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15° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA II SESSIONE SETTING ASSISTENZIALI IN SALA OPERATORIA. DALL’ACCOGLIENZA ALLA DIMISSIONE: APPROFONDIMENTI Moderatori: L. Cappelli (Bari) R. Cipri (Corato, BA) Focus sulla COMUNICAZIONE M. Stingone (Napoli) Focus sulla sicurezza, il razionale dei Bundle P. Lattarulo (Manduria, TA) Focus sulla sicurezza in ANESTESIA S. Casadidio (Roma) Focus sulla FORMAZIONE G. Salamanca (Catania) Setting chirurgico BASSA- MEDIA- ALTA complessità A. Baglio (Sassuolo, MO) Discussione C. Razzini (Brescia)
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Ben ritrovati dopo la pausa caffè riprendiamo i lavori. Adesso ho il piacere di annunciare la collega Adelaide Baglio, lei si occupa, coordina sia il blocco operatorio dell'ospedale di Sassuolo che anche la centrale di sterilizzazione.
Quindi vedremo due competenze e due responsabilità messe a confronto e sarà appunto importante stare a quantizzare qual è il suo setting organizzativo per quanto riguarda l'alta, la media e la bassa complessità.
A lei la parola.
Buongiorno a tutti, ringrazio AICO per l'opportunità che mi ha dato, ringrazio in particolare il Presidente per farmi sentire come in procinto di un trapianto.
In questo, pochi minuti fa, ho pensato di modificare un po' quella che è la mia presentazione, preparata in maniera molto classica con alcune slide su quelli che sono,
che cos'è la sala operatoria, la complessità di lavorare in sala operatoria, che setting è necessario e quali sono le competenze di un infermiere che desidera lavorare, voglia lavorare in sala operatoria,
perché comunque ne hanno parlato i colleghi ampiamente e con competenze maggiori delle mie sulla formazione anche
e vi racconto quella che è la mia realtà.
Noi siamo, vi spiego la mia realtà comunque come struttura, è una società privata a statuto speciale
con una parte del 51% dell'azienda ASL di Modena e un 49% di una società privata.
Lavoriamo con la struttura a intensità di cura, sia internistica che chirurgica.
Vi evito tutte le slide su che cos'è la sala operatoria, da che cosa è vincolato la struttura e l'organizzazione della sala operatoria, cosa serve per gestirla in maniera efficace così non vi annoio più di tanto.
Una cosa invece a cui tengo è da dove parte il processo decisionale, sia da parte del coordinatore che dell'azienda, ma anche da parte degli infermieri, cioè il paziente.
Cos'è che noi vogliamo dare a loro? Quando penso all'organizzazione del turno, a prescindere dalla complessità dell'intervento, penso ciò che io voglio dare al paziente.
Quindi un personale che lavori secondo le evidenze, secondo le linee guida, che sia puntuale non solo nell'orario di servizio ma anche nel valutare il paziente dedicando a lui il tempo necessario per ogni singolo atto che fa nei suoi confronti.
questo per dar la possibilità di offrire un'assistenza di qualità
e naturalmente non è da sottovalutare anche il rispetto di quelle che sono le risorse che l'azienda ci fornisce
facendo affidamento a questi principi credo che si possa creare effettivamente anche una soddisfazione
sia per il paziente ma anche di tutto il personale
Cioè creando degli stimoli anche affinché anche loro riescano a trovare motivazione e mettersi in gioco ogni giorno.
Gestire un blocco operatorio, ho scritto le figure classiche a cui siamo abituati, l'anestesista, il chirurgo, gli infermieri, gli os e i tecnici di radiologia.
Io ho dimenticato una parte qui e sono, oltre alle persone che afferiscono, studenti, tirocinanti, i tecnici dell'ingegneria clinica, che sono un fulcro nella sala operatoria, perché quando qualcosa non funziona non si può aspettare il giorno dopo.
Se qualcosa non va va sistemato immediatamente e io non li ho messi lì e nella gestione di un blocco operatorio c'è anche questo.
Il tecnico della manutenzione generale, dell'impiantistica, sono anche molto soddisfatta dei nostri tecnici, in caso ci sia qualcosa che non funzioni riuscire a reperire immediatamente e far sì che tutto torni alla normalità.
Cos'è che punto quando pianifico quello che è il fabbisogno?
Alla sicurezza, al benessere organizzativo, l'ottimizzazione di risorse, la puntualità e l'ordine.
Le passo velocemente perché comunque penso che siano cose che tutti voi già conoscete.
Queste sono le figure infermieristiche che accedono al lavoro in sala operatoria. Conoscete tutti quanti, siete infermieri di sala operatoria o coordinatori e quindi conoscete le competenze di ogni singola figura.
La formazione, ne ha già parlato il collega precedentemente, una cosa che io tengo molto è le competenze non tecniche, per quanto riguarda quelle tecniche mi è facile valutare il personale che inserisco all'interno del blocco operatorio perché comunque avendo lavorato come infermiera di sala a mia volta riesco a valutarlo.
Sono importanti secondo me anche quelle non tecniche che sono una piccoliarità che non sono di tutti per quanto riguarda la realtà della sala operatoria.
C'è una predisposizione, una volontà, una passione che fa sì che si ha un occhio diverso rispetto a conoscere semplicemente il fatto che smontare un respiratore per sterilizzarlo,
io ti insegno come si fa e tu riproduci la stessa cosa credo che sia legato anche a sentirsi parte
di un sistema che mi sto chiedendo ancora sono giovanissima come coordinatrice non di
di età, sono solo 11 mesi e ancora mi sto chiedendo come poter valutare e far valutare
ai collaboratori a cui affido il tutoraggio dei nuovi arrivati la valutazione delle competenze
non tecniche. Spero di avere presto una risposta, magari qualcuno di voi può aiutarmi in questo.
L'organico. Vi parlo della scelta della nostra azienda. Noi all'interno della sala operatoria abbiamo sempre tre infermieri, cioè le figure strumentiste, infermieri di sale e infermieri di anestesia.
È una scelta aziendale, nelle attività a bassa complessità potremmo comunque inserire come figura seconda di sala operatoria l'OS, ma abbiamo una realtà in cui dobbiamo far fronte anche all'emergenza,
perché oltre alla chirurgia generale, ortopedia, i reparti sono proctologia e altri di media complessità, abbiamo l'ostetricia.
L'ostetricia viene considerata ad alta complessità per far fronte anche ai cesari in emergenza non previsti anche come, oltre alla sala delle urgenze, la possibilità che accada un'altra emergenza in contemporanea.
Questo ci permette di poter reperire in un momento di emergenze contemporanee altro personale per attivare una seconda sala.
Cosa succede nel percorso di emergenza? Ed è qui la motivazione della scelta di tre infermieri in sala operatoria.
Abbiamo sempre una sala operatoria disponibile e un'equip per le urgenze.
capita che si possano verificare un'urgenza o un'emergenza in contemporanea
quando tutti gli operatori sono già impegnati in altre sale operatorie
a questo punto arriviamo appunto a un momento di saturazione della situazione del personale
ma comunque l'emergenza è da affrontare
A questo punto si attiva andando a reperire lo strumentista e l'infermiere nelle sale con bassa o media complessità e si attiva la seconda sala delle urgenze.
Da dove parto per decidere l'organico che mi serve durante tutta la programmazione?
Ho il programma aziendale, adesso che vi ho messo dicembre perché è l'ultimo mese appena arrivato, dove mi dicono quali sedute io devo affrontare.
Al di sotto è un'attività ambulatoriale vera e propria, cioè proprio quelle, i NEI, i tunnel carpali, per farvi alcuni esempi degli interventi che vengono affrontati.
Partendo dalla programmazione aziendale io sviluppo, questa è la piattaforma delle nostre sale, quelle sono le sale del mattino e dove sono destinate e sotto ho le sale del pomeriggio, è un semplice foglio di Excel che mi fa il calcolo giornaliero di tutte le sale che io ho in una giornata, suddivise tra mattina e pomeriggio e il totale mensile.
Questo da qui mi faccio il calcolo del fabbisogno infermieristico, è sempre un foglio di Excel, era molto lungo quindi l'ho diviso in due pagine, mi fa il calcolo direttamente degli strumentisti che devo avere con un minimo a cui non devo scendere.
Qual è il minimo? È uno strumentista per ogni sala più, in base al numero di sale che ho, uno, due o tre. Per spiegarmi in maniera, con un esempio, ho due sale di ortopedia, io devo avere in quella giornata lì e in quel turno almeno tre infermieri strumentisti di ortopedia.
Questo perché devi sempre prevedere una malattia, un malessere e non scendere sotto a quel numero. E così, oltre al numero degli strumentisti, ho poi il calcolo di tutto il personale che ho bisogno per poter gestire il numero di sale in quella giornata.
