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11° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2014 TEAM WORK: ATTRAVERSO L’INTELLIGENZA EMOTIVA ING. LUIGI MAZZOLA (MODENA) Elementi di coaching, di intelligenza emotiva e di comunicazione efficace per la crescita personale e del team Cosa vuol dire comunicare Come si comunica, il verbale, il paraverbale ed il non verbale Cosa dobbiamo sapere per comunicare efficacemente Cosa è il coaching e lo stile coaching Il coinvolgimento: l’arte di saper fare domande L’intelligenza emotiva nei rapporti interpersonali e nella comunicazione
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amante della Formula 1, l'ha conosciuto per altri motivi già dall'anno scorso e sono
rimasto affascinato dalla sua relazione del 2013, da quelle due ore ininterrotte che ho
visto che sono state seguite moltissimo anche via internet e quindi l'ho pregato gentilmente
di fare invece che due ore di raddoppiare, di fare quattro ore di lezione su un argomento
sempre molto particolare, molto affascinante e quindi vi auguro un buon pomeriggio, un
buon ascolto, ringrazio Luigi per la sua pazienza che ha avuto nei miei riguardi perché io
sono un po' rompiscatole quindi gli ho fatto un po' di pressing, anche se lui dice che
il pressing non va fatto, io invece la penso diversamente, il pressing stimola, tiene
Grazie a tutti, a te la parola Luigi.
Luigi. Grazie, grazie Giorgio per l'invito anche per quest'anno, grazie a voi che mi
ascolterete per quattro ore, voglio vedere, io non ho problemi a parlare per quattro ore
però sarà il problema per l'ascoltatore, saranno argomenti un po' particolari, magari
qualcuno l'avrà sentito già nominare, mi spogli un po' da quello che è Ferrari, quello
quello che è il mondo della Formula 1 e mi vesto invece di quelli che erano personaggi
con cui ho lavorato. Quindi cerco di darvi quegli ingredienti che sono secondo me indispensabili
per un lavoro di team, per la crisi personale, per un lavoro di un'azienda. So che qui ho
a che fare con il mondo medico, il mondo chirurgico, quindi operatori di sala, chirurghi,
medici, insomma tutto questo mondo che non è certamente il mio, è tutto un altro, quindi
se dirò qualche cosa di sbagliato abbiate pazienza, non è il mio mondo, cerco in qualche
modo di dire cose in generale in modo tale che poi siate voi che vi mettete nel vostro
mondo mentre ascoltate quello che dico, perché parlerò di cose abbastanza comuni, abbastanza
comuni alle aziende, comuni alle relazioni interpersonali, parleremo di comunicazione,
parleremo di elementi di coaching e quindi spiegherò cos'è questo mondo coaching e
tornerò sull'argomento intelligenza emotiva perché è il collante diciamo di tutto.
Quindi perché voglio parlare di questo? Io collaboro anche con Johnson & Johnson,
sono un loro collaboratore esterno e in qualche modo ho avuto il piacere di conoscere questo
mondo, non in maniera diretta, ma ho visto che le difficoltà di questo mondo ci sono,
ci sono a tutti i livelli, anche nel nostro mondo, perché comunque si ha a che fare con
una situazione diversa rispetto a quello che erano anni fa.
Io immagino il chirurgo che ha a che fare adesso con quello che è l'amministrazione,
che è la direzione generale, che è l'azienda ospedale, con sempre meno collaboratori,
diciamo, visto le ristrettezze, quindi con una situazione sala sempre un po' più complicata.
È chiaro che il mondo cambia, per certi versi, d'altronde la scienza è evoluzione,
quindi siamo sempre in un cambiamento.
E allora quello che cerco di darvi oggi è alcuni elementi che possono aiutare in questo cambiamento.
Perché penso, lavoro molto spesso, lavoro con aziende, quindi del business in generale, e loro necessariamente devono cambiare,
non possono rimanere a quelli che erano gli aspetti di qualche anno fa, altrimenti sarebbero indubbiamente poco performanti.
Chiamate la crisi, chiamate la situazione diversa, questo ci induce a portare avanti certi discorsi.
E una di quelle cose che certamente dà una mano è l'intelligenza emotiva intanto e poi come applicarla attraverso quello che è la comunicazione e quello che è il mondo coaching.
Quindi oggi vi farò vedere come si comunica, vi farò vedere come si dirige e vi farò vedere come le emozioni siano parte integrante di tutto ciò.
Quindi partiremo con un aspetto che magari qualcuno l'ha già visto, è una scienza applicata poi alla fin fine.
Partiremo con un aspetto che è la vera e propria comunicazione.
Che cosa vuol dire comunicare? Comunicare vuol dire trasferire opinioni, informazioni, emozioni, trasferire concetti, vuol dire relazionarsi.
Questo a tutti i livelli, a livello business, a livello azienda, a livello familiare, a livello amicizia.
a livello, quello che è, a tutti i livelli, quindi quello che vedremo oggi voi lo potete
applicare in quello che è la vostra realtà aziendale, in quello che è la vostra realtà
familiare, in quello che è la realtà privata, è esattamente la stessa cosa, non cambia
niente. Poi è chiaro che c'è un mondo, ho cominciato a guardarmi un po' di cose,
il mondo vostro e quindi avete a che fare con una sala operatoria, quindi sono entrato
vedere un paio di, l'anno scorso, in questo periodo, dallo scorso a oggi, qualche intervento chirurgico,
perché ero curioso di vedere cosa voleva dire e sono rimasto abbastanza impressionato perché dico
beh, non è mica tanto diverso da quello che poi gestivo io quando ero in pista.
Tante persone, un tempo, una situazione difficile, flessibile, non si sa mai quello che effettivamente,
o perlomeno si presume di sapere, però inconvenienti possono capitare, rapidità sul pezzo, gente
che sa bene il suo mestiere, competenze e dialogo, qui a un certo momento c'è anche
dialogo, quindi quello che vedremo oggi potrebbe aiutare tutto ciò, poi c'è anche nell'ambito
c'è il colloquio con i pazienti, il colloquio con i familiari dei pazienti, il colloquio
con l'azienda, quindi come dicevo prima c'è un direttore generale, c'è un'amministrazione
che comincia ad avere il suo peso
perché ormai il mondo economico
è quello che dirige
visto le distrezze
con cui stiamo vivendo
e quindi c'è tutta una situazione
all'interno di questo mondo
dove la comunicazione è importante
e da noi
all'epoca quando io facevo Formula 1
provate a immaginare
c'è un pilota in macchina
è un personaggio un po' particolare
tra l'altro ci parla anche
non la propria lingua
quindi si deve parlare una lingua che non è madre, e gli aspetti sono molteplici, perché si ha a che fare con un personaggio che è molto, molto, molto, molto intelligente,
è molto elevato come capacità di esprimere competenza, e quindi bisogna scalare un po' di marce, e senza dubbio avere una capacità comunicativa immediata, istantanea, dava una marce.
il pilota se ne accorgeva subito
ma questo valeva per il meccanico
valeva anche per l'ingegnere, valeva per il tecnico
quindi in una sala operatoria
c'è lo strumentista
c'è l'infermiere
c'è il caposala
c'è il chirurgo, c'è l'assistente
è lo stesso della donna
c'è il meccanico, c'è il capomeccanico
c'è l'ingegnere, il tecnico
e c'è il pilota
e il tutto deve produrre una performance
quindi la comunicazione era
assolutamente necessaria
E io studiavo, studiavo tutti i miei personaggi, io sapevo tutto di tutti come ciascuna persona comunicava, perché non potevo perdermi cognizioni, non potevo perdermi situazioni dove la mancanza di comunicazione alla fine era mancanza di performance.
E vi faccio vedere che cosa che studiavo, erano cose che avevo già visto da tempo e mi era fatta una matrice vera e propria da buon ingegnere, una bella matrice, un bel foglio Excel con tutte le componenti di comunicazione di ciascuno dei miei personaggi, quindi sapevo immediatamente come comunicare con le persone.
E cominciamo poi piano piano a vedere. Parleremo dello stile coaching. E allora siamo in una situazione dove è sempre più difficile, è sempre più difficile perché non viviamo più quei bei momenti di qualche anno fa.
e se entriamo nelle aziende si vede che non c'è più la possibilità di fare fronte a stipendi,
a assunzione, a budget, a investimenti, si taglia, si taglia dappertutto, si tira via,
si mette in mobilità, sono tutte una serie di cose che certamente non sono piacevoli
E tutto ciò va sì che le persone abbiano una situazione di lavoro non sempre proprio ideale, per certi versi.
Qual è la soluzione in tutto ciò? È la valorizzazione delle persone.
Non ci rimane altro, non possiamo fare altro che valorizzare le persone con cui lavoriamo.
E il modo più efficace per poter valorizzare le persone è il mondo del coaching, è lo stile coaching.
Il coach è un personaggio mica banale, sapete cos'è il coaching? Uno dice il coaching, l'allenatore, si parla, ma è proprio un allenatore? Io faccio l'executive coach, io sono coach, mi diverto da matti a fare il coach, l'ho fatto per i miei piloti, così come lo faccio, vado da un direttore di banca e faccio il coach, ma io di banca non so niente.
Quindi in teoria il coach non è competente della materia, ma è una persona che riesce a lavorare sul cliente e riesce a estrarre le qualità del cliente, riesce a rendere consapevole il cliente di quanto e di quali risorse lui ha per poter far fronte ai suoi obiettivi o ai suoi problemi.
Quindi è un risvegliatore di consapevolezza.
È un leader che cos'è?
È un leader, sì, può avere competenza,
molte volte ce l'ha competenza,
ma non è detto, magari ha meno competenza
di un suo collaboratore,
ma vuole che quel collaboratore
lavori al 100%.
Assolutamente, quello è il successo.
Il successo è comunque
qualsiasi tipo di collaboratore
che possiamo avere,
che valga 10 o che valga 100,
lui se vale 10 deve lavorare per 10,
se vale 100 deve lavorare per 100.
Quindi è un leader, è un valorizzatore di persone, non è un esecutore vero e proprio per certi versi.
Quindi qual è l'aspetto che può dargli una mano?
E' certamente l'essere coach di queste persone e andremo a vedere che cosa vuol dire essere coach.
Non vi spaventate, oggi darò tante cognizioni, probabilmente anche cognizioni dove qualcuno si può trovare sfasato.
buon per lui, io dico
perché c'ha un'area dove poter vedere qualcosa di diverso
qualcosa di nuovo
e poi lui stesso può cominciare a dire
sì è vero, sì o no
però di sicuro capiterà qualche cosa
che un seme nel cervello è stato innestato
dopodiché starà alla volontà della persona
di volerlo farlo crescere, germogliare
oppure di volerlo uccidere
saranno cose un po' particolari oggi
Allora, poi parleremo di intelligenza emotiva e vi farò vedere che cos'è,
l'andiamo a toccare, lo tengo per ultimo questo, quando sarete stanchi morti,
e poi farò vedere alcuni filmati e parlerò di alcuni aspetti che sono assolutamente necessari
al mio modo di vedere oggi, in questa situazione, acquisirli e addestrarsi,
e ad allenarsi, altrimenti saremo assolutamente sfasati.
Bene, iniziamo a vedere una cosa.
Ho preso, come di solito, tanti filmatini da far vedere.
Quest'oggi ho preso un film, un uomo medico, di tanti anni fa.
Questo me l'aveva consigliato uno dei vostri colleghi
quando ho fatto due giorni di corso al Gemelli.
con i vostri colleghi l'anno scorso.
E allora ho detto, vabbè, andiamo a prendere questo film.
E me lo sono guardato e in effetti ci sono certi aspetti.
Allora sarà il nostro, diciamo, linea guida, per certi versi, in tutto questo percorso.
Parliamo di comunicazione, ok?
Allora, sapete la storia di questo film?
Ve la dico in breve.
Un medico chirurgo che a un certo momento ha scoperto di avere un problema a lui fisico.
E questo problema non era banale e chiaramente si è ritrovato dall'altra parte, dalla parte del paziente, con un problema grave e ha dovuto condividere anche questo problema a parte con la famiglia ma anche con i suoi pazienti.
Quindi i colleghi erano diventati i pazienti e non più i suoi colleghi chirurghi.
E questo gli ha fatto cambiare un attimo la sua percezione della relazione con il prossimo.
Gliel'ha fatta cambiare e gli ha fatto vedere qualche cos'altro.
È un cambio di percezione.
E tutto ciò che lui faceva prima ha preso il buono ma ha cambiato tante cose di quello che faceva prima.
Perché ha visto che le relazioni interpersonali sono fondamentali e quindi ha cambiato.
poi fortuna per fortuna il tutto si è risolto e ha continuato poi andare a fare il mestiere
facendolo tutto in un'altra maniera ok bene io non dico che quello che mi auguro che capiterà
voi no assolutamente a me deve capitare a voi quello che passa come messaggio si può lavorare
in una maniera diversa rispetto a quello che normalmente facciamo il mondo ce lo chiede
L'evoluzione ce lo chiede, l'uomo è la meraviglia del cambiamento, è una meraviglia sia a livello di corpo sia a livello di cervello, quindi noi siamo in continua evoluzione, dobbiamo in qualche modo cercare di capire cosa facciamo e come possiamo fare meglio, non possiamo mai fermarci, se ci fermiamo siamo perduti, rimaniamo indietro.
Alla fine di ogni gran premio vinto, il buon Michael Schumacher, noi eravamo già pronti con la bella bottiglia di champagne, eravamo già tutti a festeggiare. Fermi tutti, andiamo su nell'ufficio e ci faceva tre domande.
La prima, cos'è che è andato bene? Cos'è che è andato bene? Cos'è che potevamo fare meglio e cos'è che è andato male? Una volta che abbiamo visto tutto ciò, per la prossima volta cosa facciamo o cosa faremo? Pensateci, abbiamo 15 giorni, dobbiamo fare meglio e poi dopo si cominciava a bere e si festeggiava.
quindi è sempre una continua evoluzione
sulla base di quello che abbiamo fatto
o sulla base di quello che noi vediamo
quindi non mai adattarsi a quello che è
cioè non mai fermarsi a quello che è
ma sempre cercare qualcosa di nuovo
allora oggi proviamo a vedere qualcosa di nuovo
oggi ho voluto fare
non un discorso, non uno speech
diciamo normale
su certi tipi di argomenti che mi piacerebbe fare
ma non ho il tempo e il luogo per farlo
farò più una cosa dedicata a voi
ok?
Quindi entriamo nel vivo.
prova dolore. Il compito del chirurgo è di tagliare, niente prove d'appello. Uno entra,
aggiusta e se ne va. Sentito? Entri, aggiusti, entri. All'operatoria non c'è tempo per i
sentimenti. Quando si hanno solo 30 secondi prima che uno muoia di sanguato, è meglio
una mano ferma che un sorriso. Dunque, il nostro Harris è volato giù da una finestra
del quinto piano. Conosci il tuo cuore meglio di quando lo conosca tu stesso. Dobbiamo tornare.
Alan?
Aorta recisa trasversalmente, parzialmente contenuta dalla pleura.
Quale tipo di intervento?
Pinze sopra e sotto.
Si può suturare il taglio direttamente o usare una protesi di dacro.
Quando si apre cosa si cerca, JJ?
Oltre naturalmente al trasporto affettivo.
Una continua e abbondante emorragia e un'anomala colorazione degli organi.
Comandiamo.
Non credevo di risvegliarmi.
Mi sento così stupido.
Vuoi un consiglio, Robert?
Robert, la prossima volta che decidi di punirti sul serio, gioca a golf, non esiste tortura peggiore, ora fammi un respiro più profondo che puoi.
Cosa avete notato a livello di comunicazione con il paziente? Un po' di arroganza, il paziente sta male lì e loro ridono, è una incongruenza per certi versi, non è proprio esattamente in sintonia con il paziente,
Poi il paziente può assorbire, può fare brigare, quello che è, no?
Certamente in quel momento non si sta creando empatia, ma è un distacco.
Ecco, questo è prima che lui avesse il problema.
Come si comportava prima, poi ha avuto il problema e poi dopo vedremo come si comporterà dopo il problema.
Allora, voi sapete di questo?
Sapete che esistono tre tipi di comunicazione?
In realtà sono quattro, almeno, perché io ci metto anche le emozioni.
ma ne parleremo alla fine, che è la cosa più importante.
Però abbiamo tre tipi di comunicazione.
Quello che dapprima è il verbale, ovvero le parole.
Quello che è il paraverbale, ovvero come noi diciamo le parole.
Come utilizziamo la voce.
E poi c'è il non verbale, ovvero tutto ciò che è il movimento,
tutto ciò che è il nostro aspetto fisico.
Quindi tutto ciò che è postura, espressioni facciali, occhi, spalle,
tutto quello che è, in piedi, seduto, accovacciato,
Bene. Sotto sono i valori dei pesi dell'importanza nella comunicazione. Ovvero, se noi mandiamo un messaggio verbale, prenderemo il 7% come importanza di quel messaggio.
Il 93% ce lo mettiamo noi. Cioè se io sono il ricevente di un messaggio verbale, il 93% ce lo metto io. Solo il 7% delle parole hanno importanza.
Nella comunicazione paraverbale conta il 38%, quindi già un po' di più.
Quindi conta di più, non quello che si dice, ma come si dice.
Poi conta ancora di più come io mi muovo, come io sono.
Solo stare fermo comunico, solo che uno stia fermo e non dice niente e comunica.
Conta molto di più questo.
Proviamo a prendere uno di quegli elementi attuali che è l'email.
Quanti anni fa dei grandi email non ce n'erano mica.
Adesso il mondo si muove solo con le email.
Le email cosa sono? Parole.
Bene, voi mandate un messaggio che non sia informativo.
Se è un messaggio informativo, ore domani, ore 9.30,
riunione in sala, è un discorso.
Ma se dovete esprimere un concetto,
e lo esprimete solo attraverso parole,
solo il 7% del vostro messaggio arriverà alla persona.
Quindi tutto il resto se lo mette lui.
Quindi aspettatevi che quella persona capisca un'altra cosa.
Non c'è niente da fare.
Allora c'è un'evoluzione dell'email, c'è il grassetto, o un po' più grande.
Quindi le cose le andiamo a scrivere però con una dimensione più grande oppure anche come spessore,
in modo tale da enfatizzare quella parola.
E quindi entriamo nel paraverbale, perché aumentiamo il modo di utilizzare la parola,
che in questo caso è una parola scritta, non una parola detta attraverso la bocca.
E poi dopo cominciamo a metterci le icone, la faccina, il pollice, il pollice giù e tutto quello che volete per poter dare il messaggio.
Basta la faccina e abbiamo già comunicato.
Quindi i tre tipi di comunicazione sono questi qua.
La conoscenza di come utilizzare questi tre è quello che ci permette di comunicare.
Poi dopo ci sono le emozioni, che chiaramente sono assolutamente presenti nel momento che siamo sull'one to one, ma potrebbero anche essere presenti non nell'one to one, però è chiaro che se io vedo una persona di fronte a me, se io conosco le mie emozioni, conosco il mondo delle emozioni, vado a percepire anche le emozioni dell'altro.
l'altro, perché l'altro non può non darle, perché noi non possiamo bloccare le emozioni,
è impossibile, fa parte della nostra vita, sono molecole addirittura, quindi non possiamo
toccarle, non possiamo reprimerle, non possiamo nasconderle.
Ora, guardate questa slide, questa è interessante, è una di quelle cose più interessanti che
abbia visto io nella mia vita, vedete c'è un albero attraverso i nostri cinque sensi
che passano attraverso dei filtri,
arriva un'altra fotografia,
al nostro cervello arriva un'altra fotografia.
Vedete che non è esattamente la stessa cosa.
Sono due cose diverse.
Questo cosa vuol dire che la realtà non esiste.
Non può esistere una realtà.
Esiste quello che noi pensiamo possa essere la realtà.
Tutto ciò che noi vediamo è sempre frutto di filtri,
è sempre frutto del mio mondo,
da che sono nato a oggi.
Non possiamo avere la visione della realtà, noi vediamo un riflesso che è quello che
abbiamo dentro, quindi noi dentro di quell'albero abbiamo un riflesso in funzione di quello
che noi siamo, se noi andiamo a prendere un personaggio che è nel Congo o che è in
America, che è in Australia, oppure un personaggio che ha vissuto in una famiglia con dieci figli
oppure con un solo fratello o quello che è, sono mondi diversi, anche due gemelli hanno
Hanno un mondo diverso perché hanno esperienze diverse e se hanno esperienze diverse vuol dire che hanno una mappa diversa, ovvero dei filtri diversi, che sono convinzioni, che sono valori.
Quindi noi andiamo a tradurre una realtà in un qualche cosa in funzione delle nostre convinzioni, dei nostri valori, ovvero dei nostri filtri, ovvero della nostra vita, o meglio, della nostra situazione di vita.
vita. La vita è una, le situazioni di vita sono 7 miliardi, tanto quanto sono gli abitanti
della Terra. Quindi ci sono 7 miliardi di realtà, nessuno la può vedere. E allora
cosa succede? Succede che io vedo una cosa, poi a un certo momento la devo descrivere.
Bene, e arrivato a risfasare di nuovo la cosa, perché? Perché quando la vado a parlare
attraverso il linguaggio, che non è altro che l'espressione dei nostri sensi, perché
perché noi parliamo attraverso i nostri sensi,
andiamo a descrivere addirittura una terza fotografia.
Quindi noi vediamo una cosa che pensiamo essere la realtà,
ma in realtà non lo è,
e poi quando la andiamo a descrivere è un'altra cosa ancora.
Siamo complicatini, eh?
Elaboriamo ogni esperienza attraverso i sensi.
I sensi sono la consapevolezza donata,
sia in ingresso che in uscita.
In uscita è il linguaggio,
ma noi ci esprimiamo solo grazie ai sensi.
Ovvero questo cosa vuol dire? Che ognuno di noi ha un suo territorio, ognuno di noi ha un luogo, ha una sua mappa, ma non è il territorio.
Ognuno di noi ha la sua situazione e se è vero questo vuol dire che se io intendo dire una cosa, non è detto che quella che la persona che è di fronte a me la percepisca uguale,
perché è il territorio diverso, non posso, sono due cose diverse, quindi quello che io intendo dire non è detto che poi è quello che viene preso dall'altro,
Perché? Perché sono due mappe diverse. Io non parlo attraverso la realtà, parlo attraverso la mia realtà e quindi la devo trasformare nella sua realtà, evidentemente.
La comunicazione efficace è quando le due mappe coincidono. Se le due mappe coincidono, allora cominciamo a comunicare.
E questo a tutti voi è capitato, perché tutti noi due giorni fa eravamo giovani e avevamo i nostri amici, ma sicuramente avevamo l'amico o l'amico per la pelle, quello che ci confidevamo tutto, quello che ci confidiamo ancora tutto.
tutto. Poi eravamo in un gruppo, in un gruppo di persone, però ce n'era uno o due con cui
noi comunicavamo, ci sentivamo al telefono, quello che è, ci vedevamo sempre. Come mai?
E perché con loro sì e con gli altri no? Dove è la differenza? Che quella persona
con cui eravamo in confidenza aveva esattamente la stessa nostra mappa, gli altri no. By chance.
Allora noi qual è il segreto di tutto ciò? È quello di capire qual è la mappa degli
gli altri. Se io capisco qual è la mappa degli altri, automaticamente possono diventare tutti
confidenti. La comunicazione efficace parte nel momento che io riesco a capire qual è
la mappa di ciascuno. Se io conosco la mappa di ciascuno, io riesco a comunicare con ciascuno
in maniera efficace. Ovvero il mio messaggio arriva alla persona e viene interpretato come
Come io lo penso, come io l'ho pensato, altrimenti non arriva.
E coi figli?
Se siamo tutti giovani qua, abbiamo tutti dei figli, è la stessa identica cosa.
Non possiamo comunicare, se abbiamo tre figli, saranno tre mappe diverse.
Se comunichiamo esattamente con la stessa maniera con i tre figli,
avremo tre risposte diverse, non c'è pezza, non c'è verso.
