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33° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE 19° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA INNOVAZIONI TECNOLOGICHE & UMANIZZAZIONE IN SALA OPERATORIA SALUTO DEI PRESIDENTI: Prof. G. PALAZZINI - Presidente 33° Congresso Chirurgia Apparato Digerente Dott. C. BUTTARELLI - Il Presidente AICO Italia Parola chiave: responsabilità, innovazione tecnologica, umanizzazione 1° Sessione: INFERMIERISTICA CLINICA DEL PERIOPERATORIO (evoluzione dei piani assistenziali) Moderatori: B. Tomei (Lazio), P. Cerullo (Calabria) Il futuro dell’assistenza tra tecnica ed umanizzazione (M. Caputo - Puglia) Responsabilità deontologica del professionista (C. Buttarelli - Veneto) L’Infermieristica nel PERCORSO ERAS (N. Puccioni - Genova) Il monitoraggio del risveglio (M. D’Adamo - Emilia) Infermieristica Clinica (Nursing) nelle tecnologie avanzate (S. Aprea - Campania) Il ruolo della formazione nel posizionamento chirurgico. Impatto presente e sviluppi futuri. (M. Ottaviani - Lazio) Tavola Rotonda: I percorsi Chirurgici perioperatori Moderatori: B. Tomei (Lazio), P. Cerullo (Calabria) Intervengono: Puccioni, Buttarelli, Caputo, D’Adamo, Aprea, Ottaviani
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Grazie a tutti, buongiorno. Vi ringrazio ancora una volta perché ci avete dato anche quest'anno, per 19 anni consecutivi, il vostro supporto che è sempre stato molto efficace negli anni e nel tempo e quindi mi fa molto piacere poter continuare a collaborare.
Speriamo di continuare, come si dice abitualmente, per lunga vita, per lunga possibilità di fare magari altri dieci congressi, poi magari troveremo un altro presidente dalla parte dei chirurghi, perché non credo che riuscirò a mantenere in piedi per altri dieci anni questo evento, visto che diventa sempre più difficile gestire le cose, sia che esse siano online o che siano in presenza, perché i costi aumentano sempre più.
Come sapete le tasse aumentano e quindi anche le aziende incominciano a diminuire con i contributi. Comunque io vi ringrazio molto, vi metterei la parola al vostro Presidente che ringrazio nuovamente per la sua disponibilità, per la collaborazione e per l'impegno che ha messo per organizzare questa stupenda giornata perché ho visto i titoli dei relatori.
Io mi scuso se non rimarrò presente, ma come sapete devo gestire tante situazioni in contemporanea, tanti campi in sale operatori e quindi non è facile poter stare dappertutto. Caro Buttarelli, a te la parola e grazie ancora per tutto quello che hai fatto per noi.
Grazie mille professor Palazzini, è un piacere e un onore per AICO far parte di questo 33° congresso di chirurgia dell'apparato digerente e come ricordava bene lei è per ben 19 anni che partecipiamo al corso per infermieri di sale operatori nel suo congresso.
Anche per noi è un piacere divulgare soprattutto nella grande evoluzione delle tecniche chirurgiche anche l'evoluzione della professione infermieristica che è alla base dell'assistenza al paziente chirurgico guardandolo non solo ed esclusivamente in sala operatoria che è un piccolo tassello del percorso del paziente ma guardarlo anche in tutto il processo assistenziale di cura.
Questo congresso ci dà l'opportunità di divulgare le nuove conoscenze, le nuove tecniche e il nuovo modo di comportarsi dell'infermiere, della crescita dell'infermiere stesso, unito sia a livello normativo che a livello giuridico e anche a livello di assistenza al paziente nei continui mutamenti dei bisogni sempre più complessi del paziente chirurgico.
Questo programma abbiamo seguito i suoi consigli e l'abbiamo redato nel guardare l'assistenza del paziente, nelle nuove tecniche e puntando il dito sull'assistenza vera del paziente in sala operatore, ma conoscendolo già anche prima nel reparto.
Quindi un'analisi di tutto il percorso formativo e assistenziale sia dell'infermiera formativa ma anche assistenziale del paziente fino alla sua dimissione. Quindi la ringraziamo e ringrazio a nome di AIPO e di tutti quanti gli iscritti di questa possibilità e opportunità che si dà ancora quest'anno e sicuramente anche negli anni futuri.
professore ok sono io che vi ringrazio sono in onda come audio ok sono in onda e scusate ma qui
i webex e zoom mit cisco c'è di tutto e di più quindi qualche volta vado in pallone anch'io e
sono io che ringrazio voi per la vostra collaborazione per l'amicizia che ormai da
da 19 anni ci lega e ci fa continuare questo cammino iniziato tanti anni fa.
Grazie infinite, ti ridò la parola perché tu possa gestire questa stupenda manifestazione
che avete organizzato insieme a noi e così potete partire con la prima sessione.
Grazie infinite.
Grazie mille professore, grazie mille.
Ci fa piacere se rimane con noi almeno un pochettino, so che è molto impegnato,
Però io darei subito la parola al dottor Dino Tomei, moderatore di questa prima sessione.
Buongiorno a tutti, approfitto ancora la presenza del professore per ringraziarlo anche quest'anno dell'invito di essere qui di nuovo.
Non mi dilungo molto con le presentazioni e dico solo un paio di cose rispetto a come funzionerà la giornata.
ci sarà la sessione mattutina che si articolerà dalla prima relazione che a questo punto inizierà con un leggero anticipo
e quindi dalle 10.15 dovrebbe finire intorno alle 13.30 e una seconda sessione che sarà poi nel pomeriggio
e riprenderà alle ore 14.30 per poi terminare verso le 17.00.
Il programma è molto fitto e a differenza di quanto eravamo abituati a vedere in presenza dove molti colleghi venivano da ogni parte d'Italia e tutti a Roma e questa volta li vedremo collegati da ogni parte d'Italia.
e la prima sessione vede trattati argomenti anche di vario tipo, non solo clinico del perioperatorio
e ci saranno temi legati all'umanizzazione ma anche temi legati all'organizzazione come temi legati alla clinica diretta
E quindi io a questo punto passerei direttamente la parola al primo relatore che è la dottoressa Maria Caputo, presidente AICO Puglia, già presidente AICO Italia e infermiera in sala operatoria all'ospedale della Murgia, che ci parlerà in una relazione del futuro dell'assistenza tra tecnica e umanizzazione.
E due temi che spesso possono sembrare in conflitto, vediamo un attimino quale sarà il taglio che ne darà la dottoressa. A te la parola Maria.
Grazie, vi sentite?
Sì, sì sì sì.
Allora intanto un buongiorno a tutti, grazie al Laico per avermi dato questa possibilità, ma un grande abbraccio al professore di cui veramente sono onorata di averlo conosciuto e di aver condiviso tanti anni di questi congressi.
E io comunque sempre la speranza è che torniamo a vederci, a toccarci e non a stare dietro al computer.
Comunque, e questa è anche parte della mia relazione, il futuro dell'assistenza tra tecnica e umanizzazione.
Le parole chiave della mia relazione sono tecnica, tecnologia e umanizzazione.
Diciamo che mai come negli ultimi anni si sta cercando di porre attenzione al vissuto di chi incontra una malattia durante il percorso della vita,
Perché si è visto che fa molto come si vive il percorso, come viene offerto questo percorso, fa la differenza. Può veramente aiutare o peggiorare enormemente quello che è l'evento malattia.
ovviamente è una problematica che non riguarda solo i professionisti della sanità cioè gli
infermieri medici chi si è interessato in prima persona ma riguarda anche le istituzioni le
associazioni e le associazioni di pazienti perché hanno individuato nell'umanizzazione
percorso che è utile, efficace e che pone la persona al centro. Quando noi parliamo
di tecnica, tecnologia per poi arrivare a cura, dobbiamo dare una definizione intanto
che cosa intendiamo noi per tecnologia sanitaria. La tecnologia sanitaria sono tutti quegli
strumenti, attrezzaturi, farmaci, presidi, procedure, tecniche chirurgiche che da queste
Queste non sono neanche escluse le strutture organizzative di supporto per poter fornire prestazioni sanitarie.
Tecnologia. Tecnologia ormai definito anche come processo di HTA, ma qual è il pilastro su cui si fonda?
Innanzitutto la conoscenza. Alla base ci deve essere la conoscenza. Poi la ricerca che fa sì che questa conoscenza non resti barbicata allo stato primordiale e poi l'innovazione perché ovviamente quando si ricerca qualcosa che già si conosce richiede immancabilmente delle innovazioni.
A fronte di questo per far sì che tutto questo avvenga è chiaro che dobbiamo affidarci a quella che è l'economia ma economia intesa come economicità, sostenibilità e non è detto che tutta la tecnologia che ci viene fornita poi ha una base scientifica e può esserci di aiuto.
Quindi noi dobbiamo poter utilizzare la tecnologia tutte le volte che noi sappiamo che è supportata da evidenze scientifiche e quindi ha un'appropriatezza ed è su questo che deve essere basata la decisione se utilizzare una tecnica o una tecnologia a fronte di un'altra.
Quindi se vogliamo è un cambiamento di linguaggio, di cultura ma anche di metodo perché come vedete le dimensioni di questo intero processo che è enorme, i suoi stakeholders sono pazienti, clinici, manager, decisori, cittadini, amministratori, politici, terzo settore, industria.
Guardate, è un mondo incredibile. Ovviamente tutto questo deve essere convogliato sul fatto che ci deve essere il pilastro e quello della sicurezza che poi è un dato fondamentale per quello che è il processo di cura.
Quindi, quando pensiamo alla tecnologia e alla cura, io credo che questa frase ad effetto, cioè non è la scienza che deve imporre le decisioni ai decisori, ma sono i decisori che si servono della scienza per prendere una decisione.
Quindi i decisori sono tenuti ad avvantaggiarsi, ad utilizzare le conoscenze che vengono dalla scienza e a questa poi anche applicare quello che può essere la tecnologia o la tecnica da usare per poi arrivare ad una decisione finale.
L'altro termine che mi è stato affidato in questa relazione è l'umanizzazione. Diciamo che su questo mi soffermerò maggiormente e quando parliamo di umanizzazione dobbiamo pensare al processo in cui si deve porre il malato al centro della cura e questo concetto ormai segna il passaggio da una concezione del malato come mero portatore di una patologia
ha invece ad una persona che con tutto il suo bagaglio emozionale, di sentimenti, di conoscenze e non per ultimo e non meno importanze di credenze, è proprio questo che fa rispetto allo stato di salute.
Però io ho una serie di domande, vorrei lasciare queste domande dentro chi ci sta ascoltando, ma come si arriva all'umanizzazione delle cure? È un processo che si può standardizzare, cioè a cui le persone devono attenersi o è un processo spontaneo e un figlio di una risoluzione culturale suggerita e non disciplinata?
E ancora, umanizzare i processi è sufficiente a umanizzare le cure? Umanizzare le cure vuol dire umanizzare parallelamente le persone o bisogna prima umanizzare le persone prima delle cure?
Quindi, guardate che questi sono dilemmi con cui noi quotidianamente facciamo i conti tutte le volte che ci rapportiamo con il paziente, tutte le volte che ci rapportiamo con una nuova tecnica o con una nuova tecnologia.
Quindi la riforma sanitaria e la logica dell'aziendalizzazione della sanità hanno introdotto delle modifiche che sono state sostanziali, ma le hanno introdotte soprattutto nei sistemi di gestione, organizzazione, contabilità delle strutture sanitarie.
Ovviamente tutto questo è stato, c'è stato un passaggio da forme organizzative fortemente burocratiche verso un assetto più strutturale e gestionale dove però prevalgono gli obiettivi di un'azienda, la pianificazione strategica e le strategie che io metto in campo per poter dare processi di cura,
cioè per poter offrire la cura migliore nel confronto degli utenti che ne fanno richiesta.
Allora direi che qui il cambiamento richiama il modello progettuale delle 5R dove le 5R stanno per ristrutturare cioè un sistema, un'organizzazione, bisogna eliminare da un'organizzazione tutto quello che non dà valore al servizio fornito alla collettività.
Questo va ristrutturato. Riprogettare, ovvero configurare le attività piuttosto che adottare invece soluzioni marginali. Reinventare, bisogna sviluppare tutte le nuove modalità di produzione dei servizi.
riallineare ossia cioè tutto deve concorrere affinché questo avvenga e quindi armonizzare
sia l'organizzazione che la strategia che viene utilizzata e ovviamente ripensare accelerando i
processi di analisi e feedback quindi se noi leggiamo l'intervento sanitario in un'ottica
organistica ovvero di insieme dove la struttura deve essere compartecipe e compartecipe secondo
una dinamica di responsabilità allargata nel promuovere la salute e il benessere del paziente.
Allora l'assistenza si richiedono che cosa si richiede visto che quello che ci riguarda da
che molti processi dell'organizzazione ahimè non sono ancora nelle mani o non solo nelle mani degli infermieri. All'assistenza si richiedono modelli organizzativi virtuosi che tendono a conciliare la rilevanza pubblicistica dell'attività esercitata e gli interessi a cui è preposta,
Quindi tutela e promozione della salute, ma non solo l'esigenza di economicità, trovare sistemi efficaci della propria azione. Quindi vale la pena ricordare che l'assistenza sanitaria è un indicatore alternativo di benessere e di qualità e si contrappone allo storico indicatore della crescita economica.
La crescita economica è tale e tanta se le persone ovviamente possono disporre di un benessere che ovviamente passa anche per la sua salute.
Quindi il concetto di umanizzazione, come vedete, in un ambito sanitario è inteso come la capacità di una struttura di rendere i luoghi di cura, le stesse pratiche assistenziali, innanzitutto più aperte.
Sicure, senza dolore, conciliando politiche di accoglienza, informazione e comfort con percorsi assistenziali che sono il più possibile condivisi con il paziente.
Il concetto stesso di umanizzazione è stato, è il ruolo prevalente della persona, è stato, è rinvenibile, quindi ne stiamo parlando da tanti anni ma abbiamo ancora da fare molta strada, nella Carta Europea dei diritti del paziente che è stata fatta nel 2002,
dove, oltre a declinare tutta una serie di diritti fondamentali, sancisce una visione oristica del soggetto che accede o richiede assistenza.
Ve ne cito solo alcuni e mi avvia la conclusione. Innanzitutto, tra i più importanti, il diritto al tempo, ovvero di accedere alle prestazioni sanitarie vedendo rispettato il proprio tempo, al pari di quello della burocrazia e degli operatori sanitari.
Il diritto all'informazione e alla documentazione sanitaria, in modo da avere sempre chiara e certificata la conoscenza della propria condizione di salute.
Il diritto alla fiducia. Alla fiducia nel senso che ogni persona è ritenuta meritevole dei servizi che sono riconosciuti alla cittadinanza. Il diritto alla certezza, secondo cui a ogni cittadino deve essere garantito dal servizio sanitario la certezza del trattamento nel tempo e nello spazio.
e a non essere vittima degli effetti di conflitti personali e organizzativi, di cambiamenti repentini delle norme, di differenza di trattamento a seconda della collocazione geografica.
