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11° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 3° SESSIONE RESPONSABILITA’ E TECNOLOGIA Moderatore: S. Casarano ( Tricase, LE) G. Campagnola (Verona) Presentazione Poster vincitori Awake surgery brain - M. Pisanelli Plus ca change, plus c’est la méme chose - E. Floridi Il test di Bowie & Dick - A. Inglese
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Perché adesso io vorrei passare a chiamare le persone che hanno realizzato questi bellissimi poster che abbiamo visto già da ieri in corridoio e parto subito chiamando la dottoressa Pisanelli, presidente AICO per la Regione Lazio, che ci spiegherà il suo bel progetto.
Buonasera di nuovo, due considerazioni sulla wake come hanno fatto notare awake brain surgery
era una tecnica che io non conoscevo prima di andare in neurochirurgia
poi una volta che ho fatto questo poster tutti poi sapevano
è una tecnica che viene usata poco e a me ha colpito molto perché non pensavo che si potesse operare al cervello da sveglio
sveglio. La caratteristica è proprio questo, non solo il paziente deve essere sveglio
ma deve essere anche collaborativo, deve rispondere, deve parlare, si deve muovere. È una tecnica
che va fatta con molta delicatezza, che va programmata molto tempo prima, non viene utilizzata
per il motivo che il campionamento dei malati sono molto selezionati, nel senso che in genere
sono pazienti giovani che non hanno patologie concomitanti e che hanno un tipo di tumore
come ho scritto lì gliomi. L'obiettivo qual è? Formare, che poi è il nostro obiettivo
almeno nella nostra camoperatoria, non ne abbiamo fatti tantissimi proprio per la tipologia
di malato, è quello di fornire una cercherisse di comportamenti. Durante la preparazione
per questa tecnica vanno utilizzate degli accorgimenti che se non si prendono spesso diventa pure dannoso utilizzarla.
Stamattina la dottoressa Canale ci ha fatto vedere la sala operatoria e ha fatto vedere queste sale operatorie con i fiori
e lì mi è venuto in mente che in effetti, visto che il paziente è sveglio ed è collaborativo,
il fatto di fargli vedere fiori, immagini, disegni, farlo parlare può essere utile.
detto questo è un argomento di cui non conoscevo e che mi sto documentando
ed è anche un argomento che porterò al congresso di Verona
perché mi ha molto appassionato
sia l'anestesista che l'infermiera di sala è fondamentale
perché durante le awake surgery la sala operatrice deve diventare un tempio
non si può parlare, non si può parlare forte
le luci vanno messe soffuse
si possono utilizzare pure delle musiche
Tutto ha lo scopo di non modificare l'impatto del chirurgo sull'intervento, il quale, proprio perché stare da sveglio, ha la necessità di verificare che durante l'intervento non vengono fatti i danni.
Detto questo, i risultati saranno queste procedure che poi insieme all'Aico pubblicheremo.
Grazie.
Grazie per la chiarezza.
Adesso passiamo ad un altro poster, dal titolo provocatorio mi hanno detto gli autori del poster stesso, io direi anche provocante, quindi prego di accomodarsi la signora Floridi che ha realizzato il poster però insieme alle colleghe Vittori, Marozzi, Albertini e Santori.
Buonasera a tutti. Sì, è vero, l'abbiamo presentato pensando che non venisse mai scelto, però è stato bellissimo scoprire che se avessimo parlato per mesi non sarebbe stato così integrato in questo convegno.
Quindi avete dato una speranza alle cose che credevamo difficilmente attuabili. Quindi più si cambia più è la stessa cosa.
