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What is Lorem Ipsum? Lorem Ipsum is simply dummy text of the printing and typesetting industry. Lorem Ipsum has been the industry's standard dummy text ever since the 1500s, when an unknown printer took a galley of type and scrambled it to make a type specimen book. It has survived not only five centuries, but also the leap into electronic typesetting, remaining essentially unchanged. It was popularised in the 1960s with the release of Letraset sheets containing Lorem Ipsum passages, and more recently with desktop publishing software like Aldus PageMaker including versions of Lorem Ipsum.
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Buongiorno a tutti, benvenuti.
Come sapete l'abitudine è che queste aule vanno a rete unificata,
quindi vanno sull'aula massimo, che è l'aula più importante,
con oltre 1200 persone presenti in aula.
Volevo ringraziare tutti coloro che sono venuti,
perché questo era un anno un po' particolare per questo congresso,
perché tutti pensavano, qualcuno magari sperava che venissero meno persone, abbiamo avuto la fortuna che anche quest'anno l'aula, il congresso è pieno e quindi sono particolarmente felice.
Questo mi dà la forza per passare dal 24esimo al 25esimo congresso che indubbiamente è un anno particolarmente importante, 25 anni è duro per i marrimoni, figuriamoci per un congresso,
Poi organizzato sempre dalla stessa persona, da quando era specializzato a quando è ormai, non dico che è prossimo alla pensione perché mancano ancora dieci anni, ma mi ci sto avvicinando.
Speriamo di avere la forza ad arrivarsi perché con i tempi che corrono è sempre più difficile.
Quindi un grazie a tutti per essere intervenuti così numerosi a questo congresso.
come avete visto ormai l'abitudine di questo congresso è mettere ogni anno qualche piccola chicca
che possa essere non solo chirurgia ma che possa essere utilizzata anche nell'ambito della sala operatoria
e quindi avete visto ieri abbiamo parlato con quelli di Asso Biomedica
oggi abbiamo una chicca, penso che sia la prima volta almeno in un congresso che supera le 1500 presenze
che si parla con un personaggio che ha vissuto, se non sbaglio, 23 anni in Formula 1.
Un personaggio che molti di voi appassionati di Formula 1 senz'altro conoscerete,
è un uomo che ha vinto sette campionati del mondo in Ferrari e quindi ci ha ottenuto in modo particolare,
anche perché lui, vivendo a Modena, è un pochino mio compaesano, se mi permettete,
essendo un 50% delle mie origini di tipo modenese e quindi mi fa particolarmente piacere presentarvi l'ingegner Mazzola
che ci parlerà di alcune cose molto interessanti e spero di averlo ancora magari all'inaugurazione della 25esima edizione
e gli daremo più spazio perché io l'ho conosciuto praticamente di persona solo ieri sera, è un logorroico praticamente come mia moglie,
non riusciamo mai a farli stare zitti
e quindi mi ha detto
ma sai io con due ore, due ore e mezzo
riesco sì e no a esprimere
qualcosa, qualche concetto
avrei necessità di sei ore
quindi il prossimo anno gli diamo sei ore di tempo
così lui ci farà vivere qualcosa
di più e capiremo l'importanza
di questi nuovi argomenti che sono
fondamentali per poter essere
dei veri numero uno. Grazie a tutti
e grazie di nuovo per essere venuti
solo due
Due numeri statistici, abbiamo superato le 1500 presenze, 1500 iscrizioni in questo giorno e mezzo.
Fino adesso sul sito si sono collegate oltre 7000 persone che ci hanno seguito in streaming
e quindi anche per questo per noi è stato un indice di successo perché avere 7000 contatti in due giorni
non è una cosa piccola considerando che la comunità chirurgica italiana è di 15000 chirurghi
quindi significa che molte persone ci hanno voluto bene, ci hanno seguito, anche la qualità dello streaming è migliorata notevolmente,
i primi accessi in streaming li abbiamo fatti nel 1999, andavamo con un canale solo, quest'anno abbiamo 20 canali streaming,
è possibile vedere su iPad, iPhone, tablet, PC, portatile, quindi per me è una gioia vedere questi numeri che crescono ogni anno,
anche perché sapete che io sono un appassionato di chirurgia ma in particolare di tecnologia e quindi credo che la tecnologia sia il futuro di questa popolazione.
Grazie e do la parola a Luigi che indubbiamente essendo un logorroico come vi dicevo vi avvincerà con le sue capacità.
Grazie, grazie Giorgio, grazie per avermi ospitato qua in questo argomento completamente diverso
ieri ho fatto un giro, ho visto schermi e qualche cosa certamente diverso da quello che è il mio mondo
quindi spero di darvi qualche cosa, di innestarmi nelle vostre attività
e di poter dare qualche spunto di riflessione su alcuni aspetti
Parleremo di teamwork e di intelligenza emotiva.
Come diceva Giorgio, ho vissuto 23 anni in Formula 1, 23 anni dove mi sono splittato tra Ferrari e Sauber,
quando Sauber era ancora inesistente, faceva il gruppo C, quindi faceva Le Mans.
E quindi da una vettura Le Mans l'abbiamo passata a una vettura di Formula 1, parliamo degli anni 91, 92, 93.
sono ritornato poi in Ferrari grazie all'avvocato Montezemolo
e da lì poi piano piano ho cominciato a prendere un po' sempre più a mano
quello che era la prestazione e l'affidabilità della vettura
ne ero il coordinatore, ne ero il responsabile
non che tutte le attività test, non che tutto ciò che era attività pista
quindi ingegneri meccanici, la crescita degli ingegneri
fino a 2010 è stato questo il mio mestiere
quindi ho avuto la fortuna di poter lavorare insieme a dei personaggi
personaggi, sia piloti che anche manager, per esempio Gianni Agnelli era una persona
con cui ho avuto molto a che fare, perché era il suo riferimento quando veniva in pista,
così come anche altri grandi leader che ho potuto conoscere. Quelli che mi hanno dato
veramente il plus in tutto sono stati i piloti, piloti particolari da Prosta, Senna a Valentino
Rossi, con cui ho lavorato per due anni, a Michael Schumacher, sono personaggi particolari,
personaggi che hanno certamente un qualche cosa che possono dare o farci capire che cos'è performance
mi sono divertito per 23 anni a lavorare sulla performance
prima direttamente sulle macchinine rosse
adesso invece su quello che è tutto il mondo
da business a mondo tutto quello che volete
quindi tutto ciò che è performance
mi diverto, mi sono dovuto andare a vedere quali sono gli ingredienti che fanno la performance
quindi grazie a tutta questa esperienza che ho avuto
quindi non ho fatto altro che essere curioso e capire certi aspetti.
Oggi parleremo di uno di questi, che si chiamano intelligenza emotiva.
I cinque canali della performance sono, per quello che ho potuto verificare nella mia vita,
sono skills di coaching, quindi l'atteggiamento da coach,
l'intelligenza emotiva, la comunicazione, l'accesso all'inconscio e la spiritualità.
Questi sono i cinque canali, cinque ingredienti che ci portano alla performance.
Diciamo che vado nelle aziende e parlo di spiritualità, che ancora non c'è, ed è un ingegnere, sono ingegnere meccanico, laureato al Politecnico di Torino in costruzione automobilistica.
Però ho visto che oltre al 2 più 2 c'è anche qualcos'altro e questo me l'hanno fatto capire certe persone che erano veramente performanti.
Provate a pensare a un Senna.
Senna, se andate a vedere certi spezzoni che si vedono ancora,
vedete quanto effettivamente associata la competenza,
perché mai e poi mai noi non dobbiamo dimenticarci della nostra competenza,
associata alla competenza c'è anche qualcos'altro.
Oggi vedremo questo, intelligenza emotiva,
e ve lo farò vedere nel gioco di squadra,
perché immagino che poi tutti voi facciate parte,
siate leader o siate a capo di una squadra,
O siete parte di una squadra? E vi farò vedere quali erano gli ingredienti vincenti di una squadra, che era quella nostra, Ferrari.
Scandaliata sotto certi aspetti.
Allora, prima di iniziare, vi voglio far vedere il teutonico, il ghiaccio, Michael Schumacher.
questa è la vittoria del 2000
a Monza
è la prima delle ultime tre
che ci ha permesso di vincere il mondiale
dopo 21 anni
appena vinto
parliamo di un quarto d'ora
dalla gara
E cominciamo a parlare poi piano piano
Di certe emozioni
Passano la parola a Mika Hakkinen
E lui che ha chiesto la parola
Passa dall'altro
Allora vedete
Vedete, io ho voluto iniziare con questo filmato per far capire che certi personaggi hanno costruito la loro performance, la loro capacità, basandosi sull'utilizzo delle emozioni.
Allora, che cos'è questa intelligenza emotiva?
Vedete, qualcuno, pochi anni fa, perché dire vent'anni fa non è tanto,
qualcuno, che sono degli scienziati americani,
hanno individuato il modo di dare un numero
a quello che è l'utilizzo delle nostre emozioni.
E che non è poco.
Perché noi fino a vent'anni fa misuravamo la nostra competenza
grazie a quello che era il QI, il quoziente di intelligenza.
Poi qualcun altro ha detto, no, aspetta, c'è qualcos'altro.
e alla fine sono riusciti a determinare il fatto che il 50% della performance, più del 50, in realtà è il 55,
il 55% della performance individuale, quindi aziendale, è spiegato dall'intelligenza emotiva.
Quindi vuol dire che c'è qualche cosa che fino a 20 anni fa noi non consideravamo che era l'utilizzo delle emozioni.
Quando io ho cominciato a studiare intelligenza emotiva, avevo la pratica, che era Michael, o anche tutti gli altri miei piloti che avevo conosciuto, e poi vedevo la teoria, quindi sono andato a fare presso la scuola di Friedman, che è riconosciuta essere il numero uno a livello mondiale, però ancora non avevo capito effettivamente che cos'è questa intelligenza emotiva.
fino a quando non ho visto che c'era un misunderstanding linguistico
perché se io dovessi dire a voi
che cosa significa gestire
se io dicessi gestisci le tue emozioni
sono sicuro che ognuno di voi direbbe
beh vuol dire controllarle
vuol dire forse anche reprimerle, tirarle via
provate a capire che cos'è gestire
in termine inglese della parola
è manager
manager vuol dire gestore
e che cos'è un manager?
Il manager è una persona che ha un budget e risorse umane per raggiungere un obiettivo.
Quindi il manager non reprime le risorse umane, né il budget, ma lui le utilizza.
Quindi quando parliamo di intelligence emotional, da parte del management,
emotional management, che parlano gli inglesi, loro parlano di utilizzo delle emozioni.
Quando noi in italiano gestiamo le emozioni, invece andiamo a reprimere.
E quindi questo è uno dei fattori che mi ha fatto cambiare completamente,
mi ha fatto capire come c'è il misunderstanding in Italia di queste emozioni.
Quindi quando parliamo di intelligenza emotiva, parliamo di capacità di utilizzo delle emozioni,
non di repressione.
Perché queste emozioni, vedete, queste emozioni,
questi sono i due personaggi che hanno inventato, che hanno creato,
sono due scienziati, Soloway e Meyer, e hanno dato questa definizione, loro hanno dato questa definizione,
poi vi faccio vedere dopo quella che ho dato io sull'intelligenza emotiva, è l'abilità di identificare le emozioni,
di accedere e utilizzare le emozioni, in modo da aiutare il pensiero, vedete, in modo da aiutare il pensiero,
e di comprendere anche l'emozione, la pratica emotiva, e soprattutto gestire riflessivamente le emozioni,
così da promuovere la crescita emozionale
vedete qua dietro c'è tutto
quello che noi non abbiamo mai fatto
nella nostra vita, perché noi andiamo a scuola
certo, e quindi utilizziamo
e coltiviamo il nostro pensiero
la nostra capacità intellettuale
ma non siamo mai andati a scuola
di emozioni, mai
abbiamo sempre comunque lasciato che
fosse l'esperienza
poi, forse
in qualche modo lo conosciamo, provate ad andare su google
e fate, cliccate
lista dell'emozione, andate a vedere
e vedere quante ce ne sono e quanti ignoranti, come ero io, ero alla conoscerle tutte.
Quindi comprendere e utilizzare.
E allora ve lo faccio capire in questa maniera che cos'è l'intelligenza emotiva.
L'intelligenza emotiva è questa, ci svegliamo alla mattina, diciamo alle sette e mezza,
c'è chi si sveglia alle cinque, c'è chi si sveglia alle otto,
diciamo che ci svegliamo alla mattina, accendiamo gli occhi.
Quando accendiamo gli occhi in realtà accendiamo tutti i nostri cinque sensi.
Diamo vita ai nostri sensi.
Questi sensi alla fine sono dei dati che vengono presi dal nostro cervello.
Quindi i nostri sensi vanno nel nostro cervello, che è un'unità di elaborazione.
Prende questi dati e li elabora.
Li prende, li elabora e tira fuori chiaramente un output.
Quindi tira fuori delle informazioni, perché altrimenti cosa ci facciamo di questi dati?
e tira fuori due blocchi di informazioni
che si chiamano pensieri ed emozioni.
Due blocchi di informazioni.
Quindi ogni istante della nostra vita,
da che siamo svegli a che andiamo a dormire,
abbiamo sempre due blocchi di informazioni,
pensieri ed emozioni.
E che ci facciamo noi di questi due?
Noi li prendiamo, li elaboriamo,
li mescoliamo tra di loro
e ci servono per agire.
Quindi le nostre azioni,
che basta, che vuol dire essere fermi,
parlare, prendere decisioni, agire, qualsiasi cosa sia, nasce sempre dalla miscela delle due blocchi di informazioni
che sono pensieri ed emozioni, che il nostro cervello ci dà in ogni istante grazie ai nostri sensi.
Quindi è un mondo conscio, le emozioni sono consce, perché? Perché sono quando noi siamo svegli, ci sono quando noi siamo svegli.
