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14° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2017 1° SESSIONE L’INFERMIERISTICA IN CHIRURGIA E IL SUO FUTURO, TRA EVIDENZE, ESPERIENZE E RICERCA Moderatori: G. Bisegna (Torino) L. Cappelli (Bari) Comunicazione, chiave della sicurezza M. C. Colella (Corfinio, AQ)
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Il prossimo argomento è la comunicazione chiave della sicurezza e chiamo a relazionare la dottoressa Maria Concetta Colella, coordinatrice del blocco operatorio dell'ospedale civile di Sulmona.
Buonasera a tutti, dopo queste due splendide relazioni a me è un compito arduo quello di parlarvi di comunicazione.
Adesso tocca a me comunicare con voi e fare in modo di riuscire a catturare la vostra attenzione.
Vi complimento con la Presidente dell'Ipasvi di Roma che in pochi minuti ha saputo deliziarci e fare un volo sulla professione dandoci tutto quello di cui abbiamo bisogno tutti i giorni per lavorare.
chiedo alla regia di seguirmi un attimino
io parlo di comunicazione
non mi piace parlare dal palchetto
per cui vi chiedo la cortesia di seguirmi
vi prometto che non farò molti passi in qua o in là
doverosi ringraziamenti al presidente di questo prestigioso evento
il professor Palazzini
e in particolar modo al Presidente nazionale AICO, il Dottor Casarano, che mi hanno voluta in questa sede a relazionare e a parlare con voi di questo argomento.
Comunicare, quindi a parlare di comunicazione per capire quali sono le implicazioni che la comunicazione ha quando parliamo di sicurezza e quindi capire, questo cercherò di fare in questo percorso che sto per iniziare e che vorrei che fosse partecipato,
vorrei coinvolgervi in questa cosa, capire quindi quali sono le implicazioni che la comunicazione ha sulla sicurezza
e capire come le nostre organizzazioni devono ripensare l'organizzazione stessa per gestire il rischio e quindi la sicurezza dei pazienti.
Quindi ovviamente eviterò di parlare con voi di comunicazione, dei metodi di comunicazione, degli strumenti, degli assiomi della comunicazione, della comunicazione verbale, non verbale, eviterei anche perché queste credo che siano competenze che tutti quanti abbiamo e quindi andrei avanti.
Però non posso omettere quantomeno di dire che cos'è la comunicazione o perlomeno di dire che la comunicazione è un elemento essenziale nella vita di relazione che sta alla base delle nostre relazioni, quindi alla base della relazione che ognuno di noi ha con l'altro e che rappresenta uno scambio di parole, di idee, di sguardi, di emozioni, di competenze, di valori,
di un sacco di cose che noi ci scambiamo, mettiamo in comune proprio comunicando.
La sanità odierna, non ve lo so dire io, la conoscete tutti meglio di me, è caratterizzata da un modello di lavoro
che è cambiato un po', è passato da un tipo di lavoro, da un tipo di modello economico-aziendale
è passato a questo tipo di modello, scusatemi, dedicando un'attenzione sempre maggiore però a quella che è la qualità e la sicurezza del paziente rivolgendo un occhio particolarmente attento al nostro cliente, al cittadino che è diventato il committente dei servizi.
Quindi se oggi in sanità si guarda con attento occhio a quella che è la qualità, diciamo che la qualità di un servizio è rappresentata dalle caratteristiche che gli consentono di soddisfare le attese di chi lo utilizza.
Io da cittadino mi aspetto un certo livello qualitativo nei servizi che i sanitari, che il mondo della sanità mi offrono.
Quindi parlare di qualità non significa solo parlare di efficienza, efficacia, appropriatezza, tutte quelle belle parole che ci insegnano sui banchi di scuola, ma anche e direi soprattutto di sicurezza del servizio offerto.
