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23° CAD anno 2012 9° Corso Infermieri di Sala Operatoria 2° SESSIONE ASSISTENZA INFERMIERISTICA E TECNOLOGIA Moderatore: M. Lepore (Torino) La tecnologia applicata all'assistenza infermieristica: elearning C. Catalano
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A parlare Cosimo Catalano che è il coordinatore del secondo blocco operatorio del Policlinico di Bari
e ci presenterà una relazione dal titolo La tecnologia applicata all'assistenza infermieristica e learning.
Prego Catalano.
Grazie Mirella, buongiorno a tutti.
Intanto vorrei cominciare con il ringraziare la presidenza del congresso
ma anche la segreteria scientifica nonché quella organizzativa per avermi dato questa possibilità. Nel momento in cui mi è stato affidato questo incarico mi sono chiesto come coniugare ed esplicitare questo titolo, la tecnologia applicata all'assistenza infermieristica, e-learning.
Non è stato un compito facile perché di tecnologia ne abbiamo già vista parecchia, tecnologia applicata chiaramente in sala operatoria, quindi non era il caso di affrontare sotto questo punto di vista.
L'assistenza infermieristica sicuramente come miglioramento continuo della qualità delle nostre performance, i learning, i learning è una novità, chiamiamola tra virgolette novità perché è un discorso aperto ormai da oltre vent'anni, quindi ho focalizzato appunto queste parole chiave su cui puoi andare ad articolare le argomentazioni.
Intanto metodologia, apprendere, interattività e comunicazione. Quindi ho fissato gli obiettivi, subito dopo ho fatto un'introduzione all'argomento, ho esplicitato il miglioramento continuo della qualità, infine ho preso in esame la metodologia e-learning e poi le conclusioni.
Gli obiettivi, intanto valorizzare il ruolo esercitato dagli infermieri nel setting assistenziale per l'operatorio, ancora promuovere e incoraggiare esperienze di apprendimento online anche tramite la progettazione e l'organizzazione dei corsi.
Io invito AICO, visto che c'è questo interesse nei confronti della sperimentazione della collega che mi ha preceduto, di mettere in rete questo tipo di sperimentazione affinché tutti coloro i quali vogliano e possano partecipare alla ricerca possono farlo tranquillamente utilizzando le tecnologie disponibili.
Quindi rafforzare le competenze infermieristiche come valore essenziale ed indispensabile per assicurare l'erogazione di cure efficaci e sicure.
Ancora, valorizzare i profili scientifico-professionali definiti dalle buone pratiche delle learning, promuovendo l'apprendimento a distanza secondo il programma Lifelong Learning.
learning, favorire l'interazione e la sinergia tra enti pubblici e privati, nazionali e europei
ed internazionali che operano negli ambiti di ricerca e o alta formazione delle proprie
finalità. La clinical governance è una strategia mediante
la quale le organizzazioni sanitarie si rendono responsabili del miglioramento continuo della
della qualità dei servizi e del raggiungimento o perlomeno mantenimento di elevati standard
assistenziali, stimolando la creazione di un ambiente che favorisca l'eccellenza professionale.
Se la clinical governance ha l'obiettivo di migliorare la qualità assistenziale attraverso
l'eccellenza professionale, bisogna accettare che la formazione continua non può essere
esporadica, opportunistica o finalizzata all'acquisizione dei crediti, ma deve diventare
un'attività realmente continua e integrata nei processi assistenziali e negli obiettivi
di sistema. Considerato che la conferenza Stato-Regioni ha recentemente approvato il
nuovo sistema di formazione continua in medicina, fortemente orientato all'attuazione del governo
L'organizzazione sanitaria oltre a predisporre adeguate leve motivazionali per valorizzare il capitale umano deve identificarsi come learning organization cioè come organizzazione che apprende, che identifica nella formazione continua e nel miglioramento della competenza professionale le determinanti fondamentali per migliorare e mantenere la qualità assistenziale.
Tutte le organizzazioni sanitarie rilevano numerosi gap tra le migliori evidenze scientifiche disponibili e la pratica professionale.
Infatti, accanto alla mancata prescrizione di interventi sanitari efficaci, si assiste al continuo utilizzo di interventi inefficaci, se non addirittura dannosi per i pazienti.
Pertanto questi gap causano inappropriatezza clinica e organizzativa, spreco di risorse e aumento del rischio clinico.
Secondo il modello tradizionale il trasferimento delle nuove conoscenze alla pratica professionale avviene in maniera lineare, i professionisti aggiornano le proprie competenze e noi siamo qui oggi per farlo, modificano le abitudini o attitudini e di conseguenza cambiano i comportamenti professionali.
In realtà questo modello è inefficace sia perché i professionisti non sempre acquisiscono le conoscenze necessarie alla propria pratica professionale sia perché quest'ultima viene solo parzialmente influenzata dalle nuove evidenze.
