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35° Congresso di Chirurgia dell'Apparato Digerente 2024 Prof. F. Corcione Voluminosa Ernia Iatale da scivolamento Mediterranea Struttura Ospedaliera ad alta Specialità UOC Chirurgia Generale Oncologica Mininvasiva
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Allora, io se volete partirei con la descrizione del caso clinico e poi vi spiego tutto.
Perfetto.
Vai con la descrizione del caso clinico.
Buongiorno a tutti, vi presento il primo caso clinico della giornata.
Si tratta di una voluminosa ernia iatale da scivolamento.
La paziente è una donna di 64 anni, ASA 2, BMI 23.7.
In anamnesi patologica remota presenta tiroidite autoimmune e scoliosi.
Non ha eseguito progressi interventi chirurgici.
Dall'estate del 2023 lamenta una disfagia ai solidi associata a dispepsia.
Nei primi mesi di quest'anno ha subito un'ingravescenza di tale sintomatologia
per la quale intraprende il proprio iter diagnostico strumentale
che consta di una EGDS dove vengono descritti un'inversione dei rapporti cardio-terafammatici
con risalita della linea Z di circa 5 cm
come da grossolana a ernia iatale da scivolamento.
All'inversione il cardias incontinente risalita di pliche crastiche attraverso l'ogliato diaframmatico.
Le conclusioni sono appunto una grossolana a ernia iatale da scivolamento.
E' effettuato anche uno studio della modalità esofagea ad alta risoluzione.
Il quadro manometrico risulta compatibile con modalità esofagea inefficace secondo Chicago 4.0.
Si segnalano inoltre brachiesofago e morfologia dell'aggiunzione esofagogastrica di tipo 3B, come da voluminosa ernia iatale, eseguita anche una risonanza magnetica dell'addome superiore che conferma la diagnosi.
Dunque, un'ernia iatale da scivolamento e l'intervento proposto è una iatoplastica con protesi più fondopollicazio videolaparoscopica.
Grazie.
Grazie a voi.
Allora, Francesco, tu mi senti? C'è un po' l'ossomaco disteso?
Sì, sì.
Allora, ho il piacere di collocare con te, perché quest'anno il Palazzini è tutto online,
quindi chi si vuole collegare si collega e ascolta i nostri discorsi,
quindi dobbiamo cercare di essere
più didattici possibile
allora
intanto volevo un'immagine esterna
dalla regia
perché i palazzini
intanto ringrazio Giorgio per avermi coinvolto
ancora una volta
sono 30 anni
che il palazzini è un must
e oggi
mi ha coinvolto per tutta la giornata
abbiamo
creato un programma intenso
come sempre purtroppo
l'altro ieri
una signora che avevamo candidato a una
sprenotangiosectomia si è rifiutata di
ricoverarsi perché l'è morto il fratello
quindi comprensibilissimo il suo disagio
e quindi abbiamo un intervento
in meno rispetto a quello
che avevamo previsto ma comunque abbiamo
una giornata per voi
volevo un'immagine esterna
se la regia
ci dà questa opportunità
del quadro
della
della parete dove abbiamo inserito i trocat, giusto per mostrarvi qual è la nostra strategia
che è quella che ormai da anni abbiamo adottato e non più modificato dopo i primi iniziali
variazioni legate all'inesperienza, legate all'apprendimento che ognuno di noi
avuto col confronto con gli altri e in questo i palazzini credo che sia un must perché vedendo
tanti operare sentendo tante voci è chiaro che un giovane può materializzare quello che ritiene
più giusto per lui quello che è più giusto per il paziente e abbracciare chiaramente una strada
piuttosto che un'altra abbiamo sommato disteso per te allora la filosofia qual è io ho iniziato
questi interventi posizionando il primo trocar come sempre nell'ombelico per la
colecissia, negli atali e negli inguinari. Poi ci siamo resi conto che la visione,
mettendo il trocar nell'ombelico, era molto difficoltosa perché arrivava in
modo angolare e quindi man mano abbiamo provveduto a innalzare il livello del
primo trocar. Adesso si attesta quasi a metà della linea arcsifo-ombelicale.
Chiaramente le mani stanno allo stesso livello, appena appena un tantino avanti.
Abbiamo un solo trocar da 10 per l'operatore, quindi attraverso cui possono entrare crips e quant'altro,
garzine e quant'altro, e gli altri del trocar sono da 5.
Questo per divaricare il fegato e questo per aiutare il chirurgo nelle trazioni sullo stomaco.
stomaco che come vedete è disteso nonostante i tentativi dell'anestesista di introdurre un zondino
c'è una grossa eneatale, io ho preparato una garzia
scusate non abbiamo le immagini dentro l'addome, vediamo soltanto voi
adesso guardate le immagini interne, regia le immagini interne
ce l'avete? mi dite voi quando ce l'avete io sto fermo
adesso è tutto nero
si sta scendendo
aspira un po'
si si vai
tiratelo un po' e poi scegli
un po' su e giù
ora abbiamo le immagini grazie
le immagini mostrano
questo trocar sotto
xifodeo che serve a
divaricare questo
lobo sinistro
o pendulo quindi mai
resegare il legamento triangolare
altrimenti vi cade continuamente
sul campo il lobo sinistro, una grossa eneatale come sapevamo, metastomaco è dentro, vedete arriviamo quasi, devo dire, allora come si inizia questo intervento?
