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12° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 1° SESSIONE QUALITA' e INNOVAZIONE Moderatore: L. Cappelli (Bari) Tecnologia nel comparto operatorio F. Vaccarini (Rimini)
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Ah, ok, perfetto, grazie, prego.
Ringrazio intanto per la presentazione la mia coordinatrice e per l'invito ovviamente presidente e vicepresidente AICO.
Dunque, io mi chiamo Filippo Punto Vaccarini, sono infermiere da 11 anni presso il blocco operatorio di Rimini,
sono uno strumentista, tutor e mi occupo anche della formazione dei neossunti.
L'argomentazione che tratto oggi è la tecnologia nel comparto operatorio,
ma mi piacerebbe parlare di tecnologia anche al di fuori del comparto, in realtà siamo immersi da tecnologia, sempre convinti che ci venga a supportare nelle azioni quotidiane come nel lavoro, come in tante cose, in realtà la tecnologia è un po' un'arma a doppio taglio, è sicuramente importante ma bisogna saperla gestire bene,
La domanda di oggi è proprio questa, riusciamo a governare la tecnologia, riusciamo a gestire l'ipertecnologia oppure siamo ancora con una mentalità ipotecnologica e cerchiamo di gestire invece l'ipertecnologia?
È un concetto un po' complesso, però è una cosa quotidiana che ritroviamo tutti i giorni. Nell'ambiente operatorio, quindi quello in cui la maggior parte di noi lavorerà, siamo invasi da tecnologia. È vero che ci aiuta tantissimo, è sempre più innovativa, guarda sempre più futuro, è sempre più rapida per la risoluzione dei problemi, è sempre più complessa a volte ed è sempre più costosa, quasi sempre.
Il problema è che per poterla gestire bene io sono convinto che l'infermiera di sala operatoria debba partire da un concetto che viene molto prima, cioè dalle informazioni di base, da quelle informazioni che venivano tramandate un tempo, qualche anno fa, dove il concetto di tecnologia era ancora un po' nascosto.
quindi sono fermamente convinto che iniziano a mancare un po' le informazioni tra virgolette artigianali
che ci venivano date dai vecchi infermieri, da quelli che erano anche forse resti all'innovazione, all'utilizzo di tecnologie
questi concetti da alcuni dei neosunti che ho avuto modo di seguire ultimamente
sono state definite anche in certi casi inutili
E secondo me invece assolutamente. Oggi c'è l'essenzialità dell'inutile ed è importantissimo valorizzare costantemente questi concetti semplici, qualcuno li definisce banali, ma le cose vere, concrete, reali, quelli che poi ci daranno sicuramente una spinta maggiore per imparare ad utilizzare un device di ultima generazione, un generatore appena consegnato o comunque la tecnologia in generale.
per spiegare un po' questi concetti
mi sono avvalso di un esempio
adesso ho messo questa immagine
perché appena vista mi ha un po' scioccato
questo sembra un lettino di un'attacca
e in realtà è una cucina
una cucina iper tecnologica
dove dovrebbe essere preparato da mangiare
gli alimenti quotidiani
io sinceramente rabbrividisco di fronte a una foto del genere
perché mi viene da pensare
che una cucina è un ambiente caldo, accogliente
dove si prepara da mangiare
invece questo è tutt'altro, vediamo i colori, le forme, danno una freddezza, una cosa che proprio non si avvicina nemmeno a quello che è il fine, cioè la preparazione dei cibi.
Questa è un po' la volontà di volersi sempre spingere un pochino oltre con la tecnologia, ma è necessario questo?
In realtà io credo proprio di no, la tecnologia dovrebbe seguire un percorso un po' più graduale,
a voler eccedere in tutto, nella vita, nelle sensazioni, nelle emozioni e anche nella tecnologia.
Dobbiamo fermarci un pochino, rimango dell'idea come prima che i concetti di base si sono
un pochino persi, farci forza su quelli e poi costruire in maniera più graduale ovviamente
la tecnologia e l'innovazione. Attualmente, adesso ho messo un'altra immagine, tutti ricordiamo
quando la nonna ci preparava le tagliatelle o la mamma così, ed era sicuramente un piatto semplice, un piatto anche banale, anche in questo caso,
ma sicuramente perfetto, veniva impastata a mano, quindi gli ingredienti immateriali erano sempre gli stessi, quindi ottimi materiali,
impastata a mano, quindi con setti antichi tramandati da nonna a madre, da madre a figlia, e il risultato era un piatto sì semplice,
ma inattaccabile, assolutamente perfetto
adesso noi giovani cerchiamo di fare le stesse cose
che facevano i nostri nonni, i nostri genitori
ma cosa facciamo?
