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22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Formazione, qualità, innovazione: la nuova anatomia della sanità C’è davvero qualcosa di nuovo nella formazione in sanità!! Dott. Rabito (Lugano) – EOC – Simulazione e Sicurezza in Sala Operatoria
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In realtà adesso inizia la sessione dedicata alla formazione, intanto si prepara il dottor Rabito
in cui abbiamo messo punti di vista differenti, in cui tutto oggi abbiamo parlato di formazione
ma direi che iniziamo subito. Adesso apre proprio il responsabile di qualità e sicurezza dei pazienti
questa è un'esperienza che viene dalla Svizzera, abbiamo iniziato a inserire un po' di Svizzera visto che adesso lavoro lì, sono modelli differenti perché è un'organizzazione di sanità che è privata, sono modelli differenti ma invece i concetti basi e gli approcci alla sicurezza e alla formazione ovviamente essendo legati alle persone sono gli stessi.
Quindi grazie mille, passo subito la parola al dottor Rabito.
Buonasera a tutti, si vedono le slide?
Si vedono, manca il tuo volto se hai piacere, se regge la connessione.
Ok, sì, volentieri, scusate.
Eccoci.
Bene, ringrazio l'invito, ringrazio l'ingegnere De Capitani, ringrazio il professor Palazzini,
vi chiamo da non molto lontano, sono al congresso nazionale di simulazione Pialgemelli,
avrei voluto essere lì con voi ma purtroppo anche il traffico non l'ha permesso.
Io vado a presentarvi un'esperienza, io sono Risk Manager, formazione economista, quindi vi parlerò poco di chirurgia, vi parlerò tanto di sistemi di qualità, sicurezza e gestione dei rischi.
La nostra realtà è un ospedale di medie dimensioni, appunto Svizzera, canton Ticino, in particolare vi parlo dell'esperienza dell'ospedale San Giovanni di Bellinzona e Valle,
un ospedale per acuto, un ospedale pubblico che fa parte di una rete di ospedali pubblici.
all'interno del nostro ospedale c'è una varietà interessante
mi avviso per chi fa anche il mio mestiere di specialità
è un ospedale comunque di oltre 85 anni
comunque una struttura di una certa età
all'interno della quale appunto c'è la sfida della simulazione
la sfida nella sfida
vedete delle foto invece del recentissimo nuovo blocco operatorio
appena inaugurato da qualche mese fa
Simulazione e sicurezza, questo è il titolo che mi è stato assegnato
il mio approccio alla sicurezza e alla simulazione
in particolare la simulazione nasce proprio all'interno della sala operatoria
ormai era il 2021 quando le prime volte venne invitato dal mare dell'anestesia
ad assistere a una simulazione proprio all'interno del blocco operatorio
all'inizio erano simulazioni prevalentemente orientate
al miglioramento delle performance, delle skill tecniche, nel tempo lo vedremo poi nel
proseguo della presentazione, il tipo di simulazione che abbiamo messo in campo si è progressivamente
evoluto e si è sempre più avvicinato e va oggi sempre più a braccetto con la gestione
del rischio e della sicurezza per i nostri pazienti. Ci sono però degli elementi importanti
a mio avviso che hanno contribuito a questo sviluppo, poi vedremo anche al termine del
intervento quali benefici ha portato la diffusione della simulazione e questo abbinamento con il
rischio clinico. Uno dei fattori che ha contribuito in maniera preponderante allo sviluppo della
simulazione all'interno del nostro ospedale è stata comunque una forte partnership con un centro
di simulazione, il CESI, il centro di simulazione di Lugano, che ha portato in casa all'interno
dell'ospedale tutta una serie di competenze oltre che strumentari tecnici per realizzare
le simulazioni. Un altro aspetto importante che ha spinto allo sviluppo della simulazione
all'interno del nostro ospedale è legato ai concetti di miglioramento continuo e sicurezza
psicologica. Il miglioramento continuo passa dai compiti in primis, dalla trasformazione
delle abitudini e questo però è possibile anche farlo laddove si genera un contesto
di sicurezza psicologica in cui si può dire cosa va migliorato. Perché dico questo? Perché
la simulazione, lo vedremo anche dopo, di fatto crea un ponte tra questi due elementi.
Da una parte in simulazione ci si allena a dei compiti, simulando più volte questi compiti
si consolidano in abitudini positive e la simulazione per sua definizione è un ambiente
sicuro in quanto comunque non abbiamo pazienti reali ma è un ambiente anche che grazie a tutte
le tecniche di debriefing garantisce quella sicurezza psicologica c'è poi ci sono anche
altri fattori che hanno spinto all'introduzione della simulazione della simulazione della
combinazione con il rischio clinico noi risk manager tradizionalmente siamo abituati a
parlare di sicurezza e a gestire la sicurezza con approcci retrospettivi e reattivi quindi
Quindi quando l'evento avviene andiamo, scendiamo in campo,
contattiamo i vari professionisti e iniziamo ad analizzare il perché e il per come.
Mentre quello di cui si rendeva più necessario era introdurre, oltre a questo,
iniziare a prevenire gli eventi introducendo altre tecniche con approcci proattivi.
E la simulazione in qualche modo si inserisce in questo discorso.
