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11° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2° SESSIONE RISK MANAGEMENT E TECNOLOGIA Moderatore: E. Melis (Cagliari) L. Alberti (Cassano D’Adda, MI) La gestione del Rischio nell’inserimento delle nuove tecnologie C. De Francesco (Roma)
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A questo punto la terza e ultima relazione è della collega dottoressa De Francesco e entriamo più nei meriti appunto della gestione del rischio nell'inserimento delle nuove tecnologie.
Buongiorno a tutti, a parte reiterare i ringraziamenti che ha parlato prima, io vorrei ringraziare soprattutto voi che comunque non perdete nella speranza e nella voglia di aggiornarvi e quindi di migliorare e comunque incrementare le vostre conoscenze.
Vorrei ringraziare Alberti, i relatori che mi hanno preceduta perché mi agevolano notevolmente il lavoro in questo caso.
Intanto dobbiamo trattare, dico dobbiamo perché hanno già fatto i relatori ma anche voi con le vostre domande nel dibattito della prima sessione, la gestione del rischio nell'inserimento delle nuove tecnologie.
Io ho sentito le varie domande, perché noi, perché si richiede a noi e perché non a loro, dovremmo veramente avere una giornata intera per parlare di gestione del rischio, soprattutto adesso in questi ultimi due anni si punta molto il dito sulla sicurezza,
sull'evitare o ridurre i rischi in sala operatoria, non per niente sono sorte una marea di associazioni
che gratuitamente tutelano chi fa una denuncia.
Quindi vado veramente molto veloce, visto anche l'ora, ma vado veloce perché ho visto che siete ferratissimi
per questo argomento? Non va, evidentemente sono molto frettolosa io. Quindi qual è l'obiettivo
generale che intendo con questa breve relazione? Intanto come vedete è quello di rendervi
consapevoli su quelle che sono le responsabilità e quindi anche le competenze per quanto riguarda
il ridurre, se non vogliamo parlare proprio di evitare, i rischi in una sala operatoria, a prescindere quale sala operatoria, va da sé che noi parliamo dei rischi che adesso si corrono anche in una sala operatoria ad alta tecnologia.
Se quello è l'obiettivo generale, naturalmente possono scaturire una serie di obiettivi specifici. Io ho scelto questo perché richiede e richiama quello che un po' avete detto voi prima, avete richiesto.
Definire percorsi e modalità al fine di garantire una formazione specialistica, non confondete la laurea specialistica, in sala operatoria quando si decide di implementare nuove tecnologie.
Naturalmente non decidiamo noi quando o quali tecnologie andiamo ad implementare, c'è l'alta direzione che adotta delle strategie al fine di, quindi è inutile dire perché hanno introdotto il robot ma gli infermieri non erano preparati, strategie aziendali.
Non voglio fare polemica. Quindi se questo è l'obiettivo specifico, e io sono frettolosa, le parole chiave sono quelle che avete detto voi prima anche durante il dibattito.
Le parole che io sottolineavo erano rischio, cambiamento organizzativo, competenze, ne ha parlato Calvarese, ne avete parlato voi che lavorate in Camera Operatoria.
E per ultimo le parole importanti e ridondanti in questa relazione sono l'informazione, la formazione e l'addestramento e l'ha dimostrato anche con i video il coordinatore di Foggia, già il video è un meccanismo per addestrare.
Quindi vedete che mi avete agevolato tutto. Pensate ad esempio a questa strumentista che deve gestire un intervento quindi con il robot.
Ma ritornando al rischio, quale rischio ragazzi? Pensate a questa sala operatoria di tantissimi anni fa, sicuramente anche allora c'erano dei rischi.
Non vuol dire che la nuova tecnologia non ha i rischi, cambiano perché l'innovazione del progresso tecnologico sicuramente porta a nuove competenze, anche a nuove strutture, quindi nuove camere operatorie.
