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30° CAD anno 2019 VIDEOFORUM Presidenti E. COLANGELO (Teramo) E. DE ANTONI (Roma) P. IACOVONI (Alessandria) A. LICATA (Catania) G. SALVINI (Roma) Moderatori A. BIONDI (Catania) G. G. DI VITA (Palermo) P. NARILLI (Roma) A. SERVENTI (Aqui Terme, PD) A. TRICARICO (Napoli) B. BENINI (Roma) Discussant S. PALERMO, G. PERNAZZA, G. BUSUITO, S. A. CANTON G. CECCARELLI, P. PAPINI, E. ANCONA, A. ANNICCHIARICO, G. BARBERA, D. FUSARIO S. CARNIO, A. BESOZZI, F. CARLEA, M.A. LIGUORI, E.A. ADAMI La linfadenectomia nel tumore della testa del pancreas S. Palermo, E. Colangelo Robotic Whipple pancreato-duodenectomy with intracorporeal Wirsung-jejunostomy G. Pernazza, L. Ioni, R. Mancini, T. Picconi, A. Romanzi Robotic spleen preserving distal pancreatectomy for SPT of the pancreatic tail G. Pernazza, L. Ioni, R. Mancini, T. Picconi, A. Romanzi Laparoscopic sigmoidectomy for diverticulitis Hinchey III: Primary resection anastomosis G. Busuito Chirurgia laparoscopica del colonretto S. Palermo, P. Bazzi, G. Cacciatore Robotic right colectomy with Complete Mesocolic Excision (lateral approach) G. Pernazza, L. Ioni, R. Mancini, T. Picconi, A. Romanzi Idiopathic intussusception in male adult: A case report G. Busuito, Luparello Plastica laparascopica secondo Sugarbaker di ernia parastomale S. Palermo, P. Bazzi “SLIM-MESH”: MASSIVE DIASTASIS RECTI ABDOMINIS WITH UMBILICAL HERNIA S. A. Canton Laparoscopic Emergency Incarcerated Giant Hiatal hernia G. Ceccarelli, W. Bugiantella, M. De Rosa, L. Mariani, M. Longaroni, A. Pasculli, PG. Tacchi Esplorazione monolaterale con tecnica MIVAP per iperparatiroidismo primitivo P. Papini, L. Fregoli, G. Materazzi, L. Rossi Mininvasive surgery for thoracic esophageal diverticulum post POEM procedure E. Ancona, G. Barbera, C. Huscher, F. Marchegiani, V. Palombo Plastica laparoscopica di ernia iatale dopo esofagectomia mininvasiva per cancro A. Annicchiarico, G. Dalmonte, F. Marchesi, A. Morini Diverticolectomia Toracoscopica In Posizione Prona G. Barbera, E. Ancona, C. Huscher, F. Marchegiani Robotic Heller myotomy with Dor Fundoplication: the “hiatus sparing” approach D. Fusario, L. Marano, F. Roviello Robotic Heller myotomy and Dor fundoplication (achalasia) with intraoperative endoscopy and ICG mucosal control G. Pernazza, L. Ioni, R. Mancini, T. Picconi, A. Romanzi Robot-Assisted Epiphrenic Diverticulectomy And Heller Myotomy G. Ceccarelli, M. De Rosa, F. Ermili, W. Bugiantella, L. Mariani, MT. Federici, M. Boni Robot-Assisted Left Hepatectomy + Segm 1 For Giant Symptomatic Hemangioma G. Ceccarelli, M. De Rosa, F. Ermili, A. Pasculli TAMIS 3D: una nuova tecnica microchirurgica transanale S. Carnio, M. Antoniutti ICG-NIR guided D2 lymphadenectomy in robotic subtotal gastrectomy for cancer G. Pernazza, L. Ioni, R. Mancini, T. Picconi, A. Romanzi Trattamento VL di voluminosa cisti retroperitoneale A. Besozzi, B. Bottalico, M. Minafra, B. Orlandi, M.G. Sederino The GLUBRAN2® nebulizer for the prevention of airleaks: preliminary data F. Carlea Laparoscopic removal of retroperitoneal schwannoma M.A. Liguori, E.A. Adami, B. Benini
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Cominciamo subito e diamo la parola alla dottoressa Sederino. Cominciamo con la prima comunicazione.
Il trattamento di una voluminosa cisti retroperitoneale.
Buon pomeriggio a tutti, sono la dottoressa Sederino e faccio parte dell'equip del dottor Besozzi.
Il video che vi presento riguarda il trattamento laparoscopico di una voluminosa cisti retroperitoneale.
Si tratta di un caso inusuale in quanto le cissi retroperitoneali non sono così frequenti nella pratica chirurgica, avendo un'incidenza variabile in letteratura da un caso su 6.000 a uno su 300.000 casi l'anno.
In questo caso si tratta di una giovane donna di 25 anni giunta alla nostra osservazione in seguito ad una valutazione ginecologica per una sospetta cissi annessiale.
La paziente come da richiesta del collega ginecologo ha eseguito un'ecografia dell'addome in cui si evidenziava una massa cistica a pareti sottili delle dimensioni di circa 10 cm contenente un fluido ipoecogeno in rapporto con l'annesso di sinistra.
Per meglio definirne le caratteristiche della lesione e i rapporti con le strutture contigue ha eseguito una risonanza magnetica dell'addome con evidenza della formazione cistica suddetta in sede paramediana sinistra delle dimensioni di 8x7 cm a pareti sottili che non mostra alterazioni di enhancement né patologiche dopo mezzo di contrasto.
Pertanto la paziente è stata sottoposta ad intervento chirurgico di enucleazione della lesione cistica per via laparoscopica.
Abbiamo utilizzato tre trocar da 12 mm, uno in regione umbilicale, gli altri due, uno in fossiliaca destra e l'altro in fossiliaca sinistra.
Come si può vedere la lesione ha stretti rapporti con i vasiliaci e soprattutto l'uretere di sinistra.
Nelle manovre di viscerolisi avendo una parete sottile si è provocata una lesione della parete con fuoriuscita di questo materiale giallo citrino
Come si può vedere si cerca di liberarla dall'uretere di sinistra
All'inizio non sembra apprezzarsi un chiaro piano di clivaggio tra le due strutture
Infatti si cerca di liberare la lesione dall'uretere per via smussa
Evitando di procurare delle lesioni da calore e da ultracison sull'uretere
La diagnosi di cisti retroperitoneale non è una diagnosi facile in quanto si tratta di una patologia rara e le cisti sono alquanto aspecifiche con una varietà di quadri clinici.
in fase iniziale la cisti non causa è asintomatica
quando invece aumenta di dimensioni la sintomatologia è legata alle strutture contigue che tende a comprimere
quali dolore addominale, senso di peso, vomito e anche alterazioni dell'alvo
però in un terzo dei casi si tratta di incidentalomi
in particolare nel nostro caso la ragazza accusava dolori addominali
il trattamento come possiamo vedere è quello chirurgico
nei casi in cui la cisti diventi sintomatica e quando compaiono le complicanze quali la perforazione, l'infezione oppure la presenza di caratteri di malignità.
La diagnosi essendo incerta e tuttavia ci aiuta la diagnostica quale come primo step l'ecografia dell'addome a seguire poi la risonanza magnetica
che ci indirizza sulle caratteristiche e definisce meglio i rapporti con le strutture contigue.
E poi diciamo che la diagnosi è confermata dall'esame istologico, in particolare dal punto di vista anatomopatologico ed embriologico le cisti retroperitoneali possono essere traumatiche, linfatiche, urogenitali, mesocoliche o parassitarie.
Nel nostro caso invece si tratta di una cisti benigna idiopatica. Si può vedere la liberazione dall'uretere. La paziente è stata dimessa in terza giornata post-operatoria e a sei mesi dalla dimissione è asintomatica e all'ecografia di controllo non presenta segni di recidiva.
Grazie.
magari prima una puntura diagnostica
no, perché ci è stata inviata
dal ginecologi
serventi
hai da dire qualcosa?
aveva sintomatologia?
dolore addominale, che si pensava
fosse da ciclo mestruale
collegato al ciclo mestruale?
sì, era passato
la correa
carnio?
hai da dire qualcosa?
no no, il commento dico
io volevo chiedere a Sato
logicamente complimenti per la tecnica
le tratti tutte
per via chirurgica
le cisti semplici oppure qualche volta
fate un drenaggio
anche perché era sintomatica
il ginecologo l'aveva valutata
per cui ce l'ha mandata
perfetto, grazie
buon viaggio allora
prego
Tamis 3D
una nuova tecnica
microchirurgica transanale
ringrazio il professor Palazzini
per l'invito e anche
tutti i presidenti della commissione
dunque io volevo
mostrarvi la mia iniziale
esperienza sul trattamento
transanale
con questa tecnica che
che utilizza due nuove innovazioni tecnologiche per l'exerisi transanale,
ossia la TAMIS, quindi questo nuovo strumento che effettivamente ci ha reso la vita molto più semplice
dal punto di vista dell'exerisi transanale, e la tecnica 3D,
perché abbiamo la fortuna nel nostro reparto anche di utilizzare come chirurgia laparoscopica,
facciamo sempre chirurgia laparoscopica tridimensionale,
L'idea è stata quella di non associare le due tecniche, ossia utilizzare la tecnica TAMIS con una visione tridimensionale. Il risultato è stato eccezionale dal mio punto di vista come prima iniziale esperienza.
Ecco voglio farvi vedere questo piccolo palloncino perché è un palloncino che a noi che facciamo questa tecnica ci ha risolto molti problemi, poi vi spiegherò perché, perché passando dalla tecnica TEM in cui c'era una strumentazione che era adeguata proprio per fare solo un'exersi transanale, quindi a dare un pneumoretto stabile,
passando da questa poi la tecnica Teo
in cui invece si utilizzano gli insufflatori
che sono della colonna laparoscopica normale
e quindi non idonei a eseguire un pneumoretto costante
il problema grossissimo che avevamo con la Teo
era quella che ci cadeva sempre il pneumoretto
e quindi non riusciamo a lavorare
vedrete che il pneumoretto qui rimane sempre stabile
proprio grazie a questo piccolo device
che è un pallone che rimane gonfiato
E quindi tiene sempre le pressioni costanti. Come vedete in alto a sinistra, tanto per dimostrare, abbiamo la visione tridimensionale. Questo ha cambiato effettivamente la modalità di vedere e quindi di eseguire anche delle exeresi.
Queste sono delle xeresi semplici ma delle xeresi anche molto più complesse di queste e anche molto più alte di queste.
Io utilizzo un ultracisio perché mi trovo molto bene per l'exeresi e vedete che soprattutto in queste manovre in cui bisogna dare i punti, bisogna lavorare in un campo veramente ristretto per riuscire a chiudere la zona di exeresi, la tecnica tridimensionale ci ha veramente aiutato.
E io sempre utilizzo una tecnica ancora presa da dove ho imparato, cioè dal professor Morino, dal professor Arezzo, quindi che utilizza delle semi-continue, vedete con una clip di argento, quindi faccio delle semi-continue e poi chiudo con delle semi-continue in questa maniera la parete.
E altra cosa interessante dell'utilizzo della tecnica 3D è che effettivamente la 3D possiamo usarla anche come se noi avessimo una telecamera a 30 gradi.
Che cosa vuol dire? Vuol dire che io posso girarmi la 3D sia in avanti che indietro per permettermi di avere una visione migliore.
E questo è fondamentale perché già con la TAMIS era cambiato radicalmente un punto, ossia con la tecnica TEO il paziente deve venire messo in una posizione, parlo per chi magari non conosce bene la tecnica, deve venire messo in una posizione tale per cui il polipo cade sempre posteriore.
Quindi se il polipo è laterale bisogna mettere il paziente in decubito laterale, se il polipo è anteriore bisogna mettere il paziente in posizione prona in modo tale da averlo sempre nel basso del campo operatorio.
Con questo invece non serve, quindi questo riduce notevolmente i tempi operatori perché noi mettiamo il paziente in posizione ginecologica standard e si parte.
Poi se il polipo è sopra o sotto a me interessa poco perché mi rigiro la telecamera e riesco a vedere benissimo.
Questo è un altro piccolo esempio di un caso in cui siamo andati a fare una resezione di un polipo
che era risultato per nostra fortuna asportato dagli endoscopisti
e per nostra fortuna anche se asportato dagli endoscopisti si era riusciti a fare una microstadiazione
e quindi con una microstadiazione favorevole, era un T1 SM1 e con tutta microstadiazione favorevole
e noi siamo andati solo a fare un completamento del T e anche qui vedete siamo ai margini del canale anale
e la tecnica effettivamente diventa veramente molto più semplice.
Qui, come è logico che sia, bisogna andare fino nel grasso perirettale
per dare una radicalizzazione, una radicalità sul T.
Vedete che lì si vede il grasso perirettale.
Anche qui tutto semplificato.
Vedete che sto lavorando anteriormente, non posteriormente, quindi tutto semplificato dalla nuova tecnologia, da questo strumento che si chiama, da questa nuova tecnologia TAMIS associata effettivamente alla visione tridimensionale che mi ha veramente aiutato a essere ancora più preciso e quindi veramente una cosa molto valida.
Qui si termina la resezione e poi come vi ho fatto vedere prima lo stesso si chiude, si chiude, si sutura questa zona qui e queste manovre che logicamente con la visione bidimensionale risultavano molto più complesse in un campo così ristretto con la visione tridimensionale diventano molto più semplici anche perché oltretutto io e noi siamo abituati a lavorare col 3D
perché la chirurgia laparoscopica la facciamo tutta in 3D.
Qui si vedono gli ultimi punti.
L'esperienza iniziale, perché sono da 8-10 mesi che abbiamo iniziato questa esperienza,
ci sono 13 casi, abbiamo fatto 13 casi e devo dire, come vi ho detto,
con un aumento della qualità chirurgica, quindi della tecnica e della qualità chirurgica
e con anche soprattutto una riduzione dei tempi operatori non solo per quanto riguarda la manualità e la gestualità chirurgica che è aumentata e migliorata ma anche per il discorso del posizionamento del paziente.
ma questo già era successo nel passare dalla tecnica TEO, in cui dovevo, come vi spiegavo,
girare il paziente sulla base del polipo, alla tecnica TAMIS, in cui non serve fare questo posizionamento specifico.
Ecco, qui si vedono gli ultimi passaggi.
C'è chi utilizza altri fili, tipo gli autobloccanti, ognuno ha la sua tecnica.
Diciamo che io sono abituato con le clip a fare questa tecnica qui.
Ecco, basta come vi dicevo, 13 tamis nell'ultimo anno con diminuzione dei tempi operatori e aumento della qualità chirurgica.
Vi ringrazio.
Chiedi i commenti dei moderatori.
Prego, i moderatori se vogliono dire qualcosa.
Io volevo fare anzitutto i complimenti perché io devo cominciare però nel modo per poter capire per chi ha avuto esperienza che cosa si deve fare.
Io penso che questa tecnica trovasse indicazione per tumori di primo stadio e quindi c'era la necessità di una corretta stadiazione transrettale ecografica o con risonanza magnetica per gli adenomi, villosi, giganti eccetera.
E poi per la radicalizzazione di alcuni polipi tolti per via endoscopica e poi con l'esame istologico positivo per neoplasia allo stadio.
il carcinoma in situ, parliamo di questa cosa.
Quindi questa tecnica, però io ritenevo che questa tecnica potesse essere usata tramite il sistema del device che viene utilizzato
solo per lesioni dell'ampolla rettale media, cioè non per lesioni molto vicine all'orifizio anale, credo,
perché altrimenti lo fai per via transanale, per via normale, invece vedo che tu la fai anche per via diciamo la paroscopica.
Poi un'altra cosa, io non ho la 3D e quindi credo che un altro problema sia quello del posizionamento del paziente,
cioè con la 3D tu lo puoi mettere sempre in ginecologica anche nell'altra tecnica senza problemi,
Non ci si ha la necessità, perché ho visto anche alcuni filmati in cui la posizione era laterale o addirittura prona.
Però io penso che la ginecologica possa risolvere comunque tutti i problemi.
Ultima osservazione che ti volevo fare è il discorso del pneumoretto.
Tu hai fatto vedere il palloncino, il mio timore è proprio questo, quello cioè di provocare un pneumoretto che non si sostiene.
Però io ho visto quel palloncino ma non so come funziona, allora se me lo spieghi almeno per trovare una soluzione. L'altra soluzione che mi ero meccanicamente proposto era quella di fare addirittura una borsa di tabacco a monte, ma questo credo che sia una cosa estremamente invasiva.
Quindi mi vuoi spiegare un po' come riusciamo a fare il premoretto senza provocare? E poi il problema della lesione bassa, questi sono i due punti che vorrei.
Com'è il tuo nome scusa?
Ferrozzi.
Ho cercato di essere stringato perché i tempi, perché se no potremmo, allora parliamo sul discorso delle lesioni basse, io le lesioni basse una volta effettivamente quando erano basse dicevo che mi metto qua a tirare su tutta sta baracca per togliere questa cosa transanale.
Poi mi sono reso conto che ci sono due cose, la prima cosa è che la radicalità che si ha con questa tecnica non si riesce ad avere perché non si ha la stessa visione quando la si fa per via transanale.
Il trasanale guardi un buchettino, pensi di aver asportato tutto, forse di grasso o meno, avete visto la visibilità.
E questa è una visibilità 2D, la visibilità è 3D per tutti quelli che vedono.
Sì, però lì ci sono dei dispositivi di lunghezze differenti sulla base di dove tu devi fare la resezione.