non siamo più incapaci ad usare le mani per impastare una sfoglia
facciamo con l'impastatrice automatica
il sugo non lo sappiamo più fare
buttiamo tanti ingredienti dentro delle macchine
che ci fanno il sugo da sole
e poi uniamo le due cose
viene sicuramente un piatto decente
ma non viene un piatto perfetto e noi che siamo del mestiere dobbiamo sapere assolutamente distinguere le cose che vengono fatte in maniera modesta da quelle che vengono fatte in maniera impeccabile perché questo è quello che ci viene chiesto adesso, noi dobbiamo lavorare come diceva prima la mia coordinatrice con poche risorse e ottimizzarle al massimo sopra le loro potenzialità per avere un risultato incredibile,
Sì perché non si potrà mai con poco ottenere tantissimo, si può ottenere tanto ma non si può eccedere, quindi tutto questo discorso è per dire che abbiamo un po' perso le conoscenze quelle vere, le conoscenze quelle che chiamavo prima concrete e dobbiamo invece recuperarle, farci forza su quelle e poi progredire col percorso fino alla conoscenza delle tecnologie più avanzate.
Perché cosa succede? Succede che la tecnologia, che è quella cosa che dovrebbe essere solo lo strumento per fare meglio ciò che sappiamo, non riesce ad essere in realtà questo, cioè se noi non abbiamo padronanza piena delle conoscenze ipotecnologiche non potremo mai andare allo step successivo, non potremo mai essere in grado di gestire a pieno uno strumento che ci viene consegnato.
E poi pensiamo un attimo, se noi non sappiamo fare una cosa e in quel momento non c'è l'apparecchio ipertecnologico che ci aiuta, ci dà manforte, come facciamo a gestire la situazione? Ci troviamo assolutamente spiazzati e non riusciamo nella risoluzione, e perché? Cosa succede altrimenti?
se la tecnologia non la dominiamo è lei che ci domina, quindi la strumentazione di ultima generazione ci porta un po' nella strada dove vuole lei, se noi ancora una volta non siamo forti delle conoscenze non intaccate dall'innovazione tecnologica e bisogna possedere nell'anima cosa significa, che come in tutte le cose se ci crediamo fortemente dobbiamo assolutamente conoscerla nell'intimo,
Mi viene in mente un generatore di bisturi elettrici che tanto utilizziamo tutti quanti e sapete di cosa parliamo. Non dobbiamo solo saper settare col dito il pulsante e generare l'uscita in potenza VAT o l'effetto che può avere su un determinato tessuto.
Innanzitutto dobbiamo conoscere quel dispositivo in mancanza di una funzione o comunque se si dovesse bloccare o avesse un problema, riconoscere l'errore, risalire al problema che può essere stato. Molte volte da noi di Rimini che siamo abituati ancora per poco a lavorare in un ambiente un pochino retro, c'è un blocco di più di 30 anni, il nuovo ci verrà consegnato a breve, siamo per questa cosa qui molto elastici perché quando si hanno poche risorse si utilizza molto la testa e si cerca la risoluzione.
E il bisogno di possederne l'anima è proprio questo, se non conosciamo l'origine anche di un device, di un sistema elettronico di ultima generazione, se non conosciamo la base non possiamo andare a correggere gli errori che anche questi generatori possono avere perché non sono macchine perfette.
Se no, cosa succede se noi ci mettiamo nelle mani completamente della tecnologia?
Succede quello che io chiamo autoinganno, cioè un'alterazione assoluta della nostra potenzialità.
Quindi un gattino che si vede un leone, ed è così.
Con le macchine, con l'ausilio di tecnologia, noi ci crediamo veramente grandi, veramente forti, dei supereroi,
ma non lo siamo assolutamente, appunto perché, come dicevo prima, nel momento di mancanza di questa situazione,
di questo macchinario di ultima generazione
siamo deboli come un gattino
e non siamo più forti come un leone
e dopo siamo da capo
dobbiamo cercare la soluzione al nostro problema
con le nostre forze
possiamo chiedere aiuto alle conoscenze di base nostre
se l'abbiamo ma se non l'abbiamo siamo spiazzati
la tecnologia dicevo all'inizio ci aiuta tanto
ci aiuta molto
velocizza i processi
però forse a volte ci toglie un po'
la coscienza reale di quello che siamo
e secondo me togliono cose che invece
sono fondamentali, cioè l'emozione
della paura, quando siamo vicino
a un device che ci gestisce
una situazione critica
noi siamo forti e sicuri e non abbiamo
paura, senza quel
dispositivo invece ci sentiremmo
un pochettino più
sicuramente più impauriti di fronte a una situazione
però la paura è un'emozione
che va accettata e va considerata
perché come quando
Quando siamo impauriti in nessun'altra occasione riusciamo a trovare soluzioni in maniera rapida, in maniera funzionale e di solito efficace perché ci attiviamo completamente, subiamo una modificazione anche al nostro interno, lo sappiamo bene e tutto nasce per stimolare un'iperproduzione e tante idee ci vengono in testa e l'obiettivo unico è quello della risoluzione e spesso ci arriviamo e ci siamo impauriti.