E anche stessa cosa per gli os che non entrano in sala operatoria salvo criticità del personale negli interventi a bassa intensità chirurgica, loro hanno più un ruolo di spostamento del paziente dalla zona filtro alle sale operatorie, il riordino, lo stoccaggio del materiale non specifico.
E un infermiere sempre in recovery room.
Questo è il foglio di calcolo di Excel, semplicissimo, del personale.
Nella nostra realtà abbiamo una suddivisione per specialità.
Abbiamo infermieri di ortopedia, della chirurgia addominale e delle miste.
Le miste sono le piccole chirurgie otorino, vascolare, flebologia, oculistica e dermatologia.
Il foglio mi fa il calcolo delle presenze totali e dei reperibili, questo mi facilita per dire che ho annullato completamente gli errori di calcolo del fabbisogno.
E poi gli infermieri di anestesia, scusate mi stavo dimenticando questo pezzo. Ho poi degli strumentisti che sono in grado di stare sia alla strumentazione che come infermieri di anestesia.
Questo penso sia una ricchezza, seppur sono sostenitrice della specializzazione, sinceramente. I tutologi, è vero che possono essere utili nei momenti di criticità, ma io penso sempre a cosa voglio offrire come assistenza e anche come motivazione del personale,
perché diversamente si troverebbero a sentirsi delle pedine che vengono mosse in base alle esigenze a prescindere da quali sono le loro competenze.
Il percorso formativo, quando viene inserito un nuovo infermiere, parte con l'affiancamento, faccio un affiancamento minimo di due mesi,
prima dei due mesi non fanno neanche reperibilità, è un affiancamento vero e proprio.
Gli strumentisti in base alla specialità arriviamo anche a sei mesi di affiancamento,
che non vuol dire che per sei mesi ci sono due persone a strumentare, il primo mese sì,
il pian pianino c'è un distacco in base all'apprendimento dell'infermiere
e il secondo è sempre uno strumentista esperto.
Questa invece è il foglio di Excel per la programmazione giornaliera.
Una volta che sviluppo il turno e il numero di sale che devo affrontare in quel giorno
ho tolto i nomi per questione di privacy.
Questa è sempre la piattaforma delle nostre sale operatorie.
Su divisa inserisco al primo posto lo strumentista,
al secondo l'infermiere di sala, al terzo quello di anestesia. Sotto voi non lo vedete, ho poi il foglio di controllo che mi fa capire se ho inserito due volte per errore l'infermiere in quella giornata.
E quindi ho il controllo sia se ho inserito qualcuno due volte e quindi ho sbagliato la programmazione o conferma che la presenza l'ho inserita.
suddiviso a mattina e pomeriggio e questo lo produco ormai ogni giorno, ho smesso la programmazione settimanale perché tra cambi, malattie eccetera io tutti i giorni non vi dico quanto tempo passo a risistemare la programmazione giornaliera.
Ho l'abitudine comunque di accettare qualsiasi tipo di cambio, l'importante che sia a pari competenze perché non possiamo scendere ai livelli di sicurezza perché comunque se una persona si riesce a organizzare bene nella sua vita personale penso che sia di buon auspicio per rendere poi il giorno in cui tu vai a lavorare più soddisfacente.
la vita a casa penso che sia fondamentale e quindi non do limiti ai cambi, anche se a volte vi dico che respiro profondamente, perché è un continuo riprogrammare, però lui mi aiuta, il foglio di calcolo mi aiuta tantissimo.
Questi sono i numeri che affrontiamo nella nostra realtà. 2153 interventi nel 2018, suddivisi ambulatoriali, oculistica, dermatologia, chirurgia plastica, proctologia, ginecologia, ortopedia, chirurgia generale, otorino, urologia e flebologia.
Qui manca l'ambulatoriale vera e propria, quelle che sono le piccole chirurgie, faccio un esempio Inei, ci sono anche tre sale alla settimana di ambulatoriale puro.
Questi invece sono i numeri di urgenze a novembre 2018, i numeri che abbiamo affrontato quest'anno.
Ho lasciato come ultima slide questa qui perché è una cosa in cui credo nel nostro lavoro
e che se lavoriamo con passione e come diceva prima il collega che ha parlato di formazione, cioè il voler essere dei professionisti e degli infermieri, possiamo fare la differenza nell'assistenza.
perciò il mio intervento qua
anche se non so se è passato
era più che altro per dire
che è un bellissimo lavoro
che se siamo soddisfatti
anche le prestazioni che noi lasciamo al paziente
sono soddisfacenti per lui
e ne ha un ritorno
perché è un momento in cui il paziente
anche se la sala sembra
che uno non abbia contatto con l'utente
in realtà non è vero
Anche nei cinque minuti prima che si addormenti lui si affida a noi. È vero che i pasticcini forse arrivano al chirurgo, non lo so, vivo in sala operatoria, ma la soddisfazione e la sicurezza che noi diamo è impagabile.
e perciò spero che ci sia tanta voglia di crescere, che ci sia un aumento delle professionisti che vanno a fare i master in sala operatori, in anestesia, in strumentazione
e mi auguro un giorno anche che venga riconosciuta questa professionalità perché se dovessi anche io scegliere, se avessi la possibilità, perché facciamo i concorsi quindi non ce l'ho la possibilità,
Se avessi la possibilità di scegliere un infermiere sicuramente anche io guarderei il suo curriculum formativo oltre che a quella che è la sua esperienza e perciò insomma vi lascio con questo messaggio che noi infermieri possiamo fare la differenza nell'assistenza al paziente.
Grazie.
ringraziamo la collega Baglio
per aver illustrato quello che è il suo modello
organizzativo e soprattutto quali sono
gli strumenti che lei quotidianamente
utilizza per organizzare
tutto il blocco operatorio, grazie veramente
io adesso
inviterei la collega
prego Loredana
a te
allora ci sta raggiungendo
la dottoressa
Cristina
Razzini
che è la presidente nazionale di un'altra società scientifica come la nostra che è l'ANIN.
Buongiorno a tutti, permettetemi innanzitutto di ringraziare il dottor Casarano e i colleghi dell'AICO
che mi hanno permesso di tornare in un contesto che io amo molto ovvero quello delle sale operatorie.
Ho infatti lavorato per 20 anni nelle sale operatorie e ho coordinato una sala operatoria di neurochirurgia per 7 anni.
A me è andato come incarico quello di condurre un po' la discussione, tirare le file di questa mattina che devo dire è stata veramente interessante.
Per non dimenticare mi sono fatto un po' di appunti rispetto a quello che i vari relatori hanno trattato.
Devo dire che sono stati toccati punti fondamentali per il lavoro in sala operatoria.
A partire dalla dottoressa Stingone che ha parlato di sicurezza e di prevenzione del rischio.
Allora io da sempre dico che in sala operatoria la comunicazione sostiene due pilastri fondamentali. Uno è la prevenzione del rischio del paziente e dell'operatore perché sono collegati.
Se noi lavoriamo in sicurezza per i nostri pazienti, anche l'equipe è sicura di non incorrere poi in problemi dovuti a degli errori in sala operatoria.
L'altro molto importante pilastro è quello della continuità delle cure. La collega che ha parlato per ultimo, la dottoressa Baglio, che pensava di non essere stata efficace, ha sottolineato invece una cosa fondamentale, è quello che il paziente deve stare al centro e importante anche in sala operatoria.
La comunicazione in sala operatoria è di pochi minuti col paziente, dipende dal tipo di intervento, a volte mezz'ora, dipende dall'organizzazione, ma l'intervento chirurgico è un momento eccezionale, fortunatamente aggiungo, per una persona, perché non è che tutti i giorni entri in sala operatoria.
L'intervento chirurgico accompagna la persona con delle emozioni fortissime, la paura, l'ignoto per quello che sarà il dopo. Pensiamo a interventi che possono andare a modificare anche la percezione di sé, pensate alle estomie, piuttosto che a interventi demolitivi.
Il paziente arriva in sala operatoria con una carica emotiva, ansiosa sul futuro che è veramente importante.
Allora l'infermiere di sala operatoria, io spesso sento dire voglio andare a lavorare in sala operatoria perché non ne posso più del rapporto con i pazienti.
Chi di voi non ha mai sentito fare questa affermazione? E io dico anche no, perché se è vero che nelle unità operative, nelle degenze, tu sei in contatto durante tutte le tue ore di servizio, in sala operatoria quel poco in cui tu ti relazioni col paziente mette le basi anche per la soddisfazione e per la tranquillità del nostro assistito.
Io preferisco chiamarlo assistito, oggi paziente, intanto non sono tanto pazienti.
E poi assistito ci ricorda di ritornare al cuore dell'assistenza, il cuore dell'assistenza che è anche in sala operatoria.
