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26° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE UP TO DATE IN PATOLOGIA FUNZIONALE DEL GIUNTO GASTRO-ESOFAGEO SESSIONE 1° MALATTIA DA REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO Presidenti F. BADESSI (Cagliari) Moderatori C. DE WERRA (Napoli) G. RIEGLER (Napoli) Inquadramento e fisiopatologia della MRGE G. G. Sarnelli (Napoli) Reflusso e problematiche extradigestive C. Pomari (Verona) Diagnostica funzionale P. Iovino (Salerno) Inquadramento endoscopico pre-trattamento E. Capezzuto (Roma) Terapia medica: selezione del paziente e trattamento F. Montagnese (Roma) Terapia endoscopica: selezione del paziente e trattamento A. Maurano (Salerno) Terapia chirurgica: selezione del paziente e trattamento M. Rigamonti (Cle, TN) Modifica della plastica antireflusso sec Nissen: risultati preliminari R. Bardini (Padova) Closing remarks N. Di Martino (Napoli)
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Buonasera a tutti, iniziamo allora la prima sessione dedicata alla SIPAD e ringraziamo il professor Palazzini che tra l'altro è un membro del consiglio direttivo della SIPAD per averci dato questo spazio importante che si svolge in due sessioni sulla malattia del flusso gas esofageo e sull'esofago di Barrett.
Questo è un argomento che si sposa bene con la nostra società, che sappiamo che è composta da gastroenterologi medici, endoscopisti e chirurghi.
Su un argomento in cui però in tutte le riunioni a cui abbiamo partecipato come società e come componenti della società alla fine è difficile sempre trovare una giusta definizione di quelli che sono i ruoli nel trattamento della patologia.
Mi riferisco in particolare al trattamento chirurgico perché io sono un chirurgo. Abbiamo delle disparità sia sul territorio nazionale ma dappertutto per quello che riguarda l'indicazione chirurgica a questo tipo di malattia.
Perché abbiamo regioni e centri in cui i numeri della chirurgia rispetto agli altri tipi di trattamento sono piccolissimi. Io mi riferisco per esempio alla regione in cui lavoro io, la Sardegna, dove il numero di interventi di trattamento chirurgico di patologia del reflusso gastroesofageo è ridotto proprio al minimi termini.
Sono pochissimi i pazienti che vengono inviati al chirurgo, anche dopo una valutazione multidisciplinare, per eseguire un trattamento di plastica antireflusso.
In altre regioni invece i numeri sono molto più alti.
Questo probabilmente può dipendere sia da una veduta diversa da parte degli specialisti che si occupano della patologia
E forse anche dall'attitudine dei vari specialisti che indirizzano al trattamento chirurgico. Io spero che oggi in queste due sessioni verrà definito come sempre in maniera precisa qual è il ruolo poi delle tre componenti nel trattamento della patologia.
E quindi quanti effettivamente possono essere gli interventi chirurgici, quando c'è l'indicazione precisa di intervento chirurgico, quando invece si tratta di patologia che va affidata solamente al controllo endoscopico e al trattamento medico da parte dei gastroenterologi medici.
Do subito la parola ai moderatori che sono Carlo De Verra e Rigler di Napoli per iniziare la sessione. Prego.
Grazie e credo che però anche tra i gastroenterologi e i medici ci siano ancora alcuni aspetti nel brochard di questi pazienti da stabilire. Vediamo ora che cosa esce fuori. Allora incominciamo con la professoressa Iovino, con Paola che accorperà la prima e la terza relazione perché il dottor Sarnelli non è potuto giungere in tempo. Grazie Paola.
In particolare va ai miei moderatori, ringrazio tutta la città per l'invito rivolto. Mi tocca raddoppiare il mio malgrado perché il professore Sarnelli non poteva venire, quindi questa prima parte è la sua relazione che mi ha mandato.
Lui si occupava in particolare dell'inquadramento della fisiopatologia della malattia da reflusso.
Come faccio? Vado io o va lei?
Allora, prima cosa la definizione, anche perché in questo caso siamo in un ambiente, come ha detto giustamente il professor Erigler, misto, vale la pena che una serie di cose vengano ribadite.
Questa è una definizione vecchia che però è stata in realtà ripresa anche ultimamente dalla consensus conference di Montreal del 2006 come definizione dei pazienti affetti da GERD hanno alterazioni fisiche o comunque della cosiddetta quality of life che risultano direttamente imputabili al refluito gastrico in esofago.
I numeri di prevalenza che voi conoscete sicuramente sono impressionanti, cioè sono 18.6 milioni in America, in media un 40% della popolazione lamenta sintomi acido correlati e nel sud Italia il 20% della popolazione riferisce sintomi acido correlati.
Da un punto di vista clinico, noi ovviamente suddividiamo in maniera anche abbastanza semplice i sintomi intipici e atipici, intendendo per tipici la cosiddetta pirosi, come bruciore retrosternale e rigurgito, mentre invece atipici, imprettamente esofagei, come il dolore toracico, non cardiaco, la disfagia, extraesofagei.
Vi ho riportato qui quella che è la classificazione a cui comunque oggi facciamo tutti riferimento che è quella di Montreal in cui è più semplice forse seguire perché si evidenzia chiaramente che le sindrome sintomatiche sono quelle dei sintomi tipici per poi andare a quelle con reale alterazione mucosale,
tutto l'extraesofageo si basa su associazioni già sicure, quindi già di evidence-based medicine e altre invece ancora che non sono certe.
Da un punto di vista pratico, la maggior parte dei nostri pazienti rientra in questo grosso gruppo di malattie da reflusso non erosive,
i cosiddetti nerd, una piccola percentuale, più o meno un terzo è quello che noi riscontriamo di erosivo, patologia inclusa in generale come alterazioni mucosali, quindi anche Barrett e poi la denocarcinoma.
Un discorso a parte che però è proprio questo, non è facile distinguere dal NERD è l'esofago ipersensibile.
Da un punto di vista fisiopatogenetico è sicuramente una malattia multifattoriale che però vale la pena definire come maggior imputato proprio quello che è il giunto gastroesofageo.
poi possiamo riassumere in quelle che possono essere le alterazioni anche a monte come la clearance esofagea
oppure a valle come per esempio un risk factor ormai sicuramente acclarato è quello dell'obesità attraverso l'incremento della pressione intra-addominale
oppure può essere la cosiddetta acid pocket, sarebbe questa specie di tasca di acidità gastrica che si siede proprio
al di sopra del cibo che noi mangiamo e rimane sotto lo spintere e quindi continuamente crea questi refluiti acidi anche nel post-prandiale dove sarebbe ovvio pensare che il cibo tampona l'acido.
Da un punto di vista pratico sappiamo anche che non possiamo fermarci a una pH metria delle 24 ore che ci dice quanto tempo abbiamo di pH al di sotto di 4 ma dobbiamo assolutamente vedere la relazione che c'è tra sintomo ed eventualmente esposizione acida.
Tutto ciò parte dalla barriera, abbiamo già detto che il giunto è il più importante, si compone della parte intrinseca liscia che è lo spintere esofageo inferiore tonicamente contratto che viene abbracciato dal diaframma crurale
In questo modo la parte striata crea un rafforzamento, quando tutto in sede, dello spintere insieme ad altri importantissimi componenti come l'angolo di is.
I più importanti momenti di alterazione del giunto sono proprio quando la pressione dello sfintere si riduce, quando ci sono i cosiddetti meccanismi definiti transient, cioè i rilassamenti transitori dell'est e la presenza di ernia iatale.
Sappiamo pure che sono pochi i lavori che hanno evidenziato il ruolo per l'ipotonia dell'ES.
E' pur vero quello detto ormai nel 1986 da Carilas, però in linea di massima l'ipotonia dell'ES non sembrava fino ad oggi così importante rispetto al resto dei fattori di rischio
e ultimamente in realtà si sta rispolverando con dei parametri nuovi della manometria ad alta risoluzione
cioè i vari integrali che si stanno facendo della pressione dell'S che sembrano molto più utili da questo punto di vista.
Il rilassamento transitorio dell'S lo vedete in una deglutizione normale, parte l'onda peristaltica, si rilassa lo spintere che è il terzultimo
e questo tipo di rilassamento dura sempre pochi secondi, a differenza invece del transient che non è preceduto da nessuna deglutizione
e comunque ha un tipo di rilassamento molto più lungo ed è molto più semplice che in questo momento ci siano anche dei reflussi.
Infatti in sé è un evento fisiologico, sappiamo che è un meccanismo proprio per provocare la fuoriuscita anche di aria,
cioè per evitare un problema comune che abbiamo specialmente nel post-prandiale e in sé però è anche la causa più frequente di reflusso gastroesofageo.
Non è tanto importante, anzi non è assolutamente importante quanti transient ci sono nei soggetti sani rispetto ai soggetti con reflusso,
è importante invece quanto rifluiscono di più durante quei transienti i pazienti con riflusso.
Infatti le vie nervose che si attivano con una stimolazione per esempio da cibo
che provoca il cosiddetto rilassamento proprio cettivo del fondo gastrico
fa sì che si stimolino le afferenze vagali e parte poi il circuito effettore
che provoca un rilascio dell'ossido nitrico con il cosiddetto rilassamento transitorio dell'est.
In realtà quindi sono sicuramente indotti dalla distensione dello stomaco prossimale
e si hanno quindi intuitivamente durante il post-prandiale.
Un discorso che devo dare atto da gastroenterologa in primis che i chirurghi avevano ragione
è stato sicuramente quello dell'ernia iatale.
Per anni noi abbiamo studiato, ai miei tempi, che l'ernia iatale non aveva alcun valore da un punto di vista fisiopatologico, ma era una casualità concomitante, mentre invece gli studi che hanno condotto il gruppo di Chicago e di Carilas negli ultimi anni ci ha sicuramente molto cambiata la prospettiva.
Questa è un'aggiunzione perfettamente nella norma, quando il legamento freno-esofageo comincia a indebolirsi o ancora più a non esercitare più il suo ruolo, si ha lo scivolamento di tutta la parte dello spintere superiormente e si crea quindi la cosiddetta cavità ernaria con l'alterazione completa della struttura anatomica ma specialmente funzionale.
Normalmente questa è una manometria convenzionale, abbiamo anche da un punto di vista pressorio la coincidenza tra crura diaframmatica e LES, non li riusciamo a distinguere, mentre invece in un tracciato per quanto convenzionale in cui si ha lo sdoppiamento dei due fattori, quello intrinseco e quello estrinseco, incontriamo prima ovviamente la crura diaframmatica e poi il LES risalito.
Ed è proprio questo il meccanismo con cui continuamente poi c'è la risalita dalla sacca erniaria dell'acido che viene quindi come se fungesse da serbatoio e costituisce il cosiddetto rireflusso.
Discorso a parte l'ipersensibilità esofagea. Sappiamo perfettamente che una gran quota dei cosiddetti nerd in realtà noi non li riusciamo a spiegare da un punto di vista diciamo così fisiopatologico.
Infatti, questa è una diapositiva secondo me bellissima che vorrei che nella nostra pratica clinica fosse continuamente ricordata, paradossalmente noi sappiamo che quanto più c'è acido tanto meno si sente.
Noi arriviamo a quadri di assoluta iposensibilità nei Barrett, cioè non sentono nulla, mentre invece abbiamo esofagi ipersensibili che si lamentano tantissimo dove in realtà l'acido noi non lo vediamo e vediamo molto poco di tutto quello e invece è aumentato moltissimo il corteo della sensibilità viscerale
e probabilmente è la grossa quota, per quanto ancora difficile da distinguere, del GERD refrattario, cioè refrattario al cosiddetto trial con inibitori di pompa ormai obbligatorio.
