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33° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE 19° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA INNOVAZIONI TECNOLOGICHE & UMANIZZAZIONE IN SALA OPERATORIA 2° sessione: UPGRADE IN ERA ROBOTICA Moderatori: B. Tomei (Lazio), P. Cerullo (Calabria) Ecosistema piattaforma DaVinci Troubleshooting e Setting operatorio (C. Giammaria - Lazio) Esofagectomia Robotica: complessità organizzativa e assistenziale (G. Lorino - Verona) Protocollo di conversione nella Chirurgia robotica (A. Testolina - Padova) Il percorso del paziente nel post operatorio quali vantaggi? (S. Salvemme - Marche) Il ruolo della formazione: stato dell’arte e sfide future (G. Salamanca - Sicilia) DISCUSSIONE Moderatori: S. Forlenza (Campania), C. Merzagora (Piemonte) ll Presidente AICO Italia Claudio Buttarelli Il Referente delle Regioni Sergio Forlenza Componente Comitato Esecutivo AICO Italia Pier Luigi Cerullo
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Sergio io mi escludo e comunque sono qua.
No un attimo, un attimo soltanto presidente perché ti volevo appunto, intanto che Carla
completa il collegamento ti volevo tirare in ballo. Dunque io sono buongiorno a tutti,
benvenuti, speriamo che ne sentite tanti, come tanti sono stati stamattina presenti
a sentirci. Sono Sergio Forlenza, faccio parte del comitato esecutivo nazionale
reprende le regioni
però da 30 anni
che sto in AICO
quindi sono cresciuto in AICO
e la mia formazione, la mia competenza
l'ho maturata con il confronto
continuo con i colleghi dell'AICO
Italia. Sono un coordinatore
in blocco operatore multidisciplinare
e lavoro all'Asa Salerno
di provincia di Salerno
Niente, alla mia presentazione in attesa che Carla
completa il suo collegamento, l'altra moderatrice
che io oggi sono moderatore a questa sessione
questa sessione scientifica del pomeriggio
inizia da adesso e dovremmo finire intorno alle 17
tutti argomenti abbastanza interessanti e importanti
nel frattempo passo la parola al presidente AICO nazionale
che ci presenta la sua persona e l'AICO nazionale
prego Claudio
grazie mille Sergio, benvenuto a tutti
siamo qua al 33° congresso di chirurgia dell'apparato digerente
che il professor Palazzini ci ha concesso anche quest'anno per la 19° volta la partecipazione
da parte di AICO a questo evento e lo ringraziamo enormemente perché praticamente abbiamo l'opportunità
di poter interagire con l'evoluzione che sta facendo e ha fatto in questi anni le tecniche
chirurgiche e delle tecnologie anche in intervento dell'archesta di qualità e assieme a questa
evoluzione è presente lo sviluppo della professione infermieristica che si traduce sia nell'agire
quotidiano ma si traduce anche nella presa di responsabilità, di consapevolezza e come
ritorno in qualità e in prestazioni soprattutto performanti in una complessità assistenziale
in continua evoluzione, come in evoluzione i bisogni di salute, sempre prendendo come
punto di riferimento non tanto la tecnica che è importante, ma soprattutto il paziente
chirurgico, cioè l'intervento chirurgico è una parte del tassello importantissima
del percorso del paziente, l'intervento è una parte del processo composto da fasi,
da fasi che sono intersecate tra di loro, cioè il pre, l'intra e il post-operatorio.
Questa mattina se abbiamo guardato il pre e un pochettino siamo entrati nell'intra-operatorio
e oggi pomeriggio vedremo un'evoluzione delle tecniche proprio chirurgiche, cioè la robotica
e quindi anche la tecnica, l'evoluzione della tecnica che è a stretto contatto
dell'evoluzione anche richiesta dalla professione di chirurgia.
E questa mattina si è puntato anche il focus sulle competenze avanzate dell'infermiere di sala operatoria e soprattutto l'infermiere di area chirurgica, perché AICO è una società scientifica che prende in esame gli infermieri di area chirurgica, non solo ed esclusivamente di sala operatoria.
E siamo andati anche nel discorso importantissimo, e anche il contratto ce ne dà ragione, del differenziare specialista e della certificazione delle competenze che AICO ha attivato.
La certificazione delle competenze, essendo società scientifica e con la legge del 2017, cioè la legge Gelli, ha proprio risaltato, ha messo in risalto la grande opportunità e la grande competenza che deve avere una società scientifica nel far crescere gli infermieri, i professionisti appartenenti a quella categoria, a quell'area e di portarli ad avere competenze sempre più avanzate,
sempre più competenti in base all'andamento, in base alla crescita dei bisogni e questo
è quello che sta facendo AICO con l'infermiere specialista inserendosi come garanti della
formazione a livello universitario e anche attivando, che è già attivo, il canale della
certificazione delle competenze di infermiere di sala operatoria. Quindi questo va ad interagire
sia con le competenze avanzate delle nuove tecnologie, ma soprattutto in una responsabilità
deontologica sempre più presente, una responsabilità in evoluzione come il codice deontologico
è in evoluzione, ma non è tanto il codice deontologico solo ed esclusivamente, ma il
profilo unito alla formazione e anche al codice deontologico che ci dette il nostro agire
quindi essere sempre più competenti, sempre più al passo con le tecnologie e l'assistenza che necessita il paziente chirurgico, abbiamo anche una responsabilità e un bisogno di avere una conoscenza specialistica e soprattutto certificata.
ecco questo
Presidente grazie
è anticipato un po' quello che è il tema
della seconda sessione che è l'upgrade
in area robotica
io aggiungo a tutto il ragionamento fatto stamattina
che si è parlato anche di umanizzazione
quindi oggi parleremo tanto e si deve parlare
di robotica quindi non tralasciamo
mai che il nostro profilo
professionale è deputato
soprattutto all'umanizzazione
e ci teniamo molto in questo tipo di
di riconoscimento
a questo punto vedo che la collega
che non ho ancora collegato, quindi io iniziamo la parte scientifica dando la parola alla collega Carla Gianmaria
che è molto giovane, quindi lascio a lei presentarsi con il suo profilo compito.
Salve, io sono Chiara Gianmaria, un'infermiera di sala operatoria che attualmente lavora con la chirurgia robotica,
nello specifico prevalentemente con la chirurgia ginecologica.
affrontare, penso voi riusciate a vederlo, andremo ad affrontare l'argomento concernente
l'ecosistema piattaforma da Vinci, quindi introdurrò un po' come è composto il sistema
da Vinci, il troubleshooting, quindi la gestione degli errori che credo sia una parte molto
importante per noi infermieri di sala operatoria, in quanto a volte potrebbe essere una criticità
formativa, non essere a conoscenza di quali possono essere gli aspetti di gestione degli
gli errori e dei problemi e il setting operatorio. Qual è un po' il background? Sicuramente
la costante evoluzione assistenziale che un po' caratterizza la nostra professione è
affiancata all'innovazione chirurgica e si rispecchia un po' nella sala operatoria. La
chirurgia robotica in questo ambito fa un po' da protagonista e ha delineato un nuovo
profilo professionale un nuovo ruolo più che profilo ovviamente che è il robotic north cioè
nella letteratura viene proprio definito robotic north che ha specifiche e particolari e complesse
conoscenze e competenze proprio un po per collegarsi all'argomento delle competenze
dell'infermiere che sempre più stanno crescendo ok andiamo a vedere quali sono le abilità le
le conoscenze e le competenze proprie dell'infermieri di sala operatoria robotica.
Sicuramente deve saper identificare le diverse componenti, quindi come è composto il sistema da Vinci,
sapere come si utilizza e anche saperlo preparare, quindi effettuare i corretti collegamenti.
Saper gestire la colonna, la console e soprattutto la movimentazione del robot durante la fase del docking,
quindi l'avvicinamento del carrello paziente al tavolo operatorio, per poi effettuare l'ancoraggio.
Conoscere le procedure di emergenza in caso di malfunzionamento o cessazione di corrente,
sapere anche mettere in campo, applicare le strategie di riduzione e risoluzione degli errori
che vedremo nello specifico più avanti, appunto il troubleshooting,
e il processo di pulizia e sterilizzazione dei componenti.
Sicuramente ciò che compete a noi infermieri di sala operatoria sono le prime fasi,
cioè la pulizia e la decontaminazione. Poi successivamente le altre fasi vengono applicate nella centrale di sterilizzazione.
Un'altra fase molto importante è la modalità di gestione dell'inventario degli strumenti, perché come infermier di sala operatoria robotica
devo sapere quali sono gli interventi che si andranno ad effettuare durante la giornata, sapere quali sono gli strumenti che io ho a disposizione
e valutare eventualmente se ce ne manca qualcuno di reintegrarlo, comunicarlo al coordinatore di sale operatoria a provvedere.
Ovviamente questa gestione diventa ancora più complicata se sono in attivo due sale, per esempio da noi all'IFO, io lavoro attualmente all'IFO, sono presenti due robot XI
e appunto c'è una grande collaborazione tra le due sale per gestirci un po' gli strumenti ed evitare che possano mancare per l'intervento successivo.
Un'altra ovviamente conoscenza e competenza molto importante è il corretto posizionamento del paziente
per evitare danni da compressione o da decubito soprattutto in quelle posture molto spinte come il Trendelenburg
nella prostatectomia radicale per esempio.
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Sicuramente un approccio mini-invasivo permette una riduzione e eliminazione dei tremori fisiologici delle mani del chirurgo,
aumenta anche la precisione chirurgica in quanto è correlata a una visualizzazione 3D del campo
chirurgico e anche alla illuminazione ovviamente incorporata nell'ottica robotica del campo
operatorio. Noi sappiamo quanto possa essere complicato o sicuramente più difficile posizionare
correttamente le sciolitiche nel momento in cui dobbiamo effettuare un intervento magari nella
la zona pelvica. Questo invece approccio robotico permette una visualizzazione molto chiara,
sicuramente anche maggior comfort del chirurgo. Gli svantaggi quali sono? Sicuramente il costo
del sistema è uno svantaggio da tenere in considerazione, ma che viene compensato da
una riduzione dei costi correlata ad una diminuzione dei tempi di degenza post-operatori.
Vediamo un po', identifichiamo le tre componenti del sistema da Vinci, il carrello paziente,
il carrello visione e la console chirurgica. Il carrello paziente è composto da quattro bracci
che sono dedicati al supporto di strumenti endoscopio. La console chirurgica serve al
chirurgo per effettuare un intervento dove gestire gli strumenti endoscopio e elettrobisturi. Il
carrello visione è la colonna per avere una rappresentazione mentale, include i sistemi
di processamento delle immagini, ha un monitor touchscreen utile sicuramente a noi come
equipa infermeristica, ha il secondo operatore chirurgico ed è utilissima per le attività
formative di tutoraggio in quanto è touchscreen, quindi possiamo selezionare, cerchiare, disegnare
cose relative al campo chirurgico. Tra le competenze appunto dell'infermiere del Robotic
NURS sicuramente c'è la corretta preparazione della sala. Per corretta preparazione si prevede
anche quindi il collegamento delle diverse componenti. Tutte e tre devono avere il
collegamento energetico. Il carrello paziente funziona anche senza essere collegato all'energia
perché è una batteria interna, ma dobbiamo tenere in considerazione che può esaurirsi,
Quindi è sempre consigliato mantenerlo in carica.
La console chirurgica e il carrello visione non funzionano se non sono collegate all'energia.
Successivamente ci sono dei collegamenti attraverso dei cavi blu che mettono in comunicazione le tre componenti
che partono dal carrello visione, sono intercambiabili e possono essere collegati al carrello paziente e console chirurgica.
Un altro collegamento importante è sicuramente il collegamento che permette la proiezione dell'intervento sui monitor
affinché noi come equipe infermieristica e chirurgica possiamo prendere visione dell'intervento che si sta effettuando
e un altro collegamento da non sottovalutare è il collegamento alla rete internet
in quanto qualora noi dovessimo avere degli errori del sistema possiamo chiamare il numero di assistenza
e da remoto attraverso il collegamento internet possono vedere qual è il problema e aiutarci nella gestione.
Il carrello paziente è sicuramente la componente operativa del sistema da Vinci, è posizionato all'interno del campo sterile e come tale necessita di una vestizione sterile sia della colonna sia dei bracci.
Questa è una fase importante, in quanto spesso alcuni errori reversibili del sistema, che possono essere gestiti da noi tranquillamente, sono correlati ad una vestizione non adeguata, ovvero, poi lo vediamo più avanti.
Ok, abbiamo vestito il nostro carrello paziente, che cosa bisogna fare? Configurare il carrello, cioè io devo dire che tipo di intervento sto per andare ad effettuare perché poi attraverso il dispiega per ancoraggio il bauma roterà e si proietterà i suoi bracci in modo tale che gli strumenti possono essere indirizzati in maniera più appropriata nel campo operatorio selezionato.
Saranno posizionati i petroger dall'equipe chirurgica e l'infermiere circolante di sala insieme all'equipe chirurgica effettuerà il docking sul paziente.
Vediamo un po' la configurazione, quindi prevede una scelta della zona anatomica di interesse, in questo caso per esempio nella chirurgia ginecologica sceglieremo la zona pelvica, entriamo dalla sinistra del paziente, quindi selezioniamo sinistra del paziente.
Come potete notare in questa schermata vi è il dispiega per stesura teli, differente dal dispiega per ancoraggio, in quanto il dispiega per stesura teli è presente sul touchpad del carrello paziente prima della vestizione sterile, successivamente alla vestizione il robot riconosce la vestizione e quindi mi dice ok, adesso sono vestito, posso essere ancorato, quindi dopo posso effettuare il dispiega per ancoraggio.
Noi come infermieri circolanti di sala durante la movimentazione del carrello paziente utilizziamo la X laser che compare dal boma per terra
e la dobbiamo avvicinare in modo tale che possa corrispondere il punto d'incontro delle linee laser con il trocar ottico.
Questo è un breve video che abbiamo girato all'interno della sala operatoria IFO in cui possiamo vedere le componenti, questo è il carrello paziente,
Posteriormente sono posizionati gli interruttori di accensione e spegnimento e il pulsante EPO, questo lo teniamo in mente per la gestione degli errori dopo, il carrello visione e la console chirurgica.
Tra i collegamenti di cui abbiamo parlato prima vediamo il collegamento video che è questo cavo nero che ci permette di proiettare l'intervento su tutti i monitor e i cavi blu che possono mettere in comunicazione le tre componenti ed essere attaccati indifferentemente al console chirurgica e al carrello paziente.
Vi ricordo che oltre a questi ci sono appunto il collegamento internet molto importante per la gestione degli errori da remoto.
Ora vediamo, qui si può scegliere l'anatomia, l'abbiamo visto anche prima nelle immagini, abbiamo scelto il pelvico, ci assicuriamo prima dell'intervento che la bombola di CO2 abbia abbastanza CO2 per affrontare l'intervento e procediamo poi con la vestizione.
La vestizione, vedete, qui sta effettuando il test, cioè il sistema da Vinci sta riconoscendo che ho posizionato correttamente il vestiario sterile sul braccio chirurgico, sul braccio robotico.
