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10° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 1° SESSIONE REPARTO OPERATORIO HI-TECH: ASPETTI ETICI, INNOVAZIONI ORGANIZZATIVE, TECNOLOGICHE ED ASPETTATIVE DEL PAZIENTE Presidente: M. Caputo (Bari) Moderatore: G. Campagnola (Verona) M. Pisanelli (Roma) La chirurgia robotica tra aspettativa e realtà: la vision del paziente M. Cassai (Arezzo)
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Non c'è ancora il collega Barbato della prima relazione, passiamo alla seconda, che è la chirurgia robotica tra aspettative e realtà.
Ce lo presenta la collega Cassai, che è un'infermiera del gruppo operatorio San Donato.
Buongiorno a tutti, questa mattina inizio io con un argomento che penso sia interessante nell'ottica di questo congresso che parla di mini-invasività, quindi la mini-invasività è una tecnica che ha una portata tale, vantaggiosa per il paziente, vuole essere particolarmente poco invasiva
e che dire, la robotica, non so se voi avete mai conosciuto questa tecnica
ma adesso faremo un escursus, è quanto di meglio per il momento
c'è di chirurgia mini-invasiva.
Il mio lavoro si intitola Chirurgia robotica tra aspettative e realtà
alla vita del paziente.
Io sono un'astronautista che lavora all'interno del blocco operatorio
di San Donato di Arezzo.
Nella mia realtà la chirurgia robotica si è insediata dal 6 ottobre 2010, abbiamo eseguito 1175 interventi con una media di 391 spalmati su varie specialistiche, la chirurgia generale, l'otorino, la ginecologia e l'urologia.
Non volevo essere vanitosa nel raccontarvi questi dati, era solo per farvi presente. Quindi ho a che fare con il paziente destinato alla chirurgia robotica.
In questa ottica mi sono fatta delle domande e mi sono chiesta, perché l'ho anche visto, sperimentato, questa chirurgia è una chirurgia autoreferenziale, i tecnici, i chirurghi, gli addetti ai lavori si parlano addosso, ma questo paziente, questa persona che viene all'interno di un blocco operatorio e gli dicono che si opererà di chirurgia robotica, cosa ne pensa?
Ho usato questa prima immagine che penso che molti di voi conoscono, Masterpiece del Trump-Doyle intitolata Sfuggendo alla critica di Borred del caso perché ho fatto uno più uno e ho dedotto che il paziente con questo quadro sfuggendo alla critica era proprio quello che volevo fare io,
permettere al paziente di non sfuggire alla critica e di non essere ingannato, l'inganno
sta nell'etimologia del Trump-Doyle, dalla traduzione del francese del Trump-Doyle.
Questo paziente va messo al centro, va ascoltato, perché il paziente di oggi, mi si perdoni
se uso la parola paziente, ma è un'abitudine, un vizio che abbiamo molti di noi, ma sarebbe
è più corretto chiamarlo persona perché la parola persona allude non solo a chi porta
una malattia ma allude a una persona che ha dei diritti, una dignità, una storia, una
sua specificità. Il paziente di oggi è diverso da quello di ieri, come vedete dall'immagine
in alto a destra che in questa location mi sembra quanto mai opportuna perché il grande
grande Alberto Sordi nel film Dottor Tersili, il medico della mutua, c'è un medico paternalista
che usa il malato, a quel tempo si chiamava malato, come un oggetto, anzi una fonte di guadagno
veramente in questo film e il medico e il paziente ha un ruolo subalterno ed è soggettato
a un medico paternalista. Fortunatamente con la legge 833 del 78 che istituisce il sistema
Il sistema sanitario nazionale acquisisce molti diritti e se l'andate a leggere con attenzione, già leggere il TSO che è un articolo all'interno di questa legge vi fa capire che finalmente questa persona acquisisce dei diritti, può dire la sua e quindi se può dire la sua va ascoltato e gli va dato un modo di esprimersi, anche perché dalla legge 502, dalla legge 517 e poi anche quella famosa legge Bindi del 229 si parla di qualità alla qualità che passa attraverso la sua.