Allora, il collega Salamanca che ha parlato della formazione che è fondamentale in tutti gli ambiti, ma nella sala operatoria tantissimo,
Il primo dice che spesso il lavoro in sala operatoria è un lavoro non visibile, il paziente non ci conosce. Interroghiamoci. Se non ci conosce è nostra assoluta responsabilità. Uno perché non ci facciamo conoscere.
Due perché spesso non tracciamo quello che facciamo, che se da una parte ci serve per la sicurezza, perché tutto ciò che è tracciato, è fatto, è scritto e la persona che lo ha firmato se ne assume la responsabilità e aggiungo da professionista quali siamo, dall'altra parte il paziente ci deve conoscere come persone.
E quindi quante volte accogliamo il paziente in sala operatoria non chiamandolo per nome, non dicendo buongiorno signor Rossi, sono qui, l'aspettavo. Allora come va? È riuscito a riposare stanotte? Quando? Sento ancora oggi dire è arrivato il fegato.
Certo, caspita, siamo proprio bravi.
Nel nostro profilo la relazione è fondamentale.
Quindi, se siamo invisibili in sala operatoria è nostra responsabilità.
Dire al paziente, all'assistito, buongiorno signor Rossi, sono Cristina, sono l'infermiera che seguirà il suo intervento
E controllerò che lei sia ben coperto, che non abbia freddo, che a risveglio mi troverà.
Se avrà dolore aiuterò l'anestesista a far sì che non ce l'abbia. Ci sono.
Io ho fatto un esperimento con i miei colleghi della sala operatoria di neurochirurgia
chirurgia conducendo il colloquio preoperatorio. L'infermiere di sala il giorno prima andava a
parlare col paziente che il giorno dopo scendeva in sala operatoria. Abbiamo testato la soddisfazione
rispetto a questa pratica e abbiamo avuto dei risultati veramente importanti. Ma guardate un
po' la cosa che è uscita di più, al di là di quello che l'assistito ci ha detto, che ci ha riempito
di soddisfazione, in più ci conosceva e ci sono arrivati i pasticcini, ma al di là di quello, che sono battute per alleggerire un po', è stato che gli infermieri, erano anche infermieri storici che da tanti anni lavoravano in neurochirurgia,
ma hanno detto, Cristina, in questa cosa abbiamo ritrovato la motivazione, il nostro essere infermieri,
perché abbiamo ritrovato il contatto con la persona.
Il giorno dopo l'intervento tornavano dal paziente a vedere come stava, come aveva passato la notte, eccetera, eccetera.
E effettivamente è stata una cosa importante.
Quindi se non siamo visibili lo dobbiamo noi, a lavorare in maniera tecnica, a dimenticare che noi siamo lì per la persona, anche accoglierli sempre con la mascherina sul naso, ma che significato ha?
devono vedermi, tanto in quel momento
lì non serve la mascherina
serve dopo, e invece
la persona ha bisogno di un contatto
visivo, ha bisogno di una mano
su un braccio
di vicinanza, a volte non ha voglia
di chiacchierare
però ha bisogno di supporto
quando
lo prepariamo l'intervento
l'anestesista non è ancora arrivato
magari prendiamo noi
l'accesso venoso
piuttosto che
E parliamo del film che abbiamo visto la sera prima, del bambino che ha la febbre, piuttosto che stasera andiamo a cena con gli amici e la persona è lì, sulla barella, con tutte le sue paure, le preoccupazioni, le ansie, dimenticato.
Perché in quel momento, del film che avete visto ieri sera, o del fatto che il vostro bimbo abbia la febbre, non gliene può fregar di meno. Ha bisogno di sentirsi al centro, allora quel centro che si sbandiera, dove se noi ci dimentichiamo queste piccole cose.
Altra cosa, chiacchiero poi se volete intervenire e intervenite perché ovviamente non voglio monopolizzare, ma sono una chiacchierona e ripeto, amo tantissimo l'ambito della sala operatoria.
sentirsi parte di un sistema
lo diceva sempre la collega Baglio
l'infermiera in sala operatoria fa parte di un processo
che inizia nel momento che l'assistito
arriva in degenza e finisce con il ritorno in degenza
siamo un tassello di un processo
ma un tassello fondamentale
Allora, alla fine dell'intervento della dottoressa Stingone a me è venuto un flash, responsabilità professionale, sottolineiamo responsabilità professionale.
Che cosa significa responsabilità professionale? Significa esserci sul pezzo, significa avere ben chiaro quali sono i passaggi, significa anche saper dire al chirurgo o all'anestesista, mi scusi, ma perché fa questa dose di farmaco che mi sembra non rientri nella routine?
routine, non c'è niente di offensivo in questo. In quel momento l'anestesista che fa parte dell'equipe potrebbe anche sbagliare, perché è stanco, perché ha fatto un sacco di ore di guardia, perché, perché, perché, perché è una mamma che non ha dormito tutta la notte col bambino con la febbre, siamo persone, abbiamo fuori una vita e magari intercettato un errore.
Può essere invece che è una nuova indicazione e l'anestesista vi dirà perché adesso si fa così, per questo e questo motivo.
Ma voi non potete pensare di non chiedere, di non aprire un alert, perché comunque siete responsabili di tutto il processo.
ognuno per il suo specifico ma davanti al giudice l'equipe risponde insieme abbiamo parlato di
infermieri specialisti ecco sappiate che più siete specialisti più rispondete in tribunale e perché
perché giudice vi dirà quanta esperienza hai hai fatto il master in di sala operatoria se
Sei un'infermiere specialista e come mai non ti sei accorto di questa cosa?
Differente è l'infermiere che lavora da un mese in sala operatoria, pagherà lo stesso davanti all'errore, ma in proporzione, perché non ha maturato quelle competenze di cui parlevamo prima avanzate.
Allora, la ricchezza dell'equipe. Non per niente il Ministero ci fa compilare le check multiprofessionali dove c'è la firma dell'infermiere, dell'anestesista e del chirurgo.
guardate un po non è a caso ragioniamo sulle cose facciamo i collegamenti ecco il la ricchezza
dell'equipe dicevo e la sorveglianza l'uno con l'altro per lavorare tutti in sicurezza io guardo
il tuo lavoro tu guardi il mio insieme siamo una squadra insieme facciamo la differenza sulla
La dottoressa Stingone ha finito con una frase che io vi richiamo, non c'è cambiamento senza consapevolezza e la consapevolezza io la sottolineo nella responsabilità professionale perché tutti noi diciamo siamo dei professionisti, ci devono riconoscere, siamo dei professionisti.
Quando non ci riconoscono è perché non stiamo dimostrando di esserlo, con la competenza, con le conoscenze e con i percorsi avanzati. Qualcuno vuole dire qualcosa?
Io innanzitutto ringrazio la dottoressa Razzini perché qui, e questo è sinonimo per AICO di un grande cambiamento, cioè le associazioni, noi non siamo autoreferenziali.
AIKO si interessa degli infermieri di camera operatoria, riunisce le specificità di quegli infermieri che operano in quest'ambito.
Però voi avete visto le neuroscienze, ci aiutano anche in questo, è stato un occhio, un guardare da una diversa angolazione.
Adesso noi abbiamo i relatori della giornata, la dottoressa Razzini e noi, è aperta la discussione.
Buongiorno a tutti, sono una strumentista infermiera di camera operatoria ovviamente
e sono d'accordissimo con quello che è stato esposto su tutta la linea
però mi hanno parlato sempre molto bene di questo convegno che si tiene ogni anno a Roma
sono stata e non ero mai venuta, non ho mai partecipato, è la prima volta
resto un po' delusa dal fatto che ancora oggi ci sia una crepa, una divisione tra medici e infermieri
Perché questa discussione che stiamo facendo oggi ci dovranno essere anche i medici. È vero che noi compiliamo una checklist e che ogni giorno vengo derisa dai medici e dagli anestesisti che non vogliono né firmarla né fare insieme a me.
E pur vero, allora io chiedo a voi che partecipate attivamente a questo convegno, i prossimi anni facciamo non la divisione che i medici stanno di là a vedere gli interventi e noi stiamo di qua a discutere tra di noi perché io sono una di quella che si presenta agli infermieri, ai pazienti scusate, sono una di quella che fa sempre il sorriso ai pazienti perché io penso che quel paziente potrebbe essere mio padre, mia sorella, mio fratello, mia madre.
Quindi io sono d'accordissimo su tutta la linea però rendiamo partecipi anche i medici che a volte il medico viene chiamato dal suo specializzando quando il paziente già dorme, quando il paziente già è dormiente e il paziente chiede a noi dov'è il medico che mi deve operare.