Dopo la vestizione si procede sicuramente al posizionamento del paziente, si procedono ai collegamenti, quindi l'ottica, i cavi monopolari e bipolari
E qui stiamo vedendo come nel dispiega per ancoraggio che vi avevo accennato prima, il BOMA ruota in modo tale da poter affrontare l'intervento scelto.
Si procede all'inserimento degli strumenti e successivamente si può procedere all'intervento chirurgico.
Qui vediamo alcuni degli strumenti robotici, in questo caso uno strumento bipolare.
Al termine dell'intervento si può selezionare lo stivaggio stereo, ovvero io mi richiamo il robot e chiudo le braccia.
Bene, abbiamo visto quindi quali sono le componenti del sistema robotico DaVinci, abbiamo visto quali sono le competenze e le responsabilità del robotic nurse
e adesso andremo a vedere quali sono gli errori che possono ovviamente verificarsi.
Sì, sicuramente possono essere riguardanti il sistema, possono riguardare la ESU, quindi il motore della colonna, o i problemi di insufflazione.
Tutto ciò che accade il sistema da Vinci ce lo comunica, finché la segnaletica di colore blu e verde ci sta dicendo che sta attuando delle attività o comunque non c'è nessun problema in vista.
I led che ci danno il segnale luminoso sono quelli posti nelle zone cerchiate in blu.
Nel momento in cui però la segnaletica luminosa mi diventa di colore ambra o rosso,
allora lì so che sto andando incontro ad un problema che può essere reversibile se di colore ambra
o può essere irreversibile se di colore rosso.
Quindi io ho deciso che è un errore reversibile perché io ho un led fisso ambra.
Cosa posso fare? Posso cercare di rimuovere la causa dell'errore.
Vedete nell'immagine sullo sfondo c'è la possibilità di premere sul touchpad o touchscreen la possibilità di recuperare l'errore.
Bene, se entro pochi secondi non si risolve o si ripresenta, devo procedere ad un riavvio di primo livello.
Lo chiameremo riavvio di primo livello per semplificare e è caratterizzato dalla rimozione degli strumenti.
Si spenge il sistema e si riavvia dopo 10 secondi. Bene, ha avuto effetto, quindi ho risolto il problema, posso procedere chirurgicamente. Se anche questo non ha risolto il mio problema reversibile, devo procedere ad un riavvio di secondo livello, ovvero un po' più complesso.
Spengo nuovamente il sistema, abbasso l'interruttore di accensione e spegnimento che è posto dietro al carrello paziente, quindi al ragno per farci capire, dietro alla console chirurgica e devo premere poi il pulsante EPO per circa 10 secondi.
Successivamente risollevo gli interruttori di accensione e spegnimento sulla console chirurgica e il carrello paziente e posso procedere con la riaccensione del sistema.
Ok, adesso ho risolto il problema, benissimo, procedo chirurgicamente. Se non riuscissi a risolverlo, l'errore reversibile viene gestito come un errore reversibile, ovvero mi devo preparare la conversione laparoscopica o open.
Quindi alla rimozione degli strumenti, sganciare il e-trucker e allontanare il carrello paziente.
È bene sottolineare che in ognuna di queste fasi noi possiamo contattare l'assistenza e appunto da remoto possono aiutarsi a gestire meglio l'errore.
Se invece l'errore reversibile mi dà la possibilità, come vedete nell'immagine, di disabilitare il braccio, posso fare un altro tentativo,
ovvero lo gestisco come un errore reversibile
quindi io prima cerco di recuperare l'errore
non viene risolto, provo a fare un riavvio di primo livello
quello semplice, quindi spengo e riavvio il sistema
non riesco, faccio un riavvio di secondo livello
la domanda qual è? Perché non faccio direttamente disabilità braccio?
Perché io comunque provo a risolverlo
affinché io possa effettuare l'intervento con quattro braccia chirurgiche
non riesco, allora in questo caso
caso dopo aver fatto il riavvio di primo livello e secondo livello posso procedere al disabilità
braccio. Se anche questa modalità non mi permette la risoluzione del problema si procede come se
fosse un errore irreversibile quindi alla conversione laparoscopica open. Un'altra
tipologia di errore irreversibile è segnalata con un led ambra lampeggiante come potete vedere
nel video tendenzialmente è correlata a problemi di alloggiamento degli strumenti o vestizione
sterile del braccio quindi che cosa possiamo fare rimuovere lo strumento reinserirlo e reinserirlo
oppure possiamo controllare l'adattatore sterile quindi lo rimuovo lo inserisco aspetto che faccia
il test come abbiamo visto e rinserito come lo strumento oppure potrebbe essere che lo
Lo strumento è morto, per errore è stato mandato a sterilizzare e quindi non è più possibile utilizzarlo, non ha più vite per eseguire l'intervento e quindi si può sostituire.
L'errore irreversibile l'abbiamo già visto come si fa, si procede a riavvio direttamente, si rimuovono gli strumenti e si riavvia il sistema.
Non funziona, riavvio di secondo livello, spengo, premo l'interruttore di accensione e spegnimento dove sulla console chirurgica, sul carrello paziente, tengo premuto il pulsante EPO e procedo con la riaccensione del sistema.
Non funziona neanche questo, sappiamo già di doversi preparare alla conversione laparoscopica o open.
Bene, queste sono solo alcune delle schermate perché ci sono molteplici errori e ognuno ha un codice numerico diverso, quindi qui è solamente un esempio di alcuni errori che possono presentarsi.
Questa è la schermata dell'errore reversibile che mi permette di recuperare l'errore, questa è la schermata dell'errore reversibile che mi permette di recuperare l'errore o disabilitare il braccio, questa è la schermata dell'errore reversibile, quindi io devo procedere direttamente con il riavvio di primo o di secondo livello.
altre problematiche potrebbero essere correlate anche all'utilizzo degli strumenti
potrebbero rimanere bloccati con il morso chiuso su un tessuto
quindi dobbiamo accertarci della presenza della chiave di emergenza all'interno della sala operatoria
prima dell'intervento chirurgico che deve essere sterile
qualora si dovesse verificare il problema il chirurgo premerà il pulsante di arresto
noi infermieri insieme all'equipe chirurgica procediamo con il tentativo di sblocco del morso
quindi verrà inserita la brucola dentro questi fori posteriormente allo strumento
affinché possa essere rilasciato il tessuto
ovviamente quello strumento non sarà più utilizzato durante l'intervento
altri strumenti che si possono bloccare sono quelli vascolari di taglio e coagulo
come per esempio il Syncrosil, che non preventono l'utilizzo della chiave di rilascio,
quindi della brucola che abbiamo visto prima,
bensì hanno una leva sul retro che se premuta permette il rilascio del morso.
Anche qui lo strumento si elimina.
La Stapler, come ogni strumento robotico che può bloccarsi, ha una chiave specifica anche lei
che è posta dentro i fori e è ruotata x di volte per mettere il rilascio.
Quindi abbiamo visto in sintesi che gli allarmi possono essere reversibili o irreversibili.
Problemi di alloggiamento e di vestizione sterile fanno parte degli errori reversibili
che sono segnalati con dei led lampeggianti color ambra.
L'errore reversibile come lo posso gestire?
Procedo con il recupero errore.
Ok, si ripresenta oppure non riesco a gestirlo, cosa faccio?
Il riavvio di primo livello, abbiamo visto, spengo e riaccendo.
Non funziona neanche questo, procedo con il riavvio di secondo livello,
quindi quello un po' più complesso che prevede lo spegnimento con le leve di accensione e spengimento,
posto dietro al carrello paziente alla console chirurgica, premo il pulsante EPO,
dopodiché posso riavviarlo
se anche questo tentativo non mi permette la risoluzione dell'errore
devo procedere con la conversione laparoscopica o open
l'errore reversibile invece viene tragestito direttamente con il riavvio di primo livello
o il riavvio di secondo livello
altri problemi che possono concernere il sistema da Vinci
possono essere relativi al motore, quindi alla ESU
e imprevisti del sistema di insufflazione
Quali potrebbero essere? Come potremmo gestire un errore correlato al motore?
Sicuramente dovrò controllare che i collegamenti elettrici siano stati effettuati nella maniera corretta.
Oppure potrebbero essere problemi riguardanti la piastra, quindi in questo caso l'immagine mi dà un segnale rosso di allarme,
non è stata posizionata correttamente o semplicemente non è stata posizionata o magari è stata manomessa durante la mobilizzazione del paziente.
Posso invece, qualora il problema fosse della porta di collegamento, nell'immagine nello sfondo riuscite a vedere magari, posso cambiare la porta.
Nel sistema robotico si consiglia di utilizzare per i cavi robotici la porta più alta perché la porta più bassa può essere utile, vedete c'è l'immagine del pedale sia nel bipolare che nel monopolare, possono essere inseriti se ovviamente compatibili anche gli strumenti laparoscopici ed essere utilizzati attraverso i pedali.
ovviamente se io ho due strumenti bipolari io collegherò i cavi bipolari robotici in entrambe le porte
l'importante è collegare, far corrispondere la freccetta presente nella porta con la freccetta presente sul cavo
posso sostituire il cavo dello strumento perché magari non funziona il cavo
posso sostituire lo strumento se è un errore dello strumento
qualora invece il problema fosse del motore quindi il motore è guasto magari o non si aziona
io posso scegliere di utilizzare un motore esterno collegabile con il sistema da Vinci
l'unico motore esterno che è stato testato e quindi la B-Medical da Vinci conferma la possibilità del suo utilizzo è il Force Stride
come si mette in comunicazione questo motore con il sistema da Vinci?
Vi è un apposito cavo di collegamento ad Y, le due estremità si andranno a collegare alle seti del bipolare e monopolare posteriormente al motore,
invece la parte terminale singola verrà collegata indifferentemente in una di queste tre porte che stanno dietro la colonna visione.
in questo modo come funziona il chirurgo darà l'impulso con i suoi pedali alla colonna visione
che attiverà attraverso il cavo l'energia sul motore
bene adesso i problemi invece riguardanti l'insufflazione potrebbero essere correlati a bassi livelli di CO2
quindi so che mi devo preparare magari alla sostituzione della bombola
o potrebbero essere correlati ad eccessive perdite quindi posso cercare perdite di aria lungo il sistema
o dovute ad occlusioni, magari ci sono stati degli inginocchiamenti del sistema di insufflazione
correlati a variazione della postura o magari durante la preparazione del campo l'ho inginocchiato
con una pinza, insomma posso verificare appunto che sia pervio il sistema. L'errore elettrico
può essere facilmente risolvibile con lo spengimento e la riaccensione, a volte le
Le soluzioni più semplici sono anche le più efficaci.
Basse pressioni potrebbero condurci all'impostazione di valori maggiori di velocità e pressione di insufflazione.
Bene, abbiamo visto un po' qual è il sistema robotico da Vinci e le sue componenti.
Sicuramente è un sistema in continua evoluzione.
Adesso c'è l'XI, prima c'era l'SI, quindi nessuno potrà definirsi un robotic nurse esperto in quanto l'innovazione tecnologica è sempre in continua evoluzione e noi dobbiamo sempre aggiornarci. È importante quindi anche conoscere quali sono i problemi e saperli gestire, anche qui c'è sempre bisogno di un refresh delle competenze e delle conoscenze soprattutto dell'infermiere.
Io vi ringrazio, ho terminato la mia presentazione.
Bravissima Chiara, complimenti. Molto precisa, preparata, calma, tranquilla. Sicuramente il robot ha sempre funzionato nelle tue mani.
Ma no, questo non si può mai dire perché possiamo sempre andare incontro ad errori e non si è mai preparati.
Ho delle domande che magari alla fine della discussione le confrontiamo.
Dai, do la parola a Carla, alla collega Carla che non l'abbiamo sentita prima e quindi procederemo.
Ciao Carla. Carla ci sei?
Buongiorno a tutti. Finalmente riesco ad accedere.
Lavoro in sala robotica e ho rivissuto alcuni momenti con gli allarmi che raccontava Chiara,
quindi concordo con quello che dice che purtroppo gli errori capitano e bisogna essere sempre calmi per affrontarli.
sono contenta di essere qua
ringrazio tutti gli organizzatori per avermi invitata
se stamattina effettivamente si parlava di high touch
adesso siamo veramente con l'high tech
perché comunque la robotica è una modalità
sicuramente innovativa
per la chirurgia
con questo adesso andremo a vedere
con il collega di Verona
a Giuseppe Lorino
come si fanno le esofagectomie robotiche
e il protocollo che loro hanno sviluppato
però non lo vedo
ok
c'è, ok
ciao Giuseppe, ci siamo sentiti solo al telefono
finalmente ci vediamo
sì, infatti, ciao Carla
prego, a te la parola
ok
io sono Giuseppe Lorino
un infermiere
della sala operatoria dell'azienda ospedaliera
di Verona
Verona dove appunto sono sperimentato nell'utilizzo della chirurgia robotica e negli anni quindi la
mia esperienza inizia nel 2018 nell'agenda ospedaliera di Verona, negli anni sono sperimentato
in diversi interventi appunto di chirurgia robotica come più o meno tutti gli altri
posti per la maggior parte sono quelli dell'urologia anche perché gli altri sistemi
robotici precedenti appunto venivano impiegati di più nella chirurgia urologica ma negli ultimi
anni in realtà abbiamo appunto sviluppato di più la chirurgia generale e in particolare
nell'azienda in cui lavoro ci sono sperimentati nelle esofagettomie parziali e radicali e nel
le fundosplicazze secondo NISM e le miotomie e esofagie secondo LTO.
Il robot che utilizziamo e che è presente nell'azienda in cui lavoro è il Darinci XI,
quindi l'ultimo modello del Darinci.
Noi in quanto strumentisti e infermieri di sala operatoria dobbiamo dividere e guardare diversamente
il nostro lavoro all'interno della sala operatoria stessa che quindi negli anni è completamente cambiato. Io faccio riferimento all'azienda in cui lavoro quindi alla realtà che mi rapporto tutti i giorni e infatti per questo ho diviso appunto il lavoro dello strumentista ma nello stesso tempo dell'infermiere di sala operatoria in diverse fasi.
Una fase che è la fase pre-operatoria, molto importante appunto per una buona riuscita dell'intervento stesso. Nella fase pre-operatoria io metto infatti il sopralluogo e il controllo della sala operatoria proprio perché nell'azienda in cui lavoro abbiamo una sola sala robotica, quindi un solo robot dove ci lavoriamo diverse chirurgie.
Quindi il lavoro delle diverse specialità fa sì che non tutti i materiali sono presenti all'interno della sala operatoria o vicino e quindi per ogni intervento e per ogni specialità dobbiamo fare un sopralluogo e controllare il materiale che abbiamo.
abbiamo. Nella fase preoperatoria appunto abbiamo la preparazione del tavolo chirurgico, del tavolo
operatorio necessario agli interventi ma in questo caso appunto nella chirurgia robotica abbiamo
anche tutta la preparazione del robot che così come ci ha fatto vedere prima la collega Gian Maria
appunto abbiamo tutta la vestizione sterile del robot. Dopodiché inizia la fase intraoperatoria.
