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32° Congresso Chirurgia Apparato Digerente anno 2021 Mario Nardi, Millo Alloplastica Addominale Struttura Complessa Chirugia Generale Ausl Aosta
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i guacci. Questo è spesso l'addome. L'accesso lo faccio io, ma c'è l'accesso posteriore.
Con l'accesso posteriore andiamo a coprire di fatto le nervazioni da T9 a T12 e in più
copriamo anche i rami di L1 che sono il ecogastrico e il resminale, perché abbiamo una analgesia
sia della parete sia anche del peritoneo o parietale.
della difficoltà di questa
tecnica che ormai
di appannaggio
comune di tutti gli interventi e ovviamente secondo le regole della nasa il cover della
fast track diciamo così il vantaggio di praticare queste anestesie come tutti sappiamo in prima che
si proceda a qualunque tipo di incisione è il vantaggio dell'intero per le catene
del dolore
in modo che il paziente abbia meno dolore
10
interruzione della catena del dolore
è molto importante farla prima
in modo che il paziente poi
abbia il vantaggio
di tutto ciò che è
i protocolli di passare
quello che è importante in questo caso
per esempio noi abbiamo visto che
con l'applicazione del
del double block
ecco
vedete che si sta scollando la parte
proprio
prefasciale
dei muscoli dove abbiamo dei corsi
tutti i nervi sensitivi
della parete
e pertanto
adesso si fa la stessa cosa
dall'altra parte
perché è più efficace
perché monolateralmente
potremmo solamente
metà della parete
quindi non sarebbe efficace
il controllo del dolore
controllo del dolore
che dura per il posto operatorio
e per almeno anche 24 ore
nel posto operatorio
come piani di riferimento
l'accesso posteriore
è linea meglio scellare
tra l'ultima posta e la prestigia
dicevo che con questa tecnica di tablock
quando abbiamo cominciato
circa 4-5 anni fa
abbiamo avuto
un collo dell'adegenza media
dei pazienti postoperati
siamo scesi da una media di 4 giorni
a 2 giorni di postoperatorio
giusto per il fatto che i pazienti
avevano molto dolore
c'è il regione, il settore, i portaggi, il follicolare, la forbice, il testicabile, questo mi dà il suo
è un blocco di volume
quindi quando facciamo il blocco
delle fasce
quindi dobbiamo fare grossi volumi
per essere efficaci
a differenza di quello
abbiamo visto
si porta.
Ringraziamo il dottore Ingrassia, adesso io sarei la parola a Mario Nardi, che l'abbiamo
attrezzato dal microfono personale, che ci spiegherà un po' la posizione del paziente
mentre che lo sistemiamo e tutto quello che concerne la fase preoperatoria. Mario, buon
lavoro, grazie.
Grazie Paolo, buongiorno a tutti.
Adesso siamo nella fase di disinfezione cutanea che in questi pazienti eseguiamo sempre con clorexidina,
almeno due passate per cercare di ridurre al minimo la carica batterica cutanea.
Tutti i pazienti fanno una doccia preoperatoria e per cui riteniamo che con questa modalità,
stando anche le linee guida attuali nell'ambito della prevenzione delle infezioni di parete,
non ci siano contaminazioni. Questo è anche importante nelle fasi poi successiva di posizionamento
della protesi. Qui siamo oggi in un approccio laparoscopico, per cui sicuramente la disinfezione
cutanea è fondamentale, ma se fosse un intervento open, come già ben tutti voi sapete, la disinfezione
è ancora più di importanza critica, perché la rete protesica viene maggiormente esposta
al contatto con l'aria, può urtare le superfici cutanee e quindi può avere un rischio maggiore
di contaminazione. Per quanto riguarda le caratteristiche di questo paziente, diciamo
che, come è stato specificato già prima, si tratta di un paziente obeso a un 39 di
BMI. Questa, stando alle linee guida attuali dell'IHS del 2015 e confermato anche dall'update
delle linee guida nel 2019, è una delle principali indicazioni dell'approccio laparoscopico,
cioè il paziente obeso con un difetto di parete che è compreso tra i 2 cm e i 5 cm circa,
con un approccio ideale. Poi è chiaro che con la learning curve si può arrivare a trattare
per via laparoscopica anche difetti che arrivano a 10, 12, anche 15 cm, è ritenuto accettabile
sempre dagli ultimi panel di esperti internazionali e noi rispettiamo questo tipo di indicazione
un approccio fino a 15 cm in rapporto al soma. Questo è un concetto fondamentale in questi
pazienti, ossia il limite superiore di trattamento è molto collegato a quelle che sono le caratteristiche
che è l'abitus del paziente, per cui un difetto di 15 cm in un paziente magro, in cui si prevede
una scarsa cavità addominale, è già una controindicazione di fatto, laddove invece
appunto in un paziente di grosse dimensioni, in cui la cavità addominale ha una maggiore
complianza, possiamo avere la possibilità di posizionare una rete protesica anche di
grosse dimensioni. Quindi il limite dimensionale, come più volte è stato ripetuto in tanti
altri ambiti congressuali, è un limite ideale, va rilevato in base e definito bene in base
all'abitus del paziente, alla learning curve dell'equipe operatoria. In questo caso gli
esami strumentali preoperatori ci fanno pensare, unitamente anche alla clinica, che ci troviamo
di fronte a un difetto forse di 3 massimo 4 centimetri quindi paziente
obeso BMI 39 difetto di 4 centimetri l'approccio laparoscopico ci ha
sembrato il trattamento di scelta ovviamente questo trattamento di scelta
viene confermato anche da quello che ormai ben definito sempre in ambito di
raccomandazione di linee guida internazionali per la prevenzione della
surgical site occurrence e surgical site infection. Nel paziente obeso come tutti
sapete comunque approccio laparotomico può esporre un rischio maggiore di
infezione e quindi laddove si può, in rapporto appunto al difetto di parete e
alla sua localizzazione, l'approccio laparoscopico andrebbe preferito. Vedete
nella preparazione diciamo sul lettino operatorio noi teniamo per quasi tutti i
difetti di parete mediani e paramediani destri o sinistri, noi utilizziamo un approccio laparoscopico
con tre trocar sul fianco sinistro. Il primo trocar vedrete trocar ottico sull'emiclaveare
e poi due successivi poco avanzati verso la linea mediana in prossimità dell'ascellare
anteriore a formare con il primo un triangolo isoscile con lati schiacciati.