E coi collaboratori? Esattamente la stessa cosa.
E in sala operatoria? Esattamente la stessa cosa.
Ma questo vale per il chirurgo, così come vale per il caposala, che vale anche per lo strumentista, vale per qualsiasi persona che è lì dentro, esattamente la stessa identica cosa.
E allora, se noi volessimo in qualche modo determinarla, questa mappa, come facciamo? Questo è il segreto, questo è il bello. Qual è? Quali sono le leve di questa mappa?
tale per cui conoscendolo io riesco a comunicare con tutti.
Per esempio Michael era assolutamente una persona che viaggiava attraverso immagini e attraverso sensazioni.
Quindi io quando dovevo parlare con lui mi mettevo in quel luogo, adesso ve lo farò vedere in maniera esaustiva.
Quindi io sapevo benissimo di tutte le mie persone e di tutti i miei personaggi come io dovevo,
qual era la loro mappa e io mi adattavo a loro, io mi adattavo a loro.
Eh? Prego, ma sì, che cosa? Il significato di qualsiasi comunicazione non sta in ciò che noi pensiamo che significhi, sta nella reazione che provoca.
Se cercate di fare un complimento a qualcuno e lui si sente insultato, il significato della vostra comunicazione è un insulto.
Quello che è importante sapere è il percepito dell'interlocutore, che non necessariamente è quello che abbiamo detto.
Ci siamo fino adesso? Chiaro? Bene, che cos'è allora questa benedetta comunicazione efficace? Si compone di due fasi, una fase ricettiva e una fase direttiva.
La fase ricettiva è la sintonizzazione, io la chiamo sintonizzazione, faccio sempre l'esempio della radio, io voglio sentire 105, il mio amico è su 102.5, se vogliamo sentire esattamente la stessa cosa dobbiamo sintonizzarci sulla stessa frequenza, altrimenti sentiamo due canali diversi, sono due mappe diverse.
Ma chi si sintonizza? Lui o io?
E' colui il quale vuole comunicare che si deve sintonizzare.
Se io ho di fronte un inglese e io voglio parlare con questa persona e non sa l'italiano,
cercherò di adattarmi e di parlare inglese.
Quindi io mi metto da parte, parlo inglese e quella persona comunica.
La sua mappa è inglese e la mia mappa è italiana.
Una volta che ho creato questa relazione di sintonia,
quindi mi sono sintonizzato sulla stessa frequenza,
si viene a creare
un rapporto di vera e propria sintonia
che diventa reciproca
comprensione, empatia
che è un termine
che è un parametro dell'intelligenza emotiva
e che si misura
e diventa reciproca, e diventa fiducia
allora dice come faccio ad avere fiducia
di una persona? Comincia a sintonizzarti
e la persona avrà fiducia di te
nelle aziende c'è questa necessità di avere fiducia
dei propri collaboratori
che non è un'espressione di autorità
perché sei un'espressione di autorità
perché l'azienda te l'ha data l'autorità
ok, utilizzo, esercito l'autorità
ma non è fiducia
la fiducia è autorevolezza
ma è autorità riconosciuta
dal collaboratore
o dall'interlocutore
in un'azienda, da voi
in una sala operatoria necessita
a mio modo di vedere, poi dopo sarete voi
che vi immergerete nella vostra realtà
ma dovunque io vado
vedo che c'è la necessità di un'autorevolezza
e di un'autorità
autorità, le due cose devono andare, tutte e due, perché a un certo momento mi servirà
autorità, ma mi serve anche autorevolezza, perché? Perché poi io devo avere la fiducia
delle persone per poter operare e per creare fiducia io devo essere sintonizzato, altrimenti
non creo fiducia. Una volta che ho creato questa sintonizzazione, a questo punto posso
guidare l'abilità di condurre l'interlocutore verso nuove scelte, verso nuovi modelli o
Ho verso certe situazioni, a questo punto io posso anche eventualmente esercitare l'autorità,
che sarà riconosciuta.
Quindi ha effetto doppio, no, triplo, no, moltiplicato per cento, di più, moltiplicato,
perché hai le persone intorno a te che lavorano per te.
Non è solo la competenza che fa la differenza, è la competenza accompagnata da qualche cos'altro.
Le persone che sono a fianco a te, vicino a te.
Perché? Perché tu ti sei sottilizzato con loro.
Chiaro?
Quindi, la prima cosa che devo fare è, per entrare in sintonia,
è comprendere la comunicazione dell'interlocutore, ovvero conoscere la mappa.
Io la prima cosa che devo fare, la prima persona che io incontro,
se io adesso metto a parlare con una persona,
la prima cosa automaticamente che vado a fare è capire qual è la sua mappa.
Ormai mi viene di distinto, ormai sono talmente abituato, è un automatismo che ho creato.
Quindi la prima cosa è capire la sua mappa.
O basta 10 secondi, basta una domanda quando uno è allenato, non è che serve una giornata.
Chiaro che all'inizio servirà un po' più di tempo, ma poi man mano che uno si allena basta veramente una domanda
e alla primo secondo di risposta che possa essere verbale, non verbale o paraverbale della persona,
boom, immediatamente si prende la mappa della persona.
Una volta che io comprendo la comunicazione, poi adeguo il mio modo di comunicare.
Vedete, questa è comunicazione efficace, comprendere la mappa e poi adeguarmi alla sua.
Quindi io mi metto di sparte, io mi do in affitto, sto dandomi in affitto alla sua mappa.
che è proprio, uno si dà in affitto la casa, ma darsi in affitto se stessi
per prendere la sua mappa, utilizzare la sua mappa e parlare con la sua mappa
non è proprio così immediato, in qualche modo ci tiriamo indietro.
E come faccio io a comprendere la comunicazione?
Devo, come si dice, calibrare.
Ma cosa significa calibrare?
Vuol dire osservare, ascoltare, di conseguenza percepire e non giudicare.
Perché io devo giudicare? È certamente diversa dalla mia mappa, quindi immediatamente c'è un delta e quindi c'è un giudizio.
Ma in realtà il comprendere è assenza di giudizio, ma è ascolto ed osservazione.
E qui entriamo in un tema che oggi lo toccheremo in diverse volte, perché è la nostra linea, è la nostra guida.
Che cosa vuol dire osservare e ascoltare?
Quando noi ascoltiamo o osserviamo, secondo voi, pensiamo, se io ascolto una persona sono capace di pensare contemporaneamente? Perché se penso vuol dire che sto parlando con me stesso e quindi non sto ascoltando, sto parlando con me stesso.
Quindi l'ascolto è un'assenza di pensiero e l'osservazione è esattamente la stessa cosa, quando vado a fare coaching a dei leader sotto stress, io gli insegno a come si fa a dormire, perché io sono stato sotto stress un bel po', in tante occasioni della mia vita, sia nel mio lavoro e poi quando mi sono ritrovato fuori dal mio lavoro.
Io a 47 anni non facevo più il mio lavoro che per 25 anni ho fatto, mi sono trovato in mezzo a una strada, i famosi dirigenti in mobilità, dovevo diventare o dovevo aspirare a, ma la situazione è stata tale per cui che io mi sono ritrovato fuori, perfetto, sono fuori e ora che faccio?
con la moglie e i figli
e ora che facciamo?
che ne so io, ora che facciamo?
qualcosa faremo, quindi si fa fatica anche a dormire
per certi versi, perché non si ha più
un lavoro, lo si deve
poi io ho cominciato a dormire alla grande
e ho cominciato a capire
quale poteva essere un altro tipo
di attività, sono andato a vedere
me stesso cosa volevo fare, cosa volevo essere
e adesso mi ritrovo qua, che non è certamente
lavorare con le macchine rosse
mi sto spiegando che cosa vuol dire comunicare
Se io penso a questo dieci anni fa, è tutta un'altra cosa.
Però questo è.
Quindi adesso, quando andate a fare l'executive coach a un leader, è sotto stress.
È sotto tante situazioni.
Abbiamo la paura, l'ansia.
Che bello.
Un leader ha paura e ansia che deve prendere certe decisioni che non certamente sono vincolanti per la sua vita.
vita, mentre un pilota, per esempio, è in macchina e rischia la sua vita, è ben conscio
che rischia la vita, ovvero che non potrebbe tornare nei garage al giro successivo, eppure
c'è la gioia, c'è la vita, non vedi l'ora di guidare e non lo tiri mica via dalla macchina.
Quindi uno, pur rischiando la propria vita, gioisce, l'altro, pur non rischiando la propria
vita, ma ha, sì certo, una decisione, un budget, quello che è, un passaggio di categoria,
che ne so, quello che è un licenziamento, ma non è la vita, eppure c'è ansia e paure.
Bene, allora si insegna a dormire, per dormire è un'assenza di mente, basta che ascolti
o che osservi, se hai veramente sonno, dopo pochi secondi, boom, crolli, perché? Perché
è un'assenza di mente, è quella che ci tiene svegli, sono i nostri rumori mentali, i nostri
i pensieri che ci tengono in mente
allora quando dobbiamo comunicare
siccome dobbiamo captare
la mappa dell'altro
a sto punto io devo essere assenza di mente
altrimenti cosa ci metto la mia
quindi io sono lì che ascolto e osservo
e ma se ascolto e osservo
vuol dire che non sto pensando
vuol dire che sono sul pezzo
dove sono? Esattamente
nel presente, perché se
utilizzassi il pensiero
sarei nel giudizio
passato o sarei
nell'interpretazione, nella proiezione, quindi futuro.
In realtà l'ascolto e l'osservazione mi mettono nel presente.
E dovreste anche, o dovremmo anche ringraziare,
perché ci mette assolutamente nella felicità, tra l'altro.
Ascolto e osservazione è il momento in cui noi riusciamo a captare la mappa dell'altro.
In realtà noi andiamo, stiamo con le persone,
e parla dopo due parole, tre parole, boom, partiamo.
Questo a me sta distanziato, scusate il termine, questo non ha capito niente, oppure no ma non è lì e via. E non ascoltiamo, questo con i figli? Quanto ascoltiamo i figli? O imponiamo noi il nostro parlare e loro chiediamo ascoltami.
ascoltami, e io gli rispondo che se fa sera e c'era una trasmissione, ti parla padre,
no a sera alle 7 di sabato sera c'era questa trasmissione per radio, ascoltami, è la cosa
più difficile che noi possiamo fare, è la cosa più complicata che possiamo fare, perché?
Perché ci dobbiamo mettere da parte, è un'assenza di ego, è un ego che cancelliamo e qua dentro
Io posso immaginare che comincia a toccare qualche aspetto, così come è anche in Ferrari, così come è anche in tutte le aziende.
Una volta che ho capito qual è la mappa, a quel punto la vado a utilizzare.
Facile, potete avere il nemico numero uno, la persona che proprio non vuole assolutamente vedervi, non vuole assolutamente stare con voi.
Se cominciate a fare questo, dopo dieci minuti, mezz'ora che state lì, questo qua cambia automaticamente e ve lo portate a casa.
Provare per credere.
Andiamo a vedere come.
La comunicazione diventa efficace quando mettiamo in evidenza il mondo degli altri, perché ascoltiamo e osserviamo.
Quindi è lui che sta parlando e quindi io metto in evidenza l'altro, perché io mi sono messo da parte.
Quando mettiamo da parte il nostro ego, quando osserviamo e ascoltiamo un interlocutore e quindi la comunicazione è un'assenza di mente, entreremo qui in un mondo spirituale ma lasciamo stare, ma è pura assenza di mente la comunicazione.
Quando parlo di comunicazione non è un semplice passaggio di informazione, ma è un dialogo, è un momento di lavoro, è un'operatività dove si è in team anche.
Cosa vuol dire calibrare nella comunicazione non verbale?
Abbiamo detto che dobbiamo calibrare, osservare o ad ascoltare.
E' chiaro che adesso l'ho messa qui per prima la non verbale perché il 55%, 38, 7, questo è più importante.
Se io devo calibrare, ovvero percepire la mappa dell'altro, nel caso del non verbale l'unica cosa che posso fare è osservare.
Quindi nella comunicazione non verbale osservo come questa persona si muove, ha movimenti ampi, ha movimenti bassi, è seduto in una certa maniera.
Guardate, ognuno è seduto nel suo modo, guardatevi intorno, ognuno è seduto nel suo.
C'è chi è bello eretto, c'è chi è più eccovacciato, c'è chi ha le gambe incrociate, c'è chi ha le braccia incrociate, c'è chi ha le braccia aperte, c'è chi guarda in alto, guarda in basso, ognuno c'è il suo.
Siete tutti diversi, poi c'è qualcuno che gli assomiglia, certo, perché le mappe poi si assomigliano, è ovvio.
Non è che ce ne sono 300, non sono tre, quindi ci arriviamo anche abbastanza in fretta ad arrivare a quanti sono.
Nella comunicazione paraverbale cos'è? Chiaramente io parlo ad alta voce, ma molte volte posso anche fermarmi, abbassare la voce, posso avere un tono ritmico, posso avere un tono altalenante, posso avere una voce limpida oppure una voce più bassa, più roca.
Posso dire le parole in maniera assolutamente specifica, ovvero non me le mangio.
Posso dare molta importanza alle parole che dico, quindi sono molto attento a quello che dico.
E poi c'è la comunicazione verbale, ovvero le parole.
Le parole non sono altro che espressione dei nostri cinque sensi.
Tutti i nostri cinque sensi sono quelli che ci dirigono, quelli che ci rendono diversi.
È quello che ci hanno materializzato, è quello che ci materializza nei cinque sensi.
Quindi, la caratteristica del linguaggio, che parole sta usando?
È una giornata luminosa, luminosa, luce, quindi visi, occhio.
Mi sento, oggi non mi sento particolarmente bene, quindi è un sentire, è un'emozione, pancia.
oppure posso dire non ti vedo tanto bene
oggi, quindi di nuovo, occhio
e non
non ti sento molto bene
c'è armonia tra di noi
armonia
quindi orecchio
quindi sono sempre situazioni
dove nascono da
sensi, le nostre parole
sempre, e c'è qualcuno
che ha più una certa cosa
c'è qualcuno che ha più un'altra cosa
c'è qualcuno che ha più un'altra cosa ancora
ancora, e quindi cominciamo a definire quelle che sono le varie mappe. Allora, cominciamo
a capire, la comunicazione non verbale, quindi vuol dire la gesticolazione, come si è seduti,
come si è in piedi e tutto, che cos'è che vado a vedere? La testa, la posizione, l'angolazione,
il movimento, il colorito del viso, delle orecchie, c'è chi diventa rosso, paonazzo,
c'è chi invece no, il movimento delle labbra, serrate, distese, vedete, è il primo secondo
Secondo della comunicazione, non possiamo fermarle, non possiamo fermare le espressioni,
pam, ci vengono, e quella è la nostra fotografia, noi saremo sempre così,
tac, in ogni momento, in ogni istante, per tutta la nostra vita,
perché quello è il nostro modo di comunicare.
Gli occhi, dove guardo, in alto, vedete, molte volte c'è persone che guardano dritti,
certe volte c'è persone che guardano in basso, certe invece guardano a destra e a sinistra.
Vi faccio scoprire un mondo oggi, mi voglio divertire.
busto, spalle, posizione retta
indietro, in avanti, accucciato
oppure bello dritto
e retto così, oppure
una persona che tende ad avvicinarsi
a tutto il corpo
a diventare un tutt'uno, una palla
braccia e mani
posso stare così
come posso fare questo
o come posso fare questo
sono diversi modi di fare
di utilizzare le braccia, le gambe e i piedi
quindi le gambe accovacciate o le gambe dritte
o le gambe aperte
La respirazione è alta, è bassa, è ritmica, profonda, leggera.
Sapete che le persone, cioè come fa uno che vuole ipnotizzare una persona?
Deve andare a vedere questo, non può fare altro.
Ricalca assolutamente quello che è la persona di fronte e una volta che poi ha capito qual è,
lo porta, lo guida in quello che lui lo vuole portare, ovvero è uno stato di coscienza alterato.
E quindi lo porterà là.
Ma prima deve sapere questo, altrimenti fatica.
Lo stesso vale per la paraverbale, è il volume alto, è basso, è ritmico, è una melodia fluente,
pronuncia le parole in maniera separata o attaccata, io me le mangio, vedete, io vado molto veloce,
molte volte me le mangio le parole, perché per me la parola, il paraverbale non ha molto significato,
per me l'udito, la parola non ha significato, o ha meno significato, quindi posso mangiarmene le parole.
parole, timbro, altezza, tempo, quindi le pause, il tempo sta parlando lentamente o
sta parlando velocemente, così come la comunicazione verbale, ognuno di noi ha un modo di parlare,
utilizza delle metafore, utilizza delle parole, utilizza delle specifiche parole, calca l'accento
su quelle parole e utilizza un canale sensoriale e già cominciamo a vedere, si parla di visivo,
auditivo e cinestesico. Cos'è il visivo? Queste sono le tre mappe. Il visivo è una
persona che comunica attraverso gli occhi. Questa è la sua canale preferenziale. Senza
gli occhi non riesce a comunicare. Poi c'è l'uditivo, comunica attraverso le orecchie.
E poi c'è il cinestesico, è quello che comunica con gli altri tre sensi, il gusto, l'olfatto
e le sensazioni, sono tre i modi di comunicare, tre modi di, tre mappe, il visivo, faccio
solo un esempio, è quello che utilizzerà sempre fattori legati agli occhi, un'idea
brillante, una giornata luminosa, vedo la situazione chiara, la situazione è ben contornata,
è ben descritta, un uditivo invece è una persona che ha bisogno delle orecchie, quindi
Quindi è una grande persona che la si può mettere al call center e lei sarà la persona più soddisfatta di questo mondo.
Perché? Perché deve sentire.
Avrete qualcuno sicuramente che quando vi telefona vi attacca una pizza che non finisce più.
Questo è un uditivo, perché lui vuole stare al telefono, perché lui vuole sentire.
Chiaramente un musicista sarà un uditivo.
Lui deve sentire. Vedete le mie mani? Sono qua, vicino alle orecchie.
Lui deve sentire, così come un fotografo, uno che fa cinema, per certi versi,
oppure sarà un visivo, chiaramente, ha bisogno della fotografia, ha bisogno di vedere.
E poi c'è il cinestesico, quello che lavora per sensazioni, la testa è nella panza,
è la panza quello che comanda, e quindi lo vedete tutto in una certa configurazione,
anche quando è seduto, è tutto ranicchiato perché la testa deve andare verso la pancia,
perché è la pancia che è l'elemento, diciamo, più dove quelle famose molecole dell'emozione
sono più concentrate, sembrava che fossero qui, ma sono pure qua, quindi è lì, e quindi
questo è il cinestesico, ovvero quello che lavora per sensazioni, per emozioni, caldo,
freddo
se avete la moglie
o il marito che è visiva
e non me la portate al mare
per sentire il caldo
per fare la lucertola
me la portate a vedere un quadro
o una mostra, un panorama
se un ragazzino
che ha 15 anni
vuole mettersi con una ragazzina
di 15 anni e sapesse questo
sapesse che lei è visiva
se la prende e se la porta a vedere
un tramonto
un'alba
un panorama
un qualche cosa di questo genere
e lei sarebbe ammagliata, che bello
è fantastico
un paesaggio
se invece sapesse che
questa ragazza è
cinestesica, ha bisogno di caldo
di freddo, di sensazioni
bisogna fargli vivere sensazioni
quindi la porti laddove ci sono sensazioni
se invece è uditiva
la porti a un concerto
alla grande
grande, anche se a voi vi fa due palle così, scusate, il termine è andare al concerto,
ma voi dovete mettervi nella mappa dell'altro, se volete conquistare l'altro. E se questo
è un collaboratore? Esattamente la stessa cosa. Ma voi avete la competenza, avete l'autorità?
Certo, ma a questo punto acquisite anche la fiducia. E se non è un po' meglio? È un
qualche cosa in più che ciò, che prima non utilizzavo, adesso lo vado ad autorizzare.
Quindi cosa ho? L'autorità, ma ho anche la capacità di creare fiducia. Perché?
Perché? Perché mi sono messo in disparte, ho capito qual è la sua mappa e adesso utilizzo la sua mappa.
Allora chi è il visivo? Vedete, ho messo una foto, guardate, tutti bei colori,
questi papagallini qui che sono fantastici, tutti messi così, dislocati, 25 colori l'uno per l'altro,
e questo è il visivo. Il visivo è quello che sarà sempre la persona che utilizza parole, gesti,
paraverbale legato al visivo
voglio vedere come va a finire
mi sembra che vada bene
sembrare, quindi è visivo
non mi è chiaro, voglio farmi
un quadro della situazione, guardiamo
le cose da questa prospettiva
è tutto legato all'occhio
guardiamo le cose, possiamo
allargare l'orizzonte
e vai con l'orizzonte
un visivo è quella persona
che è bella
provate a immaginare
E' una persona che gli mettete uno schermo davanti e non c'è po', lui non può avere uno schermo davanti
perché gli hai tolto via la sua capacità comunicativa e quindi lui cercherà proprio di aggrapparsi, di tirarlo giù.
Lui deve vedere, deve andare avanti, deve andare oltre, deve vedere cosa c'è dietro.
Quindi lui guarda sempre dritto, in alto o dritto, in alto o dritto.
Ricordate Verdone quando gli ricordassi e tirava su? Ecco, quello è un visivo.
lui deve guardare alto o dritto
e non potete mettere
se lo mettiamo in un call center
un visivo
questo dopo due giorni
è malato di depressione
non gliela fa
perché già è in un ambiente chiuso
e in più non vede
e in più deve comunicare con l'orecchio
arrivederci e grazie
un visivo è quello che ha la visione
nella leadership
i leader
tendenzialmente sono sempre visivi
perché non è proprio vero il 100%
però tendenzialmente sono visivi, poi c'è l'uditivo, questa cosa non mi suona giusta,
o non la vedo giusta il visivo, invece lui non dirà vedo, lui dirà questa cosa non
mi suona giusta, gli inglesi, la musica nasce là, poi c'è pure l'americano, non metto
in dubbio, però insomma, it sounds good, è tipico dell'inglese, I look good, I see
no, it sounds good, punto, perché quello è, perché loro sono uditivi, la stragrande maggioranza sono uditivi, ovvero devono utilizzare, utilizzano sempre parole legate all'udito, ascoltiamo tutte le campane, non vediamo tutte le prospettive o vediamo tutte le soluzioni, no, ascoltiamo tutte le campane,
Dimmi pure che ti ascolto.
Quello che dici è musica per le mie orecchie.
Tu sei la luce dei miei occhi.
E no, è il visivo.
No, tu sei musica per le mie orecchie.
Fateci caso.
Provate a pensare a qualcuno a cui vi è vicino
e stasera divertitevi.
Guarda, io mi sono divertito come un passo nella vita.
Io andavo sull'aereo quando andavamo ai Gran Premi
e quello fianco a me voleva allenarmi
con delle persone sconosciute
e allora, non so, magari passavamo sopra
alle montagne, a un lago
insomma, al mare, quello che è
e allora io dicevo, magari erano, non so
montagne, c'erano tutte bianche
Dio, che paesaggio
City, Piovo, guarda quel
bianco, quel candore
c'è proprio ovattato
morbido, Dio, ma anche lei
lo vede, ma è veramente fantastico
e non te le togli più
non te le togli più, perché hai beccato
il suo canale immediatamente, è lui e io volevo leggere i libri, col cavolo questo
qua voleva sempre parlare, quindi facevo le prove, io non le conoscevo e mi allenavo,
a un certo momento capivo, voi ricordate il film Il giorno della marmotta? Quello che
viveva, ha vissuto per sei mesi sempre la stessa giornata, che voleva alla fine portarsi
a letta a collega, insomma sostanzialmente questo era il discorso, e poi ogni giorno
Ogni giorno, per sei mesi, ha vissuto sempre la stessa giornata.
E lui cosa faceva?
Non so, a quella giornata andava a mangiare con la sua collega
e diceva, oggi mi piacerebbe andare al mare.
E lei diceva, vedi, io a te, possiamo stare insieme,
perché a me del mare me ne frega niente,
io voglio vedere questo, questo e quest'altro.