Quindi tu utilizzi la lunghezza differente che non deve andare al di sopra della lesione, quindi sono dei device con profondità diverse sulla base del tipo di resezione che bisogna fare.
Lo facevo anch'io perché l'ho provato e in realtà è da 10-15 anni che faccio il TEM, l'ho visto tutte le fasi e le evoluzioni e effettivamente questa è eccezionale.
si può fare con una telecamera normale
cioè il 3D è un qualche cosa
che io ce l'avevo lì in casa e ho detto
ma che cavolo, perché non provo a metterci dentro
la 3D e vedere cosa succede
e effettivamente mi ha cambiato il mondo
l'ultima domanda
è il discorso del palloncino
il palloncino funziona come
un sistema
che fa sì che il pneumoretto
sia sempre a 10
12, 8
è attaccato
All'insufflatore, l'insufflatore attacca e poi c'è l'insufflatore, palloncino, è tutto dato dal dispositivo e palloncino va a dare il gas. Quindi le pressioni che il pneumoretto esercita, perché il pneumoretto non ha sempre la stessa pressione, ci sono i movimenti peristalcici che fanno sì che ci siano picchi pressori che noi non abbiamo nella cavità addominale, le compensa il palloncino.
e quindi la macchina non ti va in stilt
non si blocca perché questo era il problema
quindi con una cosa banale
con un pannolcino ha risolto un problema
scusa
va bene ragazzi
grazie
la lifadenectomia
nel tumore
ho fatto io, nel tumore della testa del pancreas
il collega
Palermo
domande semplici e rapide
facciamo tutto il pancreas
e poi ci sono le domande, sono tre comunicazioni, tre relazioni.
Buonasera a tutti, grazie al Presidente e al Moderatore per avermi dato la parola,
grazie al Professor Palazzini per l'invito.
Io sono Silvio Palermo, sono un aiuto del Dottor Colangelo,
lavoro presso l'Asile di Teramo all'ospedale Mazzini.
Vi presento questo caso open naturalmente,
come l'infantomia standard nel tumore della testa del pancreas.
Abbiamo visto che è stata sottopassata l'arteria epatica propria, la via biliare, adesso la gastrodenale e subito prima l'epatica comune.
La linfettomia standard una volta dopo questo tempo di preparazione a livello dell'ilepatica si passa alla manovra di cocker che termina come led marker la vena renale sinistra, l'esposizione dell'arteria mesenterica subito all'origine.
Quindi completato questo tempo si procede all'asportazione dei linfonodi del legamento epato-totenale 12A.
Il legamento epato-totenale consiste nella partenza dalla confluenza degli epatici fino lungo la via biliare caudalmente fino al margine superiore del pangas.
La linfettomia poi si prosegue con la pulizia dei linfonodi, l'asportazione dei linfonodi 8A, che sono quelli dell'arteria epatica, sia anteriore che posteriore.
Viene fatta questa linfettomia con il passafili e con l'ultracisino per evitare soprattutto sanguinamenti che disturbano il campo ed eventuali linforrei postoperatorie.
questo tempo che è un po' più lungo mi dà il tempo di spiegare che la linfettomia estesa nel tumore del pancreas
rispetto alla standard non ha dato miglioramento della sopravvivenza
né per quel che riguarda la sopravvivenza libera della malattia
né la sopravvivenza totale e nemmeno per quel che riguarda l'eventuale metastasi a distanza.
Esistono diversi trial che ci dimostrano e l'unica differenza naturalmente è il numero dei linfonodi
questa è l'arteria epatica con tutto l'ilio epatico pulito
a questo punto si procede con la soluzione 12B del legamento adotenale
portando via i linfonodi che vanno dalla confluenza sezionata dalla via biliare
lungo la porta fino al margine superiore del pancreas
come dicevo questi trial che cosa hanno dimostrato?
Che la linfettomia standard è paragonabile alla linfettomia estendere su tutti dal punto di vista generale sopravvivenza totale in metà stessa distanza. L'unica cosa è che aumentano quelle che sono le complicanze che sono per alcuni dicono nessuno ma in realtà ci sono queste complicanze soprattutto la fistola, soprattutto negli studi giapponesi.
qui portano via i 13 e i 17 che sono gli anteriori e i posteriori del pancreas
più i 5 e i 6 che sono con la transizione dell'antrocastico.
Quindi dicevo, hanno visto che è aumentata il numero di complicanze
quando riguarda la fistula e soprattutto anche comorbidità
ma non la mortalità che rimane nei centri ad alto volume
insorno allo 0,4-3%.
Per quanto riguarda, adesso stavamo vedendo la linfadenettomia dell'arteria mesenterica che si portano via in un quadriatro che va a destra dell'el in basso verso la pancreatico duodenale, questa porta via anche il mesopangas, il mesopangas viene via con il pezzo, qui vediamo che è stata sezionata la pancreatico duodenale posteriore inferiore.
e a questo punto termina il tempo demolitivo della DCP.
Diciamo che da noi a Teramo in particolare l'esperienza del PANG si è iniziata con l'arrivo del dottor Colangelo dal 1 gennaio,
non è una patologia che prima di questo periodo veniva trattata se non saltuariamente da qualche vecchio primario,
ma senza dei numeri significativi.
la ricostruzione che è una cannulata di Wilson che si fa un epatico di giuno
attualmente il mio direttore fa la Blumker
per quanto riguarda, tornando un attimo indietro, per quanto riguarda l'infadenotomia estesa
ha un'indicazione esclusiva soltanto per avere un R0
perché se non si ha un R0 è un intervento non curativo e non corretto
campo a termine
adesso viene a posto del TAR
un emostatico sigillante
per evitare le fiste
e per cercare di ridurre i sangue amici
grazie
facciamo il pancreas
facciamo
chiamal'altro
facciamo tutti insieme
facciamo i tre pancreas
allora c'è Pernazza che presenta
una whippel robotica
Pernazza
non pervenuto
Quindi non ci sarà neanche l'un l'altro?
E l'altra?
Pure la pernazza bis neanche?
Non c'è tectomia di stare con...
Va bene, allora possiamo fare le domande direttamente al collega.
Prego i moderatori se vogliono fare...
I moderatori, la domanda al collega Palermo.
Silvio, vedi di là che ti fanno le domande.
Prego, sì.
La domanda è in realtà tecnica, ma non nel senso chirurgico del termine, ma abbiamo delle immagini.
non siamo abituati a vedere delle immagini in aperto
così belle
il merito è del mio direttore
di chi fa
qual è il trucco?
il trucco è
sapere operare
sicuramente
no no c'era uno specializzato
che veniva frustato, sodomizzato
bravissimo
ovviamente sulla tecnica
il chirurgico niente da dire
domande dall'auditorio?
c'era una cosa
domande dalla sala
soddisfatti
andiamo avanti allora
Busuito
Buonasera a tutti, sono la dottoressa Busuito, lavoro con il dottore Ruparello in una clinica centenne ad Agrigento.
È andato troppo avanti il video? Ok, è partito già.
I due casi che vado a presentare sono tutti e due casi di INCEI3, di una di verticolite perforata, quindi con un quadro di peritonite generalizzata.
Il primo caso è di un paziente che viene alla nostra osservazione con un quadro acuto, un quadro peritonitico,
seguiamo esami di laboratorio
che mostrano una leucocitosi spiccata
l'attacco addome mostra il tipico quadro di un incetrei
e quindi abbiamo l'aria libera, versamento endoperitoneale
e la sede di perforazione a livello del sigma
il paziente è sottoposto ad un'esplorazione laparoscopica
notiamo subito che l'epiplon è abbastanza imbibito ed ematoso
ed è attratto tutto in sede pervica
perché insieme alla matassa delle anze intestinali iniziamo quindi questa desiolisi in maniera cauta,
utilizzando anche l'idrodissezione come vedremo poi, in maniera tale da iniziare a separare le anze leali dalle piplone
e tutto questo blocco appunto dalla sede di perforazione del sigima, che poi andremo a vedere meglio.
E' ovvio che iniziamo, ci concentriamo prima appunto sulla parte, diciamo, su questo quadro di flogistico e quindi non andiamo ovviamente a mobilizzare alla sezione del gastrocolico, allo scollamento tol de gerota, a bassa mobilizzazione della flessura splenica, come magari potrebbe essere fatto in un caso anche di malattia di verticolare non complicata.
perché appunto dobbiamo capire meglio qual è il quadro chirurgico della situazione e quindi quale dovrebbe essere il programma.
Vediamo quindi l'epiplone, cominciamo quindi a staccarlo da quest'anza ileale, si è intravisto il versamento libero in cavità,
abbiamo già staccato un'anza, però in realtà non era solo una, ma diciamo tutto un conglomerato di anze col meso,
che sono comunque attratte insieme in questo sudato fibrinoso, in questo sudato flogistico.
Come vediamo c'è il sigma adeso alla peritoneo paretale anterolaterale dell'addome
tenuto appunto dal materiale, appunto dalla flogosi
e lì è verosimilmente quella parte che vediamo adesa alla parete dell'addome la sede di perforazione.
Dato che comunque veniva visto infatti bene all'attack, questa è un'altra ansa del piccolo intestino che è adesa al meso del sigma, lo stacchiamo e cerchiamo quindi di liberare il discendente sigma, insomma, dove poi per valutare appunto poi l'ulteriore proseguo sempre in direzione pelvica e quindi adesso viene la parte insomma anche più delicata perché dobbiamo staccare il sigma dalla parete.
dal perito neoparetale della parete addominale.
Lì è la sede dove c'era la perforazione.
Il paziente è venuto alla nostra osservazione
con il tipico quadro peritonitico di addomo acuto.
In anamnesi in realtà non ci riferisce
di aver avuto episodi di ricoveri in ospedale
e pregressi per gli articolite.
In parte è già immobilizzata la parte del sigma
e quindi adesso procediamo con la distezione laterale, posteriore
facendoci spazio dietro al retto anche nella parte prossimale
dove comunque andrà a cadere la sezione retto prossimale
quindi al di sotto della giunzione retto sigmodea
poi in realtà abbiamo fatto la sezione dei vasi sigmodei nel meso
poi la sezione anastomosi con anastomosi kinetic griffin
in termino terminale e abbiamo confezionato l'iliostomia di protezione.
Ho saltato la parte comunque dell'intervento che fa vedere la sezione dei vasi,
insomma ho preferito adesso fare vedere l'altro caso clinico che comunque è pure complesso,
quindi fare vedere direttamente la parte interessata.
Questo è l'altro caso, anche qui la paziente viene per un quadro di peritonite
generalizzata da diverticolite perforata, sottoposto ovviamente alle indagini del caso,
su esami di laboratorio, TAC, anche qui il quadro è analogo al precedente, viene sempre vista la sede della perforazione di verticolitica,
le aderenze che ci sono, c'è anche un stretto rapporto con la vescica, veniva dato comunque alla TAC,
e le aderenze con le anze del piccolo intestino, prevalentemente verso destra.
Infatti vedremo poi che ci sono le anze del piccolo intestino che sono tutte fisse al peritoneo paretale della fosseliaca destra, tant'è che nonostante il paziente entra in teleburg spinto, non riusciamo nello spostamento gravitazionale delle anze leali.
Pertanto cerchiamo quanto possibile di cominciare questa discesa nello scavo pelvico.
Cominciamo, questo è il sigma che è adeso alla parete e cominciamo questa dissezione.
In realtà poi vedremo adesso un bombè che è la sede comunque di perforazione nel contesto del meso.
Ecco, abbiamo staccato tutta quella matassa di ansa e molte sono quelle attaccate alla parete,
quindi sono ancora tenute insieme. Questa è la sede comunque della perforazione, la sede interessata.
Vedete che c'è un'altra aderenza, un traccio fibroso che parte dal mezzo del sigmo fino alla mesentere e all'anseleale stessa,
Comunque anche qui resezione anastomosi in unico tempo, confezionamento di gliostomia di protezione.
I due pazienti già sono stati ricanalizzati perché comunque sono due casi clinici avvenuti diversi mesi fa.
Il decorso postoperatore è stato regolare.
In realtà adesso ci separiamo queste ultime aderenze e anche quelle delle anze attaccate a parete.
insomma sono comunque due esempi di verticolite acuta complicata
dove comunque approcciati per via laparoscopica
insomma, ok, stacchiamo adesso
quindi proseguiamo poi con l'intervento insomma
chiaramente se non c'era prima per Nassa non ci sarà neanche adesso
lo specializzante è cambiato adesso
Quindi facciamo poi il commento a questi due video insieme perché poi sono finiti.
Questa è una colettomia totale laparoscopica per la neoplasia sincrona dell'ascendente del sindaco.
Abbiamo visto la preparazione della vena mesenterica, adesso sezione tra doppia clip, doppia hemoloc dell'arteria all'origine.
Puoi parlare al microfono che non si sente.
Si vede qua la gerota non aperta con il uretero, scollamento dalla lamina ritolde, dalla gerota fino al livello dell'angolo lavena.
Adesso vediamo che è stato aperto la retrocapità dell'epiplon, si distacca il mesocolon dal margine superiore del pancreas.
Si arriva fino all'angolo sinistro, questa è la preparazione del sigma in basso, si continua adesso l'abbattimento dell'angolo sinistro e lo scollamento del gastrocolico, sempre a sinistra per abbattere completamente e liberare tutto il discendente angolo sinistro e trasverso.
Si passa a destra, si preparano i vasi iliocolici all'origine e vengono sezionati insieme vena ed arteria, sempre su emoloc.
Si sente? Si abbassa il duodeno, staccandolo, si distacca ancora il duodeno, se non mi sbaglio si dovrebbe intravedere là sotto l'uretere.
Si seziona il ramo destro della colica media, si distacca il duodeno dall'angolo destro per abbatterlo, si distacca il colon destro lungo la linea di Monck.
Sezione del ramo sinistro della colica media e termina, una volta distaccato il gastrocodico, la colettomia subtotale.
Estrazione del pezzo da un piccolo fannestil, purtroppo lo specializzano, si è specializzato, quindi le immagini sono
anastomosi a manico d'ombrello, come la chiamano alcuni, campo a termine.
Resezione della flessura splenica per una neoplasia dell'angolo.
Apertura del gastroconico, preparazione della vena mesenterica inferiore all'origine,
abbattimento, abbassamento, discollamento, distaccamento,
si prepara il tunnel tra la gerota e la lamina giusta,
Poi questa qua si clippa senza poi si sarà sezionata successivamente la colica sinistra, questa noi abbiamo fatto questa raffigurazione perché ci piace tanto questa manovra che all'inizio è stata un po' difficile però adesso ci esce abbastanza bene, ci riesce abbastanza bene.
la sezione dell'avena e si distacca il mesocolon dal bordo superiore del pancreas.
L'importante è tenere tese questi due mesi e si arriva fino all'angolo,
si continua con l'abbattimento dell'angolo, scollamento della torcia pareteocorica sinistra fino all'angolo
e poi si distacca e si libera definitivamente l'angolo sinistro con sezione dell'arteria
che avevamo detto che non era stata fatta prima che la colica sinistra, si termina lo
scollamento gastrocolico, si seziona il ramo sinistro della colica media, mobilizzato tutto
si estrae l'anastomosi, noi la facciamo extracorporea, manuale, questo è il pezzo
Emicolettomia destra, posizione dei trover, sezione dei vasi gliocolici, solido abbassamento e distacco del tuoteno, sezione del ramo destro della colica media.
Le immagini non sono brillanti, ma lo specializziamo, purtroppo è andato via.
si estrae il pezzo e anche in questo caso confezioniamo una anastomosi latero-laterale, isoperistaltica, delle volte manuali e delle volte con, ultimamente le facciamo tutte manuali, questa qua in questo caso è meccanica, poi ne possiamo parlare.
Abbiamo utilizzato anche l'indocianina, questo è un retto, preparazione della tenda per staccare l'arteria mesenterica inferiore, la vena, l'uretere, sta sempre dietro l'arteria, tanto lontano ma tanto vicino.
si vede che vernicola da sotto, si prepara la tenda, vi dico sempre così vicino perché poi vi farò vedere
a termine di questo c'è un altro filmato che è saustivo da questo punto di vista, è una donna, si sospende l'utero
il mesoretto, sulla holy plane, l'uretera che scende giù, che abbiamo detto che è sempre così vicino
e sempre ricordare che esiste, l'indocianina che ci dice che il moncone è vascolarizzato
E' un ausilio in più, se uno ce l'ha è meglio usarlo, anche se non è da tutti validato, considerato, però noi facciamo anche la prova idropenomatica, quindi l'indocianina, la prova idropenomatica, qualche volta è capitato anche fare un'endoscopia in qualche dubbio ci aiuta.
ecco perché vi dicevo che l'uretero
sta sempre vicino
perché quando mai uno se lo aspetta
lo brucia
lo taglia, lo seziona
le lesioni ureterali
non ne facciamo tantissime
noi chirurghi generali
quelli che le fanno di più la letteratura sono i ginecologi
spero che non ci sia nessun ginecologo
e gli urologi
noi abbiamo una, noi nel senso chirurghi
abbiamo una bassissima
circa il 2%
sul retto
sugli interventi pelvici. Questo paziente, grazie all'aiuto anche degli urologi in questo caso
che hanno collaborato, con uno stand, poi è stato suturato con un filia 5-0.
Il paziente attualmente ha mantenuto lo stand per tre mesi, poi ha fatto il controllo
e è stato rimosso in ambulatorio. Purtroppo non sempre le torte escono col buco,
Andiamo a fare il commento di questi film e poi passiamo a Pernassa che è ritornato.
