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34° Congresso Chirurgia dell'Apparato Digerente, anno 2023 20° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA AN OVERVIEW OF ROBOTIC SURGERY: Organizzazione -Innovazione -Tecnologia 1° Sessione Organizzazione & Comunicazione Come comunicate?... Strumenti e prassi operative Franco Matteotti (Trentino Alto Adige)
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Bene, a questo seguito introduco un collega, Franco Matteotti, del Trentino,
infermiere strumentista bloccolato nel sicilio finale, molto giovane,
sicuramente molto preparato e in gamba, come sembra, così a vista.
Aspettiamo poi la conclusione finale.
Allora, buongiorno a tutti.
Davvero un onore essere qui oggi e parlarvi di comunicazione.
Spero di poter darvi spunti di riflessione interessanti.
L'obiettivo quindi di questa relazione sarà parlare del come comunichiamo in sala operatoria
e per fare questo vi farò ovviamente anche degli esempi pratici.
È un argomento debole la comunicazione?
Secondo me no, è un argomento sul quale magari ci riflettiamo poco,
Su un argomento che diamo per scontato, entriamo in sala ogni giorno, andiamo a vedere la programmazione delle sale, la comunicazione è uno strumento trasversale, uno strumento sul quale davvero ci riflettiamo poco ma è uno strumento che può fare, anzi uno strumento che fa la differenza in sala operatoria.
La comunicazione efficace soprattutto fa la differenza, significa fare in modo che il messaggio che io desidero comunicare arrivi in modo da poter essere compreso, viceversa le comunicazioni incomplete, le comunicazioni ambigue, contraddittorie, non comprensibili, le comunicazioni sbagliate, queste ci mettono a dura prova, mettono a dura prova tutta l'equip operatoria.
La comunicazione efficace di informazioni cliniche è un prerequisito per la fiducia del paziente e di conseguenza per favorire il miglior percorso di cura.
Non dobbiamo dimenticare che la natura dell'infermiere è una natura anche relazionale.
Se è vero che in sala operatoria col paziente parliamo davvero poco, è vero viceversa che in sala operatoria ogni giorno noi comunichiamo con 10, 20, 30 altri professionisti sanitari.
Se il nostro linguaggio non è chiaro, se il nostro linguaggio viaggia su un canale diverso rispetto ai nostri colleghi, faremo fatica a essere compresi.
Se questo ferro, se questo strumento, io lo chiamo Pean, il mio collega lo chiama Clemer, si chiama Kelly, si chiama Bengolea, si chiama Crail, come lo vogliamo chiamare questo strumento?
L'importante è capirsi e come vedremo in questa relazione l'importante sarà quindi standardizzare la comunicazione, se io arrivo da un altro ospedale, se il mio primo operatore arriva da un'altra sala operatoria potremmo avere delle difficoltà, non voglio dire che sicuramente andremo a commettere un errore causato dalla comunicazione,
Però ecco, l'importante è capirsi e a volte per capirsi l'importante è parlarsi. Non sempre questo è scontato.
Perché oggi è stato proposto il tema della comunicazione? È stato proposto prima di tutto, come vi ho anticipato, perché la comunicazione è di tutti.
È una cosa naturale. Il primo assioma della comunicazione dice che non si può non comunicare, è vero che non si può non comunicare, ma viceversa è fondamentale che il messaggio arrivi chiaro, comprensibile, puntuale, che non ci siano fraintendimenti.
È necessario quindi anche che noi, infermieri di sala operatoria, che ci muoviamo trasversalmente su tutte le sale, diamo una linea.
Il chirurgo entra nella sua sala della sua specialità e li resta.
