结账时使用优惠码 EARLY,首单立减 20%。 查看套餐
结账时使用优惠码 EARLY,首单立减 20%。 查看套餐
结账时使用优惠码 EARLY,首单立减 20%。 查看套餐
11° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2° SESSIONE totale RISK MANAGEMENT E TECNOLOGIA Moderatore: E. Melis (Cagliari) L. Alberti (Cassano D’Adda, MI) Emostasi in chirurgia laparoscopica: tecnica per l’utilizzo di falda di collagene medicata con fibrinogeno e trombina N. Sannicandro(Foggia) Assistenza infermieristica e standardizzazione delle procedure in laparoscopia N. Gallo(Mondovì,CN) P. Furlanetto (Mondovì, CN) R. Bruno(Mondovì,CN) La gestione del Rischio nell’inserimento delle nuove tecnologie C. De Francesco (Roma) L’Esperto risponde
此视频尚未进行分析
登录后即可运行 AI 分析或转录。
Un buongiorno a tutti da parte mia, ai presenti e un ringraziamento per la vostra partecipazione e un ringraziamento al professore e alla Presidente Alco Maria.
Mi presento brevemente, Lucia Alberti, ospedale San Gerardo di Monza.
A questo punto passiamo alla seconda sessione della mattinata dove parleremo di gestione del rischio, risk management e tecnologia.
La sessione del rischio è intesa proprio come una individuazione dei fattori di rischio all'interno della sala operatoria e quindi una prevenzione degli errori legati alla tecnologia.
Del resto siamo all'interno di un congresso di chirurgia laparoscopica avanzata dove la tecnologia chiaramente fa la parte della regina, della padrona e quindi la nostra sessione parlerà di queste due tematiche
e di come sono correlate tra di loro. Come vedete dal programma all'interno della nostra sessione si parlerà di emostasi in chirurgia, di standardizzazione delle procedure in laparoscopia e di gestione del rischio proprio legato all'inserimento delle nuove tecnologie.
Quindi a questo punto passerei la parola al primo relatore, il collega Nicola Sannicandro di Foggia, coordinatore blocco operatorio ospedali riuniti chirurgia d'urgenza, vicepresidente AICO Regione Puglia.
Grazie alla moderatrice per la parola, grazie a Professor Palazzini e un grazie a Maria per l'invito.
Mi è stato affidato questo compito sulle mostre chirurgiche in laparoscopia, tecnica di utilizzo di una falda di collagene medicato con fibrinogeno.
Devo dire la verità che all'inizio non ci credevo tanto in questa metodica, in questa tecnica, anche perché ci avevamo provato tante volte
ma non riuscivamo mai ad utilizzare questa falda in laparoscopia.
Invece con lo studio, con l'applicazione, proprio per mettere su questa relazione,
abbiamo capito invece che si può tranquillamente utilizzare e la metodica è anche molto ma molto semplice.
Iniziamo a parlare di emostasi. Che cos'è l'emostasi?
e l'arresto di un'emoragia come una normale risposta fisiologica a una lesione vascolare.
Questo può avvenire anche tramite l'intervento medico o chirurgico.
Perché oggi è importante risparmiare sangue?
Sappiamo tutti quanti che le donazioni sono insufficienti e i criteri selettivi per i donatori,
tutti quanti siamo andati qualche volta a donare sangue e abbiamo letto quelle 4 pagine di questionario
che ci fanno prima di fare la donazione che arriviamo a metà e ce ne dobbiamo andare
perché non ci ricordiamo che cosa abbiamo fatto sei mesi prima.
Perciò le donazioni diminuiscono sempre di più, la richiesta di sangue e di mori derivati aumenta sempre di più
poi le trasfusioni farmaci derivati da sangue possono trasmettere infezioni
perciò c'è anche paura dell'utente stesso a fare la trasfusione.
Per ridurre la perdita di sangue durante gli interventi chirurgici che cosa facciamo?
L'autodonazione, per esempio in tutti gli interventi ortopedici nella nostra struttura consigliamo di fare l'autodonazione, la chirurgia mini-invasiva, il recupero intraoperatorio, poi il plasma espandere oppure sviluppo di metodi di emostatici meccanici, termici e fisici.
Un emostatico, un emostatico cos'è? È ogni sistema che produce emostasi, cioè che ferma l'emoragia. Quali sono i metodi? Fisici, meccanici, chimici.
le mostre si preventiva in chirurgia
le mostre preventive fatte dalla legatura
dal clampaggio oppure legatura o clampaggio
quando il chirurgo arriva su un vaso
prima di sezionarlo lo riconosce
e allora lo clampa, lo lega prima di sezionarlo
poi c'è una mostra successiva
proprio con legatura, elettrocoagulazione
coagulazione infrarossi, tutti i mezzi che abbiamo a disposizione
poi c'è una mostra successiva
ancora per il sanguinamento diffuso
che è fatta con la cauterizzazione
con la compressione esterna
con il tamponamento interno
con i metodi farmacologici che è quello che noi andremo a vedere più avanti.
La coagulazione termica è utilizzata sia nelle mostrasi primarie che secondarie,
includono anche tecnico come l'argon, utilizzano l'energia termica per la cauterizzazione della ferita,
viene utilizzata sia come mezzo per le mostrasi primarie che anche come mezzo per le mostrasi secondarie.
Dove viene impiegata?
Sebbene sia molto utilizzata come mezzo per attuare le mostrasi primarie,
è meno utilizzata rispetto alle colle di collagene, agli amostaggi, come mezzo di supporto per le mostrasi secondarie.
cioè non viene utilizzata per fare un'emostasi più approfondita, invece viene utilizzata per organi paringmatosi come il fegato, la milza, i polmoni.
Poi ci sono i farmaci, i farmaci emostatici, i principi generali sono materiale collante, materiale di riempimento, materiale in palcature, con variamente combinati.
Questi possono essere colle sintetiche, componenti biologici, fibrinogici, pitombrina, fibrina, li conosciamo, li conosciamo tutti.
Poi i materiali di riempimento, la cellulosa poliossudata, lo sferulo di polisaccaridi, poi i mezzi di supporto per le mostre psichirurgiche, abbiamo anche i materiali di impalcatura e le spugne di collagene.
Come le troviamo in commercio queste? Le possiamo trovare in confezioni con la separazione fisica come le siringhe separate, devono essere conservate in freezer, poi abbiamo altri accorgimenti galenici, vari tipi di formazione, liquide, spray, gel, le troviamo in tutti i modi.
gli agenti emostatici assorbibili
i vantaggi che hanno un basso costo
gli svantaggi sono pochi efficaci
poi ci sono le associazioni di collo di fibrine e collagene
che si adattano a sanguinamente esteso
intenso e non richiede investimento
in apparecchi, cioè non ci devono essere
di apparecchi per
utilizzare questi
presidi. Gli emostatici
che cosa fanno? Che cosa fanno? Creano una
barriera all'emoragia permettendo al sangue
appunto di coagulare, cioè di fermare l'emoragia
sono composti da collagene
cellulosa, gel, sono disponibili
in varie forme, in commercio ne troviamo
tutte le forme, possibilità di tagliarli
questo è molto importante, di adattarli
alla forma desiderata
coaduano con le moste si formando
una barriera che permette la formazione del coagulo
possono essere utilizzati insieme a
colla di fibrina per permettere appunto
l'adesione al sito che noi
dobbiamo andare a coagulare. I cambi di imbiego
sono utilizzati molto
in tutte le tipologie di chirurgia
efficaci per lieve e moderate emorragia
e permettono di applicare
se necessario anche una pressione esterna.
Le colle biologiche utilizzano il meccanismo fisiologico della formazione del coagulo,
sono utilizzate per ottenere l'emostasi, la chiusura atraumatica dalla ferita,
cioè senza mettere i punti di sutura, molto utilizzati grazie alla compatibilità con i tessuti
e la biodegradabilità, si trovano in forma in gocce o in spray
e la preparazione prevede una miscelazione dei vari componenti,
campo di imbiego, chirurgia a cielo aperto, utili per le aree non troppo estese
e tutte le altre cose che vedete sotto.
Adesso iniziamo a parlare di quello che ci interessa a noi,
della falda di collagene con domina di fibrinogeno.
Se 3 milioni e 600 milioni di interventi di pazienti in tutto il mondo
sono stati sottoposti, cioè sono stati trattati con questa falda di collagene
in 10 anni di esperienza, cioè un numero importante di interventi
fatti con questa falda di collagene.
Che cos'è?
Chiamiamolo col nome commerciale, il TACOSI,
Una struttura nido d'ape, stabile, con buone proprietà di adiesione, assorbe i liquidi, c'è coesione fra gli strati, la spugna si fissa alla lesione ed è una barriera per liquidi e gas.
Come si utilizza? Adesso lo diciamo velocemente ma poi lo vedremo ancora più a fondo.
Pulire l'aria da trattare, coprire con uno o due centimetri oltre l'aria da trattare, oltre i margini della ferita, applicare una garza bagnata o inumidita
e premere moderatamente per 3-5 minuti fino a che l'emostasi non avviene.
Potrebbe aderire ai guanti, sì, prima di prendere la falda di collagene bisogna pulirsi i guanti da sangue e bagnarli un po' con la fisiologica.
È una specialità medicinale, è un farmaco, è formato da colla di fibrina allo stato solido applicato su un sopporto di collagene di origine equina
che viene applicato sulla superficie da trattare.
fibrinogeno e trombina di origine umano
si conserva a temperatura ambiente
è pronto per l'uso
e si conserva anche per 36 mesi
è un farmaco
fibrinogeno e trombino umano
dicevo è un farmaco
fibrinogeno e trombino umano
quindi viene sottoposto a severissimi controlli
come tutti i farmaci
è supportato da centinaia di studi
nazionali e internazionali
è unico ad avere l'indicazione come
mostatico e sigillante
E' unico che sigilla e fa emostasi. E' una paccia in collagene di origine equina ad elevata tollerabilità a differenza del collagene di origine bovina che è meno tollerato dall'organismo umano. La struttura del paccio è a molti strato con celle a nido d'api per un duplice meccanismo di azione, cioè quando noi andiamo a schiacciare queste nido d'api collassano e liberano il fibrinogeno e la trombina.
Il conseguimento delle mostasi si ha in 3 minuti e ha una massima desidità tessutale, questo è il prodotto come si presenta, l'unico prodotto pronto per le mostasi, è indicato come trattamento di supporto negli interventi chirurgici per migliorare le mostasi quando le tecniche standard,
standard, cioè la trauterizzazione, tutto quello che abbiamo già messo, ha detto prima,
l'abbiamo messo in atto e non riusciamo ad averne mostrasi, dobbiamo intervenire con questi farmaci.
È costituito da una pace di collagene rivestito solo da un lato, da fibrinogeno umano, trombina umana e riboflabina.
La ribofabina non fa niente, è solo quel colore giallo che ci indica la parte che va applicata sulla parte da trattare.
perciò non ha nessun significato, anche noi quando lo andiamo a toccare, lo abbiamo ad arrotolare, vediamo che si svalta, la patch è sempre attiva, anche se si sfalda con la polverina gialla, la patch è sempre attiva.
vedete questa è la composizione del
Tacosil, l'utilizzo
non vi sto a dire come lo dobbiamo aprire sul campo operatorio
sterilmente, vabbè
è una cosa che noi facciamo normalmente, lo facciamo tutti i giorni
l'ho scritto per completezza della relazione
però non vi sto
ad annoiare con queste cose, tagliare il Tacosil
magari se serve
nella quantità giusta che serve per quel tipo
di lesione, come ho detto prima però ricordarsi
di uscire fuori dalla lesione
di almeno 1-2 cm
bagnarla sempre con un po'
di fisiologica prima di applicarla
e la parte che va applicata sulla lesione da trattare è sempre la parte gialla.
Combinando le proprietà adesive della colla di fibrina con il supporto meccanico del collagene
Tacosil si fissa saldamente alla lesione entro 3-5 minuti,
anzi dico più 3 minuti che 5 minuti,
mima tutte le tappe essenziali della cascata e della coagulazione
e ripristina l'integrità dei tessuti,
facilita il processo di cicatrizzazione delle ferite
fornendo un supporto per la guarigione dei tessuti stessi.
viene riassorbito in 3-12 settimane, come vedete qui la colla di fibrina si fissa al collagene stabilmente al sito di applicazione
riducendo anche le complicanze post operatori come il sanguinamento successivo, dopo che abbiamo messo il Tacos
e abbiamo fatto le mosche per 3-5 minuti, questo viene fissato bene perciò previene anche il sanguinamento successivo
e previene anche le aderenze, qui il Tacos è usato in una sprenectomia, forse ne saltate uno, va bene.