Chiaramente è un intervento che prevede una fase demolitiva per quello che riguarda il sacco e ricostruttiva per quello che riguarda poi la ricostruzione di questo grosso edificio.
Il mio albino adesso con la sua pinza mi aiuterà e mentre prima all'inizio della mia esperienza partivo sempre dal pilastro di destra, poi ho imparato che è molto meglio partire dal pilastro di sinistra e vi spiego anche perché.
Vedete, tre quarti di stomaco praticamente all'interno della cavità toracica e io sto cercando adesso di trarre il maggiore profitto da questa trazione di albino che mi porterà lo stomaco lateralmente, cioè verso destra, in modo da espormi il pilastro di sinistra.
Quindi la mia gestizione inizierà a questo livello, a questo livello sul pilastro di sinistra e come vedete abbiamo dei vasti brevi qui che fanno quasi cemento, da cemento a questa disposizione dello stomaco.
è come se facessero una sorta di collante tra la parte sinistra dello stomaco e la minza.
Ecco qua è entrato il bassonvino.
Quindi io vado a entrare nella retrocavità a questo livello,
ma comunque il mio obiettivo è portarmi sul pilastro di sinistra,
in modo da sezionare il gastrofrenico
di
la gazzina e una bipolare
come dici?
sezionare il gastrofrenico
il legamento gastrofrenico
certo
che è la continuazione del gastrofrenico
questo lo dici tu
io queste cose non le capisco
ho il piacere di
di avere
ti stai lavorando sul gastrofrenico
perché sezionati i vasi brevi
esattamente, ho sezionato il primo vaso breve
che nonostante il mio ultracissio
l'avete visto?
era il sangue, invece adesso
mi dà noia
un dettaglio importante
è questo
il polo superiore della milsa
e la grande curva dello stomaco
in alto sono veramente contigui
quindi mentre
più in basso ovviamente si prendono
alle quasi distanze
quindi il professore sta facendo le mostri
sui vasi brevi all'apice della finestra tra stomaco e ilsa.
Questo è un primo insegnamento come non bisogna mai fidarsi della tecnologia perché io ho sezionato
quel vaso breve col mio ultracisimo usando il massimo del livello di coagulazione e alla fine
Ho avuto questa piccola emorragia che ho dominato grazie alla pinza bipolare che mi ha permesso di effettuare un'emostasi. Oggi non ci preoccupano più di tanto queste cose, una volta forse erano anche causa di un desiderio.
E quindi continuiamo il nostro discorso, che era finito qui, a livello del pilastro di sinistra, dove io vado a scolpirmi il sacco peritoneale.
Questa è la fase, a mio avviso, più delicata, perché bisogna estrapolare da questo contesto, e qui abbiamo la pleura, molto spesso ad essa abbiamo il pericardio,
e quindi andare a scolpire il sacco, come una qualsiasi aria inguinale, da strutture ovviamente più nobili.
C'ho delle voci di sottofondo, Francesco, non so che sono, si sente ogni tanto…
No, sì, anch'io, ma saranno i tuoi tifosi.
No, cioè si sente proprio un bocciare, ma…
Il tempo è fondamentale per rimuovere il sacco, quello che stai facendo.
Esattamente, l'obiettivo è quello di rimuovere il sacco, cercando di evitare di entrare nella pleura, molto fragile e questa è la fase a mio avviso fondamentale se si vogliono evitare tutte le potenziali, chiamiamole complicanze, non so poi che complicanze gravissime,
e c'è da scollare questo sacco che aderisce molto, vedete qui la pleura come si evidenzia,
quasi sempre si aprirà a destra, ecco qua.
Quanto riguarda il pilastro del diaframma loiato, nella maggior parte di noi l'emiliaframma destro
è responsabile della formazione dell'ogliato. In passato il grande Bertelli ed altri hanno dimostrato appunto che l'adicussazio è tutto a calico di fibre dell'emidiaframma di destra, per cui l'innervazione a livello dell'ogliato è legata al frenico di destra.
Nel 5-10% invece degli altri esseri e sono i due diaframmi che si vanno a… questa è l'importanza dal punto di vista non tanto dell'intervento che sta facendo il professor Corcione, ma per quanto riguarda la funzionalità, facciamo riferimento all'innervazione legata soprattutto al frenico di destra.
l'abbiamo completato cioè la preparazione del pilastro di sinistra e la mobilizzazione del
sacco e adesso cambiamo andiamo dall'altro lato prego quindi franco a seguire il tuo intervento
e ci sta visitano ci sta il professor prete ci sta valuto tutti allora almeno almeno sulla carta
e il professor Godina
quindi
ci siamo
stavamo guardando
non lo sapevo
allora anche qui ci muoviamo sul pilastro
di destra
veramente flaccido
Francesco
tu che sei tutto
ma
ma si nasce
con questo diaframma così
con questo pilastro
come proprio per legna inguinale
c'è una
eziologia genetica
diciamo così
qui invece qual è l'eziologia?
