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14° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2017 1° SESSIONE L’INFERMIERISTICA IN CHIRURGIA E IL SUO FUTURO, TRA EVIDENZE, ESPERIENZE E RICERCA Moderatori: G. Bisegna (Torino) L. Cappelli (Bari) Codice deontologico: riflessioni A. Pulimeno (Roma)
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Adesso passiamo a un altro argomento e do la parola al Presidente del Collegio Ipasvi di Roma che ci parlerà di codice deontologico.
Bene, grazie dell'invito, grazie ai moderatori, al Presidente AICO nazionale, al Presidente Addino Tomei come responsabile AICO Lazio.
Bene, mi riallaccio un pochino alla prima relazione, ci provo, altrimenti non vorrei che fosse, non può essere una lettura, non a caso riflessioni.
Chiaramente ogni volta che si entra in merito al codice deontologico, evidentemente io spero di essere più fortunata del collega, ma secondo me sono finite le batterie a questo coso.
Eccolo, ci siamo. Allora dicevo quando entriamo in merito e ragioniamo, intanto è un argomento parlando di codice deontologico strettamente legato a quello che ha detto il collega.
Non a caso lui è partito parlando evidentemente di faccende, questioni soprattutto giuridiche, è partito quasi dal codice deontologico.
Bene, questo è un qualcosa che un po' ci deve riportare a riflettere, io ho fatto una riflessione per voi, la condividiamo, però in realtà non è una cosa semplicissima e comunque devo dire che ahimè non siamo molto avvezzi a collocare tutti i nostri atti,
di tutte le nostre responsabilità, perché di questo si parla, delle nostre competenze di cui oggi si sta molto discutendo, facendo un riferimento anche alla deontologia, cosa che invece è un perno fondamentale.
Voi pensate che semplicemente quando noi parliamo di professione, ci fermiamo soltanto a questo termine, se uno va a fare un'analisi e va a fare una ricerca evidentemente del suo significato, al di là insomma del significato etimologico molto semplice, significa professare, fare un qualcosa, qualcuno dice il gloss, ricordo sempre questa definizione,
che io l'ho trovata sempre particolarmente affascinante e che mi ha fatto riflettere, dice un corpo coesivo autonomo di persone che lavorano a vantaggio di altri, dove devono avere attenzione delle peculiarità, cioè per essere dal punto di vista ordinistico parlo ovviamente dal punto di vista giurisprudenziale,
Per parlare di professione bisogna avere delle peculiarità, una sicuramente è quello che noi decliniamo solitamente o che ci hanno imparato a declinare durante il corso della nostra preparazione e formazione alla professione stessa,
essere saper fare, ma che di fatto, cioè quindi traducendolo in termini ancora più precisi, parliamo, cioè bisogna avere sicuramente dei contenuti scientifici che sono la base evidentemente della nostra attività, bisogna avere poi la capacità di tradurre in atti quello che noi conosciamo dal punto di vista scientifico e poi dobbiamo avere un codice di deontologia di riferimento.
Quello che viene chiamato da alcuni la socialità, quindi la capacità che ha evidentemente il professionista formatosi, abilitato, quindi che ha la capacità evidentemente di mettere in atto le sue competenze, di socializzare.
La nostra è una professione, non a caso ci ho messo questa cosa di Shakespeare molto significativa, la nostra professione fa riferimento all'uomo, alla persona e questo ogni tanto ce lo dimentichiamo.
Voi immaginate, voi qui siete un forte gruppo di professionisti, tra l'altro un bel colpo d'occhio da qui, un bel gruppo di professionisti che fate un lavoro particolarissimo, potremmo definire anche di competenza avanzata, visto che oggi va molto di moda, comunque è vero, di una competenza specialistica che va oltre evidentemente la competenza di base,
quella generalista, ma che molto ha a che fare evidentemente con strumenti, con tecnologie sempre molto avanzate, sempre più avanzate e qualche volta è facile dimenticare evidentemente poi quello che è lo spirito che sottende la nostra attività, la nostra professione, che sicuramente rimane pur sempre la persona.