Adesso passiamo all'utilizzo del TACOS in laparoscopia. Prima di volerlo provare dal vivo sul paziente abbiamo fatto delle prove fuori dal campo operatorio, abbiamo fatto delle prove come poter utilizzare il TACOS in laparoscopia.
Ci siamo messi un campo operatorio fuori dalla sala operatoria e abbiamo preso questo prodotto, però sono saltate delle diapositive, questo è il prodotto come si presenta, come vedete abbiamo preso una falda di Tacosil, l'abbiamo sezionata tenendo conto che a noi ci serviva solo una metà della parte della patch, l'abbiamo schiacciata tra le mani,
Per questo perché? Per ridurre lo spessore dell'età così per arrotolarla meglio e per passarla poi nel trocar.
Vedete la collega schiaccia, fa questa operazione, si riduce lo spessore della falda, poi lo vedremo meglio nel video,
lo mette su una joanna a punta, lo passa nel trocar, esce dal trocar e viene applicato sul sito di applicazione.
Dopo che viene applicato sul sito applicazione, con due joanne viene aperta e poi viene applicata su una garza bagnata, o prima bagnarla o poi applicata una gazzina sopra.
Vediamo se partono i video, se siamo più fortunati, spero di sì.
Se possiamo abbassare un po' la musica che lo commento io, grazie.
Questo è come apriamo il tacosi sul campo operatorio, il collega che lo mostra, un video didattico, facciamo vedere tutto, apre la falda, adesso vedrete lo spessore della falda e dopo che l'abbiamo trattato come si riduce lo spessore.
Questo è lo spessore, noi adesso andremo a tagliare questa faldina a metà perché anche per comodità, per farla passare meglio nel trocar è sempre meglio dividerla a metà, anche metterne due o tre patch perché tanto possono mettersi anche due o tre patch una sull'altra.
Poi la schiacciamo su un piano rigido, in questo caso, proprio per ridurre lo spessore e per arrotolarla.
In questo caso non si attiva ancora perché poi viene attivato quando viene messo sul sito chirurgico e quando viene inumidito.
Vedete la parte gialla che è la parte che viene a contatto con la lesione e avete visto lo spessore.
Adesso la collega sta arrotolando come una sigaretta, un filtro, una sigaretta.
anche se si è deteriorata quella parte gialla non succede niente perché quello è solo un indicatore per la parte attiva.
Questa è una tecnica con l'introduttore, passiamo questa Joanne all'interno dell'introduttore, portiamo la faldina di Tacosil all'interno di questo introduttore,
con questo introduttore andiamo in un trocar da 10-12, passiamo tutto l'introduttore con la Joanne già inserita e con la falda di collaggio precedentemente inserita
così non si rovina, non si bagna, una metodica molto buona utilizzata e adesso entriamo in addome.
Quando entriamo in addome la falda arriva tranquillamente in addome e va posizionata sul sito chirurgico da trattare.
Sicuramente questo è il secondo video, io volevo far vedere il primo, che è quello che prepariamo,
perché qui non abbiamo messo la garzina, non stiamo lì tre minuti a tenere.
L'importante quando viene messa la faldina di Tacosil è picchiettare per far aderire bene la falda al sito chirurgico.
Forse è meglio se torniamo indietro, questo è sempre l'utilizzo del Tacosil nella paroscopia però con un'altra metodica, cioè senza introduttore.
Anche qui tagliamo la patch, vedete lo spessore, anche qui lo schiacciamo per ridurre lo spessore per favorire poi quell'arrotolamento che noi facciamo.
Qui questo caso noi lo facciamo con le mani, nell'altro caso l'abbiamo fatto sul carrello perché con le mani è un po' ondulato, invece sul carrello viene uniforme e è conveniente schiacciarlo sul carrello stesso nella confezione.
Vedete la collega che fa lo stesso lavoro che ha fatto prima, però questa è completamente diversa l'introduzione e l'utilizzo in questo caso perché non utilizziamo l'introduttore, lo mettiamo direttamente nel trocar.
Un accorgimento prima di introdurre il Tacosil nel trocar, con un po' di fisiologica, lavare il trocar perché col sangue si può già attivare.
Naturalmente lo passiamo al chirurgo con una Joan, viene presa diversamente adesso, viene presa in punta il Tacosin, viene introdotto nel trocar e adesso vedremo il posizionamento sul sito chirurgico.
In questo caso è una colicistectomia, siamo andati a fare le mostrasi sul letto della colicista, viene applicata, questo è il picchiettamento che fa il chirurgo per far aderire bene, è importante il picchiettamento.
Cioè tenete presente che la falda deve aderire per avere la sua azione. Dopo che la falda è aderita bene portiamo su una garzina, un tampone bagnato, umido e lo lasciamo su per 3-5 minuti.
Certamente non vi faccio stare qui 5 minuti a vedere il video con la garzina applicata sopra, vi faccio vedere solo l'applicazione della garzina, se no non finiamo più.
Questa è l'applicazione della gazzina, naturalmente la gazzina è inumidita per attivare la faldina di Tacosil, se il sito operatorio non è molto umido e quando abbiamo rimosso la gazzina la falda rimane bene attaccata al presidio.
Un altro metodo importante per l'utilizzo di questa falda lo vedete adesso, mettiamo la falda di Tacosil quando ci serve intera in un sacchetto per l'asportazione del pezzo anatomico però qui ne facciamo un altro utilizzo, qui andiamo ad utilizzarlo su un'anastomosi colorettale come sigillante.
L'abbiamo messo in un sacchetto per un endobag per l'estazione del pezzo anatomico, la parte gialla è la parte attiva e poi andiamo a sigillare l'anastomosi, anche qui picchiettaggio, fissarla bene, inumidirla ogni tanto per farla fissare bene al sito chirurgico
e anche qui dopo averla bagnata, dopo averla posizionata bene sull'anastomosi colorettale
andremo a posizionare una garzina e staremo lì anche qui dai 3 ai 5 minuti
fino a che la falda di collagene come vedete non ha aderito bene al sito chirurgico.
Queste sono tre metodiche che noi prima sinceramente non utilizzavamo
Non lo utilizzavamo mai perché quando utilizzavamo il talcosil si sfaldava, era troppo lungo, pensavamo che la polverina gialla non facesse attivare il prodotto.
Invece dopo un approfondimento e dopo questo studio che abbiamo fatto abbiamo notato che lo possiamo utilizzare tranquillamente in laparoscopia.
Grazie.
Grazie a te per i dettagli di questa relazione e di come è importante prevenire e quindi attuare un'emostasi di tipo preventivo.
A questo punto passiamo alla seconda relazione, la seconda relazione è l'assistenza infermieristica e la standardizzazione delle procedure laparoscopia.
Verrà presentato da tre colleghi, dal coordinatore Nadia Gallo, dall'infermieri di sala operatoria Paola Furlanetto e Renato Bruno Mondovì.
Buongiorno a tutti, sono Gallo Nadia, la coordinatrice del blocco operatorio di Mondovì.
Desidero ringraziare il professor Palazzini e la dottoressa Caputo per l'opportunità che è stata concessa a me e al personale infermieristico del mio blocco operatorio.
Siamo qui oggi per presentare questa istruzione operativa dal titolo assistenza infermieristica e standardizzazione delle procedure in laparoscopia.
La nostra ASL, l'ASL Cuneo 1, è formata da quattro prestiti ospedalieri e relativi quattro blocchi operatori.
Da tempo lavoriamo in sinergia con l'ufficio qualità e rismenagement al fine di elaborare procedure che ci permettano di standardizzare l'assistenza infermieristica.
Questa istruzione operativa nasce invece proprio da una necessità interna del nostro blocco operatorio in seguito ad un'attenta analisi organizzativa che ci ha permesso di mettere in risalto alcune cose.
Da un lato si stava verificando un aumento della complessità degli interventi chirurgici e il relativo aumento della complessità assistenziale. Parallelamente erano in previsione degli inserimenti di infermieri neassunti e anche la mia necessità proprio di procedere all'intrascambio di ruoli infermieristici e la relativa formazione del mio personale.
una definizione di istruzione operativa che ci ha dato appunto a cui fare riferimento il nostro ufficio qualità
l'istruzione operativa sono documenti che illustrano cosa esattamente deve fare l'operatore
per svolgere il suo ruolo professionale in una determinata situazione
possono essere parti di una procedura e generalmente riguardano una sola figura professionale
e una sequenza di azioni semplici e brevi
Questa nostra istruzione operativa a breve verrà messa a regime dall'ufficio qualità e sarà quindi disponibile sul sito intranet aziendale. Questo ci permetterà il doppio formato, quindi cartaceo e informatizzato al fine di facilitare la consultazione.
Lascio la parola a Paola Furlanetto che vi illustrerà l'istruzione operativa nelle sue fasi procedurali e successivamente a Renato Bruno. Grazie.
Buongiorno a tutti, vi parlerò di questa istruzione operativa, ringrazio innanzitutto la coordinatrice Nadia Gallo e i colleghi che mi hanno permesso di essere qui a presentare questo progetto nel quale personalmente ho creduto molto.
Purtroppo, questo progetto nasce anche dall'esigenza di revisionare quello che era un documento precedente, oramai obsoleto, in quanto sono variate anche le condizioni strutturali e logistiche del nostro presidio ospedaliero e, come diceva giustamente la coordinatrice, la complessità degli interventi.
Questa istruzione operativa è strutturata su colonne, meglio su tabelle, suddivise per specialità chirurgica, tipologia di intervento, approccio chirurgico e fasi procedurali.
fasi procedurali che sono suddivise in sottocategorie che sono praticamente, seguono il percorso
del paziente dall'ingresso al blocco operatorio fino alla sua dimissione, seguendo tutte quelle
che sono le fasi tecnico e specifiche tecniche richieste dalla tipologia dell'intervento
chirurgico e come una sorta, se vogliamo definirlo semplicemente, di promemoria per il professionista
al fine di comunque poter standardizzare quello che è il processo assistenziale favorendo
la collaborazione tra gli operatori e il lavoro d'equipe all'interscando dei ruoli del personale
infermieristico. Le fasi procedurali sono individuate in quattro punti, quella dell'accettazione,
in due sottocategorie, in fase nella quale al paziente viene individuato quello che è in base all'approccio chirurgico deciso dal dirigente medico,
viene comunque allestito il piano operatorio con i presidi necessari del letto e gli accessori
quali che possono essere richiesti tipo reggibraccio, fermagambe, cosciali piuttosto che comunque
i gel antidecubito o quant'altro. Nella seconda fase che è quella della pre-anestesia
Verrà definito quella che è la sede del catetere venoso periferico, possibilmente il lato e il sito richiesto dalle specifiche dell'intervento.
Viene comunque in questa fase anche provata la posizione definitiva che il paziente manterrà durante l'intervento
nel rispetto delle raccomandazioni ministeriali del 2009, in modo da comunque assicurarsi il comfort del paziente.
sicuramente che non vi siano distretti sensibili sottoposti a stress che possono comunque causare dei danni permanenti o transitori al paziente, ai vari apparati tra cui quello tegumentale e quello cardiocircolatorio.
Avremo poi la fase successiva che è quella della predisposizione della sala operatoria dove c'è già una fase un pochino più complessa in quanto comunque vengono evidenziate quelle che sono le apparecchiature elettromedicali che saranno necessarie per l'intervento,
la loro posizione all'interno della sala operatoria, tra cui anche i monitor e gli ausili che verranno utilizzati durante questo intervento chirurgico.
Lì si vede quella che è per noi la nostra checklist per il controllo quotidiano delle apparecchiature elettromedicali
che compiliamo tutti i giorni in quanto ci dà l'opportunità di prevenire quelli che possono essere malfunzionamenti
e segnalare ove è presente alla sostituzione dell'apparecchio.
L'intervento chirurgico è l'ultima fase procedurale che andremo a vedere
e comprende le indicazioni anestesiologiche e il posizionamento intraoperatorio.
Le indicazioni anestesiologiche hanno un aspetto legato sia al paziente che alle parecchiature
In quanto quelle del paziente vengono comunque evidenziate da una prevenzione dell'ipotermia, la termoregolazione del paziente dove c'è l'opportunità a volte di vedere scritte indicazioni di posizionamento di traversine,
quelle riscaldate, l'infusione di liquidi riscaldati piuttosto che l'utilizzo degli hotline e il posizionamento dei presidi antidecubito quali i gel, i nucali, gli occhialini e quant'altro.
Lì vediamo il foglio del nostro registro dove vengono annotati i controlli quotidiani dell'apparecchio di anestesia, dove vengono controfirmati dal personale medico, gli autotest che eseguiamo tutti i giorni e il controllo del broncospiratore.
