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21° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Robot in sala operatoria: la difficile sintesi tra innovazione e sostenibilità Saluto dei Presidenti: Prof. G. PALAZZINI – Presidente 35° Congresso Chirurgia Apparato Digerente Dott. C. Buttarelli - AICO Presidente Nazionale Dott. B. Tomei – AICO Presidente Regionale (Lazio) 1° Sessione Evoluzione della chirurgia robotica Moderatori Dott.ssa Biancani Maura - Dott. Tomei Bernardino Sostenibilità e Innovazione e appropriatezza nella chirurgia robotica Dott.ssa Bonelli Cristina I valori etici e la capacità di governare l’ingresso delle tecnologie innovative nella pratica clinica. Dott. Signoriello Vincenzo L’evoluzione dei sistemi robotici: quali vantaggi Dott.ssa Merzagora Carla La gestione dell’Urgenza con tecnica robotica: possibili sviluppi Dott.ssa Randazzo Maria Grazia La gestione del sanguinamento nella chirurgia mininvasiva Dott.ssa Da Tos Francesca Tavola Rotonda: l’Importanza dell’Infermiere esperto di Sala Operatoria Conduce: Dott. Ferraiuolo Fabio 2° Sessione Sale operatorie green Moderatori: Dott. Ferraiuolo Fabio - Dott. Gobbato Alberto I principi della Green Surgery Dott. Menduni Roberto Il miglior uso del monouso: pianificazione e sostenibilità Dott. Matteotti Franco Strumentazione: standardizzare, ricondizionare Dott. Medas Federico Percorsi di miglioramento continuo per la riduzione degli sprechi Dott.ssa Giurissevich Valentina Dibattito con gli esperti
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Buongiorno a tutti, volevo ringraziare sia AICO ma sia il Presidente in particolare per
averci dato anche quest'anno la possibilità di fare questo evento insieme e siamo giunti
alla ventunesima relazione e quindi penso che tutti ne stiamo ottenendo dei benefici
perché la commissione tra personale di sala operatoria e personale diciamo chirurgico
possono scambiarsi idee ed opinioni
quindi senz'altro
la cosa è vantaggiosa per entrare
quest'anno è stato un anno
particolarmente difficile
perché l'agenzia che
abitualmente organizzava il nostro evento
ha chiuso per banca rotta
e quindi di conseguenza abbiamo dovuto
realizzare questo evento
in fretta e in furia e non siamo riusciti
per mancanza di fondi
a farlo direttamente in aula
come eravamo abituati ormai da 30 anni
L'abbiamo fatto online, speriamo di avere sempre lo stesso successo. Al momento attuale in tutti e 21 i canali attivi in questo momento ci sono 3.800 chirurghi e infermieri italiani che ci stanno vedendo, oltre 100.000 sono le persone invece che ci stanno seguendo nei cinque conti principali.
Quindi indubbiamente il successo di questo evento è notevole e ringrazio ancora l'amico Buttarelli che c'è una riunione con il direttore generale che poteva segnerci essere con noi, però la cosa è senz'altro importante perché abbiamo dato vita a un nuovo modo di fare.
Ieri avete visto la chirurgia in diretta dedicata proprio al personale di San Loperatore e quindi penso che indubbiamente il futuro sarà questo, di fare questa come dire commissione di interessi da entrambi le parti per poter dare uno sviluppo sempre maggiore alla chirurgia italiana che è sempre molto più apprezzata che mai nel mondo.
Io darei la parola al primo moderatore in modo tale che potete mandare avanti la sessione. Io continuerò a gestire questi 21 canali, non rispettare i vecchi orari perché hanno tutti fretta di farsi vedere e quindi invece bisogna essere un pochino duri, un pochino rigidi per evitare che ci sia un po' di caos nelle pagine web.
grazie ancora per la vostra disponibilità e collaborazione grazie professore in realtà ci
sono i saluti anche che porta il vice presidente nicola sannicandro al posto di buttarelli quindi
magari lascia la parola a lui grazie professore grazie a lei buongiorno grazie professor palazzini
per questa opportunità che ci dà ormai da 21 anni grazie a vino per la parola io ricordo che sono
sono stato presente al primo corso di
infermieri al suo congresso. Il suo
congresso che a noi ci dà un'opportunità
importante perché per noi di AICO è un'
opportunità importante, è una vetrina
importante essere in diretta con tutti
questi paesi e con tutte queste persone
che sono adesso collegate per noi è una
vetrina importante. Vorrei fare dei
ringraziamenti a tutti i presidenti
regionali che hanno collaborato e
lavorato alla stesura del programma ma
a mettersi in gioco proprio
in questa giornata
in questo congresso. Porto i saluti
di Claudio Buttarelli che come
lei sa è impegnato a una
riunione con il
suo direttore generale
perciò io non perderei altro tempo
darei la parola al presidente
Lazio a Dino Tomei per
iniziare la sessione e grazie ancora
professore. Grazie a voi tutti
Buongiorno a tutti
come ha anticipato il professor
palazzini appunto siamo alla ventunesima edizione di questo corso che è dedicato agli infermieri e
ringrazio appunto anche io professore per l'occasione la solita occasione oramai che è
diventata di ogni anno il tema di quest'anno è un tema centrato sulla sostenibilità e molto
attuale un po su tutti i tavoli ad ogni livello e in ambienti come quelli della sala operatoria
particolarmente sentito. Quindi la giornata è dedicata a chirurgia robotica tra innovazione
e sostenibilità e sarà articolata in due sessioni, la prima che ripercorrerà appunto
proprio un po' l'evoluzione di questa tecnica e la seconda più dedicata proprio alla sostenibilità
vera e propria. Io non ruberei altro tempo, introduco la seconda moderatrice della mattinata
che è la dottoressa Maura Biancani che modererà con me e quindi buon lavoro a tutti e un grazie ai relatori.
Buongiorno a tutti, benvenuti anche e ringrazio anche io il professor Palazzini per l'occasione di avermi fatto partecipare
e introduco velocemente così rimaniamo nei tempi la prima collega, la dottoressa Bonelli Cristina
che ci parlerà nella sua relazione appunto di sostenibilità, innovazione e appropriatezza nella chirurgia robotica.
La collega è la responsabile infermieristica del blocco operatorio di Grosseto. Le do la parola.
Buongiorno, vi ringrazio per questo invito importante.
Sì, io mi occupo del blocco operatorio di Grosseto e di chirurgia robotica dal 2000.
perché a Grosseto abbiamo iniziato negli anni 2000 in sala operatoria e dal 2003 abbiamo
una scuola di chirurgia robotica per i chirurghi. Adesso condivido le slide così si entra subito
nel vivo. Vedete le slide? Quindi il titolo era proprio Sostenibilità e innovazione e
appropriatezza nella chirurgia robotica. La sostenibilità e appropriatezza sono strettamente
correlati dal punto di vista economico. Infatti utilizzare in modo inappropriato una tecnica
così avanzata e costosa determina la non sostenibilità del sistema. Lo studio più
recente che sono riuscita a recuperare risale al 2017 ed è stato pubblicato da Genas. Di
Di questo studio io mi sono focalizzata sulla urologia in quanto la prostatitomia robotica è l'intervento principe
proprio per i benefici nel post-operatorio e nella riduzione delle complicanze post-operatorie.
Questo studio rileva che i costi in particolare della chirurgia robotica sono legati alla strumentazione chirurgica addizionale
e ai costi di sala operatoria.
Per strumentazione chirurgica addizionale ci si riferisce a tutti quegli strumenti
e a tutti quei tesidi che sono dedicati alla macchina
e quindi le coperture per l'esterno, gli strumenti, i dogrist
e tutto quello che serve appunto per poter procedere ad un intervento con te.
Mentre per quanto riguarda i costi di sala operatoria
Questi sono per lo più legati alla durata degli interventi e questo è fortemente influenzato dalla curva di apprendimento e quindi le leve su cui agire per rendere la chirurgia costo efficace sono sicuramente la riduzione dei tempi di sala operatoria e la riduzione dei costi.
Quindi vi porto la mia esperienza, per ridurre i costi la regione toscana già da un po' di anni attraverso l'ente di supporto ESTA effettua una delibera di acquisizione dello strumentario a livello regionale e questo gli permette una migliore contrattazione d'acquisto rispetto a quanto succedeva prima che ogni ASL procedeva alla sua gara di acquisto.
Mentre per quanto riguarda la curva di apprendimento, Agenas consiglia dei programmi di formazione ad hoc, ma al prossimo, come vi ho anticipato, abbiamo la scuola di chirurgia robotica che anche quest'anno ha effettuato 14 corsi divisi in tre scaglioni, quindi si parte in primavera, inizio estate e l'ultimo scaglione in autunno
e in questi corsi ci sono delle sessioni dedicate a giovani, sia il corso base per approcciarsi a questa pratica ma anche dei corsi avanzati.
Inoltre in alcune sessioni di questa scuola di robotica abbiamo una parte dedicata all'infermieristica proprio per l'allestimento della sala operatoria.
Dallo studio pubblicato da Genas, l'unica valutazione economica di costo efficacia considerata ha notato che la prostatitomia radicale robotica è significativamente più efficace in termini oncologici per rimuovere il tumore e soprattutto per l'inefficacia funzionale che è data dalla continenza urinaria e dalla funzionalità erettile.
anche molto più costosa rispetto a quanto alla chirurgia a cielo aperto, con un costo
totale medio pari a due volte quello della chirurgia da paratoma e un cuore pari a zero
ad un anno dall'intervento. Gli avutori però di questo studio dichiarano che tuttavia
è un giudizio definitivo impossibile per mancanza di dati. L'analisi del Brecker
dice che per rendere costo efficace dovremmo eseguire dalle 10 alle 15 per raggiungere l'equivalenza con la chirurgia alla protoni.
Bisogna tuttavia tenere presente che aumentare il tasso di utilizzo del sistema robotico della tecnologia è periodo di amore.
A Grosseto, per quanto riguarda la programmazione della chirurgia robotica, abbiamo una sala molti specialistica
dove si alternano le varie specialistiche e in questo modo noi riusciamo a rendere più efficiente questa tecnica.
Dal primo di gennaio all'ottobre abbiamo praticamente totalizzato 2.806.
La nostra attività dal 1 gennaio al 21 ottobre sono stati effettuati 532 interventi e è difficile stabilire la durata media delle procedure perché le nostre procedure variano in base alla specializia e alla complessità del missiva.
va dalla mesotomia o il duodenocefalo, partecipata dalla chirurgia generale, all'isterettomia
o l'istranestetomia della ginecologia, tumori della base della lingua del dottorino, prostatettomie
e neoviscite e metretomie per quanto riguarda l'idologia. Però quello che si può fare
è una statistica settimanale delle procedure fatte, che infatti facendo appunto questa media
abbiamo visto che si fanno circa tre settimane. Questo quindi ci mette in linea con quanto
è dichiarato dallo studio per quanto riguarda il break-even point. Infatti, se invece consideriamo
ogni specialistica, nessuna delle specialistiche riesce ad arrivare al minimo del target di
questo studio. Infatti, la chirurgia generale effettua al massimo 100 interventi, l'urologia
al massimo effettua 9 interventi e quindi la sostenibilità di questo sistema l'abbiamo
raggiunta rendendola sala molti specialisti. Il totale dei consumi dal 1 gennaio al 31
di ottobre sono di 444.830 e quindi mediamente si spendono 836 euro. Chiaramente per una
una corretta valutazione costacea, dovremmo considerare i costi di gestione della sala,
per svenzione di altri strumenti e per quanto riguarda i benefici dovrebbero essere calcolati
in funzione di giornate di presenza, in funzione di complicanze e non per ultimo il costo efficace
in termini di fare a vedere la qualità delle operate negli anni successivi.
Ringrazio per la svenzione e la svenzione se ci sono domande.
Ringrazio la dottoressa Bonelli per la relazione interessante anche sull'aspetto dei costi e eventualmente per le domande magari aspetterei fine sessione così magari alimentiamo eventualmente anche la tavola rotonda e così rimandiamo alla fine.
fine. Grazie a lei. C'è un microfono
aperto e introduco quindi il secondo, la
seconda relazione, il dottor Vincenzo
Signoreiello, nonché amico Vincenzo, che
ci farà una relazione sui valori etici e
la capacità di governare l'ingresso delle
tecnologie innovative e quindi un altro
dei temi edici un altro tassello dentro il discorso della sostenibilità. Grazie Vincenzo.
Grazie a te Dino per l'introduzione. Quando mi è stata affidata questa relazione naturalmente
l'ho vista immediatamente come un'enorme sfida perché naturalmente questo processo di innovazione
tecnologica oramai è inarrestabile e da un lato naturalmente porta con sé tanti aspetti positivi
però vivendo comunque in un'epoca in cui ci sono delle trasformazioni profonde dobbiamo anche fare
un attimo un bilancio tra i vantaggi e i benefici comunque che possono portare le nuove tecnologie
nella pratica clinica e naturalmente le collegate e inevitabili conseguenze etiche.
Queste innovazioni quindi sostanzialmente ci pongono davanti a degli interrogativi
e quindi in primis dobbiamo chiederci come possiamo assicurare alla cittadinanza
che l'etica al di là di tutto resti il pilastro fondamentale della nostra pratica
al di là dell'avanzare delle tecnologie e qualora questi aspetti possano essere in qualche modo minati
come i professionisti della salute devono agire per bilanciare l'eventuale squilibrio che si può venire a creare
tra etica e tecnologia e poi in ultimo ci dobbiamo chiedere effettivamente se siamo pronti
se siamo pronti per governare delle tecnologie che oggi giorno vediamo che si stanno allontanando
sempre di più dalla gestione diretta dell'essere umano. Andiamo avanti nella relazione e iniziamo
con definire dei concetti. Allora, noi in quanto infermieri dobbiamo tenere presente che i valori
etici che il nostro codice dentologico ci fornisce devono essere la base sulla quale guidare la
nostra pratica infermieristica, perché solo così naturalmente possiamo raggiungere il massimo
dell'identità professionale dell'infermiere e di conseguenza poter applicare i valori etici in
maniera corretta. Facciamo un attimo un riassunto di quali sono i valori etici contenuti nel codice
deontologico. Parliamo di rispetto della persona, quindi nell'introduzione delle tecnologie dobbiamo
considerare che la persona è sempre il centro del nostro percorso di cura e di conseguenza
anche l'ingresso delle tecnologie deve essere commisurato e rispettoso dell'integrità della
persona. Naturalmente nel codice deontologico ricordiamoci che fa riferimento alla posizione
di protezione quindi noi come infermieri abbiamo il dovere etico nonché deontologico di dover
garantire al paziente che qualsiasi azione venga messa in pratica sia solo ed esclusivamente
volta al suo benessere e nonostante questo fare di tutto per evitare che le azioni dannose
possano causare un danno. Poi quando il codice odontologico fa riferimento a giustizia ed
equità dobbiamo immaginare che i processi tecnologici che introducono delle tecnologie
altamente avanzate, tanto spesso, specie nelle fasi iniziali, non sono alla portata di tutti.
Il ruolo dell'infermiere in questo caso è garantire che ad ogni paziente venga data
la giusta tecnologia e con i giusti criteri etici.
Da un punto di vista di autonomia professionale e responsabilità, naturalmente, è un cerchio
che si chiude, e quindi naturalmente andiamo a considerare che tutti questi aspetti rientrano
naturalmente nell'agire professionale a garanzia di una corretta applicazione delle decisioni.
Ovviamente da infermieri non dobbiamo dimenticare che la relazione di cura e di fiducia è la base
dell'agire infermieristico e quindi anche riconoscere il paziente come parte attiva
del percorso di cura può aiutare nell'introduzione delle nuove tecnologie e nell'implementazione
di ulteriori e naturalmente anche per avere da questo punto di vista un feedback in termini
di obiettivi raggiunti. Naturalmente tutela della salute e prevenzione, integrità e trasparenza,
sviluppo professionale e formazione continua rientrano comunque in quelle che sono le skills
skills etiche che un infermiere deve tenere in considerazione nel momento in cui deve partecipare
ad un processo di valutazione di una tecnologia da un punto di vista etico. Quindi a questo punto
possiamo dire che i valori etici sono il fondamento dell'agire professionale. Solo con la piena
consapevolezza di questi valori è possibile coniugare le scienze infermieristiche con le
le tecnologie innovative lasciando comunque una cura volta all'umanità delle cure.
Le tecnologie innovative oggigiorno è difficile definire quali sono perché oggi ne definiamo
una, domani ne nasce un'altra, ma sostanzialmente adesso mentre parliamo possiamo fare in qualche
modo una panoramica su quelle che sono le tecnologie innovative che attualmente il mondo
della sanità sta affrontando e sono quelle che leggete sulle slide quindi
partire partiamo dall intelligenza artificiale che deve necessariamente
essere un'integrazione quindi un supporto del processo decisionale dei
professionisti della salute la telemedicina e la salute digitale
naturalmente pongono tutta una serie di interrogativi dovuti alla distanza al
non contatto alla non relazione diretta col paziente la robotica se di per sé
comunque attualmente accettata così com'è come tecnologia però naturalmente
pone le basi per in qualche modo prestarsi nel futuro come tecnologia che
possa essere si robotica come la conosciamo adesso ma magari invece di
essere manovrata da un da un operatore e cerco si corre il rischio che ci possa
essere un'intelligenza artificiale che muove i bracci del robot stampa 3d realtà virtuale
aumentata naturalmente vanno comunque integrati in questo discorso ma noi sostanzialmente nella
in questa relazione cercheremo di tirare fuori degli spunti di riflessione perché naturalmente
il mio intento non è darvi delle nozioni perché non è non è il mio compito siamo dei colleghi
che devono in qualche modo confrontarsi su queste tematiche e porre i giusti interrogativi,
ragionare e trovare innanzitutto quali possano essere le strategie giuste per affrontare
l'ingresso di una tecnologia a noi sconosciuta all'interno del contesto sanità.
Quindi per fare questo introduciamo innanzitutto la definizione di rischio etico.
Si parla tanto di rischio clinico, sento parlare quasi zero di rischio etico,
Ma è chiaro che se parliamo di introduzione di nuove tecnologie abbiamo il dovere di confrontarci con questa realtà perché naturalmente come il rischio clinico identifica quei fattori che possano arrecare un danno al paziente, naturalmente dobbiamo immaginare che anche le decisioni in termini di azioni o di omissioni da parte dei professionisti della salute o comunque delle istituzioni
possono avere delle conseguenze negative sulla salute sulla dignità o sulla fiducia dei pazienti
la valutazione del rischio etico prevede un processo molto articolato che va oltre il
semplice rispetto di requisiti legali perché mira di identificare i rischi che potrebbero
danneggiare i pazienti e naturalmente mira poi a trovare le soluzioni che sono volte a
mitigare il rischio un po come accade nella valutazione del rischio clinico quindi iniziamo
prima quindi nel percorso di valutazione del rischio clinico iniziamo prima con introdurre
il concetto di lente morale naturalmente dobbiamo immaginare che l'etica non è una una scienza che
mira a dettare dei comportamenti che possano essere universali perché dobbiamo considerare
che nell'ambito della valutazione di un processo etico spesso è necessario porre dei giudizi soggettivi
perché magari non ci sono dei fondamenti scientifici o comunque normativi
che possano supportare in quel momento quella determinata fattispecie.
E poi chiaramente dobbiamo fare il conto con quello che è l'effetto del relativismo culturale
perché naturalmente le culture sono diverse nel mondo e quindi ciò che potrebbe essere totalmente normale in una società
può essere chiaramente disapprovato e magari anche fermamente in un'altra.
Nell'identificazione e analisi dei rischi dobbiamo innanzitutto identificare quali sono gli stakeholder connessi allo scenario che andremo a creare
perché poi passaggio successivo e creare degli scenari ipotetici e naturalmente valutare la
gravità delle conseguenze in caso di violazioni etiche una volta fatto questo la l'aspetto
successivo è immediatamente necessario è trovare delle strategie di mitigazione del rischio etico
perché come accade nella nei processi decisionati il rischio clinico non è non è possibile trovare
dei meccanismi che in qualche modo eliminano totalmente il rischio, quindi noi possiamo
darci come obiettivo la ricerca e la stesura di strategie che possano quanto più vicino
portare il rischio allo zero, quindi possiamo parlare di codici di condotta, quindi sviluppare
codici di condotta che delineano il comportamento dei professionisti sanitari in maniera chiara
e naturalmente è prevista con tutta una serie di lavori che sono stati fatti prima dal punto di vista di costruzione dello scenario
e conseguentemente valutazione dei danni che potrebbero venire dalla disattenzione dal punto di vista etico.
Chiaramente dopo un processo di valutazione del rischio etico risulta essere necessario
valutare se la formazione possa essere uno degli strumenti che possano migliorare la consapevolezza dei professionisti sanitari
nell'affrontare problematiche connesse al processo analizzato.
