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36° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE 22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA III Sessione Intelligenza Artificiale e Chirurgia scenari possibili Moderatori: G. Giacomini – C. Merzagora Digital Health e Telemedicina D. Zanirato IA e Team multidisciplinari R. Marangone, G. Arcidiacono Formazione e nuove competenze infermieristiche nell’era dell’intelligenza artificiale A. Andreotti Take-home messages G. Giacomini – C. Merzagora
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Bene, direi che possiamo cominciare anche perché, vista la giornata di scioperi per i mezzi di trasporto, conviene finire magari un attimo prima che un attimo dopo.
Diamo i margini ai colleghi per raggiungere...
Alle 15.50, magari se riusciamo anche dieci minuti prima credo che non vada male per nessuno.
Adesso poi ci organizziamo.
e la seconda è in collegamento da remoto
già avete fatto la prova delle slide
non facciamo come questa mattina che poi avevamo il problema
è più che altro comunicarle di condividere prima le slide
per evitare di avere di nuovo l'inghippo di stamattina
va bene
direi che possiamo aprire la seconda sessione
cioè la prima sessione del pomeriggio
e abbiamo con noi
la collega Daria Zanirato
che è dell'USL5 Polesana
fa parte del comitato AICO Veneto
e ci parlerà di
digital health e telemedicina
prego Daria
Sì, buongiorno a tutti. Ringrazio il professor Palassini per l'invito a questo evento e soprattutto AICO per la fiducia.
Oggi parleremo di come la telemedicina e la digital health stanno modificando il percorso chirurgico con un focus sul ruolo infermieristico.
L'innovazione digitale è un cambio di paradigma assistenziale che richiede nuove competenze, richiede una nuova vision e richiede una grossa responsabilità.
Nell'ultimo periodo, appena trascorso, la sanità ha subito un forte cambiamento, lo sappiamo, un profondo cambiamento
E nel documento telemedicina e intelligenza artificiale Agenas nel 2025 ha proprio messo in luce questo grosso salto di qualità che ha fatto l'assistenza, quindi la pianificazione delle cure.
Il ruolo infermieristico è un ruolo da protagonista, è un ruolo strategico in quanto l'infermiere gestisce strumenti digitali, gestisce e monitora il paziente da remoto e garantisce una qualità assistenziale e una continuità assistenziale.
Queste sono state le fonti e la metodologia della ricerca per quanto riguarda la mia relazione, quindi le banche dati, le fonti istituzionali.
La digitalizzazione si inserisce nel percorso chirurgico in maniera trasversale, nel preoperatorio con le televisite, la raccolta di dati digitali, l'educazione digitale del paziente che si prepara all'intervento chirurgico.
Per quanto riguarda l'intraoperatorio abbiamo la chirurgia robotica, il telesupporto che garantisce sicurezza, precisione e collaborazione tra l'equip.
Nel postoperatorio invece abbiamo il monitoraggio e il follow up virtuale con una riabilitazione digitale che vedremo dopo nelle esperienze italiane.
Il ruolo infermieristico, l'infermiere è la base di questa trasformazione.
Nel progetto FNOPI che riguarda il telenursing in cronicità del 2025 si evidenzia quanto questo cambiamento, quanto il follow up infermieristico digitale, quindi la digital earth,
siano garanzia di un processo che tende a diminuire le ospedalizzazioni inutili e a migliorare quella che è la transizione assistenziale.
Come ho detto l'infermiere è protagonista, gestisce queste piattaforme, ha una grossa responsabilità nel monitoraggio dei sintomi e dei parametri del paziente da remoto e nella sua educazione, ma ricordiamo che ci vuole formazione, ci vuole anche un adattamento e una formazione continua a questo nuovo cambio di visione.
I vantaggi della telemedicina sono ormai concreti, ha un accesso facilitato per i pazienti che vivono in zone rurali, pazienti distanti e con mobilità ristretta, si è vista e si è proprio negli studi una riduzione delle visite inutili,
grazie ai wearable e alle applicazioni abbiamo un monitoraggio continuo dopo nel post chirurgico
e quindi una rilevazione precoce delle eventuali complicanze
e la collaborazione quindi un'equip multidisciplinare che segue il paziente a distanza
e che garantisce decisioni condivise e quindi interventi più sicuri.
Però guardiamoci bene, tutto questo è molto bello, abbiamo un potenziale enorme ma abbiamo delle grosse criticità, criticità strutturali, criticità organizzative che non permettono l'adattabilità di questi strumenti in tutto il percorso e quindi a far leva su tutti i percorsi chirurgici.
in quanto abbiamo sistemi informativi un po' obsoleti in alcuni ospedali italiani che non supportano le televisite, il telemonitoraggio e quindi tutto il percorso della digital health.
E poi parte fondamentale, tutti questi strumenti dovrebbero andare a integrarsi col fascicolo sanitario elettronico che in alcuni ospedali è attivo, in altri è molto frammentato.
E poi la carenza di personale, abbiamo una carenza di infermieri, abbiamo una carenza di medici, tutti questi strumenti vanno utilizzati, le persone vanno formate e quindi abbiamo un gap importante da superare, soprattutto nel follow up chirurgico.
però nonostante questo abbiamo delle esperienze
quindi queste sono state case di studio
abbiamo esperienze italiane che hanno cavalcato queste sfide
e le hanno trasformate in opportunità
sviluppando strumenti che sono in uso e che hanno un grande successo
in Lombardia abbiamo il San Raffaele
l'azienda sociosanitaria territoriale di Bergamo
il Policlinico Gemelli che usano app educative preoperatorie e telemonitoraggio postchirurgico,
l'US2 marca trevigiana Conegliano che usa applicazioni per il telemonitoraggio dopo gli interventi al colon
e io volevo parlarvi di due esperienze importanti a Negrar, all'IRCS, ospedale Sacro Cuore di Uncalabria,
sono due esperienze che veramente stanno funzionando molto bene.
Una è questo strumento che integra le istruzioni testuali con un QR code, il paziente può inquadrare con il suo cellulare il QR code e da lì si apre una galleria multimediale di video dove i protagonisti siamo noi,
i infermieri, i medici e tutto il personale che poi seguirà il percorso chirurgico che hanno girato
dei video dove spiegano tutto il preoperatorio, spiegano l'accesso in sala operatoria dall'anestesia
al posizionamento, questo per quanto riguarda la protesi ginocchio. In più c'è il fisioterapista
che ha registrato questi video di riabilitazione quindi il paziente può guardarli sempre quando
quando ne sente il bisogno, durante la riabilitazione a casa.
