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14° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2017 1° SESSIONE L’INFERMIERISTICA IN CHIRURGIA E IL SUO FUTURO, TRA EVIDENZE, ESPERIENZE E RICERCA Moderatori: G. Bisegna (Torino) L. Cappelli (Bari) Autonomia professionale o autoreferenzialità? M. Caputo (Bari)
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Bene, abbiamo parlato di responsabilità, codice deontologico, comunicazione, adesso
introduciamo la relazione sulla autonomia professionale o autoreferenzialità della
dottoressa Maria Caputo, tesoriere AICO nazionale.
Buonasera a tutti, contenta di ritrovarvi, riprendiamo il discorso dopo questa breve pausa sulla comunicazione che è stata una riflessione,
diciamo che quello che io vi andrò ad aggiungere si ricongiunge effettivamente alle prime due relazioni perché parlerò di autonomia professionale e autoreferenzialità
che è un grosso pericolo che riguarda tutte le professioni quando pensano di autocertificarsi o comunque di pensare da soli a promuovere se stessi. Vedremo che questo non sempre è positivo.
Quindi le nostre tre parole chiave sono la professione, che cos'è, cosa significa oggi essere professione infermieristica, che cosa vuol dire essere un professionista autonomo e che cosa significa per l'infermiere del millennio, di questo millennio, essere autoreferenziali.
Innanzitutto diciamo subito che cos'è una professione, le definizioni sono tante ma quella che mi preme sottolineare è che quando parliamo di una professione
e perché, e la ci coscriviamo, vogliamo intendere ad un gruppo, a un corpo sistematico di conoscenze teoriche che vengono affidate a quella determinata professione.
Inoltre una professione si occupa di problemi legati a valori ai quali la collettività attribuisce un particolare significato.
Quindi questo concetto credo che vada tenuto in grande considerazione perché se vedete, se così leggete assieme a me, anche se qui devo dire la tecnologia questo pomeriggio non ha aiutato molto la professione,
e sottolinea che è la collettività che ci attribuisce, cioè quindi è la collettività che ci riconosce che cosa significa essere una professione infermieristica.
Con il termine di autonomia, dal greco autonomos e nomos sta appunto legge, la legge che governa l'autonomia, si intende la possibilità per un soggetto di svolgere le proprie funzioni senza ingerenze e condizionamenti da parti di terzi.
Qui si potrebbe aprire una discussione infinita perché noi stiamo vivendo un momento particolare dove ormai siamo ben consapevoli che l'autonomia è un nostro diritto oltre che un dovere,
ma nello stesso tempo quando si tratta di autonomia legata a responsabilità devo dire che i 440.000 infermieri di cui nominava prima la presidente dell'IPASVI comincia ad avere forse 440.000 visioni di come vivere questa autonomia professionale.
Questo è il nostro primo grande danno alla professione, questo è uno dei primi grandi motivi per cui la professione infermieristica, le conquiste che ha fatto fino ad ora,
sono state conquiste importanti ma ne avrebbe potute avere molto di più se la coesione di intenti fosse realmente gestita al meglio da parte dei 440.000 professionisti.
L'autoreferenzialità. Amici, colleghi, non so come dire, ma ci sono tra di noi dei grandi autoreferenziali che pur di difendere il proprio campetto conquistato di attività
è disposto anche a passare sopra a tutti quei principi etici, diontologici, che fanno parte della nostra professione.
Quindi attenzione quando siamo o diventiamo autoreferenziali, perché autoreferenziale non significa altro che far riferimento esclusivamente a se stesso,
trascurando, perdendo ogni rapporto con la realtà esterna e la complessità dei problemi che la caratterizzano.
Quindi ben venga il fatto che un professionista possa dignitosamente esprimere al meglio la propria professione,
Però attenzione quando vogliamo a tutti i costi diventare autoreferenziali perché non sempre possiamo effettivamente con le nostre competenze, con i nostri esempi, con il nostro stile, possiamo effettivamente rappresentare in maniera piena quella che è una professione.
Ma quali sono i caratteri distintivi di una professione? Perché dobbiamo anche un attimino avere dei dati oggettivi, non possiamo parlare solo in astratto.
Allora innanzitutto il corpo sistematico di teoria ed è chiaro, la nostra professione nasce da un insieme di conoscenze e senza di quelle non si va lontano, da esperienze intellettuali e pratiche perché la nostra è una professione che non può essere assolutamente, è una dicotomia che deve continuare ad essere così.
La nostra è un'esperienza professionale, intellettuale e pratica, un'educazione formale in sede accademica perché noi siamo in ambito accademico.
L'autorità professionale è un altro carattere distintivo di una professione ed è innanzitutto l'infermieristica in materia esclusiva, non ci possono essere nessun'altra professione che può accaparrarsi quella che è la professione infermieristica.
