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34° Congresso Chirurgia dell'Apparato Digerente, anno 2023 20° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA AN OVERVIEW OF ROBOTIC SURGERY: Organizzazione -Innovazione -Tecnologia 1° Sessione Organizzazione & Comunicazione Gli Esperti rispondono
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Vogliamo aprire adesso la discussione?
Intanto chiediamo se ci sono interventi dalla platea.
Allora io...
No, non alzato subito la mano.
Sì, infatti, ci sta qualcuno.
Si sente, si sente.
Buongiorno, sono Allegro Francesca, coordinatore di dipartimento dell'azienda ospedaliera di Padova.
Mi interessava fare una... ne avrei tante domande, però...
Insomma, faccio solo un paio.
La prima la vorremmo fare all'ultimo intervento che è stato fatto rispetto alle certificazioni ma mi allaccio un po' alle certificazioni all'infermiera di sala operatoria rispetto a una problematica che sta nascendo relativa un po' alla carenza di vocazioni che abbiamo sul territorio non soltanto italiano ma insomma è una carenza diciamo europea e internazionale.
nello specifico nelle sale operatorie
almeno in azienda
so che il nostro direttore
delle professioni sanitarie si è
confrontato con l'OPI nostro
rispetto a una rivalutazione
delle competenze dell'infermiere di sala
come strumentista
c'è stato un dibattito storico
su questa posizione qui
quindi volevo fare questa domanda
come si pone di fronte a questo nuovo
cambio di paradigma
siamo arrivati a discutere
e di trovare una figura professionale diversa che ha una formazione non infermieristica
messa nel tavolo operatorio come strumentista questa scelta dovuta proprio ad una carenza
di personale infermieristico.
Lorena scusa un attimo, se vuoi rispondere sulla certificazione,
poi faccio una seconda e ultima domanda e la volevo fare a Savino
che ha fatto una relazione molto interessante
a parte che faccio i complimenti a tutti
perché sono state delle relazioni molto interessanti
la riflessione
che volevo fare a Savino
e poi anche al collega
che si è occupato
di Salverme
a Salverme volevo chiedere
ha parlato di squadra
che si allena e gruppo che si ritrova
quindi la differenza fra
il collega e l'unico
ok, allora volevo fare
la domanda
quali sono le strategie
per far sì che
un gruppo che si ritrova
diventi una squadra che si allena
ok
e poi a Savino
sei qua
adesso me l'ero scritta
magari una cosa alla volta
incontriamo a rispondere sulle prime
e poi magari mano a mano
allora
la tua domanda mi fa pensare
mi fa tornare indietro nel tempo
e mi fa pensare quando è stata introdotta
la figura dell'OS nel mondo sanitario italiano. Perché nasce questa figura? Nasce da una necessità
perché anche allora avevamo una carenza importante di infermieri e quindi anziché riprendere
quello che era l'infermiere generico ci siamo reinventati, il panorama italiano si è reinventato
questa figura, cioè l'operatore sociosanitario. All'epoca partecipava ai consigli nazionali
della federazione opi adesso e vi posso garantire che sono stati dei consigli nazionali infuocati
è successo di tutto di tutto perché ognuno ogni regione ogni presidente di provincia aveva la
sua idea quindi quando tu mi dici infermiere strumentista infermiere di sala significa
ritornare un pochettino indietro nel tempo e siamo noi infermieri che non dobbiamo sbagliare
su questo passaggio perché se sbagliamo
ce la giochiamo male
e le altre figure
naturalmente entreranno
nelle sale operatorie
quindi non andiamo
noi a spaccare, per me
a mio parere non dobbiamo spacchettare
più di tanto, quando abbiamo detto
certifichiamo le competenze, anche noi ci siamo
interrogati, certifichiamo
l'infermiere d'anestesia, certifichiamo
l'infermiere strumentista, certifichiamo
questo, invece il nostro obiettivo
era certificare l'infermiere di camera operatoria
nello specifico
poi anche durante il corso di formazione
siamo entrati nel dettaglio
abbiamo toccato ovviamente tutti questi aspetti
ma non facciamo noi la spacchettatura per primi
facciamola eventualmente elaborare agli altri
noi secondo me non dobbiamo arrivare a quello
è un peccato
è un peccato perché io lo vedo come un fallimento
della professione infermieristica
ho interrotto Loretana perché mi sento autorizzato a risponderti sulla posizione
perché abbiamo partecipato, qui c'è anche Gian Paolo Zanchi
con cui abbiamo partecipato a un tavolo di lavoro
che è stato portato avanti per un sacco di tempo in associazione
proprio rispetto all'elaborazione di quel profilo che Loretana ha fatto vedere in slide
in realtà lì è stato fatto tutto un percorso
che ha visto poi, adesso non mi ricordo se era luglio 2021
un incontro in federazione con l'Opia a Roma dove ci chiedevano qual era la nostra posizione
e io ho partecipato a questo incontro e andrebbero messe in fila un sacco di cose
tra cui c'è anche la consensus che è stata fatta recentemente in federazione
la posizione di Aigo è stata quella di portare avanti un profilo come infermiere di sala operatoria
Non un profilo da strumentista, non un profilo da nurse d'anestesia, non un profilo da tecnico, cioè un profilo di un infermiere che fosse un infermiere specialista in sala operatoria. Perché? Perché in tutto questo c'era stato anche dei passaggi che ci avevano, perché degli errori in vent'anni ne sono stati fatti tanti.