Dalla chirurgia ortopedica si passa alla chirurgia colon rettale con l'applicazione iColon,
questo è proprio un coach digitale, iColon è un'applicazione che segue il paziente da 7 giorni prima dell'intervento,
il paziente può compilare un diario ogni giorno, quindi la sua preparazione all'intervento di chirurgia colon rettale,
lui arriverà al giorno dell'intervento nelle massime condizioni, si spera ovviamente, però i pazienti sono molto attivi rispetto, si è riscontrato una forte attività quindi loro lo compilano per quanto riguarda l'alimentazione e l'attività fisica.
Nel posto operatorio c'è appunto il telemonitoraggio con le foto della ferita chirurgica, con i vari sintomi, eventuali sintomi, quindi un monitoraggio delle eventuali complicate.
Concludo dicendo che come abbiamo visto abbiamo parlato in tutta questa giornata di ruolo dell'infermiere strategico, di ruolo protagonista
abbiamo parlato in questa occasione di un'assistenza che cambia il paradigma
abbiamo parlato di un cambio nostro che dobbiamo avere non perché la tecnologia va in qualche modo a sostituire il rapporto umano
anzi va ad amplificarla, va a potenziare il rapporto umano perché diventa un'alleanza
diventa un'alleanza che ci deve far riflettere nel nostro ruolo futuro
Noi abbiamo parlato anche di, ci considerano poco, come è stato detto stamattina siamo noi i primi a scoraggiarci, quindi in virtù di una sanità sempre più digitale, la sanità digitale non è il futuro, è già il nostro presente, pensiamoci.
Grazie Daria, complimenti.
Quindi diciamo che tramite queste app, la digitalizzazione magari si usa un termine un pochettino che distrae da quella che è il mondo sanitario, la sindrome dell'abbandono, cioè nel posto operatorio i pazienti vengono, se non vanno dal medico curante o non vanno dallo specialista, in molte realtà c'è proprio la sindrome dell'abbandono.
E poi come abbiamo visto ieri con Paolo nell'altra relazione degli ingegneri si parlava che con la telemedicina, con questo sistema di monitoraggio si riducono le re-emissioni all'interno dei reparti entro i primi 30 giorni post-operatorio, quindi post-chirurgico.
Ecco, dovremmo avere in collegamento Rosy Marangone, ecco la vediamo.
Buongiorno a tutti.
Benvenuta Rosy, Rosy è la Presidente di AICO Friuli Venezia Giulia.
Intanto vi ringrazio e ringrazio il nostro Presidente anche per l'opportunità di questo collegamento da remoto.
e come diceva appunto la collega, l'argomento di cui mi è stato affidato è di parlare di intelligenza artificiale
nei nostri team multidisciplinari, gli obiettivi di questa relazione sono mostrare l'impatto dell'intelligenza artificiale
sulle nostre organizzazioni sanitarie, evidenzando il ruolo di noi infermieri nei vari contesti organizzativi
sia con l'ospedaliero che con lo territoriale e fare una riflessione su quali sono le sfide e le opportunità della professione.
Partiamo velocemente da una carrellata su quella che è stata l'evoluzione digitale nel nostro sistema sanitario
partendo dagli inizi del 2001 con l'istituzione del nuovo sistema informativo sanitario
che dà un pochino l'avvio alla digitalizzazione dei dati permettendo una prima introduzione del fascicolo sanitario elettronico nel 2012
fino al salto nel 2021 col PNRR, in particolare con la missione 6, salute per la sanità digitale
e la legge 25 del 2002 che assegna ad Agenas il ruolo strategico di coordinamento, indirizzo tecnico,
governance e monitoraggio della trasformazione digitale del sistema sanitario nazionale.
Negli ultimi anni assistiamo a una progressiva implementazione sia del fascicolo sanitario elettronico
dell'ecosistema dei dati sanitari che permette la condivisione sicura dei dati sia per finalità
istituzionali che di ricerca che clinici. Uno sguardo a quello che potrebbe essere il futuro
delle nostre organizzazioni sanitarie, sicuramente degli ospedali che possano avere degli algoritmi
predittivi grazie all'analisi avanzata dei vari dati a disposizione, siamo veramente sommersi
di una marea di dati, però molte volte essi risultano frammentati e non sempre di uso
comune per tutti quanti. Una gestione innovativa delle risorse, non solo umane ma anche tecnologiche
e un'intelligenza artificiale che sia sempre più calata e integrata nella sanità territoriale.
Nel 2001 l'Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce un documento che dia delle linee guida d'uso per l'intelligenza artificiale in sanità, rivolta non solo ai governi ma anche alle istituzioni e agli sviluppatori,
in maniera da mettere al centro la sicurezza clinica, l'etica e i diritti umani.
Raccomanda dei principi operativi, dei requisiti di qualità e dei meccanismi di responsabilità
che possano ridurre rischi e disuguaglianze.
Il contesto però in cui ci troviamo ad operare è sicuramente un contesto di crescente complessità
dei pazienti con cronicità, con multimodalità, con la necessità di collaborare tra le diverse
figure professionali, che siano medici, infermieri, fisioterapisti, sia all'interno delle nostre
strutture operative che nei nostri territori. Quindi come si può porre l'intelligenza
artificiale? Sicuramente come uno strumento per analizzare tutta la grande quantità di
i dati clinici che abbiamo a disposizione, per dare un supporto decisionale alle tutte
le varie figure coinvolte nei processi e portare a una personalizzazione dei percorsi di cura.