Noi strumentisti di blocchi operatori ci muoviamo trasversalmente e quindi noi come strumentisti, ma non voglio chiamare in causa solo gli strumentisti,
Parlo di tutta l'equipe degli infermieri, quindi i nurse di anestesia, il nostro servizio sala, noi possiamo veramente far sì che la comunicazione, che nel medio-lungo periodo, i termini, la terminologia e la comunicazione ci possa aiutare.
altrimenti se è vero che a seconda dell'interlocutore che io ho di fronte il mio linguaggio, il mio canale di comunicazione varia
è vero anche che in determinate situazioni non può variare, il messaggio deve arrivare
la comunicazione quindi deve essere uno strumento per arrivare in sicurezza agli outcome del nostro paziente
Il contesto sala, lo conosciamo perfettamente, ambiente complesso, elevata interdipendenza sequenziale, carico di stress, personale sanitario sottoposto a una crescente pressione determinata dalle numerose richieste.
mentre faccio la conta garze
quante persone mi chiedono altre cose
quante altre persone stanno parlando in sala operatoria
mentre il mio chirurgo mi chiede un determinato dispositivo
il secondo chirurgo me ne chiede un altro
il mio servizio sala si è perso e gli devo chiedere di spostarmi la luce
noi come strumentisti, noi come personale di sala operatoria
Siamo chiamati veramente a essere interdipendenti ma viceversa anche a essere un po' da sentinella e per questo la comunicazione, la capacità comunicativa in sala operatoria deve essere veramente elevata.
rapporto tra comunicazione e sicurezza
l'impegno per una cultura della sicurezza
nel contesto perioperatorio
migliora le cure al paziente
il lavoro di gruppo e la comunicazione
con conseguente riduzione
del rischio di eventi avversi
esiste quindi una relazione critica
tra la comunicazione del team
e la sicurezza del paziente in sala operatoria
le opportunità disponibili
per lo sviluppo delle abilità comunicative
per essere un buon membro del gruppo
sono limitate
E' molto più facile soffermarsi sull'aspetto tecnico come abbiamo visto nella relazione precedente, più difficile è avere la prospettiva aperta, avere una visione ampia e rendersi conto, noi in prima persona ma qui mi riferisco anche ai nostri coordinatori, mi riferisco alle organizzazioni, rendersi conto che investire sulla comunicazione significa investire sulla sicurezza.
Chi definisce l'importanza della comunicazione? Lo definiscono i principali enti a livello mondiale, OMS, Ministero della Salute, Joint Commission, AORN, loro hanno emanato delle linee guida, dei documenti, sono sicuro che anche noi se andiamo a leggere i documenti delle nostre organizzazioni troviamo un documento, una linea guida, una procedura rispetto alla comunicazione.
A volte noi non siamo neanche consapevoli di questo, però andando a fare una veloce ricerca ci possiamo rendere conto che in realtà anche la nostra organizzazione parla di comunicazione, magari non è così diffusa questo documento, però esiste, esiste sì, deve esistere per forza perché la comunicazione è alla base dei sistemi.
La rilevanza del problema comunicativo in sala operatoria, questi dati sono dati che probabilmente conoscete già, probabilmente avete già letto in studi scientifici, sono dati molto importanti, si riporta che il 70% degli eventi avversi nell'ambiente chirurgico è dovuto a fallimenti comunicativi tra personale e sanitario,
70% è un numero enorme, ma se noi pensiamo alla diffusione della comunicazione in tutti, in tutti, direi in quasi tutti, i momenti della nostra giornata in sala operatoria è facile arrivare a questo numero.
Denunce, direi no, viceversa, direi prima di tutto risultati, outcome negativi sul paziente, poi portano denunce e soprattutto portano anche un impatto economico molto rilevante.
Adesso questi dati vogliono semplicemente darci un'idea di quello che stiamo parlando, perché ogni giorno noi, anche se ci concentriamo sul tecnicismo, in realtà abbiamo a che fare con questo.
Comunica meglio un infermiere esperto o un nuovo inserito?
Chi è che comunica meglio?
Allora facilmente la risposta è comunica meglio un infermiere esperto, un infermiere esperto ha un'ampia visione, conosce i processi, l'integrazione tra i vari processi, sì non si deve sbagliare però perché non si deve abbassare la tensione.