Questo è un tracciato semplicissimo di pH metria dove si vede come i pazienti possono percepire heartburn in assenza assoluta di reflusso ed è dovuto proprio ai meccanismi alterati della sensibilità viscerale sia a livello periferico, quindi una ipersensibilità recettoriale e poi di tutti i circuiti a monte,
cominciando dalle corne dorsali del midollo spinale fino a quelli che sono i sistemi di modulazione centrale.
Ovviamente che cosa succede? Che davanti a stimoli assolutamente fisiologici al di sotto della soglia
in realtà si scatenano tutte le sensazioni che normalmente accompagnano il sintomo quando c'è effettivamente un reflusso acido.
In conclusione la patologia è multifattoriale, sono moltissimi i danni fisici ma specialmente i sintomi legati al reflusso nell'esofago ma pur presentando gli stessi sintomi si vede che c'è un range di manifestazioni molto ampio, i principali meccanismi sono quelli che riguardano l'aggiunzione, sicuramente una grande importanza ad oggi all'ipersensibilità esofagea.
giusto perché io non sapevo di questo quindi chiaramente mi sono interfacciata
riporto quello che è il ruolo in realtà della diagnosi in tutte le sfaccettature
come abbiamo visto della malattia da reflusso gastroesofageo
quindi nella parte cosiddetta organica, nella parte invece realmente di reflusso
in cui il compito è di vedere reflussi sia acidi che non acidi
nella parte motoria perché comunque ha un ruolo importantissimo la motilità di tutto l'esofago
e in quella funzionale. Questi sono quadri che sicuramente sono a voi molto familiari, l'endoscopia fa da leone e la seconda sessione sarà tutto su questo, quindi non mi posso proprio dilungare,
Però per dire come questo tipo di evoluzione ormai sicura da Barrett tramite i vari low e high grade dysplasia fino al cancro siano delle realtà che con la diagnostica odierna siamo in grado in gran parte di tipizzare.
Ma come è già stato detto e ripeto nella precedente relazione già accennato, i veri canoni della malattia da reflusso non sono quelli, ma solamente in un terzo dei casi noi abbiamo realmente un'alterazione mucosale, nella gran parte dei casi parliamo di sintomi.
La cosa molto interessante che ormai viene continuamente attuata è questo, noi non possiamo più dire e non è più necessario effettuare per forza studi di nessun tipo ambulatoriali per diagnosticare la malattia da reflusso gastroesofageo.
Le consensus internazionali ormai ci dicono molto chiaramente che davanti a sintomi tipici come pirosi e rigurgito, in assenso ovviamente di segni d'allarme, noi dobbiamo postulare che sia un GERD ed effettuare un trial terapeutico con inibitori di pompa per un tempo necessario e solamente dopo si può rivisitare eventualmente la diagnosi.
Quindi importanza enorme a tutti quanti i sintomi. Abbiamo moltissimi questionari che sono validati, che sono stati tradotti e validati in moltissime lingue.
E' stata questa una review pubblicata ora su The Disease of Esophagus del gruppo di SMOUT che ha rivisitato tutti questi questionari dando i pro e i contro di ognuno che ci consentono una diagnosi, ci consentono un follow up e anche la diagnosi dei sintomi extra esofagei.
In più sono state introdotte metodiche ormai negli ultimi anni che sono di gran attualità come la pH impedenza, se ne parla molto ma ancora ad oggi facendo un riassunto è quanto riusciamo effettivamente a modificare la diagnosi della malattia da riflusso con la pH impedenza rispetto a prima.
Noi partiamo dal 2008 in cui dicevamo che questi test, come ho già detto, in realtà devono essere effettuati solo dopo che sono stati saggiati gli inibitori di pompa e che non sono stati sufficientemente utili per migliorare la sintomatologia.
E quindi hanno un senso nel prechirurgico, perché chiaramente il paziente deve essere inquadrato bene, e anche per distinguerli da quelli che sono i quadri cosiddetti tra virgolette di esofago funzionale ipersensibile o del cosiddetto proprio heartburn funzionale.
Cosa ci offre di più la pH impedenza? Ci offre sicuramente la possibilità di vedere, proprio nel vero senso della parola perché con l'impedenza si vedono i riflussi non acidi, ci offre la possibilità di misurare una clearance del bolo fisico e sicuramente i riflussi acidi che prima erano solo un abbassamento continuo di pH e non riuscivamo a cogliere il riflusso che invece con l'impedenza si riesce a cogliere.
molto bene, ma specialmente
quello che è cambiato è
li abbiamo sempre usati
questi tipi di indici
però li abbiamo sempre potuti correlare
solo con il reflusso
acido, ora li possiamo correlare
con il reflusso non acido
e sono sicuramente
in quest'ultimo lavoro
appena pubblicato su Clinica Gastroenterology
e Patology
oltre alla solita esposizione
anormale
all'acido delle 24 ore che
che rimane la misura di outcome più sicura, cioè di risposta alla terapia o comunque in generale,
non solo a quella medica, anche come vedremo a quella chirurgica, ma anche è molto importante perché il ventaglio del SAP,
cioè della cosiddetta associazione con i sintomi, per mezzo della pH impedenza si è arricchito di tutti i reflussi non acidi
e si vede come sia sicuramente molto utile per valutare l'outcome.
Lo stesso non possiamo non parlare di quella che è la manometria ad alta risoluzione,
se dovessimo studiare 36 tracce così chi fa motilità come me potrebbe anche impazzire,
per fortuna abbiamo questo, cioè con l'avvento del contour plot,
questo è stato un regalo di Re Claus, si è potuto vedere ad oggi questa manometria in cui si vede perfettamente in un'unica bideata lo sfintere esofaggio superiore e inferiore,
come parte l'onda, come si rilasta lo sfintere e sono aumentati in un modo esponenziale tutti i parametri che abbiamo a disposizione.
Questo lavoro appena pubblicato fa il primo bilancio verso la manometria convenzionale, sicuramente è molto più vantaggiosa in termini di accuratezza diagnostica, non c'è paragone, vedete l'EPT con quella sigla si intende Air Resolution Manometry rispetto alla convenzionale ed è anche molto importante per l'aggriment tra chi lo effettua questo esame perché c'è molto più accordo.
una superiorità e deve essere preferita per lo studio della motilità esofagea.
Quello che è probabilmente molto interessante per i chirurghi è che ormai è stato dimostrato che la manometria ad alta risoluzione ha una sensibilità e una specificità del 92 e 93% rispettivamente,
C'è la metodica assolutamente migliore per evidenziare l'ernia iatale e per tipizzarla nei vari sottotipi che sono importanti e danno la gradualità del problema.
Sicuramente non possiamo più pensare di fare una diagnosi con un esofago baritato, è un errore, non la possiamo fare, ma non la possiamo fare neanche con una gastroscopia.
Quindi cosa dobbiamo ricordare? Non usiamo la radiografia con vario, la gastroscopia si fa solo in presenza di segni d'allarme
o se ci sono dei pazienti che ovviamente hanno un alto rischio di complicanze.
Non si ripete la gastroscopia se non ci sono sintomi nuovi, a meno che non stiamo parlando di un Barrett e tutto un altro discorso.
Le biopsie di routine per un'esofagite non si fanno, a meno che non parliamo poi ovviamente di eccezioni come l'esofagite osinofila oppure sempre del Barrett.
La manometria esofagea non è per la diagnosi di malattia da reflusso, non lo possiamo dire, però sicuramente ci dà delle armi molto efficaci per l'ernia iatale e per la motilità.
giusto velocissimamente
cosa c'è di nuovo, presente e futuro
di che cosa
possiamo ancora armarci
ci possiamo armare
della neonata ma in realtà
già utilizzata, Air Resolution
manometri insieme
all'impedenza, quindi vediamo
motilità e transito del volo
insieme e chiaramente
compensiamo
sia il dover fare
due esami contemporaneamente
abbiamo una visione molto più integrata del problema. Molto interessante è la baseline impedance, questo è un gruppo italiano che lavora molto su questo tipo di argomento e ha dimostrato come in pazienti con esofago ipersensibile,
Quindi pH impedenza normale con comunque un functional heartburn che può rispondere e non rispondere agli inibitori di pompa, quindi c'è una grande differenza e i volontari sani noi con la baseline impedance notturna siamo in grado di dividere questi gruppi che ad oggi non sono divisibili in maniera semplice.
Quindi è una grossa opportunità. Ma c'è di più, ci dice praticamente quest'anno che si può avere una sonda di impedenza che si utilizza direttamente nel canale endoscopico che viene posizionata a 8 cm dall'aggiunzione
e direttamente possiamo, quindi nel paziente che si sottopone a una gastroscopia, vedere se l'impedenza basale è alterata e quindi avere una specificità molto elevata, 95%, per la diagnosi di GERD.
In più questo è il gruppo di Sifrim, ormai a Londra, che ha rivisitato l'utilità del dosaggio della pepsina nella saliva con tre campioni e in realtà è stato abbastanza fallimentare,
nel senso che solamente alzando moltissimo la soglia quindi dai 16 proposti a ben più di 210 si riesce a ottenere una specificità del 98% ma una sensibilità bassissima per cui è veramente poco interessante se non pensiamo solamente a quello che è il medico di base che quindi può utilizzarlo come screening.
In conclusione l'impedenza è il nostro test, la pH impedenza delle 24 ore, però dobbiamo fare meglio, sicuramente la baseline impedance e il test della pepsina necessitano di molto lavoro.
Grazie Paola per essere mantenuta nei tempi che segna un po' di rispetto di tutta la sessione.
Grazie, innanzitutto rispettiamo i tempi rispetto agli altri relatori, un grazie a Giorgio Palazzini di questo splendido congresso a nome mio personale della Sipad e passerei la parola al mio carissimo amico Carlo Pomari che ci parlerà del reflusso e problematiche extra digestive.
Abbiamo stabilito con l'altro moderatore di fare le domande al termine della sessione in modo che si possa sentire un po' tutto. Carlo, 10 minuti, grazie.
Io sono un preomologo, ringrazio il Presidente e i moderatori per questo graditissimo invito.
Dopo la relazione dell'autoressa di Vino io potrei anche andare via perché io ho delle cose completamente diverse da quello che ha detto lei
e questo mi fa molto piacere perché è questo che è il nostro problema di preomologi,
è trovare da voi una risposta perché non è un problema respiratorio ma è un problema gastroenterologico.
È un argomento questo che divide i preomologi in due categorie ben distinte, i pro e i contro,
Anche noi siamo in disaccordo in certe cose. Il professor Savarino a marzo, nel congresso nazionale di gastroenterologia, aveva definito questo argomento come entrare in una piramide, cioè entrare in una serie di segreti e di cose ancora non conosciute, ma ancora quindi da studiare, giustamente.
perché è da 78
che si ipotizzava un rapporto
di tipo riflessogeno
fra l'esofago e le vie aeree
e questo rapporto sembrava essere
prevalentemente legato
al fluido acido
però siamo arrivati
fino agli anni 2000 per poter stabilire
o credere e ipotizzare
che ci potesse essere un rapporto non solo con la
patologia delle alte vie
ma anche delle basse vie respiratorie
e addirittura del pomone profondo
Questi argomenti oggi sono ancora in discussione perché la difficoltà è dimostrare il rapporto diretto ma per quanto riguarda la tosse oggi siamo abbastanza in accordo, sembra che il 21% delle cause di tosse sia legata al reflusso viene dopo l'asma e dopo il gocciolamento nasale posteriore.
Bene, perché c'è ancora tanta confusione? Non sappiamo qual è il meccanismo fisiopatologico che lega il flusso gastroesofageo e le vie aeree. Le due teorie sono quella di fersogene e quella microaspirativa, ma soprattutto non esiste ancora un rapporto diretto e non sappiamo quando si innesca un meccanismo chi è l'attore principale che ha determinato questo fenomeno.
e quindi non abbiamo alcuna risposta per quello che è un editoriale del 99
che diceva lascia prima l'uovo o la gallina quando parliamo di questa cosa qua.
