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7° Corso Infermieri di Sala Operatoria Roma 13-14 maggio 2010 SESSIONE 2: FORMAZIONE E ORGANIZZAZIONE Presidenti: M.F. Panzera, M. CAaputo Moderatori: G. Digammarco, S.P. Bidone S. MONTEMURRO Valori e motivi dell'assistenza infiermeristica: nuovo codice deontologico
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Bentrovati, buongiorno, grazie agli organizzatori e ai dirigenti dell'AICO che mi permettono di essere qui con gioia e soddisfazione in mezzo a voi.
L'argomento di questa relazione ovviamente è un po' sui generis. Per un nursing di sala operatoria molto orientato alla tecnologia e alle schede tecniche, seppur nella consapevolezza di fare con coscienza tutte le azioni, sembrerebbe un po' fuori tema.
Vi dico subito che non sono un eticista e né un predicatore, ma uno di voi, un infermiere, avete sentito dalla presentazione e la parola presentazione non significa per ricordarmi di presentarmi, ma per ricordarci lo spirito di quello che fu il patto tra cittadino e infermiere, proprio di essere lì, ci sono, ci siamo.
E quanto vi esporrò in questa breve ma non esaustiva relazione vuole intendere proprio questo, il mio approccio interiore a quello che è la polisemicità della nostra professione,
cioè tutti quegli aspetti polietrici nel ruolo, nella funzione, tanto che nessuno, e sfido chiunque, se può non sentirsi incluso anche nell'immagine in quello che è la nostra attività professionale.
Ovviamente noi vorremmo vedere e vedremo il rapporto tra questo techinè, dicevano i greci, e la pietas, l'assistenza, quello che collega con molta gioia e ci ha comunicato l'idea dell'iceberg.
Noi qui vorremmo vedere quello che ci sta anche sotto l'iceberg perché sappiamo essere una componente fondamentale del nostro essere professionali.
Quindi l'obiettivo di questa relazione è una riflessione etico-deontologica sviluppando un'organizzazione orientata ai valori, sviluppare un cambiamento culturale orientato ai valori etici.
Non presentiamo il codice deontologico ma essendo stato approvato da poco e sapendo l'importanza perché no ci siamo chiesti in questo simbosio ed eccoci qua.
Sembrerebbe ancora che non ci sia un collegamento tra quello che è l'attività così tipicamente tecnica dell'assistente del nursing di salo per chirurgico e l'organizzazione e invece la qualità totale dell'organizzazione sappiamo bene che coinvolge quello che sta sotto l'iceberg, la solida visibile.
Quindi, comportamenti contivisi, adeguati ai valori etici, secondo un modello concettuale che noi contividiamo, mi permetto di ricordarci delle cose, perché è convinto, come dire, assertore di quella espressione di Adam Smith, inglese, epidemiologo, che già nel 1800 diceva
E signore ogni tanto ci scordiamo qualche cosa, almeno un 50%, quindi dobbiamo studiare. E nota questa espressione. Il problema è che non sappiamo quale del 50% ci scordiamo. Quindi fare un ripasso generale ovviamente ci aiuta, migliora.
E questa è la funzione dell'infermiere e il problema è che c'è un se disponesse che ci coinvolge in toto secondo l'evoluzione sociale e i bisogni di alta media e intensità.
Quindi la Virginia Henderson, e come non ricordare come quest'anno i cento anni della Florence? Questa è un'espressione molto importante, cioè voglio dire, l'assistenza è un'arte, diceva, e se deve essere realizzata come un'arte richiede una devozione totale e una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo,
Ma con un corpo umano il Tempio dello Spirito di Dio è una delle belle arti, anzi la più bella delle arti belle. Ovviamente l'approccio filantropico e di intensità etico morale magari sarà poco contivisibile, ma questo è l'imprimato rinascente della professione infermieristica che nasce materna, si evolve come dire missionaria, si organizza scientifica sino a essere oggi olistica.
e permettetemi la continuazione in un secondo tempo finale di questa espressione.
Quindi siamo consapevoli che la professione infermeristica si gioca su queste parole chiave,
l'uso di sé, dedizione, ieri in questi giorni l'abbiamo visto, magari con la benedicazione,
non rivendicando sindacalmente alcune dedizioni, l'arte appunto, la scienza, l'etica e i codici,
sono gli elementi fondamentali.