Ad esempio, consistenti evidenze dimostrano che la diffusione passiva delle linee guida non modifica i comportamenti, ma i professionisti devono essere informati, motivati e trainati per implementarle nella pratica clinica.
Pertanto nell'era della clinical governance l'organizzazione sanitaria non può mantenere il ruolo di spettatore passivo ma insieme ai professionisti deve sviluppare, attuare e verificare un piano di cambiamento efficace e sostenibile facendo riferimento alle migliori evidenze scientifiche.
L'accreditamento delle strutture sanitarie ha definito i requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi, trascurando però gli standard di competence professionale, determinante fondamentale della qualità assistenziale in termini di sicurezza, efficacia ed appropriatezza.
Storicamente identificata come sapere, saper essere e saper fare, la competenza professionale oggi si articola in numerose dimensioni caratterizzate dalla triade conoscenze, skills e non technical skills di cui avete sentito sicuramente parlare ieri e anche attitudini.
Per ciascuna di tali determinanti della competence a livello internazionale sono state definite le metodologie di standardizzazione e sperimentati gli strumenti di valutazione.
In Italia, diversamente da altri paesi, non esiste alcun programma o processo di certification and revalidation. In altre parole, i professionisti sanitari non vengono sottoposti a periodiche valutazioni della propria competence con relativa conferma o meno dell'abilitazione professionale.
Inoltre il timore che i criteri di competence professionale vengano esclusivamente definiti da istituzioni di politica sanitaria impone alle società scientifiche, tra cui anche AICO, agli ordini e ai collegi professionali di entrare nel cuore del problema.
In un momento storico in cui la formazione continua incontro al governo clinico esistono finalmente i presupposti per integrare formazione, valutazione della competenza professionale e qualità assistenziale.
Gli obiettivi formativi nazionali e regionali in primo luogo mettono in essere obiettivi di processo e di sistema, quindi mirano l'acquisizione di attività e procedure idonee a promuovere il miglioramento della qualità, quindi efficienza e efficacia, appropriatezza e sicurezza degli specifici processi di produzione delle attività sanitarie.
In questo schema vengono messi in evidenza tutti gli strumenti e le abilità del governo clinico e come vedete al primo posto troviamo le evidenze scientifiche, le best practice,
quindi la conoscenza, le linee guida, l'health technology assessment, l'audit clinico e la misurazione della qualità, risk management, professional training, research e quant'altro.
Ma io vorrei soffermarmi su alcuni di questi strumenti, per esempio le evidenze scientifiche.
Quindi formulare quesiti clinico assistenziali e nella relazione che mi ha preceduta per quanto riguarda la determinazione dell'ansia del paziente è un'indicazione precisa per noi infermieri di camera operatoria nell'andare a sviluppare questo argomento particolare.
Quindi ricercare con la massima efficienza le migliori evidenze, conoscere i principi di validità interna, rilevanza clinica e applicabilità, ma soprattutto integrare queste evidenze nelle decisioni clinico-assistenziali.
Per quanto riguarda invece le linee guida e i percorsi assistenziali è necessario sviluppare metodologie per l'adattamento locale delle linee guida, la costruzione di percorsi assistenziali abbandonando definitivamente l'inutile ambizione di produrre ex novo linee guida.
Per quanto riguarda l'health technology assessment utilizzare modelli e report internazionali di HTA per riorganizzare le modalità di gestione aziendale quali acquisto, manutenzione o dismissione delle tecnologie sanitarie specialmente se esistono input regionali alla loro governance.
Ancora promuovere la diffusione delle tecnologie efficaci e la dismissione di qualunque tecnologia di efficacia non documentata o comunque obsoleta.
Il risk management, bisogna partire dalla convinzione che bisogna considerare l'errore come difetto di sistema e non del singolo professionista, bisogna diffondere la cultura della gestione del rischio, strumento di miglioramento professionale e organizzativo senza farsi condizionare esclusivamente da problematiche assicurative o medico-legali.
pianificare ed implementare programmi aziendali di gestione del rischio clinico.
Questo è un famoso schema ormai penso noto a tutti quanti pubblicato da Carta Bellotta nel 2001 dove mette in evidenza tutte le variabili della qualità delle cure nel sistema sanitario.
Ma cosa intendiamo per qualità? Proviamo a definirla. È il raggiungimento del livello più elevato di salute compatibilmente con le risorse di cui si dispone e in relazione alle aspettative dell'utente.
Ancora, i capisaldi sono stati fissati dalla seconda riforma sanitaria con il decreto legislativo 502 del 1992 modificato nel 1993 e nel 1999 laddove si introduce il principio di aziendalizzazione.