E qui purtroppo devo aprire una parentesi. Onestamente e personalmente, ma io credo che non esista operatore sanitario che non si è posta a questa preoccupazione, che viene, e dei giorni nostri, che viene affrontata nell'ambito delle autonomie delle regioni.
guardate si aprirà un tale conflitto che possiamo parlare di regioni meritevoli
se tutti fossero partissimi dallo stesso punto di partenza
se tutti avessimo avuto gli stessi strumenti in sanità
allora è chiaro che in un ambito meritevole è giusto che vada avanti chi merita
ma questo gap non è mai stato colmato da tutte le regioni d'Italia
E quindi partendo da punti di partenza diversi non possiamo dire che una regione è più meritevole di un'altra. Quindi facciamo attenzione perché lo scenario che si sta aprendo nel nome delle autonomie vede la sanità veramente in una situazione molto ma molto difficile e a mio avviso complicata.
Il diritto alla qualità del servizio in termini di strutture, professionisti e operatori. Non capisco perché per gli stessi posti letto e per le cose che si fanno delle regioni che hanno visto lungo investono nelle professionalità e delle altre invece fanno i salti mortali dove non si riesce a coprire i turni.
Quindi come vedete c'è anche il cosiddetto diritto alla normalità nella carta del 2002 in cui è intesa come opportunità di curarsi senza alterare oltre necessario le sue abitudini di vita e il diritto al futuro.
Quindi tutto questo è già scritto che cosa noi intendiamo per umanizzazione delle cure. L'attività di cura passa attraverso questi diritti che sono fondamentali e di cui noi non possiamo assolutamente dimenticarli.
Quindi sicurezza e autonomia, capacità comunicative efficaci, competenze specialistiche, la flessibilità, la capacità avanzata di valutazione, pensiero critico e operativo. Questo fa degli infermieri la possibilità di poter dare delle cure.
Poi si apre poi tutto un capitolo, quando parliamo di umanizzazione, anche per come vengono costruite le nostre strutture. Faccio solo un esempio. Quando si sono costruite le nuove sale operatorie, per fortuna avevamo un ingegnere lungimirante che volle assolutamente che il coordinatore, sin dalla piantina del progetto, fosse presente, partecipasse.
Perché diceva che chi utilizza quella struttura deve poter conoscere fin dalle fondamenta il posto di lavoro. Ma non sempre è così. Spesso noi riceviamo le chiavi in mano della struttura così com'è, pensata da altri che non mai ci entreranno in quel posto di lavoro se non per non essere responsabili del progetto.
Quindi l'umanizzazione passa anche attraverso la struttura edilizia, le dinamiche di accoglienza. Quindi anche la strategia che passa attraverso la comunicazione è fondamentale.
È fondamentale sia per gli operatori e sia anche per gli utenti, perché solo se l'utente capisce che l'operatore ha una comunicazione continua con la struttura entro cui si muove, ovviamente ne condivide maggiormente il processo di cura ed è più compliante affinché tutto possa andare in quella direzione.
Gli spunti e le domande sono tante. Chiudo la mia relazione con questa immagine. Questo è l'ospedale più antico di Parigi che è l'ospedale di Dieu che ora attualmente non è più abilito come posto di cura ma diventerà un grosso polo universitario, didattica, di ricerca, dove sul portale c'è questa frase che mi ha colpito tantissimo.
Se sei malato vieni e ti guarirò, se non potrò guarirti ti curerò, se non potrò curarti ti consolerò. Quindi come vedete l'umanizzazione passa attraverso questi tre passaggi. Io vi ringrazio e sono a vostra disposizione per qualunque domanda.
Per Luigi apri l'audio. Nel frattempo introduco Pierluigi, il collega che modererà poi la sessione con me mattudina. Ringrazio Maria per l'intervento.
e se Pierluigi riesce ad aprire l'audio
altrimenti vado avanti io
Pierluigi sei?
Non ti si sente?
Va bene, allora
la prossima relazione
è a cura del Presidente Nazionale Buttarelli
che è al Palazzini
per la prima volta
in questa veste e quindi claudio ci parlerà di responsabilità deontologica del professionista
che visto il recente lavoro fatto in federazione e un po meno recente diciamo approvazione nuovo
codice deontologico è un qualcosa di grande attualità come abbiamo partecipato agli stati
generali per quello che
ci era stato richiesto, Claudio è stato
dottor Buttarelli
Claudio scusa se ti tolgo
ma scherzo
è stato presente nei lavori
direttamente e quindi
ci presenterà un intervento
che sarà anche diciamo con una
prospettiva proprio
interna a quello che riguarda
responsabilità e deontologia
ringrazio
ringrazio anche il professor Palazzini
per questa opportunità
ringrazio Dino
ringrazio Pierluigi
e anche Sergio Fornezza
che sono stati
i promotori
anche un attimino
i fondatori
di questo programma
condivido
diciamo che
adesso come al solito
io faccio la mia bella confusione
vedete tutti?
si vediamo
perfetto
Grazie mille. Allora responsabilità deontologica del professionista è un tema molto molto molto grande, è un tema complesso che io ho riassunto un attimino in questa mia presentazione che vuole condividere un pensiero, il pensiero di mio, di AICO per dare spunti di riflessione.
perché l'argomento è veramente molto vasto, però diciamo che le parole chiave sono responsabilità e deontologia.
Abbiamo visto in pochi decenni l'infermeristica che ha assunto grandi cambiamenti, si è evoluta nel tempo,
prendiamo in esempio questi ultimi decenni, perché si è evoluta, oltre che all'evoluzione dell'infermeristica,
si è evoluta di pari passo anche all'evoluzione dei bisogni, all'evoluzione normativa, all'evoluzione
dei bisogni anche del paziente sempre più complessi e all'evoluzione delle tecnologie
e ha assunto proprio anche un percorso formativo che è andato di pari passo all'evoluzione
del panorama sanitario nazionale e ai mutati bisogni del paziente. Quindi possiamo affermare
e con tutta questa evoluzione
anche della professionista sanitaria
e dell'infermiere
a tutti gli effetti oggi è un professionista della salute
che ogni cittadino
può riconoscere in esso
cioè che ha un rapporto diretto
senza mediazioni
che può ricevere anche un'assistenza infermieristica
professionalizzata, pertinente
e di qualità
ma arriviamo al punto
responsabilità
con il termine responsabilità
noi l'abbiamo acquisita soprattutto con la legge
42 del 99, quando è stato abolito il mansionario e siamo diventati dei professionisti, cioè
ha inevitabilmente portato ad aumento della responsabilità, perché ha chiarito il grande
ruolo dell'infermieristica nel panorama assistenziale del paziente e quindi ha esaltato, se così
così si può dire, concedete, ma la responsabilità, intendendo la capacità e il dovere di rispondere
del proprio operato. Noi abbiamo abbandonato fortunatamente, per fortuna, un mansionario
che diceva quello che potevamo e non potevamo fare e siamo andati ad un stato di responsabilità
dovuto proprio alla professionalità che abbiamo acquisito, non più soggetta al medico, ma
ma al nostro sapere e quindi si è formata anche tutto un percorso formativo di conseguenza
che ci ha portato proprio ad essere professionisti dal settore dell'assistenza e quindi responsabilità,
ma più precisamente parliamo di responsabilità professionale, che è quell'insieme di obblighi
e di doveri giuridici e morali e qua andiamo già nel sottile.
Nel senso che con il termine responsabilità professionale abbiamo anche la terminologia di morale e di etica, perché i principi e i doveri morali ed etici vanno a rispondere alla persona,
Vanno a rispondere ai bisogni, vanno a rispondere ai bisogni di quel bel cittadino colorato della situazione sociale e di quello che la società interpreta. Quindi anche qua abbiamo un tassello molto importante.
cioè garantire l'obiettivo è quello di garantire un'adeguata assistenza al singola persona ma qua
appunto con il termine responsabilità abbiamo detto che inizia la terminologia morale ed etica
l'etica sotto i quattro principi di guida che sottintendono al codice dentologico sono
l'autonomia, cioè il rispetto per l'autodeterminazione del paziente e il coinvolgimento del paziente
nelle decisioni che lo riguardano. Un altro punto fondamentale dell'etica, che appunto
subintende al codice diontologico, è la beneficialità, cioè l'orientamento al bene del paziente
secondo i suoi valori e il suo interesse. Un altro principio etico che ci guida nella
nella responsabilità e nella cura del paziente e la non maleficialità,
cioè evitare ciò che nuoce o danneggia il paziente.
E non ultimo, un altro valore etico, è la giustizia.
Non ho capito.
È la giustizia o equità, cioè apporsi a discriminazioni e ingiustizie
e promuovere un'equa distinzione delle risorse
quindi nella terminologia come abbiamo visto
dell'etica professionale
ci sta anche la morale
la morale che è l'identificare con l'insieme dei valori
delle norme, dei costumi
che un individuo, un professionista
riflette nell'intento razionale
di quello che l'infermiere professionista svolge, quindi la responsabilità è etica e morale, perché noi siamo agenti dell'assistenza, quindi gli infermieri come professionisti della salute vengono ad assumere una posizione di garanzia nei confronti del paziente,
Cioè una posizione di farsi carico di tutte le implicazioni che le prestazioni professionali includono secondo le conoscenze scientifiche, tecniche e della compagine professionale in cui l'operatore appartiene.
Quindi da qua capiamo già il grande coinvolgimento, la grande sottiglienza che sta dietro la competenza, la professionalità e la deontologia, la responsabilità deontologica.
Per deontologia non intendiamo la dottrina dei doveri, è una teoria sociale elaborata da Jeremy Beckman che si può riassumere nella seguente forma, cioè la massima felicità del maggior numero possibile di persone.
quindi responsabilità etica deontologica cioè la deontologia è l'espressione dell'etica
professionale in quanto traduce in norme le istanze morali specialmente in relazione
destinataria delle prestazioni e delle attività professionali il nostro codice deontologico che
ci dà la responsabilità poi della cura è un complesso di norme etico sociali che disciplinano
l'esercizio della professione. È una coordinata fondamentale che orienta l'attività dell'assistente
primeristica in maniera da farla riassumere non solo tecnicamente avanzata, ma anche consapevole,
responsabile ed etica. Quindi codice deontologico, etica e deontologia. Quindi il codice deontologico
è un insieme di regole di autodisciplina che sottintende l'etica e la morale, sottintende
gli interessi dei professionisti a darsi delle regole del proprio agire professionale. Il
codice identologico quindi è una guida nello sviluppo dell'identità professionale e qua
Qua volevo arrivare, perché la responsabilità professionale è guidata dal codice deontologico,
ma l'identità del professionista è data dalla formazione del professionista.
Il codice deontologico ci dà una guida, ma non ci dà la professionalità,
che è del singolo infermiere, della crescita.
e questa professionalità, crescita di competenze, di esperienza che forma il professionista negli anni
dà anche il grado di responsabilità.
Il codice deontologico si adegua all'attuale dimensione della professione infermeristica.
Infatti abbiamo visto, vediamo che il primo codice deontologico è del 99,
dopo è stato rivisto nel 2009 e rivisto ancora nel 2019.
Ma perché? Perché il codice deontologico per dare la guida al professionista, all'infermiere è in continua evoluzione. Come l'etica dà la guida al professionista nel binario della decisione del fare e del saper essere giusto in base ai bisogni e in base al paziente, anche il codice deontologico si modifica in base alla legislazione,
si modifica in base al momento storico in cui stiamo vivendo, si modifica l'evoluzione della disciplina infermieristica, evoluzione della disciplina che è tecnologica, formativa e proprio in questa definizione della formazione deontologica e formativa dell'infermiere abbiamo anche le varie crescite della cultura infermieristica
dovuto anche al percorso di studi, al percorso di crescita degli infermieri che come ha detto Benedino Aico è stato inserito nell'analisi, nella consensus che ha fatto proprio da palinsesto a tutta una conseguenza di crescita e di modificazione della scuola,
dell'università, della formazione dell'infermiere, andando anche alla definizione di quelle figure
prettamente definite, di quelle figure che portano all'identificazione del professionista
nei vari settori, cioè le competenze avanzate, cioè la figura del professionista infermiere.
e quindi il codice deontologico cresce, si modifica, è la nostra base per il nostro agire quotidiano
però cresce nel tempo e indica al professionista i suoi doveri morali
e i comportamenti che ne derivano da questa crescita professionale
indica al cittadino cosa si può aspettare anche dal professionista
Perché il codice deontologico, la responsabilità del nostro agire è descritta nel codice deontologico, che come abbiamo detto è in crescita in base anche all'evoluzione proprio del professionista stesso, ma non è solo indicato, non dà solo delle regole del comportamento del professionista sul cittadino o sul paziente, ma ci dà anche delle regole di comportamento tra di noi, con l'azienda, col paziente.
Quindi il codice deontologico ci indica la strada da seguire, ci indica la responsabilità professionale dell'infermiere che è delineata di tutte le sue sfumature più interessanti, in quanto declina efficacemente nella pratica quotidiana.
però quindi diviene il codice antologico nella sua origine diviene nel tempo una sorta di sequenza di temi e di relative regole di condotta da tenere nell'esercizio della professione
cioè rappresenta un sostegno, una guida, integra l'ispirazione profonda che deve animare il professionista, indirizza l'agire professionale dell'allievo nell'albergo dei doveri e della crescita culturale
Rappresenta il patto che ciascuno infermiere compie quando dichiara la sua scelta di esercizio, ma quindi la deontologia infermieristica rappresenta quel punto di incontro tra valori umani del professionista e le attese del cittadino, del professionista.
Molte cose ci suggerisce il codice dentologico ma sicuramente una non la troviamo scritta in questo codice dentologico perché il codice dentologico non può definirla perché può concorrere all'identità professionale
ma è il professionista che la crea ed è per quello che la professione è una, ma la professionalità è individuale e l'individualità della professione si esplica nella crescita del professionista che dà anche la responsabilità.
Perché diciamo che i principi guida della professione infermeristica e anche della responsabilità professionale
ce lo dà il profilo, il codice dentologico e la formazione proprio dell'infermiere.
Questi tre sono i capisaldi che ci guidano nel determinare se si può fare o meno una determinata azione.
Ed è questa la grande differenza che c'è tra il codice odontologico puro e l'identità professionale individuale di ogni crescita, di ogni singolo professionista.
Per concludere, l'infermiere si può dire che è un agente attivo, orienti su agire le sue azioni che si realizzano e si sviluppano nell'ambito della pratica clinica,
ma è anche una virtù che può nascere per natura e che nessun ente naturale si abitua ad essere diverso.
Dobbiamo fortificare il procedimento di formazione, perché solo nella formazione del professionista abbiamo la professionalità del professionista stesso, che non è dettata solo ed esclusivamente dal codice dentologico, da cui deriva poi la responsabilità professionale dentologica.