Anche qui quando parliamo di deontologia, vi dicevo, quando parliamo di professione, di professionalità, uno degli elementi, e il collega prima è stato estremamente preciso, l'ha molto sottolineato, è la responsabilità.
ovviamente entriamo nel merito della nostra professione
la responsabilità dell'infermiere
io ho citato alcune norme
dice cosa c'entra questo col codice deontologico
è direttamente collegato
perché ovviamente la deontologia fa riferimento
lo vedremo molto velocemente
al comportamento che assume il professionista
in relazione al mandato giuridico che gli è stato posto
E quindi bisogna stare molto attenti su questo, cioè significa che anche qui bisogna avere la grande consapevolezza che essendo obbligati a rispettare un mandato istituzionale che è determinato dalla norma ovviamente a questo va agganciato direttamente, non è un optional, va agganciato anche il comportamento.
Tant'è non a caso, al di là del DM 73994, che dice delle cose, guardate, che io più vado avanti, più mi invecchio e più dico quanto sia attuale e probabilmente abbiamo difficoltà a mettere in atto poi quello che dice.
Le responsabilità che attribuisce il profilo professionale. Basta soltanto una delle funzioni che esplica dove dice l'infermiere pianifica, gestisce, valuta l'intervento assistenziale infermieristico.
Basterebbe da solo, perché dovunque siamo, qualsiasi cosa facciamo, dalla più semplice alla più complessa, evidentemente dobbiamo avere questa capacità di pianificarla, gestirla e qui non entro anche nel merito, ma insomma avrebbe bisogno anche questo di riflessioni.
Quindi la capacità di dominare evidentemente quel problema che ci viene presentato, che è dato solo dalla competenza. Se io non sono competente, cioè significa sempre se io non ho le conoscenze scientifiche, cioè so spiegare qualsiasi atto io faccio, qualsiasi azione, dalla più semplice alla più complessa, evidentemente non sono un professionista ma sono un mestierante.
Quindi cadrebbe evidentemente quello per cui siamo definiti sotto certi aspetti. Bene, gestisce, quindi ha la capacità di evidentemente dominarlo perché ha la competenza, oltre alla conoscenza scientifica, la capacità di tradurre, come dicevo prima, in pratica e poi saperla valutare.
saper valutare tutti i rischi ovviamente che sottendono
saper valutare quali sono i problemi che potrebbero scaturire
dalla mia scelta A piuttosto che B piuttosto che C
in quella particolare situazione, in quel particolare contesto
quindi questo è il professionista ma non solo
ma anche la capacità evidentemente di pormi in relazione con chi
beh evidentemente questo poi lo diremo
Io ho preparato un po' di slide ma vado un pochino a braccio perché parliamo di riflessioni per cui insomma sarebbe carino anche aprire un dibattito sotto certi aspetti ma di fatto fa riferimento evidentemente a quello che io lo devo contestualizzare ma tutto questo come dicevo prima all'inizio la professionalità e anche la capacità di socializzare.
La socialità è una delle peculiarità che, ripeto, la giurisprudenza attribuisce al professionista. Quindi se non ha questa capacità gli manca un pezzo, evidentemente, della sua competenza.
E qui rientra la deontologia. Bene, legge 42, anche il collega è entrato in merito, anche qui, io ho sempre detto da quando è uscita la legge 42, ero un po' più giovane, sono passati un bel po' di anni, ancora vediamo delle difficoltà a capire alcune cose e soprattutto nel quotidiano,
La legge 42 dice, io mi sono chiesta appena uscita, perché il legislatore si è preoccupato di inserire laddove ha riconosciuto questa professione e queste professioni, perché ovviamente fa riferimento a tutto l'arco delle professioni sanitarie, quelle riconosciute come tali attraverso il percorso formativo universitario.
E tutto il resto quindi con determinati requisiti evidentemente ma laddove è andato a definire il suo campo di attività e responsabilità ha detto cari signori il legislatore avrebbe potuto evitarlo perché era implicito.