Queste sono alcune delle applicazioni nei contesti organizzativi, come dicevo può coinvolgere
sia l'ospedale, può essere un'applicazione per una pianificazione di un turno, per una
una gestione di un posto letto, riduzione dei tempi di attesa a livello territoriale,
anche a livello dell'emergenza-urgenza, ad esempio con l'utilizzo di triage, di algoritmi
predittivi che permettono l'allocazione delle risorse più dinamiche in base alle esigenze
che ci troviamo in quel momento. A livello della cruditronicità, per cui per tutta la
parte di dati, di alert che permettono di dare un avviso, di coordinare i vari componenti
dei team multidisciplinari. Alcuni esempi sono appunto i sistemi di triage automatizzati,
come si parlava il monitoraggio remoto dei pazienti, l'analisi predittiva per prevenire
complicanze, quali la riospedalizzazione, quali ad esempio interazioni farmacologiche
in pluriterapie. Però possiamo anche vedere l'intelligenza artificiale non soltanto come
una parte tecnica, una tecnologia, ma anche come una leva organizzativa. In questo senso
lo strumento può essere utilizzato per agire su processi e flussi di lavoro, come ad esempio
Per esempio un'automatizzazione di attività amministrative che possono permettere di liberare tempo clinico, di diminuire le risorse o riallocarle in situazioni di maggior complessità.
Può supportare e migliorare la comunicazione tra i reparti, potenziare il decision making gestionale garantendo coordinamento e continuità multidisciplinare.
In tutto questo l'intelligenza artificiale non si sostituisce al nostro team
ma ne potenza la collaborazione.
Quello che è importante come strumento, in particolare per esempio nei nostri team
in cui ci troviamo a lavorare ogni giorno, è la condivisione di informazioni in tempo reale.
Molte volte ci troviamo con un'informazione che è frammentata,
che magari è condivisa all'interno dell'equipe chirurgica o medica anestesiologica
noi siamo fisicamente allocati in un altro corridoio o in un'altra realtà
e non ci troviamo in tempo reale a poter usufruire di queste informazioni
magari con noi ci sono dei tecnici, ci sono degli specialist
e quindi siamo lì che passiamo un'informazione che magari è frammentata
magari arriva prima, magari arriva dopo
e tutto questo ci riporta anche un po' al contesto alla prima parte della giornata in cui si parlava di gestione anche dei costi, non avere un'informazione, una condivisione di informazioni in tempo reale ovviamente non ci permette di fare determinate scelte anche banalmente sull'utilizzo o meno di determinati dispositivi o sul mettere in campo determinati professionisti
che in quel momento possono risultare necessari o meno.
In tutto questo come ci collochiamo noi infermieri?
Sicuramente come un ruolo di ponte tra tecnologia e paziente,
dove anche noi siamo collegati alle varie algoritmi tecnologici
da cui possiamo ricevere degli output che vogliamo trasformare
in azioni cliniche verso il paziente ma soprattutto siamo i garanti di tutto il processo di umanizzazione
della cura perché comunque il paziente non si interfaccia con un algoritmo di intelligenza
artificiale ma si interfaccia col professionista sanitario che ne sta dietro per cui la partecipazione
deve essere assolutamente attiva nella valutazione sia pratica che etica degli strumenti di
intelligenza artificiale e di esso non è soltanto l'impatto a livello organizzativo ma soprattutto
umano. Su come poi verrà percepito dal cliente o dall'utente finale, questo ovviamente richiede
delle competenze digitali, un'alfabetizzazione informatica che forse è una formazione continua
ma che forse si spera diventeranno appunto parte del nostro profilo professionale.
Ovviamente tutto questo ci espone a una trasformazione e a un cambio di paradigma
anche a livello di responsabilità, non semplicemente, non solamente responsabilità
delle strutture organizzative che sicuramente hanno l'obbligo di scegliere e validare
di algoritmi, aggiornarli perché comunque la velocità con la quale l'intelligenza
artificiale si evolve, forse molte volte i nostri sistemi sanitari non sono in grado
di far fronte, l'obbligo di formare anche il personale, l'attenzione verso l'utente
sulla garanzia di utilizzo dei dati e sulla garanzia di privacy. Dal nostro punto di vista
L'utilizzo dell'intelligenza artificiale non deve essere vista come una mera esecuzione, per cui sicuramente ci si può esporre a errori di valutazione e a un dovere di verifica, dato ovviamente dalle proprie conoscenze di base sull'algoritmo, ma una formazione che deve essere assolutamente continua.
Quali sfide prevederà il nostro futuro? Quello lo sapremo a strada facendo, sicuramente coinvolgeranno più livelli a livello etico e legale come detto fino adesso con linee guida, necessità assolutamente di linee guida chiare per definire quali sono le responsabilità, quali sono le catene decisionali,
come garantire la privacy, come garantire la corretta gestione del dato a livello strategico
perché comunque la non accessibilità in generale come si diceva può portare a nuove disuguaglianze
da una parte può essere un incentivo per raggiungere dei territori più disparati
ma d'altra parte se anche la popolazione o l'utenza non è in grado di poter usufruire di queste opportunità, ovviamente tutto questo predispone e pone su due piani diversi, ovviamente non dimenticando formazione e soprattutto l'accettazione di questo cambio di paradigma da parte di noi operatori.
Alcune opportunità che ci si possano aprire nel futuro? Sicuramente puntare alla maggiore efficienza e resilienza dei sistemi sanitari, migliorare il coordinamento multidisciplinare mantenendo il punto di vista centrale del paziente nell'uso consapevole dell'intelligenza artificiale.
Sicuramente un alleato per la nostra organizzazione sanitaria richiede un approccio critico, multidisciplinare sulla persona, il nostro ruolo sarà ancora più centrale per fare da tramite tra tecnologia e servizio alla persona e sicuramente sarà un futuro multidisciplinare umano e in parte tecnologico.
Vi lascio con questa piccola riflessione sull'intelligenza artificiale non reorganizza da sola la sanità, lo fa insieme agli infermieri, ai team multidisciplinari, rendendo i sistemi più resilienti e centrati sul paziente.
Complimenti Rosy per la disquisizione in materia e per la semplicità dell'approccio all'argomento
che sembra abbastanza complesso, non sembra, è complesso e quindi bisogna cogliere le molteplici sfaccettature
Ma si è andata anche oltre, alla responsabilità e agli aspetti che magari ci si dedica un po' meno e si pensa soltanto alla fase attiva, come fare, ma non si pensa a quelle che potrebbero essere i risvolti e l'altra faccia della medaglia.
Carla ha la sua bella crisi di tosse, introduco Paolo Ribetto con l'ennesima relazione in sostituzione del nostro collega che per motivi personali è assente e ci parlerà di formazione e nuove competenze infermieristiche nell'era dell'intelligenza artificiale.
Grazie.
Prego, a te la parola. Ciao.
Ciao Claudio, buon viaggio.