Nella fase interoperatoria l'infermiere strumentista assiste indirettamente in questo caso appunto il primo operatore, quindi il chirurgo operatorio, proprio perché non si trova al tavolo chirurgico ma si troverà alla console chirurgica.
Invece assiste direttamente l'aiuto chirurgo che è presente al tavolo operatorio, ma nello stesso tempo trovandosi spesso ad essere due figure al tavolo operatorio, quindi l'aiuto chirurgo e lo strumentista, svolge alcune funzioni in autonomia.
che possono essere quello di pulire o cambiare l'ottica, di controllare, sostituire e pulire tutti gli strumentari robotici e laparoscopici, gestire assieme alle infermiere e saloperatori tutti i problemi che come abbiamo visto possono essere relativi all'opneumoperitoneo o agli eletti medicali
e nello stesso tempo appunto di andare a preparare tutti quegli strumenti che serviranno durante l'intervento
che possono essere quindi i fili di struttura, le garze, i conteggi e tutti gli altri strumenti che ci aiutano come strutturatrici.
Nella fase invece post-operatoria abbiamo appunto un ripristino e la preparazione del strumentario chirurgico
ma anche a questo punto di quello robotico dove appunto andiamo a fare la decontaminazione, il lavaggio
e poi l'invio alla centrale di sterilizzazione stessa.
Nella realtà in cui lavoro appunto noi per agevolare il lavoro di tutti,
visto comunque che questi interventi si cambiano e li stiamo sperimentando nel tempo,
abbiamo diversi protocolli esecutivi.
Per la nostra scelta i protocolli esecutivi appunto sono divisi con il posizionamento del paziente,
dove andiamo a indicare a ognuno dei professionisti presenti in equip quel giorno come andare a mettere il paziente, proprio perché è stato deciso, l'abbiamo deciso in committanza con i chirurghi che andranno a fare quegli interventi.
In questo caso, che è l'esofagettomia robotica, l'esofagettomia è uno degli interventi molto complicati. Oltre ad essere un intervento complicato, una delle sue difficoltà maggiori è data proprio dal fatto di svolgersi in più tempi chirurgici.
I più tempi chirurgici sono anche caratterizzati da due diverse posizioni e quindi da due campi operatori, come stiamo iniziando a fare, due interventi diversi sullo stesso paziente.
In questo caso il protocollo dell'esufagetomia parziale secondo i Vol-Lewis, dove abbiamo due tempi chirurgici, dove abbiamo il tempo addominale che noi svolgiamo normalmente in VL e il secondo tempo toracico.
Ecco, assieme alla Bimedica abbiamo sviluppato un programma per riuscire a ottimizzare quello che è la nostra sala operatoria e come andare a posizionare tutti gli strumenti che fanno parte della sala operatoria robotica.
abbiamo già pensato appunto a un tempo addominale robotico
quindi abbiamo già sviluppato una slide che ci fa vedere come andare a posizionare il tutto
quello che andiamo a parlare noi invece è del tempo toracico che già facciamo da diverso tempo
dove appunto andiamo a vedere la nostra sala operatoria come verrà impostata
proprio per andare a ottimizzare tutti gli spazi e andare a indicare dove si andrà a mettere
e lo strumentista, i tavoli operatori e l'aiuto chirurgo.
Questa è un'immagine della nostra sala operatoria, appunto,
come viene impostata, come è impostata e gli spazi che abbiamo,
anche perché dobbiamo andare ad ottimizzare tutti gli spazi che abbiamo.
Noi non abbiamo almeno delle salle grandissime,
penso che sia una problematica in realtà più o meno diffusa
e quindi dobbiamo andarle ad ottimizzare nel miglior modo possibile.
Gli strumenti robotici che andiamo a utilizzare durante un'esofagettomia, quindi il tempo toracico dell'esofagettomia, sono molteplici, quindi partendo dai trocar robotici che sono di 8 mm andiamo a utilizzare per la fase di scollamento e mobilizzazione dell'esofago stesso,
Adesso si andrà ad utilizzare lo strumento di sintesi robotico,
che è il bestseller, quello che abbiamo noi in azienda,
e l'uncino, dove abbiamo due tipi di pinze bipolari,
che sono la bipolare fenestrata e la bipolare Maryland,
due pinze da presa, che sono, noi utilizziamo l'HDE e la TPAP,
i post-applico post-emuloc, le forbici e i portagli,
un punto per andare a passare a tutti i punti che ci servono per svolgere l'intervento.
Il nostro kit robotico, questo abbastanza standard, dopo di che andiamo a prendere tutto il resto del materiale che ci serve,
ce l'abbiamo nelle griglie singole, è formato dai quattro trocker, il mandrino, un cavo monopolare, un cavo bipolare,
abbiamo all'interno un cadier, un prograspe, due portaghi, una bipolare Maryland e delle forbici e l'ottica, abbiamo l'ottica sia a 0° che a 30°.
Come che il tavolo operatorio, il nostro tavolo madre quindi in tutti gli interventi robotici sarà arricchito di tutta la parte robotica ma nello stesso tempo interventi di uno spessore tale come l'esofagiotomia robotica non possiamo andare a bypassare tutti gli strumenti che ci servono per la chirurgia tradizionale open.
Quindi noi andremo a prepararci un tavolo madre con tutti i nostri strumenti ferri da open, arricchiti da un'altra nostra trusse che ci serve di sicurezza con i divaricatori toracici all'interno e tutta la parte con gli strumenti robotici.
Per scelta il tavolo servitore in realtà lo teniamo abbastanza snello e facile da utilizzare durante l'intervento proprio perché la presenza del tavolo madre ce l'abbiamo accanto a noi quindi da lì possiamo andare a prendere tutto quello che ci serve.
Il nostro tavolo servitore appunto sarà formato soltanto dai 4 trocar robotici che andiamo a inserire, il trocar accessorio, i pochi strumenti che ci servono per fare i mini accessi che abbiamo a disposizione, i cavi monopolari e bipolari, non prescindiamo dal fatto di avere il monopolare da open per qualunque venienza sul tavolo è già collegato.
Perfetto, appunto come ho detto l'esofagettomia, noi facciamo due tipi di esofagettomia robotica, quella totale e quella parziale, differiscono tantissimo come intervento, in questa foto vi faccio vedere il posizionamento di un'esofagettomia totale in tre tempi,
quindi quello indicato qui è il primo tempo toracico che è un toracico robotico
il secondo tempo avverrà nella paroscopia addominale
e poi stesso tempo sarà la cervicotomia per l'anastomosi
in questo caso l'esofagettomia totale appunto in tre tempi
il paziente verrà posizionato semiprono
e i trocare d'accesso saranno posizionati nel quarto, sesto, ottavo e decimo spazio intercostale
lungo la linea scellare posteriore. Il trocaro invece dell'assistente a tavolo sarà posizionato
nel quinto spazio interpostale lungo la linea scellare media. L'altro che andiamo a vedere
invece è il posizionamento di un'esofagettomia in due tempi secondo Ivo Lewis. Quindi questo
invece non è più un semiprono ma è un decubito laterale sinistro che poi viene semipronato con
con il fit del letto, che appunto utilizziamo nell'esofagettomia in due tempi,
con una stomosi intramediastimica, secondo Ivo Lewis.
Il primo tempo chirurgico sarà invece addominale,
questo di qua invece è il secondo tempo, che è toracico-robotico.
In questo caso i trocar robotici verranno posizionati sempre sul 4, 6, 8 e 10 spazio intercostale,
però più dorsalmente nella linea ascellare posteriore appunto.
E quello dell'assistente sarà sul quinto spazio intercostale
sulla linea ascellare posteriore.
Da lì andremo anche a fare, dove c'è posizionato il toccare dell'assistente,
anche una mini-vazio, quindi un mini-accesso,
dove andremo poi a definire l'intervento,
che vuol dire andare a completare il tubulo gastrico
e andare a inserire la suturatrice per l'anastomosi.
L'esofagettomia come intervento viene fatta quando c'è un tumore distale dell'esofago, dove andiamo a sezionare la parte esofagea interessata dal tumore e andiamo ad adattare lo stomaco facendo un tubulo gastrico e andandolo a posizionare in esofago.
Adesso volevo far vedere alcuni momenti degli interventi robotici dove comunque particolare sarà la nostra attenzione in quanto strumentisti.
In questo caso abbiamo la sezione dell'azigos, dell'avena azigos, appunto l'avena azigos all'altezza di T3, quindi dove c'è l'origine, l'arco aortico, crea un arco e si anastomizza con l'avena cava superiore.
e quel punto per andare a mobilizzare l'esofago ci dà fastidio appunto e quindi dobbiamo andarla a sezionare.
In questo caso abbiamo scelto, il chirurgo ha scelto di clamparla con delle hemoloc,
in altri casi viene clampata con una suturatrice carica vascolare.
Questo è uno dei momenti in realtà più difficili per quanto riguarda noi strumentisti,
Proprio perché possono succedere diverse complicanze, quindi una clip può non tenere oppure la superatrice può non tenere e quindi si potrebbe richiedere l'apertura immediata del corace.
È successo, non è bello, ma si deve sapere affrontare, proprio per questo la presenza di tutti i ferri chirurgici per affrontare una chirurgia open e convertire immediatamente l'intervento.
l'intervento prosegue con la sezione dell'esofago prossimale che resterà quindi nella loro sede
e l'esofago distale dove c'è la malattia
in questo caso stiamo andando a sezionare l'esofago e andare a creare la prima borsa di tabacco
che sarà poi la sede della testina per l'anastomosi
Dopo la creazione della borsa di tabacco verrà posizionata la testina della strutturatrice chirurgica, della strutturatrice per l'anastomosi, in questo caso abbiamo inserito la testina chirurgica con l'ausilio di una pinza apposita per posizionare la testina
e andiamo a definire la nuova borsa di tabacco.
Nel tempo questa tecnica è stata affinata e cambiata dai nostri chirurghi,
in questo caso stavamo utilizzando un filo di 2G di Prolene,
adesso andiamo a utilizzare un filo di 2G di Monosin
e comunque dopo il posizionamento della testina si andrà a rinforzare questa borsa di tabacco
con un punto di 3G di Buloc.
Quando abbiamo appunto posizionato la testina tramite il mini accesso abbiamo tirato fuori la parte dell'esofago che dobbiamo andare a resecare e la restante parte dell'esofago andiamo a definire il tubulo gastrico.
Vi ho messo delle immagini per riuscire a capire come andiamo a creare il tubo logastico, le prime due immagini sono la parte che andiamo a fare in addome, dopodiché andiamo a definire il tubo logastico dall'accesso toracico, ma andando a lasciare una piccola tasca d'ingresso.
La tasca d'ingresso è quella tasca che serve per andare a inserire la strutturatrice circolare appunto per poter fare un anastomosi terminale. La tasca d'ingresso successivamente quando l'anastomosi verrà creata viene resecata con una lineare.
Alla fine della nostra anastomosi, grazie utilizzando la visione laser che ci mette a disposizione l'ottica del da Vinci, andiamo a somministrare il verde di indiocianina, che è un tracciante fluorescente, che ci fa valutare la perfezione dell'anastomosi stessa.
Come vediamo si colora l'anastomosi, la sede dell'anastomosi ci fa vedere che è completamente perfuso. Vi ringrazio tanto dell'attenzione, spero di essere stato abbastanza esaustivo e di aver riuscito a trasmettere la complessità e le difficoltà che ci sono nel svolgere questi tipi di intervento.
Molto chiaro, preciso e complimenti, veramente un lavoro affascinante come già lo è di Salvatore Doria. Carla, passate la parola.
Grazie, grazie Giuseppe, è stato veramente molto chiaro e soprattutto hai semplificato molto un intervento molto complesso, sei stato veramente molto esaustivo secondo me, soprattutto per chi capisce cosa hai spiegato, chi lo vive anche, secondo me hai spiegato molto molto bene.
Bene, vorrei dare la parola adesso ad Alberto Testolina che è un infermiere di Padova, anche lui lavora in robotica e ci parlerà del protocollo di conversione dalla robotica alla lapera o comunque del protocollo di conversione in caso di difficoltà.
Alberto lavora in un blocco misto e fa parte di un ospedale dell'USLE di Padova.
Buongiorno a tutti, mi sentite?
Sì, vediamo e sentiamo.
Ok, perfetto. Condivido lo schermo intanto. Si vede?
Sì, perfetto.
Buongiorno a tutti. Io lavoro su un blocco operatorio, l'ospedale di Campo San Piero della provincia di Padova.
Noi abbiamo un blocco con sette sale operatorie, lavoriamo con l'urologia, la ginecologia, chirurgia generale e abbiamo il CTO.
oggi andiamo a vedere il protocollo di conversione proprio riguardante la chirurgia robotica quindi
quindi noi facciamo nelle tre specialità di ginecologia urologia e chirurgia generale
allora quando parliamo di conversione diciamo nella diciamo nel linguaggio comune o nell'idea
comune tutti a tutti viene in mente diciamo l'ultima l'ultima riga che è quello dei danni
gli atrodigeni e dell'errore umano, quindi si va a convertire l'intervento,
quindi si passa da una tecnica robotica a un'altra tipologia di tecnica
proprio per un fattore umano e quindi di danni al paziente
che sono quelli che poi ci danno le problematiche maggiori,
quindi un problema proprio di rischio per la vita del paziente.
Però conversione non vuol dire solamente questo,
Possiamo avere anche dei problemi legati al puro tecnicismo proprio del robot, quindi problemi tecnici legati al software, al programma insito nel robot o nella colonna robotica o nella console, oppure proprio legati all'hardware, quindi ad esempio possiamo avere un blocco o un danno ad esempio ad un braccio robotico.
Non ci permette più di procedere con l'intervento robotico e quindi siamo costretti a convertire l'intervento con un'altra tipologia di tecnica. Possiamo inoltre avere delle problematiche fisiologiche del paziente, un'estensione del tumore che quindi non ci permette di garantire al paziente un intervento in sicurezza.
possiamo avere aderenze multiple che non ci permettono neanche di far l'accesso quasi robotico se non magari con due o tre trocker però dopo non si riesce più a continuare l'intervento o anche problematiche anestesiologiche con un'impossibilità ad esempio di avere un trend spinto in una prostatectomia robotica oppure avere una combo di CO2
o altri tipi di problematiche che l'anestesista non riesce a gestire.
In ultima analisi, la conversione può essere anche data per l'inesperienza,
ad esempio possiamo avere del primo operatore, non dobbiamo nasconderci
che soprattutto all'inizio dell'approccio robotico,
magari il primo operatore si accorge che la tecnica è troppo complessa
e troppo pericolosa per la sua esperienza e quindi decide,
per la sicurezza del paziente, ad esempio di approcciare con una tecnica
videolaparoscopica oppure open. Ma quanti interventi diciamo in generale vengono convertiti?