Bene, il giorno dopo, tornava,
diceva, ah, che a me, io vorrei andare a vedere questo, questo e quest'altro.
Ma anche tu?
Ma cavolo, anche io, vedi che siamo uguali?
esattamente la stessa cosa, ma non servono sei mesi
bastano dieci secondi
un minuto, se uno è allenato
basta veramente cinque secondi
per capire qual è la mappa di una persona
e se l'ho capita
io dialogo con quella mappa
e se dialogo con quella mappa
io metto in evidenza quella persona
quella persona si sintonizza con me
e io me la porto insieme a me
e non ho bisogno di utilizzare
esercitare sempre l'autorità
esercito, quella che si chiama autorevolezza
la persona viene verso di me
perché? Perché comunica esattamente come me, siamo come se fossero due amici da giovani,
i due per la pelle, esattamente la stessa cosa. Poi c'è il cinestesico, sento che tutto
andrà bene, puzza di bruciato la cosa, vedete è sempre legato a, allora un cinestesico
è sempre messo così
bella gamba
cavacciata ed è così
si mette così
perché tutto deve essere intorno alla panza
e la panza è quella che comanda
e quindi lui si mette così, ma lo vedete che a un certo momento
quasi sprofonda
invece un visivo
no, un visivo lo vedete
quindi schiena proprio attaccata
allo schienale e via e guarda dritto
un uditivo lo vedete
che fa così, vedete che
che comincia a girare con la testa,
non sta mai fermo,
così,
perché non sta mai fermo con la testa,
quindi,
ma vedete i cani,
quando fate qualcosa con i cani che non capisce,
si mette così,
l'elemento udito per il cane è la cosa più importante,
cioè,
non c'è niente da fare,
fiuto udito,
a vista,
mica tanto,
fiuto udito,
quindi,
lo vedete che si mette così,
perché cerca,
lo stesso fa un uditivo,
lo vedete che sempre,
oppure,
è sempre rivolto con la testa sulla sinistra,
messo così,
e mi ricordo che facevo un corso con dei ragazzi di un'azienda
e mi ho capito perché nelle foto sono sempre messo così,
ecco, perché nelle foto sono sempre messo così,
è un uditivo, ha bisogno dell'orecchio.
Allora, vedete, è un brutto presentimento,
mi ha colpito come un pugno allo stomaco,
questo ad esempio è una sinestesia,
è l'insieme tra colore e sensazione,
è un colore caldo, un cinestesico viaggia per sensazioni, quindi caldo, freddo, pesante, leggero,
tutto ciò che è toccare, quelli che vi toccano, e questo ti arriva e ti tocca, ha bisogno, è un cinestesico,
ha bisogno di toccare, e magari tu sei visivo e dici, senti, sta da fastidio, perché te vedo,
è così
allora però se ti tocca
è perché lui viaggia per sensazioni
e se viaggia per sensazioni, diamogli queste sensazioni
se è un nostro collaboratore
se è il nostro figlio, se è la nostra moglie
se è il nostro marito, se è il nostro capo
se è pure il nostro capo
e diamogli, io mi ricordo
che queste cose qui, insomma, è da un pezzo
ed erano ancora i Ferrari
a un certo momento cambiano il direttore
il mio capo cambia
da Ross Brown arriva un'altra persona
e questa qui io me la so squadrata, era un visivo totale, e allora, beh insomma adesso
ci penso io, powerpoint, dei powerpoint a paura facevo, dei powerpoint dove c'era i
fuochi d'artificio, c'era i colori blu, rosso, verde, giallo, arancione, e poi invece c'erano
gli altri che facevano i normali powerpoint, ok? Però niente, c'è niente da fare, quello
lo voleva di quello, ma perché
dipende sempre tu, è buono o so
siete che gli piace quello che scrivo
ma in realtà era solo che beccavo
il visivo, lui nemmeno
quindi vale in alto e vale in basso
vale in laterale
quindi vedetevi voi
non è che solo per, è per tutti
per tutti
e allora quando facevo questo, ripeto
quello che dicevo prima, se un ragazzino di 15 anni
sapesse di queste cose
fa terrore lì, fa terra bruciata
Voi dico, mica scherza? Allora vedete, questa è la slide finale, il visivo, nel verbale cosa fa? Parla attraverso gli occhi, quindi vedere, chiarire, immaginare, dipingere, panorama, visione, prospettiva, è una situazione luminosa, è brillante, è chiara, tutte parole legate agli occhi.
che paraverbale, quindi l'utilizzo della voce, volume alto, perché lui è alto, tutto alto,
volume alto, ritmo rapido, parla veloce, poche pause, tone acuto, è un treno,
perché lui il paraverbale non gliene frega niente, o perlomeno, cioè gliene frega,
però non è lì, non si vuole sentire.
Il non verbale, postura eretta, respiro toracico, tutto alto, gesti ampi, è così, sbraccia,
Lui deve andare oltre, deve cercare fuori, deve andare tutto fuori, tutto avanti.
L'uditivo, invece l'uditivo l'ha? L'auditivo.
Ascoltare, dire, parlare, suonare, parola, voce, ritmo, suono, armonia, piano, forte, musicale, silenzioso, tutte parole legate all'orecchio.
e il volume com'è?
è già un po' più basso
non è proprio così alto
un po' più basso
un volume medio
ritmo cadenzato
è ritmico
quando voi sentite
un oratore
che è uditivo
c'è da morire
c'è da morire
perché questo mi fa addormentare
e lui va così
e non c'è niente da fare
lento
cadenzato
e volume basso
cioè volume medio
E quindi a un certo momento c'è l'odio che ti saluto, a meno che non ci abbia l'uditivo, allora lo prende.
Ma se ha dei visivi cinestesi, ciao ciao, non li trovi più.
Scelta curata delle parole, perché deve sentire le parole, sono precise sulle parole.
Postura ondeggiante, perché? Perché lui deve sentire, lui, lui, l'orecchio deve essere sempre laddove c'è la comunicazione.
Testa inclinata a sinistra, respiro regolare, gestualità alla testa della bocca.
Non fa così, ma così.
I gesti sono qua, le mani sono qua, vicino alle orecchie.
Le pupille, adesso ci divertiamo con le pupille.
Lasciamo stare e dopo ne parliamo.
Eh beh, il cinestesico deve provare, deve toccare, deve gustare,
pressione, tensione, alto, caldo, morbido, freddo, caldo, pesante, leggero.
una moglie cinestesica
vi metterà sempre una marea
di ammorbidente
dentro la lavatrice perché deve essere morbida
la cosa, perché deve essere morbida
quindi se vedete
che c'ha la moglie che c'ha
chili di ammorbidente
fatevi in dubbio, potrebbe essere anche cinestesica
volume basso
parla piano
perché è la panza
non deve sentire chissà dove
parla piano
Quindi non la sentite, dovete strappagliare le parole, ritmo lento, impacciato, tono basso, profondo, è tutto basso, quando sta messo seduto così non lo sentite che è proprio messo così e poi che parla alto, no sarebbe un'incongruenza.
e così e parla
e piano piano
e alza sto volume
e parla, no, quindi un cinestesico
con un visivo
li sono scintille
sono scintillette perché proprio sono due
antipodi, eh, postura agitata
perché? E non sta mai fermo
guardateci, si muovono sempre
e perché li vedete, no?
sono così, poi dopo si mettono così
e poi dopo si girano così
poi dopo magari si mettono così
e non stanno mai fermi
perché devono sentirsi
non stanno fermi
devono sentire, devono muoversi
devono toccare, devono sentirsi
la cosa più bella sono queste
qui dove beccate subito al primo
secondo una persona che cos'è
fate una domanda, bella
l'esercizio è questo
un bel esercizietto, fare domande
aperte, ovvero far
parlare la persona, non sì o no
come risposta, aperta
che cosa è stato di bello
quello che hai fatto
l'ultima volta che ti sei divertito, cioè partarle a esprimersi, a parlare, una cosa
che gli piace, quindi un qualcosa di positivo, aperto, contate fino a tre e avete già capito
tutto. La prima cosa che fa è gli occhi, la seconda poi è la postura, terza poi le
parole che utilizza. Gli occhi sono la prima cosa che vedete. Allora, gli occhi, se guardano
in alto, che sia a destra e che sia a sinistra, adesso non stiamo a sottolizzare perché c'è
la fase costruita e la fase ricordata, se guardate una persona e spara gli occhi in
alto a sinistra sta costruendo, quindi non sta ricordando, sta costruendo una cosa, se
invece li spara a destra sta ricordando una cosa. Questo per esempio un magistrato, un
un giudice che era di casa mia
e mi chiedeva certe cose
perché di fronte alla persona voleva capire
questi ci giocano su questa storia qua,
non è che scherzano, quindi lo sanno.
E quindi vedeva se gli occhi
venivano da una parte o dall'altra
perché a seconda se stai facendo
stai effettivamente ricordando una cosa
o stai dicendo stupidaggine,
cioè stai mentendo, ok?
Quindi la menzogna è qua
e invece la verità è là.
Quindi tanto per dire.
E quindi il visivo è dritto,
secco ti guarda negli occhi
e non tira via gli occhi
da te, cioè ti guarda
oppure, allora quando dovete
ricordare la poesia, un visivo
tac, comincia
a guardare da una parte
all'altra, il visivo
l'avete queste immagini, molte volte si tira
su e via, quello è un visivo, che va a cercare
di ricordarsi la poesia
allora io la prima volta con mio figlio
che non sapevo cos'era e tutto il resto, ho provato
a capire, avevo 7 anni
se è visivo
adesso c'è la 17, però prima, allora cercavo di vedere, infatti era venuto fuori che era cinestesico,
quindi non è che guarda in su, guarda in giù, è diverso, infatti il cinestesico è dove guarda, in basso,
quindi ha un dialogo interno oppure va verso la sensazione, emozione, ricordato, costruito,
quindi guarda in basso, voi vedrete sempre che un cinestesico guarda in faccia e non vi guarda dritto,
Né guarda in alto, guarda in basso. Perché? Perché ha la panza in basso rispetto all'occhio e quindi guarda la panza.
E l'uditivo è bellissimo, è il più bello di tutti. Occhio, testa sinistra, così, testa sinistra.
Fateci caso, guardate un'intervista per televisione, guardate qualcuno, se vedete che al primo decimo di secondo, alla prima domanda, sposta l'occhio, testa sinistra, è un uditivo.
Perché? Perché l'occhio va a cercare l'orecchio, il cervello va a cercare l'orecchio e quindi deve sentire tac tac, fa così.
E quando parla è sempre tac tac, tac tac, sempre a destra e a sinistra, a destra e a sinistra, a destra e a sinistra.
Chi è che sapeva di queste cose? Sono interessanti?
Sono trucchetti, sono trucchettini che però alla fine danno una mano, oltre che l'utilizzo dell'autorità.
chiaramente il mancino
deve invertire
perché il cervello, lo sapete meglio di me
io non lo so, il cervello scambia completamente
la situazione, quindi
che cos'è che vi chiedo di fare?
è questo
fatevi un bel foglio Excel
per chi è buono, per chi non è buono, se lo faccia fare
ottenete un bel pezzo di carta
e ci comincia a dire
fa
una colonna di visivo
scusate, una riga visivo
una riga auditivo
e una riga cinestesica
e le colonne sono le persone
che conosce
Mario, Pietro, il collaboratore
il caposala
la moglie, il marito, il figlio
quello che è
e poi va a scrivere
ci mette una X
a seconda di dov'è
vi dico questo
chiaramente noi abbiamo tutti i cinque sensi
quindi li utilizziamo tutti e cinque
ma
ne utilizziamo uno in prevalenza
che sia il vivo, l'uditivo
o il cinestesico
e poi il secondo un po' di meno
il terzo
molto di meno
poi ci sono persone che hanno tutte e tre
bea di loro, perché?
perché beccano tutti, vi spiego questo concetto
di becca tutti, la pubblicità
secondo me
proviamo a pensare alla pubblicità dei gioielli
delle macchine
da barilla di una volta
i gioielli, il parfum
I profumi, che vedete? Vedete la bella donna, mezza nuda o vestita bene, sensuale magari, vedete l'uomo, bello, e quindi vedete, quindi diamo da mangiare a chi vede, belli, però adesso dobbiamo dare da mangiare anche a chi sente, e quindi cosa ci mettono?
delle musiche bellissime, delle musiche fantastiche, prendono dei pezzi di quello che è, capito,
basta amica, gli do da mani anche a quello che sente le sensazioni e quindi creano delle
situazioni sensuali, degli abbracci, sfocano le immagini, ammorbidiscono le immagini e
quindi cosa fanno? La pubblicità non sa, cioè sa che il 33% sarà visivo, il 33%
positivo, il 33% sarà cinestesico, ma li deve prendere tutti, non è che può dire
che adesso c'è una pubblicità dedicata a...
No, loro vogliono vendere a tutti
e quindi faranno un filmato
dove prende tutti e tre.
Allora, uno che ha tutti e tre,
contemporaneamente tutti e tre,
che sono rari,
vuol dire che con qualsiasi persona si relaziona
e sicuramente va a prenderla.
Se io sono visivo
e ho di fronte lui che è cinestesico,
io devo cambiarmi
e quindi andrò a parlare con lui.
Se io ho tutti e tre,
comunque io parlo,
lo prendo, quindi chi ha tutte e tre è fortunato, sono casi rari, normalmente abbiamo uno in
maniera molto evidente, il secondo un po' di meno e il terzo assente, o perlomeno molto
scarso, anche se abbiamo tutti e cinque sensi, però il modo di utilizzarli viene diverso,
ognuno ha la sua mappa, è chiaro quello che abbiamo detto fino adesso?
adesso. Quindi, cosa significa a questo punto condividere il modo? Allora, corpo, adeguare
alcuni specifici movimenti del corpo a quelli dell'altra persona. Se ora io di fronte a
una persona con cui sto parlando e siamo seduti, quella è visiva, anch'io mi metto
un po' così. Se invece è cinestesica e mi metto così, vado in incongruenza. Quindi
Quindi anch'io metterò così e magari mi avvicino, magari mi cambio anch'io certe volte e vado così.
Quindi io cosa faccio? Una volta capito, adeguo, è il corpo e la voce è la stessa.
Se c'è uno di fronte che parla pianino, bassino, non è che posso sparare ad alto volume il tutto,
no, anch'io devo abbassarla per adeguarmi, per ricalcare la sua mappa.
E lo stesso è il linguaggio, il linguaggio è fondamentale e tutto nasce se abbiamo ascoltato le parole che la persona ha detto, perché se io vado a ripetere le parole che la persona ha utilizzato, questa persona si avvicina.
Io mi ricordo che facevo delle simulazioni in un'azienda e c'era questa situazione dove uno faceva il cliente e il cliente diceva che i costi per me sono dei vincoli.
Quando poi dopo l'altro, che dovevamo fare un esercizio per capire qual era la mappa, è andato a parlare, ho capito che per te i costi sono dei paletti.
Io ho fermato e dico, ferma, ma quando mai hai detto paletti?
Ha detto vincoli.
I paletti è un tuo modo di vedere le cose.
Per te il costo è un paletto, ma per lei è un vincolo.
Quindi ricalca le parole anche,
perché se le ha ricalcate immediatamente, inconsciamente,
la persona che hai di fronte dice,
a cacchio, oh, mi ha ascoltato, ha detto la stessa mia parola.
Ma non è che ci va a ragionare, è un qualcosa di inconscio,
è un automatismo, e si avvicina.
Quindi anche nel ricalco del linguaggio verbale,
ripetere le parole chiave
non è che uno deve fare il pappagallo
che ripete tutto esattamente quello che ha detto
ma se ha detto delle parole chiave
ripetetele
perché immediatamente quella persona ha detto
oh cavolo
mi ha ascoltato
allora vedete che per fare tutto questo
siamo partiti da una situazione
abbiamo dovuto prima ascoltare
e poi osservare
o contemporaneamente ascoltare
osservare
ovvero ci siamo messi da parte
per poi tornare
ma non con nostra mappa
ma con la mappa dell'altro
ci siamo sintonizzati
A questo punto comunichiamo in maniera efficace.
Quindi io quando ero in Ferrari sapevo chi era Michael, sapevo chi era Rubens, sapevo chi era Irvine,
sapevo chi era Kimi Raikkonen, Felipe Massa, sapevo chi era il mio capo, Luca Cordero di Montezemolo, Jean Todt, li conoscevo tutti.
Tutti sapevo, la mia matrice è bella precisa.
Bella, sarebbe mettere in un libro, vedi questa matrice qui, è una scoop.
però sapevo tutto, di tutte le persone avevo individuato quali erano i loro modi di dialogare.
E allora ogni volta che arrivava una persona, io mi adeguavo a quella persona,
ma ormai non c'era bisogno, il primo era fare l'esercizio,
poi dopo, era chiaro per me, la memoria era ancora abbastanza giovane e mi ricordava un po' di tutti.
Se sono qui adesso a parlare con voi che non so chi siete a livello di mappe,
e io dovrò fermarmi, fare la cantilena, alzare il volume, parlare di sensazioni, dovrò prendere tutti.
Quindi dovrò parlare in maniera visiva, uditiva e cinestesica.
Se c'è un gruppo di 5-6 persone, 7, in un team, beh, insomma, ancora ancora si riesce a calibrare per ciascuna persona il modo di parlare.
se è un one to one
non è un grande sforzo
anche perché quello che ti ritorna
è molto più grande rispetto a
quello sforzo che hai dovuto fare
di metterti da parte
a questo punto
sì che posso
guidare, perché?
perché io ho creato fiducia
perché io ho creato sintonizzazione
quindi dopo aver fatto questo
la persona io la posso prendere
e guidare e farla aprire
verso nuove mappe, nuove direzioni
quindi se un capo ha un collaboratore
e deve fargli fare certe determinate cose
prima
si sintonizza, poi lo prende per mano
e a quel punto la persona si fa
prendere per mano
e non è più l'utilizzo dell'autorità
esclusivo
ma ci sarà l'utilizzo dell'autorità
più l'utilizzo dell'autorevolezza
e allora diventa
una bomba energetica
perché la persona è con te
E questa è condizione necessaria per vincere, comunque, dovunque, in crisi, non in crisi, in situazione, non si può pensare di fare altrimenti.
Questo, Michael, Valentino, Prost, Senna, maghi, maghi della comunicazione, maghi di saper comunicare, saper portarsi le persone dentro.
Perché anche se sono loro che guidano e che vincono, non possono vincere se non essero gli altri al massimo.
e questo per esempio all'osso è già un po' più
bassino, da questo punto di vista
gli altri sapevano
come costruire un team
sanno come costruire un team
sanno come portarsi le persone
io con Valentino ci ho vissuto due anni
quando abbiamo fatto il progetto da portarlo dalle moto
alla Formula 1
quindi lui voleva provare, vedere se poteva diventare
pilota e la Ferrari voleva vedere
se lui poteva diventare un pilota
e lui non poteva essere un pilota, andava forte un bel po'
solo che lui è che ha deciso di non fare
però ho potuto vedere
vedere il suo modo di comportarsi, è successo nel 2007 questo, 2005, 2006, 2007, nel 2005, 2006, 2007, io nel 2007 ho fatto il mio primo speech di queste cose che vedremo fra poco, il mio primo speech l'ho fatto lì, insieme a Bill Clinton, il mio primo speech, ha parlato prima Bill Clinton e poi ho parlato io, per farci capire come potevo stare in quel momento.
quindi
e allora ho potuto vedere effettivamente
com'era la situazione
e allora ho visto che anche lui
era di quella pasta, Gianni Agnelli
esattamente la stessa pasta
comunque
la capacità di comunicazione è fondamentale
anche se sei il numero uno
e se sei la persona
più importante in quel momento
perché non c'è altro, in macchina c'è te
noi non possiamo guidare
come te, ma loro sanno benissimo
che senza chi è intorno
vanno avanti. E quindi
loro per loro era comunicare.
Michael era un mago
a comunicare con le emozioni.
Senna, anche Valentino
era un mago a comunicare con le emozioni.
È un mago. Cosa mi dite
di questo? C'è qualcuno
che ha qualche domanda, qualche cosa?
È chiaro tutto quello che abbiamo
detto? Il discorso
è certo, è chiaro.
È un altro discorso.
Lì non lo voglio
non lo voglio sentire, ma nel momento che ci vogliamo sentire, sono io quello che deve
aprire la porta, se il mio capo non sa, esatto, alla fine è questo, se il mio capo non sa
certe cose e io le so e cerco di, alla fine ho più potere contrattuale io del mio capo
E non sarà, eh sì sì, no no no, no perché comunico, mi avvicino, non è una sfida, non è una lotta, non è un duello, io mi avvicino al mio capo assolutamente e lui inconsciamente lo becca, non è che la vede come un qualche cosa, questo sta cercando di ammazzare, no, io sto cercando di capire qual è la sua mappa, aprendo la sua mappa e vado.
Ma cosa succede? Questo è successo a me, fisicamente. Se il mio capo non è così e io comincio a essere così, ma io comincio ad avere tutte le persone dalla parte mia, quindi io comincio ad essere un problema.
Quindi il capo potrebbe creare dei problemi da quel punto, ma io posso essere un problema perché io ce li ho tutti dalla parte mia. Perché? Perché se io so comunicare e non c'è pezza, le persone vengono da te.
la forma di comunicazione
comunicare efficace fa sì che le persone
entrino da te, vengono da te
è la prima
il primo casello, il primo mattoncino
del carisma
quindi
e diamogli
cioè non andiamo oltre
non andiamo oltre
le sensazioni
passione, energia
questo è
la sensazione è emozioni, energia
energia, quindi diamogliele, diamo energia, non siamo apatici, non siamo, guardiamo in
basso, diamo via, stiamo lì e poi parliamo in termini di sensazioni, quindi la sento
calda questa situazione, è bella, mi piace, è calda, è calorosa, è rosso vivo e quindi
brecchi la sinestesia, è rosso caldo, cioè devi parlare in questa maniera, se uno, io
Io posso capire che è difficile parlare della sensazione per uno che non lo sia.
Questo sì, sta lì, sarebbe interessante capire cosa può essere lei.
Lo becchiamo subito.
Certo, è allenamento, perché queste sono cose nuove, ovviamente.
È chiaro che uno gli viene immediato a parlare, comunicare con una persona che identica a se stesso.
Ma se capisce che questa persona non è identica a se stesso, allora intanto la seconda volta dice
dico che questa non è uguale a me, allora che cos'è? È cinestesica, e allora cosa facciamo?
E allora intanto ci sediamo bene, se ci sediamo, non stiamo così, ma proviamo intanto a stare così.
Quella persona si metterà così, e allora già c'è comunicazione non verbale, 55% è già presa,
e il 55% dell'efficacia della comunicazione l'ha già presa, solo come ti sei messo, senza aver detto niente,
vede un problema, vedete?
Vede un problema.
Quindi cosa potrebbe essere lui?
Eh, vabbè, vabbè.
Eh, vabbè, vabbè.
Però, sai, io ho la prima parola,
vedete, io ci faccio caso.
Eh, sì.
Tom, talk, immediato.
Oh, no, no, no.
Subito.
No.
No, perché la qualsiasi prima nostra risposta
a una domanda
è comunque quello che siamo noi.
Quindi, non so, l'altra persona mi fa una domanda e io rispondo e rispondo in quella maniera.
Io faccio una domanda a lui, lui mi risponde e mi risponde in quella maniera.
Perfetto, ci siamo.
E quindi via.
Non riusciamo noi a mascherarlo.
E dopo che io voglio entrare, avendo capito che ho di fronte,
che comincio a utilizzare certi termini nel porre le domande, nel riassumere una situazione.
Ma non è una risposta a una domanda secca.
Io utilizzo quello che sono.
non riesco a dire se sono visivo
sarei assolutamente
in disintonia, si beccherebbe immediatamente
o devi essere un mago
non lo so, io non sono mai riuscito a farlo
né lo faccio, non mi interessa
perché ognuno poi è quello che è, non è sbagliato
o non è giusto essere una cosa
o non essere un'altra, uno è, basta
quanto conta
quello che uno è come comunicatore
qualche anno fa è uscito
uno studio fatto in una università
in America
in cui hanno preso gli studenti del secondo anno per un corso di comunicazione, li hanno prima valutati e sono usciti delle classi di comunicatori.