Senza storia non c'è futuro è quello che ho detto finora, cioè senza le basi solide e vere, concrete che possiamo avere non possiamo progredire insieme alla tecnologia e non possiamo comprenderla e di sicuro non possiamo valorizzarla per quello che ci viene consegnato.
E siamo in un momento ovviamente critico soprattutto dal punto di vista economico, in Italia lo sappiamo qual è la nostra situazione, e anche le risorse sono limitate.
Io propongo oggi, voglio portare oggi a voi il concetto di tecnologia misurata. Cosa significa? La tecnologia è importantissima e misurarla vuol dire metterla solo nelle situazioni in cui serve veramente.
veramente, io me la sono spiegata con tre termini semplici ma comprensibili, che sono
un'allocazione ragionata delle risorse, cioè dobbiamo imparare che la tecnologia, che è
una cosa appunto limitata perché economicamente un po' tutte le aziende sono nella stessa
situazione, dobbiamo allocarla, dobbiamo metterla in maniera ragionata, cioè con coscienza
solo in quei casi in cui veramente è necessario, quindi non dobbiamo utilizzarla sempre e
e comunque tanto ce l'abbiamo, tanto ci viene poi, basta riordinarla che ci viene riconsegnata,
perché non è così, prima o poi finirà, in molte realtà purtroppo è già finita,
e presto un po' credo dappertutto, le limitazioni sono sempre di più,
le consegne sono sempre più rallentate, i materiali sono sempre più scadenti,
però andiamo avanti con questa tecnologia, come se la tecnologia non fosse conscia,
cioè l'ipertecnologia che ci viene proposta non fosse conscia di quello che succede,
non si capisce bene a volte se vogliono far credere
una situazione diversa da quello che realmente è
e quindi dobbiamo rimanere ancorati assolutamente
al passato, elaborandolo gradualmente per arrivare al futuro
e ovviamente in tutti i momenti critici
ci appelliamo, ci attacchiamo, ci aggrappiamo
alle cose che più ci danno forza
nel nostro mestiere siamo infermieri, quasi tutti credo
sicuramente lavoro di gruppo
era molto bella la diapositiva della dottoressa
prima del pit stop che rendeva proprio l'idea
Io ho messo a cuore delle mani perché sicuramente l'unione in questo caso fa la forza con me, non mai, soprattutto noi abituati a lavorare in un contesto operatorio, siamo all'interno di un'equipe e siamo abituati a lavorare in gruppo ed è una cosa che ci dà forza questa qui sicuramente.
E all'interno del gruppo per lavorare bene dobbiamo essere tutti complici, dobbiamo collaborare e col termine complicità collaborativa volevo esprimere questo concetto, cioè che tutti quanti, ogni professionista svolge il suo compito, diciamo ognuno ha uno step da considerare o è impreciso, ma tutti quanti dobbiamo conoscere il percorso globale, proprio come diceva prima la dottoressa con l'immagine della pit stop,
dobbiamo conoscere il percorso globale
e avere ben in mente qual è il fine
del nostro lavoro di gruppo
questa diapo rappresenta
il fatto che
eccezionalmente è raro che un
lavoro complesso, quindi
in una condizione difficile, venga risolto
da una sola persona, perché non esiste
il supereroe nel nostro mestiere, non c'è uno
che fa la differenza, se si è lavorato
tutti bene, allora andrà
bene, andrà a buon fine l'intervento
andrà a buon fine il tipo di assistenza che stiamo dando
se uno ha lavorato male
c'è il gruppo che può intervenire
ed aiutarlo
per cui è raro che una persona sola
che il caso complesso
venga risolto da una sola persona
da una sola procedura quindi
da una sola angolazione di veduta
e un solo entusiasmo
e poi molto importante
gli ultimi due concetti
una sola delusione
e un solo errore
sono le delusioni
che ci fanno crescere
ci fanno ragionare
su come poter migliorare
sulle soluzioni da prendere
in altri casi complessi
perché qui è di casi complessi che sto parlando
e sono gli errori e le delusioni che ci fanno crescere
e fanno in modo che questo non si riproponga più
oppure si riproponga con una frequenza inferiore
perché purtroppo sbagliare è impossibile
però ridurre gli errori, ridurre i casi che non sono andati a buon fine
quello lo possiamo fare
all'inizio parlavo di tagliatelle
con l'immagine della nonna che stende la sfoglia
e di un piatto che fondamentalmente è un piatto banale
un piatto semplice, ma può anche diventare un piatto sofisticato, in questo caso ho messo una foto dove la taglia taglia è impiattata un pochettino più in maniera ornamentale.