Ma oggi capiamo pure che siamo in difficoltà perché siamo un po' disorientati dal lavoro che cambia, dai rapporti disciplinari che noi già nel nostro piccolo dell'area chirurgica vediamo sempre più complesse e interdipendenti.
Insomma siamo chiamati ad un cambiamento continuo dove persino noi stessi come persone, le risorse umane, vengono considerate strumenti con basta cambiare una scheda per comporlo e orientarlo a una nuova funzione.
E in questa analisi sotto il livello del mare, l'iceberg, c'è la possibilità di scelta o comunque a volte anche la confusione di quale etica scegliere, l'utilitaristica, la formale, la pragmatica, la normativa.
Come diceva il collega, nella nostra attività di competenza facciamo delle cose automaticamente. A volte noi questo lo viviamo in un mix, ma rimane sempre il dubbio per le questioni etiche e deontologiche e anche la non identificazione dell'identificazione, non si dice in italiano,
Cioè l'identità tra i problemi e le risorse messe in campo. E allora cosa facciamo? Chiediamo aiuto a una riflessione, a chi ha riflettuto maggiormente alla letteratura e vediamo che in un processo di accoglienza di un'etica non normativa noi possiamo sicuramente riconoscere quella che è la discrettiva dei comportamenti delle convenzioni morali, tra questi la Orem e la Florence e quelli che sono i nostri modelli teorici.
Vediamo i filosofi dell'etica che vedono le interconnessioni tra le varie etiche e le mega teorie fino a identificare quasi una sorta di linea guida etica che diventa applicata e da cui qui innestiamo tutto il nostro essere professionale.
E nasciamo con la nostra competenza, con tutto quello che è lo specifico infermieristico, con l'advocance e la deontologia professionale.
Quindi è un mix che noi scegliamo ma sapendo che c'è tutto questo dietro e sapendo che lavoriamo per la beneficenza,
per quei principi appunto etici, fondamentali e di gestione, oggi diremmo del rischio ma in positivo verso l'ammalato.
Nel pratico questo come si concretizza, qualcuno potrebbe già dire, ma parlare di etica e di ontologia è una cosa a cui possiamo avere una scheda tecnica.
C'è un lavoro del 2003 di cui partecipanti i ministri della salute europei con San Raffaele, referente in Italia, ha ipotizzato una sorta di soddisfazione, valutando la soddisfazione degli ammalati, uno standard di etico proprio mentre la FEPI si fa promotore di questo lavoro in Italia e ancora ci sta lavorando
E se è realizzabile mettendo insieme, non mixando i codici e le deontologie di diversi paesi europei, ma proprio volendo rendere comune i valori e anche perché no poi le competenze e le azioni di cura.
Quindi ci chiediamo quali strumenti per sviluppare un nursing di qualità. Ricercando l'associazione nursing americana, già ce ne identifica tutti in questi giorni, l'abbiamo sottolineato, la centralità del nostro lavoro è l'ammalato come persona in tutti quelli che sono gli aspetti manageriali che ci coinvolgono.
E quali gli strumenti per fare questo? Gli strumenti di un impegno etico, come ci ricordava il relatore precedente, del mega e del piccolo, del mega che coinvolge la struttura e quindi l'equità, carta dei servizi, urpe e quant'altro, percorsi tutor,
ma del piccolo fino a interessare il nostro animo con la nostra preparazione culturale, capacità tecnica, responsabilità, codice deontologico che in effetti potrebbe sembrare aleatorio ma ha un suo significato e lo vedremo nelle prossime commenti.
Che siamo sulla buona strada ce lo ricorda la carta di Ljubljana, la convenzione di Oviedo e la FEPI, il nostro codice odontologico.
Altri strumenti, è inutile commentarli, sicuramente il profilo dove voglio sottolineare, questo lo scopriamo sempre giorno per giorno, c'è una funzione relazionale che non è solo quella di parlare ma è proprio di mettersi in posizione, in situazione di apertura di dialogo.
con un'assistenza generale infermeristica.
Altro strumento, un processo scientifico
in cui le rintracciabilità delle azioni
sono guidate da checklist, appunto come stiamo vedendo in questi giorni
ma anche da linee guida e protocolle
da riferimenti di letteratura accertati
cioè da quello che lei evidenzi appunto
e nello specifico ancora, proprio per essere più concreti
i piani di assistenza con le cartelle cliniche integrate, sia cartacee che informatizzate, dove in linea alla centralità dell'ammalato possiamo avere di mira il caring piuttosto che il curing.