Poi voglio lasciare un messaggio da questo punto di vista sui meccanismi di segnalazione,
perché naturalmente ancora oggi noi segnaliamo poco.
Io invito ad utilizzare i meccanismi di segnalazione naturalmente con i dovuti limiti senza ricorrere nell'abuso di segnalazioni però è chiaro che oggigiorno noi possiamo costruire una professione migliore, una salita migliore solo se siamo onesti tra di noi e ci segnaliamo chiaramente le problematiche.
perché fin quando andiamo ad analizzare dei concetti, delle condizioni senza numeri, senza certezze,
naturalmente non possiamo mai arrivare a trovare delle soluzioni che possano essere risolutive del problema.
Chiaramente lì dove non esistono incentivare l'istituzione dei comitati etici o comunque sostenere i comitati etici nel loro lavoro
e poi chiaramente c'è questo discorso anche di valutare se è necessario legare la performance
etica agli incentivi legati alla performance individuale naturalmente un processo importante
che richiede anche una regolamentazione importante a livello locale quindi aziendale però naturalmente
questi sono i meccanismi, le strategie di mitigazione che il processo di valutazione
del rischio etico in qualche modo ci segnala e ci fornisce come strumenti.
Ritornando alle tecnologie innovative, da questo momento in poi ci concentreremo un
attimino di più sull'intelligenza artificiale. Iniziamo col dire che il dibattito sulla necessità
di introdurre l'etica nella nella gestione dell'intelligenza artificiale non è un qualcosa
che nasce nel 2024 già dagli anni 60 si parlava di intelligenza artificiale perché comunque nasce
con la la macchina che costruì alan turing durante la seconda guerra mondiale il concetto
di intelligenza artificiale però naturalmente ci si domandava negli anni 60 se in futuro questa
intelligenza artificiale sarebbe potuta diventare forte e quindi forse magari nel futuro già si
immaginava che avrebbe potuto simulare l'intelligenza umana e da qui la necessità di
valutare se l'etica avrebbe dovuto fare qualcosa da questo punto di vista. A questo punto in epoca
moderna nasce l'esigenza di definire l'etica degli algoritmi, cioè porre dei limiti o definire le
opportunità delle tecnologie che si basano sulle applicazioni di algoritmi e di conseguenza nasce
quindi l'algoretica. Questo termine è stato coniato da padre Paolo Benanti, che è il consigliere
di Papa Francesco per l'intelligenza artificiale, e definisce questo termine come lo studio e
l'applicazione dei principi etici mirati alla progettazione e l'implementazione e l'uso degli
algoritmi applicati all'intelligenza artificiale. E all'interno di questo concetto individua
chiaramente anche i principi e i criteri che scongiurino la cosiddetta algocrazia, perché
il rischio naturalmente è che quanto più le macchine vengono resi indipendenti dagli
uomini, più è importante definire i limiti all'interno dei quali queste macchine devono
muoversi. Tanto è vero che Paolo Benanti ha paragonato efficacemente l'algoretica
a un guardrail essenziale a qualsiasi macchina algoritmica in corsa per non andare fuori strada.
Vediamo un caso di quando le macchine algoritmiche vanno fuori strada. Credo che sia oramai di
dominio comune questo articolo perché quasi su tutti i giornali l'intelligenza artificiale di
Google recentemente ha invitato un utente a morire. Fatto assolutamente grave dal momento
in cui questo utente semplicemente stava usando l'intelligenza artificiale per svolgere delle
ricerche dei capitoli di tesi delle risposte a domande a risposta multipla d'improvviso la
follia tecnologica esce fuori questa risposta questa risposta praticamente dentro contiene
La potete leggere, contiene tutta una serie di offese, di discriminazioni, di frasi che mirano all'emarginazione e alla fine conclude con per favore muori, per favore.
Una cosa assolutamente grave. Si racconta, ed è stato dichiarato sui giornali statunitensi, che la sorella di questo utente, come prima reazione che ha avuto, voleva lanciare dalla finestra tutti i dispositivi tecnologici.
perché il primo momento era uno smarrimento totale perché ha dichiarato di, in pratica ha dato l'impressione come se da quel lato c'era un essere umano che rispondeva e minacciava il suo fratellino.
La risposta di Google qual è stata? Semplice, semplice.
I large language models possono talvolta dare risposte senza senso e questo ne è un esempio.
Questa risposta ha violato le nostre politiche e abbiamo preso provvedimenti per evitare che si verificino output simili, come se niente fosse accaduto.
Quindi possiamo immaginare che comunque è necessario da un punto di vista globale definire dei limiti all'interno dei quali questi algoritmi devono lavorare.
A livello europeo nel 2023 è stato votato al Parlamento l'AI Act, è una legge che mira a garantire che i sistemi di intelligenza artificiale siano supervisionati dalle persone innanzitutto, siano sicuri, trasparenti, tracciabili, non discriminatori e rispettosi dell'ambiente.
In particolar modo fa una stratificazione del rischio, partendo dal basso, in verde vediamo rischio minimo nullo che non necessitano di permessi particolari, vediamo poi successivamente, quindi rischio minimo nullo parliamo dell'intelligenza artificiale che sostiene l'uso di videogiochi o i sistemi antispam dei nostri computer,
quindi non hanno obblighi particolari ma comunque naturalmente all'interno della loro diffusione
devono rispettare un codice di condotto il rischio limitato è relativo a per esempio
l'intelligenza artificiale di google che abbiamo visto prima o comunque chat e gpt e tutti gli
altri chat bot perché naturalmente il testo dice che al di là del permesso che viene viene emesso
senza particolari obblighi, soltanto però che deve mantenere gli obblighi di trasparenza
e informazione, ovvero l'utente mentre usa il chatbot deve sempre avere chiaro che dall'altro
lato chi risponde non è un essere umano. Questi sono i limiti imposti per questo tipo
di tecnologia. Poi chiaramente abbiamo delle tecnologie sostenute dall'intelligenza artificiale
che hanno un rischio elevato. Parliamo di sistemi di credit scoring, per esempio non
so se qualcuno si è imbattuto in una delle ultime follie cinesi, il governo cinese attribuisce
mille punti ad ogni cittadino e questi punti poi possono aumentare o diminuire a seconda
se si compiono buone azioni o cattive azioni. Naturalmente la follia non sta nel discorso
delle buone azioni o cattive azioni ci mancherebbe altro però il discorso è che non è possibile
collegare l'andamento della vita personale quotidiana con un punteggio analitico vero e
proprio che poi ha come finalità in caso positivo di scalare velocemente la scala gerarchica anche
da un punto di vista lavorativo avere la possibilità di mettere facilmente i bimbi
in una determinata scuola oppure in caso negativo addirittura si arriva alla vergogna pubblica alla
possibilità di vedersi negati una prenotazione per voli o treni quindi parliamo di follia
assoluta chiaramente dal dal punto di vista di rischio elevato rientrano anche tutti quei
sistemi che praticamente vanno ad analizzare quello che il curriculum della che fanno
selezioni del personale ma quello che ci interessa di più a noi è naturalmente quello che può essere
come dicevo prima la chirurgia assistita dall'intelligenza artificiale applicata
alla robotica perché naturalmente si rende necessario probabilmente si rende necessario
perché gli studi fatti dalla dall'unione europea hanno già intercettato questa tipologia di
tecnologia che si sta sviluppando naturalmente andiamo poi a quello che è legato ai rischi
inaccettabili che sono legati al condizionamento psicologico e messaggi pubblicitari che possono
essere rivolte ai bambini e che quelli sono assolutamente vietati da un punto di vista
globale invece nel recente luglio 2024 i 16 leader delle religioni di tutto il mondo hanno
hanno sottoscritto un accordo, Rome Call for Ethics, un documento che promuove, promosso
dalla Pontificia Accademica per la Vita, promuove i principi etici che dovrebbero guidare
l'intelligenza artificiale da questo momento in poi e questi principi etici naturalmente
devono necessariamente essere argomento condiviso sul versante laico e religioso ponendosi
a questo punto come concetti universalistici. Questi concetti quali sono? Parliamo di trasparenza
intesa come la comprensibilità dell'intelligenza artificiale per tutti, perché dobbiamo immaginare
che la popolazione naturalmente ha una grossa diversificazione. All'accesso all'intelligenza
artificiale non ci devono essere discriminazioni quindi bisogna andare a mirare verso una
intelligenza artificiale inclusiva naturalmente la responsabilità di ciò che fa la macchina deve
essere chiara cioè nel senso che quali sono i processi che governano la macchina quali sono
i limiti che non dovrebbe superare la macchina e i limiti che non dovrebbe superare la macchina da
chi sono garantiti perché comunque come dicevamo all'inizio anche in questo documento si rende
necessario che l'intelligenza artificiale sia comunque in ogni caso governata dagli esseri
umani. Naturalmente l'imparzialità fa riferimento, come per esempio nel caso nostro, all'influenzare
eventualmente la capacità di giudizio, perché immaginiamo che l'intelligenza artificiale
introdotta nella pratica sanitaria in genere, che possa supportare i giudizi in termini
per esempio di elaborazioni di diagnosi, di elaborazioni di piani assistenziali come noi,
noi dobbiamo immaginare che però questa intelligenza artificiale non debba essere
così impattante a tal punto da annullare il giudizio umano e sostituirlo con il giudizio
informatico. Naturalmente questi sistemi devono garantire un livello di affidabilità chiaro a
tutti e chiaramente in questo documento non poteva mancare la necessità di garantire
l'integrità della sfera individuale attraverso la sicurezza e la privacy. Concludo dicendo che
l'ingresso delle tecnologie innovative nei servizi sanitari nazionali di tutto il globo risulta
comunque un processo che è inevitabile, è utile, ma naturalmente va governato, va governato come
il titolo di questa relazione e chiaramente come possiamo farlo, mediante un approccio
metodologico che tenga conto del rischio etico, delle normative vigenti in materia e naturalmente
anche dall'accordo siglato a livello globale dalle 16 religioni. E chiaramente tutto questo
serve per fare cosa? Naturalmente per garantire che queste tecnologie avanzate possano essere
introdotte nei sistemi sanitari valorizzando però la deontologia professionale come uno
strumento di salvaguardia dei diritti dei cittadini grazie per l'attenzione complimenti
al collega perché ha fatto una relazione veramente esaustiva e completa cominciando dal livello e
dall'ambito sanitario per poi andare addirittura a livello globale è molto importante non tenere
presenti quali sono appunto
gli aspetti globali
e le decisioni che vengono prese
a livello mondiale perché questo è
un grande dibattito quello
delle tecnologie e dell'innovazione tecnologica
ed è giusto che venga comunque
calato all'interno del nostro
ambito anche perché
mi è piaciuto molto la similitudine
che hai fatto rispetto
all'identificazione del rischio
che è una cosa che la cultura
della sicurezza è una cosa che in sanità
si fa da
anni e anni
e la cultura dell'etica
dovrebbe essere una cosa implementata
adesso più che mai
visto quelle che sono le scelte
che siamo chiamati a fare a ogni momento
ti ringrazio moltissimo
grazie a voi
perfetto e allora Maria Grazia ci fa una relazione
che è non meno facile di quella
che ha appena fatto Vincenzo
a cui faccio i complimenti perché effettivamente
poi fare una relazione di questo tipo
a quello che ha detto la collega Biancani
non è per niente semplice
e ci parlerà della gestione dell'urgenza con tecnica robotica
e quindi io sono curioso di sentirti, Maria, grazie.
Aspetta, allora provo a condividere.
Desktop, condividi.
Allora, sì, mi sentite?
Sì, sì, ma anche la condivisione mi sembra.
Certo, benissimo, sì, ti sta attivando anche la condivisione.
Ok, allora effettivamente quando mi è stata data questa relazione
Non volevo quasi quasi accettarla perché non sapevo da dove iniziare e di cosa parlare e quindi è stato un po' difficile però insomma ci ho provato speriamo che sia andata bene.
Quindi affrontare la gestione dell'urgenza con tecnica robotica. Dobbiamo pensare di trattarla attraverso due sfaccettature. Uno gestire l'urgenza chirurgica, intanto appunto magari con la relazione di Carla avremmo visto i vari sistemi robotici che esistono nelle nostre sale operatorie e quindi non sto qua a parlarne perché poi aspetteremo a Carla che magari ne parlerà.
Quindi ho affrontato la relazione pensando a questa gestione dell'urgenza. L'urgenza vista in che termini, come vi dicevo? Sia l'urgenza chirurgica, quindi pensiamo ad un'urgenza chirurgica se oggi possa essere fatta con i sistemi robotici, e poi l'urgenza, quella che andiamo a trattare della chirurgia robotica, qualora abbiamo appunto dei sistemi robotici in sala operatoria.
Ormai la tecnologia robotica ha preso il sopravvento quasi in tutte le nostre sale operatorie, in molti centri, dico non tutte le sale operatorie, ma in molti centri ormai abbiamo la presenza di un robot o di sistemi vari, robotici, pensiamo anche in ortopedia, alla neurochirurgia, non per forza alla chirurgia tradizionale.
Quindi andiamo al dunque. Già nel 1942 Asimov parlò di leggi della robotica. Ancora sicuramente eravamo molto lontani da quelli che sono i sistemi odierni e dall'intelligenza artificiale di cui parlava Signoriello, però già nel 1942 Asimov nelle tre leggi che sono sempre più attuali forse in questo momento ci diceva che il robot non può arrecare danno e quindi non può permettere a causa del suo mancato intervento che un essere umano riceva danno.
quindi dalla legge zero che poi è stata estrapolata si dice che un robot non può recare danno all'umanità
quindi sicuramente va governato ma anche conosciuto e dobbiamo conoscere quali sono le caratteristiche del robot stesso
ma andiamo al dunque, quali sono nelle nostre sale operatorie la gestione delle urgenze
in questo momento affronto l'urgenza in quanto urgenza che può accadere durante la chirurgia robotica
Di qualsiasi sistema robotico abbiamo in sala operatoria e quindi l'urgenza potrebbe essere l'emergenza quindi dovuto a un guasto tecnico proprio ad un blocco del sistema robotico, l'emergenza clinica non chirurgica, pensiamo ad un arresto cardiocircolatorio, una bradicardia o proprio delle condizioni del paziente stesso quindi dal punto di vista anestesiologico e delle emergenze chirurgiche vere e proprie che possono essere a sua volta controllabili o non controllabili, pensiamo ad un sanguinamento.
Il sanguinamento può essere controllabile quindi magari ci si ferma un attimo con la robotica, si prosegue con la chirurgia tradizionale magari mettendo un trocar se siamo in chirurgia addominale o andando a controllare il sanguinamento con asatischi e quindi poi andare a ricontinuare l'intervento in chirurgia robotica o addirittura quando il sanguinamento non è controllabile si deve procedere sicuramente alla conversione.
L'errore del robot che a sua volta può essere un errore risolvibile o non risolvibile, quindi recuperabile o non recuperabile, se è recuperabile grazie all'assistenza tecnica possiamo ricontinuare a fare il nostro intervento in chirurgia robotica, se non è recuperabile ahimè si deve passare ad una chirurgia tradizionale, in questo caso magari potrebbe essere, se parliamo di chirurgia addominale, di una chirurgia mini-invasiva,
quale può essere la laparoscopia o l'artroscopia o altro tipo di chirurgia
pensiamo invece alle condizioni cliniche del paziente
a sua volta anche qui l'errore può essere, diciamo il danno può essere risolvibile
pensiamo una bradicardia spinta quindi con gli algoritmi si può risolvere
e quindi il paziente si riprende e possiamo continuare la nostra chirurgia robotica
o non risolvibile, in questo caso il paziente non può continuare in chirurgia robotica
Si deve sospendere questo tipo di chirurgia anche per le posizioni spinte che spesso hanno i pazienti e andare su un tipo di chirurgia tradizionale o addirittura sospendere l'intervento stesso.
O addirittura siamo in presenza di chirurgia robotica ma il quadro clinico del paziente si presenta diverso, sappiamo che in chirurgia esiste la variabilità artificiale e naturale, quindi non è facile andare a vedere qual è lo stato dei pazienti.
Spesso magari quando andiamo a vedere il paziente stesso ci accorgemo che il quadro è un po' più complicato di quello che era stato magari diagnosticato degli esami strumentali.
Quindi in questo caso dobbiamo pensare che cosa? Ad avere delle checklist ed essere sicuramente pronti.
La chirurgia robotica a differenza della chirurgia tradizionale è una chirurgia che presuppone un controllo e un controllo anche della situazione.
Pensiamo a questa sovrapposizione di triangoli che non è una sovrapposizione in cui il paziente è sempre al centro della nostra attenzione ma abbiamo le tre figure importanti che sono il chirurgo, l'infermiero e l'anestesista come in tutte le sale operatorie.
Ma nella fattispecie, sappiamo che oltre alla chirurgia tradizionale dobbiamo affrontare diversamente le emergenze cliniche, come abbiamo detto, le complicanze cardiovascolari, la perdita di visibilità, ma questo lo abbiamo anche ad esempio nelle chirurgie mini invasive, e anche la prontezza alla chirurgia, a passare alla chirurgia tradizionale.
Quindi al di là del management intraoperatorio che è un po' più specifico ma vale per tutti i sistemi robotici, io direi che è fondamentale la comunicazione. Deve esistere una buona comunicazione all'interno dell'equipe chirurgica ancora di più di quanto non esiste nella chirurgia tradizionale perché appunto presuppone delle competenze, delle conoscenze tali che dobbiamo essere subito disponibili ad attuarle e a sapere che cosa attuare.
quindi non a farci proprio a governare noi quello che il sistema nuovo che abbiamo in sala operatoria quindi dalla conoscenza per le procedure per salvare la vita degli strumenti perché abbiamo visto come ci ha fatto vedere la collega che hanno dei costi non indifferenti ancora e la procedura ad esempio di disinserimento del robot ed eventualmente salvare diciamo il salvabile perché spesso magari stacchiamo il robot
boh, proseguiamo con il controllo dell'intervento in altro modo e poi si ripropone la chirurgia
robotica quindi senza avere buttato fra virgolette nulla perché abbiamo visto che i costi non
sono indifferenti. Quindi parliamo di chirurgia robotica ma questo, questa slide è quello
che un po' facciamo sempre in tutte le sale operatorie con maggiore attenzione in questo
caso quando si tratta di sistemi robotici. Quindi la preparazione del tavolo per la conversione
in open, la conservazione delle pinze e quindi eventualmente staccare un braccio, qualora
un braccio non funziona del robot, ad esempio possiamo continuare la chirurgia robotica
e sappiamo che possiamo in questo caso andare a perdere solamente una sola pinza e non tutto
il sistema, i collegamenti per l'apertura in chirurgia open e sapere sganciare appunto
le braccia del robot e quindi il disinserimento proprio del sistema robotico. Questo è quello
Ma dico l'infermiere strumentista non nell'infermiere strumentista robotico perché in queste competenze ci sta dietro la competenza dell'infermiere strumentista che non è solo l'infermiere strumentista che sta a staccare il robot ma deve conoscere quello che è proprio il suo profilo di ruolo che non è assolutamente indifferente in questo momento.
penso al volere sostituire lo strumentista con altre figure, assolutamente no, perché lo strumentista in questo caso non solo deve conoscere quello che è il suo profilo di ruolo, ma in più deve avere le conoscenze anche in questo momento in ambito robotico.
La stessa cosa vale per l'infermiere di sala e la stessa cosa per l'infermiere di anestesia, anche perché queste sono le posizioni spinte di cui spesso il paziente robotico è sottoposto, quindi pensiamo a un posizionamento così spinto,
Quindi che presuppone delle conoscenze sul posizionamento del paziente, quindi sulle compressioni, sulla facilità degli accessi vascolari, quando ci sono delle urgenze eccetera.
Quindi che cosa è necessario? Io non so quanti di noi abbiamo un protocollo di emergenza proprio stilato all'interno delle nostre sale operatorie dove si fa chirurgia robotica, ma questo sarebbe il gold standard.
Quindi intanto attuare un protocollo di emergenza, qualsiasi sistema di robotico abbiamo in sala, ormai oggi siamo abbastanza offuscati da sistemi che arrivano da tutta la concorrenza e quindi inizialmente partire da una buona comunicazione tra il team chirurgico e il team infermieristico, ci deve essere veramente una solidarizzazione fra tutta l'equipe.