Tra cui recentemente quando la conferenza dei rettori ha fatto una comunicazione dove venivano pubblicati un elenco di 90-100 master delle professioni sanitarie che dovevano essere quei master che in base alla normativa qualificavano lo specialista.
perché la normativa dice che lo specialista è il professionista che ha il master in possesso di master oggi
in quella comunicazione venivano elencati quali erano quei master che abilitavano, qualificavano lo specialista
e tra quell'elenco dei master mancava il nostro, esattamente, mancava proprio il nostro
il nostro mancava e quindi i passaggi di AICO sono stati andare in quella direzione, perché i master esistono, non è che non esistono, esiste il master da strumentista, esiste il master da tecnologista, esiste il master da strumentista nella chirurgia della donna, il master da strumentista in chirurgia ortopedica, poi però se il master è un qualcosa che fa parte del bagaglio culturale professionista, ok va benissimo,
se però poi dopo si richiede che quel titolo
qualifichi il professionista
a diventare uno specialista, quella è un'altra partita
è tutta un'altra storia
e entra nel calderone
della crisi di vocazione
che hai citato
io volevo aggiungere
è tanto vera questa situazione
che AICO ha preso una posizione
per dire
nessun tecnico
anche a livello europeo dove la maggior parte dei paesi bassi Germania utilizzano il tecnico per strumentare
però c'è tutta una parte, la Spagna, la Francia, l'Italia che è contrarissima
infatti in Europa siamo da questo punto di vista spaccati
Per noi non esiste che un tecnico faccia lo strumentista, per noi deve essere infermiere e quindi su questa è una posizione che non accetteremo mai da un punto di vista di profilo.
L'altra questione è appena uscita una nostra pubblicazione, credo che chi è venuto al congresso nazionale l'ha ricevuto nel kit, è stato prodotto un documento di come utilizzare l'OS in sala operatoria.
Quindi lì è una buona pratica, se non siete venuti a conoscenza visitate il nostro sito, iscrivetevi al laico magari perché così avrete una serie di vantaggi.
c'è questo documento, libretto che abbiamo pubblicato dove abbiamo messo in pratica, dopo è stato fatto un lavoro di gruppo, hanno elaborato questo documento e come utilizzarlo al meglio.
Attenzione però non può essere che un OS prenda addestrato, prenda il posto dell'infermiere, terza S, quarta S, poi per quanto riguarda i master,
come diceva Dino e il master a mio avviso se io debba consigliare una giovane infermiera che chiede ma cosa mi consigli di fare? Io consiglio di fare un master di sala operatoria non settoriale.
Io nel 1987 quando avevano abolito, ci fu un tempo che avevano abolito i master di fisioterapia, strumentista eccetera, poi nell'87 li hanno riammessi, io stessa ho frequentato, perché volevo andare in sala operatoria, mi sono fatto un corso di strumentista proprio.
Il mio titolo è strumentista di sala operatoria, però poi le università hanno, il Gemelli fa quello di infermieri di sala operatoria, l'università di Bari dove io ho insegnato il modulo dei trapianti ha organizzato master di sala operatoria
dove ci sono i vari moduli
il modulo di anestesia
il modulo della strumentazione
il modulo degli infermieri di sala
e noi a quello dovremmo tendere
poi è chiaro
sono contenta che questa mia
domanda provocatoria
abbia stimolato
e la realtà
questa è la posizione di AICO
sono assolutamente d'accordo che AICO
che è una società scientifica
abbia questo tipo di posizione
in questo argomento
Assolutamente, la sostengo fortemente. La mia paura è di fronte a questa carenza di infermieri, so di per certo che ci sono dei dirigenti infermieristici che occupano le posizioni apicali nell'ambito della nostra professione,
che si stanno interfacciando con le varie OPI e quindi vari, lo so, perché io come coordinatore del Dipartimento sono stata anche coinvolta in questo e la cosa mi spaventa moltissimo, per cui la mia domanda era...
Noi dobbiamo essere delle sentinelle secondo me, dobbiamo essere delle sentinelle, dobbiamo stare attenti.
Il mio contributo in questa assemblea, in questa riunione, in questo momento, è la propria attenzione perché si stanno muovendo in questa direzione.
Infatti volevo aggiungere tutto questo ragionamento che noi siamo organizzati, oltre ai comitati centrali, ogni regione ha un comitato, un consiglio con un presidente.
Quindi qualsiasi vostro dubbio, informazione, collegate sul sito internet Aico Italia che lì troverete tutte le possibilità di poter intervenire e quindi poter proporre eventualmente.
Comunque l'anno prossimo siamo impegnati in tanti incontri nazionali e regionali perché dobbiamo ritrovare i consigli entro fine anno dell'Aico Italia.
Quindi l'invito è proprio questo qua, collegatevi, registratevi sui siti, iscrivetevi all'Aico perché il nostro contributo allargato è quello che ci fa diventare un po' più ricettivi nel poi avere le proposte.
Invece lascerei rispondere a Salvemmi alla domanda che ha fatto...
A Salvemmi e poi c'era anche Savino che era stato interpellato per un'altra domanda.
Grazie per la domanda. Devo partire un attimino da quello che è stato il mio percorso lavorativo.
Sono da dieci anni all'incirca e lavoro nel blocco operatorio di L'Aquila.
Quando sono arrivato nel blocco operatorio di L'Aquila c'era in quel momento carenza di personale
e un'organizzazione un pochino lasciata andare perché non avendo personale,
il personale che attualmente era impiegato era costretto a lavorare diverse ore all'interno del blocco, aveva addirittura l'ora di aperto, quindi ci vedevamo la mattina quando timbravamo e ognuno poi alle 3, le 4, le 5, le 6 in base a come finivano le sedute operatorie si andava dal posto di lavoro, ci rivedevamo l'indomani sul posto di lavoro e ognuno scappava a fare le sue funzioni di sala, quindi non ci stava un rapporto tra noi colleghi all'interno del blocco operatorio, basti pensare, ipotesi che le aree comune dedicate erano sempre sprovviste di personale,
tutti quanti stavamo all'interno delle sale, si scappava quell'attimo per potersi rifocillare e si tornava in sala, si finiva la seduta e si ritornava a casa.
Dopo 4-5 anni sono riusciti a riorganizzare un pochino la situazione e hanno portato delle nuove risorse all'interno del blocco operatorio,
è stato cambiato il livello di coordinamento e sono arrivate nuove persone a livello di coordinamento e la politica è cambiata grazie anche ai nuovi assunti.
si è incominciato come dicevamo prima
a fare squadra, cioè eravamo più persone
quindi c'era più possibilità di interscambiarci
le opinioni, l'aspetto lavorativo
condividere aspetti comuni
anche all'esterno dell'attività lavorativa
stessa, ad esempio
si era deciso di giocare una volta
a settimana a pallavolo o di incontrarci
in altri aspetti, ma questo qua ci ha permesso
tecnicamente di vincere
alcuni aspetti che prima
ci limitavano
leggermente in quello che era la nostra attività
a parte la cena, la classica cena che si faceva ogni tanto, adesso gli incontri erano molto più frequenti e sul posto di lavoro
c'era, come dicevano anche prima giustamente, molta più serenità, essendo più personali eravamo molto molto più sereni dal punto di vista.