perché poi quasi sembra una certa età
una persona scopre di avere
uno stomaco in torace
una debolezza di questi muscoli
è chiaro che
tutto si consuma nella vita
per conoscere le cose
come adesso
e questi
Bertelli, Cicero
altri grandi del passato
studiavano
le cose in dettagli anatomici
e vedevano che
questo diaframma
mentre tu trovavi che
il diaframma allogliato
dipendeva dai due emi diaframmi
poi studi successivi
sempre all'inizio del novecento
e dimostravano invece che era l'emigraframma
destra che dava il maggior contributo
alla formazione dell'ogliato
e che nel 5-10%
invece ci pensavano
tutti e due gli emigraframmi
e poi tu vedi ogni tanto che esce uno
che non ha letto queste cose e scopre
questa cosa che era vecchia come
il cucco, per cui
insomma
anche i pilastri
quello di destra, detto tu, è piuttosto
questo flaccido, è chiaro che sono strutture impegnatissime, poi c'è un fatto che quando
si forma l'ernia, questa ernia preme sull'ogliato e lo distrugge piano piano, lo fa diventare
sclerotico, tant'è vero che l'ogliato peggiora proprio col tempo.
Scusa Francesco, questo è giusto per i giovani che ci stanno seguendo, io sto andando per
via smussa cercando di non coagulare e di non sezionare col mio fascino ma di entrare non a
gambe tese in questo mediastino perché così riduco il rischio di avere lesioni pleuriche
eccoci scusa continua francia ok datemi una calzina c'è la fine dell'intervento di insufflare un po
po' più il polmone per vedere quant'è l'apertura, ma in genere le cose vanno a posto tranquillamente.
Sul lato destro c'è la pleura di destra che va controllata, a sinistra una struttura
importante è soprattutto la vena polmonare inferiore che è subito attaccata al legamento
il legamento della base del polmone che va considerata come un punto da non superare.
Adesso vedi ancora queste aderenze diaframmatiche e mediastiniche, però man mano adesso incominciamo
a intravedere il corpo dell'esofago che è qui, eccolo qua, che prima era assolutamente
coperto da tutto quel grande sacco, eccolo qua. Quindi tutte queste aderenze adesso le
andiamo a lisare. Qui non corriamo rischi di nervi o di dotti linfatici ed è chiaro che più
mobilizziamo l'esofago mediastinico più possibilità abbiamo di avere poi una buona disposizione del
viscere in addome riducendo al minimo le trazioni che altrimenti potrebbero continuare a essere
essere attive e determinare poi le recidive che sono un must di questa chirurgia purtroppo
nonostante tutti gli accorgimenti che prendiamo ma che oggi con l'impiego di reti riusciamo a
contenere e su questo poi dopo quando sarà il momento vi dirò qualche cosa credo di molto
interessante soprattutto per i giovani perché insisto che la diretta non è un'esibizione del
il chirurgo verso altri chirurghi, ma deve essere la trasmissione di messaggi didattici
da parte di chirurghi più esperti, soprattutto ai giovani.
E quindi che ben vengano tanti palazzini, veramente non so quanti anni sono.
Va bene, ho iniziato con Di Matteo 50 anni fa, calzina pulita.
C'è scritto 35esimo congresso.
Ah, 35esimo, mica l'ho visto io.
35esimo, una vita, una carriera.
Allora, adesso che vedete il mediastino è abbastanza pulito, continuo nella mia preparazione dell'esofago, più mobilizzo, ecco qua, meglio sarà per la plastica antireflusso.
Francesco, una domanda in modo da chiarire ai giovani, ma io facendo queste manovre potrei ledere il dottor Toracico?
No, perché praticamente la situazione del rotto toracico, intanto lui entra nel torace passando attraverso l'oiata ortico.
Quindi è più posteriore, spieghiamo, è più posteriore.
Perché dunque se uno per dire prepara l'aggiunzione esofagocastrica, io facevo qualche preparato sul cadavere, si vede da una parte lo iato cavale, va bene, iato cavale con le sue fibre di bugie lì che lo caratterizzano eccetera eccetera.
Poi c'è l'ogliato esofageo e poi c'è l'ogliato aortico. L'ogliato aortico è un po' più basso, sulla destra si accompagna al dottoracico, lì vicino c'è la cisterna del Pequet, siamo a L2-L1 e quindi sul versante destro della orsa c'è il dottoracico.
poi dopo c'è pure un po' di azigos, qualche ramo nervoso, quindi in questa fase il dottoracico è più in rapporto con la ossa che non con l'esofago, ma pure il dottoracico ha delle caratteristiche, può essere doppio anche sulla sinistra e sul ramo,
Insomma, questi sistemi che usate voi di sigillare i vasi con questi strumenti rappresentano una garanzia per evitare le perdite empatiche che si possono avere da rami soprannumerari.
Però Francesco, neva se neva, hai visto che avevo sezionato quel vaso breve e poi evidentemente non l'avevo sezionato bene e ha ripreso a sanguinare, quindi non è che lo strumento poi ti determina una sicurezza assoluta.
Certo.