Allora una classe di cattivi comunicatori che aveva 60 come punteggio e una classe di buoni comunicatori che aveva 80 come punteggio.
Hanno fatto il corso, alla fine quelli che avevano 60 erano passati a 67, quelli che avevano 80 erano passati a 110.
10, quindi c'è qualche
cosa anche di
intrinseco, di personale
per cui uno
per quanto si sforzi può rimanere
un attivo comunicatore
assolutamente, è un talento
il comunicatore
Michael Schumacher non è che ha studiato
comunicazione, non è che si è messo lì
a vedere, sono talentuosi, c'è niente da fare
se poi dopo riescono a capire
cosa c'è dietro, allora raffinano
quel loro talento, uno che non lo sa
comincia, ma poi più
si allena, in qualche modo potrà raggiungere forse quel talento, però uno ce l'ha. E
per esempio quello che ha tutti e tre gli aspetti è un comunicatore nato, perché uno
che è visivo parlerà attraverso orizzonti, visione, è uditivo, quindi scandirà le parole
in maniera precisa, cercherà parole precise e nello stesso tempo è cinestesio, quindi
darà emozione nella sua esposizione, quindi le prende tutti e tre, lui è capace di prendere
tutti a tre e nello stesso tempo prenderà tutti, per forza di cose, quindi quello è
un talento. Ora proviamo a, però non posso io, io sono visivo e cinestesico, non posso
addestrarmi a diventare uditivo, non lo sono, punto e basta, quindi avrò quella difficoltà,
allora se riesco a beccare di fronte a me che c'è un uditivo allora cercherò di fargli
le domande o cercherò di ascoltare bene quello che dice e mi adeguerò, è il massimo che
che posso fare, quindi da 0 a 10
arriverò a 7, forse
ma ci sarà uno che
potrà arrivare a 10 se è talentoso
quindi
questo cerca di avvicinarsi
a quello che è il talento, ma il talento è il talento
quindi c'è niente da fare
da quel punto di vista
c'è già il microfono
ah, ci ha veduto il microfono
vai pure, dai vai pure
qualcosina
di quello che avevi
illustrato precedentemente, lo avevo già fatto
nel corso per allenatori
allenatori di calcio
dove
uno dei metter
dei quad è quello di
comunicare motivando
infatti quando hai detto coaching
è colui che allena, colui che dirige
lì
la rosa è 15, ci stanno le riserve
ci stanno quelli che non giocano mai
teste assai diverse
e anche in ambito professionistico
si trovano allenatori che magari sono bravi, uno tra tutti Zeman che secondo me è un pessimo comunicatore con i giocatori, insegna, educa ma non motiva o ne motiva alcuni, qui a Roma è stato Lampante che alla fine si è vero è cambiata la rosa, una squadra che fa 30 punti in più, qualcosina è cambiato e secondo me Garzia è uno che motiva, comunica e motiva bene.
Bene, però ritornando a noi, al nostro ambito, prettamente professionale, per quanto io posso essere bravo a comunicare o con i miei subalterni o con i miei stessi colleghi, il leitmotiv, cioè l'elemento che spinge ogni singolo individuo a migliorarsi, non è proprio la motivazione, primo.
Secondo, in ambito nostro purtroppo la motivazione non è solo una, che è quella economica, non è un discorso legato solo a un fatto prettamente legato al fattore denaro, però purtroppo per chi lavora è così.
ho capito
l'elemento che ti spinge a migliorarti
è la vittoria
poi è chiaro che in ambito professionistico
sarà pure una vittoria legata anche
all'acquisizione di prestigio, di denaro
nell'ambito nostro molto meno
perché noi siamo semiprofessionisti
ma io non ho parlato ancora di motivazione
io ho parlato solo di comunicazione
comunicare non è motivare
poi utilizzo la comunicazione per motivare
è un altro discorso
io sto solo dicendo
Tu sai l'inglese? E io sono italiano? Io devo imparare l'inglese. Una volta che so l'inglese, a quel punto utilizzo l'inglese per motivarti, se voglio motivarti. Ma io sto cercando di trovare qual è la porta, la chiave.
noi abbiamo tre porte qua
provo a immaginare
tre porte
uno è il visivo
l'altro è il cinestesico
e l'altro è l'uditivo
una è aperta
e l'altra è mezza aperta
e l'altra è chiusa
io devo capire
dove devo andare
devo capire
devo aprire il cervello
ah è aperto quella lì
vado là
basta
poi adesso
quello che gli devo dire
o cosa gli devo dire
è un altro discorso
ok
adesso lo andiamo
magari a vedere
ma
la comunicazione
in sé per sé
se io parlo a te
tu sei visivo, io ti parlo in maniera cinestesica
magari non riesco
a dirti assolutamente niente di quello che io penso
tu interpreterai tutto in un'altra maniera
e quindi non c'è comunicazione
basta, quindi non ci può essere
nient'altro
c'è anche qui un discorso d'autostima
nel caso nostro io devo trovare
i giocatori che alla fine mi seguono
ma questo è un altro discorso
tu sei su un altro livello, aspetta che
andiamo a vedere questo che arriva adesso
lì sì, dopo andiamo lì
Ma io ancora non sono sull'autostima, non sono sulla valutazione della persona, né sulla motivazione, né sulla relazione interpersonale per uno scopo, per un obiettivo.
Io sono solo, per adesso, nel capire come comunichi, adesso ti guido verso, ora ne parliamo, sono solo la lingua e basta.
Ci siamo? Hai già posto, ok.
Bene, allora io ho scritto lì, dirigere per motivare.
Dirigere in senso lato, capo, caposala, madre e moglie, chi sai chi dirige lì, ma siamo perduti.
Il senso lato, motivando, motivando vuol dire valorizzazione delle persone,
tiriamo dentro un altro argomento adesso.
Allora, prendiamo il coach, il coach è quella persona che va di fronte a un'altra persona
E grazie alle sue doti, strumenti, riesce a far emergere le risorse della persona che sta di fronte, in modo tale che questa persona, grazie alla consapevolezza nuova di queste risorse che aveva dentro, ma non lo sapeva, può raggiungere il suo obiettivo o risolvere la sua situazione.
Quindi a me mi chiama, come dicevo, un direttore di banca, un direttore di un'azienda, meccanica, chimica, farmaceutica, quella che è, e mi dice guarda io nel giro di un anno mi hanno dato questo obiettivo da raggiungere e io devo raggiungere questo.
Oppure mi dice, io ho un gruppo di persone ma non riesco a trascinarle, ho problemi a trascinarle.
Oppure mi dice, ho una situazione per cui ho paura, ho paura di prendere decisioni, sto vivendo lo stress e questo stress mi sta massacrando.
Questo per me è uno sconosciuto, non so chi sia, è il bello del mestiere, ho di fronte qualcuno di cui io non so assolutamente niente.
Quindi vado lì e devo cercare di tirargli fuori le risorse, in modo tale che questa persona dica, cacchio, ecco cosa devo fare, devo fare questo, prende parte, lo lancio.
In un'azienda, se il leader, se il capo, ha una sfiga, scusate la parola, tra virgolette, conosce e è competente.
Se conosce e è competente, tende a dare lui la soluzione di quello che dovrebbe fare.
Perché è competente. E se io do a una persona la soluzione, questa persona la può prendere come non la può prendere. È ben diverso. Se io invece chiedo e cerco di ottenere le risorse, far venire fuori le risorse della persona in modo tale che lei veda la direzione, a quel punto va.
Allora la leadership di competenza sono cerotti, mettiamo cerotti ogni volta, ti do la soluzione e si fa così perché da retta a me ci sono già passato, abbiamo poco tempo, abbiamo fretta, via, si fa così, ti do il cerotto.
ma il problema si ripresenta
la prossima volta
il cerotto si è andato via
magari si è ferito da un'altra parte
e mettiamo un altro cerotto
quindi si va per cerotti
e la mia presenza è indispensabile
e quindi dirò che ho un branco
di persone che non sono capaci di fare
perché devo esserci io
altrimenti non vanno avanti le cose
questo è il cerotto
il coach invece non può dare cerotti
perché non lo sa
non ha idea di che cosa io posso
non posso dirti cosa devi fare, nel tuo mondo non lo conosco, però io ti curo, ti tolgo
via il problema, ti tolgo via quello che ti limita e a questo punto per qualsiasi situazione
che capiterà, che ricapiterà nel futuro tu sai cosa fare, perché? Perché non c'è
bisogno di cerotti. Allora, nell'ambito aziendale servono tutte e due, ovviamente, perché ci
Ci sono situazioni dove bisogna mettere dei cerotti, ma ci sono anche situazioni dove magari non mettere il cerotto è meglio.
Perché? Perché curo.
E a quel punto quella persona non sarà più un problema per me, capo, perché sa andare con le sue gambe.
Sulla base di quello che io e lei, questa persona, abbiamo visto.
Questo è lo stile coaching.
Questo è il modo più efficace per dirigere.
E' il modo più efficace per ottenere la stima delle persone e per valorizzare, quindi autostimare le persone, per motivare le persone, per avere un gruppo che dia il 100% della propria competenza e capacità.
Il cerotto la dà scala.
E questo è normale, no?
È chiaro questo per voi?
Se a me vengono a dire, c'è da fare questo, questo, sai cos'è?
Devi andare qua, puoi fare questo, dare tammessi, devi fare questo, fare questo,
io pedisco e quello faccio, ma sono motivato a farlo.
Se invece questo capo venisse da me, e non è una cosa urgente, ovviamente,
ma è una cosa che può essere curata,
se senti c'è da fare questo, prova a pensarci, bisogna andare là,
prova a pensarci, cosa faresti tu?
se da me me lo dice, ma aspetta un attimo, me lo domanda a me, e poi comincio a vedere,
comincio a capire, comincio a vedere, comincio io collaboratore a vedere, e poi viene, quale
soluzione potresti aver trovato, questo, questo, questo, aspetta un attimo, cosa potrebbe
capitare se successe questo, ah cacchio non ci ho pensato, allora dai, prova a ripensarci,
Prova a vedere questo. Io lo porto là, ma ci arriva con le sue gambe. Quella roba lì la farà non più con la motivazione che aveva quell'altro ragazzetto là, ma la farà a palla.
Ed è quello che a me serve. Lui ci metterà tutto il suo essere, tutta la sua competenza, tutto il suo impegno, perché è una cosa sua.
La condizione necessaria per vincere, per essere performanti, è che tu faccia una cosa che tu vuoi fare, il tuo gruppo faccia le cose che lui vuole fare, il gruppo.
o tutti loro vogliono fare, questo è, e allora se sono leader non competente mi viene facile,
perché non ti posso dare la soluzione, se invece sono leader competente mi devo mettere a fare,
ed è un'altra volta che mi devo mettere a fare, e qui cominciamo a creare qualche crepa,
andiamo avanti, adesso vi faccio vedere come si fa e cosa vuol dire tutto ciò,
Questo è come si muoveranno le aziende, ve lo dico. Non hanno alternativa. In un mondo dove quello che si aveva qualche anno fa, quindi la ricchezza tra virgolette delle aziende, che copriva tutto, adesso non c'è più.
l'unica cosa che possiamo fare
è valorizzare le persone che hanno
l'azienda adesso
se comincia a valorizzare le persone che ha
vincerà
sarà pronta quando il mercato
ripartirà o quello che è
se non va lì
sarà annientata
perché non può avere altro
deve tagliare, tagliare, taglia
voglia di tagliare, taglia, taglia
poi dopo alla fine vai che non c'è più niente
e non c'è più le persone
e manco più quelle
è l'unico tesoro che ti rimane
Quindi in questo momento il campanello d'allarme va a tutti i livelli e non penso che il mondo sanitario sia molto diverso, quindi il mondo ospedaliero, tutto adesso l'unico che ci dà salvezza è la valorizzazione delle persone e la valorizzazione delle persone noi la tiriamo attraverso uno stile coaching.
Io sono entrato in un'azienda tre anni fa e ho cominciato a insegnargli questo.
Automaticamente adesso l'azienda, perché è una multinazionale,
dalla base è arrivato che bisogna fare questo.
Gli ha detto noi abbiamo iniziato tre anni fa.
Perché per forza di cose devi passare attraverso questo, non c'è altro.
Devi passare attraverso la valorizzazione delle tue persone.
Altrimenti o non lavorano al 100% o le perdi.
E quindi hai perso l'unico tesoro che ti è rimasto.
Allora, cominciamo a capire che cos'è il mondo coaching, che è il mondo della performance.
Stato di risorsa, passione, coinvolgimento, piano d'azione e feedback.
Questi sono i cinque passaggi minimi richiesti per essere leader coach, per essere manager coach,
per essere un coach all'interno di una sala operatoria, all'interno di un gruppo, in famiglia, tutto quello che volete.
Stato di risorsa, sapete cos'è lo stato di risorsa?
Avete mai sentito nominare uno stato di risorsa?
Guardatevi questo film.
Uno si è svegliato.
Com'è la vestizione di un grande campione prima del Gran Premio. Vediamo.
Vediamola.
Vedete, ogni mestiere ha un suo vestito.
Non potete pensare ai monaci senza quel vestito.
Così anche come il pagliaccio,
con lui che deve fare ridere il vestito in una certa maniera.
Voi stessi, per fare il vostro lavoro.
anche pensare che sono leggermente toccato ma abbastanza un po matto anche
tipo le ciabatte di tutte le cose appunto per quello perché io o sono
totalmente disordinato tipo cattasse di robe sul letto che dormo butto per
terra capito proprio tipo Homer Simpson e quando sono a casa qui invece deve
essere tutto a posto se io parto che l'asciugamano non è piegato io sto male
Quindi lui dice, io a casa, dentro la mia casa c'è un bordello che mi dà basta, ma io dentro il mio camion, cioè dentro il mio ufficio quando sono in pista, deve essere tutto in ordine, tutto bello preciso, altrimenti non vado a correre, quindi sono due persone diverse.
Quando c'è il parlato, alziamo il volume, lo stesso può essere il manager, si veste, è l'ufficio, il combattente, questo è stato messo per le signore, diciamo che è di appeal, vedete il visivo, il silestesico, il uditivo, è lo sport, uno si veste, va nei spogliatoi, si mette la tuta, si mette la divisa e va.
C'è un che di religioso?
Ma soprattutto è un rituale per, almeno per me, a me serve per cercare di lasciare tutti i pensieri, tutte le cose che ci sono fuori dalla pista
e diventare un pilota e raggiungere la giusta concentrazione e pensare solo.
Allora lui ha detto, per me è quasi un rituale che a me serve per lasciare fuori i miei pensieri e diventare un pilota.
Perché prima non lo eri? Eh no, prima non lo sono.
Se sto a fare la spesa, eh io non sono un pilota.
Il pilota è quando vado in macchina o vado in moto, quando divento chirurgo, quando mi vesto.
Mentre sono a casa o sto prendendo la macchina da casa ad andare all'ospedale, non lo sono.
sono, operatore di sala lo stesso, quindi si diventa, quindi è un rituale, ma un rituale
che cosa? Lo stato di risorse, non c'è personaggio eccellente della mia vita che io abbia incontrato
che non sappia che cosa sia lo stato di risorse, poi non lo sa declinare, ma per forza di cose
lo sa, e sono sicuro che in mezzo a voi sapete che cos'è, qualcuno sa che cos'è, lo stato
di risorse è un allacciamento a qualcosa che mi porta a essere, a diventare la persona
sono che sono. Un leader entra dentro la porta, entra dentro l'ufficio, diventa leader, diventa
uno che lavora in un'azienda, diventa collaboratore in un'azienda. Quando entra nell'azienda,
prima no, si deve vestire. Uno stato di risorsa è un allacciamento alla nostra mente con
qualche cosa e diventiamo, è un click, tac, posso questo, esatto, non posso essere lo
stesso. E sapete come si fa? È bello, faccio sempre questo esempio io. Per me, anche oggi,
prima di venire qua, me bastano pochi secondi. Per definire uno stato di risorse ci si deve
allacciare a un momento assolutamente positivo dove siamo stati protagonisti nella nostra
vita, da bambini, da giovanotti, da metà quello che è, giovani, ministro lavoro, studenti.
per me è un esame di scienza
delle costruzioni, questo è stato
un esame
meraviglioso per me
io ho i brividi a pensarlo ancora
allora io cosa facevo?
cosa ho fatto?
facevo quello che facevano i piloti
lui prima di entrare in macchina
faceva sempre lo stesso
movimento, che non è scaramanzia
ma diceva
io adesso sto entrando in macchina
io gli dico come mai fai quello?
entro in macchina, Mansell era
amicidiale. Manser
aveva una visiera che aveva
lo sponsor
o perlomeno aveva
una benda qua, una banda
cioè gli rimaneva tanto così
della visiera, proprio lo vedevi
tirava giù e era un altro mondo
non ci sono più
sono pilota
ognuno aveva il suo modo di fare
per me, per poter fare questo
allora ho pensato
al giorno in cui ho fatto l'esame
di scienza delle costruzioni
L'ho pensato e l'ho vissuto, sono andato a vedere visivamente, c'era l'alba magna, c'era tutta la gardinata, c'erano le persone, gli studenti che ascoltavano l'esame, c'era la commissione, c'era una lavagna enorme, c'erano tutti i tendoni tipo questo però di colore marrone, era l'alba magna del San Pietro in Vincoli, l'ingegneria, il triennio, c'erano sti lampadari, c'era questo, c'era tutto questa situazione.
e mi hanno cominciato a fare le domande
il professore era da una parte
e chi faceva le domande erano i suoi assistenti
perché il professore non si poteva sporcare
quindi stava là e allora è via
e io mi hanno cominciato a fare le cose
a chiedermi delle domande
e ho cominciato a scrivere
la lavagna partiva da là e finiva là
e ho riempito tutta la lavagna di teoremi
e nello stesso tempo sentivo il brusio delle persone
poi ho visto il professore avvicinarsi
e ha fatto così ai suoi assistenti
Senti, continuo io e ha cominciato lui a farmi le domande e andava sempre più per le particolari.
A quel punto gli ho riempito tutta la lavagna effettivamente ed era quasi diventata una lezione.
Durata due ore e poi alla fine mi ha abbracciato.
Ecco, per me quello è il momento clou, è un picco, è un picco di sensazioni, di brividi, perfetto.
Io quello lo devo rivivere il più tempo possibile della mia vita.
Ogni giorno rivivetelo, fino a quando a forza di farlo fate un gesto, un gesto qualsiasi, mentre siete lì che state rivivendo quel momento toccatevi l'anello, fate un gesto, fate questo, sentite una musica se siete uditivi, mettete quella musica, mentre state rivivendo questo mettete una musica e quindi quella musica poi la mettete nel telefonino.
Oppure guardate un'immagine, e quell'immagine magari è nel telefonino o nel desktop o dove volete, oppure è una fotografia.
Che cosa succede? Che la mente associa quell'immagine, quella musica o quella sensazione a quel momento.
Entrate e fate click.
Toc. Adesso ci sono.
Ed è ancorata a un momento positivo della vostra giornata.
Io non posso andare a fare coaching se non sono lì.
non posso, perché io non posso
essere positivo
e produttivo con una persona di cui
io non so niente, non so cosa mi dirà
non conosco assolutamente niente
se non sono lì
è la prima porta dell'anticamera
per entrare nel presente
condizione necessaria
per essere coach
è vivere nel presente
quasi sufficiente
per essere performanti
è vivere nel presente, il passato è il futuro, è pensiero, è senso di colpa, giudizio, è ansia, paura.
La prima cosa, lui ha detto, è un rituale, divento pilota, sono presente in quel momento come pilota,
divento chirurgo, sono presente in quel momento come chirurgo, non sto pensando ai miei problemi,
non sto pensando che magari venendo qui ho fatto un incidente con la macchina,
oppure c'è questo, c'è questo, c'è quell'altro
sono lì, punto
e basta, e per poterlo
farle questo come automatismo
andate a prendere una vostra
situazione dove siete stati positivamente
protagonisti, alla sera vi mettete
lì fuori tutti, chiudete
spegnete i telefonini fuori tutti
mettete una musica, mettete un profumo
se siete cinestesici
mettete un profumo perché i profumi
cinestesici lo vogliono perché
è sensazione
e ho fatto, quindi mettetevi un profumo qua, qualsiasi, un'essenza, un olio che vi piace,
bene, andate a pensare a quel momento e sniffate, quello è sniffare, quella è droga, ma è
una droga positiva, non è cocaina, sniffo, è chiaro che sniffo, ma sono lì, la mia
mente mi porta là, immediatamente mi vesto, mi vesto in quella situazione, adesso divento
performante, è l'anticamera del vivere il presente, vivere il momento, uno dice ma come
fai a stare nel presente e vivere il momento? Quando faccio coaching queste persone mi vengono
da me e mi chiedono come fai a capire, a intuire, a creare, l'unico modo che posso fare è
stare nel presente
io questo è un messaggio che vi voglio dare
è lì dove c'è la performance
noi possiamo sapere tutto quello
che possiamo sapere, leggere tutto
quello che possiamo leggere, essere
tutto quello che sappiamo
leggiamo, ma questo non ci
dà la performance, non so se
l'altra volta vi ho fatto l'esempio
di Michael e di Irvine
Michael il primo miglior giro
lo fa il primo giro, un pilota
normale lo fa il quarto o quinto
toglie il giro, però fa la curva, cacchio ci sto, aspetta, facciamo un altro giro, vado
più veloce, cavolo ci sta la macchina, terzo giro, passa attraverso stadi storici di conoscenza,
ovvero studia, sta studiando e alla fine fa il giro, perfetto, poi c'è qualcuno che
lo fa al primo, scusa ma lui non ha studiato, perché lo fa al primo? Perché lui è lì
ed è connesso a qualcosa che è un po' più grande di noi, allora lo stato di risorsa
Tac! È quello che ti permette di entrare lì.
Le persone lo avvertono subito quando state in stato di risorsa.
Io vi vedo a voi, è dalle due e mezza che stiamo qua.
Non c'è uno che si sta distraendo.
Eppure non so che ore sono, sono già le quattro e rotti.
Quasi due ore che stiamo qua.
Perché? Perché ci sono io.
Se non ci fossi io, farei di fatica.
Quindi condizione necessaria per cominciare a dirigere, motivando, è che tu sei lì.
Altrimenti le persone ti avvertono.
secondo, passione
stato di risorsa
passione
passione
ma che è sta passione?
cos'è la passione ragazzi?
si compra la passione?
andiamo alla supermercato che prendiamo due etti di passione
coerenza tra credo e azione
il credo nasce
dai nostri valori, la passione è un'espressione
dei nostri valori e delle nostre convinzioni
è l'espressione di quello che noi siamo
la passione
La passione è dentro i nostri valori, è uno stato emotivo, è un'emozione la passione, è motivazione intrinseca la passione. La nostra energia è direttamente proporzionale alla nostra passione, se noi dobbiamo guidare, dopo che abbiamo cominciato a comunicare, dobbiamo guidare le persone, ma le persone non vogliono andare da A verso B, perché loro vogliono stare ad A, perché quella è la loro zona di comfort, io invece la devo guidare e spostarla,
farla, ma se la devo spostare devo produrre energia, devo produrre lavoro, ok? Joule devo
produrre, ma per poter produrre questi joule devo averli io, perché se non ce li ho io
faccio fatica a dargliela all'altra persona e allora non è che gli posso dare la barretta
energetica a un Red Bull, perché quella non è energia spendibile, ok? Io devo dargli
passione, ovvero devo avere io motivazione intrinseca e che cos'è questa? È la più
più grande porta per entrare nel presente, è vero o no? Se noi guardiamo un film che
ci appassiona, pensiamo, facciamo fatica, ma guarda il caso, il tempo si accorcia, è
vero? A me è già finito, è passato un'ora e mezza, a me sembra che sia passati due minuti,
poi facciamo una cosa che ci fa due palle così e passa più il tempo, allora il tempo
Il tempo è la percezione, non è assoluto, è la percezione, o è corto o è lungo,
si risconda se noi siamo lì o non siamo lì e quando siamo lì con la passione il tempo vola,
non c'è, è un'assenza di tempo, la passione è assenza di tempo,
vivere il presente che ti permette la passione di entrare è assenza di tempo,
non c'è più il tempo, c'è solo quel momento.