Quindi lo scambio tra persone che avevano una preparazione maggiore, neoassunti, direzione sanitaria che era più presente,
perché anche in quel caso la direzione sanitaria veniva a chiedere un attimino qual era l'andamento della sala operatoria,
Ci sentiamo più coinvolti in questo contesto e anche qui è nata l'idea di quello che abbiamo parlato prima di fare quei video, cioè si sentivamo pronti di poterli fare perché tecnicamente eravamo tranquilli nel farli, sapevamo cosa fare in quel momento, quindi abbiamo fatto squadra.
a proposito di questo
ti faccio un'altra domanda
a proposito di questi video
avete fatto questi video
perché tu hai fatto vedere prima
cosa c'era la base
la preparazione del video
però poi dopo
faccio tutta la domanda e mi dici tutto
quei video sono stati
anche se è scomoda come domanda
un'occasione
che non si è mai più ripetuta
quindi avete fatto quei video e poi i video
a posto così oppure è diventato
un metodo di lavoro nel senso ne avete fatti altri
poi una volta fatti i video
su quei video ci avete lavorato
oppure si fa il video e il video
poi è ad uso del personale
assolutamente no
sempre nel discorso dei video che lei mi fa
è stato fatto un lavoro con Aico su quei video
infatti nella mia azienda una volta che abbiamo
organizzato questi video
poi abbiamo organizzato un congresso
sulle tecnologie robotiche
in questo congresso di tecnologie robotiche abbiamo portato
anche questi video per poterli convivere con la platea
maggiore
no no io però ti parlo a livello aziendale
a livello aziendale
se col gruppo ci avete lavorato sui video
nel senso dopo avete fatto un debriefing
riguardati che cosa c'era che andava
e fatti altri eventualmente
di quella tipologia no, ci sono in lavoro altri lavori
ci siamo in cantiere, però di quella tipologia
ancora attualmente non facciamo altri video
volevi aggiungere Paolo?
no, è veramente interessante
perché come metodologia di lavoro
è un qualche cosa che
aumenta la consapevolezza
situazionale
Però la domanda è, oltre al fatto che avete messo in piedi un metodo che ha dato risultati,
insomma mi sentirei di dirvi complimenti innanzitutto e di continuare perché questo è veramente per insieme una squadra.
Ma la domanda è, ma per quale motivo questo problema, visto che si parla solamente di infermieri,
non è sentito dagli anestesisti e dai chirurghi? Perché è una cosa curiosa questa cosa.
sembra che noi siamo quasi più realisti
del re
sicuramente
aggiungere uno step
che renderebbe secondo me la squadra
ancora più forte
prima di rispondere
a questo proposito
anche Enzo Signoriello
presidente Aeco Campania
poi dopo facciamo intervenire Savino
ma quel fatto
dei rapporti
io vorrei tornare
sull'argomento del tecnico
quando si è parlato
nel recente passato del super os
tutti questi aspetti
allora faccio esatto
facciamo
soltanto per dare un supporto a quello che aveva detto
di quello che state organizzando lì in Campania
da voi
fortificare quella cosa che lui ha introdotto
come formazione di gruppo
su quella cosa delle partite
dei tornei che è stato organizzato
sul territorio napoletano
Ah, sul territorio, non riferito soltanto al territorio, ok, va bene. Dovevi concludere?
Sì, per quanto riguarda l'organizzazione di quei video, noi abbiamo provato a convolgere altre figure professionali,
quali chirurghi o l'anestesista, ma gli input sono stati sempre rimbalzati.
Abbiamo provato diverse volte, in diverse occasioni e quando sono stati realizzati quei video,
anche per quanto riguarda noi personali, abbiamo deciso di farli il giorno del sabato,
che tecnicamente la nostra sala operatoria si riorganizza in quelle giornate.
abbiamo chiesto a qualche collega del pomeriggio di anticipare un pochino la giornata
e a qualche collega della mattina di trattenersi oltre per poterli realizzare.
Facciamo rispondere a Savino l'altra domanda?
Grazie.
Io ho la domanda che ho ricevuto però non so se...
Ah ok va bene quindi...
Aggiungerei che comunque rappresentano strategie di fidelizzazione anche queste qui.
I piccoli gruppi facilmente si riesce, forse credo, per esperienza, a trattenerli.
Quando si parla di grandi gruppi le strategie devono essere più raffinate.
Io mi sono affacciato anche in consulenza a chiedere a questi esperti che però non hanno una grande esperienza di sanità, ma di gruppo.
e le strategie sono quelle proposte all'inizio, partite di pallavolo.
Quello mi riferivo infatti all'intervento di fortificare.
Trovasse il napoletano a giocare a calcio.
Intanto se ci sono altre domande invito anche gli altri a intervenire se avete dubbi o domande.
E poi diamo voce a Enzo di concludere quella sua introduzione.
Chi è che deve domandare?
Una collega, Lucia Mauro.
Buongiorno, intanto complimenti per tutte le relazioni. Io ho semplicemente una riflessione da fare perché da ieri mattina che sento e ascolto, vedo video di queste tecnologie.
Io ho un problema in sala operatoria da circa un anno e mezzo perché faccio il coordinatore del San Camillo, il blocco operatorio del BOI, il San Camillo di Uplo.