Il posizionamento, dopo di che abbiamo anche nelle prescrizioni anestesiologiche anche l'opportunità di trovare quelle che sono le prescrizioni rispetto alla protezione dei raggi se vengono effettuati comunque intraoperatoriamente.
e per quanto riguarda invece gli aspetti legati alle parecchiature vi è appunto questo registro che va a testare il controllo oppure anche l'opportunità di trovare l'indicazione di utilizzare l'emo recupero per gli interventi più complessi
e il controllo dell'aspirazione dei gardiani estetici.
Io ora lascerei la parola al mio collega Renato Bruno che declinerà questa istruzione operativa nei dettagli rispetto agli interventi che sono stati eseguiti ieri. Ringrazio.
Buongiorno a tutti, sono Bruno Renato, infermiere del blocco operatorio di Mondovì, ricopro il ruolo principalmente di strumentista e infermiere di sala.
Adesso vi andrò a illustrare un pochettino quella che è l'istruzione operativa applicata agli interventi che ha eseguito il nostro direttore di chirurgia generale,
il dottor Andrea Gattolin nella giornata di ieri qui al Palazzini, quindi l'emicolectomia
destra videolaparoscopica e la funduplicazio secondo Nisse Rossetti. Partiamo dalla prima,
come detto l'approccio chirurgico è stato laparoscopico e a noi infermieri quando arriva
il paziente in sala operatoria è nostra competenza a preparare il tavolo operatorio, quindi fornendolo
di tutti quei presidi necessari allo svolgimento dell'intervento. Come vediamo lo doteremo di un
reggibraccio posto sulla destra, un fermapolso sulla sinistra per fermare appunto il braccio
controlaterale, l'archetto a protezione del tubo endotracheale, la fascia fermagambe utilizzata
durante tutto l'arco dell'intervento e soprattutto i reggispalle utilizzati poi per la posizione di
Trendelenburg che andremo a dare durante l'intervento. Procedendo nella fase di
pre-anestesia, l'infermiere appunto di pre-anestesia prepara il paziente
con un'agocanula che deve essere almeno di 16-18 goge per un'infusione sicura
dei liquidi e dotato di doppio rubinetto per eventuali boli di farmaci
durante l'intervento necessari al mantenimento dell'anestesia.
Ovviamente secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute e delle Politiche Sociali del 2009
la posizione del paziente deve essere provata da sveglio
appunto per avere un ritorno su eventuali posture scomode al paziente
che possono creare danni anche permanenti oltre che transitori. Quindi attenzione particolare in questo caso alla posizione del reggibraccio di destra poiché una abduzione superiore ai 90 gradi del braccio di destra crea una compressione nel nervo brachiale da parte del capo osseomerale tale da crearne un danno anche permanente.
Attenzione per il braccio controlaterale a non incarcerare il polso, quindi a creare ad esempio danni a livello radiale o ulnare.
Proseguiamo con l'allestimento della sala, importantissima è la posizione dell'elettrobisturi, posizionato a destra ai piedi del paziente, con di fianco il generatore a radiofrequenza.
Nella giornata di ieri è stato utilizzato ad esempio il Kaiman, ma soprattutto la posizione dei monitor. La posizione dei monitor è il primo step per facilitare quello che è l'intervento chirurgico per gli operatori, poiché essi posti, come possiamo vedere, alla destra del paziente favoriscono la visione dei chirurghi che sono posti in posizione controlaterale.
Il primo monitor che sarà montato su colonna laparoscopica dotata poi di insufflatore della CO2, riscaldatore della CO2, telecamera, generatore di luce, pompa di lavaggio pulsato verrà posto alla destra del paziente a livello addominale.
Il secondo monitor, nel nostro caso particolare, è montato su un braccio meccanico posto alla destra del paziente ma un pochettino verso i piedi.
Questo permette la visione non solo del primo chirurgo ma di tutta l'equip, compresa ovviamente la strumentista che ricopre un ruolo fondamentale nell'intervento.
Andiamo ora a vedere quelle che sono le indicazioni anestesiologiche per questo tipo di intervento.
ovviamente è un intervento che sorpassa un minutaggio di 90 minuti
questo è lo step deciso dai nostri anestesisti per l'applicazione di presidi per il controllo della termoregolazione
partendo appunto dal tappeto riscaldante, arrivando alle metalline e all'infusione di liquidi riscaldati mediante l'hotline
Ovviamente protezione necessaria sarà dei decubiti, decubiti ovviamente sulle provenienze osse maggiori che possono essere i talloni, sacro, scapole, gomiti e occipite.
Come ho già detto attenzione particolare ai plessi nervosi che possono essere influenzati dal posizionamento, attenzione qua perché è competenza infermieristica posizionare il paziente ma è soprattutto anche responsabilità infermieristica, non solo medica anestesiologica, siamo i primi responsabili per questo.
Quindi attenzione al plesso cervico-brachiale, ai nervi cervicali, come ho detto i nervi radiale e ulnare e anche allo spe, sciatico-popliteo esterno o peroneo comune, che potrebbe essere incarcerato alcune volte dalla ferma gambe.
Andremo a vedere poi la posizione del paziente che semplicemente supina con il braccio destro abdotto a destra in cui viene intubato il paziente, successivamente manterrà una posizione lateralizzata a destra per l'ingresso dei trocar.
Il nostro direttore utilizza l'ago di Verres, poi fa entrare il trocaro ottico, poi gli operativi e poi sul lato destro nell'ipocontrio posizionerà poi il terzo trocaro ancellare.
Successivamente la vera e propria posizione durante l'emicolettomia destra videolaparoscopica sarà di trendelenburg e lateralità a sinistra,
Così da esporre tutta la zona di interesse, quindi il colon destro e l'ultima ansia ileale, così da favorire la legatura dei vasi, poi la resezione, l'estrazione e la chiusura, ovviamente l'anostomosi e la chiusura.
Trattiamo la funduplicazione secondo Nissen Rossetti, l'approccio anche in questo caso laparoscopico, anche in questo caso verrà dotato di reggi braccia destra, ferma polso a sinistra, archetto a protezione del tubo endotracheale,
fascia fermagambe utilizzata solo nelle fasi di intubazione e di risveglio
poiché verranno dotato il letto di reggi caviglie e fermacaviglie
come possiamo vedere non c'è la dotazione delle reggi spalle
anche in questo caso la gocanula dovrà avere una grandezza di almeno 18 goja
e il paziente verrà posizionato con le gambe divaricate, interiormente fissate
e provata la posizione dell'intervento di antitrendelenburg.
La disposizione della sala è similare a quella dell'emicolectomia
con un forte cambiamento ovviamente della posizione dei monitor.
Come possiamo vedere dall'immagine l'elettrobisturi viene posizionato sempre ai piedi del paziente a destra
con di fianco il generatore a radiofrequenza
ma soprattutto il ruolo fondamentale lo ricoprono poi i monitor, quindi troveremo il primo montato su colonna laparoscopica con gli insuffliatori e gli altri apparecchi elettromedicali, sulla destra del paziente alla testa, il secondo monitor su braccio meccanico alla sinistra del paziente sempre alla testa,
Poiché questa è poi la posizione mantenuta dagli operatori in cui il primo chirurgo sarà al centro delle gambe del paziente e il secondo e terzo operatore ovviamente rispettivamente sulla destra e sulla sinistra.
La posizione della strumentista sarà almeno nel nostro caso sulla destra del primo operatore, questa posizione dei monitor favorisce la visione ergonomica da parte del chirurgo, quindi una comodità che abbasserà anche i tempi e i rischi dell'intervento.
Anche in questo caso le indicazioni anestesiologiche sono per un intervento che supera il minutaggio di 90 minuti quindi tutti quelli che sono le predisposizioni per il controllo della termoregolazione già dette in precedenza, ovviamente un controllo mediante presidi antidecubito delle prominenze osse maggiori e un controllo sempre dei nervi sottoposti a eventuale stress.
Soprattutto in questo caso della fonduplicazio, siccome daremo poi una posizione di antitrendello in burga molto spinta, c'è il rischio che il paziente scivoli verso i piedi.
Noi adottiamo una tecnica che è quella di fissare un pochettino le cosce con dell'autofix, ovviamente con blando, non lo stringiamo troppo per non creare lesioni ma proprio per evitare quello che è un eventuale scivolamento del paziente che porterebbe poi ad un'abduzione del braccio di destra superiore ai 90 gradi, uno stiramento e una compressione del nervo brachiale.
Lesione molto molto grave. Quindi troveremo il paziente in questa posizione con gambe divaricate, ovviamente la intubazione da supino, poi manterrà la posizione di antitrendella in burro spinta, 40 gradi, per tutto l'arco dell'intervento, così da esporre la zona di interessa diaframmatica, esofagea, gastrica per il primo operatore che sarà posto in mezzo alle gambe.
Riteniamo che questa istruzione operativa scritta così, visualizzabile in formato cartaceo ed informatizzato aiuta l'infermiere a assistere il paziente dal suo ingresso alla sua uscita dalla sala operatoria in modo sicuro e agevole.
E' sì una procedura, un'istruzione operativa infermieristica ma non solo perché necessita della stretta collaborazione di quelli che sono il chirurgo, l'anestesista e anche l'OS nel caso ricopra ad esempio quello che è il ruolo di infermiere di sala, assistente di sala.
Quindi il lavoro d'equipe è condizione irrinunciabile per portare ad una laparoscopia ottimale ed efficace. Solo con questo metodo si riesce ad ottenere dei risultati che possono abbassare i tempi dell'intervento e quindi i costi, il grande problema di oggi.
Vi lascio con una frase definita da Henry Ford, grande industriale, mettersi insieme è un inizio, stare insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo. Grazie mille per l'attenzione.
Grazie mille a voi colleghi perché avete fatto proprio un percorso completo e comunque le domande poi le facciamo alla fine.
Quindi a questo punto la terza e ultima relazione è della collega dottoressa De Francesco e entriamo più nei meriti appunto della gestione del rischio nell'inserimento delle nuove tecnologie.
Buongiorno a tutti, a parte reiterare i ringraziamenti che ha parlato prima, io vorrei ringraziare soprattutto voi che comunque non perdete nella speranza e nella voglia di aggiornarvi e quindi di migliorare e comunque incrementare le vostre conoscenze.
Vorrei ringraziare Alberti, i relatori che mi hanno preceduta perché mi agevolano notevolmente il lavoro in questo caso.
Allora intanto dobbiamo trattare, dico dobbiamo perché hanno già fatto i relatori ma anche voi con le vostre domande nel dibattito della prima sessione, la gestione del rischio nell'inserimento delle nuove tecnologie.
Io ho sentito le varie domande, perché noi, perché si richiede a noi e perché non a loro, dovremmo veramente avere una giornata intera per parlare di gestione del rischio, soprattutto adesso in questi ultimi due anni si punta molto il dito sulla sicurezza,
sull'evitare o ridurre i rischi in sala operatoria, non per niente sono sorte una marea di associazioni che gratuitamente tutelano chi fa una denuncia, quindi vado veramente molto veloce visto anche l'ora, ma vado veloce perché ho visto che siete ferratissimi per questo argomento,
Non va, evidentemente sono molto frettolosa io. Quindi qual è l'obiettivo generale che intendo con questa breve relazione?
Intanto come vedete è quello di rendervi consapevoli su quelle che sono le responsabilità e quindi anche le competenze per quanto riguarda il ridurre, se non vogliamo parlare proprio di evitare i rischi in una sala operatoria.
A prescindere quale sala operatoria, va da sé che noi parliamo dei rischi che adesso si corrono anche in una sala operatoria ad alta tecnologia.
Se quello è l'obiettivo generale, naturalmente possono scaturire una serie di obiettivi specifici.
Io ho scelto questo perché richiede e richiama quello che un po' avete detto voi prima, avete richiesto, definire percorsi e modalità al fine di garantire una formazione specialistica, non confondete la laurea specialistica, in sala operatoria quando si decide di implementare nuove tecnologie.
Naturalmente non decidiamo noi quando o quali tecnologie andiamo ad implementare, c'è l'alta direzione che adotta delle strategie al fine di, quindi è inutile dire perché hanno introdotto il robot ma gli infermieri non erano preparati, strategie aziendali.
Non voglio fare polemica. Quindi se questo è l'obiettivo specifico, e io sono frettolosa, le parole chiave sono quelle che avete detto voi prima anche durante il dibattito.
Le parole che io sottolineavo erano rischio, cambiamento organizzativo, competenze, ne ha parlato Calvarese, ne avete parlato voi che lavorate in Camera Operatoria.
E per ultimo le parole importanti e ridondanti in questa relazione sono l'informazione, la formazione e l'addestramento e l'ha dimostrato anche con i video il coordinatore di Foggia, già il video è un meccanismo per addestrare.
Quindi vedete che mi avete agevolato tutto. Pensate ad esempio a questa strumentista che deve gestire un intervento quindi con il robot.