Purtroppo per mia esperienza personale ho visto comunicare molto male anche infermieri esperti, infermieri in realtà membri dell'equipe operatoria, essere esperti non significa essere i migliori, essere i più bravi, essere infallibili.
essere esperti a volte può trarre in inganno
si può dare per scontato che la nostra comunicazione sia efficace
si può dare per scontato che noi verremo capiti
che noi verremo spalleggiati
in realtà per assurdo alcune volte un infermiere nuovo inserito
un nuovo strumentista, un nuovo nurse di anestesia
può comunicare meglio di un collega esperto
perché il nuovo inserito è super attento, è sul pezzo, sa cosa deve fare
e lì resta, dà un messaggio chiaro, preciso, efficace
e c'è un risultato a questo messaggio
un collega esperto può dare per scontato
ma sì, non hai visto che stiamo facendo, che abbiamo appena convertito
ma sì, non hai visto che ci serve una sotturatrice
no, a volte è bene porsi il dubbio, il messaggio è stato compreso o no?
A volte, permettetemi il termine, io stesso che sono un infermiere esperto
dopo 15 anni di sala operatoria, faccio delle domande
e mi è successo anche l'altro giorno che il chirurgo mi guarda e mi dice
ma mi stai capendo? Sì, veramente io ti sto capendo, ma se tu mi chiami
mi dici che in questo momento vuoi una carica viola della suturatrice lineare Gia 60
e io ti alzo gli occhi e ti chiedo di nuovo qual è il dispositivo che vuoi
perché se la carica viola della suturatrice Gia 60 non è viola ma è azzurra
io ti chiedo spiegazioni.
La risposta del chirurgo è stata
ma perché mi guardi come se fossi un extraterrestre?
Sì, va bene.
Io lì per lì lo ho guardato, effettivamente come se fosse un extraterrestre.
Ok, al mio servizio sala io ho chiesto prendimi per favore una GIA 60.
Quando è arrivata in sala la carica era azzurra.
Il chirurgo non si è neanche reso conto.
Nessun problema.
Questo però significa saper intercettare anche le comunicazioni non efficaci.
Questo è il nostro lavoro.
Si sono bloccate le slide?
Ok.
Con chi comunicate nel contesto perioperatorio?
Comunichiamo come anticipato con molteplici colleghi, con altri membri dell'equipe chirurgica,
con altri professionisti, il tecnico radiologo, altri professionisti che specialist di prodotto
e quindi in sala operatoria il messaggio deve arrivare,
il messaggio deve essere modulato a seconda anche del nostro interlocutore
è del tutto legittimo parlare in dialetto
col nostro compagno di armadietto la mattina
ma se il nostro compagno di armadietto la mattina
me lo trovo a fianco a me durante un intervento chirurgico
probabilmente non continuerò a parlargli in dialetto
modulerò il mio linguaggio in un'altra maniera
siamo dei professionisti e possiamo capire che il messaggio deve modificarsi anche a seconda della situazione.
Come comunichiamo? Sì, comunicazione verbale, non verbale, paraverbale, comunicazioni scritte.
Per noi in sala operatoria le comunicazioni scritte sono poche, ma non sono completamente assenti.
Le comunicazioni scritte intendiamo la documentazione clinica del paziente,
A breve vediamo alcuni esempi.
E che registro di linguaggio utilizziamo?
Ecco, deve essere un linguaggio adeguato, un linguaggio comprensibile.
Qui c'era prassi operative in sala operatoria, io ho preferito scrivere utilizzo delle capacità comunicative in sala operatoria.
Perché le capacità comunicative appunto sono quelle che permettono ad una persona di capire quando parlare, di cosa parlare, in che modo e con che tono.
e quando invece è meglio mantenersi in silenzio.
Situazioni durante le quali è richiesto l'uso delle capacità comunicative
sono tutte le situazioni della nostra quotidianità.
Tutte le situazioni.
Alcuni esempi tratti dalla bibliografia.
La comunicazione nel contesto sala operatoria.
Leggiamo questa di Douglas.
Molti professionisti che lavorano in sala operatoria
non conoscono i nomi degli altri operatori
nonostante ci sia stata una presentazione formale.
L'uso in sala operatoria di bandane che mostrano il nome e il ruolo del professionista è stato suggerito per migliorare la comunicazione ed il lavoro di squadra.