C'è Busuito, domande, dubbi?
in cosiddetti due tempi, cioè quindi
anassomosi subito, oppure
quando è e se fate
invece la classica art
quindi in questo caso
però ho visto
che era una peritonite diffusa
e quindi quando è allora che
invece fate una
soluzione diversa, più prudente
invece al collega
Palermo volevo chiedere
no, ma avrei preferito
un unico video
piuttosto che spezzoni perché se no le domande possono essere infinite però non ci abbiamo
troppo tempo. Una cosa sola volevo capire, la vera endocianina in realtà oltre che per la
vascolarizzazione come avete fatto è molto utile invece nell'identificazione dei linfonodi e
dell'infettomia che qua ecco non ho visto per cui le domande potrebbero essere...
Non la utilizziamo di routine, l'abbiamo avuto l'opportunità di utilizzarla diverse volte e ci è piaciuta.
Non l'abbiamo fatto, abbiamo avuto dei buoni risultati e la vorremmo utilizzare adesso,
prenderla per utilizzare anche per eventuali infettomie.
Diciamo, questa è la motivazione.
perché se posso aggiungere
l'indiocianina
può avere un senso
nella linfectomia del cancro classico
dove è di 1, di 2 eccetera
la linfadenectomia nel cancro del colon
del retto e via dicendo
per forza così va fatta
cioè voglio dire i vasi sezionati all'origine
il mesoretto, l'oliplen
quindi non so francamente se sul colon retto
possa aggiungere più di tanto
sicuramente nello stomaco
così, infatti adesso
cominceremo pure a fare qualcosa nello storico
noi ci stiamo evolvendo
da quando è arrivato il nuovo primario
ma non è che lo dico perché è presente
perché prima non ci tenevano parcheggiati
come dice lui
ok, va bene
non è proprio così comunque
no no no, se non è così
diciamo per esempio
con l'oldestro abbiamo visto
anche qua
nelle sedute del Palazzini
c'è un incremento importante
dell'uso della verde indocianina
proprio per l'identificazione dei linfonotici
nell'infettomia del colon destro
proprio
l'estensione ulteriore
dell'infettomia per cui io ritengo che sia
invece una cosa
da prendere in considerazione
forse nella D2
può essere molto utile
può essere utile nel colon destro
però quello si
un'altra domanda
era un tumore del ceco?
avete pensato invece di fare un intervento meno esteso
grazie grazie visto che è arrivato il dottor per l'ansia allora riprendiamo con i suoi video
li fai tutti e due di seguito
robotic, whip, pancreato
duodectomy, whip
intracorporare al virsung
digiunostomy
robotic, sprint, preservi
eccetera eccetera
poi ce n'hai un altro di robotic
collectomy
li fai tutti e tre insieme
come preferite
intanto mi scuso per il ritardo
oggi giornata di sciopero, treni eccetera
quindi venivo da fuori e ho avuto un ritardo di un treno
e allora presento questi tre filmati
il primo è relativo alla tecnica che abbiamo ormai standardizzato
di pancreatico-duodenectomia, di CP robotica
presentando un caso di un paziente di cui vedete qualche dato
qui noi in realtà abbiamo collezionato una casistica
in 9 anni di 21 duodenocefalo-pancasettomia robotica
questo è un paziente di 65 anni
che era stato precedentemente sottoposto a una ampullectomia endoscopica
e aveva un adenocarcinoma in situ
che, avendo margini negativi, è stato deciso di seguire in accordo con gli oncologi in follow-up.
Dopo due anni la biopsia sul sito di Exere si è dimostrata una ripresa di malattia
e quindi è stata data indicazione a una resezione chirurgica.
Il paziente era stato già trattato dagli endoscopisti con uno stent
perché effettivamente la recidività di malattia era stata anche identificata
dalla presenza di un subittero.
all'ingresso abbiamo trovato questa linfadenopatia che abbiamo inviato
soltanto per capire se fosse patologica o meno
in realtà non era patologica come a volte accade nei pazienti così trattati
probabilmente era reattiva rispetto alla presenza dell'endoprotesi
mobilizziamo il duodeno e facciamo un'ampia cocherizzazione
qui non si vede perché il video è già lungo
ma abitualmente noi utilizziamo in questo tipo di interventi
di chirurgia pancreatica o di chirurgia epatica fatti con l'ausilio dell'ecografia intraoperatoria
e quindi andiamo un po' a mappare quelli che sono i reperi anche di resecabilità
e avete visto andiamo a sezionare l'antrogastrico dopo aver sezionato i vasi gastrici di destra
e andiamo a repertare le strutture che poi per il momento andiamo semplicemente a identificare
caricare su fettuccia e poi andremo effettivamente a sezionare. Abbiamo isolato l'arteria gastrodenale
e qui stiamo andando a preparare lo spazio tra la vena porta e la via biliare che vedete
ha fenomeni chiaramente irritativi relativi appunto al posizionamento dell'endoprotesi.
Carichiamo anche la via biliare che vedete qui un po' con le pareti spessite all'interno
dell'endoprotesi su fettuccia. A questo punto dopo aver esplorato il traiz andiamo a sezionare
i vasi gastroepiploici e ci facciamo strada lungo la vena mesenterica superiore per andare a identificare
il tunnel retropancreatico che è questo. Non c'è bisogno che sottolinei il vantaggio in questo tipo di chirurgia
rispetto alla paroscope tradizionale che insomma mi sento di poter apprezzare relativamente alla stabilità
del campo operatorio, alla visione migliore e chiaramente a questa articolazione degli strumenti
che consente di eseguire manovre dissettive in maniera sicuramente più simile a quella che è la chirurgia tradizionale
che non la chirurgia laparoscopica.
Sezioniamo, come vi dicevo, l'antrogastrico e andiamo a sezionare appunto a questo punto,
una volta eseguite tutte le manovre dissettive che ci hanno confermato la resegabilità,
diciamo in questo caso non era in dubbio ma insomma buona norma sempre procedere in questo modo a mio avviso, andiamo a sezionare l'arteria gastrodenale sulla quale oltre alla clip che in questo caso è una hemoloc andiamo poi a applicare un punto in prolene per maggiore sicurezza, è una cosa che usiamo fare, solidarizzare sul monconcino dell'arteria.
E procediamo a identificare la prima ansa digiunale, a sezionarla appena al di sotto del traiz e poi a farla scrociare al di sotto dell'asse vascolare mesenterico per approcciare poi successivamente la sezione della lamina retroportale.
Questa è la sezione della via biliare di cui vi dicevo le pareti sono piuttosto spessite, un po' infiammate, c'è qualche formazione litiasica all'interno. Ne chiudiamo la porzione distale con un punto trasfisso e ci prepariamo, ci apprestiamo alla sezione della ghiandola pancreatica.
posizioniamo questi due punti in prolene trasfissi anche a scopo emostatico e di
trazione a traumatica sulla ghiandola in modo tale da poter sollevare vedete con una minima
trazione sul punto la ghiandola e non andare a danneggiarla direttamente e con questa tecnica
utilizzando le forbici con una coagulazione minima andiamo a identificare il virsung che
sezioniamo a lama fredda lasciandolo un pochino fuoriuscire dalla ghiandola questo ci sarà
di utilità nel momento in cui come ho scritto ma come riportato nel titolo del filmato effettivamente
andremo a fare quella che è un po la caratteristica di questo intervento un anastomosi virsung
digiunale andiamo a isolare i vasi venosi della lamina e ci presentiamo la lamina retroportale
che come vedete viene dissecata con grande precisione utilizzando in questo caso il
l'uncino monopolare in altri casi le forbici diciamo che questo è un filmato
che diciamo si riferisce un pochino a quella che è stata una esperienza di
qualche di qualche tempo fa ultimamente sempre di più utilizziamo la forbice per
fare questo tipo di dissezione e qui stiamo rasenti come vedete lì sotto
l'arteria mesenterica quindi facciamo la linfadenettomia completa il pancreas è
praticamente completamente mobilizzato e la pancreaticododenale superiore viene
viene sezionata e qui abbiamo terminato la nostra fase demolitiva.
Questo è il confezionamento dell'anastomosi virsum digiunale
che utilizziamo tutorare con un tubicino da 6 French, come vedete in questo caso.
Questo ci consente anche di manipolare la ghiandola ancora una volta
senza andare a traumatizzare direttamente il parenchima.
Eseguiamo una sutura posteriore con una continua in prolene 4-0
e poi andremo a confezionare l'atomia sulla ansa digiunale che è stata trasposta, come vedete anche qui è un'atomia pontiforme, con questa manovra peschiamo la mucosa che andiamo poi effettivamente a aprire e così repertata la andiamo ad ancorare con questi punti alla parete posteriore del virsung.
Questi sono punti in problema dei 6-0, non credo che serva ancora una volta sottolineare come, seppur non siano manovre agevoli, però risultano sicuramente più agevoli con questa tecnologia che non con una tecnica laparoscopica convenzionale.
convenzionale ovviamente quando anche si tratti di chirurghi molto molto esperti in questo tipo
di suture che sono penso l'aspetto più challenging della chirurgia laparoscopica convenzionale una
volta posizionati questi punti sul versante posteriore ne mettiamo altri tre sul versante
anteriore li lasciamo liberi e poi procediamo alla loro legatura e così facendo ancoriamo
effettivamente il dotto di Wirzung che viene ad essere incappucciato e solidarizzato alla mucosa
del digiuno. Questa anastomosi chiaramente si completa con uno strato anteriore, un'altra sutura
continua in prolene ancora 5-0 a obliterare completamente la trancia pancreatica. Si
Si procede quindi successivamente all'anastomosi epatico digiunale, in questo caso il dotto, il coledoco è piuttosto di piccolo calibro,
non viene però messo un tutore, viene prima confezionato lo stato posteriore, eseguita l'atomia ancora una volta sulla versante digiunale
e poi con questi punti staccati, con la stessa tecnica che abbiamo utilizzato per la virsum digiunastomia,
vengono lasciati liberi e poi avvicinati.
Non c'è feedback tattile, si è molto parlato di questo aspetto nel robot, ma questa visione molto dettagliata dei sistemi di ultima generazione in associazione al 3D ci consente di eseguire queste suture con una tecnica intracorporea in maniera molto precisa.
Grazie.
Andiamo avanti con l'altro successivo che è la pancreasectomia distale, anche questo è un caso un po' insolito perché è una neoplasia pseudopapillare solida in una ragazza di 21 anni, 22 anni, è un reperto incidentale perché questa ragazza stava facendo uno screening per la fertilità e si è trovata questa immagine nodulare,
Prima ecografica, poi approfondita chiaramente con un esame TC di cui vedete le immagini e poi con una risonanza magnetica che in realtà è già stata in grado di dare una diagnosi in base alle caratteristiche di immagine delle fasi.
Abbiamo comunque completato lo studio con un'ecoendoscopia e con una biopsia che ha consentito di effettivamente confermare anche istatologicamente che si trattava di una neoplasia epiteliale soida pseudopapillare.
Questa è una ricostruzione 3D giusto per farvi vedere l'anatomia vascolare, vedete questa lunga ansa dell'arteria splenica e quella è la sede in cui poi andremo a trovare la neoplasia.
Come vi dicevo ormai siamo soliti utilizzare, ma anche nella chirurgia viscerale, dato la disponibilità di questo strumento, l'esplorazione ecografica.
Ci è molto utile anche non soltanto per confermare o localizzare le lesioni qualora non siano visibili, ma anche per studiare l'anatomia chirurgica che noi andremo poi a fronteggiare
e quindi poi procedere a mio avviso in maggiore sicurezza avendo identificato quelli che sono reperi che poi via via con la dissezione noi andremo a identificare.
Data la caratteristica estologica in accordo sempre multidisciplinare con gli oncologi si è deciso di eseguire una resezione con conservazione della milsa
data la sede della malattia, l'età giovane della paziente e ovviamente appurata la fattibilità tecnica
In questo caso abbiamo iniziato l'intervento facendo analisi lungo la grande curvatura gastrica, sezionando i vasi gastrici brevi e poi andando a identificare i reperi vascolari in modo tale da eseguire un controllo preventivo dei vasi principali dell'arteria splenica per poi procedere alla dissezione.
In particolare lo vedrete di quel ramo molto lungo, quel kinking molto lungo dell'arteria splenica che era proprio al di sopra della neoplasia pancreatica.
Questa è l'arteria splenica luppata, avete visto che avevamo intanto già preparato il tunnel dietro la porzione sana della ghiandola
e cautamente andiamo a scollare l'arteria splenica dalla lesione.
poiché in questo caso ci appariva piuttosto tenace questa adesione, abbiamo preferito clampare transitoriamente l'arteria e in questo modo sottopassarla.
Chiaramente queste sono manovre a rischio di sanguinamento intraoperatorio e quindi il controllo vascolare preventivo è sicuramente utile per evitare sanguinamenti che possono essere anche importanti e difficili da controllare.
Abbiamo quindi isolato questa piccola branca collaterale dell'arteria splenica che entrava in realtà nella zona viandola pancreatica dove sede del tumore e in questo modo abbiamo controllato con delle legature intracorpore un repere sulla porzione prossimale e poi un punto trasfisso in prolene sulla branca distale,
questo piccolo ramo e poi con la forbice e la lama fredda abbiamo eseguito la sezione in questo modo cercando ovviamente di avere un margine di tessuto per la tenuta della sutura.
Una volta eseguita questa manovra che era quella più critica abbiamo declampato e vedete che non ci sono segni se non questa piccola demarcazione polare inferiore che poi effettivamente verificheremo essere dovuta al fatto che quel ramo si continuava con un ramo polare inferiore della milza che non ha comunque richiesto nessun intervento a livello della milza ma è semplicemente stato seguito nel tempo con un lento riassorbimento di quest'area ischemica.
A questo punto abbiamo proseguito la nostra dissezione a livello dell'ilosplenico, vedete che l'arteria viene progressivamente liberata senza particolari difficoltà dalla ghiandola e quindi una volta liberato quel tratto che poi corrispondeva alla zona di ghiandola sana viene sezionata la ghiandola pancreatica, viene identificato il dotto di Virsung che in questo caso prossimalmente viene sezionato previa posizionamento di una clip
e si completa lo scollamento della ghiandola dalla vena splenica che comincia a farsi vedere lì sotto
e sulla quale ovviamente dovremmo fare particolare attenzione al controllo dei rami che dal pancreas si dirigono alla vena
che sono anche qui fonte di facile sanguinamento.
Quindi chiaramente evitando grosse manovre di tazione anche per la presenza della lesione neoplastica
andiamo a combinare una dissezione smussa e tagliente con minimo utilizzo della coagulazione bipolare, troviamo un altro ramo venoso questa volta che è molto aderente alla lesione ma come vedete riusciamo a dissociare, in questo caso sezioniamo anch'esso con una legatura prossimale e con un punto trasfisso di stale,
sempre con l'unico scopo di lasciare una cuffia di tessuto sufficiente, in questo caso mettiamo una clip sulla parte che viene rimossa, per avere una cuffia di tessuto sufficiente alla tenuta della legatura.
E qui completiamo l'exeresi lasciando come vedete l'asse arterioso e venoso splenico e asportando radicalmente la neoplasia.
Vedrete poi anche su questa neoplasia l'esito istologico, vedete ecco la milza non ha segni di macroscopica ischemia
se non quella piccola porzione polare inferiore che ripeto è stata seguita nella sua evoluzione assolutamente benigna
senza necessità di ulteriori manovre né di radiologia interventistica
e questo è il pezzo che viene tolto in endobag.
Lasciamo sulla trancia pancreatica, come vedete anche il decorso postoperatore
è stato particolarmente favorevole con una ripresa immediata
della alimentazione e della tembulazione.
E questo è il reperto istologico che è un reperto assolutamente confortante
e che conferma anche l'indicazione al tipo di trattamento che abbiamo riservato alla paziente.
Ho finito.
Ora ci sono due scuole di pensiero. Una scuola di pensiero che promuove l'approccio infero-superiore, quindi con tutti gli pot di accesso su una linea più o meno orizzontale sovrapubblica, e questo che è un approccio invece laterale con i trocar lungo una semicirconferenza che guarda verso l'emidiaframma destro, verso la flessura epatica destra.
Diciamo che la ragione di questo approccio è un po' legata anche alla tecnologia a disposizione.
Sono due piattaforme robotiche diverse, l'ultima versione, l'XI e l'SI, che è quello in dotazione presso il nostro centro, che si adattano in maniera differente a questi due setup.
Noi continuiamo avendo a disposizione l'SI con questo setup laterale e ci troviamo piuttosto bene con questo tipo di disposizione dei trocar.
Come vedete la dissezione procede lungo i vasi mesenterici dopo aver esposto la vena che viene eseguita portando via tutto quanto il tessuto linfo adiposo.
Non ho commentato i primi step dell'intervento, ma insomma sicuramente avete visto il reperage del ginocchio duodenale che è il primo step che ci dà un punto di riferimento anatomico importante, l'isolamento dei vasi gliocolici, una volta sezionati questi vasi gliocolici si porta quanto più possibile in alto il piano di dissezione liberando fondamentalmente quasi completamente la seconda porzione duodenale e la fascia di Fredet.
A questo punto la trazione sul mesocolone ci consente di avere in basso la vena e l'arteria e quindi di poter procedere in direzione craniale a identificare i rami vascolari e a completare la linfedeletomia.
Qui ci siamo anche un pochino allargati sulla destra, come vedete il ventre dell'arteria mesenterica superiore che è esposto sulla destra della vena mesenterica superiore e qui ci stiamo avvicinando al tronco di L, al tronco dei vasi colici medi che vengono liberati caudalmente e cranialmente isolando il ramo arterioso che vedete qui e il ramo venoso.
viene completata questa linfadenettomia e vengono legati singolarmente i vasi, qui se non ricordo male c'è un errore, non sono i vasi colici medi ma sono i vasi colici di destra e quello in basso è il tronco di L, vengono sezionati con delle clip e poi successivamente sezionati.