La comunicazione, sapere parlare con il supporto tecnico, quindi conoscere bene quelle che sono le tecniche anche di comunicazione con il supporto stesso, spesso siamo collegati online con i sistemi tecnici.
dare informazioni alla famiglia
quando ci sono delle problematiche
sicuramente dimentichiamo
che dietro le porte della sala operatoria ci stanno
dei parenti che stanno aspettando e magari
non sanno quello che sta succedendo
bastasse in questo momento andare
solamente a dare delle informazioni
dicendo che abbiamo avuto magari un problema
l'intervento sta andando avanti lo stesso
anche se il timing è sicuramente
più lungo, ma io
dicevo che per fare questo e per
stipulare dei buoni protocolli di emergenza
se è necessario tanto addestramento e tanta simulazione e soprattutto andare a vedere poi andare a verificare e a revisionare i nostri protocolli che sicuramente cambiano e questo già è stato fatto per quanto riguarda gli anestesisti abbiamo proprio un consenso il congiunto della siarti in cui parla proprio di chirurgia robotica addominale quindi sicuramente dal lato dell'anestesista e dal lato dell'infermiere di anestesia quando presente nelle sale operatorie si aspica che nella chirurgia robotica ci siano almeno i tre infermieri presenti
è necessario appunto averlo chiaro in modo da sapere cosa fare, ecco perché io già parlavo anche di protocollo di emergenza nelle sale operatorie, quindi pensiamo ad un tavolo pronto di laparoscopia o addirittura di chirurgia open, quindi questo diciamo che è sottinteso nella mentalità degli infermieri di sala operatoria e quindi dobbiamo essere anche pronti in questo.
E sapere che questo è uno dei robot maggiormente presenti in sala operatoria, ma ce ne possono essere tanti, io avevo questo e quindi ho messo questo, questo esempio sapere che per andare a sbloccare uno strumento chirurgico dobbiamo tenere la chiave di sicurezza sia sterile che non sterile in sala operatoria e sapere dove andare ad agire.
Quindi, ma avere chiaro pure anche che cosa il layout della sala operatoria, se io ho chiaro come è sistemata la sala operatoria sicuramente mi viene più facile andare ad attuare quello che è il protocollo di emergenza e a fare che cosa.
Ho messo un po' di frecce, quindi in questo layout sappiamo che in questo caso il chirurgo si deve alzare dalla console e quindi andare verso il tavolo operatorio, l'anestesista sta al suo posto con il protocollo da attuare a seconda del tipo di emergenza che abbiamo, l'infermiere di sala deve sapere staccare il robot e quindi avere anche un protocollo di emergenza per chiamate qualora necessitano sangue o il posto di terapia intensivo.
o abbiamo bisogno anche di aiuto in sala operatoria a seconda magari di fare portare altri presidi o altri dispositivi
quindi è chiaro che questo layout nella nostra testa sia presente in modo da essere agevolati come timing nella risposta appunto all'emergenza
ma perché io dico questo? Perché praticamente è stato dimostrato che con l'evento dell'emergenza
secondo il tipo di emergenza abbiamo un tempo stimato che si staura nel nostro cervello
Che è quello che se io ho delle azioni ordinarie e l'urgenza è fatta da un'azione ordinaria ho 30 minuti per agire, diverso diventa se accorciano a 5 minuti qualora io debba fare delle azioni complesse e in questo caso magari spesso non mi genera neanche stress.
Se invece ho delle azioni complesse che non sono assolutamente controllabili, genera stress all'interno di tutta ogni componente dell'equipi chirurgica e sicuramente va a scatenare anche quello che può essere l'errore. L'errore in sanità si traduce in pericolo per la sicurezza dei pazienti ma anche per noi stessi.
Quindi quanto è importante nella gestione delle urgenze, cosa fare a seconda dei sistemi robotici, è inutile che io nella slide, nella relazione vi stavo a vedere, vi stavo a rappresentare quali sono le tecniche specifiche perché variano a seconda del tipo di robot che abbiamo in sala.
Volevo stressare il fatto che nella nostra situazione è sempre più incalzante perché spesso non abbiamo neanche il tempo di formare i nuovi infermieri perché ci arrivano così come sono o addirittura poi si stancano e se ne vanno appunto perché sono sotto stress.
dobbiamo pensare quanto sia importante oggi la simulazione la simulazione permette di sbagliare
in un ambiente sicuro e quindi ci fa forti dagli scenari si apprende e ci si valuta soprattutto si
possono andare a simulare degli errori anche sconosciuti e quindi non non controllabile
dalla si impara quindi già agenasse sul sulla chirurgia robotica aveva dato tanto fatto uno
studio proprio sulle chirurgie robotiche è dato un'importanza tale a quella che la formazione sia
del po quanto riguarda i chirurghi ma anche del personale infermieristico di sala dando appunto
un'importanza elevata a quella che la formazione quindi da ciò significa che qualora si voglia
iniziare un progetto di chirurgia robotica è necessario contemplare tanta formazione e tanta
simulazione la simulazione in emergenza è un po come queste foto mi hanno fatto un po sorridere
è veramente una questione di emulazione e solo attraverso l'emulazione tu riesci a comprendere bene cosa fare e quando fare e come farlo, ma questo presuppone il fatto che non è solo la simulazione sullo strumento stesso,
ma ad esempio noi un po' in aico l'abbiamo fatto, cioè ci sono dei colleghi che fanno proprio simulazione andando a ricreare gli scenari della sala operatoria e solo così ci si può rendere conto effettivamente di cosa io ho bisogno per agire in urgenza e anche andare a controllare quello che è il mio stress e lavorare in sicurezza.
La formazione quindi oggi non può essere più intesa come un insegnamento a letto del malato perché si vanno facendo sempre le procedure via via più invasive ma solo attraverso la simulazione che ormai è applicabile in qualsiasi stadio percorso formativo degli operatori sanitari.
Serve proprio anche ad accelerare quella che è la formazione. In questo caso che cosa ho messo? Ho messo proprio l'idea di come strutturare anche un protocollo di emergenza e farlo proprio.
Questa è una slide data da un sistema robotico, chi fa che cosa nella chirurgia robotica.
Pensiamo che se la vediamo dall'alto verso il basso è quello che facciamo all'ingresso del paziente, ma pensiamolo al contrario quando eventualmente siamo in presenza di urgenza.
Quindi se l'infermiere risale, lo leggiamo dal basso e diciamo chiusura e incisione, in questo caso gestizione dei ferri operatori, scollegamento e vestizione, quindi pensiamo un protocollo al contrario.
La competenza degli infermieri ormai è stata descritta come la capacità di utilizzare conoscenze e abilità, quindi anche se andiamo a fare un po' di ricerca scientifica ci rendiamo conto di quanto la competenza per gli infermieri è data solamente appunto dall'acquisizione della formazione tramite la simulazione.
e la simulazione è vista appunto in questo studio del 2023 come una risorsa educativa ed è priva di rischi ma è beneficio di tutti e io dico sempre più robotica perché questo articolo mi ha fatto sorridere perché mi parla della morte della laparoscopia
Ma perché questo? Perché sicuramente nelle nuove generazioni, tipo io penso ai millennials o addirittura alla generazione Z, sempre più tecnologica e sanno lavorare solamente con le tecnologie, sempre di più la chirurgia robotica si avvicina a quello che è il gold standard anche per loro.
e quindi anche la chirurgia laparoscopica che per noi infermieri di vent'anni fa era diciamo una tecnologia ormai sta prendendo quasi quasi sta diventando dei suoi quindi l'altra faccia di cui invece che volevo parlare che ho fatto degli studi pensando se la chirurgia robotica possa essere utilizzata nella chirurgia di emergenza
Ma ci sono pochissimi studi in cui dice che può essere utilizzata anche perché in chirurgia di urgenza, secondo il tipo di chirurgia, poi dobbiamo discernere se è differibile l'urgenza o non è differibile.
Quindi in caso di urgenza differibile, quindi in cui abbiamo un timing più controllato e questo ad esempio è il caso della coleicistectomia, si pensa che anche con i sistemi robotici si possa agire in questo tipo di chirurgia d'urgenza.
Però per fare questo che cosa è necessario come abbiamo visto? Che il team sia abbastanza affiatato, che ci sia una buona comunicazione e che la squadra si è allenata affinché il timing di inizio proprio del sistema robotico e della chirurgia robotica sia abbastanza breve, pensiamo appunto all'urgenza.
Quindi ancora il sistema robotico utilizzato per la chirurgia d'urgenza non è proprio ancora un gold standard, solo in alcuni stati dove fanno tanta chirurgia robotica stanno pensando di utilizzarla ma solo per determinati tipi di interventi chirurgici, quindi diciamo che non lo possiamo pensare al momento come un sistema anche perché i costi sono ancora alti e soprattutto il timing e il tipo di formazione è abbastanza elevato.
Quindi che cosa portare a casa da questa relazione? Sicuramente l'idea di cominciare a pensare ad un protocollo di emergenza, di avere anche un protocollo nazionale che potremmo fare anche come società scientifica su quello che è un protocollo di emergenza in caso di chirurgia robotica in senso lato.
andare a migliorare sulla comunicazione e sull'effidabilità del team, questo è sempre un punto fermo in qualsiasi tipo, cioè proprio nel nostro lavoro di sala operatoria, andare a settare, avere chiaro il settore della sala operatoria e andare sicuramente a stressare con i sistemi di formazione e simulazione,
andando a costruire proprio un percorso di addestramento che sia quanto più fedele possibile, non tanto su come appunto abbiamo detto si utilizza quel sistema stesso, ma su quello che è il sistema in generale in modo da abbattere quello che è lo stress anche per il personale.
Signorello parlava di tanta
intelligenza artificiale, io non sono
assolutamente diciamo contraria
all'intelligenza artificiale, che ci aiuti
e la governiamo, ma io parlo
anche tanto di intelligenza collettiva
quindi è necessario che appunto
noi come operatori sanitari andiamo
a sapere anche controllare
e a unirci per fare
tanta intelligenza collettiva
io vi ringrazio e vi saluto
grazie. Ringrazio
nuovamente la collega, anche a lei
Faccio tantissimi complimenti perché ha esplorato a 360 gradi quello che è l'urgenza, non solo quello che può essere effettivamente l'urgenza clinica, ma tutti gli aspetti organizzativi che sono da tenere, da governare durante l'urgenza.
Quindi sicuramente il protocollo è una buonissima idea, anche quella del protocollo è generale, da cui poi ognuno può calare un protocollo nel proprio setting, perché proprio le chirurgie sono molto diverse e anche le nostre saloperatorie sono tutte diverse.
Mi è piaciuta molto l'idea del team, che è un'idea assoluta e purtroppo molto disattesa oggi per quello che dicevi. I nostri infermieri si stancano, rimangono poco e quindi anche creare questi team uniti e capaci di rispondere diventa delle volte un po' difficile.
Per quello che riguarda la simulazione so che stanno nascendo, adesso io parlo del posto in cui lavoro io, ma vedo qui in Emilia Romagna che ogni ospedale sta cercando di fare una sala in cui fare formazione attraverso la simulazione.
Per questo e anche per moltissimi altri aspetti della nostra professione e quindi ritengo che sia fondamentale perché purtroppo l'aspetto esperienziale si sta un pochino perdendo e comunque non abbiamo spesso il tempo di raggiungere questa competenza con l'esperienza.
Quindi ti ringrazio e complimenti ancora. Vado quindi a presentare la collega dottoressa Merzagora Carla, ripeto infermiera strumentista Sala Robotica Città della Salute di Torino, che ci parlerà dell'evoluzione dei sistemi robotici, qualità e vantaggi.
Possiamo vedere sulla prima foto una sala operatoria chirurgica dei primi del Novecento e a lato una sala attuale.
Quella è la prima considerazione che viene fatta, che comunque il primo passaggio, il primo step che è stato comunque una grande innovazione dal punto di vista etico, morale e anche pratico è stato comunque non essere più un teatro operatorio ma una sala riservata quindi a poche persone anche se l'unica tecnologia presente al momento era banalmente una lampada
che permetteva di operare anche al di là delle condizioni atmosferiche, quindi anche quando non c'era più il sole.
Mentre sulla destra possiamo vedere comunque una sala attuale con qualsiasi cosa, dalle lampade scialitiche alla brillanza, un lettino automatizzato, eccetera.
L'altro passo importante in principio fu la laparoscopia con il dottor Sam che comunque cominciò a pensare ad un tipo di intervento senza dover tagliare il paziente, senza dover fare grosse incisioni e quindi utilizzare quella che è ormai utilizzata in tutti gli ospedali, la laparoscopia, quindi un punto di svolta per la chirurgia tradizionale.
La robotica viene definita in vari modi, una telemanipolazione a computer assistita, una laparoscopia di alto livello, una tecnica chirurgica mini-invasiva, una sofisticata piattaforma chirurgica, sicuramente tutte queste cose e anche altro.
E' sicuramente un tipo di chirurgia diversa, una chirurgia che permette di avere meno operatori al tavolo e una chirurgia che però non è a prescindere da una formazione molto elevata.
Quali sono i vantaggi? I movimenti accurati e precisi, dissezioni delicate perché comunque sia all'interno di cavità corporea o comunque sul campo operatorio senza appunto fare grosse incisioni e quindi tutto quello che permette di vedere sicuramente meglio anche perché abbiamo una visione in 3D che riduce lo stress visivo dell'operatore, le immagini sono magnificate e quindi si può vedere qualsiasi cosa in maniera decisamente migliore.
Per il paziente sicuramente ci sono vantaggi perché avrà tempi di ripresa più veloci, minor dolore post operatorio, il paziente si alza il giorno dopo può ricominciare a mangiare, a riduzione di sanguinamenti quindi del rischio effettivo.
Dal punto di vista estetico una microincisione prevede anche una cicatrice piccola e quindi non si vede l'intervento e soprattutto potrà riprendere la sua vita con tutta una serie di costi sociali che vengono abbattuti, quindi meno giorni di malattia, meno assenza dal lavoro.
Pensate anche ai liberi professionisti comunque che non hanno la possibilità di stare magari molto tempo a casa perché altrimenti se non lavorano non hanno il loro stipendio, quindi tutto ciò può comunque contribuire anche a livello sociale.
I sistemi in evoluzione, il primo fu il Puma del 1985, venne utilizzato per le biopsie in neurochirurgia, venne poi affiancato da vari robot utilizzati in ortopedia, Robodoc, Acrobat, ma quello che fu il robot come lo conosciamo oggi, quello che diede la svolta fu Zeus nel 2001 con un intervento comandato a New York ed effettuato fisicamente a Strasburgo.
quindi un intervento transcontinentale
che penso sia costato una follia
questo sistema si evolve
nel sistema da Vinci
che venne utilizzato per la prima volta
in cardiochirurgia nel 1998
il sistema da Vinci è sicuramente
il primo, il più conosciuto
forse anche il più diffuso
in Europa e negli Stati Uniti
dal 99 al 2017
abbiamo avuto l'evoluzione dal tre braccia
al quattro braccia
fondamentalmente non è cambiato
molto il sistema da Vinci
nel senso che si compone sempre di diversi elementi
quali la console chirurgica
un robot che passa dall'avere tre braccia ad averne quattro
e avere comunque la colonna video
l'ultimo nato in casa Da Vinci è il Da Vinci Single Port
che nel discorso della microinvasività
comprende comunque un solo accesso
dove si inseriscono i bracci robotici con la colonna
ma scadendo il brevetto per il sistema da vinci abbiamo comunque altre ditte che si sono che hanno
sperimentato che hanno comunque fatto ricerca e quindi abbiamo altri sistemi questo sempre per
quel che riguarda la chirurgia nella grossa chirurgia quindi abbiamo il sistema ugo che
è un sistema comunque modulare ed è un sistema che si compone di colonna video di una console
l'aperta e di quattro carrelli per ognuno per ogni braccio se ne può utilizzare uno se ne possono due
tre quattro di solito tendenzialmente si usano tre o quattro o quattro o quattro bracci il sistema
robotico comunque non differisce granché alla fin fine nel senso che le braccia sono modulari sono
comunque con strumenti con un numero di vite come per per da vinci a fianco a ugo troviamo anche il
Il sistema Versius, il cui principio è un po' lo stesso, è un robot modulare, è un po' più piccolino, va posizionato comunque in sala a fianco al letto del paziente, prevede anche questo un operatore e la strumentista al tavolo con un operatore che non è lavato, quindi non è sterile, che può essere anche in un'altra stanza.
Che ha anche qui in questo caso una console aperta, comunque hanno sempre una visione magnificata e la possibilità di operare in maniera quasi autonoma.
insomma. Spesso abbiamo robot che lavorano in ortopedia, questo perché? Perché comunque
l'ortopedia è una chirurgia particolare, necessita comunque di un alto grado di sterilità,
non che la chirurgia addominale non la necessiti, ma l'ortopedia ha un alto tasso di rischio
per quel che riguarda le infezioni e di conseguenza tutto ciò che è protesica o che comunque
è osso è importante che sia non solo sterile, ma più che sterile. Di conseguenza i robot
L'ortopedia vengono utilizzati soprattutto sulla pratesica per il ginocchio, l'anca o la mano, si compongono di un singolo braccio, anche qui abbiamo sempre il modulo visione, il modulo guida, però la differenza è che il chirurgo pianifica prima ciò che vuole ottenere sul paziente e il braccio robotico quindi opererà con gli strumenti adeguati sul paziente stesso.
Il riferimento delle strutture osse è dato dalle TAC, quindi sulle TAC del paziente, non sulle TAC di chissà chi, e diciamo che l'intervento è altamente personalizzato.
Questo braccio robotico monterà tutti i sistemi di preparazione ossea, verrà comunque controllato a distanza e c'è una telecamera di infrarossi che permette di monitorare i vari elementi del sistema.
Questo permette quindi di avere, a maggior ragione, molta meno perdita di liquidi, di perdite ematiche e comunque sicuramente un minor rischio di infezioni.
Questo è uno dei sistemi per l'Orboe in ortopedia, come potete vedere, è comunque decisamente diverso rispetto al sistema da Vinci.
Questo è una simulazione su una protesi di ginocchio e potete vedere sulla destra invece lo schermo che verrà visto dal chirurgo, vedrà la simulazione, quindi ciò che io voglio ottenere e ciò che stanno facendo effettivamente.
C'è poi un altro tipo di robot dello stesso sistema per la neurotirurgia, è un sistema integrato anche qui con tacco, risonanze, dove comunque c'è la possibilità di andare a programmare il tipo di intervento, quindi supera un po' quello che era solo il neuronavigatore perché il braccio robotico ad intervenire con un assistente al tavolo è sempre l'astrumentista presente.
utilizzato anche per per interventi pediatrici abbiamo poi un robot questo cinese è un altro
tipo di robot o pedico il maco che comunque arriverà probabilmente anche per altri tipi
di chirurgia anche qui comunque si compone sempre di di carrello visione abbiamo poi
ancora il core il robot sono tutti i robot che vengono utilizzati in ortopedia sono comunque
Vedete che comunque hanno tutti quanti più o meno la stessa componente, c'è sempre un carrello visione, c'è sempre la possibilità di avere i riferimenti TAC, risonanze magnetiche e cose del genere.
Questo perché finendo il dominio del monopolio del Da Vinci, altre ditte che comunque aspettavano solo le certificazioni, aspettavano perché non è che ci si improvvisa anche a costruire un robot chirurgico, aspettavano quindi le certificazioni, facevano ricerca eccetera, hanno potuto immetterli sul mercato.
Non sono tutti presenti in Europa perché ci devono essere diverse certificazioni e non tutto quello che viene prodotto può essere inserito all'interno delle varie nazioni.
Anche la Svizzera ha creato il suo robot, questo Velis è un altro sistema robotico sempre per l'ortopedia, questo è un altro tipo di robot sempre per l'ortopedia, proprio perché l'ortopedia comunque avendo alti tassi di infezione,
comunque essendo un tipo di chirurgia costosa già di base perché le protesi di ginocchio, le protesi d'anca o comunque le ricostruzioni delle cartilagini osse sono comunque procedimenti costosi, sono dolorosi anche per il paziente, è importante avere comunque una tecnologia adeguata che permette di ridurre quelli che possono essere tutti i rischi.
Ci sono poi anche robot dentisti, questo è IOMI, robot per impianti dentali, anche qua si vale di dental scan, di comunque tutto quello che la tecnologia ci può dare, ci può aiutare.
Non soltanto ossa o grandi interventi, ma questo ad esempio è un robot Kinova per un altro tipo di intervento, questo è un robot vascolare.
Questo serve sia per la diagnostica che il trattamento. Questo Kinova arriva dal Canada, utilizza ultrasuoni o laser per danni vascolari o per lipolisi. Anche qui si ha la ricostruzione 3D del risultato da ottenere, quindi si parte da quello che si vuole ottenere e il chirurgo preparerà l'intervento prima valutando il singolo caso e ciò che si deve andare a fare.
Ovviamente non solo addome, non solo prostate come hanno accennato i colleghi prima, ma anche un robot ginecologico pensato comunque per la donna, sempre interventi addominali ma specifico per la ginecologia, questo è ALF.