Quindi che cos'è la sicurezza? La sicurezza è una condizione oggettiva esente da pericoli o garantita contro eventuali pericoli. Deriva dalla capacità di progettare e gestire organizzazioni in grado di minimizzare la probabilità dell'errore e massimizzare la possibilità di intercettarlo qualora l'errore avvenga.
In conseguenza dell'aumento dei costi del servizio e di una forte riduzione delle risorse, anche qui io dicevo prima a una collega che vivo sulla mia pelle e tutti voi la vivete sulla vostra, la contraddizione di tutti i giorni dove le nostre strutture, le nostre organizzazioni, le nostre aziende ci chiedono di dare di più con meno risorse.
Questa è una cosa che stride e un concetto che fa, passatemi il termine, a cazzotti con tutto quello che invece di vero in sanità dovrebbe succedere.
Quindi in conseguenza di questo aumento dei costi e della riduzione delle risorse il nostro sistema sanitario ha conosciuto negli ultimi anni grandi trasformazioni, quindi abbiamo trasformato le nostre organizzazioni cambiando i modelli organizzativi e questo ha determinato una nuova impostazione di molti processi assistenziali.
No, queste trasformazioni hanno acuito i bisogni comunicativi esaltando la necessità di trasformare l'approccio alle cure da una continuità incentrata sul singolo operatore a una incentrata sul sistema chiamando in causa anche l'organizzazione del lavoro.
La nostra professione ieri, vedete ho tracciato qualche informazione, prima avevamo una verticalizzazione del lavoro, avevamo il vincolo del manzionario come diceva la Presidente, avevamo un'organizzazione piuttosto gerarchica, una completa subordinazione dell'infermiere, questa è una cosa nota, il paziente aveva un ruolo passivo nel processo di cura e la cura era centrata sulla malattia.
Oggi le cose sono molto cambiate, vediamo che il lavoro è più orizzontale, non abbiamo più il manzionario, viva Dio, abbiamo una professionalizzazione dell'attività infermieristica, da quando sapete gli infermieri sono andati in università, il nostro processo, il nostro percorso di studi è migliorato?
Punto di domanda. Sì, mi sento di dire che teoricamente è migliorato, però questo è un altro discorso, non voglio entrare altrimenti potremmo fare anche dei danni.
Agli infermieri sono richieste quindi competenze, ma non solo le competenze classiche di sempre, sono richieste delle competenze diverse, le cosiddette soft skills, quindi tutte quelle competenze che non sono quelle tecniche, tra le quali anche la comunicazione, anche il saper comunicare.
Il paziente ha un ruolo attivo e la cura è centrata sulla persona, ci viene chiesto anche di avere competenze in comunicazione interculturale, sappiamo ormai e lo viviamo tutti i giorni che la nostra è diventata una società multietnica per cui dobbiamo anche essere pronti a comunicare con razze diverse, con popolazioni diverse, con usi e abitudini diverse dalle nostre e lingue diverse dalle nostre.
esistono nuovi bisogni
della popolazione
c'è un progresso scientifico che è andato avanti
nel frattempo si è evoluto
e una rapida e continua evoluzione
del sistema sanitario, vabbè l'abbiamo già visto
con tutte le... entriamo
entriamo nel
dettaglio se vogliamo
e vi porto in sala operatoria
chi di voi lavora in sala operatoria
non vedrà nulla di nuovo
chi è fuori dalla sala
operatoria e quindi vive e
che lavora tutti i giorni nelle corsie, potrà in questo modo entrare insieme a noi
e capire, forse un po' più da vicino, quella che è la realtà che noi viviamo tutti i giorni.
Il blocco operatorio non è una novità, rappresenta uno dei contesti produttivi sanitari a più alta complessità
ed è quello più frequentemente interessato da radicali trasformazioni
e maggiormente caratterizzato da una forte interazione tra i professionisti.