Però anche in questo setup laterale con l'accesso del trocar per l'assistente, che è questo da cui vengono posizionate qui le clip e poi verranno posizionati gli strumenti per il confezionamento dell'anastomosi intracorporea, la direzione di lavoro è sempre piuttosto agevole.
chiaramente poi l'habitus del paziente
questo non è un paziente
particolarmente magro ma insomma è un paziente
che si prestava
abbastanza favorevolmente a questo approccio
ecco vedete giù in basso
il tronco dei vasi gastroepiploici
noi andiamo a isolare distalmente
a questo tronco
la vena colica media che andiamo
anch'essa a sezionare
ed è importante
fare queste manovre dopo aver liberato
bene il mesocolon
trasverso proprio perché qui
Qui ci possono essere dei piccoli sanguinamenti che però se non si ha una camera dissettiva sufficiente possono risultare difficili da controllare.
Questo è il ramo destro dei vasi colici medi che viene sezionato perifericamente dopo aver seguito il tronco di vasi colici medi lungo la radice del mesocolon trasverso e quindi poi si approccia il viscere del colon trasverso completando una escissione completa del mesocolon.
vedete con un margine quanto più possibile regolare andiamo cranialmente a preparare il
viscere eseguendo anche una linfettomia lungo l'asse vascolare dei vasi gastroepiploici vedete
che in parte l'avevamo già eseguita da sotto spingendo come vi dicevo la dissezione molto in
e qui andiamo a distaccare dal tronco dei gastroepiploici il materiale linfodiposo, sezioniamo il viscere e completiamo poi la mobilizzazione della flessura colica destra distaccando come vedete dalla porzione residua del duodeno che era stato però in precedenza praticamente completamente esposto.
Una volta completato questa dissezione laterale che procede diciamo secondo una ideale linea anti-oraria di dissezione, tanto per mantenere un po' una linea di condotta che sia quanto più possibile uniforme e ripetibile, andiamo a isolare l'ultimanza ileale.
mediale qui c'è lo scollamento del ceco da alcune aderenze peritoneali questo è il piano
posteriore di scollamento del ceco dove andiamo a recuperare il nostro piano di dissezione mediale
il campo non è pulitissimo in questa fase ma insomma e qui si tratta di una sezione del mese
intere dove viene identificata e sezionata tra clip la marginale dell'ultimanza duodenale che
viene anche sezionata con una sotturatrice lineare e questa è la tecnica di confezionamento
dell'anastomosi intracorporea, il quarto braccio viene utilizzato per tenere un po' in tensione i due monconi che vengono affiancati, viene eseguita anatomia e con una tecnica sovrapponibile a quella laparoscopica viene eseguita l'anastomosi.
Chiaramente questa è una anastomosi che si può anche eseguire con una tecnica completamente robotica riproducendo la tecnica manuale in duplice strato ma insomma devo dire che è piuttosto agevole utilizzare la suturatrice e la chiusura delle brecce viceversa viene eseguita con una sutura continua in duplice strato in monofilamento a lungo riassorbimento.
questo è un polidiosannone 3.0 e insomma anche qui voglio dire chiaramente la manualità è nota di questa strumentazione, consente anche per chi magari deve fare ancora del training e prendere confidenza con la sutura, secondo me è un ottimo terreno di esercizio. Grazie.
Qualche domanda per questi ultimi film?
C'è qualche domanda dai... prego
Brevi eh, non come quell'altra
Allora, volevo chiedere
per quanto riguarda le lesioni distali del pancreas
stamattina abbiamo visto una bella
un intervento laparoscopico di Corcione
il quale ha detto che la splenoreserving
del reserving
lui non la fa più perché ha avuto
delle complicanze
emorragiche importanti
la
letteratura dice che
comunque c'è un inquinamento
anche tardivo dell'1%
le cui cause non sono
ben conosciute, invece
la resezione
sprenopancreatica
ha zero
mortalità post-operatoria
Volevo sapere il tuo parere su questo ultimo dato.
La complicanza emorragica, chiaramente l'ho detto, quando si va a fare una scheletrizzazione estesa dei vasi splenici è possibile, anche tardiva.
Non credo che sia un dato condiviso ampiamente in letteratura questo e credo che ci sia spazio per fare invece per proporre una conservazione della milza.
Peraltro non voglio insistere sull'aspetto tecnico però l'utilizzo di legature trasfissore forse in questo video non è stato così chiaro ma noi trasfigiamo sempre i piccoli vasi venosi soprattutto perché sono proprio quelli che possono dare il sanguinamento tardivo e tipicamente il posizionamento di clip non è così affidabile.
Quindi fare quel controllo vascolare non solo con la clip quantomeno ma oppure addirittura soltanto con delle legature trasfisse secondo me è sicuramente un elemento di sicurezza che questa tecnologia consente di fare in maniera agevole.
In laparoscopia effettivamente ci sono delle situazioni dove non dico che non sia fattibile ma è molto difficoltoso.
Complimenti Graziano, sai che sono un tuo ammiratore.
Senti, domanda molto flash. La piloro preserving con la robotica è una scelta, una difficoltà?
è un'opzione
fattibile sicuramente
forse
c'è molta
no c'è molto dibattito anche su questo
si
diciamo tu fai
un'anastomosi più corta
conservando il piloro quindi sicuramente
fai prima
è un'opzione valida
un'altra domanda sempre flash
ho visto lo stent e ho visto un digiunale
lo fai uscire
e lo usi poi
o lo lasci
No, noi l'abbiamo sempre posizionato così
a perdere
diciamo che su
allora il discorso
riguarda la fistola pancreatica
perché è chiaro che quello è il problema
è un problema che con la robotica gli ultimi lavori
dicono che sembra essersi
un pochino ridimensionato ma esiste
e quando esiste
l'anastomosi è come quella che si fa a mano
che noi facevamo quasi con grandi difficoltà
ma è perfetta
lo stent si potrebbe far uscire
all'essere, può servire anche come
controllo radiologico dell'anastomosi
sono d'accordo ed è un'opzione sulla quale
tra l'altro ultimamente stiamo rispettando
anche perché finché ti trovi a fare
anastomosi su ghiandole piuttosto fibrose
solide che tengono bene la sutura
è un conto, quando c'hai delle ghiandole che non sono
così affidabili è un altro
ok complimenti
posso fare due commenti
allora riprendendo
io pure ho cambiato
Un po' la strategia, io non ho esperienza di chirurgia pancreatica robotica, faccio pancreas open, io pure ho sempre difeso la spleen preserving, ma anche nelle pancreasectomie totali, chiaramente nell'IPMN, nei tumori sissisi multigandolari, però in effetti poi ultimamente, rivedendo un po' i malati nella mia esperienza di un decennio, non ho avuto casi di sanguinamento tardivo.
la problematica legata all'obsedaoneurismo tardivo dell'arteria aspenica
è quello che può rappresentare un dramma
perché non si muore in un quarto d'ora dopo 20 giorni
se muore in un quarto d'ora vuol dire che è un sanguinamento arterioso
che soltanto quella problematica te la può dare
perché di solito anche le problematiche venose
poi alla fine si risolvono trombizzandosi
infatti il problema che io ho ritrovato
nei miei pazienti
operati con la splenpreserving
più che altro sono le trombosi della vena splenica
si
capito? questo è il discorso
proprio per questo che è una complicanza nota in letteratura
dopo questo intervento
facciamo un follow up abbastanza
serrato sui pazienti con degli ecodoppler
per cui effettivamente
io ho un po' abbandonato
la conservazione anche della milza
anche se poi mi rendo perfettamente conto
una ragazza di 22 anni con un pseudopapillare
eccetera effettivamente
ci può stare
ritornando invece al discorso che
Proente volevi affrontare ma non l'hai affrontato
perché nel video sul verde di Indiocianina
adesso
esistono le ultime
linee guida della società americana
colorettale
ha stabilito che
questo tipo di intervento si fa
soltanto nei T3 e T4
N+, e quindi
sono una piccola
minoranza e quindi soltanto
in questi casi è
è diciamo così
consigliato
fare una CME
fare una CME con un colon destro
diventa quasi una pancreasectomia
è un intervento di altissimo livello
infatti ti faccio veramente dei complimenti
ma è l'unica e quindi in questo
caso per chiudere il discorso
effettivamente il verde può avere
una buona
però al momento visto che sono anche dei giovani
per dare un po' delle cose
degli insegnamenti al momento è validato
paradossalmente soltanto nel tumore della mammella
cioè capito
l'evidenza è soltanto per il tumore della mammella
però io credo che in questo caso
così come nell'aninfettomia D2
dello stomaco possa dare dei vantaggi
open, laparoscopico
robotico
tra l'altro ci sono dei lavori che chiaramente non fanno evidenza
ma insomma cominciano a costituire
dei punti di riferimento
sullo stomaco e sul collo
no no no
ti volevo dire anche un'altra cosa
per quanto riguarda la ricostruzione
Noi ultimamente, bellissima perché poi quel visum che sarà stato di 4 mm sembra mezzo metro, una cosa che noi facciamo ultimamente è che secondo me, chiaramente il discorso delle fistole, esiste la fistola, pancreas soft 30%, la fistola A non esiste più perché è soltanto una fistola biochimica, B e C purtroppo esistono soprattutto nei pancreas.
noi facciamo due anze
un'anze esclusa sul pancreas
e tu la potresti fare
molto bene
perché si fa molto bene in robotica
fare lo stesso intervento però facendola a bloomgard
si
c'è una anastomosi in più
si, non è una anastomosi in più
però ti permette di farlo mangiare
anche se c'è la fistola
se poi ti molla pure la fistola
se ti molla la bile
lì c'è qualche piccola evidenza
ma poca roba
Però facendo questo intervento meraviglioso che fai tu, associandosi un'ansia esclusa e una Bloomberg, allora diventa veramente secondo me un capolavoro, cosa che si avvicina.
Chiudiamo il capitolo, grazie.
Andiamo avanti, allora Busuito, idiopatiche, introsoception, email, adulta, case, report.
Il caso che vi presento in realtà l'ho voluto portare solo perché è un case report. Si calcola in letteratura circa il 5% di intussuscezione intestinale idiopatica in adulto.
ricordiamo che nel 90% sono comunque molto comuni nei bambini, in età pediatrica, nell'adulto le intussicazioni intestinali in genere sono circa il 5%
di questo 5% per un 90% sono delle cause, diciamo la causa è conosciuta, una causa organica comunque
che può essere di natura benigna o di natura meligna, il rimanente percentuale quindi molto minima è una causa invece idiopatica
Questo è il caso, scorre già l'immagine TAC, la classica immagine a bersaglio con il budino di invaginazione, trattasi di un paziente che viene alla nostra osservazione per episodi in realtà di crisi di subocclusione intestinale.
Lo sottoponiamo alle prime indagini del caso e l'attacco è l'immagine che avete appena visto e segue poi una colonoscopia e quello era il prolasso dell'ilio attraverso la valvola elocecale all'interno del ceco.
In realtà il paziente è ritornato per un peggioramento del quadro clinico, sottoposto nuovamente a TAC e viene poi, di conseguenza si decide per l'esplorazione laparoscopica, l'esplorazione chirurgica.
L'immagine TAC dava comunque un'immagine di bassa densità come se c'era in realtà un lady point che veniva dato verosimilmente come lipoma.
In realtà poi alla coloscopia che abbiamo visto non abbiamo avuto lo stesso riscontro TAC, abbiamo notato soltanto l'ilio che prolassava.
Questa è l'immagine intraoperatoria, abbiamo l'ilio all'interno di un altro tratto pre-terminale dell'ilio e di qui attraverso la valvola all'interno del ceco.
Cerchiamo di ridurre comunque l'invaginazione.
Il paziente era da circa tre settimane che aveva questi episodi di dolore addominale, vago, aspecifico e quindi era stato studiato facendo degli esami non ospedalizzato.
E' ritornato poi per un quadro comunque acuto perché comunque era peggiorato e quindi ho sottoposto ad intervento. In realtà è come se è tutto impegnato là dentro, quindi in realtà dopo tanti tentativi non ci riusciamo pertanto, stante anche il fatto che la causa verosimilmente era data inizialmente come lipoma perché c'era quell'immagine di bassa densità e veniva data comunque come una lesione benigna,
quindi non c'erano segni di malignità, le caratteristiche tomodensitometriche.
Pertanto alla fine, una volta che non riusciamo in questi tentativi, decidiamo poi per una resezione,
atto terminato sempre per via laparoscopica.
La cosa poi particolare è stato che all'esame istologico, sia all'apertura del pezzo che all'esame istologico,
non è stata riscontrata nessuna causa di intussuscezione.
E quell'immagine che verosimilmente era dato come lipoma all'attack, molto probabilmente era l'imbibizione dei tessuti, anche del meso, quindi dell'anza del piccolo intestino, che dava comunque quell'immagine, insieme anche all'ipertrofia della componente muscolare, fenomeni anche di microemorragia dei vasi.
Questo era il dato poi istologico che abbiamo riscontrato. In realtà l'ho portato semplicemente perché è un case report, pochi casi ripeto in letteratura.
Se volete possiamo anche andare magari un po' avanti con le immagini, non so, così perché alla fine sono tutti i vani tentativi di riduzione.
E quindi adesso iniziamo la resezione. Questo è il pezzo, è l'esame istologico.
Come vedete ipertrofia delle toniche muscolari, modesti fatti infiammatori e nulla da rilevare.
Facciamo un commento qui, non so se c'è da commentare.
Io non ho capito cosa ti hanno chiesto
però io volevo chiedere
non pensi che una conversione
magari con le mani
si riusciva a risolvere
il problema senza fare poi una resezione
chiedo
No, io sono l'uparello
perché nemmeno il pezzo
siamo riusciti
Il pezzo anatomico non siamo riusciti nemmeno a sfilarlo, l'avete visto a posteriore, però tra l'altro poi alla fine ho optato per la resezione perché comunque c'era il dubbio messo dal radiologo di un budino di invaginazione, di qualcosa che era di organico che spingeva l'invaginazione.
comunque non hai fatto la resezione
anche se si fosse ridotto
va beh, vai avanti
allora il prossimo
film
è sempre Palermo che ci parla
della plastica laparoscopica secondo
Sugar Baker di un'ernia
parastomale
allora, questo è un caso di un paziente
di 74 anni, sottoposto a
maez
poi c'è una voce, io mi ci dico
allora dicevo
è un paziente di 74 anni
è sottoposto a una
MAERS circa 5 anni prima che giunge
alla nostra osservazione in urgenza
per un
ernia parastomale
occluso. In realtà
l'intervento non è stato fatto all'ingresso
ma il paziente con il sondino si è
diciamo ricanalizzato e poi successivamente
è stato sottoposto
all'intervento chirurgico. Il paziente
in buone condizioni, 74 anni
non aveva comorbidità se non
non un'ipertensione. Questo è all'ingresso, abbiamo visto prima la posizione dei trocar,
l'operatore a destra del paziente, tre trocar, uno da 10 per la telecamera e due da 5,
uno in fossa di aga destra e uno sotto all'arcata, sotto all'ipocondrio destro.
Questo è l'ingresso che viene fatto un po' con l'aiuto della telecamera.
Noi facciamo il primo peritoneo con il Verres, situazione abbastanza indaginosa perché questo è quello che spesso si può trovare quando si fa un laparocele o un'ernia parastomale.
L'N-parastomale è una sugar bagger modificata perché sappiamo tutti che la sugar bagger nasce come una tecnica open, invece adesso la facciamo la paroscopica, ha un tasso di ricettiva inferiore rispetto alla K-Hall e al sandwich.
Qui vediamo che il secondo trocar è stato messo quasi dopo mezz'ora dall'inizio dell'intervento, che è durato abbastanza, però poi dà le sue soddisfazioni quando si riesce a eseguire una vescelolisi a tenda.
questo è il secondo trocar da 5 messo sotto l'ipocondrio di destra, legatura e sezione del legamento rotondo, del legamento falciforme, si distaccano le armi sempre con lama fredda,
che è una cosa importante cercare di non lesionare le ansie
però se si lesiona un'ansia ileale o un'ansia digiunale
è sufficiente sudorarla, non è che compromette l'intervento.
Altra cosa da dire è che la sugar bagger o la plastica dell'ernia parastomale
ha delle indicazioni precise che sono a parte l'ernia
che dà al paziente un dolore, fastidio, può dare delle ulcerazioni in prossimità del posizionamento del sacchetto,
gli altera quella che è la normale sua vita relazionale.
Le controindicazioni assolute non ci sono se non la recidiva di malattia che bisogna comunque scongiurare
prima di portare un paziente del genere al tavolo operatorio.
Altra controindicazione è la controindicazione anestesiologica, come tutti noi siamo i nostri nemici, sono gli anestesisti.
Non esiste una controindicazione che non può subire un'anestesia perché sappiamo che è un intervento che fa parte di un'anestesia generale.
Qui finalmente arriviamo al difetto erniario, dopo aver combattuto e con le aderenze che sono state in questo caso tenaci e presenti in ogni parte della cavità addominale, è un po' tedioso per chi lo vede l'intervento, è un po' più carino per chi lo fa.
noi questo intervento allora poi tanto adesso vediamo tra un po il posizionamento della rete
allora io personalmente utilizzo molto spesso la rete della gore su questo tipo di intervento
l'ho utilizzata non è facile montarla perché è una rete un po più rigida è una rete che non ti
ti permette di vedere al di là perché la problematica è risolvere il problema dell'ernia
e nello stesso tempo far sì che non si strozzi l'astomia, il colon in questo caso
e che non si infili sotto quella rete un'anza e quindi crei un problema.