Sapete che cos'è la paura? Avete mai pensato che cos'è la paura?
L'altra volta l'abbiamo fatta, però ve lo dico. Che cos'è la paura? L'ansia. L'ansia è reale? C'è? O è un'illusione? È reale o un'illusione? Eh? Per chi ce l'ha è reale.
allora, io e te
no, no, dico
io e te, andiamo al
bendati
ci bendiamo, proprio perché non possiamo
vedere niente, ok?
e andiamo al decimo piano
ci portano
noi non sappiamo, ci prendono
dai, vieni con noi, vieni con noi, e andiamo su
al decimo piano, ci fanno mettere sul
balcone, ok?
oppure sul cornicione del
decimo piano, però noi non vediamo
Stiamo lì, freschetto, però ci stiamo, bene, tirati via la benda, aspetta un attimo, che cosa cominciamo a fare?
Aspetta un attimo, ma se io mi sporgo, cado, ma stai cadendo? No, se tu ti sporgi, quindi è una proiezione,
quindi la paura e l'ansia è una proiezione del futuro, di qualcosa che potrebbe accadere, ma in quel momento non sta accadendo,
Quindi è un'illusione, è una proiezione illusoria, non è una verità, non è reale, tu sei lì fermo in quel momento. Quindi la paura, l'ansia è sempre una proiezione nel futuro, ma se io proietto nel futuro vuol dire che sto pensando e se sto pensando vuol dire che non sono nel presente, ovvero non sono dentro la passione, ovvero non sono in uno stato di risorsa.
E quindi posso anche stare a casa, perché non sono in quel momento performante.
Se un pilota pensa mentre guida, quello si sfroscia alla prima curva, sai dove va a finire?
Oppure quelli che fanno, bellissimo, quelli che mettono un filo,
c'era quello che negli anni 70 aveva messo un filo, non so di che dimensioni, 2-3 cm,
centimetri che collegava le due torri gemelle. E si è fatto 8-9 attraversate. Adesso voi
ditemi, ma questo è scemo? Per me sì. Perché lo fa? Qual è il motivo per cui va a fare
questa roba? Ok, poi? Perché cavolo? Perché? Cioè, te puoi morire, solo che tu, solo che
ti tira un po' di vento, non lo so, ti arriva un uccello che ti rompe le scatole, che cavolo
sotto e cadi, sotto non c'è niente
eppure tu lo fai
per non farlo più, altrimenti questa va già
rottesca
perché? Per sentirsi
vivo, per vivere la felicità
per vivere la gioia
perché quando tu sei nel presente, sei
performante, sei assolutamente
connesso con l'intelligenza universale
sei connesso con tutte le persone che
sono intorno a te e
sei vivo e
E ci sei.
Noi non possiamo fare un'operazione di guida e di relazione interpersonale con altri
che vogliamo trascinare verso una certa direzione se non siamo lì.
Non verranno.
Non c'è niente da fare.
E poi cosa succede quando si è nella passione, nel presente?
Avete mai sentito parlare di intuizioni?
Intuizioni?
Di creatività?
Come fate a creare voi?
Chi è colui il quale crea?
Come fate a creare?
Eh vabbè, però non si inventa niente al mondo, purtroppo già esiste, la creiamo.
Esatto, esatto, quindi proviamo a dire creiamo, inventiamo quello che è.
Ogni volta siete di fronte a qualche cosa e quando potete creare?
Quando state a pensare? Quando siete nei vostri problemi, siete nelle vostre azioni?
Solo quando siete lì, non c'è pezza.
provate a pensarci qualsiasi qualsiasi persona che è qua solo quando è lì è
riuscito a fare delle cose creative quello che deve fare un disegno un
quadro una musica e deve suonare un pezzo deve costruire deve mentalmente un
pezzo quello che è oppure deve di spingere un quadro ha bisogno
dell'ispirazione ispirazione viene presente più o meno e che mi ci permette
di entrare la stato di risorse passione qualsiasi vostra attività che ha a che
fare con relazione interpersonale
con altri, voi dovete stare lì,
altrimenti gli altri non arrivano.
E questi, gli eccellenti, sono dei maghi
a stare lì. Io l'ho scoperto da loro,
né più né meno.
Poi sono cominciato a fare dei corsi,
ho cominciato a fare questo,
questo lo fa lui, questo lo fa quell'altro.
E allora mi diverto a parlarne, perché? Perché l'ho vissuto.
Ho cominciato a farlo io.
Insomma, mi sono divertito.
Senza di questo noi non possiamo andare avanti.
Quindi sappiamo comunicare.
Cominciamo a entrare piano piano.
So comunicare, ma so anche stare lì.
Quando sono lì, poi comincio a utilizzare la comunicazione, ma quella mi prende subito, perché io sto lì.
Le persone vogliono entrare nel presente, ricordatevelo, perché quando siete lì date energia positiva,
e le persone hanno bisogno di energia positiva.
Poi vi farò vedere che serve anche l'energia negativa, però intanto diamo l'energia positiva.
Condizione necessaria e assolutamente sufficiente per essere carismati e vivere nel presente.
C'è pezzo. È necessario e io dico anche sufficiente. Perché se sei lì, le persone vogliono entrare lì. È la forma di comunicazione più mostruosa che possa esistere. Perché? Perché mettiamo in connessione con tutti, ma non andiamo troppo oltre a certi concetti.
Chiaro su questo? Mi sembra abbastanza chiaro. Però lo scriviamo, eh? Stato di risorse e passione.
Vedo che hai trovato il sacro pesco della celestiale saggezza
Ah, questo mi schiaccia, credevo fosse un normalissimo pesco
Capisco, tu mangi quando sei sconvolto
Sconvolto? Non sono sconvolto, cosa vi fa pensare che sia sconvolto?
Allora, perché sei sconvolto?
Probabilmente oggi ho fatto più schifo io di chiunque altro nella storia del Kung Fu
Nella storia della Cina, nella storia dello schifio
Probabilmente
E i cinque? Aspita, dovevate vederli, mi odiavano una cifra.
Una cifra?
Come farà Scifo a trasformare me nel guerriero dragone?
Insomma, io non sono come i cinque.
Non ho artigli, né ali, né veleno, perfino manti da quelle cosette.
Forse dovrei mollare e tornare a fare gli spaghetti.
Mollare, non mollare. Spaghetti, non spaghetti.
Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà.
C'è un detto, ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente.
È interessante che hanno dato proprio la tartaruga quel ruolo lì, no?
È così, perché cos'è il giudizio, il senso di colpa?
Che cos'è il senso di colpa?
Perfetto, quindi è una differenza tra quello che io sto pensando in questo momento rispetto a quello che ho fatto nel passato,
qualche cosa che è già accaduto
perché è un senso di colpa, un giudizio
e la differenza, questo delta
mi crea il senso di colpa
quindi è una proiezione illusoria nel passato
che mi fa un delta rispetto a quello
che sto vivendo in quel momento
ma il passato è illusione, non c'è
è illusione, non c'è, non c'è più il passato
c'è o non c'è? C'è questo momento
se io sto nel senso di colpa
io sto nel passato
ma è già andato
non c'è più, quindi
non è che te le devi fregare, ti fai storia
ma non puoi rimanere ancorato
a quello che è il passato
altrimenti non ti muovi più
sarai una fotocopia del tuo passato
sempre, comunque, dovunque
tu invece sei qua e crei
perché non puoi essere la fotocopia
sempre del passato, perché se fai la fotocopia
del passato, sarai sempre
fermo a quella situazione
certo, no, ma fa parte
del nostro
modo di pensare, perché? Perché siamo umani
abbiamo una neocorteccia
frontale che ci fa pensare
E quindi è giusto utilizzarla, ma non è giusto star lì dentro. È un suggerimento, è un'informazione, ma non è, e com'è? Domani mattina alle 9.30 c'è la riunione, è un'informazione, ma non è un modo di sviluppo.
vendi, non sto lì, è lo stesso il futuro, potrebbe capitare, potrebbe succedere, potrebbe
è tutta un'ansia, le aziende che lavorano per obiettivi, arrivo io e gli dico no, mi
si aspetta un attimo, ferma, qui si lavora per obiettivi, l'obiettivo ci guida, certo,
ma io non posso visualizzare sempre l'obiettivo, altrimenti creo ansia, cos'è che devo visualizzare?
Adesso ve lo farò vedere più tardi, è il processo, è la strada.
Mai un pilota vede un obiettivo, vede sempre il processo per arrivarci.
Se vede l'obiettivo si crea ansia e non sarà performante.
Ci arriviamo.
Allora, adesso andiamo nella parte clou ragazzi, la parte più difficile, nella parte più complicata, il coinvolgimento.
Allora abbiamo fatto, vi ricordate la slide, stato di risorsa, passione e coinvolgimento.
Torniamo indietro, magari c'era il filmato, così almeno la riguardiamo.
Stato di risorsa, faccio il click, sono, divento, affronto qualsiasi cosa con passione.
Io mi diverto quando vado a parlare all'università, agli studenti.
l'altro giorno ho guardato
uno di questi mi ha mandato
un video di Briatore
tra l'altro gli assomiglio pure
ma infatti per strada mi fermano pure
sapete che 3-4 anni fa
adesso sono un po' più magro
l'anno scorso ero già più grasso
ero a Lido di Camaiore
3-4 anni fa
c'era una signora
con la bicicletta
sul viale di Lido di Camaiore
non so se lo conoscete
c'è un viale grande lungo il mare
e niente, arriva, mi ferma, lei è un baiale, c'era mia moglie che mi guardava e mi diceva
ma che hai fatto? Ah io non ho fatto niente. No perché lei, quella ragazza la deve lasciare
stare. Signore, magari, stavo parlando dell'altra persona, mi scusi, mi scusi ma lei mi assomiglia,
mi sono divertito
ogni volta c'è sta storia
allora uno di questi ragazzi di università
mi ha mandato un link, dico vatti a vedere questo
e c'è il discorso
che ha fatto Briatore
alla Bocconi, poco tempo fa
non so se l'avete visto, c'è da qualche parte
su Youtube c'è
esatto, me l'ha mandato
dove gli dice, sentite ragazzi
mollate perché era sulle start up
ma non le fa altre start up
perché tanto falliscono
fallite, aprite la pizzeria
che almeno se fallite avete mangiato una pizza
questo era il discorso
a massa questo va a parlare alle università
gli ha dato la motivazione
da paura
in realtà io mi diverto a parlare di passione
con gli universitari
cerco di tirar fuori quello che è l'elemento motivante
per una persona
io dico sempre
se vuoi fare medicina
te devi piacere fare il medico
non è che vai a fare perché ti devi piacere
Cioè tu devi vederla come elemento viscerale dentro, vuoi fare l'ingegnere, vuoi fare l'idraulico, lo devi avere come elemento viscerale perché solo così farai la differenza e solo così ci arriverai, altrimenti non ci arrivi che sia crisi o che sia non crisi, perché la crisi è un'illusione, è un alibi, insomma.
allora avete mai parlato
con i vostri nonni
dopo guerra
pane e cipolla
forse pure pane e cipolla
quella che era
che era Grisio o no?
meno male
ora c'era Grisio col telefonino
mica aveva pane e cipolla
quindi c'è un pelo di differenza
ci sono momenti
1970, 1920
120, dopo guerra, ci sono i momenti, ma sono momenti per cercare di acquisire nuovi elementi,
cioè non ci possiamo fare, noi siamo continui nell'evoluzione, quindi prendiamola come evoluzione.
Allora, è vero che questo momento è difficile per l'universitario, ma è ancora più difficile
quello che va a fare quell'università che non gli piace, sicuro, sicuro. Ok, quindi
fai quello che ti piace fare e quindi io tiro fuori questo concetto di passione, perché
Che è l'unico elemento energizzante che possiamo mettere dentro per fare le cose.
Tutto il resto non serve a niente.
Allora passione, cioè non serve a niente, non è tanto efficace come quello.
Questo è il fertilizzante del nostro campo.
Se vogliamo due girasoli grossi così, girasoli o i pomodori grossi così,
noi dobbiamo fertilizzare nell'ambito aziendale, nell'ambito sala chirurgica, nell'ambito familiare, quello che volete.
E poi dopo c'è il coinvolgimento, coinvolgimento è sintonizzazione, torniamo là, vuol dire comunicazione, è accoglienza, è arte delle domande, è ascolto, è conversione delle convinzioni limitanti.
E che è tutta questa roba? Fino ad adesso abbiamo visto la sintonizzazione, adesso andiamo a vedere questi altri, poi dopo passeremo al piano d'azione, intanto andiamo a vedere questi qua.
Accoglienza, che cos'è l'accoglienza? Si accomodi, perché siamo accolti? O quando accogliamo una persona?
Per esempio, quando la mettiamo a proprio agio, quindi noi solidiamo a loro, lui mettiamo a proprio agio loro, o quindi quando noi ci tiriamo da parte.
Eh? È così o no? Guardate questo.
È per te Jack.
Cosa?
Ha questa tossetta da parecchi mesi.
Lui ha la tosse, adesso deve andare dalla...
Ti do un'occhiata io.
Ma sei un ginecologo.
Sa.
E allora?
E va da lei.
lei che è questa dottoressa qui scusi il ritardo ma è una giornataccia
Jack McKee ah si lo so si sieda certo
Morrie Kaplan ha detto di salutarla già è vero voi state insieme solo sul
lavoro allora qual è il problema come niente voglio dire ho una tossetta un
po' di rauce allora allora lei è entrata scusi il ritardo ma oggi è una giornataccia
manco l'ha guardata
poi si è messa lì a lavarsi le mani
lui è arrivato
buongiorno sono il dottore
ah si? bene
e si è messo lì
e poi una battutina per il ghiaccio
quella si è messa proprio
stammi tanto distante
prendi, qual è il problema?
come?
qual è il problema? subito
perché c'è un problema?
subito, tac, questa è accoglienza?
bene
bene. Allora lui sta subendo esattamente quello che fa lui, è vero o no? E allora
dice, cavolo aspetta un attimo, dopo alla fine del film si renderà conto di quello
che faceva. Ecco questo è esattamente l'opposto di quello che dobbiamo fare. Noi possiamo
avere dei nostri discenti, possiamo avere dei nostri collaboratori, possiamo essere
caposale, avere dei nostri strumentisti, possiamo essere un'azienda e avere i nostri
i collaboratori, possiamo essere comunque in famiglia e convivere con delle persone,
ma non ci siamo solo noi, ci siamo noi e gli altri, ma gli altri hanno bisogno che facciano
il 100%, hanno bisogno che stiano bene, che facciano il loro mestiere e come tale io devo
saperli accogliere, perché questa non è accoglienza, che cos'è? È focalizzazione sul collaboratore,
è ascoltare, è creare autorevolezza, è fare domande per scoprire la struttura profonda
è motivare e navigare l'emozione, ma soprattutto è, questo è il coinvolgimento, è focalizzazione
sul collaboratore. C'è un bellissimo film che faccio sempre vedere, che è quello di
Invictus, che è quello di Nelson Mandela, quando lui accoglie le persone, si alza, va
verso la persona, dà la mano, saluto consapevole, dice anche il nome della persona, malgrado
non la conosce o non l'ha ancora conosciuta diretta, ma sa il nome. Poi magari va a dire
Come sta la mia caviglia? Come fa a sapere lui della mia caviglia? Perché mi sono interessato io di quella persona. A quel punto io posso cominciare a sintonizzarmi e quindi a guidarlo.
Ho saputo di questa sua situazione, qual è il problema? Senza aver fatto niente. Noi abbiamo i pazienti, i pazienti sono persone deboli, mica da ridere.
e sono in situazione anche di disagio
se ha subito un medico
o una persona che fa così
ci convive, certo
ma non è il miglior modo per poter
chiedere aiuto anche al paziente
per, così quale vale
anche per un capo e
per un collaboratore
io voglio il 100% da quella persona
perché non posso non pensare che io non voglio il 100%
quindi io la devo accogliere
per me quella persona vale
l'accoglienza vuol dire mettere in evidenza
il valore delle persone
che valga 10 o che valga 100
ma vale 10
ci ha fatto una pubblicità, lo real
io valgo, e l'ha fatta apposta
perché vuole mettere in evidenza
la valorizzazione del cliente
è stupido, oppure
che ci ha messo il nome, non c'è più Nutella
ma ci ha messo il nome, ci ha piegato un po' di anni
prima di mettercelo, o la Coca Cola
perché ci mette il nome?
perché valorizzi la persona
l'identità è la prima cosa, se sbagliamo
il nome di una persona, quella persona dice
questo non ha capito niente. Adesso arrivo. Quindi la valorizzazione è il nome e focalizzazione
su quella persona. Ancora una volta è mettersi da parte e mettere in evidenza la persona.
Ho già un po' di volte che lo vediamo oggi, nel calibrare, mettersi da parte e mettere
in evidenza la persona. Adesso vi sto dicendo a accogliere vuol dire mettersi da parte e
mettere in evidenza la persona che hai di fronte. Perché quella persona ti serve tra
l'altro per fare il tuo lavoro e quindi deve essere valorizzata. Perché se quella non
valorizzata e non c'è neanche budget, sai dove
va a finire? Chiudi, non c'è
altro, perché quello che è, è la risorsa umana
e la risorsa umana è la cosa più importante
che può avere un'azienda, che possa
essere azienda di business, che
possa essere azienda di business nell'ospedale
e che possa essere una società sportiva
che fa punti
che è molto difficile fare punti
molto difficile fare punti
io quando vado nelle aziende, dicevo, voi avete fortuna
perché voi fate un più 5%
rispetto al fatturato dell'anno precedente
o l'utile dell'anno precedente, quindi qualcuno
vi ha delimitato un limite
ma chi fa sport non ha limiti
perché se arriva uno che va più forte di me
io sono secondo
ame, ma io non posso ragionare
faccio più 5% di quello che ho fatto
l'anno scorso, se però uno fa
il più 7%
te batte, tu ti hai perso, perché fai punti
non fai utile, quindi qual è
il limite nello sport?
sei te stesso
quindi non puoi dare altro che il massimo
l'unica tua soluzione
al problema è dare il massimo
tu e la tua squadra
deve dare il massimo
e il presidente deve dare il massimo
e l'allenatore deve dare il massimo
a qualsiasi, il tecnico
il meccanico, tutti
perché non c'è limite
siamo noi, questo è il bello dello sport
ed è diciamo la facilità
delle aziende, quando io vado a dire questo
voi siete fortunati, voi siete mai guardati
provate a fare più 5% ma a te ti sei dato il limite
limite. Perché quando l'hai fatto, dici, cacchio, l'ho fatto, bene. È come quando
lo sportivo che fa 9, non so, fa i 100 metri in 9,40. Nessuno l'ha fatto, l'anno dopo
fanno tutti, o lo fanno altri due o tre. Perché? Perché è definito un limite. E quindi le
persone sono abituate a lavorare per limite, quindi vanno su quel limite, ma non sono creatori
del limite. E quello è quello che fa la differenza, colui il quale crea il limite. E l'azienda
in questo momento deve creare il limite, ma non può essere quello che era il passato,
perché altrimenti sei la fotocopia del tuo passato
quindi ho bisogno di tutti
ho bisogno della persona, ho bisogno dei miei collaboratori
ho bisogno di chi mi sta intorno
del mio capo, di tutti
e quindi devo valorizzarli, è l'unica cosa che mi permette di
loro devono vedere
che non hanno limiti e quindi danno il loro 100%
la prima cosa che devo fare è valorizzarli
io prima ci entro
stato di risorse
prima entro dentro nel presente perché ho passione
cavolo che voglio dare, ce l'ho passione mentre vi sto parlando
e poi ci porto gli altri
E come? Intanto comincio a valorizzarle.
Tornando al discorso della pubblicità dell'Oreal, io valgo, oppure la Nutella che mette il nome, ma in questo modo non porta a esasperare e a nutrire il nostro ego? Allora quanto è positivo tutto ciò?
Allora, se io nutro il mio ego posso essere negativo, ma se qualcuno nutre il mio ego non è negativo.
È quando io nutro il mio ego che è negativo, perché sono io che mi distacco dagli altri.
Ci sono io e tutto il resto è niente.
Ma se qualcuno nutre il mio ego mi valorizza e questo mi porta a comunicare, mi porta a relazionarmi,
perché mi dice che tu vali come posso valere io.
Quindi se io lo faccio agli altri non è negativo, assolutamente. Se lo faccio a me stesso sì. Per quale motivo tu pensi che sia negativo se io faccio qualcosa?
È sottile la differenza, ma secondo me è insieme, non è anche combattere, è armonizzare per un bene comune.
e non esaltare il sì, perché mi dà sempre la sensazione di essere sempre una società troppo individualista
più che un bene comune facciamo insieme.
Come faresti a cercare di rendere la società meno individualista?
Cercando di avere il massimo da tutti, da tutti, non solo da te.
Un esempio potrebbe essere l'educazione a livello scolastico,
l'educazione a livello scolastico fin da bambini
tutto ci appartiene
è nostro, gli spazi sono nostri
non è solo casa tua
quello che è tua
ma anche ciò che è fuori, il cortile, il parco
è un bene nostro, è un bene prezioso
questo è il bene comune
e quindi cosa vuol dire questo?
vuol dire che tutti facciamo parte di un tutto
esatto?
quando io faccio parte di un tutto?
quando io mi distacco e valorizzo te
perché tu entri dentro nel mio tutto
Se io valorizzo me stesso, io sono, ma io ho bisogno di far entrare le persone, per poter far entrare io devo essere là dentro e valorizzare te, tu verrai da me, tu verrai dentro quello cortile che è l'intelligenza universale, perché ci sono dentro io e tu lo vedi e nello stesso tempo sto chiamandoti te ad entrare, valorizzandoti.
guardati, il modo umano è il nome, è l'identità, non abbiamo altro, è l'identità, se io vengo da te e ti chiamassi per un nome diverso, no aspetta non sono io, questo è il nome, e via, se sbaglio il tuo nome, sbaglio l'identità, non ti valorizzo,
il primo cosa che vorrei sapere è il tuo nome
e ti parlerò per nome
oppure il giorno dopo vieni
e tu sei una mia collaboratrice
o un mio collega
vedo però sei stata dalla banchiera
bello questo
basta, io ho valorizzato te
io ho messo in evidenza una cosa che sei tu
perché ho visto una differenza rispetto a prima
oppure guarda che bel vestito che hai
e basta solo questo
per capire e per far valorizzare le persone
o per accoglierle
in che senso?
Però un suggerimento, un suggerimento, un suggerimento, mai dire però dopo un'affermazione, un suggerimento comunicativo, perché quando uno dice tutto quello che lei dice è assolutamente fantastico, però lei va a negare immediatamente tutto quello che ha detto.
allora
suggerisco
nell'ambito della comunicazione
ringrazio lei che l'ha detto
così mi dà la possibilità di suggerire
aggiungiamo e
allora io
ho ascoltato e tutto quello è fantastico
e aggiungo
e magari va a dire esattamente il contrario
ma io lo accetto
e aggiungo e va a dire il contrario
se dici però ma
io chiudo
scusami
che in un ambiente
come il nostro
dove non siamo una, due
tre persone, quattro
ma venti, venticinque
trenta
anche di più
io sto parlando adesso in questo caso
di sala operatoria
per esempio
dove si è scelto
un coach
che tende
a valorizzare
se stesso
e a
va bene non è quello che sto dicendo io adesso
no no assolutamente però voglio dire
io che armi
posso avere io
che purtroppo faccio parte degli altri
per cui mi sento
invece regolarmente
non valorizzata
pur essendo consapevole
delle mie capacità
che cosa posso fare
per combattere
quello che sto dicendo io oggi
e piano piano sgretolerà quel mondo
io questo è quello che posso suggerirle
poi
però l'ha detto lei adesso
ah no l'ha detto
no no io ho preso il peraltro di qualcuno
come battuta
io è quello che oggi sono qui
per cercare di aiutarla
anche in questo, questo è il modo per farlo
con questo sgretola e apre tutte le porte
sia certa di questo
nel momento in cui
io valorizzo una persona ma
non credo in quel che faccio
cioè devo essere sincero
ci devo credere nel momento in cui valorizzo
devo essere onesto o è un atto di ipocrisia
cioè ci devo credere
quindi è un atteggiamento filosofico
per me quella persona comunque
è tua e se fa parte del tuo staff
non hai alternativa
o che la elimini
o che fa parte di quella
e quindi io ho bisogno che quella mi dia tanto, poi vale 10? Beh adesso cercherò di sostituirla
con una che vale 100, ma io quel 10 lo voglio tutto, è quello che ho.