Ecco, io sto isolando l'esofago il più possibile da tutte le connessioni mediastiniche in modo da agevolare.
l'esofoco
diciamo
il dotto toracico sale
poi si porta sul lato destro dell'esofoco
poi a quartezza della quarta
vertebra lombare, quinta
passa sulla sinistra
e poi si porta lassù
al confluente di piroco
tra vena giugolare
interna e vena suclavia
vedete a me fa piacere
lavorare col ruotolo
perché ogni volta mi insegna qualcosa
però professore sa che c'è
lei ha in attesa sua dei tre grandi chirurghi, per cui io posso dire le fesserie e loro possono dare un contributo di esperienza più concreta.
Sanno lì vicino a te?
No, ma sono tutti quanti collegati.
Ah, ok.
Sì, la considerazione è che commentare ruotolo e corcione insieme uno sta lì e guarda e impara, questa è la mia considerazione.
Grazie, grazie.
Una cosa sola, è la verità perché uno vede veramente didattico, ma per tutti, dai più esperti ai meno esperti.
allora io mi sono portato da destra
al pilastro di sinistra che è molto divaricato
e continuo a mobilizzare l'esofago
scusami, continuo
continuo con i complimenti
continuo, allora
no, l'unica cosa
si lamentano un pochino
delle immagini, non so se sono
immagini interne o una telecamera esterna
che riprende il monitor
no, no, è interna
non sono chiare le immagini
eppure l'Aquila
la film. Allora guardate che adesso io ho mobilizzato la V diaframmatica e l'esofago
si porta in alto. Perfetto, si vede molto molto bene. Adesso andiamo a circondare l'esofago
con una fettuccina, quindi questa fase diciamo tra virgolette demolitiva dell'ernia è a
buon punto e sono contento che non abbiamo avuto nessun danno alle pleuri. Si nota molto
bene come scollare bene il sacco seguire i piani ha permesso uno stomaco che era per due terzi
dentro il mediastino è venuto giù soltanto seguendo i piani dello scollamento è fondamentale
questo era il nostro obiettivo e non sempre leghiamo i vasi brevi solo di necessità qui
devo ancora mobilizzare l'ultima parte dello stomaco su questa parte di diaframma denudare
il diaframma. Vedete come avendo cambiato la posizione dei trogas, essendo saliti molto
rispetto a quella che era la nostra esperienza iniziale, io non ho difficoltà a raggiungere il
mio obiettivo perché ho gli strumenti molto molto vicini all'oiato. Vieni qua, lascia un po'. Ancora
un po di anti trend ellenburg per piacere ok grazie vedete che tutte queste aderenze del
pilastro inferiore che chiaramente molto divaricato quindi da questo lato non riusciamo a vedere la b
V, diaframmatica, però ecco qua, adesso io ho unito quella linea che avevo individuato
da destra e adesso il pilastro, eccolo qua, ok?
C'è la gazzina.
La horta è qui.
praticamente lui ha completato
quello che si chiama lo sviluppo della finestra
retroesofagea
lui si è portato su quello di sinistra
di diaframma, lo dice sempre
perché così quando passerà lo strumento
da destra verso sinistra
non farà un passaggio cieco
ma su strutture già preparate
infatti eccolo qua
il passaggio è questo
eccolo qua
il vago è conservato
eccolo qua
e adesso
mettiamo la fettuccia
per ricordare cose
Franco, il vago anteriore
come anche il vago posteriore
nei riguardi ad esempio
della fascia
di Berselli
sanno sotto la Berselli
quindi la Berselli va dal diaframma
sia alla parte
alta dell'esofo che alla parte
esofo-cogastica
è una struttura fondamentale
Ed è coperto e copre i due nervi, il nervo anteriore e il posteriore.
È un po' lunga come è fatta.
Troppo lunga, vedi?
Lo so che per il palazzino non badiamo a spese, però qui siamo andati oltre.
dopo vedremo sul piccolo momento
se c'è un'arteria
aberrante, così per curiosità
che non abbiamo avuto opportunità di vedere
sul piccolo momento
per verificare meglio la situazione
vedremo se c'è magari
un'arteria epatica
sinistra, sia aberrante
o accessoria
a Berranti quando fa un percorso
diverso
ha accesso a lei quando è in più
comunque
grazie a Dio non c'è
se ci fosse stata non l'avrei potuta sezionare
allora qui i pilastri sono
preparati
la fase demolitiva credo sia terminata
adesso inizia la fase ricostruttiva
Franco ci fai vedere
prima che fai la fase ricostruttiva
il pilastro destro del diaframma
fai vedere che c'è
la cava dove sta è il caudato
così abbiamo un'idea
anatomica
ecco qua la cava col caudato
ok
proprio a contatto col pilastro
qui abbiamo conservato un po'
il perimicio qui
di rotoliana memoria
e la V
ovviamente molto ampia
però è tutta preparata
dall'A alla Z
ok
quindi io adesso ricostruisco
L'anatomia perfetta, sì, proprio tutti gli elementi bene in evidenza, molto molto didattico veramente.