Ed è per questo che è in continua evoluzione e come diceva Dino nell'introduzione è talmente tanto in evoluzione che non possiamo far meno che questa identità e questa responsabilità professionale singola di ogni infermiere non si traduca nelle competenze avanzate.
nell'infermiere specialista, esempio della sala operatoria, perché la formazione, l'esperienza, in base a quello che ci dice il codice odontologico, la trasformiamo nella responsabilità professionale del singolo infermiere
che avendo un percorso formativo e di crescita professionale, unito all'esperienza e alla relazione e all'intuito e ai valori dettati dalla professione,
quindi dalla morale e dall'etica insieme al codice dentologico, formano il professionista.
Il professionista che dà la responsabilità, genera la responsabilità delle azioni di cura, nella sua attitudine pratica. Sono tutti questi valori dell'azione che definiscono l'identità dell'infermiere e la responsabilità.
Concludo dicendo che noi infermieri siamo responsabili dell'arte di prendersi cura dell'altro,
dell'arte che non mi limito e non voglio fermarmi mai nel dire che la grande responsabilità dell'arte di prendersi cura dell'infermiere
oggi è sottintesa che servono percorsi formativi adeguati, dato la crescita e la modificazione dei bisogni del paziente sempre più complessi, i settori organizzativi aziendali sempre più complessi e l'obbligo anche di AIPO stesso come società scientifica, come diceva Dino,
è sempre più intesa come la società scientifica agente e garante della formazione dell'infermiere professionista di ogni ambito del percorso assistenziale del paziente chirurgico, quindi di area chirurgica, nella quale comprende anche la sala operatoria.
C'è un infermiere specialista di sala operatoria, di area chirurgica, che con le sue competenze, con la sua formazione, codice notologico, forma i suoi valori, forma la propria crescita in base alla deontologia, in base ai valori etici e morali, dando il massimo dell'esperienza e della responsabilità della cura verso il paziente.
Con questo ho terminato, ringrazio tutti dell'attenzione e spero di aver dato quelle riflessioni che possono generare molte domande dopo.
Complimenti, io sono Pierluigi Cerullo, non ho avuto il modo di presentarmi prima perché c'è stato un problema tecnico,
ma adesso risolto con l'organizzazione che ringrazio e non visto sentito la dettagliata
relazione del nostro presidente aico italia e devo dire che è stata veramente una relazione
molto molto interessante e volevo anche ringraziare la dottoressa maria caputo per
come ha centrato il l'umanizzazione all'interno della nostra professione infermieristica volevo
salutare tutti quanti il professore palazzini e tutto e tutto l'organizzazione se ci sono se
ci sono domande da parte di qualcuno poi le faremo nella tavola rotonda alla fine quindi
Quindi passo la parola a Dino che presenta l'altro relatore.
Allora andiamo avanti con la dottoressa Nadia Buccioni, coordinatrice della piattaforma degli ambulatori e della ginecologia al Polivino San Martino di Genova.
e che vedo se c'è la...
Buongiorno.
Buongiorno.
Ci parlerà, la relazione sarà centrata su quello che è il percorso ERAS
e su un progetto che stanno cercando di implementare nel loro punto poliglinico
e nulla, passo la parola alla dottoressa per la relazione.
Buongiorno dottoressa Cuccioni.
Buongiorno a tutti, grazie per l'invito. Io vi porterò la nostra esperienza per quanto riguarda
l'ospedale clinico San Martino e intanto mi presento un attimo. Io ho sempre lavorato in
sala operatoria come strumentista in sala operatoria, da un po' di anni a questa parte
sono coordinatrice sia a livello di degenza che a livello di ambulatorio della ginecologia
appunto del San Martino. Il tutto, il nostro processo, diciamo così, discorso nasce da una domanda
che è come possiamo migliorare la nostra pratica clinica nelle cose delle nostre pazienti.
Questa domanda nasce perché nella nostra divisione abbiamo la parte universitaria e la parte ospedaliera
e la gestione delle pazienti è fondamentalmente diverso e questo ha portato a, diciamo così,
a riscontrare delle problematiche assistenziali per quanto riguarda i nostri pazienti.
Quindi in primis abbiamo fatto una riunione e ci siamo resi conto appunto di quello che vogliamo,
dove ci sono problemi che abbiamo e dove vogliamo andare a parare.
E in questo modo qua ci vengono sicuramente incontro...
Dottoressa, scusi, non vorrei interromperla, però noi non vediamo le diapositive.
No, aspetta.
non so se
ho inventato di interrompere
prima perché non sapevo se stesse già presentando
sì, la stavo già presentando
ok, vabbè
allora provi a fare così
provi a levare la condivisione
e a metterla di nuovo
solo che quando la metti di nuovo
le dovrebbe uscire una serie di
icone con tutte le schermate
che puoi scegliere
le vedete?
adesso sì
Sì, adesso sì.
Allora, ecco qua.
Quindi eravamo arrivati a questo...
Perfetto, grazie.
Grazie, scusate, grazie a voi.
Quindi praticamente quello che a noi ci viene, diciamo così, incontro
è giusto appunto il programma ERAS,
che quindi, come vediamo, è il migliore recupero dopo la chirurgia.
Ora faccio una piccola presentazione per quanto riguarda il programma.
Infatti, dopo l'ambito della chirurgia generale,
si è diffuso anche in ginecologia, che è il nostro ambito, tanto è vero che eravamo nel 2016
insieme alle linee guida dell'ERAS e sono state poi aggiornate il 19 e il 2021.
Però quello che noi ci siamo anche posti è questo, diciamo così, protocollo
dove lo possiamo applicare fondamentalmente in tutta la chirurgia, diciamo così,
maggiore della ginecologia, non soltanto la chirurgia ginecologica,
diciamo di carcinoma, quindi di problemi molto più grossi oncologici,
ma anche diciamo nell'isterectomia semplice.
In primis quindi quello che noi abbiamo riscontrato è diciamo così formare un gruppo multidisciplinare
che è quello appunto che viene chiesto nel programma.
E questo gruppo multidisciplinare quindi coinvolge noi infermieri, malianessesisti, chirurghi,
nonché vabbè dietisti e quant'altro.
E questo deve essere praticamente svolto per tutto il percorso pre e post operatorio.
Un'altra cosa è che noi ci siamo fatti la domanda, dobbiamo quindi dare delle informazioni alle pazienti, ma noi le informazioni come le dobbiamo dare? Fondamentalmente ci siamo resi conto che il modo migliore affinché devono dare le informazioni siano quelle verbali e non quelle scritte.
A questo punto noi praticamente stiamo organizzando una rivoluzione organizzativa a livello del nostro dipartimento, infatti stiamo realizzando una piastra ambulatoriale dove le pazienti vengono contattate con largo anticipo, vengono convocate nei nostri ambulatori che sono suddivisi sia dalla parte per quanto riguarda la parte laboratoristica, quindi esami matochimici e quant'altro,
e poi nella stessa giornata si ha un incontro con la paziente, dove sia medici che infermieri la colgono,
gli spiegano praticamente il suo problema di salute e come deve essere affrontato,
tanto da farli prendere atto di tutto il percorso che la signora andrà a intraprendere.
Una cosa quindi importante che ci siamo resi conto è di attuare questi incontri, quindi il counseling,
che lo scopo fondamentale è praticamente quello dell'autonomia della persona.
Infatti tutto quello che noi volgiamo come nostro riscontro è proprio il fatto di riuscire a portare
una veloce autonomia della paziente in tutto il suo inter.
Infatti vediamo che giusto appunto quello che noi vogliamo in primis è attuare l'autonomia della malata.
Questo console viene fatto a livello preoperatorio,
Logicamente, come dicevo prima, abbiamo il team multidisciplinare che andrà a convocare la paziente ed è molto importante coinvolgere non soltanto la malata, ma anche il familiare, anche il caregiver, che sarà colui che comunque aiuta nel pre e nel post-operatorio stesso.
E logicamente il punto fondamentale siamo anche noi come infermieri perché giustamente noi abbiamo, diciamo così, quello che ci riguarda noi fondamentalmente è l'informazione e l'educazione delle nostre pazienti stesse.
Il discorso che noi riscontriamo è la capacità comunicativa che abbiamo, la conoscenza tecnica e quindi lo scopo è quello di fornire assistenza completa ed efficace alle nostre pazienti.
Quindi praticamente nel nostro abbiamo la capacità di sapere, la capacità di saper fare e di saper essere. La paziente in noi praticamente ripone una fiducia, lei non prova timore nel chiederci più spesso le cose e chiaramente riguarda il piano terapeutico da seguire e questo è molto importante perché così la paziente può aderire al piano terapeutico stesso.
Qui sono stati elencati alcuni compiti diciamo così in grandi linee che l'infermiera nel
consulio per operatorio ha nella paziente stessa e quindi abbiamo un'informazione in primis
dell'organizzazione del reparto e quindi gli facciamo sapere dove praticamente va raccolta
e tutto quello che gli era diciamo così proposto durante la sua degenza. Nel mentre possiamo fare
notazione dei bisogni alla paziente stessa, gli daremo delle informazioni sull'intervento,
che sono gestione del dolore e gestione del nausea e vomito, che qui iniziamo a essere
diciamo delle fattori importanti proprio lungo il percorso e vediamo che la paziente
deve essere al centro di questo percorso ed è importantissimo che lei praticamente
condivida il suo piano di cura. Vediamo che noi parliamo anche quindi della complianza
della paziente, è una tematica complessa e deve essere affrontata in maniera corretta,
quindi appunto per avere un'ottimizzazione degli esiti clinici.
Un'altra cosa che abbiamo preso in considerazione sono i momenti del programma ERAS.
Vediamo che nel programma ERAS in pratica ci sono diversi elementi che attraversano tutto il percorso stesso
e quindi abbiamo la fase pre, la fase intra e la fase post-operatoria.
Questi elementi singolarmente presi logicamente portano risultati ma non gli ottimali risultati
Quello che noi ci aspettiamo ma invece questi elementi se vengono messi in maniera complementare portano sicuramente a un recupero funzionale più rapido che parla fondamentalmente quello che noi ci aspettiamo. Abbiamo una maggior soddisfazione delle pazienti e non altro anche la riduzione dei costi. E qua vediamo alcuni punti diciamo così che possono essere presi in considerazione di tutto il percorso che noi andremo a fare.
A grandi linee, tanto per dare gli spot a livello preoperatorio, quindi quello che noi possiamo riscontrare è l'informazione e l'educazione della paziente che noi diamo.
tanto è vero che noi abbiamo anche sviluppato delle brochure da dare alla paziente
dove viene descritto tutto il percorso, la sua preparazione che deve essere attuata nel preoperatorio
gli viene riscontrato che non c'è più il discorso del digiuno dalla mezzanotte
come è sempre stato dal chirurgico tradizionale
si prende in considerazione anche delle aspettative della paziente stessa
E un'altra cosa che viene presa in considerazione è la preparazione intestinale che tendenzialmente non viene attuata. Per quanto riguarda la fase intraoperatoria fondamentalmente si mette in evidenza che ci sono dei cambiamenti a livello di tipo di incisione o della tecnica chirurgica, quindi fondamentalmente si va più a riscontrare una chirurgia minimitasiva.
La paroscopica attualmente da 2-3 anni, noi usiamo anche la chirurgia robotica, che anche questo è molto importante e per la ripresa veloce sicuramente ha un buon impatto.
Un'altra cosa importante è farlo sapere alla paziente che il sonno nasodastrico può essere posizionato ma sicuramente non lo avrà in presenza quando verrà giù in degenza da noi, che c'è anche un tipo di anestesia che dà meno impatto e anche per quanto riguarda la conduzione dell'analgesia è importante il controllo del dolore e fondamentalmente anche la somministrazione di opiace che viene o annullato o quantomeno
meno ridotto. E poi abbiamo la fase post-operatoria, quindi quando la paziente viene da noi in
leggenda, gli si dice che dovrà attuare una mobilitazione precoce, questo può venire
anche la sera stessa di intervento chirurgico, che avrà una idratazione, un'alimentazione
rapida, cosa che fino a poco tempo fa non veniva attuata, quindi già in giornata lei
può avere un'alimentazione o di liquidi o comunque molto leggera. Quindi la presenza,
l'assenza di drenaggi dove è possibile o del catetere vescicale o quantomeno vengono rinossi in maniera molto veloce e l'analgesia che non più con il piacere come dicevamo prima ma più con paracetamolo o con falsa.
il tutto ci porta a dei criteri di emissione
i quali praticamente sono molto simili ai tradizionali
della chirurgia, del percorso che abbiamo fatto finora
però logicamente consideriamo che la paziente
si adegui oralmente in maniera adeguata
che la funzionalità intestinale può essere soltanto
una canalizzazione ai gas
non quindi una funzionalità completa
abbiamo sempre l'attenzione al controllo del dolore, soprattutto tramite terapia per ROS,
la paziente logicamente è autosufficiente, si deve sapere adeguatamente mobilizzare,
poi logicamente l'evidenza clinica è strumentale, questo per un deposto operatorio non complicato.
Per quanto riguarda la post-immissione, sempre la nostra piastra ambulatoriale che stiamo allestendo,
è in pratica cercare di mantenere un contatto telefonico con la paziente,
e quindi noi la vorremmo accompagnare dall'inizio fino al post dimissione.
Programmiamo il giorno della dimissione, già la data della visita post chirurgica,
all'incirca dopo 20-30 giorni, così la paziente sa già dove rivolgersi,
sa già che ci saremo noi come referenti e la stessa data della visita
cerchiamo di dare anche la consegna della ritardazione,
quindi proprio da dare il patto completo.
completo. E quindi questi sono i nostri obiettivi. Noi cerchiamo di ottimizzare
l'istruzione per operatore, logicamente con delle procedure basate su evidenze
scientifiche come il protocollo ERAS logicamente ci pone. Abbiamo uno degli
obiettivi principali, quello di un recupero autonomia abbastanza veloce. Si
riducono logicamente anche i tempi di degenza, infatti noi abbiamo una degenza
di due barra, proprio massimo tre giorni. Logicamente in questo caso qua le
i pazienti risultano molto soddisfatti
perché riescono in maniera
veloce a tornare
alla loro vita quotidiana
e logicamente cercare di ridurre
l'incidenza e le complicanze
e la missione di ricovero ulteriore
quindi riscontriamo che abbiamo
meno stress e una minore
invasività dal punto di vista chirurgico
e nonché anche anestesiologico
abbiamo meno impatto
per quanto riguarda la preparazione
e l'intervento chirurgico stesso
Come dicevamo prima, niente preparazione intestinale, abbiamo il digiuno che non è più dalla mezzanotte ma è fino a sei ore prima per quanto riguarda i solidi e fino a due ore prima per quanto riguarda i liquidi. Abbiamo la movimentazione precoce, il controllo del dolore che anche questo aiuta molto la paziente in tutto il suo ITER.
Logicamente, quindi, siamo resi conto, noi, benissimo, ora abbiamo tutta questa bella visione, abbiamo preso in considerazione il tutto, lo vogliamo applicare, però, logicamente, il tutto ci porta a un cambiamento significativo per quanto riguarda la nostra assistenza per l'operatoria, perché, logicamente, dobbiamo sostituire le pratiche che utilizziamo attualmente con delle pratiche più moderne
E necessariamente questo porta a un riassetto organizzativo nonché una revisione dei compiti dei professionisti coinvolti. Come abbiamo detto prima, è importante la formazione della squadra che deve essere coinvolta di più operatori, di più figure sanitarie, però a questo punto noi ci rendiamo conto anche che abbiamo dei fattori ostacolanti, un po' come un salto nel buio.