E se penso che non è valorizzabile che faccio?
Ragazzi, è un po' come dire, sai cos'è, la stessa cosa che mi è successo con fare un corso
e parlavo di ottimismo, e uno mi fa, e se mi è morta mia madre stamattina come faccio ad essere ottimista?
Sì, è buono, aspetta un attimo, è chiaro, se non è valorizzabile stiamo parlando, da 0 a 10, se è 0 a 5 sfruttiamo questo 0 a 5.
Se posso per una domanda?
Certo.
A proposito di comunicazione, con il coach, ha provato a parlargli di questo problema?
Perché non è detto che debba venire top down la comunicazione, la comunicazione è bilaterale,
perché se ne parlate e provate a venirvi incontro
un'iniziativa ci deve essere
da una parte o dall'altra
grazie
per assurdo
teoricamente dovrei essere io
il coach e lui
una persona per cui io
faccio di tutto però
capisco che invece lui
sta facendo esattamente
il contrario di quello che faccio
io con gli altri colleghi
è una bella sfida
E quindi, allora a questo punto, è una lotta tra me e lui probabilmente.
Allora proviamo a vedere questo, proviamo a vedere questo, intanto oggi ha visto se questo è visivo, uditivo o cinestesico, ok?
Ha già fatto il tutto, allora la prossima volta che, almeno sono stato utile, grazie, grazie veramente.
La prossima volta magari provi a comunicare con quella metodologia, intanto per capire. Proviamo, è una sfida, io mi ci divertirei come un pazzo.
Io avevo una collega, non era una collega perché era del marketing, ma ce l'aveva a morte con me, io non so che gli avevo fatto, a morte, non me poteva vedere, ecco, è proprio astio,
E io dico, aspettate, se è vero che io sono capace di comunicare, io lì qua devo crepare questo odio.
Mi è bastato poco, veramente poco, veramente poco.
Me lo sono fermato qua, non sono andato oltre.
Sono sposato, felicemente sposato da 23 anni, due figli e gai che mi tocca.
Allora, andiamo, coinvolgimento.
Va bene? Allora, abbiamo detto stato di forza, passione, adesso dobbiamo coinvolgere, è la leva numero uno della motivazione.
Torniamo là? Allora, io parlavo con Capello, Fabio Capello, veniva spesso ai box da noi, specialmente durante i test, perché è un appassionato, gli piacevano.
E allora lui mi aveva fatto una domanda una volta, mi ha detto, ma come fai tu con Michael Schumacher? E io gli ho risposto, e te come fai con Cassano?
di Ronaldo, eh? Fammi capire, è esattamente la stessa cosa, ok? Perché alla fine, cioè
tu hai una personalità come Michael, che potrebbe dire, prendere il telefono, chiamare
Montezemolo, Todd, io questo non lo voglio più, ok? Fuori, ok? E quello, tu sei fuori
dopo due secondi, secco, oppure c'hai questa, oppure devi sapere, sai, è lo stesso poteva
valere Peppe, cioè quando hai persone difficili o perlomeno uno che ha Messi come calciatore
e vai e devi fare questo, questo e quest'altro, no, mai, io non farei mai questo, io entrerei
in uno stato di risorsa, entrerei con passione e comincerei a chiedere come potremmo fare
fare per? In che modo potresti aiutarmi per? In che modo tu potresti aiutarci a vincere?
E allora lui comincia a vedere la sua soluzione. Poi magari potrebbero venire fuori, allora
io sono coach, dico ok, e cosa potrebbe succedere se succede questo? Perché da quello che mi
dici ci dovrebbe essere questo scenario, e se c'è quest'altro scenario cosa potrebbe
succedere? Vedi che comincio a metterci non un cerotto, ma comincio a tirar fuori il nesso,
La prossima volta quello viene da me a chiedermi come facciamo mister? Garantito, perché? Perché lui ha cominciato a vedere la fiducia, è coinvolto, è motivato, è chiaro che è il numero uno, ma se io ho il numero uno non posso andargli a, io chiedo soluzione al numero uno.
Quindi coinvolgo, ed è focalizzazione sul collaboratore, è ascoltare, è fare domande.
Sapete qual è la cosa più difficile? Fare domande.
Avete mai trovato una situazione facile nel fare le domande?
Ai vostri figli, ai vostri collaboratori, ai vostri colleghi, a vostre situazioni interpersonali?
se non molto facile facendo sì e no, indirizzando, cioè domande chiuse, è la cosa più difficile di questo mondo.
E sapete qual è? E' lo strumento del coach? E' fare domande. Ecco qual è il suo strumento.
Quante domande le fa quel suo coach? Fa domande? Stamma a zero? Nemmeno una. Stamma a zero. Perfetto.
Non è un coach. Quindi il coach, l'unica arma, cioè l'unica, una delle armi più potenti che ha è quella di fare domande. È la cosa più difficile di questo mondo. È una delle cose più difficili di questo mondo. Perché? Adesso vi faccio vedere, adesso vi faccio divertire.
Poi dopo arriviamo. Allora, questo è lui dopo, lui dopo. Quindi ha passato il problema, è stato estirpato il suo problema, è ritornato a lavorare e adesso va a trovare un paziente.
Che piacere, come va? Allora, il cuore per lei arriverà a momenti, lo portano da New York, da dove vengono tutte le cose migliori.
Dice che ha il cuore e che viene per l'avione.
Mi dici di lasciare questo?
Mi dici di lasciare questo?
Mi dici di lasciare questo?
Qualcosa non va?
No, niente.
Cosa c'è?
Mia moglie vuole sapere
che è impossibile sapere il tuo donatore.
E la crede, siccome diciamo buono di cuore,
per dire generoso,
che la generosità sia una
qualità del muscolo cardiaco.
Le dica che lo credo anch'io.
Grazie.
Qualcosa di diverso
Dialoga in maniera diversa
Adesso
La musica c'è sempre
C'è sempre stato un fattore comune
Dai batti
Avresti immagine
Mi manca un cuore
Così bravo
Indubbiamente siete esseri speciali
Tua moglie sarà soddisfatta
È un cuore generoso
Ah è un film
Io ho preso il film, io non lo so se è così o meno, certamente uno che ha subito un problema
vede le cose in maniera diversa, ricordatevi sempre questo, il cambiamento in una persona
avviene per tre motivi, il vero cambiamento, trauma fisico, un problema dove uno potrebbe
dovrebbe vedere la morte. Trauma economico, c'ha più una lira. Trauma spirituale, sbrocca.
Di fronte a questi tre, uno cambia. Vabbè, è economico quello che è.
Questi tre di sicuro ti permettono di cambiare. Se abbiamo una situazione dove ancora l'area
di comfort è abbastanza forte, facciamo fatica a staccarsi, rimaniamo là. Lui probabilmente
ha visto uno di questi e quindi si è staccato. Allora, vogliamo ridivertirci ancora? Adesso
vi faccio vedere una cosa che è veramente molto interessante, almeno per me lo è stato,
mi auguro che lo sia anche per voi. Torniamo alla nostra bella fotografia o disegno dove
dove c'è l'albero che viene percepito, quindi la realtà è una percezione,
la realtà è quella e questa è la percezione, 7 miliardi di percezioni, una unica in realtà,
e poi dopo noi andiamo a enunciare, ok? Nell'enunciare comunichiamo.
Ma vedete che quello che noi enunciamo, l'alberello questo qua, passa due fasi di filtri,
e ogni volta che in matematico, in fisica
si ha un passaggio attraverso un filtro
si ha uno sfasamento
c'è un delta, uno sfasamento
non è più la stessa cosa
filtri in ingresso
e filtri in uscita
allora, voi incontrate
un vostro amico e vi dice
ho visto una ragazza
meravigliosa, bello
io a dico
a voi, ho visto una ragazza
meravigliosa
sarete qui, non so, in cinquanta, quello che siete, ognuno di voi comincia a immaginarla,
mettiamo che siete tutti uomini. Allora, voi cominciate a pensare a una ragazza, a un tipo
di ragazza, ognuno ha il suo tipo di ragazza meraviglioso. Se io dico ho visto una ragazza
meravigliosa è una frase che non sta tanto in piedi, è lì, ma non ha un vero senso,
vedete che ci ho messo i puntini prima e dopo, però noi parliamo così, l'alberello
è questo, l'alberello è ho visto una ragazza meravigliosa, bene, a sto punto un mio collaboratore
e mi dice questo, o mia moglie, oppure non so, mi dice una frase sospesa con dei puntini
prima e dopo. A questo punto io devo chiedere, devo fare una serie di domande, perché quella
lì è una struttura superficiale di un'affermazione. Allora io devo cominciare a chiedere quando,
dove l'hai vista, la conosci, che età aveva, cosa intendi per meravigliosa, come era, con
con chi era? Vedete, sono stragrande maggioranza domande aperte, aperte, potenti, nel senso
che vogliono far mettere in evidenza o rendere consapevole la frase che è stata detta. E
tutto questo, questo mondo di domande, cosa mi porta ai fogli d'artificio, alla struttura
profonda? Circa un'ora fa ai bagni da Marcello, mentre passeggiavo sulla riva del mare, ho
ho visto una donna di circa 30 anni, alta, mora, formosa, abbronzata,
stava prendendo il sole in prima fila, era sola e sfogliava un giornale.
Ecco la struttura profonda.
E allora, cos'è questo?
Torniamo a noi.
Io, attraverso tutta una serie di domande, l'ho portato da lì a là.
Ecco cosa devo sapere io delle persone.
Quello che c'è lì, non quello che mi dice.
perché quello che mi dice
tra l'altro passa attraverso due fasi
anche quello passa attraverso
una fase di filtri, ma non ci posso fare niente
perché questa è la natura umana
perché abbiamo una mente pensante
quindi di quello a me non me ne frega
perché a me non mi interessa sapere cosa è la realtà
perché nessuno conosce la realtà
quello che mi interessa a me delle persone è sapere quello
ecco cos'è l'incremento di consapevolezza
e come ci vado
da lì a lì? Attraverso le domande
e come posso fare domande?
Se io comunico
perché quando comincio a fare domande
io devo farle con la sua mappa
altrimenti mi mette la barriera
quindi devo averlo accolto
quindi io devo stare in uno stato di risorse
quindi io devo stare in uno stato di passione
devo stare sul presente, perché?
perché le domande non sono mica scritte
non sono mica sempre quelle
ogni volta la devo creare una domanda
quindi è un atto creativo
l'arte delle domande
e se è un atto creativo vuol dire che io devo stare
in uno stato creativo, quindi devo stare nel presente
E quindi dovevo attivare lo stato di risorso e la passione, allora a quel punto mi arrivano le intuizioni, che è uno stato di rilassamento, l'intuizione, la domanda è un'intuizione e quella domanda mi permette di passare dalla struttura superficiale alla struttura profonda delle persone.
E io lì comincio a mettere, non più per occhi, ma a rimuovere il problema.
Questo è coaching, questo è essere coach.
E passa solo attraverso le domande.
Quali sono stati gli altri strumenti del coach?
Entrare in sintonizzazione ed essere nel presente.
Per entrare in sintonizzazione ho capito quella sua mappa, ho valorizzato la persona,
per me quella persona è sul primo piano, e poi comincio a fare le domande.
Le domande sono da davanti, la ragazza meravigliosa, perfetto, struttura superficiale, struttura profonda, l'arte delle domande, è un groviglio, ma ce n'è una che è quella che serve, è quella che serve, è quella che passa e va alla struttura profonda.
risponda, fare domanda per volta su un solo fatto e ascoltare la risposta, molte volte
facciamo le domande, senti, ieri sei stato lì, sì perché sai, poi ho visto che l'altra
volta hai fatto questo, ma cos'è quello che ti piace effettivamente? Tre domande, una
attaccata all'altra, a quale ti rispondo? Una, una, che sia diretta, indirizzata, perché
hai ascoltato e allora hai capito qual è la mappa e magari sei visivo, utilizzo i termini
e hai detto, hai messo l'accento su una parola, utilizzo quella parola, perché io voglio che tu entri in comunicazione con me, quindi formulare domande dirette all'obiettivo, chiare e semplici, usare un'autorità ascendente della voce, ricalcare il linguaggio, usare una pausa, alternare domande dirette e domande indirette,
domande indirette
sottoste, frasi
sospensive e poi
che cosa c'è? Quanti di voi fanno
un riassunto? Ogni volta che
parlano con il proprio collaboratore o con
il proprio collega. Il riassunto
è fondamentale
è fondamentale perché il riassunto
è quel momento
che utilizzate per
ricalcare in maniera spaventosa
la mappa dell'altro e
utilizzare le stesse parole. Quindi è
vabbè
quello è un altro discorso
però fino adesso
sapete chi è che fa
benissimo
non so se lo sentite
se avete la possibilità
però molte volte
io viaggio in macchina
e lo sento
sulla radio
radio 24
Barisoni
che è quello
dell'economia
alle 5 del pomeriggio
quando fa le interviste
ai vari
alla fine
allora se ho capito bene
lei mi ha detto
questo
e va a ripetere
guarda caso
ripete in maniera
è un modo per
Questa persona dice, ammazzo, mi ha ascoltato e è stato con me.
Il riassunto è fondamentale per stare insieme alle persone.
Quindi, arte delle domande è riassunto.
Perché io devo capire cosa c'è dietro della struttura superficiale.
Allora, volete che io vi faccia l'oroscopo di tutti voi?
L'oroscopo di tutti voi, da qui a fine anno, mi dite il vostro segno e io vi faccio l'oroscopo.
e scommettiamo che io vi ci azzecco tutto quello che vi succede,
che l'oroscopo, lasciamo perdere le costellazioni,
io parlo di oroscopo, no? Fatto da certe persone.
Sono tutte generalizzazioni, distorsioni e cancellazioni.
Oggi le capiterà in qualche cosa di importante.
Ma i coglioni, adesso bisogna capire, cos'è importante?
Per te cos'è importante? Per te cos'è importante?
Per voi due sono due cose diverse l'importante.
però io dicendo una frase generalizzata
quindi una struttura superficiale
becco tutte e due
perché tanto qualcosa di importante
gli succederà
almeno una cosa
però lui è successo non so che cosa
lei è successo un'altra cosa
ma se io sto nella struttura superficiale
io non tiro fuori niente dalle persone
io devo andare nella struttura profonda
e quindi devo utilizzare le domande
lui mi dirà
ho capito
qualcosa intendi tu
qualcosa di importante
e te mi hai messo fuori gioco
e no, io sto a fare l'oroscopo
non mi puoi fare queste domande
perché se mi fai queste domande è finita
perché se cominciamo a incrementare
la consapevolezza che è andare
nella struttura profonda
è lì che comincia a venire, ma provate a pensare
un collaboratore, provate a pensare la moglie, il marito
il capo, tutto quello che volete
la sala operatoria
se non vogliamo mettere cerotti ogni volta
dobbiamo cominciare ad andare
nella struttura profonda, ovvero nella consapevolezza
ovvero nell'incremento di consapevolezza
cacchio c'è da fare questo
La persona stessa, una volta che ha incrementato la sua consapevolezza, grazie alle domande di chi sta di fronte, cavolo, in effetti devo fare questo? Bene, questo è il coaching, questo è come si muoveranno le aziende, necessità per forza, se non si muovono così, vanno giù.
un coach che voglia abbattere
subito le barriere
per avere subito delle risposte profonde
ve lo vede che si pone sullo stesso piano
su di un piano superiore
o inferiore alla persona che ha di fronte
allora
ti do il tu
primo test con
Alan Prost
siamo nel 1990
io sono del 62
quindi avevo 28 anni
ho fatto un anno e mezzo in Ferrari
in ufficio tecnico, e poi mi hanno messo in pista, perché io volevo fare pista, intanto
facevo dei test, evidentemente gli ero piaciuto a qualcuno e via. Arriva Prost, tre volte
campione del mondo, viene dalla McLaren con il numero uno, siamo a un test, siamo al Paul
Ricard, fa il primo run, il secondo run, poi a un certo momento si ferma e comincia a descrivermi
tutta la macchina, comincia a dire
la macchina a curva 1 fa questo, questo, questo
entra, entra, c'è questo, a metà curva fa
quest'altro, in uscita fa questo, appena tocca il gas
fa quest'altro, quando entra nel freno
al primo tocco fa questo, comincia a descrivermi
tutta la macchina, curva per curva
e io sono lì che scrivo, scrivo, scrivo
scrivo, scrivo, perché
per me è oro quello
incompetente totale, nel senso che
io stavo cominciando a formarmi in pista
e quindi io assolutamente
incompetente, quasi un neolaureato
messo lì, e questo
E a un certo momento si ferma, mi guarda e mi fa, te che faresti?
Io ho guardato, non mi sono messo a ridere per bontà della situazione, ma mi ha messo in crisi mostruosa.
Io tra di me ho detto, ma che fa modo, mandi a me.
Ma come te, tre volte campione del mondo, il professore, tu mi vieni a domandare cosa farei.
Dico, guarda, me la so scavata, fammi guardare, fammi fare mente locale, mi hai detto tante di quelle cose, adesso vediamo.
Dai, prova a vedere cosa faresti.
ovvero tre volte campione del mondo
e alto un metro e sessanta
così, la mia prossima arriva qua
più o meno qua, quindi mi guarda
dall'alto verso il basso, dal basso verso l'alto
già, è francese
quindi
lui cosa ha fatto?
no, lui
si è messo proprio
al mio livello
e ho bisogno di te
bene, io
gli ho detto, la prossima volta non mi freghi
registratore
se ti registro
registratore, ogni volta che parlavo
registratore, poi dopo, alla sera
tutti andavano, non so, finito il lavoro
io mi prendevo, mi sbobinavo tutto
mi riguardavo, riguardavo
e cercavo di, ho lavorato parecchio
cioè non sono
sono sempre stato una persona
laddove ero dovevo fare bene
perché è una mia indole
e dopo 3-4 mesi viene da me
e mi fa, sai cos'è?
adesso puoi camminare con le tue gambe
sei rimasto
Per 3-4 mesi questo mi ha controllato, mi ha tenuto lì e ha visto quali erano le mie reazioni,
ma sempre coinvolgendoli, sempre, mai mettendosi a un livello superiore.
Lui ha fatto il mio corso e questo era anche Gianni Agnelli,
l'ho raccontato l'altra volta, quella che è andata a dare la mano al meccanico che era sotto alla macchina.
E' un caso, eravamo al test di Monza, ogni tanto arrivava Agnelli, non avvisava nessuno, prendeva, arrivava e via.
Quando sapevano che arrivava Agnelli, da Mananello arrivava una palla subito ai capi,
e veniva lì, chiedeva di me, diceva, ingegnere venga con me, allora andiamo, come va, come non va e tutto il resto.
Poi mi accompagni, sempre esattamente lo stesso cliché, mi accompagni, e cominciava a dare la mano a tutti, avevamo 70, 60, 70 persone ai testi, e dava la mano a tutti, e c'era un meccanico che era sotto la macchina, la macchina era sui cavalletti, che stavamo staccando il cambio, ed era là sotto, mani, allora l'avvocato va là e gli dà, buongiorno, accoglienza, buongiorno, non sa il nome perché non può saperlo.
e questo che era là sotto che stava a armeggiarsi
vede l'avvocato
in un secondo si mette in piedi e gli dice
e gli fa vedere così
un non verbale mostruoso
cioè lo vedi sono sporco
cioè voglio dire
e lui se lo guarda e dice senta
il lavoro non sporca mai, mi dia pure la mano
prova a immaginare questo
tornato sotto
questo volava
non ha bisogno uno come Gianni Agnelli
o un chirurgo
o un primario
o un leader non ha bisogno di utilizzare o farsi vedere, perché? Perché quello che ha bisogno è che gli altri lo vedano, non che lui si faccia vedere, perché se io sono costretto a farmi vedere, io ho fallito, scusate se lo dico, non c'è altro, io ho bisogno che gli altri mi vedano,
e perché gli altri mi vedano
io non mi devo far vedere
perché l'unico modo
per farsi vedere dagli altri
è non farsi vedere
non c'è festa
più ti fai vedere
meno ti vedranno
meno ti fai vedere
ma più coinvolgi gli altri
più ti vedranno
e questo me l'hanno insegnato
dei personaggi
che erano il numero uno
ok?
e io non ero come loro
io ero quello che voleva esercitare
so io, io so io
ho detto io so io
io, ma io sono nessuno, aspetta un attimo, se questo fa così, c'è qualcosa che non
mi quadra, e quindi ho cominciato a cambiare, anch'io, e sono cambiate le relazioni, è
cambiato l'atteggiamento delle persone, è cambiato tutto, è cambiato anche con la mia
famiglia, è cambiato tutto, perché? Perché le persone ti cercano a quel punto, meno ti
fai vedere, tra l'altro, provate ad andare a mangiare insieme a dei vostri amici, e magari
Magari qualcuno dei vostri amici porta dei nuovi amici che non conoscete, ok?
E se c'è una persona che vi ascolta mentre parlate,
tu la prossima volta quella persona la volete.
Perché dice, oh, mi ha ascoltato.
Se c'è invece una persona che parla sempre,
oh, questo l'ha fatto, due coglioni, cioè,
la prossima volta non la portate.
Perché? Perché quello che parla mette in evidenza il suo.
E in molte volte quando io faccio questi corsi,
che parlo sempre,
mi metto lì e dico, ma a me piacerebbe ascoltare,
perché a me piace ascoltare, no?
però è così, la prossima volta vedrete che portate persone che vi hanno ascoltato,
perché quelle si sono messe da parte e hanno messo in evidenza te,
quelle ti hanno visto e non hai bisogno tu di farti vedere.
Quindi questo era Alain, questo era Michael.
Domande, quindi per passare dalla struttura superficiale alla struttura profonda,
questa è nella fase in cui doveva fare le radiazioni,
non so doveva fare delle cure e quindi andava da questo dottore, guardate l'approccio di quel dottore da cui lui va, se non mi sbaglio a quel filmato, ma solo per farvi vedere a un certo punto dice una frase, sono già alle 5.20, passa il tempo, almeno per me passa, quindi voglio dire un trauma l'ha avuto questo signore.
Ciao, che bel cappello. Radioterapia, sono Lori. No? Sì? Sì.
Se vedesse i moduli di dimissione. Li consegnano col furgone.
No, sono sicura di no. Comunque, mi sarebbe conto, dall'altra parte, quanta mancanza di comunicazione c'è.
Indaffarata come al solito, sì. Allora, qual è il problema?
Non mi piace farlo pesare, ma forse lei non sa che sono un chirurgo di questo ospedale.
Certo che lo so, dottore. Sì?
Ecco, brava, quindi capirà se le dico che ho dei pazienti che mi stanno aspettando
mentre io aspetto lei, il che non vuol dire che voglio un trattamento da VIP, però...
Dottore, purtroppo è lei che è arrivato in ritardo e io...
No, Alt, non sono arrivato in ritardo, mi hanno fatto aspettare in radiologia,
non sono io che...
Per favore, non mi faccia sforzare la voce.
Dottor McKee?
Sì?
Sono Charles Reed.
Ah.
Si accomodi.
Come si sente?