allora adesso che abbiamo iniziato vi dico che da quando sto alla mediterranea pare che
abbia raddoppiato le nostre i nostri interventi in diretta solo questo mese di novembre questa
è la sesta giornata di interventi in diretta 3 su strasburgo e 2 qui alla mediterranea per
un corso che ho fatto e il palazzini oggi siete sempre in televisione è incredibile
sei giornate in un mese
non me l'ha mai capitato
nella mia breve vita professionale
non me l'ha mai capitato
ok adesso il punto
questo è il canale
il punto di
qui abbiamo conservato appena appena
un po' di peritoneo
e vedete come questo
sempre il pilastro destro
Francesco dacci una spiegazione ma perché il pilastro di sinistra
è il doppio di quello di destra
me lo devi spiegare
tu che sai tutto
no, non mi sento
dunque
perché è più robusto quello di destra?
eh, ma il dubbio
la destra, vedi che la destra
io sono di sinistra come idea
però sta onestamente
è più ricca
e quindi
oggi il mondo va a destra
e quindi anche il pilastro ti dici tu
allora
scienze volante, sportive
un po' più lunghe
poi prendiamo la vite
non so se mi sentono
ma ho fatto un punto
un doppio passaggio
per dare maggiore tenuta
e consistenza al nodo
un altro
ah scusa
togliamo la calzina
me ne date un'altra
calzina fuori
altra calzina
Franco che filo usi per questa
piatta plastica
non è un monofilamento
è un intrecciato
se non vogliamo fare il cognome
facciamo i nomi
che io consiglio perché
i fili
non intrecciati scivolano molto
e qui c'è un po' di sangue
forse qui, dammi da asciugare ancora e quindi la tenuta del punto sicuramente è migliore,
soprattutto perché avete visto stiamo ruotando in una superficie molto alta, molto estesa. Ecco
qua c'è un sanguinamento qui, una bipolare, sono tutti quei dintralci che noi abbiamo coagulato
precedentemente. Nonostante l'uso di strumenti coagulativi efficaci, è importante accorgersene prima.
Ok, togliamo la calzina.
Francesco, tu ti devi dividere su più schermi o no?
Noi qua stiamo andando avanti, ok, secondo punto, dobbiamo cercare di dimensionare l'apertura di questo diaframma il più possibile e chiaramente occorreranno almeno tre punti, vedete sempre a U, a destra il perimisio mi dà maggiore sicurezza di tenuta,
anche se il migliaframma di destra
o il pilastro di destra è molto
flaccido, molto debole
vedete il passaggio
a U non solo serve
a rinforzare il punto
che andate a mettere ma soprattutto
serve a ridurre
la possibilità di allentare la tensione
del nodo quando
andate a confezionare
per questa maggiore tenuta
io consiglio
tre passaggi
che avete visto prima due passaggi erano praticamente appena sufficienti per il primo punto che è più semplice
per questo invece c'è bisogno di maggiore tenuta del nudo stesso
ecco qua
si restringe sempre di più
e nonostante il triplice passaggio vedete come si allenta questo punto
quindi fondamentale
e vi fa piacere
si vede subito questo punto come da una trazione maggiore rispetto al precedente e quindi come
questa ghiattoplastica purtroppo è destinata a fallire come lo era in passato qualsiasi
ghiata plastica effettuate in queste circostanze. Un altro punto ovviamente, togliamo adesso la
calzina se no non la toglieremo più, non fa più sangue, la lascio sempre una calzina nel
mediastino proprio perché non è la prima volta che a distanza di qualche minuto riprende a sanguinare
qualche vasellino e questo potrebbe determinare qualche problematica anche respiratoria post
quindi buona norma quella di valutare bene eventuali piccoli sanguinamenti.
Terzo, credo ultimo punto, no, è l'altro, bascula, ma questo è lo stesso portacchi di prima, e com'è che bascula?
Franco, tu prima dicevi come sempre col tempo si deteriorano,
Quello che stai lavorando adesso si chiama l'accio di Ellison. Nel tempo tu pensi alla pressione che viene esercitata su questa fionda e con gli anni fa sì che portano all'indebolimento delle fibre e quindi una dilatazione dell'ogliato e quindi la possibilità di eneghiatali sempre più frequenti.
insieme all'ECSE
che è l'esempio del sfintere esofageo
interno
questa struttura
combina quello che è lo sfintere
esterno e insieme
sono i regolatori della
funzione dell'ogliato
ecco perché Berlusconi combatteva
per arrivare a 120 anni
perché capiva che si stava lavorando
vedi che tensione
faccio
è vero
l'angolo
Cioè il pilastro si medializza quasi a triangolo e io col triplo passaggio ho difficoltà a tenere il nudo in trazione. Adesso mi fermo e vi spiego quello che è il prossimo step. Ve lo spiego alla luce della mia esperienza.
questo discorso, mi date un'altra calzina e tagliamo questo filo. Allora vedete che adesso
io potrei mettere un altro punto più sopra ma vedete la trazione che questi punti hanno esercitato
sui due pilastri e come un quarto punto non farebbe altro che illuderci di aver chiuso uno
uno spazio che purtroppo con i punti non si può chiudere sic et sempliciter perché è destinato
inevitabilmente a fallire considerata la trazione che noi abbiamo esercitato su questi muscoli e
notate anche che la qualità di questi muscoli qui è proprio quasi si sta lacerando il punto
che ho messo qui sta lacerando il muscolo. Allora, la mia esperienza nasce con la frequentazione
della scuola di Jean-Yves, vi rubo due minuti. Jean-Yves, andai nel 1981 a fare uno stage
di un anno e ero già specialista in chirurgia, non avevo mai visto in vita mia una rete e
e vi direi di mettere in regione inguinale per la Parocelli sul diaframma
e contestualmente aiutai un mio collega francese a elaborare la sua tesi di specializzazione
sull'impiego di reti sul diaframma in grossa eniatale.