Vediamo un po' di letteratura, abbiamo questo studio a livello ginecologico che su 942 interventi
circa i 6,7 sono stati convertiti, circa una sessantina e come percentuali vediamo per danni
vascolari per un 25%, un danno invece per quanto riguarda l'apparato intestinale al 10%, comunque
in generale anche per complicazioni, come avevamo detto prima, a livello anestesiologico. Invece
vi propongo un altro studio per quanto riguarda la chirurgia conorettale, qui abbiamo la distinzione
con le colonnine gialle arancioni per la paroscopia
e in azzurro per la robotica
e vediamo come la conversione preventiva
oppure disorganizzata
sia maggiore per la paroscopia e inferiore per la robotica
invece qui la chiamano una conversione reattiva
quindi immediata
come diciamo siamo quasi allo stesso livello
però varia la tipologia
Quindi per la laparoscopia abbiamo una gestione un po' più complicata per il primo peritoneo, cosa che magari abbiamo meno per la robotica, per i sistemi di gestione più avanzati, però magari abbiamo per la robotica, soprattutto all'inizio dell'approccio, delle conversioni per il sanguinamento o danni iatrogeni.
In questo ultimo studio, per le neflectomia parziali che andiamo nel campo urologico, è interessante invece vedere come nell'ultimo grafico in basso a destra proprio descriva che nei centri dove abbiamo un maggior volume di interventi il rischio di conversione sia proprio inferiore.
Vengono quindi anche diciamo sottolineate 25 skills fondamentali che diciamo il team oppure i professionisti sanitari sarebbe interessante capire se esistono e se sono potenziate tutte queste skills in ogni centro robotico.
parliamo quindi sia da una adeguata gestione dell'ergonomia della sala operatoria
quindi il posizionamento sia dei tre elementi del robot che abbiamo visto prima
ma anche di tutti i device di sala operatoria
di un adeguato, diciamo di avere le skills per fare un adeguato docking
per posizionare i trocker del robot in modo adeguato
di come posizionare il robot proprio in campo operatorio
si parla di familiarità quindi con il setup di robotica
e la gestione degli errori che abbiamo visto anche nella relazione precedente
e gestione degli errori che vuol dire anche sia di sistema
ma anche proprio durante l'intervento
come abbiamo visto anche il sanguinamento di prima
nella relazione di Giuseppe
quindi identificare queste skills e potenziarle
sicuramente ci dà anche una minore percentuale di rischio di conversione e una maggiore gestione
poi dell'intervento. Sono stati traversati, non riguardano solamente noi infermieri, ma riguardano
anche, si parla anche di coordinazione, di mano occhio, oppure alla console e comunque gestione
di tutto l'intervento, quindi tutto il team, queste sono skills che riguardano tutto il team
deve essere preparato all'intervento robotico, più il team è preparato più poi andrà a gestire meglio
eventuali e potenziali danni. Sappiamo che durante la conversione il tempo quindi è un fattore fondamentale
qui andiamo a parlare adesso di conversione soprattutto per sanguinamento che è diciamo il tema
che ci interessa maggiormente abbiamo bisogno sia di abilità tecniche e quindi di capire cosa fare
quando fare ma anche di abilità non tecniche quindi nel non tecnica skills questo sicuramente
ci andrà a far guadagnare tempo come tecnica skills quindi si parla proprio di coordinamento
nel team di comunicazione quindi di gestione e quindi di gestione di tutto ciò che riguarda la
parte non tecnica. E quindi la domanda poi che dobbiamo porci è il team, quindi tutti i
professionisti sanitari, sanno classificare l'urgenza della procedura? Quindi la conversione
che stiamo andando a fare è una conversione emergente, è urgente? Che grado di urgenza ha
questo tipo di conversione. Tutti devono essere allo stesso livello quindi di classificazione e tutti conoscono i passaggi, conoscono i passaggi dei componenti del team, riescono a coordinarsi in modo che la conversione avvenga nel miglior modo possibile.
Per far questo bisogna fare esperienza. Ovviamente l'esperienza non si fa proprio direttamente sul paziente, bisogna fare dei training. Questo è uno studio su training di conversione robotica dove vengono riportati i maggiori errori che avvengono durante la conversione.
quindi vediamo che il 70% è sulla perdita proprio di questa sequenzialità
perché è vero che un professionista può sapere che cosa deve fare
però deve anche coordinarsi con gli altri
quindi serve anche sapere la sequenza di azioni
per non anticipare o posticipare le proprie azioni rispetto a quelle degli altri
vediamo anche degli errori con il 50% degli errori del movimento del robot
o errori sui device chirurgici, come poi conseguentemente errori sul conflitto di spazio, quindi nello spostamento del robot, e non meno su perdita di leadership e errori di comunicazione.
E quindi qui viene riportato proprio l'importanza del training, vediamo come nel fattore tempo diciamo di questo grafico si ha una diminuzione costante del fattore tempo a mano a mano che si provano, che si fa training, si fa esperienza di conversione robotica.
all'inizio vedete con la prima simulazione ci si mette circa quasi due minuti e oltre
con l'ultima invece si va a utilizzare circa poco più di 50 secondi
inoltre nel grafico di destra vediamo come a mano a mano si fa esperienza di conversione
il numero di errori cala drasticamente
E quindi ovviamente vediamo come l'aumento di esperienza di conversione, anche se è solo un training, comunque ci fa acquisire nozioni di base, ci dà una certa confidenza su quello che è la conversione e quindi anche sulle azioni critiche, sulla criticità, gestire la criticità proprio del training robotico.
Passiamo a vedere i protocolli di conversione, non esiste solo un protocollo di conversione, ce ne sono diversi, andiamo a vederne un paio per poi vedere uno specifico.
In questo protocollo di conversione si è deciso di dividere, a seconda del professionista sanitario, le azioni che deve fare.
Il chirurgo alla console gestisce gli strumenti, li pone al centro di visione e poi procede con il lavaggio chirurgico.
Le azioni invece che devono essere fatte dal primo assistente, che è l'assistente al tavolo operatorio, sono quello di rimozione dello strumento, gestione quindi dello strumentario, della telecamera, delle braccia robotico, dell'hand docking robotico e dei trocker.
In seguito tutti gli altri componenti vengono descritti, qui c'è un secondo assistente al tavolo operatorio, l'infermiere di anestesia con l'anestesista, l'infermiere circolante e lo strumentista.
Quindi qui è stato ideato un protocollo di conversione per professionista dove sono elencate le varie azioni.
In questo altro studio invece abbiamo tre tipi di protocollo, sempre con la stessa tipologia di divisione di ruoli, in cui abbiamo un primo protocollo sul malfunzionamento tecnico del robot, una procedura di conversione in open e in ultima una procedura invece di un protocollo di emergenza vascolare.
In ultima analisi andiamo a vedere questo ultimo protocollo che proprio descrive invece la sequenzialità delle azioni, quindi non tanto come divisione tra professionista e professionista ma proprio sulla sequenzialità di azioni che bisogna avere.
Quindi vediamo che come prima azione l'infermiere circolante va proprio a comunicare a tutta l'equipe con un emergency buzzer dell'eliminata pericolo e quindi della conversione robotica.
L'assistente diciamo al tavolo gestisce proprio l'insaminamento, l'infermiere strumentista invece insieme al primo assistente rimuove sia gli strumenti robotici e fa l'unlocking robotico per poi un po' alla volta arrivare a tutte quelle fasi che conosciamo di gestione dell'emergenza robotica.
anche noi come AICO nel 2020 abbiamo rivisto un po' questo protocollo di conversione
e abbiamo elencato i vari step ipotizzando e anche facendo training di conversione e di conversione emergente
quindi nel primo step di conversione abbiamo il primo operatore che cerca di bloccare
Quindi è una conversione urgente, non emergente, quindi cerca di bloccare l'emorragia in corso avvertendo l'equipe del pericolo.
Lo strumentista del fuoritavolo inizia a coordinarsi e a integrare lo strumentario per un'eventuale conversione d'urgenza perché ancora non siamo nello step in cui abbiamo capito se riusciamo o no a gestire l'emorragia
e mentre gli infermieri di anestesia e l'anestesista
ci consultano sulla strategia da adottare.
Il primo operatore con l'assistente al tavolo
riescono a scambiare lo strumento robotico
che clampava l'emorragia con un clamp invece classico
da la paroscopia e quindi ci si va a riorganizzare.
Se il primo operatore comunica la doc impugnante
mette in visione gli strumenti robotici
ed ha poi il via per la rimozione.
Primo operatore strumentista si preparano a togliere gli strumenti, telecamera messa in sicurezza e a mano a mano che si procedono con gli step, il primo operatore procede con il lavaggio chirurgico e vengono alzate e allontanate.
È importante alzarle perché così si evitano a posteriori eventuali conflitti con le gambe del paziente.
o con la testa a seconda di dov'è il robot e che tipo di intervento.
Quindi il fuoritavolo o si organizza con tutto quello che è dispositivi,
sale operatori e per la rimozione del robot e in questo caso abbiamo dato ruolo
all'infermiera di anestesia nella gestione del telecomando del letto
visto che comunque la procedura che abbiamo ipotizzato è una procedura
con l'emorragia controllata e l'anestesista invece controlla e monitorizza
l'emodinamica. Quindi il robot viene allontanato, secondo le indicazioni del primo assistente e
dello strumentista, e viene coordinato, come abbiamo detto, con il cablaggio che abbiamo
all'interno della sala operatoria. Si muove nello step 6 il letto, quindi per eventuali trend,
antitrend o tilt destri o sinistri, valutando poi le variazioni emodinamiche. Quindi il chirurgo che
era la console inizia a entrare nel campo operatorio, quindi il primo operatore, e insieme al secondo
operatore inizia la procedura dell'aparatomia. Questi più o meno sono gli step che abbiamo
identificato, analizzato e approvato durante la conversione robotica. Se invece abbiamo una
procedura emergente allora le cose cambiano quindi in questo caso abbiamo ipotizzato sempre
un danno a livello vascolare però che non si riesce a controllare dal punto di vista dei
clamp vls abbiamo quindi dato l'unlocking di emergenza questa volta il secondo operatore
quindi al tavolo operatorio inizia solto, in questo caso lo strumentista coaudiva l'operatore
al tavolo mentre l'infermiere circolante integra i vari strumentari e l'infermiera di anestesia
gestisce il letto e le scialittiche e si coordina con l'anestesista. In seguito con l'arrivo del
il primo operatore che era la console, ci si riorganizza un attimo con la rimozione degli strumenti robotici
e i troccare, quindi l'allontanamento del robot, per poi quindi ipotizzando un clampaggio delle moragie
e quindi poi una riorganizzazione dell'equip.
Allora, cosa dire, intanto vi lascio tutta la bibliografia e faccio una riflessione.
Allora abbiamo ipotizzato ovviamente una conversione robotica di emergenza con il robot ancora in campo operatorio, è vero, succede, non succede, può succedere, può essere d'ingombro il robot, però se dobbiamo convertire, dobbiamo convertire il prima possibile.
Il fattore tempo è importante, quindi la domanda sorge spontanea, qual è il miglior protocollo di conversione che possiamo attuare? Non esiste un miglior protocollo, il miglior protocollo è quello che più si adatta poi alla realtà che abbiamo nella nostra sala operatoria.
Quindi cosa fare? Adesso torno in sala operatoria domani, domani è il sabato, per chi è fortunato è a casa, torno lunedì, torno martedì e quindi cosa mi porto a casa? Di sicuro fare training, fare training di conversione robotica, non farlo solo tra noi infermieri, farlo con tutto il team, farlo con gli anestesisti e farlo con i chirurghi.
e fare training vuol dire anche
fare un gioco di ruoli
scambiarsi
l'infermiere fa il chirurgo
quindi cerca di capire le difficoltà che ha il chirurgo
il chirurgo fa l'infermiere
non è facile
ma è possibile
è stato fatto, è stato un successo
e sicuramente si fa
esperienza di training
si ha la coscienza di ciò che vuol dire fare una conversione
la coscienza di sapere
le difficoltà che ha l'altro professionista
e quindi integrarle
la cosa migliore che si può fare
è trovare lo spazio
per fare queste simulazioni
adottare un protocollo sì
va bene ma non è sufficiente
poi per affrontare in sicurezza
una conversione robotica
e detto questo
io stimolo
tutti quelli che hanno seguito
questa relazione proprio a tornare
nelle proprie sale con quest'idea
di cercare di fare esperienze
il più possibile perché
Perché è vero che i chirurghi sono sempre più bravi, bisogna ammettere, e noi abbiamo sempre meno possibilità, fortunatamente, di fare esperienza.
Quindi quando deve accadere dobbiamo essere preparati.
Grazie.
Grazie Alberto della tua bellissima relazione.
ritengo che tu abbia ragione
in effetti bisogna fare le simulazioni
perché comunque ci aiutano
anche a pensare
perché comunque
può venire fuori qualsiasi cosa
durante la simulazione che magari
non si presenterà mai durante l'intervento
però uno è pronto
perché ci ha pensato
e quindi può aiutare a prevenire
anche eventuali errori
o comunque perdite di tempo
o altri problemi
che si possono verificare
grazie davvero
e io lascio la parola ancora a Sergio
adesso
bravissimo Alberto, i chirurghi sono sempre più bravi
però grazie agli infermieri
che aumentano la capacità di competenza
e di lavora, che diventano più bravi
anche i chirurghi
me l'ha accettato questa definizione
o penso che siamo d'accordo tutti quanti
dunque
molto bravo Alberto
quindi a questo punto sentiamo anche
se c'è, perché se no non lo vedo collegato
Stefano
Sardemme dell'Aquila
Sì, salve, buonasera a tutti
Eccoci qui, Stefano
un altro collega giovane
con tanta esperienza
sulla robotica, ci parlerà un po'
del percorso, penso, del posto
operatorio robotico, no? Giusto?
Quali vantaggi?
Non è specifico nel posto operatorio robotico
Adesso lo vedremo
durante l'esposizione, comunque riguardo
a quell'ambito, certamente
Allora a te la parola, grazie
Condivido lo schermo, eh?
riuscire a visualizzare ancora non lo
schermo vediamo solo te vediamo questo
momento ancora non vediamo secondo
invito i precedenti datori a fermarsi
dopo perché se non ci saranno delle
domande io ne ho qualcuna già che ho
preso appunti dai dopo avremo un bel
confronto e dopo un po di anni che
Milito ecco passa per aprirsi lo schermo
a te la parola
ok, quindi vedremo il percorso
del paziente nel postoperatorio
e quali vantaggi possiamo ottenere
il periodo postoperatorio
è la fase immediatamente successiva
all'intervento chirurgico
la sua durata e la sua complessività
variano in base alla tipologia
intervento, cioè se ci troviamo di fronte
all'intervento di Rutile
o all'intervento di chirurgia maggiore
o alla classe stessa di intervento
intervento di prima, seconda, terza
Scusi, la interrompo giusto per chiederle di avviare la presentazione
perché noi vediamo la sua ripositiva PowerPoint
però non vediamo ancora in presentazione
In teoria sono in presentazione, vedete un attimo?
Vi sentate?
Sì, adesso sì, adesso sì
Come appena vedevamo la pagina di PowerPoint, grazie mille
Per esperto, grazie a voi
Quindi riprendo un attimino la parola
Quindi parleremo del percorso del paziente e del post-operatorio
con quali vantaggi
Incominciamo a individuare da dove inizia realmente il post-operatorio.
Il periodo post-operatorio è la fase immediatamente successiva all'intervento chirurgico.