Con questo tipo di approccio si ha in genere una buona triangolazione e c'è la
possibilità di poter approcciare quasi tutti i difetti della linea mediana e
paramediana destra o sinistra. E' chiaro che la posizione poi dei trocker andrà
definita in base alla serie dei difetti, per cui avremo un difetto ipogastrico
M4 se non M5, la curvatura, l'arco di curvatura del posizionamento dei trocker
sarà più prossimale con una curvatura verso l'oxifoide, fino ad arrivare addirittura a
utilizzare le due braccia operative sulla destra e sulla sinistra del paziente, quindi
un po' contro destra e sinistra per tutti i difetti M5, cosa che vale al contrario per
un difetto invece M1, in cui avremo il posizionamento dei trocar dal basso per ottenere un'adeguata
triangolazione. Per questo tipo di difetto ci aspettiamo di mettere 3 trocar sul fianco
sinistro senza necessità verosimilmente di utilizzo di altri due trocar
controlaterali a destra che in genere utilizziamo di routine proprio come
approccio di principio in grossi difetti di 5-6 cm anche maggiori per
posizionare correttamente la protesi nel fissaggio sul lato operatore e da questo
lato c'è la possibilità di poter fissare la protesi. Il paziente in sala
l'operatore viene sempre posizionato supino, col braccio sinistro quindi addotto, perché
noi lavoriamo da sinistra verso destra, il braccio destro può rimanere aperto, utilizziamo
un opnano peritoneo che è variabile nella sua entità da 13 a 15 mmHg e diciamo che
Quindi nel paziente obeso partiamo da 15-16 e poi riduciamo lo promo nel caso in cui ci troviamo a posizionare la rete protesica e a fissarla.
Questo è fondamentale per poter posizionare la rete protesica in condizioni ottimali e seguendo quella che è la curvatura fisiologica della parete addominale al paziente a riposo.
Colleghiamo pure il sistema ragazzi, l'attica, la parascopica e il cavettico.
Proprio per poter avere un buon posizionamento dei trocar, l'opnemo peritoneo viene eseguito sempre con l'inserimento del varres in sede sottocostale sinistra, nel punto di palmer.
In questo modo avremo un opnemo peritoneo progressivo, regolare, che permette una distensione ottimale dell'addome
e quindi ci permette di avere le curvature da poter sfruttare per inserire poi il trocker.
Quindi possiamo incominciare con l'opnemo peritoneo.
Nel bisturi, per favore.
Nago di Veres.
Ecco, dato che si tratta di un paziente obeso, abbiamo settato l'opnemo a 15.
In questo spazio, come vedete, in sede sottocostale, come tutti ben sapete, c'è uno spazio fisiologico, una tenda fisiologica tra l'arcata costale e la parete addominale che ci permette di sfruttare lo spazio prima virtuale e poi reale per l'induzione dell'opinione peritoneo.
sta gonfiando regolarmente, vedete che si incomincia a distendere il difetto erniario
che è un ernio umbilicale, questo paziente non ha avuto in precedenza altri interventi
quindi diciamo che non dovremmo avere riscontro intraoperatorio di aderenze
il problema delle aderenze endo-addominali durante l'intervento laparoscopico
per riparazione delle ornie epigastriche, umbilicali e della paroscopia in genere
fondamentalmente è legato a una adesiolisi che va evitata in maniera più cauta possibile per
evitare lesioni delle ansie intestinali, lesioni enteriche, lesioni coliche, perché questa cosa
può compromettere la prosecuzione e il termine dell'intervento per gli ovvi motivi legati ad una
contaminazione delle reti protesiche. Vedete che appena abbiamo il peritoneo ottenuto, quasi appunto
perché siamo ormai 11-12, possiamo cominciare a pensare di inserire il primo trocar ottico.
Allora, d'abitudine e dopo un po' di esperienza abbiamo pensato anche di fare questo.
Portate il paziente un po' più in alto, per favore.
Diamo al paziente una rotazione verso destra in modo da facilitare la discesa e lo spostamento delle alianze intestinali controlateralmente.
Questo dovrebbe ridurre il rischio di lesioni interiche durante l'inserzione del trocarattico.
Allora, bisturi, punti di repere, arcata costale, margine costale, spinolia cantero superiore.
per cui sulla linea emiclaveare andremo a posizionare il primo troker che è un troker ottico
vedete che ci teniamo abbastanza laterali
sempre più laterali quanto più il difetto di grosse dimensioni del paramediano sinistro
per la necessità di avere una buona angolazione
Marco ci senti?
Sì sì, sento benissimo ma avete parlato ininterrottamente
No no no, era giusto per salutarti perché non l'ho fatto prima
prima
era giusto
per salutarti perché
non c'eravamo
più semplici
e mi fa piacere che tu sia con noi oggi
tu l'avevi fatto ma sono io che non ti ho
salutato scusa
ci hai fatto onore dicendo che
sei stato anche da noi a imparare
quel poco che abbiamo saputo
dare a chi è passato
di qua però
ci fa sempre piacere
Non è stato poco, probabilmente per me è sempre anche un momento un po' di commozione ricordando ovviamente chi non c'è più e che invece allora c'era e comunque io vi sono grato invece perché penso che quello che ho fatto in Ariatico è stato seminato e coltivato grazie a voi.
noi questa giornata l'abbiamo voluta proprio incentrare su due argomenti importanti della scuola Parini
cioè da una parte la bariatrica che abbiamo fatto stamattina e adesso la parete
perché con Parini abbiamo iniziato questa esperienza e poi l'abbiamo continuata
e Mario è stato veramente un degno allievo perché si è veramente dedicato con passione a questa chirurgia
lo vedi dalla passione con cui ci racconta le cose
Grazie Paolo, allora qui vedete che c'è il difetto proprio in corrispondenza dell'ombelico, per cui adesso inseriamo il secondo trocar per la mano destra in ipocondrio sinistro, avete visto che abbiamo eseguito un'esplorazione seppur rapida della cavità addominale,
E questo è sempre importante farlo per il problema delle aderenze, ecco qui non ci aspettavamo aderenze ma è sempre bene farlo per 10, anche per escludere altre patologie, magari misconosciute.
Una cosa che facciamo sempre, per esempio, nei pazienti, oltre all'analisi chirurgica tradizionale e all'anamnesi di parete, cioè pergressa chirurgia di parete, è un'anamnesi stretta, specifica, oncologica, molto importante, perché nel caso in cui il paziente sia ancora in follow-up per una problematica neoplastica,
dobbiamo aspettare, a meno che il laparocele e l'ernio non diventino particolarmente sintomatici,
che il follow-up sia ultimato.