C'è quello che comunque, veramente queste due relazioni si è stati bravi a collocare vicino l'una all'altra, perché ha detto attenzione il campo di attività si trova nel profilo, ovvio, perché è una legge che va a determinare chi è questo professionista, qual è il suo contesto, qual è il suo perimetro, dove si muove, come si muove, perché si muove, quali sono le sue funzioni.
Poi dice, fa riferimento, ma il profilo determina, no?
Uno, tant'è che ci abbiamo messo forse qualche anno, forse qualcuno ancora non ha capito bene,
forse non lo conosciamo ancora molto bene, ma non dice più di tanto,
perché noi eravamo abituati con un manzionario, dove nel bene e nel male,
quando ci faceva comodo, quando no, insomma, avevamo grande intuito di andare avanti,
noi facevamo già da tempo tante robe che insomma non ci competevano, però di fatto comunque definisce quindi proprio il profilo, lo dice stessa la parola di questo professionista e allora entra in merito e dice allora per capire qual è il tuo campo di attività c'è un ordinamento didattico di base e post base,
Tant'è che ancora oggi la difficoltà consiste in che cosa? Dice ma questo professionista guardate vi assicuro come presidente di un collegio grande come quello di Rome io tutti i giorni ricevo pacchi di poste con dei quesiti ben precisi.
posso fare questo, posso fare quest'altro, posso fare quest'altro, ormai basterebbe fare una risposta uguale per tutti, chiaramente non è così perché ai colleghi va chiarito perché non è facile, è facile per chi esercita puntualmente perché ha dimestichezza su queste robe, ai colleghi che sono berati in altre faccende probabilmente è un po' più difficile
E uno dice, bene, se lo sai fare, se hai studiato, se hai fatto la formazione, se sei in grado di farlo, se hai acquisito competenza, quindi ti sei esercitato, lo fai e assumi responsabilità.
Cioè rispondi di quello che fai, scusate il termine, a fare i tuoi.
Quindi sei tu che scegli se quella cosa la sai fare oppure no.
Se la sai fare, perché ripeto, sai dare una spiegazione scientifica, sai tradurre in pratica un principio scientifico e hai avuto dell'esperienza che può essere rappresentata da un tirocino piuttosto che l'esperienza personale, lavorativa, professionale, per cui se hai acquisito la competenza, e ritorniamo sempre su questo termine, evidentemente assumi responsabilità.
Nessuno ti può dire di no. Tant'è che non a caso noi andiamo, andremo sempre di più a disegnare il futuro dell'infermieristica in base a quello che noi scriveremo sugli ordinamenti didattici.
Se io domani volessi un infermiere esagero, un infermiere del futuro che sappia fare delle nocchiene sole, capriole in sala operatoria, vado sul banale spinto, basta che lo scrivo nell'ordinamento didattico del percorso formativo su master, visto che i master sono riconosciuti come percorso specialistico.
Ho banalizzato ma spero di aver lanciato l'input in che cosa consiste. Così come parlando di competenze specialistiche oggi ci si sta chiedendo che cosa andremo a scrivere per esempio per quello che riguarda i percorsi della magistrale anche.
Vogliamo un percorso clinico, sapete tutto il dibattito, siamo tutti convinti che ormai non è solo quello gestionale che funziona, anzi intanto occupa poche persone, ci interessa andare a perfezionare evidentemente la carriera clinica e quindi su questo.
Ma per incidere in questo senso devo andare a, perché questo mi dice la legge 42, attenzione, dice quello che tu hai scritto, quello che c'è sugli ordinamenti didattici, in questo caso dei percorsi post base, vanno a identificare le responsabilità, le competenze di un professionista.
Quindi siamo noi che ce lo dobbiamo costruire in funzione di quello che vorremmo fare. Bene, ancora, questa legge 42 quanto è fondamentale, quanto costituisce il perno e poi entra in merito e dice l'altro elemento del campo di attività e responsabilità è il codice deontologico.
Torno a dire, mentre il discorso dell'ordinamento è chiaro perché va a definire dei paletti ben precisi, va a definire il contenitore dove noi andiamo a scrivere le nostre competenze e anche quello che vogliamo fare per cui sulla base di questo che si trasforma nell'obiettivo informativo vado a disegnare il percorso, quindi vado a costruire la competenza professionale.
il codice deontologico era già scontato perché è insito nel significato di professione, la nostra è una professione sanitaria ma pur sempre una professione definita dal codice civile una professione intellettuale.