Di fatto è partita questa frase che ho ascoltato dal professor Lancia dell'Università dell'Aquila e immancabilmente ho pensato che fosse una frase messa lì di non grande importanza.
detto ma è proprio così e quindi abbiamo cominciato a pensare perché è così e di
fatto abbiamo un'altra bellissima frase che è se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna
che tutto cambi, sembrano uguali, sembrano speculari ma non lo sono. Questa frase è
di Giuseppe Tommasi di Lampedusa e la dice un personaggio del gatto pardo. La differenza
non è così di poco conto
mentre la prima ci parla
di un immobilismo
quindi di un non fare, di quasi un'ironia
non si può fare, è così
la seconda no
nella seconda c'è movimento
perché la seconda è quella che un po' usano i politici
quando fanno finta che cambiano tutto
e poi non cambiano nulla
però nel frattempo intanto già ci hanno
regalato una speranza e hanno sedato
le nostre lamentele
ma è anche quella che spesso facciamo noi
Noi quando arriva la nuova norma e noi diciamo siamo stanchi come facciamo, dobbiamo scrivere ancora, non si può, quindi cerchiamo di tirare giù una sorta di protocollo, magari cerchiamo di organizzarci e poi di fatto resta tutto come prima, ma ci autogiustifichiamo.
E allora abbiamo capito che nessuna delle due posizioni era la posizione giusta e quindi ecco perché questo lavoro, questo poster.
L'introduzione che noi abbiamo fatta è questa, noi abbiamo scommesso tutto sulla conoscenza e sulla nostra capacità come professionisti di essere motori di cambiamento
e quindi la conoscenza cresce quando condivisa perché gli esseri umani ne rappresentano un crogione inesauribile.
Come crescono se condivisi la forza, la determinazione per trasformarla in fare e quindi così il flusso della conoscenza come forza propulsiva diviene per il cambiamento della nostra professione più importante dei tangibili frutti di beni e denaro.
poi riflettendo ancora abbiamo detto che questa poteva essere una bellissima sfida
per questo ci piaceva condividerla
la sfida a cui invitiamo quindi la nostra professione è quella di utilizzare in una comune sinergia
il nostro sapere come nozioni possedute
il nostro saper essere come risultato del processo di empowerment
ed il nostro saper fare che equivale a trasformare le nozioni in abilità operative
per poter saper divenire
Beh qui c'è scritto tutto un programma che tutti sappiamo e chissà perché però lo lasciamo sempre da parte, di fatto noi non le attuiamo queste cose, perché non crediamo forse abbastanza nella nostra possibilità di cambiamento.
E quindi l'obiettivo comune risulta la condivisione della conoscenza attraverso una giornata cultura del teamwork, infatti l'essenza di questo acronimo americano traduce insieme ognuno realizza di più.
Il team diviene così una mente collettiva, non intesa come una somma delle singole parti, ma qualcosa di più, ovvero il frutto del processo di socializzazione, capitalizzazione, codifica, trasferimento e rinnovamento.
Chiaramente per noi che lavoriamo in un gruppo operatorio, quindi in emergenza, questa è di fondamentale importanza e penso che in un percorso di duro lavoro fatto da 11 anni di sale operatorie multidisciplinari con un personale che gira in tutte le sale,
Noi abbiamo e ci siamo inventati un percorso di un blocco operatorio con i miei blocchi e stiamo andando verso la modularità, modularità che confluisce come bassi comunicanti, quindi non ci sono mai due operatori che sanno poco, ce n'è sempre uno più esperto dell'altro e in questa sinergia di sapere, in questo mutuo aiuto abbiamo scoperto di trovare la soluzione a tantissimi problemi.
non ci dobbiamo opporre a questo
perché nella vita noi sappiamo tante altre cose
nella vita di tutti i giorni
quindi è la passione che mettiamo nel sapere
nel voler risolvere
che è trainante e che sicuramente
ci suggerirà la soluzione
di tanti problemi giornalieri
e va bene se non voglio rubare
tanto tempo ma in questa slide appunto
spiegavo che cos'era la socializzazione
la capitalizzazione
il trasferimento e il rinnovamento
quindi socializzazione è proprio la creazione
di un linguaggio comune
di un ambiente di fiducia, l'invito ai professionisti ad un fattivo impegno nel team, tutti pari
dignità, non ce n'è nessuno che vale meno, non è la parola di nessuno che può essere
non ascoltata con interesse. Poi c'è la capitalizzazione di questo sapere, quindi
la costruzione di un'identità in memoria collettiva, di necessaria esperienza comune,
condivisa e codificata. In un team d'emergenza non possiamo dire che un giorno il paziente
perché c'è Rossi e poi c'è Valeri che ne sapevano di più
il paziente deve essere sempre fortunato quando arriva in un team d'emergenza
e quindi per questo motivo il sapere va condiviso
e la sinergia intorno a quel sapere per mantenerlo sempre aggiornato
perché il sapere invecchia e allora dentro deve esserci un fermento
il fermento è il comunicare, è la mente critica
è lo scoprirsi nell'errore per poter arricchire l'altro
E per evitare a lui di fare lo stesso errore. Il trasferimento quindi come comunicazione delle buone pratiche individuate e individuazione di canali di comunicazione. Il rinnovamento, evoluzione delle pratiche condivise, contributo di nuove esperienze, aggiornamenti regolari.