Adesso non vi sto dicendo che da domani andiamo in sala con il nostro nome scritto sulla cuffietta,
però questo è un esempio, semplicemente un esempio per dirci quanto a volte noi strumentisti possiamo essere in difficoltà a chiedere un dispositivo,
non tanto al nostro servizio sala che magari è uscito a prendere degli altri dispositivi,
ma magari al nurse di anestesia, che oggi mi capita al nurse che non ho mai visto
o che magari ho visto ma non lo vedo da un po', non so come si chiama,
sì, gli posso dire scusami tu, gentilmente avvicinami il tavolino,
Però a volte banalmente ti fa perdere quei tre secondi a pensare come caspita lo chiamo e ci possiamo perdere.
Quindi dei semplici esempi per capire come la comunicazione ci può aiutare o viceversa ci può mettere in difficoltà.
Barriere alla comunicazione, le abbiamo, qui le trovate divise in tre grandi categorie, fattori ambientali, organizzativi e fattore umano.
semplicemente fattore ambientale legato allo spazio fisico della sala operatoria
come agisce, come influisce il fattore ambientale sulla nostra comunicazione
se lavoriamo in un ambiente piccolo, scomodo, poco ordinato
la nostra comunicazione di conseguenza sarà più difficoltosa
e i fattori organizzativi come influiscono sulla comunicazione?
Influiscono perché un'attenta programmazione delle sedute operatorie
può, non dico sempre, ma può far terminare l'intervento chirurgico al termine dell'orario previsto
invece di andare oltre le tempistiche e quindi di sforare e quindi di prevedere cambi intraoperatori
di tutta l'equip, magari non del primo operatore, va bene, ma di tutta l'equip
e quindi a generare situazioni di possibili errore.
Il fattore umano è la variabile legata a noi, a noi professionisti e lo vediamo tra un momento.
Qui vediamo in questo schema i facilitatori e le barriere alla comunicazione.
In questo studio questo ricercatore Etherington afferma che i fattori che supportano la comunicazione efficace sono meno documentati rispetto alle barriere alla comunicazione.
E' vero e di conseguenza noi siamo più portati a essere limitati, viceversa se noi fossimo coscienti dei fattori che supportano la comunicazione efficace magari li potremmo anche mettere in pratica.
La comunicazione nel contesto perioperatorio tra fattore umano e gli altri due fattori.
Il fattore umano è sicuramente la maggior minaccia ai sistemi complessi rispetto ai guasti tecnici perché la fallibilità umana può essere moderata ma non può essere eliminata.
È vero che parliamo di intelligenza artificiale, è vero che ci sono i dispositivi super tecnologici, è vero che c'è il robot, ma il robot non ha sostituito le persone in sala operatoria.
I professionisti, l'equipe chirurgica esiste ancora nonostante il robot sia arrivato ormai da 10-15 anni, le comunicazioni inefficaci in sala operatoria esistono ancora, dobbiamo lavorarci e come facciamo a lavorarci?
Dobbiamo sicuramente sviluppare quelle che sono le nostre famosissime non technical skill, le soft skill, le più comuni, decision making, task management, situation awareness, gestione dello stress, gestione della stanchezza, teamwork, leadership, cooperazione e coordinazione e soprattutto comunicazione.
La comunicazione fa parte delle non technical skill.
Vi potrei fare una domanda. Voi, dopo tanti anni di sala operatoria, comunicate alla stessa maniera del primo giorno? Forse no. E torniamo alla domanda, comunica meglio un infermiere novizio rispetto a un esperto.
Il punto non è questo, il punto è che noi comunque moduliamo la nostra comunicazione anche rispetto al nostro background.
E allora è bene ogni tanto porsi la domanda, porsi anche in dubbio qual è la qualità della nostra comunicazione.
Le nostre comunicazioni sono sempre comprensibili o ancora comunico alla stessa maniera durante lo stesso turno?
Forse no, forse la mattina alle 9 posso comunicare in una maniera e il pomeriggio alle 14, dove magari sono stanco, stufo, stressato, la mia comunicazione potrebbe non essere così efficace.
E' bene riflettere su questo perché alcune volte per fretta, per situazioni lavorative diamo per scontato, il dare per scontato in sala operatoria non va per niente bene, il dare per scontato ci porta ad abbassare la guardia e ci mette davanti alla possibilità di sbagliare.