L'aziendalizzazione è basata sull'esigenza di coniugare la migliore risposta possibile alle aspettative dei cittadini in termini di qualità del servizio coniugato con una forte riduzione delle risorse reali e disponibili del sistema ma è più attuale come non mai.
I sistemi sanitari sono sostanzialmente due, di tipo liberistico come ad esempio gli Stati Uniti e basati sullo stato sociale come per esempio in Italia e in Gran Bretagna.
Mentre nel sistema di tipo liberistico la salute è considerata un bene individuale e quindi i cittadini devono pagare le prestazioni sanitarie, nel sistema sanitario di tipo sociale la salute è considerata un bene collettivo.
Quindi l'obiettivo è la salute collettiva ottenuta con il miglior utilizzo delle risorse disponibili.
Quindi la qualità infermieristica dell'assistenza infermieristica è la capacità di migliorare lo stato di salute e quindi soddisfazione dei pazienti nei limiti concessi dalle tecnologie.
anche se avanzate purtroppo hanno dei limiti, dalle risorse disponibili e dalle caratteristiche degli utenti.
È indispensabile valutare adeguatamente la discordanza tra la qualità dell'assistenza infermieristica teoricamente erogabile
da quella realmente erogata e laddove sono stati implementati degli studi atti a valutare l'ansia
sicuramente avremo un profilo qualitativo più avanzato rispetto a dove non si valuta lo stato d'ansia del paziente.
L'errore che talvolta si compie è quello di giudicare la qualità solo dal risultato finale sottovalutando l'importanza di considerare come svolgiamo le attività che la producono
E svolgendo le attività che la producono, non voglio tornare sullo stesso argomento ma voglio enfatizzarlo, misurare l'ansia perioperatoria determina un innalzamento della qualità assistenziale soprattutto di pertinenza infermieristica.
Quindi laddove c'è il chirurgo e il primario che si oppone a tale sperimentazione bisogna fargli capire che la qualità assistenziale erogata con questo studio è un attimino diversa rispetto a dove questo tipo di approccio non c'è.
ciò che conta appunto è fare bene quello che abbiamo deciso di fare
quindi al di là del risultato occorre considerare efficacia
cioè ottenere ciò che ci si aspetta
l'efficienza, ottenerlo in tempi e costi ragionevoli
e perché no, anche empatia ponendosi in relazione
con la persona che ci sta di fronte in un particolare momento della vita
Quindi la qualità assistenziale è un obiettivo che si può raggiungere solo se c'è soddisfazione negli infermieri. La soddisfazione sarà lo specchio di un'ottima struttura sanitaria.
Ieri il collega Casarano vi avrà parlato di clima organizzativo, di come le attività assistenziali possono essere influenzate laddove il clima è teso, rigido e ostile.
Contrariamente laddove c'è piena collaborazione, piena sintonia, non dico tutti perché l'assoluto non esiste, ma tra la maggior parte degli operatori i risultati cambiano e come si cambiano.
E quindi ora passiamo a affrontare il discorso delle learning. E learning appunto sta per electronic learning ed indica la conoscenza e la formazione avvalendosi di un supporto multimediale e tecnologico.
E' sufficiente quindi possedere un pc con connessione ad internet e un browser tipo internet explorer, opera o mozilla firefox, non è necessario installare alcun software, è sufficiente disporre di un plugin, cioè un piccolo programma o applicazione con funzionalità specifiche che esegue determinate funzioni.
Quindi e-learning e experience, cioè possibilità di interazione, partecipazione e monitoraggio del processo formativo, e extended, cioè offre le possibilità di apprendimento, si ampliano sia qualitativamente sia quantitativamente, cioè l'estensibilità nel tempo e nello spazio non si hanno più vincoli di orari e luoghi, come per esempio oggi noi qua.
Contrariamente nell'aula multimediale c'è la possibilità a chi non è potuto intervenire oggi di seguire in diretta le trasmissioni perché stanno trasmettendo da ogni angolo del mondo.
E' un raked, cioè l'apprendimento si è arricchito di nuovi contenuti e opportunità, ad esempio mondi virtuali e microcomputer. Perché e-learning? Per passare da una società dell'informazione a una società della conoscenza.
Avendo disponibile questo tipo di tecnologia abbiamo detto che in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo possiamo disporre di informazioni di cui in quel momento abbiamo bisogno.
Quindi i sistemi sono flessibili, giusto in tempo, giusto quello che serve ma soprattutto i learning object sono riutilizzabili ogni qualvolta noi ne avessimo bisogno.
Un po' di storia, qual è stato il punto di partenza? Alla fine degli anni 60 con il web 1, cioè la formazione avveniva per corrispondenza oppure per via televisiva, successivamente con la digitalizzazione web 2 si è passato all'utilizzo di CD-ROM, floppy disk, per arrivare al web 3 che ci offre la possibilità dell'apprendimento in rete,
dove le reti telematiche permettono finalmente modalità di apprendimento avanzate, quindi un apprendimento di tipo collaborativo, di tipo assistito o addirittura in comunità virtuali.