Il problema di fondo è tanta professionalità, c'è un problema grande che questa estrema tecnologia ha portato a solo e esclusivamente i cieli chiusi, sia con la laparoscopia che con l'avvento di questa robotica.
critica, il problema grosso è il turnover e se all'interno di tutto questo miscuglio
ci mettiamo che l'atteggiamento, e non pensate che sia una critica, ma l'atteggiamento del
nuovo spesso va in contrasto con l'anziano o l'esperto, quindi la mia riflessione a tutti
coloro che titti o non titti hanno i capelli bianchi è che noi ci troveremo a breve a
a dover contrastare un problema serio, nel senso possiamo fare video in tutti, come vogliamo,
ma di fondo c'è un problema che quando c'è un vero problema di conversione,
noi abbiamo delle nuove generazioni che sono spinte verso delle nuove tecnologie, giusto,
ma che hanno perso quello che è da dove deriva la chirurgia e questo è un problema parallelo
che noi abbiamo sia in ambito chirurgico perché abbiamo i nuovi chirurghi che si affacciano purtroppo
a tutto quello di cui si è parlato, la raparoscopia, robotica, intelligenza artificiale, però ci ritroviamo
con chirurghi che nel momento in cui c'è la conversione non sanno dove mettere le mani e questo parallelamente
si riscontra nell'ambito infermeristico nel quale ci ritroviamo a, soprattutto nelle parti
elettive, nei blocchi operatori elettivi, ad avere questa grossa proiezione nell'aspetto
lavaroscolico e robotico ma pochi se non proprio limitati sono gli interventi che una volta
si facevano in open. Ieri tutto il pomeriggio abbiamo assistito a tutte quelle che sono
sono le complicanze per una golecisti. A oggi il go standard è farla in laparoscopia.
Io mi ritrovo con interventi convertiti dove molto spesso l'anatomia la fa da padrone,
molto spesso i chirurghi l'anatomia non la riconoscono e questo purtroppo ricade anche
anche sui colleghi che devono imparare sostanzialmente la chirurgia open.
Io ho risolto in un altro modo, sto cercando di strutturare un turnover nelle chirurgie d'emergenza
in modo tale che chi lavora in elezione possa avere, ma questo non sempre è possibile o comunque fattibile.
Quindi secondo me sì, tecnologia sì, ma questo è uno dei casi in cui ci si sta ritorcendo contro.
Allora questo è un tema intanto, è un tema grande perché è un problema che Lucia Mauro coordina una delle piattaforme più grandi che c'è a Roma e non ha il problema dei numeri poi in realtà perché è un centro che lavora e lavora tanto ma è un problema che spesso è sentito ancora di più nei centri che non hanno i numeri che avete voi
e quindi bisogna immaginare la formazione del personale su una chirurgia che non ha una casistica elevatissima e che quindi si trova davanti a fatti specie complicate anche molto meno di frequenti, quindi questo è sicuramente un problema.
Se vuole intervenire Giampaolo credo.
Volevo aggiungere a questa domanda, infatti non so se avete notato in una mia slide c'è il passaggio in cui sottolineavo il fatto che con la tecnologia che va sempre in progressione non dobbiamo dimenticare quelle che sono le tradizioni della chirurgia.
Quindi facevo un passaggio nel dire che non possiamo dimenticare da dove è nato il tutto, cioè dalla chirurgia tradizionale.
Quindi è fondamentale, primo, questo stesso problema ce l'hanno soprattutto i giovani chirurghi e ovviamente hai perfettamente ragione,
di conseguenza anche i nostri colleghi, cioè i colleghi giovani, ma nello stesso tempo dobbiamo anche scrollarci di dosso questa enfasi che la tecnologia, la super tecnologia non è fallibile, invece è fallibilissima.
allora anche questo è un concetto
se noi stressiamo questo concetto
cioè non è pensabile
che siccome è di ultima generazione
non ci possono essere problemi
non ne abbia
invece ne ha
però scusate
se deve essere affrontato pure lì il problema
bisogna proprio fare un ragionamento
anche lì di metodo
io faccio un esempio della realtà che vivo
noi abbiamo una chirurgia vascolare
che è arrivata in un ospedale
che prima la faceva ma la faceva in modo
differente, lavora due volte a settimana
ora se questo chirurgo vascolare
anche tutte le sedute
che lui riempie, le riempisse con otto interventi
vado per dire
cioè su due sedute a settimana
su quella sala operatoria ci gireranno sempre
troppe poche persone per essere tutte
abbastanza formate
sia sulla parte endovascolare
che su poi la complicanza
che può esserci nell'endovascolare
e quindi questo è un problema che dal punto di vista organizzativo
uno si deve porre
in un contesto come quello
ma te lo devi porre anche in un contesto
dove fai chirurgia robotica e non c'hai
un volume dei casi, l'IFO a Roma
ha chiuso già i mille interventi
a settembre-ottobre
è evidente che lì
sono capace di fare qualsiasi tipo di intervento
di robotica ma devo fare anche
le conversioni perché gli capitano
non è che non gli capitano
il problema sono i capelli bianchi
delle persone che stanno andando in pensione
le stile e le competenze
su campo
anche io ce l'avevo in libia
il problema sono le skill e le competenze
dei nostri colleghi
che lì ovviamente hanno
dell'anziano, dell'esperto
perché ci sono delle competenze
che per quanto possano essere scritte
su tutti i libri stanno solamente
all'interno delle sale operatorie
se non ci sono dei momenti
nel quale queste vengono
trasferite
a breve, e non sto parlando
La mia preoccupazione è nel giro dei 5-6 anni dove per esempio nel mio blocco tutto il gruppo della chirurgia generale dove si fanno pancreas, fegati e quant'altro, molto probabilmente io perderò il 70% degli anziani perché andranno in pensione e a oggi i 13 colleghi nuovi che sono entrati non hanno quasi mai avuto l'opportunità di questo interscambio.
