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26° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE UP TO DATE IN PATOLOGIA FUNZIONALE DEL GIUNTO GASTRO-ESOFAGEO SESSIONE 1° MALATTIA DA REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO Presidenti F. BADESSI (Cagliari) Moderatori C. DE WERRA (Napoli) G. RIEGLER (Napoli) Reflusso e problematiche extradigestive C. Pomari (Verona)
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un preomologo, ringrazio il Presidente
e i moderatori per questo graditissimo invito
dopo la relazione dell'autoressa di Vino io potrei
anche andare via perché io ho delle cose
completamente diverse da quello che ha detto lei
e questo mi fa molto piacere perché
è questo che è il nostro problema di preomologi
è trovare da voi una risposta
perché non è un problema respiratorio ma è un problema
gastroenterologico
è un argomento
questo che divide i preomologi
in due categorie ben distinte, i pro e i contro
perché anche noi preomologi siamo in disaccordo
in certe cose
il professor Savarino a marzo
nel congresso nazionale di gastroenterologia
aveva definito questo argomento come entrare in una piramide
cioè entrare in una serie di segreti
e di cose ancora non conosciute
ma ancora quindi da studiare, giustamente
perché è da 78, fine degli anni 78
che si ipotizzava un rapporto di tipo riflessogeno
fra l'esofago e le vie aeree
e questo rapporto sembrava essere
prevalentemente dovuto e legato
al fluido acido
però siamo arrivati
fino agli anni 2000 per poter stabilire
o credere e ipotizzare
che ci potesse essere un rapporto non solo con la
patologia delle alte vie
ma anche delle basse vie respiratorie
e addirittura del pomone profondo
questi argomenti
ancora oggi sono
ancora in discussione perché
la difficoltà è dimostrare il rapporto
diretto ma perlomeno
Per quanto riguarda la tosse, oggi siamo abbastanza in accordo, sembra che proprio il 21% delle cause di tosse sia legata al reflusso, viene dopo l'asma e dopo il gocciolamento nasale posteriore.
Bene, perché c'è ancora tanta confusione? Non sappiamo qual è il meccanismo fisiopatologico che lega il reflusso al gastroesofageo e le vie aeree.
le due teorie sono quella riflessogena e quella microaspirativa
ma soprattutto non esiste ancora un rapporto diretto
e non sappiamo quando si innesca un meccanismo
chi è l'attore principale che ha determinato questo fenomeno
e quindi non abbiamo ancora una risposta per quello che è un editoriale del 99
che diceva nasce prima l'uovo o la gallina
quando parliamo di questa cosa qua
grazie al 2006 è stata chiarita che non esiste
non solo una sintomatologia atipica che doveva prendere in considerazione e quindi ha dato
una interessante spinta ai sintomi atipici e alle malattie legate alla sintomatologia
non atipica e quindi a dare un approccio diverso al paziente con malattia extraesofagea
da reflusso. Perché oggi i sintomi extraesofagei possono verificarsi in concomitanza sia tipici
che atipici, può essere gasoso in un sentito e non acido, ma per quanto riguarda la diagnosi
di una malattia esteroesofagea non esiste ancora un gold standard con dei criteri diagnostici
che possono correlare fra lo stomaco e l'apparato respiratorio.
Peraltro anche la prevalenza di questa patologia non è ancora chiara, proprio perché esiste
questa mancanza di standard, ma è un problema che dal punto di vista sociale è estremamente
importante perché come vedete il costo studiato per quanto riguarda questa patologia si avvicina
a patologie ben più importanti. Quindi il nostro problema dal punto di vista pre-omologico
il rapporto è in esso di casualità e questo è un compito estremamente difficile. C'è
un algoritmo che si è proposto recentemente di fronte a un paziente con una tosse asma
o laryngite da cui causa non è da correlare a qualsiasi altra ipotesi se non quella del
del reflusso, la terapia giustamente empirica, i due mesi con inibitore di pompa.
Se la situazione si risolve bene, se non si risolve si va avanti con le indagini,
in questo caso viene proposto appunto la pH in pedenziometria.
Ma nell'asma, dove noi per circa un terzo dei soggetti che hanno l'asma non hanno sintomi
dal punto di vista gastroenterologico, per noi per l'analisi l'unico indicatore
non può che essere la risoluzione del sintomo respiratorio, ovviamente.
E questo è un lavoro che io ho fatto con i miei colleghi ancora nel 2000,
rappresentato nella società europea di pneumologia, dove il dubbio che poter dare una pastiglia
che inibisca l'acidità e quindi inibisca uno stimolo irritativo sia capace di risolvere
un sintomo respiratorio viene proprio da questa osservazione qui.
Noi abbiamo preso dei soggetti che hanno una tosse variante asma e che sono positivi
al test di provocazione per l'asma, cioè il test alla metacolina.