Ma ritornando al rischio, quale rischio ragazzi? Pensate a questa sala operatoria di tantissimi anni fa, sicuramente anche allora c'erano dei rischi.
Non vuol dire che la nuova tecnologia non ha i rischi, cambiano perché l'innovazione del progresso tecnologico sicuramente porta a nuove competenze, anche a nuove strutture, quindi nuove camere operatorie.
Adesso la camera operatoria è un luogo ad alta complessità, fate il paragone con quella di prima o con quella degli anni 70, anche i primi 80, non è che c'erano tanti elettrobistori, non è che c'erano tanti cavi che provenivano dal soffitto o per terra.
Quindi in questo voi vedete come questa sala operatoria è molto ma molto complessa e quindi l'infermiere ahimè ma proprio perché è più che competente, ha più che coraggio sicuramente migliora le competenze e le conoscenze.
Se vogliamo parlare, ricordatevi le parole chiave iniziali, abbiamo detto rischio, il rischio è una componente ineliminabile nella nostra vita, sia a casa, possiamo cascare dalla scala, scivolare in bagno, anche quando andiamo a divertirci, non solo in discoteca per i giovani ma anche andando per una normale sciata, quindi possiamo avere dei rischi.
Quindi mai dire eliminiamo il rischio e lo vedete anche con le successive slide. Il rischio in sala operatoria che cosa è se lo vorremmo definire? Io dico che il rischio è la probabilità che si verifichi un evento potenzialmente pericoloso.
Pensate a questa foto che vedete nella slide, un infermiere di sala operatoria che cerca di spostare il robot. Anche questa normale attività può prevedere un rischio, può prevedere delle criticità, un rischio sia al soggetto ma sia all'apparecchiatura e di conseguenza anche al paziente.
Ma quali rischi ci sono in sala operatoria? Qui dovremmo veramente stare mezza giornata e parlare proprio come con le checklist di chi mi ha preceduta, scrivere tutti i tipi di rischi che ci sono in una sala operatoria di alta definizione.
Intanto dobbiamo dire che ci sono rischi reversibili e rischi irreversibili e quindi già sapere questo. Perché questo? Perché sono cambiate tante cose in sala operatoria, cioè il sistema di visione, il sistema di audio, il sistema di registrazione, i segnali d'allarme che anche in questo se l'infermiere non è adeguatamente preparato, informato ed addestrato può commettere un errore.
e quindi non riconoscere il segnale d'allarme.
Voi vedete ad esempio qui ho messo una foto che risale a 12 anni fa, il primo robot che
noi abbiamo adottato al San Giovanni, si chiamava Zeus, da lì ad oggi gli infermieri che poi
grossomodo sono gli stessi hanno dovuto sottoporsi ad aggiornamenti e addestramenti perché hanno
hanno cambiato tre tipi di robot, però ci sono sempre, cioè non si sono annoiati, anzi è stato valorizzato il loro sviluppo professionale.
Proprio per dirvi, molte volte ci facciamo cogliere dall'innovazione, oddio che cosa sarà.
Ritornando sempre al termine rischio, i rischi in sala operatoria sono quelli che ci sono in altre strutture, ad esempio l'esposizione ai video terminali che sono aumentati in sala operatoria, i rischi fisici, i rischi perché si espone a liquidi biologici, i rischi chimici, i rischi ergonomici.
Pensate a come è posizionata la strumentista con il robot con tutti i quattro bracci connessi, pensate ai rischi emergenti, il sistema di audio, il sistema di ripresa oppure rischi meno noti,
ad esempio i cavi che passano per terra e quindi non solo inciampare ma un problema di rete o la errata manutenzione di un determinato cavo che magari prima non c'erano, ecco perché li ho denominati meno noti.
Perché ce li scordiamo? Perché tanto a voi a quante volte abbiamo inciampato, non è vero? Quali sono quindi, se parliamo di rischi sicuramente ci sono delle criticità che sono ad esempio le posizioni estreme della strumentista abbiamo detto, difficoltà di accesso diretto al campo operatorio, avete visto la strumentista come era posizionata,
Lavorare in spazi molto limitati, so che c'è in arrivo un robot nuovo che riduce gli spazi, se non sbaglio è il DaVinci XE, lavorare ad esempio in un ambiente con luci basse, quasi al buio molte volte,
O la presenza, ripeto, di cavi a terra. Questo si può evitare, noi abbiamo visto, abbiamo elaborato come echipa infermieristica una scheda per rilevare tutte le criticità e dopo un tot interventi veramente gli errori si sono ridotti e le criticità si sono ridotte.
proprio perché si è segnalato continuamente ogni tipo di criticità che c'era dal momento dell'inizio dell'intervento, della preparazione della sala fino all'ultimo.
Quindi fino adesso abbiamo detto rischio qui, criticità lì eccetera, ma per ridurre il rischio è necessario un professionista competente e voi l'avete detto che l'infermiere che si aggiorna anche con l'implementazione delle nuove tecnologie è veramente un professionista competente.
Ma spesso non basta, spesso ad esempio non sono adeguate le infrastrutture, spesso c'è un problema di dispositivi, spesso c'è una mancanza o riduzione di procedure, cosa che hanno esposto benissimo i piemontesi.
Quindi il rischio lo possiamo ridurre perché abbiamo la nuova tecnologia, il professionista competente ma poi ci occorre altro intorno.
L'altra parola chiave era se vi ricordate competenza, se vogliamo dare una definizione a competenza possiamo leggere questo, è una caratteristica intrinseca di un individuo collegata ad una performance eccellente di un'azione.
Quando diciamo che uno è competente? Quando sa effettuare quella prestazione in una maniera eccellente, si compone d'immagine di sé perché vale anche come io mi presento o come io mi approccio con l'altro, è composta anche dal ruolo sociale, dalle conoscenze, dalle abilità, quindi le mani e le capacità relazionali.
Vedete come si collega questa definizione a quello che ha detto lo strumentista Bruno, è un lavoro di squadra quindi se noi non parliamo o come diceva la moderatrice Cicala molte volte proprio per il numero di sale operatorie non abbiamo quel rapporto con l'equipe proprio perché si gira spesso nelle varie specialità.
Quindi che tipo di competenza? La competenza se vogliamo possiamo dire che è una composizione di conoscenze, quindi conoscenze richieste dalla nostra professione che non è solo un insieme di conoscenze che abbiamo avuto col master o con no, è un continuo aggiornarci.
Capacità e qui sono le abilità professionali, l'abilità non c'è solo con la conoscenza, la può migliorare e poi la qualità dove la qualità è proprio la fotografia di ognuno di noi, la dote personale, il modo di porsi nei confronti del lavoro o anche della prestazione.
Voi pensate alla dote che può avere uno che già lo si vede anche con il fisico, c'è una persona che si porta e io di quel portamento già pensi che il robot lo tratta quando lo deve vestire sterilmente in una maniera più delicata e quindi con meno errori e con meno possibilità di inquinare.
Magari vediamo qualcuno che già dall'atteggiamento è un po' starebbe bene in ortopedia perché no, magari bravissimo e non dove ci sono queste tecnologie altamente definite.
Con questo non voglio essere classista per i magri e gli eleganti però io ho notato e credetemi ne ho di esperienza di sale operatorie e vedo che comunque chi già come portamento è adatto ad una sala operatoria piuttosto che un'altra.
Travero, Fortini, vedo degli infermieri del San Giovanni, quindi abbiamo già trattato le parole chiave che sono venute fuori da voi, dalle vostre domande.
Un altro importante argomento sarebbe quello del cambiamento e non basta ma anche sviluppo organizzativo. Perché no specializzare l'infermiera? Noi valorizziamo quel tipo di competenze, quel tipo di doti per uno sviluppo che non necessariamente deve essere verticale, può essere anche orizzontale, lo sviluppo di carriera e quindi professionale.
Va da sé che il cambiamento sia solo se c'è informazione, non solo i medici devono essere informati di una nuova tecnologia che si implementerà fra un mese.
Va naturalmente motivato il personale perché adesso negli Stati Uniti soprattutto nell'Illinois stanno facendo proprio una ricerca su quanti accettano o meno la chirurgia robotica proprio come professionisti non solo come utenti perché da parte di alcuni chirurghi e anche di infermieri ci può essere un rifiuto.
Io credetemi la prima volta che dovevo reclutare infermieri per la chirurgia robotica ho avuto difficoltà, ho fatto prima regolarmente un avviso interno a tutto il personale delle camere operatorie, non c'era nessuno, solo uno, ma sapete perché? Perché era nuovo assunto e non si poteva rifiutare.
e quindi diceva va bene, poi ho messo un altro sempre nuovo assunto preparato già come sala operatoria
ma voi siete bravi, è normale la motivazione va anche, è un po' la caramellina
prospettare quelli che sono i vantaggi a lavorare in una sala operatoria del genere
Tutt'ora non ci sono infermieri da altre sale che vogliono venire nella sala operatoria robotica, vero Carbet? Lui può testimoniare, va sempre nullo l'avviso formale, poi magari si cercano un compromesso così.
Motivare che non è semplice, ci si perde un sacco di tempo ma il coordinatore o il responsabile di posizione organizzativa deve, non è una perdita di tempo, è una conquista perché hai dato tanto al professionista.
Voi pensate che qui c'è un'immagine dell'ultracision che 12 anni fa, 13 anni fa quando c'è stato l'avvento anche lì addestramento eccetera ci sembrava, diceva beh abbiamo imparato questo, no ormai è obsoleto, quindi vedete come continuamente ci si deve formare ed ecco il terzo pilastro del cambiamento.
L'integrazione, non mi dilungo perché intendo integrarsi con tutte le varie professioni, chirurgo, anestesista, personale esterno, coordinatori, infermieri eccetera.
E poi negoziazione. Noi siamo abituati a sentire questo termine quando si parla a livello sindacale, a livello no, il negoziato tra stati membri o tra stati no. Anche in questo si può parlare di negoziazione perché la negoziazione non è altro che cercare l'accordo.
Quindi noi nell'equip vuoi quelli sfavorevoli, vuoi favorevoli all'implementazione di una nuova tecnologia noi dobbiamo negoziare che naturalmente si compone di una preparazione, quindi la riunione, vedere quali sono i vantaggi per poi arrivare a un accordo.
Quindi non dovete vedere la negoziazione come una cosa a sé stante. Prima ho detto che le parole chiavi sono informazione, formazione e addestramento. Se avete la pazienza di leggervi queste definizioni che sono appropriate all'evitare il rischio, cioè voi queste definizioni le potete trovare anche nel decreto legislativo 81 del 2008.
Infatti dice che l'informazione non è altro che l'insieme di attività che sono utili a fornire conoscenze per identificare, ridurre e gestire i rischi.
Però abbiamo detto i rischi li conosciamo, noi li abbiamo identificati quali possono essere in camera operatoria. Che cos'è invece la formazione? È un processo educativo di trasferimento delle conoscenze e procedure utili all'acquisizione di competenze che servono per svolgere in maniera sicura le azioni e l'identificazione sempre per gestire i rischi.
Che cos'è l'addestramento? Per queste nuove tecnologie è molto importante l'addestramento, ci può essere la migliore formazione che voi avete sul campo ma se non c'è l'addestramento è nulla.
L'addestramento non è altro che un insieme di attività che fanno apprendere l'uso corretto di attrezzature, apparecchiature, sostanze, dispositivi e anche dispositivi individuali di protezione e procedure di lavoro.
Ne convenite su questo? Vi vedo immobili, se c'è qualcosa bloccatemi tranquillamente.
Quindi la formazione però attenzione, in questo caso perché l'argomento è l'implementazione di nuove tecnologie, la formazione ha tutto un altro stile perché comprende attività finalizzate a migliorare le competenze.
Perché io do per scontato che mi trovo di fronte a professionisti competenti, devo solo aumentare le conoscenze riferite alla nuova tecnologia. Naturalmente qui si deve anche aggiornare e quindi formare il coordinatore, quindi tecniche manageriali, tecniche organizzative, adeguandoli al progresso scientifico e tecnologico.
Quale migliore foto potevo mettere in questa slide? Il da Vinci che noi abbiamo e si effettuano interventi di vario genere.
Quindi dicevo la formazione ha tutto un altro canale che in quel momento quando si decide di implementare un robot ha un canale preferenziale, quindi si deve dedicare tempo e risorse al personale che lavora in quella determinata sala operatoria.
Quindi non deve avere un carattere individuale, non può il soggetto da solo e aggiornarsi magari andando a Conegliano Veneto piuttosto che a Lecce ma la formazione deve essere veramente sul campo, quindi deve avere una sperimentazione sul campo con relativo addestramento oppure può essere realizzata attraverso il benchmarking.