e secondo me bisogna ragionarci
il tema è molto rischioso
ma anche una riflessione
io la voglio fare
l'infermiere esperto
quanto è disponibile
a voler trasferire le competenze
all'altro
allora un po' è come il chirurgo
il chirurgo di fama
che non fa mettere le mani a nessuno
la stessa cosa ragazzi
un po' di autocritica ce la dobbiamo fare
e che lo facciamo anche noi
io ricordo
Io ricordo quando sono entrata il primo giorno in sala operatoria, c'era tutta questa cosa, è arrivata quella nuova, non tutti erano disponibili, io ho imparato tanto da un infermiere generico che mi ha dato tanto, ricordo il suo nome, il cognome, di dove era, ma gli altri erano un po',
per avvicinarsi al tavolo
a fare determinate cose
mica era facile
perché tu eri sempre
l'ultima arrivata
allora ci dobbiamo mettere
in discussione
e dobbiamo decidere
effettivamente
che le competenze
tenersele per sé
non serve a niente
le possiamo pure certificare
ma dobbiamo essere
disponibili a lavorare
quel metodo
a cui faceva riferimento
il collega
è un metodo eccezionale
ma anche lì
dobbiamo coinvolgere
le altre professioni sanitarie
perché ce le diciamo tra di noi
è difficile coinvolgere nelle criticità
i chirurghi
perché sono cose superficiali
cose che non servono, cose inutili
ma in realtà non è così
loro difficilmente per esempio partecipano
ai corsi di formazione per la sicurezza
delle sale operatorie, nella mia azienda
ne ho organizzati tantissimi, c'erano solo
e sempre gli infermieri
difficilmente il chirurgo
perché la vedete come una perdita di tempo
perché ognuno pensa per sé
ma non è così
sì, cioè il sistema si evolve ma ci dobbiamo evolvere anche noi
quindi un po' di autocritica prima per noi
posso fare un intervento pure io
visto che mi state facendo intervenire
cioè richiedendomi più volte con i capelli bianchi
forse sono l'unico che ha i capelli bianchi totali in questi casi
che a volte ci pensa
ma i capelli sono fatti perché effettivamente
tra i cinque anni di lavoro in salvatore
li sto facendo ancora molto incessantemente più di prima
quindi sto subendo pure io questo momento di evoluzione
di cambiamenti tra chirurghi
e infermieri, se non parliamo poi
degli os, che è un altro argomento a parte
che sto cercando di coniugare insieme a loro
ovviamente come sto cercando di fare
la pazienza è tantissima
grazie all'esperienza e alle competenze
che mi sono acquisite per tanti anni e grazie
ai vari confronti che mi faccio
con i colleghi di un po' tutt'Italia, grazie a AICO
insomma cerco di intervenire
innanzitutto con la presenza
sono sempre presente lì, possibilmente
nei momenti in cui si generano alcuni
i conflitti e cerco di intervenire subito
c'è un rapporto continuo con i primari
e i chirurghi poi ma prima con i primari
a programmare una seduta operatoria
che sia consona a quelle che sono
le necessità e le esigenze
del blocco operatorio in quella mattinata
quindi cerco di fare dei briefing prima
che si programma una seduta operatoria
per cercare di capire come poter andare in quella giornata
poi mi chiamo i componenti dei turni
di quella giornata lì e faccio un sorta di passaggio
così informativo e comunicativo
magari di confronto anche con i colleghi
Quindi io credo che la presenza, il poter comunicare, il poter convincere, il motivare soprattutto i colleghi a lavorare in un certo modo,
probabilmente forse qualche conflitto si riuscirà a limare.
Avendo questo copo e da dietro si deve lavorare anche sugli altri componenti, che sono gli anestesisti, i chirurghi, i tecnici,
per fare in modo che poi l'infermiere sia il protagonista della salvatoria, che se non lo rendiamo e facciamo vedere,
ma soprattutto diamo responsabilità
che l'infiammiere è il responsabile
ma il protagonista della sua operatoria
creando un po' delle leadership
nel contesto
è chiaro che poi magari quel processo chirurgico
non potrebbe andare avanti
quindi io sto cercando di fare in questo modo qua
e qualche risultato sto avendo
anche perché vengono da un po' della campagna
che stanno chiamando un po' da vari territori
non motivati a venire a lavorare
a battipaglia che è un po' più distante
però sto cercando di capire
in modo anche con un po' di psicologia
di capire dove posso intervenire
per motivare quel personale
e fargli lavorare bene
pare che fino ad oggi ci sia quasi riuscito
anche se l'impegno è gravoso e tantissimo
altre domande?
c'è Enzo che vuole riprendere
il discorso degli os magari, è vero?
no
Enzo è Presidente regionale Campania
e fa parte del Comitato OPI
del Consiglio OPI Napoli
volevo ritornare su quell'argomento
e in particolar modo segnalare che questo problema non ce l'abbiamo solo noi infermieri,
di recente anche un'altra professione sanitaria si è vista in qualche modo minacciata dall'idea
di questo attuale governo di creare una figura intermedia che possa fungere in qualche modo
e sopperire alla mancanza di questa figura professionale, però io invito a fare una
riflessione. Perché questo accade? Perché ci cadono dall'alto delle decisioni e quindi
siamo costretti molto spesso ad attuare un approccio reattivo, rincorriamo possibili
soluzioni. Il problema è facile perché lì dove si decide delle sorti del sistema sanitario
nazionale ci sono tutte le figure professionali tranne che gli infermieri e non è vero che
gli infermieri non si candidano per ricoprire questi ruoli, siamo noi che non li supportiamo,
io in primissima data, quindi dobbiamo fare un attimo autocritica e se vogliamo vivere
un'esistenza professionale più seria dobbiamo ragionarci su questo aspetto perché è lì
che si decide, non possiamo sempre rincorrere e rincorrere per cercare di risolvere, perché
l'idea del tecnico per esempio non può essere venuta da un'infermiera, l'idea del super
però non può essere venuta un'infermiera e se ci fosse stata un'infermiera con potere decisionale in quell'occasione io immagino che le cose sarebbero andate diversamente, quindi il mio è soltanto un appello al buonsenso e all'unità professionale.
E' un po' come dire che oggi i sindacati vanno a contrattare per noi, insomma, e che non sono adattezza e competenti per...
Giusto, un po' come dire questo, no? Lancio un'altra bomba.
Però ecco, far parte di ordini, stimolare gli ordini a farli lavorare meglio e bene, più presenti.
Società scientifiche soprattutto, perché oggi ovviamente le società scientifiche ce ne sono un bel po', in tutti i settori.
