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9° Corso Infermieri di Sala Operatoria L'Infermiere nel percorso chirurgico: Aspetti assistenziali e tecnologici Professione, Formazione, Organizzazione Giorgio Palazzini: Presidente del Congresso Maria Caputo: Presidente Nazionale AICO Marcella Pisanelli: Presidente AICO Lazio Presidenti: G. Palazzini (Roma) M. Caputo (Bari)
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Benvenuti a Roma con il fresco, quindi quest'anno va anche meglio perché così non abbiamo
il problema del condizionamento delle aule. Come sapete quest'anno il congresso è stato
organizzato in modo tale che sia una FAD e quindi questo è importante perché c'è un
grosso numero di crediti, ma per avere questo grosso numero di crediti abbiamo dovuto adottare
Il sistema della tecnologia.
per la fatica che hanno fatto per preparare le loro relazioni, ma immagino che anche quest'anno
riusciremo ad avere un congresso pieno di soddisfazioni per entrambi, per me che ormai
l'organizzo da 23 anni, anche se poi abbiamo fatto questo balzello dell'alternanza, che
c'è un anno un po' più importante, un po' meno importante, quindi l'anno meno importante
Per motivi di sponsor si chiama terzo corso di chirurgia, ma se Dio ci darà assistenza, in realtà questo è il ventitresimo congresso con i vari corsi, poi rincominceremo la serie, saprò la fortuna di durare a lungo, magari arriverò fino alla quarantesima edizione.
Dopo che andrò in pensione penso che o lo prenda qualcuno dei miei collaboratori o se non muore anche questo congresso, non essendo una società scientifica, salvo che non decidiamo di trasformare laparoscopic.it in una società scientifica e quindi possa diventare una cosa duratura nel tempo.
Io penso che essendo un congresso ideato da una persona che era un giovane specializzando nel 1985 insieme col professor Di Matteo, lui amante di chirurgia, io amante di chirurgia ma in particolare di tecnologie, mi venne in mente di organizzare questo evento con le dirette.
perché immagino e penso, essendo un appassionato di telecomunicazioni, che solamente vedendo
uno riesce ad apprendere quello che accade nel mondo, poi specialmente oggi come oggi
che esiste internet, qualsiasi cosa abbiamo bisogno, basta andare su Google e abbiamo
l'opportunità di vedere cosa esiste e cosa fanno, vedere invece realmente cosa avviene
in una sala operatoria non è una cosa di tutti i giorni, tanto è vero che anche quest'anno
che ci sono difficoltà economiche nello spostamento, ma se tutto va bene dovremo arrivare a 1700-1800 presenze in questi due giorni,
che è un buon risultato per un momento così critico dell'economia italiana, ma non solo italiana, ma mondiale.
Abbiamo voluto incentivare la parte dello streaming, tant'è vero che facciamo 20 canali streaming,
quindi chi vuole ci può seguire comodamente da casa oppure sull'iPad, sull'iPhone, tutte queste nuove tecnologie, quindi vogliamo cercare di fare un qualcosa di diverso rispetto ai soliti congressi ma dare il più possibile l'opportunità a tutti di vedere cosa avvengono nelle sale operatorie.
Non dico dei cinque continenti perché questo è l'anno un pochino più magro, però almeno vediamo anche quello che succede in Italia e in Europa, che non è una cosa da poco punto.
Riusciremo a fare, oltre tutta la parte teorica che farete voi, anche la parte pratica delle sale operatorie che saranno circa 150 interventi.
quindi diciamo che sono un buon numero di interventi, partiamo dall'esofo che arriviamo fino al retto, c'è di tutto, manca solo la chirurgia toracica, poi c'è la chirurgia ginecologica, c'è l'otorino, abbiamo l'urologo, tanti chirurghi generali, vedremo la chirurgia della tiroide, diciamo che anche se è nata come chirurgia dell'apparato digerente in realtà si vede tutta la chirurgia generale.
Io vi ringrazio di nuovo, cedo la parola alla vostra Presidente, la Dottoressa Caputo che come sapete questo congresso è nato nove anni fa con il corso dedicato agli infermieri di sala operatoria con un rapporto di collaborazione proprio con la vostra associazione AICO.
Quindi io vi ringrazio di nuovo e cedo a Maria la parola.
Grazie, buongiorno a tutti, bentrovati. È un appuntamento che ormai tutti gli iscritti e non di AICO vogliono mantenere, assolutamente.
infatti questo congresso ormai fa parte dell'agenda di AICO, siamo contenti che AICO ha potuto esprimere
nella parte scientifica tutto quello che è capace di fare attraverso i vari relatori per quelle che sono
le competenze specifiche per tutti quelli che verranno qui a parlare, è ovvio che siamo
abituati ad utilizzare tecnologie in sala operatoria, forse un po' meno nei nostri congressi
e quindi questo congresso comunque ogni volta ci mette di fronte a qualcosa da imparare,
a stimoli nuovi, anche a situazioni che devono un attimino essere formattate nel nostro
nostro modo di essere. Comunque io vi ringrazio moltissimo, siamo qui ovviamente a disposizione
per tutto quello che potrà fare AICO, soltanto un ultimo pensiero sul fatto che noi il percorso
di società scientifica l'abbiamo cominciato da un anno, devo dire che è un percorso molto
molto duro che richiede veramente un impegno di risorse e di competenze a parte quelle economiche ma soprattutto di ricerca perché è quello l'elemento che distingue effettivamente poi un'associazione da una società scientifica.
Comunque questo percorso l'abbiamo cominciato, quindi siamo neofiti però su questa strada vogliamo restare, quindi benvenga se anche questo congresso diventi poi società scientifica.
Quindi io vi ringrazio e ora do la parola per un saluto alla Presidente della Regione Lazio che è Marcella Pisanelli, grazie.
Grazie, buongiorno a tutti, come romana vedo il benvenuto a Roma, anche io mi associo ai ringraziamenti sia al professor Palazzini che gentilmente tutti gli anni ci ospita, spero che il corso e gli argomenti siano di vostro interesse, io sono a disposizione nel desk AICO come regione Lazio e visti i tempi direi di cominciare subito con le relazioni.
Quindi passerei la voce al moderatore, al collega Montemurro, grazie, buon lavoro.
Grazie con lei, grazie professore. Benvenuti a quanto ci ascoltano. Iniziamo subito direi i lavori di questa nostra sessione, le cui parole chiavi, professione, formazione e organizzazione sicuramente fanno capire un percorso culturale ed operativo proprio che interessa il nursing di sala operatoria.
Il Saverio Andreola cortesemente di Bari ci illustrerà, anzi facciamocelo dire da lui, alcune tracce di un percorso incompiuto.
Intanto vorrei ringraziare la presidenza di questo corso di formazione che mette assieme due professionisti che sono protagonisti assoluti della sala operatoria.
La sala operatoria è di per sé un ambiente in cui sono ben presente due professionalità di spessore nel panorama sanitario, medico e infermiere, forse uno degli ambienti in cui è necessario avere questa stretta interdipendenza nell'ambito delle attività professionali richieste.
Una prima provocazione rispetto ai termini utilizzati, giusto per così entrare nel vivo dell'argomento che mi è stato assegnato.
Possiamo dire corso per infermieri di sala operatoria.
Corso per infermieri di sala operatoria sta a significare che sono elementi di conoscenza
che vengono portati all'attenzione di una specificità professionale
che si caratterizza per un ambiente di lavoro che è particolarmente performante nell'ambito dell'esercizio professionale. Questo di per sé è già un elemento di confronto sul quale avremo motivo di soffermarci un attimino.
La prima domanda che sorge spontanea quando si parla dell'infermieristica in sala operatoria è qual è il percorso formativo oggi necessario per dare all'infermiere le competenze, le conoscenze, il sapere per stare in sala operatoria e per dare in questo ambiente un'attività di ampio respiro professionale.
Quali le competenze che sono richieste e ancora qual è il riconoscimento che oggi viene dato sia dal punto di vista giuridico che ancora nell'ambito dei contenuti esplicativi del ruolo relativamente al riconoscimento di natura direi contrattuale non solo che riguarda gli ambiti di natura economica ma anche di riconoscimento del ruolo che si sviluppa all'interno di un contesto così specifico.
Ed ancora quali ambiti su cui si sviluppa la carriera dell'infermiere di sala operatoria, letta come tale ma non considerata nello stato attuale delle cose e quali eventualmente le opportunità contrattuali.
Io faccio presente che in questo ultimo periodo sta emergendo una lettura sull'ambito di rappresentatività della professione infermieristica che è molto complessa ed è dettata più da ragioni di natura economica e quindi con una lettura ragionieristica piuttosto che con una considerazione di natura espressiva sul valore professionale di esercizio che ci riguarda in via diretta.
Abbiamo oggi un contesto in cui le parole chiavi che animano i dibattiti attorno allo sviluppo del sistema sanitario che è incentrato sul contenimento della spesa sanitaria, sulla razionalizzazione della spesa e ultimo questo spending review, questa revisione della spesa soprattutto in tema di sanità,
pur in considerazione di un fatto che in Italia il welfare che ovviamente accompagna l'ambito di spesa sanitaria individua il nostro paese come ai primi posti rispetto alla riduzione della spesa rispetto al PIL.
Siamo un sistema sanitario che investe poco in sanità e ciò nonostante abbiamo avuto modo di rilevare come le difficoltà del momento ci impongono di dare una revisione concreta agli ambiti di spesa.
Sono cambiati, stanno cambiando radicalmente i bisogni sanitari, c'è una domanda da parte dell'utenza che è sempre più specifica e sempre più alla ricerca di una risposta performante che solo le professioni sanitarie sono probabilmente in grado di dare.
Si parlava di progressi tecnologici ovviamente sono all'ordine del giorno nell'ambito della medicina ed in particolare nell'ambito chirurgico. Siamo in un momento di ristrettezza dei risorsi finanziari, di interessi politici che allo stato delle cose governano il sistema sanitario, c'è l'esigenza di un ampliamento quindi della pratica infermieristica, abbiamo bisogno di elevare il livello degli studi per dare da subito l'opportunità all'infermieristica di entrare a pieno titolo nella sala operatoria.
abbiamo ovviamente proprio perché una professione performante l'esigenza di essere espressivi nell'ambito della carriera, abbiamo ovviamente da questo punto di vista bisogno di avere un migliore riconoscimento di natura contrattuale, siamo consapevoli del fatto che nell'ambito operatorio c'è la possibilità di dare sviluppo alla ricerca infermieristica.
Oggi siamo di fronte a richieste di prestazioni complesse, di competenze specifiche, siamo in un momento in cui la responsabilità professionale soprattutto nei quartieri operatori emerge in maniera prepotente nel senso che ci sono dei casi in cui si rileva proprio nello specifico il ruolo dell'attività medica ed infermieristica in equip.