Questo perché mettendo poi una rete protesica per qualunque tipo e dimensione di ernio o di laparocele
non possiamo permetterci poi che il paziente debba essere rioperato
asportando la rete protesica posizionata.
Il secondo trocar, vedete, sempre approssimativamente sulla linea ascellare anteriore,
Sotto visione teniamo i vasi pigastrici, che Manuela vi ho fatto prima intravedere.
Vedete, il paziente è obeso, ma qui si vede l'arcata dei pigastrici inferiori che si distribuiscono verso la parete addominale.
Questo è molto importante perché purtroppo uno degli inconvenienti che si verificano in questa chirurgia
è la lesione dei vasi pigastrici, soprattutto durante l'inserimento del trocar mano sinistra.
noi utilizziamo questi trocker che sono molto efficaci anche per un discorso di stabilità del sistema a livello della parete
a questo punto vedete siamo pronti, questa è l'installazione base del paziente
se vogliamo far vedere da fuori, vedete già da fuori però forse sì
sì noi abbiamo un picture in picture che ci fa vedere l'esterno, in grande l'interno e in piccolo l'esterno
Benissimo, allora procediamo. In questo caso non abbiamo aderenze endodominali per cui vedrete che io adesso procederò alla preparazione della parete.
Per preparazione della rete noi intendiamo la liberazione di tutto, se possibile, quella sovrabbondanza di grasso preperitoniale che può inficiare il corretto fissaggio della rete protesica e favorire il suo slittamento precoce per non corretto posizionamento della rete protesica.
Quindi in pratica quello che si fa in questo momento è andare a utilizzare, dammi pure il
Cayman, a questo punto qualunque tipo di strumentazione perché sappiamo, vediamo che non
ci sono ansie, non ci sono pericoli dal punto di vista dei rischi endo-addominali, per cui
l'importante è rimanere sul contorno del difetto erniario, isolare bene tutto il contorno
circolarmente e poi andare a misurare il difetto per scegliere con un corretto overlap la dimensione
della rete protesica da utilizzare. Questo lavoro di preparazione della parete, a mio avviso,
a nostro avviso diciamo, di scuola ne discutiamo al suo tempo all'inizio anche con il pianto maestro
dottor Perini, è fondamentale perché quanto più la parete è rappresentata da tessuto adiposo tanto
Tanto più il posizionamento della rete può essere inficiata dai mezzi di fissazione,
perché il livello di penetrazione di questi mezzi è comunque limitato ad alcuni millimetri.
Il motivo è dal punto di vista dell'ideazione dei sistemi, del device, intuibile,
perché se questi mezzi di fissazione tendono ad estrinsecarsi verso il sottocuto, la cute e la parete,
non solo vengono avvertiti ma possono causare delle comunicazioni
tra l'interno della cavità addominale e l'esterno.
Questa cosa può essere ovviamente nociva per il paziente
perché avverte dolore, disconfort, senso di corpo estraneo.
Nello stesso momento le dimensioni devono essere contenute
parlo sempre di mezzo di fissazione, delle TAC
per evitare che ci siano complicanze intraoperatorie
in questo senso non all'esterno ma all'interno della parete.
che sono ovviamente molto più tenibili perché non è solo dolore e discomfort,
ma ci può essere una adesione con i visceri endo-addominali
se non c'è un'adeguata quantità di aumento che protegge i visceri.
Per cui parliamo di mezzi di fissazione che vanno da 4-5 mm fino a circa 9 mm.
Attualmente le nuove Relay Attack ad alta performance raggiungono questo tipo di dimensione.
Per quanto riguarda i mezzi di fissazione, diremo magari tra un attimo, il discorso è molto ampio, molto complesso, si può scegliere tra diversi device assorbibili, non assorbibili, le TAC assorbibili, non assorbibili possono essere utilizzate a seconda del paziente e delle caratteristiche dell'ernia che ci troviamo a trattare.
ben sapendo che attualmente le linee guida per l'IPOM o l'IPOM Plus tendono a consigliare l'utilizzo di sistemi non assorbibili
quindi di TAC non assorbibili perché in termini di prevenzione delle recidive questo tipo di TAC danno sicuramente vantaggi
il tasso di recidive è notevolmente abbattuto
questo tipo di preparazione che sto facendo la sto spingendo distalmente proprio per non
tornarci poi più su perché una delle tante cose che si fanno in questi pazienti è spostarsi da
un lato all'altro invece bisogna insistere su un lato finché la preparazione della parete non è
completa adesso torniamo su vedete che distalmente abbiamo preparato abbiamo tutto lo spazio per
per poter decidere cosa fare, facciamo un po' di amostrasi qua,
attimo la bipolare, andiamo circonferenzialmente e facciamo la stessa cosa.
Questa, l'azione della bipolare è importante anche perché,
diciamo che la scarificazione della parete e del sacco sono cose che,
tutto sommato, sono state un po' abbandonate, sono ritornate ultimamente,
come si legge nel mini guida, un po' più in auge, non tanto per l'adesione
della rete protesi, che ama per la sua successiva integrazione, per la facilitazione dell'integrazione
del materiale che va a contatto con la parete addominale.
Ecco, già che ci troviamo qui, ci prepariamo anche questo versante.
Questo lavoro si può fare come volete, con il caiman che avete visto prima, che è molto
efficace, con una bipolare, con una monopolare.
L'importante è prepararci tutto il contour, come pure la forbice, un attimo, forbice collegata.
si può essere più o meno meticolosi in questa fase.
Io vi dico che se si perde un po' più di tempo in questo momento tecnico
se ne ha di molto di guadagnato in termini poi di controllo del paziente
e integrazione delle rete protesiche
per cui non ci perdiamo un po' più di tempo ma può essere molto utile.
In genere utilizziamo sempre almeno un trocard a 10
perché ci permette di fare l'asportazione per esempio di piccole porzioni di epiplon
oppure di grasso preperitoneale come in questo caso
e poi perché può consentire l'insoluzione della garza per poter fare l'introduzione dell'emostasi
e ovviamente non ultimo l'introduzione della rete protesica
che può essere molto più agevole se viene seguita sotto visione.
Questa parte qui per noi è una parte fondamentale dell'intervento
perché permette proprio di andare a identificare la parete.
Questo è un paziente obeso per cui questa fase qui è di importanza critica.
Quello che bisogna evitare di fare è ovvio, ma diciamo comunque cercare però in questa fase qua
di non fare altri danni di parete più che vascolari come sembrava in questo caso sulla fascia.
non bisogna imprire la fascia per evitare ovviamente altri, per non creare noi iatrogenicamente altri difetti.