Quindi io sono d'accordissimo su tutto quello che è stato detto e poi infine volevo fare una domanda alla dottoressa Adelaide, ma lei tutte queste risorse ce l'ha a disposizione perché noi combattiamo ancora oggi per essere in tre in camera operatoria ma non ci riusciamo per questo chiedevo, fisicamente sono presenti queste risorse?
Dottoressa Baglio, per cortesia, può venire davanti così la vediamo?
Perché può prendere anche il microfono.
Sì, allora, io ho sempre i tre infermieri in sala.
Come avviene? Anche all'ospedale Sassuolo gli infermieri si ammalano.
Per fortuna si formano, partecipano ai master, alle lauree magistrali e vanno ai corsi di aggiornamento.
E' la distribuzione dell'orario di servizio che oltre al turno mattino e pomeriggio c'è un turno lungo sempre nel rispetto delle 36 ore settimanali che è 7.30 e 18, mi permette di avere dei giolli non più di uno, devo essere sincera in questo periodo tanti concorsi, tante persone che hanno scelto di andare in un'azienda pubblica.
Questo turno lungo con la pausa di un'ora dalle 13 alle 14 mi permette di coprire la possibilità di un'eventuale malattia o corso che io lo prevedo già nel turno mensile, loro sanno già come fare.
Perché prevedo di fare sempre, oltre alle malattie, la possibilità di formazione e non dico che sia un turno leggero, l'ho fatto anch'io, io prima ero infermiera, ma sul piatto della bilancia tutti noi abbiamo deciso che è più importante dare la possibilità di un affiancamento al collega perché poi sarà un collega preparato.
Lo strumentista non entra in reperbità mai prima dei sei mesi perché quello che vogliamo è l'assistenza di qualità. Quando è capitato di aumentare, purtroppo ho avuto un periodo anche di 11 malattie, non è stato semplice, i ragazzi penso che sia impagabile la loro collaborazione.
Mi nervosisco anche, non è che sempre ci sono anche le cose che a volte non vanno come vorrei. Sono molto disponibili e all'azienda in questo periodo un po' intenso ho chiesto e hanno accettato un pagamento extra dell'orario di lavoro perché penso che sia una gratificazione.
Non è stato semplice, è stata una lotta all'ultimo sangue, però gli ho dimostrato che mai nessun paziente non è stato operato perché mancava l'equip o avesse un'equip non adeguata all'essere infermieri di sala operatoria.
Il turno che mi permette questo è 7.30.18.
Io volevo fare una considerazione rispetto proprio a quello che ha detto poco fa la collega
che questi argomenti non ce li dobbiamo solo gestire tra di noi
ma li dobbiamo condividere con l'altra parte, con l'altra figura che è la figura medica
allora stamattina qualche chirurgo qui in sala c'era a dire il vero
tra l'altro sono anche nell'altra sala, loro se vogliono con il telecomando
quando possono selezionare il canale che visualizza, tu dici di no, allora parliamo diciamo della realtà, dei nostri corsi di formazione, dei corsi che facciamo nei nostri ospedali, spesso quando si decide l'argomento da trattare nel momento in cui viene magari accreditato anche nel sistema di educazione continua e medicina è sempre rivolto a medici, delle varie specialità, a infermieri, a tutte le varie figure sanitarie che ci sono.
Ma in sala, devo dire il vero, almeno questa è la mia esperienza, tutte le volte che abbiamo organizzato dei corsi di formazione rivolte a tutti nella sala c'erano solo gli infermieri e purtroppo gli argomenti trattati erano quelli proprio di condivisione necessaria proprio per migliorare la gestione del rischio clinico, per migliorare la comunicazione.
Ma alla fine è quello che tu dici, è vero, ne parliamo sempre tra di noi e non riusciamo a condividere con loro questo aspetto. Perché magari hanno una visione leggermente diversa rispetto alla professione infermieristica.
Io se penso all'utilizzo della checklist di sala operatoria, dopo tanti anni ne parliamo ancora su chi la deve compilare, chi la deve condividere, di chi è la responsabilità, ci sono delle realtà nel territorio italiano che non sono sempre al sud, questo poi è un altro aspetto che voglio mettere in evidenza,
dove non viene ancora utilizzata come strumento di gestione del rischio clinico, come uno strumento di sicurezza, come ha detto prima la dottoressa Stingone, modulatore della comunicazione, cioè mi piace tanto questo aspetto, ma più che aiutare la comunicazione a volte diventa uno strumento che genera conflitto.
Certo, allora io qualche riflessione proprio sull'utilizzo della checklist me la sono fatta, perché forse va rivista, va rimodulata in qualche maniera, perché non può essere che ancora ad oggi, per esempio ci sono delle realtà, tanto ce lo stiamo dicendo tra di noi, dove la checklist viene compilata, tutta bella completa e il paziente è ancora sul tavolo operatorio.
purtroppo questa è la realtà
quindi un po' di autocritica
ce la dobbiamo anche fare noi
ripensiamo magari proprio
all'utilizzo dello strumento
c'è qualche altro che vuole intervenire?
c'è la dottoressa Stingone
come dire mi avete lanciato un assist
non posso intervenire
allora a parte il fatto che nord-sud
io vi ho portato gli studi, avete visto solo internazionali
c'è questo problema della comunicazione
in sala operatoria
è un problema che c'è in tutti i paesi
Vi ho portato a Nuova Zelanda, c'erano studi del Giappone, in Inghilterra non ne parliamo proprio, quindi non è assolutamente un problema nord o sud.
Il discorso, sono d'accordo, credetevi, allora io sono un'infermiera, oggi mi occupo di schiocrimo, ho fatto 15 anni di clinica prima di diventare risk manager, io vengo invitata anche a congressi medici a parlare, quindi da questo punto di vista vi voglio rassenerare che qualcosa sta cambiando.
ma non è sicuramente nell'ambito di una mattinata di un congresso che noi il problema lo risolviamo
io personalmente ci sto ragionando da dieci anni
Toto mi ha invitato penso quattro anni fa a parlare la prima volta di questo argomento
è una cosa complessa
allora sicuramente abbiamo un grosso problema di integrazione nelle team, nelle equipi chirurgiche
abbiamo una difficoltà notevole con i chirurghi
però forse è il caso che cominciamo a guardarci all'interno del nostro gruppo professionale
Dobbiamo cominciare all'interno a creare la massa critica che piace di cambiare le cose. Noi adesso in Italia da gennaio stiamo cominciando a parlare seriamente di sicurezza delle cure e come dicevamo prima ci sono nuovi terreni contendibili che sono liberi perché ancora nessuno le cose le fa.
e allora se visto che siamo noi
ancora più dei medici
consentitemi a dover essere garanti
della sicurezza del paziente
cominciamo a muoverci in questo senso qua
il processo di cambiamento
anche culturale
se non viene dagli infermieri
ma da chi dovrebbe venire?
io non lo so da chi dovrebbe venire
quindi sono d'accordissimo con la collega
però ti dico che non è la soluzione
far venire qua i chirurghi a sedersi
no, non è quella
la soluzione deve nascere
all'interno dei setting assistenziali delle vostre sale operatorie, all'interno dei gruppi, cominciare a discuterne, a parlarne, a affrontarli e ad acquisirne consapevolezza.
Grazie.
Io vorrei stressare comunque un concetto, noi adesso parliamo di sicurezza, la legge Gelli ce lo ricorda quotidianamente.
Quando ha relazionato il collega Casa di Dio, non so se avete notato, sulle linee guide dell'Assia Arti, che è un'associazione di medici anestesisti, si permette di dire qual è il compito dell'infermiere.
Io spesso e volentieri dico compito perché per loro è compito, non è una modalità, è un percorso condiviso.
Domani andremo alla consulta e voglio proprio vedere se adesso diranno i medici noi cosa dobbiamo fare.
Sono d'accordissimo con Mariana Zingore perché si comincia dal basso. Io vi porto una piccolissima esperienza dell'Aslbari, sono pugliese, in pratica la nostra checklist si configura nella parte retro, come la chiamo io, con quella classica.
quella davanti
è la parte iniziale
l'abbiamo cambiata con un forte
un forte piglio
di volontà, non voglio dire
altro perché sono una che lavora di pancia
ed è anche di pancia caratterialmente
ci siamo imposti, abbiamo creato
una rete delle sale operatorie sicure
perché è un'ASL grandissima
con dislocazioni varie
da Conversano
a Polignano e tutto quanto
quindi è un'ASL con un bacino di utenza enorme
Ci siamo riuniti, abbiamo chiesto che venisse uniformata tutta una serie di procedure e ci stiamo riuscendo. Abbiamo cominciato con la serializzazione e poi con tutta un'altra serie di belle cose.
se speriamo di riuscirla a fare, la parte davanti, come dico sempre, della checklist è una parte che viene compilata nel reparto.
Nel reparto viene compilata, quindi quella a noi serve da 3 di unionfa, reparto e noi.