Quindi banditi quelli che vogliono occupare gli spazi infermieristici che sia dall'alto verso il basso e qui non vi sto a fare esempi di medici che non hanno trovato la loro espressione, la loro naturale connotazione e che ancora oggi in determinate situazioni occupano dei posti dirigenziali che spettano agli infermieri.
Nessun problema, la mia azienda è una di queste. Quindi non facciamo misteri, ognuno parla di casa propria. Però attenzione perché l'assalto alla diligenza è anche dal basso verso l'alto.
perché le nuove figure e devo dire in sala operatoria è una grossa insidia come quando qualcuno ebbe a dire e anche ahimè mi spiace personaggi della federazione non dell'attuale ma della passata in cui diceva che l'OS può tranquillamente strumentare.
Quindi facciamo attenzione perché come vedete l'infermieristica per quanto possa sembrare una terra di nessuno ma è una terra che appartiene ad un unico attore protagonista che si chiama infermiere.
La sanzione della comunità, vi ringrazio, ma questo mi farebbe piacere poi nel dibattito, ma è una riflessione che faccio ad alta voce assieme a voi.
Cioè noi abbiamo ascoltato e non a caso abbiamo voluto cominciare questa sessione con quelle che sono le responsabilità a 360 gradi, civili, penali e da dove viene questa responsabilità.
La nostra amica dottoressa Polimeno ci ha sottolineato che il nostro codice deontologico ce l'ha nelle viscere, noi abbiamo tutto quello che ci serve, che supporta la professione.
abbiamo visto che la comunicazione è altrettanto importante per noi e ahimè se non la sappiamo utilizzare al meglio
ma facciamo attenzione che dobbiamo avere e ottenere il riconoscimento della propria utilità sociale
speciale, ricordo quindi l'autoreferenzialità in questo non ci aiuta, sono gli altri che ci riconoscono il potere della professione, di una professione che non è una professione così comprata in internet come i titoli famosi,
ma sudata da un percorso legislativo, da un percorso che è fatto di responsabilità, da un percorso che viene da lontano.
Quindi, ahimè, forse alcuni di noi, oltre che al codice etico che è l'impegno della professione al benessere sociale, ahimè non si vede l'ultimo punto che è la cultura professionale che invece riguarda la conoscenza dei valori di norme e di simboli.
Il percorso legislativo, io l'avevo rassunto in questo grafico ma bene hanno fatto i relatori che mi hanno preceduto e quindi hanno sottolineato quali erano le tappe fondamentali della nostra professione e quindi non starò qui a dire.
Quindi il professionista, grazie alla sua autorità professionale, riuscirà ad infondere nel cliente il senso di sicurezza. Abbiamo sentito parlare da Titti che è importante, cioè possiamo ottenere sicurezza solo se siamo stati in grado di comunicare in maniera efficace, utilizzando quello che è il meglio ci viene dalle conoscenze e dell'esperienza,
ma è solo così l'altro che è quello che riconosce la professione. Domanda, perché ci dà tanto fastidio quando qualcuno chiama il semplice ausiliario ossinfermile solo perché ha la divisa uguale alla nostra?
Perché in quel momento l'unica nota di connotazione che ha il paziente che è venuto nel reparto, in corsia, in sala operatoria è la divisa, ma è importante invece che subito dopo la divisa e fate le dovute correzioni,
Il cliente, l'utente, il paziente, chiamatelo come più vi sembra opportuno, riconosca invece che effettivamente chi ha risposto ai miei bisogni di richiesta di aiutarmi a prendersi cura, chi si è preso cura di me, chi mi ha accompagnato nel percorso è stato un soggetto ben definito che si chiama infermiere.
Ecco che qui la divisa è stata accantonata ma sono state le nostre conoscenze, le nostre abilità, la nostra competenza a far sì che l'altro ci potesse collocare e riconoscere.
Quindi l'autorità professionale viene anche da un'autonomia decisionale e questa autonomia decisionale va su due binari. La prima che è chiamata appunto è la responsabilità dei risultati e l'altra è la responsabilità della qualità di questi risultati e quindi anche delle prestazioni che andiamo a fare noi.
E sì, perché se noi non ci interroghiamo su quello che andiamo a fornire, di come è stato l'atto operatorio, come è stata l'assistenza che io ho dato durante quel determinato intervento, che cos'è che potevo migliorare o forse che cosa ho sprecato in quell'atto,
E' fondamentale far sì che io possa fare delle mie, appunto in nome di quell'autonomia che la professione mi dà, possa fare delle valutazioni che mi possano aiutare anche per il futuro.