E quindi, e perché no, ancora abbiamo visto, ecco il codice deontologico approvato il gennaio 2009 in vigore appunto dal convegno Ipasvi.
Io vi presento un approccio, un percorso che io ritengo integrativo nel presentare il documento ed espone aspetti di operare per la salute, di competenza, della riservatezza, del bisogno di documentare e collaborare con l'autorità.
Non lo possiamo leggere ovvio, è chiaro che ognuno già ne avrà dato una lettura interessata, ma il dovere di operare per la salute già all'articolo primo e all'articolo secondo e terzo coinvolge l'infermiere come operatore diretto alla tutela dell'ammalato e del suo senso di salute inteso come definizione dell'OMS.
E' impegnato ai suoi diritti fondamentali alla salute e all'articolo 7, come possiamo vedere, orienta la sua azione a bene dell'assistito. Non può che non farci pensare a quelli che sono i nostri modelli teorici.
In particolare io ritengo fondamentale l'articolo 35 perché altro non fa vedere che l'approccio verso l'assistito da un punto di vista biopsicosociale completo, vedremo più avanti quasi antropologico, non escludiamo nulla, qua c'è l'articolo 32, l'articolo 16 della Costituzione.
In altre parole noi abbiamo tutti gli strumenti per questa poter essere la nostra identikit professionale oggi a livello europeo in cui c'è l'abbattimento dell'ausiliarità, il profilo professionale, i codici didattici, i codici deontologici con quelle funzioni che ci permettono di esplicare le nostre capacità di ruolo e di funzione perché no, emulando anche quello che può essere il nursing americano, la capacità di funzione e di consulenza
che è prevista nel nostro codice deontologico. Ergo quindi noi siamo riconosciuti inevitabilmente come un professionista completo a questo punto, quindi possiamo definirci e ci definiranno anche da un punto di vista giuridico agenti morali, cioè persone che lavorano per l'assistito, per l'organizzazione in cui vivono e l'integrazione con gli altri operatori, sono le chiavi di lettura di tutto il percorso assistenziale.
E siccome il titolo appunto è codice odontologico perché allora il codice odontologico in tutto questo che c'entra in un percorso di sala operatoria? C'entra perché proprio riconosciamo la fonte in questo nei principi che giustificano quello che si vede sotto l'iceberg di comportamento come ci ricordava il collega.
E qui le frecce che girano e a volte ci fanno girare nella realtà perché diceva Spenzanti, mi ripiene in mente, tutto quello che è realizzabile non è giuridico, tutto quello che è giuridico non può essere realizzabile, c'è a volte un disavanzo di equilibrio tra le parti che ci lascia in confusione e queste sono le confusioni etiche, le confusioni dell'applicazione delle biotecnologie nel campo medico-sanitario appunto.
Questo non ci deve fare sconfortare, però fa capire il meccanismo delle difficoltà.
Altro perché di un codice odontologico è perché dove c'è società ci deve essere diritto e il diritto è un aspetto della fenomenologia sociale e perché no, esso è la regola del gruppo sociale collegiale.
Qui ci impegna ancora di più, non possiamo dirci tutto, ma è un vincolo per noi da un punto di vista giuridico perché questa matrice culturale che abbiamo ci impegna ancora di più davanti alla legge e alla responsabilità.
Ovviamente anche perché la legge 42 prevede che il campo di competenza e delle responsabilità è fondato oltre che sui codici professionali didattici anche sui codici deontologici.
Solo per ricordarcelo, è chiaro. Il fondamentale nel vivere quotidiano, tutto questo abbraccia l'arco della vita del nostro assistito e di noi stessi, quindi io definirei il codice dentologico come un impegno professionale di natura antropologica.
che il collega ricordava a Batson e chi meglio di lui non può esprimirci questa situazione.
Non ci rimane che accettare il codice deontologico, ma qui ci impegniamo a dare una svolta etica e deontologica del comportamento nello specifico.
Non vedere il codice deontologico, oddio è vincolante se non ci puniscono, ma si propone un atteggiamento verso di esso e i principi con un'ottica positiva,
tale che facciamo le cose perché abbiamo il senso di farle nel modo giusto, in cui vediamo la centralità dell'ammalato, dove sappiamo di fare una corretta, come dire, cosa giusta, momento giusto, alla persona giusta, assistere con compassione, che non significa poveraccio, poverino, ma con il senso temologico della situazione, compassio, cioè con dedizione, con motivazione.