Quindi ecco qui che torno al tema della formazione, perché è la nostra arma. Ecco perché mi sono trovata benissimo qui ascoltando tutte le vostre relazioni, perché era proprio questa riflessione che facevamo, come sempre accade per noi italiani la cura è già in casa, è lì, a portata di mano, ma chissà perché non la attuiamo, chissà perché come spesso accade in ogni ambito pensiamo, scriviamo, regolamentiamo, facciamo incetta di sapere ma non lo trasformiamo in fare.
E spesso noi siamo i motori di altri paesi che copiano, le nostre lei vediamo che prendono piede, prendono forma, magari in altri paesi, eppure sono le nostre, sono nate da noi.
E quindi in quest'era informatica è ancora l'uomo professionista con la sua capacità di resilienza la chiave di volta per diffondere ed implementare programmi e strategie sostenibili affidando le sue capacità amministrative, relazionali, di cooperazione in attesa di tempi migliori.
e avviandoci alle conclusioni, il professionista infermiere è solo attraverso un'economia della conoscenza
che può divenire per il bilancio sanitario una determinante fonte di entrata e non solo un'imponente voce di spesa
e per fare questo siamo noi che dobbiamo con le direzioni far capire che dobbiamo voltare pagina
non bisogna più pensare alle dotazioni organiche come una voce di spesa
La dotazione organica è una voce di entrata, ma siamo noi che dobbiamo farlo capire, perché siamo noi che dobbiamo in qualche modo attraverso la nostra dirigenza, perché oramai è matura, far capire che siamo noi che possiamo utilizzare bene il nostro tempo, il tempo che noi vendiamo all'azienda e che l'azienda mette a disposizione degli utenti.
Siamo noi che utilizziamo le risorse, siamo noi che dobbiamo valutarci appunto per operare questa trasformazione.
La dotazione organica non è una voce di spesa, è una voce di entrata, deve diventare voce di entrata.
E quindi ecco che in questo modo lo scambio di sapere aiuta a crescere e in questo momento particolare dove le sfide economiche sono di portata mondiale,
dove la disponibilità di risorse è sempre più carente, abbiamo due possibilità d'azione. Permettere al bisogno di aguzzare l'ingegno, tirare i remi in barca e permettere all'immobilismo di peggiorare la situazione.
E come non mai in questo momento le aziende sanitarie e le ditte fornitrici sono chiamate ad una sinergia di sopravvivenza e direi che tutto quello che noi abbiamo detto porta a levitare questo errore molto grave.
Noi possiamo lavorare per gruppi ma se non comunichiamo, se non facciamo sinergia tutti e due gruppi in questa vignetta hanno ben lavorato ma non si sono incontrati, non hanno prodotto e allora non possiamo sprecare il nostro lavoro, le nostre energie, dobbiamo fare in modo che tutto sia sincronico, che tutto venga fatto con un obiettivo comune. Grazie a voi.
Grazie a Floridi e anche ai suoi colleghi che provengono dall'ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno. Un contributo interessantissimo. Adesso è già sul podio il collega Agostino Inglese che ci parlerà del suo poster che tratta di Boviendic.
Buonasera, innanzitutto il mio pensiero, desidero ringraziare il professor Palazzini per la sua sensibilità che sempre mostra nei confronti della nostra professione, offrendoci la possibilità di essere presente in questo evento di spessore.
Alla stessa maniera vorrei ringraziare la dottoressa Maria Caputo, presidente AICO, che guida egregiamente un'associazione che ci vede protagonisti in un mondo, la sala operatoria, ambiente ricco di successi infermieristici ma anche a grande rischio per i verificarsi degli eventi avversi.