Il benchmarking che non lo dovete vedere come, ah ma che vado a vedere un altro ospedale. Io mi ricordo quando si dovevano organizzare le nuove sale operatorie sono andata a Merano, l'INA che mi ha conosciuta tanti anni fa e quindi ho capito subito che quella realtà non la potevo collocare nella nostra perché io dicevo non solo siamo a Roma
ma siamo al St. John's Hospital, proprio per dire è un'altra realtà, quindi poi dopo sono andata al Gemelli che avevano da poco implementato il lavoro a livello di piastre, a livello di tante sale operatorie, quindi l'organizzazione, come girare nelle sale eccetera.
Quindi come diceva il Troisi, quello ha fatto il film ricominciamo da tre, aveva ragione, perché dobbiamo cominciare da zero se sappiamo che in un'altra azienda che riconosciamo competitiva, che riconosciamo eccellente non andiamo lì e vediamo come hanno risolto determinate problematiche, perché dobbiamo sbagliare?
Partiamo da quello che ci insegnano gli altri, cerchiamo di essere anche integrati alle altre strutture e in questo credetemi si risparmia tanto tempo e c'è veramente integrazione.
Però ritornando alla formazione, chi dice che dobbiamo formarci? Eh no, caspita, non è un'esigenza personale, ci sono dei decreti che ce lo dicono, intanto il nostro profilo ci dice che ci dobbiamo formare, ce lo dice anche il nostro codice deontologico, ce lo dice il decreto legislativo 81 del 2008, signori.
E adesso in questi ultimi tempi ci sono il legislatore che ha previsto delle sanzioni, in molti ospedali stanno arrivando le sanzioni.
Ad esempio questo è riferito all'articolo 19 del decreto legislativo 81 e riguarda gli obblighi del coordinatore, del preposto che, ho scritto proprio questa frase non finita, deve frequentare appositi corsi di formazione.
proprio al fine di ridurre i rischi. Poi c'è l'altro articolo che è l'articolo 20 che riguarda l'infermiere, guardate che dice, l'infermiere è all'obbligo di partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro.
Signori se non siete addestrati, mi riferisco soprattutto ai più giovani che hanno tanti anni grazie alla Fornero per lavorare, se non siete sicuri del vostro addestramento bloccatevi, chiedete di essere formati e addestrati perché se c'è un problema ha voglia di dire ma io non lo sapevo usare bene, richiedetelo prima.
Prima, che cosa dice l'articolo 11 del codice deontologico? Nostro, l'infermiere fonda il proprio operato, progetta, svolge e partecipa ad attività di formazione, perché potete voi stessi una volta formati, una volta esperti, specialist della robotica andare a formare altre persone.
Cioè al San Giovanni sono venuti quelli dell'IFO, che ne so, il San Giovanni è andato a Treviso, Treviso è venuto da noi e così via. L'infermiere assume responsabilità in base al proprio livello di competenza e ricorre se necessario all'intervento o alla consulenza di infermieri esperti o specialisti.
Ecco perché poi le altre categorie lo fanno, i chirurghi prima di implementare una tecnica vanno ad aggiornarsi, perché non l'infermiere? Vedete quanti articoli parlano di formazione e quindi come ci tutelano?
L'infermiere chiede formazione e o supervisione per pratiche nuove o sulle quali non ha esperienza. Quindi se uno non sa, non ha mai visto il robot, non ha mai visto come si veste sterilmente, perché no? Si chiede formazione.
Io prima devo essere formato, addestrato e poi utilizzerò quell'apparecchio. L'infermiere partecipa alle iniziative per la gestione del rischio clinico, quindi vedete come nel rischio ci siamo sempre, che non basta solo riconoscere le criticità,
saper identificarle ma occorre saper ridurre il rischio? Quindi quali possono essere gli
obiettivi di questo tipo di formazione molto specialistica solo per l'implementazione
di questa nuova tecnologia che è il robot? Intanto l'obiettivo sicuramente deve essere
quello di migliorare la qualità delle prestazioni, promuovere e facilitare il cambiamento organizzativo
ricordatevi è già un cambiamento l'avvento di un robot, di una nuova apparecchiatura, garantire le competenze su nuove tecnologie e agire sulla motivazione del personale, quindi in soldoni lo sviluppo tecnologico richiede nuove competenze, quindi sono diverse le esigenze formative e noi ci dobbiamo attrezzare per questo.
Quindi deve questo tipo di formazione specialistica sempre tra virgolette richiedere il coinvolgimento di personale esterno perché se un nuovo avvento di apparecchio in quel determinato complesso gruppo operatorio va da sé che noi dobbiamo chiamare chi l'ha usato per prima,
ma non solo, chiameremo gli ingegneri biomedici eccetera. Che cosa invece, ricordatevi l'altra parola chiave, l'addestramento non è altro che l'apprendimento e lo sviluppo di particolari abilità tecnico manuali che vengono svolte in ambiente reale con la supervisione di personale esperto ed esterno.
E' normale che l'addestramento non è solo vedere il video, l'addestramento si fa sul campo, quando ho detto sperimentazione sul campo, utilizzando quei determinati presidi, quelle determinate apparecchiature, solo così anche il tatto si addestra a sentire un determinato apparecchio, oggetto, pensate ad esempio all'assemblaggio.
Ecco per questa attività serve esclusivamente più di una volta l'addestramento, non possiamo solo far vedere il video, quello all'inizio, anche per questo la preparazione e il rivestimento sterile dei bracci robotici.
Anche in questo serve fare tante volte la stessa pratica non perché poi si fa con gli occhi chiusi ma perché si evita di inquinare il campo sterile in questo caso e si evitano anche gli errori.
Vedete perché un infermiere dell'ortopedia o della sala operatori a fianco di chirurgia anche mininvasiva non può andare il pomeriggio e continuare il lavoro che ha cominciato l'infermiere strumentista di robotica.
Infatti noi abbiamo una sa due sale operatorie dedicate a questo e c'è del personale dedicato che man mano proprio per evitare che le giovani donne rimangono incinte.
quindi quando sappiamo che una si sposa e allora c'è l'introduzione di uno nuovo per avere tutto il tempo di addestrarsi per essere poi competente e competitiva in quella sala operatoria, altrimenti mica si può chiudere la sala operatoria.
Allora facciamo, questo è proprio un esempio, ammettiamo che da voi si deve implementare la chirurgia robotica e dovete formare il personale, quindi la peculiarità è introduzione di nuove tecnologie.
La realizzazione prevede sempre, ricordatevi, un obiettivo. Qual è questo obiettivo per questa formazione? Far acquisire al personale infermieristico la competenza non solo teorica ma anche tecnica che è necessaria per svolgere attività relativa alla chirurgia robotica.
Vero che questo è l'obiettivo? Proprio liscio. In particolare però gli obiettivi specifici, saper gestire le apparecchiature, utilizzare i presidi e gli strumenti specialistici perché sono diversi e saper elaborare strumenti operativi specifici come diceva Bruno e le sue colleghe, quindi protocolli e procedura inerenti a quel tipo di chirurgia robotica.
E non copiate quelli di un'altra realtà perché comunque sono diversi, cioè li potete copiare ma tenerli come termine di paragone, dopo li dovete calare nella vostra realtà, è inutile dire che bella quella scheda che ha fatto il gruppo di Mondovì ma noi la dobbiamo calare nella nostra realtà.
Se non abbiamo l'anestesista che collabora, di quella scheda che facciamo? Lo teniamo nel cassetto. Invece impariamo ad usare pochi strumenti operativi ma utili e utilizzabili. Ci sono tanti protocolli e tante procedure nei cassetti o a livello di cartelle informatizzate, bellissime.
Però se chiedi avete il protocollo come lavorate? Solo quando c'è un problema che quindi subentra la magistratura eccetera che chiede qual è la procedura che ha adottato per fare questa determinata prestazione?
Allora questo tipo di formazione, questo tipo di evento formativo non può essere uguale a tutti gli altri perché si tratta di formazione attiva, parlano tutti ed è un continuo scambio di opinioni e di paure.
Applicazione sul lavoro, questo serve per elevare le capacità che ricordatevi la capacità è un pilastro della competenza. Siete d'accordo su questo che non può essere il classico corsetto così in aula?
Quindi facciamo proprio un esempio nella vostra sala riunioni, avete deciso che dovete fare formazione per questa nuova tecnologia, la metodologia didattica che userete saranno lezioni teoriche, simulazioni in aula con le apparecchiature ma anche con i video, addestramento sul campo.
Come si organizza? Io ho messo 12 ore ragazzi ma a volte servono anche 30, dipende la base da come parte l'infermiera, cioè a noi al gruppo di chirurgia robotica 12 ore sono pure troppe perché è da 12 anni che accrescono le loro conoscenze e quindi competenze.
Però visto ad esempio in Toscana il grosseto mettono sempre due giornate, 12 ore, quindi in due giornate, quando queste due giornate? Di sabato mattina che non c'è magari attività operatoria o di un venerdì pomeriggio che non si è di guardia.
Non andate a scombussolare il mercoledì che poi c'è il primario che telefona al direttore sanitario che ha dovuto rinviare due interventi per. Ecco la negoziazione. Chi sarebbero i docenti? Intanto il chirurgo che è sicuramente anche esterno che viene che è esperto e il chirurgo interno.
Io ho scritto Caposalam ma può essere l'infermiere più preparato che magari è andato e ha fatto benchmarking che ne so in Emilia Romagna piuttosto che a Houston, infermieri e poi gli elementi esterni che di solito sono i clinical specialist tipo a volte ingegneri e a volte di altre professioni.
Se noi dovessimo valutare, io lo posso fare, che tipo di apprendimento, se è stato efficace o meno, posso dire che sicuramente ha portato ad implementare, quindi non solo ad elaborare ma anche ad implementare strumenti operativi validi che seguono tutti, dal primario fino all'ultimo, fino all'OS o l'OTA.
adeguata collaborazione con l'equipe medica e uniformità di comportamenti perché tutti sanno fare non tutto ma tutti fanno per il profilo di appartenenza, per il ruolo che occupano le cose importanti.
Quindi come garantiamo le prestazioni tecnologicamente avanzate? Ripetiamo, l'ho detto prima, con l'informazione, con la formazione e con la verifica perché chi organizza non può stare tranquillo e dire io il mio dovere l'ho fatto, ho fatto il corso, l'ho mandato all'IFO e li ho addestrati, poi sono problemi loro.
No, il coordinatore è il collante dell'equipe infermieristica, non voglio dire che è la mamma di famiglia che non mi piace, ma deve essere quella che deve sentire il polso della situazione giornalmente, come la mamma che sente la fronte se il bambino ha la febbre o meno.
Io ci credo molto, se c'è il coordinatore che una volta stabilito quali sono le sue competenze, adesso andate avanti voi, non ci siamo perché si ha l'efficacia e quindi la riduzione dei rischi se utilizzate tutto questo che vi ho detto, naturalmente con l'implementazione di strumenti operativi perché è solo così che lo dimostriamo.
magistratura prima anche se voi dite ma
noi il robot lo facciamo lo vestiamo in
questo modo si dimostratelo dove sta
scritto che tu agisci con quei passi
cronologici e logici quindi ecco perché
serve noi lo dimostriamo il nostro
lavoro signori lo dimostriamo solo
adottando procedure e protocolli le
linee guida ce le dà molte volte il
Ministero, molte volte la Regione, pensate ad esempio per quanto riguarda questo argomento
gestione del rischio, noi non dobbiamo impazzire, prendiamo le linee guida che riguardano la
prevenzione dei rischi, però i protocolli e le procedure li costruiamo noi, pensate
ad esempio, io ho fatto proprio un esempio per ogni cosa, il protocollo se dobbiamo costruirlo
possiamo fare il protocollo per il setup della sala operatoria e si evitano una marea di
sempre e comunque con la presenza del chirurgo e l'anestesista. Le procedure, ad esempio una procedura banale ma non meno importante, può essere ad esempio legata alla connessione con il robot, a cominciare dallo spostamento e alla vestizione.
Quindi il personale, non dite il personale demotivato soprattutto in questo periodo di crisi, di mancanza di personale, il personale si attiva e collabora verso il cambiamento, verso lo sviluppo organizzativo anche di nuove tecnologie solo attraverso la formazione.