Chiaramente la litigata è quotidiana. Io lavoro in questo ospedale adesso da due anni, dove c'è l'ortopedia.
Gli ortopedici, non lo so perché, con i ginecologi sono i peggiori compilatori di checklist, ho da fare, me ne devo andare, devo correre. Quindi ragazze, riunirli qui, anche nella nostra azienda, quando i corsi che hanno argomenti trasversali che interessano forse più loro che noi, non ci sono mai.
Per cui ci siamo detti, i coordinatori del blocco operatorio dell'Aslbari, cominciamo noi a fare la guerra e io la comincio a fare nel mio blocco operatorio quando vedo il primo infermiere, qui diciamoci la verità, che con il chirurgo sai, ma no, poi quello si incazza, siamo amici.
Se siamo compatti e professionali e determinati vi assicuro che un grammo al giorno arriveremo a fare un chilo in un anno. Questa è la mia speranza e sono anche datata rispetto a molti di voi tra poco alla pensione però questa è l'unica strategia.
riunirli qua, qua ti dicono
pure di sì, quando andiamo
alle riunioni, ha ragione signora
Cipri, ma quando mai?
quando mai?
quindi diamo la parola a
c'è il dottor Salamanca che voleva intervenire, prego
sì perché, no mi sembra
corretto, non vorrei fosse passato un messaggio
sbagliato, non vorrei
essere ricordato per quello dei pasticcini
dico i sela
no no, ok, quando io
quando io ho definito
l'assistenza, un'assistenza fantasma non era una diminuzio, anzi era una valorizzazione di una parte di assistenza
che purtroppo da parte di qualcuno anche volontariamente non ha la giusta valorizzazione.
Noi non abbiamo bisogno di pasticcini, il sorriso basta e avanza, no volevo semplicemente dire che anche noi
abbiamo una difficoltà oggettiva in ambito siciliano perché uno le cose le deve dire se no non migliorerà mai
Ormai dal punto di vista applicativo la checklist è stata intesa come uno strumento da burocratizzare, il che significa negare il valore aggiunto di questo strumento che è la proazione. Io se lo devo utilizzare perché voglio avere un riscontro in termini di riduzione del rischio, anche se noi il rischio lo possiamo comprimere fino a un certo punto ma poi ci dobbiamo fermare come lo stantuffo nella siringa. Il rischio zero non esiste e lo dobbiamo accettare.
io utilizzo spesso in molte presentazioni
questa frase, chi mangia fa molliche
perché siamo esseri umani
il fatto romano che abbiamo citato
più di una volta
tanto per spiegarvi un po' come funziona
dalle nostre parti e concordo
non al 100%, al 101%
se uno studente a me dice
procediamo nella descrizione
del cateterismo vescicale
ormai lo sanno, mi lavo le mani
tornano, cioè vengono rimandati
la prima cosa da fare è presentarsi
Io voglio sapere da persona che sta sdraietta sul letto chi mi deve mettere le mani addosso e perché lo deve fare e deve essere anche garbato, quindi anche noi siamo da questo punto di vista molto allineati.
Nella nostra organizzazione non abbiamo i numeri della dottoressa Baglio, mi auguro di averli perché potrebbe essere anche simpatica questa cosa, però abbiamo un infermiere che fa accettazione e vive di due checklist.
La prima è quella di preparazione al reparto che va in double check, quindi me la preparano su e noi poi la riverifichiamo scusandoci col paziente perché gli facciamo le stesse identiche domande. Io sono uno che si incazza se poggiano la documentazione sulle gambe della persona mentre lo trasportano perché non è un poggiacarte, quindi non che io non sia d'accordo.
L'ho detta scherzando, nel senso che però è anche vero che difficilmente un paziente starà fuori dalla porta a cercare lo strumentista, non me ne voglia dottore Sarazzini, però l'esperienza è anche questa.
Non vuol dire che noi non abbiamo partecipato, non siamo parte di un sistema attivo, non abbiamo fatto quello che dobbiamo fare nel modo migliore possibile.
Forse il paziente per un principio di affidamento lo sente di meno o lo vede di meno.
Io l'altra volta ho stemperato, c'era una situazione drammatica, abbiamo attivato il pronto soccorso, è stato chiuso da una parte in città e riaperto dalla nostra parte, c'erano delle persone fuori dalla porta che erano ansiosissime, siamo finiti al bar mentre l'intervento della figlia era in corso, io ho vinto un caffè offerto e una nota all'URP perché sono riuscito a stemperare quello stato di ansia da fuori.
banalmente dicendo
guardi, siccome lo coordino io
la prima persona che dovrebbe stare preoccupato
sono io, se io vi sto portando
a prendere un caffè, potete stare
tranquilli, questa cosa praticamente
li ha rasserenati, quindi la relazione
è importante, io dico che lo spettacolo col paziente
è uno spettacolo senza repliche
non ce ne sono, te la giochi
tutta lì, non puoi rimediare
da 0 a 100 come dice
Baby K, un'altra cosa per dire
che l'aspetto del rischio
Io non so se l'avete sentito, io sono un segnalatore, sfrutto molto il modello di incident reporting, che è una segnalazione anonima, io mi firmo perché io voglio essere parte attiva in questo percorso, io devo dare indicazioni perché se segnalo io la gente mi deve chiedere dove è stato il problema.
Non deve andare a cercare con l'anternino, lei che fa le risk manager, se no gli segnalano almeno il reparto dove lo deve andare a cercare il problema.
Noi abbiamo un bel progetto, non so se le conosce Enzo Parrinello, sicuramente sì, noi abbiamo portato avanti una cosa che si chiama Global Trigger Tool, che è una cosa che hanno fatto in America e che noi abbiamo importato, già abbiamo una storia di quasi tre anni.
E scopriamo delle cose, come revisione documentare delle cartelle, che sono inaccettabili. Consensi, consensi, non firmati dal medico, il che vuol dire che in questo rapporto di contrattualizzazione non c'è stata la giusta informativa, il consenso manca, abbiamo intercettato un mare di errori e di complicanze purtroppo che non emergono con i normali sistemi di segnalazione.
Quindi ripeto, io parlo a nome del mio gruppo perché sennò sembra brutto, cioè che non ci porti nei pasticcini va benissimo, quindi volevo semplicemente precisare questo. Però è vero che va sicuramente stressato il concetto di relazione. Grazie.
Buongiorno a tutti, mi fa tanto piacere trovarmi qui in questo momento perché io voglio dire due cose se è possibile, sarò brevissima, vado a sottolineare tutto ciò che ha detto la collega e volevo apportare quella che era la mia esperienza riguardo a un caso per me molto molto molto molto molto importante
che mi ha dato tanta soddisfazione e realizzazione professionale da un punto di vista comunicativo prima di entrare in sala operatoria e poi volevo dire un'altra cosa prima di questo riguardo al fatto che lei ha detto che in realtà noi infermieri dovremmo seguire il paziente dal momento in cui fa la visita anestesiologica e poi andarlo a rivedere il giorno dopo il reparto.
No, non da quando fa la visita anestesiologica, dal giorno prima dell'intervento.
Dal giorno prima, ok. Io parlo di visita anestesiologica perché è legata al giorno prima.
Sì, conosco i limiti del lavoro per cui so anche che non si può con tutti perché ci sono oggi pazienti che entrano la mattina e vengono direttamente in sala operatoria.
Ma il mio era riferito e non l'ho specificato ai grossi interventi, quindi su pazienti selezionati perché onestamente non posso dire che si fa con tutti perché non ce la si fa.
Ecco, io volevo dire questo, non c'è neanche la possibilità di farle con i grossi interventi perché a parte non c'è organizzazione, perché ci dovrebbe essere un'organizzazione ben precisa in quella che è la distribuzione dell'orario per quanto riguarda gli infermieri.
Perché se io non faccio pomeriggio il giorno prima, faccio un esempio, non è che posso conoscere il paziente. Poi io sono una che questo lo faccio ogni tanto, ma lo faccio di nascosto, non lo posso fare perché io sono una che lavoro molto sulla comunicazione, sul counseling, sull'aggancio empatico e quant'altro e sono l'unica in sala operatoria che faccio questo.
nessuno capisce niente a partire dai miei colleghi con tutto rispetto neanche i medici anzi mi ostacolano io ebbi la fortuna nel raccontarvi questa mia esperienza che vi voglio dire così che quella mattina c'era l'unico medico l'unico anestesista che capisce ciò che faccio e mi fece lavorare e perciò ve la voglio raccontare perché è veramente bella
C'era un ragazzo di 30 anni ricoverato in una clinica psichiatrica, si era buttato dal balcone, aveva fratturato il femore, la caviglia e quant'altro.
Il femore che era stato già operato e la mattina mi arrivò dopo un po' di giorni che aveva praticamente rotto l'omero.