Chi comunica le informazioni difficili in sala operatoria? Sì, il medico, il chirurgo le comunica al paziente, va bene, ma in sala chi comunica, chi sa comunicare le informazioni difficili?
Informazioni difficili a volte le devono comunicare tutti, le deve comunicare la persona che è in quella situazione, ma non sempre tutti abbiamo anche qui la forza e la capacità comunicativa di saper comunicare nella maniera migliore le informazioni difficili.
Un altro esempio, settimana scorsa mi incrocia sul corridoio una collega strumentista esperta e mi dice fammi la cortesia, vieni in sala, devi dire al chirurgo che ci siamo dimenticati una componente di uno strumentario per una protesi ortopedica che non è sterile.
Adesso dobbiamo aspettare un'ora che dobbiamo sterilizzare questo componente, al che, va bene, vado in sala, incrocio il chirurgo e senza dover comunicare questa situazione particolare a tutta la sala operatoria, gli spiego qual è la situazione.
E lui mi guarda, alza gli occhi e mi dice, stai tranquillo, questa protesi, questo componente non ci serve, io posso stare tranquillo, ma forse se tu avessi comunicato in maniera efficace alla strumentista non ci saremmo posti il problema, non avremmo messo in moto tutta una situazione di autoclave, di stress.
e insomma le informazioni difficili bisogna saperle comunicare
a volte non è facile, a volte le parolacce ce le prendiamo
personalmente quando comunico un'informazione difficile
e ho davanti un professionista
ho davanti una persona che comunque ha una visione abbastanza aperta
non ci sono problemi
non funziona sempre così
Molte volte in sala operatoria si generano delle situazioni che sono quasi incredibili, anche a causa della comunicazione poco efficace.
Ecco, tornando sulla comunicazione, a me piacerebbe davvero tanto che l'infermiere in sala operatoria fosse proprio una persona che sa comunicare,
perché le mie colleghe che hanno delle capacità comunicative poco sviluppate
sono spesso in difficoltà per questo
magari sono delle ottime professioniste
ma se tu non sai parlare prima di tutto ai tuoi colleghi
ma anche nella vita di tutti i giorni
se tu non sai parlare nella maniera corretta
ti metti spesso e volentieri in situazioni che si potrebbero evitare
Si potrebbero evitare facilmente, questi sono strumenti che in sala operatoria ci aiutano a comunicare in maniera efficace, questi sono strumenti che sono stati pensati per la sicurezza del paziente, per il passaggio di informazioni, ma se noi li prendiamo in mano ci aiutano, ci danno dei riferimenti per comunicare in maniera efficace.
In questa slide vediamo, questa è una checklist di sicurezza, una checklist allargata della regione toscana
che è stata pensata proprio con questo scopo.
Il modello della checklist ministeriale è stata allargata al preoperatorio e addirittura al rientro in reparto
per permettere al percorso del nostro paziente, al flusso del nostro paziente di essere in sicurezza.
Qui vediamo altri due esempi, le prime due sono cartella di sicurezza intraoperatoria, è una cartella che si utilizza a Trento nell'ospedale Santa Chiara e a breve sarà diffusa su tutto il territorio trentino.
La particolarità di questa cartella è una SBAR, appunto è questo strumento che adattato al contesto sala operatoria permette agli operatori non solo al servizio sala, non solo al nurse di anestesia,
ma per assurdo anche allo strumentista di fare una consegna, di trasmettere le informazioni, di comunicare in maniera efficace, di comunicare tutto bene.
Questo accanto si chiama switch, è un altro strumento in uso a Portland che permette di fare un cambio intraoperatorio di strumentista.
Perché ve la faccio vedere? Perché su questa switch è stato fatto uno studio, ho fatto uno studio per capire quante informazioni vengono trasmesse durante la consegna e viceversa quante informazioni non vengono trasmesse o quante informazioni vengono dimenticate durante la consegna intraoperatoria di strumentista.
E quindi adesso vediamo dei dati quantitativi rispetto alle informazioni che trasmettiamo.
La consegna intraoperatoria di strumentista è sicuramente la consegna più pericolosa, è sicuramente la consegna più difficile dal punto di vista della comunicazione.