ascolto della persona, del paziente, quindi mi domando perché allora non ascoltarlo nel
suo impatto con la chirurgia robotica, chirurgia robotica che cambia la medicina, queste due
immagini tratte da un libro di storia dell'arte, queste due foto vogliono fare un rapido iconografico
escursus, si passa da un'amputazione brutale fatta al St. Thomas Hospital London nel XVIII
secolo, poi Bill Roth che fa una discussione in maniera scientifica in un'università sempre
del St. Thomas, poi abbiamo Giacobbeus che inizia la chirurgia mini-invasiva, diamogli
questa definizione nel 1912 con un cizioscopio per una teroscopia, toracoscopia e finalmente
Il da Vinci. Ho ascoltato più interventi del professor Pier Cristoforo Giulianotti che è considerato il padre, il faro di questa chirurgia. Lui è un chirurgo internazionale, è il presidente della MIRA che è una Mini Invasive Robotic Surgery Association e del CRSA che ha un equivalente ruolo internazionale.
È esponente della chirurgia robotica a Chicago e quindi ascoltando vari suoi interventi, quale miglior fonte per capire qual è la filosofia di questa chirurgia che ha cambiato la medicina, lui sosteneva che nel 98, quando lui si è recato in Germania dove è stato presentato un prototipo del Da Vinci, i chirurghi, il 90% sosteneva che non avrà nessuna applicazione.
Ma signori questa è una caratteristica di molte rivoluzioni, molti cambiamenti, la rivoluzione all'inizio non è mai capita, capita con molta difficoltà, soprattutto perché rivoluzione stravolge e poi pensiamo alla parola robot, il robot allude alla disumanizzazione, facciamo un mente locale su tutti i film di Orson Welles, dall'invasione dei mondi a Metropolis, a Independence Day,
Depends the day, avete capito, è la letteratura del caso di fanta scientifica di Philip Dick di Asimov, è facile pensare che ciò che è robot è qualcosa che angoscia, che crea terrore, però interventi poi piano piano sono stati fatti,
tant'è che adesso l'Intuitive Surgical sostiene che alla fine del 2012 sono stati fatti 500.000 interventi nel mondo di chirurgia robotica e 70.000 secondo Pisa in Italia.
Questa macchina riesce a rendere alcuni interventi da perfetti in perfetti.
Interventi sono selettivi, cosmetici, funzionali e non lasciano danni.
che poi è questo che chiede la persona, è una strada senza ritorno e il suo futuro sarà una chirurgia perfetta, microscopica, cosmetica.
Allora, lui, il professor Gianotti, dice che i pazienti chiedono che gli interventi siano perfetti, selettivi, eccetera, eccetera,
ma lo dice lui, il paziente chi l'ha ascoltato, chi gliel'ha chiesto?
Allora, in quest'ottica ho eseguito uno studio osservazionale prospettico di una popolazione scelta,
scusate per i miei ma io ho voluto bene perché sono stati bravissimi, sono state persone molto disponibili
e quindi forse questo ci deve far riflettere su un aspetto che vi dirò alla fine, l'happy ending ve lo faccio alla fine
e questi pazienti erano stati scelti, erano destinati innanzitutto alla chirurgia robotica in elezione
ho usato dei criteri di inclusione che è questo che vi ho detto e criteri di esclusione
Lista per intervento in criogiobotica in un range d'età da 18-80 anni affinché lo strumento che ho usato potesse essere usato da me, potesse dare dei risultati attendibili.
Il quesito di ricerca che mi sono posta, quali sono le aspettative dei pazienti e le loro reali percezioni?
Con l'ipotesi l'ufficio stamparitino ha distribuito una buona informazione, che strumento usato?
Un questionario suddiviso in due parti di 12 domande, la prima 13, la seconda, ne ho messo una porzione a sinistra e una porzione a destra, non ve l'ho proiettato tutto, se poi siete interessati ve lo posso lasciare tranquillamente perché anzi se qualcuno lo riesce a perfezionare a usare in questo contesto in altri ben venga.
nella prima parte ho fatto tutte le domande, erano chiuse a risposta quindi già impostata da me
eccetto l'ultima, sia nella prima parte che nella seconda davo modo al paziente di esprimersi liberamente
la prima parte io l'ho fatta consegnare dai colleghi nel giorno dell'ingresso
la seconda alla dimissione dall'intervento
ricordate l'ipotesi, mi ero chiesta che informazione dà l'ufficio stampa di Arezzo
Quindi da queste persone che conoscenze hanno? Nel mio questionario avevo strutturato le domande chiedendo loro innanzitutto come erano venute a conoscenza della chirurgia robotica, attraverso quali canali o quale persone, io ho chiesto come si immaginavano i robot.