Siamo una professione intellettuale e abbiamo quindi l'esigenza di dare risposte appropriate ai bisogni di salute della popolazione.
Ovviamente dal punto di vista della formazione siamo nella condizione normativa di avere dei percorsi specifici che attribuiscono all'infermieristica di sala operatoria,
l'infermiere cosiddetto della sala operatoria, una costante manutenzione e integrazione delle proprie competenze e quindi dare continuità al proprio sapere professionale in linea con le specificità del ruolo.
Da questo punto di vista oramai le università si sono adeguate ed offrono ovviamente delle opportunità di sviluppo del sapere professionale che sono oramai codificati nell'ambito dei percorsi di master.
Come voi sapete l'ambito di sala operatoria a mio modo di vedere potrebbe essere incardinato in un contesto di valutazione di infermiere specialista.
Si parla spesso in questi ultimi tempi e ormai questo è argomento che sta animando il dibattito all'interno delle organizzazioni professionali, delle regioni, oramai interprete delle attività di organizzazione sanitaria
sulla esigenza di avere infermieri capaci di dare risposte appropriate ai bisogni di salute
e che quindi specializzano il proprio intervento.
Chi è l'infermiere specialista è un infermiere superiore a quello generalista
autorizzato ad esercitare come specialista particolarmente esperto in uno specifico ramo dell'assistenza piemeristica
e credo che da questo punto di vista noi possiamo eventualmente mettere in parallelo il vostro ruolo
quello di infermiere in sala operatoria in un contesto di lettura legislativa che è proprio dell'infermiere specialista.
L'infermiere specialista è stato introdotto con la legge 43 del lontano 2006, si parlava della ragione per cui oggi l'infermiere in sala operatoria
ha titolo e necessità di specializzare il proprio percorso professionale a partire da quello universitario che ormai è perfettamente incardinato
E quindi normato ma per dare continuità al percorso normato nella università e quindi nei contenitori a valenza tecnico giuridica, primo fra tutti quello contrattuale, c'è l'esigenza di dare corretta applicazione alla legge 43 del 2006 che proprio entra nell'ambito di questa specificità riconoscendo la possibilità per alcuni ambiti di esercizio professionale di avere un riconoscimento
direi non solo normativo ma anche tecnico giuridico che sia coerente con le esigenze di cui poc'anzi abbiamo parlato e quindi con le evoluzioni che sono oggi presenti sul nostro territorio e quindi offrire uno strumento di lettura delle esigenze organizzative delle regioni che pongano gli infermieri in sala operatoria nella condizione di poter recitare il ruolo di specificità professionale
con migliori riconoscimenti non solo nell'ambito della loro attività di natura espressiva in un quartiere che chiede una professionalità adeguata ma anche e soprattutto riconoscimenti formali dell'ambito di lavoro e quindi normo contrattuale.
Dicevo che la legge 43 2006 risponde a questa esigenza, la norma è meglio nota come norma istitutiva degli ordini professionali, voi sapete benissimo che nella norma c'è la delega al governo istitutiva degli ordini professionali e quindi proprio il titolo l'incompiuta deriva dal fatto che i governi a seguire questa delega l'hanno fatto scadere e siamo ancora in attesa di avere riconoscimenti da questo punto di vista.
Ma non è l'unico aspetto che la norma definisce ma è anche l'ambito di riconoscimento dello specificità di esercizio professionale del cosiddetto infermiere specialista.
Chi è l'infermiere specialista? E' quello il quale in possesso, dice la norma del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall'università.
Ovviamente è necessario nel nostro attuale sistema sanitario avere un infermiere che abbia delle conoscenze specifiche in alcuni rami di esercizio professionale
E se fosse il caso pregherei la regia di aprire i file in pdf che attengono al momento particolare che si sta vivendo sui tavoli ministeriali che per certi versi entrano in perfetta sintonia con gli ambiti applicativi della norma.
poiché volevo informarvi, manco a farla apposta, capita per certi versi in coerenza con gli obiettivi formativi di questo evento, la Costituzione a Roma su iniziativa delle regioni di un tavolo tecnico che sta proprio discutendo degli ambiti di competenza specifica delle attività infermieristiche
e quindi è una partita sulla quale probabilmente l'AICO potrebbe eventualmente avere un ruolo importante per i contenuti dell'esercizio professionale in sala operatoria
e anche perché nell'ambito della società scientifica AICO sono ben evidenti i segnali di contribuire a dare alle pubbliche amministrazioni
contributi specifici per dare risposta concreta ai bisogni di specificità
assistenziale dei cittadini. Se mai apriamo anche l'altro file
chiudendo quest'altro perché nel tavolo tecnico di cui si parlava c'è un'area
quella dell'area chirurgica che è stata elaborata da tecnici nominati dal
ministero che avrebbero forse bisogno di essere revisionati. Ci sono alcuni
aspetti positivi che probabilmente incontreranno la vostra soddisfazione, ci sono altri aspetti
che probabilmente andrebbero meglio declinati. Se fosse il caso strutturare da subito un
tavolo di confronto con il Ministero della Salute e con le regioni fortemente interessate
a portare avanti questa proposta, il laico da questo punto di vista potrebbe essere determinante
nel inserirsi in questo dibattito e quindi far valere le proprie ragioni di rappresentanza professionale.
Questo è un congresso che capita, Presidente Caputo, proprio a fagiolo, mi si lasci passare questo termine
e quindi vi dà l'opportunità studiando e analizzando il contesto in cui si muove questa proposta regolatrice
degli ambiti di competenza che attengono all'infermieristica nell'ambito dell'area chirurgica
di dare un contributo e quindi eventualmente di trovare risposta in alcuni percorsi che come si diceva ancora oggi stentano ad essere compiutamente definiti.
Se puoi tornare alle slide vado subito a concludere. Questo è l'ambito su cui si è arenato l'applicazione della norma prevista, questo è il contratto bieni economico 2008-2009 che ha ripreso in evidenza la legge 43-2006, non è a molti conosciuta questa posizione che riguarda l'ambito applicativo contrattuale della legge 43
che potrebbe dare a voi infermieri di sala operatoria dei riconoscimenti sullo status giuridico di infermieri di sala operatoria e un aspetto che mi permetto di criticare pubblicamente, non è possibile considerare in una data il 31 luglio 2009 la difficoltà e la complessità della materia considerando che c'è una legge dello Stato, la legge 43 2006 ancora inapplicata
e da questo punto di vista è necessario che voi infermieri di sala operatoria facciate sentire la vostra voce che è importante per sostenere l'esigenza di contrattualizzare una legge dello Stato.
Mi rendo conto che siamo in una situazione un po' particolare, proprio quando si iniziava a discutere dell'opportunità di dare a voi infermieri di sala operatoria dei riconoscimenti di status all'interno del contesto normativo c'è stato il blocco dei contratti ex legge Brunetta fino al 2013, il problema è che lo stesso blocco è stato prorogato col governo Monti al 2015.
C'è tanto lavoro da fare, possiamo farlo, possiamo farlo insieme, possiamo stimolare la crescita dell'esercizio professionale così particolare e così specifico nell'ambito della sala operatoria.
il sistema sanitario ha bisogno di infermieri preparati, il sistema sanitario ha bisogno di una forza che è propulsiva dell'infermieristica a partire dagli specifici di esercizio professionale, abbiamo l'esigenza di muoverci in questa direzione e quindi rimbocchiamoci le mani e lavoriamo in questa strada.
Grazie per la vostra attenzione.
Grazie Saverio. A mio parere ritengo che hai focalizzato quello che sta più a cuore a noi infermieri, il riconoscimento perlomeno di quello che è l'identichitti di tutti i giorni tra lo status, la valenza sociale, i bisogni professionali e assistenziali.
Non a caso questo documento IBDF che ci hai presentato 1.1.1.4 vorrebbe non solo collaborare ma anche rendersi attori responsabili in funzione della stessa legge che ha battuto il manzionario per rispondere con autonomia e competenza di tutto quello che è l'identikit nostro.
Quindi l'impermieria specialista potrebbe essere in funzione di questo obiettivo che ci poniamo una pagina nuova della professione impermieristica in Italia del nursing clinico.
Grazie e veramente complimenti.
Buongiorno a tutti, intanto volevo ringraziare il collega Andre Ulla per la bellissima relazione.
Volevo fargli una domanda un po' provocatoria, nel senso volevo chiedere a lui cosa ne pensa rispetto all'utilizzo dei tecnici specializzati in sala operatoria.
Dall'ultimo congresso e orna che c'è stato adesso due settimane fa a Lisbona abbiamo conosciuto moltissimi tecnici che lavorano nelle sale operatorie sia in Olanda che in Germania.
Allora siccome di questo argomento avevamo già parlato anche col collegio degli infermieri in Italia, voglio sapere cosa ne pensa lui rispetto a questo argomento e all'utilizzo dei tecnici, loro dicono molto specializzati sia in anestesia che in strumentazione nelle nostre sale, grazie.
Sì, velocemente. Intanto la realtà italiana ovviamente è per culture e per classi completamente diversa da quella degli altri paesi comunitari.
Per certi versi siamo in alcuni ambiti quello che attiene all'organizzazione specifica dell'ambito operatorio in presenza di professionalità medici e infermieri che da questo punto di vista si sono distinti per la specificità del ruolo e per la performance che sviluppano e sulle evidenze scientifiche credo che non ci sia veramente nulla da dire.
Certo è che stiamo vivendo un momento laddove in Europa proprio per dare visibilità alla possibilità per tutte le professioni di varcare i confini e di avere la legittimità all'esercizio professionale si stanno codificando dei percorsi.
Si sta cercando da questo punto di vista di uniformare i percorsi. Trovo non compatibile con la realtà italiana l'idea di dover utilizzare nel quartiere operatorio dei tecnici che siano in grado di sostituire gli infermieri.
Noi abbiamo e lo ribadisco uno strumento formidabile che è quello della legge 43 del 2006 che voi come società scientifica o ancora come associazione che si identifica nella valorizzazione del ruolo degli infermieri di sala operatoria dovete spendervi nel senso che dovete orientare le scelte politiche di campo sul riconoscimento del ruolo.
Io non a caso provocatoriamente ho esordito col dire corso per infermieri di sala operatoria, chi sono? Allo stato delle cose in Italia l'infermieristica è ancora ferma al palo rispetto alla valorizzazione del ruolo, della specificità e delle competenze.
Colpa di qualcuno? Forse anche sì ma siamo noi che possiamo da questo punto di vista utilizzando le esperienze e le risorse di cui siamo capaci di spingere e di orientare alcune scelte che qualche volta sono di natura politica.
Prego, la Presidente ha un quesito.