E comunque vedete ci sono diversi tipi di robot a seconda delle necessità, poi si parla di robotica e intelligenza artificiale perché comunque l'intelligenza artificiale fa parte della nostra vita, dal telefonino che ci mette la sveglia, al robot da cucina, alla lavatrice che è programmabile anche a distanza piuttosto che comunque come orario, anche l'intelligenza artificiale entra in sala operatoria e si integra con la robotica.
Questo è un tipo di robot diverso, permette l'ablazione cutanea di tumori in maniera sicura, efficace, tumori che talvolta sono considerati non operabili.
Questo è francese ed è presente poi soltanto negli Stati Uniti in due sedi e attraverso l'inserimento di aghi nel corpo permette comunque di arrivare a trattare tumori che altrimenti vengono considerati inoperabili.
Anche qui abbiamo la fusione di immagini tra TAC e risonanze magnetiche e si sta studiando, è in corso uno studio in Francia per il trattamento delle lesioni metastatiche sull'osso, quindi sicuramente si arriverà a dei risultati e probabilmente potrà essere sperimentato anche in altri posti.
Ma la robotica non è solo chirurgia, questo è un robot per la radioterapia che si muove come potete vedere e attraverso una visione 3D permette di controllare il tumore durante l'intervento e quindi di circoscrivere il raggio d'azione delle radiazioni, questo per evitare di ledere tessuti sani e di andare a trattare solo esclusivamente il tumore e evitare quindi tutte quelle reazioni secondarie o comunque tutto quello che sono le complicanze post o tutti quei danni.
fatti a tessuti sani per i pazienti che vengono trattati con radioterapia. Abbiamo poi ancora
altre piattaforme sempre con l'intelligenza artificiale che permettono comunque la
connettività dei dati in sala operatoria, permette di connettere dispositivi medici ma
anche sale operatorie diverse in tempo reale, permette quindi di avere sia i dati reali della
della sala operatoria in cui si sta operando, ma anche la possibilità di condividere le competenze,
di condividere lo stesso intervento anche in posti differenti, in luoghi differenti.
Quindi come definire la robotica? Un passo verso il futuro.
Però, però, c'è sempre un però, ci sono alcune considerazioni da fare, alcune considerazioni importanti.
La formazione, come diceva anche Maria Grazia, è fondamentale,
Ma la formazione non viene fatta solo attraverso un corso come questo che è comunque importante ma deve essere fatta sul campo da persone specializzate che non è detto siano per forza operatori sanitari perché noi siamo cresciuti un po' con il luminare che comunque aveva un corteo di studenti e poi sceglieva fra questi quelli che sarebbero diventati i suoi assistenti, quelli da far crescere.
Quindi si parla di maestri della chirurgia che donavano il loro sapere solo ad alcune persone perché le ritenevano più adeguate, adesso invece la formazione può essere per tutti, però in quale modo?
E' fatto in maniera differente attraverso simulazioni cosa che fino a anni fa non era fattibile. I costi iniziali comunque di una chirurgia robotica non sono indifferenti perché già solo il sistema costa qualche milione di euro anche se adesso ci sono dei sistemi che costano meno.
E' necessario avere un minimo di procedura all'anno per mantenere uno standard di alto livello e spesso sono solo i centri più grossi che si possono permettere uno o più sistemi robotici ma questo perché è un po' legato ai costi e un po' legato anche alla possibilità di far crescere i giovani perché comunque ci sono le strutture universitarie che permettono anche di avere degli spazi, dei tempi, delle modalità e soprattutto anche a livello economico.
quindi è importante sapere
che il setting di sala cambia
secondo l'intervento, secondo il chirurgo
secondo le abitudini
ma anche secondo la struttura fisica
perché purtroppo non tutte le sale
nascono come sale robotiche
o sale dedicate al robot
spesso e volentieri in Italia troviamo
strutture ospedaliere che vengono
ristrutturate ma che hanno
comunque i loro anni
io penso già solo all'azienda in cui lavoro io
comunque è nata
all'inizio del secolo XX, è una struttura che è sorta negli anni 30 e quindi non si parlava sicuramente
né di laparoscopia né di chirurgia robotica. Una cosa importante è che comunque c'è la possibilità
di avere ordini prevedibili per il materiale dedicato al robot perché comunque non cambia,
sono sempre un po' le stesse cose che vengono utilizzate, questo permette di avere anche una previsione
di consumi sulla base della previsione di numero di procedure. Le procedure comunque sono spesso
standardizzate ed è più facile creare probabilmente dei protocolli operativi anche perché con il fatto
che si può avere la simulazione è più facile comunque pensare a cosa si può fare e come agire
e la simulazione può essere fatta sia dal punto di vista operativo quindi come disporre la sala
o come scegliere come far crescere una persona, oppure proprio anche per simulare emergenze.
Altre considerazioni finali è che comunque tutti gli operatori devono essere in grado di gestire
emergenze chirurgiche, anestesiologiche, quelle di cui ci parlava Maria Grazia.
E una cosa che spesso viene fuori è che le nuove generazioni sono in grado di ricorrere alla chirurgia
tradizionale in caso di conversione
dalla chirurgia robotica
alla chirurgia laparoscopica
se è fattibile oppure direttamente
la chirurgia tradizionale
e io con questi interrogativi vi lascio
e vi ringrazio per l'attenzione e vi chiedo ancora
scusa per il disguido iniziale
grazie Carla
che hai rispolverato anche una vecchissima
conoscenza perché spessissimo
quando sento dire che la robotica è iniziata
con il Da Vinci mi fa sorridere perché nel 2000
lavoravamo con Zeus e era
veramente un'impresa
che è un modello di robot che tra le altre cose adesso è tornato un po' in auge
appunto col CRM che ha lo stesso concetto
ma lo Zeus all'epoca andava agganciato sulle barre normalizzate del letto
quindi le conversioni di cui parlava Maria Grazia erano veramente un'avventura qualche anno fa
una considerazione la volevo fare solo rispetto alla varietà dei sistemi che hai presentato
che non può non far pensare a quanto poi la complessità aumenti
in termini proprio di gestione e quanto questo poi rigata su quello che è proprio il tema centrale della giornata, cioè della sostenibilità, perché tutti questi sistemi, la varietà di sistemi che viene offerta fondamentalmente dal mercato e l'introduzione di tutta questa varietà è un ulteriore elemento da gestire e che oggettivamente rigata pesantemente poi in termini di sostenibilità
sul sistema
e allora a questo punto
introduco l'ultima relazione
della mattina che
terrà la dottoressa Datos
e che riguarda la gestione del sanguinamento
nella chirurgia mini-invasiva
Buongiorno a tutti
ho lo schermo
vedete tutti?
Buongiorno a tutti
sono Datos Francesca
infermiere della sala operatoria
della chirurgia vascolare di Previso e oggi vi parlo della gestione del sanguinamento
nell'archeologia mini-invasiva e quindi anche dei vari tipi di mostatici e sigillanti utilizzati
appunto nell'archeologia tradizionale ma soprattutto nella robotica e mini-invasiva.
Gli mostatici e i sigillanti vengono utilizzati in presenze di sanguinamento, quindi emorragia
massiva o limitata sia durante che post intervento. L'emorragia massiva è caratterizzata da una
perdita di sangue significativa e rapida che può mettere a rischio il paziente. Può essere causata
da traumi, lesioni vascolari, rottura di grani, vasi sanguigni o appunto durante complicanze
durante l'intervento chirurgico. L'emorragia limitata invece è caratterizzata da una perdita
di sangue più modesta e controllabile che non rappresenta una minaccia immediata per
la vita. Questa è causata da lesioni minori, tagli superficiali o interventi chirurgici
meno invasivi. Gli amostatici e i sigillanti chirurgici sono delle sostanze utilizzate
in ambito chirurgico per controllare il sanguinamento e favorire la guadigione delle ferite controllando l'emostasi.
Per emostasi si intende quel processo fisiologico attraverso il quale il corpo ferma il sanguinamento
e mantiene l'integrità del sistema circolatorio.
Gli emostatici aiutano a fermare la perdita di sangue interagendo direttamente con i fisiologici meccanismi di emostasi
mentre i sigillanti sono quello più utilizzato per chiudere meccanicamente le ferite in modo sicuro.
Gli emostatici sono dei dispositivi medici sterili che possono derivare dal campo vegetale,
animale o minerale. Sono sostanze progettate per promuovere la coagulazione del sangue con
azione meccanica, favorendo il meccanismo della cascata coagulativa. Possono presentarsi sotto
di polveri, gel, spugne o altri materiali che vengono applicati direttamente sulla zona di
sanguinamento. I sigillanti sono anche dei dispositivi medici di origine sintetica o
semisintetica che formano uno strato protettivo della superficie chirurgica. Sono ideati per
sigillare le ferite chirurgiche riducendo il rischio di sanguinamento e di perdita di fluidi
corporei. Possono essere utilizzati in aggiunta agli emostatici per fornire una chiusura più
completa ed efficace delle ferite chirurgiche e sono utilizzati anche per chiudere piccole
ferite cutanee come tagli e abrasioni che non richiedono punti di sutura ma che hanno bisogno
di protezione dagli agenti esterni per prevenire infezioni e favorire la cicatripezione. In breve,
Mentre gli emostatici favoriscono la coagulazione del sangue per fermare il sanguinamento, i sigillanti sono più orientati verso la chiusura delle ferite chirurgiche e la prevenzione del sanguinamento attraverso la formazione di uno strato protettivo sulla ferita.
L'uso di amostatici e sigillanti come dispositivi medici è soggetto a normative che variano da paese a paese e devono rientrare a determinati standard di sicurezza e prestazione, che sono stabilite da autorità regolatorie competenti.
In Europa abbiamo gli European Medicine Agency e invece negli Stati Uniti si affidano al Food and Drug Administration.
In Italia, nello specifico, la principale normativa che regola questi dispositivi è il decreto legislativo del 30 dicembre 1992 numero 544, testo unico dei dispositivi medici.
Dal 26 maggio 2021 è applicabile il regolamento UE 2017-745 e il regolamento 2017-746 che stabiliscono le norme per l'emissione in commercio dei dispositivi medici e medico-diagnostici in vitro e relative a indagini cliniche.
In questa slide possiamo vedere in quale momento del tempo dell'emorragia possiamo utilizzare i nostri emostatici e sigillanti.
Infatti quando arriviamo alla vasocostrizione e all'aggregazione piastrinica possiamo utilizzare degli emostatici a base di cellulosa, gelatina, collagene e polisaccaridi
e verso la parte finale, quindi nel tempo dell'emorangia, alla formazione del coagulo possiamo utilizzare dei sigillanti principalmente di origine animale, trombina o emoderivati o colle biologiche e sintetiche.
Come riportato in precedenza, questi dispositivi si differenziano per moltiplici caratteristiche
e possiamo suddividerli in tre macro aree, emostatici e sigillanti come dispositivi medici
ed emostatici locali e moderivati come farmaci.
In questa tabella possiamo vedere appunto gli emostatici come dispositivi medici divisi per origine animale,
collagene, gelatina e i principali che si utilizzano sono il Sugicol, l'Arista, lo Spongostan e il Putamplast
e l'origine vegetale con la cellulosa come l'Amostat, il Tabotan, il Pricellist e così via
e gli altri che sono agli altri moustatici, l'Arista, il Cossil, il Flussil e l'Amopecio che si sentono spesso
Invece in questa possiamo vedere i sigillanti come dispositivi medici,
colle biologiche e colle sintetiche, da derivanti animali e derivanti sintetici.
E nell'ultima tabella abbiamo gli emostatici farmacologici prevalentemente di origine umana
come emoderivati, fibrina, trombina umana e altri componenti
dove fanno parte il tacosil, l'evicel, l'artis, il beriplast e il tisil.
I principali enostatici utilizzati sono il surdicel sotto forma di garza, il viscostat sotto forma di gel, l'arista che è principalmente in polvere o granuli, spongostan come spugna, il flossil sotto forma di gelatina, il perclot anch'esso in polvere e l'emopece che si presenta come un sottile cerotto o foglio.
Invece come sigillanti possiamo utilizzare il TSIL, il COSIL e l'ARPIS. È importante capire
che gli amostatici sigillanti chirurgici si differenziano per caratteristiche, composizione,
modalità di preparazione, impiego e conservazione. Preparazione vorrei sottolineare soprattutto da
da parte dello strumentista al tavolo operatorio che deve capire i tempi di preparazione per poi
poterlo utilizzare in campo. Appunto questi dispositivi possiedono quindi meccanismi d'azione
da cui derivano differenti indicazioni al loro utilizzo. Le controindicazioni all'utilizzo
di emostatici e sigillanti chirurgici possono variare in base al tipo di prodotto e delle
le condizioni del paziente. Le principali appunto sono allergia o ipersensibilità a uno dei più
componenti dell'emostatico sigillante, la presenza di interazioni farmacologiche notte, infezioni del
tessuto sanguinante e malattie sistemiche come appunto trombofili congenite o acquisite. È
basilare che il chirurgo esegua una valutazione preliminare delle condizioni del paziente e del
tipo di intervento chirurgico da eseguire prima di decidere l'eventuale utilizzo di emostatici o
sigillanti, soprattutto valutando la presenza di controindicazioni specifiche al fine di evitare
possibili complicanze. Infine è necessario accettarsi che l'emostatico e il sigillante
vengano applicati esternamente al vaso danneggiato e che non entrino nel lume dello stesso al fine di
evitare una loro disseminazione sistemica attraverso il torrente sanguigno. Numerosi
amostatici e sigillanti vengono commercializzati insieme a dispositivi di applicazione specifici,
soprattutto per l'utilizzo appunto nella chirurgia laparoscopica e robotica, per appunto un utilizzo
sicuro e efficace. È importante sottolineare che al momento i dati in merito in letteratura
risultano limitati rendendo di fondamentale importanza una corretta valutazione preliminare delle condizioni cliniche del paziente
ed un'attenta programmazione dell'atto chirurgico. Grazie per l'attenzione.
Buongiorno, allora a posto direi che sei stata l'ultima e chiuso in bellezza, nel senso complimenti anche a te.
grazie per il dettaglio
con cui hai presentato
appunto sia gli ammostatici
che i sigillanti
le differenze che ci sono
è molto importante che la strumentista
abbia queste conoscenze
perché la scelta sia
nell'ambito della preparazione
che anche durante l'intervento
in collaborazione con l'equipe
è fondamentale
noi dobbiamo essere
preparati a
saper anche supportare
il medico nelle scelte
quindi
chiedo con Dino
se vogliamo procedere alla tavola
rotonda o se vogliamo
fare domande come si vuole
organizzare oppure
mi sono aggiornato con
Fabio e allora facciamo che
introduciamo la tavola rotonda e eventualmente
integriamo le domande
nella tavola rotonda
quindi passiamo
a Ferraiolo che condurrà la tavola
Allora, buongiorno a tutti. Mi presento velocemente, io sono Fabio Ferraiolo, membro del comitato
esecutivo di AICO, nonché rappresentante di AICO in EORNA. Apriamo questa tavola rotonda
dal titolo L'importanza dell'infermiere esperto di sala operatoria. Volevo velocemente fare
un'introduzione dicendo che dalle relazioni dei nostri partecipanti di quest'oggi abbiamo
si è appreso come l'importanza dell'esperienza sia fondamentale per andare avanti
e portare avanti un centricum così complesso come la sala operatoria.
L'esperienza va di pari passo, quindi è direttamente connessa a quella che è la competenza,
lo skillaggio dell'infermiere che oggi deve avere all'interno delle nostre sale operatorie.
Quindi volevo rapportarmi e collegarmi alla formazione
che ogni blocco operatorio deve standardizzare e creare affinché un infermiere esperto
possa impattare sia sulla parte clinica che sulla parte tecnica
e abbiamo visto come i robot stanno prepotentemente inserendosi all'interno dei nostri setting per gli operatori
e quindi riuscire a formare il personale e impattare anche quindi quello su quello che sono i costi
Sappiamo benissimo oggi come i costi incidano su quello che è l'attività per i operatori ed infine non per ultimo impattare l'esperienza su quello che è il turnover dei nostri blocchi operatori.
Quindi vorrei invitare Dino, Bianca, carissimi amici a intervenire su questi concetti che si sono palesati quest'oggi in questa tavola rotonda. Cosa ne pensi Maura in cerca questa esperienza, questo infermiere esperto di sala operatoria?
Beh, allora, noi sappiamo, come diceva prima anche Maria Grazia, la generazione nostra veniva appunto da una formazione esperienziale.
Noi c'era forse un approccio diverso alla formazione, c'era una grande importanza del tutoraggio, per cui adesso direi in una generazione passata facevamo così.
Adesso io penso che con grande apertura mentale dobbiamo cercare delle tecniche di formazione adeguate appunto a tutto quello che abbiamo sentito questa mattina, al contesto sociale di oggi, abbiamo assolutamente necessità di dare delle risposte perché un infermiere specializzato è fondamentale.
noi viviamo in un contesto molto complesso
molto diverso
tra noi ci sono differenze incredibili
io vivo in un luogo in cui si fa solo ortopedia
il mio è un ospedale in cui facciamo solo ortopedia
per cui ogni ospedale ha una propria specializzazione
ha un proprio contesto
per cui l'assa operatoria è particolare
e ognuno deve essere sostenuto da competenze specialistiche, questo assolutamente. Quello che possiamo auspicare è che nel grande cambiamento che vediamo adesso rispetto alla formazione e anche alle lauree magistrali, a quello che sta venendo avanti,
sia che vi sia la rilevanza, cioè venga accolta l'importanza di dare all'infermiere di salperatoria
o di ambito chirurgico, che ne vogliamo dire, di dedicare una specialistica a questi aspetti
perché l'importanza c'è. È vero che AICO ha fatto tanto, sta facendo tanto, noi abbiamo comunque
comunque AICO ha presentato appunto il corso per gli infermieri
per la specializzazione in sala operatoria
e quindi come società scientifica la risposta è già stata data.
Io penso che possa essere supportata anche dal livello globale.
Mi trovi d'accordo, come società scientifica ci stiamo muovendo tanto
e anche a livello della FNOP, infatti Dino può supportarci in questo discorso,
ora c'è la riforma delle lauree magistrali, quindi noi auspichiamo che anche il percorso chirurgico
venga integrato con un percorso di sala operatoria. Dino, cosa ci vuoi dire in merito a questa riflessione di Maura?
Sì, assolutamente. Parto dall'ultimo elemento che hai messo in discussione, che riguarda appunto questo discorso
lauree magistrali che si
dice se verrà
implementata intanto vabbè
ricordo insomma che sulla consensus
erano sei le aree quindi
è prevista su carta quindi
seppur ne sono partite tre insomma
aspettiamo che partano le altre tre
ecco quindi lo diamo per certo
lo diamo
invece mi volevo ragganciare un attimo a quello che diceva
la dottoressa Biancani
rispetto alla componente esperienziale
che si effettivamente
diciamo per chi insomma
inizia a avere qualche qualche anno era diciamo il l'elemento principale che però poi alla fine
se uno ci pensano e la componente che viene richiamata nei progetti di simulazione c'è
tutta la componente teorica allora quando si lavora tanto quando si cerca di introdurre
lavori che sono basati sulla simulazione non è altro che richiamare quella componente che
che è imprescindibile nell'attività clinica e quindi la componente esperienziale secondo me rimane un pilastro del quale non se ne può far meno
e che poi costituisce un po' la sfida in alcuni setting perché è emerso anche nelle relazioni dedicate proprio come diceva Maria Grazia Randazzo
e nell'urgenza non ai momenti di urgenza e di conversione ecco lì per esempio e quello può
essere un elemento critico nell'organizzazione laddove per esempio viene a mancare una parte
di formazione e quella proprio legata al vissuto che i nuovi setting non consentono più faccio
riferimento alla tecnica tradizionale open e quindi di nuovo la componente esperienziale
un elemento critico in questi casi quindi sicuramente poi dopo in questo proprio
riferimento a questi elementi critici ecco lì per esempio la presenza di personale a questo
punto specializzato ed esperto anche proprio e fa può fare un pochino la differenza e quindi
Io ne approfitto perché avevamo detto che eventualmente integravamo le domande e così magari andiamo in giro e chiamerei in causa, non so se è collegato ancora e ci sente la dottoressa Bonelli, altrimenti magari poi dopo tu Fabio vedi un attimo se vuoi passare la parola a qualcun altro.
Io volevo aggiungere quello che tu stai dicendo, dicendo che purtroppo l'esperienza è fondamentale all'interno dei setting operatori, per quanto noi vogliamo implementare la formazione però rimane un punto importantissimo, anche perché molto spesso quando ci rapportiamo con il personale medico ci chiedono esperienza e formazione.
Quindi la mia proposta era quella di creare uno strumento univoco, anche AICO potrebbe aiutarci come società scientifica, da implementare poi nei diversi setting, in modo che la formazione non sia solamente una costola dell'esperienza ma sia una parte predominante di quella che può essere l'esperienza.