Perché? Perché lo strumentista è da solo, sta collaborando con l'equip operatoria, deve trasferire i dati, deve comunicare allo strumentista entrante, ci sono situazioni ambientali, non voglio dire di rumore, ma voglio dire situazioni ambientali di suoni, di altre persone, professionisti che stanno a loro volta facendo una consegna.
Situazioni che vanno a influire negativamente sulla sua prestazione e quindi situazioni che vanno a influire negativamente sulla comunicazione, sul trasferimento dei dati.
Ecco, qui vediamo, in questo studio, è stato uno studio multicentrico, quindi quattro ospedali, l'associazione tra il numero di informazioni trasmesse ed il centro ospedaliero.
Un'associazione significativa vuol dire che nell'ospedale 1 si comunica meno rispetto all'ospedale 3 e che cosa significa? Va bene, voi mi dite sì ma nell'ospedale 1 io faccio la chirurgia generale, interventi programmati, nell'ospedale 3 io faccio solo urgenze.
Ok, però prendiamolo come spunto di riflessione, può anche voler dire che nell'ospedale 1 le consegne hanno una qualità inferiore rispetto all'ospedale 3, può anche voler dire che nell'ospedale 1 ci si sofferma più sul tecnicismo e meno sulla sicurezza legata alla comunicazione.
Qui vediamo invece l'associazione rispetto alla situazione di silenzio e alla situazione di non silenzio, anche qui un'associazione significativa, se in sala operatoria c'è una situazione di silenzio si comunicano più informazioni,
In sala operatoria non può esserci silenzio a livello assoluto, c'è l'elettrobisturi che suona, c'è il ventilatore, ci sono tanti rumori di sottofondo, però è vero anche che se noi andiamo a togliere quelli che sono i cellulari, abbassare possibilmente la radio, evitare che ci siano due consegne in contemporanea,
Noi andiamo ad aumentare le informazioni trasmesse, noi andiamo ad aumentare la sicurezza, noi andiamo a migliorare di conseguenza la comunicazione legata alla sicurezza.
Qui vediamo dei dati, sulla sinistra l'acronimo switch, quindi le categorie che sono state prese in osservazione e sopra i gruppi delle specialità chirurgiche.
Possiamo vedere ad esempio sulla linea della diagnosi.
Noi quando facciamo una consegna intraoperatoria di strumentista
diciamo sempre che intervento stiamo facendo
o ancora diciamo sempre a che fase della procedura siamo arrivati.
A volte però lo diamo per scontato.
Perché? Perché la lista operatoria è attaccata all'interno della sala.
La fase della procedura, caspita mi arriva il collega super esperto
lo vedrà che abbiamo appena convertito, lo vedrà che stiamo resecando.
Sì, va bene, ma il dare per scontato non va così bene in sala operatoria.
Il dare per scontato può non funzionare e può causare anche gravi danni al nostro paziente.
È come l'immagine della fetta di formaggio, se noi evitiamo che l'errore passi all'interno dei vari buchi
del formaggio, noi evitiamo che l'errore arrivi in fondo e si generi causando danni.
Altri esempi, l'esempio delle garze, quindi la conta garze noi la dovremo fare su tutti gli interventi
a parte quelli che magari possono essere esclusi, definiti però.
La conta garze, anche qui vediamo variabili molto oscillanti.
Nel primo centro vediamo un 86%, nel gruppo ginecologia ure-vascolare vediamo 86% rispetto a Garze e Aghi, mentre in chirurgia generale il 98%.
Questi sono gruppi chirurgici abbastanza sovrapponibili, non ho preso l'ortopedia dove c'è il 35% perché l'ortopedia per via percutanea la contagarze può non essere prevista.
Però qui a me sarebbe piaciuto vedere un 100%, l'informazione sulle garze è trasmessa sempre, ho fatto la contagarze, sì, la contagarze torna in questo momento, sì.
Qui non stiamo dicendo che la conta garza non torna, cioè dall'86 al 100%, non stiamo parlando del 14% dove la conta garza non torna perché magari la garza è dentro, stiamo parlando di proprio non comunicare, non dare questa informazione che è ben diverso.