Parliamo del 1981, esaminiamo 100 dossier di cui 45 pazienti avevano avuto una protesi,
Di questi 45 pazienti sì e no una decina stavano bene, gli altri avevano avuto una disinserzione della protesi, un'infezione della protesi, insomma una complicanza terribile per cui Rive disse mai più le reti sui pilastri.
All'epoca si usava il mersilene, Rive era autore del mersilene, e quindi io andai via con questa convinzione, mai reti sul diaframma.
Poi è nata la laparoscopia, chirurgia dell'ernia iatale, e quindi molte volte riparazioni di questo tipo di ernia.
E siamo tornati all'impiego di Reiti. Perché? Perché nel frattempo era nata la gore, era nato il polipropilene e quindi io da Georges Bejan imparai a utilizzare la protesi di gore sul diaframma.
un disastro perché non teneva
e lui stesso aveva descritto
un rigetto con un ascesso periesofageo
allora forte anche dell'esperienza di Nicola Basso
puntai su polipropilene
che era la protesi che utilizzavamo normalmente
nella regione inguinale per i laparoceli
dicendo a me stesso
se va bene per la regione inguinale
ed è una protesi resistente alle infezioni
dovrebbe andare bene sui pilastri perché noi mettiamo un rinforzo ai pilastri, l'esofago è isolato come state vedendo adesso per cui non ci possono essere complicanze di rilievo.
Non l'avessi mai pensato perché esattamente dieci anni dopo l'impiego della prima rete, in un anno vedi tre complicanze di pazienti operati da me di cui due perforazioni dell'esofago da rete.
Quindi due Ivor Lewis, un intervento di resezione gastrica, un morto su tre per una rete messa sul diaframma. Allora sconsiglio vivamente di utilizzare in qualsiasi tipo di rete non riassolvibile sui pilastri, però un pilastro di questo va protetto.
E allora come faccio a salvare capri e cavoli? Grazie a Dio esistono queste reti riassorbibili che devono rispondere alla logica del momento, cioè rinforzare i pilasti senza danneggiare l'esofago.
Allora ho utilizzato per qualche tempo una protesi a rapido riassorbimento, come suggerito anche da Dallemagne, e quindi per qualche anno ero soddisfatto.
Ok, ero soddisfatto, però anche lì improvvisamente, recidive, vado a rioperare una persona a cui avevo posto questa rete rapidamente riassorbibile e trovo che tutta la regione dell'oiato era esattamente come la state vedendo, cioè senza un'aderenza, senza una fibrosi, per cui questa rete non creava neanche quella fibrosi che io avevo ipotizzato.
E allora sono andato oltre, reti che si assorbono molto lentamente, quindi non mi danno angoscia per quello che riguarda l'eventuale penetrazione del vice, ma mi danno più sicurezza per quello che riguarda la tenuta della plastica che abbiamo fatto.
Non so se è stato chiaro il mio messaggio, ma adesso io sto utilizzando una rete, non faccio nomi, ma si chiama Fasix, perché le cose poi bisogna dirle.
Io, come vedete, non vedrete usare strumenti diversi in occasione di interventi diversi oggi, quindi non sono legato a un marchio qui.
Mi fa piacere mostrare questa rete, che ha una doppia facciata, una che è rivolta al diaframma, che è più ruvida, ed è questa segnata da me col pennarello,
perché altrimenti sarebbe impossibile
individuare l'addome
e quindi quella col pennarello
va rivolta al diaframma
ok
sollevo
la fettuccia in su
bravo
ma com'è bravo
gira di qua
che saluto
Sono Misitano, io vi devo salutare perché devo fare un altro commento, comunque complimenti perché l'atomia è veramente perfetta, grazie veramente, buon lavoro.
Ecco qua. Ok, datemi adesso il punto. E adesso andiamo a fissare, soprattutto in due punti, le due ali della rete, senza mettere l'intenzione ovviamente, ma tenendoli in asse in questo punto, che, badate bene, non passa per il diaframma.
ma molto molto pericoloso far passare quest'arco a questo livello.
Nella mia esperienza abbiamo avuto, non io, ma un collega che venne a operare in diretta da me,
nello scollamento del sacco ho determinato una lesione del pericardio
con intervento immediato in cardiochirurgia,
quindi attenzione quando si fanno queste distezioni,
sembra qualche volta facile ma assolutamente bisogna pensare a tutti i potenziali complicanze
che dietro ogni gesto chirurgico ci possono essere. Ecco vedete appena appena in trazione
in modo da evitare che si possano divaricare, giusto un po' di trazione. Poi abbiamo anche
tenere in asse la rete qui prendi sul muscolo un pochino pure si aspetta francino ti sento
hai preso anche il muscolo sul muscolo sì perché così la tengo ad essa posteriormente invece il
centro tendineo del diaframma l'hai sfiorato sul bianco la parte tendinea qua in alto dici in alto
l'ha appoggiata soltanto
si perché spiegavo che ho paura
di determinare una lesione
soprattutto in queste grosse
iniettali non c'è molto spazio
tra la punta
del cuore
il pericardio e il diaframma
vai dall'altro lato
ok vai dall'altro lato
un altro punto di qua
entra
ecco vedete adesso un altro punto
per bloccare questo passaggio
dall'altro lato
Franco, buongiorno, sono Guido Battisti.