Bene, perciò voglio dire riferimento giuridico, tant'è che su questo si continua a dire, forse è un elemento che spesso viene a mancare, sempre di più i nostri cittadini sono consapevoli di questo.
Tanto che spesso molti contenziosi nascono dal non rispetto non tanto della componente tecnologica ma della componente deontologica.
E poi la legge 251 del 2000 che entra in merito, poi faremo un flash, dove va di nuovo a definire l'autonomia professionale già implicitamente definita dalla legge 42 e definita dal profilo del DM 739 del 94.
Ho citato anche la legge 24, l'ultima nata, di cui fiumi di parole, di corsi, di convegni, congressi, bisogna parlarne, discutere, bisogna anche qui essere consapevoli.
In quella legge noi tutti siamo considerati e qui c'è una piccola giustizia fatta da parte del legislatore che definisce tutti a pari grado esercenti le professioni sanitarie, quindi con tutte le responsabilità evidentemente che derivano per noi dal DM 739, legge 42 e legge 251.
Quindi vedete che il conto torna sempre, non entro in merito alla legge 24, però dico una cosa, una cosa che sottolinea questa legge, forse poco se ne parla, che entra in merito all'umanizzazione del rapporto tra professionista e chi riceve le prestazioni.
Chi riceve evidentemente degli atti da parte degli esercenti delle professioni sanitarie. Ed è un elemento importante. E come si umanizza un rapporto in un contesto così complesso? Qual è il sistema salute con tutte le sue sfaccettature?
Beh sicuramente ognuno per il suo profilo attraverso il suo codice di deontologia dove va a declinare in maniera precisa quale sarà il suo comportamento o che cosa si può aspettare il cittadino da quella professione.
Senti, stoppatemi a 5 minuti prima, io mi interrompo.
del 2000 dove esplicita, come dire, il significato, non tanto il significato, da il mandato evidentemente a questi professionisti, dice svolgono con autonomia, quindi è un imperativo, attenzione, non è un optional, con autonomia professionale.
Anche qui potrei fare una riflessione su questo termine, perché i termini, guardate, hanno un significato, no? Lo sappiamo. Dove autonomia, io lo dico sempre, quando ragiono con i miei colleghi, è una riflessione che faccio di solito a me stessa.
Autonomia non vuol dire che ognuno fa quello che vuole, ma vuol dire che evidentemente ci sono tutta una serie di definizioni sul concetto di autonomia, ma è la capacità di assumere responsabilità, compresa la componente deontologica, che non è digiunta assolutamente dal resto.
Ecco questo vorrei farvi riflettere in maniera molto forte. Dice attività con autonomia professionale, attività diretta alla prevenzione, cioè in base a quanto identificato dal profilo professionale e dai codici deontologici utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell'assistenza e su questo noi ahimè siamo un po' a macchia di lopardo.
Anche questa è una responsabilità diontologica, il fatto che noi abbiamo, noi viviamo su un territorio di uno stato, il bel paese, forse il più bel paese del mondo, è il nostro ma perché ce lo dicono anche gli altri, però ahimè siamo abituati a ragionare molto a macchia di leopardo.
No? Dipende dai territori, ma anche all'interno dello stesso territorio. Se io penso alla città di Roma, 6 milioni di abitanti esclusi tutti, insomma parlo dei residenti esclusi, cioè servizi sanitari a non finire, ma all'interno dello stesso quartiere si può dire che abbiamo situazioni molto diverse.
E dipende molto anche dalle componenti professionali che si comportano, e qui rientriamo, in maniera probabilmente molto diversificata.
Attenzione però, ritorniamo sempre al punto, su quello che il cittadino chiede e chiede vorrebbe avere gli stessi diritti un po' dappertutto.
Quello che il collega prima citava, l'articolo 32 della Costituzione, santo articolo 32 che dice delle cose fondamentali, ma credo che avrebbero diritto tutti i cittadini in ugual modo di avere professionisti, non entro nell'ambito di tutti i nostri problemi che sarebbero anche troppi.