Ora, agire da 0 a 10 possiamo agire in maniera efficace o in maniera meno efficace.
Allora io faccio sempre la metafora del corpo umano.
Un corpo umano può agire efficacemente, può essere una camminata o una corsa.
Questa è quella che può essere nel caso del corpo umano.
Allora provate a identificare pensieri la gamba destra ed emozioni la gamba sinistra.
per poter agire efficacemente
il corpo umano deve utilizzare
la gamba destra e la gamba sinistra
in maniera simultanea, sinergica
per produrre la camminata
se poi vuole correre ancora di più
deve utilizzare sinergicamente queste
due gambe
fino a vent'anni fa
noi avevamo la scienza
si diceva che avevamo solo la gamba destra
e ora proviamoci a gambizzarci
toglici una gamba
e facciamo fatica a camminare o a correre
Ora la scienza ha visto che è il 55%, quindi al limite è anche più grande la gamba sinistra rispetto alla gamba destra.
Però ammettiamo che siano insieme, siano uguali.
Non può esserci azione efficace se non c'è l'utilizzo simultaneo delle due informazioni che il nostro cervello ci dà,
che sono pensieri, nei pensieri sono le competenze, l'esperienza, quello che abbiamo studiato, e emozioni.
Senza questi due, se non li utilizziamo, noi siamo meno amati.
Non siamo efficaci tanto quanto potremmo esserlo se le utilizzassimo.
Ho fatto vedere prima, sono passato velocemente, non è il libero sfogo delle emozioni, l'intelligenza emotiva, ma è l'utilizzo delle emozioni.
E adesso vi farò poi vedere un esempio.
Proviamo a pensare a questo.
Vedete, c'è un bimbo, poi il bimbo cresce e poi si va a un esame di laurea.
questa è una mia foto di quando ero al Politecnico
quando ho dato la tesi io
un po' più giovanetto
proviamo a pensare a queste varie fasi
noi nasciamo
anno zero
primo anno, secondo anno, terzo anno, quarto anno
quinto, sesto
o ne impariamo di cose
o ne facciamo di cose
cominciamo a imparare a camminare
impariamo a scrivere
impariamo a parlare
impariamo a leggere
magari anche più lingue
impariamo
addirittura adesso i bimbi a tre anni
già fanno inglese
quindi cominciamo a fare azioni non proprio banali
andiamo a misurare il QI di un bambino di due anni, tre anni
quanto può essere il QI di un bambino di due anni, tre anni?
bassino, forse zero
ma il suo cervello gli dà sempre comunque
perché i sensi sono attivati
gli dà sempre comunque pensieri ed emozioni
per poter agire
ma imparare vuol dire agire
e se non ha pensieri perché il QI è basso
vuol dire che lui impara o agisce solo grazie all'emozione.
Quindi noi nasciamo e naturalmente il nostro cervello
ci fa evolvere solo grazie all'emozione.
Poi andiamo a scuola, sei anni, fino ai 18 o fino ai 25.
Andiamo a scuola e cominciamo a crescere tutto l'altro lato,
che sono quelli dei pensieri.
Cominciamo matematica, italiano, geografia, scienze, storia,
e andiamo sempre di più, sempre di più.
E le emozioni? Dove stanno queste emozioni?
ed è mandato al libero arbitrio della persona, non è costruito, non se ne parla, si parla solo di crescita del pensiero,
fino ad arrivare poi magari nel mondo del lavoro, dove ci dicono, oh attenzione, tu sarai valutato in funzione di quelle che sono le tue competenze,
ma anche di come tu ti comporti, perché sei nel sociale adesso, sei in mezzo a delle persone, sei in mezzo a un'azienda,
o sei in mezzo a colleghi, collaboratori, quello che è.
E quindi se hai delle emozioni, mi raccomando,
sarai valutato anche da come tu le utilizzi o da come tu le gestisci,
ovvero di come tu le reprimi.
Quindi entriamo nel mondo del lavoro e le emozioni ci dicono anche di tirarle via.
Quindi c'è un'evoluzione che è innaturale,
perché partiamo da utilizzo delle emozioni e andiamo a finire a utilizzo quasi esclusivo del pensiero,
quando invece il mondo naturale ci dà solo per iniziare emozioni.
Ora io dico, ci servono tutte e due, non è che ci serve solo uno o l'altro.
Vogliamo essere completi, utilizziamo tutte le due gambe.
Vogliamo vedere un esempio?
Provate a pensare quando siete andati a fare un esame, a un esame universitario.
Ammettiamo che, se qui immagino che siano più o meno tutti laureati,
ammettiamo che abbiamo studiato quindi siamo assolutamente preparati della
materia andiamo a fare l'esame prima dell'esame
è un po di paura un po di ansia poi cominciamo a guardare il libro ma
aspetta nati questo non ho studiato sono ripassato aspetta lo riguarda bene a
posto poi dopo voglio vedere comincia a crearsi un minimo di agitazione un
minimo di panico per certi versi siamo prima poi ci chiamano professore ci
ci chiama, o la professoressa, la commissione ci chiama e comincia a fare la domanda, formulare
la domanda. Alla prima, alla seconda, alla terza, alla quarta parola individuiamo che
sappiamo la risposta. So la risposta. E lì succede qualcosa di magico. Perché? Perché
quella paura e quella ansia, che è una forte emozione, e le emozioni abbiamo visto sono
energia, il nostro cervello ci dà pensieri ed energia attraverso le emozioni, quella
forte energia che è dovuta a un contesto negativo che è ansia e paura, automaticamente
si porta in un contesto positivo, perché so la risposta, quindi in quel momento lo
studente o la studentessa si mette in postura, si carica e comincia, entra dentro, cambia
tutto, cambia anche il suo aspetto facciale, cambia tutto e comincia, entra dentro in un
flusso e comincia a dire tutta la risposta, tutta la risposta, tutta la risposta e che
cosa succede? Che il più delle volte il professore o la commissione la ferma. Ok ho capito, passiamo
alla seconda domanda e tu dici no e fammi finire, scusate, mi manca sto pezzo, ma ti
ferma prima. Come fa la commissione o il professore a sapere che tu sai tutto, malgrado ti abbia
sentito solo per un pezzo invece che per tutto il pezzo che cos'è che si è
scatenato si scatena questo aspetto che quel ragazzo o quella ragazza nel
momento in cui ha tenuto le sue emozioni che erano in un campo negativo perché
erano ansia e paura e le ha trasformate portate in un contesto positivo che è
e so la risposta,
quell'emozione o quell'energia, boom,
da ansia e paura,
si è trasformata in passione, entusiasmo, adrenalina.
E che cos'è la passione e l'entusiasmo?
Sono emozioni.
E che cosa sono le emozioni?
Adesso vedremo.
Sono contagiose.
È la forma di comunicazione più efficace che possa esistere.
Condizione necessaria e sufficiente per essere carismatici
è essere in uno stato emotivo
positivo ovviamente
altrimenti mettiamo in depressione le persone
essere in uno stato positivo
quel ragazzo è in uno stato positivo
che è passione, entusiasmo
è contagioso verso il professore
o verso la commissione
questo è una persona
quindi la prende
ma se prende quell'energia
perché c'è una comunicazione
non possiamo fermarle le emozioni
non possiamo stopparle
la parola possiamo
la postura possiamo star fermi
possiamo non utilizzare il paraverbale
quindi possiamo tirare via tutto quello che possiamo affermare tutto quello che
è la comunicazione standard che è formata dal verbale non verbale para
verbale ma non le emozioni non possiamo la trasmittente la ricevente non la
possiamo controllare è il professore prende questa emozione bene l'emozione
cos'è energia quindi si energizza e quindi quel momento il lo studente è
stato carismatico perché perché carisma vuol dire cari su dire donare donare
cosa? Energia. La sua energia, perché era in uno stato emotivo, l'ha trasportata e
l'ha data al professore. L'ha presa e si è energizzato. E questo è quello che fa
sì che quello studente non ha venduto solo competenza, ha venduto anche emozioni. Andiamo
nel nostro lavoro, andiamo in quello che è un leader, in quello che è uno gioco di squadra,
in quello che c'è una persona che deve collaborare con dei collaboratori. Come fa a far sì
che un gruppo di persone lavori per portare una situazione da uno stato A a uno stato
B, che è il percorso, il lavoro che si deve fare. Il lavoro che si deve fare, il lavoro
sono jaul, dallo stato A allo stato B e per avere jaul bisogna di energia e chi gliela
dà questa energia? Glielo dà lo stato emotivo. Quindi vedete l'importanza dell'intelligenza
emotiva, dell'utilizzo delle emozioni, perché è quell'energia che ci porta al cambiamento.
cambiamento. Noi siamo comunque, dovunque, sempre nel cambiamento. Che possa essere da
uno stato negativo a uno stato positivo, da uno stato positivo a un altro stato positivo,
è sempre un cambiamento. E per essersi cambiamento ci deve essere energia. Per poter avere questa
energia possiamo mangiare tutte le barrette energetiche che vogliamo, tutte le proteine,
tutti i Red Bull che vogliamo, ma l'energia è quella che abbiamo dentro noi, è quella
che noi tiriamo fuori attraverso l'utilizzo delle emozioni. È per questo che l'intelligenza
questo motivo è importante, perché ci dà la capacità di utilizzare quella parte generata
gratis dal nostro cervello per poter muovere noi stessi e le persone. E allora provate
a immaginare un grande leader, un carismatico, provate nella vostra mente a pensare, magari
voi stessi, non pongo limiti, ma un personaggio carismatico è quello che vive uno stato emotivo,
E' quello che potrebbe avere anche competenza, certamente, ma è carismatico solo perché, esclusivamente perché, è in uno stato emotivo.
Potrebbe sapere e non essere in uno stato emotivo e non è carismatico.
Potrebbe non sapere, ma stare in uno stato emotivo potrebbe essere carismatico, perché carisma è dono, dono di energia.
E allora io, in tutto questo, perché sono ingegnere, 2 più 2 mi deve fare 4, io devo sapere, perché non posso fare a meno della competenza.
inutile che mi venite a dire che sì, questo, c'è l'emozione, tutto quello che vuoi,
ma io devo sapere perché altrimenti dove vado? Cosa faccio?
Io devo svolgere un lavoro e allora a me servono tutte e due.
E allora io definisco non l'intelligenza emotiva né l'intelligenza del pensiero,
io definisco un'intelligenza globale, che è quella che a noi ci serve.
E se la dà il nostro cervello a gratis, perché?
Perché l'intelligenza globale, la capacità di utilizzare tutte le informazioni e energia
che vengono dalle emozioni, quindi è misurabile attraverso il paziente di intelligenza emotiva,
simultaneamente e sinergicamente a tutte le informazioni, competenze che vengono dal pensiero,
che è misurabile attraverso il cui per produrre azioni efficaci.
Ed è questo quello che alla fine io sono riuscito a ricavare dalla mia esperienza.
Dietro ogni successo c'è una persona che agisce efficacemente grazie all'utilizzo sinergico della propria competenza
e delle proprie emozioni, quindi prepariamoci il più possibile, impariamo, istruiamoci,
facciamo tutto quello che è possibile per, perché è una marea di sforzo che dobbiamo
fare, se ne dicevo di saluto, è forte, è una marea di sforzo che devi fare per imparare,
ma nello stesso tempo non puoi dimenticarti che ci serve qualcos'altro, provate a pensare
nell'area commerciale un cliente e un venditore, ma un venditore che non sa utilizzare l'intelligenza
Allora se ha il monopolio, ovvero se il suo prodotto è unico nel mercato, lui deve essere rappresentante dell'azienda, perché è l'azienda che fa la differenza.
Ma se sei in un ambito di competizioni, perché ci sono più competitor, più aziende, e il cliente può scegliere questa, questa, questa e questa, la differenza la va a fare il venditore.
Attraverso cosa? Quando vende emozioni.
Quindi per lui è necessario utilizzare l'emozione.
Quindi l'intelligenza emotiva nell'ambito aziendale,
partendo da quello che è leadership, quindi management,
a quali sono i vari settori, specialmente la settore commerciale, è necessario.
E ce ne sono poche di aziende che ancora lavorano,
o quasi rare che lavorano sull'intelligenza emotiva,
perché è da vent'anni che si conosce,
che viene misurato il QE dal 1990,
o mica tanti anni fa, è da poco.
ma provate a immaginare un foglio di carta
dove c'avete tutto quello che serve
ve lo faccio vedere
tutto quello che serve sapere delle vostre emozioni
questo può essere fatto per ciascuno di noi
quindi uno può sapere
qual è la sua capacità di comprendere le emozioni
la sua capacità di riconoscere i sentieri emozionali
il sentiero emozionale è quello che si chiama
la chiusura della vena
l'embolo
è la reattività
comandata dalla amittala
amigdala avvertita dal talamo che avverte un pericolo e quando il talamo avverte un pericolo
che sia fisico ed è meglio che ce l'avverta e quindi è l'amigdala che prende il comando di
tutto il nostro corpo ma quando è un pericolo psicologico noi vogliamo che siamo noi a gestire
il pericolo psicologico e quindi vogliamo che sia il pensiero e non l'amigdala e questa è la
capacità che può essere misurata quindi se questo valore qui di riconoscere il sentiero emozionale
E' basso, vuol dire che è una persona istintiva, è una persona impulsiva.
E poi l'intelligenza emotiva ci dice anche come fare.
Perché è un mondo conscio, quindi si apprende.
Non è un mondo inconscio, quindi si può imparare.
Tanto è vero che in America qualcosa si sta muovendo, in Italia ho visto,
ma soprattutto in America si già, ai elementari, cominciano a insegnare l'intelligenza emotiva.
Perché hanno capito l'importanza.
Non solo ai studenti, ma anche ai genitori.