Fino a un certo punto perché anche l'ordine molto spesso la decisione già la trova presa e anche l'ordine a sua volta che dovrà poi combattere per far tornare sui propri passi quella commissione,
quell'organismo politico eccetera
quindi l'ordine è bene
ma fino a un certo punto perché anche l'ordine
soffre di questo aspetto
perché si trova calato dall'alto
delle decisioni prese da altri
che non hanno proprio la benché minima
idea di chi sia
l'infermiere e quale
sia la sua specificità
all'interno del sistema sanitario della nazione
solo questo
a volte mi domando
ogni ordine provinciale
regionale fanno parte almeno 26 componenti infermieri circa più o meno tra i vari comitati,
le società scientifiche ne fanno parte un bel po' di persone, FNOPI che è un po' la
sede principale degli ordini, se noi che ne facciamo parte infermieri, io pure ne faccio
parte dell'ordine di Salerno e non siamo lì a controbattere continuamente quindi a
migliorare quelli che sono i percorsi o le ipotesi di miglioramento per gli infermieri
e quando ricapiamo qualche cosa. Io avevo proposto al mio ordine appunto di andare un po' sulle aziende sanitarie
a fare un po' di riunioni con il personale e capire un po' le problematiche.
Pare che finalmente forse qualche cosa sta muovendo in tal senso con la cosa di fare formazione
e quindi di introdurre degli argomenti pratici ovviamente perché oggi siamo ritornati a parlare ancora di nuovo
di lavaggio mani, prevenzione di infezioni ospedaliere, nosocomiali, quindi argomenti che da anni
se ne sono stati trattati ma non ovviamente eseguiti bene
e stiamo ritornando a questi argomenti qua
quindi fare un giro, anche l'ordine presente
nelle aziende sanitarie per fare un po' di briefing
o delle informazioni comunicative non sarebbe male
ovviamente associate anche a dei componenti di società scientifica
inerenti a quelli che sono gli argomenti da trattare
potrebbero essere delle idee magari
certamente la comunicazione è il fattore principale
l'informazione è ancora più importante
Forse l'ordine FNOPI non sta andando nella direzione che noi vorremmo, il lavoro da fare è quello, nel senso che abbiamo intravisto un percorso quasi definito su lauree magistrali ad indirezzo chirurgico,
questo che dimenticandosi che nelle sale operatorie c'è altra gente che forse andrebbe valorizzata attraverso master, cioè la legge 43 se non ricordo male, parlava già di master, quindi andare in quella direzione oltre che a laurea magistrale all'indirizzo chirico forse è la strada da prendere.
Poi c'è tutto il problema dei Med45, bisogna infilarsi all'interno delle università per poter ricoprire posti che devono essere di nostra proprietà,
per dire proprio perché se viene, adesso non voglio parlare dei chirurghi perché è come sparare sulla Croce Rossa da un certo punto di vista,
però intendo dire che se abbiamo spazi da occupare per poter far vedere quello che è necessario dimostrare è là che bisogna intervenire.
Fnopi forse bisogna che si alline un po'
insomma per chi di voi è stato a Rimini
a un certo punto Paes dei Mori
che fondamentalmente è Fnopi
non è che fosse l'amico di Buttarelli
ha messo in evidenza proprio distanze
non so se ancora colmate
ma è chiaro che anche con Fnopi
dobbiamo fare dei ragionamenti seri
e sicuramente la figura dell'infermiere
è un lavoro che vedremo
non certamente fra due giorni
il dibattito è aperto
quindi l'invito è proprio questo
mi sembra troppo
semplicistico ragionare in una roba
complicata che ovviamente su cui dovremo
tutti quanti insieme battagliare
perché le cose sarebbero anche
scritte, poi possiamo essere d'accordo
con Fropi
anche il sindacato
ha una sua importanza nel negoziare alcuni
aspetti, non è che il sindacato è il male
e quindi abbiamo bisogno di forza
siamo in 450.000
e ci mettono i piedi in testa
questo non va bene
adesso non voglio fare l'agit prop
però di fatto ci sono tanti argomenti
che vanno un po' raffinati
hai perfettamente ragione
infatti io dico anche a proposito di ciò
se siamo 450.000
e si sono accorti degli infermieri
solamente durante il covid
c'è qualcosa che non va
fenopi non ci rappresenta
Questa domanda, secondo me sono d'accordo con questo, non lo so, non sta facendo nulla perché se durante il covid al di là delle professioni sanitarie la figura che si è vista più sui social, sui giornali con le mani in testa stanche erano gli infermieri, io sfido che il cittadino non voglia essere assistito e non voleva essere assistito in quel momento da un tecnico, voleva essere assistito dall'infermiere ed era l'infermiere quello che alla fine era accanto al paziente,
Al di là di tutte le altre figure professionali. Quindi secondo me noi in quanto infermieri dobbiamo cominciare a cambiare anche il paradigma di come gli altri ci vedono perché comunque la professione sanitaria non è medica, chirurgica, chirurgica, secondo me è infermierocentrica allo stesso modo.
Quindi sicuramente noi dobbiamo trovare i canali per farci rappresentare e farci vedere meglio, non siamo un numero da niente, 450.000 infermieri, un esercito io direi se fossimo uniti tutti e rappresentati secondo me in maniera diversa.
C'è qualcun altro che vorrebbe intervenire dopo, così sentiamo anche qualche altra voce, qualche voce che magari si vuole aggiungere al commento, perfetto, dai un contributo Paolo.
Io ho una cosa da aggiungere, io sono Matt, vengo dall'Australia, io ho fatto l'università in Australia 25 anni fa, era difficilissimo entrare e fare l'infermiere perché praticamente la qualità del nostro lavoro è molto alta,
abbiamo un ente dietro fortissimo, i stipendi altissimi, ovviamente nei tempi di Covid è peggiorato tutto
e sono anche disparati per gli infermieri in Australia però all'epoca un ente dietro che facevamo i shop
si faceva tutti di più per farci rispettare, purtroppo io non lo vedo molto in Italia
Hai messo la mano nella piaga, non il dito, la mano nella piaga
Un altro aspetto che volevo
non so la collega del blocco
di San Camillo
ha posto un tema
bello tosto
perché non è solo
il non voler rilasciare esperienza
che francamente considererei
stupido, che cosa vuoi che ti porti
via un ragazzotto di 20 anni
che vuole
devi cederla, il problema è che
anche i chirurghi nel momento in cui
devono tornare indietro
hanno lo stesso problema
credo, perché la tecnologia è importante
ma effettivamente i passaggi
che quelli con i capelli bianchi hanno vissuto
facilitano
un ritornare a tecniche
classiche, è un problema in effetti
che va attenzionato
ma infatti
lei è nella condizione di
credo, per quanto sia possibile
poter, come dire
introdurre i giovani, visto che comunque
lavorano tanto e quindi i tassi
di riconversione, ma a chi lavora
in piccoli ospedali
e a chirurghi giovani
non esperti
diventa ancora più complicata
questa cosa, è un aspetto che
ci toccherà come potenziali
utenti.