La sua durata e la sua complessività variano in base alla tipologia dell'intervento,
se è un intervento di routine, un intervento di biologia maggiore, un intervento di prima,
secondo o terza classe, alla tecnica chirurgica che verrà impiegata, se è una tecnica chirurgica
tradizionale, una parodomia, una tecnica chirurgica laparoscopica o robotica, dal tipo di anestesia
che verrà praticata, un'estesia locale, un'estesia locolegionale, un'estesia generale,
dalla presenza e dalla gravità di eventuali complicanze. Come in tutti gli interventi chirurgici
può capitare che queste complicanze siano presenti. Alla fine dell'intervento chirurgico
il paziente può uscire dalla sala operatoria in due modi. Il primo modo, il paziente sveglia
al termine dell'estesia, il respiro spontaneo, stato di coscienza, in questo caso viene sfruttato
il personale infermieristico della sala operatoria presso la sala di sveglio.
Il trasferimento del paziente poi dalla sala di sveglio sarà verso l'unità operativa
di appartenenza, quindi l'infermiero di sala operatoria, quando ritiene che il paziente
sia competente sveglio, lo comunica all'anestesista. Una volta ottenuto il nulla osta dell'anestesista
per il trasferimento del paziente, contatta l'unità operativa per la preparazione del
letto. Il paziente viene trasferito con la parete presso la degenza, accompagnato dal
il personale ausiliario con la cartella clinica in completa.
Atto operatorio.
L'infermiere di sala operatoria passa dei consegni al collega di departo,
riportando l'intervento chirurgico effettuato e le eventuali complicanze osservate.
Il secondo modo in cui il paziente può uscire dalla sala operatoria è sotto anestesia,
quindi intubato con assistenza ventilatoria e monitoraggio dei parametri vitali.
Il trasferimento del paziente alla sala operatoria in due ambienti visita
sarà con l'infermiere che si deve accertare con l'appurazione
con l'estesista
per la disponibilità del letto
presso la terapia intensiva
prima del termine di intervento chirurgico
l'infermiere procede a prendere il letto
dalla terapia intensiva per il trasporto
del paziente. Il letto deve essere
attrezzato di monitoraggio cardiaco
pressione, incroenta
salurimetro, bomba di ossigeno
benveni, pallone di ambo
maschere facciali
cannoli di maglia, cassetta con
farmaci di emergenza in collaborazione
con l'estesista. Una volta
trasferire il paziente dal letto operatorio
al letto di trasporto
un'infermiera accompagnerà l'anestesista
durante il trasporto in terapia intensiva
in entrambi i casi si intuisce
nei primi anni di immunità che non è sufficiente
soltanto svolgere il prezzo del vento di fuggito
ma consegnare le cure
senza ritardi e senza incidenti
nel secolo scorso
si sono avvicendate molte
transizioni vocali
l'ernia inguinale dell'anestesia generale
che veniva eseguita
che per l'ernia inquinata, in stasera generale,
vedeva il paziente a letto per dieci giorni
e nell'undicesimo giorno in cui il paziente si entrava dal letto
spesso si evidenziavano delle embolie formulari
oppure si avevano delle recettive superiori al 20%.
All'inizio degli anni 80, grazie al trio Littestam-Schulman-Amid,
abbiamo avuto l'introduzione della protesi sintetica
e questo tipo di procedura per poter mettere la dettaretina
veniva eseguita in anestesia locale
dando molti vantaggi ai pazienti
che già in terza giornata di solito venivano attraversi.
Altro passaggio vocale è stata la colistectomia laparoscopica.
Sappiamo la laparoscopia, sappiamo la OVEN
all'inizio, dalla lesione della coloscopia alla paroscopia.
Le prime volte che veniva eseguita questa tecnica in vita della paroscopia
si avevano dei danneggiamenti labialiari molto evidenti
dovuti alla fase di apprendimento degli operatori
che stavano cominciando ad eseguire questa tecnica.
Ma in realtà da questi interventi in poi
si è avuta una evoluzione notevole verso gli interventi di microchirurgia
ed oggi possiamo affermare da numerosi studi
che l'utilizzo della chirurgia minimo-invasiva comporta vantaggi clinici fondamentali per i pazienti.
Quali sono questi vantaggi per i pazienti?
Tempo di disperdizione più breve, minori perdi tematiche,
minor rischio di complicanze, riduzione del ricorso ad antitolorifici
durante il decorso a questo paratropio,
un ritorno più rapido delle normali attività lavorative e sociali,
con i protocolli ERAS, riduzione dell'incisione e concomitante riduzione delle cicatrici.
Adesso li vedremo punto per punto in maniera tale da capire il post-operatorio del paziente sottoposto a interventi di chirurgia mini-invasiva come possa avere dei benefici.
La letteratura presentava molte informazioni, ma analizzandole man mano ho notato che a volte erano incomplete per quanto erano i risultati finali di questo nostro intervento, cioè i vantaggi del post-operatorio.
Perché vi spiego, una volta che il paziente tecnicamente veniva dimesso dall'istruttore, in molto casi questo paziente non aveva più rapporti con la struttura stessa, quindi non sapevamo la vera evoluzione della sua dimissione e questo è stato uno dei motivi che ha spinto ad approfondire questa relazione.
E così come le problematiche del paziente stesso nel post-operatorio una volta diviso. Oggi come oggi, questi tempi brevi per la dimissione, 1, 2, 3, 5 giorni, non ci danno la possibilità di avere delle emozioni dietro per quanto riguarda le problematiche che questi pazienti hanno.
e paradossalmente abbiamo riscontrato invece che in alcuni casi
quando il paziente ritorna con delle problematiche importanti
in realtà non riusciamo a intervenire.
Quindi in questo caso possiamo dire che la sanità si adatta
al migliore interesse del paziente
perché fino a qualche anno fa in realtà il paziente
si rivolgeva alle strutture sanitarie per avere delle cure
e quelle cure che gli venivano prestate erano quelle
che venivano offerte dalla struttura stessa.
Invece in questo caso vediamo questo passaggio
in cui è la sanità stessa che fa l'interesse del paziente.
I tempi di ospedalizzazione è più breve.
L'utilizzo dei protocolli Fast Track Surgery o ERAS
riflettono le decisioni degli operatori sanitari
prima, durante e dopo l'adeggenza.
Questo è soprattutto in ERAS,
dove il lavoro di equipo multidisciplinare
permette di avvicinare il paziente
prima dell'intervento chirurgico,
durante l'intervento chirurgico
e dopo l'intervento chirurgico,
seguendo la 360°.
Queste decisioni tengono conto di evidenze scientifiche, audit clinico, multidisciplinità, compiti da svolgere e risorse disponibili ed efficace nel trattamento, intesa come qualità delle cure prestate.
minore perdita ematica
le chirurgie considerate
ad alto rischio emorragico
quali possono essere la chirurgia addominale
la chirurgia ortopedica
la chirurgia orologica, la chirurgia vascolare
la chirurgia ginecologica e la chirurgia non chirurgica
hanno spesso questo tipo di problematica
con la chirurgia
minifasiva questa problematica
è legittimamente ridotta
facendo sì che anche il paziente
postoperatorio non avendo subito le trasfusioni
possa rientrare a casa
nel miglior tempo possibile
possibile, così come le chirurgie o procedure considerate a basso rischio di emorragia,
in cui il paziente, una volta entrato nelle parti di leggenza, nel minor tempo possibile
potrà tornare alla normale attività quotidiana. L'emorragia, che è un'altra conseguenza
dell'intervento chirurgico, che può portare a shock. La sua classificazione va dal tempo
di insorgenza, durante, subito, dopo o per cause tardive rispetto all'intervento chirurgico.
alla tipologia del vaso che siede l'emorragia, sia un vaso capillare, che un vaso arterioso,
e alla sua visibilità.
L'emorragia può diffondersi nella parte tessutale e formare un ematoma di grandi dimensioni,
emometoreo, emitoracee o enzima terapia.
L'emorragia può essere caratterizzata dal trenaggio di materiale ematico all'interno
della cavità corporea, senza limite, questa è senz'altro la più grave, endocavitaria
ed è catalizzata all'oscuro di sangue all'interno di spazi piccoli
che si riempiono fino a creare una pressione verso gli organi circostanti.
È endoviscerale, caratteristica del post-intervento,
può manifestarsi con ematesi o medela
e può presentarsi tardivamente e avere il tempo di lasciare
che il materiale ematico si accumuli fino ad oltre un litro nella cavità interna
e quindi può essere causata da un difetto di emostasi.
I minori rischi di complicanza dato dalla tecnica chirurgica. L'intervento laparotomico esplode il paziente a maggiori rischi di complicanza rispetto all'intervento laparoscopico. Infatti, il taglio chirurgico, laparotomico a causa del maggior coinvolgimento sistemico, pone a diretto contatto i tessuti con l'ambiente esterno, il che comporta rischi di interruzione dell'equilibrio monostatico, più importanti rispetto a quello laparoscopico.
Classificazione delle complicanze del post-operatorio
Sono possibili diverse classificazioni delle complicanze del post-operatorio
in base al tempo di insorgenza, ai segni vitali, agli apparati e sistemi più morti
alla ferita chirurgica, alle condizioni un genere del paziente nel post-operatorio
Riduzione del ricorso ad antidolorifici durante il decorso post-operatorio
Il corretto approccio al dolore postoperatorio comincia con la comprensione delle cause che lo determinano.
È un dolore acuto presente nel paziente chirurgico per via di amartia per i steli, per le lesioni arrecate dalla procedura chirurgica o per il labbro.
L'intervento chirurgico determina due tipologie di dolore.
Dolore intraoperatorio, un dolore estremamente violento dovuto alle manovre chirurgiche.
Dolore postoperatorio, un dolore successivo all'atto chirurgico, un escato dalle lesioni di sudano e prodotto dalla stimolazione del recettore di pericolo.
Ciò che contraddistingue il dolore postoperatorio è il fatto che è prevedibile e prevedibile.
I fattori che possono influenzare la prescrizione del dolore postoperatorio sono l'età, la soglia individuale del dolore, la personalità del paziente,
le informazioni per operatore, la qualità delle reazioni con il personale medico e infermieristico.
La causa principale del dolore postoperatorio sono invece rappresentate dal tipo di intervento chirurgico,
tipo di incisione chirurgica, sede e dorato dell'intervento, organi coinvolti dalle patologie resistenti
che hanno motivato l'intervento stesso, dalla presenza di dolore prima dell'intervento.
Nel periodo postoperatorio, inoltre, la presenza di drenaggi, sondi o cateteri possono aumentare il disagio di pazienza. La nuova definizione del DIA, Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore, definisce il dolore come una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale, associata o che assomiglia a un danno vissutale attuale o potenziale.
Il dolore postoperatorio appartiene pertanto a quelle categorie di dolore dovute ad un danno attuale. Se il dolore postoperatorio non viene adeguatamente trattato, può provocare delle modificazioni del sistema nervoso centrale e periferico che amplificano la sintomatologia dolorosa e ne favoriscono la presenza di dolore.
Per rendere costante e sistemica la relazione del dolore, alla stessa strega con gli altri parametri dati, è fondamentale la relazione clinica della persona al fine di tutto, promuovere l'elaborazione e la distribuzione del materiale informativo agli utenti relativo alla cura del dolore, promuovere l'educazione continua del personale inviuto nel processo assistenziale, sui principi di trattamento del dolore e sull'uso dei farmaci, sulle modalità di coazione delle stesse.
assicurare il monitoraggio dei livelli di applicazione delle linee guida
e l'evaluazione della loro efficacia
riduzione delle incisioni e concomitante riduzione delle cicatrici
Dopo l'introduzione delle tecniche operatorie endoscopiche
spesso realizzate con l'ausilio del robot
e che quindi risultano essere meno impassive
si aprono numerose strade di interventi
che garantiscono il recupero della funzionalità più rapida ed efficace
e con vantaggi per i pazienti
Si sa infatti che le perite chirurgiche soggettano complicazioni che possono comportare l'esito dell'operazione.
Ecco perché oggi si va diffondendo una tecnica chirurgica via via sempre più rispettosa
in quantità di dimensioni e delle incisioni stesse.
Il processo di cicatrizzazione di una ferita, come funziona?
È un processo naturale di ripristino della pelle che mette in atto in seguito la ferita.
Il suo decorso è specifico per ogni individuo e dipende da diversi fattori, posizione, stile di vita, medicazioni e da qualità di vita.
La prima fase è la fase infiammatoria.
Questa fase inizia subito dopo la creazione di una ferita e include la formazione del tappo piastritico e della costa.
La durata media è fra i 2 e i 4 giorni.
Fase 2. Fase proliferativa, chiusura della lesione e sintesi di fibroblasti, durata 10-15 giorni.
fase 3, fase di maturazione
fase finale
il percorso di cicatrizzazione
che prevede il rimodellamento
del tessuto bucano
durata da 21 giorni
e fino a 2 anni dopo la chiusura della ferita
la cicatrice ha un aspetto
definito dopo circa 18 mesi
di evoluzione
ritorno più lati dalle normali attività lavorative
e sociali, protocolli ERS
la mobilizzazione precoce
del paziente è molto favorevole
delle persone sottoposte all'intervento clinico in giro.
Pertanto è importante stabilire con l'infermiere
quanto stimolare la persona alla ripresa del movimento.
Psicologicamente il paziente che inizia a mobilizzare
e a portare e riprendere fondamentali azioni mediali
genera uno stato di benessere psicosomatico
che le aiuterà ad acquisire un'autonomia di relazioni.
I vantaggi della mobilizzazione sono
riduzione della durata dell'agenza in ospedale e in terapeuta.
intensivo. Tasto di mobilizzazione inferiore durante tutto il ricopro, migliore qualità
della vita, mobilità funzionale del paziente alla dimissione dall'ospedale. Mobilizzazione
precoce, se attuata fin dalla sera stessa dell'intervento al giorno successivo, posizionando
il paziente seduto in portona per alcune decine di minuti più forte al giorno, lo aiuta a
migliorare le eventuali azioni corporeali, la circolazione sanguigna e ridurre gli effetti
dell'allettamento. La relazione è finita Stefano? Aspettate un secondo che volevo aggiungere delle
cose un attimino. Siamo qui. Vorrei ripetere il collegamento con voi perché tecnicamente adesso
non vi vedo. Ma non vedi, non per problemi tuo, si stanno adesso ricollegando. Non hai l'audio
Fabio Stefano, ecco, perfetto.
Perfetto. Niente, volevo dire questo. Quando mi è stata affidata questa relazione, ho incominciato a trovare letteratura del materiale, a ricercarli, su vari canali che possono essere, secondo me, quelle più autorevoli, quelle americane e quelle inglesi, ma anche sulla letteratura nostra italiana.
per quanto riguarda quello che ci siamo detti all'inizio della mia presentazione
che è la parte vantaggiosa del post-operatore della chirurgia robotica
in realtà ho trovato molto poco
poi non vuoi perché sia affermata, almeno parlo in Italia, negli ultimi anni
quindi dal punto di vista letterario non abbiamo avuto grandi informazioni
perché per quanto riguarda il processo iniziale del paziente
quindi la base pre-operatoria e la base operatoria, di materiale c'è molto.