Il presupposto fondamentale e ineludibile rimane la garanzia di sicurezza e qualità del servizio reso all'utenza, come vi dicevo prima, se io entro in un blocco operatorio dove non conosco nessuno, dove le persone vanno in giro mascherate, ho bisogno di sapere che sarò al sicuro, ho bisogno che qualcuno mi faccia sentire al sicuro, queste sono anche queste belle parole che diciamo sempre, il paziente, lo sguardo, la parola, cura, però poi in effetti lo facciamo?
Quanto ci piacerebbe, io l'ho provato e quanti di voi l'avranno provato, che sul freddo tavolo operatorio una sola parola ci venisse detta per tranquillizzarci, per infonderci quella sicurezza di cui abbiamo bisogno.
Responsabilità a cui si è tenuti a rispondere e l'esigenza di garantire standard di performance elevati richiedono un continuo confronto critico tra i professionisti della salute, quindi in questa realtà.
Vedete, quella è un'immagine di una sala operatoria di non so quanti anni fa e questo che non si vede per intero, non so perché, perché non si vede per intero questa slide?
Side, colpa mia? Vabbè. Questo è lo sharp end, quello che si definisce sharp end e la prima linea, questa è la prima linea di oggi, quella che tutti conosciamo.
Le organizzazioni sanitarie sono luoghi, come abbiamo detto, ad alta complessità e a rischio di eventi avversi.
Questo signore ha un piede al posto della mano, giusto per spezzare un attimino e alleggerire perché le relazioni precedenti sono state bellissime però piene di significati corposi.
Io vorrei alleggerire un attimino di più proprio perché parlo di comunicazione altrimenti ci addormentiamo tutti, già è ora di merenda, la mia glicemia sta a tre.
Quindi la complessità intrinseca della sicurezza in sala operatoria è caratterizzata da tutto questo, da un elevato numero di professionisti coinvolti, da un elevato carico cognitivo e di lavoro del personale, dalla vulnerabilità dei pazienti, dalla variabilità e dalla imprevedibilità delle situazioni critiche, dalla quantità di informazioni richieste, dalla pressione del tempo, dal contenimento dei costi che comunque siamo chiamati a considerare.
Usa questo, non usare quel farmaco che costa 200 euro, perché l'hai usato, chi l'ha usato, dove l'avete messo, perché l'abbiamo comprato, perché non possiamo farne a meno e non voglio fare nessun appunto sulla pressione del tempo che noi viviamo, abbiamo l'orologio qua sulla noce del capocollo, abbiamo i chirurghi che ci alitano sul collo e vabbè, poi magari ce le diciamo queste cose così ci sfoghiamo quantomeno.
L'elevato livello tecnologico, la limitazione delle risorse tecnologiche e umane da sempre e la molteplicità dei momenti critici nel processo assistenziale.
Noi lavoriamo anche in emergenza per cui non sempre la nostra attività è programmata e quando ci siamo chiamati in emergenza è ovvio che aumenta il momento di criticità.
nelle situazioni lavorative ordinarie o in emergenza tutto il personale sanitario, medici, infermieri e tutti gli altri professionisti
che insieme a noi sono attori nel cosiddetto teatro operatorio come viene definito da un po' di anni
comunicano tra di loro utilizzando però stili diversi per cui una modalità comunicativa univoca è fondamentale per ridurre gli errori
e limitare la perdita di informazioni determinanti nei processi decisionali.
E' emblematico questa indicazione stradale dove l'autostrada sta ora a destra ora a sinistra,
a volte succede anche nelle nostre realtà e non solo in sala operatoria.
Il mondo sanitario quindi è percorso da tensioni, conflitti, contraddizioni disfunzionali,
incompatibilità di carattere, scassità di risorse abbiamo già detto, problemi ambientali,
stress da lavoro e il quotidiano assistenziale vede gli operatori gravati da un contatto continuo con il carico di sofferenza che la malattia comporta, questo non ce lo dobbiamo dimenticare, noi non siamo automi, se io vedo arrivare un bambino che deve essere operato magari in urgenza, magari per una cosa seria, magari ci può stare tutto,
è chiaro che io non posso farmi scivolare di dosso tutto sempre, è chiaro che emotivamente l'impatto resta sempre, a meno che uno non è proprio una macchina, però insomma siamo uomini, sfido chiunque a riuscire a farlo.