Il mio lavoro ha voluto puntualizzare un aspetto del processo di sterilizzazione che è l'elemento cardine nella vita di una sala operatoria.
Nello specifico parleremo dell'evoluzione tecnologica del test del Bovidic.
La prova del Bovidic viene effettuata ogni giorno prima di utilizzare le autoclavi, ormai tutte le autoclavi hanno impostato un ciclo dedicato proprio a questo test.
Il Bovidic viene effettuato attraverso l'uso di un pacco test tradizionale in telleria, pacco conforme alla norma UNIEN 285 del 2006 oppure può essere attuato attraverso l'uso di un test alternativo però che deve essere sempre conforme e questo test alternativo è appunto conforme alla norma UNIEN ISO 1140.4 del 2007.
Il test di Bovidic serve a controllare l'efficienza della fase del prevuoto nel ciclo di sterilizzazione degli autoclavi, verifica l'effettiva evacuazione dell'aria e la successiva penetrazione del vapore all'interno di un carico poroso.
Il test di Bovidic ha avuto un'evoluzione tecnologica, siamo partiti dal pacco tradizionale formato da stoffa, da tanti pannetti fino ai pacchi monouso e non da ultimo è stato messo in commercio un test elettronico.
Il pacco tradizionale veniva confezionato ogni mattina dagli operatori con delle traverse messe a modi di pacco, però questo presentava dei limiti, la procedura non era standardizzata e non c'era possibilità né di archiviare il risultato e di non avere nessuna traccia.
Salvatore ci ha parlato della traccia, su questo pacco non era possibile trovare nessuna traccia.
Le aziende ci sono venute incontro, hanno messo a punto dei pacchi, prima un pacco monouso, per ultimo un pacco alternativo monouso dove è possibile standardizzare la prova ed era possibile archiviare, dunque tracciare tutto ciò che veniva fatto.
Ancora le aziende ci sono venute incontro e hanno messo in commercio un test elettronico, questo test elettronico è costituito da tre componenti, un'unità di rilevazione dati, un data converter e un software.
Ovviamente l'utilizzo di questo strumento elettronico ci dà la possibilità di avere il risultato immediato a led luminoso, rosso è fallito il test, verde è passato,
dunque la lettura non è più io a poter interpretare il test ma ci viene data automaticamente dal sistema.
Ci dà la possibilità di archiviare elettronicamente tutti i test, io personalmente ho eliminato il cartaceo perché tutti i test vengono archiviati elettronicamente, a fine mese faccio una cartella e archivio la cartella, a fine anno chiudo l'anno con tutte le cartelle mensilmente.
Dunque l'errore umano è azzerato perché prima dovevo io interpretare il test, adesso mi viene dato dal LED direttamente.
Ancora con questo sistema posso effettuare la diagnostica e l'analisi dei singoli test falliti, questo è importante perché mi riduce il fermo macchina.
E' un sistema riutilizzabile per 400 cicli, dunque non ho più magazzino, non ho più stoccaggio, prima avevo i cartoni interi dei test perché ogni giorno dovevo effettuare un test, adesso in un unico strumento lo utilizzo per 400 cicli, dopodiché lo elimino.
Dunque il magazzino è azzerato. Ho la possibilità di utilizzare questo test in modalità di data logger, questo mi dà la possibilità di controllare qualitativamente i cicli 134 e 121.
Un'esperienza personale che abbiamo avuto noi nel nostro presidio ospedaliero di Molfetta, io utilizzavo i pacchi monouso e a mia interpretazione il test era passato, quando nello stesso giorno effettuavo il test con il sistema elettronico e mi dava sì il test passato però con un preallarme,
Ho chiamato i tecnici manutentori, i quali sono contrari a questi test perché loro lavorano molto di più e lavorano seriamente, e aveva riscontrato che c'era un'anomalia alla valvola.
Dopodiché sono intervenuti per la sistemazione di questa valvola e io non ho avuto il fermo macchina.
Dunque questo apparecchio mi dà anche la possibilità di vedere in anticipo se la macchina ha qualche perdita, ha le valvole o qualcosa. Io ho finito col test di Bovidix, speriamo di poterlo utilizzare tutti quanti. Grazie.
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