Adesso la camera operatoria è un luogo ad alta complessità, fate il paragone con quella di prima o con quella degli anni 70, anche i primi 80, non è che c'erano tanti elettrobistorie, non è che c'erano tanti cavi che provenivano dal soffitto o per terra.
Quindi in questo voi vedete come questa sala operatoria è molto ma molto complessa e quindi l'infermiere ahimè ma proprio perché è più che competente, ha più che coraggio sicuramente migliora le competenze e le conoscenze.
Se vogliamo parlare, ricordatevi le parole chiave iniziali, abbiamo detto rischio, il rischio è una componente ineliminabile nella nostra vita, sia a casa possiamo cascare dalla scala, scivolare in bagno eccetera, anche quando andiamo a divertirci, non solo in discoteca per i giovani ma anche andando per una normale sciata, quindi possiamo avere dei rischi.
Quindi mai dire eliminiamo il rischio e lo vedete anche con le successive slide. Il rischio in sala operatoria che cosa è se lo vorremmo definire? Io dico che il rischio è la probabilità che si verifichi un evento potenzialmente pericoloso.
Pensate a questa foto che vedete nella slide, un infermiere di sala operatoria che cerca di spostare il robot. Anche questa normale attività può prevedere un rischio, può prevedere delle criticità, un rischio sia al soggetto ma sia all'apparecchiatura e di conseguenza anche al paziente.
Ma quali rischi ci sono in sala operatoria? Qui dovremmo veramente stare mezza giornata e parlare proprio come con le checklist di chi mi ha preceduta, scrivere tutti i tipi di rischi che ci sono in una sala operatoria di alta definizione.
Intanto dobbiamo dire che ci sono rischi reversibili e rischi irreversibili e quindi già sapere questo. Perché questo? Perché sono cambiate tante cose in sala operatoria, cioè il sistema di visione, il sistema di audio, il sistema di registrazione, i segnali d'allarme che anche in questo se l'infermiere non è adeguatamente preparato, informato ed addestrato può commettere un errore.
e quindi non riconoscere il segnale d'allarme.
Voi vedete ad esempio qui ho messo una foto che risale a 12 anni fa, il primo robot che
noi abbiamo adottato al San Giovanni, si chiamava Zeus, da lì ad oggi gli infermieri che poi
grossomodo sono gli stessi hanno dovuto sottoporsi ad aggiornamenti e addestramenti perché hanno
hanno cambiato tre tipi di robot, però ci sono sempre, cioè non si sono annoiati, anzi è stato valorizzato il loro sviluppo professionale.
Proprio per dirvi, molte volte ci facciamo cogliere dall'innovazione, oddio che cosa sarà.
Ritornando sempre al termine rischio, i rischi in sala operatoria sono quelli che ci sono in altre strutture, ad esempio l'esposizione ai videoterminali che sono aumentati in sala operatoria, i rischi fisici, rischi perché si espone a liquidi biologici, rischi chimici, rischi ergonomici.
Pensate a come è posizionata la strumentista con il robot con tutti i quattro bracci connessi, pensate ai rischi emergenti, il sistema di audio, il sistema di ripresa oppure rischi meno noti,
ad esempio i cavi che passano per terra e quindi non solo inciampare ma un problema di rete o la errata manutenzione di un determinato cavo che magari prima non c'erano, ecco perché li ho denominati meno noti, perché ce li scordiamo? Perché tanto a voglia quante volte abbiamo inciampato, non è vero?
quali sono quindi, se parliamo di rischi sicuramente ci sono delle criticità
che sono ad esempio le posizioni estreme della strumentista abbiamo detto
difficoltà di accesso diretto al campo operatorio
avete visto la strumentista come era posizionata
lavorare in spazi molto limitati
so che c'è in arrivo un Da Vinci, un robot nuovo che riduce gli spazi
Se non sbaglio è da Vinci XI. Lavorare ad esempio in un ambiente con luci basse, quasi al buio molte volte o la presenza di cavi a terra. Questo si può evitare, noi abbiamo visto, abbiamo elaborato come echippe infermieristica una scheda per rilevare tutte le criticità.