In questo caso abbiamo utilizzato una rete sempre in polipropilene con un rivestimento che può andare a contatto con le ansa,
quindi una rete che è facilmente visibile al di là dell'ansa e del difetto che va a coprire.
Io personalmente ho visto fare, e lo faccio così perché mi trovo bene, è un'abitudine, metto dei fili che mi tendono sulla rete
in questo caso li ho messi ma non li ho utilizzati perché la rete si teneva bene da sola
e poi questa rete io la fisso con delle parti con clip non riassorbibili e parti riassorbibili
perché sappiamo bene che nella parocele le clip sono quelle che poi creano il dolore
scusate è un po' lunga questa viscerolisi, arriviamo quasi, come ha detto la collega prima
se vogliamo andare qualche secondo avanti
Ho fatto un'altra sera però l'ho convertita dopo essere morto perché non avevo parete per mettere la rete e non sapevo dove fissarla.
Non so se è mai capitato, l'ho convertita open e mi ho messo una rete.
Questo diceva della rete che questa rete si conforma meglio, anche se però la consistenza di questa rete non mi dà tanta fiducia.
però non so, funziona una rete che ho provato
me l'ha fatto provare
il mio primario
però è molto
sembra sottile però va bene
il paziente si è canalizzato
presto, con la gore mi ha dato
qualche problema nel senso che il paziente
ha avuto una canalizzazione
tardiva
l'astomia era un po'
dubbia però poi fortunatamente
la natura ci aiuta
è un po' la fortuna
lavoro penso va bene grazie qualche commento prego anti adesiva la parte però che va a contatto col
colon forse la goretex in quel senso a quel vantaggio di atto si appiccica meno per una
parte a meno la parte si riduce come rete è una rete ben console qualcuno non lo ama io ho visto
una volta sola quando erano specializzando che una rete del genere li ha praticamente
si è infilata nelle ansie ma non so se la colpa del chirurgo che l'ha montata
la rete quelli sono dei casi in letteratura sono descritti qualche cosa è descritto ma sappiamo
che in chirurgia lo zero non esiste lo zero esiste per chi in sala laboratoria non ci va
lo sappiamo bene
in una giovane atleta, madre di due figli, abituata a praticare jogging 15 km al giorno,
ma per l'insorgenza di questa patologia ha dovuto abbandonare la sua professione.
Questa è la prima fase della metodica, con il primo step laparoscopico, con le manovre di adesiolisi
e da ampia preparazione fasciale, la legatura del legamento rotondo, la sua sezione e del legamento faceforme.
La diastasi è una malattia quasi sistemica, può dare disturbi gastrointestinali, disturbi respiratori,
addominalgie, dorsalgie, fenomeni di incontinenza urinaria, disfunzioni del pavimento pelvico fino alla incontinenza.
Sono prevalentemente colpite le donne, soprattutto le donne dopo la gravidanza.
La prima fase tecnica prevede la marcatura dei quattro punti peritoneali cardinali.
Il primo è stato il punto nord, ora la marcatura del punto est e poi del punto ovest e del punto sud. Possiamo apprezzare l'ampia diastasi associata all'ernia umbilicale.
La diastasi qua si vede bene il quarto grado, quindi dimensioni intorno ai 6 cm. La seconda fase di Slim Mesh della tecnica prevede una fase cutanea, diciamo così, la marcatura di 4 punti cutanei per controspinta dall'interno col grasp, in modo che questi siano simmetrici ai 4 punti peritoneali.
La misurazione degli assi dell'area di applicazione di SlimMesh, che in questo caso è un'elisse di 26x16 cm.
In questo intervento i troca sono stati posizionati alla destra della paziente.
Vediamo l'asso, non troca 10 mm sull'ipoconzo sinistro e un altro da 5 mm in fossa iliaca destra.
questa misurazione sarà importante
dell'area di applicazione esterna o cutanea
per poi la fase successiva
che è la terza fase
ecco qui l'allestimento a banco della mesh
che prevede il fatto che l'area di applicazione cutanea
viene riportata sulla protesi prescelta
che deve essere uguale
e poi viene ritagliata
si possono usare protesi composite oppure no
qualunque tipo di protesi. Sulla protesi vengono marcati quattro punti cardinali, in particolare
il primo punto di ancoraggio, ancora inizia poi l'arrotolamento stretto della mesh, in
questo caso viene fissata inizialmente con una serie di due punti, poi arrotolamento
ancora, una prima serie di tre punti, arrotolamento, una seconda serie di tre punti e alla fine
Un ultimo punto finale, viene lasciato un margine libero di 45 mm. Abbiamo così caricato Slim Mesh nella sua forza elastica come quando comprimiamo una molla che poi verrà rilasciata a questa energia in corso di intervento in associazione con la forza tensione e le due forze agendo sinergicamente aiuteranno il chirurgo in tutte le manovre di ancoraggio.
Quarta fase, ultimo step laparoscopico, agevole introduzione di slim mesh con corretto orientamento del primo punto di ancoraggio, con due grasp la mesh viene orientata verso il punto peritoneale prescelto che è il punto ovest, sovrapposizione simmetrica del punto ovest di slim mesh con il punto peritoneale, iniziale fissaggio con straps riassorbibili, stiamo fissando il free margin, cioè il margine libero della mesh.
mesh, alcune strap nel versante sud-ovest e altre poi nel versante nord-ovest. Vediamo come il campo
operatorio viene innalzato sulla volta della parete addominale con notevole incremento della
visibilità intra-addominale con riduzione del rischio di lesioni accidentali degli organi da
manovre cieche e non che raggiungono intorno al 10% con alto rischio di conversioni. Da questo
Da questo punto in poi la mesh si autososterrà completamente fino alla fine dell'intervento, liberando l'energia di cui abbiamo detto prima, sviluppando la memoria di forma di ogni protesi.
Qui possiamo vedere la diastasi dei retti e si cerca di garantire un concetto importante, un overlap superiore ai 5 cm.
Questa metodica permette una corretta visualizzazione dell'overlap.
sezione dell'ultimo punto che abbiamo detto prima ancora ecco si vede può notare il margine della
diastasi ulteriore strap vediamo come la messa si autosostiene vediamo la seconda serie di tre
punti le manovre qui si spostano verso il versante nord con sovrapposizione poi vedremo del punto
cardinale nord. Sezione della prima serie di tre punti, una sezione veloce. La mesh
viene fissata nella sua parte centrale. Questa è una mesh gigante. La croce serve
per centrare, vuol dire che siamo al centro della patologia che è stata
correttamente centrata. Qui la sovrapposizione del punto nord di
mesh sul punto peritoneale prescelto. Se i calcoli sono giusti questa
Questa deve essere una sovrapposizione corretta, con corretta simmetria.
Ora le manovre di fissaggio si spostano nel versante sud e vediamo che è quasi centrato.
Possiamo intravedere l'ultima serie di tre punti.
Nell'allestimento a banco si modula la tensione del filo in modo da permettere un agevole ingresso della lama della forbice.
Si calcola quello che succederà poi intraoperatoriamente.
Le manovre si spostano verso il versante est della protesi, che è il versante più difficile perché si riduce la visibilità intradominale.
Ci avviciniamo ai trocar, per cui servono le manovre di controspinta del chirurgo.
Poi seguirà la sezione del primo set di due punti.
e il fissaggio del punto peritoneale est.
L'IMESH trattasi di una tecnica sicura, innanzitutto in assenza dei punti trasperitali e delle loro complicanze che conosciamo bene
possono aggiungere complessivamente il 55%, tipo ematomi di parete, lesioni d'organo, ancora dolore postoperatore cronico che arriva al 30%,
su trussite infection, le infezioni nella sede del posizionamento del lago,
ancora rotture della mesh con rischio di recurrence e anestetismi cutanei.
Tecnica sicura per la notevole visibilità intradominale
che è dovuta all'inanziamento del campo operatorio sulla volta della parete addominale
lontano dagli organi con riduzione del rischio di loro lesioni da manovre cieche e non.
tecnica agevole in virtù della grande maneggevolezza di slim mesh ed il sinergismo delle due forze
che abbiamo citato prima, la forza elastica intrinseca in ogni mesh se è così trattata,
la forza tensione che è la forza che si genera quando noi stiriamo una mesh tra due estremità
come quando si costruisce un ponte. Queste due forze aiutano il chirurgo in tutte le manovre
di ancoraggio, permettendo una corretta distensione e tensione della mesh.
Tecnica facilmente riproducibile anche da chirurghi in training parascopico.
Tecnica soprattutto, il dato più importante, veloce per riduzione del tempo chirurgico
rispetto alla traditional parascopic repair per ogni tipo di paziente e per ogni tipo di ernia.
Ancora, una tecnica economica in assenza di costi aggiuntivi per dispositivi associabili
le alamesce per la sua introduzione
o il fissaggio intraparitale
tipo glue
o PS, posizione in sistema
o altri sistemi costosi
grazie
ci sono domande?
buonasera Carnazza
due precisazioni
intanto
l'opneumo a quanti millimetri di mercurio
lo ponete
per mettere il tipo di protese
e poi che difficoltà avete avuto
nel mettere la parte ovest
cioè quella vicino
ai trocar perché
la mesce è molto ampia
la diastasi dei retti
sappiamo che è ampia
quindi io penso che ci sia stato
un po' di difficoltà a posizionare
in questo modo anziché nord-sud
la protesi pur essendo larga
poi 14 di pneumo
mi sembrano un po' troppi
io la faccio a 10
lo metto a 10 proprio per il problema
del post operatorio perché sappiamo bene le tensioni quale sono grazie generalmente usiamo
primo peritoneo 12 mm di mercurio però sempre pronti se ci sono complicanze di tipo anestesi
logico a ridurlo per quanto riguarda l'approccio la disposizione dei trocar io ho fatto un ernia
quel caso massiva sempre con troca dalla regione ipogastrica diciamo che per quanto riguarda
a me personalmente preferisco la posizione da destra, l'intervento risulta più veloce.
Lei dice una mesce gigante, ma l'intervento parte con la misurazione della patologia
che conosciamo anche con il riscontro TAC, ma soprattutto con il riscontro del parascopico.
Il calcolo è la misurazione intraperitoneale e facciamo già la considerazione del fatto che i trokkar devono essere posizionati molto lateralmente.
Una domanda, nella diastasi non riapprossimare i retti sulla linea mediana è un po' controverso?
Sì, diciamo che generalmente sentendo anche l'audience femminile, le donne preferiscono un approccio laparoscopico tipo questo, cioè la mescita.
Da sufficiente rigidità perché sennò rimane comunque un bulging della rete.
Per questo io le avrei portato due foto della paziente che potete vedere, le ho messe qua e non nel video.
Questa è l'immagine del paziente prima dell'intervento che aveva abbandonato l'attività fisica e questo è a tre mesi dall'intervento, solo appena tre mesi che aveva ripreso solo modestamente il suo Giochino.
Diciamo questo rispondendo alla sua domanda
la diastasi di reti non è solamente una malattia estetica
e quello è l'aspetto secondario
è una malattia funzionale
ho introdotto prima come trattasi quasi di una malattia sistemica
quindi prima al paziente
noi dobbiamo dare una cura alla malattia funzionale
che può prendere tutti gli organi
Il respiro, la schiena, la vescica. Poi se c'è anche guadagno estetico, meglio generalmente c'è, se no diversamente è un intervento di chirurgia plastica.
Diamo la parola al prossimo relatore.
Caso che vedrete è un caso di trattamento in urgenza di ernie iatale gigante, quindi con almeno un terzo del volume gastrico,
se si può spegnere la luce, che si presenta con un quadro occlusivo alto.
Sono situazioni abbastanza rare, ne abbiamo annoverate circa 5 negli ultimi 8 anni, trattate tutte per via mini-invasiva, le situazioni sono le più diverse, l'età pure.
oppure sono pazienti che generalmente hanno una conoscenza della loro situazione ma che hanno avuto una condizione clinica fino ad allora discreta per cui spesso e volentieri nessuno gli ha consigliato il trattamento della patologia dell'ernia diatale
che ovviamente non dando spesso problemi di reflusso o sintomatologie particolari in qualche raro caso si presenta poi in urgenza.
In questo caso come vedete non c'è stata una sofferenza della porzione gastrica incarcerata, altre volte abbiamo avuto situazioni con ischemia per lo meno della mucosa gastrica
quindi situazioni al limite della perforazione, sono situazioni molto più complesse quelle lì, poi una volta ridotto e un approccio mini-invasivo devo dire che si riesce a fare quasi tutte le età, è difficile che ci siano delle controindicazioni tali che ne impediscano un approccio mini-invasivo.
Tre di questi cinque casi sono stati fatti per via robotica, la robotica non è disponibile in tutti i centri, in tutti i momenti, in tutte le situazioni, devo dire che è una opzione, nell'esperienza personale in elezione ne gestiamo abbastanza per cui quando ovviamente si presentano se possibile qualche piccolo vantaggio ce lo può dare.
Però sono situazioni veramente quelle dell'applicazione della robotica nell'emergenza, abbiamo visto i bei video del collega Pernazza, in urgenza diventa sicuramente tutto più complesso per tanti motivi anche organizzativi.
La laparoscopia rappresenta un'ottima alternativa, ovviamente sempre disponibile, in questo caso non si vede nel video perché non abbiamo la possibilità, ma è stata fatta con un'ottica 3D, noi abbiamo a disposizione nel nostro centro uno dei vari sistemi 3D disponibili.
Intanto vedete la riduzione del sacco, uno degli aspetti del sacco aniario, una dissezione e riduzione. In questo caso poi è stato completamente asportato, qualcuno consiglia di lasciarlo perlomeno fino alla parte terminale, tante volte ci fosse qualche problema intraoperatorio di lesione esofagea, ma credo che quello farebbe ben poco di fronte a una situazione che è capitata in elezione.
Devo dirvi una lacerazione della gestione esofagogastrica trattata in questo caso era con tecnica robotica però diciamo che quello rappresenta uno degli aspetti fondamentali perché comunque poi dopo l'intervento diventa quello di una gestione di un'ernia iatale gigante il cui problema fondamentalmente è quello del rischio della recidiva come tutti sanno.
Sono interventi fattibili, qualche volta ci si trova colon, ci si trova mils dentro la cavità toracica, una volta ridotto il contenuto il problema poi diventa che questi pazienti a distanza di anni sviluppano in percentuali molto elevate delle recidive più o meno importanti che vanificano un po' tutto lo sforzo che è stato fatto.
motivo per cui si consiglia in elezione l'intervento solo in situazioni di sintomatologia importante o comunque di sintomatologia acclarata.
L'identificazione del nervo vago nel frattempo lo avete visto, l'approssimazione dei pilastri e la iatoplastica fatte in punti non riassorbibili,
in questo caso Prolene 2.0 con dei pledget ricavati nello specifico dal ritaglio
di quella che è la protesi che abitualmente stiamo usando negli ultimi anni
di rinforzo che è una BOE di cui i risultati lo vedremo a distanza di tempo
secondo dei primi lavori sembrerebbe che non diano grossi vantaggi
Io credo che qualcosa, comunque visto che sono materiali riassorbibili a sei mesi, possa creare disclerosi in quella zona e quindi di proteggere comunque lo iato meglio che niente.
Sicuramente i pledget sono qualcosa che aiutano a rinforzare e a non far ischemizzare quei pilastri che sono spesso poco resistenti e in genere bastano due o tre punti senza creare una situazione di eccessiva chiusura che poi crea problemi di sfagia eventualmente e comunque non è quello che terrà in modo stabile tutto.
e la protesi di cui vi ho detto è che viene posizionata, sono protesi già presagomate come tutti credo ormai conoscete, corrate con un paio di punti giusto per non dislocarsi
e successivamente in questo caso è stata fatta una plastica a 360 gradi ma mediamente non è necessario perché come vi dicevo sono pazienti che non hanno una sintomatologia, dipende da caso a caso,
Alcune volte, gran parte delle volte, soprattutto in elezioni, faccio delle plastiche incomplete, delle toupées.
In urgenza qualche volta, soprattutto quando c'è una sofferenza della parete gastrica, addirittura non faccio nessuna plastica,
semplicemente ridotto viene poi fatta una gastropessi, che forse di tutte è la condizione più importante.
gastropessi in urgenza o in condizioni particolari addirittura con dei sistemi di gastrostomia
in questo caso essendo tessuto abbastanza buono viene fatta con dei punti
potrà essere utile o meno, ci sono varie scuole, l'avevo presa dal gruppo Pisano
che poi l'aveva messa a punto nel passato e finisce l'intervento con un drenaggio e controllo post-operatorio.
Grazie.
Commenti dalla sala, dai discussant? Andiamo avanti allora.
Esplorazione monolaterale Papini con tecnica MIPAP per l'iperparatiroidismo primitivo.
Buonasera a tutti, vi presento il caso di una paratiroidettomia in paziente con diagnosi di iperparatiroidismo primitivo.
è il caso di una donna studiata preoperatoriamente con un'ecografia del collo che ha visualizzato una denoma della ghiandola paratiredoide
la superiore sinistra di un centimetro e mezzo circa con un paratormone naturalmente elevato di 148.
L'esplorazione viene fatta per via mini-invasiva videoassistita per cui prevedendo una incisione centrale, due dita sopra il giugolo
dalla quale poi si può accedere alla loggia tiroidea.