Grazie al 2006 è stata chiarita che esiste non solo una sintomatologia tipica
che dobbiamo prendere in considerazione e quindi ha dato una interessante spinta
ai sintomi atipici e alle malattie legate alla sintomatologia non tipica
e quindi a dare un approccio diverso al paziente con malattia.
malattia extra esofagea
da reflusso
perché oggi i sintomi
extra esofagei possono verificarsi
in concomitanza sia tipici che atipici
può essere
gasoso in un sentito e non acido
ma per quanto riguarda la diagnosi
di una malattia extra esofagea
non esiste ancora un gold standard
con dei criteri diagnostici che possono
correlare fra lo stomaco
e appunto l'apparato respiratorio
peraltro
Anche la prevalenza di questa patologia non è ancora chiara proprio perché esiste questa mancanza di standard ma è un problema che dal punto di vista sociale è estremamente importante perché come vedete il costo studiato per quanto riguarda questa patologia si avvicina a patologie ben più importanti.
quindi il nostro problema
dal punto di vista pre-omologico
il rapporto è in esso di casualità
e questo è un compito estremamente difficile
c'è un algoritmo che si è proposto
recentemente, come dire, di fronte a un paziente
con una tosse asma o laryngite
la cui causa non è
da correlare a qualsiasi altra ipotesi
se non quella del reflusso, la terapia giustamente
empirica i due mesi
con inibitore di pompa
se la situazione si risolve bene, se non si risolve
si va avanti con le indagini, in questo caso
in questo caso viene proposto l'APH, l'impedenzometria.
Ma nell'asma, dove noi per circa un terzo di soggetti che hanno l'asma
non hanno sintomi dal punto di vista gastroenterologico,
per noi, per l'analisi, l'unico indicatore non può che essere
la risoluzione del sintomo respiratorio, ovviamente.
E questo è un lavoro che io ho fatto con i miei colleghi ancora nel 2000,
presentato nella Città Europea di Pneumologia,
dove, vedete, il dubbio che poter dare una pastiglia che inibisca l'acidità,
e quindi ribisca uno stimolo irritativo, sia capace di risolvere un sintomo respiratorio,
viene proprio da questa osservazione qui.
Noi abbiamo preso dei soggetti che hanno una tosse variante asma
e che sono positivi al test di provocazione per l'asma, cioè il test alla metacolina.
Vedete, il primo gruppo, hanno tutti quanti una pH ametria,
allora si usava la pH ametria soltanto, acida, patologica, secondo i che trae di Demister.
Il primo gruppo è un gruppo che ha tutti gli indici di flogosi, dal punto di vista dell'asma,
dal punto di vista dell'asma, positivi.
Mentre il secondo gruppo non ha indici di flovosi delle vie aeree.
Vedete, nel trattamento con l'inibitore di pompa, cosa ha fatto?
Ha modificato sicuramente il gruppo dei non infiammatori.
Cioè la metacolina è normalizzata dopo 4 settimane di trattamento con PPI,
però non è successo nulla a carico dei pazienti che avevano un'infiammazione.
Questo cosa ci dice che evidentemente se noi trattiamo soltanto con un farmaco
l'inibitore di pompa, cioè mi toglie lo stimolo acido,
io se il paziente ha già innescato
il meccanismo flogistico delle vie aeree
non è sufficiente
e quindi questo se il soggetto, se vediamo l'algoritmo di prima
se io non posso pensare di riuscire
a risolvere semplicemente
togliendo uno stimolo, perché si è già innescato
il meccanismo
perché un gruppo innesca un meccanismo flogistico
e un altro gruppo innesca, questo è un dato che
noi non sappiamo ed è un problema nostro
ma sicuramente
il PPI test nei pazienti con
il paziente con gli ispiratori secondo me
è pericolosissimo perché per noi
l'ipnoemologia è forviante, cioè noi in questo caso
diremmo che il reflusso non è la causa
dell'asma, e invece non è vero
perché in questo caso qua loro hanno risposto
benissimo, siamo noi che dobbiamo studiarlo
di più dal punto di vista respiratorio
ovviamente. Bene,
Carmelo Scapignato che è un grandissimo
una persona che ho conosciuto, un grandissimo
ricercatore che
a marzo
aveva proposto
durante il
congresso nazionale di gastroenterologia
ha proposto questo flowchart interessante, lui dice se i sintomi persistono dopo il PPI
dobbiamo tenere in considerazione una cosa, che i pazienti che hanno una sintomatologia tipica
o manifestazione di esteroesofagee, la terapia antisecretoria può essere inefficace
o parzialmente efficace e quindi in questo caso aggiungiamo farmaci.
Lui mi ha proposto questi tipi di farmaci, di cui io non entro in merito ovviamente,
però dice se dopo aver dato un ulteriore apporto farmacologico
non ho risultati, ho risultati benissimo
ma se non li ho devo andare avanti
dal punto di vista diagnostico endoscopico
benissimo, se funziona
trovo un reperto patologico
controllo la complianza del paziente
e se non lo risolvo
considero l'ipotesi chirurgica
ma nel caso in cui
il soggetto risulti negativo
non troviamo nulla dal punto di vista
endoscopico, cosa possiamo fare?
benissimo, il problema è questo
ci troviamo di nuovo di fronte
è un criterio, parliamo di un paziente che ha sintomi
prevalentemente respiratori, non gastroenterologici
e quindi in questo caso
qui vedete, i criteri sono questi
cioè se il PPI non ha funzionato
è possibile che l'acido
non sia il patogeno che ha determinato
quella sintomatologia, perché lui non la sente
bene, allora in questo caso
invece la pepsina, forse
per noi pneumologi potrebbe essere un indicatore
estremamente sensibile
perché? Perché vedete
è la pepsina non acida, causa
danni a livello dell'aringeo, è una questione degli studi
che è molto interessante, sulla capacità di dare dei veri e propri danni
a livello delle corde vocali e dell'aringe.
E questo lo fa anche a pH non acido.
E quindi in un laboratorio respiratorio, diciamo ipermologico,
dove il paziente viene con un sintomo respiratorio,
fare un determinare nella saliva, un sintomo.
Ma la cosa importante che diceva lei, che mi piace moltissimo,
è perché io sto facendo questo test con una grandissima soddisfazione.
Il problema è, uso i criteri gastroenterologici,
dire al paziente non devi prendere terapia, non devi mangiare,
e non devi fare questo, oppure
mi fido semplicemente del sintomo suo
mi dice io ho mal di gola
bene, io glielo faccio, in quel momento lui
ha mal di gola, fino adesso
non voglio anticipare nulla, ma non so se sono
fortuna, trovando in quel momento
il sintomo del paziente, la pepsina è positiva
è da studiare, è da verificare
perché è sicuramente un dato estremamente interessante
però piuttosto che fargli una PH
mentre è un paziente che ha l'asma
che accetta difficilmente quell'indagine lì
fargli la pepsina potrebbe essere per noi
estremamente importante
importante. Quindi quello che è importante per chi ha una patologia esteroesofagea e
quindi una malattia da reflusso esteroesofagea, la diagnosi per la sua risposta clinica e
non tanto sulla dimostrazione oggettiva del GERD. Questa è una rivista vostra, io l'ho
preso da questa rivista, molto interessante, molto bello, però questa è una diapositiva
ancora vecchia che ho usato nel 2000 di Sontag che diceva ancora allora, le evidenze più
convincenti dell'esistenza di un rapporto causa-effetto fra GERD e sintomi respiratori
vengono dagli studi in cui il GER è adeguatamente trattato ma soprattutto è adeguatamente studiato.
Grazie Carlo, ci dai sempre una nota aggiuntiva a quello che è il nostro conoscere.
Noi purtroppo non abbiamo notizie del caro amico Erminio Capessuto, doveva venire e aveva accertato la sua presenza qui,
Però non risponde a telefono, non risponde ai messaggi. Non sappiamo perché diceva il professor Erichler che prima la linea rossa è stata bloccata della metropolitana, quindi purtroppo per gli eventi che tutti conosciamo ci possono essere delle difficoltà naturalmente logistiche di raggiungere un posto di comunicazione.
A questo punto io direi andiamo ovviamente avanti con le relazioni e poi qualora Erminio venga tra di noi naturalmente farà la sua trattazione. Io darei la parola a Fabrizio Montagnese che ci parlerà della terapia medica, selezione del paziente e trattamento.
Buon pomeriggio a tutti, grazie per l'invito, ringraziamento agli organizzatori, al Presidente, posso rubare forse qualche minuto all'amico Erminio visto che non c'è la sua sessione.
Allora, non mi soffermo sulla definizione di Montreux che è già stata trattata, quindi questo ovviamente è noto già a tutti, bisogna considerare però che la malattia del flusso, il 60% dei pazienti, come ha detto la professoressa Iovine, con malattia del flusso non presenta lesioni all'esofago, il 50% dei pazienti con sintomi tipici da reflusso non presenta reflusso acido,
e i pazienti con malattia di reflusso riportano un ampio spettro di sintomi esofagei ed extraesofagei, lo abbiamo appena sentito.
Le cause di dolore toracico e la loro incidenza all'ingresso dell'ospedale sono queste.
Il 30% dei soggetti che vanno all'ospedale con un dolore toracico che non sia di origine cardiaca in realtà hanno problematiche esofagee.
In questa torta noi vediamo che la malattia di reflusso divide in esofagite di reflusso con le forme complicate pari al 40%
ma il 60% è questa entità che noi chiamiamo NERD, abbiamo già sentito, di cui vorrei posso affermare perché è molto importante per noi gastroenterologi perché sono pazienti che non hanno lesioni esofagee, che stanno male e che richiedono le terapie con PPI.
La prevalenza di patologie gastrointestinali evidenziate alle endoscopie negli anni da
1976 a 1992, come vedete la prevalenza delle malattie del flusso è sempre andata in aumento
mentre le ucce legastiche e le ucce rotovenali sono ovviamente rimaste a uno standard, quindi
la malattia del flusso è sempre aumentata e le diagnosi sono sempre più frequenti endoscopicamente.
Questa è la prevalenza della malattia del flusso nei paesi ovviamente europei, l'Italia
ovviamente è importante, però non ha i dati del Nord Europa e i questionari di cui parlava
la dottoressa Jovino prima, ovviamente sulla prevalenza dei sintomi della malattia da reflusso
sono molto importanti. Come vedete la pirosi è un dato molto frequente, è un sintomo
frequentissimo addirittura nella popolazione generale, questi sono i famosi questionari
della contea di Omset nel 1800 in cui vedete che la forma sporadica, cioè almeno un paziente
su due, quindi metà della popolazione ha sintomi di pirosi, di regurgito sporadico
una volta al mese e ovviamente le forme frequenti scendono al 20%, però comunque stanno tutti
male, è una realtà veramente molto importante. Se stratifichiamo per sesso, ovvio per sesso
questa patologia come vedete nella quarta decade prevalgono un pochino i maschi, le
femminucce ovviamente dopo il 60° anno di età, verso la sesta decade fino al 70° anno
Ovviamente hanno la malattia più frequentemente. La diagnosi ormai non si fa più con l'endoscopia, ormai è una consensus internazionale, lo sappiamo tutti, ovviamente basta i sintomi, la diagnosi è basata sui sintomi, il risk assessment, se non ci sono segni di allarme si fa la terapia empirica, si fa il PPI test e l'endoscopia si rilascia soltanto successivamente.
Le condizioni sono queste, malattia d'aria e flusso, condizione morbosa cronica, recidivante,
caratterizzata da reflusso gastroesofageo, da un peggioramento della qualità della vita
e con lesioni mucose, le conosciamo tutti, esofagiti di primo grado, secondo grado, classificazioni
di Los Angeles e quant'altro.