E piano piano ci sarà una rivoluzione.
l'obiettivo nei dieci anni
dell'azienda numero uno
leader al mondo di intelligenza emotiva
l'obiettivo è quello di far sì che
un miliardo di persone entro dieci anni
si alleni sulla
intelligenza emotiva, questo è il loro obiettivo che sono
posti l'anno scorso
perché cambia il mondo, certamente
fate a pensare
navigare l'emozione, navigare l'emozione
è quell'esempio
che vi ho fatto prima, cioè tenere
quando del professore, tenere
l'emozione dovuta all'ansia
e non buttarla via
perché provo a farvi quest'altro esempio
provo a pensare sempre allo stesso studente
che è diverso
però a cui ha uguali denti
quindi si è preparato in maniera uguale
a quell'altro di cui io ho fatto l'esempio
però prima di andare
a fare l'esame lui aveva ansia
e che cosa fa? Se la butta via
la reprime, comincia a respirare
comincia a entrare chissà quello che fa
però i genitori hanno detto no, tira la via
tira la via, tira la via, perché ti dà fastidio, ti può generare.
Quindi lui diventa assolutamente zero emozioni, va a fare l'esame,
stessa domanda, sa la risposta e comincia a parlare.
Bibing, bibing, bibing, bibing, bibing, bibing.
E il professore gli manca quel quid.
E lo fa dire tutto e gliela fa dire, tutta, dalla A alla Z.
E poi gli dice, porca miseria, però non ho visto, magari gli da 27.
Eppure ne sa uguale identica a quell'altro.
quello non è stato capace di utilizzare l'emozione
perché vedete è sinergica e simultanea
quando voi parlate con una persona
e questa persona vi fa arrabbiare
io con questa non mi devo arrabbiare
quindi sto buono, sto tranquillo
e poi dopo cerco di
in qualche modo mi relaziono
esci fuori dalla relazione, vai fuori
e poi cominci a dire una marea di bestemmie
contro questa persona
vedete?
scarichi l'energia dopo
dopo, quindi utilizzi il pensiero mentre sei con la persona, esce della persona e cominci
a buttargli dentro una marea di bestemmia contro questa persona e in quel momento stai
utilizzando l'energia, non è simultanea, quell'energia doveva essere utilizzata in
quel momento, ma non come libro a sfogo. Allora la domanda che ci dobbiamo porre è questa,
questa persona mi interessa o no? È una persona che è importante per me o no? È mia moglie,
è mio marito, è mio figlio, è un mio collega, è un mio capo, un mio collaboratore, è una
persona importante, quindi dovrò collaborare ancora del tempo? Sì, allora non posso non
utilizzare l'emozione. E qual è il tricky? È proprio questo, sapere che io con questa
persona avrò a che fare e allora quella rabbia deve essere messa in un contesto positivo
che diventa passione, che diventa entusiasmo a risolvere il conflitto. Questa è la gestione
dei conflitti attraverso l'intelligenza emotiva, che non è razione d'età. La gestione dei
conflitti non può essere razionalità, può essere solo emotività, attraverso l'utilizzo
delle emozioni. Se io la reprimo quando vado a parlare con questa persona, non utilizzo
quella parte di energia che il cervello ci dà gratis attraverso il corpo e quindi sono
menomato. Se io invece ho un libero sfogo, vado a litigare, vado a chiudere, potrei farlo
se quella persona non mi interessa, invece io devo metterla sempre a vedere e farmi la
la domanda, è per questo che utilizzo il pensiero, è per questo che l'emotività supporta
il pensiero, mi devo fare la domanda, mi interessa questa persona? Sì, ok, allora cerco di risolvere
una volta per tutta questa situazione e quindi vedo il contesto positivo. Ha voglia questa
persona che vuole litigare, vuole litigare, vuole litigare, ma se trova di fronte qualcuno
che invece ha già messo la bandiera bianca perché sta cercando di costruire, prima o
poi questa persona butta via le armi, perché è inutile sparare contro la croce rossa,
Ma nel momento che tira via le armi, sapete cosa succede?
Dirà, ho vinto, perché vedi se è arreso, ho vinto.
Ok, ha vinto la battaglia, certamente ha vinto la battaglia, ma non la guerra.
Perché nel momento che ti spogli dei tuoi scudi, delle tue armi, le emozioni sono contagiose.
Quindi se quell'altra persona ha mantenuto e sta cercando e ha mantenuto uno stato emotivo positivo,
boom, gli arriva quella persona e quindi diventa carismatica.
fatelo una volta, due volte, tre volte
e quella persona verrà sempre da voi
sempre da voi, vi siete guadagnati
la posizione di una persona
grazie, molto gentile
ok, quindi ci ne sono
tanti di applicazioni, allora torniamo
nel mondo della formula 1
Prost, Michael
Senna, allora vedete
Michael era una persona
e vedrete il filmato finale che vi farò vedere
era una persona
che aveva ben chiaro questo concetto ben chiaro e se c'era una cosa che lui
utilizzava in maniera sopraffina era proprio l'emozione lui trascinava le
persone attraverso l'emozione dice la squadra viene fatta dal leader alla
grande ci servono i collaboratori ma sono guidati dal leader e lui era il
vero leader nell'ambito aziendale aveva una capacità di poter guardare le
persone e nello stesso tempo indurre dentro le persone la passione, perché aveva un terreno
fertile, era tutta gente che aveva appassionata, bastava solo accenderla e noi stavamo lì
dalla mattina alle sette fino alla notte alle quattro di mattina e per sei giorni consecutivi
si era un test per cercare di migliorare la sua macchina, per cercare di migliorare quello
che era o raggiungere quello che era la sua visione, perché lui la differenza tra un
campione pilota e un pilota average pilota campioni che ho conosciuto prost
senna e michael piloti average ne ho conosciuti quante ne volete da iniziato
da moreno da leto da wendlinger da franzen da rabarichello irvine
assa raikkonen tutto quello che volete questo tutti piloti average per me
quegli altri sono qualcuno che va sopra rispetto a loro bene la grossa
differenza è che un pilota leader mentre guida mentre guida quando scende dalla macchina oltre
a dire quello che è esattamente quello che fa la macchina sotto sovrasterza in frenata in
accelerazione stabilità in stabilità si dice anche la macchina dovrebbe fare questo se la macchina
facesse questo allora io riuscirei a uscire più forte da questa curva e soprattutto riuscirei a
a tenere quella traiettoria che mi permette poi di impostare tutto questo rettilineo in questa maniera e tutto il resto.
Quindi ti fa vedere la visione.
Il pilota campione è quello che ti fa vedere la visione di quello che deve fare la macchina.
In più, Michael, oltre ad avere la visione, aveva la capacità di trascinare.
E quindi questi ingegneri, me compreso, io il capo, ci stavano tutta la notte
per dargli tutte le n soluzioni possibili, immaginabili, che potessero dargli bene per...
e poi il giorno dopo le provava
provate a immaginare tutto questo
in quanti anni, 2, 3, 4 anni
abbiamo costruito
10 anni di vittorie
grazie a una persona
la vera differenza tra
quello che era Ferrari Vincente
era soprattutto grazie a Michael
anche se gli andate a chiedere a lui direttamente
Michael sei stato
il nostro artefice, lui dirà no
il vostro artefice è stato di voi
lui si è sempre messo in secondo piano, sempre
mai in primo piano
Ora, noi grazie all'intelligenza emotiva riusciamo a sapere quante ne conosciamo di emozioni.
Andate su Google, andate a vedere, lista delle emozioni.
Vedete quante ce ne sono, quelle primarie, secondarie, quelle forti, quelle deboli,
quelle che vengono dalla branca dell'amore e quelle che vengono dalla branca del dolore.
Cioè le due, positive e negative.
Scrivetevele, mettetevele, mettetevele in un foglio.
E poi ogni tanto, durante la giornata, provate a fermarvi qualche secondo e dite
che emozioni sto vivendo in questo momento?
ma non necessariamente
deve essere un momento di emozioni forti
perché quelle che conosciamo sono quelle debole
che non conosciamo, ma anche quelle debole
la somma che fa il totale
e anche quelle debole ci servono
e allora in quel momento cominciare a dire
che emozioni, non lo so, aspetta che vado a vedere
una lista, ah sai che è questa
e che ci faccio io di questa
ora proviamo a utilizzarla, perché ce l'ho
cos'è che me la sta inducendo
e diventate consapevoli
non solo di quello che è il pensiero, quindi la competenza
ma di quello che anche siete
in quel momento, si diventate molto più potenti, perché utilizzate tutto ciò che il nostro
cervello ci dà, a livello di dati, elaborazione di dati. Utilizzare il pensiero sequenziale
è quella capacità di poter auto-emotivarci, cioè auto-emozioni che ci installiamo pensando
a quello che potrebbe accadere nel caso in cui noi andiamo a fare una certa determinata
azione, ovvero il pensiero sequenziale cosa vuol dire? Devo fare questa azione, allora
la faccio così, però attento, se la faccio così ti ricordi che quella volta è successo
questo, poi lui potrebbe arrabbiarsi, quest'altro potrebbe succedere, quindi vai a farti un
film di quello che ti potrebbe capitare o potrebbe capitare, ma questo è emozione,
perché? Perché nel farsi il film immediatamente il pensiero induce emozioni, se induce emozioni
c'è informazioni
noi abbiamo bisogno di informazioni
è vero quando si dice che la leadership è
capacità di avere una rete
informativa aziendale
una di quelle doti
del leader è quello di avere una rete
informativa aziendale
sapere come va l'azienda
in tutti i vari reparti
è una delle prime cose che un leader deve fare
per cercare di avere tutto
perché servono informazioni
il tuo corpo ti dà delle informazioni che sono fondamentali
emozioni, usa le
Se non le usi, è come se tu non avessi la tua rete di informazione aziendale.
Quindi, oltre che a fare quella conscia,
fa anche quella che hai già.
E questo, l'utilizzo del pensiero sequestrale,
ce l'ha da grande mano.
Ora, questo ti porta anche a pensare.
E se pensare, ci potrebbe portare qualche problemino.
Ne parleremo dopo.
Navigare, l'abbiamo visto,
è quella capacità di trasformare,
di utilizzare l'emozione anche in un contesto negativo.
Trovare la motivazione intrinseca.
E adesso vi farò vedere nel gioco di squadra. La motivazione trinzica è l'energia che abbiamo dentro nel voler fare le cose ed è misurabile, è la passione, è la capacità di voler fare le cose perché rispecchia quello che è la nostra ambizione, la nostra ambizione è formata dai nostri valori, la soddisfazione noi l'abbiamo quando? Quando soddisfiamo i nostri valori.
La conoscenza dei nostri valori ci permette ad agire verso la soddisfazione della nostra ambizione.
E questa si chiama motivazione intrinseca.
È l'energia che abbiamo dentro, non abbiamo visione dall'esterno.
La motivazione estrinseca è il benefit, è il riconoscimento esterno di un'altra persona,
è un qualche cosa di esterno che ti dice bravo, è un qualche cosa legato alla gratificazione.
ma uno che ha forte motivazione intrisica
per lavorare
o per muoversi non ha bisogno di gratificazione esterna
ce l'ha dentro
e questa è condizione necessaria per essere performanti
quindi io da questo
riesco a misurare se una persona sarà
performante o no
provate a immaginare nell'ambito aziendale
io questo ce l'avevo tutti i miei collaboratori
e sapevo che a parte il fatto che ormai
avevo già una certa esperienza che dal 1999
che studio queste cose
mentre facevo 220 giorni
all'anno fuori tra pista,
gran premi e test.
Riuscivo in qualche modo a dedicarmi
anche a queste cose e quindi riuscivo a capire
dei miei collaboratori. Non posso pensare
che un'azienda non abbia in mano
uno strumento di questo genere
per non sapere come è
il suo gruppo.
Come è il suo? Questo vale per tutto
ciò che è. Perché qui stiamo parlando
del 55%
della performance individuale
e quindi aziendale.
Esercitare l'ottimismo che non è
è il sale della vita
l'ottimismo che cos'è?
è la capacità di vedere soluzioni alternative
una persona ottimista è quella che di fronte a un ostacolo
vede soluzioni alternative
è colui il quale vede
chiamiamolo ormai stra abusato
è quello che vede l'opportunità dietro la crisi
quello che vede un ostacolo
il pessimista che vede l'ostacolo si ferma
non mi muovo
il super ottimista è quello che visto l'ostacolo
dirà grazie che ho avuto l'ostacolo
perché questo mi ha permesso di andare dall'altra parte ok quindi ci sono i due
estremi e beh se io un ottimista è uno che vive nelle nuvole molto probabilmente
super ottimista e uno istintivo che vive nelle nuvole ma potrebbe darmi qualche
soluzione super pessimista invece quello che mi fa vedere i problemi uno che ha
poco ottimismo è una persona importante nell'ambito aziendale perché mi fa
vedere i problemi è uno che sta coi piedi per terra è uno che mi fa è un
un procedurale, un legalista, è una persona che tende a essere reazionaria e quindi mettere
in evidenza tutto quello che è stato fatto fino a quel momento, ma se io applico tutto
quello che è stato fatto fino a quel momento non creerò, non mi muoverò, perché non
sarà altro che una replica di quello che già so e a me non me ne frega niente di applicare
quello che già so, lo posso fare sì meglio, nel dettaglio, quello che volete, ma io devo
fare quello che non so, leader, quindi io ho bisogno di ottimismo, oltre che di reazione,
quindi in ambito della squadra
mi ci deve essere l'ottimista
così come quello che è meno ottimista
e allora riesco ad avere tutte e due
così come c'è l'empatia
il pathos
chi ha fatto questo?
per me è stato un fenomeno
perché?
perché vedete l'empatia
entrare in pathos con le persone
quindi entrare in i propri
e mettersi le scarpe
i vestiti della persona con cui tu sei di fronte
per fare questo
ci sono due regole
ovvero c'è una regola con due attività
ascolto e osservazione della persona che di fronte che vuol dire non pensare ascolto e
osservazione automaticamente si diventa empatici se noi una persona la guardiamo e ci sta parlando
e nello stesso tempo noi cominciamo a pensare ai nostri cavoli quella persona immediatamente
l'avverte e quindi non si creerà metterà una barriera per creare empatia è necessario avere
avere ascolto e capacità di ascolto e capacità di osservazione e questo è fondamentale perché
ve lo farò vedere dopo perché l'ascolto e l'osservazione ci mette nel presente noi abbiamo
tre situazioni passato presente e futuro la mente per poter vivere ha bisogno del passato e del
del futuro. L'ansia è nel futuro. Il senso di colpa o il giudizio è nel passato. Il
presente è al di fuori di tutto questo. Provate a pensare quando siete appassionati a fare
una cosa. Se state vedendo un bel libro, o state leggendo un bel libro, o state guardando
un bel film, o state ascoltando una bella musica. Si è nel presente. Perdete la concezione
del tempo e la concezione dello spazio. Il tempo si accorcia. Poi quando fate due cose
che vi fanno due scatole così, il tempo si allunga.