Quindi perché parlare così tanto di deontologia se evidentemente non andiamo a ragionare, ma abbiamo riflettuto, lo stiamo facendo, di responsabilità e competenze.
Beh qui una definizione di Bentham, insieme di regole che cos'è la dentologia? Perché ripeto qualche volta è quasi qualche cosa che sta lì ma sì dai ma è come dire un po' la morale, un po' qualcosa che è un optional, è qualche cosa di cui però è importante che io sono bravo a definire una tecnologia anche la più sofisticata in maniera precisa.
Tralasciando l'elemento, che è l'elemento fondamentale, che è quello probabilmente che produce, attenzione, una parola che è molto significativa, anche che ha una ricaduta sui contenziosi, qui ci sono delle ricerche in questo senso, che è la fiducia.
Se il professionista non è in grado di comportarsi adeguatamente, quello che scatena è la rabbia. Puoi essere bravo quanto ti pare, no? E guardate ogni volta che io parlo di professionista, lo intendo inserito evidentemente in un gruppo professionale, inter, intradisciplinare, multidisciplinare, eccetera.
Quindi parliamo di competenze quelle vere, quindi insieme di regole autodisciplina, perché è la stessa professione che si disciplina, non sono gli altri. In funzione delle nostre competenze, dei nostri contesti, di tutta una serie di robe, evidentemente, tant'è, non a caso, in questo anno si è molto discusso,
Si è stati chiamati un po' tutti a dire la vostra anche sul codice deontologico che si vada a aggiornare, perché non è un documento fisso che rimane nella storia, no, si modifica in funzione anche di tutta una serie di cambiamenti che ci sono dal punto di vista sociale, politico, di politica sanitaria, economico, dei bisogni di salute.
Evidentemente se i professionisti non hanno questa capacità, solo una parte di competenza è soddisfatta, ma non tutte.
Bene. Ovviamente se vogliamo fare, come dire, scendere un pochino più nei dettagli e nel nostro codice, che ovviamente anche se ho fatto delle slide ma correremo perché appunto ci fermiamo alla riflessione che credo che sia l'elemento fondante, di fatto viene definito un agente morale.
Agente morale è una persona che compie scelte di natura etica, per esempio il nostro viene molto definito, come dire, dagli esperti un codice più etico che deontologico.
Ha molti principi etici all'interno e poi vedremo un pochino la differenza, poiché il suo agire è condizionato ma non interamente determinato, sicuramente dal contesto, dalla persona assistita, dalle prescrizioni terapeutiche, dall'organizzazione del lavoro.
Noi dobbiamo avere una grande adattabilità, ma potremmo aggiungere anche altri elementi. Probabilmente oggi, e questo è il mio pensiero, ma lo dico, anche dalla modalità o dalla valorizzazione che noi abbiamo.
Perché se io come professionista mi sento valorizzato mi comporto probabilmente anche in modo un pochino diverso.
Se mi sento cosa che traspare all'interno della nostra famiglia professionale, non sufficientemente valorizzato e non voglio aprire una guerra, pensiamo al fenomeno del demanzionamento, alle dotazioni organiche non sempre appropriate o adeguate.
Allora è chiaro che lì scatta qualche cosa che mette in difficoltà anche il professionista e probabilmente non splende per le competenze per quanto gli è richiesto.
quindi la sintesi ovviamente tra norma giuridica
ci vanno di pari passo non solo di giunte come dicevamo prima
la norma morale, la deontologia e la cultura infermeristica
che tra l'altro poi che pernea il nostro codice di comportamento
bene che cos'è la deontologia lo sappiamo
l'insieme codificato di obblighi
e qui ritorniamo sempre a bomba
non a caso il legislatore l'ha precisato
fare meno, però ce lo troviamo, per cui non è appunto un'opzione, ma un obbligo da rispettare.