E allora una definizione didattica, ma è la più bella, forse questa di Barney, dove le parole chiavi sono gruppo, norme, sentimento comune, norma comune e impegno comune, verifica comune.
Batson, caro collega, lo hai citato, un senso di evoluzione degli strumenti con l'impegno sicuramente è un codice odontologico da questo punto di vista che non è solo filosofico, sicuramente ci porta allo stato di un miglioramento continuo.
Qui rapidamente vi volevo presentare quella che è la storia dei codici in Italia. Nel 1953 nasce proprio ad opera del Consiglio internazionale degli infermieri dove c'è l'interesse per la persona.
Il primo codice nel 1960 viene strutturato e si evidenziano i valori professionali e si comincia a promuovere l'identità professionale dell'infermiere.
Nel 78 ai confini della 833 c'è un dipingere, l'infermiere finalizzato alla salute per tutti nel 2000 e quindi a quello che è il bisogno di salute nella collettività ma sicuramente è inteso un servizio alla persona e alla comunità e da questo si capisce l'evoluzione e l'impegno che ci porta il nuovo codice dentologico.
Abbiamo di seguito il patto che tutti conosciamo con la disponibilità di mettersi a confronto con l'ammalato e che implementa lo spirito dell'autonomia e all'altere potremmo dire i nostri cugini ostetrici che hanno un loro codice per il quale si impegnano a promuovere la salute e tutte le fasi proprio del ciclo vitale.
Sino ad avere quello che ci siamo coltivato, che non è più vecchio ma è stato aggiornato, dove l'identikit professionale e l'assunzione di responsabilità nella società è sicuramente focalizzato.
Sino arrivare a quello dei giorni nostri che vede un identichitti chiaro, preciso, completo ormai come abbiamo visto, un'attenzione ai bisogni emergenti della popolazione e riconosce il diritto dell'assistito al diritto, cioè ad essere tutelato, dei percorsi quelli che stiamo facendo noi, chiari, precisi e di rintracciabilità degli atti di cura.
E quindi, quello che vi ricordavo, una chiave di lettura sul dovere di competenza che non è escluso, anzi è rinsaldato facendo ricorso ai processi di evidenza scientifica.
Ha il dovere di assistere, vi ricordate l'articolo 35, ma mi permetto di ricordare l'articolo 18 per l'assistenza necessaria, un vincolo alla continuità assistenziale, ce l'abbiamo sul codice.
E' il dovere di riservatezza che non è solo il 622 o la legge sulla privacy ma è un patto che si fonda sul patto di alleanza e di cura e vede l'espressione concreta del rapporto di fiducia con l'assistito.
Il dovere di documentare, il dovere di collaborare con l'autorità è chiaro e non possiamo esimerci da questo. Ma la novità qual è? L'articolo 43. L'infermiere segnala a proprio collegio professionale ogni abuso e comportamento dei colleghi contrario alla deontologia.
Non dice contrario ad atti inconsulti ma alla deontologia ed ecco il motivo lineare di alcune certezze che possiamo dare, i riferimenti etici e deontologici.
E lo so, quanto si parla di etica è meno fascinoso. Un po' di pazienza. E la novità è la clausola di coscienza, indesa come la possibilità riconosciuta all'infermiere di non essere obbligato a prestazioni contrarie ai propri valori e ai principi della professione nel caso di questioni che danno sempre i conflitti, quale l'aborto, la procreazione assistita e chissà quante altre ancora ne avremmo.
Quindi, altre cose che non leggeremo ma sicuramente è un input per approfondimento personale, abbiamo le problematiche dell'interazione tra professionisti, l'informazione integrata, interdisciplinare e fattibile, abbiamo fatto ricorso alla cartella clinica integrata e qui non sono una sorta di numeri da giocare ma da poter analizzare a questo livello.
Il rifiuto della contenzione, obbligato o nei casi previsti, vedi articolo. La lotta a dolore e alla sofferenza, il sostegno alla palliazione, l'accanimento terapeutico, vedi articoli.
Il congetto di tutela del nostro assistito, il riconoscimento dell'autodeterminazione del paziente, vedete quanti articoli, proprio a significare che mettiamo al centro di tutto il nostro operato pratico e teorico l'ammalato.
Il principio di autonomia altrettanto.
Questo ci dà un po' di soddisfazione, però ci impegna ancora di più e noi siamo qui per impegnarci. E allora è possibile migliorare questo impegno? Si può imparare a usare solo un elettrobistore o una procedura di posizionamento in sala operatoria?
o si può fare insegnamento anche sull'etica e sui principi e sulle motivazioni?