Sì, possiamo ridurre adesso un po' lo pneumo, giustamente mi chiedevano quando ormai è indotto nel paziente obeso,
poi si può scendere da 15, siamo adesso anche a 13.
Sembrano tempi un po' morti, ma in realtà sono importanti.
Si discute tanto oggi se il ritorno è quando alla chirurgia diciamo tradizionale. Allora abbiamo assistito a tantissime opinioni, contropinioni in merito. Io quello che penso d'accordo anche con altri gruppi chirurgici italiani è che importante è l'indicazione, cioè la chirurgia di parete deve essere molto tailored perché solo in questo modo riusciamo a dare l'indicazione corretta.
Direi che assolutamente la laparoscopia ha ancora uno spazio molto importante se il difetto viene selezionato in maniera corretta, se il paziente ha diciamo uno studio preoperatorio corretto.
In questo paziente, secondo noi, procedere con un approccio laparotomico tradizionale, trasversale, longitudinale sulla parete può sicuramente esporlo a un rischio infettivo maggiore,
anche perché per posizionare una protesi da davanti comunque una dissezione anteriore va eseguita.
Questa cosa lo espone diciamo a sieromi, ematomi che secondo noi potrebbero essere comunque maggiori, cioè non toglie che poi in caso di necessità si può sempre valutare in laparoscopia se è presente qualche deficit di parete aggiuntivo, magari misconosciuto anche all'attack, specialmente se come capita l'attack sotto manovra di Valsalva.
La paroscopia permette proprio di studiare tutto il profilo, la curvatura interna della parete, tutta la linea mediana dall'oxifoide al pubio e quindi di trattare eventualmente anche altri deficit associati.
Una domanda che hanno scritto in chat, in cui chiedono se per una breccia di queste dimensioni, cioè che voi all'attacca avevate individuato in 4x3, si poteva usare un accesso ventrale open con una protesi da 8 cm.
Abbiamo appena detto. Allora no, secondo me no, perché il paziente è un paziente obeso e l'approccio anteriore comporta comunque un evento di dissezione della parete che lo può esporre a un rischio di complicanze.
Per cui nel momento in cui abbiamo la possibilità di poter approcciare il difetto dall'interno cercando comunque di visualizzare bene tutta la parete, tante volte nei pazienti obesi il problema è che ci sono delle piccole ernie epigastriche, spesso una diastasi associata, noi riteniamo opportuno, riteniamo valido questo tipo di approccio perché ci permette una valutazione complessiva più idonea.
Sì, c'è un problema ancora maggiore, oltretutto da questo punto di vista dell'individuazione del difetto di parete nei laparoceli, in cui spesso o non sono riducibili o per lo spessore della parete non riesce ad apprezzare se il difetto è solo o se ce n'è più di uno.
L'altra cosa che invece volevo chiederti, approfitto della vostra esperienza nelle due branche chirurgiche, sulla vostra attitudine quando è da essere sottoposto a un intervento di chirurgia bariatrica un paziente che ha anche per esempio un laparocele o un altro difetto di parete.
Sì, allora dunque da quel punto di vista il nostro approccio è il seguente, valutare quale dei due problemi è il principale innanzitutto, cioè se l'ernia è sintomatica in maniera importante e quindi il paziente ha un impatto sulla qualità di vita dell'ernia, chiaramente quell'ernia deve essere trattata, specialmente se il paziente ha avuto diversi episodi di intasamento, se l'ernia è incarcerata, tanto più se ha avuto un accesso in pronto soccorso.
Se invece è possibile un approccio watching rifle, secondo noi è preferibile nell'obeso per fargli perdere quella quota di BMI necessaria a un approccio laparoscopico di parete che sia il più possibile scevro da surgical site occurrence e surgical site infection.
Quindi il messaggio è che procediamo alla chirurgia bariatrica, se c'è un piccolo difetto di parete che può essere riparato anche in quel momento a punti staccati, procediamo con la chiusura del difetto di parete e poi successivamente nel caso in cui si dovesse ripresentare l'ernia o meglio in questo caso una parocele,
allora con l'adeguato calo ponderale procediamo ad un intervento di chirurgia ricostruttiva
più complessa, la paroscopica o la parotomica.
Questo, diciamo, oltre che essere un nostro approccio, è una situazione che viene condivisa
un po' ormai a livello internazionale, per esempio esistono ormai delle evidenze scientifiche
soprattutto statunitensi, nel non operare il paziente obeso, soprattutto quando il BMI
mai supera i 35, se non dopo un adeguato calo ponderale.
Chiaramente tutto cambia se il problema dell'ernia in questo watching rifle diventa un problema importante,
perché se l'ernia diventa asintomatica non possiamo neanche aspettare che il paziente
vada incontro a degli episodi di occlusione, di incarceramento e per operarlo poi d'urgenza di notte.
Quindi tutto va valutato in base alla situazione contingente.
In linea teorica, e con questo concludo il discorso, se il paziente può perdere peso, approfittiamo di fargli perdere peso e poi in un secondo momento approcciamo il difetto di parete.
Sempre il collega che ha fatto la domanda precedente mi scrive che con la rete ventralex non occorre dissezione.
Non sono d'accordo. In realtà con quelle reti la dissezione va fatta sulla fascia anteriore dei muscoli retti perché altrimenti la rete protesica non si può neanche fissare adeguatamente con le alette protesiche.
e il problema è che quel tipo di intervento se viene fatto bene rispettando dei criteri anatomici corretti
dà dei risultati altrimenti è facile mettere una rete protesica adagiata senza però fissarla in maniera idonea
questo si può fare chiaramente solo se si crea un adeguato spazio tra il sottocute e la fascia muscolare
e questo spazio è lo spazio che permette poi il fissaggio delle alette della rete protesica
sulla poneurosi anteriore dei muscoli retti per cui sicuramente su piccoli difetti se il paziente
non è obeso l'approccio migliore può essere quello anteriore ma il paziente non deve essere obeso
altrimenti per tre centimetri di difetto si rischia di dover fare poi un'incisione trasversale
che non è più di tre centimetri ma deve essere di cinque centimetri se si vuole ben posizionare
la rete per via anteriore questa è la mia opinione. Marco mi senti?