Quali sono i principi etici? Beh, insomma, potremmo approfondire. I principi etici che
sono contenuti sono dei principi universali, tant'è non a caso il codice dell'infermiere
prende spunto da altri codici che, voglio dire dal punto di vista scientifico anche, ma progettuale, ma di sintesi da parte di una famiglia professionale che non è solo, tutto sommato, quella piccola italiana, ma di tutto il mondo,
il mondo, continua a ragionare, continua a dibattere e continua a condividere con qualche
variazione, tant'è che il nostro codice si ispira molto a quello dell'ICN, dell'International
Council of NERDS. Come diceva il collega, io sono d'accordo, è bellissimo, c'è qualche
cosa, c'è una battaglia sull'articolo 49, andiamolo a rivedere, sicuramente si sta rivedendo,
andiamola ad aggiornare in funzione di quello che dicevamo prima
al contesto, all'anno, al periodo storico in cui viviamo
ai problemi che abbiamo, alle situazioni organizzative
però di fatto rimane un qualcosa
e questi sono i principi etici evidentemente che sottendono
ecco in particolare il principio di autonomia, di beneficialità
di non maleficialità, di giustizia e equità
Ma se noi questi li applicassimo, sono scritti nel codice, ma se fossero realmente per ognuno di noi professionisti i nostri principi guida e qualsiasi contesto, in qualsiasi momento, qualsiasi intervento noi facciamo e riusciamo a metterli dentro,
fare il bene dell'altro, non nuoscere, attenzione è uno dei più grandi principi, valori che evidentemente noi abbiamo, che sicuramente ci guidano da che abbiamo iniziato a fare il nostro percorso professionale.
Il principio di giustizia e di equità, ci ragioniamo molto, no? Il codice entra in merito, cioè noi assistiamo chiunque, abbiamo avuto anche tutta una serie di situazioni in cui abbiamo preso posizione in questo senso, anche a livello sociale, a livello politico, no?
E quindi sicuramente ci contraddistingue. Questo è tutto l'iter del nostro codice deontologico, l'ultimo del 2009. Devo dire che rispetto anche ad altre professioni sanitarie non regolamentate, noi siamo partiti dal 66,
per cui insomma, chiaramente i primi due codici, chi se li ricorda, chi è meno giovane come me, sostenevano solo i principi etici della professione, non entravano nel dettaglio, invece dal 99, non a caso, legge 42, poi immediatamente cambio di rotto per quello che riguarda i percorsi formativi, quindi tutta una serie di robe, di cambiamenti,
Per cui ha dovuto adattare, evidentemente, la sua scrittura, la sua tenuta al contesto. L'ultimo del 2009, che ha modificato leggermente, per esempio quello del 99, metteva molto in luce il concetto di responsabilità del professionista.
Quello del 2009 sposta un po' l'asse di attenzione non tanto sulla responsabilità professionale dell'infermiere, che sicuramente c'è tutta, ma sulla centralità della persona, della persona assistita, della persona.
51 articoli, quanto mi rimane? Ci siamo? Ah no, io pensavo di avere qualche minuto. 51 articoli che ovviamente rappresentano i valori che i professionisti infermieri eleggono perché sono gli infermieri che lo scrivono, torno a dirvi.
anche se mi dispiace, per esempio l'ultima consultazione gli infermieri di 440.000 circa che sono regolamentati, abilitati, iscritti agli albi e non so quanti, io faccio il mio riferimento a Roma, rispetto ai 32.000 a qualcosa iscritti hanno risposto Alessandro in quanti?
E devo dire che qualcuno ha partecipato e c'ha anche i convinti, ha dato dei suggerimenti fantastici, addirittura qualcuno si sono uniti in gruppo per ragionare, parliamo di infermieri che lavorano in diversi contesti assistenziali, questa è la cosa bella.
Infatti ho detto che bisognerebbe creare anche dei laboratori, ma dei salotti di discussione ogni tanto, oppure vedersi intorno a un caffè tra colleghi all'interno delle parti e degli ospedali e ragionare su alcune cose e dare delle indicazioni perché poi diventano tue, sei tu che l'hai suggerito e perché è frutto evidentemente dell'esperienza, della competenza di tutta una serie di elementi.