E dopo un tot interventi veramente gli errori si sono ridotti e le criticità si sono ridotte, proprio perché si è segnalato continuamente ogni tipo di criticità che c'era dal momento dell'inizio dell'intervento, della preparazione della sala fino all'ultimo.
Quindi fino adesso abbiamo detto rischio qui, criticità lì eccetera, ma per ridurre il rischio è necessario un professionista competente e voi l'avete detto che l'infermiere che si aggiorna anche con l'implementazione delle nuove tecnologie è veramente un professionista competente.
Ma spesso non basta, spesso ad esempio non sono adeguate le infrastrutture, spesso c'è un problema di dispositivi, spesso c'è una mancanza o riduzione di procedure, cosa che hanno esposto benissimo i piemontesi.
Quindi il rischio lo possiamo ridurre perché abbiamo la nuova tecnologia, il professionista competente ma poi ci occorre altro intorno.
L'altra parola chiave era se vi ricordate competenza, se vogliamo dare una definizione a competenza possiamo leggere questo, dico leggere perché è una caratteristica intrinsica di un individuo collegata ad una performance eccellente di un'azione.
Quando diciamo che uno è competente? Quando sa effettuare quella prestazione in una maniera eccellente, si compone d'immagine di sé perché vale anche come io mi presento o come io mi approccio con l'altro, è composta anche dal ruolo sociale, dalle conoscenze, dalle abilità, quindi le mani e le capacità relazionali.
Vedete come si collega questa definizione a quello che ha detto lo strumentista Bruno, è un lavoro di squadra quindi se noi non parliamo o come diceva la moderatrice Cicala molte volte proprio per il numero di sale operatorie non abbiamo quel rapporto con l'equip proprio perché si gira spesso nelle varie specialità.
Quindi che tipo di competenza? La competenza se vogliamo possiamo dire che è una composizione di conoscenze, quindi conoscenze richieste dalla nostra professione che non è solo un insieme di conoscenze che abbiamo avuto col master o con no, è un continuo aggiornarci.
Capacità e qui sono le abilità professionali, l'abilità non c'è solo con la conoscenza, la può migliorare e poi la qualità dove la qualità è proprio la fotografia di ognuno di noi, la dote personale, il modo di porsi nei confronti del lavoro o anche della prestazione.
Voi pensate alla dote che può avere uno che già lo si vede anche con il fisico, c'è una persona che si porta e io di quel portamento già pensi che il robot lo tratta quando lo deve vestire sterilmente in una maniera più delicata e quindi con meno errori e con meno possibilità di inquinare.
Magari vediamo qualcuno che già dall'atteggiamento è un po' starebbe bene in ortopedia perché no, magari bravissimo e non dove ci sono queste tecnologie altamente definite.
Con questo non voglio essere classista per i magri e gli eleganti, però io ho notato e credetemi ne ho di esperienza di sale operatorie e vedo che comunque chi già come portamento è adatto ad una sala operatoria piuttosto che un'altra.
Travero, Fortini, vedo degli infermieri del San Giovanni, quindi abbiamo già trattato le parole chiave che sono venute fuori da voi, dalle vostre domande.
Un altro importante argomento sarebbe quello del cambiamento e non basta ma anche sviluppo organizzativo. Perché no specializzare l'infermiera? Noi valorizziamo quel tipo di competenze, quel tipo di doti per uno sviluppo che non necessariamente deve essere verticale, può essere anche orizzontale, lo sviluppo di carriera e quindi professionale.
Va da sé che il cambiamento sia solo se c'è informazione, non solo i medici devono essere informati di una nuova tecnologia che si implementerà fra un mese.
Va naturalmente motivato il personale perché adesso negli Stati Uniti, soprattutto nell'Illinois, stanno facendo proprio una ricerca su quanti accettano o meno la chirurgia robotica, proprio come professionisti, non solo come utenti.