Vorrei fare una rassicurazione, l'AICO si spenderà per questo documento e farà le sue riflessioni e osservazioni per poter sottolineare quali sono le competenze e le specificità dell'infermiere di sala operatoria.
E' ovvio che combatteremo con tutte le nostre forze perché i tecnici non possono sostituire gli infermieri di sala operatoria. La strumentazione non può essere affidata a un tecnico perché non è soltanto un passare sterilmente ferri ma è tutto un discorso, tutta una preparazione e anche un voler adeguare il proprio piano assistenziale che sta avvenendo durante l'intervento chirurgico
e questo lo può fare solo chi ha ricevuto gli strumenti di una preparazione che parte dall'inizio del percorso perioperatorio fino poi ad arrivare anche al momento dell'intervento chirurgico.
Quindi l'Europa si sta orientando in questo senso ma credo che l'Italia non ha bisogno di tecnici, ha bisogno di infermieri, di quello c'è bisogno e di infermieri che svolgano le proprie competenze nel ruolo dove sono chiamati a lavorare.
In questo caso è la sala operatoria e quindi per questo noi ci spenderemo.
Siamo d'accordo su questo.
Il collega Casarano ci illustrerà quali possono essere gli impegni della società scientifica rispetto alla formazione infermieristica sempre in sala operatoria.
Vediamone le proposte. Prego.
Buongiorno e grazie per l'invito.
Volevo dire che il fatto che AICO ha una sua storia a livello nazionale di presenza importante nelle sale operatorie in qualità di infermieri formatori ha voluto che l'associazione entrasse nel numero delle società scientifiche da poco tempo.
Questa è stata una grande sfida che abbiamo voluto affrontare e speriamo di esserne capaci.
In realtà quello che si cerca di fare e di contribuire nella comunità scientifica infermieristica attraverso una rete di informazioni e quindi di raccolta di dati, e questa significa ricerca, utilizzando un rigore scientifico ovviamente serio, è divulgare il risultato della ricerca.
Questa è la finalità in realtà di una società scientifica, attraverso la formazione della comunità scientifica e infermieristica, quindi una sfida importante.
In realtà col decreto del 31 maggio del 2004 il ministro Sirchia cerca di dare struttura al riconoscimento delle società scientifiche, in realtà un percorso non compiuto.
AICO si annovera tra i sistemi di formazione ECM, ha voluto anche diventare provider con la nuova normativa, svolge attività di collaborazione con le istituzioni sanitarie e attività di aggiornamento professionale, quindi aveva pieno titolo per entrare ovviamente a far parte delle società scientifiche.
Quindi bisogna assolutamente dare credibilità all'ECM anche perché è l'unico ambito dove l'infermiera si debba riconoscere per la sua formazione, un processo attraverso il quale il professionista della salute si mantiene aggiornato per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del servizio sanitario e del proprio sviluppo professionale.
La formazione continua in medicina comprende l'acquisizione di nuove conoscenze, abilità e attitudini utili ad una pratica competente ed esperta. Perché leggere questo? Perché in realtà la credibilità della formazione passa attraverso un sistema assolutamente rigoroso, addirittura fino a dover dare accreditamento ai formatori,
perché non tutti i paesi europei o comunque nell'ambito del panorama mondiale hanno questo sistema così avanzato.
In realtà per poter acquisire queste buone pratiche è necessario oggi più di ieri spendere una parte delle proprie energie per l'aggiornamento.
Questo lo sappiamo, gli operatori della salute hanno l'obbligo deontologico di mettere in pratica le nuove conoscenze e competenze per offrire un'assistenza qualitativamente utile.
In effetti le università danno il loro contributo ma sappiamo che la formazione di base risulta effettivamente solo un pilastro della formazione infermeristica soprattutto in ambito operatorio questo ovviamente è estremamente delicato.
Prendersi quindi cura dei propri pazienti con competenze aggiornate senza conflitti di interesse in modo da poter essere un buon professionista della sanità.
Questo è il diktat che ci dà l'ECM.
Quindi la formazione in ECM è un sistema di alimentazione di competenze dei professionisti in rapporto al profilo professionale e posizione nel contesto organizzativo.
Anche questo aspetto è estremamente enfatizzato perché il contesto organizzativo determina il profilo del professionista. È una garanzia di indipendenza dalla formazione continua, dal sistema di sponsorizzazione senza conflitti di interesse. Una società scientifica dovrebbe perseguire questo obiettivo.
All'interno della struttura sono stati coinvolti, parlo sempre di ECM, il Ministero della Salute ovviamente, le commissioni nazionali, gli operatori sanitari, le società scientifiche, inoltre le tipologie di organizzazione oltre a quelle universitarie e degli istituti scientifici, le società scientifiche e le associazioni professionali in campo sanitario.
Io devo dire che questo è effettivamente quello che è la specificità del ruolo, viene lasciata, quindi la formazione del ruolo degli infermieri saloperatori viene lasciata alle associazioni del campo.
Passiamo quindi tra il 2010 e il 2011 da un sistema di accreditamento eventi, vi ricordate i referi che dovevano poi valutare la bontà dei contenuti scientifici degli eventi formativi, ad un sistema in cui nel 2012 è ormai conclamato di accreditamento provider.
Ciò significa che il cambiamento che è avvenuto attraverso l'Agenas è stato estremamente importante. Gli obiettivi che si sono dati sono di ampio respiro, sottolineato quelli che magari più da vicino interessano il settore di sala operatoria, la sicurezza del paziente, ci stiamo lavorando tanto, management sanitario, aspetti di relazione, multiculturalità, etica, bioetica e dentologia.
Quindi si passa attraverso un sistema di accreditamento dei provider nazionali e regionali con l'attribuzione dei crediti formativi da parte degli stessi provider.
Questo significa che all'interno del sistema rinnovato ECM ci sono stati anche degli aspetti puramente pratici di sapere quanta competenza ha acquisito per cui andare a misurare ogni professionista sul portafoglio ovviamente di competenze, sarebbero il numero dei crediti in realtà.
In realtà nasce così il dossier formativo. È una novità assoluta, se ne parla poco perché ahimè non è applicato, è uno strumento di programmazione e valutazione del percorso formativo del singolo operatore o del gruppo di cui fa parte.
Non è in realtà un portafoglio delle competenze ma ne è un precursore. All'interno del dossier formativo a chi spetta predisporlo?
Sono in corso le definizioni, ovviamente quando i lavori sono in corso non finiscono quasi mai, ma dovrebbero gli ordini, i collegi e le associazioni certificare ciò che il professionista è e per quanto riguarda il dossier formativo di gruppo è l'azienda sanitaria che dovrebbe occuparsene.
Quindi i crediti formativi da ottenere sono sempre 150, ovviamente per questo triennio così sono stati definiti, alcuni di noi fanno molta fatica a raggiungerli, alcuni invece non li raggiungono per niente.
Quindi la vera novità dell'accreditamento degli eventi è l'attribuzione dei crediti formativi da parte degli stessi provider all'interno di criteri ovviamente organizzati e strutturati in modo tale da offrire la possibilità sia nell'azienda, quindi nel gruppo professionale a cui appartengono o singolarmente, sia attraverso gli eventi sponsorizzati e non regionali e nazionali di raggiungere questi famosi 150 crediti.
AECO ha voluto ovviamente diventare provider, quindi Agenas lo ha riconosciuto come tale.
Si è dato una struttura, un organigramma molto rigido per cui il legale rappresentante diventa la Presidente Maria Caputo e la struttura è un comitato scientifico composto da un coordinatore e da componenti, i responsabili di segreteria, i responsabili amministrativi, i responsabili della qualità e i responsabili informatici.
Questa struttura è già in essere e Agenas ha riconosciuto per questo AICO provider.
Il comitato scientifico per Agenas è l'unico responsabile della scientificità dei programmi formativi, quindi è stressato continuamente il concetto della veridicità di quello che si dice perché può essere in questo caso misurato lasciando autonomia alle regioni per quanto attiene la programmazione degli eventi e programmi scientifici
che devono essere visionati dai membri del comitato scientifico per apporre laddove occorra le necessarie correzioni.
Quindi l'accreditamento provider AICO vede un controllo della qualità molto severo sugli eventi formativi
che devono rispondere in termini di documentazione di contenuti e sull'albo dei relatori.
Diciamo che in un discorso che la dottoressa Linetti ha passato alla comunità infermieristica di sala operatoria
ci sono alcuni slash che sono effettivamente molto importanti ma ancora non li vediamo applicati, dove voleva dare una certa distinzione nella formazione sia in contenuti prevalentemente gestionali,
ovvero corre la gestione inutile dare contenuti esclusivamente di produttività, sia in termini alcune volte prevalentemente o esclusivamente di produttività, evidentemente dettati dalle esigenze delle aziende.
Passiamo alle società scientifiche che da più di un secolo costituiscono il fulcro della medicina scientifica nel nostro paese. Ricordiamoci che non ne facevamo parte, quindi parliamo esclusivamente di società scientifiche mediche.
Quindi in circa 300 associazioni maggiori sono riuniti oltre 120.000 medici, essi producono centinaia di riviste, anche noi la produciamo, mediche di formazione, formazione ce ne occupiamo da tanto, congressi nazionali e internazionali e sono a loro volta associate alla società specialistiche internazionali di riferimento come noi.
La società scientifica italiana associa più di un terzo dei medici appunto, costituisce il maggior elemento associativo della medicina del nostro paese, ci sembrava un passo importante entrare nella comunità scientifica attraverso il riconoscimento per lo meno anche informale ma formale di essere società scientifica per dare ai nostri associati il massimo che si possa ottenere da una qualità di associato.
Il richiamo che faceva Andreula sul fatto che a questo punto bisogna riconoscersi e farne parte significa anche essere credibili a livello nazionale.
E si offrono il più alto livello di formazione infatti in ricerca e promozione della salute del nostro paese.
Quindi il riconoscimento delle società scientifiche a fronte di questa straordinaria prestigiosa presenza non hanno mai però goduto di alcun riconoscimento formale.
In effetti Sirkia ha iniziato il percorso, anche questo non portato a termine. Per esempio le società scientifiche mediche si confrontavano con i sindacati, i sindacati sono formalmente e legalmente riconosciuti.
Quindi il decreto nasce nel lontano 2004, il decreto si ispira ad alcune considerazioni che sono riconoscere le società scientifiche il ruolo di garanti non solo della solidità delle basi scientifiche degli eventi formativi ma anche della qualità pedagogica e della loro efficacia.
