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12° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 1° SESSIONE QUALITA' e INNOVAZIONE Moderatore: L. Cappelli (Bari) Innovazione tecnologica: cosa cambia per l’infermiere S. Bianchi (Rimini)
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Buongiorno a tutti, sono già stata presentata, sono Sabina Bianchi, il coordinatore del blocco operatorio di Rimini.
Rimini, sapete, intanto scusate, ringrazio l'organizzazione per l'invito, la dottoressa Caputi, Casoramo e anche il dottor Massimo Viola che doveva essere presente e ci ha fatto fare questa relazione e ha rinunciato alla sua.
Dicevo facciamo parte dell'azienda di Rimini, sapete che da qualche tempo, da un paio d'anni circa, ha fatto questo grande progetto dell'azienda Romagna, ha unito i quattro grandi presidi ospedalieri, Rimini, Ravenna, Furlì e Cesena, per un totale di 25.000 dipendenti, 14 presidi ospedalieri, eccetera, eccetera.
Quindi tornando al discorso comunicativo, immaginate che cosa significhi. Ho fatto due chiacchiere prima col collega di Tricase dove diceva noi tutte le mattine alle sette e mezza quando possiamo andiamo a salutare o comunque chiacchieriamo e ci confrontiamo col direttore generale.
pensate noi con 25 mila dipendenti
il direttore generale sta a Ravenna
noi stiamo circa
a 50 km di distanza
piccola premessa
allora intanto io farò solo
qualche piccola considerazione
qualche riflessione perché poi la relazione
vera la cederò
agli attori principali
l'attore principale della sala operatoria
che è Filippo Vaccarini che è uno strumentista
un infermiere della nostra sala operatoria
perché noi coordinatori
in genere chiacchieriamo molto
poi ci piangiamo addosso invece
i veri operatori sono quelli che secondo me
dovrebbero veramente
rappresentare
anche in questi casi
dicevo la nostra
è una sala operatoria che fa mediamente
12.000 interventi all'anno
ha incluse
le diverse discipline chirurgiche, una chirurgia
generale che si occupa soprattutto
di una chirurgia ad alta complessità
quindi epatica
gastrica eccetera
una chirurgia ginecologica, una chirurgia vascolare, chirurgia pediatrica, ortopedica e le discipline specialistiche come l'orologia, l'otorino, eccetera.
Allora il nostro titolo, ripeto, qualche considerazione veloce, non vi tediero molto, anche perché il filo, visto che l'oggetto è già stato trattato anche dalla dottoressa, dal chirurgo e anche dall'anestesista,
perché comunque ha un filo comune, tecnologia e innovazione. Allora fonte di rischio e opportunità di gestione, chiaramente se lo chiediamo a una platea di giovani è sicuramente una fonte, un'opportunità di gestione perché chiaramente il giovane ha il mezzo, ha avuto il mezzo a disposizione già da piccolo, gli viene dato nel biberon,
Vedete, vi capita di andare a cena la sera, si vedono le famiglie intere, babbo, mamma, figlio e figlia, ognuno col proprio gioco e quindi l'impatto della tecnologia nel giovane è sicuramente facilitato.
Insomma, siamo nell'era della robotizzazione, non solo strumentale ma anche abbiamo cominciato senza bisogno di andare in Oriente o d'altra parte oltre l'oceano, comunque abbiamo già avviato, abbiamo già impostato, ci sono già in giro per le corsie i robot chirurghi che rispondono, questo in Francia, rispondono alle domande più frequenti dei pazienti
mentre loro sono a congresso o in sala operatoria.
Beh, può essere un'ottimizzazione di tempi, quindi il chirurgo chiaramente è in sala,
intanto qualcuno risponde al paziente in reparto.
Non solo la robotizzazione del chirurgo, ma anche la robotizzazione infermieristica.
Ci sono già dei robot infermieristici, soprattutto nel trattamento e gestione
dei pazienti fragili che non hanno autonomia.
Quindi sicuramente ha portato sviluppo e ottimizzazione.
Tuttavia io credo che più aumenta la fragilità del paziente e sicuramente più aumenta il bisogno di contatto come diceva la dottoressa, quindi sicuramente soprattutto nel nostro ambiente in ambito chirurgico dove sappiamo che l'ansia preoperatoria la fa da padrone, il contatto non dovrebbe essere perso di vista.
Chiaramente siamo riusciti a traghettare anche le nostre emozioni via satellite, l'opportunità comunque è quella che dall'altra parte qualcuno sicuramente c'è che ci ascolta e qualcuno risponde.