Allora chiedo a Maria Grazia che dall'altra parte dell'Italia, appunto, volevo chiedere come vive lei questa sua parte formativa con conseguenza esperienziale.
beh
Fabio hai ragione
effettivamente oggi non hai manco il tempo
di formare il personale
perché ti arriva e te lo ritrovi
e ti serve, quindi hai bisogno
già quando ti arrivi in sala operatoria devi dire grazie
perché molti purtroppo
dei nostri colleghi non vogliono più entrare in sala operatoria
per tanti motivi
parlavamo del turnover eccessivo
infatti, quindi addirittura
anche questa cosa
c'è anche uno studio della Fenopi
in cui si dice che nel 2049
anche nell'ambito internazionale in cui si dice che nel 2048 non ci saranno neanche più operatori sanitari, quindi al di là della fidelizzazione e del cercare di avere operatori sanitari c'è anche l'altro fenomeno dell'intent to live, quindi quello di lasciare anche l'ambiente sanitario.
Quindi questo un po' ci deve fare riflettere su quello che è anche l'ingresso degli infermieri sia del tipo di formazione nelle nostre aule universitarie che sicuramente deve cambiare un pochino il paradigma della formazione stessa perché sicuramente le università devono cambiare il modo di fare formazione.
Quindi avere sicuramente più centri di training, più centri di formazione, più sale operatori in questo caso virtuali, anche virtuali e non proprio per fare apprezzare quelle che cosa andanno subito incontro perché spesso non abbiamo neanche il tempo di formarli.
E l'idea anche quando arrivano nelle nostre strutture piccole o grandi che siano, a seconda se siamo centri o specialistici per un determinato tipo di chirurgia o siamo aziende grandi di rilievo, il problema è quello di creare subito un ambiente adatto e cercare di fare capire anche alla nostra dirigenza che dobbiamo avere il tempo di formare e quindi sicuramente attivare subito dei sistemi e dei protocolli formativi diversi rispetto a quello che erano vent'anni fa.
sapevamo prima che per formare un infermiere di sala operatoria ci volevano almeno sei mesi
capiamo spesso che spesso dopo un mese noi abbiamo il ragazzo che deve entrare assolutamente in sala operatoria
ed essere magari l'infermiere circolante di quella mattinata
infatti la mia provocazione era siamo sicuri che deve essere sempre solo l'università
che deve adottare protocolli diversi sulla formazione
o devono essere le aziende che devono adattarsi al cambiamento
e trovare nuovi sistemi di formazione per il personale?
La mia era una domanda provocatoria.
Secondo me l'uno e l'altro Fabio, perché i nostri ragazzi entrano nei nostri ospedali a fare formazione
e quindi durante il tirocinio sicuramente deve essere data più spazio possibile alla formazione
sia esperienziale ma anche proprio formativa.
L'idea di creare degli scenari sono abbastanza significativi
perché lo scenario ti mette davanti al problema e quindi sicuramente quando il ragazzo poi si ritroverà
nella situazione in cui lo vive è capace almeno di affrontarlo o sa che cosa sta affrontando
quindi secondo me l'uno e l'altro cioè praticamente le università così come le aziende
devono andare a braccetto anche su quello della formazione e all'interno delle nostre aziende
Dove non abbiamo la possibilità anche di parlare con le università, creare appunto delle ore per la formazione che siano garantite e siano come dire a supporto di quella che è l'attività dei nostri ragazzi stessi perché se continua così veramente non abbiamo più la possibilità di avere, si stancano e neanche si adattano.
Poi sull'idea della robotica io dico sempre una volta, non mi ricordo se ho sentito un corso fatto appunto dai colleghi di Grosseto in cui dicevano che l'infermiere con i capelli bianchi difficilmente si avvicina alla chirurgia robotica mentre il ragazzo giovane è più predisposto a farlo perché così nasce, perché è appunto nell'era della robotica, della tecnologia.
Però il problema è che il ragazzo giovane strumentista come ho fatto vedere nella slide non può non avere gli strumenti di quelle che la chirurgia tradizionale perché in caso di conversione non ce l'avrà l'infermiere anziano accanto che lo aiuta in quelli che sono i principi base dell'infermieristica di sala operatoria.
Quindi su questo assolutamente dobbiamo riflettere per fare parlare anche le generazioni fra di loro, quindi noi con i capelli un po' più bianchi diciamo adattarci a quella che è la nuova cultura anche educativa di questi ragazzi che entrano nei nostri ospedali e fare capire loro che comunque anche loro hanno bisogno di noi, quindi un po' come mamma chioccia che deve imparare.
Quindi dobbiamo cercare di creare le cosiddette skill mix tra il futuro e il passato.
Detto questo, Dino, la dottoressa Bonelli è qui collegata. Qual era il quesito che volevi porgli?
Volevo sfruttare l'esperienza della scuola, perché tra le tante slide aveva parlato anche di curva di apprendimento
in relazione ai chirurghi
e quindi mi era venuto in mente
eventualmente se loro
avendo parlato
di una parte infermieristica
in questi corsi, come capire se loro
avevano dei dati
o avevano fatto qualche studio
o comunque hanno dei riferimenti rispetto a
quella che è la curva di apprendimento per
gli infermieri in chirurgia robotica
poi ce n'avrei anche un'altra
sui costi, però andiamo fuori tema
questo posto è così
Diciamo che per quanto riguarda la curva di apprendimento per gli infermieri noi avevamo come target una ventina di procedure, anche perché l'infermiere indipendentemente dalla specialistica, quando si tratta di chirurgia robotica, quello che deve conoscere è trasversale alla specialistica.
Io sono d'accordo su quello che diceva la collega prima, che un infermiere, è vero che i giovani sono più portati ad avvicinarsi alla robotica rispetto alle persone con un'età maggiore,
Però è anche vero che noi che i roboti non ne facciamo tanta, quando abbiamo i ragazzi neo inseriti, iniziamo gradualmente, in base al livello di esperienza che ha il ragazzo in sala operatoria, iniziamo gradualmente, quindi partiamo da una chirurgia a medio-bassa complessità,
che può essere mini-invasiva, può essere endoscopia, oppure può essere chirurgia tradizionale
e man mano, fin tanto che non ha acquisito tutte le varie competenze, non si approccia alla robotica.
La robotica è l'ultimo step generalmente della formazione nel neuro inserito.
Per quanto riguarda la scuola di robotica, in passato è stata utilizzata anche per dei corsi specifici per infermieri. Abbiamo formato dei colleghi, ad esempio di Terni, che avevano acquisito la piattaforma da Vinci, perché noi a Grosseto, sapete, utilizziamo la piattaforma da Vinci, e abbiamo strutturato proprio un corso ad hoc, sia teorico che pratico,
avendo la possibilità di usufruire della scuola, quindi l'azione, non so se ho risposto, se sono stata esaustiva.
Sì, sì, assolutamente, assolutamente, lei sottolinea ancora nuovamente l'importanza della formazione
Life Fidelity Simulation, no?
Certo.
Dovrei definirla, no? Life Fidelity Simulation, quanto è importante per lo studente,
in modo che quando si approcerà poi a quello che è il discorso intraoperatorio vero e proprio
non dovrà partire da zero ma partirà da una curva di apprendimento leggermente più avanti
rispetto a chi parte poi effettivamente da zero
mi volevo poi ricollegare a quello che lei mi racconta
nel senso che probabilmente dare già una parte di autoapprendimento può impedire questa emigrazione dalle sale operatorie verso gli altri contesi, altri setting ospedalieri
perché la difficoltà maggiore, parlo io in prima persona, è anche del tutor, non solo da chi deve acquisire esperienza
perché mi immagino un tutor che debba insegnare e quindi la parte esperienziale ad un discente che
dopo sei mesi o un anno va via dal blocco operatorio quindi abbiamo anche una difficoltà
di chi insegna a trasmettere le nozioni e quindi dal mio punto di vista credo che il supporto non
debba essere solo dato a chi acquisisce ma anche a chi trasmette grazie assolutamente scherzi ti
ringrazio perché è una riflessione guarda che ho fatto proprio ieri in una chat con altri colleghi
di blocchi operatori della nostra azienda che noi abbiamo fatto una serie di incontri e
E effettivamente quando si parla di formazione generalmente l'attenzione è sul discente,
cioè cosa dare al discente, invece dall'esperienza ci siamo resi conto che bisogna dare attenzione
anche al tutor, perché non tutti sono in grado di fare il tutor, magari può essere
un infermiere bravissimo in sala operatoria, ma con scarsa capacità di trasmettere e ti
Ti dico, per la mia esperienza, io gestisco un blocco operatorio di 14 sali operatorie,
c'ho 60 infermieri e due coordinatori.
Ti dico, dalla mia esperienza mi sono trovata ad aver affidato persone che sono entrate nel blocco operatorio
a persone esperte, brave, quelle che si ritengono le punte di diamante del blocco operatorio
e in realtà questi ragazzi, dopo un po' di mesi, hanno deciso di andarsene.
Mentre c'è stata ultimamente un'esperienza anche per causa di forza maggiore, però il tutor è stato uno che non è tantissimo che lavora, però è una persona formata, una persona giovane e ti devo dire che abbiamo avuto dei risultati sorprendenti.
Quindi, secondo me, al di là dell'esperienza che è fondamentale in un lavoro abbastanza tecnico come il nostro, e anche qui vorrei aprire una piccola parentesi, che a forza di dire il nostro lavoro è tecnico, la mia sensazione è che veniamo considerati un po' come infermieri di una categoria diversa.
In realtà non è così perché l'aspetto relazionale, chi lavora in team lo deve avere sviluppato in maniera importante, altrimenti il lavoro di team non lo fai se non hai capacità relazionale.
E proprio anche su questa riflessione io vedo che gli ultimi ragazzi che sono entrati nel blocco operatorio riescono ad integrarsi e a trasmettere in maniera più efficace rispetto ad alcune persone più esperte, poi non per tutti è così, però diciamo che l'attenzione al tutor è fondamentale,
perché altrimenti non riusciamo a portare a casa il risultato, la persona entra, si stanca.
Il paradigma esperienza, bravo tutor, diciamo così, non sempre è giusto e corretto, quindi come dici Cristina, la parte di trasmissione deve essere valutata tanto quanto la parte del discente.
quindi è molto importante questo connubio
perché quando trovi il connubio giusto
impedisci al discente di andare via
e gli trasmetti qualcosa di estremamente importante
che poi ritrasmetterà a sua volta a qualcun altro
e quindi la catena non si spezza
ma è una catena forte, una catena importante
che trasmetterà esperienza appunto
e formerà un infermiere di sala operatoria
con un'esperienza importante
e volevo poi concludere questa tavola rotonda dicendo questo che il laico come società
scientifica si sta muovendo molto in merito alla questione clinico clinica tecnica dell'infermiera
di sala operatoria infatti nel prossimo congresso nazionale noi presenteremo un lavoro dove verrà
affermato con forza la parte clinica dell'infermiera di sala operatoria, perché non può essere
collegato l'infermiera della sala operatoria semplicemente alla parte tecnica, perché
noi abbiamo una parte clinica che fa skills, fa competenza, che ci permette di essere contemporaneamente
dei tecnici e dei clinici, quindi AICO sta lavorando in questo senso, quindi concludo
questa tavola alla tonda con
questa informazione
questa preview del prossimo congresso
nazionale, ringrazio
Maura, tutti i relatori
che mi hanno
preceduto, grazie
per la vostra esperienza
e per quello che ci avete trasmesso
e vi ringrazio
a tutti e volevo introdurre
la seconda sessione
della giornata
con il...
Arrivederci, arrivederci
arrivederci grazie prego grazie a voi grazie grazie prego e volevo introdurre il secondo
moderatore che mi accompagnerà in questa seconda sessione che il dottor gobbato alberto che invito
a presentarsi prego buongiorno a tutti ringrazio fabio per la presentazione mi chiamo alberto
Sono un infermiere con incarico di funzioni di coordinamento presso il blocco operatorio di Otorino Laringoiatria, Chirurgia Maxillo Fazzale e Oculistica dell'Azienda Ospedale Università di Padova.
allora benissimo roberto procediamo con il primo relatore che ci parlerà e dei principi della green
surgery un argomento estremamente importante ma è molto dibattuto negli ultimi tempi all'interno
delle sale operatorie che il dottor menduri roberto che un infermiere del blocco operatorio
dottoraco vascolare del Policlinico di Foggia. Sì, buongiorno a tutti, mi sentite? Sì, la sentiamo
bene e forse non la vediamo bene perché c'è la luce alle spalle, però ormai è fatta. Sì,
perfetto, cerco di sistemare un attimo magari il video. Sì, benissimo, così un po' meglio,
grazie. Devo andare un pochettino meglio. Ok, se vuole iniziare con il suo intervento. Io
Io innanzitutto faccio i complimenti alla sede organizzativa e anche ad AICO per avermi affidato questo argomento che ha un forte impatto, è molto impattante sulla nostra realtà, non solo in chirurgia ma in sanità più in generale, perché la Green Surgery ha un ruolo e ha anche delle grosse responsabilità nel nostro ambito.
Io provo a condividere un attimino le slide della relazione. Perfetto, datemi un cenno quando riuscite a visualizzare la relazione.
Visualizziamo, visualizziamo, prego.
Perfetto. Allora, ecco, ringrazio appunto Aiko per questo argomento perché è più che mai oggi attualissimo.
E mi sono venuto, mentre ascoltavo le precedenti relazioni, avevo già delle domande, sono partito già con le domande da fare, voglio dire, e ascoltando le vostre relazioni ne è aumentato di numero queste domande che vi farò.
Vedete, quando parliamo di green surgery, ci viene subito in mente tecnologie avanzate, sistemi modernissimi, però vedete, uno degli obiettivi principali che ha il concetto più ampio della green surgery è quello di bilanciare.
Bilanciare cosa sostanzialmente? Sicuramente bilanciare il progresso in abito sanitario, questo è il ruolo di cui noi siamo ampiamente partecipi e ce ne siamo fatti carico col tempo, ma dobbiamo bilanciarlo necessariamente con la sostenibilità economica sicuramente e con la responsabilità ambientale che abbiamo.
Perché la responsabilità ambientale riguarda anche noi infermieri, quindi sul campo, anzi parte proprio da noi la responsabilità ambientale.
Quindi quando si parla di, ho sentito parlare prima di robot, di robot ultra mega moderni, oramai ad oggi siamo arrivati, siamo giunti a livelli di precisione, di efficienza chirurgica mai visti prima.
prima però dobbiamo abbiamo la necessità
abbiamo il dovere di porci delle domande
tutto questo progresso va benissimo ma a
che costo? Cioè noi sanitari soprattutto
noi noi infermieri parlo infermieri
perché credo la maggior parte sono
infermieri o connessi ci siamo mai
chiesti quanto questa questo progresso
impatta sulle nostre vite non solo da un
punto di vista economico ma anche e
soprattutto da un punto di vista
ambientale ora giusto per darvi qualche
Qualche numero, perché ogni tanto do i numeri, quindi anche in questi momenti, ahimè, condividerò con voi qualche mio numero, dell'impatto delle sale operatorie, quindi dell'ambito chirurgico, sull'ambiente.
Come vedete da questa slide, i rifiuti ospedalieri prodotti dalle sale operatorie rappresentano il 25% di tutti i rifiuti ospedalieri.
Roberto, scusami se ti interrompo, non vediamo scorrere le slide.
adesso modalità presentazione dottore probabilmente ecco ecco ci siamo andato si mette in modalità
presentazione si questa no perché probabilmente sta condividendo direttamente non lo schermo ma
il file e quindi lo vediamo dall'interno quindi o interrompe la condivisione e ricondivide
condividendo tutto lo schermo perfetto provvedo subitissimo grazie condividere lo schermo fatto
Esatto. Va meglio adesso? Perfetto, benissimo. Allora vi dicevo, vi do qualche numero. L'impatto ambientale delle sale operatorie in un'azienda X ospedaliera rappresenta circa il 25% dei rifiuti prodotti dalle sale operatorie in un'azienda. Quindi capiamo bene come il nostro ruolo all'interno di una sala operatoria è impattante in termini di costi di un'azienda ospedaliera e non solo di costi.
ma più in
più in
in una visione più ampia
il settore sanitario globale è responsabile
del 4,4%
delle emissioni di gas serra
cioè praticamente la sanità
è paragonabile a
una produzione di gas serra
come uno dei paesi
maggiormente industrializzato
quindi capiamo bene che abbiamo una bella responsabilità
noi ci prendiamo
una bella responsabilità a gestire
questo bel impatto ambientale
negli Stati Uniti voi pensate che hanno fatto uno studio
dove hanno evidenziato che un intervento chirurgico produce di media
dai 3 ai 6 kg di rifiuti per intervento chirurgico
e ora una volta messo ben a fuoco il nostro impatto sull'ambiente
mi riferisco quando parlo di nostro della chirurgia
in particolar modo dei blocchi operatori
andiamo a vedere l'altro lato della mediala
dall'altro lato della medialità, perché poi dobbiamo essere pratici.
Noi abbiamo necessità, per me siamo aziende sanitarie,
quindi le aziende devono dare un occhio sia al progresso, sia alla green surgery,
ma anche all'impatto economico che potrebbe avere questa green surgery.
Ebbene, numerose evidenze scientifiche portano a,
Ora non vi sto qui a leggere la letteratura scientifica in merito, ma numerosi studi hanno evidenziato come un atteggiamento green nei confronti, nella gestione del smaltimento dei rifiuti, e poi entreremo meglio nel dettaglio, porti anche a ingenti risparmi economici alle aziende sanitarie.
Un progetto implementato dalla Maastricht University Medical Center in Olanda ha portato a circa 4,5 milioni di euro all'anno per una gestione ottimizzata, logistica e integrata dei rifiuti all'interno delle sale operatorie.
L'utilizzo di materiali monousi comporta sicuramente spese ingenti per gli ospedali, quindi l'utilizzo di materiali poliuso, uno studio condotto in un ospedale in Australia, ha dimostrato che si potrebbero ridurre i costi operativi veri e propri dell'azienda sanitaria di circa il 25%.
Vedete, io vi do dei numeri così, giusto per darvi spunti e lampi, e evidenziare il concetto che l'adozione di pratiche sostenibili nelle sale operatorie possa sicuramente contribuire a una significativa riduzione di costi operativi, perché ricordiamoci che stiamo parlando sempre di aziende, quindi abbiamo da una parte il progresso e dall'altra parte della bilancia il punto di vista economico, insomma.
La green surgery, i principi della green surgery si fondano soprattutto su quattro, su cinque capisaldi, che è la regola delle 5L sostanzialmente. Ridurre, riutilizzare, riciclare, ripensare e ricercare.
Ora qui non vi sto a fare, voglio dire, la lezione magistrale sul significato di ridurre, anche perché probabilmente ci saranno altri colleghi dopo di me che entreranno nel merito, ma scendiamo subito nella pratica.
Vi lancio qualche esempio pratico per farvi comprendere, per condividere con voi alcune idee di Green Surgery.
Ridurre ottimizzando dei kit chirurgici e quindi eliminare quegli strumenti inutilizzati dei kit chirurgici
può ridurre del 20% i rifiuti generati per ogni intervento.
Utilizzare dei sistemi di illuminazione ad alto efficientamento può ridurre i costi energetici
fino al 30%, riutilizzare, promuovere l'uso di strumenti in acciaio inox lavabili e sterilizzabili
riduce la necessità sicuramente di acquistare il materiale in monouso e quindi che cosa riduce?
Riduce la necessità di poi smaltire questi materiali. L'utilizzo di materia chirurgica poliuso
anziché il monouso ha portato in un'esperienza di un ospedale tedesco, se non erro sì,
sì, a ridurre i rifiuti di circa il 60%.
La capacità all'interno di blocchi operatori, ma in un ospedale più in generale,
quindi introdurre sistemi di raccolta differenziata nel salo operatorio,
che consente di riciclare materiali come il metallo degli strumenti usurati
o le componenti plastiche di altri dispositivi medici.
Bisogna intraprendere partnership con altri fornitori, collaborare con aziende,
Quindi quando qualcuno di voi, non so se si troverà mai nella posizione funzionale di entrare in contatto con le aziende per iniziare a delle collaborazioni, ecco è bene che orientiamo il nostro sguardo anche al lato green che hanno queste aziende.
Quindi al di là della qualità dello strumento che deve eccellere sicuramente, ma anche magari cercare di avere un occhio un po' più lungimirante e guardare con che tipologia di azienda green ci stiamo confrontando.
Ripensare un po' a tutti quelli che sono i percorsi clinici e logistici per eliminare sprechi e inefficienze.
Ad esempio centralizzare la sterilizzazione degli strumenti può ridurre sia i costi che le emissioni.