Quindi la professione infermieristica, un gruppo organizzato di professionisti, non certo di garibaldini partiti così, senza sapere dove andavano e senza sapere cosa facevano, hanno conseguito il medesimo titolo di studio.
Quindi liberiamoci del fatto che ci siamo infermieri di serie A, infermieri di serie B e gli infermieri universitari vanno solo col fonendo e noi invece siamo quelli che lavoriamo eccetera.
Liberiamoci perché noi siamo presenti sia in ramo accademico dove effettivamente la nuova generazione fa la differenza.
Perché ahimè, confessiamocelo, quando si fa una ricerca in corsia perché c'è uno studente che vuole fare la sua tesi e chiede l'aiuto dello zoccolo duro che è l'infermiere che magari in quella corsia ci ha passato i migliori anni della sua vita,
che ha visto cambiare, trasformarsi, ad esempio quella che era una medicazione fatta vent'anni fa e quella che è una medicazione oggi, allora quando ci vengono chiesti di rispondere a questionari, a fare ricerca e siamo ritrusi, non ci interessa perché non ci crediamo, perché non vogliamo collaborare,
C'è poco da fare, questo quid a noi ci manca, però se vogliamo avere il nostro peso in ramo accademico e vogliamo incidere e vogliamo ormai procedere solo per le evidenze scientifiche e le migliori pratiche, non possiamo tirarci fuori dalla lotta, cioè il ramo accademico è importante.
Però come vedete di pari passo c'è un ramo applicativo, un ramo applicativo che è l'applicazione delle conoscenze di cui la nuova generazione ha bisogno fortemente e il depositario di tutti i passaggi di queste conoscenze è chi ha iniziato il percorso prima dell'altro.
Quindi capite bene che nell'ambito della professione siamo tutti indispensabili, tutti necessari per far sì che questa professione possa diventare tassello dopo tassello una professione che conti.
Di competenza avete sentito parlare tutti a livello legislativo, deontologico, è una caratteristica intrinseca di un individuo che è casualmente collegata ad una performance efficace esercitata in virtù di un determinato ruolo.
Quindi attenzione a attribuirci delle competenze che poi competenze non sono, ma anche queste devono essere identificate, devono essere l'espressione dell'attitudine che poi sarebbe la capacità che ha un individuo.
Quindi comporta una possibilità di apprendimento, di accrescimento riferita ad altre componenti che sono parte integrante.
La competenza non può venire senza che tu abbia le conoscenze, che ci piaccia o no, o il computer se lo sai usare perché hai fatto un bel corso e hai imparato tutte quelle che sono le caratteristiche o a meno che tu non sia stato un illuminato sulla strada di Emmaus e possiedi immediatamente le competenze, allora è chiaro no?
Quindi conoscenze ed esperienze finalizzate. Questa slide la passiamo perché c'è chi vi ha parlato di quanto è stato importante il decreto 739 così come l'altro grosso capitolo e la formazione continua.
Continua. Colleghi, ci sarà una differenza tra chi sta qui stasera e chi invece non si è posto il problema? Lasciamo perdere quelli che volevano essere e non hanno potuto.
Però quanti colleghi abbiamo che ormai non se ne importano dei crediti o si ricordano solo quando c'è un avanzamento, poi di carriera, non so se dalle vostre parti ci sono gli avanzamenti di carriera, dalle mie no.
Ma comunque ci ricordiamo di volere i crediti solo quando c'è qualcosa che bolle in pentola. Ma non è così, l'aggiornare le proprie conoscenze, fare la manutenzione di quello che posseggo,
perché dopo un numero di anni ormai è diventato desuito, va rinnovato, va rivisto, beh abbiamo bisogno della formazione continua.
Quindi per questo il Ministero ha voluto, ha creato la necessità di affiancare alla logica dei crediti con quella del portfoglio di competenze, perché se qualcuno non si è accorto, non parliamo ormai più di crediti,
Ma chi avrà un portfoglio di competenze che dovrebbe responsabilizzare ad una qualità oggettiva e non ad una autoreferenziale. Cioè non è più, non è più, è finito il tempo in cui mi dicevo da solo quanto sono bravo, quanto sono capace oppure me lo diceva il mio caro primario con cui andavo a correre la domenica mattina.
E' finito il tempo, no? Quindi il nuovo codice ci ha spiegato bene Maria di quanto andrà ad sottolineare e ad uniformare ancora meglio queste necessità le conclusioni.
Allora attualmente siamo nell'era post-ausiliarietà, cioè ormai pensavamo che bastava togliersi questo nome, professione ausiliaria del medico che ci avrebbe reso, non lo so, liberi, autoreferenziali.
Invece questa parola di cui siamo stati liberati, nella realtà lavorativa la nostra professione è ancora una professione ausiliaria, demansionata, decapitalizzata e utilizzata come tappabuchi delle carenze organizzative.