Fa a tutti gli effetti parte
delle questioni
organizzative da risolvere oggi.
Certamente, e poi
vedo tanti giovani
ma vedo anche tanti...
Io ho visto due colleghi qua avanti
che sono stati sempre attentissimi a tutte le azioni
penso che avranno anche qualche cosa loro da dire
da intervenire su questi argomenti
qualche domanda
do la parola subito
l'altra cosa è che mi sembra
che i colleghi di adesso
vivano il lavoro
che gli sta l'operatore
che io vivo in un altro modo
come un'esperienza
oggi sono qui, domani sono là
un po' fluidi sono
e questo da un punto di vista della società
anche del lavoro
E' un qualche cosa su cui bisogna stare attenti.
Ce l'ho e sono andata in crisi ma io sono quattro anni e mezzo che lavoro in sala operatoria, non l'ho preso come un'esperienza perché ho scelto di andare in sala operatoria, l'ho data come unica opzione quando mi hanno assunto in azienda
e da noi non vedo questo problema di perdere almeno nella mia sala io strumento esclusivamente urologia e di perdere quello che c'era una volta a me è stato trasmesso dalle mie colleghe siamo un team molto unito e siamo molto uniti anche con le altre figure professionali che ci sono
con i chirurghi tantissimo
in sala
è brutto da dire come andiamo
ma siamo noi che gestiamo tutto
anche i chirurghi
loro hanno molto rispetto
per la nostra figura
ma soprattutto
è un schizzaico?
no, pertanto l'invito è
lavoro a Trieste
anche meno
E' questione anche di carattere, di farsi rispettare, io mi faccio rispettare, loro in più di me non hanno credo niente e quindi non mi faccio mettere i piedi in testa, poi dipende anche dal carattere delle persone.
Quando parlavo di competenza, noi siamo una famiglia, ci supportiamo in tutto, non esiste che i problemi vengano discussi in separata sede, non di fronte a chirurghi e non di fronte a nessun'altra figura professionale, però so che è una cosa che non è da tutti,
Nelle altre sale operatorie del nostro complesso non ci sono questi gruppi qua, però cerchiamo di trasmetterlo anche agli altri colleghi e per quanto riguarda il dimenticare la chirurgia open o qualsiasi altra cosa, a me è stato trasmesso tutto quanto.
Poi sta secondo me anche nell'esperienza e nel fatto che se io una prostata non la faccio da, penso di averne fatte due in quattro anni, se so come approcciarmi a una chirurgia open in generale riesco a trovare il modo anche di, cioè io non ho mai fatto un rene rotto per esempio in emergenza, se dovesse capitarmi sta a me sapere come farlo.
e non mi è stato detto, mi è stato detto una volta stop, sta a me trovare l'escamotage per portare il paziente che è la cosa più importante per tutti in una sala operatoria,
non sono i colleghi, non è il chirurgo, è il paziente, sano e salvo fuori dalla sala, qualsiasi cosa, se io ho un dubbio chiedo al chirurgo e il chirurgo mi risponde sempre,
sempre se non mi risponde glielo richiedo finché non mi risponde.
Se ha qualcosa da dire gli dico che sono affari suoi,
che se lo tiene per sé e che io voglio una risposta
per la sicurezza del paziente.
Aggiungiamo la parola anche del collega, un suo contributo.
Due appunti, uno sulla questione della chirurgia open,
sempre per la collega Miriam Lacio.
Non è tanto una questione di fare palestra,
cioè di vedere tanto open per rifarlo.
È una questione di metodo semplicemente.
se lo vedo una volta lo memorizzo, descrivo i passaggi e lo saprò fare, lo saprò trasmettere
io non ho una grandissima esperienza però riesco a trasmetterla ai miei colleghi
quando facevamo la semplice ernia inguinale spiegavo che i passaggi potevano essere simili in un'urgenza
simili li potevamo portare in un colon
la chirurgia più grossa che ci può capitare ha sì bisogno di training ma ha bisogno prima di tutto di metodo
il secondo punto invece è sul fatto che siamo un esercito
La domanda è quanti soldati siamo però, perché se è un convegno di rilevanza internazionale su 450 mila infermieri in Italia saremmo un centinaio.
Quindi la vera domanda è chi di noi vuole portare avanti tutti questi aspetti, quanti veramente?
Quanti colleghi abbiamo, chiediamoci che ci fanno ancora l'appunto, ma aspetto che sia il medico a dirmi qualcosa.
Ci sta qualche altro contributo che vuole incentivare?
Io volevo ascoltare i miei colleghi con i quali poi dopo faremo una relazione e pensavo appunto all'approccio formativo che un nuovo arrivato in sala operatoria è importante che abbia.
ascoltavo te che dicevi
è importante vedere la prima volta
e quindi costruire un metodo
riproducibile poi su tutti gli altri casi
dice questo potrebbe essere sufficiente
e su questa cosa ti faccio un piccolo appunto
perché non è sempre così
la standardizzazione nel nostro lavoro
è alla base per agevolare
quello che è l'apprendimento
Quindi sicuramente la standardizzazione è la base, però quella piccola quota parte di esperienza ti porta poi a quella sicurezza nella comunicazione, nell'affrontare il chirurgo, nell'affrontare anche il momento di criticità all'interno del momento operatorio.
E quindi secondo me è importantissimo prima di approcciarsi al mondo della tecnologia che è entrato a gambaritta dentro le nostre sale, sicuramente è importantissimo affrontare tutto quello che era il primo, il prima.