È un accesso che permette naturalmente anche un'eventuale esplorazione bilaterale della loggia
in questo caso ci fermiamo all'esplorazione monolaterale
in quanto come vedremo la diagnostica intraoperatoria del paratormone
quindi il dosaggio del paratormone intraoperatoria ci ha garantito la presenza di un unico adenoma
con una discesa del paratormone nel secondo prelievo dopo l'asportazione.
Per cui la prima parte dell'intervento prevede l'accesso alla loggia tiroidea
mediante l'utilizzo dapprima di nastri piccoli e una volta giunti in loggia,
quindi raggiunto il piano vertebrale, si sostituiscono i nastri piccoli con dei nastri tipo Farabev.
A questo punto può iniziare la parte endoscopica dell'intervento che prevede l'identificazione delle strutture anatomiche che debbano essere preservate, per cui il nervo ricorrente e essendo una paratiroidectomia naturalmente anche le strutture vascolari che garantiscono l'erorazione alla tiroide.
In questo caso come vediamo la paratiroide si tratta di una paratiroide superiore, ce l'identifica il rapporto con il nervo in quanto si trova lateralmente.
In questo caso possiamo anche vedere come con la tecnica mini-invasiva possiamo avere un rapido accesso anche al nervo vago nel momento in cui noi volessimo utilizzare il monitoraggio del nervo ricorrente, quindi posizionare la sonda sul vago.
Una volta identificata la paratiroide iperplastica, si vanno a strutturare nel nostro tragitto verso la paratiroide, una sottile vena media,
e una volta garantito l'isolamento della paratiroide si traziona per un polo andando ad identificare il peduncolo vascolare della paratiroide stessa.
Per cui con dissezione smussa si va a sottigliare mano a mano il tessuto circostante al peduncolo e si seziona con una clip la tela e la vena della paratiroide.
L'accesso mini-invasivo naturalmente garantisce un risultato cosmetico maggiore rispetto all'approccio standard ed è ad oggi l'unico trattamento mini-invasivo più usato nel mondo.
In questo caso è la visione finale per cui si può identificare benissimo il piano vertebrale, l'esofago, il nervo ricorrente.
Come vi dicevo prima ci siamo basati intraoperatoriamente sul dosaggio del paratormone a 5 minuti, si fa un dosaggio rapido direttamente in sala operatoria, abbiamo la nostra biologa che ci supporta in questa fase.
Ci ha garantito che il livello di paratormone sia dimezzato, per cui ci limitiamo a un'esplorazione monolaterale della loggia, vediamo in questo caso la paratiroide inferiore che è totalmente nella norma.
si distingue bene dal grasso circostante in quanto è di colore diverso rispetto al grasso peritiroideo
e si procede quindi alla sutura a strati e alla chiusura della ferita
con un unico punto sulla linea alba e seguito poi da due o tre punti di accostamento del piano sottocutaneo
seguito poi dall'utilizzo di colla per la sutura della cute.
Grazie.
Ci sono domande per il collega?
Hai convinto tutti.
Grazie.
Il video del professor Ancona.
Mininvasive surgery for toracic esophageal diverticulum post poem procedure.
Buonasera a tutti, ringrazio i presidenti e tutti i presenti in sala oggi.
Allora, intanto mi presento, sono Giuseppina Barbera, all'aiuto del professor Erman Nankona.
Presso il Polichinico di Abano Terme ci trattiamo ovviamente patologie esofagogastriche
di interesse sia neoplastico ovviamente che funzionale, con approcci mini-invasivi,
robotici, laparoscopici e ibridi, nell'ambito di un progetto del Centro Veneto di Malattie Esofagee.
Il caso clinico è un paziente di 71 anni, sottoposto nel 2012 a una POEM per acalasia.
Nel 2018 la persistenza di disfagia e rigurgito con inalazione imponeva degli esami radiologici,
quale un RX transito, che dimostrava la presenza di questo diverticolo di 6x7 cm.
Veniva pertanto proposta al paziente una miotomia secondo Heller con contro laterale
e una plastica antireflusso secondo DOR.
Purtroppo la qualità del video non è brillante, vedrete in seguito come migliorerà
anche con l'incremento tecnologico della nostra unità operativa.
Procediamo a un muore solito all'esopago-miotomia
estendendo appunto sul versante esofageo per circa 6 cm
e sul versante gastrico per 2-3 cm
ponendo particolare attenzione a miotomie incomplete
o perforazioni mucose misconosciute.
A questo punto confezioneremo quella che appunto
l'emifuntuplicazio anteriore secondo DOR
e appunto come da scuola utilizziamo la superficie anteriore
della grande tuberosità che viene ancorata con due semicontinue
in materiale non riassorbibile, sia ai bordi della miotomia che ai pilastri diaframmatici.
A seguito di questa procedura veniva eseguita una pH manometria e una serie di controlli
radiologici. Al controllo radiologico ovviamente la persistenza del ristagno e l'evidenza
della persistenza del diverticolo rendevano necessaria una calibratura nella dilatazione
endoscopica. Nonostante ciò, al controllo endoscopico si dimostrava un'abbianza cardiale
il diverticolo con ingesti. Pertanto per episodi di laringita bingesti si proponevamo al paziente
una diverticolotomia toracoscopica in posizione prona. Questo è il port placement ovvero la
posizione del trocar da 10 quello ottico nell'apice della scapola 2 da 5 quarto e quinto spazio
intercostale mano sinistra dell'operatore sul nono spazio intercostale trocar da 12. Iniziamo
appunto sempre utilizzando delle correnti monopolari che risultano essere molto sicure
senza ossidio di device di sorta, questa lisi di queste aderenze di verticolo polmonari,
apriamo la plevora parietale e il legamento polmonare sempre appunto con le forbici e
l'utilizzo di lungino e di crochet e procediamo pertanto a quella che sarà la dissezione
circonferenziale del diverticolo finalizzata appunto ad arrivare a quello che è l'isolamento
del suo colletto tutto guidato da un'endoscopia intraoperatoria. Vedrete di seguito tutta
la dissezione che è molto comunque ripetitiva perché l'unica accortezza che poniamo è
ovviamente a quello del rispetto delle strutture nervose mediastiniche del cellulare lasso.
I vantaggi senza dubbio di questo decubito, perché comunque la toracoscopia ormai è all'ordine del giorno,
è il decubito che in realtà porta delle migliorie.
Sono stati infatti prodotti dei lavori di tipo anestesiologico che dimostrano quanti siano i vantaggi
in termini soprattutto di meccaniche ventilatorie e di ottimizzazioni perfusionali.
Di fatti il paziente in decubito supino, quale era la nostra vecchia abitudine, decubito supino laterale, aveva ovviamente e in termini di ergonomia e in termini di complicanze polmonari post-operatorie degli svantaggi.
Evitiamo anche in questo caso, grazie alla gravità e alla posizione, qui c'è la pleura controlaterale, sottendiamo il nervo vago, cerchiamo di medagliazzare tutto quello che è il cellulare lasso che non è di nostra pertinenza,
anche se dovremmo sacrificare comunque una branca del vago
che a breve vedrete
grazie appunto all'endoscopia intraoperatoria
che ci permette insufflando il diverticolo di guidarci
in questa cauta dissezione
è possibile appunto portare a termine il lavoro
qui siamo arrivati al corpo esofageo
senza dubbio le controindicazioni di un paziente
che viene trattato in toracoscopia in posizione prona
sono ovviamente le stesse di una toracoscopia in posizione supina
quali possono essere appunto dei quadri di pleurite adesiva severa
pregressa piuttosto che l'insufficienza respiratoria cronica di grado severo, piuttosto ovviamente
con toraggio irradiato. Stiamo parlando sempre di contraindicazioni relative. Questa è appunto
la branca del nervo vago che dobbiamo sacrificare ai fini della diverticolectomia e procediamo
appunto anche sul versante anteriore e posteriore. Ovviamente la posizione è per il paziente
è per il chirurgo a devantaggio anche in termini di ergonomia. Sono stati infatti degli studi
sulla riduzione di quelle che sono le sequele su plesso brachiale rispetto ovviamente a
una posizione in decubito supino. Altro dato importante è senza dubbio il fatto che manteniamo
delle pressioni di insufflazione, quindi un premio torace molto basso. Stiamo viaggiando
considerate sui 6 mm di mercurio e questo ovviamente è anche un dato a vantaggio. Ecco
che il colletto è ben liberato, molto natalizia, e procediamo pertanto, guidati dall'endoscopia
intraoperatoria, la diverticolettomia, utilizzando una stapler lineare da 45 carica bianca,
previo controllo sempre endoscopico, che vedrete a breve. Purtroppo dentro il torace non risulta
molto agevole, soprattutto con queste basse pressioni di insufflazione e posizionamento
di carica diverse da questa da 45. Il controllo endoscopico risulta perfetto, l'abbianza luminare
e regolare, pertanto procediamo alla sezione. Siamo soliti inviare comunque ad esame istrologico
definitivo lo specimen, poiché c'è un dato di letteratura non indifferente di insorgenza
di cancerogenesi su di verticolo 0,3-3%, quindi da scuola lo inviamo. Controllo e revisione
della rima di sutura che appare regolare, non scompaginamenti di plevore controlaterale
o altro. Controllo radiologico veniva eseguito in quinta giornata postoperatoria che dimostra
la regolare siluetta
a punta esofagea
a differenza del controllo
che permane a due mesi
grazie
facciamo una discussione
dopo i prossimi video
abbiamo un'altra
miotomia secondo
robotica con una
fonduplicazione secondo DOR
presenta Fusario
buonasera
ringrazio a tutti
Vi presento il caso di un uomo di 55 anni, giunto alla nostra osservazione per dolore toracico iniziato 4 anni prima,
che abbiamo deciso di sottoporre a intervento chirurgico dopo la conferma tramite RX con mezzo di contrasto e manometria esofagea ad alta risoluzione
di una calesia esofagea tipo Chicago 1.
Vedete il posizionamento dei trocar per robot Da Vinci SI.
Vedete come dopo l'apertura del piccolo mento andiamo a identificare il pilastro di destra e in seguito alla dissezione della membrana frenoesofagea andiamo a ricercare il pilastro di sinistra che andiamo a identificare.
e successivamente compiamo una lieve dissezione del pilastro di sinistra
sempre aiutandoci con Maryland e uncino monopolare.
Adesso vedremo come la dissezione nel nostro approccio sul pilastro di destra
sarà una dissezione di minima proprio senza voler aggirare l'esopago
per preservare il più possibile le strutture antireflusso. Adesso vediamo come andiamo appunto a effettuare questa dissezione smussa
e successivamente nel video andremo a vedere come andiamo a identificare il nervo vago anteriore per preservarlo appunto
e lo scostiamo solo delicatamente.
Quindi successivamente il tempo più importante della miotomia
è appunto la decisione di quello che riguarda l'estensione della miotomia stessa.
In questo caso noi effettuiamo una miotomia di 6 cm
Sul versante esofageo ci estendiamo per 3,5 cm e sul versante gastrico rispetto alla linea Z, riconosciuta endoscopicamente, ci estendiamo per 2,5 cm.
e mezzo. Vedete come la dissezione inizia a ore 10 lungo l'esofago e la dissezione delle fibre
muscolari viene aiutata dalla visione e dalla magnificazione del campo operatorio del robot
in quanto identifichiamo bene sia le fibre longitudinali che quelle circolari che poi
andiamo e il piano di clivaggio delle fibre muscolari tra fibre muscolari e
sottomucose vedete come appunto andiamo a sollevare
fibre circolari con l'uncino monopolare andiamo a effettuare la sezione le
stesse la sezione continua e deve essere il più appunto precisa
possibile e nella maniera più sicura possibile per evitare perforazioni della
la sottomucosa. Vedete come appunto ci assicuriamo di andare a isolare tutte le piccole fibre
muscolari e a sezionarle. Vedete che adesso evidenziamo le clasp fiber che insieme alle
slime fibers poi ci è stato dimostrato come siano responsabili dell'aumento del profilo
l'opressorio dell'ES. Quindi adesso effettuiamo il controllo intraoperatorio endoscopico della
miotomia che è mandatorio per verificare la corretta estensione della miotomia e eventuali
insorgenze, evitare eventuali complicanze della dovuta perforazione del viscere. Vedete che appunto
conduciamo l'esame endoscopico e una volta condotto l'esame endoscopico proseguiamo la
miotomia lungo il versante gastrico quindi andiamo sempre con l'uncino monopolare a dissecare le
fibre muscolari al di sotto appunto della linea z vedete come con questa manovra ci aiutiamo con
la Maryland per andare a interrompere le slings fibers cioè entriamo con la Maryland al di sotto
per le stesse, divarichiamo la pinza e in completa sicurezza con l'uncino monopolare
andiamo a effettuare la sezione di queste fibre che abbiamo appunto dimostrato come
una volta sezionate andiamo a ridurre in maniera importante il profilo pressorio dell'ES
che è poi lo scopo dell'intervento. Vediamo appunto questa sezione in completa sicurezza
Adesso verifichiamo la correttezza della miotomia, in questo caso in presenza di sanguinamenti è sufficiente applicare una garza per domare i piccoli sanguinamenti, completiamo la procedura con un duplicazio secondo DOR che associa una relativa semplicità a una efficacia di risultati.
Vediamo come le suture che effettuiamo sono in prolene 2-0 e noi tipicamente effettuiamo due file di suture con tre punti staccati dove col primo punto andiamo a inglobare il fondo dello stomaco per avvicinarlo al bordo superiore della miotomia e al pilastro di sinistra
e poi riflettiamo lo stomaco su tutto il bordo della miotomia e sul pilastro di destra.
Una volta posizionate le due file da tre punti, l'intervento è concluso e quindi abbiamo raggiunto il risultato sperato.
Vedete appunto come posizioniamo con il robot i punti semplici in punti staccati.
Ecco l'intervento, il risultato finale dell'intervento e la conclusione è lo stesso.
Si accomodi pure il dottor Anni Chiarico che abbiamo saltato prima.
Buonasera, ringrazio tutti i presenti. Sono uno specializzando della scuola di chirurgia di Parma e porto questa sera il video di una plastica videolaparoscopica di una riparazione di un'area natale gigante dopo esofagectomia mini-invasiva.
Il paziente è un paziente di 71 anni, maschio, sottoposto a esofagectomia con approccio toracoscopico, prono e laparoscopico.
Ne avete mellito, stenti in cardiaco e per tensione dislipidemia e per presia prostatica benigna che si presenta poi alla nostra attenzione con dolore addominale, nausea, vomito.
e in assenza di una sintomatologia di tipo dispnoico che in realtà dall'esame radiologico che abbiamo fatto ci aspettavamo
perché dall'attacco preoperatorio abbiamo visto che a livello toracico sul polmone di sinistra era completamente poco espanso
per la presenza dell'amatassa intestinale che occupava completamente l'emicampo toracico sinistro.
Anche dalla visione coronale possiamo vedere che la matassa intestinale, compreso il colon, erano a livello toracico fondamentalmente.
Ricordiamo che il paziente aveva fatto un approccio per via laparoscopica, 5 trocar, 2 da 12 mm e 3 da 5 mm.
All'esplorazione della cavità peritoneale vediamo già la presenza di poche aderenze che non ci aspettavano fondamentalmente per l'approccio laparoscopico del precedente intervento e abbiamo iniziato a ridurre l'omento dall'ernia fino a portare giù tutta la matassa intestinale, quindi prima le anze ileali che venivano fuori con tanta soddisfazione.
e poi il colon trasverso sulla sinistra.
Mi sono preso poi la licenza poetica di velocizzare un po' il video
perché è interessante far vedere quanto intestino posso presentare a livello toracico
ma d'altronde non volevo risparmiarvi 5 minuti di riduzione
quindi dovrebbe velocizzarsi.
Sì, non finiva mai.
Ce n'era abbastanza dai, per questo respirava benissimo.
se in realtà è un effetto ottico
entrava e usciva da una palla
è sempre lo stesso
alla fine della riduzione abbiamo
abbiamo visto appunto
quello che era lo iato estropaggio completamente sfondato
ecco qui ho voluto far chiarezza
un attimo su quelle che fossero le strutture
perché io novello non l'avevo capito
bene all'inizio fondamentalmente
quello che pensavo fosse il tubulo gastrico
che è questo sulla sinistra
invece questa è la orta
il lobo sinistro del fegato e il pilastro lefiammatico sinistro.
Abbiamo quindi iniziato la dissezione e l'isolamento,
qui si vedeva anche il polmone,
ne rappresenta ovviamente il sacco perché nel precedente intervento
lo stomaco era stato tubulizzato e portato su in toracia.
Abbiamo effettuato la desiolisi,
abbiamo come dicevo prima poche aderenze, quindi niente di particolare,
abbiamo liberato il legamento triangolare del fegato per esporsi meglio l'odiato diaframmatico.
Una delle aderenze un po' più tenaci che ci ha dato un attimo da fare è stata un'aderenza
fra il lobo sinistro del fegato e il tubulo gastrico, come vediamo qui,
che abbiamo cercato di lisare ovviamente per via smussa, a freddo, con lama a freddo,
per evitare di compromettere quella che era la vascolizzazione gastrica del tubulo gastrico
che di per sé era l'appannaggio soltanto dell'arcata gastroepiploica.