In merito a quando ho sentito parlare di chirurgia robotica, come vedete, alcuni più di un anno fa, e attraverso prevalentemente stampa o tv nazionali, quindi il paziente fa empowerment, cioè cerca conoscenza attraverso quello che poi sono canali fruibili per una persona di lingua italiana o comunque in uno stato intellettuale buono.
Ma il paziente, ho intervistato anche il dottor Sbrana che era il mio direttore di dipartimento chirurgico anch'esso, il dottor Sbrana eminente esponente della chirurgia robotica, il paziente fa ricorso anche al chirurgo perché fa delle domande, perché vuole sapere se la opererà solo il robot e vuole avere la fiducia nella persona prima che nel chirurgo.
Perché infatti se leggete la risposta il robot si istituirà al chirurgo e il 63% dice no e la opererà solo il robot e il 76% dice no, vuol dire che la fiducia nella tecnologia c'è e non c'è, prevale più che altro la voglia di affidarsi a una persona, anche se ci sono persone che dicono che la opererà solo il robot e che il robot si istituirà al chirurgo.
Quindi esiste sempre un minimo di fede e di poca paura in questa tecnologia.
Dopo avergli chiesto attraverso quali canali avevano avuto le informazioni e quindi anche come si immaginava un robot,
apro una parentesi, ho chiesto anche chi aveva dato l'indirizzo verso la chirurgia robotica
e il 90% ha risposto che è stato il chirurgo, il 10% il medico di base e noi non ci siamo.
Ora, mi chiedo, è vero che noi non siamo medici e non decidiamo noi l'intervento, però abbiamo le conoscenze, dateci dai nostri piani di studi, dateci dalla nostra esperienza, che anche questo ha un valore, che ci permettono di avere un ruolo educativo, che voglio dire, un ruolo educativo fa parte della nostra realtà, oltre a quello tecnico, assistenziale, e quindi noi non ci siamo e questo mi è dispiaciuto.
Nel contingente delle aspettative realtà dell'intervento, quindi ho chiesto loro che cosa si aspettavano sul dolore e sulle ferite.
Le ferite che funzionano all'intervento chirurgico saranno per il 77% leggermente visibili, mi preme farvi vedere che il 17% della prima parte del questionario ha risposto che saranno affatto visibili.
Quindi ottimismo o consapevolezza della portata della mini-invasività?
Perché anche un minimo di invasività ce l'abbiamo, questi trocar dobbiamo metterli.
Probabilmente quando il chirurgo spiega loro lo svolgimento dell'intervento
dicendo che saranno gli accessi laparoscopici di un centimetro o un centimetro e mezzo
oppure quando l'ottorino la ringoiatra gli dice nell'intervento di teridectomia
che si fa un accesso a scellare, forse nella loro immaginazione credono che le ferite non si vedono.
Nel post intervento invece poi questi che dicevano che erano affatto visibili sono scomparsi,
giustamente perché di fatto una medicazione la vedono e associano psicologicamente,
come è la realtà, la presenza della ferita a questa medicazione.
Parliamo del capitolo dolore, è un capitolo dolente un pochino,
perché chi se l'aspettava
moderato
poi l'ha visto aumentato
nell'immediato posto operatore
quando escono dalla sala
nei giorni successivi invece chi se l'aspettava
di un'entità maggiore l'ha visto ridotto
questa abortata
allora c'è da riflettere sul fatto che vengono
messe in posizioni spinte
alcune volte in antitrend anche di 30°
c'è un edride carbiane
fatto un primo peritoneo con la CO2
non riscaldata
e tutte queste cose assommate insieme alla posizione nell'operatorio, insieme ai fermi che usiamo per evitare le cadute, possono far pensare che allora il dolore appena escono dalla sala operatoria sia giustificato da tutti questi comportamenti.
Io mi sono fermata con i miei più che altro anestesisti colleghi riflettendo anche chirurghi se era il caso di rivedere la modalità del modo di posizionarli, la modalità nel modo di poi erogare, di somministrare i farmaci antidolorifici nell'immediato post-operatorio.
Comunque nel post-operatorio che intendo il giorno dopo dell'uscita della sala siamo felici dai risultati perché il dolore è visto minore rispetto a quello che se lo aspettavano.
Pensa che andrò a casa senza tubicini?
Chiaramente mi sono espressa così perché mi rivolgevo a persone che dovevano comprendermi
e quindi non sono stata lì a parlare di cateteri vescicali, di drenaggi e quant'altro.