Quindi il tempo è un'illusione.
Pure c'è l'orologio, ma in realtà il tempo è un'illusione.
Divago un attimo.
L'illusione della mente, per poter sopravvivere.
E nel momento che agisce,
fateci caso, la mente è sempre
ancorata a un passato, ed è sempre
una proiezione verso il futuro.
Quando siete nel presente,
che è la performance,
voi siete fuori
dal tempo.
Chi vi permette di entrare nel presente
è la capacità di ascolto e di osservazione.
condizione necessaria per un leader condizione necessaria per uno che fa
performance secondo voi un pilota che guida quando si
tira giù la visiera pensa ai suoi problemi
pensa alla curva successiva che andrà a fare rispetto a quello che fa
prendete uno sciatore prendete qualsiasi attività sportiva prendete qualsiasi
situazione dove prendete un musicista un direttore d'orchestra un orchestrale e
E' lì, in quel momento, è lì.
Questa è condizione necessaria.
E sapete perché? Questo l'ho imparato leggendo qualche vostro libro.
Noi siamo fatti da due grosse parti di computer.
Abbiamo una destra e sinistra nella creatività, ma nel mondo conscio.
In realtà noi abbiamo due tipi di, chiamiamolo, schematizzazione molto generica,
scusatemi se parlo male di fronte a voi che siete esperti,
ma noi siamo mossi da due coscienze.
una che muove un cervello
che si chiama conscio
e un'altra che muove un cervello
che si chiama, chiamiamolo inconscio
subconscio, chiamatelo come vi pare
allora io posso parlare
posso scrivere
posso camminare
posso fare n operazioni
in un secondo in multitasking
e sono un fenomeno, parlo, scrivo, leggo
quello che è
sono superman, ne faccio quante?
1, 2, 3, 4, 5, 10
Dieci operazioni in un secondo.
Contemporaneamente qua dentro, e che siamo sempre noi,
qua dentro io ho fatto colazione stamattina, come immagino quasi tutti voi,
e c'è qualcuno che sta operando sulla digestione.
È una serie di operazioni che sta facendo.
Così come in questo momento c'è qualcuno che sta pensando a tutte le attività neurali,
o sta gestendo, così come sta gestendo il trasporto del sangue che va su a destra,
a sinistra, dove vuoi che vada,
o così come le cellule che muoiono o che si riproducono.
Sono entità viventi, quindi hanno bisogno di nutrimento
così come hanno bisogno di scaricare i rifiuti.
Mi dicono che sono circa 100 bilioni di operazioni al secondo.
Quindi noi abbiamo due cervelli.
Uno che gestisce n, 5, 10 operazioni al secondo
e l'altro che ne gestisce 100 bilioni di operazioni al secondo.
Dove vogliamo stare se vogliamo fare performance?
vogliamo il Commodore 64
di 20 anni fa, computer
o vogliamo un computer che ancora
possiamo pensare essere l'evoluzione
finale
l'evoluzione finale di un computer
che possa mai un uomo
costruire, quale vogliamo?
secondo voi un pilota che va in macchina, dove sta?
secondo voi un leader mentre sta agendo
dove deve stare? secondo voi un chirurgo
che sta operando, dove sta?
o qualsiasi persona che faccia
un'attività
per poterla fare in maniera performante
deve stare la dentro quella quella parte del cervello altrimenti lui replicherà
sempre quello che conosce è quello che va di fronte non è detto che quello che
già sa magari una cosa diversa e quindi sarebbe immediatamente fuori gioco e chi
ci permette di arrivare là quando siamo nel presente e adesso vi farò vedere
perché allora l'intelligenza emotiva che è un mondo conscio l'intelligenza emotiva
perché nel momento che ci svegliamo fino a che non andiamo a dormire quando
Quando dormiamo non abbiamo emozioni, quindi è un mondo conscio.
Bene, è la porta che ci permette di entrare in quel parte di cervello.
E sicuramente tutti voi l'avete sperimentato,
che c'è stato qualche momento, o c'è qualche momento della giornata,
quando fate qualche cosa e che entrate là dentro.
E quando entrate là dentro, ma come mai adesso mi viene tutto?
Perché lo so? Perché io sto vivendo magari anche la gioia?
Magari anche la felicità, mentre sono là dentro?
Per seguire obiettivi eccellenti è quella capacità di una persona di avere una guida, una luce.
Non possiamo non avere obiettivi noi, perché gli obiettivi sono quelli che ci guidano,
sono quelli che ci fanno portare da A verso B.
Allora quella persona che è riuscita a capire quali sono le sue ambizioni,
facendo un'analisi di quello che sono i suoi valori in maniera conscia o inconscia
E quindi sapere quello che lo soddisfa, partendo dal suo stato d'essere, che sono i valori, e determina un obiettivo, che si chiama eccellente, quella persona avrà un focus molto elevato.
Nell'ambito aziendale queste persone sono fondamentali, perché sono quelle che lavorano per obiettivi, sono quelle che perseguitano un determinato lavoro.
Non sono quelle che cambiano, non sono quelle che fatte una cosa, poi tirano da un'altra parte, si perdono o non sono focus su una certa attività.
Quindi abbiamo bisogno, nell'ambito aziendale, che questa sia elevata e questo sia elevato.
Vogliamo essere leader? Deve essere elevato questo, deve essere elevato questo e dobbiamo sforzarsi ad elevarsi questo.
perché nella stragrande maggioranza,
e io lavoro con molti leader,
nella stragrande maggioranza questo è molto basso,
perché purtroppo nella leadership è ancora vista come direttività,
quindi questo è un limite.
E però quando vedo un leader che è direttivo,
posso dire c'è ancora molto space, range,
per poter migliorare nel momento che comincia a aumentare questo.
Ma non solo, ma se tu aumenti questo,
aumenti la tua capacità di ascolto e di osservazione,
quindi la capacità di entrare nel presente.
Quindi vai a utilizzare questi ancora in maniera più opportuna,
Ma perché? Perché entri dentro là dove c'è performance.
Solo da un piccolo diagramma che vengono fuori dal questionario di 140 domande.
Si ha il tratto di personalità di quella persona.
Questa è l'importanza dell'intelligenza emotiva.
Chi di voi aveva mai sentito parlare di queste cose?
A parte alcune persone che conosco qua dentro.
Quanto potrebbe essere nel vostro lavoro uno strumento o una capacità di questo genere essere performante?
Vogliamo parlare che siamo in momenti di crisi, parliamo di evoluzione, questi siamo noi,
non è una strategia, non è una nuova procedura, questo è noi.
Allora quando siamo in questi famosi momenti di crisi, che a me mi viene da ridere quando si parla di crisi,
perché c'è crisi adesso nel 1970, qui abbiamo l'età anche per ricordarcelo,
poi il dopoguerra, la seconda guerra mondiale, il dopoguerra della prima guerra mondiale,
E poi dopo l'unificazione dell'Italia, andiamo indietro, la crisi è necessaria, uno direbbe questo è scemo, ma non ci può essere evoluzione se non c'è crisi, e noi siamo in continua, saremmo ancora l'uomo erectus, l'uomo sapiens sapiens se non ci fosse la crisi, siamo per forza costretti ad averla.
il problema è che se io guardo il mio passato
e mi viene a mancare il mio passato
sono così
quindi vado nel giudizio, nel senso di colpa
ma il problema è che il tuo passato
non ti deve interessare perché nulla accade nel passato
tutto accade nel presente
e questo per un pilota è fondamentale
ma non solo per un pilota
ma anche per qualsiasi persona che è qua dentro
perché se tu guardi il tuo passato
è finita
non te ne frega niente a guardare il passato
perché il passato è niente a guardare nel passato
perché il passato è un qualche cosa che è già andato
ma tu devi vivere attraverso quello che è la guida
che è un obiettivo stante per istante nel presente
ma neanche proiettarti troppo nel futuro
perché se ti proietti nel futuro
vai a proiettare una illusione
la paura
sapete qual è la differenza tra la paura e il pericolo?
avete mai fatto caso?
cos'è la paura?
cos'è il pericolo?
vi siete mai domandati perché ci sono quei pazzi
che con un bastone
sono là che camminano su un filo
e con uno strapombo di mille metri sotto
oppure quei pazzi che sono in moto
in MotoGP
che fanno delle cose mostruose
oppure quei pazzi che guidano quelle macchine
che se andate a vedere qualche filmato
vi si mettono
oppure li vedete
vedete i dati di telemetria
o li state in circuito
e dico no, questo è fuori da testo
perché lo fanno?
ci sarebbe un motivo
l'unica
questo è il pericolo
perché loro vivono il pericolo, è il pericolo da gioia, pensate un po', invece la paura da ansia, perché?
Perché il pericolo sta nel presente, è come quando noi vediamo un film e vediamo un film che ci piace
e allora noi vogliamo stare lì, vivete il presente, invece quando cominciamo a proiettare nel futuro
cacchio potrebbe succedere questo, potrebbe succedere quell'altro e allora interviene la paura,
Ma niente accade nel futuro, provate a immaginarvi, voi tutti qua vi prendiamo, è compreso, e ci bendiamo, esattamente, bisogna poter non vedere, e ci mettono all'ultimo piano di un grattacielo, bam, ci mettiamo là, su un cornicione, non vediamo, non sappiamo, come state?
state, boh, sono qui, tranquillo,
tenetevi via la benda,
cominciate a proiettare illusoriamente,
cacchio, ma se io cado mi sfracello,
cacchio, ma se io sporgo,
ma non l'accade se tu sei lì,
tu cominci a pensare ad aver paura
quando proietti,
quindi proietti nel futuro,
è la mente che ci dà la paura,
è il presente che ci dà il coraggio,
quindi se vogliamo passare dalla paura al coraggio,
bam, presente,
e un pilota che è lì,
vive la gioia, perché nel presente
vive la gioia, pur
sapendo che potrebbe
giocarsi la sua vita, perché lui
lo sa benissimo che potrebbe anche non tornare più ai box
perché si rompe una sospensione
perché fa un qualche cosa particolare
perché uno gli viene addosso
lui rischia la sua vita, noi
nelle nostre operazioni rischiamo
una decisione presa male
certamente più o meno
anche nella vostra attività
mica piccola come attività pericolosa
quindi più o meno pericolosa
Ma non rischiamo la nostra vita.
Quelli rischiano la loro vita, eppure vivono la gioia.
Noi invece rischiamo la nostra vita,
non rischiamo la nostra vita e siamo nell'ansia.
Perché? Perché utilizziamo sempre il passato e il futuro.
E questo ci permette di capire anche chi è nel presente.
Una persona che ha forte navigare l'emozione,
che ha forte crescere l'empatia, per esempio,
è una persona che vive nel presente.
Quindi è un'interpretazione, chiamiamola spirituale,
di quello che è l'intelligenza emotiva.
e questo ancora non ci sono arrivati
nell'ambito americano
le emozioni guidano gli uomini, dicono
gli uomini guidano la performance
quindi le emozioni guidano la performance
non ci può essere gioco di squadra
efficace senza l'utilizzo
dell'emozione e adesso andiamo a divertirci
a vederlo nel gioco di squadra
provate a vedere questa
fotografia qua, questa è una fotografia
che faccio vedere sempre, ma è bellissima
è un bimbo, è un bimbo che viene trascinato
trasportato da questo elefante
Bene, l'elefante sono le emozioni, lui ha solo emozioni in quel momento per poter agire.
Ecco, lasciamoci trasportare nel senso dell'utilizzare, non nel senso del libero sfogo dalle proprie emozioni,
perché se ce le dà il nostro cervello serviranno bene, altrimenti non ce le darebbe.
Tra l'altro sono pure gratis, tra l'altro l'energia è gratis, e l'energia noi la paghiamo, quella ce la dà gratis.
Vedete un po' voi, volete essere scarismatici? Dovete utilizzare le vostre emozioni,
Altrimenti siete direttivi, non carismatici.
È facile essere direttivi, ma non è assolutamente facile essere carismatici.
Perché? Perché il carismatico ha capito, consciamente o inconsciamente,
che per poterlo essere ha bisogno di durizzare l'emozione.
Allora, è chiaro quello che ho detto fino adesso sull'intelligenza emotiva?
È un po' più chiaro per chi la...
Andiamo a vederla nel gioco di squadra.
Ma che è questo gioco di squadra?