Quindi abbiamo poi proseguito l'intervento con l'isolamento dei pilastri,
qui vediamo l'isolamento del pilastro di destra,
abbiamo cercato poi di caricare il tubulo gastrico su fettuccia per dominarlo,
quindi per trazionarlo in maniera tale da poterci consentire una migliore dissezione,
una migliore adesiolisi, qui si identifica già quello che è il pilastro di destra,
dissezione per via smussa e siamo passati poi dall'altra parte caricando il tubulo gastrico su fettuccia
la dissezione si è avvenuta sia per via smussa che tramite l'utilizzo di device ad ultrasuoni
qui abbiamo caricato, quindi abbiamo indovinato il tubulo gastrico, abbiamo caricato la fettuccia
e poi abbiamo continuato a trazionarlo in maniera tale che questo ci consentisse una migliore dissezione
un migliore isolamento dell'oiato esofaggio e del pilastro di destra
questo è derivato anche dal fatto che durante l'intervento precedente viene effettuato un'apertura un po' dei pilastri
per consentire al tubulo gastrico di risalire su al collo
abbiamo effettuato una plastica poi dei pilastri con una struttura di tipo non riassorbibile
il roiato era completamente sfondato quindi abbiamo fatto questa struttura adattandoci un po' in senso lateromediale
e con l'ultimo punto abbiamo poi fissato il tubulo gastrico ai pilastri stessi
poi abbiamo posizionato una protesi biosintetica riassorbibile a 6-7 mesi presa gomata
l'abbiamo fissata con un tac su pilastro di sinistra e poi con due punti riassorbibili su pilastro di destra
in maniera tale che rimanesse stesa
e poi l'abbiamo fissata per lo stesso motivo al diaframma sfruttando quelle che erano le pliche fibrotiche su cui avevamo fatto la desolisi prima, quindi in sicurezza.
Questo era il risultato finale. Abbiamo posizionato il drenaggio, il paziente in terza giornata è andato a casa, il tempo operatorio circa due ore, si è alimentato in prima giornata,
Abbiamo effettuato poi ad un mese un prime vie digerenti con gastrografin e a sei mesi una TAC.
Il prime vie digerenti non mostrava né segni di recidiva, quindi una regolare progressione del mezzo di contrasto,
così come la TAC a sei mesi non mostrava nessun tipo di recidiva, come una normale continenza dell'oiato esofageo.
Gli ultimi due video di patologia funzionale per Naza, una Heller robotica.
Grazie di nuovo, questo è un video breve, abbiamo già visto altri interessanti, anche l'approccio robotico già l'abbiamo visto, questo è un caso tipico di un paziente acalasico con una grossa dilatazione esofagea,
Il nostro approccio è quello di aprire l'accesso all'esofago incidendo l'accollamento con il pilastro diaframmatico e guadagnare lo spazio posteriore identificando il nervo vago posteriore e quindi l'incrocio con il pilastro diaframmatico controlaterale dello hiatus.
In questo modo cerchiamo soprattutto nei casi pazienti un pochino più corpulenti di identificare il tronco vago posteriore, ci carichiamo l'esofago sul fettuccio e andiamo poi a identificare con maggiore tranquillità anche il nervo vago anteriore.
A questo punto, una volta isolato, lo cerchiamo di dissociare, che spesso incrocia la direzione della miotomia, lo dissociamo dalla parete esofagea e andiamo a divaricare le fibre longitudinali e a scoprire quelle circolari circa 2 cm al di sopra della giunzione esofagocardiale,
laddove effettivamente il piano sottomuscolare può essere identificato più agevolmente.
È molto eterogeneo questo piano nei pazienti, sono pazienti soprattutto quando hanno fatto già iniezioni di tossina botulinica
o trattamenti di dilatazione, è un piano che può essere anche fibrotico e piuttosto difficile da dissecare.
E diciamo che in questa situazione il robot ci dà qualche vantaggio nel momento in cui ci consente di identificare questo piano
e con una disezione stabile di sezionare le fibre circolari sia sul versante esofageo che su quello gastrico.
Quello che più che altro volevo illustrare in questo video è intanto il ricorso sistematico alla gastroscopia intraoperatoria
che è uno strumento a mio avviso molto utile per modulare l'estensione della miotomia, c'è grande discussione su questo in letteratura,
Le miotomie estese non sembrano essere vantaggiose ma avere un conforto endoscopico durante l'intervento e per la valutazione dell'integrità mucosa che come sapete con la tecnica robotica è molto affidabile e della risoluzione del quadro di stenosi esofagocardiale credo che sia più affidabile del passaggio del sondone o di qualsiasi altro sistema.
Questa dilatazione pneumatica peraltro ci consente di apprezzare la dilatazione esofagea e anche la mancanza di strozzamento da parte delle fibre sulla mucosa esofagea.
e poi l'utilizzo del verde endocianina è un strumento che noi stiamo utilizzando per verificare la microperfusione tessutale della mucosa
in quanto è noto che alcuni problemi di perforazione mucosa non sono visibili immediatamente durante l'intervento
ma per un danno termico possono anche essere successivi all'intervento.
Vedete che questo utilizzo tra l'altro ci consente anche di verificare che la miotomia sia stata completa
della miotomia appaiono grigiastri, mentre la mucosa alla fine dell'effetto perfusionale
è tutta completamente verde. Questi sono i tipici tre punti di Heller che vengono messi
tra il fondo gastrico e il versante laterale sinistro della miotomia, vengono messi, li
vedete, non sono stati inclusi nel video, ma vengono messi anche sul margine destro
E poi la fundoplicazio parziale anteriore che costituisce, a differenza anche delle tecniche endoscopiche che conosciamo e che si stanno opportunamente diffondendo negli ultimi anni, però costituisce un tratto ancora distintivo della tecnica chirurgica e in grado di prevenire il reflusso postoperatorio che è noto invece nelle tecniche endoscopiche.
Grazie.
la patologia funzionale
a conclusione
più o meno di questa carrellata funzionale
abbiamo messo questa
di verticoli epifrenici
sono un paio di casi
più o meno simili
diciamo abbastanza rara
come patologia
come sappiamo
viene operata in situazioni
anche queste sintomatiche
di verticoli siano almeno
Il primo caso è una giovane donna che avete visto le caratteristiche, l'isolamento del sacco di verticolare sostanzialmente ripercorre un po' quella che poi è l'intervento della miotomia per acalasia,
delle cui situazione la leziopatogenesi probabilmente si avvale perché sono diverticoli da pulsione e quindi devono essere studiate.
Avete visto l'immagine di una manometria preoperatoria, è fondamentale questi pazienti avere, e abbiamo la fortuna di avere nel nostro gruppo, chi se ne occupa da anni, che ci permette di avere una valutazione pre e poi anche post operatoria di quelle che sono le caratteristiche che devono essere valutate bene per scegliere il tipo di approccio, questo in generale nella calasia, nelle patologie da reflusso,
ma anche in queste particolari situazioni. La tecnologia robotica permette, ma è stato detto più volte, di avere una visione, una precisione nella dissezione sicuramente superiore, secondo la mia esperienza, a quella che è l'approccio laparoscopico che comunque non prescinde dal fatto che chi non ce l'ha può fare benissimo questi interventi in modo molto altrettanto efficace e delicato.
Però la identificazione delle strutture anatomiche, la dissezione, poi la precisione con cui si va a fare la dissezione delle fibre, la miotomia, l'uncino è uno dei pochi casi in cui nella robotica, anche io ho riutilizzato, questa è la miotomia che viene fatta, in questo caso prima della sezione, a completamento di quello che poi sarà il trattamento.
Anche noi usiamo quasi sempre l'approccio endoscopico con molta cautela, in questo caso anche per calibrare quella che sarà la sezione, in questo caso è bastata un'unica staplerata, come vedrete nel caso successivo ci vorranno un pino più grande e un paio di colpi di endogia.
questo è un gist incidentale che non sapevamo qual era, comunque poi ci sono piccole cose che non hanno nessuna partita di influenza,
però la paziente aveva anche questa piccola lesione impossibile da identificare in altro modo.
Il completamento dell'intervento poi sarà di una plastica antireflusso secondo DOR.
qualche volta qualche vaso breve serve per mobilizzare e tenere poco in trazione questa valva anteriore
che se è eccessivamente adesa alla milza può creare poi problemi di slocazione
quindi bisogna stare un pochino attenti anche a valutare quello che saranno poi gli effetti post operatori funzionali
avete già visto in precedenza la plastica
Se vogliamo andare un pochino avanti, visto che queste sono tutte manovre già viste, se può leggermente scorrere, perfetto, l'asportazione del diverticolo, questo è l'altro caso.
Brevemente, un'altra situazione abbastanza simile, approccio sostanzialmente analogo, dissezione della membrana frenoesofagea.
nella calasia noi non mobilizziamo mai tutto l'esofago
cercando di mantenere ancorate le strutture rispetto a quello che è ovviamente l'approccio dell'ernia iatale o della mattia da reflusso
nel diverticolo invece purtroppo è necessario spesso circondare l'esofago
per poterlo poi controllare nella sua dissezione del colletto
stessa manovra, situazione analoga
circondato l'esofago in questo caso
ci serve per
trazionarlo verso il basso e avere quindi
una visione della porzione
intra-iatale
più efficace
più adeguata
e ci permette quindi
di trazionare in modo atraumatico
verso il basso e quindi anche il diverticolo
il diverticolo in questo caso è leggermente
più posteriore, come vedete, un pochino più
complesso ed difficile, lo strumento articolato
della tecnologia robotica
permette di dominare e gestire sicuramente con più sicurezza una zona del distretto dell'oiato
sicuramente con strumenti più dritti che potrebbe essere un po' meno efficace.
Poi le fibre vengono una a una identificate, il colletto e lo stesso controllo intraoperatorio endoscopico permette di rigestire poi la sezione del diverticolo e quindi rieseguire quello che avete già visto in precedenza.
Io direi di concludere per non allungare troppo le cose, il trattamento è lo stesso e vi ringrazio.
Io sono Fabio Erbili, lavoro con il dottor Ceccarelli, ospedale di Foligno e il caso che presentiamo è quello di una donna, una giovane donna del 73 che aveva già da anni, era a conoscenza di avere un grosso emangioma del lobo sinistro del fegato e il motivo per cui è arrivato all'intervento è stato un aumento di volume associato ad una sintomatologia dolorosa epigastrica che la paziente ha presentato.
vedendo queste immagini TAC potete vedere due cose saltano agli occhi
cioè la deviazione destro-convessa della cava inferiore
e la compressione pressoché completa della vena sovrepatica media
in questo caso abbiamo scelto di non mobilizzare immediatamente
i mezzi di sospensione anatomici del fegato, il triangolare di sinistra
si accede alla retrocavità epiploica
L'emanjoma originava dal lobo sinistro e dal caudato, quindi si inizia con una dissezione, noi utilizziamo normalmente il primo braccio, utilizziamo una Maryland bipolare e sul terzo braccio si utilizza una forbice elettrificata in monopolare.
Durante la dissezione degli elementi dell'ilo viene sezionata quella che sembrava essere completamente l'arteria epatica di sinistra e in realtà successivamente dissezionandosi si vede che questa arteria era formata da due rami.
Si accede al ramo portale di sinistra, questo sempre per motivi di brevità, non facciamo vedere le immagini ma viene sempre eseguita un'ecografia, un monitoraggio ecografico intraoperatorio, viene sottopassato il ramo portale di sinistra che viene sezionato su clips Emoloc viola.
A questo punto procediamo allo scollamento dell'emangioma, cosa che è stata decisamente impegnativa ma che la tecnica robotica ci ha permesso di eseguire agevolmente, lo scollamento dell'angioma dal piano cavale, la dissezione delle vene spiegheliane.
è evidente che in questa fase la tecnica robotica attraverso una maggiore stabilità dell'immagine, gli strumenti articolati e chiaramente una maggiore versatilità ci permette di fare cose che in laparoscopia diventerebbero quantomeno più complesse.
La dissezione del caudato piano piano dal piano cavale.
Le spighe liane vengono tutte sezionate tra clips hemoloc verdi.
Generalmente in questa fase non utilizziamo l'applicatore robotico ma attraverso il port di servizio vengono poste clips hemoloc.
A questo punto procediamo ad isolare e a sezionare il legamento triangolare di sinistra.
isoliamo a questo punto vedrete un ramo diaframmatico che inizialmente avevamo interpretato come un ramo parcellare della sovraepatica di sinistra
qui vedete ovviamente in questa fase stiamo lavorando in ischemia
abbiamo ischemizzato il lobo di sinistra, si completa la dissezione
Ecco questa è una manovra che fatta in laparoscopia diventa decisamente meno agevole, la possibilità di disporre di maggiori gradi di libertà degli strumenti operatori chiaramente agevola questa manovra.
e si completa la liberazione da quello che era il punto più impegnativo
viene verificato il piano di sezione sia mediante ecografia
sia attraverso l'utilizzo di verdi in docianina
l'integrazione delle due metodiche ci dimostra qual è la parte
diciamo il punto nel quale far correre il piano di sezione
primo e sinistro
a questo punto si procede con una cheliclasia
robotica classica e a questo punto per via intraparenchimale andiamo a repertare il secondo
punto che era appunto diciamo di criticità cioè la presenza e diciamo della sovrepatica media che
all'attacco risultava compressa completamente dall'angioma che la dislocava verso destra. Ecco
noi nel piano di sezione siamo passati tra l'angioma e la vena sovrepatica.
viene preparata l'origine della confluenza della sovraepatica di sinistra, viene sottopassata e a quel punto si completa la dissezione parenchimale mantenendo sulla nostra sinistra il piano della sovraepatica media che viene liberata dall'angioma.
Alcuni piccoli collaterali come vedrete tra poco vengono suturati con punti non riassorbibili in 4-0 o 5-0, usiamo del prolene, a questo punto abbiamo il piano di sezione sul quale decore che noi verifichiamo con il verde indocianina e per ultima viene sezionata l'avena sovraepatica di sinistra.
Bene, penso che possa essere sufficiente. La malata è andata a casa in quarta giornata post-operatoria, noi lasciamo sempre un drenaggio, un Jackson Pratt non in aspirazione, lo mettiamo a caduta, molte volte il paziente va a casa con il drenaggio, chiaramente viene fatta un'ecografia prima della dimissione e generalmente a sette giorni dalla dimissione.
Grazie per la vostra attenzione.
L'estrazione come l'avete fatta? Attraverso un bag largo, attraverso una mini laparotomia fatta su uno dei port di accesso, generalmente su quello di servizio.
Ok, domande? Sì. Sintomi, sintomi. Era un voluminoso angioma del lobo sinistro del caudato in una donna di 43 anni che sapeva di avere questo angioma da anni, ma negli ultimi due anni c'era stato un aumento, probabilmente un'emorragia intralesionale e questo lo aveva reso un angioma sintomatico.
Posso chiederti una roba? Mi rifaccio a un'esperienza che ho avuto due anni fa perché ho fatto una roba analoga a destra e presentando questo caso alla SIC di due anni fa, tre anni fa a Napoli dovetti sostenere un po' di critiche da parte del moderatore, del presidente perché non feci un'epatectomia maggiore ma una enucleoresezione con il controllo vascolare.
E sostanzialmente ti faccio la stessa domanda, perché è chiaro che fare un'epatectomia regolata, meravigliosa come avete fatto voi, sostanzialmente è più semplice che fare una inucleoresezione.
Avete ipotizzato quando avete fatto il planning dell'intervento la possibilità di fare un intervento sicuramente più difficile ma meno pesante dal punto di vista biologico?
Allora, concordo in generale sull'impianto del ragionamento, nel senso che su una patologia benigna è possibile fare un intervento di nucleoresezione.
In questo caso specifico l'angioma prendeva il caudato e prendeva la maggior parte del lobo di sinistra, proprio la stragrande maggioranza del lobo di sinistra.
di fatto sarebbe rimasta una parte ischemizzata minima del 3
probabilmente avrei fatto la stessa cosa
però clampando l'inflow
il mangioma si sarebbe molto ridotto
e quindi anche il piano di scollamento
probabilmente sarebbe stato più semplice
però solo per ragionare
noi discutiamo tutti i casi in un gruppo che nasce come gruppo oncologico
poi di fatto vengono portati anche casi come questi
in realtà la parte di parenchima che sarebbe rimasta era una fettina minima del terzo
è rischioso perché i sanguinamenti dell'angioma sono delle situazioni che possono diventare ingestibili
e abbiamo avuto in passato dei casi di conversione, forse tra i pochi, in emergenza per angiomi che in una situazione del genere non abbiamo deciso di fargli correre.
Il concetto è giusto, laddove è possibile una chirurgia conservativa, ma forse l'angioma così grande diventa più a rischio di una lesione neoplastica.
Questa è l'esperienza. Alcuni consigliano anche l'embolizzazione, ma anche questo è un po' discussa.
L'unica cosa è farlo, eventualmente poi ci fosse la possibilità con esclusione vascolare totale, non totale del fegato, del lobo, isolando il ramo portale di sinistra, il ramo arterioso di sinistra e il ramo sovraepatico di sinistra,
e quello ti potrebbe dare sicuramente più sicurezza
però non c'è dubbio che è un intervento molto più complesso
complimenti moltissimo
che c'è rimasto adesso?
ancora pernazza?
sei arrivato tardi
infatti lui sa che ha detto
era meglio che non veniva
però io gli ho detto ma no
basta
poi non dico più
scherziamo
questo è un esempio di linfadenettomia D2 guidata dall'indocianina
sempre con tecnica robotica per l'aneprosia gastrica
questa è la lesione, abbiamo iniettato 18 ore prima dell'intervento
come ormai facciamo abitualmente circa 4 cc di verde indocianina
1,25 ml per millilitro
e questo ci aiuta ad avere una diffusione lungo i linfonodi tributari della lesione.
Non è il concetto del linfonodo sentinella ma è un ausilio per completare una linfonodinettomia secondo gli standard D2.