E poi ho sentito parlare prima di me la collega che non ricordo il nome, di formazione. Sì, formazione è un tema che ovviamente risuona in ogni ambito, quindi a parlare della chirurgia robotica, ma anche a parlare di green surgery. Perché? Perché formando il personale si sensibilizza alla cosiddetta cultura green, no?
ricercare sicuramente soluzioni
innovative da un punto di vista
tecnologici, dispositivi modulari
smontabili e facilmente riciclabili
no, prediligere
l'utilizzo di materiali biodegradabili
anziché di plastica che poi ci dobbiamo
ritrovare a smaltire
in un determinato
modo. Vedete l'applicazione pratica
della Green Sager e quindi la standardizzazione
dei kit chirurgici
ha portato a una riduzione del
30%
dei rifiuti generati all'interno di un'azienda londinese ora io vi ho fatto una carrellata di
di percentuali di numeri sicuramente da dal monitor il non pretendo che possa trasmettervi
adesso all'istante il peso di questi numeri ma vi posso garantire vengono dette appunti tanti
per farvi capire che lavoriamo su numeri importanti sia dal punto di vista economico
che da un punto di vista di smaltimento rifiuti.
E allora oramai ad oggi siamo obbligati all'utilizzo di tecnologie più sostenibili.
I robot attuali, oltre a consumare meno energia, durano molto più a lungo.
Numerose aziende stanno puntando su uno strumentario chirurgico con componenti intercambiabili
in modo tale da non smaltire l'intero strumento, ma andare poi a intercambiare solamente il pezzo usurato.
Vedete, il coinvolgimento del personale, come vi accennavo prima, e la formazione del personale sicuramente impattano sul peso e sulla capacità di un'azienda di riuscire ad avere un approccio green.
Uno studio condotto presso l'Università di Toronto ha dimostrato che i programmi educativi mirati possono migliorare del 40% la consapevolezza del personale sui temi di sostenibilità con un calo conseguente degli sprechi.
Non a caso questa università è tra le più sostenibili al mondo, da un ranking fatto nel 2023.
E quindi abbiamo detto che i benefici di una green surgery sicuramente toccano il lato economico, risparmio importante, sicuramente il lato ambientale con una riduzione di CO2, un minore di consumo di plastica, una riduzione di rifiuti generati e anche una percezione da parte dell'utenza migliore nei confronti di aziende che utilizzano questi apporti,
apporto questi questi questi questa
questo approccio green vedete noi
dobbiamo come come ogni come il nuovo
come ogni nuovo argomento no che ci
troviamo ad affrontare ovviamente ci
troveremo di fronte a sfide e ad
opportunità le sfide e parlo di sfide
pratiche che che ogni giorno ci
troviamo ad affrontare per far iniziare
ad entrare nella testa dei nostri
colleghi di adottare queste pratiche e
la resistenza al cambiamento molti
i proprietari sanitari percepiscono
le pratiche green come un aggravio di
lavoro, una pecca di tempo, il fatto di
smaltire i rifiuti qua, di smaltire i rifiuti là
lo percepiscono come un aggravio di lavoro
rappresentano per l'azienda
sicuramente dei costi iniziali
maggiori, ma poi abbiamo visto
dai numeri che vi ho presentato poc'anzi
che a lungo andare ripagano
danno sicuramente un'opportunità
di, la green surgery dà sicuramente un'opportunità
di innovazione, può essere un volano
per lo sviluppo di nuove tecnologie e di materiali
e molti governi, non molto in Italia ma in altre parti del mondo, offrono importanti incentivi per progetti di sostenibilità soprattutto nel settore sanitario.
Vedete, questa immagine mi ha colpito molto. Io rappresento un po' un approccio one health che dobbiamo avere in sala operatoria, quindi su quel tavolo operatorio, oltre al nostro paziente, c'è tutto il mondo, no?
L'agrinzaggio deve rappresentare non solo un'opportunità, ma un dovere sicuramente per grandire un futuro sostenibile alla sanità.
L'integrazione dei principi della sostenibilità nella pratica chirurgica non solo migliora l'efficienza e riduce i costi, ma come vi dicevo poc'anzi rafforza anche la fiducia dei pazienti nei confronti di noi operatori sanitari e nei confronti delle istituzioni.
Noi non possiamo ad oggi continuare ad ignorare il nostro impatto sull'ambiente. Ogni intervento, ogni scelta può e deve fare la differenza. Ora sta a noi trasformare questa sfida in un'opportunità per migliorare sicuramente il nostro lavoro e proteggere questo benedetto pianeta.
Va bene, quindi sì il progresso, sì i robot, sì la tecnologia, ma dall'altra parte guardiamo e mettiamo sulla bilancia queste pratiche, queste realtà, insomma, per costruire un futuro migliore. Grazie a tutti per l'attenzione.
Bene, grazie Roberto. Sicuramente questa tua presentazione porta un paio di spunti molto interessanti, oltre ad averci introdotto alla Green Surgery e a questi principi.
sono d'accordo con te sul fatto che
ci sono delle sfide
da dover affrontare
le resistenze
in primis
ma sicuramente
non possiamo
negare che
questo sia il presente
da portare avanti
anche per garantirci delle opportunità
per efficientare sicuramente
tutto il sistema
direi di passare
Alla seconda presentazione presento il dottor Franco Matteotti, un collega che lavora all'ospedale di Rovereto e è anche presidente regionale AICO del Trentino Alto Adige e ci presenta il miglior uso del monouso pianificazione e sostenibilità.
buongiorno buongiorno a tutti ciao alberto e adesso condivido la mia relazione la vedete
adesso sì adesso sì ok allora il titolo della mia relazione è il miglior uso del monouso
pianificazione sostenibilità ecco quando parliamo di monouso tutti ci sentiamo esperti ma tramite
questa relazione vorrei darvi
alcuni spunti di riflessione
alcuni esempi rispetto
sia a quello che è il monouso ma
alla pianificazione e appunto alla
sostenibilità. Siamo talmente
abituati al monouso quando entriamo nel
nostro contesto sala operatoria
mettiamo cuffia, mettiamo mascherina
e
per assurdo al termine degli
interventi chirurgici rischiamo
di eliminare con il monouso
anche i dispositivi o l'uso
monouso. Questo ovviamente è da evitare. La definizione di monouso. Monouso si riferisce
ad oggetti che vengono usati una sola volta e poi gettati. Si riferisce ad oggetti progettati
per un utilizzo singolo. Sono oggetti da non riutilizzare. Un dispositivo monouso è utilizzato
su un paziente durante una singola procedura e poi eliminato. Non sono proprio progettati per
essere riprocessati e riutilizzati. Qui vediamo due immagini molto significative, i guanti e un
tubo dell'aspiratore. Sono assolutamente dispositivi monouso ma fanno parte di due
categorie diverse. Infatti i guanti sono dispositivi di protezione individuale mentre
del tubo dell'aspiratore è proprio un dispositivo medico. Non sono le uniche tipologie di dispositivi
monouso presenti in sala operatoria, tanto è vero che possiamo trovare anche dei dispositivi
elettromedicali, nonostante il dispositivo elettromedicale noi ce lo immaginiamo come
un dispositivo assolutamente pluriuso. Il dispositivo elettromedicale può avere anch'esso
dei suoi dispositivi, delle sue componenti monouso. Partiamo con appunto le definizioni, i dispositivi medici sono prodotti e tecnologie utilizzati nelle strutture sanitarie per la diagnosi e l'assistenza, sono la stragrande maggioranza dei dispositivi monouso presenti in sanità.
Come dicevo i dispositivi di protezione individuale invece si intendono come qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi, gli elettromedicali li lasciamo da parte.
Le normative sui dispositivi medici, ci sono delle normative italiane che si rifanno ovviamente alle normative europee.
Questa normativa del regolamento europeo del 2017, conosciuta anche come MDR, è una normativa molto importante che ha aggiornato le normative vigenti, che ha alzato il livello di sicurezza aumentando anche gli obblighi per i produttori dei dispositivi.
infatti l'emissione sul mercato dei dispositivi medici è consentita solo con marcatura CE
ecco facciamo un piccolo estratto
c'è una piccola categoria di dispositivi medici la quale può non avere la marcatura CE
ma noi in sala operatoria siamo abituati assolutamente a trovare il marchio CE
sui nostri dispositivi medici in particolare sui monouso
È obbligo per i distributori registrarsi alla banca dati nazionale ed ancora esiste un database nazionale, CND, che è la banca dati italiana con tutti i dispositivi medici che possono essere venduti sul territorio italiano.
Qui sotto troviamo un estratto di questo database, una ricerca appunto che ho fatto pochi giorni fa dove possiamo trovare il nome del dispositivo che stiamo cercando con il ref, quindi il codice cnd che non corrisponde al ref, con tutta una serie di caratteristiche che ci possono definire appunto il nostro dispositivo.
Importante ricordarci che i dispositivi sono categorizzati in quattro classi di rischio a seconda della tipologia, a seconda del grado di rischio definito appunto per gli stessi.
I dispositivi di protezione individuale invece sono divisi in tre categorie, anche qui a seconda dei rischi che sono chiamati a evitare, anche qui con un regolamento europeo.
Andiamo, procediamo con, tornando ai nostri dispositivi monouso, come li riconosciamo?
li riconosciamo assolutamente da questo famoso due barrato, questo due barrato sulle nostre etichette lo troviamo dappertutto, lo troviamo sulla confezione, lo troviamo sulle etichette, lo troviamo all'interno della scheda tecnica, lo troviamo ancora sulla confezione stessa del dispositivo.
La scheda tecnica, cosa troviamo sulla scheda tecnica rispetto al monouso? Ecco troviamo una informazione molto importante, sulla scheda tecnica tutti i dispositivi monouso indicano il fatto che questo dispositivo non è assolutamente riprocessabile,
Non è riprocessabile proprio dalla tipologia di progettazione, dalla tipologia anche di forma, dalla tipologia di studio che è stato fatto per costruire questo nostro dispositivo.
E quindi alla domanda posso sterilizzare un dispositivo monouso? La risposta secca è no. Anche qui però ci possono essere delle eccezioni. Possono esistere dispositivi che sono commercializzati come non sterili, sul quale però può essere prevista un ciclo di sterilizzazione proprio per renderli pronti all'uso.
sempre seguendo però le indicazioni del produttore, qui però stiamo parlando di una eccezione e quindi il simbolo del 2 barrato con sottoscritto sterilize, questo significa che il prodotto non può essere sterilizzato due volte, è un simbolo che non c'è su tutti i dispositivi monouso ma capita di trovarlo.
Quando scadono i nostri dispositivi monouso? Se non è precisato dalla data di scadenza, se non è precisato il giorno sulla data di scadenza, il dispositivo può essere utilizzato fino alla fine del mese indicato.
E qui vi propongo un esempio che non ho vissuto direttamente, ma me l'hanno raccontato settimana scorsa in sala operatoria.
Si trovavano, questa situazione era ambientata, ambientata situazione reale, in sala di oculistica.
il servizio sala ha chiesto durante l'intervento di catarata ha chiesto a strumentista e oculista
se poteva aprire la protesi la lentina in scadenza in scadenza facciamo un'ipotesi il giorno dopo
comunque protesi lente in scadenza ecco la lente è stata impiantata il paziente lì per lì si è
è agitato ma non ha detto il motivo della sua agitazione il giorno dopo tornando al controllo
il paziente ha chiesto spiegazioni del perché gli fosse stata impiantata una lente scaduta. Ecco se
è vero che i nostri dispositivi monouso scadono l'ultimo giorno del mese indicato sulla data di
scadenza è altrettanto sbagliato che il giorno della data di scadenza il dispositivo nella
fattispecie una protesi scada una volta che è già stata impiantata ecco quindi questo è stato un
problema di comunicazione all'interno della sala che ha messo in difficoltà al paziente ha chiamato
nella parte specie la dottoressa l'oculista a dare delle spiegazioni perché è così diffuso
il monouso in sanità fondamentalmente è diffuso perché possiamo grazie al monouso evitare
infezioni crociate il monouso ai dispositivi una volta utilizzati vengono eliminati subito
e quindi evitiamo infezioni crociate evitiamo reazioni endotossiche cioè reazioni dovute dal
al fatto che non è possibile rimuovere completamente lo sporco, non è possibile pulire completamente,
non è possibile ricondizionare il dispositivo, quindi possiamo trovare o residui di sporco
del paziente precedente o ancora residui di agenti dei contaminanti. Possiamo evitare
danni al paziente dovuti a guasti del dispositivo, possiamo risparmiare tempo, perché? Perché
Perché gli articoli monouso, gli articoli riutilizzabili poliuso necessitano comunque di un tempo per essere riprocessati e un risparmio economico e quindi potete dire ma come? Ma il monouso costa, costa tanto, perché risparmio economico?
Ecco, non voglio che questa sia una verità assoluta, però è vero anche che i dispositivi medici monouso possono alla lunga risultare più economici, perché?
Perché? Perché i dispositivi poliuso, se utilizzati correttamente, necessitano di manutenzione, necessitano comunque del tempo, quindi di risorse per essere riprocessati e non sempre sono la soluzione migliore.
Differenze tra dispositivi monouso, monopaziente o giornalieri.
Ecco, a volte è difficile provare delle differenze, anche se ci sono.
In queste due immagini vediamo due dispositivi molto simili, quasi identici per l'etichetta.
In realtà il primo è, anche se non si legge perfettamente, il primo è un set giornaliero.
Il secondo è un set monouso. Che cosa sono questi? Sono due pompe per resettoscopia, possono essere pompe anche per cistoscopia.
fondamentalmente
cosa vuol dire
un set giornaliero
vuol dire che questo set
può essere utilizzato per tutta la seduta
operatoria e cioè
per tutti i pazienti in lista
quel giorno
e il discorso delle infezioni
lo evitiamo
perché il set giornaliero
non arriva
fino al paziente
per farvi capire abbiamo la sacca
di fisiologica
Con questo set, con questo deflusore arriviamo all'elettromedicale, alla pompa e dopo arriviamo non fino al paziente come sul set monouso ma ci fermiamo un po' prima e lì attacchiamo un tubo, un deflusore monouso che arriva fino al paziente, questo per evitare appunto le infezioni.
Perché questa differenza tra dispositivi? Perché? Perché il set monouso in questo caso ci permette di risparmiare soldi. Il set monouso a parità costa di più rispetto, il set giornaliero a parità costa di più rispetto al set monouso, ma sulla lunga, sulla seduta operatoria c'è un netto risparmio.
set monopaziente set monopaziente si intende un dispositivo medico che può essere utilizzato per
più di un episodio su un solo paziente per ci sono dei casi in cui questo set monopaziente
può addirittura subire qualche forma di ricondizionamento tra ogni utilizzo quindi
le definizioni di monouso monopaziente o set giornaliero non sono la stessa cosa hanno delle
differenze come possiamo già non possiamo gestire le giacenze dei dispositivi medici o ancora come
possiamo gestire le scadenze ecco che qui entriamo in quello che è la nostra pianificazione e
sostenibilità dei dispositivi medici ecco ridurre il numero dei magazzini eliminare il doppio scorte
ottimizzare le quantità delle giacenze rotazione delle scorte sembrano delle parole così un po a
Cosa vuol dire ridurre il numero dei magazzini? Semplicemente vuol dire che se il nostro ospedale ha un magazzino centrale e dal magazzino centrale di fisiologica noi la portiamo nel magazzino esterno al blocco operatorio, dal magazzino esterno la portiamo fuori da ogni sala operatoria.
Quanti magazzini abbiamo che contengono questa sacca di fisiologica? Un po' troppi. Ecco, bisogna avere i dispositivi dove servono, in quantità utile. Come possiamo gestire le scadenze?
Beh, possiamo gestirle con linee guida, con buone pratiche aziendali, controllando settimanalmente o mensilmente a seconda dei dispositivi le nostre scorte. Possiamo identificare i prodotti in scadenza con dei bollini colorati, così saltano all'occhio a chiunque.
Possiamo informare i nostri chirurghi, possiamo togliere dagli armadi i dispositivi in scadenza e portarli vicino al luogo di utilizzo, quindi vicino fuori dall'operatoria.
Possiamo creare delle liste. Ecco, rispetto alla gestione delle giacenze, dal mio punto di vista è inaccettabile avere in armadio una suturatrice che io in saloperatorio utilizzo tre volte all'anno.
E' inaccettabile avere dieci pezzi di giacenza di una specifica strutturatrice se la uso tre volte all'anno. Non ha nessuna logica, mi occupa spazio, ci devo dedicare del tempo, devo controllare le scadenze anche se posso avere la mia lista.
Quella strutturatrice, quei dieci pezzi non devono stare, non devono esserci, non devo averli ordinati, veramente è una logica che casa nostra con le nostre dispense alimentari non utilizzeremo, quella strutturatrice che costa 200 euro io non dovevo comprarne dieci pezzi.
Ecco, questo per fortuna è una logica che finalmente sta prendendo molto piede, c'è molta più consapevolezza anche da parte nostra, da parte del nostro personale che fa gli ordini e che deve controllare gli ordini.
Quindi questo, mi raccomando, stiamo attenti a non buttare via, a non sprecare delle risorse, perché il miglior modo per essere sostenibili col nostro monouso è utilizzarlo al meglio, utilizzarlo quando serve, averlo quando serve, evitiamo di buttarlo via.
ecco ridurre riutilizzare riciclare ricercare ripensare tutto collegato al monouso l'abbiamo
visto anche nella relazione precedente come possiamo fare questo queste sono delle parole
chiave che sono presenti nel razionale della giornata di oggi come possiamo ridurre gli
sprechi ridurre i costi di produzione ridurre le tempistiche del ciclo produttivo ridurre il
lavoro e l'autotica, ridurre le scorte e i magazzini e ancora aumentare la capacità
produttiva. Beh, non dobbiamo inventare proprio niente, possiamo utilizzare le tecniche della
filosofia Lean. Da tanti anni ormai la Lean è stata portata anche in sanità con ottimi
risultati. Certo, i risultati non arrivano il giorno dopo. La Lean ha bisogno di un periodo
di rodaggio, chiamiamolo così, però è certamente una modalità, una filosofia efficace anche nel
nostro contesto sanitario, anche e soprattutto nel nostro contesto sala operatoria. Andiamo con
un ultimo esempio, l'ottimizzazione dei pacchi procedurali. Perché? Allora il pacco procedurale,
Inizialmente il pacco all'interno del quale troviamo tutta una serie di dispositivi tra il quale la teleria per iniziare il nostro intervento, per iniziare e tendenzialmente anche finire il nostro intervento, sono dispositivi medici pensati per ottimizzare le risorse,
e far sì che ci sia un pensiero da parte degli esperti che vengano definiti i dispositivi che devono essere contenuti in quel preciso pacco procedurale, quindi abbiamo uno, potrebbe essere il chirurgia standard, potrebbe essere il pacco procedurale e la paroscopia.
Ecco, ci sono delle logiche. La logica è che questi pacchi procedurali dovrebbero essere trasversali per almeno diciamo per lo stesso ospedale, meglio se fossero trasversali rispetto magari a tutti gli ospedali della stessa azienda sanitaria.
Non possiamo pensare che il chirurgo X si faccia fare il proprio pacco procedurale, non è questa la logica perché a quel punto dovremo avere dei magazzini enormi dove stivare dieci tipologie di pacco chirurgico, no.
No, la logica è che ci sia il materiale essenziale che, come vedete in questa ultima immagine, non avanzi nulla al termine dell'intervento.
In questo caso è avanzato un telino piccolo.
Avendo ripensato i pacchi procedurali nella nostra azienda, abbiamo fatto sì che venissero risparmiati un sacco di dispositivi monouso
che ciclicamente avanzavano al termine degli interventi.
E' meglio per assurdo aprire un pacco procedurale e due telini singoli, due telini sfusi, invece che avanzarli tutte le volte al termine dell'intervento sul nostro tavolo madre.
Qui cosa vediamo in questa seconda immagine? Vediamo due bisturi che sono stati appoggiati lì solo per farci un'idea. Questi due bisturi sono contenuti all'interno di una loro confezione con una data di scadenza all'interno del pacco procedurale.
Non si vede, ma nella lista sono i penultimi. Questi due bisturi, ovviamente col marchio CE come da dispositivo medico, questi due bisturi possono, se non utilizzati in quello specifico intervento, possono essere riutilizzati.
E mi direte, ma come? È un dispositivo medico, non posso riutilizzarlo? Sì, questo dispositivo medico contenuto all'interno del pacco procedurale ha una sua data di scadenza, lo posso anche mettere nel nostro ripiano dove abbiamo tutti gli altri bisturi.
Lo posso fare a differenza, ad esempio, mi viene in mente dei tamponcini che anche loro sono contenuti nel pacco procedurale, ma i tamponcini non hanno la data di scadenza. Ecco, a quel punto quel dispositivo purtroppo non lo posso riutilizzare in un'altra occasione.