La standardizzazione. È necessario evitare che il passaggio di informazioni, è necessario evitare che la comunicazione in sala operatoria sia lasciata all'abilità di chi la effettua.
Per far sì che le comunicazioni non siano operatori dipendenti è necessario strutturarle o standardizzarle anche con gli strumenti che abbiamo visto.
La standardizzazione delle consegne agisce direttamente sull'efficacia della comunicazione e sulla sicurezza dei pazienti aumentando la qualità delle cure.
E per finire possiamo paragonare le comunicazioni inefficaci del perioperatorio alle fake news, alcune volte è evidente la loro falsità mentre spesso risulta essere estremamente complessa sia la loro identificazione che la loro conseguente rimodulazione.
rimodulazione, grazie
grazie davvero a dottor Matteotti
che anche in questo caso ci ha dato
numerosi spunti
un consiglio se ti troverai
se mai ti troverai a lavorare
nei paraggi di Roma
e chiami il servizio sala così è possibile
che la carica blu te la tirano
però se
se però c'è una cosa che va detta
e un messaggio chiave
me lo porto a casa io oggi è proprio la domanda
sul comunica meglio l'esperto o comunica meglio
il novizio
che però rimanda poi a tutta un'altra serie di cose che hai detto
e con cui ci hai più o meno chiuso
e che riguarda, adesso tu hai chiuso sulla standardizzazione
che è un po' una chimera
che però torna in tutti i documenti
anche i più recenti sulle linee di indirizzo del percorso chirurgico
la standardizzazione è un gol da raggiungere
però in realtà se a quella domanda lì
a quella domanda lì bisogna dare una risposta
la risposta passa attraverso
sicuramente la manutenzione delle competenze
di chi è esperto e quindi
se c'è un problema
laddove ci dovesse essere un problema
bisogna chiedersi perché l'esperto
che porta con sé un bagaglio
più importante da un certo punto di vista
comunica se
comunica peggio del novizio
punto interrogativo, grazie
sì mi associo anch'io, complimenti Franco
non c'erano dubbi della bravura
Paolo, volevi aggiungere qualcosa?
C'è una roba su cui bisogna investire
in termini di formazione
perché al di là di tutto quello che succede
nei blocchi operatori
secondo me è una delle non technical skills
su cui credo che l'Accademia debba sviluppare competenze
e anche in questo caso certificarle
standardizzarle è veramente una chimera
però è un punto su cui...
Io stavo aggiungendo, Franco permettimi
riflettevo quando tu parlavi di queste cose
ritornando un po' nella mia realtà
a questo punto il ruolo del coordinatore
è fondamentale
perché deve essere il coordinatore a intervenire
in questi casi come spesso faccio io
frequentemente
a sedare subito
gli eventuali conflitti che si possa generare
e poi le riunioni periodiche
sono importanti
non solo ma al mattino prima di iniziare
magari c'è una situazione complessa
mi chiamo gli operatori di turno
quella mattina si fa una sorta di veloce
c'è confronto comunicativo
tra noi, quindi non deve essere un problema
tra gli infermieri e non deve essere
nemmeno un problema tra chirurgo, anestesista e infermieri
perché io vedo più qui che si generano
dei conflitti ma non tanto tra gli infermieri
è chiaro, tra gli infermieri dobbiamo essere
noi, dobbiamo mettere tutta la massima volontà
a fare in modo che queste cose
non devono accadere nella sala operatoria
generate da noi
non c'è dubbio che il ruolo del coordinatore
deve essere un
perno all'interno della sala operatoria
il personale deve poter fare
fare affidamento sul coordinatore, sulle sue capacità di mediare e sulle sue capacità di comunicare con tutti in qualsiasi momento,
in qualsiasi situazione, dire qualsiasi cosa, che non significa dirla senza mancare di rispetto.
Il rispetto è la base della comunicazione efficace, però alcune volte l'infermiere in sala operatoria si trova in difficoltà,
se sa di avere un coordinatore che è un leader, ecco qui la comunicazione può funzionare in maniera efficace.
Esatto, qui la vedo proprio punto focale.
Comunque i complimenti anche al comitato scientifico che le relazioni sono sequenziali con gli argomenti che stiamo trattando.
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