E solitamente quello che ci si riscontra è la classica domanda ma perché noi dobbiamo cambiare visto che siamo sempre andati avanti così, siamo sempre andati avanti così bene? E qui dobbiamo prendere in considerazione dei fattori ostacolanti che fondamentalmente sono legati alla paziente, allo staff o all'organizzazione stessa.
Per quanto riguarda la paziente, logicamente possiamo avere delle carenze di informazioni o una scarsa compressione e questo lo possiamo riscontrare nel momento dei nostri incontri per operatori se non siamo stati in grado di dare informazioni corrette o di non esserci resi conto se la paziente ha compreso tutto quello che gli viene proposto.
Un'altra carenza è che possiamo avere supporto sociale domiciliare e in primis è proprio il fatto che le pazienti hanno paura di abbandonare l'ospedale troppo presto, hanno paura di trovarsi in un qualcosa di troppo innovativo.
la loro convinzione che il digiuno preoperatorio
sia una cosa molto importante
come fino a poco fa non doveva mangiare niente
fino a mezzanotte, ora fino a due ore prima invece posso bere
la paura addirittura di alimentarsi
prima della ripresa di funzionalità intestinale
molte volte andiamo lì e le pazienti non vogliono mangiare
perché sono ancora andate in bagno
quindi sono comunque fattori molto importanti
e noi per ultimo che non siano date il timore
che queste, diciamo così, scelte non siano per fatture economici.
Logicamente abbiamo anche dei problemi legati allo staff stesso,
solitamente riluttanti al cambiamento, come si diceva prima, perché devo cambiare?
Se ho sempre andato avanti così, se ho sempre andato avanti bene,
chi me lo fa fare cambiare il tuo motivo?
C'è anche una scarsa conoscenza delle recenti acquisizioni scientifiche,
oppure c'è la convinzione che queste non siano sufficientemente forti
da portarci a un cambiamento.
A volte c'è l'assenza di motivazione, l'assenza di mancanza di interesse oppure un supporto da parte di altri colleghi o altre figure professionali e logicamente possono essere ostacoli anche per quanto riguarda l'organizzazione stessa, soprattutto coordinare figure diverse, fino ad ora non le abbiamo ancora fatte, quindi riunire figure diverse che devono essere tutte coordinate per arrivare a un unico obiettivo insieme.
Mancanza di risorse perché giustamente il personale deve essere formato e perché dobbiamo anche attuare un'implementazione dei protocolli stessi. La mancanza di supporto istituzionale, logicamente c'è un tempo ulteriore che dobbiamo utilizzare per il consulio preoperatorio dove dobbiamo istruire le pazienti su tutto il percorso e logicamente anche un'organizzazione del personale che dovrà seguire le pazienti che riceviamo dopo a distanza.
Quindi l'infermiero che avrà il contatto telefonico con la paziente nel subito post-operatorio.
In conclusione noi vogliamo quindi riscontriamo che i cambiamenti ci servono,
logicamente richiedono un grande impegno, il tutto però deve essere portato a una consapevolezza
che la paziente è parte integrante del suo percorso, ma tutto questo deve portare
a un recupero più fisiologico
dopo l'intervento chirurgico
logicamente non è quello di anticipare
la dimissione, benché è anche questo
un fattore importante
ma soprattutto è il recupero
che la paziente torni
al migliore dei modi
velocemente alla sua vita naturale
alla sua vita normale
mi piaceva questa frase, ogni volta che un ostacolo
ti sembra insommortabile, girati a guardare
tutti quelli che hai già saltato
ed è quello che noi ora stiamo cercando
di fare e vi ringrazio tutti quanti per l'attenzione. Complimenti, complimenti per la dettagliata
relazione, infatti è stata veramente la dottoressa Pussoni e sull'organizzazione io direi che
lei ha accettato proprio il punto perché poi alla fine è la riluttanza anche al cambiamento
di tutti gli operatori, quello di molto molto molto importante perché poi specialmente nelle
nostre aree bisogna essere sempre aggiornati su tutto. Passo la parola a Dino che presenta
l'altro dottor relatore. Come detto in anticipo, come ha anticipato appunto la varietà del
del programma adesso vede un passaggio da un tema che è più di tipo organizzativo ad uno più clinico
e la prossima relazione riguarderà appunto il monitoraggio al risveglio e la tiene il dottor
Dadamo che è un infermiere che lavora nell'ambito dell'anestesia a Ferrara, esperienza più che
decennale da un paio di anni a Ferrara, appunto ci parlerà del risveglio e del monitoraggio in
in fase di risveglio.
Diamo la parola.
Buongiorno, mi sentite?
Si sente?
Buongiorno a tutti, grazie Dino per la presentazione,
grazie ai relatori che mi hanno preceduto
e un grazie ovviamente al professor Palazzini
e al presidente AICO, dottor Buttarelli.
Le slide, visibili a tutti?
Dottor D'Adamo, noi non vediamo ancora le slide, il pulsante verde condividi schermo
Ho già fatto, sì
Ok, ok, ci sono
Noi ancora non le vediamo
Le slide, così?
Secondo, forse si sta caricando, però noi ancora non le vediamo le slide
Ma lei che computer ha?
e un Lenovo
ah ok quindi non abbiamo problemi di Mac
no assolutamente
allora un attimo soltanto
certo certo
ok adesso
ok adesso si stanno caricando
sì ora vediamo
la sua schermata principale
sì perfetto grazie
Si vedono? Posso partire? Si vedono? Bene, parto proprio col presentare la mia relazione sul monitoraggio del risveglio e devo dire che prima di iniziare a creare queste slide
mi sono chiesto come poter suscitare interesse nei confronti di chi oggi avrebbe assistito appunto alla mia relazione.
Soprattutto dal punto di vista infermeristico assistenziale riguardo appunto quei momenti importanti sul monitoraggio del risveglio.
Alla luce di ciò ho preferito portare nella mia relazione la realtà dell'azienda ospedaliera di Ferrara nella quale lavoro, facendo riferimento a quella che è la nostra pratica di sala operatoria e quella che è l'assistenza che cerchiamo di erogare al paziente chirurgico.
In azienda ospedaliera è stata creata una rete aziendale come potete vedere dalla slide denominata comunità di pratica di piastra operatoria all'interno della quale è possibile reperire una serie di contenuti e materiali utili allo sviluppo e alla formazione professionale sia nel campo anestesiologico ma anche dal punto di vista dello strumentista.
Allora, questo è il nostro vademecum riguardo la nostra attività assistenziale, ossia queste tre principali parole che ho riportato in queste piccole immagini, conoscere, condividere e comunicare.
questo perché appunto cerchiamo di mantenere una mission dal punto di vista infermieristico comune a tutti
nonché la qualità di assistenza sul paziente che passa dal nostro blocco operatorio
restiamo su quelli appunto che sono i concetti di anestesia e il conseguente risveglio
Dicendo cosa? La gestione ottimale dell'anestesia ma anche della sedazione in area critica da oggi ormai sappiamo che è considerata una sfida impegnativa.
E questo perché? Perché i pazienti che giungono in sala operatoria presentano sempre una disomogeneità, ogni paziente ha una storia clinica a sé, sia dal punto di vista dell'età ma anche del quadro clinico e quindi abbiamo anche la necessità nel percorso di diminuire i tempi di degenza dei pazienti stessi.
Questi due elementi costituiscono un ambiente operativo complesso, estremo appunto nella realtà di una sala operatoria.
Concettualmente quindi l'anestesia possiamo individuarla come quelle modificazioni del comportamento e della percezione caratterizzata dalla depressione farmacologicamente indotta e reversibile dal sistema nervoso.
Chiaro è che non ci può essere il termine risveglio se questo non è preceduto da un'anestesia. Quindi risveglio consegue con intervallo variabile all'interruzione della somministrazione dei farmaci usati per il mantenimento dell'anestesia.
Ecco, ho deciso di scattare questa foto in riferimento alla nostra sala operatoria di vita alle urgenze, pensando di porvi l'immaginazione del risveglio di un paziente e il monitoraggio ad esso connesso.
questa foto perché il risveglio può avvenire sia sul tavolo operatorio che vedete in questa foto
ma bisogna tenere presente che il risveglio di un paziente chirurgico
può avvenire anche in una sala risveglio PACU o recovery room
questo perché ci possono essere delle condizioni cliniche chirurgiche o cliniche anestesiologiche
o anche riguardanti il fattore tempo, che ci portano ad eseguire questa manovra anche in un posto che non sia la sala operatoria ma che può essere la recovery room.
ecco è noto a tutti come l'asa e si arti hanno stabilito delle linee guida per il monitoraggio
perioperatorio che in base alle condizioni cliniche del paziente e dalla complessità
della procedura chirurgica ed anestesiologica ci permettono di minimizzare il rischio di
complicanze ponendo appunto la maggior attenzione nella fase di risveglio oggi sappiamo che un
un gran vantaggio dal punto di vista anestesiologico è dato proprio dalla possibilità di utilizzare
dei farmaci di breve durata d'azione, infatti notiamo sempre che durante un intervento l'anestesista
continua la somministrazione dei farmaci anestetici per via endovenosa o per via inalatoria rispettivamente
in base alla tecnica anestesiologica prescelta, controllando lo stato di coscienza e i parametri
vitali del paziente. Sottolineo queste ultime due parole, coscienza e parametri vitali del
paziente saranno due punti cardine che terremo in considerazione soprattutto nel monitoraggio
appunto del risveglio. Il risveglio quindi comincia con la riduzione graduale degli anestetici
fino alla loro interruzione ed è agevolato appunto da farmaci che ad oggi vengono eliminati
in maniera molto più rapida dal paziente. Le fasi di monitoraggio sono sostanzialmente tre,
interruzione della somministrazione di agenti anestetici allogenati o farmaci, l'osservazione
e la valutazione della profondità dell'anestesia tramite il CONOX, il viso e il masimo, è un valore molto importante
quello della decoririzzazione, cioè con una TOF ratio di maggiore o uguale a 0,9 rispettivamente equivale al 90%
di decoririzzazione del paziente, oppure prendendo in considerazione un valore della PTC che è la conta postetanica.
il monitoraggio e la valutazione di questi tre punti comportano il ripristino della stabilità
dei parametri vitali del paziente dello stato di coscienza ma anche dell'attività motoria e
della sensibilità ecco per entrare brevemente nello specifico del monitoraggio in maniera
pratica appunto del risveglio ho scattato questa foto durante un intervento e in questo caso nello
specifico ho riportato il conox questo 44 che vediamo sul display assolutamente in queste
condizioni ci dà l'indicazione di un paziente profondamente sedato e quindi un'anestesia
corretta per quanto riguarda l'iter intraoperatorio, ma sicuramente non è un valore atteso che
noi ci aspettiamo per il monitoraggio del risveglio. Per un paziente sveglio il valore
del CONOX oscillerà tra gli 80 e i 99. Con lo stesso principio, ma con una specificità
un po' più dettagliata, ho ritenuto opportuno riportare anche quest'altro monitor che noi
utilizziamo in sala operatoria che è il Masimo, dotato di un display multiparametrico con
in questo caso il 28 che si vede sul display è proprio un valore reale di un paziente
anche esso in sala operatoria, con la riproduzione delle onde delta elettroencefalografica e mi è piaciuto tanto riportare anche una rappresentazione grafica di quella che è la profondità dell'anestesia e di quello che bisogna considerare nel momento in cui avviene il monitoraggio del risveglio.
Sono dell'idea che per essere un'infermiera d'anestesia bisognerebbe anche capire ciò che valuta l'anestesista da un certo punto di vista.
Quindi noi partiamo da una baseline di colore blu, questa è la scatola cranica del cervello, durante l'induzione in questo intervento è stato utilizzato il Propofol per cui questa colorazione differente è dettata dall'assorbimento appunto del Propofol,
il quale viene assorbito dai lobi frontali fino alla parte posteriore della scatola cranica
per poi arrivare ad un colore giallo, arancio e rosso
che è una sedazione profonda, infatti è un PSI di 28.
Dal punto di vista del monitoraggio del risveglio
dobbiamo considerare l'idea dalla sedazione profonda al baseline
line, per cui in una colorazione nel monitoraggio di risveglio del cervello blu possiamo considerare
appunto il paziente sveglio. Ecco questo è un altro punto importante del monitoraggio
del risveglio e dell'anestesia, ossia il TOF. Il TOF che ci permette di valutare lo
stato di curarizzazione del paziente e quindi anche la possibilità decisionale di estubazione
o meno. La corretta gestione della mio risoluzione è necessaria per controllare in sicurezza la fase
di recupero del blocco neuromuscolare al termine dell'anestesia evitando la paralisi curarizzazione
residua post operatoria. Questo perché può essere anche una complicanza non indifferente nel post
postoperatorio soprattutto dal punto di vista respiratorio. Detto ciò ho ritenuto racchiudere
quello che ho detto fino ad ora con un piccolo algoritmo riguardante il monitoraggio del
risveglio. Dalla ripresa della ventilazione spontanea del paziente al conseguente ripristino
dei riflessi protettivi e dello stato di coscienza, al decurarizzazione quindi alla possibilità di
estubazione e poi al monitoraggio nell'immediato periodo post-operatorio e quindi nella sala
risveglio. Sappiamo che l'anestesia può portare anche degli effetti negativi sul paziente, motivo
per il quale risulta essere quasi maggiormente, ci richiede maggiormente attenzione l'osservazione
post-operatoria del paziente paradossalmente piuttosto che intraoperatoria. Questi sono tutti i punti che non staremo sicuramente a descrivere uno per uno, ma alcuni di questi sono fondamentali nella valutazione post-operatoria di un paziente, quali la compromissione e l'alterazione della coscienza, della vigilanza e dei riflessi protettivi, la depressione respiratoria e cardiocircolatoria, la nausea e il vomito, le allergie, l'ipotermia,
che è un argomento a me molto caro, è l'ipertermia.
Allora, proprio sulla base della procedura chirurgica
ho deciso anche di porre una piccola differenza
tra chirurgia open e chirurgia laparoscopica.
Immaginiamo di avere un paziente che deve essere sottoposto ad un'emicolectomia.
indipendentemente dalla tecnica chirurgica e il paziente necessita di essere addormentato e di
essere intubato con una piccola differenza che nella chirurgia laparoscopica avviene
l'utilizzo della co2 per il primo peritoneo questo è un campanello d'allarme dal punto
di vista assistenziale post operatorio perché l'aumento della pressione intra addominale causa
causa l'aumento della PACO2, soprattutto se durante l'intervento in videolaproscopia
vengono utilizzate posizioni di Trendelenburg e anti-Trendelenburg.