Ecco questi erano alcuni spunti di riflessione per far sì che ci possiamo rendere conto di quanto il monouso da un lato è importante e dall'altro è necessario, fondamentale far passare il messaggio che bisogna utilizzarlo nella maniera migliore possibile per far sì che non ci siano sprechi.
Quindi il miglior uso del monouso è certamente quello consapevole. Tante volte propongo, tante volte ai miei colleghi, ai miei collaboratori ricordo il costo dei singoli dispositivi, ricordo il costo della ricarica della strutturatrice, 500 euro di ricarica della strutturatrice.
Ecco, evitiamo di aprire i dispositivi quando non serve e viceversa apriamo i dispositivi quando ce lo chiede il chirurgo, non importa se impieghiamo uno o due secondi in più. Ecco, vi ringrazio. Questa è la mia presentazione.
Grazie Franco, grazie per il tuo intervento e per la tua chiarezza che ci hai fatto sui dispositivi medici monouso, monopaziente e così via, grazie mille.
Partiamo subito con il prossimo relatore che è il dottor Medas Federico, un caro amico, infermiere con incarico di funzione del blocco operatorio di chirurgia generale d'urgenza all'ospedale di Cagliari.
Prego Federico, se vuoi puoi anche condividere le slide, prego.
grazie Fabio
grazie mille
mi sentite bene
datemi un feedback
si ti sentiamo benissimo
perfetto
adesso vi condivido
la mia presentazione
ditemi pure
se vedete
la condivisione
della
delle slide
vediamo la condivisione
non a schermo intero
ma la vediamo
ora la vediamo
a schermo intero
perfetto
ok
allora questo lo togliamo
benissimo
prego Fede
vi ringrazio tantissimo
per
per questa opportunità
La mia relazione si intitola strumentazione standardizzare e ricondizionare e ringrazio tantissimo Roberto e Franco perché hanno dato diciamo un bel assist per dare un punto centrale su quelli che sono gli argomenti di oggi che avvertono sulla green surgery.
Allora, intanto vi do gli obiettivi di questa relazione, ovviamente l'innovazione della sostenibilità degli strumenti, ne abbiamo parlato ampiamente nelle precedenti relazioni, oggi ci soffermeremo su questa relazione, su altre tematiche che le abbracciano ma le integrano, quindi approfondiremo tutti i processi di sterilizzazione, parleremo di un po' quelli che sono a vapore, a gas plasma, comprenderemo anche il ricondizionamento degli strumenti robotici che sono molto particolari.
Io ho voluto fare comunque una relazione più che altro concettuale, più che pratica, così da affrontare bene quelle che sono le tematiche anche di ecosostenibilità. Quindi promuoveremo la standardizzazione dei kit procedurali, sensibilizzeremo anche l'uso della teoria pluriuso e incoraggeremo, come ha fatto Roberto, anche le pratiche sostenibili e la riduzione degli sprechi.
Quindi questo ci permetterà poi a fine relazione di migliorare la nostra consapevolezza su questa gestione degli strumenti. Le immagini che vedrete in queste slide sono immagini prese direttamente dal nostro ospedale, poi con una chicca finale che invece sarà costruita con l'intelligenza artificiale.
Per cui parliamo intanto di sterilizzazione, io ho definito quella che è il cuore della sicurezza sulla sala operatoria, in questo circolo che vedete voi riguarda proprio il processo della sterilizzazione, all'interno degli ospedali le sterilizzazioni maggiori avvengono tramite il vapore, come agente sterilizzante a 134°C, soprattutto per i ferri,
e poi abbiamo anche la metodica gas plasma ma semplicemente quella a perossido di idrogeno, gas plasma è inficciante solo sulla sterra, delle altre utilizzano il perossido di idrogeno o meglio utilizzano lo stesso tipo di agente ma con una tecnologia differente e questo è importante da definire perché soprattutto oggi che parliamo anche di chirurgia robotica in questo evento sappiamo che alcuni elementi come l'ottica devono essere sterilizzati in quel modo.
I punti critici di questo processo sono ovviamente la verifica dei cicli e la tracciabilità. Come potete vedere quindi in questo circolo dall'utilizzo poi di un prodotto si deve passare attraverso una decontaminazione che noi solitamente facciamo con dei macchinari specifici che rilasciano quindi uno scontrino per una tracciabilità iniziale di chi ha lavato, come è stato lavato e quale macchina è stata utilizzata.
poi si può anche effettuare una detersione risciacqua, la disinfezione col termodisinfettore
che passerà attraverso un'asciugatura automatica oppure manuale e a quel punto poi il processo
continua all'interno della centrale di sterilizzazione con il controllo visivo e oggettivo
del materiale che non deve essere rovinato, non deve avere residui e quindi deve essere
riberificato, il confezionamento, la sterilizzazione e poi il trasporto e la conservazione e a quel
punto si riutilizza. A questo punto quindi parliamo di strumenti robotici di ricondizionamento. Allora
in pratica quello che è successo negli ultimi anni è che fondamentalmente la differenza che è avvenuta
con i processi di ricondizionamento è stata proprio quella di ricondizionare degli strumenti
molto particolari. Trovate qua sulla destra un video che mostra l'ottica, questa è l'ottica
dell'ultimo robot che conoscete benissimo, il DaVinci XI, questo strumento si ricondiziona in una maniera molto particolare
perché attraverso una tubazione che ci dà intuiti insieme all'ottica viene inserita all'interno dell'endoscopio
e viene lavata ad alta pressione con l'acqua, quindi questo strumento non lo si inserisce mai nei termodisinfettori
ma il ricondizionamento avviene attraverso una parte manuale e poi questo passa attraverso una griglia
su una sterilizzazione che non è quella a vapore perché il prodotto è termolabile, ma avviene tramite una sterilizzazione a sterrad o comunque a periostro di idrogeno.
Gli strumenti invece sono molto particolari perché hanno delle sistemi meccanici, fondamentalmente la chirurgia robotica l'abbiamo già affrontata in queste relazioni,
ma non siamo soffermati su quello che poi è il funzionamento intrinseco dello strumento che si caratterizza per avere al suo interno dei fili di acciaio che muovendo degli ingranaggi muovono quindi la pinza e quindi la pulizia e la puretezza che si deve avere nella strumentazione e nella pulizia di questi strumenti di ricondizionamento è fortemente importante ed è impattante anche nel processo finale
Perché il processo finale e quindi la sterilizzazione nel concetto più totale che questo ha deve avvenire attraverso un processo che è perfetto in ogni punto e quindi se noi sterilizziamo un prodotto che ha all'interno un residuo organico dobbiamo considerare la nostra apertura non sterile seppur ha passato tutto il processo.
A questo punto quindi parliamo anche della standardizzazione dei kit procedurali. Ne abbiamo parlato prima con dottor Matteotti, ne ha accennato anche qualcosa dottor Menduni, perché l'efficienza e l'organizzazione di questi kit procedurali è migliorata sicuramente attraverso la loro standardizzazione.
Che cosa vuol dire standardizzare? L'abbiamo visto anche prima ma fondamentalmente riusciamo in questo modo a garantire ad esempio per taluni interventi gli stessi kit. Trovate qua l'immagine ad esempio sulla sinistra di un kit procedurale con dei ferri chirurgici ed è standardizzato questo per la chirurgia d'urgenza.
Questo è un intervento di riapertura in laparotomia e questo kit è sempre lo stesso utilizzato per quell'intervento. Anche i chirurghi sono con la nostra comunicazione incentivati a non aprire altri strumenti inutili, sempre in ottica di risparmio e in ottica anche di miglioramento di processo.
Questo fa sì che ciascun dipendente, ciascun strumentista o furicampo che prepara il campo operatorio utilizza sempre nello stesso scaffale e sempre nelle stesse metodiche gli stessi materiali che vengono ricondizionati.
Il fatto di avere un posto dedicato ai tipi di interventi permette quindi di ridurre il tempo della preparazione, si riescono maggiormente a controllare i costi e togliamo in maniera importante anche l'errore umano perché questo è possibile ad esempio un esempio di standardizzazione stendendo delle istruzioni operative attraverso l'utilizzo ad esempio di box surgery,
Cioè ad esempio avere all'interno di un magazzino una box surgery box con ad esempio l'emergenza di laparotomia. In quel caso i dipendenti che ruotano qua nel blocco operatorio non hanno neanche bisogno di cercare materiale, seppur magari anche poco formati per quel tipo di chirurgia perché solo tramite l'indirizzo del strumentista vanno direttamente a prendere la box surgery per aprire il campo.
E quindi la standardizzazione del tipo di intervento è perfetta, a quel punto vengono presi i materiali, vengono portati in sala operatori e viene aperto il campo con quegli strumenti.
Parliamo adesso di quello che è l'atteleria pluriuso.
In questa relazione parliamo di ricondizionamento.
Dottor Matteotti ha parlato del monouso, io qua ho voluto invece fare un focus su quello che è l'atteleria pluriuso.
Abbiamo visto in questi anni che c'è stata una transizione importante.
Prima utilizzavamo tantissimo il cotone, ovviamente è sparito.
Abbiamo cominciato a incentivare tramite anche le aziende tutto il monouso che è fondamentale e poi siamo ripassati a una situazione di pluriuso, però questo pluriuso è diverso rispetto a quello che si utilizzava tempo fa perché sono dei materiali altamente tecnologici e che garantiscono un maggiore costo iniziale di acquisto ma un risparmio a lungo termine.
Quindi noi parleremo in questo focus soprattutto di quello che è la teleria a pluriuso. Allora questa teleria viene fornita spesso da delle aziende specializzate che si occupano solo di fare questo tipo di processo di sterilizzazione e di ricondizionamento di questi teli e tutti questi teli ovviamente sono conformi alla direttiva europea.
Si chiamano TTR, sono dei prodotti che rispettano l'ambiente perché anche dopo il loro utilizzo possono essere utilizzati anche per altri usi alternativi.
In questo caso quindi vi faccio vedere anche un bel focus sul TTR. In questa immagine sulla sinistra vi sembra un po' strana perché in effetti è una sala operatoria ma è all'interno di un centro commerciale.
Questo fa parte di un nostro progetto che facciamo con l'AICO del Sargeri Theater e come vedete questi materiali monouso li abbiamo utilizzati all'interno di questo progetto che ha scopo di intrattenimento, non ha nessun tipo di scopo di esistenza sanitaria e in questo caso quindi abbiamo riutilizzato dei materiali senza sprecare, per generare quindi una manifestazione a livello scientifico della nostra società.
In pratica quello che succede è che ovviamente utilizzando tantissimo il monouso abbiamo praticamente la necessità di smaltire questi grandi rifiuti e quindi tutte le quantità di materiale monouso viene smaltito attraverso i rifiuti speciali che poi vengono inceneriti e quindi questo va ad aumentare tantissimo quello che è l'inquinamento.
Per cui utilizzando questo tessuto tecnico riutilizzabile che si può riutilizzare come vedete fino a 70-100 volte possiamo avere comunque un risparmio di CO2 e quindi un risparmio per quello che riguarda l'incenerimento e lo smaltimento di questi tessuti.
Alcune caratteristiche importanti di questo tessuto pluriuso che sono confortevoli, sono traspiranti e quindi possono sopportare anche tantissimi cicli di sterilizzazione.
Per quanto riguarda il ricondizionamento di questi materiali, come vi ricordate nel processo che abbiamo visto prima, quando c'è qualche danno al materiale può essere anche riparato e quindi ricertificato dall'azienda e quindi risterilizzato, altrimenti quando è troppo usurato a quel punto non viene buttato ma può essere riutilizzato per altri utilizzi.
Quindi parliamo anche di sostenibilità ambientale perché abbiamo una alternativa importante a quella che è il monouso, riducendo quindi significativamente tutti i rifiuti ospedalieri e quindi promuoviamo quello che è un modello ecologico e circolare, di cui abbiamo ampiamente parlato prima.
Per cui anche come plus in più alcune aziende italiane che si occupano di sviluppare questi tipi di teleria altamente tecnologica riusciamo anche a favorire quello che è la produzione italiana, quindi contribuiamo anche ad aiutarci a livello nazionale in questo caso qua.
Quindi abbiamo una situazione in cui riusciamo ad andare verso una sala operatoria più green, l'approccio quindi è ecosostenibile, io qua andrò veloce perché ne abbiamo parlato precedentemente,
però fondamentalmente quello che ci interessa, e questo vi faccio un focus anche su quello che riguarda ad esempio il fast fashion, quello che si intende sullo spreco dei vestiti che vengono comprati e poi buttati,
Ed è questo un esempio di sala operatoria green, cioè utilizzare per la maggior parte degli interventi una teleria pluriuso per i camici e per quello che poi è la parte sterile sul paziente, favorisce quindi un'economia circolare, quindi non ci sono sprechi, quello che viene utilizzato è un processo con l'acqua e quindi ovviamente si va a migliorare moltissimo quelle che sono tutti gas e serra perché la CO2 che viene prodotta è molto più efficace.
molto minore. In questo caso quindi abbiamo un riuso, una riparazione come vi ho detto
prima e anche quindi un riciclo del materiale. Quindi perché dobbiamo investire nella standardizzazione
del ricondizionamento? Ovviamente abbiamo dei benefici sui pazienti perché abbiamo
una maggiore sicurezza e la riduzione delle infezioni perché se standardizziamo abbiamo
una sicurezza totale sul processo che quindi può essere scevro di errori o comunque fortemente
ridotti e il ricondizionamento invece garantisce un minor costo sanitario e quindi anche avendo
un minor costo sanitario possiamo magari investire anche su altri prodotti che migliorano quindi la
qualità del processo e benefici per l'ambiente e quindi economici. In queste immagini che state
vedendo in questo momento abbiamo sempre il nostro evento dove abbiamo utilizzato ad esempio questo
materiale pulito che non si utilizza perché sono materiali di training che vengono riutilizzati
ad esempio per degli eventi a formazione. Sulla destra invece vedete degli strumenti molto piccoli, mettendovi un focus su quello che quindi è la capacità e la sicurezza che bisogna avere nel ricondizionare degli strumenti come degli specili, in questo caso, che vanno ad approcciarsi all'interno di Mucchio.
In queste conclusioni vi ho dato due piccoli diagrammi molto semplici. Come vedete scorriamo dal 2020 al 2024 la quantità di rifiuti speciali si è elevata tantissimo nella parte della pandemia per poi ridursi in modo più drastico.
I numeri che vedete in basso da 0 a 500 sono i milioni di tonnellate sia di rifiuti speciali che di CO2. Come vedete il cursore arancione della CO2 non si è mosso più di tanto perché nonostante stiamo continuando a livello mondiale, questi sono dati italiani comunque, a ridurre i rifiuti speciali, la CO2 comunque rimane sempre una problematica e la riduzione è ancora minima.
Nel secondo cursore in alto invece vedete la quantità di materiali riciclati che da circa il 60% nel 2020 sta raggiungendo quote intorno al 75% nel 2023, quindi direi di guardiare insieme al futuro perché promuoviamo quindi la formazione sul ricondizionamento all'interno della nostra sala operativa e anche interfacciandoci anche noi che abbiamo questi incarichi di funzione organizzativa con la direzione sanitaria
per migliorare quindi tutto quello che è il processo, implementiamo i protocolli di standardizzazione e adottiamo pratiche ecosostenibili, questo è, io penso sempre che adottare delle pratiche ecosostenibili noi lo facciamo spesso a casa, però quando veniamo a lavoro ci dimentichiamo di questo, dobbiamo cominciare ad avere un tipo di mentalità che è una mentalità come un po' se le cose fossero davvero nostre,
A casa noi cerchiamo di non sprecare il nostro cibo e magari di consumarlo quando sta scadendo, la stessa cosa vale in sala operatoria, evitiamo come diceva giustamente il dottor Matteotti di ordinare in maniera incontrollata dispositivi che lasciamo a scadere e che hanno un costo molto importante nei nostri magazzini e impariamo anche a comunicare con i nostri chirurghi per cercare anche di farli utilizzare magari i materiali che sono stati scelti
e non utilizzati precedentemente prima della loro scadenza.
A questo punto vi invito poi prossimamente a delle domande su questa relazione
e vi lascio con un'immagine che ho sviluppato con l'intelligenza artificiale
dove ho utilizzato praticamente quattro parole chiave
che sono sala operatoria sostenibile di ultima generazione con robot.
Come vedete l'intelligenza artificiale per quanto è fantastica e straordinaria
non ha inteso bene il concetto di sterilità
ma è molto bello che lo abbia esposta davvero
in questo campo verde
con gli operatori
non possibile da attuare però di certo
molto bella, vi ringrazio
grazie Federico
sicuramente
gli spunti che porti nella tua presentazione
sono legati soprattutto
alla ricerca
all'obiettivo di andare a ricercare
ripensare che sono due tra i cinque
obiettivi della
green surgery
Quindi grazie mille, lascerei le domande magari al termine anche dell'ultima presentazione e passerei alla dottoressa Valentina Giurisevic che ci presenta percorsi di miglioramento continuo per la riduzione degli sprechi.
Bene, grazie. Allora, grazie per questo invito. La mia relazione tira un po' le somme delle relazioni precedenti, va a chiudere il cerchio sull'argomento di oggi. In particolare io mi sono focalizzata sul focus che sono i rifiuti e il problema del loro corretto smaltimento, che rappresentano un pericolo per il futuro dell'ecosistema, per la salute dell'uomo e la terra in generale.
A causa del crescente progresso della civiltà si verifica un aumento di beni di consumo e di conseguenza un aumento dei rifiuti prodotti.
Nella programma dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile emerge la necessità di intraprendere azioni urgenti in tema di cambiamento climatico
attraverso l'adozione di comportamenti più adeguati per ridurre l'emissione di carbonio.
Il settore legato alla salute contribuisce fino all'8% dell'emissione globale e gli ospedali ne rappresentano i maggiori contributori. Considerato ad esempio che ogni singolo intervento chirurgico genera un'emissione di CO2 variabile a seconda della tipologia, ma paragonabile al consumo di carburante di un'automobile che percorre distanze chilometriche più o meno lunghe.
Secondo il rapporto diffuso dall'ISPRA, nel 2019 i rifiuti sanitari prodotti in Italia sono pari a circa 200.000 tonnellate.
Di questi, quasi 175.000 tonnellate sono rifiuti pericolosi.
I rifiuti sanitari maggiormente prodotti sono costituiti da rifiuti sanitari a rischio infettivo, con produzione pari a 142.000 tonnellate.
La maggior parte dei rifiuti viene prodotta e trattata negli impianti del Nord Italia, il 48% dei rifiuti sanitari totali.
La produzione dei rifiuti all'interno dei blocchi operatori negli ospedali rappresenta quasi sempre il punto di maggior produzione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo.
Spesso però i rifiuti prodotti nell'area operatoria vengono erroneamente considerati a rischio infettivo,
dimenticando della potenzialità di una corretta differenziazione dei vari materiali.
I materiali correttamente differenziati possono diventare quindi una nuova risorsa anche economica e abbattono così i costi di smaltimento dovuti ai rifiuti sanitari a rischio infettivo.
Qui riporto un articolo dove ho tratto quello che vi sto dicendo sul fatto che l'ambiente della sala operatore è diventato il principale produttore di rifiuti ospedalieri a rischio biologico.
Vi vorrei portare all'attenzione che però ci sono delle strategie come la creazione della task force Sustainability in Surgical Practices che si è concentrato sull'implementazione di iniziative, sulle competenze, sulla conoscenza, quindi sviluppo di programmi educativi, comprensione della sostenibilità chirurgica, iniziative per valutare quali sono gli ostacoli, quali sono le sfide nell'adozione di una sala operatoria più ecologica.
e ovviamente la leadership con società scientifiche, che vanno a lavorare ovviamente su questo tema.
Un approccio più green potrebbe realmente incidere positivamente sull'ambiente,
pur essendo evidente che la sostenibilità non può rappresentare la prima priorità
nel momento in cui si deve affrontare una malattia.
La comunità scientifica ha ben presente il problema,
condividendo la necessità di una precisa strategia green,
che diventa ovviamente imperativa, però è l'acquisizione anche di una migliore conoscenza
dell'impatto ambientale della chirurgia, identificando possibili soluzioni senza compromettere in
alcun modo la qualità delle cure. È un percorso da affrontare step by step, creando
dei green team interdisciplinari in grado di implementare comportamenti adeguati, verificabili,
con indicatori misurabili e discussi periodicamente con tutti i membri dello staff. Come ha detto
prima il collega Melluni, l'obiettivo quindi è da perseguire dettato dalle cosiddette regole
dell'R, quindi riutilizzare, ridurre, riciclare, ripensare, ricercare, quindi su che cosa? Su
camici, teleria, strumentazione monouso, alternandola con strumenti usabili, ricercare
partnership con l'industria medicale, la possibilità di produrre dispositivi smontabili
delle loro componenti metalliche e plastiche, quindi riutilizzabili.