La finalità è quella che analogamente ad altri paesi le associazioni scientifiche hanno il prevalente scopo di promuovere il costante aggiornamento degli associati e devono quindi svolgere attività finalizzate ed adeguate ed adeguare le conoscenze professionali a migliorare le competenze e le abilità clinico-assistenziali, tecniche manageriali e i comportamenti degli associati stessi al progresso scientifico e tecnologico
Con l'obiettivo di garantire efficacia, proprietezza, sicurezza ed efficienza alle prestazioni sanitarie erogate.
Questo lo dice il Ministro quando decide che le società scientifiche debbano essere formalmente riconosciute.
Parimenti a quello che dice è anche che le società scientifiche sono chiamate a svolgere anche attività di collaborazione con il Ministero della Salute, quello che ci auspichiamo.
Le regioni e le istituzioni sanitarie pubbliche per la elaborazione, diffusione e adozione delle linee guida e dei relativi percorsi diagnostico-terapeutici e la promozione dell'innovazione e della qualità dell'assistenza.
Un po' quello che ci chiedeva Andreola di entrare nel discorso, di rivedere alcuni aspetti che il Ministero adesso chiede che siano rivisti.
I requisiti erano quelli di essere comunque delle associazioni di formazione, l'esigenza di definire i requisiti essenziali che le società scientifiche devono possedere per svolgere le richiamate attività con particolare riferimento alle attività formative nell'ambito del programma ECM.
Lo facciamo da tanto tempo, AICO è cresciuta negli ultimi anni e grazie a questa crescita si è potuto ovviamente ambire ad entrare nella comunità scientifica e infermieristica.
perché era necessario un decreto secondo le ragioni del Ministro
ritenuto in ragione del ruolo che le società scientifiche devono svolgere
nell'ambito del sistema sanitario italiano e delle implicazioni
che il contributo culturale e scientifico delle stesse può comportare
per lo sviluppo e la qualità delle attività sanitarie e mediche del Paese.
Parole bellissime che però in effetti adesso trovano davvero difficoltà ad essere adempiute.
Quindi che il riconoscimento delle stesse si debba provvedere con il decreto di un ministro.
Questo è stato fatto ma alla fine in realtà non è poi stato compiuto.
Quindi necessità di un riconoscimento, svolgere le attività di collaborazione con le istituzioni sanitarie e le attività di aggiornamento professionale
di cui in premessa le società scientifiche, medico e chirurghi, veterinari, odontoiati, farmacisti, associazioni tecnico-scientifiche,
tecnici della riabilitazione devono avere un riconoscimento attraverso l'applicazione dei criteri che il Ministro aveva stabilito.
Quindi le caratteristiche erano per essere riconosciuti ai sensi del decreto le società tecnico-scientifiche dovevano possedere rilevanza di carattere nazionale con organizzazioni presenti in almeno 12 regioni e rappresentatività di almeno il 30% dei professionisti attivi
Che vuol dire che per noi il fatto associativo è un problema estremamente importante.
Le associazioni tecnico-scientifiche però non si dovevano scambiare per tutela sindacale, questo era molto chiaro, e mossi invece dall'evidenza deontologica ed irriducibile differenza tra l'attività sindacale e quella di ricerca e di formazione scientifica svolta dai provider di eventi ECM per ribadire l'esclusività della funzione formativa non fungibile.
Quindi la comunità scientifica ha interesse pubblico nella formazione permanente degli operatori sanitari che è meglio realizzata dalla condivisione dei saperi e delle abilità nell'ambito delle comunità scientifiche.
A vedere lontano questo ha portato praticamente l'AICO a voler far parte di un tavolo tecnico che è stato costituito da circa un anno, cosiddetto TISO.
Il tavolo tecnico di cui adesso vi farò vedere il documento di programmazione è un elemento di novità a livello nazionale di cui ovviamente siamo fieri di farne parte.
Le società scientifiche italiane, la SIC, la COI, il Politecnico di Milano e la società, la SIARTI, quindi gli anestesisti e gli infermieri di sala operatoria adesso fanno parte di questo tavolo, che è un tavolo interdisciplinare, interprofessionale di sala operatoria.
Qual era l'intento? Una forma di collaborazione tra società scientifiche di differenti profili professionali, nata spontaneamente per far fronte alle crescenti necessità di un approccio condiviso, come diceva Andreola, finalmente in sala operatoria gli attori si sono diventati impotuti.
Questo significa che le aree di attività sono quelle ovviamente specifiche di sala operatoria attraverso l'analisi dei percorsi del paziente, riferimento alla fase pre-operatoria, intra-post-operatoria, recupero e attraverso l'attività di governo clinico.
In effetti questa novità ci ha portati a prendere atto che il ruolo di AICO in questi anni è diventato evidentemente importante, il riconoscimento ovviamente va a chi ha portato AICO a questo livello, speriamo solo di essere capaci di affrontare le sfide future.
Il prodotto atteso è quello di costituire il tavolo attraverso la promulgazione di documenti e raccomandazioni congiunte delle società scientifiche aderenti al TISO, quindi è un'ambizione molto appetibile per quanto ci riguarda.
Concludo, le società scientifiche devono definire i propri spazi, rivendicarli ed appropriarsene, devono individuare i confini tra etica e compatibilità giuridica e creare un terreno comune d'azione con gli ordini professionali.
Questo è quello che speriamo di riuscire a fare, creare una rete di informazioni, quindi raccogliere dati, fare ricerca attraverso il rigore scientifico per arrivare alla divulgazione dei dati stessi. Questo è AICO.
Grazie, i commenti sarebbero tanti parlando di formazione ma li faremo sicuramente dopo, comunque aver parlato del laico come un mediatore culturale di formazione formale e informale ci sostiene molto in questo cammino.
Grazie ancora.
viviamo. Normalmente lavoriamo per soddisfare le esigenze del cliente, cioè quella del paziente,
lavoriamo insieme all'azienda per avere ovviamente un successo in tutto questo e però ci possono
essere delle situazioni di disagio che possono essere o dall'organizzazione strutturale,
dalla gestione ma soprattutto dalle risorse umane. La performance organizzativa è una proprietà di specifici modelli organizzativi
o è un risultato emergente per così dire della qualità organizzativa che è importante per rendere positivo il clima organizzativo.
Il modello della struttura dell'organizzazione è dato sia dai comportamenti organizzativi, dal clima, dalla cultura e anche dalla no sfera organizzativa.
La struttura energetica dell'organizzazione è unita da questi legami che ha una causa-effetto tra tutti i vari livelli
e ovviamente determina una potenzialità efficacia e dinamismo dell'organizzazione.
Le organizzazioni ovviamente sono finalizzate a un'efficienza, ma l'efficienza dipende da che cosa?
Ovviamente dal clima che c'è all'interno dell'organizzazione.
Collaborazione e clima ovviamente sono vitali per un'assistenza di qualità sia in termini di efficienza, di efficacia e di appropriatezza.
La cultura della sicurezza di un'organizzazione ovviamente è il risultato di atteggiamenti, di competenze, di percezioni.
Che cos'è il clima organizzativo?
Ovviamente non è altro tutto quello che si respira all'interno di un luogo di lavoro.
È ovviamente che regola gli umori, i rapporti fra le persone.
Il clima influenza ciò che avviene all'interno di un'organizzazione,
sia dallo svolgimento delle proprie mansioni che i rapporti con i superiori e con i colleghi, se in un clima negativo sicuramente purtroppo non dobbiamo perché quello che noi svolgiamo tutti i giorni ci ritroviamo di fronte a una persona che ha bisogno della nostra assistenza, quindi il nostro malessere non deve ricadere sulla persona che noi stiamo assistendo.
Un buon clima ovviamente permette di raggiungere facilmente certi obiettivi e ovviamente con una certa esficienza, ovviamente è un indicatore di qualità.
Il clima organizzativo è tipico di ogni organizzazione, sono due costrutti distinti ma sono legati da un'influenza che ovviamente è la cultura che esercita sul clima, quello che sono i nostri pensieri.
Quello che sono i nostri modi di vedere, ovviamente le nostre metafore, le nostre norme ideologiche. Il clima si riferisce ai comportamenti e agli atteggiamenti degli individui, è ovviamente il prodotto dei valori soggetti, mentre la cultura sono i valori del nostro sistema.
tema. Ovviamente il clima sta all'umore come la cultura sta alla personalità. Lo studio
del clima risponde all'esigenza di valutare le azioni dell'organizzazione e quindi il
modo di misurare lo stato di salute di quell'organizzazione, comprende i rapporti di lavoro interpersonali,
gli stili di gestione all'interno di quell'organizzazione.
Ovviamente la diagnosi di un clima organizzativo diventa una presa di coscienza di tutti i protagonisti
e ovviamente anche una premessa di cambiamento nel momento in cui ci rendiamo conto
che quel clima può essere un clima non positivo sia per il personale che ci lavora
sia per il paziente assistito, quindi un punto di inizio per un cambiamento.
Ovviamente il primo valido intervento si può ricorrere a un feedback e stabilire quindi che cosa fare.
La prima cosa importante sicuramente è la comunicazione.
Parte integrante dell'indagine del clima, ovviamente mediante la comunicazione si presentano le proprie idee,
si valorizzano i contributi professionali, l'apporto esperienziale, quindi tecnico a motivare i propri collaboratori, tutti i collaboratori aggregando il tutto in queste riunioni di lavoro.
Il cambiamento quindi è l'essenza della comunicazione.
Il ruolo del clima organizzativo nel panorama della sanità è ovviamente di importanza strategica e l'obiettivo di cambiamento e di miglioramento di un'organizzazione è perseguibile solo se si possono verificare questi cambiamenti nei nostri comportamenti
e quindi nelle motivazioni e nelle conoscenze delle persone che lavorano al proprio interno.
È evidente che la grande efficacia è l'utilità dell'indagine del clima.
In qualsiasi realtà il clima ha effetti rilevanti sulle capacità dell'organizzazione,
quindi di impiegare e di sfruttare a meglio le proprie risorse tecniche e umane.
e ovviamente un buon clima organizzativo contribuisce a conseguire positivamente gli obiettivi prefissati.
La capacità tecnica è un aspetto essenziale per il successo di un'organizzazione
e il clima costituisce una variabile essenziale non solo per la qualità della vita lavorativa
ma anche per l'influenza sulla motivazione, sull'impegno e sull'efficienza.
Quando realizzare un'indagine di clima? Ovviamente dovrebbe essere fatto sempre perché è uno strumento di prevenzione, perché riesce a monitorare e a rivedere eventualmente le priorità organizzative e ovviamente ad anticipare dei malesseri organizzativi.
perché molte volte è molto semplice chiudere gli occhi e non vedere quello che succede per non affrontare il problema, ma portarlo avanti significa poi farlo diventare un problema talmente grosso che può scoppiare, mentre nel momento in cui noi riusciamo a monitorare tutto questo riusciamo anche ad evitare questi malesseri organizzativi.