Bene, guardate, mi fermo a questa diapositiva perché è un po', anche se avevo sottolineato diversi articoli del codice, perché entra in merito a tutta una serie di responsabilità, di competenze, per quello che riguarda la contenzione, le cure palliative,
la capacità che ha questo, o meglio il comportamento che assume per la sicurezza delle cure, sulla ricerca, la ricerca scientifica, perché è una professione che, anche qui, legge 24, no?
nel 2017 il collega ha citato la legge Balduzzi a cui la legge 24 fa riferimento, cioè tu sei discolpato, sei seguito alla tua attività, il tuo intervento,
seguendo linee guida, buone pratiche, ma non quelle che ci ha dettato il cugino o il vicino di casa, evidentemente validate e a cui noi partecipiamo,
ma attenzione, penso anche alla società scientifica AICO che parteciperà alla stesura delle buone pratiche,
anche se già si sta facendo all'interno evidentemente delle varie aziende sanitarie.
Quindi vedete, c'è qui riportato dall'articolo 2, dove entra in merito alla relazione tra professionista e persona assistito,
E dice che fa il perno sulla relazione fra questi due soggetti che non sempre sono solo due perché se io pensassi a una camera operatoria, a un'equipe multidisciplinare la vedrei coesa o quantomeno che devono discutere e condividere alcune scelte anche ma che poi si devono confrontare con altri.
E questa è una capacità che i professionisti devono avere, che sono richiesti. Comunque dice relazione che si realizza attraverso interventi specifici, autonomi, complementari, di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale, educativa.
E riprende il profilo, dove questo è un altro elemento, il profilo dice attenzione caro professionista infermiere, la natura del tuo intervento è tecnica relazionale educativa.
Noi se andiamo a fare un'indagine, qualcuna è stata già fatta, l'aspetto che più risalta che noi facciamo è quello tecnico, ci fermiamo lì, spesso e volentieri, l'aspetto relazionale ed educativo esce poco fuori.
E qui evidentemente bisogna lavorarci molto sopra. Quindi con chiaramente ogni termine ha il suo significato e io direi chiaramente ho sottolineato, avevo sottolineato i vari articoli, pensate all'articolo 22 l'infermiere conosce il progetto diagnostico terapeutico per le influenze che questo ha sul percorso assistenziale.
E la relazione con la persona. Ma io lo immagino, questa è una traslazione anche in una sala operatoria, dove tu devi sapere che intervento, tu lo prepari l'intervento e sai anche le ricadute che avrà sulla persona.
Per esempio ci sono organizzazioni dove, immagino gli infermieri della Camera Operatoria si parlano con quelli del reparto, definiscono anche il percorso, spero che per la maggior parte sia così, perché tu sai benissimo, tu devi sapere quello che deve essere fatto, lo devi pretendere di sapere perché da lì scaturisce evidentemente tutta la tua competenza e quindi la tua responsabilità.
E così via, potremmo andare fino all'infinito e comunque vado veramente a concludere. Io vi ringrazio, è stata una riflessione, se ci sono delle domande mi fa piacere.
Metto questa frase perché mi piace sempre, ma perché credo molto in una nostra difficoltà a imparare a relazionarci e poi questa di Platone che sicuramente la trovo molto appropriata anche alla nostra riflessione in termini di ideontologia,
dove la cura del corpo è quello dello spirito, mai al di là del fatto che l'ha detto Platone, ma insomma credo che siamo tutti convinti come professionisti di una professione sanitaria, di una professione intellettuale rivolta all'uomo che non può essere che così. Grazie.
Il codice deontologico è senza ombra di dubbio la guida dell'agire quotidiano dell'infermiere, dobbiamo imparare a vedere il codice come una vera e propria carta dei valori rivolta ai cittadini.
Come diceva la dottoressa Pulimeno per la prima volta si è dato la possibilità di dibattere su quella che è la bozza del nuovo codice deontologico e noi stiamo per abbandonare il codice deontologico della versione 2009 e la versione definitiva del nuovo codice deontologico verrà presentato in occasione del congresso nazionale che esiterà proprio qui a Roma a marzo 2018.
18. Sono aperte le iscrizioni, vi dice giustamente la Presidente.
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