E la formazione con l'addestramento che permette di elevare e migliorare le capacità applicative, perché parliamo di addestramento, questo ci permette di rilevare se ci sono dei problemi e quindi a monte si risolvono, di rilevare quali possono essere i percorsi, il tutto al fine di prevenire i rischi.
e concludo
non vi annoiate, vi prego
quindi per concludere
ogni attività comunque
sempre
porta una, anche se piccola
una quota di rischio
quindi comunque non è mai
sicura al 100%
quindi non c'è la sicurezza
come valore
assoluto, ma se noi
conosciamo i rischi, se noi
conosciamo anche come si
si prevengono sicuramente possiamo ridurli al minimo e il numero dei rischi e anche quel
rischio che inizialmente magari è stato grosso e questo lo si può fare proprio perché voi
vi aggiornate sulle nuove conoscenze ma anche sul progresso tecnologico, come diceva io
un cognome che mi ricordo rispetto agli altri, scusi coordinatrice, lui infatti ha parlato
di lavoro di squadra e guarda un po' e mica ci conosciamo, stiamo a 700 km di distanza,
non ci siamo mai visti. Il lavoro di squadra e la comunicazione nell'equip comunque in
un ambiente tecnologicamente avanzato ci permette, credetemi perché ve lo posso garantire,
L'innalzamento dei livelli di sicurezza, le prestazioni tecnologicamente avanzate e degli standard eccellenti di assistenza. A me verrebbe da dire a Chiambretti, chi chiude o all'inizio quando deve pubblicizzare un programma dice comunque vada sarà un successo.
Io dico invece, a prescindere dal comunque vada, noi siamo e l'abbiamo sempre dimostrato come gruppo infermieristico e davvero non lo dico come un luogo comune per ringraziarmi la vostra simpatia, non mi interessa essere simpatica, io sono convinta che noi e voi siete preparati, se no non stareste qui.
Siete anche professionisti competenti, cerchiamo di imparare a dimostrarlo perché lavorate tanto e scrivete poco e quindi l'importante però è crederci sempre nel miglioramento e nello sviluppo delle competenze.
Grazie da parte di tutti noi.
A questo punto siamo in anticipo con i tempi, però abbiamo ampio spazio per la discussione, quindi in relazione a queste tre relazioni, anche un gioco di parole, se ci sono domande da parte vostra procediamo pure tranquillamente che tutto il tempo c'è a disposizione.
Se non ci sono domande, volevo fare due considerazioni. Queste tre relazioni hanno un filo conduttore. Qual è questo filo conduttore? Cos'è che è emerso da queste tre relazioni?
Sono emerse delle parole chiave, informazione, formazione e addestramento.
Quindi diciamo che tutto questo contribuisce a rafforzare il concetto che la formazione è alla base della nostra assistenza di sala operatoria e in particolar modo nella riduzione dell'errore, quindi dei rischi.
veramente emerso è questo. A questo punto però vorrei fare un paio di domande ai colleghi
che sono tutti e tre presenti in aula. Per quanto riguarda la prima relazione dove si
parlava degli emostatici, più che capire ho visto che effettivamente anche qui è importante
il discorso dell'informazione agli infermieri di come deve essere utilizzata questa falda
di collagene di cui ho parlato. Quindi al di là dell'applicazione della falda notando questi aspetti vorrei capire come vengono date queste informazioni
visto che la fase di preparazione è di fondamentale importanza. Poi per quanto riguarda i colleghi di Mondo V vorrei capire se abbiamo puntato l'attenzione sul lavoro dell'equip
E di quanto importante sia stata definire questa istruzione operativa. Quindi vorrei capire da dove siete partiti perché quando si parte nel definire un'istruzione operativa è perché a monte magari ci sono dei problemi e se a distanza di un paio d'anni mi sembra di capire dall'applicazione di questa procedura quali sono i miglioramenti che avete avuto modo di individuare.
E infine la collega ci ha fatto una relazione di fondamentale importanza, questi aspetti di informazione e formazione e addestramento dove ci ha fatto vedere nel dettaglio come viene fatta all'interno della sua realtà.
e quello che mi viene da dire è una considerazione del tutto personale, come giustamente dicevi purtroppo a volte queste procedure, protocolli, istruzioni operative vengono vissute da parte del personale come un qualcosa in più da dover fare, un qualcosa in più da dover dare a consultare
E quello che hai detto tu proprio, le tiriamo fuori in emergenza quando c'è un problema, questa è una cosa che veramente ci deve portare a far capire di quanto importanti siano nella nostra tutela di quella dei pazienti.
Come no? Vorrei aggiungere, io ho parlato di procedure e protocolli che molte volte sono nei cassetti, credetemi ci sono passata personalmente per un problema,
dicevano sì noi ce l'abbiamo dove ce l'avete magari nel cassetto oppure nel trasparente nel
foglio sanremo che era forse era trasparente a tempi è una cosa però visto che siete voi
a come squadra come gruppo a costruire da elaborare una procedura non scrivete mai
sapete che non si faranno o non scrivete mai un prodotto che la vostra farmacia non ha
o non ha intenzione di comprare perché di fronte al magistrato quando voi date quella
procedura e c'è stato un problema se no non arriva la ASL e dice no ma noi questo prodotto
che ne so parlo di un disinfettante voi sapete che la farmacia in ospedale non c'è, inutile
metterlo perché ve l'ha detto il CDC di Atlanta, andate confrontatevi prima con gli organismi che devono acquistare il prodotto perché il magistrato dice come mai sulla procedura c'è scritto alfa e tu non hai utilizzato alfa e hai utilizzato beta?
Vallo a spiegare poi che la farmacia non ha acquistato mai quel prodotto. Quindi quando elaborate, perché il protocollo e la procedura è un'arma a doppio taglio per l'infermiere perché se lo fate bene con le prassi e siete sicuri che seguite quelle fasi allora è una tutela per voi.
Ma se non le seguite e succede qualche problema, non vi siete attenuti, questa è la frase, l'infermiere, il professionista, non si è attenuto alla procedura e quindi paga.
Ok? Scusate ma molte volte è anche più piacevole andare dietro a un microfono e parlare di belle cose e di guardiamo oggi come oggi al rischio e quante volte l'infermiere viene chiamato in tribunale, cosa che fino a 20 anni fa, 10 anni fa non avveniva.
quindi un motivo c'è, tutto si basa sugli atti, se è stata fatta formazione, non sottovalutate, vedete che io ho puntato sulla formazione, allora se c'è adesso con il decreto legislativo 81, se c'è un problema, un infortunio o un danno, un rischio verso altri, che può essere l'utente, il parente, l'apparecchio stesso,
L'organismo deputato al controllo, che può essere l'INAIL se si tratta di infortunio o l'ASL se si tratta che l'infermiere ha avuto un danno o ha combinato qualcosa, la prima cosa che si chiede è se quell'infermiere ha frequentato corsi di formazione inerenti a.
Un esempio banale, se uno si va a lamentare che ha un mal di schiena perché ha sollevato il robot da solo piuttosto che il paziente, la prima cosa che si chiede è se quell'infermiere, quel professionista ha frequentato il corso sulla movimentazione manuale dei carichi.
Quindi non sottovalutate la formazione. Io proprio stamattina al bar mentre prendevamo il caffè vedendo un infermiere del San Giovanni ho detto Carbet il 23 giugno devi fare il corso tal dei tali che riguarda il decreto legislativo 81.
ricordati che se non lo fai
sarai sanzionato
ma non perché lo decide l'INA de Francesco
o l'ospedale San Giovanni
l'ha deciso il legislatore
ok?
un altro esempio per farvi capire come non dovete
sottovalutare sia per i coordinatori
sia per gli infermieri
un infermiere
noi siccome ho detto
io ho fatto benchmarking
sono andata al Gemelli
e ho visto che c'era
se non sbaglio il passamalati
Eppure noi vogliamo il passamalati perché mi sono resa conto che avrebbe ridotto i mal di schiena, le ernie al personale e dei rischi anche per il paziente e quindi il passamalati.
Siccome era una cosa nuova per il nostro ospedale perché da sempre barella, letto, letto, barella, doppio lenzuolo eccetera io ho preteso perché è previsto dai contratti quando si acquistano da quelli della ditta che facessero addestramento a tutti gli infermieri delle camere operatorie dove era collocato il passamalati.
Non una volta, perché anche se è solo un telecomando, permetti che io mi devo addestrare? Quindi l'ho fatto anche due volte con l'elenco di chi partecipava e con la firma che aveva partecipato, come mi ha salvata, perché a distanza di tempo c'è stato un danno al paziente nella traslazione.
L'infermiere che era deputato a quel passamalati ha detto che la colpa non era sua ma perché nessuno di noi l'aveva addestrato.
Io, sanno che io solo con dati alla mano e firme sempre, ho detto datemi il foglio firme di chi ha partecipato, lui aveva partecipato due volte e quindi come si dice a Roma se l'è presa in saccoccia perché la colpa era prettamente sua di disattenzione,
era stato formato anche due volte, cosa che gli altri per cinque minuti hanno imparato e vi dirò di più, era un elemento che forse nella squadra non poteva stare, infatti non c'è in camera operatoria.
Questo per dirvi attenzione non sottovalutate la formazione e l'addestramento, molto meglio essere umili e dire io ho bisogno di un'altra ora per imparare ad assemblare e a smontare e non vi vergognate perché comunque lavorerete più in sicurezza voi e state tranquilli che non combinate guai.
Perché chi lavora può sbagliare, sono errori da buonsenso, da prassi normali, solo chi non lavora non sbaglia, quindi però fate attenzione.
Grazie, ci mancherebbe niente scuse, anzi condivido pienamente tutto quello che è stato detto perché mi riflettevo proprio con la mente nella realtà in cui lavoro.
Io avevo fatto due domande, vogliamo aggiungerne subito un'altra?
Io volevo soltanto collegarmi al discorso dell'addestramento e della formazione. Tante volte basta anche fare dei corsi all'interno o pensare ad un corso per l'integrazione, prima si parlava di integrazione di sale operatorie, tenute proprio dagli strumentisti.
Noi abbiamo avuto un'esperienza bellissima di personale, abbiamo pensato di integrare il personale dello Torino con la neurochirurgia e hanno preparato loro il materiale, hanno fatto delle dimostrazioni in sala per dimostrare come bisognava preparare il tavolo operatorio,
come preparare il letto per il paziente chirurgico, magari riferito ad alcuni interventi come un semplice foro di trappano, però anche questo è servito per creare del collante tra i vari infermieri
e anche per valorizzare dal punto di vista proprio, cioè valorizzare l'infermiere come docente nei confronti anche del suo collega, cioè diventa, è logico che in questo caso c'era quello di neurochirurgia che diventava docente per l'ottorino e quello di ottorino che diventava docente per la neurochirurgia.
E' importante stimolare anche questo tipo di formazione perché serve molto all'integrazione e a coagulare il personale all'interno di un gruppo operatorio.
Assolutamente Lina, non possiamo altro che darti ragione.
C'è un conto alla formazione a livello aziendale dove si trattano argomenti di interesse trasversale,
ma all'interno della nostra realtà è evidente che quello che stai dicendo te conferma assolutamente l'esigenza di tutti.
Per quanto riguarda la domanda che lei mi ha fatto sulla falda di collagio, la formazione è importante,
noi l'abbiamo fatta quando abbiamo appreso questa metodica, io l'ho fatta fare prima a tutti gli infermieri di sala operatoria
ma poi principalmente anche ai chirurghi che sono più resti ad aspettare la preparazione di questi preparati
perché loro vanno sempre di fretta, però poi alcune volte ci mettono un quarto d'ora, 15 minuti a fare l'emostasi con l'elettrobistoli
invece così aspettando un minuto hanno un prodotto utile per l'emostasi.
Poi un'altra metodica che ho utilizzato io nella nostra sala operatoria è il libro nero.
Il libro nero, noi lo chiamiamo così, ho messo un quaderno nella mia stanza sulla mia scrivania che serve a scrivere tutti i giorni liberamente, tutti gli infermieri vanno e scrivono le criticità che incontrano durante la giornata, anche i conflitti e ogni settimana, ogni 15 giorni ci riuniamo,
facciamo dei briefing per cercare di risolvere questi problemi che possono essere anche problemi formativi di formazione o anche problemi di conflitti all'interno del gruppo che sappiamo esserci da tutte le parti, non ci possiamo nascondere dietro un dito, i conflitti ci sono da tutte le parti, c'è la prima donna, il primo uomo, sono sempre.
Con questo quaderno tutti quanti leggiamo quello che scriviamo e ne discutiamo insieme cercando di risolvere questi conflitti all'interno del gruppo ma anche se ci sono dei debiti formativi cerchiamo di risolverli.
La formazione è importante e così noi cerchiamo di arrivare anche settimanalmente facendo delle riunioni all'interno della nostra sala operatoria, facendo lavori di ricerca su internet, sui libri, sui quaderni per cercare di risolvere quelle criticità che normalmente si presentano in sala operatoria.
Complimenti, riuscite ad incontrarvi settimanalmente. Infatti complimenti perché spesso il problema è proprio quello, il tempo e la possibilità di confronto fra operatori.
Adesso la parola ai colleghi.
Io approfitto delle chiare parole della dottoressa De Francesco rispetto appunto alla formazione che è stata progettata proprio per questo, per formare soprattutto i neoassunti e standardizzare le procedure per gli interventi che sono sempre andati più nel particolare.