Non è semplice perché in sala operatoria si corre, ci sono tante cose da fare, però penso che purtroppo lo dobbiamo trovare perché esiste in qualsiasi realtà dei malesseri dovuti all'organizzazione, ad una poca soddisfazione del personale.
Mi riferisco anche a quello che diceva prima il collega Andreula, purtroppo per il lavoro faticoso che viene fatto in sala operatoria molte volte c'è proprio una poca soddisfazione, piace quello che si fa ma non c'è una soddisfazione, vuoi economica ma anche come lavoro per la professione che noi svolgiamo tutti i giorni.
abbiamo detto quindi che l'indagine di clima permette una diagnosi attendibile
quindi senza saltare come ai sintomi perché questi sono sintomi
la comincia l'assenteismo, la conflittualità fra il personale
a interventi di efficacia quindi definendo delle politiche del personale
dei feedback sulle politiche passate e quindi tenendo conto delle aspettative di tutto il personale
E quindi si darebbe la possibilità ai dipendenti di sentirsi partecipi, di essere su un piano creando anche a loro che venga riconosciuta una competenza e l'intelligenza della persona.
Quali sono i metodi di analisi del clima? Sicuramente possono essere dei focus group, cioè dei gruppi di lavoro nel corso di incontri dove sono stimolati a produrre delle opinioni, delle espressioni, delle idee sulle variabili del clima presente.
Sulle interviste individuali ovviamente il progetto si prefigge all'obiettivo di rilevare i bisogni e le attese del personale dipendente, l'importanza ad essi attribuita, la soddisfazione lavorativa, non altro che svolge un ruolo fondamentale nella realizzazione dell'individuo e fa riferimento a come si percepisce il proprio lavoro,
Quindi indica l'atteggiamento di piacere o di spiacere che si prova nei confronti di esso o dei piccoli particolari aspetti che ci sono.
Come ogni atteggiamento può essere scomposta in una componente cognitiva che riguarda le proprie conoscenze, una componente emotiva che ovviamente riguarda il vissuto positivo o negativo, mentre la componente comportamentale riguarda le azioni, tipo abbandonare il proprio incarico perché insoddisfatti.
soddisfatti tutte queste dimensioni ci permettono di valutare se c'è una positività o una negatività
dell'atteggiamento verso il proprio lavoro. Ovviamente non si può essere soddisfatti se
non si è motivati però si può essere motivati senza essere soddisfatti. Il lavoro per l'uomo
sicuramente è l'ambito dove può esprimere le proprie capacità e le proprie potenzialità. Ha
ha le relazioni sociali, come sperimenta delle forme di adattamento e di comportamenti.
Ovviamente il lavoro nobilita l'uomo.
Purtroppo è brutta, però se veramente vuoi trasformare un uomo in una nullità,
non devi fare altro che ritenere inutile quello che normalmente fa.
La soddisfazione sul lavoro influenza il benessere psichico, la salute fisica
e la comparsa di malattie dovute allo stress.
Abbiamo una legge che dovrebbe tutelare tutto questo, quindi per migliorare le prestazioni attraverso una gratificazione dei lavoratori.
Cosa succede quando una persona non si sente tutelata?
L'individuo percepisce una non equità, un'ingiustizia e quindi si comincia ad avere una tensione e una demotivazione.
Appartenenza, stima e autorizzazione sono i bisogni principali che caratterizzano i lavoratori.
Quindi affinché possa essere una risorsa attiva e l'azienda ha necessità di una risorsa attiva e in particolar modo una risorsa attiva ne ha necessità il paziente che ci viene affidato, dall'altro potenziare proprio il controllo sui processi aziendali attraverso ovviamente la formazione continua come dice il decreto legislativo.
Il lavoratore vuole esistere nell'azienda, vuole essere un'identità e quindi avere un livello partecipativo per poter individuare e sapere.
Ovviamente una squadra non vince con passione e determinatezza ed ogni uomo è determinante per una squadra, quindi se c'è un problema tutta la squadra ha un problema.
Il lavoratore desidera essere ascoltato, capito e valorizzato. Qual è lo scenario aziendale italiano dei lavoratori? Hanno bisogno di appartenenza e di autostima. L'azienda ha bisogno di essere competitiva, aumentare la creatività e la produttività.
Chi è che dovrebbe aiutare in tutto questo? Ovviamente è il coordinatore che può contribuire al miglioramento di questa organizzazione, ai rapporti interpersonali che non devono assolutamente essere trascurati perché gli interessi e le motivazioni tra loro contrastanti, tra i vari componenti del gruppo possono rendere negativo tutto il lavoro.
Un coordinatore ha il dovere di cercare di conoscere psicologicamente i membri della propria equip, quindi deve analizzare la gestione dei conflitti ed è importante che deve distinguere se gli atti adottati all'interno dei componenti del gruppo difendono gli interessi del proprio singolo oppure senza curarsi degli altri o se contribuiscono alla soddisfazione dell'obiettivo unico.
Quindi la leadership non è un esercizio di potere ma l'arte di persuadere le persone a lavorare per un obiettivo comune e in particolare gli obiettivi concreti di una buona capacità di leadership sono sicuramente quello di presentare critiche in maniera costruttiva,
saper dare un'atmosfera nel quale la diversità sia qualcosa da valorizzare ma non deve essere un attrito all'interno di un gruppo, far lavorare e lavorare nell'equipo ottenendo dei buoni risultati, quindi essere in grado di aumentare l'autostima di tutto il gruppo.
Ed è importante l'aspetto temporale, comunicare tempestivamente i sentimenti e le frustrazioni per evitare le situazioni che esplodono.
Deve separare le persone dal problema, deve comprendere gli altri perché l'empatia è essenziale come sistema di guida ed è fondamentale la capacità di ascolto.
valorizzare gli altri ovviamente da rilievo alle proprie abilità
far leva sulle diversità assegnando ovviamente delle differenze
un'attitudine lavorativa e deve favorire la collaborazione
guidare le persone e ammettere i conflitti
portare alla luce tutte le problematiche che esistono nella struttura
Quindi ovviamente tutto questo rappresenta una lunga distanza, una strategia vincente che riduce le ansie e i disagi.
Ho pensato, spero che vi piaccia, ho preso un filmato, si tratta di un paio di minuti, non c'entra niente con l'infermieristica, però è per far capire il concetto della collaborazione.
che è una cosa fondamentale.
Speriamo che lui, quello strozzino, mi dia un biglietto di 10.000 lire.
Mi raccomando, fatevi dare un biglietto da 10.000, bello, grande.
Sì, me lo faccio dare a due piazze.
Guardo, quelli biglietti di 10.000 lire e misura standard, per carità.
Rosso, rosso, subito di rosso.
Se permettete lo metto qui.
Per carità.
Maestro, maestro, ci siamo.
Ci siamo.
Ci siamo.
Scusate, scusate.
La cornice è proprio quella
La cornice è la morte sua
È precisa
Maestro, tocca a voi
Sotto
Lo tocco
Alcol?
Subito l'alcol
Alcol?
Questa
Alcol?
Solvente
Solvente
Sta piena della granatina
No
Scusate
Ok, grazie, grazie e siamo d'accordo ovviamente per averci ricordato l'importanza della qualità della relazione nei nostri gruppi che magari poi approfondiamo, di sicuro.
Intanto mi presento, buongiorno a tutti, mi chiamo Chiara Patelli, sono un'infiltrata perché sono un medico, sono un chirurgo, sono uno di quelli che dovrebbero stare di là
però ho ricevuto questo graditissimo invito dalla dottoressa Caputo, presidente dell'AICO
siccome spesso io partecipo alle riunioni e ai convegni dell'AICO mi sembrava doveroso anche con molto affetto partecipare tramite voi
Anche perché sapete benissimo che la sala operatoria, i chirurghi da soli non potrebbero fare nulla senza gli infermieri, è sempre un lavoro di gruppo, un lavoro di equip.
Sono chirurgo e lavoro a San Gerardo a Monza come risk manager.
In Regione Lombardia, per chi non lo sapesse, dal 1 gennaio 2006 è obbligatoria la figura di risk manager, quello che si occupa dei rischi, degli errori, degli eventi avversi, degli eventi sentinella, sono cose che ormai voi conoscete bene.
Io posso andare avanti a parlare se però mi fate partire di appositive meglio. Il titolo di questa relazione è qualità e rischio quale connubio? Bella domanda, io quando ho visto questo titolo che mi è stato dato sono caduta dalla sedia, che cavolo di domanda è?
Cioè quale connubio? Sarebbe come prendere una medaglia e dire che connubio c'è tra testa e croce, che connubio c'è tra il giorno e la notte. Non c'è nessun connubio, sono esattamente gli aspetti di uno stesso problema.
Per cui non per niente la sicurezza del paziente fa parte di quelle che sono le dimensioni della qualità, declinata poi come patient safety ci dice qualcosa del genere.
Guardate un attimo questa definizione perché è importante. La patient safety è una dimensione della qualità dell'assistenza sanitaria che garantisce attraverso l'identificazione, l'analisi e la gestione dei rischi, quindi i rischi vanno identificati, analizzati e quindi gestiti dall'inizio e degli incidenti possibili per i pazienti,
la progettazione e l'implementazione di sistemi operativi e processi che minimizzano la probabilità di errore, i rischi potenziali e i conseguenti possibili danni ai pazienti, che minimizzano, non dice che azzerano, voi non troverete mai da nessuna parte un qualcosa, un qualcuno che sia una procedura, che sia un metodo, che sia un insegnamento, una formazione che azzeri il rischio.
Il rischio per definizione non è mai zero ma bisogna cercare di minimizzarlo analizzandolo precedentemente per fare in modo che i danni ai pazienti siano di meno e di meno le conseguenze e quindi questa analisi e questa gestione dei rischi è proprio il lavoro che fa il risk manager per arrivare alla sicurezza dei pazienti.
ricordiamoci che la sicurezza dei pazienti vuol dire anche sicurezza degli operatori
perché è ben difficile che un operatore se non lavora in sicurezza possa dare poi sicurezza ai suoi pazienti
ritroviamo questo connubio di cui stiamo parlando tra qualità e rischio proprio in quella che è definita clinical governance
se voi lo immaginate come uno sgabello a tre piedi se ne manca uno è chiaro che lo sgabello cadrà
per cui l'efficienza, l'efficacia, la sicurezza, il rischio economico, la qualità e il rischio devono sempre essere tutti insieme per garantire quella che è la clinical governance, il miglioramento del nostro lavoro.