Non ricordo bene adesso che parte c'è.
Naturalmente essendo psichiatrico già viene inquadrato in un modo tale che come se non ci fossero repliche.
In realtà non è così, naturalmente nella degenza ospedaliera giù in ortopedia si era strappato tutto, era diventato aggressivo, i motivi poi se li sanno loro, magari sono anche scontati, non lo so, a volte.
Arrivato in sala operatoria il primario dell'ortopedia esordisce in questo modo, Peppino Peppino non perdere tempo stamattina vicino all'anestesista nel corridoio,
questo è un malato psichiatrico, fagli la totale, non possiamo assolutamente perdere tempo a fare le plessiche,
ne mette a fare queste stupidaggini, dobbiamo fare la generale.
Io stavo là che accoglievo il paziente e stavo con questo anestesista,
ci guardiamo in faccia, l'anestesista che sapeva bene che facevo, disse chiudiamo la porta e entriamo dentro.
Io feci semplicemente l'aggancio empatico, quello che faccio con tutti quanti, e che cosa successe?
successe che nell'arco
di qualche minuto il paziente
fece tutto da sola, gli ripresi
la vena da sola, in ortopedia
quattro persone se la vena, un casino
mi ascoltava perfettamente
ma io l'ho anche
accarezzato, mi sono tolta i guanti
ho lavato le mani e gli ho accarezzato
il viso e ho girato
il volto dal mio lato
e gli spiegavo tutto ciò che accadeva
che doveva collaborare
l'anestesista ha lavorato
abbiamo fatto il blocco plessico
lui si è agganciato e non si staccava più da me e le parole sono state queste, adesso non mi lasciare, no non ti lascio, ho aspettato che si addormentava e poi mi sono imposta al risveglio devo stare a fianco a questo paziente.
Ma io non mi dico e non vi racconto quella mattina le problematiche che ho avuto per far sì che io potessi rimanere a risveglio di questo paziente a fianco al capezzale, per tutte le problematiche che c'erano e per tutti gli ostacoli che quotidianamente vengono fatti perché non si riesce a capire l'importanza di questa cosa.
E allora questo l'ho voluto dire perché poi concludendo il paziente io me ne sono andato è sceso il reparto il giorno dopo mi cercava io ero andato in ferie non c'ero potuta andare ci sono sono tornata dalle ferie il paziente era stato dimesso ma la cosa peggiore sa qual è stata che a un certo punto diceva che io ero la sua madonna era una sua cosa aveva trovato questa madonna e quando è andata a dire agli infermieri ai medici al primario dell'ortopedia per favore voglio rivedere l'infermiera dalla sala operatoria perché ci voglio parlare.
io ho bisogno di quell'infermiera, gli è stato risposto, perché poi me l'è venuto anche a dire il primario, ho detto basta, l'infermiera si vede una volta sola, non si possono vedere, cioè in questi termini.
Allora, penso di aver fatto, di essere riuscita a fare una grande cosa per il paziente, quello di evitargli un'anestesia generale rispetto a una plessica che penso sia veramente tanta.
Allora volevo sottolineare proprio questo punto qua che diceva la collega, che è una cosa importantissima.
troviamo un modo, trovate un modo
voi organizzatori, io sono rimasta
esterrefatta
di questo congresso, è il primo anno che vengo
fatto così ad alto livello
ma che come ieri
c'è stata questa presentazione
di questo ingegnere che
mi è piaciuto molto, mi ha entusiasmato
facciamo in modo, proprio su
questa cosa, che deve
essere unica e sola e a quell'ora
ci deve stare solo questo, perché se ci stanno
gli interventi in corso, naturalmente i chirurghi
Ma che se ne fregano di venire a sentire come si gestisce l'aggancio empatico di un paziente in sala operatoria, ma questo dappertutto voglio dire, non solo in sala operatoria. Questo è quanto.
Grazie per aver condiviso con noi questa tua importante esperienza, però volevo dirti una cosa, quello che tu hai fatto è un aspetto assistenziale importante e farlo con tutti significa non solo rivedere il modello organizzativo ma anche rivedere il modello proprio assistenziale diretto.
C'è un'attività che deve essere prevista e codificata, così come abbiamo visto la distribuzione degli infermieri nelle sale operatorie con le varie specialistiche, questa deve essere a mio avviso un'attività proprio prevista e codificata.
La consulenza infermieristica che viene fatta prima di un intervento ma anche post, ma dobbiamo anche pensare che non tutti i pazienti si ricoverano nel giorno prima dell'intervento, oramai siamo organizzati per fare un tipo di chirurgia che prevede il ricovero direttamente il giorno dell'intervento,
Quindi questa è già un'attività difficile da sostenere dal punto di vista infermieristico, però non è detto che non ci si possa ripensare in una revisione del modello.
Volevo darvi una speranza, perché di speranza si tratta. La legge Gelli dice che il tempo della relazione è tempo di cura, è la prima volta che viene detto.
E questo cosa significa? Che viene riconosciuto il momento della relazione per il medico ma anche per tutti gli altri professionisti sanitari.
Dopodiché rispetto alla checklist eccetera, credo che molto fa il gruppo infermieristico che deve essere solidale e organizzato.
Allora, nella mia realtà, come immagino in tante altre realtà, quando è stata introdotta la CEC abbiamo avuto non pochi problemi, tutti quelli che voi avete ben sottolineato, compilate parzialmente, gli infermieri quasi sempre molto bravi, anestesisti abbastanza, il chirurgo latitante.
E oltretutto era un foglio che veniva inserito in cartella, un foglio volante che poi andava a volte perso, non si trovava, piuttosto che era la scusante per non compilarlo, non l'ho visto in cartella.
Gli infermieri di sala operatoria si sono messi tutti insieme 17 sale operatorie, non gli infermieri stessi ma i loro coordinatori e hanno lavorato per far sì di creare una documentazione assistenziale che partisse dal reparto e quindi gli infermieri del reparto, come diceva infatti la collega Cipri,
che compilano il giorno prima o la mattina dell'intervento, perché è verissimo che oggi i nostri pazienti entrano la mattina per l'intervento,
la check di controllo di tutta la documentazione, il consenso, eccetera, che serve per l'intervento.
Dopo il paziente scende, all'interno c'è la check del ministero che viene compilata e guardata un po'.
E' documentazione assistenziale che però all'interno c'è la firma dell'anestesista e del chirurgo.
C'è voluto un lavoro certosino per convincere chi non voleva firmare o chi firmava dopo a intervento finito o iniziato.
Ma quando gli infermieri si sono messi tutti a lavorare nella stessa maniera si sono bloccati anche dei comportamenti non corretti.
Non vi dico che è stato facile. Dopodiché questo fascicolo che è diviso in due fascicoli, uno per gli interventi minori e uno per gli interventi maggiori.
Perché voi sapete che l'assistenza infermieristica all'interno di una sala operatoria è molto variegata e dipende dal tipo di intervento che viene effettuato. Può essere un'assistenza anche molto complessa piuttosto che un intervento banale dal punto di vista dell'assistenza e dei tempi perché dura un quarto d'ora.
Non potevamo avere la stessa documentazione perché voi mi insegnate che tutto ciò che poi non viene compilato è come se non fosse stato fatto un errore. Quindi due fascicoli distinti, intervento maggiore e intervento minore.
Lì dentro c'è scritto tutto quello che l'infermiere fa durante l'intervento chirurgico firmato in maniera di avere il conoscimento e la tracciabilità di quanto è fatto.
Questo fascicolo alla fine del momento della dimissione del paziente dà le indicazioni per l'assistenza ed è firmato anche dall'anestesista per quanto di sua competenza e segue la persona nel suo percorso.
Ma è stato un lavoro massacrante. Abbiamo lottato contro i chirurghi che dicevano perché il mio intervento è considerato minore, io voglio la cartella maggiore e fargli capire che minore e maggiore era riferito alla complessità assistenziale, non alla complessità chirurgica.
Ecco, per cui lì la differenza la fa il gruppo infermieristico e noi dobbiamo lavorare insieme per far questo. Se un infermiere accetta di avere la password del medico per mettere gli orari dell'intervento quando lo deve fare il chirurgo, è l'infermiere che sbaglia e il chirurgo semplicemente approfitta.
Amara verità. Prego.
io volevo solamente chiudere
in questo senso, abbiamo riscoperto
il valore dell'infermieristica, viva Dio
noi nasciamo per
empatia, empatizzare, noi siamo
nati per quello e la differenza la vogliamo fare
non vogliamo essere comprianti
con i chirurghi, vogliamo essere diversi
dai chirurghi, ma per esserlo
e loro lo sono da noi necessariamente
bisogna solo esserlo
la natura infermieristica
l'assistenza è di
tecnica, relazione ed educazione
Ci siamo troppo affiancati alla tecnica e per quello vogliamo essere maggiormente complianti.