Per quanto riguarda il post-operatorio, in realtà le informazioni sono molto carenti.
Soprattutto perché a distanza di alcuni giorni, se il paziente viene dimesso,
le informazioni non sono coerenti con i dati che dovremmo ottenere.
La letteratura americana ha fatto gli studi molto grandi su 250 campioni di persone per più volte e ripetuti nel tempo. Questi studi hanno dimostrato che la chirurgia robotica, quindi una chirurgia minimo-invasiva, ha delle agevolazioni notevoli per il paziente nel post-operatorio.
e hanno esaltato che il caso ideale sarebbe che il paziente sia in buona salute
che l'intervento sia di una chirurgia minimo-invasiva
per portare anche un risparmio all'azienda che segue questo intervento
quindi è pur vero che la tecnologia robotica ha dei costi all'apparenza maggiori
ma vengono comunque recuperati dalla possibilità di dimettere il paziente in tempi molto più rapidi
anche nel caso in cui il paziente
sempre dalla letteratura inglese americana
venga operato
in tecnologia robotica
e non vada direttamente in
intelligenza ordinaria ma in terapia intensiva
si esegue comunque un tipo
di ragionamento in cui il paziente
va svegliato il più possibile
anche eventualmente durante la notte
non si aspetta l'indomani per svegliare il paziente
e rivalutare
tutti quanti i parametri ma bensì appena
si ritiene che il paziente sia pronto per essere svegliato
viene risvegliato
Tutto questo per accelerare il processo di guarigione e ho notato che la letteratura ci porta a conoscenza che per quanto riguarda l'attualità delle tecnologie chirurgiche non bisogna più avere un approccio piano piano, vediamo cosa succede e poi riflettiamo.
In realtà è tutto molto più accelerato e i risultati sono molto positivi. Chi tecnicamente adotta i protocolli, quali protocolli ERAS, li adotta in maniera serrata, ha dei risultati molto vantaggiosi.
Ad esempio, chi adotta il protocollo ERAS in maniera totale ha delle problematiche circa del 9%
quando riguarda i pazienti operati, chi l'adotta in maniera moderata circa il 18%
e chi in realtà lo adotta ma in maniera molto scarsa circa il 36%.
Quindi sono dei valori che ci fanno riflettere di come sia importante
1. la tecnica chirurgica che viene adoperata, in questo caso mini-invasiva
E due, come viene gestito poi il paziente a seguire l'intervento chirurgico. Comunque vedo che la letteratura si sta muovendo molto in quest'ottica, esaltando le chirurgie minimo-invasive. Bisognerebbe portare lo stesso input sulla gestione dei nostri reparti, almeno a livello nazionale.
bene Stefano grazie
e complimenti
ci hai fatto una bella panoramica
di quelle che sono le probabili complicanze
post operatorie e quindi assistenza chirurgica
post operatoria
chiaramente il protocollo ERAS
dai suoi frutti applicato in modo corretto
e concreto
è chiaro che la chirurgia minivasiva
robotica o altre tecnologie
ha comporto insomma
tanti vantaggi
esattamente sì
se Carla vuoi aggiungere qualche cosa
in tal senso che credo che le domande
e tutte le riflessioni le facciamo
dopo la discussione
io ho già maturato delle domande
vediamo un po' se appunto
andiamo avanti con l'ultima relazione
Carla aggiungi qualcosa?
No guarda concludiamo le relazioni
poi parliamo insieme dopo
così è meglio secondo me
Perfetto è chiaro che realizzato quello che ha detto
anche Stefano
nella sua relazione c'è bisogno di
alta formazione, alta competenza
e quindi applicazione di quello che è la nostra professione
E chi meglio di Giuseppe Salamanca ci può offrire questa ultima discussione sul ruolo della formazione, perché la formazione è importantissima. Non vede Giuseppe collegato? Salamanca?
Manca? Ecco di qua, perfetto. Quindi Giuseppe è un esperto della formazione, in quanto da anni fa è a formazione e penso che lui ci dirà, lo sa dell'arte, delle sfide future, ma io dico già immediate sfide, perché penso che stiamo già parlando del futuro, anche se sarà un futuro ancora più complicato.
A te la parola Giuseppe.
Sì, grazie Sergio intanto per la presentazione benevola e il tuo auspicio.
Io vorrei ringraziare ovviamente il professore Palazzini e il presidente di AIPO
per avermi dato la possibilità di condividere con voi questo momento
che ho seguito con grande attenzione, diciamo tutte le presentazioni ovviamente di spessore
e devo dire che chiudendo veramente devo ringraziarli tutti perché hanno tirato fuori
chi in maniera consapevole, chi magari più consapevolmente, tanti temi che diventa sottrattare.
vorrei un attimino iniziare con questa secondo me questa è la chiave del nuovo paradigma a cui
dobbiamo tendere tutti quanti cioè nell'ambito del campo della salute prima qualcuno citava il
concetto di perioperatorio o qualche cosa che sta quindi ai margini di un intervento chirurgico ma
fondamentalmente proprio tutta l'attività il processo chirurgico che è periferico rispetto
la centralità della persona altrimenti se facciamo soltanto un ragionamento di tipo tecnico quindi
operativo corriamo il rischio di perdere la vera dimensione olistica della persona dell'uomo che
in quel momento ha bisogno del nostro aiuto quindi siccome è uscito questo questo concetto così forte
nuovo innovativo ma fondamentale insomma ci tenevo proprio ad aprire la mia presentazione con questo
Con questo è incipito. Io dovrei parlarvi di formazione e proprio in maniera provocatoria ho tirato fuori questa immagine che in effetti non rende assolutamente merito a quello che è il concetto di educazione invece, quindi di somministrazione di conoscenze attraverso percorsi di base che poi vanno incrementati in maniera graduale attraverso tutta una serie di interventi successivi, quindi una formazione post-base,
che in qualche modo mira quello che è un processo di accrescimento delle competenze, è una trasformazione di conoscenze semplici in conoscenze strutturate, quindi in un agire professionale che abbia le connotazioni dell'efficienza e l'efficacia della qualità e anche della sicurezza della prestazione.
Il problema essenzialmente è capire com'è che in qualche modo l'adulto può essere attirato dal processo formativo. Non siamo più bambini, noi sicuramente no, vedo c'è qualche faccia diciamo un po' più giovane, dico la collega Chiara, che ringrazio perché ha tirato fuori veramente concetti tipo, non lo so, l'utilizzo responsabile delle tecnologie che passa attraverso per esempio il processo di formazione.
Il concetto di team working che è proprio una strutturazione anche di un rapporto dinamico anche in ambito come dire di rapporto docente discente se la vogliamo banalizzare e mi è piaciuta anche una cosa dice spesso le cose più semplici sono la chiave diciamo di risoluzione dei problemi più complessi.
Quindi adesso vi citerò uno per uno per dirvi che veramente ho apprezzato le vostre presentazioni. Nella parte sinistra siamo più nel versante dei bambini, cioè c'è un rapporto, come dire, molto diretto, assolutamente non funzionale, qualcuno dice le cose, gli altri assorbono in maniera quasi passiva, insomma, perché quello è il loro ruolo.
Invece nel campo dell'andragogia questo concetto non è più applicabile e le persone ovviamente hanno dei riferimenti circolari anche in termini di relazioni produttive dal punto di vista formativo e di accrescimento delle conoscenze.
Le conoscenze vanno coltivate da piccoli, cioè è chiaro che la formazione di base è una formazione fondamentale e in questo periodo devo dire che noi non ce la siamo vista bene.
Io non so come siete messi voi dalle vostre parti, ma il Covid ci ha costretto a riconsiderare le tipologie, le strategie formative. Siamo andati con la didattica online, ma ancora peggio col tirocino online, che è una cosa che secondo me non si può sentire, perché in effetti ci vuole un rapporto diretto, sul campo, una formazione molto particolare.
Altrimenti viene snaturato proprio il concetto stesso di tirocinio. Però la conoscenza deve essere in qualche modo propedeutica e quello che poi è l'evoluzione, anche l'accrescimento strutturato delle competenze.
Secondo Dreyfus, praticamente noi viviamo questa sorta di ascesa,
partiamo che siamo degli incompetenti,
cioè gente che non ha nessun tipo di esperienza professionale,
io prima ho sentito delle cose veramente,
lo dico veramente con grande orgoglio, indicibili,
cioè infermieri che entrano in mezzo ad una tecnica chirurgica
spiegandola al pari di un chirurgo,
cioè io infatti i complimenti mi associo a Sergio
quando diceva che i chirurghi sono bravi,
ma voglio dire, guardiamo anche un po' dalla nostra parte,
Stiamo al passo sicuramente, così come ho sentito veramente parlare il linguaggio della scienza, cioè la disciplina dell'infermieristica è diventata veramente molto vicina a quella che era la medicina di una volta considerata un traguardo inarrivabile.
Per cui da un passaggio in cui siamo assolutamente bianchi direi dal punto di vista proprio delle competenze si arriva piano piano a superare diversi livelli in un ragionamento progressivo per cui diventa nostro l'ambiente, diventa nostra la tecnica, diventa nostro il lavoro che siamo chiamati a svolgere e riusciamo proprio a contestualizzarlo all'interno di problemi più complessi e a gestirlo anche con un criterio di priorità fra le diverse aziende.
le necessità assistenziali o operative. Quello che vi sto dicendo non è niente di nuovo, tutto rientra all'interno di quello che è la clinical governance,
ci vanno la testa tanta, per cui diciamo quello che è il processo di education e training sicuramente diventano fondamentali.
E qua io richiamo un attimino Alberto che è stato veramente prezioso nella sua presentazione, ha citato le skills, le competenze,
Poi ha parlato anche del training come un aspetto fondamentale a cui bisogna tendere dal punto di vista formativo per creare quelle competenze che sono necessarie a gestire ambienti che sono diventati tecnologicamente complessi, che richiamano e richiedono ovviamente una professionità diversa, più spostata anche sull'aspetto digitale, se mi permettete, che prima era una parte veramente residuale nella pratica infermieristica.
training al di fuori di quello che è invece un contesto più ampio
che prevede l'apprendimento
che può essere anche sotto forma di autoapprendimento
apprendimento strutturato
l'esperienza, la formazione sul campo
le skills di tipo tecnico e non tecnico
ancora una volta qua Alberto le ha citate ripetutamente
ma quello che è anche un aspetto di condivisione degli obiettivi
e con persone che in qualche modo condividono la stessa strategia
il protocollo di conversione in caso di problemi
Qualcuno parlava di scambiarsi i ruoli, ma perché no? Cioè voglio dire ognuno deve sempre sperimentare anche quello che altri provano per capire meglio quando ci sarà il momento della difficoltà e poi ovviamente tutto quello che è lo sviluppo che è necessario per fare questo.
Questo porterà delle competenze sicuramente e anche l'aspetto delle competenze specialistiche non va sottovalutato, diventiamo sempre più competenti e dobbiamo essere pronti a farci valutare essenzialmente per quello che noi siamo, oltre a quello che gli altri ci dicono che sembriamo.
Poi invece io richiamo erente Giuseppe, adesso non vorrei sbagliare, lui ha chiuso la sua presentazione, ha visto i ringraziamenti, lui ha scritto ringrazio il mio maestro, quindi il maestro c'è sicuramente, non dobbiamo demonizzare questa figura, non siamo bambini quindi non è che dobbiamo dire adesso non vogliamo maestri, siamo maestri di noi stessi.
Però il fatto del trasferire un'esperienza, ci sono persone che sono estremamente preziose, io svolgo anche una serie di attività parallele alla parte così istituzionale, mi occupo di tant'altro, e quando ricevo delle persone che vogliono imparare, dico sempre, legatevi a coloro i quali vi possono trasferire dei valori positivi dell'esperienza, altrimenti andatevi a prendere il caffè, non perdete tempo.
Quindi il maestro e il mentore sono figure fondamentali. Ovviamente se noi andiamo poi in un ambiente più complesso, articolato come quello della sala operatoria in cui veramente le dinamiche sono estremamente veloci, rapide, pressanti anche in termini di cambio di priorità, prima si parla della conversione per emorragia, insomma il problema tecnico, andare a realizzare dei percorsi specifici di formazione sul campo meglio se in situ,
cioè quindi diciamo non in ambienti simulati, questo fa sentire partecipi anche di quella realtà. Quindi la robotica è un'evoluzione naturale, cioè come in tutte le cose, come prima avevamo il telefono a disco, per chi se lo ricorda, adesso abbiamo gli smartphone, sono dei piccoli computer, abbiamo i tablet, e dall'altra parte io ho proprio voluto mettere la mano dell'uomo per dire che questo non è un qualcosa di differente, è un connubio solidale,
E io in questo piccolo spazietto, non so se voi riuscite a vederlo perché l'immagine è spocata, ci vedo dentro veramente l'essenza dell'umanità che si sposa perfettamente con quella che poi è l'articolazione tecnologica applicata alle scienze e alle discipline mediche.
Alberto sempre diceva la simulazione, ma la simulazione è fondamentale, è così fondamentale che il nostro Ministero ha messo su un tavolo tecnico che vuol promuovere la simulazione negli ambiti sanitari, con la finalità di migliorare le attività operative e tecniche degli operatori sanitari.
Perché ci siamo accorti che quando mettiamo in servizio le persone spesso veramente sono, come dire, troppo rookies, diciamo, sono veramente a livello così basic che l'aspetto della simulazione invece potrebbe migliorare. Ovviamente la simulazione, attenzione, non è alternativa alle strategie e metodi formativi classici, è integrativa e supportiva, quindi se la leggiamo in quest'ottica sicuramente serve per migliorare le performance.
Ma quando parliamo di simulazione dobbiamo fare un riferimento al concetto di fedeltà, dico che detto da un uomo forse non è molto credibile, però in effetti la fedeltà di attrezzature, se io devo rendere competente una persona sulla piattaforma XI, io devo farlo lavorare in simulazione con quello, con qualche cosa che mime esattamente quel tipo di apparecchiatura.
Questa si chiama fedeltà di attrezzatura, che ovviamente può essere, come dire, scusate, non si vede, vabbè, niente, c'è un'immagine di un simulatore che abbiamo noi, questo l'abbiamo comprato, scusate, non so, c'è un'animazione ma non vale la pena toglierla adesso, è un simulatore, ma ce ne sono tanti, con cui facciamo giocare i medici specializzanti, perché vi immaginate che significa intasare la piattaforma operativa con una serie di persone che vogliono veramente giocare per prendere confidenza con la macchina.
Siccome quello che ha comprato l'università presso cui io lavoro mima fortemente il Da Vinci sia nell'aspetto della console ma anche come esercizi, sapete perfettamente il contenuto in termini di esercizi della valigetta che viene poggiata dietro la console, ci sono anche delle procedure sulla quale si può ragionare, per cui è chiaro che possono aiutare anche dal punto di vista della formazione.
La fedeltà di ambiente, fare lavorare le persone nei posti che poi vivranno, questo diventa fondamentale perché ti fa prendere consapevolezza, è una cosa che si chiama situation awareness, che è molto cara a quelli che fanno simulazione avanzata e ti fa capire effettivamente che tu non sei una cosa avulsa da quel contesto, ma sei parte di quel contesto.