Guardiamolo poi in questo modo, se noi mettiamo il risk management, quindi la sicurezza e l'efficacia, il quantity management in questo stesso grafico, la relazione tra qualità e rischio salta proprio all'occhio, noi dobbiamo sempre cercare di stare là in alto in quella che è la best practice, quindi cercare di lavorare con un'alta qualità e un basso rischio per evitare di trovarci in quella che al giorno d'oggi è su tutti i giornali,
quando si parla ahimè di noi, la malpractice che vuol dire lavorare con un alto rischio ma con una bassa qualità, per cui come avete visto sono due elementi assolutamente inscindibili tra di loro, lavorare in sicurezza vuol dire lavorare comunque con un'alta qualità.
Se andassimo avanti sarebbe anche meglio, scusate, la qualità di questo sistema lascia un po' a desiderare, il rischio di rimanere qua a guardare me fino a stasera anche, vado?
E' così bella l'immagine che...
Ok, allora presi questi concetti fino adesso vi faccio vedere un video di una sala operatoria diciamo un po' particolare dove noi non vorremmo mai arrivare ad essere, una sala operatoria del futuro tratta da Minority Report, un film con Tom Cruise in cui lui si deve andare a far cambiare gli occhi perché in futuro potrebbero leggere le rettine per cui per non farsi riconoscere deve andare a farsi cambiare gli occhi, si spera di non trovarsi mai in una sala operatoria di questo genere.
Oddio, maledetto raffreddore
Non si preoccupi
Potrei squarciarle il torace e cucirle dentro un gatto morto senza farle avere infezioni
Non con lo spettro di antibiotici che le sparerò nel corpo
È confortante
Ma lei capisce che non posso darle soltanto delle nuove iridi
La prego di non toccare
Perché gli scanner leggerebbero i nuovi tessuti cicatriziali
Scatterebbero allarmi e parirebbero grossi uomini armati
Cos'è?
È l'adestesia
Dalla in poi sarà tutta discesa
Passale sempre i suoi pazienti di soppiatto
Non spezzerebbe la mano a un violinista prima del concerto
Prego si rilassi
Stavo solo cercando di dirle che dovrò rimuovere i suoi occhi completamente
Lo so
E dovrò rimpiazzarli con un paio nuovo
Lo so ma voglio tenermi quelli vecchi
Perché?
Perché è stata mia madre a fermeli
A lei che importa, non hanno valore sul mercato secondario
Sono soldi suoi come vuole
Faceva un po' schifo
Però l'anestesia è stata carina
è chiaro che noi non arriveremo mai a una cosa di questo genere provocatoria, ci ha già pensato qualcuno a darci delle istruzioni, il Ministero della Salute ha emanato nell'ottobre 2009 il manuale per la sicurezza in sala operatoria che tutti conoscete
all'interno dei quali c'è una serie di raccomandazioni e la checklist è quella che utilizziamo in sala operatoria.
Questo manuale prevede nell'ambito chirurgico che è uno di quelli assolutamente più a rischio
una serie di item di sicurezza proprio per evitare che succedano degli incidenti per gli operatori.
vi erano allegati dei video didattici su come si fa e sul come non si fa la ciclista e come non ci si comporta in sala operatoria, la cosa carina e ci metto molte virgolette intorno a questa parola carina è che spesso nei corsi di formazione quando il personale di sala operatoria, chirurghi, anestesisti, infermieri vedevano il filmato del come non si fa si mettevano a ridere dicendo toh guarda è proprio come succede da noi, tristissima realtà
E purtroppo benché sia dal 2009 che si cerca di promulgare questo manuale ancora adesso non siamo ad altissimi livelli ma bisogna comunque continuare ad andare avanti proprio per migliorare la sicurezza e la qualità del paziente.
Il scopo di questa checklist era fare in modo di avere una lista di item da spuntare per non dimenticare un qualche cosa che poteva essere utile per evitare un danno al paziente e doveva essere utile per tutte le sale operatorie, per tutti gli interventi chirurgici.
non vi ripeto uno per uno gli item perché li conoscete, vi dico solo di guardare il numero 12, promuovere un'efficace comunicazione in sala operatoria
che è proprio quello di cui ha parlato molto bene la collega nella relazione precedente e addirittura la comunicazione, il rapporto, le relazioni, il modo di parlare
tutto il clima organizzativo di cui abbiamo sentito parlare fino adesso viene proprio messo come uno degli obiettivi di qualità e di sicurezza nella sala operatoria
Forse non tutti sanno che la checklist che noi utilizziamo adesso nasce in realtà da molto lontano dall'aeronautica militare. Nel 1935 l'aviazione degli Stati Uniti aveva contattato la Boeing e la Douglas affinché fornissero degli aerei da guerra che potessero portare le bombe durante il secondo conflitto mondiale.
e la scelta era già praticamente caduta su questo model 299 della Boeing che era molto più veloce, consumava meno carburante e poteva portare 5 volte il numero di bombe rispetto ad altri, però non potevano propendere per loro direttamente, bisognava fare una sorta di gara, tipo una gara d'appalto
per cui fecero decollare questo Boeing 299 guidato dal maggiore employer Peter Hill
che era uno dei più esperti, uno dei piloti più in gamba, dei più famosi di tutti
per fare questo show, questa presentazione l'aereo decollò dopo poco andò in stallo e cadde sul terreno
esaminarono la scatola nera, la strumentazione, non c'era stato nessun danno ai macchinari
L'aereo era in perfette condizioni, il pilota era uno dei migliori, ci si chiese, si fecero numerose indagini per capire cos'era successo e la stampa riportò quello che vedete lì, too much airplane for one man to fly, cioè l'aereo era troppo grosso, troppo complicato affinché un solo uomo per quanto esperto, bravo in gamba lo potesse pilotare.
C'erano quattro motori, lui l'aveva sempre guidato su due, c'era una serie di innovazioni tecnologiche ed era stato lui che aveva dimenticato di fare un qualcosa che aveva fatto precipitare l'aereo.
E' chiaro che a questo punto la Boeing rischiò la bancarotta perché gli aerei non vennero più venduti, successivamente si lavorò su questi aerei in maniera che vennero risistemati e inventarono una cosa molto semplice, una checklist, un elenco di cose che il pilota doveva fare e doveva seguire per evitare di dimenticarsi di fare qualche cosa.
In questo modo gli aerei vennero rimessi in circolo, ne comprarono molti e furono proprio quelli che favorirono gli americani nel secondo conflitto mondiale, una banale lista di cose da fare.
Per arrivare al nostro sistema questo giovane anestesista, il dottor Pronovost, disse vabbè se l'hanno fatto loro lo possiamo fare anche noi e provò ad applicarlo su un qualche cosa che poteva essere utile nel suo lavoro.
In questo caso si rivolse alle infezioni associate al posizionamento del catetere venoso centrale. Lui pensò se noi facciamo un elenco di cose che vanno fatte, le spuntiamo man mano che le facciamo, check, check, check, check, non rischiamo di dimenticarci, quindi facciamo un elenco di 5 cose, lavarsi le mani col sapone, pulire la pelle del paziente con l'antisettico, disporre i teristeri, indossare la maschera, la cuffia,
ma sembrano cose banali che tutti fanno regolarmente ma può succedere che stai facendo un'altra cosa, ti chiamano, suona il cellulare, il paziente ha dolore, succede qualcosa per cui tu te lo dimentichi, il fatto di farlo è come quando tu dimentichi il lievito nella torta perché nel frattempo hai fatto qualcos'altro.
Check, check, check, check e si vide che con un'osservazione dei medici per un mese i medici saltavano almeno una delle cinque fasi nel 33% dei pazienti. Quindi facendo un ragionamento causa-effetto, cioè se dimenticare una fase poteva portare all'infezione, era chiaro che seguendo una scaletta e controllando tutto si poteva evitarle.
Fece una cosa che in Italia io sfido chiunque a fare, sarà difficile, convince la direzione dell'ospedale ad autorizzare gli infermieri a fermare i medici che non rispettavano gli step della checklist. Il risultato quale fu dopo un anno? Dopo un anno le infezioni associate al cateterismo centrale scesero a zero con un banale foglio di carta con una check.
Si disse a quel punto che la medicina moderna era entrata nella fase B17, B17 erano gli aerei, quelli nuovi dopo che era stata messa la CEC e addirittura Tulgavande su New Yorker scrisse
The checklist, if something so simple can transform intensive care, what else can it do? Che vuol dire la checklist, se qualcosa di così semplice può trasformare una terapia intensiva, che cos'altro può fare? Se un banale pezzo di carta può fare una cosa del genere, che cos'altro può fare?
E da lì venne l'idea, proprio a Gavande, insieme all'OMS, di creare quella che è la checklist che noi conosciamo in sala operatoria.
È tutto chiaro? Questo è per le ragazze, scusate.
Adesso vi faccio vedere un secondo video.
No, c'è il video?
Vabbè, aspetta, fermi.
Il secondo video parla di una sala operatoria molto particolare, è la NASA, il decollo dell'Apollo 13.
Allora voi traslate un attimo il vostro pensiero, voi immaginate che gli astronavi che vengono imbragati siano il paziente che viene messo sul letto operatorio, tutti gli ingegneri che stanno lavorando e tutto il personale che lavora nella sala operatoria,
quello che vedete che si metterà il gilet è il chirurgo che si veste e a un certo punto voi guardate bene
si alza in piedi, si gira e va, ci sono dei raccoglitori e prende dei fogli di carta, la checklist, si siede e parte la checklist
voi guardate se non è una cosa che dà un'emozione pazzesca perché proprio si vede come tutti si rendono conto
che stanno mettendo in atto un qualcosa di molto che serve alla sicurezza degli astronauti,
uguale serve alla sicurezza del paziente.
Livideo, grazie.
L'ultimo pareva comprato da uno zingaro.
La tradizione non si discute.
Ricevuto e compreso.
Da parte di tua moglie, Gin.
Grazie a te.
Cominciavo a preoccupare.
Ah, eccolo qua.
Bello, questo mi piace, Gin.
Hai un figurino, Gin.
datemi un go no go per il lancio vettore rientro controllo traiettoria sistema telemetrico medico
Controllo elettrico, guida e navigazione, extraveicolare, controllo, procedure, strumenti, attività in volo, rete mondiale, recupero, interlocutore di bordo, controllo lancio qui Houston, siamo pronti per il lancio, ricevuto Houston.
E' bellissimo, senza l'operatore non è esattamente così, diciamo che te la tirano un po' dietro la checklist, comunque, ecco dicevamo Atul Gawande che aveva scritto questo articolo è questo medico di origine indiana che lavora a Boston e che è proprio stato l'ideatore nonché il sostenitore di questa checklist, in una serie di articoli, un altro famoso è il 2009, questo in cui vedete proprio la sua firma,
autore di una serie di libri molto famosi, l'ultimo uscito in italiano l'anno scorso è proprio Checklist, è tutto un libro sulla Checklist che vi consiglio perché è veramente molto molto bello.