Raramente però pensiamo che l'origine del disagio che noi magari viviamo nei nostri contesti sia dovuto allo stile comunicativo, dal modo in cui ci poniamo in relazione con i pazienti, con i colleghi, con la struttura, quindi con l'istituzione.
In questo contesto particolare rilevanza infatti assumono i processi di comunicazione all'interno dell'equip operatoria nella quale tutti gli attori dello sharp end, quindi della prima linea, non lavorano isolatamente l'uno dall'altro, lo sappiamo.
In sala operatoria siamo un'equip così come si è un'equip anche nei reparti, lì forse ci è richiesta una collaborazione più stretta, più gomito a gomito e dobbiamo assicurare quel clima di collaborazione tra di noi, quel clima che è indispensabile per prevenire l'occorrenza di incidenti per i operatori, quindi tutti gli incidenti che avvengono prima, durante e dopo, tanto per intenderci,
e garantire la buona riuscita dell'intervento e il migliore outcome possibile per il paziente.
La comunicazione è una componente strutturale fondamentale delle organizzazioni.
Per garantire una continuità assistenziale sicura e di qualità,
i membri del team sanitario devono avvalersi di efficienti ed efficaci meccanismi di comunicazione.
Oggi non vi insegnerò a comunicare, non vi darò la ricetta magica per uscire da qua dentro
essere abilissimi e perfetti comunicatori, è chiaro che non esiste una ricetta magica, non esiste una bacchetta, però quantomeno ci diciamo e amplifichiamo, approfondiamo un po' le nostre conoscenze e se uscendo da qui ognuno di noi si porta via anche solo un concetto, anche solo una sensazione, anche solo un'idea è sempre una cosa positiva, è comunque positivo.
L'endover, questo sconosciuto, che cos'è? È il processo di trasferimento della responsabilità professionale, visto che di responsabilità abbiamo tanto parlato fino a poco fa, e la presa in carico di alcuni o di tutti gli aspetti di un determinato processo di cura, che sia su base temporanea o permanente, tra di noi, processo di trasferimento della responsabilità, quindi della presa in carico.
E' una delle fasi più importanti e critiche che il personale si trova ad affrontare ogni giorno.
Una grande percentuale di errori avvenuti durante le fasi di trasferimento del paziente, quindi del trasferimento del paziente quando abbiamo comunicato tra di noi, è dovuta ad una mancata, errata o incompleta comunicazione durante il passaggio di consegne tra gli operatori sanitari.
L'applicazione di un endover strutturato e ben organizzato ha lo scopo di ridurre il rischio di errori e ottimizzare la sicurezza del processo assistenziale.
Quindi nel momento in cui io strutturo e organizzo per bene la modalità con cui trasferisco le informazioni, con cui comunico con il collega piuttosto che il collega della corsia, quando tutto questo è organizzato e ben strutturato possiamo operare e comunque tentare di ridurre la possibilità di errore perché l'errore si può ridurre, prevedere ma non si può abolire del tutto e questo è un dato di fatto.
Uno dei maggiori elementi di sicurezza del lavoro in team è costituito da una buona comunicazione. Infatti il lavoro in equip è da intendersi come una serie di comportamenti specifici di interrelazione che si combinano tra di loro per facilitare la realizzazione di una prestazione di qualità ottenuta con metodi di adattamento delle competenze di gruppo alle peculiarità della situazione adattata.
vale a dire una serie di comportamenti agiti da un certo numero di persone
adattando le competenze di ognuno di loro al contesto.
Se all'interno di un team la comunicazione incontra ostacoli,
è ancora più accidentato il cammino quando si tratta di rapporti tra aree diverse dell'organizzazione
e tra professionisti diversi che operino disgiuntamente.