Da Dio.
Si siede.
Sono ore che sto seduto.
Dottor Michi, la mia impressione per quello che vale
è che se dobbiamo curarla lei dovrà venire qui da noi tutti i giorni
per almeno sei settimane.
E allora?
Non so come vadano le cose ai piani superiori,
ma qui da noi cerchiamo di essere civili.
No, invece di sopra siamo molto scortesi.
Appena incontriamo un paziente gli diciamo le nostre impressioni.
Per quello che valgono.
Ah, ok.
Ecco, non ci innamoreremo, altro da dirmi?
Il torace è pulito.
Dopo i risultati della risonanza,
Cominceremo se non c'è diffusione ai linfonodi
Durante la visita di oggi la prepareremo per il trattamento
E se i linfonodi risultassero positivi?
Deciderò un diverso trattamento con la dottoressa Ebbott
E con me?
Sì, certo
Lì è diventato consapevole quanto è importante la sua presenza
Cosa che non è importante quando lui aveva dei pazienti
Eh?
Ci hai reso conto lì?
Ma ci sono anch'io, eh?
Conto anch'io, valgo anch'io
E con me anche
Anche se io sono incompetente, paziente, ma anche con me.
Anche se io sono incompetente, collaboratore, ma ci sono anch'io.
Quindi il coinvolgimento è portare tutti dentro nel gioco.
Perché tutti vogliamo vincere.
E tutti dobbiamo vincere.
E quindi tutti dobbiamo partecipare al gioco.
E quindi tutti dobbiamo essere coinvolti.
E anche con me.
Perché anche se io sono quello che pulisce lo spogliatoio,
dopo che vi siete fatti la doccia, conto anch'io, ci siamo.
Che cosa sono questi filtri di cui parlavamo prima, questi filtri che fanno sì che uno quando percepisce
è diverso dalla realtà e quando parla è diverso da quello che è la sua percezione.
Sono le cancellazioni, un'esperienza della persona incompleta, mancano alcune parti importanti per comprendere il significato.
Ho visto una ragazza meravigliosa, una cancellazione, sono spaventato, uno che ti dice sono spaventato e basta, capito che cos'è che ti spaventa, qual è l'origine dello spavento, sono in ansia, sono confuso, Mario è il miglior chirurgo, è una cancellazione rispetto a chi, qual è il parametro, qual è per te un chirurgo, qual è il parametro che fa sì che giudichi un buon chirurgo.
Vedete, sono sempre situazioni dove viene a mancare un pezzo, sono loro i veri colpevoli, loro chi, loro è generico, stai cancellando qualcosa, addirittura questa è anche una distorsione.
potevo percepire la sua presenza
sono tutte frasi
che possono essere dette
che sono da oroscopo
cioè sono generalizzate
sono cancellate
qui in questo caso è proprio una mancanza di chiusura
che dia senso alla frase
quindi è una struttura superficiale
così come le generalizzazioni
è un'esperienza della persona che è quella
e per lei è sempre vale quello
quello, non posso accettare quell'incarico, è una generalizzazione, sono convinzioni
queste, alla fin fine, è il nostro modo che abbiamo qua dentro, da quando siamo nati a
che siamo arrivati a oggi, tutto il nostro mondo che abbiamo vissuto ci ha inculcato
tutto questo, che sono poi i primi tre anni della nostra vita, dove noi siamo nel puro
inconscio, sapete che fino ai tre anni noi viaggiamo, no grazie, molto gentile, fino
Fino ai tre anni noi viaggiamo a 2 Hz delle frequenze nell'enceleoforogramma.
Quando noi dormiamo siamo a 2 Hz.
Un bimbo fino ai tre anni è a 2 Hz.
E' per quello che molte volte sta lì e si addormenta immediatamente, perché loro sono sempre lì.
Ma i 2 Hz vuol dire mondo inconscio aperto.
E' lì dove prendono tutte le varie frecce, tutti i vari pattern che vengono costruiti qua.
Poi piano piano mi comincia, però comincia a pensare poi, e se comincia a pensare comincia a filtrare, ok? Lui ha tre anni, vedono la realtà, ma non ci ricordiamo mica noi due anni cosa vedevamo, io faccio fatica a ricordare quando avevo due anni, penso anche tanti, però lì si vedeva la realtà, dopo cominciamo a percepirla, ok?
Quindi queste cose sono lì e ognuno ha le sue.
È un po' come la comunicazione.
E allora se io so di una persona che mi esprime una struttura superficiale, io devo tirare fuori questo.
Io non lo so.
E che è che mi permette di fare questo?
Una volta che sono entrato in sintonia e una volta che sono nel presente, attraverso le domande.
Domande potenti, ovvero che rendono consapevole la persona.
Non è facile fare il coach, eh?
Non è mica facile.
è il mestiere per me più bello che possa esistere, ma non è per niente facile, è difficile cambiare lavoro, e chi ha detto?
Cioè sembra una generalizzazione, sì, ma chi è che te lo fa pensare? Così come ci sono le distorsioni, addirittura la mela è fatta così,
però in realtà una la vede così, sono sicuro che sei arrabbiato con me, è una distorsione, io posso fare una frase, ma dove nasce?
Chi è che te lo fa pensare? Qual è stata la condizione o la situazione che ti ha portato a questa conclusione?
So che i clienti non accetteranno la nostra idea, è una distorsione, quindi è un modo di dire che distorce la realtà.
Quindi ho visto una regassa meravigliosa, faccio domande aperte e potenti, incremento la consapevolezza perché vado nella struttura profonda e che cosa vengono fuori?
Le convinzioni, che è l'energia. Io, dei miei collaboratori, devo sapere quali sono le convinzioni. Se non so quelle, non so come si muove. Per far sì che il mio cliente, se quando faccio il coach, cominci a muoversi verso una direzione, è perché lui tira fuori le sue convinzioni.
Ma quando è che tiri fuori le convinzioni? Quando una persona è diventata consapevole, ovvero sa, la consapevolezza è la base di tutto, consapevolezza e intenzioni, si va poi verso il fare, quando c'è la consapevolezza e le intenzioni.
Quindi, vedete, ho visto una ragazza meravigliosa, ho creato sintonizzazione, sono in uno stato di risorse, io sto mettendo passione nella mia situazione, sono lì, creo, ascolto, tiro fuori la struttura superficiale e faccio domande per incrementare la consapevolezza.
A questo punto io ho tirato fuori le convinzioni potenzianti.
Questa persona si sente motivata.
Ecco quando si sente motivata.
Qua.
Perché è coinvolta.
Perché è messa in evidenza.
Perché è attivata.
Invece noi cosa facciamo?
Ho visto una ragazza meravigliosa, boom, parto, salto tutto, dovresti fare questo, questo e quest'altro.
È ovvio.
Ovvio.
Ok?
Ercerotto.
Ercerottino.
fai questo, questo e quest'altro, ma la prossima volta
ti ripresenta il problema
allora, ci sono momenti dove
uno, vai
perché anche al muretto, noi
quando facciamo, non è che poi metti lì
e fa le domande aperte
o entra e esce la macchina
quando c'è da fare il pit stop, quindi c'è già
tutto schematizzato e tutto, quindi c'è qualcuno
che sta pensando, ma c'è qualcuno
che deve prendere decisioni e quindi c'è
un straightforward, quindi è chiaro
che quella condizione è esercizio di
autorità, ma
ma nasce da un lavoro di consapevolezza a priori,
ovvero la sera prima,
quando si è definito qual era la strategia,
quali erano tutte le situazioni che potevano,
e allora però in quel momento bisogna andare.
Basta.
Quindi ci sono situazioni dove bisogna andare,
ci sono situazioni invece che è meglio fare un discorso di questo genere,
perché la prossima volta, quando bisogna andare,
sarà fatta in maniera più efficace.
il capo, sulla base delle informazioni
che gli vengono dal basso
è certo, ma è lui
vi ricordate Ross Brown?
era lì con la bananina
c'era la banana, il bucchetto d'acqua
non lo vedevate mai in ansia?
mai? se voi andate a sentire
le registrazioni di Michael mentre era in macchina
sembrava che guidava una panda su un'autostrada
a 8 corsie ai 40 km orari
è come se stesse a fumare una sigaretta
proprio tranquillo, però nel frattempo
c'hai una barca di ingegneri
c'erano almeno 7-8 che di dietro stanno macinando e allora bastava solo Ross, come sta andando
questo rispetto a quello che abbiamo visto, come è questo? Tutte domande aperte, quegli
altri via, poi c'è un certo momento, arrivava, ma solo così lui poteva prendere una decisione,
perché cos'è la decisione? È un atto creativo, perché altrimenti sarebbe una procedura,
è molto razionale
e irrazionale
lui viveva nel mondo dell'inconscio
costantemente
poi era razionale, perché poi devi scendere
devi tradurre la terra
ok? come?
è certo, senza dubbio
che si lavora su procedure, sulla base però
di un qualche cosa che prima è stato
visto, o è stato creato
se succede qualche cosa
mentre lì sta andando non so che cosa
cosa andiamo con le procedure?
procedure? Spero di no. È chiaro che per noi, cioè guidare un aereo è procedura,
checklist. Dirigere un team di Formula 1 è procedura, checklist, perfetto. Ma la procedura
è entriamo ai box al venticinquesimo giro, perfetto. Guarda che sta venendo a piove,
tra tre giri piove, e ora che facciamo? Stiamo sulla procedura. La procedura dice venticinquesimo
giro, entriamo al 25, no, c'è qualcosa che non va, e allora chi è che in quel momento
prende la decisione? Esatto, perché la decisione è un atto creativo, perché altrimenti se
io devo andare a destra o a sinistra, io cammino, anzi sono in macchina e sto seguendo una città,
devo andare a una città, perfetto, ho tutte le mie indicazioni, poi arriva un certo momento
che sono in un incrocio a T, o che vado a destra o che vado a sinistra, però non c'è
il cartello, dove vado? Quella è una decisione, o vado a destra o vado a sinistra, io non
lo so, la decisione è un atto creativo, non esiste, se esistesse sarebbe una procedura,
quindi la decisione è un atto creativo e perché sia creativo io devo essere lì, in
quel momento, presente, sul pezzo, in uno stato di rilassamento, tra l'altro, non in
in uno stato di agitazione, perché se sono in uno stato di agitazione
non va mica tanto bene
lei come ingegnere sicuramente conosce
molto meglio di me
questa è una distorsione
no, dicevo
se lei mi parla di creatività
è un conto
se lei all'interno di un protocollo
mi parla di capacità di resilienza
che si mette in atto quando c'è
l'imprevisto, ad esempio
in un blocco operatorio improvvisamente
piove, dentro al blocco
cooperatori, esempio, non può essere
previsto da una procedura
allora lì è la capacità proprio di resilienza
di così
resistere all'urto imprevisto
e inventarsi la cosa
migliore possibile
però la creatività
quella creatività
comunque prende sempre in considerazione
il sapere, le possibilità
c'è una capacità logica incredibile che fa
sintesi e osserva perché non è che
facciamo i panettoni, cioè voglio dire
uno si brucia un panettone e lo gettiamo
c'è la persona intorno
per cui mai come in quel momento
è chiamata, sono chiamate
in campo tutte le capacità
anche l'emozione
anche la passione, perché è proprio
quella che guida
lei ha parlato di un...
quindi stiamo dicendo la stessa cosa signora
cos'è che non vede
che è esattamente la stessa cosa
creatività lascia uno spazio
più personale, lontano
da quelli che sono
Lei prima faceva la distinzione tra paletti e limiti, no?
Paletti e vincoli.
Io dico che parlare di capacità di resilienza vuol dire mettere in campo creatività quando proprio non se ne può fare a meno,
prendendo in considerazione tutte le possibili soluzioni.
Creatività sa, a volte un creativo in emergenza può anche essere pericoloso perché potrebbe mettere in campo creatività in un momento.
Io non sto mica dicendo che dobbiamo mettere un creativo lì a rivederci, un creativo dentro a operare, non sto dicendo quello, ma se deve prendere una decisione su qualche cosa che è uscita, per forza di cosa diventa creativo?
Ah, non può essere altro?
È per definizione.
Poi, che ci sia una persona predisposta che viva nelle nuvole e che faccia...
No, non sto dicendo questo.
Un pilota non vive nelle nuvole perché il pilota crea ogni curva.
È una creazione.
È che mica sta nella nuvola.
E sa qual è la procedura?
È la capacità di guida.
Qual è la procedura?
Basta.
Non c'è altro.
Possiamo diventare entrambi piloti.
Quello che ci mancherà è la creatività, non la procedura.
La possiamo acquisire, andiamo a fare un bel corso, ci insegnano, ci fanno vedere, è quello, ok?
Perfetto, allora, che cose sono ste convinzioni?
Sono sempre ste benedette generalizzazioni, distorsioni e cancellazioni, ma sono dei filtri, sono degli stabilizzatori.
Se noi fossimo senza convinzioni saremmo foglie in balia del vento, è vero o no?
Senza valori e convinzioni, sono quelli che ci permettono di avere una direzione, è vero o no?
No, allora le convinzioni a questo punto determinano le capacità e quindi i miei comportamenti, tutti i miei comportamenti nascono dalle mie convinzioni e se sono limitanti vuol dire che mi comporto limitatamente e io voglio delle persone intorno a me o io stesso che mi comporto limitatamente?
chiaramente, e quindi se una persona ha convinzione di impossibilità, di incapacità e di non
meritevolezza, questi sono i tre tipi di convinzioni, e io glieli devo rimuovere, ecco il coach,
se un giocatore di calcio dice io non sono capace di tirare un rigore, oppure sono, non
mi merito di tirare il calcio di rigore, ha la convinzione, ma io non posso permettere
l'allenatore che quello lì abbia quella convinzione
io gliela devo tirar via
altrimenti lui viaggia limitato
e no, io nella squadra non voglio vedere
persone che viaggiano limitate
io nella mia squadra voglio vedere persone che viaggiano
a palla e cambiamo il coach
non è sempre possibile
però è lui
il tutore
c'è poco da fare
è come se
capisco, c'è un padre
e una madre, se lui non è capace di fare il padre
La squadra decide, no?
E la squadra, beh, è tutto il greco, no?
Guardi Ferrari, dal 2009 quanti già ne abbiamo cambiati, eh?
E quanti ne cambieremo ancora?
Però dal 1997 al 2006 non si è mai cambiato niente.
Come mai? Come mai? Eh?
Quindi, se una persona ha convinzioni, quando è che io le vedo queste convinzioni?
Quando ho incrementato la sua popolesza.
Beh, allora cosa devo fare? La seconda fase di domande, le domande insinuanti. Che mondo, eh? Le aziende si stanno dirigendo così, eh? Quindi domande insinuanti, che è la seconda fase, la prima è quella di incrementare la corsa a popolezza, la seconda è quella di trasformare tutte le convinzioni potenzianti e limitanti in vincenti.
le convinzioni potenzianti sono quelle che mi
permettono di, è energia pura per andare
verso, la convinzione limitante è quella che dice
non gliela farò mai, non sono
capace, non me lo merito
ok? E allora
chi lo dice questo che non gliela farei mai?
Nella tua vita mai mai
ci sei riuscito? C'è stata una cosa
nella tua vita dove ci sei riuscito?
Sì, quale? Questa
me la descrivi? E cosa
potrebbe succedere se tu gliela facessi?
Prova ad immaginarti lo scenario
Se tu già la facessi, cosa potrebbe succedere? Ecco la domanda potente, aperta, insinuante. Perché? Perché per rimuovere convinzioni limitanti dobbiamo insinuare la convinzione, mettere in dubbio la convinzione.
Quindi le prime domande sono quelle di apertura per far parlare, per far rinforzare la struttura profonda. Le seconde domande sono quelle di rimuovere, ovvero mettere in dubbio le convinzioni limitanti.
Dove siete voi tutto questo?
C'è spazio?
C'è margine rispetto a dove lavorate?
Esiste tutto questo?
Da ridere.
Questo è quello che a me serve.
Allora vogliamo parlare di motivazione?
Quando dicevamo prima, mi facevi l'appunto, la motivazione.
Ecco ali, questa è la motivazione.
Questo è il passaggio della motivazione.
Da là fino a qua.
prima è il passaggio della comunicazione
e poi della motivazione
è questo il passaggio della motivazione
è per questo che poi quando fai il mestiere del coach
il tuo cliente si lega a te
in maniera quasi viscerale
perché? perché gli hai
tirato fuori la sua energia
gli hai tirato fuori le sue risorse
sei un elemento e allora
l'intelligenza del coach è di tirarsi da parte
perché quello che conta è lui
non la presenza del coach
e poi cosa c'è?
c'è il piano d'azione
azione, arrivederci, c'è il piano di azione, quindi stato di risorsa, passione, coinvolgimento
per tirar fuori le convinzioni vincenti e ora si va, quindi si traduce, quindi è il
processo, si va verso l'azione, verso il fare, quindi io dirò al mio cliente, bene,
adesso cosa farai domani? Hai creato tutta questa consapevolezza, si sono eliminate queste
convinzioni limitanti, abbiamo queste convinzioni convincenti e domani cosa facciamo? Come
Come partiamo? Cosa facciamo? Chi lo fa? Dove lo facciamo? Quando lo facciamo?
Cominci a utilizzare l'autorità.
Ecco dove inizia l'autorità.
Qua. Prendi la decisione, boom, su quello che c'è da fare.
Ok?
Prima era tutto un percorso di autorevolezza.
Dove? Quante volte ci siamo messi da parte?
Un bel po' di volte, eh?
Avete mai visto questo film? L'ho fatto vedere l'altra volta.
La forza del campione.
Domani mattina, porta gli scarponi.
Perché è molto interessante questo film, è la descrizione di un campione, attualmente ancora esistente, campione olimpico delle anelle, della ginnastica americana, che ha vinto la medaglia d'oro.
Ok? E ha subito un certo percorso per arrivare lì e grazie a una persona che ha capito effettivamente quali sono gli ingredienti della performance, gliela ha fatto capire.
Questa persona, che è quello che stava parlando adesso, è sostanzialmente un maestro spirituale, no? Questa persona qua.
a un certo momento gli dice in tutto questo per domani mattina porta gli scarponi c'è un posto
dove voglio portarti dalla prima volta che sei venuto è un cammino lungo ma penso penso che
finalmente sei pronto a vederlo lo suggerisco la forza del campione sei pronto per vedere una cosa
La cosa che c'è da te la vorrei far vedere.
Dai, pensa.
Domani ti ci porto.
Devo trovare tre regole?
E tu già le conosci.
Paradosso, ironia e cambiamento.
Paradosso.
La vita è un mistero, non perdere tempo a cercare di capirla.
Ironia.
Usa l'ironia, specialmente con te stesso, è una forza oltremisura.
Cambiamento.
Niente può essere immutabile.
Quando si parla di cambiamento ci si ferma sempre.
Ehi, ti prego, dimmi che siamo vicini
Dai, avanti
Sono tre ore ormai
Ecco, è qui
Che cos'è?
Quello che devi vedere
Il panorama?
Là, vicino al tuo piede
I fiori?
No
Meno male
Il sasso
C'è qualcosa di speciale in questo sasso?
Non ti piace?
Ah, dai, Socrate, è questo che ero finalmente pronto a vedere?
Durante tutto il viaggio eri emozionato, eri felice
Perché credevo che avrei visto qualcosa
Ma di come un bambino la mattina di Natale, l'hai detto anche tu.
Fare questa gita mi ha fatto bene.
Perché nelle ultime tre ore aspettavo di vedere una cosa meravigliosa.
Cosa cambia?
Che qui c'è solo questo sasso!
Forse avrei dovuto dirtelo prima di partire, eh?
Ma immagino che neanche io sapevo cosa avrei trovato.
Non lo sai mai.
Mi dispiace che non sei più felice.
Il viaggio, il viaggio ci rende felici, non la destinazione.
Se a noi ci piace girare in bicicletta, noi siamo poi contenti a fare i 100 km, fare la scalatina, andare in bicicletta.
Ma non perché facciamo i 100 km, perché siamo in bicicletta, perché ci piace andare in bicicletta.
Si guida a fare i 100 km, ma la contentezza o la felicità è nel viaggio, non nel raggiungimento dell'obiettivo.
Perché una persona che lavora per obiettivi ha due situazioni.
Uno, raggiunge l'obiettivo, perfetto, contentissimo, quanto? Mezza giornata, il giorno dopo se ne deve dare un'altra, altrimenti non è contento, quindi è una felicità di mezza giornata, una giornata, due giorni, parlando di una felicità limitata, seconda situazione, non lo raggiunge, è il fallimento, andiamo nel passato.
Uno che invece focalizza la sua attività sul percorso non può fallire perché trova la felicità e se ha la felicità ha tutte le condizioni per vincere.
E' molto più probabile che vinca una persona che è focalizzata sul viaggio piuttosto che una persona che è focalizzata sull'obiettivo.
Io dico che se tu sei focalizzato sul viaggio e sai come andare, tu vinci, no matter what hai di fronte, senza ombre di dubbio.
E' il processo quello che conta, quindi si entra con un obiettivo e si esce con un processo e la gente va coinvolta nel processo, nel fare, perché nel fare c'è la saggezza, nel fare c'è l'assenza di mente, c'è l'assenza del futuro e c'è l'assenza del passato.
Se io guardo l'obiettivo, sono nel futuro, e se sto arrivando verso il deadline e non l'ho raggiunto, incrementa l'ansia.
E andiamo a operare mentre siamo ansiosi, o andiamo a guidare mentre siamo ansiosi.
C'è una fatica, eh? È vero o no?
Eppure è uno dei concetti più difficili da mettere in testa, o da fare entrare.
Perché tutte le aziende viaggiano per obiettivi.
Ma certo che dobbiamo viaggiare, dobbiamo avere obiettivi, altrimenti come facciamo a muoverci? L'uomo deve avere obiettivi, ma poi sta sul viaggio, altrimenti è ansia pura. E secondo voi un animale dove sta? Ce li ha gli obiettivi, a cacchio, deve mangiare e riprodursi, difendersi. E sta sull'obiettivo?
Avete mai visto quei bei filmati sulle gazzelle nella savana?
Vedi questa gazzella bella precisa che sta lì, bruca, poi antenne e c'è il ghepardo, il leopardo, il leone.
Boom! E comincia a correre, e comincia a scappare.
Quindi l'obiettivo è sopravvivenza.
Arriva l'animale e cerca di prenderla, non la prende, fortuna, via.
via, contate fino a 10, lei è lì, si guarda e si rimette a mangiare, il passato non c'è
più e il futuro non c'è più, si rimette a mangiare, l'animale lavora per forza in
assenza di tempo, se voi andate a chiedere che ora è a un animale potesse rispondere
è adesso, non è il concetto dell'ora, poi provate a pensare quanti traumi o quanto
Tanto stress noi ci mettiamo grazie all'esistenza del tempo.
Se noi mettiamo l'obiettivo in primo piano, noi mettiamo la gente nello stress.
Se la mettiamo nel percorso è come la gazzella che va a brucare, che va a mangiare.
E allora dove li vogliamo mettere i nostri collaboratori?
C'è tanto da imparare da questi eccellenti.
Non potete immaginare quanto io abbia imparato da questi eccellenti.
la mia fortuna è stata quella
è stata assolutamente quella
arrivederci
poi
finito il fare
cosa facciamo?
andiamo tutti a casa?
abbiamo fatto?
abbiamo fatto l'operazione chirurgica?
abbiamo avuto procedure?
abbiamo avuto momenti di resilienza?
abbiamo avuto i momenti di
quello che è bene
ok finita
è durato un'ora, due ore, sei ore
è tutto un questo
è successo di tutto
quello di tutto
ragazzi
prima che andiamo a casa
ci mettiamo intorno a un tavolo e come è andata? È andata bene? O abbiamo avuto qualche problema
o qualche cosa? Andata bene? Insomma so so, così così, bene. Allora andiamo ad andare a vedere
che cos'è che è andato bene, che cosa potevamo fare meglio e che cos'è che è andato male.