Oggi, io ho imparato molto perché la sessione è stata ben scelta, abbiamo iniziato secondo il mandato che Palazzini ci chiede, le live, le dirette e l'interazione con le sale, quindi molto tecnicismo.
Ma finalmente è un trade union comunicativo con altre realtà che parlano di come vivono e come risolvono i problemi.
E di più e su tutto la parte umanistica che emerge e a me insegna moltissimo, è sempre quello il mio obiettivo, quello di riportarci all'infermieristica di base, che io personalmente dopo 39 anni di servizio riscopro e rivedo sempre più bella.
Noi formiamo gli studenti ai quei quali diciamo che l'empatia va praticata, non predicata.
Esperienze di empatia che ho sentito e ne ho sentite molte oggi saranno il tema portante di Riccione che ci vede al congresso nazionale il 2, 3, 4 maggio.
Esperienze di empatia, io continuo a dire a Caterina, esperienze di empatia Caterina, esperienze di empatia.
Cioè abbiamo riscoperto che ne abbiamo bisogno, fortemente per riportare l'umano nelle sale operatorie, abbiamo sentito persone umane che parlano di problemi umani, di altre persone umane, benvenuti nell'infermieristica.
Va benissimo il fatto di dire che mai il medico deve stare qui, non me ne può più di tanto, io devo stare qui, con voi devo stare qui e parlare di quello che da noi accade, nelle nostre case, sale operatorie, nostre case, noi ci abitiamo più che a casa.
Ragione per cui nella misura in cui emergono esperienze di empatie state già anticipando il tema portante del prossimo congresso AICO, non si vuole solo occupare della grande problematica tecnica che è enorme, benissimo l'infermiere che sa benissimo risolvere un problema gravissimo tecnico perché benissimo.
Ma abbiamo dimenticato la relazione ed educazione, di cui chiesto ai ragazzi a cosa serve la relazione ed educazione, rapportano sempre maledettamente alla chirurgo e all'OS, si dimenticano della parte umana, che siamo noi i pazienti.
Io dicevo, stiamo formando una generazione di ragazzi che assisteranno noi, poveri a noi, saremo i loro pazienti, rendiamocene conto, acquisiamo questa consapevolezza, non per niente AICO porta esperienze di empatia dal punto di vista paziente che ci vede, quale rapporto empatico hai trovato in una infermiere durante il tuo percorso di cura?
E tu infermiera, quale valore hai aggiunto alla tua umanità per il rapporto empatico che hai avuto? Non posso pensare di essere un'altra cosa nel team, perché devo essere una delle cose del team, ma di certo voglio essere diverso, voglio essere differente da quello che fa l'altro.
Non mi deve dire bravo, dobbiamo riconoscerci che quello che si fa è umano e noi per l'umano siamo fatti. Gli infermieri ritornino, e me lo dico, all'infermieristica, siamo ritornati alla nostra essenza, quello per cui abbiamo studiato. Molto spesso i tempi e gli eventi e le occasioni ci hanno portati da un'altra parte, rimettiamo i piedi per terra.
Grazie Salvatore Casarano.
aggancio a quello che ha detto il presidente
proprio per questo motivo al congresso
di Riccione allestiremo
una parete e poi tra poco
ci sarà un link proprio sul sito
e si chiamerà proprio frammenti
di emozione, proprio per riprendere questo
discorso tuo, proprio degli agganci empatici
perché noi ci rendiamo conto veramente di quanto
siano importanti queste esperienze
come quella sua, sono delle esperienze
bellissime che dobbiamo condividere
quindi vi invitiamo non solo
a quelle che sono state le vostre esperienze
con i pazienti ma anche delle esperienze
che abbiamo avuto fra di noi
anche fra di noi colleghi
perché a volte quanti whatsapp ci mandiamo
io lo vedo nelle comunicazioni
di situazioni che abbiamo vissuto
anche fra di noi
che comunque ci hanno dato tanto
e quindi vogliamo condividerle
quindi vi invitiamo a mandarci
quelle che possono essere delle fotografie
dei biglietti
anche delle cose riferite
come ha fatto la collega
di esperienze che avete avuto con i pazienti
con i vostri colleghi
con tutta l'equip operatoria
perché veramente questo può essere un motivo di crescita perché come ha detto Totò l'infermieristica è veramente questa e non ci perdiamo questa parte perché è veramente fondamentale.
Grazie.
Grazie Caterina. Ci sono altri interventi? Prego.
Sono Mariella Troiano, vengo da una piccola, non molto piccola realtà della Puglia.
Abbiamo quattro sale operatorie e riusciamo a fare anche quasi 5.000 interventi l'anno con 8 strumentisti su 20 infermieri in tutto.
Siamo multitasking, facciamo 7 tipi di chirurgie diverse e facciamo fuorisala, sterilizzazione, facciamo tutto.
Quello che ho capito da ormai 10 anni è che il mio lavoro è solo passione, se facciamo questo è solo per passione.
L'esperienza della signora mi ha molto ferita, tra virgolette, perché mi rendo conto che se non puoi contare sul gruppo tutto quello che fai è inutile.
Ho la fortuna di lavorare in un gruppo bellissimo, siamo dei ragazzi che lavorano per il paziente, da qualche anno abbiamo la figura dell'accoglienza, il paziente viene accolto in tutti i sensi.
Gli ripetiamo le stesse domande 3-4 volte col sorriso. In effetti capita che assistino anche a problemi chirurgici in atto nei dintorni, ma il ritorno di come è stato accolto il paziente a noi avviene molto poco in effetti.
Quando qualche anestesista tempo fa se l'è fatto scappare, noi continuiamo a chiederlo, il paziente ha detto che la sala operatoria è molto accogliente, si è trovato bene, ma è difficile che loro lo facciano di iniziativa.
Quindi perché, volevo dire alla collega, non perdere la speranza che possano cambiare intorno a te, perché se cominci a tirarti indietro, nel senso, lui dice così, lei non fa questo, è finita, cioè se non vai tutti i giorni con lo stesso sorriso è meglio smettere questo lavoro, cambieranno loro, prima o poi cambieranno loro, in effetti è così.
E poi volevo dire un'altra cosa, è molto bello in effetti notare come riusciamo a passare da un tumore celebrale a una gravidanza extrauterina nel giro di 20 minuti, questa cosa è impagabile, in effetti è un'esperienza che ti forma, che ti forma mentalmente e che ti cambia la vita, ti cambia la vita nella prospettiva professionale.
E in effetti il concetto che vogliamo stressare, empatia ed emozione, ecco siamo passati da argomenti prettamente tecnici a questo, quindi ti ringraziamo anche per l'esperienza.
Grazie a voi.
Prego, l'ottoressa Caputo.
Io volevo soltanto fare delle precisazioni a livello di questo congresso, fino all'anno scorso non è vero che eravamo separati, eravamo separati fisicamente in quanto di là ci sono,
Perché anche nella stessa aula di là sono separati fisicamente pur stando nella stessa aula perché ognuno, ogni operatore che è lì può scegliersi il canale e guardarsi l'intervento che vuole, quindi non stanno facendo tutti la stessa cosa.
Addirittura abbiamo avuto dei casi in cui gente che ci ha ascoltato ha lasciato la sala ed è venuta qui a fare la domanda al relatore presente, il che significava che era solo seduto lì ma che ascoltava e seguiva i lavori di questa sala.
Quindi io presumo, forse non tutta la sessione, ma il cuore della sessione o parte, anche quest'anno, no, va bene, quest'anno c'è stato un cambiamento, vorrà dire che chiederemo come mai.
Ma aggiungo, non è una perdita nel senso che la differenza, lo stare insieme può avvenire così come qualcuno ha già detto ma io lo vorrei sottolineare, può avvenire quando ci ritroveremo domani nello stare insieme, vicini con l'operatore.
Perché, e qui so di sollevare un problema, i veri nemici degli infermieri sono gli infermieri, che ci piaccia o no è così, anzi noi, anziché alcuni di noi scimmiottare il, perché io dico che dovremmo essere dei grandi infermieri e non dei piccoli chirurghi,
Perché è chiaro che uno strumentista dopo tanti anni è capace di suturare, fare la terza branca anche quando non lo deve fare, gli viene chiesto e non lo deve fare.
Però ad alcuni di noi ci piace questo ruolo, diciamo dobbiamo essere sinceri e allora se il chirurgo, se quando ti chiede di fare la terza branca e tu lo fai, poi ti verrà a chiedere di darti la password, quando stavamo nelle corsie ti chiedeva di riportare gli esami ematochimici in cartella e non eravamo noi deputati a farlo.
Quindi è una catena che una volta che si innesca, perché pare che quelle competenze o quella attività ad alcuni di noi li fa sentire importanti.