La forma nerde non erosiva è quella che non ha lesioni mucose esofagee endoscopicamente
evidenziabili ma comunque i pazienti stanno male.
Questa è una condizione molto frequente nei giovani, è una condizione frequente nel sesso
femminile più frequente nelle persone magre, meno frequentemente associata all'ernia ietale.
Fra queste troviamo l'esofoqui ipersensibile che ne è stato trattato ovviamente in precedenza,
che è una condizione caratterizzata da negatività endoscopiche della pH metria delle 24 ore
in cui è frequente una modesta correlazione fra sintomi ed episodi di reflusso acido.
Il reflusso alcanico deve essere comunque preso in considerazione, ovviamente se questi
pazienti poi arrivano a fare la pH in prevenzione sarebbe sicuramente meglio.
Ora l'impatto della NERD di queste forme non erosive sulla qualità della vita è sicuramente pesante, voi vedete qui questi sono soggetti normali, queste sono valutazioni dell'American Gastronomy Association di qualche tempo fa in cui la vitalità, il dolore, la salute generale, la salute mentale, l'ortato emozionale di questi soggetti, lo stato fisico fino all'attività fisica si discostano più o meno dalla qualità di vita di un soggetto normale perché i sintomi sono sempre indotti dal contatto dell'acido,
Per questo bisogna dirlo perché poi alla fine quando noi controlliamo la secrezione acida con i farmaci ovviamente c'è una regressione dei sintomi e i pazienti stanno sicuramente meglio.
C'era la problematica dell'elicobacter pylori, l'infezione dell'elicobacter pylori una volta sembrava che eradicando l'HP il paziente stesse peggio, in realtà l'eradicazione non sembra aggravare la malattia e non prevene la recidiva della stessa.
ma come vedete qua la NERD non dà soltanto la pirosi, c'è uno spettro di sintomi che vanno dal rifugio, dal bruciore, alle ruttazioni, al gonfiore, alla distagia
fino addirittura ai sintomi rotolino-lingoiatrici.
Se noi paragoniamo in questo studio abbastanza datato di qualche anno fa la severità della pirosi in pazienti con NERD e GERD
in forme non erosive, le erosive come vedete sono quasi sovrapponibili
e anche la frequenza della pirosi in pazienti con NERD e GERD dal punto di vista settimanale
Forse le forme erosive sono più rappresentate a livello settimanale, però comunque nell'ambito del mese il paziente sta male anche nelle forme non erosive.
Le caratteristiche cliniche sono sovrapponibili per età, sesso, per consumo di alcol, di fumo e quant'altro, forse nelle forme erosive c'è più frequenza di N che tale.
Comunque sia, sono due condizioni che seppur diverse hanno una caratteristica clinica che è perfettamente sovrapponibile.
Abbiamo sentito anche le complicazioni esteroesofagee, se la frequenza della malattia del reflusso è settimanale avremo sicuramente dolori toracici più frequenti, l'asma, la bronchite, le complicanze otorinolaringoiatriche e respiratorie fino addirittura a condizioni polmonari molto importanti.
nel reflusso notturno che è quello più pericoloso in un certo senso dal punto di vista sintomatologico
i pazienti avranno sicuramente più sibilio, più difficoltà respiratoria, più affanno riposo, più affanno notturno
quindi alla fine la domanda sorge spontanea, qual è il candidato ideale alla terapia?
Sicuramente il paziente sintomatico, noi dovremmo trattare tutti questi soggetti
perché lo scopo della terapia è quello di ottenere la scomparsa dei sintomi, ottenere la scomparsa delle lesioni se presenti
ovviamente e considerate che il 60% non ne ha, bisogna prevenire la recidiva sintomatologica
e ripristinare la qualità della vita. Considerate che dall'avvento dei PPI la guarigione delle
malattie da reflusso e delle esofagite in particolare è sicuramente aumentata, arriviamo
quasi al 100% in 12 settimane e su questo lavoro, su questa meta-analisi dell'American
Gastroenterological Association, su queste linee guida, come vedete, i PPI sono sempre
sempre superiori al placebo, sia nella guarigione delle esofagite, sia nella risoluzione del dolore,
bruciore retrosternale, nelle forme erosive e non erosive, e sia per mantenere il paziente scevro da sintomi
fino a 6-12 mesi. Solo nelle forme extraesofagee, come diceva prima il professor Pomari,
il trattamento con i PPI deve essere fatto ad alte dosi e solamente, lo vedremo dopo,
In quelle forme che hanno sicuramente una provenienza intestinale, una causa intestinale. Questo è l'algoritmo terapeutico della NERD e qui vorrei soffermarmi un attimo perché nelle forme non erosive, secondo le linee guida, ovviamente noi dovremmo dare il TPI per 2-4 settimane a dose standard.
significa 40 mg di pantoprazolo, esomeprazolo e tutti i farmaci, sicuramente gli analoghi che conoscete, se c'è una risoluzione dei sintomi si fa la terapia on demand, ma se non c'è una risoluzione dei sintomi è previsto anche il raddoppio della posologia.
E questa è una cosa che non fa nessuno, perché sono pazienti che non hanno lesioni endoscopicamente rilevabili oppure sono pazienti che non dovrebbero fare la gastroscopia, quindi nella persistenza dei sintomi c'è un prolungamento della terapia e altrimenti se invece si risolve si arriva allo step down.
Ma il raddoppio della dose, cioè arrivare a 80 mg di inibitore di pompa protonica per un soggetto non erosivo, è quasi impossibile nella pratica quotidiana italiana.
In questi studi di corte sulla storia naturale della malattia delle flusse, come vedete, la NERD non evolve mai verso forme molto gravi, ma comunque evolve verso forme erosive, lievi, moderate, nel 25, 17, 24% in tutti questi studi qui a lato.
e quindi in un certo senso il paziente deve essere trattato non solo per l'esoluzione risintomatologica
ma anche per la sua progressione di malattie.
Non è vero che la NERD non evolve.
Nelle malattie invece delle esofagite, le classi A, B, le forme lieve e moderate,
la flow chart è questa, TPA in dose standard per 4 settimane, sintomi controllati,
rifalutazione del paziente e si può decidere ovviamente se fare il mantenimento
con la terapia step down intermittente o continuativa.
La chirurgia antireflusso, poi ne parleremo in discussione, deve essere una scelta del paziente solo nei soggetti che rispondono al trattamento farmacologico, se rispondono e il paziente è costretto a una terapia long term può decidere la terapia antireflusso, ovviamente chirurgica, non dovrebbe almeno essere fatta nei pazienti che non rispondono al trattamento farmacologico.
Come vediamo qui, anche qui, studi di corte che valutano la progressione dell'esofagite non trattata, che ovviamente la esofagite tende a peggiorare.
Queste sono le linee guida dell'American College of Gastroenterology 2013, in cui il trattamento della malattia gastroesofagea da reflusso è questo.
Terapia per 8 settimane con 40 mg e il trattamento di scelta per il miglioramento dei sintomi e per la guarigione mucosale nelle forme di esofagite erosiva.
Non ci sono differenze tra i vari PPI, quindi qualunque cosa usiate a parità di dosaggio è perlomeno sovrapponibile.
I tradizionali PPI a lento rilascio dovrebbero essere somministrati 30-60 minuti prima del pasto per il controllo ottimale del pH.
I nuovi PPI permettono una somministrazione vicina durante il pasto, ovviamente è meglio prima di colazione.
I non responsivi, specie quelli che non hanno fatto gastroscopia, dovrebbero essere rivalutati.
mentre la terapia a long term dovrebbe essere destinata ai pazienti con malattia del flusso
che continuano ad essere sintomatici dopo la sospensione o in quelli con forme erosive e barre.
Velocemente, gli H2 antagonisti possono essere usati come terapia di mantenimento
solo nelle forme non erosive e solo se il paziente ha già risposto in passato ad essi.
È frequente sentire qualche volta qualche collega che tratta combinatamente con PPI e H2
e gli H2 possono essere usati come terapia serale in aggiunta ai PPI della mattina
nei pazienti con documentato reflusso notturno e da considerare che questa opportunità però
può determinare l'esistenza dopo poche settimane. Attenzione ai procinetici, non dovrebbero essere
usati se non, dopo un'attenta valutazione perché possono dare effetti centrali, molto
importante il sistema nervoso centrale, anche il Parkinson, non c'è alcun ruolo per il
subralfato se non nelle donne gravide con malattia da reflusso e anche perché poi i
PPI possono essere usati anche in ingravidanza se con la giusta indicazione. Questa è una
cosa importante che ci tengo, gli stili di vita, la parte ovviamente importante, la perdita
di peso, l'elevazione del letto, ci sono in realtà dei lavori, la perdita di peso
ci sono almeno 3 lavori casi controllo in cui T supera un BMI superiore a 25 ovviamente
dovrebbe dimagrire perché sicuramente c'è un miglioramento dei sintomi, l'elevazione
del letto, ci sono due studi randomizzati e controllati, due trial che ovviamente garantiscono
un miglioramento se c'è un'elevazione della testata del letto, sembrano cose pratiche
da medico di base ma in realtà ci sono dei lavori che lo dimostrano. Il fatto di evitare
di mangiare subito dopo e andare subito a dormire, anche questo, ci sono due studi casi
controllo in cui c'è un miglioramento del paziente che va a coricarsi sicuramente dopo,
invece l'uso di tabacco, di alcol, la sostenzione di cioccolata, caffeina, cibi speziati e limone
che non hanno alcun significato.
Non mi soffermo su questo,
ovviamente abbiamo già parlato, i PPI sicuramente
migliorano i sintomi laringei e polmonari,
bisogna utilizzare una terapia aggressiva,
PPI a doppia dose per
3-6 mesi, migliora sicuramente i sintomi
orofaringei e respiratori,
ma tutto questo l'evidenza è vera
solamente se c'è una concomitante sindrome esotagea.
Salto questa parte
perché ovviamente ne abbiamo già parlato prima,
non ha alcun senso, mentre sulla tossicità
dei farmaci, questo è importante, quali sono i potenziali
rischi dei PPI, questo è importante
importante soffermarci. Il cambio dei PPI deve essere preso in considerazione solo
in caso di effetti collaterali alla singola molecola. La cosa importante che bisogna dire
è che l'osteoporosi, ce n'è tanto parlato, i pazienti con osteoporosi, nota, possono
invece continuare la terapia con PPI se necessaria. Il rischio di frattura delle anche di osteoporosi
non dovrebbe inficiare la decisione di continuare la terapia se non solo per quei pazienti che
abbiano altri fattori di rischio per fratture osteoarticolari. Il Clostridium, PPI sono
sono un fattore di rischio per infezioni da costituzioni difficili se dovrebbero essere
usati con cautela nei pazienti a rischio, per esempio i lontiani, i allettati. Lo stesso
dicasi per le polmoniti nosocomiali. Sono degli studi che hanno dimostrato che le terapie
short term con PPI possono incrementare il rischio di polmoniti da comunità, tale rischio
decresce nei trattamenti long term perché pare che il trattamento long term riduca l'aspirazione.
Ho finito. Gli anticoagulanti, terapia con PPI non dovrebbe essere modificata in corso
di risultamento con copilogrel dal momento che gli studi non supportano un elevato rischio
di eventi cardiovascolari, così come carenza di vitamina B12, carenza di ferro, polipipe
plastici del fondo gastrico, da abuso di VPA, in realtà ci sono delle segnalazioni ma ovviamente
ci sono dei case report e non ci sono dei lavori che possano supportare la sospensione.
Conclusione, tutti i pazienti affetti da malattia da reflusso sintomatica, NERD e GERD, ovviamente
il 60% non hanno forme erosive, dovrebbero essere trattati con terapia per soppressione
acida a 40 mg fino alla remissione dei sintomi. I PPI sono utili nel trattamento dei sintomi
extraesofagei, da reflusso in caso di presenza di sintomi tipici, esofagei, 40 mg di sindia.