Non l'ho una risposta, so solo che se ci proviamo migliora la riflessione etica
e può migliorare il nostro comportamento, quale è la formazione di base del CM
e sono contento che oggi parliamo anche di etica e di antologia.
L'organizzazione del lavoro per obiettivi e non per compiti, la conoscenza del diritto appunto,
Decidere coscienza e coscienza, rispondere al proprio operato, imparare a scrivere, a fare relazione, sapere quali sono i convini con gli altri operatori, sapere di essere valutati, avere cultura a miglioramento continuo, consapevolezza del ruolo sociale e cura del proprio esercizio professionale.
E questo percorso recentemente io l'ho riapprofondito con la bibliografia che vi suggerisco che è molto interessante.
E quindi concludendo, rigenerare le riflessioni etiche dell'essere infermiere, non è una, a questo punto mi pare chiaro, appare solo come un'espressione filosofica, adottare comportamenti di evidenza e non per tentativo o errore, ormai non sono più accettabili.
Sviluppare quello che gli americani chiamano l'empowerment, tanto da poter essere autonomi e consapevoli di quello che facciamo, realizzare una carta etica per uno sviluppo organizzativo condiviso, promuovere uno standard etico in linea al lavoro che vi proponevo come modello di riferimento e guida professionale come una svolta etica.
Adottare comportamenti perché diversamente si resterebbe tutto un atto filosofico, condivisi secondo i valori etici individuali sapendo che quando ci si occupa di un'arte il cui fine è assistere la vita, rifiutarsi di apprendere la potrebbe essere un delitto e noi che lavoriamo in sala operatoria sappiamo bene il limite del rischio dove viaggia.
Quindi mi permetto di proporre una carta etica, è l'ultima parte delle conclusioni che regge i colleghi, dove la svolta etica possa essere fondata su un principio teorico che è il processo condiviso per vivere insieme cultura, sapere, competenze, sensibilità, attitudini, morali, in una costante osmosi tra tutti i professionisti della salute.
E potrebbe essere un modello concettuale, ma scendiamo nel particolare con un gruppo di studenti dell'Università di Palermo replicando il lavoro della FEPI.
Ci siamo fatti un questionario quantitativo intervistando persone random di tutte le fasce d'età e abbiamo fatto alcune considerazioni di ordine nazionale.
Però abbiamo voluto dire che nella fattispecie dell'organizzazione sanitaria non c'è più medico infermiere nella legge sulla privacy, c'è una legge sulla privacy dell'operatore sanitario.
Non possiamo fare un altro passo avanti per quanto riguarda gli impegni etici deontologici, fermo restando la tipicità della deontologia di ogni professione.
Questa era la domanda. La difficoltà ancora sostisse tant'è che la FEPI non ha dato un documento finale a questo progetto però abbiamo voluto sviare la difficoltà e ci siamo detti ma possiamo fare un giuramento nuovo tale che impegna ogni operatore della professione e quindi diciamo mettendo insieme tutti i codici deontologici e i giuramenti posti sino ad ora nella letteratura che solennemente mi impegno davanti a Dio e alla presenza di questa assemblea
a vivere la mia vita in maniera integra e di esercitare fedelmente la mia professione
con arte e dignità. Scelgo di lavorare vicino ad ogni uomo e donna, giovane o anziano, per
difendere la vita, promuovere la salute e lottare contro ogni forma di dolore. Rifiuterò
ogni pratica contraria al bene della persona e della collettività e custodirò come segreto
tutte le informazioni di carattere privato di cui sarò a conoscenza. Ogni giorno mi
Mi impegnerò a studiare e ricercare l'atto più appropriato per rispondere ai bisogni dell'uomo,
adoperandomi a portare serenità nella confusione della sofferenza.
Prometto che avrò riguardo e cura dei miei doveri e assicurerò ogni informazione necessaria
per concordare un patto di cura nel rispetto dei valori che danno significato alla vita.
Collaborerò con ogni professionista e collega che con solidarietà tutelerà l'interesse della persona assistita.
valuterò tutte le raccomandazioni dell'organizzazione sanitaria per realizzare ogni giusto programma di salute
per questo spero, prometto e giuro che sarò infermiere e servirò ogni infermo
venerando insieme alla pratica e alla scienza l'umanità e la verità della mia coscienza
grazie
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