Allora ecco è lì che noi non abbiamo compreso che la nostra professione è altro, cioè non è diverso. Una lezione che faccio sempre agli studenti, ormai non più a quelli della laurea triennale ma al corso di strumentista, ma a quelli della laurea triennale, ho sempre detto avete presente due binari paralleli?
Non c'è un binario su e un binario giù, i binari sono paralleli, c'è quello del medico e c'è quello dell'infermiere, arriviamo tutti nella stessa stazione.
Quindi che cosa significa? Che il paziente per entrambi è importante ma ognuno di noi ha un suo specifico, quindi perché devo pensare che il mio è inferiore al suo o comunque la sua attività non deve essere giudicata da me perché io ho altre competenze.
Quindi la vera partita colleghi e amici ce la giochiamo quotidianamente e quando dobbiamo dire un no, deve essere un no, quando devo dire sì per difendere il mio collega lo devo poter dire, a volte ci piace giocare facile perché è più facile stare dalla parte del chirurgo anziché dalla parte del collega.
Quindi quando dobbiamo portare l'innovazione, quando dobbiamo fare fronte comune perché qui si fa così nel senso se la mia professione mi dice che tra un intervento e l'altro io devo fare la sanificazione così come deve essere fatta e richiesta la devo fare e non è l'altro che comincia a dire vabbè dai quello si esprime.
Non è così che funziona, ripeto a volte è chiaro lo stress ci porta a giocare, a voler giocare facile però ecco io credo che finché nella nostra testa il nostro, che poi neanche il medico è il nostro nemico però ricordiamoci che se c'è da fare squadra mi devo chiedere prima il mio collega dov'è?
Perché solo col mio collega potrò fare realmente squadra e poi pensiamo all'altra di squadra. Io credo che questa, questa è la visione che ci può vedere, diciamo, giocare la partita, non vincere, perché qua non ci sono dei vincitori.
E diceva un famoso Bill Roth, quando scrisse un trattato di chirurgia, comincia, ovviamente non vi sto a ripetere con il linguaggio con cui lo scrisse, ma inizia il suo trattato rivolto ai medici con questa frase che voleva dire questo.
Se non ci fosse il pulitore che mi puliva il teatro operatorio come si deve, il cimitero dell'ospedale sarebbe pieno invece rispetto ai pazienti che ho voluto salvare e a cui ho voluto recare le mie tecniche chirurgiche importanti.
Quindi si rese conto, e quello è importante, che in sala operatoria siamo tutti utili, cioè utili nel senso che ognuno di noi può fare la differenza e dire la sua.
E attenzione, attenzione, attenzione alle figure emergenti perché noi rischiamo di perdere una grande partita con figure che stanno emergendo, gli os e poi metteteci tutte le s che volete, perché due, tre, quattro, cinque mezze,
professionisti
anche loro necessari
in sala operatoria dove
lavoro, cioè sono tutti
ospiti, però attenzione
non è che siccome non vogliamo fare noi
quello che ci tocca farà noi
lo facciamo farà la, perché l'altro
quello sta aspettando
di appropriarsi di tecniche
di procedure
che prima o poi, solo perché noi
non vogliamo fare più, stiamo demandando
allora se io fossi
un proprietario di una clinica perché devo pagare un infermiere se lo sa fare come si deve.
Questa è anche attività che riguarda e su cui gli OPI, i nostri collegi, devono tenere gli occhi aperti
perché ci vogliono scippare parte delle competenze che sono nostre.
Quindi guardate quante situazioni, cominciamo a capire realmente qual è il nostro ruolo e come lo voglio svolgere il mio ruolo perché poi il resto viene da sé e cerchiamo di ricordarci che il mio interlocutore, il primo, a parte il paziente al centro, è il mio collega, cioè è l'altro infermiere. Grazie.
Grazie Maria, io direi che se non ci sono altre domande vorrei ringraziare la dottoressa Razzini per essere intervenuta insieme a tutti i relatori di questa giornata.
Grazie a tutti voi e prego.
Posso ancora fare una domanda?
Ah prego, prego.
Abbiate persenza.
Anzitutto voglio ringraziare per questa discussione molto attiva perché ci fa vedere come arriviamo da parti diverse d'Italia ma viviamo le stesse situazioni.
Avrei due domande un po' più tecniche, una per la dottoressa Razzini e una per la dottoressa Baglio, inizio con la Baglio, se ha degli strumenti per valutare veramente la competenza e il raggiungimento della competenza da parte degli strumentisti, degli infermieri di sala, degli infermieri di anestesia, se si possono costruire delle curve di apprendimento vere e proprie come fanno i chirurghi per gli interventi chirurgici.
E invece per la dottoressa Razzini, lei diceva che più sei competente, più hai responsabilità e più paghi se commetti un errore. Io ho fatto un master di anestesia, se faccio un errore ovvio devo pagare e pagherò per le mie competenze.
Lei non crede che però chi ha questi master, chi si forma, anche a proprie spese ovviamente, non debba avere un riconoscimento sia sociale che economico diverso dagli altri. Grazie.
C'è una scheda che era già esistente dove hai la fase di apprendimento con diversi step dove l'infermiere
non solo deve conoscere tecnicamente, come si fa a valutare il livello, lo sai, lo sai anche spiegare e è previsto un numero X minimo di quella procedura e così è fatta la scheda, una scheda un po' datata.
Io sono lì da 11 mesi, come ho detto prima, in un mondo dove tutti i giorni ho relazioni con 100 persone, tra infermieri, chirurghi eccetera, con alcune cose da mettere a posto.
ho chiesto a un infermiere di occuparsi del progetto della valutazione del neoassunto, nel senso che la scheda che attualmente viene utilizzata mi sembra un po' scarsa e restrittiva e l'altra cosa che faccio e facciamo, inteso come equip, sia come coordinatore che i colleghi esperti, è simulare una situazione.
Io arrivo e dico ok ti trovi in questa situazione, vai procedi per capire se effettivamente tutto ciò che è stato spiegato e che presumibilmente ha preso effettivamente si trasformi in un'assistenza che dia a me come coordinatore responsabile che possa affrontare in autonomia la situazione, l'assistenza.
E in più penso che sia un ritorno per il professionista che dice che tendenzialmente si danno sempre una valutazione più bassa di quello che è la realtà e permette a loro di acquisire una sicurezza.
In effetti la risposta è cavoli, ma lo so. Ed è una scheda, una scheda con degli skill da raggiungere. Basta, non so se ho risposto.
Sì, assolutamente.
del nostro nuovo contratto su cui non dico niente perché lo ritengo una schifezza, però su questo è stato preso in considerazione.
Vediamo che cosa ci porterà. Dopodiché non è così facile a livello organizzativo far passare questa cosa perché con i problemi
degli organici che abbiamo oggi
spesso
ci arriva l'infermiere
a colloquio per assunzione
che ha un bel bagaglio
e quindi
master eccetera
specialistici e mi tocca metterli
da altre parti senza
la possibilità di
metterli su quella che è
il loro settore specifico
ma questo
è un altro grosso problema delle organizzazioni
Scusate, l'ultima domanda è breve, ma mi piace perché abbiamo sempre avuto aule piene, ma quest'anno non lo so perché, vedo proprio la voglia di parlare da parte vostra, quindi prego.
Allora, io faccio parte di una piccola realtà, però volevo chiedere, non so a chi mi potrà rispondere, perché abbiamo parlato dei rischi, di realtà che hanno tre infermieri, però dove sta scritto effettivamente a livello legale quanti infermieri devono esserci per aprire una sala?
Non so se mi riuscite a capire questa, perché nella mia piccola realtà noi per i chirurghi o comunque per la caposala e quindi è una lotta continua, bastano due infermieri.
Allora, come dice la collega ci sono delle linee guida e ci dice che quello è il minimo per poter partire con una sala.
Però io prima ho fatto un passaggio sulla legge Gelli, la legge Gelli dice che dobbiamo fare riferimento continuamente a quelle che sono le linee guida, ciò non toglie che noi proprio, visto che siamo AICO, non possiamo proprio formulare una linea guida che va a stabilire proprio queste cose, quindi può essere un punto importante per partire.
Comunque volevo aggiungere che oltre le linee guida ISPERS dicono che per aprire una sala ci vogliono minimo due infermieri, poi sono le regioni che nel loro piano sanitario definiscono se vogliono stare in quei parametri oppure vogliono aumentarli.
Anche perché a volte sono solo sulla carta. Nella nostra regione, nella Puglia, è stato dichiarato che per le sale operatorie ad alta complessità e plurispecialistiche il minimo dovevano essere tre infermieri, addirittura dove si parla di trapianti e prelievo d'organo quattro.
e posso assicurarvi che non è così perché neanche tre è una benedizione, di quattro proprio non se ne parla.
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