E poi questa è la fedeltà psicologica, perché se lo fai all'interno delle strutture che poi andrai a vivere dal puntista professionale, sentirai i sapori, gli odori, verranno fuori i rumori dei monitoraggi che poi sentirai durante l'intervento, sentirai veramente il rumore della piattaforma robotica o la voce molto sensuale che ti dice come lo devi sistemare.
Quindi anche queste cose si tratta di un aspetto legato a una simulazione che diventa immersiva, partecipata. Poi ovviamente c'è tutta la schiera di simulatori, ci sono dei programmini che girano su computer e attraverso interfaccia minimi si possono richiamare questi programmi cercando di migliorare un po', di rispondere a dei quesiti anche di tipo clinico, questo è un livello di simulazione veramente molto basso.
Poi abbiamo la simulazione procedurale, per esempio l'applicazione di suture oppure anche il posizionamento di strumenti chirurgici nella maniera corretta o anche la vestizione sterile fosse questa, diventano fondamentali per far vivere poi in precedenza, in premessa, quella che poi sarà la futura attività lavorativa.
L'utilizzo di pazienti simulati o standardizzati, quindi trovare dei simulatori di pazienti, i cosiddetti manichini, ma non li chiamerei più così, sono talmente avanzati, oppure attori che si prestano a quel gioco di ruoli cui faceva riferimento assolutamente Alberto.
E poi la full immersion simulation è praticamente proprio quando si fa una simulazione strutturata che viene agganciata a un processo molto più complesso in cui diversi attori interagiscono fra di loro per poi ritrovarsi in alto del briefing cercando di capire dove eventualmente le cose non sono andate.
Perché se noi dobbiamo prendere valore dagli errori che vengono fatti, dando il giusto, come dire, valore, la giusta dimensione al valore dell'errore in sanità è proprio questo, è lo spunto di miglioramento e questo deve essere colto. Anche qua.
adesso però ci spingiamo su un aspetto
perché c'era scritto sfide future e ho detto
insomma se nel 2022 mica posso raccontare
quello che già sanno i miei colleghi, vorrei un attimino
stimolarli, adesso
entriamo nel campo di quello che è
un qualcosa di diverso, è l'applicazione
di tecnologie informatiche
che mettono insieme
ambienti reali e virtuali e che
in qualche modo creano un'interazione
oltre l'aspetto fisico
attraverso anche dei dispositivi
di tipo wearable, cioè indossabili
Non so se qualcuno ha mai sentito parlare dei cosiddetti HoloLens, Google Lens o cose del genere.
Qua entriamo nel campo della realtà, si chiama Extended Reality, dove praticamente la X sono tutte quelle realtà che in qualche modo vanno oltre la realtà fisica che conosciamo.
Abbiamo in campo sanitario la realtà aumentata, che in qualche modo fa apparire dei digital layers su alcune strutture elementi della realtà fisica,
oppure la realtà così mista, la mixed reality che in qualche modo permette anche l'interazione fisica con questi oggetti
anche con quelle apparecchiature che vi dicevo prima
e poi ovviamente abbiamo la realtà virtuale che è la ricostruzione assolutamente virtuale di ambienti e di situazioni
questi sono degli esempi che potete trovare, c'è molto materiale anche iconografico
questo è un esempio di realtà estesa, quindi aumentata
così come si può vedere in un ambiente fisico possono essere proiettate immagini che possono
essere sovrapposte possono creare interazione anche in corso di procedure normali non so se
qualcuno ricorda per esempio un'applicazione che andava molto di moda qualche tempo fa si chiama
pokemon go molta gente cadde nei fossi ebbe incidenti con la macchina perché cercavano
questi pokemon con lo smartphone, è una forma di realtà aumentata che diciamo in maniera ludica
anche questo concetto poi lo vorrò condividere. Esiste poi il mondo della realtà virtuale dove
effettivamente la ricostruzione interamente digitale di ogni particolare fisico di quell'ambiente ma
dove attraverso questi dispositivi che possono essere anche guanti ipertecnologici possono
essere compiute operazioni o possono essere date indicazioni in corso diciamo agli studenti
diciamo, facendo questo tipo di spiegazioni.
C'è la possibilità anche di agganciare l'aspetto dell'intelligenza artificiale
al mondo della virtualità, cioè cosa significa?
Io all'interno di questi contesti virtuali vado a collocare una serie di elementi,
di indagini, di valutazioni in modo da poter coltivare la crescita del talento,
io la chiamo così perché ognuno di noi ha un talento,
basta semplicemente scoprirlo e coltivarlo.
Il mettersi in gioco, da questo punto di vista,
e la parola mettersi in gioco, poi ve la farò, ve la spiegherò un po' meglio alla fine,
secondo me diventa fondamentale, perché giocando, dico io, si impara,
proprio nel momento in cui, anche se sbagli, nessuno si fa male.
Questo è un altro aspetto di applicazione di intelligenza artificiale con realtà virtuale,
in cui vedete come l'operatore, indossando quei visori e quelle manopole,
quei giroscopi che ci sono a livello delle mani, interagisce con l'ambiente virtuale
Quindi lei è esterna a questo ambiente, ma si trova proprio totalmente immersa all'interno di questo.
Questo invece è un intervento reale fatto in una sala operatora coreana,
dove praticamente l'ambiente però è ricostruito in maniera virtuale.
Quindi è una cosa che è un concetto estremamente nuovo, molto rapido, che si chiama metaverso.
Non so se avete mai visto l'ultima pubblicità che gira anche sui canali televisivi.
Vi do una notizia, a Catania c'è stata la prima laurea in scienze politiche attraverso il metaverso in cui la persona dissertava nell'aula fisica mentre tutto il resto della platea degli osservatori si trovava in un ambiente virtuale, ci sono delle piattaforme che le costruiscono, per cui è chiaro che questa non può essere che una frontiera da indagare e sicuramente da gestire come tutte le altre innovazioni e rappresenta anche questa un'altra opportunità.
la simulazione come l'ho conosciuta io
quando avevo l'età forse di Chiara era questa
cioè se volevi mimare
una partita di calcio
te ne andavi in un bar, mettevi una monetina
e questo era il cosiddetto calcio balilla
forse a Sergio verranno in mente
ricordi di qualche tempo fa
adesso la simulazione è totalmente diversa
adesso siamo con le console di quinta generazione
di cosa vogliamo parlare
veramente c'è una partecipazione
e un aspetto di reality
assolutamente indiscutibile
Ma attenzione, questa cosa qua di sfruttare modelli di simulazione è più vecchia di quanto voi non immaginate, e qua farò sorridere Sergio richiamando ancora una volta alla memoria qualche ricordo, tipo questo Sergio, non so se tu te lo ricordi, era il piccolo chirurgo, a me lo regalarono, e c'era questa specie di lavagnetta che bastava toccare i bordi con quella pinzetta, si accendeva il naso e diventava rosso.
dico poi alla fine che cos'è cambiato
forse cambiano le tecnologie
magari adesso possiamo usare il Da Vinci
ma figurati anche quella diventa un'opportunità
come diceva ovviamente Chiara
tutto quello che serve
va preso in considerazione
nel momento in cui tu puoi
e devi realizzare un obiettivo
quindi diciamo all'inizio
quando installarono la piattaforma robotica da noi
ci fecero disegnare la mappa della Sicilia
e con i batuffoli andavano a posizionarli
nella posizione geografica delle province siciliane.
Questa era la prima demo del Danici, quindi figuratevi se questa qua non si può anche applicare.
Però vorrei chiudere con quel concetto con cui è aperta all'inizio.
La moneta è la stessa e la faccia, da una parte e dall'altra, richiamano un'umanità,
perché prima, anche in quegli aspetti di gamification, si chiama così,
quell'aspetto di rendere funzionale una formazione di gioco,
richiamano il gesto la chirurgia è il gesto che poi sia mediato non mediato più o meno vicino al
corpo della persona ma il gesto e il gesto viene fatto compiuto da un uomo senziente dall'altra
parte della medaglia c'è l'altra persona sulla quale questo gesto viene sicuramente ad agire e
a diventare atto chirurgico e il gesto serve per muovere un portaghi serve per muovere una
ma serve ogni tanto anche per fare una carezza in quel posto operatorio che in qualche modo chiude in maniera degna,
rendendo merito a tutte le figure professionali della nostra professione che intervengono in questo processo di cura e di assistenza
e che rendono poi soddisfatta la persona che se ne va a casa forse un po' più contenta.
Vi ringrazio dell'attenzione.
Grazie Giuseppe. Madonna, abbiamo chiuso la grande.
e voglio esaltare appunto
il lavoro del comitato scientifico
quale tu ne fai parte
che veramente oggi ha realizzato
un bel programma scientifico
e io che ne faccio parte
del comitato esecutivo
di questa bella società scientifica
che mi ha fatto crescere tantissimo
e anche se mi avvicino a qualche anno
tra qualche anno che incomincerò
a fermarmi un po'
però mi sento sempre più orgoglioso
e sempre più voglioso
di partecipare e di farne parte
perché questa giornata di oggi
mi ha arricchito ancora di più
di quello che sono appunto i concetti
di tecnologia
il titolo che ci ha
abbiamo iniziato questo corso
responsabilità, innovazione tecnologica
ma soprattutto umanizzazione
il quale potrei fare anche un'esperienza personale
su questo argomento
però mi fermo qui perché mi piacerebbe
molto sentire anche ancora i colleghi
che abbiamo ancora un po' di tempo
prima del 17 che dovremmo chiudere
questa sessione
e prima che chiudiamo voglio ringraziare
veramente il comitato
AICO, questo palazzini ci dà sempre
questa possibilità
ma sicuramente con i nostri comitati
non ci fermeremo qui, andremo sempre avanti
anzi invito anche i giovani
per i quali oggi abbiamo avuto una bella esperienza
una bella parte
di partecipazione
a inserirsi in questo contesto
perché con i giovani che oggi dobbiamo crescere
dobbiamo avere ancora più
indicazioni
motivi per sapere cose più
e per crescere cose più
professionalmente
avremo una prossima riunione subito in presenza
stiamo già lavorando alla grande
continueremo a lavorare tantissimo
quindi vi reggione ad avvicinarsi
alla nostra società scientifica
Carlo vuoi aggiungere qualcosa?
sì sicuramente, prima che passiamo alle domande
ma no, l'ho già detto tanto
lo fiori spazio alle domande
quindi vogliamo passare
direttamente alle domande
Giuseppe di nuovo, tanti ringraziamenti ma tutti i relatori
bravissimi complimenti e la prima domanda chiaramente ma chiara che l'ho sentita così
brava e esperta che mi domandavo da quanti anni che già lavori in chirurgia robotica pochi mi
fa chiara non c'è sì ecco a chiara veramente pochi sono circa due tre anni quindi non si vende ancora
come come ritengo è difficile definirsi esperti diciamo un ambito chirurgico che è sempre
sempre in costante evoluzione, oggi esce
uno strumento nuovo, domani ce n'è già
un altro, quindi non sei mai esperto di
qualcosa. Quindi la formazione fatta sul
campo, come mettevi di salto Giuseppe, è
la migliore, insomma, il migliore
inquadramento da concepire per essere
più competenti possibili. Allora io
ovviamente i nostri chirurghi esigono
che noi siamo sempre più bravi perché
poi la loro bravura viene subito
dimostrata, no? Sì, diciamo che la
La formazione sul campo è sicuramente un ottimo training, un po' come ha detto anche
il collega Giuseppe, il training maestro-apprendista, cioè io apprendo dalla persona più esperta
che mi può insegnare di più.
Certo, secondo me questo deve essere anche un po' affiancato ad un processo di formazione
standardizzato, cioè io posso incontrare la persona super esperta ma che magari mi insegna
ciò che lei ritiene sia la cosa più giusta.
in base all'esperienza e al suo credo, però ecco dare anche insieme ad un training on the job affiancato ad un infermiere esperto, dare anche un programma formativo dato da nozioni standardizzate che un po' possano creare lo stesso livello di competenze e conoscenze nel team infermieristico.
Quindi è chiaro che con la nostra conoscenza e l'applicazione delle metodiche produciamo i protocolli perché sentivo prima il collega Giuseppe se non sbaglio, in quanto parlava di protocolli ma è un protocollo aziendale, è chiuso lì nell'azienda stessa perché mi fa capire che ho capito che i corsi di formazione per gestione robotica non è che ci siano tanti in giro,
Tant'è che probabilmente in AICO stiamo pensando già a preparare e quindi a formare un format per un corso unico generale nazionale dove potete appunto lavorare su dei protocolli precisi. Giuseppe in questo mi porti la forza per quanto sto dicendo?
Sì, infatti anche io ne ho visti pochi in realtà in giro, l'azienda per cui lavoro, grazie soprattutto a poche figure che si mettono davanti a riuscire a formare e appunto fare dei veri e propri corsi,
Noi appunto in azienda, come diceva il dottor Salamanca, abbiamo pure noi un da vinci per fare training come simulatore e ogni anno riproponiamo assieme alla bimedica, con il supporto della bimedica, appunto un corso di formazione, ormai saranno due o tre anni che viene fatto.
ogni anno sempre più ricco
anche perché i chirurghi stessi
si rendono conto che in realtà
come abbiamo ben detto
il nostro sapere
le nostre capacità
amplificano in realtà
affermano
le loro bravure e quindi
ci vogliono sempre più competenti
sempre più preparati
e grazie a questo appunto
noi riusciamo comunque a fare
dei corsi
che comunque interni
l'anno scorso invece è stato proposto
non soltanto per la nostra azienda
pure se non ne sono
non so
precisamente perché appunto non è stato
gestito da me ma da miei colleghi
appunto uno di quelli che ringraziavo
è stato colui che
appunto ha
fatto questo corso di formazione
e si è impegnato in prima persona
sì infatti
io i primi anni che sentivo
l'inserimento del robot c'erano tanti problemi
questi problemi ovviamente
sono portati soprattutto tra chirurghi e tecnici
che gestiscono queste tecnologie
oggi invece
mi pare di aver capito che sono solo gli infermieri che gestiscono
il tutto, è vero, perché la conservazione
e la potenzione, la pulizia, la sistemazione
degli strumenti e soprattutto
effettivamente biobilistica
si, almeno
per quanto riguarda la mia realtà
la realtà per cui lavoro
la gestione, la gestione del magazzino
la creazione stessa di un vero e proprio
magazzino che poteva
facilitare il nostro lavoro
è stata presentemente nostra
con il supporto
e l'appoggio
dei nostri superiori e cominciare
da nostro coordinatore ma nello stesso
tempo dell'azienda stesso
però si è
prettamente infermieristico in realtà
la gestione di tutto
sentite parlare di costi, noi coordinatori
ci diciamo, prestano
sulle spese, sui costi
sul report
economico spesso e frequente
su questi strumenti costosi
ma sono costi effettivamente
molto alti oppure sono costi frequenti
che poi determinano un budget alto
da gestire
forse non sono state chiare una domanda
cioè i costi che derivano
dall'utilizzo della robotica
sono determinati dagli strumenti
monous che vengono utilizzati
ti rispondo io Sergio
che è una cosa che sento da anni
Perché sono forse quella che fa robotica da più anni. Il problema sono i costi relativi agli strumenti, perché comunque l'intervento ha un costo veramente alto. Per capirci, si utilizzano più o meno strumenti che hanno un tot di vite e ogni vita costa sui 1000 euro, quindi quando utilizzi 3-4 strumenti utilizzi solo 4000 euro solo di strumenti.
però ci sono degli studi che comunque dimostrano come questo costo dell'intervento
sia spalmato poi su un risparmio relativo a tutto quello che sono le minor complicanze
le minor trasfusioni, minor infezioni e soprattutto minor ospedalizzazione del paziente
perché un paziente che sta due giorni in ospedale rispetto a una settimana ti costa nettamente meno
E quindi alla fine si è visto che il robot costa meno rispetto ad un intervento in open o in laparo su certi interventi, perché poi ovviamente come si diceva anche questa mattina dipende dal tipo di intervento che si fa e quindi i costi possono essere maggiori, più robot utilizzi ovvio che costa di più e bisogna anche lì valutare, come diceva Caputo questa mattina, comunque che cosa utilizzare anche da un punto di vista di necessità e di economicità.