Ora sappiamo che in Italia il debito pubblico mi sembra equivalga a 2.200 miliardi, insomma sicuramente alla sanità non ne viene, in qualche maniera viene toccata,
Quindi siamo in una situazione per cui le risorse sono in diminuzione, le esigenze sono in continuo aumento, ci si aspetta che con meno mezzi si produca di più, perché questo è, e quindi cresce sicuramente un diffuso senso di inadeguatezza, lo sentiamo tutti, lo sente l'infermiere di corsia, di sala operatoria, lo sente il chirurgo, lo sente il paziente.
Ora abbiamo parlato di comunicazione, il chirurgo con l'anestesista in sala operatoria, l'infermiere, l'OSSE, abbiamo parlato però di sala operatoria, non abbiamo parlato di percorso chirurgico per intero che è comprensivo di degenza, pre-ricovero, di ambulatorio e questi ancora lavorano su un percorso frammentato.
e crediamo, faccio un passo indietro scusate, ci sono dei sistemi, magari ne parlerò dopo,
ci sono dei sistemi che ci aiutano sicuramente a capire quanto la tecnologia ci può essere d'aiuto.
Non lo ripeto perché sono a Romagnola, ci sono molti S, se c'è Massimo Viola che mi ascolta
mi prende in giro per due giorni, quindi diventa uno show, ma questo è un sistema di valutazione
multidimensionale e multiprofessionale che ci permette la valutazione di un'eventuale implementazione
e impatto sul personale, dell'eventuale introduzione di tecnologie, eccetera.
Noi da che cosa siamo partiti? Siamo partiti che possibilmente dobbiamo iniziare a rivoluzionare il pensiero,
quindi pensare in maniera innovativa, uscire dagli schemi e quindi abbiamo, partendo ancora prima,
La dottoressa diceva e anche l'anestesista, sappiamo che il Ministero ci dà dei dati inerenti agli errori, gli eventi avversi costituiscono l'80% delle cause di errori, la comunicazione rappresenta l'80% delle cause di errori e quindi abbiamo costruito il nostro percorso su questo dato.
Sappiamo che nella realtà di tutti noi, non so voi sicuramente riuscite a fare meglio, ma ancora oggi una semplice ricerca di informazioni diventa una caccia al tesoro, il rumore di fondo è l'informazione più accreditata,
dobbiamo andare a verificare o cercare chi ha firmato per delegare responsabilità e questo soprattutto tutti arrivano, deve essere pronto l'uno di oggi, quindi si ferma tutto e si deve in qualche maniera lasciare stare quello che si stava già facendo.
Quindi riteniamo che senza una forte tradizione a monte, con persone che hanno lavorato per tanto tempo in una certa maniera, dovendo fare cambiamenti difficili, avremo poche speranze senza un programma di comunicazione, qui torniamo, e coinvolgimento del personale al processo di cambiamento.
E qui è importante, se vogliamo cambiare una mentalità, il tipo di comunicazione per cui non possiamo fidarci al social, che ha costituito migliaia di reti, eccetera, ma dobbiamo avere una comunicazione sociale perché poi la comunicazione verbale è quella che dà più efficacia, è quella che dà una relazione più diretta.
e qui ancora l'importante della comunicazione
adesso arriviamo a quello che noi abbiamo pensato di fare
abbiamo immaginato il nostro filo guida
il nostro fil rouge appunto la comunicazione interna
abbiamo cercato di consolidare l'esistente
abbiamo valorizzato il capitale sociale
ciò che abbiamo
abbiamo dedicato dei gruppi di lavoro
e soprattutto anche se ormai è una cosa
che ormai non ce lo possiamo più sentir dire
perché tutti quanti lo diciamo in maniera
sta diventando ormai retorica
L'integrazione medico-infermieristica, che cosa abbiamo fatto? Questa è una fotografia del nostro meeting di cui ne parlava stamattina la collega, un meeting multidisciplinare dove sono presenti tutti i professionisti, anche l'infermiere di pre-ricovro, l'infermiere di reparto.
Abbiamo pensato di progettare un sistema attraverso il quale l'infermiere di reparto esca dalla propria scatola, come vi dicevo prima,
e attraverso un progetto appunto intitolato corsie avanzate, attraverso una formazione tecnica, l'abbiamo fatto andare in sala operatoria.
In sala operatoria non certo ad imparare a strumentare o a imparare a fare l'infermiere di sala, ma per capire che cosa succede dall'altra parte.
Viceversa l'infermiere di sala operatoria l'abbiamo fatto uscire e l'abbiamo fatto entrare attraverso una formazione relazionale in reparto a cominciare a condividere il percorso, quindi a parlare con gli infermieri di licenza, a cominciare a strutturare il colloquio preoperatorio, l'abbiamo chiamato parola che cura e quindi l'infermiere di reparto ancora verso l'ambulatorio chirurgico infermieristico.