Il trattamento con PPI è migliore di quello con H2 antagonista e del placebo. Questi farmaci
mostrano un elevato profilo di sicurezza anche per terapie long term e anche in caso di gravidanza.
Le uniche evidenze significative attualmente disponibili sugli effetti collaterali sono
relative alle infezioni opportuniste e concottibili e a un potenziale rischio per le polmonite
grazie
grazie Fabrizio
hai fatto una corsa
e sei riuscito più o meno a stare
vuol dire che se viene capezzuto
parlerà tre minuti in meno
Attilio Maurano
nostro grande endoscopista
ma non in senso
non posso dire che non sono grande
anche un modipisto
grazie innanzitutto
al presidente
alla Sibad
che mi ha invitato
e grazie al professor Palazzini con cui abbiamo il piacere di condividere una serie di eventi formativi.
Allora mi metto il mio telefonino per 10 minuti, cerchiamo di andare avanti rapidamente.
Allora l'endoscopista non deve fare più la diagnosi ovviamente perché abbiamo detto che non si fa più con l'endoscopia
ma esiste ancora anche il discorso di fare qualche cosa per questi pazienti.
E allora un margine di utilità per l'endoscopia nel trattamento c'è ancora riservato, anche se ovviamente non bisogna invadere il campo di altri e se è opportuno che quello che abbiamo fatto nell'endoscopia con tutte le classificazioni e tutte le altre cose,
se vado rapidamente io perché ho messo molte più diapositive di quelle che possono essere trattate in 10 minuti.
Sicuramente abbiamo cominciato a fare delle cose, abbiamo cominciato a fare delle inizioni, abbiamo cominciato a utilizzare la radiofrequenza
perché pensavamo che attraverso queste cose che l'endoscopista poteva fare senza un intervento più aggressivo di tipo chirurgico
potevano risolvere il problema
le terapie iniettive
pensavano che fosse sufficiente
iniettare nella parete esofagene
al di sopra
dello sfidele esofagene inferiore
delle sostanze inerti
potessero essere utili
da un punto di vista meccanico
ma probabilmente non si era bene a conoscenza
di quella che la funzionalità
la mia amica professoressa Jovino
che ho il fortuna di avere
nella mia azienda
mi può insegnare a tutti
che cosa significa la motilità dell'esofago, e non era sufficiente quindi mettere qualcosa nella parete.
Poi si è pensato di attivare attraverso i meccanismi della radiofrequenza
con delle azioni di tipo fisico, termico, delle reazioni,
per cercare di vedere se questo, restringendo il lume, poteva essere utile.
varie sostanze
dal plexiglass, l'endelix, il gatekeeper
che sono stati
utilizzati
non privi ovviamente di tutta una serie
di fattori di rischio
laterale
sono stati via via nel tempo
abbandonati perché
tra le altre cose, vedete, mediassinite
versamento pleurico
preomo mediassino
e chi più ne ha più ne emetta
il discorso costo-beneficio non era favorevole
a questo tipo di utilizzazione, vedete queste sostanze che spesso poi dovevano essere quando era possibile ritirate, tolte perché gli effetti erano veramente dannosi, facile riuscire a fare questo tipo di intervento però il discorso del beneficio invece non era per niente utile
e le stesse protesi inventate per questo motivo
oltre a non risolvere il problema
avevano tutta questa serie di controindicazioni
una serie di trial
ma oggi si può dire che davvero
tutta quella che era terapia iniettiva
è stata abbandonata
lasciamolo alla storia
la radiofrequenza invece si basava
soprattutto sul catetere definito stretta
la cui sistematica distale
è presente un cestello
su cui erano posizionati quattro elettrodi ad ago e questi quattro elettrodi nelle quattro direzioni utilizzavano la corrente di radiofrequenza
e si avevano questi effetti, incremento del tono basale dell'essere, riduzione della frequenza, quindi neurolisi, ablazione termica delle terminazioni nervose, sensoriale e metoria,
sia un migliore svuotamento dello stomaco.
Però anche questo tipo di metodica, questi sono i risultati endoscopici dopo l'applicazione della catetere stretta,
in effetti non hanno nel tempo poi ottenuto tutti i risultati che si volevano ottenere,
anche se all'inizio, inizialmente, c'era tutto un miglioramento della sintomatologia
è rappresentato dal miglioramento dello score di pirosi, diminuzione dell'esposizione acida e esofagea, quindi un trattamento con radiofrequenza in paziente selezionato è una valida alternativa al trattamento medico e chirurgico.
Però poi si è cominciato a pensare, vediamo poi se noi che gran parte dell'endoscopia chirurgica, veniamo appunto dalla chirurgia, possiamo utilizzare addirittura un meccanismo con dei veri e propri punti di sutura e quindi sono cominciate poi le sperimentazioni di sistemi di sutura endoscopica.
I primi sistemi di sutura endoscopica erano dei sistemi muco-mucosa, quindi di conseguenza si andava a intervenire all'interno della mucosa gastrica collegando, mettendo insieme tratti brevi di mucosa, ma ovviamente questo tipo di sutura non potevano avere nel tempo una azione risolutiva e definitiva perché questo tipo di suture erano suture che diventavano inefficaci nel giro di poco tempo.
E quindi poi si è andato avanti per cercare di trovare delle soluzioni tecniche con delle apparecchiature sempre più perfezionate che invece portassero a degli interventi,
I veri e propri interventi chirurgici a tutto spessore per ridurre l'umesofageo, per cercare di ridurre in alcuni casi le ernie iatali e quindi per fare una sorta di plastica di nisle endoscopica, anche se questa è una presunzione e non è facile poter fare un intervento del genere.
Lasciamo il merito ai laparoscopisti di fare bene la laparoscopia.
Quindi questi ovviamente potevano essere fatti, avevano dei vantaggi, procedure mini-invasive, durata 40-60 minuti, non c'erano lesioni dall'esterno, quindi non cicatrici, non incisioni e si riusciva a ottenere un duplicazio tra virgolette parziale, più fisiologico, evitando che essendo troppo stretta possa causare disfagia.
risultati sovrapponibili alla terapia chirurgica antireflusso con un miglior profilo di sicurezza
non pregiudica e o compromette un'eventuale successiva terapia chirurgica antireflusso.
Queste sono le dimostrazioni, vado molto velocemente perché voglio arrivare a questo che invece
purtroppo 10 minuti non consentono di poter parlare a lungo di tutte le cose
Perché l'ultimo sistema, il sistema MUSE, è quello che invece unisce alla possibilità di utilizzare una sotturatrice un mezzo diagnostico basato sull'ecografia, quindi un unico strumento che unisce una sotturatrice chirurgica onde ad ultrazione per un preciso posizionamento nella sede del trattare e una videocamera miniaturizzata.
Quindi tre cose in uno per poter cercare di fare un vero e proprio intervento chirurgico e per farlo nella maniera migliore.
Il principio è quello di trasformare procedure che solitamente vengono effettuate attraverso la chirurgia open e o laparoscopica in procedure endoluminali che sfruttano gli orifizi naturali.
Quindi abbiamo detto un unico strumento, vedete qui, con il terminale eco-endoscopico, con una microcamera e la possibilità in questo unico device di poter posizionare questi punti a tutto spessore.
L'acronimo MUSE vuol dire Meduse Ultrasonic Surgical Endo Stapler, è una strutturatrice meccanica a tutto spessore che si basa per il posizionamento esatto di questa possibilità sia della videocamera che dell'utilizzazione ecografica.
Vedete qui l'applicazione con la mucosa che viene ripiegata su se stessa e quindi ecograficamente c'è la possibilità poi di seguire il segnale per capire che si è nella giusta posizione, dopodiché si fanno scattare.
Tutte queste cose, ma esiste o non esiste una procedura terapeutica riconosciuta univocamente.
Tutte queste qua sono state rapidamente cancellate perché inefficaci o addirittura pericolose.
Sono rimasti ancora a essere utilizzate con delle indicazioni la stretta, il sistema MUSE e l'ESOFIX system.
Qua vedete i sistemi con i meccanismi e le ditte che li producono, sono gli unici dispositivi, abbiamo detto, stretta, esofix e muse, attualmente disponibili negli Stati Uniti e sapete quanto è attenta l'FDA, Food and Drug Administration.
Quali sono le indicazioni per queste cose?
Innanzitutto bisogna avere una malattia, la reflusso sindomatica,
tre episodi alla settimana di pirosi,
devono essere pazienti giovani, insoddisfatti della terapia medica,
prevalenza della simpatologia tipica notturna,
prospettiva di terapia con PPI a lungo termine, oltre i 20 anni,
in questo caso ovviamente non ci devono essere complicazioni,
Non ci deve essere l'ernia iatale e soprattutto qua non c'è in questa dia, non ci deve essere l'esofago di Barrett ovviamente perché con la coesistenza di tutto questo tipo di lesioni non è possibile proprio pensare a delle controindicazioni.
sono l'ennegiatale non riducibile, l'esofagite severa, l'esofago di Barrett, l'ipertensione portale, disordini o alterazioni della modalità esofagea, disordini della gastroparesi, restringimento dell'ipofaringe e dell'esofago, pregressi interventi di chirurgia gastrica, l'obesità grave.
Tutte queste cose controindicano la possibilità di, il tempo è scaduto, quindi cercherò di andare alle conclusioni rapidamente, più veloce di così non si può fare, l'idea di minimizzare il trauma chirurgico seguendo procedure dagli orifizi, negli anni è emersa la necessità di ricercare una procedura mini-invasiva, semplice, sicura, riproducibile, efficace, e non è una cosa semplice, abbiamo abbandonato le tecniche iniettive, questo è il messaggio da portare a casa, poco efficace la radiofrequenza, poco pratiche le suture.
Allora abbiamo detto che attualmente MUSE è considerato un sistema che più o meno dà i risultati, devono essere ancora validate e pensate altri tipi di utilizzazioni di sudoratrici all'interno dei canali naturali e ovviamente per poterle fare però ci vuole un paziente che sia stato ben selezionato, ci vuole un endoscopista che non deve essere sicuramente alle prime armi
e il fallimento a distanza delle procedure endoscopiche con radiofrequenza o con strutturatrici
non pregiudica e o compromette l'eventuale successivo intervento del chirurgo.
Molto molto rapidamente, anche queste qua.
Non di dato i risultati emersi hanno sconfessato l'efficacia e la sicurezza delle procedure,
i miglioramenti della sintomatologia sicuramente sono importantissimi,
perché se non migliorano i sintomi significa che l'intervento non serve a niente
e dobbiamo dire che dobbiamo studiare ancora per poter esprimere il nostro parere
vi regalo l'ultima immagine della scuola medica savernitana
questo pezzo me lo dovete consentire, grazie
non stiamo appresso ai tempi per una questione puramente logistica
ma perché riteniamo che la cosa indispensabile, utile
che poi è anche uno dello scopo della Sibad
quello di unire più professionalità che possano parlare su una determinata patologia o altro
possano scambiarsi le idee, cioè la discussione alla fine è il clou di una qualsiasi manifestazione scientifica
questo è quello che noi riteniamo
per cui io passerei la palla al professor Enrico Amonti di CLESS
che ci parlerà invece di quella che è la terapia chirurgica, selezione dei pazienti e trattamento
Un ringraziamento sentito a Giorgio Palazzini, grazie Presidente e moderatori. Cercherò di essere rapido, probabilmente ci riesco anche perché tante cose che potrei dire o che potrebbero allungare sono già state dette.
A me tocca dare un'indicazione alla terapia chirurgica e dire più o meno quale possa essere il trattamento chirurgico di scelta.
Quindi quando il paziente deve essere operato, quando c'è l'indicazione all'intervento chirurgico, quando c'è una sintomatologia da reflusso, una malattia da reflusso con sintomatologia tipica che risponde ai PPI.