Se io domandassi cos'è il gioco di squadra?
gioco di squadra
c'è una squadra, c'è un leader
mettiamo, vogliamo vederla
nell'ambito aziendale oppure vediamola anche nell'ambito
qualsiasi, che sia
dell'infanzia così come nell'ambito aziendale
oppure anche vostro, posso immaginare
non lo so, sono
io ho lavorato nelle macchinette quindi
rosse, sull'assetto
sulla dinamica, sul motore, sulle mappature
sulle strategie, su threshold control
sull'engine braking, quindi su tutte
altre cose, non posso conoscere quello
quello che è l'attività, diciamo, nell'ambito della chirurgia,
ma immagino che ci sia, quando vedo delle immagini,
vedo un chirurgo, vedo delle persone che sono accanto a lui
e che saranno, che ne so, degli assistenti, degli infermieri, che ne so,
sono delle persone che comunque stanno facendo un'operazione,
vero e proprio il senso della parola, su un paziente.
Quindi anche quello potrebbe essere visto come gioco di squadra per certi versi.
E vediamo cosa succede.
Allora, stiamo nell'ambito dove io conosco.
Lascio proiettare voi negli ambiti che voi conoscete.
Non posso parlare del vostro ambito, sto nel mio ambito dove qualcosa conosco.
Questo qui era un pit stop di un po' di anni fa quando c'era il rifornimento.
E se noi proviamo a contare quante persone ce ne sono lì,
sono mica poche, una trentina di persone.
Trentina di persone che lavorano in quei casi lì,
all'epoca erano 10 secondi, 8 secondi perché c'era anche il rifornimento.
Quindi in 8 secondi c'è 30 persone
Che se perdono un secondo, e il pilota è lì che sta giocando di strategia,
perdere un secondo vuol dire che quando rientra potrebbe essere davanti o di dietro del suo competitor.
Quindi un secondo.
Non è proprio tanto, è un secondo.
Quindi sono 30 persone che giocano per un secondo in un certo momento.
Quindi è un bel esempio di gioco di squadra per certi versi.
Poi è chiaro che può essere steso anche nell'ambito aziendale.
i progettisti, l'ufficio tecnico, l'ufficio di produzione, quindi tutto ciò che è produzione e via.
Quindi prendo questo spunto, vedete, solo su una ruota, solo su questa ruota qua, ci sono tre persone che lavorano.
Solo su una ruota, evolviamoci anche, ha vinto il mondiale, bisogna fargli vedere pure allora, Red Bull.
Questo è solo cambio gomme, quindi non c'è rifornimento, contiamoli, due secondi e quattro.
quindi non stiamo a parlare di più di un secondo
stiamo a parlare di decimi
perché da 10 a 2 è sempre lo stesso ordine di grandezza
stiamo a quasi diviso 10
quindi siamo già a un ordine di grandezza inferiore
in termini matematici
e sempre tante persone per qualche decimo
proviamo a vederlo dal vivo
un cambio gomme
sono immagini prese dall'alto
sono tutte immagini di copyright
non esistono immagini di Formula 1 fuori
però ci fanno capire
guardate questo è un cambio gomme di
non so di quando
e c'è all'osso quindi
di qualche anno
allora guardate quante persone ci sono
ognuno è pronto
ognuno ha più attività da fare
non solo una
c'è un semaforo
c'è una persona che ferma la vettura
e voi avete contato
due ed è finita
ci sono quattro perlomeno
gruppi, perché quanto sono
le gomme? Sono quattro gruppi
e questi quattro gruppi
devono lavorare simultaneamente
in maniera tale da produrre
lo stesso identico risultato.
Due secondi, due secondi e quattro.
Allora, questa era
la mia squadra in pista.
Vabbè, la squadretta, pista.
Poi c'era tutta la squadra
quella che era
in azienda.
Mi hanno detto
mettete in centro, io di solito mi mettevo sempre in fondo.
era una foto ufficiale che ti metti in centro
e mi sono messo in centro
e quindi questo era tutto ciò che
per far girare due macchine
e allora cominciamo a divertirci
cominciamo a
vedere le varie cose
che cos'è il gioco di squadra?
gioco di squadra, io lo individuo in tre
parti, ognuna
dello stesso peso
commitment sull'obiettivo
utilizzo dell'intelligenza emotiva
e coinvolgimento
questi sono i tre ingredienti
per il gioco di squadra, tre ingredienti che erano ben chiari a noi che lavoravamo in una
squadra. Che cosa vuol dire commitment sull'obiettivo? Allora, vi voglio parlare di questo. Quando
sono entrato, io ho lavorato in Ferrari dall'88 fino al 2009, 2010, 2009. Ho vissuto sostanzialmente
due ere, chiamiamolo ere, due periodi, dall'88 al 1996, circa dieci anni, e dal 97 fino al
2009, 2008 diciamo, 10 anni circa. Nei primi 10 anni solamente nel 1990 potevamo vincere
il mondiale, tutti gli altri anni eravamo fuori. Quindi solo una volta, solo un anno
potevamo vincere. Nei successivi 10 anni solo una volta non abbiamo vinto il mondiale,
non potevamo vincere il mondiale, è stato nel 2005. Tutti gli altri anni o l'abbiamo
Abbiamo vinto o siamo arrivati secondi all'ultimo gran premio.
Quindi si è proprio rovesciata la situazione.
Da una situazione certamente negativa dove solo una volta potevamo essere positivi
a una situazione tutta positiva dove solo una volta siamo stati negativi.
Nel 97 arrivò Ross, Ross Brown, che era il nostro direttore tecnico,
che veniva dalla Benetton.
Tutti avevamo una paura perché, questo chissà,
ora ci porta tutti i suoi uomini
e quindi diventiamo
Benetton invece che Ferrari
quindi tutti quelli che erano presenti in Ferrari
io che ero a capo delle operazioni di pista
avevamo tutti paura
lui arrivò e
a una delle prime cose che fece
ci mise tutti intorno a un tavolo
e prese tutti i vari capi
dei vari reparti
lui si mise a capo tavolo e chiese
bene, tu motorista
capo del motore, mi spieghi com'è
il tuo reparto
Mi dici come va, come non va? E ognuno dei vari capi, dei vari reparti, motore, cambio, telaio, aerodinamica, sistemi, IT, quello che volete. Ogni reparto tecnico, perché la Ferrari è un'azienda tecnica, ha cominciato a dire, a parlare del suo reparto.
Partiamo dai motori, noi siamo a posto perché il motore è il più potente, i pizzini industriali girano, si sapeva tutto di tutti, quindi sapevamo che il nostro motore era il più potente.
Tra l'altro, tutto nella fase di sviluppo, research e development, nell'ambito del motore, c'erano già circa 30-40 cavalli nel pacchetto, ormai quella che si chiama pipeline, che potevano essere, fra pochi gran premi, immessi, quindi eravamo veramente messi bene.
E quindi, bene, il motore a posto.
Poi, cambio.
Ah, il cambio, perfetto, perché sappiamo essere, si possono misurare i tempi di cambiata,
la prestazione del cambio è nel tempo di cambiata,
in Formula 1 siamo intorno ai 20-30 mili secondi, come cambio marcia,
quando fate prima, seconda, se avete il cambio manuale.
20-30 mili secondi, si possono misurare, basta mettere dei microfoni,
e quindi si va a beccare il tempo morto, si becca subito, c'è un cambio di regime,
e quindi si va a beccare subito quanto è il cambio marcia.
E allora va bene, sappiamo essere tra i più veloci.
Poi il cambio non si rompe, in effetti non si rompeva
e quindi tutti belli a posto, anche il cambio a posto.
Poi andava l'aerodinamica, ma è la miseria.
Facciamo tre turni, tre turni di otto ore,
quindi lavoriamo anche la notte
e quindi più di così non possiamo fare.
Alla fine, ve la faccio breve,
ognuno aveva descritto il proprio reparto come un reparto vincente.
ross che ne era stupido si accorse di questo nel tempo in quel momento lui
stesse buono e tranquillo però cosa fece si alzò e virtualmente fece alzare tutti
i componenti che erano intorno al tavolo ecco e ci disse ragazzi provate a
pensare che adesso su questo tavolo noi mettiamo la vettura e tutti sono lì e
E cominciamo a guardare la vettura.
Se vince la vettura, automaticamente vinci tu, tu, tu, e anche te, e anche te.
Se la vettura non vince, anche se tu hai il motore più potente, non vinci.
Quindi quello di cui tu devi preoccuparti è che vinca la vettura.
Quindi non guardare il tuo orticello, ma apri i tuoi occhi, apri l'orizzonte e guarda quello che c'è oltre.
al tuo articello. E quindi lui è andato a contestualizzare l'obiettivo, non più l'obiettivo
del dipartimento, ma l'obiettivo della vettura. Se siamo in un ambito aziendale, c'è il
marketing, c'è il commerciale, c'è la produzione, c'è l'amministrazione, human
resource, finanza, tutto quello che volete. Se anche il commerciale vende ai muri, perché
è capace di vendere, ma il prodotto si rompe dopo sei mesi o cinque mesi, o non c'è
un'assistenza, un post vendio, quello che è, tu puoi vendere a chi ti pare, ma prima
o poi il cliente lo perdi. Quindi il commerciale non può guardare solo il fatto che lui riesce
a vendere, ma deve anche guardare e sapere che quello che vende è quello che lo fa vendere
e quindi deve andare dal progettista o da chi è per esso e prenderselo, dico e andiamo
dal cliente e fatti dire che cosa è il problema e il commerciale vincerà quando vince l'azienda
che è la macchina. Quindi nell'ambito dell'azienda la macchina è l'azienda stessa. Quindi la
prima cosa è la contestualizzazione dell'obiettivo, la definizione dell'obiettivo. Posso immaginare,
non lo so, ve la butto lì, posso immaginare che nell'ambito di un'operazione chirurgica
possa essere il paziente, posso immaginare, non lo so se è il paziente, non lo so, posso
strapolare, che è quel poveraccio che è là sotto, certamente, per certi versi, poi
lascio a voi immaginare quello che può essere.
Questa è stata la prima cosa che è cambiata, quindi da quel momento in poi la seconda domanda
che ci fece fu, bene, come possiamo adesso migliorare la vettura, visto che abbiamo condiviso
e visto che è quello che deve contare la vettura,
la risposta che venne da quel meeting fu che,
per esempio, una delle prime azioni che facemmo era il peso.
Noi eravamo sempre a peso,
ovvero la macchina doveva pesare 605 e pesava 605.
In realtà altre macchine pesavano 505 o 550
e poi mettevano quello che si chiama ballast,
ovvero del peso in aggiunta,
in modo tale da raggiungere il peso limite, il 605.
Ora, se io ho 60 kg o 70 kg di ballast, quindi di zavorra,
io li posso mettere in basso.
Provate a guidare un SUV e guidate un go-kart.
C'è una bella differenza quando i pesi sono in basso.
Ho molto più grip in macchina quando i pesi sono in basso.
Ma non solo, quei pesi li posso spostare avanti o indietro.
Quindi se ho una macchina sottostanzante in Formula 1,
metto i pesi dietro.
Se ho una macchina sovrasserzante in Formula 1 metto i pesi davanti e quindi siccome il lap time è fatto da grip e bilancio, cambiando, avendo della zavorra aumentavo il grip, quindi riducevo il lap time, dove andavo più forte e potevo cambiare il bilancio circuito per circuito in modo tale da diminuire ancora di più il lap time e quindi aumentare di performance.
In un anno, perché tutti hanno lavorato intorno alla macchina, pur essendo fatta la macchina di alluminio, carbonio e titanio, che sono tre elementi nell'ambito della scienza dei materiali molto nobili in termini di caratteristiche meccaniche e di peso, alluminio, carbonio e titanio, in un anno circa 80 kg in meno su 605 kg.
Che non è poco, perché il motorista ha detto, ma io posso certamente ridurre il peso se questo è.
Comincio a fare una camicia del cilindro più piccola, tiro via un po' di ciccia, tiro via un po' di materiale,
poi posso fare le bielle un po' più scavate, posso fare i pistoni un po' più piccoli nel senso di spessore, così come fare tutto questo.
Poi l'ha messo nella sala prova e quindi questo motore, proprio perché l'ha ridotto in termini di chili, si rompeva e quindi ha dovuto calare i giri del motore, quindi da 19.000 che si viaggiava all'epoca si è andato a 18.750, quello che ha calato un po' i giri per tirar fuori, ma calando un po' più i giri ha ridotto la prestazione.
quindi lui non ha guardato più la prestazione del suo articello lui ha
guardato che doveva ridurre il suo motore di 20 30 kg perché stava
guardando la sua vettura quindi è andato addirittura essere meno performante nel
suo articello lo stesso è stato il cambio dove sono
stati tirati via 20 30 kg perché perché dai rapporti grandi così ci sono dei
rapporti così se vedete i rapporti formula 1 sono circa così quelli della
bicicletta sono così quello che qualcuno va in bicicletta sono così quelle del
del Formula 1 sono così, però lì ci stanno un bel po' di chili e durano anche, non solo,
però è stato un cambiamento tale per cui un'evoluzione, il cambio si è ridotto notevolmente.