Quindi più usiamo tecnologie avanzate, più i costi scendono in base all'assistenza e guarigione più veloce del paziente, giusto Carla?
Sì, questo è un po' il concetto.
Arrivare a metaverso significa ancora abbattere di più i costi di assistenza postoperatoria e guarigione molto più veloce, più avanzata, giusto?
Un'altra cosa che vorrevo chiedere qui...
Sergio?
Sì?
No, scusa, volevo semplicemente dire, no, allora, innanzitutto la formazione non può essere, come dire, trasversalmente proposta a tutti perché deve essere in qualche modo customizzata, quindi non voleva essere, anche per rispondere a Chiara, che quello è la panacea per tutti.
Chiaro però che il protocollo che utilizza Giuseppe Su a Verona, se non ricordo male lavora lì, magari da me è un vestito troppo stretto, troppo largo, quindi ogni realtà poi alla fine si va a organizzare.
Sul discorso costi parliamo, noi usciamo ovviamente, non perché ma è così, da un periodo in cui Abimetica non aveva competitor e quindi quando nel mercato si fanno investimenti anche di un certo onere è chiaro che poi la ricerca, lo sviluppo, queste tecnologie così avanzate in qualche modo devono far rientrare i capitali investiti, quindi non ci trovo niente di male.
Sul discorso dei costi per esempio noi viviamo un problema, io non so se Carlo, la collega vive la stessa cosa, i nostri DRG su alcuni interventi sono nettamente sfavorevoli dal punto di vista del rimborso, però devo dire che da uomo se domani dovesse avere un problema a livello prostatico, se mi facessero un intervento robotico, un nerve sparing, forse sarei anche più contento,
visto che è ancora 55 anni, quindi la vediamo all'interno di un contenitore di benessere ben più ampio che va oltre il costo secco, quindi secondo me noi dobbiamo in qualche modo però capire che l'ottimizzazione, l'appropriatezza, l'utilizzo delle risorse diventa poi valore, questo sicuramente sì, ho voluto portare anche quest'altro elemento di attenzione.
provocatoriamente l'ho inserito questo argomento
perché noi i coordinatori
è utile oramai
che sia l'amministrazione, che la farmacia
ci chiede continuamente insomma di
mantenere e contenere i costi anche sui
capitolati che andiamo a formare
quindi io faccio parte di capitolati
di commissioni capitolati quindi
il ragionamento è sempre lì, è chiaro che
noi cerchiamo di portare sempre la qualità
del servizio e degli strumenti
dei dispositivi e non
la quantità economica a risparmio
ma in eccedenza vuol dire che puoi avere
questi vantaggi
che seguono
volevo chiedere a Chiara
hai parlato degli errori frequenti
più frequenti che possono accadere in domotica
a te quanti errori sono capitati
in questi tre anni di esperienza
numericamente
non posso quantificarli
i piccoli errori sono quelli più frequenti
cioè quelli correlati magari alla vestizione
del braccio che magari
frettolosamente si fa
il test non viene riconosciuto
quindi magari quando stai per iniziare l'intervento
inserisci lo strumento
vedi che ti dà questo allarme lampeggiante
quindi poi quelli sono piccoli problemi
che riesci a gestire velocemente
grandi problemi sono quelli correlati alla conversione
di cui ha parlato Alberto
ed è stato veramente molto interessante
perché è proprio vero che bisogna sapere cosa fare
in maniera molto veloce
perché poi è lì la perdita di tempo
che ti porta a non saper gestire appropriatamente la situazione, è un po' tutto riconducibile alla formazione, cioè se io non so che devo fare non so neanche come agire. Grandi errori di sistema non ne ho, personalmente non ne ho avuti.
Diciamo anche la presenza dello specialista che non c'è sempre, però a volte viene, il fatto che c'è una rete telefonica, un supporto telefonico che puoi chiamare nel momento in cui si presentano degli errori che non riesci a comprendere, perché magari per esempio l'errore del cavo, se il cavo non funziona non ti dà un segnale, cioè il chirurgo preme il pedale ma non eroga energia.
quindi anche in quel caso magari dici che cosa sta succedendo non riesco a capirlo chiamo
l'assistenza l'assistenza un po mi aiuta da remoto ecco quindi niente rimasto non gestito
ecco però io ho un'esperienza così piccola che magari colleghi possono dire è importante
applicazione sul campo la determinazione il coraggio soprattutto e le capacità di capire
subito bene beh sì certo il riconoscimento tempestivo è la prima fase insomma se io non
riesco a capire che c'è un problema, non riesco neanche
a gestirlo, quindi è un po'...
Ovviamente chiedo ad Alberto di
specificare bene questo argomento che
lui ha specificato, ha parlato
appunto del
controllo degli strumenti
delle apparecchiature, il giorno prima
già stesso, della salvatore, quindi avete
una checklist che voi già prima
di iniziare un'attività chirurgica robotica
la espedate, la applicate
e preventivate
appunto quelli che sono i probabili
problemi, giusto Alberto?
Sì, forse l'ha detto Giuseppe
questo del
sì, comunque generalmente
quando si fa la checklist di sala
operatoria bisogna controllare che ci
siano tutti gli strumenti
anche quelli magari non previsti
dalla standardizzazione, dal protocollo
di quell'intervento
in sé, quindi
sì, è giusto, mi è piaciuto
che avete colto la provocazione
che ho detto che i chirurghi sono sempre più bravi
questo sicuramente non va
a discapito di noi perché anche noi siamo sempre più bravi
però il concetto fondamentale
è che i chirurghi
fanno molto training
rispetto magari a una volta
quindi si impegnano anche ad andare
nei grossi centri a fare dei training
robotici
e quindi
poi la provocazione è
anche noi facciamo dei training
e se facciamo dei training li facciamo insieme a loro
perché siamo sempre un team
alla fine quindi ma mi è piaciuto molto questo appunto il fatto dello scambio dei ruoli del
training questo è molto bello perché dico che non è l'esperienza meridionale ma un po così a
macchie leopardi in tutta italia non è che c'è tanto rapporto di convivibilità tra chirurghi
e infermieri giusto cioè non parlo dei maestri perché i maestri vogliono vivi bravo l'esperienza
mi induce a dire queste cose
invece con chirurghi
che appunto stanno in formazione pure loro
è difficile avere questo rapporto, no?
Sì, è un po' più difficile
però quando si tratta di fare formazione
anche loro si mettono più in gioco
e alla fine diciamo che
se hai informazione
la formazione non serve solo per acquisire
le non tecniche skills
ma anche proprio per entrare
in contatto anche col chirurgo
qui non si tratta non si tratta solo cioè si va oltre la professionalità si va con una
collaborazione stretta e si va con un'empatia su quello che sta provando l'altro sul capire
che cosa stavi sta vivendo il chirurgo e quindi di conseguenza come noi possiamo aiutarlo con la
nostra esperienza laddove c'è un team sicuramente che la salvatore è molto insomma preparati
avanzata, ovviamente, con risultati
efficienti. Quanti infermieri
e quanti ossi sono presenti nella sala operatoria
con una attività chirurgica robotica?
Nella nostra realtà?
No, chiedo un po' così a tutti
quelli che fanno robotica frequente
di quanti infermieri voi siete presenti
in una sala che abbia
una seduta robotica, chirurgica robotica?
Allora, noi abbiamo
tre infermieri
e tre infermieri, non abbiamo
l'osso per ora in sala operatoria, però
però so che in alcune realtà invece è presente l'OS al posto dell'infermiere circolante,
quindi vengono avviate con due infermieri e un OS.
Con due infermieri e un OS, il rapporto è questo insomma?
No, da noi ad esempio abbiamo tre infermieri più l'OS in sala che avvia l'intervento
e poi esce e fa le sue cose, però tre infermieri rimangono durante tutto l'intervento.
noi siamo due
due infermieri intercambiabili
tra circolante e strumentista
un os
presente in teoria
e
basta
da norma
essendo il robot
un fattore che aumenta la complessità
assistenziale dovrebbero essere
presenti tre infermieri come appunto
la realtà di Carla
almeno tre infermieri che vi
Nella mia realtà, nella realtà in cui lavoro io, c'è lo strumentista, l'infermiere circolante OOS, l'infermiere di anestesia è un'equipe a parte, che quindi non andiamo a indicare completamente presente, sempre presente in sala.
ultimamente nell'ultimo anno cerchiamo di riuscire a essere tre figure la mattina per
preparare l'intervento e partire quindi in tempi consoli ma durante l'intervento si è sempre in
due quindi mi confermate che già lo standard con lo strumentista sono tre imprimieri presenti con
la robotica la stessa cosa non è che il cambio è più importante è chiaro tre imprimieri bravi
in una salvatoria possono diventare
anche sei ovviamente
per fare un po' di
bene io mi avevo
segnato un po' di tutte queste domande
provocatorie pure diciamo per interpretare
anche quelli che sono stati
partecipanti
che hanno assistito a questa
formazione bellissima ovviamente a tutti di nuovo
vedo il presidente collegato
non so se ci vuole aggiungere
qualche cosa il presidente Claudio
Puttarelli ci vuole aggiungere qualche
cosa in tal senso che siamo più o meno
alle 17 quindi
penso che andiamo a terminare
questa sessione
io volevo solo
ringraziare
Carla e ringraziare
te Sergio per la grande moderazione
e tutti i relatori che hanno
partecipato a questa sessione
ringraziare il professor Palazzini
perché anche in questo diciannovesimo
per il suo trentatresimo
congresso, il nostro diciannovesimo
insomma abbiamo collaborato
egregiamente e speriamo di
collaborare sempre
anche negli anni futuri
diciamo che vorrei
concludere se mi permettete
proiettando una slide che
riassume
se ce la faccio
se riesco a
che riassume
diciamo
quello che
è stato
il presidente poi io volevo
un appello alla fine
Sì, volevo solo ricordare il grande lavoro che sta facendo AICO come società scientifica nell'evoluzione della professione infermieristica che come è stato visto anche oggi pomeriggio la tecnologia, la formazione, l'identificazione delle competenze sempre più avanzate e AICO si sta muovendo nella certificazione di queste competenze come garante della formazione,
ma soprattutto anche a livello universitario
oltre che ad avere la facoltà di certificare le competenze
con un percorso ad hoc di infermieria sanoperatoria
e questo congresso dal 9 al 10 novembre 2023 a Riccione
è proprio il punto focale
cioè la competenza avanzata
l'opportunità che dà AIPO
e dà all'infermiere
non solo di sanoperatore ma di area chirurgica
perché questo è il tempo appunto di cavalcare il concetto delle competenze avanzate che sono sempre più necessarie anche per dare risposta alle nuove tecnologie che usiamo tutti i giorni per dare risposta anche sempre con sempre più competenza ai mutati bisogni del paziente sempre più complessi. Ecco questo volevo concludere con questa immagine.
Carlo vuoi aggiungere qualcosa che poi volevo chiudere con un appello?
no no io ti lascio parlare
ti lascio fare il tuo appello
che oramai
da un po' di anni finalmente
l'appello è ai giovani
perché come vedete
come avete visto AICO io sono tanti anni
che ne faccio parte
è formato da persone non super professionisti
ma modesti professionisti
che lavorano ancora nelle proprie realtà
io sono a lavoro oggi qua
mi sono chiuso nell'ufficio
e sto con voi a lavorare e a capire
ed è stata una giornata per me
molto impegnativa ma anche di formazione molto alta di formazione mi ha fatto capire anche tante
altre cose e quindi io spero che i giovani si avvicinano più al laico alla nostra società
scientifica ci danno il loro la loro diciamo freschezza come devo dire professionale per
essere ancora più grandi e più bravi questo è il mio appello che mi orgoglisce sempre di più
questa società e che mi fa andare avanti sul lavoro in modo sempre più diciamo affettivo e
impegnativo. Rivedo fra qualche anno forse stato in pensione ho subito anch'io un problema e ho
capito effettivamente che quanta l'umanizzazione è importante anche se subisce un intervento che
va alla fine benissimo viene trattato benissimo ma l'umanizzazione ragazzi vedete io l'ho subita
ed è la prima cosa che fa parte
di un miglioramento dell'attività
ipermedistica e
assistenziale. Io ringrazio
tutti, ringrazio il Presidente, ringrazio
il Professor Palazzini
che ci ha dato questa possibilità, speriamo
che la prossima volta ci vediamo sempre in presenza
e alla prossima
occasione nazionale che è questo
congresso, ma ci sono tanti
eventi regionali che
ha un'attività veramente frequente
se vi collegate sul sito
internet ci sono tanti indirizzi
e tante occasioni e tante formazioni
che effettivamente
farne parte ne vale la pena
grazie a tutti
se avete qualcosa da aggiungere io vi ringrazio
ci vediamo prossimamente
grazie a tutti
grazie a tutti
hai fatto la parola a tutti
hai fatto la conclusione ideale
bello che tu sia
Giuseppe grazie sempre
no grazie a voi
quando parli tu
no no no
quando parlano gli altri invece
Io ascolto con attenzione perché anche noi cresciamo, basta una parola anche di una persona un po' più giovane, è un concetto, e diventiamo sempre più ipertrofici nelle nostre conoscenze, quindi ho apprezzato veramente tutti i relatori, ci mancherebbe poi ovviamente voi come moderatori, ma vi conosco anche per quello che siete, oltre questo lavoro così, questo strapuntino poveridiano, e quindi perfettamente sai quanto apprezzi il lavoro degli altri.
ai ragazzi, ripetiamoci presto
perché è l'obiettivo
di fare una procedura
nazionale su quello che
l'assistenza robotica
è in essere
quindi vediamo che cosa dicono gli sponsor
che cosa ne dicono un po'
tutte le commissioni e andiamo avanti
ragazzi a presto, è stato un piacere
grazie a tutti
grazie a tutti e buon weekend
grazie a tutti
grazie a tutti
ciao a tutti
arrivederci a presto
grazie professor Palazzini
arrivederci grazie a tutti
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