Soprattutto ad esempio sulle posizioni in sala operatoria, adesso con la laparoscopia, con la robotica, ci sono interventi dove il paziente deve mantenere una posizione per un lasso di tempo molto lungo e quindi i rischi sono sempre più elevati.
Per rispondere alla domanda, alla formazione, io sono uno neoassunto, nel senso che da pochissimo che lavoro in sala operatoria, sono quasi tre anni e sono stato il primo utilizzatore della nostra istruzione operativa, proprio a livello applicativo.
perché la necessità di conoscere anche gli ausili del letto, le posizioni mantenute dal paziente durante tutto l'arco della presa in carico sono necessarie per evitare i danni e le conseguenze di responsabilità legali a livello infermieristico del nostro personale.
Oltre a questo l'istruzione operativa non è solo applicata a noi infermieri ma anche agli operatori sociosanitari che in occasioni, anche perché noi siamo pochi infermieri, preparano loro stessi il piano operatorio insieme all'infermiere.
e quindi forniscono poi le dotazioni dello stesso tavolo operatorio, quindi la formazione deve essere costante per tutto l'arco della presa in carico e sinceramente avrei piacere
che di sentire anche pareri magari contrastanti rispetto alla nostra istruzione operativa
per poterla migliorare, poiché noi siamo in una realtà talmente piccola rispetto alla
maggior parte di voi, perché noi abbiamo quattro sale operatorie, trattiamo specialistiche
quali la ginecologia, l'orologia, l'ortopedia e la chirurgia generale, ma sicuramente sono
sono realtà cittadine piccole rispetto a quello che vivete voi ogni giorno.
Quindi questo congresso, queste occasioni sono per migliorare la nostra assistenza, le nostre competenze e poi la nostra visione del futuro, penso.
Quindi chiedo se mi potete dare un rimando rispetto a quello che è stato detto.
E' importante avere la passione, essere convinti di quello che si fa e nel nostro lavoro se non c'è l'entusiasmo, la voglia di fare, di cambiare, di mettersi sempre in discussioni, in gioco, di modificare le cose, si possono cambiare.
Siamo una forza enorme all'interno dei nostri ambienti di lavoro e siamo in tanti. Se noi facciamo gruppo, ci mettiamo assieme, veramente possiamo cambiare completamente quello che è l'organizzazione all'interno e fare in modo che le cose che non funzionano devono andare avanti, devono funzionare perché noi abbiamo gli strumenti per farlo.
Abbiamo le conoscenze, siamo più avanti rispetto ad altri professionisti, ce lo dicono tutti perché noi siamo quelli che abbiamo procedure, siamo più documentati, abbiamo conoscenze più avanzate rispetto ad altri.
Quindi per far funzionare le cose all'interno delle nostre strutture ci vuole entusiasmo, passione, convinzione, orgoglio professionale, questo è alla base della nostra professione e ci credo da 40 anni.
Guardi sono pienamente d'accordo da giovane e appunto l'istruzione operativa da noi, che è stata scritta da noi, redatta da noi, è nata proprio dalla condivisione, dalla condivisione di tutto il gruppo.
In primis ovviamente dalla nostra coordinatrice che ce l'ha proposta, ce l'ha dedicata e quindi una condivisione ottimale, più teste insieme, più competenze, l'anzianità e l'innovazione perché magari un neoassunto come me uscito dall'università può entrare con un'idea, un'idea magari sbagliata, viene variata, ci si condivide, condivisione e anche scontro.
però per un fine comune che poi è migliorabile costantemente.
Scusami, all'interno del gruppo sappiamo che siamo molto diversi, c'è sempre un 15% che tira indietro,
poi c'è sempre quello che ha voglia di iniziative e quelli che magari devono essere trascinati.
Però all'interno del gruppo ci sono sempre tante potenzialità che devono essere stimolate perché a volte ci si lega un po' dei luoghi comuni, ci si è sempre fatto così, non è mai successo niente, io ho tanti anni che lavoro in sala operatoria e non mi è mai capitato niente e non è vero.
Non è vero, ve lo posso garantire. Questi luoghi comuni devono essere superati e superati da chi? Da chi con voglia di fare propone dei cambiamenti, piccole cose.
Quello che vi dicevo stamattina non è le cose, la produzione snella sono parole così che gli economisti stanno utilizzando, ma che dobbiamo far introdurre nei nostri ambienti di lavoro per semplificare le nostre cose,
Per vedere che tante cose che si facevano in passato magari sono superate, possiamo eliminarli perché è perita di tempo e valorizzarne altre, quindi questo è il nostro obiettivo.
fare in modo che i nostri processi lavorativi siano trainanti per tutti, siano produttivi dal punto di vista di eliminare gli sprechi ma diano soddisfazione a chi lavora e uno quando va a casa dice oggi ho lavorato bene.
Sì, sono pienamente d'accordo su tutte le sue parole, assolutamente. Le nuove idee devono essere a mio modo anche integrate con l'esperienza, è un connubio imprescindibile e si raggiungono livelli di chirurgia elevatissima.
Lo vedo e l'ho visto soprattutto nel mio primo congresso qua a Roma, uno dei primi congressi importanti, quindi vedo realtà proprio differenti, avanzate ed è un obiettivo a cui tendere, non personale ma di gruppo, una cosa che si condivide.
Grazie mille.
Grazie a voi.
Quello che effettivamente viene fuori da queste giornate è proprio al di là delle relazioni che hanno...
sì sì subito te lo do, al di là delle relazioni che hanno comunque e trattano argomenti specifici
però quello che proprio emerge e che interessa è proprio il confronto fra di noi, passo subito la parola al collega
la ringrazio, scusi se l'ho interrotta, io non volevo ripetermi, sono tutte belle cose e sono molto contento questa mattina di stare qui
qui perché non è un anno che lavoro, sono quasi 28 anni, sono tanti anni e devo dire
che alla base di tutto c'è l'entusiasmo. Io ancora oggi, parlo nella mia persona ma
spero che rispecchi i morti infermieri, questo che dico, l'entusiasmo è alla base, io oggi
sento un allievo infermiere, dico sempre questo e sono molto contento di aver ascoltato le
parole di questo ragazzo perché mi rivedo molto in lui e il tuo entusiasmo conservalo
sempre, c'è sempre da imparare l'umiltà è la prima cosa, anche da un allievo infermiere
c'è da imparare, io dico sempre questo, volevo solo dire questo.
Abbiamo, prego.
fusione chirurgica, chirurgia satanica, è impossibile, è anche vero che molte volte
siamo colpiti da questa sindrome di Maria Teresa di Calcutta o sindrome dell'aggiustatore
solitario, Super Mario Bros, Manny Luttofare, della serie lo faccio e lo faccio per il paziente,
soprattutto probabilmente in situazioni più piccole, in strutture più piccole rispetto
tutto il calore e la comprensione possibile. Il problema di fondo è che molto spesso lo
facciamo inconsapevolmente, lo facciamo perché spinti da questa necessità di gratificare
noi stessi e sicuramente anche nei confronti del paziente. Il problema è che poi ci si
trova di fronte a situazioni più grandi di noi nel momento in cui scattano denunce
e situazioni medico-infermistico-legale che ci portano in tribunale, che quindi ci portano incontro a guai seri.
Credo che molto spesso sarebbe opportuno un no. Io capisco che non sono genitore, probabilmente immagino tu lo sia,
vedo la fede, sarai sposato con figli. Da genitore mi diceva sempre mio padre che è più difficile dire no.
Perché? Perché va giustificato e credo che la stessa cosa succeda in ambito professionale, soprattutto nel momento in cui dici no al chirurgo perché il chirurgo ha detto, apro una piccola parentesi e la chiudo perché se no saremo qui fino a domani mattina sul fatto che molto spesso vedo colleghi o visto colleghi in corso degli anni che fanno cose strane perché il chirurgo si è preso la responsabilità, ma il chirurgo non può prendersi la responsabilità di fare l'infermiere,
come diceva la mia amica sorella Antonella ormai da tanti anni, loro fanno cose che gli appartengono e se ne guardano bene dall'improvvisarsi in altre situazioni, cose che spesso facciamo noi, ma lo facciamo magari come dici te per fare l'intervento, per confrontare il paziente, semplicemente questo, attenzione perché spesso poi si finisce in situazioni pericolosissime.
saluto poi l'amico perché
somiglia a Piff
scusate
a riguardo volevo dire
questo, il chirurgo è chirurgo
l'infermiere è infermiere
noi dobbiamo sapere le nostre
competenze
a riguardo di quello che ha detto lei
io mi scontro
molto con i chirurghi
ma tantissimo
a un certo punto c'era un chirurgo
che sosteneva
che il cotone idrofilo
cotone idrofilo
ovatta
come vogliamo chiamarla
la usava per tamponare
il letto della Colicisti
perché lui era andato
a un convegno, a un seminario
e un illustre professore faceva quella cosa
io l'ovatta non gliel'ho data
perché l'ovatta
non la puoi reperire
una volta inzuppata di sangue
non ha i fili radioopachi
come
come anche altri colleghi che invece accondiscendevano, affari loro, io preferisco prendermi il rimbrotto, quello che vogliamo da un chirurgo ma andare a casa e dormire tranquillamente, come il fatto di tagliare le pezze, non esiste, ci sono le 5x5, le 8x15, ci sono di tutti i formati
perché tu hai la fissa di
io non te le taglio le pezze
te le tagli da solo
testimoni che
no questo per dirle che il nostro lavoro
è il nostro lavoro e lo dobbiamo difendere
il chirurgo fa il suo
dobbiamo collaborare
certo che sono d'accordo
poi per quanto riguarda le varie discipline
purtroppo io sono in una realtà piccola
dove non facciamo
trapianti di cuore
quindi voglio dire sono sempre gli stessi interventi
siamo pochi infermieri, dobbiamo per forza di cose girare, non è che posso io dire a me piace l'ortopedia, voglio fare solo l'ortopedia, magari, lo dicevo prima, è ovvio che se facciamo l'infermiera e strumentista settoriale riduciamo i tempi, riduciamo i rischi, quello che volete, ma questo non dipende da me dipendente, dipende da un'amministrazione, dipende da altre cose
E comunque anche se siamo multidisciplinari, come li ripeto facciamo sempre gli stessi interventi, dopo qualche anno sei padrone di quegli interventi, anche perché l'ortopedia ci sono, vengono da fuori i tecnici specializzati, quindi la base dell'ortopedia è sempre quella, la base dell'otorino è quella.
Poi giustamente chi fa interventi magari tipo i trapianti è giusto che chi fa i trapianti fa solo quello, dobbiamo vedere anche i rischi degli interventi che facciamo secondo me.
Io volevo un attimo rilacciarmi al discorso di prima sul limitare il rischio quando si introducono degli strumentari nuovi in sala operatoria.
Volevo parlare con gli infermieri perché è stato lampante il vedere che un'amministrazione si preoccupa solo che c'è stata la firma
cioè l'infermiere ha partecipato a quel corso e quindi diciamo giuridicamente si sente sollevato da questo problema
io invece la vedrei, quindi il problema è quell'infermiere che non ha capito infatti è stato allontanato perché non era idoneo
ma forse le domande, il corso era adeguato, hanno fatto veramente tutto il possibile perché quelle informazioni arrivassero a tutti, magari era necessario mettere dei poster oppure delle immagini,
Alla fine se io faccio, per esempio da me arriva un dermatomo nuovo, io il dermatomo lo uso in chirurgia plastica, lo posso usare ogni sei mesi se va bene, io posso fare un corso adesso, metto la firma perché effettivamente ho partecipato, mi è stato presentato, l'ho visto, l'ho visionato, l'ho provato e tutto e poi lo utilizzo dopo sei mesi.
Non mi puoi dire che hai partecipato alla formazione, però probabilmente se io lo utilizzo ogni sei mesi è chiaro che non mi basta quella partecipazione.
Un'altra cosa che voglio dire, noi abbiamo sette sale, abbiamo quattro elettrobistoli diversi, anche l'amministrazione ci mette del suo, nel senso che se vogliamo limitare il danno, scegli un elettrobistoli, almeno se io giro in tutte le sale ho la possibilità di avere sempre quel tipo di elettrobistoli.
Se no è una discoteca veramente. A me è capitato di essere in una sala una mattina e trovarmi un elettrobistori nuovo. Cosa ci vuole? On off, io ho preso l'elettrobistori, l'ho messo fuori e ho preso quello vecchio.
Mi hanno detto che il chirurgo lo sa usare, io no, a me non è stato presentato, poi il chirurgo lo sa usare, voglio vedere dopo, voglio il bipolare col pedale, il monopolare senza pedale, voglio usare due monopolari, poi sei tu che devi dire che non lo sa usare.