A me in un certo senso spetta chiudere le due relazioni precedenti perché rispetto a quello che le colleghe ci hanno raccontato,
quale formazione, quale nuove competenze infermieristiche dovremmo sviluppare, acquisire nell'era dell'intelligenza artificiale.
Perché parlare di intelligenza di abito infermieristico?
Primo perché è un fenomeno che è in crescita nella sanità attuale. Abbiamo sempre più sistemi intelligenti in sala operatoria e come si è detto prima per l'HTA l'infermiere è un mediatore tecnologico.
Quindi anche sull'intelligenza artificiale si troverà in prima linea a essere un utilizzatore, un valutatore e quindi proprio nel suo ruolo di garante nel rispetto dell'assistenza del paziente dovrà essere in grado di governarla.
Competenze emergenti, competenze digitali, sapere interpretare i dati, la disquisizione tra numero, un numero è un dato nel momento in cui io vado a leggerlo e a interpretarlo, gestione dei sistemi intelligenti, la collaborazione interdisciplinare come è già stato detto e nuove competenze etiche.
Competenze digitali, quindi gestione di interfaccia digitali, la tracciabilità e software gestionali, imparare a fare con l'intelligenza artificiale quello che magari abbiamo fatto per anni con sistema cartaceo.
In realtà possono emergere anche lì nuove suggestioni del tipo ma io sono obbligato a installare l'app del lavoro sul mio cellulare personale?
perché nel momento in cui io posso pensare di usare un banale lettore di codice a barre che si è evoluto in un barcode o un QR, domanda, oggi tutti hanno in tasca un telefono, è così necessario avere una pistola o posso farlo così?
Però chiaramente può essere una problematica emergente perché io dovrei installare un'app con tutto quello che ne consegue che non è mia, cioè nel senso predisposta dal mio datore di lavoro.
Conoscere i principi dell'intelligenza artificiale e poi noi siamo sempre più sopraffatti da tutta quella che è la gestione della privacy, quindi tutto il mondo che c'è attorno e quindi la cyber security non possiamo non averla.
Quindi cosa mi succede quando i dati di cui io sono conoscenza non li custodisco in un certo senso come dovrei.
L'interpretazione del dato vuol dire a volte comprendere suggerimenti algoritmici, detto così spaventa, cioè nel senso che cosa vuol dire, però è una cosa che bisognerà imparare a fare.
Non è solo dire clicco sul mouse, apro Word o Excel o creo un PowerPoint, cioè vuol dire magari interfacciarsi con sistemi anche più complessi, valutare l'affidabilità dei dati, ovvero l'intelligenza artificiale per esempio molto può fare, ma poi vi dirò una cosa dopo,
Purtroppo, se io non sono competente, per esempio non lo so, mi faccio fare una relazione, mi faccio creare lì, sono poi sicuro che i dati che ci mette dentro non siano delle stupidaggini, perché se lui inizia a tirarmi giù tutta una serie di riferimenti normativi, tutta una serie di studi, tutta una serie di cose, se io non sono competente di quella materia,
Siamo sicuri che qualcosa che vi ha tirato giù non sia semplicemente una fake? Perché non è detto che sia in grado di discriminare. E quindi integrare col giudizio clinico, perché non è così semplice, molte cose che adesso sembrano scontate.
Vi ricordate quando sono usciti i primi DAE? Io dovrei pigiare il tasto per defibrillare sulla base di un monitor che ha deciso che era un ritmo da defibrillare, io vorrei almeno un micro monitorino per metterci del mio, perché non mi fidavo della macchina.
Credo che tutti abbiamo sentito fare questo discorso da alcuni colleghi, chi lavorava nell'emergenza, chi lavorava in cardiologia, quindi ancora più abituati.
Io dovrei andare sulla fiducia, perché poi non è che lui decide e si pigia il pulsante da solo, no? Lui mi diceva che era un ritmo da defibrillare, quindi lo pigiavo io quel pulsante.
E quindi se lui si era sbagliato e se lui non funzionava, cioè c'era tutta una serie di sedi, ma che ora sembrano così remoti, oggi credo che nessuno di noi si porrebbe un dubbio su un DAE, però io me lo ricordo queste disquisizioni quando sono nati, il dubbio se funzionava correttamente o no il suo algoritmo di lettura.
Gestione dei sistemi intelligenti, configurazione dei sistemi robotici, cioè non è solo detto che nel modo in cui io mi approccio io non debba intervenire in qualche modo, cioè io che sono abbastanza adattato mi ricordo quando alle superiori i primi rudimenti di programmazione del computer,
credo di non essere riuscito neanche a far rimbalzare una pallina, cioè bisognava fare delle stringhe galattiche per fargli fare una stupidaggine, oggi apri un applicativo che sia, adesso non vogliamo parlare di brand, di sistemi informatizzati, apri un'app altro che la pallina che rimbalza, eppure non ho nozioni di programmazione, schiaccio un tasto, gli dico se voglio che rimbalzi di più, di meno, che salti a destra o a sinistra,
Quindi anche questo cambia il segno di evoluzione dei tempi. Controlli di sicurezza, se io in quello che utilizzo ci sono i cosiddetti dati sensibili, quali sono i livelli di sicurezza?
Tutti i giorni sentiamo parlare di attacchi hacker o a volte anche peggio sistemi come dire la parola di protezione di Louvre era Louvre, neanche mia madre probabilmente sarebbe arrivata tanto, però fa parte dei controlli di sicurezza, ci chiedono di cambiare le credenziali spesso e volentieri, di non mettere cose troppo facilmente identificabili.
Quindi non metto il mio nome, non metto il nome dei figli, non metto il nome del cane, non metto cose perché sono tutte cose che potrebbero scoprire molto facilmente, però poi devo inventarmi delle password e ne ho 50, da quella del lavoro, da quella della banca, da quella della carta, della spesa del supermercato e però poi dovrei anche ricordarmeli che non è indifferente.
E poi nel momento in cui nel mio sistema di monitoraggio viene fuori un alert o un'anomalia, devo anche saperlo interpretare, come dire, passando sempre dal discorso di un defibrillatore, a volte, l'altro giorno facendo il test alla macchina, io ero un po' che non lo facevo, il test iniziale mi dice, ti sta dando la luce rossa di un potenziale allarme di criticità maggiore?