L'abbiamo già sentito. Questo perché i trattamenti a lungo termine possono portare delle complicanze.
Nella malattia da reflusso con sintomatologia tipica ma non risponder ai PPI e abbiamo visto prima, la professoressa Iovino ce l'ha insegnato, che non ci sono solo gli reflussi acidi ma ci sono anche quelli non acidi, c'è l'ipersensibilità esofagea eccetera eccetera.
La malattia da reflusso non risponde. La malattia da reflusso con sintomatologia tipica, per esempio torino, pulmonare, eccetera. E nello short barret, perché come vedremo, lo short barret è probabilmente l'unico barret che può beneficiare della terapia chirurgica, del trattamento chirurgico.
Riprendendo abbastanza rapidamente questi concetti
malattia da reflusso con sintomi tipici
che possono essere trattati con terapia medica a lungo termine
con inibitore di pompa possono portare degli effetti collaterali
fino ad arrivare anche al rischio di frattura dell'anca
Ci sono i pazienti che sono refrattari alla terapia chirurgica, alla terapia medica con PPI.
AI. Ci sono quindi pazienti che hanno la malattia del reflusso con reflusso acido, con reflusso
alcalino, con un debole reflusso acido, debole reflusso alcalino e sono quelli che sono maggiormente
non responder e sono pazienti che possono avere quei quadri di esofago ipersensibile.
La sintomatologia della malattia del reflusso migliora almeno nell'80% nei pazienti con sintomi tipici, nei bruciori, però nei pazienti con sintomatologia atipica la malattia del reflusso ha un risultato inferiore.
I sintomi atipici vengono curati e gestiti nel circa 50% dei casi. Questo è un concetto che bisogna tenere presente.
presente. Nel Barrett la chirurgia antireflusso ha un suo significato perché se è vero che non
migliora il rischio di progressione della malattia di Barrett fino alla neoplasia nel
Barrett lungo è dimostrata invece la possibile regressione del Barrett corto dopo trattamento
chirurgico tenendo presente che una chirurgia fallimentare può comunque predisporre alla
la progressione fino alla neoplasia. Quindi questa è una prima flowchart che vi propongo.
Se il paziente risponde ai PPI, si esegue poi una gastroscopia, la pH impedenzometria,
abbiamo già visto quali sono i risultati che questa può portare, e la manometria esofagea.
l'esecuzione dell'impedenziometria deve essere eseguita
intanto che c'è la terapia con inibitori
poi la manometria
se l'impedenziometria con inibitori di pompa è patologica
si può passare direttamente alla chirurgia
se invece l'impedenziometria
durante il trattamento con l'inibitore di pompa non è patologica, bisognerebbe rivalutarla con il
wash out. Che tipo di chirurgia eseguire? Ci sono, fundusplicatio, ci sono quindi plastiche
antireflusso a 360 gradi, cioè totali, o parziali a 90 e 180 gradi. Per quel che riguarda il sintomo,
il bruciore viene risolto molto maggiormente nelle plastiche antireflusso 360°, la Nissen è tuttora l'intervento più eseguito, mentre le plastiche anteriori, le plastiche parziali 90-180° hanno un risultato inferiore in termini di sintomatologia.
A fronte di un aumento nell'immediato post-operatorio, nei primi tempi, del sintomo di sfagia che si può osservare nell'enisse, nelle 360° rispetto alle plastiche parziali, peraltro nel tempo le disfagie si riducono anche nell'enisse fino ad arrivare alle stesse frequenze delle plastiche parziali.
E questo non è altro che l'espressione in numeri di quello che ho detto. Nissen disfagia è aumentata rispetto alle altre plastiche, mentre le plastiche anteriori parziali hanno un reflusso persistente in una percentuale superiore.
Cosa può influenzare il trattamento chirurgico? Qui vado molto veloce perché non c'è moltissimo da dire. L'età no, anche i pazienti anziani beneficiano, possono beneficiare se non hanno comorbidità che continui a indichere un intervento chirurgico, possono beneficiare e hanno gli stessi risultati del trattamento chirurgico, gli stessi risultati dei pazienti più giovani.
Il sesso si è visto che i pazienti maschi hanno una risposta postchirurgica superiore rispetto alle femmine.
BMI è un problema relativamente importante, però la sintomatologia da reflusso aumenta nei pazienti obesi, 5 unità di BMI aumentano di 3 punti lo score di demister, quindi sono dati importanti.
Non ci sono nel postoperatorio incrementi di complicanze determinate dall'obesità e quindi possiamo dire che l'obesità non è un fattore di maggiore insuccesso sia in termini di qualità dei risultati della chirurgia sia in termini di complicanze.
E questo è un'altra piccola fronciata che vorrebbe focalizzare l'attenzione sul problema della motilità esofagea.
È vero che le turbe severe della motilità che sono diagnosticate in manometria possono far pensare alla necessità di eseguire una fundusplicatio parziale.
E' altrettanto vero che una motricità normale o poco alterata dovrebbe far pensare all'indicazione di un intervento chirurgico di fundusplicatio totale a 360° preceduto da una piccola iatoplastica
che può essere eseguita con la sezione o meno dei vasi gastrici brevi, questi sono note relativamente fini di tecnica, e comunque deve avere le caratteristiche di essere, questo era il terzo punto gastro-gastrico,
al termine dell'intervento, la iatoplastica con due punti perché non ci si trova di fronte a problemi di ernie iatali
e quindi una fundosplicazia breve con due punti e floppy e morbida con quindi evitare la cravatta, una neocravatta attorno all'esofago.
Grazie.
Sei perfetto Marco, mancavano 3 secondi e 10 minuti.
Noi vi vogliamo nevrotizzare, però vi ha spiegato il nostro modo di vedere le cose e la finalità di questa riunione.
Poi c'è un ultimo intervento del dottor Bardini, che se ho capito bene è una sorta di comunicazione, cioè una particolarità della tecnica.
Sì, grazie. Grazie di avermi chiamato qui con voi. È una modifica della plastica di Nissan, è qualcosa in più della plastica di Nissan Cresta, esattamente uguale come viene normalmente eseguita.
I principi della chirurgia antireflusso sono questi, sono stati descritti dai più grandi della storia.
Deve essere mantenuto definitivamente l'esofogo in addome almeno per 4-5 cm affinché la pressione intra-addominale possa esercitare un'azione antireflusso sull'esofogo.
Bisogna ottenere, l'unica cosa che può fare una plastica antireflusso è ottenere una pressione normale dell'ES.
Tutto il resto, come già stato detto e detto da Carilas, non funziona.
Che cosa comporta la Nissin?
Un'ampia dissezione dell'esofago, la sezione di alcuni vasi gastrici brevi, una iatoplastica e la plastica di 360°.
Questo comporta delle conseguenze che sono molto semplici.
L'aggiunzione esofago-gastrica con la plastica è libera di muoversi in alto.
la pressione intradominale durante l'inspirio spinge la plastica verso il mediastino e la controparte toracica sempre durante l'inspirio attira la giunzione esofogogastrica verso il mediastino, quindi c'è un alto rischio di migrazione della plastica in torace.
In effetti, se noi guardiamo questo studio qua, che è quello che mi ha fatto molto pensare
e cercato di razionalizzare un cambiamento, ha studiato 3.175 pazienti che erano stati sottoposti
a chirurgia iterativa per complicanze del precedente intervento e voi vedete che le cause
Le cose del reintervento erano nel 28% una migrazione della plastica e quindi quanto ho detto prima ha una sua realtà. L'apertura della plastica nel 23% quindi una tensione eccessiva sui punti dati tra la parete posteriore e anteriore dello stomaco, l'effetto telescopio nel 14% e ancora un'ernia paresofagea.
Allora ci siamo chiesti come si può fare per evitare tutto questo numero di complicanze che richiedono un reintervento chirurgico.
Allora abbiamo pensato che riportare alla situazione anatomica di base normale fosse lo scopo della chirurgia, come tantissimi anni fa, una cinquantina di anni fa, aveva proposto di ancorare l'esofago all'alligamento arcoato preaortico, ma era molto difficile trovarlo, molto indaginoso e rischioso perché andava a dare dei punti quasi sulla parete dell'orta.
In laparoscopia sarebbe inimmaginabile. Allora abbiamo pensato di fare quello che dovrebbe essere naturale, fissare l'esofogo ai pilastri diaframmatici nel modo che vedrete e se i pilastri sono deboli, quindi non sempre, rinforzarli nel modo che vedrete con una rete che è l'ultra pro.
Perché l'UtraPro? Perché è soffice ed è facile manipolarla intraoperatoriamente in laparoscopia, ma soprattutto perché è assorbibile per 50%.
Quindi dopo qualche mese ne restano pochissime fibre.
Il rischio di infezioni e di migrazione nell'esofago con questa rete sono assolutamente impensabili
Quindi perché in un breve tempo di due o tre settimane si ha una completa integrazione con la formazione del tessuto connettivo
e quindi questa rete scompare all'interno del tessuto connettivo che lo tiene bloccato in sede.
Allora ci siamo chiesti come prevenire la complicanza migrazione sudurando fermamente l'esofoga e i pilastri diaframmatici.
In questo modo, avvolgendo i pilastri diaframmatici con l'ultra pro, sagomata in maniera adeguata, fissando il pilastro all'esofago sia a destra che a sinistra, con due punti passanti, il pilastro all'esofago e fuori dal pilastro ancora, prendendo sempre la rete.
che è quindi ancora di più un metodo di fissaggio della rete sul pilastro che sarà una profilassi dell'eventuale migrazione e poi un punto di Ellison o due, quelli che sono necessari, lasciando libero una parte anteriore dello hiatus esopageo.
Per fare in questo modo una nissen ampia, realmente floppy, perché non è quanto stringe la plastica durante l'intervento, quanto è rigida attorno all'esofago, ma è una funzione dinamica durante il riempimento gastrico.
il telescopio è un'altra complicanza che abbiamo visto che si manifesta nel 14% dei casi
allora per evitare la discesa della plastica sullo stomaco
soprattutto quando si fa una floppy e si legano troppi vasi brevi
non c'è che altro che di fissare la valva, fissarla sul diaframma
se no non scende e così rimane fissa
ma non solo si ottiene questo, rimane fissa attorno all'esofo inferiore
dove deve esercitare la sua azione
La disfagia si lascia ampio, voi vedete lo hiatus anteriormente, l'esofago e non ci sarà migrazione attorno ed ernia paraisofagea perché questo spazio laterale è barrato sia a destra che a sinistra e rimane solo questo piccolo spazio che poi viene coperto dal stomaco fissato.
abbiamo controllato 40 pazienti fatti consecutivamente nella mia struttura e un'altra struttura cugina
con cui siamo non solo amici ma siamo formati contemporaneamente nella stessa scuola
20 pazienti contro 20 pazienti e a tener conto anche che nel mio gruppo c'erano 40% di pazienti
che rappresentavano un reintervento chirurgico quindi a più alto rischio di insuccesso rispetto al primo trattamento
e abbiamo un follow up di 36 mesi di mediano.
Voi vedete che quelli che io ho rioperato avevano 5,
una Nissen che era migrata in torace, 2 un telescopio e 2 una Nissen troppo stretta.
L'abbiamo valutato operatoriamente con un Synthoscore assolutamente adeguato,
internazionalmente riconosciuto e lo stesso per quanto riguarda il protocollo della qualità della vita.
Tutti i pazienti hanno avuto prima un'esofagoscopia, un TD,
di una manometria convenzionale e più recentemente ad alta risoluzione e una pH metri a 24 ore con impedenzometria.
Risultati intraoperatori, in tutti i due gruppi si sono avuti due conversioni, io l'ho avuta perché in quei pazienti che erano stati rioperati
in cui non sono riuscito a smontare correttamente la plastica perché c'era una tale sindrome aderenziale e non ci sono riuscito.