Da tutti, perché nel momento che cominciamo a fare queste domande coinvolgiamo ancora una volta
tali persone, voglio sapere da voi cosa è andato e cosa è che non è andato bene, cosa
potevamo fare meglio, perché magari abbiamo vinto, però il pit stop è durato 3 secondi
e avevamo 10-15 secondi di vantaggio, ok, non ha portato niente il fatto di perdere
3 secondi al pit stop, ma la prossima gara magari siamo in vantaggio di 2 secondi e mezzo,
sbagliamo di 3 secondi e arriviamo a secondi e no, dobbiamo capire perché abbiamo perso
questi tre secondi, malgrado
abbiamo vinto, avessimo vinto
ok? Quindi
alla fine di ogni azione
il coach
domanderà questo, come è andata?
Eh, insomma, bene
allora dai, cos'è che è andato
bene? Cos'è che potremmo fare meglio?
E cos'è che è andato male?
Qualcuno scrive, perché la prossima volta
non deve essere fatto
esattamente la stessa cosa
ma deve essere fatta la differenza
quindi dobbiamo
fare una revisione, quindi una benificazione, in maniera tale che la prossima volta non
siamo ancora allo stadio 1, ma saremo allo stadio 2, poi rifaremo di nuovo questo e allora
saremo allo stadio 3 e poi saremo allo stadio 4, quindi siamo dentro l'evoluzione su consapevolezza
del team, della squadra, delle persone. È uno sforzettino, ma immagino che qualcuno
lo faccia, ma è uno sforzettino che però due risultati dà, incremento di consapevolezza
di competenze e incremento
di coinvolgimento delle persone
quindi di motivazione. Ci siamo?
Vi ho dato tanti
eh? O normalmente sono
tre giorni di corso questi.
Allora, lui cosa ha fatto?
Alla fine, guardate cosa ha fatto
adesso, è tornato
fa il chirurgo, è tornato
tutto, guardate
è più di un'ora che aspettiamo
sentite io me ne vado ragazzi
è anche di più
scusate se vi ho fatto aspettare
Bene, bene, bene
Ok, dunque
Dovete spogliarvi e infilarvi il camice dell'ospedale più in fretta possibile
Dottor McKee, cos'è? Un scherzo?
Mi vedi ridere?
Ah, eccoli che arrivano
Alan, Roger, Bonnie, Sara, JJ
C'è niente su lui, permesso
Ma che significa?
significa. Dottori, avete passato un sacco di tempo a studiare i nomi latini delle malattie
che i vostri pazienti avevano, ora è il momento di imparare qualcosa di più semplice in proposito.
I pazienti hanno tutti un nome. Valorizzazione. Sara. Accoglienza. Alan. Si sentono impauriti,
I maledetti, imbarazzati e vulnerabili, insomma, sono malati.
Quello che vogliono è soprattutto guarire.
Ed è per questo che affidano a noi la loro vita.
Potrei cercare di spiegarvi che cosa significa fino a perdere la voce,
ma so per esperienza che non capireste.
Io di sicuro non l'avevo capito.
E allora, per le prossime 72 ore,
a ciascuno di voi sarà assegnata una particolare malattia.
Ricalco
Dormirete in letti di ospedale e mangerete il vitto dell'ospedale
Il vitto dell'ospedale
E sarete sottoposti agli opportuni esami
Esami che vi troverete un giorno a prescrivere
Prego, prego, avanti
Ora non siete più dottori, siete semplici pazienti
Mi scusi dottore, dovrei passare
Prego, scusi lei
Quindi gli fa vivere essere paziente per poter comunicare con i pazienti
esatto, a loro gli vanno bene
gli ultimi 20 minuti
avete ancora energia per gli ultimi 20 minuti?
è un trauma
esatto
allora
ma è lì proprio il nocciolo
dobbiamo per forza avere un trauma per capire
per esempio
nella mia realtà purtroppo
diamogli un trauma a sto ragazzo
c'è stato un medico che è stato male
e ha vissuto
sulla propria pelle per un periodo
è entrato in comunicazione
diciamo così
però passata la fase
è ritornato alla prima fase
quindi in quel caso lì
non gli è servito a nulla
non lo so
cosa vuole che le dica?
no niente
questo era un film
allora l'ultimo
il tutto questo
il collante di tutto quello che vi ho detto oggi
vi è piaciuto intanto?
il collante di tutto questo
Questo è l'intelligenza emotiva, che cos'è l'intelligenza emotiva? Di certo non è il libero sfogo delle emozioni, no, è l'utilizzo delle emozioni, le emozioni sono informazioni, possiamo provare a ignorarle ma non funziona, possiamo provare a nascondere ma non siamo così bravi come potremmo pensare di essere.
Le decisioni devono incorporare emozioni per essere efficaci, le emozioni seguono sequenze logiche e quindi possiamo impararle, le emozioni sono contagiosi, è la via di comunicazione più veloce che esista perché è istantanea, è più veloce della luce, è istantanea.
Grazie mille, è il tuo sesto vincitore in questa stagione, ma non hai vinto una delle sei gare, l'hai fatto davanti ai tuoi fan di casa, i tifosi, devi essere soddisfatto.
Sì, credo che soddisfatto sia la vera parola, non ho una vocabularia per niente più alta di questo.
Guardate dove guarda, basso.
Sono solo felice, sono solo sdorzato.
Non so se sei consapevole, ma questa è la tua 41° vittoria,
che ti mette in equa seconda in tutto il tempo con Ayrton Senna.
Questi registri significano molto a te?
Sì, significano molto a me.
Non possiamo controllarle, le emozioni.
Non siamo così bravi di nasconderle.
Se arrivano, ci sono. Punto.
Questo qua che gli dice, vieni da me, falla nella domanda.
Nelle ultime due gare, Michael è stato magnanimoso enough
Possiamo avere uno stop?
E lui comincia a piangere perché sono contagiosi.
Stiamo parlando, l'avete visto come ha messo Marco?
Perfetto, allora noi parliamo di Teuton, cioè il tedesco.
Lui comunicava attraverso emozioni, era un grande, spero che lo sarà ancora.
Che cosa sono le emozioni? Noi ci svegliamo alle sette e mezza di mattina, alle sette, sei, cinque, otto, quello che vi pare e accendiamo i cinque sensi, la consapevolezza innata, i cinque sensi, li accendiamo, questi cinque sensi danno informazione al nostro corpo, al nostro cervello per i neuroscienziati di qualche anno fa,
a tutto il nostro corpo per le nuove neuroscienze e le nuove neuro biochimiche, quello che volete
chiamare, non lo so come si chiama, ma la scienza della biochimica. Queste informazioni
arrivano al cervello e che cosa servono queste informazioni? Essendo che arriva un corpo
ovvero un cervello che è un computer, sostanzialmente che non è un computer ma assimiliamolo a
un computer e servirà per dare un po' di processing, cioè ti do un'informazione, un input per
per avere un output. E che cos'è questo output? Sono pensieri ed emozioni. I pensieri
è l'intelligenza, ovvero misurabile attraverso il cui, il quoziente di intelligenza, le emozioni
sono la seconda branca di informazioni che ci dà il nostro corpo e che è energia. E
anche questo è misurabile, si chiama quoziente di intelligenza emotiva e si chiama QE. Quindi
vogliamo proprio essere 18 anni, misuriamo il QE, mica tanti anni fa, anche perché le
emozioni non sono mai state prese in considerazione della scienza, sono sempre state demandate
alla religione, perché le emozioni non è qualcosa di tangibile, non è qualcosa di
misurabile, adesso si misurano, ma noi di queste due cose, da queste informazioni che
vengono dai sensi, oggi mi sveglio, però c'ho caldo, sono sul solido, tutte informazioni,
c'è la luce, accendo la luce, quindi sono informazioni che ci danno pensieri ed emozioni,
che cosa ci facciamo noi? Noi le utilizziamo per agire, ma noi possiamo agire in maniera
efficace o in maniera poco efficace, da 0 a 10 possiamo agire a 10, oppure 0, quindi
Quindi agiamo, ma non efficacemente.
Quando è che noi utilizziamo efficacemente le emozioni?
Scusate, quando è che le utilizziamo?
Quando le prendiamo, ne siamo consapevoli e le utilizziamo.
Il piangere è un utilizzo dell'emozione, è energia pura.
Uno che mi fa arrabbiare è energia pura, però è negativa, però è energia.
Io non la butto via, dipende da me di girarla in maniera positiva. Mai e poi mai io do via energia. Se è positiva la prendo e la metto in tasca immediatamente, ma se è negativa la prendo lo stesso e la rigiro io.
Il problema è quando c'è un apatico davanti che non mi dà niente, quello è un altro discorso. Quindi anche un collaboratore che è un signor no o che mi dice qualche cosa di contrario, per me quello serve perché lì dentro c'è una convinzione e se c'è una convinzione magari è limitante, gli la trasforma e quella è l'energia pura.
Faccio sempre l'esempio della gamba destra e della gamba sinistra.
Gamba destra i pensieri, gamba sinistra le emozioni.
Per poter agire efficacemente un corpo umano per camminare ha bisogno dell'utilizzo di tutte e due,
dei pensieri e delle emozioni, altrimenti soppica.
Va così.
Quindi è un utilizzo simultaneo, è sinergico di emozioni e di pensieri.
Quando noi siamo nati a zero anni, due anni, tre anni, quattro anni, cinque anni, quanti pensieri avevamo? Zero. Eppure abbiamo imparato a camminare, a parlare, a giocare, a studiare, a leggere, a dire a memoria le cose, ne abbiamo fatte?
te, magari adesso impariamo anche l'inglese a tre anni o quattro anni, l'italiano, l'inglese
e il francese, quindi pur non avendo pensieri impariamo, imparare vuol dire agire e come
possiamo agire? In quel caso solo emozioni, quindi nasciamo emozioni, siamo solo emozioni,
poi cominciamo ad andare a scuola e cominciamo ad attivare il pensiero e cominciamo a arricchire
il pensiero, poi andiamo a lavorare e ci dicono attenzione perché te sei in mezzo al sociale
Quindi, occhio, sarai valutato non solo in base alle tue competenze, ma anche in base a quello che tu dici, fai, ti comporti.
Quindi, gestisci le tue emozioni.
Gestire vuol dire controllare, reprimere.
In inglese, invece, gestire, management, vuol dire utilizzo.
Quindi c'è il cambiamento di paradigma.
Da pochi anni, in Italia ancora stiamo sul livello 0,0 diviso infinito, quindi proprio 0 che più 0 non si può fare,
nessuno le utilizza, le gestisce, le reprime.
Allora il nostro corpo ci dà delle emozioni
per dire noi le reprimiamo.
Ma insomma siamo efficaci, siamo efficaci.
Se ce le dà è perché servono.
Lo vogliamo andare a vedere?
Questo è come si misurano.
Basta una cosa di questo genere, si misurano.
Quindi io posso misurare la capacità
di comprendere le emozioni di una persona,
la capacità di riconoscere il sentiero emozionale,
ovvero l'impulsività di una persona.
Posso capire, posso misurare
la capacità di utilizzare il pensiero sequenziale, quindi farsi film, posso misurare la capacità
di navigare le emozioni, di trovare la motivazione entristica, è la passione questa, si misura
la passione, adesso è grande chi l'ha scoperta, niente da dire, come così per l'ottimismo
che è la capacità di vedere l'alternativa, così come crescere l'empatia, così come
una persona che persegue un motivo eccellente, questa è la fotografia di un grande medico,
Sicuramente non è un medico questo, però questo potrebbe essere un grande medico, perché?
Perché comunque ha dell'empatia, ma soprattutto ha un navigare dell'emozione a palla,
così come una grande motivazione intrinseca, quindi una passione a palla,
così come ha poco utilizzo del pensiero e quindi è più facile per lui entrare nel presente.
Questa potrebbe essere la fotografia di un medico performante.
Vogliamo tirare via questi intanto?
Vogliamo parlare solo di questi?
Andiamo uno step avanti rispetto all'anno scorso.
Comprendere l'emozione, la capacità di conoscerle.
Prendete Google, andate su Google e scrivete
lista delle emozioni.
Vi viene fuori dei vari file
e sicuramente c'è un file dove ci sono scritte
tutte le emozioni che un personaggio,
che una persona può vivere.
Sono quattro pagine, cinque pagine,
sono enormi, sono infinite.
Noi viviamo emozioni in ogni istante
perché abbiamo la consapevolezza ogni istante, i cinque sensi ogni istante ci dà informazioni
e quindi il nostro corpo e il nostro cervello ci dà di conseguenza informazioni, in ogni
istante, dal momento che ci svegliamo al momento che andiamo a dormire. E quali sono
le emozioni che viviamo? Sicuramente sappiamo qual è la rabbia, sicuramente sappiamo qual
è l'amore, sicuramente sappiamo cos'è la gioia, la felicità, la frustrazione, ma
ce ne sono una marea in più che non sappiamo e se non sappiamo non siamo consapevoli e
Eh, allora, prendiamoci questa bella lista.
Andiamo su un foglio e ogni tanto, durante la giornata, ci svegliamo e diciamo,
ma che emozione sto vivendo in questo momento?
Perché se è rabbia, gioia, lo so già, ma se è moh, non lo so, vado a vedermela.
Ah, sai cos'è? È questa.
Quindi io sono consapevole di quello che vivo.
Se io sono consapevole di quello che vivo, riesco anche a capire le emozioni degli altri.
Altrimenti non riesco a capire.
Navigare le emozioni?
Guardate, navigare le emozioni.
Ci siamo, eh?
Anche a poco.
Buonasera. Allora lui, guardate come reagisce con la dottoressa.
Mi scusi, non può entrare. Il dottor McKee sta venendo di là, è meglio che esca.
Dottor McKee, che cosa vuole?
Ha un minuto?
Come vede ho la sala piena di pazienti.
Meno uno.
Cosa?
Dico, ne ha uno di meno di pazienti, io me ne vado.
Vede, dottore, io lo so come deve sentirsi.
E questo è il problema. Lei non ha la minima idea di come mi sento.
Sarà opportuno continuare la conversazione un'altra volta
Secondo me farebbe meglio cambiare atteggiamento, dottoressa
Perché oggi sono malato io
Domani o tra sei mesi o tra vent'anni toccherà a lei
Ogni medico diventa paziente, è una cosa naturale
E allora sarà dura, come lo è per me
Lei mi sta offendendo, quindi se non le spiace...
Lei si arrabbia
Se avessi avuto un paziente come me quando ero un medico come lei avrei...
Senta, aspetto la mia cartella
Gliela vado a prendere.
Questo è un esempio di non evitazione dell'emozione.
Si fa prendere dalla rabbia, dalla impulsività e gli butta via la cartella in maniera boom.
Ok?
Allora.
Posta aerea.
Grazie.
Allora, se una persona ti fa arrabbiare, però quella persona ti interessa, potrebbe essere la moglie, il figlio, la figlia, il collaboratore, il capo.
una persona con cui devi convivere,
cosa facciamo? Continuiamo a avere problemi?
Eh, continuiamo a...
Il fegato di qua ci diventa grosso così.
Allora, lei come reagisce?
Boom!
Non è navigare, quello è un libero sfogo delle emozioni.
Quindi questa non è intelligentemente, emotivamente intelligente.
Cosa avrebbe dovuto fare?
Ha la persona di fronte, sta dando energia negativa,
questo è un mio paziente,
voglio continuare a avere una relazione con questa
persona, perché questa è la domanda, sì
allora devi convertirla
in positivo, altrimenti
vai a rompere
e allora cominci a, che cos'è che la rende
in questa maniera, cosa potrei fare io per lei
cosa potremmo fare noi insieme
per, quindi questa persona
comincia, continua
comunque a voler combattere
invece tu fai la situazione da bandiera
bianca, cos'è che possiamo fare
per cercare di evitare questo problema
Perché noi dobbiamo continuare, lei è un mio paziente, voglio continuare a avere lei come paziente, cosa posso fare io per lei? O come potremmo? Vedete che ancora una volta mette a sede a parte.
E allora questo qui ha voglia a combattere, ha voglia a combattere, magari dice ancora delle cose più assurde e magari offende ancora di più perché vuole ucciderti, no?
No, e tu invece non la prendi la provocazione e la ribatti ancora un'altra volta.
A un certo momento questa persona dirà, eh vabbè ma che faccio, gli sparo la croce rossa?
Questa si è resa, vedi, lui si è reso, ha perso e quindi, aspetta, depone le sue armi.
Però nel momento che depone le sue armi succede qualche cosa, che l'altro che ha preso tutta questa energia negativa
e l'ha trasformata in positiva, si trova a un livello energetico nettamente superiore.
E nel momento che depone le armi, quella persona è fottuta, perché quell'altra persona ha nettamente più energia.
Fatta una volta, fatta due volte, fatta tre volte, quella persona andrà sempre da quella.
Perché? Perché è riuscito a conquistare la sua energia.
Questo è navigare le emozioni.
Non voglio più avere a che fare con quella persona, con quel paziente?
Chiuso.
Ok, non voglio più avere a che fare.
Arrivederci e grazie.
Ecco a lei la cartella.
Finito.
Chiuso.
Se invece io voglio che fare, io utilizzo quell'energia negativa, perché anche se mi fa arrabbiare, a me serve, perché l'energia è energia, non posso buttarla via, sta a me a convertirla positiva, sta a me se io voglio, perché comunque è energia, energia non ha segno, solo in un contesto.
L'altra volta ho fatto l'esame, uno che fa l'esame di università, prima di fare l'esame di università ha ansia, ha paura, è in uno stato emotivo forte, proprio paura, poi va a fare l'esame, lo chiamano e gli fa la domanda al professore.
alla prima, alla seconda, alla terza, alla quarta parola, sa la risposta, si rende conto,
sa la risposta, cambia completamente. Entra in uno stato di risorse, comincia a tirar
fuori passione e comincia a ripetere e dare la risposta. Ma quell'energia che prima era
ansia, adesso è diventata passione. Lì è necessario il sapere la risposta. Ma nelle
relazioni interpersonali è sapere se con questa persona io voglio continuare o no.
se io devo continuare
devo prendere quella energia
e sono io che la devo convertire
questo è navigare l'emozione
un dottore questo deve essere molto alto
perché altrimenti si fa carico dei problemi del paziente
se un dottore non ha questo molto alto
si potrebbe fare carico di tutti i problemi
ovvero se li rivolge su di se stesso
questo deve essere per forza alto
condizione necessaria per essere leader
e questo deve essere molto alto
Esatto, navigare l'emozione deve essere molto alto nella leadership.
Scusi, ma è quello di cui difetta la dottoressa, questo distacco totale, e non si è fatto carico sotto il profilo umano del problema del paziente, mi pare contraddittorio.
No, no, no, è esattamente questo, lei non ha navigato l'emozione che gli ha dato la negatività al suo paziente, poi l'origine è stata lei, questo distacco.
Il conflitto nel film nasce da una condizione sua di porsi col paziente.
Certo, certo.
Quello che lei dice è valido nel momento che io ho il paziente che presenta una complicanza e mi aggredisce.
Perché spesso oggi la complicanza è colpa del medico.
Esatto.
Allora lì bisogna navigare e cercare.
Esatto, questo è quello che gli dico.
Perché se mi dà una complicanza io non è che vado a reagire e vado.
No, cerchiamo di capire che cos'è che ho fatto o che cos'è che avremmo dovuto fare.
che cos'è che le serve
e allora comincia a creare consapevolezza
vedete che sono ancora domande aperte
per cercare di creare consapevolezza
il medico diventa coach
attraverso l'utilizzo delle domande
perché quella persona se la vuole portare
ma questa persona darà sempre negatività
io la denuncio, io di qua e so sempre negatività
ma quelle negatività le devo prendere
perché? Perché è energia
io devo averla quella energia
altrimenti non saprei come rispondere
non saprei andare avanti
navigare l'emozione è proprio questo
Questo, quando io rispondo alla domanda, mi serve questa persona o no? Se mi serve, eccolo lì. Sì, mi serve, eccolo là. Allora io devo trovare la positività. Così come quando la domanda del professore, che so la risposta, allora lì passa la conversione.
ma in quel caso è automatica perché mi viene
da una mia consapevolezza, in questo caso
invece me la faccio io
scusate, non riesco a sentire
nel caso del film
l'energia si trasforma
da negativa in positiva per esempio
non so, dandogli un altro appuntamento
per ascoltarlo
in quel caso lì la signora
la dottoressa avrebbe potuto chiedere, fare due domande
magari
mettere
gli altri pazienti
un attimo a farli aspettare perché
che in quel momento è, cos'è che potremmo fare?
Cosa ha bisogno?
Cos'è che l'ha ridotta in questo stato?
A me interessa saperlo.
E allora già cambia, perché quella persona
gli dice, aspetta un attimo, e già cambia.
Quindi tu stai utilizzando
quell'energia, ma magari lui in quel momento
vuole ancora litigare,
allora continui, e magari non è quel momento.
Dico, senta, possiamo fare una cosa?
Cosa ne pensa se ci vediamo
fra, o vediamo? E cercare di.
Perché allora questo è navigare
le emozioni, ok?
Motivazione intrinseca, è energia, ma lo salto questo, questo qui è Ayrton Senna, non lo salto, non lo siamo?
Sono aggressivo, sono determinato e sono dedicato alla mia professione.
Continuo a andare più avanti, a imparare le mie limitazioni, le mie limitazioni di corpo, le mie limitazioni psicologiche.
È una maniera di vivere per me.
È una maniera di vivere per me.
È un modo di vivere.
Cioè, lui partecipare non è fisico, è solo una cosa, è riso.
La vittoria è nata con la motivazione e la crisi.
Ti dai tutto quello che hai.
Tutto, assolutamente tutto.
Quindi ogni volta che sei vicino a questi limiti,
l'escezione aumenta
e il tuo cuore aumenta più velocemente
e il tuo cervello aumenta più forte.
Questa passione, quell'adrenalina che hai dentro e quella voglia di voler fare, quella voglia di voler arrivare, quella voglia di coltivare e di utilizzare la passione, questa è la motivazione intrinseca e si misura.
Quindi io dei miei colleghi sapevo quali erano dei miei collaboratori la motivazione intesa e se non ce l'avevano io dovevo alimentarla. Qual è la formula? Coinvolgimento, la leva numero uno della motivazione è il coinvolgimento, quel pallone che abbiamo messo al centro durante il processo di coaching. E che cos'è l'empatia?
Allora, che cos'è l'empatia?
Questa è l'empatia
Dov'è?
Dov'è in questo momento?
E' tutto dedicato alla madre, è sull'ascolto puro, è sull'osservazione pura, è vero?
Non c'è un momento di distrazione, non c'è un momento di distrazione, avete visto?
Questo è l'empatia, ascolto e osservazione. Io faccio fare l'esercizio dell'ascolto e dell'osservazione per l'empatia e dedicarsi all'altro, ancora una volta mettersi da parte e mettere in evidenza l'altro che è di fronte e entrare nelle scarpe dell'altro, questa è l'empatia.
voi che avete a che fare con
persone che sono
ammalate, se avete tanta
empatia avete bisogno di tanto
navigare emozioni
perché se avete tanta empatia
vi prendete i problemi
e che non potete prenderli
altrimenti siete fottuti
quindi
una persona empatica
se va in medicina deve stare
attenta, che deve incrementare e navigare
e ci sono metodi per
ci sono degli strumenti, dei metodi
per poter imparare a navigare le emozioni
perché tutti quegli elementi
dell'intelligenza emotiva
sono tutti elementi che si imparano
perché sono sequenze logiche
e quindi possiamo allenarsi e imparare
una volta che uno sa dov'è
e se sa dov'è il team, impara
e insegna il team
e se l'azienda sa quanto
le sue persone utilizzano le emozioni
tutto va su
e con questo io ho finito e vi ringrazio per l'ascolto
grazie a voi
spero di essere stato utile
ho dato tante tante informazioni
magari poi
si tratta di andare a vedere
perché c'è solo l'arte di fare le domande
e c'è una giornata solo su quello
spero che almeno qualche seme
sia entrato
nelle vostre competenze
bocca al lupo per tutti
grazie
grazie
grazie
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