Vabbè già rosso, sì. Ti dà l'allarme blu di criticità intermedia? Sì. In realtà devo anche interpretare che cosa ho davanti. Il mio autoclave, se sul display mi scrive alert in rosso vuol dire che la macchina non continua.
Se è giallo può continuare, per cui devo anche imparare quando posso andare oltre. Ho invece una criticità di barriera che quindi mi stoppa l'attività.
collaborazione interdisciplinare
cioè lavorare con gli altri
che possono essere gli ingegneri clinici
data science
o la partnership con aziende
biomedicali, quante volte ci chiedono
perché poi gli esperti
come si diceva alla fine di tutta questa giornata
siamo noi
cioè gli altri hanno il metodo
sanno creare la start up
sanno creare l'app
e sono bravissimi
in questo
Ma il contenuto, l'esperienza, che cosa metterci dentro?
Ce l'abbiamo noi, perché loro non sanno che cosa vuol dire.
Cioè quindi siamo noi che dobbiamo anche trovare dei terreni comuni.
Ieri, per esempio, con gli ingegneri biomedici, con gli ingegneri clinici, hanno molto stressato chi fa formazione su questo concetto,
dicendo che i miei studenti vanno sei mesi nei reparti, perché il problema è che non c'è niente di più brutto dell'ingegneria.
ingegnere clinico che dice una roba, il coordinatore o l'infermiera che dice la stessa, lo dicono
con un linguaggio diverso e non si capiscono, stanno dicendo la stessa cosa, è come dire
per uno è un numero, per l'altro è un dato, stessa roba, sempre numero si tratta, ma dipende
dall'angolazione con cui lo vediamo. Avete presente quando fanno vedere quei video dove
dove ci sono le due persone contrapposte che guardano un oggetto in mezzo e questo qua dice
è nero, l'altro dice è bianco, l'altro è col cacchio, è nero, è bianco.
E a un certo punto gli fanno cambiare posizione e dici, ah, certo, perché ognuno dal suo osservatorio
ha un sistema di visione, ma anche può avere degli strumenti di visione che sono diversi.
Quindi non è detto che chi è di qua e di là stia sbagliando nella sua posizione, semplicemente ha un punto di osservazione assolutamente diverso.
Competenze etiche, saper riconoscere i cosiddetti bias, il rispetto della privacy, la responsabilità professionale, la trasparenza nelle decisioni, cioè sono tutti temi, qualcuno nuovo, qualcuno vecchio, che semplicemente continuano in una loro evoluzione.
Se prima era il problema del segreto professionale dire non raccontare quello che so in ragione del mio lavoro, del mio ruolo, adesso è non farmi rubare i dati da sotto le mani, cioè devo alzare gli scudi in modo tale che chi più è voluto di me non mi rubi i dati sensibili di cui io sono in possesso.
La formazione necessaria, beh questo come ha detto la collega prima, ne parlava già Agenas anni fa, ne abbiamo parlato l'anno scorso e l'anno prima al forum di Arezzo, cioè sempre di più è richiesta un'alfabetizzazione digitale che va oltre di pigio sul video, accendo la stampante e pigio sotto per accendere il computer e poi qualcuno non riesce a fare il doppio clic col mouse.
Però, cioè, dobbiamo veramente inalzare il livello di formazione in questo senso, pensare a moduli universitari e master, sicuramente, un training congiunto con chirurghi e ingegneri, perché di nuovo, è un po' come il discorso che si faceva prima, lo voglio così, allora, dal mio osservatorio non ha senso, cioè, il famoso discorso dei camici che si faceva prima, no, una spesa inutile.
dall'altra si parla della sua ergonomia, del suo discomfort
e in terzo magari ci mettiamo un ingegnere che parla ancora un linguaggio diverso
ecco perché dobbiamo cercare di creare un linguaggio comune
perché se io voglio che quell'apparecchio, quel software, quella startup
quel frullatore funzioni come voglio io
devo essere in grado di far capire all'altro
ma vuol dire che io devo fare un passo verso di lui, ma anche lui deve fare un passo verso di me per capirmi, perché se no continueremo a avere roba non performante.
Simulazione ad alta fedeltà, ieri proprio sugli ingegneri si è stressato il concetto della simulazione, perché forse la formazione, non forse, sicuro la formazione che abbiamo fatto fino ad ora,
Dove la simulazione aveva scopi di apprendimento della tecnica, in realtà la simulazione deve avere scopi molto più ampi, la simulazione deve mettere in evidenza le criticità, deve mettere in evidenza dove il sistema non funziona, dove può diventare pericoloso.
Allora a questo punto veramente diventa un sistema formativo reale e anche una barriera contro gli errori, contro il rischio di sbagliare.
Mi era piaciuto e avevo trovato una frase molto carina che diceva sbagliare senza fare danni.
L'ho letta un paio di volte e dicevo uno avrebbe detto ridurre il rischio d'errore, però il risk management ci insegna che il rischio zero non esiste.
Quindi, sì, possiamo alzare barriere, possiamo utilizzare sistemi per ridurre il rischio, ma forse il rischio zero non l'avremo veramente mai, o come si dice, il rischio zero non esiste.
Quindi, però, imparare a avere sistemi probabilmente dove l'errore comporta veramente poi un danno minore o una possibilità che il danno sia molto basso.
Il famoso concetto del rischio, probabilità che magari non riduco la probabilità o la riduco in parte, ma se avviene, come avviene per i dispositivi di protezione individuale, il danno che porto a casa è veramente minimo o marginale.
Impatto in sala operatoria, pianificazione e preparazione, un supporto intraoperatorio, miglioramento della qualità e dei flussi postoperatori, fatibile, sfide, rischiare il sovraccarico tecnologico.
perché poi quando è tutto così
come si è detto oggi
se tutti attacchiamo la presa elettrica
e la luce salta
facciamo più niente?
esatto
sicurezza e responsabilità
certo perché l'abbiamo detto fino adesso
cambiano i sistemi barriera
cambiano i rischi a cui io mi espongo
e chiaramente un accesso
ecco alla formazione
questo deve esserci sicuramente
concludiamo
è un'opportunità
per potenziare il ruolo dell'infermiera di sala operatoria, acquisire queste competenze digitali, etiche e collaborative sono la chiave del futuro, sicuramente ci sarà ancora tanto da lavorare, siamo come dire solo all'inizio, ne vedremo delle belle.