Il tempo è un pochettino più lungo per quanto riguarda la modifica che prevede mettere dei punti passanti su diaframmi che ovviamente richiede un pochettino di tempo in più.
Il follow up.
l'endoscopia. Abbiamo considerato un fallimento quando ci fosse nei sintomi post-operatori
aumento del 10% percentile rispetto al pre-operatorio, una recidiva radiologica di ernia, esofagite
all'endoscopia e la positività della piacometria e impedenzometria e la manometria dimostrasse
un less ipotonico. Più in dettaglio vediamo che piacometria e altri controlli hanno dimostrato
nessuna differenza statisticamente significativa ma nel gruppo di nissan classica voi vedete che
ci sono due fallimenti che hanno dovuto essere rioperati per entrambi per scivolamento della
plastica in mediastina dal punto di vista manometrico voi vedete che non c'è nessuna
differenza testi sicuramente lievi differenze di numeri ma nessuna differenza statisticamente
significativa. Complicanze dovute alla mesh? Nessuna, anche se voi direte 36 mesi sono pochi,
ma fissata, emessa e riassorbibile non è prevedibile che questo possa esserci. Da prima a dopo
l'intervento chirurgico vedete che lo score dei sintomi è nettamente migliorato con significato
in tutti i due gruppi e sia che sia la qualità della vita è nettamente migliorata ma meglio è migliorata nel gruppo con l'anissima modificata.
Allora, in conclusione, ci eravamo posti un obiettivo razionale che pensavamo avesse un razionale di base,
quindi sotturare l'esofago ai pilastri rinforzati quando necessario con l'utera pro,
però costringe effettivamente l'esofago a rimanere nella posizione in cui l'abbiamo messo
e quindi ha potuto prevenire la migrazione della plastica.
La floppyness infissata al diaframma ha impedito il telescopio.
Questo lavoro l'ho trovato molto interessante per quanto riguarda le complicanze chirurgiche.
Ha pubblicato lo scorso anno uno studio enorme di 13.000 pazienti nel registro degli operati per reflusso della California, criteri di inclusione soltanto pazienti sottoposti a chirurgia laparoscopica per malattia GER non complicata, solo un outcome in reintervento.
E cosa ha trovato? Ha trovato due cose estremamente interessanti, soprattutto la prima che la maggioranza dei reinterventi è nel primo anno, quindi non bisogna aspettare 5-10 anni per vedere se il paziente ha bisogno di un reintervento, i reinterventi sono normalmente dovuti a un difetto di tecnica e si manifestano nel primo anno e necessitano un intervento in questo periodo.
L'altra cosa curiosa, almeno negli Stati Uniti, è che il 30% dei reinterventi non sono eseguiti dal primo chirurgo, ma vanno altrove senza dirlo il chirurgo di prima.
Questo ha per conseguenza che anche le casistiche che hanno il 90-95% non è proprio così.
Ed ecco quindi rappresentato dal grafico, nel primo anno, due anni, si ha la maggior parte dei reinterventi.
Ci eravamo proposti un razionale, abbiamo visto che questo razionale ci ha dato ragione, soprattutto l'ultima diapositiva che non riesco a fissare era un grafico che dimostrava la soddisfazione dei pazienti.
voi sapete che tante volte gli esami sono la piacometria normale, l'endoscopia normale, la manometria normale
ma il paziente non sta bene
voi vedete qui che la maggior parte, quasi tutti i pazienti sottoposti con questa modifica
soprattutto perché non hanno disfagia ed hanno anche tutti gli esami normali
sono estremamente più soddisfatti del gruppo controlaterale
grazie
grazie, quindi argomenti per i chirurghi soprattutto
e forse il problema
che vadano da altri chirurghi
è per motivi assicurativi negli Stati Uniti
allora noi
Carlo abbiamo 15 minuti
e poi lasciamo 10 minuti al professore Di Martino
e poi lasciamo tutta la platea
al professore Di Martino
però vi prego domande secche
e risposte secche
non facciamo le relazioni quando facciamo gli interventi
ecco una manina lì
scusatemi ci alziamo
diciamo chi siamo e da dove veniamo
perché altrimenti noi vi vediamo
Può beneficiare del trattamento chirurgico con una fundosplicazio che normalmente dovrebbe essere di 360 gradi, nel Barrel lungo si esegue l'intervento chirurgico ma poi bisogna trattare il Barrel e il Barrel lo possiamo lasciare, avevo intravisto Luca Rodella, si deve lasciare gli endoscopisti, assolutamente.
Sì, anche perché dipende dal tipo di trattamento, ma se è un trattamento con radiofrequenza l'intervento chirurgico diventa un pochino più complesso per i visceri e per i esofagite.
La seconda domanda che poi penso che sia abbastanza scontata a Bardini è questa, quante reti hai tolto dall'esofago, migrate in esofago prima di ideare e di mettere l'ultra pro?
No, le reti che vengono messe per quelle ernie paresofagee giganti, per cui viene avvolto tutto lo Iatus con quelle reti rigidissime, che io non metto, qualcuna l'ho tolta anch'io perché l'entrata era sanguinata, ma per il reflusso è messa in questo modo qua, io delle mie non ne ho tolta neanche una, ma è impossibile, metà di quella rete scompare perché è riassorbibile,
Il resto della rete è inglobata dal tessuto fibroso ed è fissata con due punti di qua e di là e qualche fibra, dubito che abbia il coraggio di andare dentro l'esofago.
Quindi tu non hai mai avuto problemi con l'ultraprotein?
Con questa qua no, assolutamente no.
Stamattina abbiamo visto ancora mettere le reti di polipropilene, qualcuno mette le reti di Gore-Tex, qualcun altro stringe e poi mette su ancora la rete, quindi mi sembra che non ci sia ancora una uniformità di comportamenti, no?
No, dirò ancora di più. Siccome noi abbiamo la fortuna che abbiamo una grande banca di tessuti a treviso, ho cominciato ad usare in case successive a questi la fascia lata o il pericardio per rinforzare quando necessario i pilastri.
Ed ora è un risultato straordinario perché lo usiamo nei laparoceli mostruosi senza più peritoneo e abbiamo avuto dei risultati strepitosi.
Ho pensato di usarlo anche in questi e continuerò a farlo con questo perché è ancora più fisiologico.
Se non ci sono domande per calarci nella real life, come si dice, io sono più un esperto di malattie distali che prossimali.
Per Paolo e per Montagnesi, affermazione, mi potete distruggere su questo. Nel mio ambulatorio escono il 50% dei pazienti con reflusso e con una diagnosi, sindrome di speptica motoria con secondario reflusso gastroesofageo.
chiaramente gli antidopaminergici
spesso sono usati
preavvertendo i pazienti
perché è vero degli effetti collaterali
però diciamo veramente i pazienti
non ne possono fare meno e chiaramente
tutto questo l'ha detto Montagnesi
per forza di cose frettolosamente previo
l'educazione igienico
sanitaria che come per la stipsi
5-10% delle stipsi funzionali
migliorano bevendo un po' di più
posso avere un commento
rispetto a questo?
Possiamo dire che la promozione delle aziende farmaceutiche sull'inibitore di pompe ancora prima sull'H2 antagonisti fosse più forte di quella sui farmaci di inutilità di cui l'Aianzen aveva quasi il monopolio?
Il problema è stato legato a quell'allungamento del QT che ha creato probabilmente dei decessi
per cui hanno ritirato quel farmaco che era eccezionale, anche le torsioni di punta.
Però il problema è che il trattamento con i PPI oggi è acclarato, nel senso che indipendentemente dalle case farmaceutiche le guide dicono questo, oggi il PPI test fa prescindere dall'endoscopia, quindi il trattamento funzionale ci sta, lo sappiamo tutti, però nel momento in cui il paziente risponde correttamente ai PPI la diagnosi è fatta.
Non credo che ci siano. Sui procinetici in cui ci sono delle scuole di pensiero in cui nella pratica clinica ci sono alcuni che ne abusano e altri che non li usano mai. Il concetto è che recentemente da dati della letteratura sono emerse degli effetti collaterali pesanti al puntista del sistema nervoso centrale per cui c'è una posizione presa dall'American College of Gastroenterology in cui deve essere valutato veramente il reflusso, il paziente reflusso è quindi comunque valutato e studiato bene.
Perché qualcuno si è fatto anche il morbo di Parkinson, si è fatto ovviamente, ha slatentizzato delle problematiche, per non parlare dell'iperprolattinemia, della galattorrea, tutta una serie di ginecomastia.
Posso fare una domanda anche io?
Una domanda a Carlo Pomari che ha parlato delle sintomi, le sindrome extradigestive dal punto di vista pneumologico e anche del broncoscopista essendo lui rivestendo questa doppia capacità.
Allora, io recentemente ho sentito dal nostro comune amico e maestro Dal Negro parlare di una metodica di diagnosi delle cause dei sintomi respiratori dovuti al reflusso facendo delle biopsie bronchiali.
ha fatto degli studi anche particolari
non so se tu hai collaborato a questi studi
e se me ne puoi parlare
un po' di più
grazie
sì certamente
il problema è che è lo stadio
in cui tu vai a biopsiare
quella parete, ci sarà uno studio molto bello
molto grande fatto qualche anno fa
che dimostra che dove non c'è
nessuna differenza dal punto di vista estologico
sul dispersimento della membrana basale
che questo è uno dei parametri, uno dei criteri
per distinguere se un paziente ha un asma
inveterato o un asma cronico
dal paziente atopico
cioè il paziente allergico
quindi tu non riesci più a discriminarlo
quei parametri che facevo vedere prima
quando ho fatto uno studio insieme con lui
ancora 10 anni fa
è proprio la differenza
fondamentale
è proprio la ricerca degli indicatori
infiammatori delle diere
quindi diciamo
lo studio che ha fatto lui sull'emana basale
sembra che in realtà
in realtà i refluenti abbiano questo tipo di patologia.
Però, se mi permetti un attimo per entrare nel discorso del testo della pepsina,
è fondamentale il fatto che la pepsina, se viene aspirata,
può determinare un processo sforgistico a livello del diere.
E questo è dimostrato anche a livello delle corde vocali.
Quindi, diciamo che lo studio di Dan Negro è un studio che è un percursore
per quanto riguarda l'identificazione del dispensamento del malabasale
in casi iniziali, però non è se la sensibilità e la specificità non è ancora documentata, questo è il problema grosso.
Volevo chiedere alla dottoressa Iovino, se dico bene. Iovino, beh, insomma, ci sono andato vicino.
Peggio di lei, Inglera.
Allora, mi pare di aver capito quando ha presentato le sue indicazioni a certi esami per stabilire il reflusso della manometria.
Mi pare di aver capito che lei non ritiene la manometria indicata.
Non è ritenuto necessario per la diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo, ma nel preoperatorio sì.
Questa è una distinzione assolutamente necessaria. Perché?
Per capire se uno ha o no reflusso, no, la manometria non dice che uno ha reflusso, ma dice com'è lo sfintere.
Però se lo sfintere è nettamente ipotonico io posso anche arguire che il malato abbia un reflusso. Per il chirurgo è importantissimo sapere se lo sfintere funziona perché se uno sfintere è normale è vietato fare una plastica antireflusso perché si provano al malato solo dei disastri.
La seconda cosa è che io vedo in ambulatorio di malati trattati con reflusso di gastroenterologi, e non è vero che non si raddoppi la dose di PPI perché a volte mi arrivano dei pazienti che ne fanno 120-160 perché ogni volta che vanno dal gastroenterologo ne aumenta perché il malato non sta bene.
Ma bisogna pensare che c'è anche lo stomaco sotto che può avere un reflusso duodenale importante e quindi la componente gastrica o anche duodenale che non funziona dovrebbe essere forse tenuta un attimo.