Io penso che Mario abbia pienamente ragione perché questo difetto è un difetto in un paziente obeso
come sappiamo dalla letteratura il fattore di rischio di una recidiva è l'obesità
anche se non esce chiaramente da tutte le pubblicazioni
anche noi sul nostro studio multicentrico era venuto fuori un pochettino questo discorso come fattore di rischio
e più negli obesi abbiamo ormai imparato che più l'overlap, più hai possibilità di dargli overlap e meglio è per lui e quindi noi ci siamo messi anche un pochettino nell'ottica, Mario poi se mi sbaglio mi correggerà, che questo tipo di intervento negli obesi sia l'indicazione principe
E quindi la laparoscopia in questo caso io penso che sia l'indicazione principale perché tu lì potresti mettere una rete con un overlap di 5 cm, no perché dovresti fare un intervento molto complesso e nello stesso tempo tu pensa anche al discorso dell'overlap,
cioè noi stiamo dicendo overlap di 5 cm per comodità ma ultimamente la letteratura sta parlando di diametri, di raggi di diametri e quindi dovremo moltiplicare per 4 questo orifizio per dargli veramente un overlap molto efficace.
E quindi io penso che in questo caso qua, alla luce anche di questi dati della letteratura, sia molto importante esprimerci in laparoscopia.
Sì, c'è anche un'altra cosa fondamentale da dire, in aggiunta a quello che vi diceva correttamente Paolo Millo, che il problema di questi pazienti qua è spesso che hanno degli altri difetti associati, cioè un paziente obeso può avere anche, spesso e non si vede magari in maniera chiarissima l'attack, dei piccoli difetti associati, delle cribrosità di parete,
che al momento del preparatorio magari non sono neanche sintomatici ma si corregge poi solo la piccola magari ernetta anteriore e quelle cribrosità poi non corrette da una mesh che copre in maniera efficace tutta la parete possono diventare delle altre ernie sintomatiche.
Per cui se il paziente è obeso e se il difetto è un difetto approcciabile nella paroscopia per la storia clinica del paziente bipolare e per le condizioni cliniche che possono permettere anche un approccio laparoscopico elettivo, secondo noi la scelta è migliore.
cioè non toglie che ovviamente si può tranquillamente approcciare questo difetto per via anteriore
ma la scelta deve essere una scelta ponderata molto basata su una tailorizzazione del paziente
della scelta chirurgica
volevo chiedervi anche un'altra cosa nel senso che a me è un artificio che mi convince molto
Mi è capitato, anzi a voi sarà capitato molto più che a me, per esempio di fare il pneumoperitoneo a un paziente per fargli un intervento bariatrico, quindi un paziente con un'obesità patologica e riscontrare per esempio un laparociele con l'omento incarcerato dentro eccetera eccetera.
Allora io in un webinar a cui avevo assistito, a cui avevo partecipato, avevo sentito, mi spiace non ricordo più chi, comunque era un chirurgo con l'esperienza che avete voi, quindi non un dilettante,
che suggeriva in questi casi, quando naturalmente si era certi che fosse soltanto mento erniato all'interno del difetto di parete, di sezionarlo al di sotto, lasciarlo all'interno di parete in modo da evitare il rischio che si potrebbe avere riducendolo e non riparando il laparoccele stesso,
Di avere poi delle incarcerazioni invece di ansia o addirittura delle occlusioni in attesa poi di fare la riparazione definitiva quando il paziente sarebbe dimagrito.
A me è sembrato interessante anche perché la preoccupazione di avere una necrosi del grasso o cose di questo genere in realtà se pensiamo a quello che usano ad esempio gli urologi per colmare quando fanno le resezioni conservative del rene è una preoccupazione che non c'è.
e mi è sembrato un buon sistema ponte, cosa ne pensate?
Sì, sì, sì, io penso assolutamente sì, perché questo tipo di approccio ti permette innanzitutto di essere inizialmente più conservativo,
non mettere mesh e quindi non andare incontro a problemi di sovrinfezione della mesh durante lo stesso intervento,
perché ci può essere comunque una contaminazione della mesh se l'intervento non è poi perfetto e ci sono complicanze, per cui il posizionamento di una mesh in concomitanza con l'intervento bariatrico no, cercare di ridurre il difetto, chiuderlo eventualmente per via laparoscopico anteriore a punti staccati e poi dopo una resta di azione ovviamente del difetto,
perché avendo il paziente perso peso potrebbe essere neanche forse più indicato fare nessun trattamento se il paziente è paucisintomatico.
Misuriamo il difetto.
Allora adesso, una volta fatto questo lavoro, anzi completiamolo ancora un po', dammi ancora la forbice,
e dopo aver preparato la parete, poi questa preparazione deve essere adeguata, non meticolosa,
perché altrimenti si rincontra un rischio di sanguinamento,
Ma ecco, una volta fatta questa preparazione, magari colliquando un pochino il tessuto di poso per permettere l'integrazione della protesi, possiamo misurare il difetto, allora in questo caso sembra già a vista un difetto che forse è di 3 cm, credo, circolare di 3 cm, ma lo misuriamo comunque sempre di scuola, vi facciamo vedere.
La misurazione va eseguita nella maniera migliore per via intracorporea, perché la misurazione intracorporea ci dà una valutazione più corretta di quello che è il reale difetto del paziente.
Molti fanno anche una misurazione extracorporea, però diciamo che la cosa più importante è la misurazione intracorporea perché questo ci permette di avere un'idea più corretta, più fisiologica delle dimensioni del difetto.
Lo facciamo inserendo una fettuccia di tessuto verde, questa fettuccia viene poi tirata fuori, misuriamo e in base alle dimensioni scegliamo la mesh con l'adeguato overlap.
Dovete avere un attimo di pazienza perché questa manovra di tirar fuori i residui è importante, se no si lasciano in giro per la cavità delle cose che poi fanno appunto lo stesso problema di cui ho detto prima, fanno necrosi, fanno infezioni e quindi vanno trattate.
prendiamo sulla parete manuela allora a questo punto vedete che bipolare un attimo facciamo
ancora un po di revisione delle mostre si se è necessario può essere utile spostarsi fin verso
a completare quasi la sezione del legamento rotondo prossimamente dell'uraco e dei residui
delle arterie umbilicali distalmente in questo caso qui lo spazio è verosimilmente sufficiente
e adesso lo misuriamo, per fare un posizionamento con un overlap di almeno 5 cm.
Quello che vi diceva il dottor Millo prima, secondo me è fondamentale.
Adesso si incomincia a parlare di aumentare l'overlap in laparoscopia,
e in particolare c'è addirittura una raccomandazione,
anche se con un grado di evidenza C nella linea guida,
che parla di utilizzare MESH con un raggio quattro volte superiore al raggio del difetto orniario.
Quindi questo deve far riflettere un po'.