L'aumento della PACO2 può essere multifattoriale, alcuni studi dicono che nel post-operatorio
il riassorbimento avviene all'incirca dopo tre ore, quindi proprio la CO2 può aumentare
per assorbimento della stessa cavità peritoneale, la compromissione della ventilazione polmonare
e della perfusione da fattori meccanici come la distensione addominale, la posizione del
paziente, il volume tidalico utilizzato per la ventilazione meccanica e non per ultimo
la depressione ventilatoria data dagli anestetici. Abbiamo quindi parlato di monitoraggio, il
Il monitoraggio viene valutato sicuramente dall'anestesista ma anche dall'infermiera anestesia.
La figura del NARS anestesia risulta essere molto importante in un complesso operatorio
partendo dal controllo delle apparecchiature e dei vari presidi sanitari
al monitoraggio del paziente dal suo arrivo in sala operatoria
fino al trasferimento nella propria unità operativa.
Parliamo quindi di un percorso assistenziale multidisciplinare
che dalla sala operatoria si collega alla recovery room fino a terminare in unità operativa.
Nella nostra realtà di sala operatoria, terminato un intervento chirurgico, avviene appunto il risveglio del paziente e il trasferimento in recovery room.
Questo avviene tramite tre figure professionali, medico anestesista, infermiera anestesia e OSS e ci tengo a precisare che entrambe le figure hanno seguito, trattato e portato a termine quell'intervento per quel paziente.
Per cui risulta fondamentale essere sempre le figure stesse che poi andranno a dare le consegne ai colleghi della recovery room.
La recovery room è considerata come quell'unità infermieristica speciale che accoglie un certo numero di pazienti che ha subito interventi di chirurgia maggiore o minore, offre supporto ai pazienti per poche ore fino alla stabilizzazione dei parametri vitali ed è utile all'osservazione diretta e continua dei pazienti nella fase di risveglio da interventi chirurgici.
anestesia generale o locoregionale. Ecco, ho avuto piacere di riportare la nostra recovery room
dell'azienda ospedaliera di Ferrara, questa è la parte, la console anestesiologica e infermieristica
e questo è un carrello per adibito alle vie aeree difficili che è una postazione fissa recovery room.
ho deciso di creare una slide con questa foto proprio per marcare quella che può essere una complicanza immediata post operatoria e quindi noi a disposizione abbiamo questo carrello pronto all'uso per qualsiasi situazione di urgenza emergenza.
Dal punto di vista organizzativo e gestionale la recovery room è posta nella parte centrale del nostro blocco operatorio e sui due lati si aprono le due corsie contenenti sei sali operatori e tre per ogni lato.
Per ogni turno in recovery room abbiamo due infermieri con funzione anestesia e la presenza di un medico anestesista responsabile appunto della recovery room in quel turno lì.
Devo dire anche che nel post-operatorio noi come infermieri di anestesia
facciamo comunque capo anche all'anestesista di sala operatoria che ha seguito quel paziente
in modo tale da avere delle prove crociate dal punto di vista doppio di medico anestesista
e avere una sicurezza maggiore per la dimissione del paziente
Ci sono appunto quattro postazioni con monitoraggio intensivistico completo
monitor a parete più quelli portatile, è una possibile quinta postazione, ritorno un attimo indietro velocemente con la foto, la quinta postazione sarebbe il monitor collegato, incorporato a questo ventilatore che in caso di un numero di pazienti maggiore lo utilizziamo anche per un quinto monitaggio.
Ovviamente ci sono tutte le caratteristiche che una recovery room deve avere, due ventilatori meccanici disponibili, sistema di aspirazione a vuoto su tutte le postazioni, l'airvo per una terapia ad alti flussi, le pompe peristaltiche PCA che sono quelle poi che vengono utilizzate per la gestione del dolore post-operatorio, l'armadio di farmaci anestetici e il carrello di lavoro infermieristico.
Dettagliatamente si occorre monitorare
la fase postoperatoria dei risvegli
come già accennato in precedenza nella slide precedente
funzionalità respiratoria, cardociclotoria
neuromuscolare per evitare
appunto la situazione
di ricurializzazione
del paziente
la rilevazione della temperatura
il monitoraggio della diuresi, dei drenaggi chirurgici
trattamento di eventuali complicanze
quali la nausea, vomito, brivido, aritmie
emorragie, la rilevazione
della glicemia e
e la rilevazione del dolore tramite le scale basse BPS.
Ho preferito anche inserire BPS per quanto questa scala
sia utilizzata prettamente in terapia intensiva,
perché inizialmente avevo riportato la foto della sala operatoria
che utilizziamo per le urgenze,
riportando anche la possibilità di risvegliare il paziente
sia sul letto operatorio ma anche ai ricoveri.
qualora il paziente
dovesse essere svegliato
nel recovery room, bisogna tenere presente
che quel paziente fino alla risturbazione
ha subito un intervento chirurgico
e potrebbe avere anche del dolore
per cui la BPS
ci permette di valutare
la soglia del dolore del paziente
per quanto sappiamo benissimo di fare
riferimento solitamente alla frequenza
cardiaca e alla pressione arteriosa
Ecco, il monitoraggio della temperatura corporea
per me è molto
importante perché
perché il rischio di ipotermia è uno dei fattori molto frequenti in sala operatoria ed è dettato da una bassa temperatura ambientale, dagli effetti collaterali degli anestetici che a loro volta creano una vasodilatazione e un'alterazione dei meccanismi di termoregolazione.
Senza tralasciare poi che vi è in alcuni interventi chirurgici l'esposizione di visceri e l'infusione di liquidi freddi.
Il mantenimento della normotermia possiamo ottenerlo utilizzando delle strategie di riscaldamento che comprendono dispositivi interni ed esterni.
alcuni studi
riportano un aumento
della morbilità e mortalità
dei pazienti ipotermici rispetto
dei pazienti normotermici
per migliorare l'outcome
bisognerebbe
mantenere una temperatura corporea
sui 36 gradi
cominciare un riscaldamento
del paziente in fase preoperatoria
e negli interventi di lunga durata
e con dei pazienti
a più alto rischio utilizzare presidi
in combinazione. Velocemente questi sono due dei presidi che utilizziamo, il Barkey per il riscaldamento di emazie concentrate e l'Hotline per il riscaldamento di liquidi.
Fattori di rischio preoperatori e intraoperatori che abbiamo già brevemente accennato possono anche riguardare appunto la bassa temperatura della sala operatoria, il fattore della chirurgia maggiore e un intervento chirurgico di durata superiore alle due ore.
Passo, giungendo quasi al termine, ai criteri di dimissibilità del paziente della recovery room dopo un attento monitoraggio post-operatorio, utilizziamo dal punto di vista anestesiologico la scala di aldrete modificata e il paziente viene dimesso in reparto di degenza con un punteggio totale minimo di 8 in due valutazioni successive.
eccessive, ovviamente in assenza di punteggio uguale a zero per le singole voci. Ci tengo a
riportare uno step in più che viene utilizzato dagli anestesisti in azienda ospedaliera di
Ferrara che è il Fast Track Score, ossia l'associazione del POMV di nausea e vomito
postoperatoria del dolore all'Aldrete Score. Ecco, prima di concludere volevo riportare
una sentenza del 2016-2017 che vede imputati infermieri di anestesia e anestesista che in un paziente in osservazione del posto operatorio non si accorgevano di un arresto respiratorio con conseguenti lesioni gravissime derivate dalla prolunga epossia cerebrale e successivo stato di coma.
Al di là delle difese che poi ci sono state dal punto di vista medico e infermieristico, la cosa che mi ha colpito è stato che le raccomandazioni si arti, il termine risveglio sarebbe in realtà improprio, in quanto riferito unicamente alla fase di ripresa della coscienza dopo un'anestesia generale.
mentre risulta essere più adeguato il termine recupero
che comprende il ripristino della stabilità dei parametri vitali
dello stato di coscienza ma anche dell'attività motoria e della sensibilità
inoltre la responsabilità della sorveglianza clinica dei pazienti
sarebbe affidata agli infermieri
ecco questo era il punto che ci tenevo a citare
Concludo con una percentuale ormai nota da studi riportati dal SIARTI
che il 58% delle complicanze si verificano durante l'anestesia
il restante 42% entro le prime 24 ore
e bene il 75% di queste nelle prime ore post-operatorie
La mortalità post-operatoria paradossalmente risulta essere maggiore
rispetto all'intro-operatorio
Io vi ringrazio per l'attenzione e buon proseguimento di lavori.
Complimenti, complimenti per i contenuti. In effetti si vede proprio la parola chiave, la responsabilità, l'innovazione tecnologica e l'umanizzazione proprio in tutta questa relazione.
Io volevo adesso introdurre per la relazione del dottor Salvatore Aprea, infermiere e coordinatore del gruppo robotico multidisciplinare dell'azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli.
buongiorno a tutti mi sentite vedete mi sentite sì sì noi la sentiamo e la vediamo perfetto anche
anche le slide posso procedere può procedere allora innanzitutto buongiorno a tutti grazie
per l'invito io ringraziare innanzitutto il professor palazzini e contestualmente il dottor
buttarelli e dottor forlenza per questa grossa opportunità mi è stato proposto un argomento
molto sentito da noi, ovvero la relazione che c'è in sala operatoria tra assistenza
e tecnologia. Innanzitutto andiamo a definire che cos'è una sala operatoria. È una struttura
sanitaria complessa, nonché luogo ad elevata complessità, dove si interessa con attività
multidisciplinari, espletate fondamentalmente da chirurghi anestesisti e infermieri. Inoltre
è un luogo dove vi è interazione tra professionisti, sia da carattere assistenziale, tecnico e
razionale, oltre che a una forte componente tecnologica. La necessità di ottenere standard
qualitativi ottimali e risultati clinico-chirurgici considerevoli ha spinto il sistema sanitario
nazionale e le aziende produttive ad investire tempo e risorse economiche nello sviluppo
di dispositivi innovativi, oltre che a sviluppare tecniche sanitarie che hanno come obiettivo
finale quello di andare a creare benefici per i cittadini. Tutto ciò viene anche valorizzato
da un punto di vista normativo. Infatti, come ben conosciamo, il DPR del 97 sancisce i requisiti
tecnologici, oltre che strutturali e organizzativi, dell'esercizio delle attività sanitarie.
Penso che ognuno di noi, ogni persona, ogni paziente che è entrato all'interno di un blocco
operatorio, che ha avuto accesso in sala operatoria, sia rimasta colpita dalla notovere presenza
di attrezzature e dispositivi tecnologici. Andiamo a considerare.
Tale strumentazione tecnologica e l'utilizzo di quest'ultima è ormai entrato nel quotidiano del nursing,
a tal punto che il Royal College of Nursing of Surgery of England ha istituito una commissione di studio
dal nome Future of Surgery, la quale ha sancito che l'evoluzione della chirurgia nei prossimi anni
sta largamente influenzata dalla tecnologia innovativa, da tecnologie innovative,
Da una migliore comprensione delle malattie e dalla collaborazione tra aspetti e discipline differenti.
Tra le tecnologie sanitarie che avranno maggior impatto, secondo questo studio, avremo uno sviluppo di tecnologie per lo sviluppo di tecniche meno invasive, come per esempio la robotica, lo sviluppo della chirurgia laparoscopica, la chirurgia laparoscopica 4K.
tale tecnologie consentiranno procedure diagnostiche e terapeutiche sempre meno invasive
ma anche la tecnologia di imaging risulterà essere fondamentale
per poter eseguire interventi meno invasivi
consentendo la risoluzione di strutture ed organi con un impatto ridotto sul paziente
un ruolo fondamentale avrà anche il ruolo della raccolta e dell'analisi dei dati
infatti il suo sviluppo potrà fornire un potenziale enorme
per la prevenzione delle malattie e la presentazione delle cure
Inoltre potremmo avere uno sviluppo di interventi più complessi e specializzati anche grazie all'utilizzo della bioingegneria, all'utilizzo delle stampanti 3D che potrebbero permettere la creazione di organi e quindi andare a ridurre quelle che sono le liste d'attesa nei pazienti da trapiantare.
In questo crescente sviluppo non è detto che possa cambiare anche la modalità di erogazione della chirurgia, infatti le sere operatorie potrebbero avere un aspetto diverso da quello che attualmente di noi conosciamo, infatti potrebbero subire una maggiore integrazione delle tecnologie digitali.
L'intelligenza artificiale potrà svolgere un ruolo fondamentale, infatti potrà fornire una guida al team e per i vari setup di sala. Infine, anche lo spazio potrà essere più flessibile e dinamico.
Ma anche le caratteristiche dei pazienti da sottoporre all'intervento chirurgico potrebbero cambiare grazie allo sviluppo di ulteriori tecnologie.
anche l'utilizzo di tecnologie in ambito farmaceutico
potrebbero creare lo sviluppo di nuovi farmaci
che potrebbero andare a rendere obbligate la chirurgia in alcune condizioni
anche i sviluppi della radioterapia possono ridurre drasticamente
la necessità di un intervento chirurgico contro il cranco per esempio
in questa slide vi ho voluto riportare alcune evidenze scientifiche
su come sia ben visibile l'uso delle tecnologie
nella fattispecie dell'utilizzo della chirurgia robotica all'interno delle sale operatorie.
Infatti, come è ben visibile, un aumento crescente di tale tecnologia.
Fino ad ora abbiamo ampiamente evidenziato come sia fondamentale l'uso di tecnologia all'interno dei complessi operatori
a fine di garantire e trasformare l'esperienza di cura del paziente.
La tecnologia favorisce la capacità di produzione dei complessi operatori,
intesa come capacità di aumento dei numeri di procedure grazie anche all'utilizzo della standardizzazione.
Tutto ciò è importante, ma deve essere anche chiaro che le risorse economiche a disposizione del sistema sanitario non sono infinite. È indispensabile quindi l'ottimizzazione di tali risorse. Utile all'interno del processo decisionale introdurre con la giusta attenzione il concetto di qualità, ovvero l'attitudine di un prodotto o di un servizio a soddisfare i bisogni di cui utilizza.
Anche l'Agenas, in contrazione dell'importanza dell'argomento trattato, ha istituito una commissione ad hoc, ovvero il PNR, ovvero il Piano Nazionale degli Esiti, che fornisce a livello nazionale valutazioni comparative di efficacia, di sicurezza, di efficienza e di qualità delle cure prodotte all'interno dell'ambito del sistema sanitario.
L'ulteriore mezzo che ha a disposizione è l'utilizzo dell'HTA, ovvero che è un processo che permette di andare a valutare attraverso una risposta operativa al divario che c'è tra le soste limitate del sistema sanitario e la crescente domanda di salute e di innovazione tecnologica, prendendo in considerazione gli aspetti clinici, economici, organizzativi ed etnici sociali, oltre che all'introduzione di una nuova tecnologia.
Ok, continuando. In questo contesto tecnologico noi infermieri di sala operatoria, come ci evidenza la letteratura, siamo in propria pensia a un maggiore utilizzo di tali innovazioni.
L'upgrade continuo ha influenzato in maniera decisa il nostro lavoro, al tappuno di essere diventati specialisti in questo campo.