L'altro fattore che ha contribuito sono gli attuali trend, ormai da qualche anno, ma se ne parlava anche proprio oggi al congresso di simulazione, che sta assumendo la transizione dei modelli di sicurezza all'interno delle strutture sanitarie.
tradizionalmente la sicurezza
nelle strutture sanitarie
andava a vedere prevalentemente
quello che andava male
l'approccio safety second
va a vedere non solo quello che andava male
ma soprattutto va a cercare
di capire quali sono quei comportamenti
adattivi dei professionisti
che fanno in modo che
la prestazione
l'erogazione delle prestazioni
abbia successo e produca
positivi
non sono ormai
20 anni che faccio questo tipo di mestiere, solo le direttive, le procedure, gli standard
a garantire sicurezza, ma sono proprio quei comportamenti adattivi sempre più spesso
dei nostri professionisti che generano sicurezza. Quindi per assicurare questa transizione
verso la safety second bisogna cambiare tutta una serie di approcci oltre al linguaggio,
bisogna iniziare a guardare le abilità dei professionisti, iniziare a guardare la variabilità
delle prestazioni più che l'errore umano e iniziare ad osservare, questo è possibile farlo andando in
campo ed osservando il lavoro come avviene quotidianamente. Per fare questa transizione
evidentemente la simulazione è un terreno estremamente fertile dal momento che proprio
metodologicamente la simulazione ci permette un attimo di fermarci, di andare a guardare i
risultati, non solo i risultati, ma andare a vedere quali sono le strategie che hanno portato
a quei risultati e direi ancora di più, soprattutto nell'ambito delle sessioni di debriefing,
andare a vedere quali sono i pregiudizi, i sentimenti che erano dietro quelle azioni
che il professionista ha messo in campo e questo non lo facciamo fondamentalmente mai
nella giornata, nella quotidianità e quindi la simulazione diventa un momento privilegiato
per condurre questa analisi, questa riflessione che poi ci porta al miglioramento.
Ora, quale tipo di simulazione scegliere? Tradizionalmente, come ho detto all'inizio,
Anche nel nostro contesto la simulazione era prevalentemente orientata all'allenamento delle competenze, delle conoscenze, delle skills. La letteratura, non molto recente, ma comunque attuale, ci dice che i problemi e gli errori spesso non sono tanto legati ai fattori individuali, ma sono legati ai fattori organizzativi.
Ecco che quindi se vogliamo fare simulazione ci interessa andare a fare un tipo di simulazione di tipo traslazionale, quindi una simulazione che va a cercare di portare dei cambiamenti al sistema, ai processi, all'organizzazione.
E quindi è un tipo di simulazione che non lavora solo sulle conoscenze, ma su come il team interagisce nel proprio ambiente di lavoro.
Quindi quello che facciamo attraverso la simulazione è che andiamo a caccia dei rischi fondamentalmente, prima che questi tocchino i nostri pazienti.
Anche qui qual è il concetto di rischio, purtroppo non abbiamo tempo di approfondirlo, ma è interessante capire che nell'ambito sanitario abbiamo da una parte i pericoli che sono determinati dal tipo di malattia, dalle decisioni cliniche, dai trattamenti, dalle caratteristiche dei pazienti, ma non tutto questo sicuramente e fortunatamente si traduce in un rischio e direi ancora di più può generare delle conseguenze.
Quindi quando parliamo di rischi dobbiamo andare a capire quali sono i pericoli, quali sono le vulnerabilità del sistema e come il sistema è in grado di reagire a questi rischi e quindi come il sistema può anticipare e evitare le conseguenze.
Quindi anche quando andiamo a progettare le simulazioni cerchiamo di costruire dei scenari che tengano in considerazione questo tipo di elementi.
Abbiamo sviluppato per questo quindi un programma aziendale piuttosto complesso, integrato in tutta una serie di elementi, primi tra tutti abbiamo individuato un gruppo di professionisti, un gruppo interdisciplinare di professionisti che annualmente definisce un piano, un piano che tocca spesso diverse aree del nostro telare, l'area chirurgica, l'area medica, pediatrica, oncologica e poi fondamentalmente siamo andati ad introdurre nell'ambito del processo di sviluppo delle simulazioni
delle metodiche, delle metodologie di risk assessment, proprio perché volevamo essere in grado di uno replicare le simulazioni in diversi contesti, due dare evidenza dei risultati partendo però da un'analisi del rischio ben strutturata.
Io ti chiedo, sì scusami sono Cristina, visto che siamo al limite ti chiedo una chiusura di un paio di slide perché sennò non rimane spazio per gli altri, sono andati un po' lunghi, grazie.
Volentieri. Quindi messaggio, la simulazione e la gestione dei rischi richiede anche qui un lavoro interdisciplinare, quindi mettere assieme non solo i profissionali di seminari, ma anche il risk manager, esperti di simulazione, esperti di formazione, questo per iniziare a connettere e soprattutto parlare un linguaggio comune.
visto il tempo
stai saurendo
chiudo solo con una slide
ce n'erano molte di più
tanto anticipo così dopo si prepara
Mariani intanto
vorrei chiudere solo con questa
slide qua, con questo messaggio
qua, come
risk manager abbiamo
ogni rischio, ogni lacuna e ogni
incidente sfiorato
Nier Miss è comunque un dono, quindi
la domanda che ci facciamo
ma che facciamo a tutti e se siamo disposti a guardarlo
quindi andiamo a pescare
laddove ci sono i mernisti, dove sono successi
dove abbiamo evitato il rischio
al paziente e facciamo simulazione
guardando anche
a questo tipo di eventi per capire se i nostri
professionisti sono in grado di intercettarli
gestirli a peggiore condizione
grazie
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