Perché da parte di alcuni chirurghi e anche di infermieri ci può essere un rifiuto. Io credetemi la prima volta che dovevo reclutare infermieri per la chirurgia robotica ho avuto difficoltà, fatto prima regolarmente un avviso interno a tutto il personale delle camere operatorie non c'era nessuno, solo uno, ma sapete perché?
Perché? Perché era nuovo assunto e non si poteva rifiutare e quindi diceva va bene, poi ho messo un altro sempre nuovo assunto preparato già come sala operatoria e io ma voi siete bravi, cioè è normale la motivazione va anche, è un po' la caramellina, prospettare quelli che sono i vantaggi a lavorare in una sala operatoria del genere.
Tutt'ora non ci sono infermieri da altre sale che vogliono venire nella sala operatoria robotica, vero Carbet? Lui può testimoniare, va sempre nullo l'avviso formale, poi magari si cercano, è un compromesso.
Motivare che non è semplice, ci si perde un sacco di tempo ma il coordinatore o il responsabile di posizione organizzativa deve, non è una perdita di tempo, è una conquista perché hai dato tanto al professionista.
Voi pensate che qui c'è un'immagine dell'ultracision che 12-13 anni fa quando c'è stato l'avvento, anche lì addestramento eccetera, ci sembrava che abbiamo imparato questo. No, ormai è obsoleto. Quindi vedete come continuamente ci si deve formare ed ecco il terzo pilastro del cambiamento.
L'integrazione, non mi dilungo perché intendo integrarsi con tutte le varie professioni, chirurgo, anestesista, personale esterno, coordinatori, infermieri eccetera.
E poi negoziazione. Noi siamo abituati a sentire questo termine quando si parla a livello sindacale, a livello no, il negoziato tra stati membri o tra stati no. Anche in questo si può parlare di negoziazione perché la negoziazione non è altro che cercare l'accordo.
Quindi noi nell'equip vuoi quelli sfavorevoli, vuoi favorevoli all'implementazione di una nuova tecnologia noi dobbiamo negoziare che naturalmente si compone di una preparazione, quindi la riunione, vedere quali sono i vantaggi per poi arrivare a un accordo.
quindi non dovete vedere la negoziazione come una cosa a sé stante. Prima ho detto le parole
chiavi sono informazione, formazione e addestramento. Se avete la pazienza di leggervi queste definizioni
che sono appropriate all'evitare il rischio, cioè voi queste definizioni le potete trovare
anche nel decreto legislativo 81 del 2008. Infatti dice che l'informazione non è altro
che l'insieme di attività che sono utili a fornire conoscenze per identificare, ridurre
e gestire i rischi. Però abbiamo detto i rischi li conosciamo, noi li abbiamo identificati
quali possono essere in camera operatoria. Che cos'è invece la formazione? È un processo
educativo di trasferimento delle conoscenze e procedure utili all'acquisizione di competenze
che servono per svolgere in maniera sicura le azioni e l'identificazione sempre per gestire
i rischi. Che cosa è l'addestramento? Per queste nuove tecnologie è molto importante
l'addestramento, ci può essere la migliore formazione che voi avete sul campo ma se non
non c'è l'addestramento e nulla. L'addestramento non è altro che un insieme di attività che
fanno apprendere l'uso corretto di attrezzature, apparecchiature, sostanze, dispositivi, anche
dispositivi individuali di protezione e procedure di lavoro. Ne convenite su questo? Vi vedo
immobili, se c'è qualcosa bloccatemi tranquillamente. Quindi la formazione però, attenzione,
In questo caso perché l'argomento è l'implementazione di nuove tecnologie la formazione ha tutto un altro stile perché comprende attività finalizzate a migliorare le competenze perché io do per scontato che mi trovo di fronte a professionisti competenti.