Tubicini è un termine appropriato per farmi comprendere.
Il 15% ha detto no, il 8% ha detto no e il 77% sì.
Poi la dimissione è venuta con i drenaggi per un numero maggiore di persone.
Quelli che sono andati a casa sono stati sicuramente i pazienti della chirurgia generale e i pazienti dell'urologia perché nella prostatectomia si posiziona il catetere per alcuni giorni.
Quando si aspettava di alzarsi dopo l'intervento? Come vedete alcuni si aspettavano di alzarsi prevalentemente la maggioranza nel secondo giorno perché nella mentalità delle persone è ancora diffuso il concetto che io mi opero, allora sto a letto, fino al secondo giorno almeno sto a letto.
Invece no, si sono alzati in prima giornata e addirittura molti pazienti nostri operati di sterectomia in robotica vengono operati il lunedì e il martedì pomeriggio vanno a casa, tanto per capire.
Anche le perdite matiche sono state minori di quelle che si aspettavano e quindi qui si ritorna al pensiero che questa è una chirurgia mini-invasiva
Un pochino nella mentalità della gente, se queste sono le aspettative vuol dire che questo concetto di mini-invasività c'è.
Infine, cosa è venuto fuori? Che la mia ipotesi di ricerca è stata parzialmente confutata. Perché?
Perché ragionando su commenti liberi che sono stati di un 30%, e quindi questo 30% è l'happy ending che vi volevo dire,
ci fa pensare che queste persone volevano essere ascoltate e volevano esprimersi.
mi hanno detto che questa chirurgia dovrebbe diffondersi di più, dovrebbero essere preparati più chirurghi
e i medici di base dovrebbero sapere che esiste la chirurgia chirurgica e proporla, quasi in prima battuta, comunque molto spesso.
Poi hanno detto che se qualcuno gli diceva che magari c'era un certo tipo di dolore o i pazienti dell'Otorino operati per russamento
avrebbero avuto del sangue in bocca, forse era meglio, perché si preparavano psicologicamente e serve questo a ridurre l'ansia o le aspettative.
e mi è piaciuta una risposta di una signora che mi ha detto spero vada tutto bene senza conseguenze, che mi sembra il massimo espressione di ottimismo, comunque nel loro complesso il decorso operatorio è stato considerato soddisfacente per l'89% a tal punto che consiglierebbero questa tecnica di intervento ad altri,
Questa risposta conferma quella precedente, anzi è un gran risultato perché di solito si consiglia agli altri quello che ha fatto bene a me, quindi è davvero la sintesi di tutto quello che abbiamo detto finora, tant'è che la dimissione è stata vissuta in maniera serena da oltre l'80% delle persone.
Voglio concludere quello che ho detto fino adesso, innanzitutto dicendo che questo questionario, questo lavoro è stato costituito da 177 questionari distribuiti nell'arco di sei mesi, quindi ci sono numeri relativamente importanti.
L'ho fatto nel rispetto non solo di una mia coscienza ma anche del codice deontologico del 2009, il nostro codice deontologico del quale ho riportato alcuni capitoli.
Mi preme leggervi con voi per farvi capire che è un compito, compito è una parola che a noi non ci piace, è una competenza perché allude il compito a manzionare quindi lasciamo fare.
Mi piace leggere con voi questa parte del codice ontologico perché è questo che ci dovrebbe ispirare, dovrebbe essere il core che ci porta ad avvicinarci alla persona con un certo spirito.
L'assistenza infermeristica al servizio della persona si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuali, perché noi siamo una professione intellettuale tecnico-scientifica-gestionale ed educativa.
Quindi educativa cosa significa? Andare a informare il paziente, chiaramente tenendo conto della sua età, delle sue caratteristiche, ma andarlo a formare anche in funzione di quello che si aspetta e di quello che vorrebbe percepire.
La responsabilità dell'infermiere consiste nell'assistere, nel curare, nel prendersi cura della persona, nel rispetto della vita, della salute, della libertà, della dignità dell'individuo. Ecco perché dicevo prima che non mi piace tanto parlare di paziente perché è più opportuno definirle, di fatto è un credo molto profondo, morale, pensare che hanno una loro libertà e dignità.
e noi promuoviamo, attiviamo e partecipiamo alla ricerca e cura diffusa dei risultati
che è quello che sto facendo adesso e tutti noi dovremmo fare più ricerca
perché non solo aiuta a dare dei dati, dei risultati a orientare nell'attività
ma penso che sia motivo d'orgoglio anche personale per conoscere davvero chi siamo e dove andiamo
per sentirci davvero una parte importante della comunità scientifica a cui appartoniamo.