Ripensare che lo smaltimento dei rifiuti, modificandone il flusso,
genera un risparmio fino al 60% di materiale non a rischio biologico,
come i materiali che compongono le confezioni, la carta e la plastica.
Ripensare anche un'adeguata programmazione del consumo dell'acqua
e alla modulazione delle stesse procedure anestesiologiche.
Ripensare alla proprietà delle procedure chirurgiche.
utilizzando determinate tecnologie e strumentazioni solo in campi di applicazione specifici, laddove alternative condotte con rigorosa tecnica chirurgica garantirebbero comunque la sicurezza dei risultati.
Proprio pensiamo per esempio alla sostituzione dei gas alternativi anestetici locali, anestesia endovenosa che può portare a sostanziali benefici all'ambiente finanziario e sociale e contribuire a mitigare il cambiamento climatico e a promuovere pratiche sostenibili nella procedura chirurgica.
L'uso di macchine anestetiche che limitano il flusso dei gas che stiamo sempre utilizzando nei nostri blocchi operatori può produrre una maggiore riduzione segnalata sull'impatto climatico tramite la riduzione dei rifiuti chirurgici e impronta di carbonio.
Qui vi ho portato un articolo che parla di un esempio di economia cicolare, il riciclo e l'uso dei dispositivi tessili per la sala operatoria.
In particolare i tessili hanno una vita, però dopo questa vita ovviamente vengono gettati, ma questo potrebbe essere uno spunto perché seppur non conformi agli standard qualitativi, questi delle norme ospedaliere, possono essere riciclati o riutilizzati in prodotti di altro tipo.
e a rimettere questi dispositivi in un ciclo di vita di un nuovo prodotto, in un'ottica di economia circolare, anche se magari non nella parte sanitaria, magari in un'altra industria.
Qui invece vi parlo di un progetto che abbiamo sviluppato in Asugi, qua a Trieste, sulla green surgery, proprio all'interno dei nostri blocchi operatori.
La raccolta differenziata presso il blocco operatorio è già presente. L'azienda però ha implementato il numero dei contenitori e ha introdotto ulteriori differenziazioni di materiali, quindi plastica, vetri, metallici, alluminio, tipo il blister, degli aghi, la carta, il cartone, i rifiuti sanitari a rischio infettivo, i farmaci scaduti non utilizzati e il secco residuo.
L'azienda ha implementato la formazione del personale operante presso il blocco operatorio. Gli eventi formativi hanno avuto come obiettivo di sensibilizzare tutto il personale sulla differenziazione dei rifiuti prodotti.
In particolare attenzione è stata posta anche l'informazione presso i locali mediante cartellonistica, i poster, poiché c'erano tantissimi bidoni con colori diversi e poi ovviamente i poster relativi a dove gettare i vari rifiuti.
Quello che abbiamo praticamente i risultati sono stati che abbiamo avuto un risparmio economico e anche un risparmio ambientale. Infatti abbiamo fatto il calcolo delle emissioni effettivamente prodotte dalla differenziazione dei rifiuti e l'eventuale peso delle emissioni nel caso non si fosse attuata la sperimentazione e l'effettivo risparmio ambientale valutato in minor chili di CO2 emessi.
In definitiva nel prendersi cura del paziente si arriverebbe a prendersi cura anche della comunità
costruendo una cultura nel rispetto per l'ambiente sia in sala operatoria che al di fuori di essa
quindi con tutto quello che riguarda poi l'attività perioperatoria
Le pratiche sostenibili delle sale operatorie possono anche apportare benefici per la salute e la sicurezza pubblica
riducendo gli inquinanti nocivi e migliorando la qualità dell'aria
L'adozione delle sostenibilità e delle pratiche delle sale operatorie verdi si allinea con le preferenze dei consumatori e rende le aziende a prova di futuro in un mondo in rapido cambiamento.
Grazie per l'attenzione.
Grazie Valentina. Chiamerei anche Fabio.
Eccomi. Eccomi presente. Grazie a tutti i relatori.
Io quindi ora apriamo il dibattito tra i relatori e volevo chiedere, visto che abbiamo parlato molto di green surgery, questo è un tema vecchio nel senso che già da tanti anni si sta diffondendo all'interno delle sale operatorie, però al tempo stesso molto recente.
Quello che volevo far capire, mi permetto perché poi mi confronto anche con tutti i relatori che hanno parlato di questo argomento, è che purtroppo in Italia nonostante c'è questa sensibilizzazione al recupero, allo spreco eccetera eccetera, abbiamo, e confermatemi se dico corretto o mi sbaglio, rispetto ai paesi anglosassoni abbiamo una normativa che ci impedisce di recuperare prodotti monouso che potrebbero essere poi riciclati e riutilizzati.
Mentre nei paesi anglosassoni è una normativa molto più accondiscendente rispetto a questo discorso. Perché vi dico questa cosa? Perché già 4-5 anni fa facevamo un lavoro con SICE in merito alla green surgery, al recupero dei prodotti monouso, dei dispositivi monouso.
Mi confermate questa difficoltà della normativa italiana in merito a questo argomento? Chiedo ai relatori.
Ciao Fabio, posso dire qualcosa io in mezzo?
Certo, certo.
Perché nella mia esperienza da ormai 4 anni di centrale di sterilizzazione
posso fare un esempio molto concreto su quello che riguarda le protesi.
Quindi qua in Italia abbiamo un problema con il ricondizionamento delle protesi
che ovviamente sono quelle anche di carattura proteica o comunque umana
tipo quelle ad esempio vascolari.
Il problema è che io come centrale di sterilizzazione all'interno di questa azienda non posso scartare una protesi della Medtronic, ricondizionarla, metterla a gas plasma e riproporla per il paziente.
Per fare questo ho la necessità per forza di rivolgermi a un'azienda specifica che si prende la responsabilità di certificare questo tipo di processo e non con tutte le protesi lo posso fare.
Ho dovuto buttare due anni fa una protesi valvolare cardiaca perché nonostante abbia lottato per evitare di buttare più di 5-6 mila euro di protesi, ho dovuto poi buttarla perché l'azienda non mi ha permesso, anche se c'era questo scamotaggio, di ricondizionarla e quindi purtroppo, esattamente come dici tu, per queste normative molto stringenti sui dispositivi monouso sia protesici che strumentari, io non posso ricondizionarli.
infatti il problema ora per quanto riguarda le protesi è diciamo così estremamente più
amplificato o comunque sia è un problema molto più avanti se basti pensare ad esempio i camici
monouso i camici monouso in polipropilene perché quelli sono camici comunque che potrebbero essere
utilizzati quelli sono camici che noi buttiamo noi facciamo uno spreco continuo di risorse mentre nel
mondo anglosassone tutto quello che polipropilene viene recuperato dai camici dai tubi da qualunque
alta dall'ateleria del paziente e se non ricordo male se non ricordo male l'unico un unico ospedale
che adeguì al progetto sicce ai co sulla recupero dei prodotti monouso era le molinette di torino
che se non erro con però se non erro compro una macchina che permetteva di restituzione
utilizzare i prodotti inquinati che costava se non ricordo male questi sono ricordi di un paio
d'anni fa tipo 100.000 euro ma dopo due tre anni che utilizzavano quella macchina iniziavano ad
avere un profitto rispetto a quello che avevano speso quindi diciamo così che la green surgery
è sicuramente una una prospettiva futura che bisogna quantomeno applicare anche fosse sui
i camici sulla teleria, poi sulla protesica questo è un discorso ancora molto più avanzato,
ecco come dire, ancora più avanti, però se noi già partissimo dalla base, e per base
intendo la stessa teleria dei camici, della teleria al paziente, secondo me già riusciremo
ad avere quello che è il concetto di economicità, perché oggi la sanità non è più efficienza
efficacia, se aggiunta la terza E
è l'economicità
quindi noi dobbiamo in un certo senso
rispondere a questo
diktat che è l'economicità del sistema
sanitario. Roberto
vuoi aiutarci o aggiungere qualcosa
in merito a questo?
Sì, ovviamente tu hai fatto
ceno all'Italia insomma che sta un attimino
indietro se vogliamo
raccontarcelo tutta. Il problema è
proprio quello, è la transizione industriale
e dei costi, cioè anche l'integrazione
tra le aziende e le industrie che producono il materiale è rallentata, insomma, questa transizione verso il biodegradabile, verso prodotti, voglio dire, facilmente smaltibili, è rallentata proprio perché le aziende, le industrie, non solo sanitarie ovviamente, ma a più ampio raggio, hanno difficoltà ad adeguarsi alla normativa e quindi non è solo un problema rilegato alle aziende sanitarie, quindi ai camici monouso o altro, è un discorso proprio di integrazione, di sostenibilità con le aziende produttici in Italia.
e con le aziende sanitarie ovviamente
ma Franco
vuoi aggiungere qualcosa anche tu?
anche perché soprattutto tu ci hai fatto
questa disamina bellissima per quanto riguarda
i dispositivi oppure Alberto
vuole aggiungere qualcosa
in merito a questa tematica? Come le vivete
voi nelle vostre sale operatorie?
Io sono molto attento
alle scadenze nella
sala operatoria dove lavoro
sono uno di quelli che apre gli armadi
per assurdo
senza dover controllare il lavoro delle altre persone
ma do un'occhiata
a me dispiace molto quando i dispositivi vanno a scadere
confermo la difficoltà
quando un dispositivo scade
è considerato proprio immondizia
quindi i farmaci scaduti tornano alla farmacia
mentre i dispositivi medici scaduti
dovremo proprio metterli nel cestino
nonostante il fatto
facciamo un esempio
se io ho un telino in confezione singola
e scade e è scaduto ieri, io oggi quel telino dovrei averlo già eliminato perché non possiamo lasciare dispositivi medici scaduti all'interno delle nostre sale operatorie, dispositivi medici gli scaduti vanno messi in un apposito luogo, tendenzialmente un armadio chiuso per poi essere eliminati.
Questi dispositivi medici, l'esempio del telino che era sterile fino a ieri, di cui la sterilità oggi non è più garantita, quel telino se noi togliamo la confezione è un telino che è probabilmente completamente integro, si potrebbe utilizzare ma siamo limitati in questo.
Se noi quel telino, se noi azienda sanitaria volessimo regalare quel telino rispetto alle normative attuali non lo possiamo neanche fare, è proprio immondizia e quindi questo è per questo che io in particolare sono molto attento alle scadenze e cerco veramente in tutti i modi anche magari se mi viene in mente un reparto che potrebbe utilizzare un ambulatorio potrebbe utilizzare quel telino domani e glielo porto prima della scadenza.
grazie, grazie dell'esperienza
Alberto volevi dire qualcosa?
sì, ma volevo raccontare un attimo
un progetto che
stiamo introducendo da un paio
d'anni nella nostra azienda
legato diciamo alla
gestione dell'approvvigionamento
e ne parlava
Franco anche nella sua relazione
il riordino
informatizzato che insomma segue un po'
anche quella sorta di innovazione
che si sta cercando di portare nelle nostre
realtà quindi il fatto di cercare di portare il riordino informatizzato dei dispositivi medici
che vengono utilizzati per ogni singolo intervento quindi durante l'intervento vengono sostanzialmente
sparati barcode vengono riordinati io credo che sia un ottimo progetto ci credo anche molto perché
sicuramente è legato proprio a cercare di ridurre quelli che sono gli sprechi e ottimizzare
sicuramente la gestione dei nostri magazzini è anche un'occasione per portare anche un altro
spunto diverso magari da quello che da tutti questi che sono stati stati già detti insomma
ma sono assolutamente la gestione della gestione dei device attraverso il barcode è una gestione
diciamo così virtuosa però dal nord al sud non tutte le aziende sono ancora provviste di questo
questo sistema di scarico, perché questo non lo so, ti dico la verità, però sicuramente potrebbe abbassare i costi o perdere un attimo per scaricare un barcode e risparmi tanti soldi. Federico dimmi pure, volevi aggiungere ancora qualcosa?
Sì, volevo aggiungere giusto una bella notizia per la nostra regione in Sardegna perché comunque tutto quello che avete visto nella relazione per quanto riguarda e concerne l'utilizzo dei dispositivi TTR riutilizzabili dovete sapere che comunque tutta la Sardegna ormai è coperta all'80% attraverso questa azienda che fornisce sia questi camici verdi che vedete addosso e sia tutta l'atelieria ricondizionata e riutilizzabile.
Quindi tutte le sale operatorie della Sardegna, pressoché il 90%, utilizzano questo tipo di strumento. All'interno ci sono degli armadi intelligenti dove l'azienda esterna porta questi packaging che sono tutti ottimizzati per intervento e anche gli infermieri quindi vestono con le divise e i pazienti con la teleria sterile questo dispositivo. Quindi almeno su questo la Sardegna è un po' più virtuosa rispetto magari ad altre regioni.
Federico una domanda, questa teleria diciamo così in TNT come l'hai definita tu, è idonea a sale ISO 5 o non è idonea?
idonea idonea ok ok è proprio diciamo che ormai è arrivata a un livello tecnologico tale da essere
compatibile con le normative attuale e anche quelle future l'unica cosa perché non è tutto
bello insomma non è tutto roccio che luccica e che quello che si è visto è che tanti colleghi
o chirurghi talvolta hanno delle difficoltà perché per quanto riguarda l'assorbimento dei
liquidi. Questi camici sono sia
molto light oppure anche quelli super
rinforzati, però abbiamo notato
che questo va migliorato
il rinforzo, perché più vengono sterilizzati
più si degradano e quindi
probabilmente quando raggiunge quelle 40-50
sterilizzazioni, non 70-100
come vi ho detto, quelli rinforzati
andrebbero già eliminati
perché sennò rischiamo il
contatto biologico, cosa che con il TNT
non succede. Quindi questo
va detto comunque. Bisogna migliorare
ancora un po', però siamo
sulla buona strada ci sono sempre diciamo così una faccia positiva una faccia negativa di tutti
i device nessun prodotto è perfetto valentina volevi aggiungere anche tu qualcosa ti vedevo
volevi parlare no io sicuramente anche qua a trieste ne abbiamo purtroppo tutta la richiesta
Queste sono manuali, cioè nel senso tramite o Excel o fax o email, ecco.
Stiamo lottando per avere un sistema informatizzato che ci permette di fare il riordino,
che ormai penso che anche il supermercato ordina con la penna e non con lo…
Invece noi purtroppo abbiamo i colleghi che fanno gli ordini così manuali e contano.
Quindi questo ci aiuterebbe sicuramente.
Ovviamente facciamo poca giocenza perché quello fa scadenze e quindi come diceva il collega Matteotti devi stare lì e controllare molto bene le scadenze.
e per quanto riguarda le protesi le ditte, devo essere sincera, poi ci vengono a fare tutti i controlli
quindi su quello sono loro che tengono un po' le redini sul portar via, già prima della scadenza
loro ti portano via la protesi che identificano, quindi non dobbiamo fare noi, cioè non stiamo noi attenti
perché magari è conto deposito
quindi comunque non
teniamo le scadenze
fanno direttamente i rappresentanti
mi collego
questa è una cosa interessante
il fatto di non fare
magazzino
di non fare magazzino
che si collega alla prima sessione
che è quella sull'expertise
sull'esperienza
perché anche chi gestisce blocchi operatori
se è una persona che di fatto
non ha mai vissuto un blocco operatorio
tende dal mio punto di vista a fare magazzino
a fare magazzino e quindi ad accumulare per paura
posso anche capirlo, della mancata conoscenza, della mancata esperienza
quindi vedete com'è tutto il processo del perioperatorio
e dell'intraoperatorio, dell'extraoperatorio
è tutto connesso a quello che è l'esperienza
che ogni operatore sanitario si crea
che l'azienda poi dovrebbe, ogni azienda dovrebbe, come dire, favorire in determinati setting, quindi vedi come è tutto connesso, cioè la base fondamentale affinché la sanità funzioni correttamente è dare uno strumento in mano a chi realmente sa gestirlo.
Vuoi il tavolo operatorio, vuoi la sala operatoria, vuoi la centralizzazione, vuoi la funzione di coordinamento dei blocchi operatori, vuoi la posizione organizzativa. Quindi l'esperienza è fondamentale per ovviare a tante problematiche.
Io volevo far chiudere questa sessione a Maria Grazia perché abbiamo sentito Valentina da Trieste, giusto? E siamo nel profondo nord. Sì, sì, da Trieste. Maria Grazia che nel profondo sud, qual era la sua esperienza in merito alla Green Surgery? Come si organizza nella sua azienda?
Io devo rispondere? Sì, devi rispondere in sede congressuale. Ah, ok, aspetta. E quindi la trovo dove? Sulla chat? No, no, no, te la faccio io la domanda. Tu come ti organizzi nei tuoi sali operatori in merito alla green surgery, alla modalità di riordino del materiale?
Allora sul riordino del materiale noi per fortuna abbiamo fatto delle belle esperienze su quello che è l'informatizzazione
quindi su una ditta abbiamo avuto il progetto Resolution e quindi diciamo che su questo siamo stati già i pionieri circa dieci anni fa
e questo ha aiutato sia i coordinatori a gestire i magazzini ma anche sullo scaduto che non è assolutamente indifferente
perché io anch'io ho avuto un problema di un chirurgo che è cambiato e quindi mi trovavo del magazzino del materiale che non utilizzavo e grazie a questo progetto sono riuscita a ritornarlo indietro e quindi non avere dei costi aggiuntivi, ma soprattutto anche su quello che è il tema della green surgery.
E poi la mia azienda ormai tende ad avere i contratti di contodeposito, quindi come per le protesi, anche per la nascitura cardiocirurgia, con tutto ciò che è superiore a 500 euro va in automatico in contodeposito, quindi sicuramente non ho il problema dello scaduto, perché le ditte sono là a riprenderlo ancora prima che scade.
E questo sicuramente è un dato di fatto. Sul riciclaggio abbiamo iniziato un progetto tanti anni fa che riguardava solo il riciclaggio della plastica e della carta, ma ora anche del vetro, però eravamo limitati sul fatto che anche in sala operatoria il materiale è contaminato o non contaminato.
Quindi pensiamo anche alle batterie di litio, che abbiamo tutte le ricariche delle suturatrici, che non possono essere riciclate in quanto materiale contaminato. Quindi su questo sicuramente bisogna lavorare su quella che è la normativa.
Poi ad esempio sul package bisogna stare anche attenti, secondo me noi coordinatori nuovi o ragazzi con incarichi di funzione o chi partecipa proprio alle gare deve stare attenti secondo me a due cose.
Uno, attenzionare le ditte che hanno proprio questa attenzione alla sostenibilità ecologica, quindi stare attenzione a questi package che siano intanto di materiale biocompatibile, biodegradabile, a utilizzare meno scatoli in modo da avere meno rifiuti in sala.
ma soprattutto mi è successo negli ultimi tempi che mi occupo anche di tutti i blocchi operatori di partecipare a delle gare sull'acquisto di nuovi dispositivi ma anche di nuove attrezzature e attenzionare i capitolati dove chiediamo delle migliorie, ma le migliorie che a tutt'oggi non sono mai state sull'ottica della sostenibilità ecologica.
Quindi io penso all'acquisizione di dispositivi che possono essere riciclati o ritirati dalle aziende qualora non vengono utilizzati, ma anche di grosse apparecchiature che dal momento in cui finiscono il loro ciclo di vita possono essere riciclati o comunque riassemblati per evitare di avere magazzini pieni pieni di fuoriuso che spesso non sappiamo che fare e come smaltire soprattutto.
Quindi questa è comunque un'attenzione che noi dobbiamo avere. E poi quello che ha detto il collega Matteotti, che io ci credo tanto nella Linn, cominciare a iniziare progetti di Linn perché solo nell'evidenziazione di come tu fai e che cosa fai che puoi andare a risparmiare ed evitare gli sprechi, che devo dire ce ne sono anche tanti.
Quindi i pacchi procedurali aiutano tanto, io dico piuttosto che nel mettere non mettere e aprire quello che al bisogno ti serve e quindi questa significa anche sostenibilità ecologica e quindi green surgery, credo.
Grazie, grazie Maria, grazie per il tuo pensiero. Quindi concludiamo la sessione con una parola comune, l'esperienza che deve essere portata in tutti i campi, dai piani alti ai piani bassi, dagli infermieri ai dirigenti, anche in sala operatoria.
Quindi la parola comune è esperienza in questo nostro intervento al congresso del professor Palazzini. Ringrazio tutti quanti i relatori, i moderatori e niente, ci vediamo l'anno prossimo, speriamo di incontrarci anche l'anno prossimo, magari dal vivo, che è sempre una bellissima esperienza un face to face in un congresso del genere.
Grazie a tutti e buon proseguimento di giornata.
buona giornata
buona giornata
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