Devo solo aumentare le conoscenze riferite alla nuova tecnologia. Naturalmente qui si deve anche aggiornare e quindi formare il coordinatore, quindi tecniche manageriali, tecniche organizzative, adeguandoli al progresso scientifico e tecnologico.
Quale migliore foto potevo mettere in questa slide? Il da Vinci che noi abbiamo e si effettuano interventi di vario genere.
Quindi la formazione ha tutto un altro canale che in quel momento quando si decide di implementare un robot ha un canale preferenziale, quindi si deve dedicare tempo e risorse al personale che lavora in quella determinata sala operatoria.
Quindi non deve avere un carattere individuale, non può il soggetto da solo e aggiornarsi magari andando a Conegliano Veneto piuttosto che a Lecce ma la formazione deve essere veramente sul campo, quindi deve avere una sperimentazione sul campo con relativo addestramento oppure può essere realizzata attraverso il benchmarking.
Il benchmarking che non lo dovete vedere come, ah ma che vado a vedere un altro ospedale. Io mi ricordo quando si dovevano organizzare le nuove sale operatorie sono andata a Merano, Lina che mi ha conosciuta tanti anni fa e quindi ho capito subito che quella realtà non la potevo collocare nella nostra perché io dicevo non solo siamo a Roma
ma siamo al St. John's Hospital, proprio per dire, è un'altra realtà, quindi poi dopo sono andata al Gemelli che avevano da poco implementato il lavoro a livello di piastre, a livello di tante sale operatorie, quindi l'organizzazione, come girare nelle sale eccetera.
Quindi come diceva il Troisi, quello ha fatto il film ricominciamo da tre, aveva ragione, perché dobbiamo cominciare da zero se sappiamo che in un'altra azienda che riconosciamo competitiva, che riconosciamo eccellente non andiamo lì e vediamo come hanno risolto determinate problematiche, perché dobbiamo sbagliare?
Partiamo da quello che ci insegnano gli altri, cerchiamo di essere anche integrati alle altre strutture e in questo credetemi si risparmia tanto tempo e c'è veramente integrazione.
Però ritornando alla formazione, chi dice che dobbiamo formarci? Eh no, caspita, non è un'esigenza personale, ci sono dei decreti che ce lo dicono, intanto il nostro profilo ci dice che ci dobbiamo formare, ce lo dice anche il nostro codice deontologico, ce lo dice il decreto legislativo 81 del 2008, signori.
E adesso in questi ultimi tempi ci sono il legislatore che ha previsto delle sanzioni e in molti ospedali stanno arrivando le sanzioni. Ad esempio questo è riferito all'articolo 19 del decreto legislativo 81 e riguarda gli obblighi quindi del coordinatore, del preposto che, ho scritto proprio questa frase non finita, deve frequentare appositi corsi di formazione.
proprio al fine di ridurre i rischi. Poi c'è l'altro articolo che è l'articolo 20 che riguarda l'infermiere. Guardate che dice, l'infermiere è all'obbligo di partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro.
Signori se non siete addestrati, mi riferisco soprattutto ai più giovani che hanno tanti anni grazie alla Fornero per lavorare, se non siete sicuri del vostro addestramento bloccatevi, chiedete di essere formati e addestrati perché se c'è un problema ha voglia di dire ma io non lo sapevo usare bene, richiedetelo prima.
Prima, che cosa dice l'articolo 11 del codice deontologico, nostro, l'infermiere fonda il proprio operato, progetta, svolge e partecipa ad attività di formazione, perché potete voi stessi una volta formati, una volta esperti, specialist della robotica andare a formare altre persone.
Cioè al San Giovanni sono venuti quelli dell'IFO, che ne so, il San Giovanni è andato a Treviso, Treviso è venuto da noi e così via. L'infermiere assume responsabilità in base al proprio livello di competenza e ricorre se necessario all'intervento o alla consulenza di infermieri esperti o specialisti.