E come già detto, quando i professionisti della salute non comunicano o comunicano male tra loro, la probabilità che qualche cosa non vada per il verso giusto aumenta considerevolmente, rendendo difficoltoso il riconoscimento e la prevenzione di gravi complicanze, ovviamente per il paziente.
E questo non è una buona cosa.
Queste slide che si leggono per metà.
È sempre più forte l'evidenza che i fallimenti della comunicazione, quali omissioni di informazioni, errate interpretazioni, conflitti intercorrenti tra i componenti dell'equip, sono una causa frequente di errori sanitari e di eventi avversi che possono generare danni al paziente,
costituendo un rilevante ostacolo alla sicurezza e alla qualità dell'assistenza.
Quindi la comunicazione tra operatori di uguale o diverso profilo professionale
è notoriamente e globalmente considerata un fattore chiave per garantire
l'appropriatezza, l'efficacia e la sicurezza dei trattamenti sanitari resi.
Quindi queste sono sintetizzate le più frequenti cause alla base delle difficoltà comunicative
che abbiamo già in qualche modo detto, la complessità e la dinamicità del sistema,
tema, i bisogni degli assistiti, la numerosità dei sanitari, la tensione storica e il rapporto
gerarchico tra le diverse categorie professionali e qui non voglio aggiungere altro anche se
avrei voluto aprire tutto un capitolo su questo punto. Tra i professionisti si verificano
comportamenti aggressivi o sprezzanti a volte, manifestazioni di potere, questioni di genere,
adozione di stili diversi di comunicazione interprofessionale. Ovviamente tutta questa
Questa fotografia rappresenta un substrato che non facilita né il confronto né la collaborazione tra gli operatori sanitari e questo è quello che diceva nel lontano 2002 Rison, gli uomini sono fallaci e gli errori si verificano purtroppo in tutte le organizzazioni per quanto esse possano essere perfette o perfettibili.
Qua ne abbiamo più di un esempio dove la tecnologia, difetti comunicativi, difetti organizzativi, mancate conoscenze e poi negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza delle regole, tutti questi fattori hanno determinato l'errore umano o tecnologico e quindi causato dei danni a delle persone che si aspettavano un'altra qualità, si aspettavano la sicurezza.
Se io salgo su un aereo mi aspetto che l'aereo poi arterli sano e salvo, giusto? Se io entro in sala operatoria mi aspetto di uscirne vivo.
Gli eventi sentinella che sapete tutti cosa sono, come vedete in questo studio che non si legge, non se ne legge la provenienza e sinceramente non me la ricordo,
La comunicazione rappresenta la causa maggiore di Evento Sentinella.
Sapete tutti che basta anche solo un evento perché tutto il sistema è tenuto a riorganizzarsi e capire per quale motivo l'evento è accaduto.
Sugli eventi di Sentinella c'è tutta una letteratura, poi ognuno di voi potrà andare ad approfondire se vuole.
Grazie a Dio, nell'ANSET del luglio 2017, qui si vede appena, ma noi siamo in termini di qualità e di sicurezza del servizio, siamo al dodicesimo posto.
in questa, solitamente siamo sempre verso la fine dell'elenco, non siamo messi così male.
Quindi quante barriere però abbiamo ancora da rimuovere e quanti sforzi ancora dobbiamo fare per cambiare all'interno delle nostre strutture la realtà così come ve l'ho descritta io, catastrofica direi.
Nel mondo che succede?
Dai dati della Joint Commission del 2011, nel 60% dei casi la comunicazione è risultata essere il terzo più comune fattore contribuente agli eventi dannosi.
Nel monitoraggio degli eventi sentinella del Ministero della Salute italiana, riferito a questo periodo, quindi 2015-2011,
2011, nei commenti conclusivi si evidenzia l'estrema criticità di una comunicazione
interpersonale che risulta spesso inefficace sia tra gli operatori che tra operatori e
pazienti. Questo è un po' quello che succede. Quindi comunicare bene direi che è fondamentale.