Le checklist diffuse poi in tutto il mondo, la vediamo in inglese la prima edizione, la vediamo in russo, la vediamo in cinese, la vediamo in spagnolo, la vediamo in arabo, attenzione va fatta al contrario, ricordatevi di farla dalla parte opposta.
Questo per dimostrare come è stata diffusa assolutamente in tutto il mondo. E questa è la nostra, quella che il Ministero ha allegato al manuale della sicurezza della sala operatoria e che poi ha diffuso nelle varie aziende in Italia.
Vediamo adesso come uno dei fattori importanti che abbiamo visto nelle raccomandazioni era proprio la comunicazione, per cui volevo focalizzare un po' l'attenzione su questo, ne ha parlato la collega, questo mi facilita il lavoro,
chi dice proprio promuovere un'efficace comunicazione in sala operatoria perché è evidente che molti errori e molti fallimenti nascono proprio dalla cattiva comunicazione che possono portare a omissioni di informazione, errate interpretazioni, una serie di conflitti intercorrenti tra l'equipe.
Quindi è importantissimo che si arrivi a questo. Però attenzione, se anche si fa tutto e si fa tutto bene, può succedere che l'evento avverso succeda. Abbiamo fatto una perfetta checklist, siamo organizzatissimi, l'intervento sta andando bene, tutto perfetto, ma può succedere qualche cosa.
Purtroppo l'evento inatteso va gestito e in questo caso il rischio qual è? La confusione, il caos, che ognuno per la sua professionalità dica una cosa ne dica un'altra, in quel caso ci deve essere quello che è chiamato il team leader che non è detto che per forza sia il più bravo di tutti ma quello che in quel momento deve prendere in mano e gestire la situazione.
Lo vediamo adesso in questo pezzettino di Apollo 13, l'Apollo era decollata, è stata bombardata da dei meteoriti per cui non può più allunare, deve tornare indietro. Però le attrezzature che avevano, l'EM che loro avevano era fatto per atterrare sulla Luna, per fare un terminato percorso e non per tornare indietro. Il panico, tutti cercano di capire che cosa fare e vediamo loro come lavorano.
Dunque, voglio che vi scordiate tutti quanti il piano di volo.
A questo momento in avanti improvvisiamo una nuova missione.
Accidenti, mi dispiace.
Chiamami qualcuno che lo sistemi.
Come li riportiamo a casa?
Loro sono qui.
Li facciamo invertire la rotta e li riportiamo indietro?
La cosa migliore è che non li riportiamo indietro.
No, non sono d'accordo.
No, no, no, signore.
Li mettiamo su una traiettoria di rientro libero.
Esatto.
È l'alternativa con meno problemi per la sicurezza.
Ha ragione, Jerry.
Usiamo la gravità della Luna per farli rientrare.
No, il M non mantiene in vita tre persone per così tanto tempo.
Ce la fa appena per due.
Secondo me, dobbiamo annullare la missione,
far diatro front e riportare subito i ragazzi a casa.
Recuperiamoli subito, è l'unica cosa.
Un momento, non sappiamo nemmeno se il motore dell'Odyssey funziona,
se si sono verificati danni gravi all'astronauta.
Così, esplodono e addio.
Non è questo il problema, quasi trattiamo di tempo.
Non vi fa capire, i ragazzi possono sentire.
Nessuno ha intenzione a rindurarti la missione.
Ok, silenzio, silenzio tutti per piacere.
Vediamo di stare calmi.
Il solo motore con sufficiente potenza per l'annullamento della missione è l'SPS del modulo di servizio.
Lovel dice che può essere rimasto danneggiato in un'esplosione, quindi consideriamolo andato.
Se lo accendiamo può saltare tutto quanto.
È troppo rischioso e non possiamo correre rischi.
L'unica cosa per cui serve il modulo di comando è il rientro, quindi ci serve solo il LEM,
il che vuol dire traiettoria di ritorno libero.
Una volta che avranno fatto il giro della Luna,
accendiamo il motore del LEM fino ad acquistare un po' di velocità e li riportiamo a casa di corsa.
Ah, Jean, io mi chiedevo cosa ne pensano quelli della grumma.
Non possiamo dare nessuna garanzia.
Noi abbiamo progettato il lemme per scendere sulla Luna,
non per accendere il motore per correggere la rotta.
Beh, sfortunatamente non scendiamo sulla Luna, giusto?
Non mi interessa perché cosa sia stato progettato,
mi interessa che cosa può fare.
Quindi mettiamoci al lavoro e facciamo un piano, d'accordo?
Avete sentito, a un certo punto dice
è troppo rischioso, non possiamo correre rischi.
Però ha fermato tutti, questi erano tutti ingegneri,
tutta gente professionista, tutta gente che sapeva il suo lavoro.
Ognuno per la sua competenza e bisogna comunque
Comunque che si crei quello che è un gruppo, fare un lavoro di gruppo in cui ogni elemento dà la sua professionalità, le sue capacità ma alla fine deve far lavorare tutto il team perché se qualcuna delle informazioni o delle conoscenze che non le dà gli altri o crea degli errori o fa qualche cosa mette in discussione il lavoro di tutti quanti.
Quindi il lavoro dell'individuo e del team devono sempre essere all'unisono per ognuno per i propri ruoli e le proprie competenze per arrivare a gestire quelli che possono essere sempre i rischi.
Ricordiamoci una cosa, la comunicazione è a due vie, se io dico una cosa devo accertarmi che l'altro a cui l'ho detta l'abbia capita, soprattutto quando si tratta in una situazione di emergenza, se io dico fammi il farmaco tale o prendi la cosa tale, quell'altro può non aver sentito, può non aver recepito, può aver capito qualcosa di diverso, è un po' con i figli però loro fanno apposta a non capire mai niente.
E' importante avere un ritorno, come i piloti nel cockpit, in cabina di pilotaggio, oltre a fare la check, uno dice una cosa e quell'altro gli ripete, il read back è importantissimo avere il ritorno delle informazioni che questi devono dare, quindi il lavoro di gruppo è anche su questo.
Il video 3 era al terra adesso, vi lascio con questa frase che è una tratta dal libro di Maestri Wainan, un libro taoista del 139 avanti Cristo che dice tutti cercano di prepararsi a risolvere i problemi ma nessuno sa come prepararsi a non far sorgere i problemi, è più facile impedire i problemi di sorgere che risolverli ma è difficile parlare di una simile arte.
In soldoni è meglio prevenire che reprimere, per cui è meglio lavorare cercando di utilizzare le procedure, gli strumenti, le checklist, il manuale, tutto quello che volete, è chiaro che se i problemi poi insorgono dobbiamo essere pronti ad affrontarli e la gestione del rischio è proprio questo,
Quello che abbiamo detto all'inizio, analizzare i rischi, cercare di gestirli, una volta che succede l'errore poi affrontarli, condividendo con tutti quanti per quanto possono essere responsabili del loro lavoro, seguendo un'alta qualità e un basso rischio.
Per cui la domanda iniziale era qualità e rischio, quale connubio? A voi la risposta. Grazie a tutti.
Grazie a lei dottoressa, se mi posso permettere una olistica relazione, forse se mi posso intromettere io rivolgendomi alla dottoressa Patelli riguardo alla sicurezza di sala operatoria e alla gestione del team lavoro in linea a quanto dice Maria,
Quella almeno per attivare un intervento ci siano almeno due infermieri sia da essere superato, abbattuto e in ordine alla stessa sicurezza è incompatibile. Il risultato della qualità è eccelsa, tebbeste con il numero degli operatori vista la alta tecnologia che ci impegna ormai nell'attività quotidiana.
Buongiorno a tutti, grazie dell'invito perché mi dà modo di portare un'esperienza che ho,
che da un anno a questa parte abbiamo noi personale di sala operatoria del nuovo polo chirurgico a Verona.
Quello che vedete appunto è la nuova costruzione, sia ben chiaro che non sono qui a pubblicizzare
o esaltare quello che abbiamo è solamente portare questa che vi ho detto un'esperienza.
Magazzini li abbiamo tutti, non è che vi porto cose nuove però il percorso che abbiamo fatto o altro può essere utile anche un attimo per parlarci, per vederci, per riflettere di certe cose.
Nuovo polo significa questa costruzione, le sale operatorie sono al livello meno 1, sono al chiuso, non vediamo la luce, le informazioni del tempo ce le danno i colleghi quando vengono a darci il cambio.
e ciò non è bello per noi, questo è un piccolo punto che mi sento anche di dire perché non è una bella vita lavorare sotto terra, però la costruzione è bella,
chi lavora nelle degenze, nelle terapie intensive ha ampie vetrate, c'è sole, c'è una bella vista sia da una parte che dall'altra, quello che vedete in basso è il fiume Adige, dalla parte opposta le colline che attorniano Verona.
Cosa ha significato questo polo? Ha significato che è un anno che siamo dentro, può essere tanto il tempo ma in realtà non lo è, non lo è perché abbiamo trasportato personale, usi, costumi e tutto quanto da quella che era una gestione separata divisa a padiglioni quindi in un unico blocco.
far condividere, vivere gente, abitudini e quant'altro, vi assicuro che non è facile coabitare con tutti, anche se ci conoscevamo già tutti, perché veniamo da esperienze diverse.
Ci siamo divisi i compiti tra noi coordinatori di sala operatoria, c'è chi gestisse le liste, la qualità e chi altro,
Il sottoscritto si è preso carico del discorso della gestione dei magazzini e quindi assieme con il nostro servizio di ingegneria gestionale abbiamo proceduto in merito.
Perché? Perché il fatto del trasloco è stata una cosa molto rapida, in un mese abbiamo trasferito 12 specialità chirurgiche, quindi è stato per tutti un fine settimana di trasferimento,
quindi tutto il materiale e quant'altro è stato molto in fretta portato dentro al polo e immagazzinato in qualche maniera.
Allora abbiamo preso in mano la faccenda e abbiamo iniziato con un discorso di organizzazione di materiali, di magazzini.
Questo è così chiamata lean manufacturing, una produzione snella che è un sistema, una filosofia per organizzare e gestire al meglio il posto di lavoro attraverso degli strumenti, delle tecniche che le vedremo per ottimizzare il tempo.
Molto importante credo in questo momento perché veramente perdere tempo significa perdere liste, aumenti dei tempi delle liste, ritardi, chiamate e quant'altro.
le risorse umane che non sono come credo tutti voi anche insieme a me sappiamo qual è la problematica, il discorso di produttività, migliorare il livello qualitativo dei prodotti e ridurre gli sprechi soprattutto.
Ci sono vari sistemi, quello che è stato più adatto per gestire i magazzini è questo sistema denominato delle 5S, sono questo sistema e anche gli altri tutti sistemi studiati prodotti da giapponesi.