Vedete il primo gruppo, erano tutti quanti una pH ametria, allora si usava la pH ametria soltanto,
acida, patologica, secondo i criteri di De Mister.
il primo gruppo è un gruppo che ha tutti gli indici di flogosi
dal punto di vista dell'asma
positivi
mentre il secondo gruppo non ha indici di flogosi
delle vie aeree
vedete nel trattamento con i rivettori di pompa
cosa ha fatto?
ha modificato sicuramente il gruppo
dei non infiammatori
cioè la metacolina è normalizzata
dopo 4 settimane di trattamento con PPI
però non è successo nulla
a carico dei pazienti che avevano un'infiammazione
questo cosa ci dice che evidentemente
Se noi trattiamo soltanto con un farmaco inibitore di pompa, cioè mi toglie lo stimolo acido, io se il paziente ha già innescato un meccanismo flogistico delle vie aeree non è sufficiente.
E quindi questo, se il soggetto, se vediamo l'algoritmo di prima, se io non posso pensare di riuscire a risolvere semplicemente togliendo lo stimolo perché si è già innescato un meccanismo.
Ora, perché un gruppo innesca un meccanismo flogistico e un altro non lo innesca, questo è un dato che noi non sappiamo ed è un problema nostro,
ma sicuramente diciamo il ppi test nei pazienti con respiri per sintomi
ispiratori secondo me è pericolosissimo perché per noi promosi e fuorviante se
noi in questo caso diremmo non è non è il reflusso non è la causa dell'alba e
invece non è vero perché in questo caso qua pur hanno risposto benissimo siamo
noi che devo studiarlo di più dal punto di vista respiratorio ovviamente bene
carmelo scapignato che un grandissimo una persona che ho conosciuto un
un grandissimo ricercatore che a marzo aveva proposto durante un simposo nel congresso nazionale di gastroenterologia,
ha proposto questo flowchart interessante, lui dice se i sintomi persistono dopo il PPI,
dobbiamo considerare una cosa, che i pazienti che hanno una sintomatologia tipica o manifestazione di esteroesofagee,
la terapia antisecretoria può essere inefficace o parzialmente efficace e quindi in questo caso aggiungiamo farmaci.
Lui mi ha proposto questi tipi di farmaci, di cui io non entro in merito ovviamente, però dice se dopo aver dato un ulteriore apporto farmacologico non ho risultati, ho risultati benissimo ma se non li ho devo andare avanti dal punto di vista diagnostico endoscopico, benissimo, se funziona trovo un reperto patologico, controllo la compliance del paziente e se non lo risolvo considero l'ipotesi chirurgica.
Ma nel caso in cui il soggetto risulti negativo, non troviamo nulla da punto di vista idroscopico, cosa possiamo fare?
Benissimo, il problema è questo, ci troviamo di nuovo di fronte al criterio, parliamo di un paziente che ha sintomi prevalentemente respiratori, non gastroenterologici.
In questo caso qui vedete, i criteri sono questi, cioè se il PPI non ha funzionato è possibile che l'acido non sia il patogeno che ha determinato quella sintomatologia perché lui non la sente.
Bene, in questo caso invece la pepsina, forse per noi pneumologi, potrebbe essere un indicatore estremamente sensibile.
Perché? Perché vedete, la pepsina non acida causa danni, a livello dell'aringeo,
stanno facendo degli studi molto interessanti sulla capacità della pepsina di dare dei veri e propri danni
a livello delle corde vocali dell'aringe, e questo lo fa anche a pH non acido.
E quindi in un laboratorio di pneumologico, dove il paziente viene con un sintomo respiratorio,
fare un determinare nella saliva
un sintomo, ma la cosa importante
che diceva lei che mi piace moltissimo è perché
io sto facendo questo test
con una grandissima soddisfazione, il problema è
uso i criteri gastroenterologici
di dire al paziente non devi prendere terapia
non devi mangiare, non devi fare questo
oppure mi fido semplicemente del sintomo
suo, mi dice io ho mal di gola
bene, io glielo faccio
in quel momento lui ha mal di gola, fino adesso
non voglio anticipare nulla ma
non so se sono fortuna, trovando
in quel momento il sintomo del paziente
la pepsina è positiva, è da studiare
è da verificare perché è sicuramente
un dato estremamente interessante però
piuttosto che fargli una pH a mettere un paziente che ha l'asma
che accetta difficilmente quell'indagine lì
fargli la pepsina potrebbe essere
per noi un'estremamente importante
bene
quindi quello che è importante per chi ha una patologia
esteroesofagea e quindi
una malattia da reflusso esteroesofagea
la diagnosi per la sua risposta clinica e non tanto
sulla dimostrazione oggettiva del GERD
Questa è una rivista vostra, io l'ho preso da questa rivista, molto interessante, molto bello.
Però questa è una diapositiva ancora vecchia che ho usato nel 2000 di Sontag che diceva ancora allora
le evidenze più convincenti dell'esistenza di un rapporto causa-effetto fra il gel e i sintomi respiratori
vengono dagli studi in cui il gel è adeguatamente trattato ma soprattutto è adeguatamente studiato, lo aggiungo io.
Grazie.
Grazie Carlo, ci dai sempre una nota aggiuntiva a quello che è il nostro conoscere.
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