Lo scambio efficace di informazioni è necessario per garantire il raggiungimento di un'adeguata
consapevolezza situazionale e è necessario per creare un modello mentale più possibile
rispondente al vero. La conseguenza ultima di errori a questo livello ovviamente è la
compromissione della successiva fase decisionale con gravi potenziali ripercussioni in termini
di sicurezza. La comunicazione efficace dovrebbe essere questa, dovrebbe essere realizzata
seguendo, cioè rispondendo a questi punti dovrebbe essere completa, chiara, breve, tempestiva
ma soprattutto disponibile, bisogna avere voglia di comunicare, perché se non abbiamo voglia di comunicare non andiamo da nessuna parte.
Per quanto riguarda nello specifico la sala operatoria, il Ministero della Salute nell'ottobre del 2009 ha stilato per noi questo documento,
che è il manuale per la sicurezza in sala operatoria, che contiene raccomandazioni e checklist.
checklist, questo è un documento che mi auguro sia noto a tutti, in questo documento sono
previsti 16 obiettivi per la sicurezza in sala operatoria, tra questi 16 obiettivi il
dodicesimo è proprio il nostro, promuovere un'efficace comunicazione in sala operatoria
e vediamo quali sono gli strumenti che il Ministero della Salute ha messo a nostra disposizione
proprio per aiutarci a comunicare bene, per aiutarci a prevenire, a ridurre gli errori
e i danni sui pazienti. Nel dodicesimo obiettivo, con il dodicesimo obiettivo, il Ministero ha previsto
l'adozione di una checklist che tutti conosciamo, una checklist ministeriale famosissima, quella in cui
sono previste tre fasi, sign in, sign out e time out, le ho dette mischiate ma è lo stesso, e questo strumento
serve a noi per comunicare in forma scritta tutte le informazioni che riguardano il paziente
dal momento in cui viene accolto nel blocco operatorio fino al momento in cui viene dimesso.
Quindi il personale del reparto quando accompagna il paziente in sala operatoria
saprà che il collega della sala operatoria prendendo in carico il paziente
prende in carico anche tutte le informazioni di cui ha bisogno, di cui si ha bisogno per procedere con l'intervento.
Stessa cosa in senso contrario quando il paziente viene dimesso dal blocco avviene una comunicazione in senso inverso
nel senso che il personale del blocco operatorio comunica tutte le informazioni necessarie e dovute al personale che viene dalla corsia
e sono contenute in questa checklist tutte le indicazioni che sono necessarie, se deve fare degli antidolorifici, quali sono i parametri, se ci sono altre attività da fare
e tutto quello che è successo nel blocco operatorio durante la fase perioperatoria viene tutto annotato sulla check.
Non c'è bisogno che vi spieghi come è fatta, lo sapete tutti, posso sorvolare. Questo è uno strumento per la comunicazione nel blocco operatorio, la comunicazione scritta.
E questa è la checklist ministeriale che poi nelle organizzazioni ognuno di noi nelle nostre realtà ha potuto modificare su consiglio del ministero calandola ognuno nella nostra realtà.
Quindi cucendoci questo vestitino addosso in modo che in ogni realtà sia possibile sfruttare al massimo questo strumento che è di grande aiuto.
E allora la strategia comunicativa, la strategia per comunicare bene qual è? Che cosa dobbiamo fare? Cosa possiamo fare? La strategia è sostenuta da tre cose. Una dal cambio culturale che è necessario colleghi, è necessario fare un cambio culturale perché il cambio culturale è la principale leva di miglioramento che deve trovare un convinto sostegno da parte dei leader di ogni organizzazione.
Adesso vedremo un po' più nel dettaglio. Possiamo utilizzare i tools di comunicazione strutturata che adesso vi citerò, sono strumenti per la comunicazione strutturata che possono essere utilizzati scegliendo tra di essi quello che più si confà alle nostre esigenze e è sostenuta anche dal clima interno positivo e sereno che è caratterizzato dal rispetto dei punti di vista e dei modi di fare di tutti.