Ecco perché poi le altre categorie lo fanno, i chirurghi prima di implementare una tecnica vanno ad aggiornarsi, perché non l'infermiere? Vedete quanti articoli parlano di formazione e quindi come ci tutelano?
L'infermiere chiede formazione e o supervisione per pratiche nuove o sulle quali non ha esperienza. Quindi se uno non sa, non ha mai visto il robot, non ha mai visto come si veste sterilmente, perché no? Si chiede formazione.
Io prima devo essere formato, addestrato e poi utilizzerò quell'apparecchio. L'infermiere partecipa alle iniziative per la gestione del rischio clinico.
Quindi vedete come nel rischio ci siamo sempre, che non basta solo riconoscere le criticità, saper identificarle, ma occorre saper ridurre il rischio.
Quindi quali possono essere gli obiettivi di questo tipo di formazione molto specialistica solo per l'implementazione di questa nuova tecnologia che è il robot?
Intanto l'obiettivo sicuramente deve essere quello di migliorare la qualità delle prestazioni, promuovere e facilitare il cambiamento organizzativo, ricordatevi è già un cambiamento l'avvento di un robot, di una nuova apparecchiatura, garantire le competenze su nuove tecnologie e agire sulla motivazione del personale.
Quindi in soldoni lo sviluppo tecnologico richiede nuove competenze, quindi sono diverse le esigenze formative e noi ci dobbiamo attrezzare per questo.
Quindi deve questo tipo di formazione specialistica sempre tra virgolette richiedere il coinvolgimento di personale esterno perché se un nuovo avvento di apparecchio in quel determinato complesso gruppo operatorio va da sé che noi dobbiamo chiamare chi l'ha usato per prima,
ma non solo, chiameremo gli ingegneri biomedici eccetera. Che cosa invece, ricordatevi l'altra parola chiave, l'addestramento non è altro che l'apprendimento e lo sviluppo di particolari abilità tecnico-manuali che vengono svolte in ambiente reale con la supervisione di personale esperto ed esterno.
E' normale che l'addestramento non è solo vedere il video, l'addestramento si fa sul campo, quando ho detto sperimentazione sul campo, utilizzando quei determinati presidi, quelle determinate apparecchiature, solo così anche il tatto si addestra a sentire un determinato apparecchio, oggetto, pensate ad esempio all'assemblaggio.
Ecco per questa attività serve esclusivamente più di una volta l'addestramento, non possiamo solo far vedere il video, quello all'inizio, anche per questo la preparazione e il rivestimento sterile dei bracci robotici.
Anche in questo serve fare tante volte la stessa pratica non perché poi si fa con gli occhi chiusi ma perché si evita di inquinare il campo sterile in questo caso e si evitano anche gli errori.
Vedete perché un infermiere dell'ortopedia o della sala operatori a fianco di chirurgia anche mini-invasiva non può andare il pomeriggio e continuare il lavoro che ha cominciato l'infermiere strumentista di robotica.
Infatti noi abbiamo una sa due sale operatorie dedicate a questo e c'è del personale dedicato che man mano proprio per evitare che le giovani donne rimangono incinte.
Quindi quando sappiamo che una si sposa allora c'è l'introduzione di uno nuovo per avere tutto il tempo di addestrarsi per essere poi competente e competitiva in quella sala operatoria, altrimenti mica si può chiudere la sala operatoria.
Allora facciamo, questo è proprio un esempio, ammettiamo che da voi si deve implementare la chirurgia robotica e dovete formare il personale, quindi la peculiarità è introduzione di nuove tecnologie.
La realizzazione prevede sempre un obiettivo, qual è questo obiettivo per questa formazione? Far acquisire al personale infermieristico la competenza non solo teorica ma anche tecnica che è necessaria per svolgere attività relativa alla chirurgia robotica.
Vero che questo è l'obiettivo? Proprio liscio. In particolare però gli obiettivi specifici, saper gestire le apparecchiature, utilizzare i presidi e gli strumenti specialistici perché sono diversi e saper elaborare strumenti operativi specifici come diceva Bruno e le sue colleghe, quindi protocolli e procedura inerenti a quel tipo di chirurgia robotica.