Ma la cosa più importante è che non dobbiamo mai dimenticare che all'interno del processo assistenziale nessuna di queste caratteristiche, ovvero la capacità comunicativa e sociale, l'attissimo livello di empatia, sono tutte skills che noi infermieri andiamo a utilizzare e che nessuno potrà mai rimpiazzare e di cui tale skills noi siamo fattori.
La nostra figura svolge un ruolo importantissimo nel cercare di anticipare e mediare il futuro, in quanto molto spesso tutte queste potenzialità potranno sopportare l'assistenza in diversi campi di pratica e di clinica, ma senza mai dimenticare che per un ottimale processo di ottimizzazione del processo di sanità, tutto ciò risulta essere fondamentale, come già detto, tutte le componenti del linguaggio verbale e non verbale risultano essere imprescindibili.
concludendo, i confini che separano
l'aspetto umano da quello pienamente tecnologico
possono essere sottili
noi saremo chiamati
ad essere in casa, saremo chiamati
ad essere le synapsi tra le macchine
e l'ammalato, ad essere i fattori
disperdori del processo di gestione del sistema
sanitario, agendo come sempre
con la consapevolezza del paziente
e del suo stato di salute
la tecnologia sanitaria non va temuta
ma va quando più prossimamente promossa
e sostenuta in tutte quelle situazioni
in cui possa essere utile nel processo di cura del paziente e tutto in quelle fasi di incertezza.
Vi voglio innanzitutto ringraziare per l'attenzione e scusatemi per l'emozione.
Vi voglio lasciare con una frase a cui ci tengo molto.
La formula che uso per descrivere il modo in cui rispondiamo alla tecnologia
è che ogni volta che una nuova tecnologia viene introdotta nella società
ci deve essere il pari contrappeso di una spinta umana che ne stabilisce l'equilibrio.
più c'è i-tech più occorre i-touch
l'i-tech è la chirurgia robotica
l'i-touch è l'uomo
grazie per l'attenzione
scusate ancora per l'emozione
grazie al dottor Aprea
per questa interessante relazione
sulle tecnologie avanzate
che non sono appunto
prima c'era il tema futuro
e in relazione all'assistenza
tra tecnica e umanizzazione
come ha aperto la dottoressa Caputo
e oramai
certe tecnologie non sono più il futuro
ma sono il presente e a questo punto appunto come abbiamo detto passiamo di nuovo a un tema ancora più clinico
anche se è al confine tra il clinico e la formazione con un lavoro che è portato avanti da due colleghi
laziali e che riguarda il posizionamento del paziente chirurgico, un tema appunto ripeto estremamente legato
alle basi della clinica, ma che è sviluppato con un taglio differente,
cioè con un taglio legato alla formazione. Ottaviani e Pezzone fanno il punto
su quella che è la formazione in relazione al tema del posizionamento chirurgico
dei pazienti. A questo punto passo la parola a Matteo Ottaviani
e grazie per il contributo.
Buongiorno a tutti, grazie a Dino per la presentazione e a chi mi ha preceduto nelle relazioni, grazie al Presidente Nazionale Dottor Buttarelli e al Professor Palazzini.
Quando abbiamo cominciato con i colleghi a parlare di formazione nel posizionamento chirurgico ormai un po' di tempo fa, la prima cosa che abbiamo scelto di individuare è stata capire cosa ci fosse in letteratura,
Quindi quello che abbiamo potuto ricercare all'interno degli scritti scientifici. Il risultato lo abbiamo avuto anche se non quanto pensassimo, non abbiamo trovato grandissimi studi a riguardo, molti sul tema del posizionamento, pochi su quella che potesse essere la formazione del posizionamento.
E così siamo andati in qualche modo a sviscerare quelle che possono e potessero essere le linee guida, le procedure all'interno dell'azienda ospedaliere.
Qui in effetti qualche dato in più è stato trovato come azienda linee guida di Alessandria, quelle di Catanzaro piuttosto che di altre, solo a scopo esemplificativo ne abbiamo inserite alcune.
A questo punto però abbiamo deciso anche di individuare e cercare, per quello che potessimo, quanto il tema del posizionamento fosse inserito all'interno dei corsi ECM accreditati o di master specifici.
Anche qui per quanto possibile siamo riusciti ad individuare diversi master e diversi corsi ma comunque in un numero esiguo, ad esempio Aigo Sardegna ha prodotto dei corsi,
alcune fondazioni all'interno dei master di sala operatoria dell'Unica Millus e del Gemelli.
Entrambi i master del Gemelli al loro interno affrontano dei temi come tema quello del posizionamento chirurgico
e qui abbiamo deciso di pensare ad una masterclass formata da non molti colleghi già esperti di sala operatoria
organizzata in due sessioni, una sessione teorica e una sessione pratica,
individuando quelle che fossero tre specialistiche chirurgiche, tre branche chirurgiche,
cioè la chirurgia generale, l'ortopedia e la neurochirurgia.
Questo corso, questa masterclass, prevedeva quindi sessioni teoriche delle tre branche menzionate
e poi una sessione pratica dove i colleghi potessero in qualche modo procedere al posizionamento attraverso presidi di diverso tipo.
E qui poi è stato chiesto con una sorta di questionario di gradimento cosa ne pensassero di questa esperienza. I dati sono sembrati da subito abbastanza positivi, infatti il 71% ha rilevato l'evento complessivo soddisfacente, molto soddisfacente e la restante parte soddisfacente.
quindi non c'è stato nessun deluso in qualche modo. Per il 100% l'evento ha soddisfatto le aspettative e gli argomenti trattati si sono dimostrati sufficientemente rilevanti.
Per le due sessioni, abbiamo fatto anche un distinguo tra sessione teorica e sessione pratica, si è visto come entrambe le sessioni, eccetto per un 2%, sono risultate di contenuti a livello molto rilevanti o comunque abbastanza rilevanti.
Tutto questo lavoro e questo progetto è stato poi portato e presentato al XXI Congresso AICO a Palermo. Da tutte quelle che sono state poi le discussioni in termini positivi e quindi quello che è emerso da quel congresso ci ha fatto pensare di voler approfondire ancora di più questo tema
e di quanto la formazione fosse presente all'interno delle nostre sale operatorie sia in termini aziendali che di preparazione da parte dei colleghi.
Per cui abbiamo deciso di produrre un questionario conoscitivo, in qualche modo, formato da un razionale che è specificato nella slide, da una prima parte in qualche modo definita anagrafica, dal core del questionario e successivamente dai feedback che potessero lasciarci i colleghi.
Il questionario è formato da 23 item, 23 domande, è lanciato all'incirca il 10 ottobre di quest'anno e i dati che troverete sono stati analizzati al 10 novembre, quindi un mese di tempo.
abbiamo riscontrato 225 questionari, un numero comunque abbastanza buono per iniziare a valutare i dati e i risultati che vedremo di seguito.
La maggioranza dei colleghi afferenti nei blocchi operatori è donna per il 74,2% o comunque di coloro i quali hanno risposto a questi questionari. Sono state rappresentate quasi tutte le regioni, non abbiamo ricevuto feedback da parte della Valle d'Aosta e del Molise.
L'età è un dato interessante perché per il 57,3% dei rispondenti al questionario hanno un'età superiore a 30 anni, mentre per il 34,2% più di 50 anni e per meno di 30 anni solo per l'8,4%.
Anche nella domanda successiva c'è il titolo di studio, vediamo come il 54,7% possiede una laurea triennale o equivalente, il 34% un master di primo livello e in pochi o comunque una percentuale limitata la laurea magistrale o il master di secondo livello, mentre nessuno di chi ha risposto al quiz ha un dottorato di ricerca.
Poi abbiamo cercato di capire l'esperienza di questi colleghi e quindi da quanto tempo lavorassero all'interno di un ospedale in generale o di una casa di cura. Il 78,7% ci dice che lavora da più di 10 anni all'interno di un ospedale, mentre il 67,1% da più di 10 anni all'interno del blocco operatorio.
Quindi i rispondenti a questo questionario risultano essere dei colleghi esperti.
Abbiamo anche cercato di capire se si lavorassero in sale multispecialistiche o monospecialistiche.
che qui l'89,9% in realtà dice che l'ambito di afferenza è ovviamente multidisciplinare,
quindi multispecialistico, mentre il 58,7% afferma di lavorare prevalentemente nel ruolo
di strumentista, l'altra buona fetta di torta di lavorare, di scambiare i ruoli, quindi
quindi sia circolante che strumentista, mentre solo alcuni, soltanto come infermiere circolante
o per il 6,2% come infermiere di anestesia.
Le specialità in cui si afferisce maggiormente sono ovviamente le specialistiche di base,
quindi chirurgia generale, ortopedia, ginecologia, urologia e vascolare.
Poi l'altra domanda era se si sono frequentati dei master, quindi per i rispondenti ai master frequentati, che tipo di master fossero maggiormente frequentati.
Qui il dato è di 64 risposte diverse, afferenti prevalentemente alla linea generale degli infermieri di sala operatoria e quindi degli strumentisti in sala operatoria, mentre solo altri rispetto al master in anestesia o di coordinamento.
Volevamo poi sapere quanti di questi che avessero il master in realtà poi avevano e possedessero un master specifico nella sala operatoria.
Il 64,4% dei colleghi che lavorano in sala operatoria non possiedono master specifici, mentre invece solo il 35,6% lo possiede.
Allora a coloro i quali hanno risposto di sì, ovvero che possedessero questo tipo di master, abbiamo chiesto se fosse stato affrontato il tema del posizionamento. Su 138 risposte il 48,6% afferma di non aver trattato in un master specifico di sala operatoria il tema del posizionamento.
Poi abbiamo chiesto ovviamente se per loro il tema del posizionamento chirurgico fosse utile, necessario, quantomeno alle competenze di base per svolgere l'attività clinica in sala operatoria.
Il 99,1% ci dice di sì. E successivamente, oltre ai temi di formazione e posizionamento all'interno dei master, abbiamo chiesto se fossero stati mai frequentati dei corsi sul posizionamento in sala operatoria.
Il 69,3% ha risposto che non ha frequentato questo tipo di corso. A coloro uguali invece lo avessero frequentato abbiamo chiesto la tipologia dei corsi, prevalentemente teorico, pratico e se i corsi svolti fossero accreditati.
Prima di procedere con le restanti parti dell'item faccio un piccolo riferimento a quello che è il manuale della sicurezza in sala operatoria e il perché lo capiremo dopo.
Nel manuale della sicurezza in sala operatoria redatto ormai nell'ottobre 2009 spiega e specifica come le direzioni aziendali devono adottare delle procedure per il corretto posizionamento e quindi questo deve essere già previsto, ma oltre a questo la procedura deve prevedere anche un addestramento specifico degli operatori.
Perché ho detto questo? Perché le restanti domande andavano ad affrontare se all'interno della struttura nella quale si lavorasse fossero stati svolti dei corsi di formazione specifici sul posizionamento in sala operatoria.
L'80,4% dei colleghi intervistati risponde che non ha frequentato corsi all'interno della sala operatoria sul tema del posizionamento e solo il 19,6% di sì.
Poi abbiamo chiesto se si ritenesse di aver ricevuto una formazione adeguata da parte dell'azienda. Il 72,4% in realtà non pensa di aver ricevuto una formazione adeguata.
E nell'ultimo grafico di questa slide in realtà poi chiediamo quale potesse essere in qualche modo il corso che gli intervistati prediligessero e quindi se è una lezione frontale, se è un corso esclusivamente teorico e un teorico pratico.
Qui la maggioranza ci dice che ovviamente preferisce corsi teorico-pratici.
Abbiamo voluto ancora di più in qualche modo approfondire questo tema chiedendo sempre agli intervistati in quale contesto fosse più opportuno inserire programmi di formazione rispetto a questo tipo di tema.
tema. Ritengono la maggior parte degli intervistati, più del 75% ritiene che debba essere affrontato
all'interno di una formazione aziendale, oppure per il 43,6% una formazione accreditata
ICM extra-aziendale, qualcuno comunque una buona percentuale, il 36,4% nella formazione
accademica post base e nella laurea triennale, quindi formazione accademica di base, 70 rispondenti, ovvero il 31,9%. Devo far notare in questo caso che i questionari erano 225, ma a questa risposta era stata data la possibilità di inserire più risposte all'interno del questionario.
Le ultime cose che poi abbiamo cercato di capire è se poi questo tema fosse interessante non solo per il posizionamento quanto poi per i riscontri che abbiamo recepito direttamente sul paziente, ovvero se si fossero mai riscontrati danni a un paziente legati o correlati al posizionamento errato.
Dei colleghi che hanno risposto a questo questionario il 57,3% dice di no, cioè di non aver riscontrato mai danni da posizionamento, ma il 42,7% afferma che invece li ha in qualche modo riscontrati.
pertanto a coloro i quali avessero risposto
e quindi al 42,7%
che ha risposto che ha riscontrato dei danni
abbiamo chiesto a sé
sono stati segnalati questi danni
attraverso il sistema di gestione
di rischio clinico aziendale
il 46,7% afferma di sì
mentre invece il 12,4% afferma di no
e il 41% afferma di non sapere la risposta
Dunque, volendo un pochino sintetizzare tutta una serie di grafici e di percentuali che abbiamo dato finora, possiamo dire che intanto la maggioranza dei colleghi che lavora all'interno del blocco operatorio è un laureato triennale o quipollente, possiede un master di primo livello per l'88,9%,
che il personale di sala è almeno di coloro i quali hanno risposto al questionario è un personale esperto maggiore di 10 anni di sala operatoria per il 67,1% che praticamente tutte le sale sono multidisciplinari ovvero per l'89,1%
il personale e questo era ovvio afferisce prevalentemente nelle specialistiche di base
il 42,7% ha riscontrato danni da mal posizionamento
che più del 53,4% non sa o non ha comunicato al risk management i danni riscontrati
105 intervistati su 225
e il 99,1% degli intervistati ritiene necessario e doveroso formarsi
Con che prevalenza però? Formazione aziendale per il 40,6%, formazione CM extra-aziendale per il 23,3%, master di primo livello per il 19,5% e laurea triennale per il 16,6%.
Sia nei master, quindi quello che è emerso un pochino, è che sia nei master che nei corsi frequentati però si è trattato poco o in modo non soddisfacente, secondo gli intervistati, il tema del posizionamento.
Quindi, al netto di tutte quelle che possono essere state le criticità di questo questionario, quindi la difficoltà, il numero esiguo 225 rispetto al personale che afferisce in sala, le difficoltà di trasmissione di questo questionario e il poco tempo a disposizione,
Possiamo però, abbiamo già ottenuto una serie di dati che potrebbero essere incrementati con studi o progetti futuri. Che cosa però dobbiamo trarre da questo, o meglio che cosa abbiamo tratto da questo questionario conoscitivo?
Intanto che è necessario un potenziamento della formazione aziendale, come quanto previsto poi dal manuale della sicurezza in sala operatoria, proposta di inserimento di corsi specifici sul posizionamento dei master di primo livello riguardanti la sala operatoria, quindi tutti quei master che riguardano poi la sala operatoria,
la creazione o l'incremento dei corsi ECM dedicati, sicuramente quello che è il miglioramento della rete, della formazione e soprattutto la sensibilizzazione al problema dei danni da posizionamento e anche una necessità di educazione al risk management perché effettivamente la percentuale di coloro uguali che non sa o non ha segnalato al risk manager poi i danni da posizionamento è abbastanza alta.