Quindi questa linea di massima è sostenuta da questi tre elementi. I tools di comunicazione strutturata, ve ne ho citati quattro ma ce ne sono altri, sono diversi nella loro modalità di utilizzazione, forse il più utilizzato è il nursing and over isobar che adesso vedremo un attimino.
Questo è l'ISOBAR, il metodo cosiddetto SBAR.
L'OMS ha dato ampio risalto a questa metodica inserendola nel 2009 a pieno titolo tra i communication tools,
quindi tra gli strumenti di comunicazione che noi dovremmo utilizzare per la sicurezza dei pazienti.
È un modello di comunicazione, come vi dicevo qui, breve e circostanziata,
che fa uso di affermazioni chiare e di un linguaggio critico e univoco.
Noi non ci dobbiamo perdere in chiacchiere quando dobbiamo comunicare, perlomeno in certi ambienti, magari in medicina c'è bisogno di una comunicazione che può essere in certi momenti un po' più morbida, meno stringata perché se non parliamo del momento dell'urgenza abbiamo il tempo di relazionarci con i colleghi e quindi anche di fare i ghirigori.
e possiamo come diceva il collega prima unire la comunicazione verbale a quella scritta in modo un po' più sereno ma in sala operatoria noi dobbiamo avere un linguaggio univoco, breve, conciso, chiaro a tutti perché i tempi sono quelli che sono, non è che stiamo lì a perdere il tempo per cui è importante anche fare poche chiacchiere e fare fatti chiari.
È uno strumento utilizzato per trasferire le informazioni tra i professionisti attraverso una tecnica codificata, standardizzata e sicura.
L'impiego sanitario di questo metodo, che è partito come per altri metodi, come per la checklist,
questi sono tutti strumenti che il mondo della sanità ha mutuato solitamente dall'aeronautica e questo è un altro di quelli.
L'impiego sanitario di questo metodo può essere utilizzato per standardizzare tutti i passaggi di informazione in qualunque fase del processo terapeutico ed in qualsiasi contesto sanitario. Si applica sia ai passaggi di informazioni verbali che scritte e sia in ambito di routine che nell'emergenza.
E' adatto per il passaggio delle consegne tra tutti gli attori coinvolti nel processo, permette un passaggio di consegne conciso, come vi dicevo prima, veloce e allo stesso tempo completo e ordinato, perché che sia veloce, conciso, completo e ordinato non è detto che non sia poi efficace, che non contenga tutti gli elementi che noi vogliamo comunicare, riducendo le incomprensioni, la trasmissione di informazioni incomplete e le perdite di tempo.
I risultati conseguibili con l'uso di questi tools e con questo in particolare sono questi che vedete evidenziati, la comunicazione diviene breve, circostanziata e focalizzata sul problema da risolvere, gli errori individuali si riducono in quanto il sistema stesso crea delle protezioni,
Il lavoro di gruppo viene facilitato perché ogni rilevanza clinica tende a essere tempestivamente e esaurientemente condivisa tra tutti gli attori e si migliorano l'efficienza, l'efficacia e la qualità dei servizi sanitari soprattutto in termini di sicurezza perché poi alla fine questo è quello di cui noi abbiamo bisogno.
Puntare sulla cultura organizzativa che è il prodotto di un processo di apprendimento organizzativo profondamente radicato, perennemente aggiornato rispetto alle nuove sfide che l'organizzazione di volta in volta si trova a dover gestire.
L'insieme delle risposte e dei modi di agire propri di quell'organizzazione, quindi quando si dice puntare sulla cultura organizzativa bisogna fare focus su questi punti, quindi sul modo di vedere le cose che caratterizza ogni organizzazione.
e che attraverso i processi di socializzazione viene interiorizzato da tutti i membri che cooperano in vista di un risultato comune.