L'infermiera aiuta e sostiene l'assistito nelle scelte fornendo informazioni di natura assistenziale in relazione a progetti diagnostici terapeutici, in questo caso la robotica,
e adeguando la comunicazione alla sua capacità di comprendere. Non vorrei essere noiosa, ma mi piace molto questa parte del codice odontologico.
Chiudo con questa citazione, questa aforisma di Nicolas de Chambord, l'indecisione e l'ansia sono per l'anima quello che la tortura per il corpo.
Che volevo dire? Che una persona che viene ad essere operata, che sia di chirurgia robotica che sia di un'altra tecnica, è ansiosa, è molto ansiosa perché va incontro a persone che non conosce, va incontro ad un'attività che è comunque una violenza morale e fisica e quindi se non sa davvero di che si tratta, se non è poi così convinto padrone di quello che si farà, la sua anima sarà torturata come può essere un'azione violenta per il corpo.
Grazie per l'attenzione.
Grazie, interessante anche perché finalmente vediamo dalla parte del paziente insomma quelle che sono le aspettative e le risposte che dà.
Se volete facciamo un paio di domande visto che l'argomento è caldo oppure passiamo alla prossima. Qualcuno ha qualche esperienza in merito anche di questionario o altro?
Io esperienza di chirurgia robotica non ne ho, però mi viene da chiedere rispetto a quello che è stato detto ieri, cosa abbiamo rinunciato di altro per avere la chirurgia robotica? Ha dato un beneficio nel globale?
Io vengo da
ieri dove si parlava di
disincentivazione
e dove mi ero preoccupato nel sentire
questa affermazione
sento una relazione dove mi viene presentato
il sistema robotico
premesso
io lavoro in un'azienda dove
probabilmente siamo stati
all'ospedale Luigi Sacco di Milano
dove probabilmente siamo stati
se non i primi tra i primi a usare il robot
e quando mi sono reso conto di che cosa comportasse gestire l'attività robotica mi sono spaventato, vi do alcune cifre, solo il contratto di manutenzione annuale del robot costa 200.000 euro, sapete cosa faccio io con 200.000 euro?
Ogni anno offro al mio blocco operatorio tre colonne laparoscopiche nuove.
Un'ottica del robot costa sui 35.000 euro, quelle di laparoscopica siamo sui 6.000 euro.
Io ritengo che questa sia una metodica che il nostro paese non se lo può permettere,
anche perché noi dobbiamo paragonare questo tipo di attività con l'attività laparoscopica,
non con l'attività open, perché sennò è troppo semplice vedere i vantaggi.
I vantaggi quali sono in definitiva? Sono vantaggi che danno lustro al chirurgo, sicuramente, perché adesso va molto di moda,
poi è stata molto pompata questa attività. In Regione Lombardia si sono resi conto e mi dicono che stanno tornando indietro,
tant'è che il nostro robot l'hanno bloccato. Premetto, quando l'abbiamo acquistato è costato 1.600.000 euro.
Faccio una piccola parentesi, il mio blocco che ha 15 anni e sono 12 sale operatoria ha visto quell'investimento, nel frattempo però io adesso ho le apparecchiature da sostituire, però ho il robot che è fermo.
Quindi io ritengo, ma questo l'ho detto anche ai rappresentanti della bimedica, voglio dire la chirurgia laporoscopica quando è nata, è nata ed era tutto materiale disposable, poi ci sono resi conto e qui è nato poi il successo della chirurgia laporoscopica,
che oltre a dare i vantaggi al paziente si sono ridotti i costi con i presidi poliuso, i presupposti della chirurgia laparoscopica si rimarranno tali, ho già detto un anno fa, dopo 5 anni non ci sarebbe più stata sul mercato perché è una metodica troppo costosa, non è sostenibile.
Tenete presente, perlomeno io parlo della regione Lombardia, che il DRG non rimborsa queste spese in più, quindi sono tutte spese che si deve accollare all'azienda. Io parlo di regione Lombardia, le aziende ogni anno hanno sempre meno soldi, quindi non c'è possibilità di sviluppo di questo tipo di metodi.