Quindi non sono quella che pubblicizza le grandi tradizioni, io delle volte faccio le battute anche ai chirurghi e gli dico solo grandi tradizioni, quindi sono per il nuovo però va assolutamente potenziata e fatto comprendere che prima di approcciarsi alla tecnologia,
Proprio per affrontare tutte quelle che sono le difficoltà di una conversione, di un'emergenza, affrontare il prima, quindi l'open, era solo questa piccola osservazione.
Poi non so se ci avviamo verso la chiusura, volevo dire un paio di cose, io mi ero segnato delle cose e poi non le avevo trattate volutamente perché quando sento delle parole mi vengono le bolle,
quando si parla in sala operatoria
quando si comincia ad utilizzare la parola famiglia
così
addrizzo sempre un po' le antenne
come l'altra parola che mi fa venire le bolle
è arrangiarsi
questo non dovrebbe essere
all'ordine del giorno
in una discussione come questa
io non ne faccio un discorso
tramandare la tradizione
faccio un discorso di casistica
nelle stanze a fianco i chirurghi
discutono di quanti interventi fanno
e quel numero di interventi che fanno gli dà le skills per poter poi tramandare o insegnare agli altri come si fa un intervento e è questo il tema che dicevo che va tenuto all'ordine del giorno.
Tu sei fortunata perché lavori in una sala operatoria specialistica e questo è un altro dei temi che va messo in questo discorso. Come io ho lavorato per 14 anni in una sala operatoria di cardiochirurgia ma io in una sala operatoria di cardiochirurgia con due mesi ho preso una strumentista che veniva dal reparto, l'ho impacchettata e dopo due mesi andava al tavolo su tutta l'elezione da sola.
però per due mesi è stata da lunedì al sabato tutte le mattine vestita, allora bisogna analizzare intanto il contesto, poi fa un ragionamento su che cosa ti offre quel contesto in termini di numeri e di esperienza,
perché chiaramente se faccio l'urologia alla clinica di Santa Lucilla che sta non so in quale posto e la faccio all'IFO è tutta un'altra storia perché all'IFO metto nel lista 4 nucleoresezioni e una prostatectomia radicale in una giornata,
capisci bene che l'infermiere che entra in tracquasa operatoria dopo due mesi, una cosa invece la vorrei dire rispetto a quelli che sono gli organismi e vengono all'esercito,
qui bisogna distinguere i piani
c'è un piano che è sindacale
che si occupa del lavoro, della contrattazione
c'è un piano che è quello della federazione
che si occupa del ordinistico
si occupa di etica, dell'immagine della professione
della crescita e tutta un'altra serie di cose
e poi c'è quello delle società scientifiche
che è il nostro e che si occupa della scientificità
della professione, il problema più grosso
di questi ultimi 20 anni è che questi tre piani
non hanno dialogato
come dovevano, sta tutto lì
perché dei progressi sono stati fatti più o meno
in ogni campo ma non si sono riusciti a mettere insieme le cose fondamentalmente.
Mi posso agganciare a quello che stai dicendo in riferimento a quello che ho sentito prima
sul discorso rappresentanza a livello nazionale e quindi politica, io sono dell'idea opposta
cioè nel senso che per me dovremmo proprio tendere a eliminare le figure professionali
quindi delle figure di riferimento come i medici, gli avvocati e quant'altro dalla categoria politica e lasciare questa mano alla politica, questo perché? Perché in realtà quella che è la politica dovrebbe essere una sorta, naturalmente voi mi dite questo è idealismo, sono d'accordo, questo è un sogno, sono d'accordo,
Però questo per dire che la voce dell'infermiere dovrebbe essere rappresentata all'ordine che si dovrebbe far sentire a livello di categoria.
Penso che siamo benissimo nei tempi, quindi andiamo giusto due minuti perché così chi ci ha d'accordo.
Però questo è un mondo ideale chiaramente, purtroppo questa è la dinamica a livello mondiale e credo che sia il caso di guardare ciò che abbiamo oggi.
La rappresentanza da parte della FNOPI stona, sono due termini, la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche ha come obiettivo principale, e lo dice la legge 3 e non lo dico io oggi, la tutela del cittadino.
e essendo un ente sussidiario dello Stato si sostituisce ai poteri del Ministero della Salute
quindi rappresenta il Ministero della Salute nel rapporto che c'è tra infermiere e cittadino
quindi rappresentanza, dico questo perché il termine rappresentanza quando si usa
si usa molto spesso per parlare di sindacato e quindi ritorno all'esercito
Purtroppo la federazione non ha potere di indire scioperi, non ha potere di rappresentanze in questo senso qua.
Quindi è chiaro che per tutelare il cittadino deve mettere in piedi tutta una serie di strategie, di interlocuzioni perché non può anticipare le problematiche.
e qui ritorno al fatto che le problematiche se le vogliamo eliminare le dobbiamo eliminare sul nascere e non combatterle
e la cosa migliore, ce lo insegna il rischio clinico, la cosa migliore è eliminare le cause e la radice.
Quindi sarebbe il caso che in questo attuale sistema che ci dobbiamo tenere
avere qualcuno che sente una proposta e almeno ha da ridire con competenze e professionalità.
E questo è il mio sogno.
Grazie Enzo, seguo quello che ha detto Dino prima, abbiamo tre livelli e ogni livello noi ne facciamo parte, facciamoci sentire ancora di più, ancora meglio, ancora più presenti forse gli obiettivi raggiungeremo.
Comunque voglio ringraziare questa metà mattinata che abbiamo fatto stamattina ai relatori, soprattutto i giovani relatori con Loredana, Maria e Maria Grazia che hanno veramente dato una qualità alta del profilo professionale e scientifico di questa mattinata.
Oggi c'è un bel pomeriggio lo stesso intenso e tecnico soprattutto e quindi ancora modo per poter sia usufruire che magari controbattere o dibattere agli argomenti e finiamo qui la sessione di mattina se volete raggiungere il lancio adesso e poi riprendiamo alle 14 di oggi pomeriggio.
Grazie ai partecipanti.
AI 对话
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