Io penso che sia importante aumentare l'overlap in tutti i pazienti che hanno una parocelle recidivo,
in tutti i pazienti che sono obesi, in tutti i pazienti che hanno una parocelle Swiss Cheese,
perché la problematica della lassità e della debolezza di parete
probabilmente può incidere su un tasso di recidive più alto.
Perfetto, adesso a questo punto direi che con la preparazione abbiamo finito,
mi sono dilungato un po' perché così avete però visto quello che in genere facciamo,
molti non lo fanno e secondo me invece per ottenere una buona penetrazione delle TAC
questa fase qui è fondamentale.
Misuriamo?
Quanto è opportuno rimuovere la sierosa, cioè rimuovere il sacco?
Perfetto, mi chiedeva adesso anche Riccardo Brasce che è fuori e ci sta seguendo sulle domande
mi rispondo subito, allora secondo me la rimozione del sacco è indicata quando il sacco è un sacco grande
quindi se parliamo di un sacco erniario che causa un'importante bombè
allora a questo punto possiamo pensare di rimuoverlo
la rimozione andrebbe fatta per via anteriore però a quel punto
perché per via laparoscopica si può rischiare soltanto di lesionare sotto cute e cute
e quindi di creare un momento infettivo, mentre invece una piccola incisione per via mediana
può permettere di estrofletterlo il sacco, di evaginarlo, un po' come si fa nella versione
recessione della vaginale comune, e questo può essere un momento buono.
In questo caso invece, quando il sacco è di medie dimensioni o piccole, come in questo
caso qui, intanto misuriamo, quello che è indicato fare non è lavorare sul sacco, ma
ma è invece nella fase di chiusura, nel concetto dell'Ipom Plus, cercare di introfletterle all'interno della cavità addominale con i punti che vengono utilizzati per la chiusura, quindi per la parte Plus dell'Ipom.
Questo è un difetto di 3 cm, per cui a questo punto noi sceglieremo un overlap adeguato della mesh.
diciamo che l'ideale sarebbe utilizzare una mesh che ha un diametro di almeno 12 stando a 3
centimetri ma 12 essendo il paziente obeso è poco e quindi direi che in questo paziente possiamo
prediligere considerate le dimensioni del paziente e l'obesità sfrutterei una rete protesica che
si arrivi almeno almeno ad avere un diametro longitudinale di 20 centimetri
si ci dovrebbe essere del sacco fondamentalmente è per ridurre ancora
meglio ancora meglio abbiamo una rete protesica si è completo solo il discorso
di prima poi ti rispondo subito allora abbiamo una rete protesica che fa ancora
meglio a caso nostro perché è una 15 cm per edici ed essendo l'asse principale i tre centimetri del
difetto per sull'asse longitudinale con 15 cm riusciamo a coprire ottimamente con un overlap
anche superiore a 5 cm il difetto la cosa importante per quanto riguarda la chiusura
del difetto è che la chiusura avvenga per qualunque tipo di dimensione dell'ernia senza
tensione, per cui che si faccia una sutura intracorpore, entroflettente, punti staccati,
transparietari dall'esterno, col V-lock o con altri fili, l'importante è che la chiusura
avvenga in maniera tension free, se facciamo una chiusura tension wide per voler assolutamente
chiudere il difetto non diamo nient'altro che maggior dolore post-operatorio e maggior
il rischio di sanguinamento
chiudendo invece il difetto
comunque c'è la chiusura
del difetto e la rimozione del sacco
la rimozione del sacco
allora
sulla rimozione del sacco ti posso dire che
lasciare il sacco
in sede è che può esserci una
maggiore frequenza di
sieromi oppure che
il risultato estetico
sia meno buono
fondamentalmente
lasciando il sacco in sede
Non c'è nessuna evidenza che ci sia in realtà dalla casistica internazionale un maggior tasso di sieromi, laddove invece se facciamo una scarificazione, un'asportazione del sacco, quello può essere per un maggiore traumatismo causa di maggior sierosità di parete, per cui se il sacco è piccolo come in questo caso, secondo me non c'è indicazione a fare l'asportazione.
In buona sostanza non c'è nessuna ansia di lasciarlo in sede, non è un falso problema.
No, direi di no. Lasciarlo in sede se ha medie dimensioni sotto ai 5 ma anche sotto i 7 centimetri non crea nessun problema.
problema, quello che invece stressavo prima, perdonami se sembrava avessi deviato il concetto,
è che il concetto del sacco e della chiusura si embricano un po', nel senso che se noi
introflettiamo con la chiusura del sacco e quindi cerchiamo di ricostituire, di fare
una specie di mini restore della linea mediana, dal punto di vista estetico e anche dal punto
di vista della riduzione del rischio dei sieromi, del bulging e anche del recidivo, otteniamo
dei risultati migliori adesso vi faccio vedere quello che è la nostra diciamo tecnica di chiusura
del difetto erniario che utilizziamo ormai da anni e che permette proprio di ottenere questo
risultato introflettere il sacco chiudere i margini del difetto allora un filo di polisorb
0 in tutto sulla guida di un endoclose teniamo circa un centimetro un centimetro e mezzo di
distanza dalla fascia entriamo joan riprendiamo il filo lo riportiamo fuori dalla stessa mini
incisione di circa due millimetri fatta dalla fatta sulla cute e poi lo lasciamo in sede e lo
leghiamo a pneumo peritoneo ridotto con questo tipo di tecnica vi faccio vedere rimanendo fuori
del sacco erniario ecco vedete attraverso questa mini incisione torna pure dentro andiamo dalla
la parte controlaterale, teniamo circa anche qua un centimetro e mezzo di aponeurosi, ci riprendiamo
un altro filo, non leghiamo niente se non desuffliamo prima, visto? Ecco il secondo filo lo mettiamo
più distalmente, quindi una mini incisione anche qui sulla cute, cercando di non approfondirsi
troppo senza quindi diciamo tra virgolette andare a lesionare il sacco che andiamo dentro vedete
che io cerco di rimanere al di fuori del sacco raggiungo il difetto erniario a questo punto
penetra sulla fascia voilà joan farlo venire morbido questo filo farlo venire facciamo la
stessa cosa contro lateralmente in questo modo praticamente ecco senza prender troppo nel troppo
poco, circa un centimetro, un centimetro e mezzo. Si riesce? Mi dà la bipolare? Sì, allora per quanto
riguarda la domanda del discorso del tension free o meno, allora è un approccio tension free che
verifichiamo nel momento in cui leghiamo i punti. Se quando legate questi punti vi dà l'impressione
che ci sia un'eccessiva tensione, dovete stringere troppo, i punti tendono a mollare, c'è una tendenza
Senza sanguinamento, quella è la prova che la chiusura non sta avvenendo in maniera tension free, ma è sotto tensione e quindi si può anche evitare di metterli.