L'abbiamo chiamata corsia avanzata, avanzata quanto? Abbiamo detto l'ambulatorio chirurgico-infermieristico dove l'infermiere gestisce il paziente nella post-dimissione, anche questo credetemi non è stato semplice perché è l'ambulatorio chirurgico-infermieristico come l'infermiere non può firmare, non può fare il referto, ma insomma nell'ambulatorio chirurgico-infermieristico post-operatorio a casa il paziente quando torna di che cosa ha bisogno?
ha bisogno di tante informazioni che si chiamano e fanno parte di tutta quella fetta importantissima dell'infermieristica educazione sanitaria, in genere prima veniva gestito dal chirurgo che stava dall'altra parte della scrivania davanti al computer, tutto bene, tutto a posto,
e l'infermiere gestiva la ferita e diceva
sì, ti puoi fare la doccia, puoi mangiare, puoi bere, eccetera.
Beh, lì abbiamo ottimizzato le risorse,
il chirurgo sta dove deve stare,
l'infermiere gestisce il paziente nella fase post-divisoria.
So che qui lancio delle provocazioni, ma non lo voglio fare,
lascio lo spazio a chi...
La parola che cura ancora, l'infermiere di saloperatore,
sapete quanto sia importante il colloquio preoperatorio,
Ormai ci sono dati che hanno confermato che una buona riduzione d'ansia nel preoperatorio riduce anche l'adegenza nel postoperatorio. Quindi, assumendo non solo il chirurgo da solo ma tante mani, quali sono state le difficoltà?
ma forse queste, le gerarchie, le abitudini, le paure, queste lo sappiamo, abbiamo però somministrato dei questionari al nostro gruppo di lavoro e il gruppo ha risposto bene, abbiamo chiesto se loro intendevano e se secondo loro era efficace partecipare a dei gruppi di lavoro dedicati, partecipare a dei lavori di gruppo multidisciplinare e la risposta è stata assolutamente positiva.
Oltre a questo ci sono anche metodologie che stiamo importando dall'industria, le famose metodologie, una metodologia snella che cerca di snellire i processi di produzione, sapete l'abbiamo importato dalla Toyota, e cercando di evitare gli sprechi.
Sono tutte metodologie che ci possono aiutare, attenzione, però l'industria produce profitto, la sanità dovrebbe produrre salute, però sappiamo anche che ce n'è da scartare di cose, soprattutto nelle sale operatorie.
C'è sempre qualcuno che aspetta qualcun altro, quindi forse qualche deprociualizzazione nel percorso deve essere fatto.
Esatto, quindi sono convinta che la produzione snella non abbia nulla a che vedere con la sua tecnologia, ma è il modo di convincere a una sana complicità collaborativa, per me sana complicità collaborativa vuol dire anche che oggi sono partiti da Rimini alle 3.45, ho 7-8 colleghi per venire a dare un pochino di supporto e sostegno al collega che poi relazionerà,
Questa per me vuol dire avere raggiunto in parte l'obiettivo, ci sono persone presenti in aula della nostra sala operatoria che fanno parte, che non hanno quasi mai evidenza, la Giovanna ad esempio, ma che senza di loro non si riuscirebbe veramente a fare il passaggio successivo.
sono anche fortunata di lavorare
perché questa è pura casualità
io non faccio parte della sala portale da molto tempo
sono da qualche mese
provengo da aree chirurgiche, diligenze, diambulatorie eccetera
sono fortunata perché non è quindi merito mio
hanno già fatto tutto loro
di poter lavorare in un gruppo di lavoro veramente capace
veramente competente
soprattutto ha una spinta molto forte
Molte di loro sono giovani e questo con la tecnologia vuol dire, a parte me e Lella che abbiamo un ditone come dice lei sempre per poter attivare, però la maggior parte di loro sono giovani quindi non hanno sicuramente difficoltà con il mezzo e con le tecnologie.
Tuttavia credo che è necessaria una spinta umana che ristabilisca l'equilibrio e questo comunque va a ricalcare i concetti precedenti, quindi anche qui c'è una ripresa di quello che diceva precedentemente la dottoressa, più tecnologia, più bisogno di contatto umano.
questo concludo, ruolo dell'infermiere
tecnologia e innovazione
questa vignetta me l'ha dedicata
il mio direttore di unità operativa
lui si vede rappresentato
con quel lumino che chiede
l'infermiera dentro
a voi la conclusione
grazie a tutti
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