E' chiaro che come per tutte le cose una cosa è essere protagonisti e una cosa è essere spettatori e io mi auspico che ci siano, come abbiamo detto stamattina, persone sempre più competenti in grado di cavalcare, non persone che si adeguano al sistema.
Anche io vi ricordo il congresso dell'anno prossimo, chiederei di mettere la slide per favore e vi lasciamo sulle conclusioni dei nostri moderatori con i save the date dell'anno prossimo.
Grazie Paolo.
Grazie Paolo, io vi chiedo scusa prima sono dovuta andare in bagno di corsa perché è il caso di bere eccetera, rilassarsi un attimo.
quello che mi veniva da pensare è che effettivamente è cambiato proprio il modo di fare formazione
non solo ai congressi ma anche in generale proprio con gli studenti ma con gli stessi operatori
si tende a fare sempre di più, sempre più spesso comunque sessioni pratiche
dove si sperimenta, si provano delle cose e in sala come momento di formazione
ad esempio noi spesso facciamo delle simulazioni, è capitato di fare delle simulazioni
per evitare danni futuri o per capire che cos'è andato storto e cosa potevamo fare perché comunque a volte è necessario e comunque la simulazione sta diventando una parte importante della formazione non solo sul campo ma anche unita alla formazione teorica.
Volevo chiedere comunque ai relatori quali sono secondo loro le difficoltà maggiori, visto che la popolazione infermieristica sta invecchiando insieme alla popolazione degli utenti, sul discorso comunque sanità digitale, quali possono essere diciamo in qualche modo le strategie per crescere, per superare delle barriere più mentali che non manuali.
Allora rispondo io, intanto come diceva Paolo la formazione, però Paolo diceva anche che sono tutti applicativi che noi usiamo, chi non ha un cellulare, stiamo parlando di persone anche anziane che fanno interventi chirurgici importanti e che poi comunque si rilevano e comunicano con i medici, con i sanitari le loro condizioni,
quindi voglio dire se lo fanno loro possiamo un po' farlo tutti, però non stiamo parlando solo di applicativi, quindi a livello infermieristico, a livello sanitario la formazione deve essere un pochino più mirata, abbiamo tantissimi applicativi adesso, applicativi per i recovery, anche solo gestire i recovery, parlo da azienda dove il CEO è inesistente,
un po' mi vergogno perché qua abbiamo esperienze super, abbiamo cose fantastiche ma il CEO manca, quindi per noi è un grosso problema, quando io ho preparato questa relazione io guardavo anche i chirurghi con cui ho lavorato, con cui mi sono consultata per vedere anche i gap che potevano esserci,
Per esempio abbiamo ragionato che l'esperienza della protesi ginocchio, quindi inquadrando un opuscolo informativo integrato con un codice QR code, potrebbe essere una cosa che nella nostra ULS potrebbe essere un progetto.
Ovvio che non possiamo mirare a un'applicazione dove i costi di un software non sono pochi.
Ecco, quindi la formazione in primis. Parlo appunto da persone che hanno appena appena le conoscenze per far comunicare alcuni applicativi, quindi lì bisogna investire sulla formazione.
Poi, come dicevo nella mia relazione, la tecnologia non va a sostituire comunque il rapporto umano.
Diceva prima Maria Grazia che si sentono un po' perse queste persone, è stato riscontrato perché è stato proprio parte dello studio che proprio nel momento del ricovero, soprattutto chi usa i colon, all'inizio scrivono il diario ogni giorno, quando si ricoverano non scrive più nessuno.
allora i medici hanno dato la loro risposta e nel confronto noi infermieri abbiamo dato la nostra
i medici dicevano che molto probabilmente si fanno aiutare dal nipote, dal figlio a casa
quindi si agevolano un po' con questa tecnologia
noi siamo sempre molto più empatici abbiamo detto che molto probabilmente nel momento del ricovero
è l'unico momento dove hanno il rapporto
quindi anche solo suonare il campanello, vedere un sorriso, vedere una persona che va lì
e che gli spiega le cose proprio a voce, è il loro momento, quindi noi abbiamo dato due interpretazioni diverse, però a casa sicuramente piuttosto, ma questo è stato proprio fonte di studio, a casa loro si preoccupano molto meno, sono molto meno ansiosi,
perché sanno che hanno un punto di riferimento, hanno il numero di telefono, possono comunicare perché le notifiche vengono poi acquisite
e se è un problema di infermieri risponde l'infermiere altrimenti viene comunque girato al medico e c'è questa comunicazione
e quindi l'abbandono lo sentono meno rispetto ad altre realtà dove poi devono aspettare il follow up o comunque eventuali...
Quindi Carla io ti dico la formazione, formazione è anche proprio oltre per usarli anche per cambiare questa mentalità, cambiare proprio il paradigma che abbiamo che non è più un'assistenza solo vis-à-vis al letto del paziente, diventa un'assistenza più complessa però è questo il futuro.
Facendo riferimento a quello che hai appena detto parlando di brochure, secondo me andiamo verso un'altra faccia della medaglia perché la brochure è informativa.
La formazione va più che altro sugli operatori quindi quelli che sono gli attori di un sistema sinergico di un'equipe multidisciplinare si parla di formazione e quindi digitalizzazione, informatizzazione e la crescita personale e professionale dell'operatore.
Parlo di operatori, ma parlo di operatori sanitari a 360 gradi, senza fare infermieri, medici, os e quant'altro.
Quindi l'informazione, la formazione, penso che noi lo dobbiamo portare verso quello che è l'argomento che magari noi trattiamo molto poco, che fa parte della comunicazione.
Comunicazione, cioè il paziente, quello che ho fatto prima la battuta della sindrome dell'abbandono, è brutto da sentire detta così schietta e netta, però in fin dei conti per chi magari io non lo auguro a nessuno, essere lì nessuno ti viene a cercare, nessuno ti viene a vedere.
Anche il discorso del non adesione dopo sette giorni, otto giorni dal momento del ricovero ai pazienti non vanno più sull'applicazione. Per quale motivo? Non vanno perché secondo me è un problema.
Hanno raggiunto intanto un obiettivo, quello di arrivare in ospedale. Sono curate e sono sotto la sorveglianza di tutti, quindi sono al centro dell'attenzione, sono i protagonisti dell'azione, della scena, sono sul palcoscenico.