E non copiate quelli di un'altra realtà perché comunque sono diversi, cioè li potete copiare ma tenerli come termine di paragone, dopo li dovete calare nella vostra realtà, è inutile dire che bella quella scheda che ha fatto il gruppo di Mondovì ma noi la dobbiamo calare nella nostra realtà.
Se non abbiamo l'anestesista che collabora, di quella scheda che facciamo? Lo teniamo nel cassetto. Invece impariamo ad usare pochi strumenti operativi ma utili e utilizzabili. Ci sono tanti protocolli e tante procedure nei cassetti o a livello di cartelle informatizzate, bellissime.
Però se chiedi avete il protocollo come lavorate? Solo quando c'è un problema che quindi subentra la magistratura eccetera che chiede qual è la procedura che ha adottato per fare questa determinata prestazione?
Allora questo tipo di formazione, questo tipo di evento formativo non può essere uguale a tutti gli altri perché si tratta di formazione attiva, parlano tutti ed è un continuo scambio di opinioni e di paure.
Applicazione sul lavoro, questo serve per elevare le capacità che ricordatevi la capacità è un pilastro della competenza. Siete d'accordo su questo che non può essere il classico corsetto così in aula?
Quindi facciamo proprio un esempio nella vostra sala riunioni, avete deciso che dovete fare formazione per questa nuova tecnologia, la metodologia didattica che userete saranno lezioni teoriche, simulazioni in aula con le apparecchiature ma anche con i video, addestramento sul campo.
Come si organizza? Io ho messo 12 ore ragazzi ma a volte servono anche 30, dipende la base da come parte l'infermiera, cioè a noi al gruppo di chirurgia robotica 12 ore sono pure troppe perché è da 12 anni che accrescono le loro conoscenze e quindi competenze.
Però visto ad esempio in Toscana, Grosseto, mettono sempre due giornate, 12 ore, quindi in due giornate, quando queste due giornate? Di sabato mattina, che non c'è magari attività operatoria, o di un venerdì pomeriggio che non si è di guardia.
Non andate a scombussolare il mercoledì che poi c'è il primario che telefona al direttore sanitario che ha dovuto rinviare due interventi per, cioè ecco la negoziazione, va bene?
Chi sarebbero i docenti? Intanto il chirurgo che è sicuramente anche esterno che viene che è esperto e il chirurgo interno.
Io ho scritto caposala ma può essere l'infermiere più preparato che magari è andato e ha fatto benchmarking che ne so in Emilia Romagna piuttosto che a Houston, infermieri e poi gli elementi esterni che di solito sono i clinical specialist tipo a volte ingegneri a volte di altre professioni.
Se noi dovessimo valutare, io lo posso fare, che tipo di apprendimento, se è stato efficace o meno, posso dire che sicuramente ha portato ad implementare, quindi non solo ad elaborare ma anche ad implementare strumenti operativi validi, che seguono tutti, dal primario fino all'ultimo, fino all'OS o l'OTA.
adeguata collaborazione con l'equipe medica e uniformità di comportamenti perché tutti sanno fare non tutto ma tutti fanno per il profilo di appartenenza, per il ruolo che occupano le cose importanti.
Quindi come garantiamo le prestazioni tecnologicamente avanzate? Ripetiamo, l'ho detto prima, con l'informazione, con la formazione e con la verifica perché chi organizza non può stare tranquillo e dire io il mio dovere l'ho fatto, ho fatto il corso, l'ho mandato all'IFO e li ho addestrati, poi sono problemi loro.
No, il coordinatore è il collante dell'equipe infermieristica, non voglio dire che è la mamma di famiglia che non mi piace, ma deve essere quella che deve sentire il polso della situazione giornalmente, come la mamma che sente la fronte se il bambino ha la febbre o meno.