Per noi che a Rimini avremo a brevissimo in consegno un nuovo blocco operatorio, l'innovazione del piatto del futuro è un sistema di sale integrata che oggi volevo presentare,
so che qualcuno lo conosce già ed è un sistema della Storz che si chiama OR1, un sistema che nasce a fine anni 90 e primi anni 2000 ma continua ad evolversi da 15 anni
e continua ad aumentare il suo potenziale perché aumentano le esigenze all'interno di un comparto operatorio, segue le richieste che gli vengono fatte, segue i cambiamenti di tipo di assistenza
E anche i cambiamenti di tipo di interventi sui pazienti. È un sistema che si basa su un monitor a parete che gestisce l'intera sala operatoria, ha un potenziale enorme ed è come dicevo sempre in contiene espansione.
Può gestire tutte le telecamere per la paroscopia, i sistemi di integrazione per la paroscopia e gli endoscopi, i sistemi di comunicazione all'interno e all'esterno della sala e poi ha un punto fondamentale che è quello del recupero e documentazione del paziente.
Con questo sistema possiamo recuperare durante l'intervento la documentazione inerente al paziente, quindi interventi precedenti, immagini, informazioni, registrazione anche audio e video si possono salvare e registrare e possono essere recuperati per dare una migliore assistenza durante l'intervento a questo paziente.
In più gestisce tutto quello che è all'interno della sala, i monitor satelliti, le lampade scialitiche e le telecamere. Ho portato la foto di una progettazione di una delle nostre sale operatorie, vediamo infatti che questo sistema gestisce tutti i sistemi colorati, quindi ci sono tre monitor satelliti, un monitor ausiliario che è un monitor identico a quello per la gestione che è a parete,
Questo lo può gestire l'infermiera strumentista con una guaina sterile e da lì può comandare le telecamere interne sala, le telecamere delle lampade scialitiche, le luci scialitiche, le luci dell'ambiente e tutti i dispositivi di controllo della paroscopia e recupero di immagini paziente.
Inoltre anche la gestione del tavolo operatorio. Le caratteristiche principali quindi di questo programma sono il controllo centralizzato dell'intera sala operatoria, una stazione di lavoro semplice, maneggevole e assolutamente intuitiva, non è infatti complessa, per fortuna hanno ideato un programma di facile apprendimento per tutti perché non siamo tutti giovanissimi, tutti abili con le capacità tecnologiche,
perché ci sono anche persone che sono prossime alla pensione e già si trovano a disagio con un telefonino,
figuriamoci a maneggiare dei dispositivi del genere, ma vi assicuro che è veramente intuitivo e molto rapido.
Inoltre è molto importante la caratteristica del collegamento a rete per teleconferenze e materiale didattico,
ci si può quindi collegare anche al di fuori del nostro ospedale e l'ultimo punto è una connessione ad altri sistemi ospedalieri
in tutto il mondo i sistemi ospedalieri che hanno questo sistema OR1 possono interconnettersi in qualsiasi momento molto semplicemente scambiandosi ovviamente dati ai pazienti, immagini, foto e file di ogni genere.
concludendo
mi chiedo cosa ottengo oggi
oggi otteniamo questa tecnologia
e la gestiamo in questa maniera
qualcuno bene, qualcuno male
ci proviamo
domani speriamo che la tecnologia
si sviluppi come sta facendo
ultimamente, in maniera però
più progressiva, senza avanzare troppo
senza andare sull'eccesso
perché non riusciamo a gestirla
e dopo domani
speriamo ancora in questa evoluzione
continua ma sempre supportata
e mai dimenticandoci da dove
siamo partiti, dove nasce il nostro mestiere
quali sono i concetti base
e devono sempre rimanere ben solidi per poter
valorizzare a pieno tutte le risorse
che ci verranno date
nel prossimo futuro
con questo concluso vi ringrazio
AI 对话
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