Come vi dicevo prima non ho una bacchetta magica né una ricetta miracolosa, nessuna soluzione sul piano tecnologico o organizzativo è garanzia di una totale sicurezza per i pazienti.
L'errore è sempre indito in angolo, esistono errori latenti e errori che invece si manifestano più chiaramente.
Occorre lavorare sull'osservazione delle pratiche di lavoro per gestire continuamente i rischi,
preparare gli operatori a contenere l'errore visto che è impossibile eliminarlo del tutto,
rafforzare i processi di comunicazione all'interno dell'equip.
Mi sento di aggiungere che la comunicazione, visto che abbiamo la presidente dell'IPASVI,
che ce l'avevamo, va promossa a livello di sistema ma soprattutto resa una competenza di tutti gli operatori, va a mio giudizio, modestissimo giudizio, una formazione in questo senso va assolutamente inserita in quelli che sono i programmi di studio del personale medico e non,
che non è che siamo solo noi a non saper comunicare, in ambiente sanitario siamo uno dei tanti che non è abituato a comunicare bene, che non sa comunicare bene e che avrebbe bisogno di imparare a farlo, non siamo solo noi, chiusa parentesi e forse noi un piccolo sforzo lo facciamo anche a differenza di altre professionalità.
Quindi è indispensabile approfondire il ruolo che la comunicazione può svolgere nelle aziende sanitarie, sviluppare conoscenze sugli strumenti e le pratiche della comunicazione, sviluppare un quadro concettuale adeguato e al passo con i tempi nel quale inserire la comunicazione aziendale in sanità, contribuire al miglioramento delle condizioni organizzative di implementazione della comunicazione nelle aziende.
E' chiaro che se io in sala operatoria ho il chirurgo che mi alita sul collo e non ho neanche il tempo di parlare con il collega perché su su dai dai, è chiaro che a quel punto devo fare in modo che l'organizzazione si renda conto che ci sono dei momenti in cui abbiamo bisogno di prenderci del tempo per fare le cose per bene.
Quindi la comunicazione può giocare un ruolo strategico come aiutando le persone a costruire senso, fornendo loro contenuti e strumenti per unire i puntini di una vita organizzativa sempre più veloce e sommersa da dati che ha bisogno di correlazione e significati, facilitare l'attivazione, il mantenimento e lo sviluppo di conversazioni organizzative come il briefing e il debriefing,
che non so se qualcuno di voi nella vostra realtà utilizza ma noi ci stiamo provando a fare quantomeno un briefing tutte le mattine, stiamo cercando, è difficile per questioni di tempo più che altro
però abbiamo visto che nel momento in cui riusciamo a fare un minimo di briefing riusciamo anche a lavorare meglio e a produrre qualcosa di più.
Favorire l'engagement delle persone nella vita organizzativa perché l'engagement serve a coinvolgere attivamente ed emotivamente i collaboratori nella vita dell'organizzazione.
Se io voglio creare sicurezza e vantaggio competitivo devo assolutamente lavorare sulla comunicazione, la diffusione della comunicazione interna, quindi la diffusione di questi sistemi dipenderà da quanto tutti i giorni noi saremo disposti a contribuire e ci impegneremo quotidianamente con passione e intelligenza alle richieste e a queste emergenze comunicative che si evidenziano.
se pensate che sia possibile portatevela a casa
se pensate che non è possibile non ci rimane che fare come ha fatto questo medico indiano
che ha pensato di risolvere tutti i suoi problemi
e tutti i problemi delle persone che lavorano in team
con lo yoga della risata
si mettono in gruppo, ridono
e secondo questo medico indiano
le capacità relazionali e comunicative nel lavoro di equip dovrebbero migliorare
grazie per l'attenzione
Grazie, relazione molto interessante, tutti noi siamo consapevoli che in un processo di cura una comunicazione efficace è soltanto una garanzia e non soltanto una garanzia di cure sicure ed efficaci.
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