Grazie.
banale, non vorrei essere ripetitiva, ma in termini di degenza come vi ho detto prima
alcuni pazienti come quelli di stereotomia che io seguo prevalentemente si dimettono
il giorno dopo con tutto quello che comporta come forza di degenza. Secondo, il paziente
ha dei vantaggi di ripresa perché avendo meno dolore, avendo meno invasività, meno
meno manipolazione dei visceri, anche tutto ciò che sono le conseguenze di queste azioni,
permettono di avere meno danni e disagi, da avere una ripresa lavorativa migliore.
Infatti sono pazienti prevalentemente coinvolti quelli della fascia tra i 30 e i 50 anni,
quindi che hanno in piedi un'attività lavorativa, hanno in piedi una famiglia,
hanno un benessere sociale, io penso che anche questi aspetti vadano considerati, io mi rendo
conto che questo è il momento di monetizzare tutto, però sono valori anche questi, è
troppo facile sempre parlare di percentuali di guadagni, di soldi, però citando una frase
che leggiamo molto spesso nei giornali, sarebbe l'ora di smettere di parlare di pili ma di
indice di felicità, perché anche questa ha una ricaduta sul nostro benessere, sulla
la nostra vita, perché questa è la nostra vita, non sono solo soldi. Poi ricollegandomi
al collega della Lombardia, forse noi siamo stati fortunati, il nostro robot non è stato
acquistato, è stata una donazione di un ente locale, di un Ollus che opera in Toscana
ad Arezzo e quindi questa spesa non ce la siamo accollate. È vero che c'è un contratto
di manutenzione, però questo viene diluito nel tempo con i vantaggi che ho detto prima
della dimensione precoce. Come sistema di invasività sono né più né meno quelli,
i tempi, il dolore e tanto quanto, il vantaggio che dà la robotica, e anche qui bisogna aprire
una bella parentesi perché bisogna essere consapevoli, io questa cosa l'ho seguita molto
Molto bene e quindi me ne sono fatto bene un quadro di questa cosa.
Allora il vantaggio va sull'operatore perché le braccia del robot ruotano su 360 gradi quindi i tempi di apprendimento si riducono.
Ma il problema qual è? Perché una cosa che io vedevo e che pensavo all'inizio è che il trend del chirurgo avvenisse con la sequenza chirurgia aperta, chirurgia laparoscopica e poi robotica.
No signori, avviene esattamente al contrario, proprio perché i tempi di apprendimento sono più veloci e quindi il chirurgo vuole arrivare a un'autonomia più immediata e quindi cosa fa?
Da open passa subito al robot, cosa succede?
Nella maggior parte dei casi quando poi hanno delle complicanze durante l'attività robotica
devono aprire, cosa che invece nel mio centro non succede.
Noi adesso lo utilizziamo poco e chi lo utilizza è l'urologo, ritengo che sia uno tra i più noti in Italia.
Lui però è un ottimo laparoscopista.
Ogni inizio anno, prima lo sentivo a fine anno, ogni inizio anno mi sento dire i soldi sono finiti.
E allora io sono estremamente attento nella spesa perché voglio dire giustamente come diceva il collega, quello che voi portate via, a chi lo portate via?
Allora se io per avere un robot devo portare via tutte le apparecchiature che invece mi soddisfano la parte maggiore dell'attività, io non ci sto.
No, io vorrei dire una cosa, premesso che comunque da questo tavolo non possiamo dare una risposta a questo e comunque ce lo chiediamo tutti e io per primo anche, le spese certo queste le devono dare altre persone che gestiscono le aziende, sono politiche però devono essere secondo me consapevoli le aziende,
Perché al di là di donazioni, che sono quasi tutte donazioni, ma è come prendere i prodotti e le dite ti danno la macchina incomodata d'uso così, perché tanto gli prendi tutti i presidi e se la pagano.
quindi tra virgolette
non è niente dare in donazione
insomma il robot è quello che ci costa
perché il software o altro
come dicevi te, è vero
sono queste le cose che costano, sono i pezzi
sono le ottiche e quant'altro perché sono
numerate, scadono, non vanno più
alla decima volta, non vanno più così
solo che dico adesso
vabbè però è l'azienda che
mi deve dire che politica fare
perché se tu lo usi per tre interventi
di urologia e tutto il resto così
se tu lo usi costantemente o altro hai anche un qualcosa, certo devi mettere questo e allora deve decidere l'azienda,
E chi è che paga? Però è anche vero un'altra cosa, scusate se lo dico io ma è chiaro, chiunque può ribattere, è come la videolaparo, tutti ce l'hanno, la chirurgia accanto alla tua ha la colonna,
quell'altra accanto alla tua ha la colonna, quell'altra ha la colonna, voglio dire non c'è però una programmazione di dire prendiamo una colonna sola così e ognuno un giorno uno, un giorno l'altro, un giorno st'altro fa questo tipo di chirurgia, ognuno si prende lo strumento e viene a costare e lo usi anche poco.