Mi assumo tutta la responsabilità di quello che ho scritto. Però io vi sfido a dimostrarmi il contrario. Io sarei felice di conoscere il contrario di quello che è scritto qui.
se qualcuno si alza e mi dice
io sono felice
sono felice per lui, per lei
però di fatto è così
allora parliamo
vi ho fatto già l'esempio prima
di tutti i posti che dovrebbero essere dati
ai laureati magistrali
alla dirigenza infermieristica
che molte regioni non ha ancora attuato
nonostante la 251
quanti anni ha? Tanti
tanti
parliamo
Parliamo dei posti minoritari che abbiamo nell'insegnamento delle università. Non vogliamo parlare? Cioè, non so, io vivo in questa Italia, voi in che Italia vivete? Credo nella stessa.
Parliamo anche in quelle che sono le carenze organizzative di molte persone che per anni magari sono state utilizzate come facenti funzioni, perché ormai i coordinatori sono diventate merce rara, sono stati utilizzati, usati, scusatemi, sfruttati e poi un certo giorno si sono accorti che non andavano più bene.
Parliamo anche di molti colleghi che sono stati realmente mobbizzati perché avevano dimostrato che si poteva condurre un determinato ambulatorio, un determinato reparto, una determinata unità operativa in maniera diversa, ma guarda caso questa maniera era molto diversa da quella che era la concezione o del primario o della direzione sanitaria.
Quindi questo bel punto interrogativo io ve lo lascio, ma non perché generalmente il punto interrogativo non è un punto che mi piace molto, o quantomeno mi piace nella misura in cui io pongo una domanda e mi aspetto una risposta chiara, quindi che mi debba dare delle certezze.
Quindi la nuova organizzazione dovrebbe essere progettata per sviluppare professionalità e sensibilizzare la responsabilizzazione di tutti, ad ogni livello.
Allora, non è una relazione la mia, dovevo parlare di autonomia, di autoreferenzialità, non è un piangersi addosso,
ma volevo soltanto mettere in guardia me per prima, perché quando preparo una relazione deve dire innanzitutto qualcosa a me,
se no non sono capace di trasmetterla ad altri e poi volevo condividerla con voi per poter dire ecco quali sono le insidie dell'autoreferenzialità, cioè quando parliamo di responsabilità, attenzione, e noi siamo disposti a prendercela.
E come mai molti colleghi ancora oggi rimpiangono la loro nicchia dorata di quando facevano le loro cose precise, andavano a casa e non avevano più problemi.
E quando tu gli dici ma guarda che la documentazione va conservata dieci anni e se quel paziente si ricorda di te o di noi che gli abbiamo procurato un ustione perché la placca quel giorno non l'hai messa bene, non è per non farti dormire sonni tranquilli ma è per farti prendere coscienza che evidentemente la prossima volta quando fai quest'atto anziché farlo in maniera così automatica,
Tu faccia attenzione, tu faccia attenzione, il coordinatore faccia attenzione come la conserva, il farmacista altrettanto che non compri placche cinesi ma che compri il prodotto migliore che può essere d'aiuto realmente al paziente.
Quindi le iniziative per la garanzia della qualità tecnico-professionale si svincolano da questa ottica di autoreferenzialità e trovano invece una loro precisa collocazione chiara ed esplicita nell'organizzazione, nella pianificazione, negli obiettivi e nelle attività aziendali.
Solo se io ho temperato a tutto questo, allora forse posso cominciare a parlare di autoreferenzialità, però un momento, con i risultati, con la qualità dei risultati che ho ottenuto dopo aver attuato tutto questo.
Quindi, l'infermiere oggi? L'infermiere oggi, sì, professionista che rivendica la propria autonomia, ok, ci sto, è giusto. Lavora in team, aggiorna le proprie competenze, bene, bene abbiamo fatto noi a essere qui.
Ha fatto male chi è rimasto a casa o sta facendo shopping? Promuove l'integrazione intra-interprofessionale? Certo, l'infermiere non teme la collaborazione degli altri figure professionali, ma attenzione, i vuoti che la professione lascia saranno prima o poi occupati dall'altro.
Vi ho fatto due esempi, sia dal basso verso l'alto, verso di noi, che dal basso verso di noi, però poi non strappiamoci i capelli se qualcuno è riuscito a sorpassarci.
Chiudo con questa immagine e con questa frase, se vuoi qualcosa che non hai mai avuto devi essere pronto a fare qualcosa che non hai mai fatto, quindi questa è la scommessa.
Come sempre chiara e oggettiva nella descrizione di ciò che è la nostra realtà oggi purtroppo e che soltanto noi possiamo cambiare riconoscendoci.
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