Io ci credo molto, se c'è il coordinatore che una volta stabilito quali sono le sue competenze, bene adesso andate avanti voi, non ci siamo perché si ha l'efficacia e quindi la riduzione dei rischi se utilizzate tutto questo che vi ho detto, naturalmente con l'implementazione di strumenti operativi perché è solo così che lo dimostriamo.
magistratura prima anche se voi dite ma
noi il robot lo facciamo lo vestiamo in
questo modo si dimostratelo dove sta
scritto che tu agisci con quei passi
cronologici e logici quindi ecco perché
serve noi lo dimostriamo il nostro
lavoro signori lo dimostriamo solo
adottando procedure e protocolli le
linee guida ce le dà molte volte il
Ministero, molte volte la Regione. Pensate ad esempio per quanto riguarda questo argomento
gestione del rischio, noi non dobbiamo impazzire, prendiamo le linee guida che riguardano la
prevenzione dei rischi, però i protocolli e le procedure li costruiamo noi. Pensate
ad esempio, io ho fatto proprio un esempio per ogni cosa, il protocollo se dobbiamo costruirlo
possiamo fare il protocollo per il setup della sala operatoria e si evitano una marea di
di errori, sempre e comunque con la presenza del chirurgo e l'anestesista. Le procedure,
ad esempio una procedura banale ma non meno importante, può essere ad esempio legata
alla connessione con il robot, a cominciare dallo spostamento e alla vestizione. Quindi
il personale, quindi non dite il personale demotivato, soprattutto in questo periodo
di crisi, di mancanza di personale eccetera. Il personale si attiva e collabora verso il
cambiamento, verso lo sviluppo organizzativo anche di nuove tecnologie solo attraverso
la formazione e la formazione con l'addestramento che permette di elevare e migliorare le capacità
applicative, perché parliamo di addestramento, questo ci permette di rilevare se ci sono
sono dei problemi e quindi a monte si risolvono, di rilevare quali possono essere i percorsi, il tutto al fine di prevenire i rischi.
Concludo, non vi annoiate, vi prego.
Quindi per concludere, ogni attività comunque sempre porta, anche se piccola, una quota di rischio, quindi comunque non è mai sicura al 100%.
Quindi non c'è la sicurezza come valore assoluto, ma se noi conosciamo i rischi, se noi conosciamo anche come si prevengono, sicuramente possiamo ridurli al minimo e il numero dei rischi è anche quel rischio che inizialmente magari è stato grosso.
E questo lo si può fare proprio perché voi vi aggiornate sulle nuove conoscenze ma anche sul progresso tecnologico.
Come diceva io dico Bruno perché è un cognome che mi ricordo rispetto agli altri, scusi coordinatrice.
Lui infatti ha parlato di lavoro di squadra e guarda un po' e mica ci conosciamo, stiamo a 700 km di distanza, non ci siamo mai visti.
Il lavoro di squadra e la comunicazione nell'equip comunque in un ambiente tecnologicamente avanzato ci permette, credetemi perché ve lo posso garantire, l'innalzamento dei livelli di sicurezza, le prestazioni tecnologicamente avanzate e degli standard eccellenti di assistenza.
e a me verrebbe da dire a Chiambretti, chi chiude o all'inizio quando deve pubblicizzare un programma dice comunque vada sarà un successo, io dico invece, a prescindere dal comunque vada, noi siamo e l'abbiamo sempre dimostrato come gruppo infermieristico e davvero non lo dico come un luogo comune per ringraziarmi la vostra simpatia, non mi interessa essere simpatica
Io sono convinta che noi e voi siete preparati, se no non stareste qui. Siete anche professionisti competenti, cerchiamo di imparare a dimostrarlo perché lavorate tanto e scrivete poco e quindi l'importante però è crederci sempre nel miglioramento e nello sviluppo delle competenze. Vi ringrazio.
Grazie da parte di tutti noi.
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