Allora forse una cosa così, ecco può darsi che sia anche una stupidaggine che dico adesso e dopo sono cose politiche più che altro, può darsi che anche creare dei centri dove viene fatto solo la robotica e solo quella vai là e basta.
Basta, la robotica tante volte è sinonimo di prestigio perché chi non ha il robot non è un'azienda ai tempi e allora magari così.
Però dal punto di vista dei costi potrebbero essere anche un po' più indirizzati.
Io volevo, scusatemi, intanto la discussione la continueremo, anzi molto probabilmente le relazioni che seguiranno vi chiariranno o vi faranno vedere il problema da un'altra prospettiva.
Il vero problema, quello che il collega della Lombardia dice è sacrosanto e ovviamente mette in guardia anche chi sta per ricevere il robot, ad esempio la nostra condizione, io spero più tardi possibile, però noi stiamo per questa tecnologia, è stata richiesta e prima o poi ci arriverà.
quello che andrebbe combattuto è che non è possibile che ogni chirurgo abbia il suo robot o la sua colonna laparoscopica
ma piuttosto ci dovrebbe essere un punto dove convogliare l'attività robotica di quei professionisti che la sanno fare
e che hanno fatto delle valutazioni economiche, che hanno anche formato il personale perché non ci si può improvvisare infermieri che hanno fatto magari chirurgia in open o fanno la paroscopia improvvisamente essere catapultati con una tecnologia che magari non conoscono da vicino.
Quindi io ringrazio la collega, e poi passiamo alle prossime due relatrici.
Due battute, i nostri chirurghi non è vero che arrivano e fanno la chirurgia robotica perché penso che non fa parte assolutamente della formazione loro, anche il buonsenso dice questo,
Questo vuol dire passi open, laparoscopia robotica, anche per un discorso di sicurezza e di manualità.
Per esempio il mio direttore di ostetricia e ginecologia ha fatto questo, ha fatto questo percorso.
È vero che il training d'apprendimento è più rapido, però non si può prescindere da questo percorso,
come non è vero che la laparoscopia non si converte.
La laparoscopia si converte per motivi che limitano.
No, perché se no dopo non andiamo.
Lo strumentario che hai fa 10 interventi, se tu lo interrompi te lo conta comunque, 35.000 euro più IVA.
Non bisogna essere con i parrocchi, bisogna ampliare la visione.
Voglio dire, l'attività purtroppo non può prescindere da quello che è l'aspetto economico.
Io mi ricordo, perché ho pochi capelli e un po' di anni, un tempo quando il chirurgo chiedeva a uno strumentario
e gli si dice ma guardi non mi interessa
quello che costa, lo voglio
adesso questo discorso non è più sostenibile
ma infatti chiudo
dicendo che concordo con la dottoressa
e il dottor Campagnolo
che la
filosofia della Toscana
che penso che sia la filosofia di molte regioni
è quella di creare dei centri di eccellenza
ce lo stiamo giocando con Pisa
Grosseto, la finalità è questa
e poi il mio robot per modo di dire
il mio non è solo
della Usilotto di Arezzo
cioè del San Donato ma afferiscono
l'uso di questo robot
anche chirurghi che vengono dalle vallate
e quindi la tendenza
è questa assolutamente
comunque la relazione
della collega
non era
adesso su quello che era il discorso
costi che giustamente sono
stati tirati fuori
alla fine diamo ancora
Il paziente non si fa più una prostata open o lato, se la fa fare robotica perché il paziente si informa, non si può dire.
Ma infatti la relazione era incentrata sull'informazione data adesso al paziente e vediamo ancora come ci sia una grossa fetta a volte di non informazione completa di quello, al di là di robot o non robot, il famoso consenso all'intervento talvolta.
è un po' così così insomma
va beh andiamo avanti
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