Cioè lo svuotamento gastrico ritardato esiste nella patologia di pazienti ed è documentabile, no?
Devo rispondere? Allora, primo 120-180 non è routine, spero.
No, di cosa succede?
No, in realtà le linee guida dicono e neanche soffragato da un sicuro gli studi di semplicemente dividere la dose, questo è quello che ci viene detto, se non risponde dividi la dose, cioè split the dosage, 40 fai 20 e 20 perché così riesci a coprire specialmente la notte, questo è il problema.
Primo, dopo che non ha risposto, si indaga perché esiste tutto quello che c'è oltre il nerd classico, dobbiamo fare diagnosi di esofago ipersensibile e di functional heartburn o vedere i cosiddetti sintomi extraesofagei. Ci si ferma e si rivisita tutto.
Tenendo presente che c'è lo stomaco che può essere causa di reflusso per un'ipertensione endogastrica e anche il duodeno che non scarica.
Allora, un attimo, una puntualizzazione di Fabrizio Montagnesi e poi Carlo Pomari e poi chiudiamo la discussione.
A me dispiace di essere stato molto veloce, ma dovevo stare nei dieci minuti, però è vero quello che dice la collega, c'è la split dose e la divisione della posologia, però il raddoppio della dose non ha delle evidenze molto forti, quello che voglio dire però è che noi, almeno nella regione Lazio, questo raddoppio della dose nei nerd, cioè nei soggetti che magari hanno fatto anche una gastroscopia pur non avendo l'indicazione, non è così frequente.
Noi abbiamo adesso il problema di questo piano terapeutico, non so a quante regioni è diffuso, adesso ci chiedono il piano terapeutico dei medici di base e posso garantire che vedere 80 mg di PPI in corso di NERD non è così frequente.
Il problema invece, vorrei porgere un'altra domanda a voi chirurghi, ma l'indicazione alla funduplicazio, cioè che fate, sia endoscopica che chirurgica, voi la fate sempre quando il paziente ve la chiede e risponde, indipendentemente da tutti gli esami preliminari che vanno fatti e non si discute.
oggi la tendenza è quella di farla
a soggetti che rispondono al trattamento
che fanno il trattamento a long term e si stancano
di prendere le medicine, questo è il concetto
quanti di questi attualmente
sono pazienti che voi vedete
e trattate, questo voglio sapere
io penso che
la risposta sia insita
nella relazione di Marco Rigamonti
se poi il paziente
ti chiede di essere
operato perché non vuole
fare più la terapia vita naturale durante
Io penso che con le opportune indicazioni possa essere fatto. Marco rispondi, poi Carlo Pomari e poi chiudiamo la discussione.
In effetti, a parte le indicazioni classiche, le conosciamo tutti, ci sono dei pazienti che chiedono di essere operati perché non hanno più intenzione di continuare con la terapia medica.
Perché hanno più o meno effetti collaterali considerati tali o dall'inibitore di pompa presi per lungo tempo? Perché proprio non vogliono più, vogliono cercare di risolvere in maniera definitiva un problema che dura da anni.
Perché penso lo sapete meglio voi di me, malattia da reflusso che risponde all'inibitore di pompa ha comunque degli sintomi secondari ma che sono sempre compatibili con la malattia da reflusso che non vengono risolti con l'inibitore di pompa ma che velocemente vengono risolti con il trattamento chirurgico.
in maniera radicale
Carlo Pomari
per piacere, per cortesia
30 secondi Carlo e poi la parola
al professore Di Martino
la mia riflessione è quella di
il professor Giovino
perché mi ha ghiacciato dicendo che
la radiografia dell'apparato digerente
non va mai fatta
non è più indicato fare
l'RX delle prime vie digerenti
la mia domanda però è questa
un paziente che ha l'asma
che mi entra in ambulatorio
e che ha un RX
di primire diselente dove è dimostrato
un reflusso facile e abbondante
e che mi fa una pH impedenza mentale
riferitata dal collega che
secondo i criteri del Minister
ha dei reflussi ma non raggiungono il 14%
che ha dei reflussi
non acidi, liquidi ma che
non coincidono con
i sintomi respiratori
io cosa faccio? Perché l'asma
perdoni, l'asma non ha altre
cause riscontrabili
Quindi il paziente ha disturbi classici di ispiratori.
Paolo ha una risposta flash per favore.
No, è microfono.
...tra quello che lei vede durante una radiografia con vario di reflusso e il reflusso secondo i nostri criteri di diagnosi di reflusso. Non c'è.
Ok, scusatemi un attimo.
Possiamo aprire tutte le discussioni del mondo, io posso rispondere solo su quello che è stato dimostrato scientificamente.
Come in si arbitra, professore Di Martino che fa i closing remarks di questa sessione, grazie.
Prima di tutto grazie a Giorgio per il gentile invito, grazie alla SIPAD per avermi dato l'onore di fare il closing remark di questa sessione che è stata molto interessante.
Per me è stata molto istruttiva, per un semplice motivo, perché, come ci ha fatto vedere molto bene Paola, la vecchia flushar che si faceva per il reflusso gastroesofageo in gran parte è stata modificata.
cioè mentre prima paziente con sintomi, esami di primo livello, endoscopia, radiografia dell'esofago,
poi si dava la terapia, poi dopo di che se non c'erano problemi si faceva la pHmetria,
si faceva la manometria e quant'altro.
Abbiamo visto che tutto questo oggi si è modificato e da un certo punto di vista si è semplificato.
Esatto, e mi riallaccio a tutto quello che avete detto, perché Montagnesi ci ha parlato in questa maniera del fatto delle linee guida che ci danno le ASL, allora in questo momento mi è venuto in mente una cosa,
E come la mettiamo con il nexium control? Cioè come la mettiamo con la pubblicità che si fa dei PPI della safe care del paziente? Cioè il paziente tiene il bruciore, come lo tiene? Squagli il dentifricio o squagli il coso di plastica?
dipende da quello, vai là e ti pigli il nexo, due settimane, poi a quello che succede.
Allora voglio dire, o noi, e dico noi per dire noi medici, in qualche maniera cerchiamo di far capire
a chi permette queste pubblicità ingannevoli che una condizione di questo genere può aumentare sensibilmente
il numero dei pazienti che sviluppano il cancro dell'aggiunzione gastroesofagea.
Perché l'uso indiscriminato del PPI, e voi me lo insegnate, determina la cosiddetta metaplasia ossintica a carico dell'aggiunzione squamo-colonare e quello è il primo punto che può determinare l'insorgenza del cancro dell'aggiunzione esofagogastrica.
Quindi su questo dovremmo ragionare. Abbiamo sentito tante cose interessanti. Qualche piccola cosetta su Paola, è vero quello che hai detto tu delle strutture che mantengono la continenza.
Ti voglio ricordare una cosa importante che è la legge di Laplace che ben si adatta a quell'elegante studio della Lieberman, Mayfart e Stein che dimostrarono che il punto di più alta pressione nello sfintere è il cosiddetto clasps, che le cannabino si chiama apetnes praticamente,
praticamente, cioè il punto nel quale le fibre oblique del fondo si intersecano con le fibre
circolari dell'esofago, quello è il punto di più alta regione. Quando c'è, secondo la legge di
Laplace, aumento dello stomaco è inversamente proporzionale alla tensione di parete, quelle
fibre muscolari perdono tono, ecco perché c'è questa condizione. Questa condizione ovviamente
non c'è più quando il fondo se ne sale nell'ernia atale e quindi per noi questo è un problema sul quale dobbiamo sicuramente riflettere.
Ho segnato anche un'altra cosa che poi si collega anche alla bella presentazione di Montagnesi sul problema dei pazienti non rispondersi a terapia medica.
E il reflusso biliare come lo mettiamo? Abbiamo parlato di reflusso non acido, non acido è molto ampio come termine, vediamo se c'è reflusso biliare.
Io ho pubblicato 5 anni fa più o meno su European Journal Gastroenterology questa mia esperienza, 35 pazienti con sintomi da reflusso non responders a terapia medica, ho fatto manometria, pH e impedenzio e bilimetria di 24 ore, il bilitec.
Bene, tutti i pazienti avevano, tranne una piccolissima parte di questi, due o tre, avevano reflusso biliare e reflusso acido.
Ho fatto il trattamento a 60 mg per quattro settimane, ho ripetuto gli stessi esami, perfetto.
Mentre mi sono ritrovato solo un 25% ancora con reflusso acido, ho avuto ben 65% di pazienti che continuavano ad avere il reflusso biliare.
Li ho operati, ho fatto una Nissen, a distanza di un anno ho ricontrollato i pazienti, i pazienti erano liberi da sintomi e nello stesso tempo si era una netta normalizzazione sia del reflusso biliare che del reflusso acido.
Allora io credo che molto probabilmente anche per cercare di capire qualche cosa perché Pomari giustamente dice facciamo il pep test e mi ricordo che questo pep test io moderavo una seduta con Carilas all'ISDE che si tenne a Venezia e si parlava proprio di questo utilizzo del pep test per i sintomi extraesofagei e mi pare che sia stata data una certa enfasi.
Però voglio dire, teniamo conto anche che i reflussi gastroesofagei possono essere reflussi duodeno gastroesofagei anche se non necessariamente, il paziente col famoso NERD, cioè che non ha l'esofagite ma l'esofago ipersensibile potrebbe avere un reflusso biliare che anche se blocchi l'acido continua ad avere il fastidio.
Quindi credo che molto probabilmente, come diceva bene Paola, facciamo l'anamnesi dei pazienti. Perché dobbiamo fare l'anamnesi dei pazienti? E questa è un'esperienza di questi ultimi anni.
Ci sono i pazienti con le intolleranze alimentari, in particolare intolleranze al lattosio,
intolleranze al lattosio e la cosa più importante, e lo dico ai gastroenterologi, la cosiddetta gluten sensitivity,
cioè il fatto che i pazienti hanno alterazione dei villi che non è celiachia ma è una sensibilità al glutine,
Il glutine funziona da moltiplicatore dei sintomi a delle intolleranze alimentari, che sono i sintomi dispeptici, addirittura le cosiddette dispepsie reflux-like, che noi lo sappiamo benissimo di questi pazienti.
Io ho fatto delle prove, ho allontanato il paziente dall'alimento da quale era sensibile, l'ho allontanato del glutine, improvvisamente sono scomparsi tutti i sintomi.
E veniamo al problema del trattamento. Del trattamento abbiamo detto, diamoci una regolata, cioè voglio dire, il trattamento deve essere compito del medico, dello specialista che stabilisce qual è il tempo del trattamento.
E prima si parlava, mi pare che era stato chiesto, ma tu operi, quando operi? Quello che dico sempre ai miei pazienti è, signori, la terapia chirurgica non è un'altra terapia, non è che dice che vuoi fare dopo via in pinnola o dopo operare, assolutamente no, la terapia chirurgica è complementare alla terapia medica.
Lo stesso vale anche per voi che fate l'endocince perché è sempre un trattamento chirurgico, il trattamento chirurgico è complementare alla terapia medica, al di là di quella piccola quota di persone che vogliono essere operate.
Perché dice tu non ci faccio più una moglie, si pinna la mattina, si ripotenga il caffè, mi scordo, mi piglio, non mi piglio e compagnia cantando.
E un'ultima cosa, mi piace l'idea di Romeo, mi piace molto quello della rete vicino ai pilastri, veramente molto interessante, mi procurerò questo ultra pro e per i prossimi pazienti vedo di fare come hai fatto tu perché l'idea mi piace veramente molto.
Ciò del professor Carlo Deverra che si agita sulla sedia vuol dire che abbiamo finito il tempo, io ringrazio tutti, ovviamente come sempre avviene abbiamo discusso ma chiaramente dire che abbiamo dato dei segni tangibili a quella che deve essere la nostra attività assolutamente è sempre un continuo divenire e benvengano, grazie.
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