È chiaro che lui doveva andare a vedere la sua affidabilità e quindi ha dovuto calare
la sua affidabilità e quindi lui ha messo a rischio se stesso per cercare di, e questo
per tutti i vari reparti, quindi ogni reparto per mantenere o per far sì che l'obiettivo
fosse raggiunto, ovvero far vincere la propria vettura, ha ridotto la prestazione di ciascun
reparto. Perché quello che comandava era la vettura e non ciascun reparto. Dietro ogni
successo aziendale c'è sempre una ricontestualizzazione dell'obiettivo. Sempre. Sempre. Se stiamo
su quell'obiettivo, avremo successo fino a un certo momento. Ma l'evoluzione ci comanda
a un certo momento a ricontestualizzarlo
a rivederlo
e dietro ogni successo mondiale
di aziendale c'è sempre una ricontestualizzazione
dell'obiettivo, sempre
e quello fu il nostro
quindi arrivò un leader che ci faceva vedere
questo è l'obiettivo, non più quello che è
quindi anche tu commerciale che vendi
se hai problemi perché quello ti richiama
che il prodotto non va, prenditi il tuo
buon ufficio
tecnico, mettetevi insieme e cercate
di vedere, probabilmente
questo prodotto come l'ha pensato lui
vai a sentire cosa dice il tuo il tuo il tuo cliente vai a vedere probabilmente
deve essere fatto in maniera diversa o deve essere quindi è un lavoro di
chiamiamola amalgama chiamiamola di concerto un lavoro di insieme tra le
varie persone io con i miei colleghi quando eravamo
insieme anni fa pur non essendo ancora lì ancora ci sentiamo e ancora ci
aiutiamo pur essendo uno consulente ad una parte uno direttore da un'altra
parte cioè fuori dalla ferrari perché tutti quelli che erano i primi livelli
adesso non ci sono più i ferrari sono arrivato un nuovo gruppo e ci sentiamo
ancora e ci aiutiamo ancora ed eravamo colleghi quindi tutti tutti
che cercavano di aspirare a quindi cercando anche di chiamiamo nell'ambito
aziendale di farci fuori eppure lavoriamo tutti insieme questo è stato
grazie a uno che ci ha fatto vedere un obiettivo comune quindi il commitment
dell'obiettivo è quando l'obiettivo è reso comune quindi quello che dobbiamo
vedere nell'ambito aziendale è la comunione dell'obiettivo che darà il
commitment sull'obiettivo questo è il primo aspetto e allora teamwork
parliamo di teamwork di team spirit solo attraverso il successo di tutti ottengo
il mio successo ovvero io devo lavorare perché tutti
Tutti vincano, perché se tutti vincono nell'ottica di raggiungere l'obiettivo,
l'obiettivo è raggiunto.
Quindi io non guardo il mio orticello, guardo gli orticelli degli altri
o perlomeno guardo di mettere gli altri in condizioni di raggiungere la vittoria.
Quindi io ero a capo della pista e definivo un programma di test, per esempio.
E il programma di test che mi arrivava era sempre molto elevato,
perché c'era questo che voleva provare questo, quest'altro che voleva provare questo,
quest'altro che voleva provare questo.
e magari avevo anche una mia idea di quello che poteva essere necessario per prima,
quindi dare delle priorità su questo test.
Se io guardavo il mio orticello di portare a casa quello che erano i test
che ritenevo opportuno essere e non guardavo le necessità degli altri,
io non facevo Team Spirit, io facevo la mia, guardavo il mio orticello.
In realtà cercavo di dare la possibilità a tutti di poter fare il proprio lavoro.
E quindi se necessitavo una seconda vettura o una terza vettura ai test,
cercavo di tirarla fuori in maniera tale che tutto potesse essere fatto.
Perché? Perché se lui era soddisfatto e aveva visto certe cose,
questa domanda ce la portavamo in gran premio.
Quindi io ho cambiato completamente il mio modo di lavorare.
Non lavoravo più su quello che decido io, sulle cose che devo fare.
Dimmi cosa devi provare, perché sappiamo che adesso cosa ti serve a te?
ti ricordi che abbiamo deciso, bene, per far vincere la vettura serve questo, questo e quest'altro, quindi io cercavo di lavorare per far rendere tutti vincenti e quindi io ero diventato un fulcro lì dentro dove tutti arrivavano lì a cercare di, ma nello stesso tempo io andavo dagli altri, perché se io vedevo che c'era qualche cosa, chiamavo, dicevo guarda che c'è questo, vieni a vedere cosa sta succedendo, vieni qua perché non sta funzionando bene, quindi porta qua,
E quindi cercavo di, vedrete poi l'ultimo, è quello del coinvolgimento.
Quindi questo mi porta naturalmente a coinvolgere le persone.
E dopo parleremo di coinvolgimento.
Quindi solo attraverso il successo di tutti ottengo il mio successo.
Oppure come posso trovare un vantaggio mio aiutando gli altri?
Mio per far vincere la vettura, attenzione, se vince la vettura arrivano i bonus,
se la vogliamo vedere proprio in termini di soldoni.
ti arrivano diverse decine di migliaia di euro
se vince la vettura
se io ho il mio orticello che è vincente
ma gli altri non sono vincenti
mi prendo una lira
visto i termini di soldoni
qualcuno si sbagliava la mattina e disse
nulla è più studio del vincere
la vera gloria è con vincere
è vincere con
perché non si vince mai da soli
specialmente in un gioco di squadra
non è il singolo che ha vinto
avete visto sono 30 persone
e quando tu fai 2.4
che hai vinto secondi di cambio gomme e non perché quello l'ha fatto quindi l'uno
si spoglia quando si arriva al vero gioco di squadra
la singolo individuo si è spogliato e si sono quasi vestiti tutti insieme perché
tutti insieme concorrono alla vittoria della vittoria della vittoria ed è una
situazione magica questo gioco di squadra
andiamo in tutte le aziende non voglio pensare lascio voi proiettare quello che
che è un'operazione chirurgica, se è vista come un gioco di squadra,
posso pensare che nell'azienda questo ancora c'è molto da fare.
Perché comunque c'è sempre qualcuno che pensa a il suo orticello.
Io ho vissuto dieci anni dove si pensava al proprio orticello.
Ma in, mai.
E attenzione, nel 1999 potevamo vincere con Irvine.
Quindi noi abbiamo detto che ci serviva per forza Michael.
Michael è entrato e è entrato tutto in questa situazione.
Ma potevamo vincere con Irvine.
Ben diverso è tra Michael Irvine, anche se ritengo Irvine uno delle persone più intelligenti che abbia mai visto nella mia vita, però a livello di prestazione è ben diverso.
Quindi non è proprio la prestazione del singolo, è la prestazione del gruppo che faceva, sì che pure una persona non tanto forte quanto l'altra poteva vincere, quindi è il gruppo che viene fuori.
poteva vincere massa nel 2008 ragazzi massa io non vi voglio di niente
bontà sua massa l'abbiamo costruito ma sarà un pilota costruito perché è
arrivato e gli abbiamo insegnato tutto quando era un ragazzino
ok non si può parlare di talento un buon pilota però potevamo vincere con lui
quindi vuol dire che il gruppo poi prende il sopravvento perché tutti si
si svestono e tutti si vestono con lo stesso
capottino. E allora da uno
sono tanti.
È un po' come il corpo umano, no?
Eravamo un'unica cellula milioni
di anni fa. Poi le cellule hanno detto
aspetta un attimo, se noi ci aggreghiamo
e ci suddividiamo,
facciamo l'apparato digerente, l'apparato respiratorio,
facciamo diverse cose, quindi da
monocellula siamo passati a
pluricellule. Siamo un aggregato
di persone. Noi siamo un gioco
di squadra. Quando?
Ma il fegato non è che è molto
molto vinco io
perché il cervello non capisce niente
e vinco io
no, il fegato lavora in simbiosi
sono vestiti con lo stesso cappottino
che è la stessa nostra pelle
quindi noi siamo elementi naturali
di gioco di squadra
bene, se riuscissimo a fare la stessa cosa
tirandosi via
ovvero vedendo quello che è la ricontestualizzazione
dell'obiettivo
o il commitment dell'obiettivo comune
che è questo
vivere
probabilmente l'azienda potrebbe fare
E da dove parte questo?
Dall'alto, eh?
Mica dal basso, eh?
Si parte dall'alto, eh?
Perché è dall'alto che deve cominciare a dare questo esempio.
E non è così facile.
Non è facile.
Non pensate che sia il basso.
E né quelli che sono il basso possono dire
che dipende solo dall'alto,
perché anche quelli del basso,
se cominciano a lavorare in una certa maniera,
forzeranno le cose.
Ma certamente l'input deve venire dall'alto,
così come è venuto da noi.
perché chi definisce l'obiettivo non può essere il collaboratore
chi definisce l'obiettivo
deve essere solo chi ha la visione
e quindi chi è l'altro e chi è l'idea
per definizione
forse l'avete visto questo film
lo faccio sempre vedere
alla nostra più difficile sfida professionale
ogni maledetta domenica
tutto si decide oggi
questo bellissimo film
ora noi o sorgiamo
come squadra
o cederemo
un centimetro alla volta
Uno schema dopo l'altro, fino alla disfatta.
Sapete, col tempo, con l'età, tante cose ci vengono tolte.
Ma questo fa parte della vita.
Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere.
E scopri che la vita è un gioco di centimetri.
Capite, no?
Mezzo passo fatto un po' in anticipo, in ritardo, e voi non ce la fate.
Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa.
Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto.
sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi
stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e
con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri
il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
Io so che se potrò avere un'esistenza pagante
sarà perché sono disposto ancora a battermi per quel centimetro.
La nostra vita è tutta lì, in questo consiste.
Ma io non posso obbligarvi a lottare.
Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi.
Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi.
che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa
squadra consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per
lui questo essere una squadra signori miei
allora vedete lui dice diventiamo squadra quando guardate negli occhi
vostro compagno e cominciate a lavorare considerando che c'è il vostro compagno
e lo aiuterete nel momento che lui in difficoltà perché se lui vince vince la
macchina e vedrete che se fate squadra lui vi aiuterà quando voi siete in
difficoltà quindi vedete e toglie il proprio vestito unirsi e metterci un
cappotto che unico altrimenti due secondi e quattro non li
fai neanche se vuoi anche se hai delle bravissime persone competenti non c'è
pezza non lo fai se lo fai è una botta di fortuna
ora quali sono gli ingredienti per tutto ciò tre sono gli ingredienti il primo la
La passione, ragazzi, non esiste performance e non esiste prestazione eccellente ma anche efficace,
non stiamo sull'eccellenza che è un altro termine abusato, se non c'è passione.
La passione è la prima cosa che ci deve essere nelle persone, se non c'è quella state a casa, fate più bella figura, non c'è pezza.
Io quando assumevo ingegneri e meccanici, la prima cosa che io valutavo era la passione di una persona.
Il primo fu un esempio, fu Andrea Stella, che è attualmente uno dei più grandi ingegneri di tutta la Ferrari,
quello di Alonso, quello di Reich, quello di Schumacher, che venne da me, a noi servivano ingegneri,
quindi un mio carissimo amico, uno scienziato qui di Roma, conosceva questo perché era un dottorando di aerodinamica,
e me lo diceva che c'è un ragazzo molto bravo, ti serve? Dico fammelo portare.
A lui gli dico, sei qui per poter entrare in Ferrari? Certo, altrimenti non sarei venuto qua. Bene. Allora gli feci una domanda, che cos'è secondo te fare l'ingegnere di pista che era il mostiere per cui lo stavo diciamo assumendo? E ho cominciato a guardare gli occhi di questa persona. Io ho guardato solo gli occhi, a me è bastato 5 minuti, dico bene, per me tu sei già assunto.
E lui mi fa, ma scusa un attimo, non mi domandi niente riguardo alla meccanica del veicolo, alla dinamica del veicolo, non mi dici niente, sottosterzo, sovrasterzo, stessata cinematica, ma chi se ne frega, gli ho detto, questi qui in cinque mesi, in sei mesi te li diamo subito.
o se la hai già perché sei ingegnere
immagino che la prenderai immediatamente
è l'azienda che ti deve dare le competenze
ma l'azienda non ti dà la passione
la devi avere te
quindi per me tu puoi già entrare
ha abbandonato quello che era la societazione a Roma
aveva già comprato una casa
aveva compromesso, ha abbandonato tutto e è venuto su
ecco, quello era il modo di assumere le persone
non posso pensare che i miei collaboratori
non avessero passione
Non posso pensare che io non abbia passione, forse si vede che ho un po' di passione mentre vi parlo, eppure faccio tutt'altro mestiere che quello che facevo, ma questa mia passione è in maniera spaventosa, è solo così che io posso essere caricato emotivamente, solo così posso vedere tante persone che sono attente ad ascoltare e che dedicano il loro prezioso tempo ad ascoltarmi.
Se non fossi in uno stato emotivo, ovvero passione, col cavolo che questo accadrebbe.
E lo stesso vale nell'ambito aziendale, e lo stesso vale nel gioco di squadra.
Non posso pensare che non ci sia passione.
E questa passione qualcuno, vent'anni fa, l'ha andata a misurare.
È chiamato lo scemo, ed è la motivazione intrinseca.
Quindi se non c'è, io gliela devo fare aumentare.
altrimenti sei fuori come dice quello che mi assomiglia sei fuori è la prima
cosa nell'ambito del gioco di squadra tutti all'interno devono avere passione
tutti devono essere dedichi a perché perché la passione è uno stato
energetico siccome dobbiamo fare un lavoro che da
va verso b io ho bisogno di energia non solo la mia ma anche quella dei miei
collaboratori, altrimenti col cavolo che ci andiamo
a P, che è il raggiungimento
dell'obiettivo, non posso
raggiungere B mangiando
mettendomi energia addosso
l'energia è quella che ho dentro, che mi permette
di arrivare là, e quindi la prima
cosa nel gioco di squadra è che le persone
abbiano passione
prima, e questa deve essere
valutata, verificata
basta vederla, non c'è bisogno che poi
di andare a vedere un numero, se uno vuole vedere
i numeri, perché tanto qui ci muoviamo solo grazie
ai dati e ai numeri, si può anche vedere
la seconda ingrediente la sfida beh immagino che tutti gli eccellenti
qualche modo abbiano questo che abbiano questo concetto di sfida quasi un valore
la sfida lo sfidarsi se stessi oppure sfidarsi con fronte agli altri
anche questa se misura bisogna vedere che i due siano alti ovvero motivazione
intrinseca e per seguire obiettivi eccellenti tutte e due devono essere
essere alti. Condizione necessaria per essere leader è questi due a palla. Se io faccio
fare un questionario di intelligenza emotiva a un pilota, questo va a fondo scala, 150
a 150, ma siamo agli estremi. Il pilota vuole vincere, non partecipare. Lo sportivo vuole
vincere, non partecipare. Non diamo questi estremi. Però io dentro la mia squadra, io
devo avere gente che vuole vincere, partecipare. Mi piace poco. Vado sugli estremi adesso.
adesso. Cominciamo a mettere in soldoni quello che è il gioco di squadra. Quindi questi
due devono essere elevati. Il concetto di sfida deve essere presente. Feci un intervento
per Federmanager nella challenging del manager, tempo fa, un anno fa. Cosa vuol dire essere
manager? Nel concetto di sfida. Non posso immaginare che un manager non abbia il concetto
della sfida. Ma non posso immaginare neanche che in una squadra sia formata di elementi
che non abbiano sfida dentro di loro
nel loro DNA
quindi uno degli elementi che è necessario
per raggiungere un gioco di squadra
è che tutti siano
commitment sulla sfida
di far raggiungere
l'obiettivo di far vincere la vettura
allora si comincia veramente
a togliersi il cappotto
proprio e cominciare
a mettere l'unico cappotto
che congolvi tutti
perché tutti sfideranno
per far vincere la vettura
Non sfideranno gli altri, ma tutti sfideranno per far vincere la vettura.