Ma ricordo che tenendo un centimetro, un centimetro e mezzo di margine al di fuori, sull'esterno della fascia muscolare del difetto, dell'aponeurosi, è difficile che abbiamo un effetto tension wide, ma si riesce tranquillamente a chiudere il difetto.
attualmente ci sono molte evidenze sul fatto che la chiusura del difetto è una condizione un
condizio sine qua non per la riduzione delle sargica il site occorrenze quindi si aroma
ematoma bulging e col bulging e conseguentemente il rischio di recidiva è molto importante al
nostro avviso ormai lo eseguiamo rotinariamente dagli ultimi cinque anni farlo ed abbiamo ottenuto
dei risultati migliori. Adesso vi faccio vedere, bipolare ancora, allora nel momento in cui qui si tratta di un piccolo difetto, quindi diciamo che mettere o meno, chiudere o meno il difetto potrebbe essere diciamo anche una scelta, sta di fatto che però essendo il paziente anche di grosse dimensioni, quello che è importante è proprio prevenire che abbia ovviamente un fallimento del trattamento terapeutico e abbia comunque dal punto di vista estetico
con questa sensazione di avere ancora l'ernia
perché purtroppo dobbiamo fare conti
anche con quella che è la sensazione del paziente
che vuole anche essere accontentato
nella sua compliance psicologica
quindi secondo noi è importante
allora adesso desuffiamo
riduciamo lo pneumo A8 per favore
non è Vicryl e Polisorb?
allora questo filo è un Polisorb
è un intrecciato
perché nella fase di chiusura
e anche nella fase di posizionamento
tende a scivolare di meno
non resiste di più, non essendo un filo cristallino, ma intrecciato, permette di avere una tenuta
della sutura migliore. Allora adesso abbiamo ridotto l'opnemo, siamo arrivati a 8, vedete
che praticamente semplicemente legando il punto senza grossa trazione, il buco lo sto
chiudendo, quindi chiaramente se avessi riscontrato una tendenza, una maggiore tensione, non
Non chiuderei adesso il buco, bisogna ridurre l'opneumo, siamo scesi da 13 a 8.
Perché non hai usato però un filo non riassorbibile?
Allora, in realtà la scelta su un non riassorbibile o un riassorbibile di lunga durata è ancora oggetto un po' di discussione.
Sicuramente il punto non riassorbibile espone a una maggiore, tra virgolette, tenuta nel tempo.
Considerato che però la cosa fondamentale è assicurare nei primi tre mesi la chiusura stabile e poi al resto pensa alla rete protesica, direi che sulla scelta del filo si può sicuramente discutere, si può usare tranquillamente un filo anche non riassorbibile.
Se si fa questo tipo di sutura con dei punti staccati transparietali, diciamo che il polisorbono intrecciato è un buon compromesso tra un filo, allento riassorbimento e una buona tenuta nella fase di allacciamento dei fili.
Adesso che abbiamo chiuso, vorrei far vedere un attimo, dammi una pinza chirurgica, quello che è l'effetto.
Lo vedete che è praticamente chiuso. Vorrei far vedere un attimo quello che otteniamo noi fuori. Se Manuela fa vedere gentilmente fuori. In pratica fuori il paziente non ha più niente. Abbiamo ristabilito anche un po' l'estetica del paziente con queste due mini incisioni.
Per cui in questo modo il sacco l'abbiamo introflesso, l'ornia adesso la completiamo nella sua riparazione con il posizionamento della rete protesica che vi farò vedere, forbice, e ci sembra un ottimo modo di chiudere il difetto.
vedete ora adesso torniamo dentro e vedrete che dentro è praticamente già tutto chiuso ma senza
senza grossa tensione scoprino la rete protesica scelta per andare incontro diciamo adeguato
overlappe di 15 centimetri sull'asse longitudinale per 11 cm sull'asse trasversale ed è sarà una rete
in polipropilene con film idrofilico con un sistema di posizionamento con un sistema di
di posizionamento pneumatico, è un sistema che permette di centrare automaticamente la
rete protesica al di sotto del difetto, scopolino, è possibile la scelta tra tanti materiali
protesici, diciamo che in laparoscopia è d'obbligo una rete composita che sia poi un
poliestere più film, un polipropilene più film combinata con più materiali, l'importante
che bipolare, ci sia il versante rivolto verso l'interno, sia il film idrofilico.
Adesso arriviamo un attimo su con l'opneamo, torniamo su con l'opneamo per favore, facciamo
ancora un po' di revisione delle mostasi e poi posizioniamo la rete protesica.
Come ben sapete la scuola più accreditata attualmente a livello europeo sulla chiusura
del difetto di parete è con una continua in filo non riassorbibile che sia polipropilene o comunque
il nuovo V-Lock non riassorbibile secondo la tecnica della sutura continua della scuola di
Celala. Sicuramente lì l'esperienza è talmente ampia che i risultati sono talmente buoni che ci
sentiamo anche di raccomandarla. Però questo tipo di chiusura permette anche in tempi rapidi di
chiudere difetti di dimensioni medie e sicuramente permette anche cosa che non
permette l'altra tecnica di introflettere correttamente il sacco
erniario per cui secondo noi è valida anche da quel punto di vista perché si
ottiene anche un vantaggio estetico non indifferente
chiaramente se si entra nel sacco il sacco rimarrà estroflesso e quindi la
chiusura con i punti transparietali staccati svolge un minore effetto
diciamo ecco così estetico se vogliamo
cosa importante è il mantenimento
dell'overlap dopo la chiusura del difetto
sempre
alle dimensioni calcolate inizialmente
quindi se era 5 cm prima
su un difetto di 3 abbiamo scelto
una protesi da 15
circolare o ellissoidale, deve rimanere
quello. Riccardo dimmi
no niente, volevo fare un commento
io se posso, non abbiamo ancora disposto
perché un collega ha scritto
che questo intervento qua costa
100 volte più
più di un intervento in open e ci si mette in open nella metà del tempo per un difetto del genere.