Quindi non hanno quella visione che hanno a casa, che invece hanno le loro ansie per arrivare a quel momento, ma sono importanti dopo perché da protagonisti diventano poi passivi.
Perché hanno i loro dubbi, le loro perplessità, le loro ansie, i loro problemi, perché ci sono anche problemi, bisogni, che andrebbero sicuramente coadiuvati da un aspetto come potrebbero essere queste forme informative o di applicazioni che ti possono aiutare.
no è vero
io la interpreto in questo modo
forse magari è sbagliato
questo mio lavoro poi era collegato a un altro
lavoro che ha fatto sul PDTA
che noi insomma magari in sala operatoria conosciamo un po' meno
un po' di traverso
però mi è capitato, ho voluto
sono stata un po' con loro, con le ragazze del PDTA
perché non sapevo
sapevo a grandi linee
è un incubo
sono bravissime
le ho chiamate, sembrano il piccolo principe
che acudiscono una rosa
A parte il lavoro burocratico che è immenso, ma le chiamate che ricevono in continuazione, che non è solo quando faccio la visita, ma il dottore mi vede, ma se parlo, tutta questa voglia e bisogno di essere accolti e stiamo parlando di PDTA, quindi di presa in carico all'inizio, quindi di preoccupazione finché non arriva l'intervento e di PDTA poi fatto nel follow up.
cioè queste persone hanno bisogno, quindi queste tecnologie, questi strumenti non possono sostituire quello che è la chiamata, però abbiamo detto che ci sono criticità anche nel gestire queste chiamate, non ci sono persone che possono stare, non è un centralino purtroppo, anche se loro avrebbero bisogno di questo tipo di approccio.
diciamo che l'aiuto che possono dare questi strumenti è anche una maniera di
sentirsi protagonisti come detto loro sono protagonisti già l'eras il progetto
era sa li ha resi parte integrante del loro percorso perché l'informazione
viene data a 360 gradi proprio grazie anche al pdta che si innescano che
perché parte per seguire il progetto era quindi già con questi progetti loro
sono protagonisti con l'aiuto cogliobato proprio da questi strumenti
il rapporto umano magari tende a mancare
però sanno che c'è qualcuno
che li ascolta in qualche modo
esiste anche una figura ben precisa
che non è il case manager
io ho fatto
la tesi sul percorso
del paziente chirurgico
ho voluto proprio conoscere queste persone
che veramente hanno un ruolo fondamentale
che partiva dal principio
partiva dalla presa in carico
proprio dal momento in cui
Io ho fatto il percorso chirurgico del paziente partendo dalla visita specialistica e l'esigenza di un intervento chirurgico e quindi di una lista d'attesa perché poi dopo ci si ritrova al paziente che chiama il chirurgo ma non mi ha chiamato nessuno, è perché non mi chiamano, è quando mi chiamano, è ma io devo far venire mio figlio da fuori, è mio figlio deve prendere le ferie.
Cioè tutte quelle problematiche che avendo una persona di riferimento come nel caso del case manager che io ho preso come, l'ho fatta come la mia tesi di mass, potrebbe essere una sola persona che potrebbe dare le risposte più svariate e risolvere magari buona parte dei problemi e ridurre quelle che sono la fonte ansiogena preoperatoria che sicuramente fa la differenza.
Io vorrei in realtà lanciare un dubbio, ed è di questo genere. Sicuramente la formazione ci renderà liberi, tant'è che partiamo dall'alfabetizzazione, livello base, arrivare ai livelli più evoluti.
però quello che mi preme è un ragionamento di un altro tipo
cioè OS, assistente infermiere, infermiere
facciamo solo attenzione
e intelligenza artificiale
facciamo solo attenzione però a una cosa
almeno è una cosa che un relatore in altri congressi
che è un dirigente infermieristico ha portato
nelle nostre stanze di degenza
entra la signora delle pulizie dell'appalto esterno, acclamata come l'eroe del giorno,
è sempre la stessa, chiacchiera con tutti, conosce tutti e chiacchiera con tutti
e tutti felici di vederla.
Idem l'OS, rischiamo che a noi venga lasciata di stare in altre sedi,
in altre stanze a pianificare
bisogna solo poi fare attenzione
che una professione che non è
riconosciuta
non serve e si estingue
perché a me
quello che non preoccupa
fa riflette dell'intelligenza artificiale
ma perché
il robottino, cioè quando cercano
il robottino che deve
aiutarmi
perché deve avere le sembianze umane
perché deve sembrare
quando ti fanno vedere al telegiornale quelle immagini dove dal sorriso al movimento degli occhi
deve essere il più naturale possibile, ma è quello in cui deve andarmi a sostituire?
Cioè deve aiutarmi a sostituirmi nelle attività pesanti, nelle attività di un certo tipo o in quelle comunicative?
Perché allora noi, fino a prova contraria, siamo l'unica professione che ha nel DNA la presa in carico del paziente.
Dagli origini delle teoriche dell'infermieristica, dalle piramide ai bisogni, per non dire qualcuno, a 360 gradi.
Da dargli da mangiare, da farlo respirare, da farlo evacuare, a renderlo sicuro, tutto.
Lo sosteniamo in tutto. Gli altri non lo fanno.
Ho fatto un confronto, mia sorella è una fisioterapista, lei non ha nella sua professione le stesse percorsi.
anche se le fisioterapiste una volta erano infermiere
l'ostetrica idem
non c'è nessun'altra professione
che ha la presa in carico globale come ce l'abbiamo noi
però il problema è
che quello che voglio far prendere in carico
dall'intelligenza artificiale
è la comunicazione
è il sostegno psicologico
il farlo sentire meno solo
non so se sia la stessa giusta
perché io vorrei che
l'intelligenza artificiale
accorciasse gli spazi
mi permettesse di tenerlo più vicino, più sotto controllo, cioè che non vuol dire che venga in ospedale o in un ambulatorio tutti i giorni, ne ho 50 tutti i giorni in mezzo alle scatole, passatemi il termine, venga chi ha bisogno e tutti gli altri li monitoro da lontano, ma faccio sentire la mia presenza, quello di esserci e gli do lo spazio per essere accolto se è necessario.
Ieri si parlava di questi sistemi di monitoraggio e si diceva appunto, tutti i giorni mandano la foto, tutti i giorni si prendono il parametro, quarto o settimo giorno mandano la foto del sito chirurgico.