Oh, Guidone bello, ciao, come stai?
Che bello sentire.
Abbastanza.
Le tradizioni si rinnovano, vedi?
Esatto.
Senti, volevo porti un paio di...
Prego.
Allora, vedi quel punto alto, diciamo, quello che chiude, che avvicina le due ali della prova.
a parte un saluto a Francesco Ruotolo
che sento sempre
con i suoi brillanti commenti
di cambio
grazie
volevo dire
lo lasci sempre così largo
quel punto sulle due alle
sì perché
se lo stringi
viene come devo dire
viene a essere falsato un po'
alla disposizione preferisco lasciarlo
così largo in modo da tenere solo
interazione ma poi metterò
della colla posteriormente
ah ecco ecco quindi
in maniera da fissare in qualche maniera
la posizione
una volta
per tanti anni
siccome uno dei problemi
di questo tipo di interventi
nel posto operatorio
a volte quando eseguito
diciamo in maniera non
retta possono essere problemi di
fisiologia, di fisiopatologia
è una chirurgia complessa
è una chirurgia complessa
Quindi tante complicanze, pazienti che a volte hanno disturbi a volte superiori a quelli che erano prima, tu mettevi sempre il sud e calibrava un po' il transito diaframmatico dell'esofago, adesso l'ondone non l'hai messo?
No, perché non vado a fare una plastica a 360 gradi, ma vado a fare una pipè, perché se non so se hai sentito un po' l'anamnesi della descrizione del caso clinico, la signora ha più che altro disfagia, chi ha questa grossa mentale difficilmente ha un'esofagite da reflusso importante,
E allora l'obiettivo è quello di farla mangiare meglio. Se facciamo una plastica a 360 gradi rischiamo che la signora, che poi tra l'altro è una collega, dopo non mangia più.
Allora l'obiettivo era rimettere lo stomaco in addome e nel confezionare ovviamente una plastica perché abbiamo distrutto tutto quello che di poco c'era comunque di contenitivo.
Ora andiamo a fare una toupée che non richiede la calibrazione dell'esofago, però giusto la tua osservazione anche per i giovani, quando si fa una plastica a 360°, assolutamente bisogna calibrare l'esofago, altrimenti rischi di avere una...
e qui per esempio abbiamo lasciato questo
dammi un po' l'ultraciso
l'alternativa potrebbe essere una toupée o una dora
infatti faremo una toupée
una toupée lenta diciamo
sì sì sì certo
però più andiamo a danneggiare
qui peggio per i nervi
lasciamo stare, andiamo a scendere bene
lasciando la presa
lascia la presa, le soffo che è un addome
vedi non c'è bisogno di trazione
allora per la toupée
vado posteriormente
E vado a prendere la parete anteriore del fondo gastrico che precedentemente abbiamo mobilizzato, me la faccio ruotare, ruota bene perché sta a mobilizzare anche un vaso breve e la fisso alle due pareti laterali dell'esofago.
togliamo anche qui
il nostro
la nostra fettuccina
che non serve più
e un puntino
un puntino
come quelli di prima
no no
non riassorbibile
e mettiamo
una continua qui
e una continua di là
un po' più lungo, grazie
io guido
eccomi
Guido, intanto è bello risentirti
per chi non lo sapesse, con Guido c'è stato un vero e proprio amore
negli anni 2000
e non dico che ci vedevamo ogni mese, ma quasi
beh, per un lungo periodo ci vedevamo tutti i giorni
per sei mesi ci siamo visti tutti i giorni
ah sì sì, per sei mesi tutti i giorni, certo
Quindi ti volevo chiedere, e tu chiaramente ricorda ampiamente la tua esperienza, secondo te in caso di recidiva di un intervento del genere, diceva il mio maestro Francesco che la migliore indicazione è quella di non rioperare. Tu che ne pensi?
Io penso che sicuramente una recidiva, qualcosa ricordo di aver visto anche insieme a te, richiede una grande esperienza e una possibilità in mani non esperte di complicazioni molto severe.