Certo, volevamo lasciarvi con una piccola riflessione, cioè se fosse necessario o si potesse pensare a una vera e propria certificazione delle competenze sul posizionamento intraoperatorio per i colleghi che afferiscono alle sale operatorie.
E questo si potrebbe trasferire, tramutare anche in una sicurezza maggiore per gli utenti e in un risparmio anche economico da parte delle aziende sanitarie. Grazie per l'attenzione.
Grazie Matteo per il bellissimo lavoro
e il bellissimo contributo
che mi fa appuntare
come però d'altronde per tutte le altre azioni
gli spunti di discussione che ne seguiranno
e a questo punto
un paio di indicazioni
perché siamo in larghissimo anticipo
con l'orario
abbiamo iniziato mezz'ora prima
e siamo con mezz'ora di anticipo
e questo comporta
che siamo con un'ora di anticipo in totale
che è un problema che in genere non si ha e per fortuna questa volta lo abbiamo come problema e adesso apriamo la discussione e noi di lato abbiamo la colonna con i partecipanti e con gli spettatori che in questo caso però c'è il channel 23 che dovrebbe essere il canale dove seguono tutti i lavori
Quindi a questo punto io immagino che se ci sono degli interventi magari ci ripassa l'organizzazione attraverso il canale, non so, non essendo gli spettatori direttamente collegati, poi non so neanche in realtà quante persone ci seguono, quindi non riusciamo a apprezzarla questa cosa.
E però detto questo io aprirei la tavola rotonda e quindi una discussione che gestirei così allora io adesso magari offro un paio di spunti per iniziare la discussione e poi tutti coloro che vogliono intervenire al di fuori della moderazione di sotto in basso sulla finestra c'è la funzione alza la mano che poi viene visualizzata di lato dove c'è l'elenco dei partecipanti.
gestiamo io e Pierluigi magari l'ordine degli interventi al di fuori delle domande alle quali rispondono direttamente i relatori,
quindi magari facciamo delle domande, a domanda risponde il relatore, ma al di fuori della risposta se c'è un intervento aggiuntivo
magari chi vuole intervenire alza la mano e io o Pierluigi poi diamo la parola, ecco già qualcuno vedo che ha alzato la mano
e no, non l'ho sbagliato io perché per esemplificare ho alzato io la mano, abbasso la mano.
Allora il primo spunto lo rivolgo al Presidente Dottor Buttarelli e diciamo allora molto giustamente ha fatto una relazione sorgolando sullo specifico dei ambiti di competenza e non si è entrato troppo nei particolari
Ma così magari cominciamo ad entrarci. In riferimento alla fortificazione della formazione del professionista, la prima domanda che ti lancio è, magari se vogliamo entrare un po' più nel dettaglio anche rispetto ai lavori che sono stati portati avanti in questi mesi, che cosa proponiamo come AICO?
se lo vogliamo dire e se vogliamo metterlo lì come tema come tema di discussione ecco intanto
partirei da qui certo grazie di no bellissima domanda allora collegandomi certo che la mia
relazione dalla rete sul tema della responsabilità deontologica era molto vasta molto grande però è
Quello che tenevo a sottolineare come preambolo alla domanda che tu mi hai fatto giustamente è che il codice deontologico sì è il nostro pilastro che ci fa da guida nel nostro lavoro quotidiano come etica, come morale, ma è in continua evoluzione, è in continua evoluzione anche la nostra professione di conseguenza.
Cito solo tre modificazioni, se così si può dire, del cambiamento della legge 3 del 2018, è stata cambiata nella natura giudica della federazione in ordini.
e poi anche la legge 24 del 2017, cioè la legge Gelli, che è molto vasta, molto grande,
la quale per riassumerla un attimino nel nostro contesto porta proprio la particolarità e la peculiarità
delle società scientifiche nel far crescere la professione nell'ambito di appartenenza
e qua poi mi unisco subito dopo.
Un'altra legge che è quella della legge 219 del 2017 è quella considerata sulle disposizioni anticipate nel trattamento del testamento biologico, cioè tutte queste modificazioni anche a livello legislativo hanno portato anche delle modificazioni e delle evoluzioni anche dettate dall'evoluzione dei bisogni del paziente.
E considerando proprio il fatto dell'evoluzione dei bisogni c'è anche un'evoluzione dell'assistenza sempre più personalizzata e sempre più competente e da qua arriviamo appunto dalla responsabilità deontologica e dalla responsabilità professionale perché nella mia relazione un particolare importante che vorrei sottolineare è proprio il fatto che la professione è una ma la professionalità è individuale.
Questo è il punto cardine. Dato che la professionalità è individuale, nella modificazione, appunto nella crescita dei bisogni e della stratificazione dei bisogni c'è bisogno di dare una risposta e una società scientifica come AICO dà una risposta creando l'infermiere specialista.
Ha proposto la FNOPI proprio nel 2020 il profilo dell'infermiere specialista di sala operatoria, cioè ha creato l'identità dell'infermiere di sala operatoria nel processo assistenziale del paziente chirurgico, dando proprio dei punti importanti della definizione dell'infermiere di sala operatoria,
che sarebbero appunto i quattro punti carini, cioè nella pratica professionale, legale ed etica,
nell'area tecnico-professionale, nell'area comunicativo-relazionale
e nell'area dello sviluppo professionale e della ricerca.
Queste sono le quattro aree che AICO ha proposto come profilo di infermiere specialista di sala operatoria
ma rendendosi anche garante della formazione degli infermieri
aumentando e creando proprio questo senso di responsabilità deontologico
specifico della figura dell'infermiere di sala operatoria
e anche da qua è sottolineata la crescita
e AIPO sta proseguendo in questo filone
della responsabilità deontologica dell'infermiere di sala operatoria
creando, avendo creato proprio il profilo dell'infermiere specialista di sala operatoria
sta
diciamo, sta proseguendo
in questo suo
percorso
creando appunto, cercando di creare
siamo già in fase avanzata, dei master
specifici di infermiere specialista
di sala operatoria
come garante della formazione
perché appunto la legge
Gelli ci impone anche
tra virgolette concedetemelo, ci impone
proprio la presenza della società scientifica
di settore nel delineare
chi è il professionista
di quel settore, cioè nel nostro infermiere di area chirurgica, che non è poi solo ed esclusivamente di sala operatoria, ma di area chirurgica, per creare il più possibile quella competenza, quel senso e quella responsabilità deontologica propriamente della figura dell'infermiere di sala operatoria.
Scusa Titor, quando io sento la collega Puccioni e il collega Tatamo che parlano, in un caso del protocollo ERAS, fondamentalmente tratteggia un percorso che viene eseguito da professionisti che si occupano di tutto il processo,
perché poi si traduce in realtà in un processo, abbiamo visto come vengono seguiti anche in termini proprio di educazione i pazienti e come vadano anche poi come bisogna seguire, ha detto prima Pierluigi, una delle parole di ieri è il cambiamento, il tema del cambiamento è fondamentale.
E lì io potrei già individuare un primo profilo di uno specialista, di uno specialista di processo. Poi sento la relazione del dottor D'Adamo che mi parla invece di uno specialista in anestesia. Ecco, in realtà come si coniugherebbero secondo te queste due figure, questi due ruoli che sono a loro modo due specialisti differenti?
Uno è uno specialista di processo e un altro è uno specialista di parte del processo, se vogliamo, no?
Nello stesso specialista.
Non ho capito.
Come si coniugano questi due livelli di specializzazione?
Questa è una domanda in sintesi che ti facevo.
Da un lato c'è uno specialista che segue un processo, ok?
che è il processo ERAS, chiamiamolo adesso processo ERAS, non protocollo.
E dall'altra parte uno specialista, quello che individua il collega Tatamo,
che dice io lo seguo il paziente come infermiere di anestesia
e quindi come parte di un processo più ampio,
ma comunque da un punto di vista interno che parla comunque di uno specialista,
tra virgolette, come si coniugano questi due livelli di specialità, mettiamola così?
Certo, certo. Guarda, proprio su questo tema qua l'abbiamo affrontato nella consensus aperta
proprio dalla FNOPI, la Federazione Nazionale, la quale ci ha chiamato come società scientifica
di settore di area chirurgica proprio per definire la formazione avanzata dell'infermiere.
La FNOPI ci ha chiamati per la definizione di questa formazione. Come AICO è lo stesso specialista, però come società scientifica bisogna ricordare la particolarità fondamentale della creazione e della certificazione delle competenze.
Cioè AICO ha un programma di certificazione, di certificare le competenze dell'infermiere di sala operatoria che ha già esperienze in sala operatoria e infatti mi collego al dottor Matteo Taviani che nella sua stupenda relazione di analisi anche del problema formativo dell'infermiere, in questo caso sul posizionamento,
ha concluso proprio con la particolarità e con la problematica di una possibile certificazione delle competenze dell'infermiere,
cioè di un processo proprio specifico di una determinata area, che è quella della specializzazione del posizionamento.
Però noi non possiamo pensare che un infermiere sia solo ed esclusivamente specialista del posizionamento.
Quindi è una specializzazione, gli infermieri di sala operatoria, gli infermieri specialisti di sala operatoria e tutto tondo, cioè le figure specialiste della sala operatoria sono fondamentalmente tre, ma tutte quante del percorso assistenziale del paziente, cioè infermieri di anestesia, infermieri circolanti, infermieri strumentista.
AICO come società scientifica specializza attraverso il master a livello sia universitario che a livello di società scientifica, dà la possibilità della certificazione delle competenze da una parte e dalla formazione della figura di infermiere specialista in sala operatora attraverso il master,
cioè attraverso l'università, ma sempre degli infermieri specialisti di sala operatoria si tratta ed è un approfondimento specifico delle singole competenze
che fanno emergere la responsabilità che hanno queste competenze a livello sia personale, sia a livello sociale, a livello di azienda, anche a livello politico della necessità di questa figura di infermiere specialista.
Siamo arrivati al punto, non vorrei fare pubblicità perché non è questione di pubblicità, ma è proprio il tema fondante del prossimo congresso nazionale che AICO sta organizzando a Riccione il 9 e il 10 novembre del 2023, che ha proprio come titolo l'evoluzione infermeristica perioperatoria.
ma come sottotitolo
che è ancora più importante del titolo
ha messo
ha evidenziato l'opportunità
della società scientifica come AICO
di far crescere l'infermiere
di specializzarlo, di certificarlo
come infermiera specialista di sala operatoria
e il timing
cioè questo è il tempo
non possiamo più aspettare
perché l'abbiamo visto
sia nel codice deontologico
della formazione, sia nel fatto che l'infermiere
La sua professionalità infermieristica non è solo ed esclusivamente nel codice deontologico ma è intimo nella crescita anche perché non dimentichiamo mai che le nostre competenze sono definite dal profilo del codice deontologico e dalla formazione e da qui deriva anche la responsabilità.
Quindi la formazione è un punto cardine della responsabilità deontologica e della responsabilità professionale.
Se io sono formato e più formato solo, più sono responsabile, più posso portare il mio contributo di specialista
e più posso governare il processo rendendolo sicuro e di qualità per il paziente,
colorandolo del colore dell'interpretazione della malattia del paziente.
Non si tratta di patologia, ma si tratta del paziente. Noi guardiamo il paziente chirurgico, non solo ed esclusivamente la patologia. Quindi andiamo al di là della tecnica che è fondamentale, ma andiamo proprio sull'infermiere specialista e sull'infermiere certificato di competenze che guardano il paziente chirurgico, alla particolarità del paziente.
E poi tutto questo si traduce nelle competenze avanzate, ma non è da fare una netta differenza tra l'infermiere di anestesia e l'infermiere di processo, perché l'infermiere di anestesia interviene nel processo assistenziale del paziente.
Se poi dopo noi ribaltiamo la tua domanda Dino, si può anche dire che a livello di evoluzione della formazione del professionista, dell'infermiere, c'è la proposta della formazione di secondo livello in area chirurgica medica.
E nell'area chirurgica c'è proprio la volontà della Finopi, della nostra federazione, di avere un infermiere con competenze sia di processo che avanzate che possa anche definire e intervenire sul processo assistenziale del paziente.
E qui si deducono e si intravedono le figure di snodo del processo assistenziale che, unendolo al processo ERAS, possono essere sia all'interno che all'esterno della sala operatoria, perché il processo è un continuo. Non so se ho risposto alla domanda, Dino.
perfettamente sei arrivato a me
da proprio dove volevo insomma
che arrivassi col discorso della magistrale
di indirizzo insomma ecco
quello è il senso dei due
livelli di specializzazione da una parte
la specializzazione di diciamo
lo specialista di processo chiamiamolo così
perché poi la nomenclatura sarà tutta da definire
bravissimo
appunto c'è un percorso magistrale
ad indirizzo clinico da un'altra
parte uno specialista
di parte di questo processo
che poi ha un altro livello
di diciamo di formazione
o comunque insomma sarà poi da definire
nel dettaglio
quale formazione post base
allora il primo intervento
il primo che ha alzato la manina è Mimmo
da Damo
quindi adesso cedo un attimo la parola a lui
e poi
tu Pierluigi essendo moderatore
poi intervieni quando pensi che sia opportuno
e la parola la passo a Mimmo
si grazie
grazie di no
Io avevo un quesito da porre al nostro presidente dottor Buttarelli, più che un quesito probabilmente è un confronto, nel senso che parlando di responsabilità mi sorge spontaneo chiedermi dove comincia e dove finisce la mia responsabilità,
prendendo in considerazione ad esempio il posizionamento del paziente sul letto operatorio, dal momento che siamo un'equipe multidisciplinare, per cui come faccio a stabilire dal punto di vista infermieristico, parlo adesso dalla mia postazione d'anestesia, dove comincia e dove finisce la mia responsabilità.
Nel senso, c'è la collaborazione, come tutti ben sappiamo, anche degli os in sala operatoria, per cui magari mentre io l'anestesia sono impegnato nel gestire una situazione con l'anestesista, l'os intanto mi mette in sicurezza il paziente con l'apertura delle braccia.
in quel momento a me sfugge
quel gesto
quindi quella manovra
che andrò sicuramente a ricontrollare
a revisionare successivamente
ma che in quel momento non viene
fatta in contemporanea da due figure
professionali
e ancora mi viene da dire
io
posso chiedere all'anestesista
dottore va bene
il posizionamento in questo modo
dal punto di vista anestesiologico
ho una risposta positiva
Il chirurgo dice no, a me non va bene così, il posizionamento deve essere fatto in questo modo. In uno scenario simile, dove può cominciare la nostra responsabilità e dove può finire?
Al mio avviso, per questo dicevo, potrebbe non essere un quesito, bensì una considerazione e un argomento da risolvere insieme. Non saprei come inquadrarla questa cosa. Grazie per buttare lì.