Prima abbiamo visto gli americani, adesso sono sistemi giapponesi che il mondo occidentale ha fatto proprio nella gestione anche del discorso di produzione di magazzini.
Toyota è proprio l'azienda che costruisce le macchine, sono proprio loro, che hanno prodotto questo sistema che sono cinque tappe di azione per migliorare l'efficienza del lavoro quotidiano.
Non diremo niente di quello che stiamo già facendo, però può essere un momento, come dicevo prima, un momento anche di riflessione.
Gli obiettivi delle 5S sono la sicurezza sul lavoro, la qualità, molto importante perché vedremo anche poi, la riduzione dei tempi, l'utilizzo degli spazi che non sono mai abbastanza e il risparmio di risorse ed energia.
Queste sono le 5 S, seiri, separare, seiton, ordinare, seison, pulire, seiketsu, standardizzare e shisuke, mantenere e migliorare.
Sistemare, noterete la mia pronuncia giapponese che è molto sciolta, seiri quindi sistemare, identificare i materiali utilizzabili e necessari.
Ho detto che nei traslochi appunto tanto materiale è stato buttato in qualche maniera, adesso lì non c'era tempo, però al di là di questo ci rendiamo conto, ci siamo resi conto, probabilmente ci rendiamo conto tutti insieme di quanto materiale c'è e di quanto materiale è inutile.
perché magari nei tempi è stato utilizzato, poi è stato messo da parte, nuove tecnologie, nuovi materiali sono stati usati
o quant'altro, certi materiali sono stati usati una volta perché quella volta richiedeva e poi teniamolo lì perché non si sa mai
che magari serva ancora moltissimo materiale, quindi è stato trovato e ci siamo resi conti che non serviva più.
Quindi identificare il materiale che è in più, che non si usa o che comunque vedremo se si usa una volta sola.
E pertanto conservare ciò che serve, quindi separare il necessario e gettare o mettere da parte il superfluo.
Questo attraverso una frequenza di utilizzo, pertanto tutto il materiale che gestiamo, che utilizziamo tutti i giorni o più di una volta alla settimana lo collocheremo in uno spazio attivo, vicino, comodo da prendere in sala operatoria.
Un altro materiale che riteniamo di utilizzare una volta negli ultimi mesi o più di una volta al mese o comunque non quotidianamente vedremo di collocarlo in un'altra zona meno vicina e l'ultimo chiaramente o lo eliminiamo o lo collochiamo in posti lontani.
La seconda S è mettere in ordine, quindi collocare il materiale per eliminare i tempi di ricerca, molto materiale era stato messo lì o anche la gestione quotidiana nostra ci spinga a mettere materiale lì dove ci troviamo,
lo appoggiamo, lo lasciamo lì, poi non riusciamo più a trovarlo, comunque lo troviamo con dispendio di tempo frugando, andando a cercarlo.
Quindi la filosofia è quella di dire io identifico un posto, lo segno, deve essere lì questo oggetto, io lo prendo da lì ma lo riporto lì, non ci sono altri posti da metterlo.
Non ci sono altri posti. Qui manca un numero, l'avrete subito trovato, tanto lo buttiamo, trovate subito il numero, abbiamo messo il materiale, cerco quel materiale lì, cerco quel numero, l'avete già identificato, non c'è poco tempo.
In realtà se fosse stato ordinato avremmo visto subito qual è il numero che manca, qual è il pezzo che manca, ci siamo capiti.
Terza S, la pulizia, quindi il riordino, la pulizia stessa proprio nel termine che pulendo ci fa trovare anche quelle che possono essere anomalie, mancanze con la pulizia.
Pulizia significa fine seduta, vado a pulire, a risistemare, quindi vedo quello che mi manca, quello che è sporco, quello che non è fuori posto, non è solo la pulizia, lo strofinaccio.
Mantenere in buone condizioni l'operatività di utensili, attrezzature e macchine e qui parliamo anche di revisione, di pulizia, di sistemazione delle macchine.
la pulizia stessa
e anche vedere se funzionano
e rendere l'ambiente
e quindi di conseguenza
rende l'ambiente di lavoro piacevole
e ben organizzato
immagino che chiunque di noi
che si trovi in un ambiente
che è bello, a posto, pulito
così lavori anche meglio
piuttosto che in un ambiente
di confusione o altro
quindi pulizia
significa un controllo
continuo quotidiano di tutti i materiali e attrezzature. La quarta S, tutto questo deve
essere standardizzato per mantenere l'ordine, ripetendo le fasi precedenti perché è tutto
un continuo, adesso abbiamo visto di riordino, di sistemare. Attraverso la checklist riprendiamo
Abbiamo anche qui la checklist che abbiamo visto prima e che ci siamo resi conto quanto è importante la checklist, non sarà la pollo che cade o che è sullo spazio, però la checklist nostra significa anche che abbiamo un'apparecchiatura che se ci serve subito e magari è un salvavita dobbiamo anche averla presa in considerazione, pulita,
visto se funziona
invece che buttata lì da qualche parte
quindi lo standard
soprattutto deve essere definito
da chi lo applica
tutti gli infermieri, non è che il coordinatore
stende adesso la checklist
ok questa è la checklist ragazzi
e da domani si fa così
deve essere analizzata
condivisa come sempre attraverso
la comunicazione, la riunione
e quindi i suggerimenti e quant'altro
e soprattutto che siamo convinti che questo serve, serve tutti i giorni, fa parte del nostro lavoro.
L'ultima S, il monitoraggio degli standard, il mantenimento come abitudine stabile, quello che vi ho appena detto.
Quindi questa procedura, la checklist e tutto quanto quello che sono state le 4 S precedenti
deve essere fatto tutti i giorni o a cadenza che verrà stabilita.
Una comunicazione diffusa è la responsabilizzazione attraverso dei momenti di incontro,
detto prima, che è molto importante, la comunicazione vista anche dalla collega precedente.
Questo sistema non funziona se vengono fatte solo le prime tre S senza standardizzare e sostenere quello che abbiamo fatto, non è un progetto di inizio fine ma un cambiamento permanente del modo di lavorare,
Non è che noi andiamo a sistemare il magazzino, a sistemare il materiale e diciamo adesso l'ho fatto, ci penseremo la prossima volta. È una cosa che deve essere fatta tutti i giorni, altrimenti non ha senso.
Ecco allora ci siamo trasferiti, questo è il polo, ci siamo trasloco, tutto quanto è materiale, non vi dico che è lavoraccio e in realtà dopo ci siamo trovati dentro il polo ad applicare quello che abbiamo visto prima.
Quindi ad ottenere dei magazzini interni organizzati per MDA, modulo di attività significa MDA, è un insieme di attività, di modi di operare dei vari infermieri operatori per specialità.
implementazione di un armadietto informatizzato
questo l'abbiamo fatto con delle suture
quindi abbiamo preso uno spazio per le suture
le quali vengono gestite in una maniera quotidiana
Le scorte dei magazzini esterni con una visibilità per i riordini e una razionalizzazione dei materiali vicino alle sale, quello per vedere che si diceva prima mettiamo dei materiali di uso quotidiano di tutti i giorni.
Le scorte, allora scorta non significa quantità, massa di roba o altro, significa scorta avere del materiale che mi può servire per un determinato tempo che io quantifico, vedo a seconda dell'utilizzo.
Non vuol dire avere tutto buttato lì perché altrimenti avremo materiale che diventa vecchio, ci scade, un mancato sfruttamento di variazioni dei prezzi di mercato, un'erosione di capitale liquido,
quindi mancati pagamenti da parte delle aziende fatto in breve tempo e un aumento di costi nel senso di interessi, assicurazioni e anche di trovare degli altri spazi di magazzini.
Non credo che a casa nostra ci riempiamo il frigorifero di tanti materiali che poi magari ci va a scadere, non lo utilizziamo, lo buttiamo via o altro.
Quindi andremo a comprare quello che ci serve per una settimana, quello che ci serve per tutti i giorni o altro anche perché la nostra spesa è controllata, non credo che andiamo a fare una spesa di riempire un frigorifero per un mese e butto via 500 euro o altro.
Non penso proprio, quindi la scorta deve essere fatta in maniera oculata attraverso una mappatura dei materiali nei depositi, questa mappa è fatta per una dislocazione dei materiali nei vari posti.
Questa è la piantina del gruppo operatorio, sono 32 sale, è enorme, 100 metri per 100 metri, quelle che vedete in blu, giallo, arancio, rosa, viola, così sono le sale operatorie,
e quelli invece con cornice e con le lettere sono i magazzini.
Allora sulla sinistra vedete A, B, C, D, E
sono magazzini esterni al perimetro interno delle sale operatorie
quindi sono qui magazzini di grosso per tanto materiale.
Poi subito dopo ci sono i vari filtri e quant'altro
spogliatoi e si entra poi
nel discorso delle sale operatorie
i numeri dentro
quelli più piccoli sono
dei piccoli depositi proprio per
materiale
che serve per uno o due giorni
sono state quindi anche
all'interno
trovati anche quelli
che sono degli spazi per la preparazione
e il risveglio
dei pazienti
e la conseguente definizione di dove devono essere le varie apparecchiature, respiratori, ecografi e quant'altro.
Identificazione dell'apparecchiatura associata all'area di assegnazione.
Torno un attimo indietro per dirvi che questi posti sono quelli che vedete fra i vari colori dove vengono raffigurati quelle specie di letti o altro, quindi a livello del blu come vedete dove ci sono i magazzini 10, 15, 11, lì ci sono anche le zone di risveglio e di appoggio dei pazienti.
Questo è uno dei magazzini esterni che vedevamo fuori, quindi è il percorso che ci sono degli scaffali identificati con dei numeri, una sistemazione di certi materiali, lo stesso materiale su scaffali, prima diversi, era buttato da lì, adesso su un unico scaffale.
niente di nuovo ovvero non è che abbiamo scoperto l'acqua calda però materiale aggregato per tipologia per esempio i drenaggi, i materiali per aspirazione, i contenitori per biopsia, sotturatrici e quant'altro
e formulata un elenco, questa è una parte, di quelli che sono il numero dello scaffale, cosa c'è di materiale, in quale quantità.
Quindi ecco che dicevo prima la scorta, in questo scaffale devono esserci per esempio sempre 14 camere di raccolta di drenaggi, andremo mano mano che scala ad integrare queste 14,
non a prenderne 100 attraverso anche questa lista di controllo, questa specie di checklist che tutti i giorni verrà fatta dagli addetti al discorso magazzini che comunque siamo sempre noi coordinatori o infermieri.
Basta, spero che questo sia stato anche un momento di condivisione o magari di riflessione anche di quello che è una parte del nostro lavoro.
Vi ringrazio.
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