Vedete che questi sono i linfonodi sottopilorici e li identifichiamo.
Vorrei sottolineare il fatto che questa tecnica non è tanto utile, cioè lo è,
Perché ci sono dei lavori che citavo prima che hanno dimostrato che utilizzando questa tecnica il numero di linfonodi asportati durante una gastrectomia è superiore rispetto a un analogo gruppo in cui questo tracciante non viene utilizzato.
Quello che cito è un lavoro dello Sloan Kettering Cancer Center, noi stiamo accumulando una esperienza numericamente simile e traendo risultati praticamente analoghi.
Ma dicevo, non è tanto quello di identificare i linfonodi, perché questa diffusione del verde di indocinina è una diffusione del tessuto linfo adiposo, anche se poi vedremo che a volte dei linfonodi selettivamente concentrano il tracciante, ma quasi in negativo la possibilità di andare a identificare le strutture vascolari durante la dissezione.
cioè accendendo e spegnendo il raggio laser che eccita la frequenza di rilascio della radiazione verde dell'indocianina, noi vediamo il verde del tessuto linfotiposo, non lo vediamo a livello delle strutture vascolari e questo ci aiuta a rispettarle, così come non lo vediamo sulla ghiandola pancreatica, lo vedremo eccetera.
Una volta finita la parte infrapilorica, andiamo sulla parte sovrapilorica, sezioniamo preparandoli, facendo una piccola infaretomia locale, i vasi gastrici di destra e una volta completata questa manovra, quindi isolato da un punto di vista vascolare, il piloro lo andiamo a preparare,
Andiamo a preparare, questa è l'ultima sezione delle branche venose, lo andiamo a preparare, lo andiamo a sezionare a ridosso dell'arteria gastro-liodenale come vedete con una sotturatrice lineare.
A questo punto ribaltando lateralmente lo stomaco, riattiviamo il verde l'indocianina, vedete lo stomaco con tutti gli infonoti in blocco, mettiamo un po' in tensione l'asse dell'arteria gastrica sinistra, riattiviamo l'indocianina e vedete come ci sono alcune stazioni linfonodali che sono in questo caso la 8A sul lungo dell'arteria epatica e la 9 a livello della tripode celiaca e poi lungo la gastrica sinistra che si quasi illuminano selettivamente.
Ma vedete che piuttosto che i singoli linfonodi attivando e disattivando il verde noi riusciamo a vedere meglio i piani di clivaggio e a identificare come vedremo più avanti ancora le strutture vascolari.
Qui stiamo facendo passaggi standard ma vedete che i vasi sono grigiastri, non si vedono, non sono illuminati dal verde mentre il tessuto linfo adiposo trattiene questa diffusione.
Qui andiamo a preparare, a scheletrizzare l'arteria epatica comune, vedete lì l'arteria gastrodenale, andiamo a circondare l'arteria epatica, facciamo ormai rutinariamente questa manovra per agevolare la dissezione dei linfonodi al di dietro dell'arteria epatica comune, vedete che li solleviamo a un minimo, andiamo a trovare lo spazio utile per andare a circondare il ramo epatico.
Vedete che i vasi non sono visibili, non sono illuminati dal verde e quindi noi andiamo ad asportare tutto ciò che invece il verde lo ha compreso.
Questo utilizzo del loop ci consente di non esercitare alcuna trazione sui vasi e quindi non rischiare di lesionarli,
ma di fare maggiore spazio e sfruttare, vedete quello è il ramo sinistro dell'arteria epatica, di sfruttare l'articolazione degli strumenti per fare la distezione.
Qui vedete che ad esempio questo piccolo linfonodino che probabilmente avremmo asportato, ma insomma tratteneva del verde, questo ci aiuta a eseguire l'infettomia a questo livello, soprattutto nei pazienti che sono un pochino più adiposi, più accurata.
e questo caso lo abbiamo, eravamo all'inizio dell'esperienza, lo abbiamo asportato in maniera isolata e quindi analizzato anche da un punto di vista anatomopatologico non aveva depositi tumorali questo linfonodo ma tratteneva il verde.
Tra l'altro su questo c'è anche un po' di discussione in letteratura perché in effetti sembra che i linfonodi patologici per un fenomeno di trombinizzazione di dotti linfatici spesso non riescono a captare il verde endocianina e quindi per questo tra l'altro sono allo studio dei traccianti che abbiano invece magari delle particolarità di anticorpi che possano invece legare gli antigeni neoplastici.
La linfadenettomia continua lungo il tripode celiaco andando ad esporre il pilastro diaframmatico, questa è l'arteria gastrica sinistra che viene anch'essa preparata, vedete che di dietro emerge il pilastro diaframmatico, anche questa arteria viene luppata, in questo caso abbiamo utilizzato una suturecina lineare ma di norma ormai usiamo delle clip metalliche, delle clip sempre tipo plastico come quelle che avete visto.
In questo modo l'anatomia vascolare è esposta, vedete che non ci sono depositi di verde se non nel tessuto linfodiposo che viene poi portato via in blocco e i basi che sono ben visibili, scheletrizzati, sono grigiastri.
Il pilastro viene completamente esposto, viene continuata questa linfadenettomia lungo l'arteria splenica, vedete che anche qui ci sono dei linfonodi che captano verde e che ci aiutano a identificare anche a questo livello che è un pochino più difficoltoso il piano di clivaggio tra la ghiandola pancreatica e il tessuto linfodiposo, non andiamo a lesionare la ghiandola pancreatica e procediamo nell'asportazione dei linfonodi lungo l'arteria splenica.
Qui finiamo la linfoanettomia, in questo caso avevamo un'arteria epatica accessoria non vicariante, quindi di piccolo calibro che abbiamo sacrificato e abbiamo continuato la linfoanettomia anche a livello delle stazioni paracardiali di sinistra,
attivando anche qui il verde endocianina, qui avevamo alcune linfodenomegalie che non erano ad esempio evidenziate dal verde
il che è correlabile tra l'altro con la sede di malattia su cui abbiamo fatto un sampling.
Abbiamo continuato esponendo la regione d'aggiunzione esofagocardiale come vedete
asportando tutto quanto il tessuto linfotiposo e quindi poi andando a eseguire l'atomia gastrica, in questo caso era una resezione parziale di stomaco, quindi una gastectomia subtotale e con 4 colpi di suturatrice lineare abbiamo completato la sezione gastrica.
Abbiamo utilizzato il verde indocianina anche nella valutazione perfusionale, anche se in questo caso non ci sono particolari problemi, è verificato di nuovo la correttezza della linfadenettomia a livello delle stazioni tipiche della D2 e in questo momento stiamo confezionando l'ansa per la ricostruzione secondo RU,
Abbiamo sezionato il meso della secondanza digiunale isolando un paio di branche terminali che abbiamo sezionato e proprio per questo motivo dopo aver interrotto la continuità digestiva abbiamo applicato il verde indocianina per accertarci che quella interruzione vascolare non pregiudicasse la perfusione dei due monconi del piccolo intestino.
il prossimale che utilizzeremo nel piede d'anza e il distale per andare a confezionare l'anastomosi esofagodigionale.
Anche a livello gastrico la perfusione è soddisfacente e quindi le due anastomosi che andiamo a confezionare sono un gastrodigionale laterolaterale superistaltica meccanica che chiudiamo sempre con una tecnica robotica in continua duplice strato
e una digiuno digiuno alla piede danza
appunto secondo Rucchia
verrà chiusa nello stesso modo
direi che per brevità possiamo anche interrompere
qui se vuole
grazie
domande per
per il dottor Pernazza
no
allora
mancano il
dottor Carlea
la dottoressa Carlea
e poi Liguori
Liguori c'è?
e la dottoressa Liguori
molto bene
buonasera a tutti
sono la dottoressa Carlea
specializzando nel reparto di chirurgia toracica
dell'università
Tor Vergata di Roma
diretto dal professor Vincenzo Ambroggi
diciamo vado un po' in controtendenza
perché rispetto ai video magnifici
appena visti parlerò di un argomento
forse qui insomma
un po' meno familiare
delle perdite aeree che sono
un'importante e comune complicanza post-operatoria nella chirurgia toracica e sull'utilizzo del
glubran che è un appunto sigillante, una colla chirurgica di tipo sintetico appartenente
alla famiglia dei cianacrilati che utilizziamo e abbiamo utilizzato nella nostra pratica
per la prevenzione delle perdite aeree. Diciamo che in precedenza e tuttora ci sono varie
procedure per ridurre l'incidenza delle perdite aeree, tra cui corre, insomma come vediamo
queste elencate, perlaggio in aspirazione, istillazione di sangue attraverso il tubo,
ma nessuna di queste si è mai mostrata in grado di prevenire tali perdite aeree, ma
solo di trattarle nel momento in cui si verificavano. Invece con il Gloobran abbiamo un importante
risultato perché riusciamo a prevenirle. Nella letteratura precedente, dato campionario
diciamo un po' limitato, non si è confermato questo impatto positivo di questa colla chirurgica
in questo senso. Il nostro gruppo ha quindi cercato di verificare l'efficacia di questa
colla chirurgica in termini di incidenza di perdite ere post-operatorie, di durata del
tubo di drenaggio, di due giorni di diligenza ospedaliera e quindi sul costo totale. Abbiamo
Abbiamo quindi confrontato un gruppo di studio di 211 pazienti con un gruppo di controllo di 231 pazienti.
Nel gruppo di studio avevamo appunto dei pazienti in cui sottoposte resezioni polmonari per via toracotomica o toracoscopica
in cui nell'intraoperatore è stato utilizzato questo glubran, questa colla chirurgica.
Invece con un gruppo di controllo storico che è stato sottoposto allo stesso tipo di chirurgia
però prima dell'utilizzo nella nostra pratica di questa colla chirurgica, in cui le perdite aeree venivano trattate, quindi difetti viscerali, con punti di sutura se trattezzeri.
Nel video possiamo vedere la soluzione fisiologica acqua che viene messa su un parenchima completamente spleorizzato che avrebbe portato con l'utilizzo di punti di sutura a difficoltà nel suturare queste perdite aeree.
Invece con l'apposizione del Gloobran abbiamo potuto creare uno strato sottile, continuo e aderente che ha permesso di prevenire una perdita aerea prolungata e quindi di anche avere come conseguenza quella di ridurre tempi di deteggenza ospedalieri e anche un costo ospedaliero totale in questo senso.
Quindi i nostri risultati ci portano appunto come incidenza di perditere post-operatorie sicuramente una significatività nel gruppo di studio rispetto al gruppo di controllo.
Lo stesso risultato anche per quanto riguarda la durata del tubo di drenaggio con una differenza di 36 ore tra il gruppo studio e il gruppo di controllo quindi anche in questo senso significativo.
e inoltre anche per quanto riguarda la durata dei giorni di degenza ospedaliera, quindi significativo anche in questo senso.
Invece diciamo che non c'è stata ancora una significatività di risultati per quanto riguarda la morbidità a 90 giorni postoperatori.
Una cosa molto importante è che poi ovviamente minor durata del tubo di drenaggio, minor durata dei giorni di deteggenza ospedaliera e minor durata anche di incidenza di perditere che è tutto collegato ha portato in generale a un risparmio di costi totali ospedalieri
E quindi è un importante risultato anche per il nostro ospedale, in particolare per il nostro reparto.
Come viene riassunto appunto in questa slide, diciamo che inoltre un fatto importante è che abbiamo potuto segnalare inoltre alcuni trip and tricks per quanto riguarda questa colla chirurgica.
e ecco qua vediamo il costo totale ospedaliero, 750 euro all'incirca per paziente, quindi significativo anche in questo senso.
Possiamo appunto segnalare il fatto che abbiamo notato che il glubran deve essere applicato con uno strato continuo, sottile, massimo 2 mm di spessore
appena il rischio di fragilità e frattura dello strato adesivo stesso.
Inoltre è molto importante che la nebulizzazione avvenga su un parenchima parzialmente insufflato e che quindi permette una totale pari espansione del polmone.
Inoltre può essere utilizzato anche per controllare dei sanguinamenti diffusi che non sono facilmente controllabili con i patch di utilizzo più comune e nella nostra pratica l'abbiamo utilizzato anche per la chirurgia del polmone destro
perché le obiectomie polmonari destre spesso portano come rischio alla torsione del lobo medio
che spesso costringe a riaprire il paziente.
Utilizzare il Grublan in questo senso ha anche ridotto l'incidenza di questa complicanza.
Forse l'unica pecca è stata, abbiamo notato quando l'abbiamo utilizzato, che crea ovviamente delle aderenze
quindi andare a rioperare un paziente rende particolarmente difficile alcuni momenti dell'intervento intraoperatorio
come per esempio quello dell'isolamento dell'ilo polmonare.
Vi ringrazio per l'attenzione.
Lucis, last but not least, la dottoressa Liguori.
No, gli ultimi saranno i primi.
Vediamo questo Svannoma.
Allora, buonasera.
Vi presento il caso di una donna di 46 anni affetta da uno Svannoma a livello di L5S1,
come vedete nelle immagini.
La donna si presentava con dolore lombare e problemi sensitivi o motori documentati all'elettromiografia a livello dell'arto inferiore destro.
Vediamo in queste immagini la posizione dello scioloma che si trovava inferiormente rispetto alla vena iliaca esterna destra.
In questo momento si sta operando la dissezione dei rami del plesso lombare e vediamo superiormente l'arteria iliaca esterna destra bozzante.
Le ischianomi sono dei tumori prevalentemente benigni, derivano dalla guaina dei nervi periferici, dalla cellula di Schwan, sono a lenta evoluzione.
Il problema è però che possono dare dei segni di compressione locale in quanto pur non essendo maligni e pur non tendendo all'evoluzione
possono comunque arrivare a dimensioni abbastanza importanti e quindi dare una sintomatologia alla compressione come nel nostro caso
e da qui l'indicazione chirurgica. Sono tumori molto rari, rappresentano solo lo 0,5-1% delle neoformazioni retropeditoneali
e un terzo delle neoplasie spinali primitive, sono più associate al sesso femminile dopo la quarta decada.
Vediamo qui la dissezione posterolaterale della massa, stiamo guardando il clippaggio e la sezione di un ramo arterioso
dell'arteria iliaca interna destra che poi ci darà un po' di problemi nel corso dell'intervento ma non vi anticipo nulla perché non voglio spoilerare.
La chirurgia è il gold standard per il trattamento di questi tumori in quanto è la sola strategia terapeutica in grado di eliminare la compressione.
Sono stati provati anche degli approcci radio e chemioterapici ma sono in fase di definizione.
Come vedete sono stati utilizzati prevalentemente strumenti di precisione come il crochet e l'incino per evitare fonti più importanti di energia, proprio data la vicinanza alle strutture vascolari importanti.
Per cercare di mobilizzare lo schwannoma è stato anche posizionato un punto di trazione per facilitarne la mobilizzazione.
E terminata la mobilizzazione sul fronte posterolaterale, cerchiamo di mobilizzarlo sul fronte anteromediale.
Lo vediamo come una massa rosa allungata che si trova tra l'arteria aliaca esterna che è spostata dalla Johan
e l'opsoas sulla cui superficie si riconosce il nervolio gluastrico.
Come potete notare più che un intervento chirurgico è stata una battaglia, è stato aggredito su più parti per cercare di favorirne la mobilizzazione.
Ritorniamo di nuovo sul fronte posterolaterale cercando di mobilizzarlo posterolateralmente
e vediamo che in questa fase ci capita un imprevisto a cui accennavo prima
e cioè che nella dissezione la clip che era stata posta sul ramo dell'iliaca interna di destra
e poi dopo qualche attimo di adrenalina da parte dell'operatore e di panico dalla parte dell'aiuto
però l'emostasi è stata ripristinata.
Ho voluto lasciare questa sequenza del video un po' per non farvi addormentare,
un po' per darvi un'idea di quanto sia stato impegnativo questo intervento.
quanto sia stato impegnativo. Abbiamo utilizzato varie strategie, anche la famosa tecnica strappo con grasper
e alla fine quella che si è però rivelata la mossa vincente per la mobilizzazione di questo sciannoma
è stata invece l'incisione della sottile lamina connettivale che era presente sopra la capsula dello sciannoma
e che quindi ne ha permesso effettivamente l'escissione, la mobilizzazione totale.
Il nostro era uno sciannoma di tipo 4, esistono vari tipi di sciannoma, ci sia una classificazione,
il tipo 1, 2 e 3 sono intraspirali, mentre il nostro tipo era uno sciannoma di tipo 4, ovvero extraspirale,
è prevalente estensione exaspinale, cosa che ci ha permesso di poterlo asportare con accesso addominale in laparoscopia,
mentre invece quasi la maggior parte delle volte l'accesso a questi tumori è appunto per via neurochirurgica posteriore.
L'ultima fase dell'intervento è stata il clippaggio e la sezione delle piccole radici nervose dalle quali lo sfannoma originava,
che non avevano però una funzionalità importante, tant'è che la paziente non ha avuto reliquati nel post-operatorio,
eccetto che nell'immediato post-operatorio una fase di steppage che poi è stata superata.
Attualmente al follow-up di un anno non ha assolutamente più né dolore né sintomatologia né deficit di deambulazione la paziente.
La stiamo staccando quindi dalle ossa del sacro, manca solo la mobilizzazione inferiore, questa è l'ultima sporbiciata, giuro, e poi viene liberato. Quindi controllo del campo operatorio, emostasi e asportazione in endoberg. Grazie.
Direi che abbiamo concluso questa interessante sessione, anche se un po' faticosa comunque ci siamo arrivati. Grazie, al prossimo anno.
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