Ma figurati Mimo, il fatto è che la responsabilità di sala operatoria è una responsabilità condivisa, qua entra in gioco l'organizzazione anche, entra in gioco i protocolli, le procedure, però al di là dei protocolli e delle procedure l'infermiere di sala operatoria,
In sala operatoria è un settore molto particolare, molto complicato, molto estremizzato anche la responsabilità di ognuno ed è per quello poi dopo aggiungo tra parentesi che serve proprio la certificazione delle competenze e un percorso formativo ad hoc gestito appunto dalla società scientifica come l'infermiere specialista per arrivare all'infermiere specialista.
però la responsabilità è condivisa e se prendiamo in esame l'OS, non è che c'è una fine netta e un inizio netto di ogni responsabilità, questo mi sento di dire, perché anche l'OS non è una delega ma è un'attribuzione che noi diamo e per attribuzione vuol dire che noi abbiamo sempre il controllo di quello che fa la figura dell'OS
e non dobbiamo mai perdere l'obiettivo, il nostro punto che è quello della salvaguardia e del controllo di tutte le manovre che vanno fatte sul paziente e il paziente chirurgico in sé.
Quindi è una responsabilità condivisa. Nel posizionamento, esempio il chirurgo che dice che il posizionamento per lui non è corretto perché sappiamo che lo stop ultimo del posizionamento da una parte è l'esposizione completa del sito operatorio, il più completo possibile, ma dall'altra è anche un posizionamento che privi il paziente da possibili inconvenienti che sono lo stiramento di plessi o a livello cutaneo.
quindi è un processo complesso ma di responsabilità condivisa, quindi l'infermiere che è garante dell'assistenza deve sempre tenere sotto controllo tutte queste fasi, ma anche l'infermiere strumentista non è perché strumentista non può dire la sua o non può partecipare al posizionamento del paziente,
Certo, assolutamente.
C'è anche Maria che ha trattato la mano, mi sembra.
Sì, volevo aggiungere qualcosa su questa, se posso, non voglio…
Sì, sì, prego, prego.
Allora, a parte il discorso che c'è appunto la responsabilità d'equipo per il posizionamento,
comunque in primis sono chiamati da anestesista e l'infermiere di anestesia.
Nel momento in cui però, come diceva Mimmo, si allontana perché è impegnato a controllare i tubi eccetera, vorrei ricordare che l'infermiere di sala aiuta l'infermiere di anestesia a posizionare il paziente.
E se c'è l'OS nel momento in cui quello di anestesia è impegnato a controllare, è sempre l'infermiere di sala con l'OS che continua ad aggiustare la posizione o meno. Quindi l'OS da solo non può assolutamente posizionare.
La parte che certe posizioni da soli non ce la si fa, per quanto riguarda, ora basti pensare alla posizione del paziente bariatrico che magari ti pesa 300 kg e deve fare la laparoscopia per la riduzione dello stomaco,
è la prima che non si fissano bene le gambe non sono stati controllati tutti i dispositivi che
sono stati aggiunti le aggiunte del letto e poi per la posizione spinta di anti trend ellenburg
che deve assumere cioè questi sono degli esempi è chiaro ora la diatriba del posizionamento tra
tra chirurgo e anestesista è vecchia quanto sono vecchia io, nel senso che c'è sempre il chirurgo che la vuole spinta al massimo,
ma io ritengo che giustamente l'anestesista tiene conto di quelle che possono essere le varie lesioni,
ma anche delle condizioni emodinamiche che abbiamo sentito dal collega che possono cambiare per via della posizione.
Quindi a mio avviso bisognerebbe nella formazione, io ho fatto il corso di strumentista e devo dire a questa parte della preparazione non c'è stato molto, sicuramente i tempi sono cambiati,
Si prediligeva di più a conoscere i tempi degli interventi, ferri, le suture, insomma, queste cose qua. Però io direi che forse meriterebbe non un appendice, ma meriterebbe un intero modulo per tutto quello che significa e per tutto quello che può comportare.
E quindi massima attenzione, sono d'accordo con il collega Ottaviani quando parlava che è qualcosa che bisogna tenere in grande considerazione l'importanza.
La certificazione solo per questo la vedrei un attimino riduttiva, cioè è fondamentale che l'infermiere di sala si certifichi e quindi bene ha fatto AICO ad andare a percorrere questa strada perché appunto il percorso è perioperatorio,
cioè quindi non lo frazioniamo, perché ad esempio ora anche l'Aios, i nostri amici dell'Aios vogliono certificarsi, sì, ma quanti fanno sterilizzazione al di fuori della sala?
Da noi la sterilizzazione attorno ci si occupa della sterilizzazione. Magari ci vanno più persone che magari hanno determinate problematiche e quindi sono adibiti a quello.
Però quando questo non c'è, cioè attorno si fa lo strumentista, attorno si fa l'infermiere di anestesia, se quei pochi addetti all'anestesia non sono sufficienti o sono mancanti,
e quindi cioè l'infermieri di sala sa coprire bene pratica dovrebbe se lo chiamiamo di sala
dovrebbe saper diciamo stare in tutti questi ambiti se non altrimenti andiamo ulteriormente
a parcializzare e questo diventa confusionario cioè non ci serve frammentare come l'ortopedico
che cura il piede dimentica che c'è 600 di glicemia paghiamoci chiaro è che questa è la
realtà a volte in certe situazioni c'è un altro intervento prenotato scusa volevo volevo un attimo
dire proprio questo maria centrato la dottoressa caputo centrato proprio il senso per il riallaccio
al discorso del Presidente Aico, sul discorso del NERS di anestesia, perché bisognerebbe
anche organizzare e uniformare sul territorio nazionale il NERS di anestesia in sala operatoria,
è una cosa importante, c'è da qualche parte, c'è da qualche parte, non c'è e bisogna
anche dare
un minimo di direttive
su queste cose
c'è un intervento prenotato prima da parte di
Ottaviani che forse magari
deve anche rispondere
a cose che sono state dette circa
l'argomento del posizionamento, poi segue Buttarelli
che ha alzato la mano, invito tutti a fare
interventi che siano un pochino più di sintesi
in modo tale che intervengano
tutti quelli che vogliono
vai Matteo
no, sarò brevissimo
bellissimo nel senso che intanto faccio una piccola precisazione quando è stata fatta la riflessione al termine della mia relazione della nostra relazione sulla certificazione delle competenze non intendevamo chiaramente dire che ci dovesse essere una specializzazione cioè una nuova figura professionale all'interno della professione infermieristica
Ma semplicemente la certificazione che chiunque, qualsiasi professionista, infermiere, almeno in questo senso per quanto riguarda la nostra professione, lavora all'interno di un blocco operatorio ha le competenze, le conoscenze per poter posizionare il paziente via per l'esposizione del campo chirurgico,
che per l'emodinamica, che per evitare stilamenti flessi e tutte le problematiche e i rischi correlati a quello che è il danno da posizionamento.
Era questo e quindi la certificazione delle competenze può avvenire o poteva avvenire semplicemente inteso come all'interno di un percorso più ampio, che può essere quello di specializzazione del master o eventualmente successivo, ma che garantisca a tutti coloro i quali lavorano all'interno del blocco operatorio le conoscenze, le competenze per poter posizionare il paziente, tutto lì.
A questo punto l'altra manina alzata ce l'aveva. Prima di darti la parola Claudio farei parlare alzato la mano da Damo. Sento un attimo faccio un giro così e poi ritorniamo da te. Vai Mimmo.
Ecco, sì, io volevo porre un piccolo quesito alla dottoressa Puccioni, a Nadia. Se esiste una percentuale maggiore rispettivamente l'età dei pazienti inclusi nel percorso ERAS?
Allora, aspetta un attimo, pensavo che stavi ancora sul tema. Volevi dire qualcosa, Claudio, e poi do la parola alla Puccioni?
Sì, scusate, per rispondere a Pierluigi e anche a Maria, cioè a tutti praticamente, faccio una precisazione che giustamente la figura dell'infermiere di sala operatoria è una figura tutta tonda, il processo assistenziale è quello.
E volevo anche precisare un'altra cosa, che Dino fa parte del gruppo di lavoro che abbiamo creato all'interno di AICO che porta avanti questa formazione a livello universitario di master di primo livello in infermiera specialista di sala operatoria e AICO sta creando il programma formativo di questo master per proprio divulgare in tutte le università in modo tale che ci sia un ragionamento comune.
e uno di questi ragionamenti che volevo
fare, tu Regi mi dino se sbaglio
perché vado a memoria
è che AICO
nella stesura del programma
del master
affronta la figura
dell'infermiere di anestesia
come infermiere di anestesia e del dolore
e affronta
tutti i vari tipi di anestesia
la prevenzione del dolore e l'assistenza del paziente
anche nel posto operatorio
tra le altre cose
e siccome, guarda, proprio la settimana scorsa
poi ci siamo trovati a un evento
a uno degli eventi che abbiamo organizzato
a parlare di nuovo di questo
perché oramai è tanto il tema caldo
e in uno dei documenti che il MIUR
inviava a tutti gli Atenei d'Italia
si sottolineava come
dal punto di vista metodologico
l'approccio allo specialista
inteso come colui che ha il master di primo livello
e all'epoca, parliamo del 2019, doveva tenere come riferimento il fatto che nell'individuare questo specialista
questo fosse all'interno di una cornice non solo nazionale ma anche europea e internazionale
e da questo punto di vista noi ci siamo appoggiati a un riferimento che è quello di EORNA
e all'interno del framework poi di EORNA l'infermiere di anestesia, lo strumentista o il circolante
chiamatelo come volete, è un ruolo che lo specialista ricopre, quindi è lo specialista infermiere di sala operatoria che può esercitare il ruolo di amico, quindi è tutto perfettamente lineare e chiaro.
allora però dal punto di vista
della gestione invece
dell'aula
mettiamola così
siccome Nino ha fatto una domanda
alla Puccioni
che è una domanda
specifica sulla percentuale
dell'Italia
esatto, io ne aggiungo
un'altra così magari se rispondi a tutte e due
Nadia
io mi chiedevo
mentre ti sentivo parlare
Se all'interno del percorso che voi gestite o che avete immaginato avete delle figure che possono essere il care manager o il case manager e se questo si muove all'interno di nuovo di cornici tipo come i PDTA, il riferimento poi a quello che è trattato negli ambulatori perché tu mi sembra, correggimi, no, ambulatori di ginecologia mi avevi detto, ambulatori e quindi diciamo la cornice dei PDTA ti potrebbero aiutare.
in diversi ambiti di interesse. Quindi questa è la domanda, se avete PDTA specifici e se sono seguiti da care manager o case manager.
Per quanto riguarda, mi sentite?
Sì, sì, perfettamente.
Per quanto riguarda la prima domanda, noi fondamentalmente ci siamo più che altro rivolti a cercare di coinvolgere più pazienti possibili.
Le nostre pazienti fondamentalmente sono abbastanza giovani, nel senso che quindi non avevamo necessità di diversificarle per classi di età.
Quello che a noi ci interessava era avere una linea comune con tutte, tanto è vero che anche la chirurgia resta basando più sulla robotica, sulla vita alla paroscopia
e quindi di conseguenza, diciamo così, non ci è sembrato il punto fondamentale di cosa sono determinate le età, come classi di età.
Per quanto riguarda invece la seconda domanda, noi stiamo attuando questi percorsi, qualche pezzettino, ma stiamo diciamo così formando il nostro percorso,
perché è una cosa diciamo di poco tempo che abbiamo deciso di attuare, perché ne abbiamo proprio necessità,
Ci rendiamo conto che il fatto di avere due divisioni ci sta mettendo veramente in difficoltà nella gestione delle pazienti stesse. Stiamo avendo anche dei contatti con altre aziende sanitarie, ad esempio anche con una collega di Cuneo o anche di altre regioni, se possibile di altre regioni, proprio per il fatto del case manager.
Noi attualmente non l'abbiamo, ma avevamo intenzione di sviluppare anche questa figura, perché giustamente per poter prendere la donna in tutto il percorso, quindi avvolgere tutto il suo cammino, e anche in previsione del fatto che noi vogliamo mantenere un contatto a parte nel pre, ma soprattutto nel post di missione, abbiamo necessità di avere una figura che collega,
che quindi ci tiene appunto in contatto
e che anche lei stessa sa a chi rivolgersi
spero di aver abbastanza risposto alle vostre
sì sì perfettamente grazie
a questo punto chiedo se avete altri interventi
se c'è l'organizzazione che se c'ha domande dal pubblico
non so che pubblico c'è se c'è
tu Pierluigi volevi proporre qualche altro spunto?
guarda io aspettavo qualcosa dall'aula
dall'aula virtuale
direi
e questo è il limite
intervento
solo per dirvi che il canale 23 ci può
vedere ci può sentire però allora non posso
interagire quindi non posso fare domanda
perfetto grazie
va bene grazie
va bene quindi non so se
tu Claudio
volevi aggiungere qualcosa perché ripeto
non ci abbiamo vincolito orario quindi possiamo
chiudere anche senza vincoli legati al discorso accreditamento visto che poi ci sarà tutto il
discorso delle fa da riguardo quindi noi si abbiamo esaurito la discussione possiamo anche
bello fantastico grande il miglior modo di chiudere non ti si sente claudio attiva il
microfono
il microfono
mi sentite?
adesso si
volevo concludere
scusatemi
con veramente
questo importantissimo
dati anche gli argomenti che abbiamo
affrontato questa mattina, questo importantissimo
appuntamento che AICO
ha organizzato
cioè il congresso nazionale
perché vengono messi in luce
vengono condivisi, vengono discussi
anche con persone industri
su tavoli
ad alto livello
è proprio l'evoluzione
dell'infermeristica per i operatori
cioè proprio dell'area chirurgica
tenendo come spunto
non finirò mai di ripeterlo
il paziente chirurgico
nel percorso assistenziale
e non finirò mai di dire
che questa è un'opportunità grande
questo momento storico che stiamo vivendo
Sarà stato anche il post-pandemico, perché anche la pandemia ha fatto la differenza, che ha fatto emergere l'importanza della figura dell'infermiere di sala operatoria e non mi inoltro in altri discorsi in merito.
Quindi questa è un'opportunità, è il tempo di definire e di fare presente le competenze avanzate di cui necessita e di cui AICO sta lavorando e si sta muovendo con molta enfasi e molta intensità nel far riconoscere e nel formare, non tanto solo nel promuovere la figura delle competenze avanzate, ma proprio nel creare il percorso formativo.
Quindi non è che dice solo che servono, ma AICO dice anche come devono essere formate, sia con il percorso universitario che con la certificazione delle competenze dell'influenza operatoria che sono già valide, già attive. Quindi è un evento molto importante, ecco, molto molto molto importante.
Perfetto, quindi io chiuderei qui la discussione e ringrazio tutti i relatori chiaramente, ringrazio chi ci ha seguito e diamo l'appuntamento a questo punto per le 14.30 in cui riprenderà la seconda sessione Upgrade in Era Robotica.
quindi al pomeriggio
un saluto a tutti, grazie a tutti
un saluto
buon proseguimento
grazie
ciao
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