Va bene, mi sembra infiammato, io dici ciò che ti guardo.
Ma il discorso è, facciamo solo attenzione a che cosa vogliamo, forse delegare non è la parola giusta perché delegare implica un discorso di responsabilità, quindi passatemi l'uso improprio di questo termine.
perché dobbiamo ben capire dove vogliamo arrivare noi come infermieri
perché poi il problema è che un giorno o l'altro veramente assistente infermiere
e noi non serviamo più
perché poi cosa fa la pianificazione, la fa l'intelligenza artificiale?
Allora, quello che nelle altre relazioni ho passato il concetto
è che noi dobbiamo essere attori, non spettatori
e questo secondo me è sempre più importante
Cioè noi dobbiamo imparare a cavalcare l'intelligenza artificiale e imparare a gestirla, non è lei che deve gestire noi, lo stesso modo dobbiamo essere noi che entriamo nei tavoli dell'HTA e forse non aspettare che ci chiamino e via di seguito, forse come si vuol dire, passatemente noi dobbiamo tirare fuori un po' le palle ragazzi, perché se no prima o poi ci sostituiscono.
E questo si riallaccia alla frase detta ieri sera nell'ultima relazione quando si è detto se non c'è la lisca non c'è la testa, quindi l'intelligenza artificiale sì ma ci vuole sempre la testa che la vada a gestire e quantomeno capire che non sia fake
e riallaccia di nuovo ad un'altra relazione di ieri sera dove diceva
ma ho trovato un mio studio e quindi sicuramente non era uno studio farlocco
te lo ricordi Claudia ieri sera è stata detta c'eri tu ieri
ed era l'unico poi sull'intelligenza artificiale
quindi io devo essere sincera quello che dice Paolo
La prendo come un consiglio per tutti e lo ribalto a chi siamo tutti qua, siamo tutti colleghi, quindi dobbiamo stare attenti, dobbiamo cercare di difendere il nostro, dobbiamo evitare di scompagginare questo lo diamo a quello, questo lo diamo a quello.
Noi che dobbiamo fare? Stiamo solo a guardare? Dobbiamo essere sempre noi gli attori, non stare solo spettatori oppure sul palco a muovere le fila perché tanto è quello che vogliamo fare, è solo muovere il burattinaio.
Io sono siciliana, quindi l'opera dei pupi lascia intendere bene l'idea dei figli dei pupi che si muovono.
Quindi, non lo so, qualche altro commento da parte di qualcuno?
Sì, Claudia, Carla, Claudia e lei, Carla.
Non ce l'hai?
Algoritmo che si chiama tempo, cioè il valore al tempo, perché in realtà,
in realtà coordinando l'ambulatorio chirurgico pediatrico significa pre-ricovero, presa in carico di tutta una famiglia, compresi i nonni e anche i fratellini piccoli, però parlare con queste famiglie è un tempo infinito, quando un bambino deve essere operato all'adulto gli puoi spiegare certe cose, con il bambino devi arrivare al genitore, non parliamo dello straniero al quale devi anche parlare in lingua,
quindi chiamare il mediatore culturale
eccetera, tutto il discorso
della responsabilità, tutto il discorso delle firme
tutto il discorso chiaramente della privacy
che non la può firmare un bambino perché se no
prima dei 18 anni lui non firma
ci deve essere sempre il genitore
e questo ci obbliga sempre ad avere la presenza del genitore
per ogni cosa, anche nel ragazzone
di 17 anni e 8 mesi
ma il tempo che si dedica alle famiglie
in questo caso, ripeto, purtroppo parlo del pediatrico
ma è quella la mia esperienza
è un carico immenso
E' veramente il tempo è infinito quindi una start up o comunque come dicevo ieri l'utilità di una start up che mi faciliti la comunicazione anche solo di quale sarà il percorso che dovrà fare il bambino per fare l'anestesia, che tipo di anestesia.
noi abbiamo poi l'aiuto di Gioca Amico che è un'associazione che lavora tantissimo sulla preparazione di questi bambini, ma vabbè questa è una fortuna che abbiamo noi in ospedale, ma in realtà è complicato, quindi quando loro mi chiedono della direzione dobbiamo ridurre i tempi perché non è possibile che noi non riusciamo a dare sempre tutte le risposte perché l'URPE dice che non rispondiamo mai, ma io lo so che noi rispondiamo sempre, perché purtroppo le ore sono quelle,
io dalla mattina alla sera rispondo alle chiamate degli utenti e poi a un certo punto alle 6 finisce, perché non ho una 24 ore, dovrebbe esserci una segreteria telefonica che continua all'infinito, credetemi quel telefono è micidiale, io ho dovuto cambiare due infermieri perché una è andata in burnout per il telefono e c'aveva ragione poverina perché sono stata vicino a lei per un periodo.
quella vecchia famosa battuta
che il tempo è tempo di cura
il tempo va considerato
è cura, è terapia
assolutamente
magari non cura il fisico ma cura l'anima
non c'è intelligenza artificiale
che la possa sostituire purtroppo
assolutamente, nessuno penso che vuole
il robot
Carla?
pensavo che il discorso tempo
è sempre tiranno con tutti
nel senso che
che bisogna trovare delle strategie per riuscire ad avere il tempo adeguato e una comunicazione adeguata,
cosa non facile perché dall'altra parte ci deve essere anche l'accettazione che spesso non c'è
e quindi si possono mettere mille anni anche ma se non accettano qualche cosa è difficile
e quindi è una grossa difficoltà e quindi ben vengano tutte quelle figure che possono facilitare la comunicazione
e facilitare anche l'accettazione di un cambiamento di vita perché comunque così io direi che viste le problematiche c'è gente che delicatamente è scappata, siamo in perfetto orario, 15.45 possiamo andare,
potremmo chiudere qua
dato che abbiamo l'obbligo
per voi più che altro
del 100%
grazie di essere stati qui con noi
e vi ricordo solo che
a livello regionale AICO è sempre attivo
tutte le regioni organizzeranno
comunque degli eventi e vi aspettiamo
tutti oltre come tesserati
come partecipanti
al prossimo congresso nazionale
che sarà a ottobre del prossimo anno
ancora non abbiamo il titolo
Non abbiamo i titoli neanche di alcuni. Non abbiamo il titolo detto, abbiamo già le giornate, vi aspettiamo a Riccione.
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