Quello che mi chiedo oggi, e forse tu ne hai un'esperienza più recente, è quanto la robotica possa aver facilitato anche situazioni di questo genere, perché con la visione tridimensionale e la facilità rispetto alla laparoscopica bidimensionale, forse l'incidenza di complicanze severe può essere minore.
penso questo
certamente sono patologie
che vanno affrontate in mani esperte
molto esperte
di questa problematica
allora adesso hai aperto
uno scenario su un aspetto
che mi piace discutere
quello della robotica
credo che per i giovani imparare
oggi con la robotica
sarà sicuramente meglio
per me
questo stesso intervento
fatti in robotica sarebbe durato il doppio
sarebbe costato il doppio
e avrebbe portato
alla stessa conclusione
quindi
c'è una differenza tra chi ha acquisito
un'esperienza in laparo
e chi invece
deve iniziare, questo è il mio primo
messaggio
la robotica ha un futuro
è il futuro della chirurgia
ma non è la panacea
per tutti i mali
quindi non ci
entusiasmano al fatto che con robot si riducono le complicanze, l'intervento è più facile,
il paziente va meglio, l'intervento è lo stesso. Io ho avuto il terzo robot d'Italia nel 2003 e il
primo XAI nel 2008, non mi ricordo più, e ho sempre apprezzato il robot per sei mesi e poi
Poi ho detto ma chi me lo fa a perdere tempo questo strumento e l'ho lasciato agli urologi e adesso invece ovviamente con tutte le innovazioni robotiche e col futuro robotico ai giovani dico è una cosa che bisogna abbracciare e non trascurare e quindi sono anch'io in favore della robotica probabilmente non di questi robot perché ce ne saranno altri.
ce ne sono altri di più economici e forse anche più versatili, ma sicuramente il futuro è robotico.
Dunque, io quello che posso dirti, sono assolutamente d'accordo con te sul fatto che l'approccio per i giovani alla robotica
è sicuramente molto più facile
molto più agevole
che non quello
che è stato il passaggio
dalla chirurgia open alla laparoscopica
esatto
un futuro esisterà
sono d'accordo con te sul fatto
dei tempi e dei costi
perché tutti quanti sappiamo
intanto la preparazione
di un paziente per la laparoscopica
richiede tempi che per la laparoscopica
non ci sono sono molto diversi certamente ecco io personalmente sai che non ho avuto mai esperienza
diretta mia con il robot recentemente sono stato perché ogni tanto mi invitano diciamo i miei ex
colleghi del Polo Pontino Giuseppe Cavallaro gli urologi andare a vedere qualcosa lì da loro e mi
mi hanno concesso l'opportunità di mettere le mie mani nei manipoli dei due robot che
hanno a disposizione e devo dire che è certamente un altro pianeta, nel senso che la visione,
la facilità, l'assenza del tremore fisiologico, tutte cose che per chi si avvicina per la
la prima volta rappresentano un grande vantaggio. Certo, voglio dire, tu non devi dimenticare
mai che a monte di tutto questo tu avevi 20 anni di esperienza di chirurgia laparoscopica,
quindi tu sei nato con questa chirurgia e poi dopo hai conosciuto la robotica, quindi
in questo senso per sicuro i giovani saranno facilitati molto.
Grazie per il commento Guido, sai qual è il mio pensiero? Nel tempo si arriverà a ragionare in questo modo, tutti dovranno avere un robot, tutti dovranno avere la mini-invasiva, tutti dovranno fare la open e allora il chirurgo dovrà essere come quel viaggiatore che ha a disposizione una macchina, un aereo e un treno
e deve scegliere in base a dove andare
quale mezzo utilizzare
perché se devo andare a Roma
da Napoli è stupido prendere l'aereo
devo andare in treno
è anche stupido andare in macchina
ma se devo andare in tre
allora forse conviene la macchina
ma se devo andare a Parigi devo prendere l'aereo
potrei andare anche in treno ma è meglio l'aereo
allora ragionando in questo modo
si arriverà a una definizione
dello strumento giusto
per l'intervento giusto
Mentre adesso chi fa chirurgia robotica e cede e dice io a Roma o a Milano o a Parigi o a New York piglio sempre l'aereo, sbagliando perché paga molto, guadagna poco o forse niente, nel futuro ci sarà questa differenziazione.
Ti piace come idea personale?
Sì, sì, mi piace.
dubito fortemente che almeno io che ho
qualche anno più di idee possa vedere
realizzato il programma immagino mi
piace immaginare che potrà essere così
insomma ecco non vedo un'immediatezza
della questione. No no è chiaro sto parlando
del futuro un'altra pulita allora
l'intervento è finito
l'altro intervento è finito
togliamo ovviamente le calzine
altre domande Guido?
ma no direi che
mi hai convinto
certo voglio dire tutto questo
viene da un'esperienza grande
tutto quello che hai detto e che hai commentato
insieme a me e prima di me
mi chiedevo
ecco io
la mia esperienza è molto
modesta
Per il resto mi è capitato, mi ricordo molti anni fa, diversi anni fa, di aver operato un paziente per uno pseudo tumore del colon di sinistra, in realtà era una protesi in polipropilene, migrata nel colon, coperta da mucosa, in un paziente operato di ene inguinale per via laparoscopica,
che simulava anche all'endoscopia un tumore del colon
e in realtà c'era una rete migrata
una rete guidata
quello che dicevo io
allora abbiamo finito, estraiamo i trogar sotto visione
io chiedo tre secondi perché cambio sala
e ci collegheremo per il secondo intervento
che è un tumore dell'aggiunzione rettosigma
in un uomo
vi descriveremo il caso
tra tre secondi, il tempo proprio di cambiare
camice, guanti e passare al nuovo
intervento. Sei sempre tu
Guido?
Sei tu il martire che mi segue?
Come mi togli? Sono
migrato da un'altra sala ma rimango
con te. Ok, allora tra
pochissimo.
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