Grazie.
Migliori esperti di formazione. Quindi prima di dire questo infermiere è preparato o adeguatamente è addestrato, non mi limito alla firma, assolutamente.
Quindi ho fatto un esempio molto veloce per dire che aveva seguito l'addestramento, la sperimentazione sul campo per imparare il telecomando, quindi le modalità aveva capito perché è normale, l'infermiere può dire no, io ho bisogno di venire un'altra volta.
Ho detto che era uno dei pochi che è venuto per due o tre volte, quindi non è che è stato allontanato perché non era idoneo, perché non sapeva utilizzare il telecomando.
Per quanto riguarda il caso personale, io mi sono rifiutata di utilizzare quell'elettrobistoli, ha fatto bene, però resettiamo un attimo tutto.
Io ho sentito più volte Alberti che dice l'amministrazione e come noi quando ce la mettiamo soprattutto adesso diciamo il governo, lasciate perdere l'amministrazione, il vero gestore per quanto riguarda le vostre prestazioni e le vostre competenze, il vero gestore della sala operatoria è il coordinatore, non è nessun altro.
se la caposala come la chiamate dice questo è infermiere perché magari il chirurgo vuole quell'infermiere piuttosto che l'altra e il vero gestore e il coordinatore poi se vogliamo rientrare nelle grazie del chirurgo e non dire no ma dire sempre va bene queste sono scelte vostre
però come diceva
Lauri si deve avere il coraggio
anche di dire no
questa è la mia competenza, la mia cornice
e io mi collo
con lì, non solo perché l'ha detto
il primario per fare la cortesia
al primario, siete sicuri?
siete competenti? state tranquilli?
dite sì
c'è un punto interrogativo anche se piccolo
non prendetevi responsabilità
ok? ho risposto
non mi ricordo chi era
ho risposto?
Sì o no? Dica.
Grazie collega Elena.
Grazie.
Allora, da questa discussione che è assolutamente interessante, anzi bisognerebbe dedicare forse più tempo a queste discussioni,
però secondo me emerge una certa, cioè alcuni dati sono contrastanti ed è il contrasto che secondo me caratterizza la nostra professione infermieristica.
Io sono coordinatrice e come molte coordinatrici anche io tendo a pensare, a fare valutazioni che a volte sono troppo autoreferenziali, un po' meno oggettive di quello che sembriamo.
Per cui a volte riteniamo che quel collega infermiere non sia adatto, non sia poco adatto, difficile da formare, non ascolta, non sente, se potessi scegliere lo cambierei, ma a volte anche l'infermiere cambierebbe volentieri la coordinatrice, dobbiamo dire anche questo.
Io credo che mi è piaciuta tutto quello che è stato detto oggi, nel bene e nel male, l'entusiasmo che ci mette l'INA, l'entusiasmo che dimostrano i giovani, però ritengo che quando noi andiamo a lavorare abbiamo ancora un contrasto,
è per esempio che vogliamo
separare molto la nostra professione
da quella del chirurgo
noi siamo da questa parte della barricata
e loro sono sempre di là
dimentichiamoci
dimenticandoci che non c'è
un muro tra noi e loro
ma c'è un paziente
per cui questa cosa ogni tanto
noi ce la dobbiamo ripetere
tra me e il chirurgo c'è
una persona
non c'è un muro e se c'è lo dobbiamo
abbattere perché altrimenti
noi quella persona non la vediamo, vedendo questo da qui derivano tante altre cose, anche il discorso delle procedure, le procedure vanno bene quelle che sono condivise, quelle che vengono fatte sì nel reparto ma condivise da tutti, le procedure che sono nel mio reparto, quelle che ha fatto la coordinatrice non vengono applicate, vengono applicate solo quelle che abbiamo fatto tutti insieme
E anche un altro aspetto da considerare è evitare di cadere nel rischio della infermieristica difensiva. Anche lì non va bene che io pensi di fare una procedura per difendere il mio operato.
Io la sto facendo in funzione del bisogno di quel paziente e se la faccio con quell'idea probabilmente contestualmente riesco a tutelarmi meglio. Ecco questi sono gli aspetti contrastanti ma non perché io sto dicendo che questo sia migliore degli altri qua dentro, anzi io sono una di quelle che soffre per certe carenze che sono nella mia sala operatoria e che mi rendo conto che dipendono anche da me.
Mi fa molto piacere quest'ultimo intervento perché lo condivido appieno, la collega mi ha preceduta e questo vuol dire che molti di noi ragioniamo in una certa maniera e per fortuna.
Dopo aver preso consapevolezza di tutto ciò, che sono cose che viviamo tutti i giorni e che affrontiamo tutti i giorni, dobbiamo farci delle domande.
Noi come ci poniamo di fronte al personale infermeristico, al personale ausiliario, al personale osso? Abbiamo la serenità di condividere con loro queste procedure, questi protocolli, queste linee guida o ci mettiamo sul piedistallo?
Perché molto dipende anche da lì. Il gruppo si forma con la consapevolezza di sapere quello che si dice ed essere allo stesso tempo umili e prendere il gruppo, farlo intervenire, interagire direttamente nelle situazioni.
cioè invitare proprio il gruppo a formare se stessi, perché siamo tutti quanti professionisti, non solo, ma ultimamente dobbiamo partire dalle origini, cioè oggi gli infermieri come vengono formati?
Vengono formati con il fonendoscopio al collo? Allora è vero che non dobbiamo più spadellare, non dobbiamo fare più i letti, però è pur vero che in queste situazioni ci dobbiamo anche entrare perché così si comincia a maturare il principio di professionalità e man mano si va avanti, si cresce con l'altra formazione, l'aggiornamento continuo.
Per cui io invito tutti quanti a cominciare da me, a capire queste cose che già sappiamo e a unirci.
Perché noi, è un mio pensiero, chiedo scusa se contrasta con molti altri pensieri,
noi siamo, molti di noi sono capaci soltanto a parlare, parlare, parlare.
Poi in prima linea non lo so se si schierano e comunque dobbiamo unirci, dobbiamo fare gruppo. Anche in questo contesto possiamo fare gruppo e portare queste grosse problematiche in alto perché l'infermiere è il caro trainante dell'ospedale.
E allora se noi ci parliamo addosso e non formiamo gruppo e non andiamo oltre a portare queste problematiche serie, lasciamo lo spazio soltanto ai professionisti nostri paralleli, cioè ai chirurghi, ai medici, che sono molto preparati e molto e altrettanto bravi a difendere i loro diritti perché sono molto compatti.
A noi manca questo e se non l'abbiamo capito fino ad oggi lo dobbiamo capire perché tutto gira intorno alla combattezza, altrimenti non facciamo niente, parliamo sempre e ci piangemo addosso.
Ci sono altri interventi?
Io voglio dire solamente una cosa, riferendomi a Elena quando diceva il paziente è al centro della situazione, lo facciamo per il paziente, io ho smesso di credere nel chirurgo che mi dice lo dobbiamo fare per il paziente quando vuole aprire un'altra sala d'urgenza, quando c'è già un'urgenza.
allora io dico
io non ci credo, non ci credo più
hai ragione
no ma è un'altra cosa quella che sta
no io sto dicendo
perché noi siamo
veramente preparati
a lavorare per il paziente
perché sappiamo che il nostro
mestiere è quello
dal corso da infermiere professionale
ci hanno già insegnato che il paziente non è un numero
ma c'è un nome
ciò che adesso lo vedo molto poco
ma non per noi, ma è così
sì, in sala operatoria arriva il paziente e tu non sai nemmeno quello che deve fare,
certe volte. Poi la cosa che volevo dire al mio collega giovane, io dico sempre a chi
arriva in sala operatoria dal primo giorno, la devi amare, se non lo ami non entrare,
questa è la cosa che dico perché ognuno di noi se sta in sala operatoria non è più
come una volta che si diceva vado in sala operatoria perché ci guadagno di più, è
È bugia, ci si lavora di più, ma il guadagno è sempre quello.
Allora, se tu vai in sala operatoria e la ami per il tuo lavoro, diciamo che fai,
l'amministrazione, il professore, il direttore, non lo pensi nemmeno, lavori e basta.
Grazie.
Elena, forse Elena voleva, poi abbiamo le conclusioni, infatti siamo in orario.
Volevo solo rispondere all'amico Sebastiano, forse mi sono spiegata male come spesso mi capita, ma io però devo dirti che io non mi alzerei neanche se non dovessi pensare al paziente, ma perché la mia sveglia deve suonare per 33 anni alle 5 e mezza del mattino per andare a discutere su questa cosa.
Non è il discorso che fai tu che io devo ubbidire alle esigenze del chirurgo ma io non me lo pongo neanche perché quello è un altro discorso. Se quello ti dice che c'è un'urgenza ma lo vedrò anch'io se è veramente urgente o no. Non me lo pongo neanche questo problema.
Io ho detto che non credo al chirurgo che dice lo facciamo per il paziente perché oggi noi vediamo che il chirurgo la prima cosa che fa a fine anno va sul registro operatorio e vede quanti interventi ho fatto, se aveva veramente il bene del paziente.
no perché è così cara mia
ci troviamo di fronte a queste
no ci troviamo di fronte a queste
io voglio dire questo
noi stiamo
io c'è il mio collega qui
che stiamo in un blocco operatorio
policlinico di Bari
però vi garantisco
che la mentalità del blocco operatorio
l'abbiamo capita solamente noi infermieri
perché il medico
che prima stava in un'altra unità
dove aveva la sala operatoria per conto suo
suo e lavorava tutti i giorni, vuole
lavorare tutti i giorni anche nel blocco
operatorio a discapito del suo collega,
cioè la situazione è questa, mi sbaglio?
Secondo me state dicendo un po' tutte e
due cose esatto che alla fine siamo noi
che crediamo di più nel bene del
paziente, cioè mettiamo veramente al
centro il paziente.
Questo mi sembra di sminuire un po'
però l'attività del chirurgo
che non andiamo a dire
che no ma non è
le realtà sono diverse
non è in difesa di però
esatto
però dire che a fine anno
è importante andare a vedere il numero
sarà importante anche quello
ma troviamo tanti bravi professionisti
che dedicano tutto
io sto parlando di un blocco dove abbiamo
8 sale operatorie che lavora
24 ore al giorno di continuo
Sì, poi dipende dalle esperienze di ognuno di noi. Concludiamo con Elena e poi ci avviamo veramente le conclusioni. Mi dispiace interrompere.
Non posso.
Basta. Voleva fare un'ultima considerazione Lina, poi veramente chiudiamo.
Adesso volevo mettermi dalla parte del paziente. Io ho vissuto un'esperienza qualche mese fa di un intervento chirurgico in un centro di eccellenza.
Sono entrate in sala operatoria, non ho visto nessuno, mi hanno messo in un letto operatorio, mi hanno sistemato su una stanzetta, c'era un'infermiera seduta davanti al computer, mi ha rivolto alcune domande, non avevo fatto ancora la visita anestesiologica,
Io continuavo a dire guardate che non ho fatto la visita anestesiologica. Va bene, non si preoccupi, mi hanno detto. Va bene. È entrato l'anestesista, mi ha guardato da in fondo al lettino, mi ha detto ha problemi al cuore, ma ho detto penso di no.
apre la bocca
e finita
la visita anestesiologica
sono entrata, ho sentito il rumore
del lettino che mi portava
in sala operatoria, non c'era nessuno
c'era il deserto
attorno a me
sono entrata in sala operatoria
centro di eccellenza
ho rivolto lo sguardo
verso la strumentista
mi ha detto buongiorno
mentre mi diceva buongiorno
l'anestesista mi ha scaffato dentro
il farmaco
e ho detto
beh allora se è male le cambiamo
l'ago, no no
ho detto proceda pure, non c'era nessuno
nessuno
attorno a me, né un infermiere
che mi rassicurasse
né qualcuno che mi
avesse dato
un po' di sostegno
c'era la lampada scialittica
Ecco, queste sono le cose che noi dobbiamo, l'unico calore è la lampada sciolitica, quindi questo, cioè voglio dire noi questo dobbiamo ricordarci, l'accoglienza quando entriamo in sala operatoria, il momento importante, è il momento che accogliamo il paziente che ha bisogno,
Io sapevo tutte le procedure, non c'era bisogno che qualcuno mi indicasse le procedure, però io in quel momento, anche se sapevo tutto, avevo bisogno che un infermiere mi dicesse signora stia tranquilla. Questo è importante. Grazie.
Grazie a te Lina perché la tua esperienza vissuta in prima persona ci deve portare a riflettere. A questo punto grazie a tutti per la vivace collaborazione, buon proseguimento della giornata, si riprende alle ore 14.30.
AI 对话
登录后即可通过 AI 与此视频对话。