Allora se posso permettimi anche io di fare qualche considerazione in merito,
visto che comunque abbiamo attraversato dopo tanti anni di lavoro anche con Parini
tutte le fasi delle diverse protesi, delle diverse plastiche, dei diversi approcci,
sia open, classici che laparoscopici, ricordiamo che ci sono delle linee guida,
ci sono degli update anche del 2019, il paziente obeso per dei diametri, per le dimensioni
dei difetti di parete superiore ai 2 cm, c'è un elevatissimo rischio di recidiva, oltre
al fatto, come avevi già detto te giustamente, che spesso si può avere la sorpresa, tra
virgolette, visibile solo in aproscopia di altri piccoli difetti limitosi, cose che da
un approccio anteriore non è possibile visualizzare. Noi facciamo rutinariamente, utilizziamo
i patch per accesso anteriore per difetti di parete tra 1 e 2 cm e valutiamo tra 2 e
3 cm, ma vi ricordo, come già hai detto giustamente Mario, che il paziente obeso, e questo qua
è 40 di BMI, è significativamente a rischio di sviluppare una recidiva, quindi un approccio
anteriore sarebbe anche, non ci sarebbe un overlap assolutamente adeguato per coprire
il difetto, ricordiamoci anche dello shrinking che è una delle situazioni che si verifica
a distanza di tempo a livello del posizionamento della protesi, per tutte queste motivazioni
in realtà l'indicazione rispetto all'idea guida è in difesa.
15 per 10.
molti lavori inglesi, purtroppo in Italia non è possibile farli,
che anche l'assenza del lavoro porta a delle situazioni di costi importanti
che non sono direttamente imputabili ai costi dell'operatore e dell'attività,
ma hanno a livello del sistema sanitario pubblico un peso fondamentale.
Quindi bisogna tenere, ragionare a 360 gradi in un paziente magro,
con un difetto di queste dimensioni, in comunità primitiva ci si può riflettere
se una situazione eventualmente di un approccio anteriore
diciamo così
ma in un paciente con queste caratteristiche
che ha derivato rischio di riscossi totali
un aspetto anteriore più ampio
assolutamente consigliamo
noi di notizia
facciamo con l'approccio minimo
io aggiungerei anche
alla ottima analisi di Riccardo
il fatto che in realtà
tante volte
sicuramente per via anteriore si può
fare un approccio
più rapido ok però il problema è che cosa facciamo cioè la fissiamo siamo sempre sicuri
di averla fissata bene questa protesi nel paziente obeso le linguette le alette sono fissate bene
sulla protesi se sì significa che abbiamo fatto almeno 3 4 centimetri di dissezione tra sottocute
e fascia muscolare per lato poi se troviamo un difetto accessorio cosa facciamo come si faceva
un tempo che l'incisione trasversale l'ampliamo ancora di più e quindi esponiamo il paziente
a un rischio di complicanze infettive, di sieromi, di ematomi. Tutto questo parlando
del paziente obeso, va da sé che se il difetto, un po' di fisiologica, il difetto di 2-3 cm
è un difetto in un paziente normopeso, addirittura sottopeso e magari il paziente è anziano,
Non può tollerare l'opponiamo peritoneo? Chiaramente non vedo perché fare un approccio anteriore, però deve essere sempre rispettato uno spazio adeguato della mesh intorno al difetto, perché la letteratura nel corso di questi anni ha effettivamente evidenziato che c'è un impatto molto diverso nel rischio di recidiva se parliamo di pazienti obesi o di pazienti normopesi.
E questo è il vantaggio della rivoluzione dell'approccio laparoscopico nei pazienti ben selezionati e quindi fondamentale è il work up preoperatorio, la selezione, la dimensione del difetto, la sua localizzazione, valutare se si tratta di un difetto di confine, se è mediano, paramediano, quanto è grande.
Chiedo scusa ma tra sette minuti si chiude il congresso quindi io credo che non riusciremo a vedere l'applicazione della protesi perché finiranno i contatti.
la stiamo mettendo in questo momento
se vogliono
stai inserendo adesso la protesi
la centriamo sotto al difetto
adesso prendiamo il cateterino
dammi l'endoclose
forbice
moschito
dammi il sistema di insufflazione
dammi un moschito
la rete è posizionata
adesso la fissiamo con una doppia corona di capture
dammi pure due Joan per favore
ci assicuriamo che il maggiorarsi sia
Continuerà fino alla fine dell'intervento la registrazione dell'intervento, però non ci sarà più il moderatore, l'interlocuzione, però l'intervento verrà tutto registrato e viene mantenuto lo streaming.
Va bene, d'accordo, io vi ringrazio. Intanto facciamo vedere il posizionamento provvisorio della rete protesica, sempre con il device perpendicolare rispetto alla parete, andiamo giù, giù, giù, distali, sempre circa mezzo centimetro all'interno del bordo della rete protesica, non far slittare la rete e quindi rimanere su un'asse più possibile perpendicolare.
Siamo sempre collegati audio?
Sì, sì.
Ah, ok, d'accordo.
Allora, niente, questo dopo la prima corona esterna,
secondo la tecnica di Morales,
poi togliamo il sistema pneumatico,
sezionando il cateterino il sistema...
Pinsa.
Devo togliere, come sempre.
Si rimuove il sistema pneumatico,
bisogna sempre tenere presente
che tutti i sistemi interni
vanno monitorati nella loro estrazione.
A questo punto, riducete lo pneumo a 8 per favore, facciamo il fissaggio definitivo con la corona interna di CAPTURE.
È sempre importante mettere la corona interna dopo aver tolto il sistema pneumatico perché altrimenti il problema può essere un entrapment del sistema pneumatico all'interno della cavità addominale.
Quello non va bene perché a quel punto avrete dei grossi problemi a dover rimuovere tutto il sistema.
La cosa importante è fissare la protesi senza entrare nel difetto erniario.
Senza avere tensione della protesi.
Senza avere tensione.
Vedete che praticamente a pneumo rilassato non c'è nessun tipo di tensione.
possiamo mettere ancora una tac qua
ricordiamoci che
più tac più dolore
per cui bisogna evitare di mettere anche
più tac rispetto a quelle che servono
vedete che il nostro difetto è qua
è centrato sulle due corone
e quindi praticamente
abbiamo terminato
è stato oltretutto precisissimo
perché sono le 18.00
l'intervento è finito
hai spiegato benissimo
abbiamo dibattuto diverse cose
cose credo di interesse anche per chi ha ascoltato il streaming e quindi io non avevo dubbi,
la vostra partecipazione è stata preziosa, molto utile, io lo dico interpretando sicuramente
chi vi ha ascoltato, ma interpretando anche me stesso. Quindi io vi ringrazio tanto, è
E' stato un piacere passare con voi questa parte del pomeriggio. Il 24 novembre dell'anno prossimo sarà il 33° congresso e ci rivedremo.
Grazie infinite, grazie della partecipazione, grazie, alla prossima.
AI 对话
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