Bene, se io ho dieci elementi che sfidano, che si mettono in gioco per far vincere la vettura,
e io dell'energia lì ne creo, perché c'è l'unico commitment, che è quello, focus, è un raggio laser.
Sapete cos'è un raggio laser?
È un insieme di onde elettromagnetiche coerenti e in fase tra di loro.
allora quando io c'ho il commitment sulla sfida
è come dire
beh qui ci sono delle luci
quindi della luce c'è
questa luce è diffusa
va in tutte le direzioni
e illumina questa stanza
bene se virtualmente pensassimo di aprire questa parete
e questa parete andasse verso l'esterno
potessimo vedere l'esterno
e fosse notte
e volessimo vedere a 50 metri
Questa luce non gliela fa a farci vedere a 50 metri, abbiamo bisogno di una pila, abbiamo bisogno di un fascio, così come prendere questa luce in qualche modo, congobarla, intubarla dentro a un raggio laser che allora non vedo solo a 50 metri ma vedo a un chilometro.
Però che cosa ho preso?
Tutta la luce che c'è in questa stanza l'ho resa coerente, è in fase e proiettata verso l'esterno.
Ecco che cos'è il commitment e la sfida.
Prendere tutte le persone e far sì che la loro energia io la conglobo e la indirizzo verso che cosa?
A far vincere quella vettura.
Quindi diventiamo tutti raggi laser attraverso quello che è la passione e la sfida.
E che cosa ci dà la passione?
Se noi abbiamo passione, cosa abbiamo detto prima?
Entriamo nel presente.
Ovvero attiviamo il computerone.
I 100 milioni di operazioni al secondo.
Che ce l'abbiamo dentro?
È regalato.
E nessuno ancora è mai riuscito a imitarlo.
È la più grande evoluzione dell'uomo che possa pensare nel costruire un computer.
Ce l'ha dentro.
La passione mi permette di entrare lì.
quindi dal computerino
conscio delle 10 operazioni al secondo
forse che riesco a fare
passo a 100 operazioni al secondo
e quindi
posso capire perché un pilota
arrivando a 320
freni in quel punto
e non 10 centimetri più avanti
o 10 centimetri prima
ma lui la sua competenza
non glielo può dire
è un qualche cosa che gli dice qualche altro
che è il suo corpo
che sono i 100 milioni di operazioni al secondo, frena lì, e poi sterza così.
Primo test che abbiamo fatto insieme nel 1995, Irvine e Michael Schumacher.
Siamo a dicembre, siamo a Lestoril, tre giorni Irvine, avevamo due vetture,
il 12 cilindri, la macchina del 95, e il 10 cilindri, che sarebbe stata la macchina del 96, la ibrida.
Due vetture, tre giorni, Weiss è divertito come un pazzo, perché veniva poi da Jordan,
insomma, team certamente inferiore per certi,
e quindi tre giorni ha guidato, ed era contentissimo,
e ha fatto anche un bel tempo, se non mi sbaglio, 1.21.7.
Poi, i successivi tre giorni, erano sei giorni di test,
i successivi tre giorni c'era Michael,
e Irvine ha chiesto di poter rimanere lì,
così vedeva Michael, vedeva il lavoro,
insomma, si era dimostrato intelligente a cercare di fare gruppo, di stare insieme.
Bene, ha fatto 1.21.7, arriva Michael, sale in macchina,
e c'è sempre il famoso giro di installation lab
cioè è un giro dove si fa un solo giro
si esce e si rientra nei box
per vedere che tutto funzioni
quindi gli ingegneri guardano che tutti i dati siano coerenti
tutti i sistemi idraulici, elettronici, aerodinamici
che tutto sia effettivamente operativo
ovvero che i meccanici hanno montato bene la macchina
e poi dopo si riparte
bene, Michael esce, tutto a posto
esce, primo giro, 1.21.5
Irvine viene da me e mi dice
Dice, te lo dico subito, puoi dirlo già a Todd, io questo non lo batterò mai, è impossibile.
Non è naturale che una persona, batta, faccia questo tempo al primo giro.
Lui doveva ancora fare un giro, l'ha fatto uno, installa il sole, ma si va piano, si va 8.000, 10.000 giri, ci va così, perché non si stressa, perché se c'è un problema non lo puoi stressare.
quindi si vede, forse all'ultimo
può tirare
le marce fino a 18.000 per far vedere che il motore
effettivamente apra tutta la farfalla
ovvero tutto l'acceleratore
quindi al primo giro senza nessun
dato storico
lui ha fatto il tempo
Michael era famoso per fare
ma mica solo Michael, Senna, Prost
era famoso per fare il tempo al primo giro
non al terzo
perché potete anche andare voi a guidare una macchina di Formula 1
se volete, prendete un po' di
capacità, fate qualche test
e poi cosa fate? Andate lì
fate il primo giro, oh però aspetta
sta curva posso andare più veloce
secondo giro vai più veloce, oh però aspetta un attimo
ci sta ancora, aspetta che vado più veloce
quindi passate attraverso stati
di conoscenza
ok? E arrivate
al quinto o sesto giro a fare la performance
ma come cacchio fa
il primo a farlo al primo giro?
Che ancora non sa di com'è la pista, di quanto
è il grip, di quanto è, chi glielo dice
che deve frenare in quel momento lì?
Quando ancora non ha
c'è arrivato? Non è il mondo conscio, non è l'intelletto, non è la competenza, non
può essere, non ce l'hai, non hai ancora fatto un percorso storico per capire, per
esercitare la competenza. E come cacchio fa? Quello che ti permette di fare questo è stare
lì, nel presente. Perché? Perché è lì che attivi qualcosa che è molto più forte
di quello che è la tua competenza conscia. Ora, qual è il tricky? È quello di metterle
insieme queste due cose
ovvero avere competenza
conscia, quindi sapere guidare
benissimo
e utilizzare il presente
se io li utilizzo tutti e due, questi due
si alleano senza che io lo sappia
e quindi questi diventano un connubio
fortissimo, quindi a me serve
tutta la competenza possibile, immaginabile
per, così come mi serve
entrare in quel momento
e il momento ce lo fa entrare la
passione
perché quando vedete un film che vi appassiona
e voi siete lì, e il tempo, boom, vola.
I vostri problemi se ne vanno, i pensieri se ne vanno,
perché se avete i pensieri non siete lì, per definizione.
Quindi la passione, che è uno stato emotivo,
è necessario non solo da chi poi deve fare il lavoro,
e che magari è il chirurgo che lo deve fare,
ma anche dalle persone che ci sono dentro, intorno.
Perché? Perché allora se tutti stanno lavorando per un commitment,
Unico. E quanta energia ci mettiamo? E allora l'obiettivo non è A. Da A andare a B. Vogliamo vederlo? Aspetta un attimo, non poniamo limiti. Andiamo verso C, verso D. Perché quando entri là dentro, quello lì è qualcosa di troppo grande, che noi ancora non riusciamo a visualizzare.
è molto più grande
di quello che noi possiamo pensare
quando entriamo lì dentro
e utilizziamo i 100 bilioni di operazioni al secondo
non poniamoci limiti
sempre che entriamo lì dentro
se stiamo fuori
e utilizziamo solo quello che è il nostro mondo conscio
potrai metterci un limite
un po' più superiore rispetto a quello che tu conosci
un 5%, un 2%, un 10%
sai che me ne frega a me del 5-10%
quando eravamo là dentro
noi vogliamo vincere, frega niente. Senna, una delle prime cose che mi disse, a me non interessa vincere un gran premio,
a me non interessa vincere un mondiale, io voglio vincere di più, io dico ma che cacchio è di più?
Cosa c'hai di più di un mondiale? E lui mi dice a me non interessa partecipare, me ne frega niente partecipare,
io voglio vincere perché il concetto di sfida è l'essenza della passione.
il gioco di squadra è formato da persone
che tutti vogliono vincere, ma attenzione
e questo è il tricky che fece Ross
non
su ciascun campo, su ciascun
orticello, ma far vincere
quella cavolo di vettura che era il commitment
comune, questo è il leader
quando fa vedere il commitment
comune tutti partecipano
con passione e con sfida a quella
questo gioco di squadra
è chiaro quello che sto dicendo? Bene
e qual è il terzo?
quello che vi sto dicendo
come faccio io a entrare nel presente?
lo posso misurare io
una persona che ha empatia
ha motivazione intrinseca
e sa navigare l'emozione
è una persona che è predisposta
a vivere il presente
questa è mia statistica
l'intelligenza emotiva ancora non lo sa
perché questo è un approccio spirituale
all'intelligenza emotiva
queste tre mi permettono di
darmi una garanzia che io sono lì
perché?
Perché? Perché l'empatia mi porta all'ascolto, è una persona che è predisposta all'ascolto.
Quando ascoltiamo siamo lì, se pensiamo non stiamo ascoltando.
È una persona predisposta all'osservazione.
Provate a chi soffre di insonnia.
Io lo sto facendo con un leader molto, molto grosso, molto elevato, un'azienda molto importante.
E dice, io la notte se non riesco più, se non parto, posso stare anche un'ora, due ore lì a pensare e non riesco a addormentarmi.
Io gli dico, prova a fare una cosa.
gli ho fatto fare due esercizi
il primo
accendi una lucina
e cominci a osservare la tua stanza
ma non a giudicare
osserva
così come quello che legge il libro
legge il libro
ma leggi
leggilo
non pensare
leggi il libro
boom
sei stanco
dormi
chiudi gli occhi
perché?
perché non hai pensieri
hai spento la mente
oppure osserva
c'è questo
c'è questo
c'è questo
senza giudicare
se sei stanco
dormi
perché l'osservazione
ti porta al presente
vuoi fare ancora di più?
dissociati, mettiti virtualmente in un'altra parte della stanza e osservati, osservati
tu che stai pensando, vedrete immediatamente che i pensieri scompaiono, perché l'osservazione
va a killare, va a uccidere i pensieri della persona, nel giro di, fate questo esercizio,
nel giro di poco, andrete a dormire, allora la prima volta che me l'ha detto, ho provato
il primo, ho provato il secondo, sai che funziona, però per due volte ho avuto un merda di testa,
sì, potrebbe anche venirti
la nausea, forse
perché sei dissociato e vedi te stesso
potrebbe anche venirti la nausea
ma nel momento che cominci a vederti
pac, perché?
perché devi andare in assenza di mente
per poter dormire
naturalmente devi andare in assenza di mente
e se tu sei in presenza di mente
che vuol dire il tempo
passato e futuro, non gliela fai
per poter dormire devi andare in assenza di mente
ovvero devi andare nel presente
e che cos'è la passione?
è un'assenza di mente, provateci
fate una cosa che vi appassiona
e voi siete in assenza di mente
voi vedete solo la gioia, perché?
perché siete lì, quella cosa
che state osservando o sentendo
se è una musica, se è un'opera
vi porta lì
e quindi voi siete
nella gioia, perché laddove
c'è il presente c'è il tutto
siete nei cento bilioni di operazioni
alla seconda, e se c'è il tutto
c'è la gioia, non può esserci il contrario
del tutto, se siete nella mente
del futuro, siete nella dualità.
C'è il bello e c'è il brutto.
C'è l'odio e c'è l'amore.
Se siete solo lì dentro, c'è il tutto.
E se c'è il tutto, non c'è il contrario del tutto.
E siccome nasciamo non per
un atto di odio, ma per
atti di amore, vuol dire che nel presente
c'è solo tutto ciò che è derivato
dall'amore. Quindi gioia, felicità, entusiasmo.
Allora, chiamali deficienti
quelli che stanno lì e fanno questo.
Quello lo fanno
per vivere la gioia.
Poi moriranno, ma moriranno alla gioia se sbagliano.
Così come è successo a Senna, esattamente la stessa cosa.
E allora, questo si misura.
E non solo, ma si può migliorare, perché questo è il mondo conscio.
Questo è come l'utilizzo del mondo conscio,
emozioni, ci fanno entrare dentro ai 100 milioni di operazioni alla seconda.
Quindi all'inconscio, ovvero coltivando e crescendo questi.
Sono esercizi, eh?
Volete aumentare la vostra empatia?
Un esercizio stupido, prendete una persona che vi è cara, il marito o la moglie forse, un amico o un'amica, il figlio o la figlia, prendete una persona che vi è cara, poi gli chiedete a questa persona, puoi dedicarmi un'oretta del tuo tempo?
un po' certo, magari siete in ferie, magari è un sabato, una domenica, una sera,
prendete un registratore, carta e penna,
prendete questa persona e dico, senti,
puoi parlare di qualsiasi cosa che tu voglia parlare,
che a te faccia piacere, e io sono qui per ascoltarti.
Quando inizi a parlare, accendo il registratore,
ma poi cancelliamo tutto, non ti preoccupare,
tanto è una persona confidenziale.
Quindi mi serve, vedrai cosa mi servirà poi il registratore.
