra virgolette, però c'è un paziente, questo volevo dire.
Io lavoro nell'ospedale di Conegliano Veneto, quindi provincia di Treviso, è un ospedale non grandissimo, calcolando che Treviso è un ospedale regionale, il nostro non lo è,
però noi abbiamo da due anni un blocco operatorio che a detta di chi lo ha costruito, che sono stati i tedeschi, è uno dei migliori, dei più belli d'Italia e addirittura sono arrivati da Dubai e dal Giappone a visitarlo.
Noi provenivamo da sale dedicate e ci siamo trovati nell'arco di breve tempo in questa enorme piastra, sale operatoria, blocco operatorio costituito da nove sale operatorie di cui sette di interventi di chirurgia specialistica e due per il day surgery.
Io personalmente sono uno strumentista di urologia, però sentivo, poi noi abbiamo l'ortopedia, due sale, la ginecologia ne ha una, la chirurgia generale ne ha due e noi urologia ne abbiamo due, endoscopica e chirurgica.
Sento dire qua dai colleghi che fanno distinzioni tra strumentisti e infermieri di sala, da noi non funziona così, cioè da noi siamo tutti strumentisti ma siamo tutti anche infermieri di sala,
Oggi strumento, domani sono fuori campo, dopo domani…
Assolutamente, questa è un'organizzazione che poi ogni azienda decide, quindi non è che…
Ma questo per dare la possibilità a tutti comunque di strumentare.
Certo, assolutamente, anche perché ha un ruolo poi se vogliamo…
Certo, ok.
Conosciamo uno quello che fa l'altro.
Sì, ma infatti il personale che proveniva dalle sale dedicate è rimasto ognuno nella propria specialità.
Questo è un vantaggio. L'unico svantaggio è che noi urologia per esempio in regime di reperibilità dobbiamo condividerla con la chirurgia generale però facciamo sempre da aiuto strumentista, raramente strumentiamo a meno che la collega proprio non si senta male perché comunque conosciamo poco uso e costumi dei chirurghi.
Per quanto riguarda l'ortopedia, da noi nessuno si sognerebbe mai al momento, e dico al momento perché poi non si sa in futuro, di far scambiare il personale se c'è bisogno mandare in ortopedia perché effettivamente non sapremmo dove metterle le mani.
e del resto i miei stessi colleghi strumentisti dell'ortopedia
penso che non sarebbero felici di avere qualcuno a fianco che non sa dove
per cui volevo dire che tutto sommato abbiamo fatto molto difficoltà
ad inserirsi e ad integrarci perché a distanza di due anni
ci sono ancora delle problematiche
e per altri versi forse ha cambiato anche il nostro sistema di lavoro
perché effettivamente la tecnologia è migliorata ogni giorno, noi facciamo la paroscopia per quanto riguarda la prostata e il rene, però proviamo tecnologie nuove, ma vedo che in giro ci sono anche altre realtà che possono essere migliori o peggiori.
Io se posso dire, noi qui siamo un gruppo, siamo una piastra operatoria polifunzionale che ha aperto da 10 anni, tipo le piastre operatorie di cui avete parlato tutti quanti.
Rispetto alla vostra organizzazione quello che veramente soffriamo è il fatto di girare su tante specialità, nel senso che se è qualcosa che comunque ti dà uno stimolo a migliorarti,
anche ad imparare cose nuove, ti limita anche nei rapporti personali che tu hai con tutta l'equipe, non si crea mai quella micro-equipe, quei rapporti, quelle relazioni che ci sono quando si lavora sempre con le stesse persone.
Questo però ritornando al discorso che faceva Antonella, è giustissimo quello che dici, però poi noi in realtà quanta voce in capitolo abbiamo su quelle che sono decisioni aziendali date proprio da, possiamo realmente rifiutarci, possiamo portare avanti un discorso di competenze a livello di Parlamento, però poi è un discorso organizzativo che esula dalle nostre decisioni.
Un ortopedico non andrebbe mai a fare un'isterettomia, un ortopedico non farebbe mai un'isterettomia e una laringettomia non la farebbero fare mai a un ortopedico, vale anche per noi, certo dobbiamo dimostrarlo.
Volevo portare l'esperienza, io sono andato al ritroso, ci siamo ritrovati da una sala operatoria dove avevamo strumentisti, infermieri di sala e infermieri di anestesia.
dove c'era la prevalenza, lo strumentista faceva anche l'infermiera di sala e poi c'era l'infermiera di anestesia.
Con il cambio del direttore di unità operativa purtroppo questa bellissima realtà che noi avevamo creato
con non lo strumentista polivalente ma uno strumentista con una prevalenza.
Avevamo una serie di riunioni, individuato alcune figure professionali quali l'infermiere dedicato con prevalenza in ortopedia e otorinolaringoiatria,
gli altri erano quelli che si occupavano prevalentemente di ostetricia, ginecologia, otorinolaringogliatria
e chirurgia generale e gli interventi di impianti di port eccetera e quant'altro serviva dal punto di vista chirurgico.
Cosa è successo con l'arrivo di un nuovo direttore di unità operativa perché i numeri da parte degli infermieri
perché gli infermieri purtroppo c'è una riduzione, è successo che tutti devono saper fare tutto.
A distanza di circa 4 anni la qualità da parte delle prestazioni è notevolmente diminuita.
Mancata prevalentemente una cosa molto importante che era la motivazione che in passato c'era,
non diciamo che c'era una super specializzazione ma c'era una forte motivazione ad apprendere e a confrontarsi anche con gli specialisti, parlo degli operatori medici, anche gli operatori medici avevano un bellissimo rapporto tra i diversi operatori, oggi questo purtroppo non sta succedendo,
Perché? Perché il direttore di unità operativa ha deciso di appianare, di generalizzare, di appiattire la professionalità dei partiti infermieri.
Oggi sono riuscito, ma dopo ben due anni di battaglia personale, sono riuscito finalmente ad avere almeno due gruppi.
è quello di avere
un infermiere di sala
con i referenti
perché non volevo neanche i referenti più
tutto è appiattito, tutti devono
saper fare tutto, tanto è vero che
quando mi arriva il mio direttore di unità operativa
nel mio blocco operatorio mi dice
a chiunque ha una
divisa, fai questo
e poi magari si sta rivolgendo
a un osso, con tutto il rispetto
dell'osso
io preferirei avere la prevalenza
non la super specializzazione
ma la prevalenza
purtroppo dobbiamo chiudere
perché dobbiamo iniziare la prossima sessione
è stata una discussione interessante
ed è un argomento che sicuramente
riproporremo in altre sedi
perché comunque è sempre attuale
grazie a tutti
Chat AI
Accedi per chattare con questo video tramite AI.