E tu parla di tutto quello che vuoi, io non te rompo,
E ne ti faccio domande, io sono lì per ascoltarti.
E questa persona, se gli piace il gioco, magari gli piace parlare,
è una donna, comincia a parlare dell'uncinetto, o della cucina,
o dei figli, di quello che è.
Se è un uomo, di qualsiasi cosa, del calcio, o del non so, di quello che è.
Se sei donna, quello sta a parlare del calcio,
devi fare due palle così, ma stai lì, fallo per mezz'ora.
Tanto, eh? Mezz'ora a ascoltare.
Poi per mezz'ora, poi finita la mezz'ora,
dove questa persona ha parlato,
Nel frattempo hai preso qualche appunto, perché mezz'ora è lunga, e poi spegni il registratore e è finita la mezz'ora.
Bene, adesso tocca a chi ha ascoltato andare a ripetere tutto quello che quella persona ha detto.
Provate questo esercizio, provate a vedere quanto ripetete.
20? 30%? Ci arrivate? Non sarebbe già male.
Perché? Perché nel momento che ascoltate andate a pensare.
Non siamo illuminati, maestri illuminati che possano stare in meditazione per delle ore senza pensare.
Noi siamo persone normali e quindi pensiamo, diciamo una cosa e pensiamo, ma quando pensiamo cosa facciamo?
Parliamo con noi stessi, stiamo parlando noi, con noi stessi e quindi abbiamo un buco di ascolto.
Quindi quella mezz'ora è una sua fase successiva di attenzione sulla persona e buco, attenzione e buco.
Quando tocca poi ripetere, quel buco lì ce l'andiamo a interpolare noi.
quindi andiamo a metterci noi delle parole e quindi sta persona dice ma io
questo non ho mai detto mai che sta di io non ho mai detto questo io ho detto
questo questo no no tu hai detto questo questo registratore e se va a sentire
perché che il dato oggettivo provate allenarvi una volta due volte tre volte
e dal 20 passate alla 30 40 50 60 fatelo con una persona nuova
dopo che vi siete allenati siete capaci di arrivare fino al 50 60 quella persona
pop si attacca immediatamente a voi perché perché l'ascolto possa porta
all'empatia quindi se dovete attaccare una donna o un uomo prima allenati a
fare quello poi provate a fare quell'altro park poi fatelo col
collaboratore quello entra dentro di voi perché l'ascolto e attenzione l'ascolto
e mettere in evidenza la persona ed entrare nel presente
pensate semplice ascolto cosa vi dà e quanto tempo ascoltiamo noi questo lo
lo dice anche mi moglie, mai. Ascolto solo quando devo ascoltare. E sapete quando ascolto
io? Quando faccio il coach. Perché io sono executive coach. Condizione necessaria per
essere coach è ascoltare. Non puoi fare altro. Perché tu fai domande e devi sentire la risposta.
Quando fate una domanda, ascoltate la risposta. Non passate subito alla seconda domanda. Quando
fate una domanda, fatela una per volta. Non una, due, tre, quattro, quasi voler indirizzare
la risposta. L'ascolto vi porta all'empatia immediatamente. Se vi porta all'empatia vuol
Vuol dire che cominciate a scardinare la porta,
vi danno le chiavi della porta del presente.
Grazie a Dio.
E allora vedrete come cambiate a livello di performance.
Già siete performanti, per fortuna.
E bontà vostra.
Vi posso dire che c'è ancora qualche cosa in più da poter fare.
Da poterlo essere ancora di più.
Vogliamo esserlo? Provateci.
Provare per credere.
Ve lo posso scrivere, sapete,
quando si dà soddisfatti o rimborsati.
posso farlo se volete
e vedrete che mi sbaglio poco
andiamo verso la fine ragazzi
il coinvolgimento è la quarta parte
quindi abbiamo parlato di
sfida, passione, presente
sapete cos'è coinvolgere?
se io vi chiedesse
cosa vuol dire coinvolgere una persona?
coinvolgere vuol dire
metterla in primo piano
chiedere a lei
l'esplicazione della sua competenza
ovvero che faresti tu questo qui parliamo di uno che comandava un bel po
specialmente nell'ambito nostro lui mi faceva fare come va ingegnere ma così
così così così così bene e cosa vorreste raggiungere voi
dobbiamo fare questo bene come farebbe cosa farete per ma lui non ci può dire
come faremo nel senso che ma che ne sa lui di una macchina di formula 1
non è che ti viene a dire, sapete, ma io ho visto, dovreste fare così, mai e poi mai, un eccellente farà, dirà una cosa di questo genere, sempre dirà, cosa fareste voi o cosa farete, lei cosa farebbe?
Prost, primo test
test 1989, professore, tre volte campione del mondo, arriva in Ferrari, Ferrari alla deriva, c'è un neolaureato, 26 anni, io, ingegnere di pista suo, sono lì, finito di girare, scende dalla macchina e comincia a dire, la macchina fa curva 1, fa questo, questo, curva 2, fa questo, questo, questo, io sono lì a scrivere, a scrivere, a scrivere, a scrivere, a scrivere e cercavo di essere, cercare di capire tutto perché ero assolutamente inesperto,
ero alle prime armi, la Ferrari mi aveva buttato
in mezzo alla mischia
a un certo momento ho scritto tutto
lui mi guarda piccoletto così
mi guarda e guarda su
te che faresti? Io se me potevo sotterrare
era la cosa migliore che potevo fare
ma lui, parliamo del tre volte
campione del mondo
viene da me a chiedermi, un neolaureato sa benissimo
che era un neolaureato
aveva come ingegnere
di pista
Steve Nichols
il progettista della macchina
McLaren, che poi è venuto in Ferrari
quello era il suo ingegnere di pista
un progettista, si chiama Barnard
e io lì in Ferrari c'era
sto ragazzino di 26 anni, ma di che stiamo a parlare?
eppure mi domandò
ma te che faresti? e allora mi ricordo
con mia moglie che mi chiamava la sera, ma come è Prost?
non c'erano i telefonini
all'epoca, la sera ci sentivo
una persona umile
ma di che? è una persona che coinvolgeva
perché?
Perché? Perché lui sapeva benissimo che per poter vincere aveva bisogno del 100% delle persone e l'unico modo per avere il 100% della persona è che quella persona sia coinvolta.
Perché il coinvolgimento è la leva numero uno della motivazione. Se vogliamo parlare di motivazione nell'ambito aziendale vuol dire parlare di coinvolgimento, non c'è altro.
a meno che non andiamo nel benefit
ma se una persona insoddisfatta
valida
e il capo arriva
ti do 1000 euro in più al mese
dammele
ma dopo tre mesi il problema ritorna
perché non stai soddisfacendo
la sua motivazione intrinseca
è quello che dobbiamo accrescere
allora come si fa
a aumentare la motivazione intrinseca
di una persona?
coinvolgendola
e allora questi nel gioco di squadra
Erano maestri, Prost, Michael, Prost, Senna, Valentino, Gianni Agnelli, maestri nel coinvolgere e per poter coinvolgere bisogna fare domande aperte, potenti e insinuanti, che è un'arte saper fare domande.
E questa è la base del coach. Loro erano coach, ma coach nel senso di persone che erano capaci a incrementare la consapevolezza della persona che è di fronte, attraverso domande.
E' un fenomeno da farlo, lo è tuttora, lui no, purtroppo.
Quindi il coinvolgimento nell'ambito di questo gruppo, il capo che è qui e si mette, dobbiamo migliorare la performance della vettura.
cosa fareste voi per
e allora nel momento che
io sono qui e mi sento dire
dal mio capo cosa farei, cosa vuol dire
che il mio capo mi mette in gioco
sta valutando
e valorizzando la mia identità
c'è capito
ci hanno piegato un po' di anni
alcune aziende ad arrivarci
ora la coca cola ci ha messo il nome
delle persone
così come la nutella adesso ci mette il nome
perché? perché col nome c'è
l'identità
quindi l'azienda sta valorizzando l'identità della persona ovvero stai coinvolgendo la
persona nel prodotto questo è puro coinvolgimento perché metti nei video tra l'identità di una
persona non so passate questa ma fa adesso siamo nel 2013 passato del tempo c'è il margine gioco
di squadra per quello che è per quello che ho vissuto io per dieci anni era presente tutti
Tutti eravamo coinvolti, tutti eravamo lì, mai e poi mai un capo arrivava e diceva se fa così, quello è trasferimento di informazioni, ma arrivava a si fa così nel definire l'obiettivo, se lo si, è lui che lo deve definire, l'obiettivo si, ma come raggiungerlo era compito nostro.
nostra, perché lui non poteva avere competenze del singolo a persona, non poteva sapere come
era fatta una centralina elettronica nei particolari, il capo, e quindi dicevo ragazzi dobbiamo
fare la vettura più leggera, la centralina elettronica, cosa potresti fare per diminuire
di peso, di quanto tu potresti ridurre il peso o di che cosa potresti fare, non arrivava
devi ridurre il 20% il peso dell'accento, devi fare questo, devi fare quest'altro, no, lo dice lui o lo farà lui poi, cosa potresti fare?
Quindi il coinvolgimento è la fase che ci dà l'autorevolezza, sapete chi è un leader?
E' quella persona che è capace di utilizzare l'autorità e l'autorevolezza, non può fare a meno dell'autorità e non può fare a meno dell'autorevolezza,
se è leader efficace se non è leader efficace utilizza solo l'autorità perché quella gli è
stata domandata demandata e quindi la utilizza se è capace di utilizzare anche l'autorevolezza lui
fa bingo perché perché l'autorevolezza quella capacità che una persona riesce a trasmettere
ai propri collaboratori che sono loro che vedono l'autorità nel leader e allora è fatto bingo e
E per poter fare questo è coinvolgimento.
Quindi, gioco di squadra è passione, sfida, vivere il presente e coinvolgere le persone.
Una volta che hai definito l'obiettivo, il commitment unico, attraverso che cosa?
L'utilizzo dell'intelligenza emotiva. Perché?
Perché la passione è motivazione intrinseca, la sfida è motivazione intrinseca e perseguire obiettivi eccellenti.
Il vivere il presente è navigare le emozioni, motivazione intrisseca e empatia.
Quindi l'intelligenza emotiva ci dà gli ingredienti per fare il gioco di squadra.
Il coinvolgimento, e siamo alla fine, è potere delle domande, la magia dell'ascolto, per tutto quello che vi ho appena detto,
chiedere soluzioni alle competenze, questo è coinvolgimento.
Coinvolgere, saper far domande, e le domande sono potenti, molto.
si diceva una volta che domandare è comandare, la magia dell'ascolto, perché quando entrate in ascolto entrate in empatia, ed è un fatto magico, è il modo per collegare le varie persone, chiedere soluzioni e mettere in evidenza la competenza delle persone, quindi l'identità, scusate, e andiamo verso la fine, così almeno andiamo tutti a mangiare,
Il coinvolgimento è la leva principale per motivare i collaboratori
e lavora sul riconoscimento della identità delle persone.
Chi viene coinvolto diventa consapevole del suo valore.
E una volta pure c'è una fatta alla pubblicità, la Oreal, che diceva io valgo, tu vali.
E l'ha fatta anche Valentino Rossi ultimamente con le macchine,
non so se è la Open, andatela a vedere.
Se vogliamo un risultato eccellente tutti devono dare l'eccellenza.
per poter dare l'eccellenza devono essere coinvolti
devono avere passione, devono vivere il presente
e devono essere sfidanti
adesso vi faccio vedere quest'ultimo filmato
che è stato l'ultimo
giro di Michael fatto in
in Formula 1 con la Ferrari
e adesso
guardate il gioco di squadra
qui siamo a Monza, la Ferrari Day
bandiera dell'Italia
lui è tedesco
a Merkel
guardate il gioco di squadra
adesso dalla sinistra arriva Montezemolo
questo è top
Montezemolo che
sta piangendo come un bimbo
vedete chi è Michael
e chi non è Alonso
quello è Stella
lì ci sono operai di seconda, operai di terza
impiegati
c'è tutto
gente più o meno in vista
quello sono io
un po' di anni fa, sempre grosso
Felipe
quello là è Felipe
anche lui, trascinato, non c'è bisogno del gioco di squadra da adesso, che bisogna dire
a un pilota, all'altro lascia passare, lì era già automatico, non c'era neanche bisogno
di farlo, solo una volta con Rubens perché poteva vincere finalmente. Questo è il gioco
di squadra e vi voglio dire per ultimo, l'ultimo aneddoto, Gianni Agnelli veniva ai boss a
a Monza, è l'ultimo aneddoto
poi andiamo a mangiare, veniva lì
e mi chiamava
ingegnere mi porti, mi faccia
vedere, e faceva sempre
c'era una certa etapa, un certo momento
e mi faceva certe domande che erano sempre le stesse
poi dice mi accompagni
e andava a dar la mano a tutti
a tutti, c'eravamo in 80
buongiorno
buongiorno, buongiorno, c'era un meccanico
sotto la macchina, parliamo di Gianni Agnelli
sotto la macchina
perché stavamo staccando il cambio
cambio e è andato là, si è avvicinato, buongiorno, questo meccanico che era là sotto si è visto
l'avvocato, orca boia, si è messo in piedi immediatamente, dico, ho le mani unte, era
unte di cambio e l'avvocato, guardi, il lavoro non sporca mai, mi dia pure la mano, provate
a immaginare quel ragazzo che è andato là sotto a lavorare, secondo voi, quello il cambio
mi l'ha cambiato mezz'ora in meno, ve lo dico io.
Questa è la potenza
di certi personaggi.
La potenza. E scusate se mi
emoziono. Potenza.
È vero che è competenza,
ma l'utilizzo delle emozioni
fa paura.
L'utilizzo della sfida,
l'utilizzo della passione,
l'utilizzo della presenza,
quello fa la differenza.
In bocca al lupo.
Grazie per la vostra attenzione.
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