Questo è un riassunto di come si è evoluta il concetto di e-learning nella storia. L'apprendimento può essere individuale, in cui il discente è protagonista senza subire interferenze o vincoli esterni, ma può essere influenzato dal contesto sociale, dalla scelta metodologica o dalla tecnologia di supporto.
Contrariamente all'apprendimento collaborativo gli individui lavorano e interagiscono insieme con l'obiettivo comune di acquisire nuova conoscenza, quindi i materiali possono essere strutturati a non e l'interazione può essere sincrona o asincrona.
Le strategie multimediali appunto propongono un modello di comunicazione che può essere uno a uno, uno a molti o molti a molti e vedete come gli strumenti cambiano a seconda che la comunicazione sia di tipo asincrono o di tipo sincrono.
In modalità asincrona per esempio la posta elettronica, la collega prima rispondendo al collega che ne aveva bisogno mi scrive una mail, io ti rispondo, ti invio tutti i documenti di cui tu hai bisogno, le mail in list, le liste di distribuzione, bacheca elettronica, new groups, forum, contrariamente in comunicazione asincrona c'è la possibilità o della chat o della videoconferenza.
Quindi i forum non sono altro che gruppi telematici di discussioni dove c'è una struttura gerarchica e centralizzata, la dimensione comunitaria è debole, si perdono per strada.
Le videoconferenze, l'ambiente simile a quello di una classe reale, l'ambiente dove possono essere fruiti più media, la qualità della trasmissione richiede periferiche specifiche, per esempio videocamera, microfoni e quant'altro.
La chat invece, il linguaggio parlato è informale, soprattutto nel linguaggio che utilizzano i giovani. La struttura della conversazione è disordinata, c'è una possibilità di scambio immediato, c'è anche la possibilità di socializzare, c'è una scarsa efficacia didattica.
Quindi dobbiamo valerci di una piattaforma didattica che non sono altro che dei sistemi integrati di strumenti attraverso i quali vengono implementate, strutturate e gestite le attività formative svolte attraverso la rete. Perché? Perché l'apprendimento è asincrono con contributi editoriali disponibili nel sistema.
Nell'apprendimento sincrono invece sono delle vere e proprie aule virtuali dove si collegano alla piattaforma più utenti in una vera e propria aula, in videoconferenza chiaramente.
E l'apprendimento quindi è di tipo collaborativo, tutti quanti partecipano con le loro esperienze. Quindi la struttura tutoriale può essere statica chiaramente quando ci si avvale di testo, testo immagini o solo immagini, chiaramente è dinamica quando ci sono dei filmati.
Ora veniamo nel concreto, gli infermieri e l'e-learning. Già da diversi anni il portale dell'IPASVI offre la possibilità ai propri iscritti di poter apprendere in modalità e-learning.
Questa è un'immagine di ieri che ho scaricato direttamente dove l'IPASVI ci propone quattro corsi, uno sulla sicurezza nuovissimo, quello sulla root cause analysis che è già datato, quello dell'audit clinico e al via i primi corsi COINRE.
Questa è la pagina da dove si accede dopo aver fatto la registrazione e aver ottenuto username e password e questi sono i documenti già fruibili nel sistema.
L'audit clinico che è datato maggio 2011 ma ce n'è uno più recente datato gennaio 2012 che è il manuale di formazione per il governo clinico, la sicurezza dei pazienti ma anche degli operatori.
Ecco perché la scelta di tarare l'intervento sul miglioramento continuo della qualità.
La cosa che volevo porre alla vostra attenzione di questo documento è che fissa diversi elementi da prendere in considerazione ma pone in evidenza il problema e la gestione del rischio infettivo con i principi di prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza.
Un problema sempre attuale. Ancora, questo lo leggo perché è significativo, almeno io ho trovato molta aderenza rispetto a quella che è la realtà assistenziale in questo momento.
Nel corso del tempo agli strumenti cosiddetti razionali di gestione delle organizzazioni dimostratisi sufficienti a garantire pieno controllo delle organizzazioni e significativi cambiamenti della performance si sono affiancate altre teorie e strumenti.
Tra questi è importante citare una corrente definita movimento delle relazioni umane. Mi sembrerà strano, si parla sempre di relazione, relazione, relazione, interrelazione, ma ahimè quotidianamente registro un difetto nel rapportarsi con i colleghi, con i pazienti, con i medici, tra le varie figure professionali presenti nell'ambito assistenziale.
Invece loro pongono enfasi su questo movimento delle relazioni, che ha richiamato l'attenzione sull'importanza dei rapporti umani nelle organizzazioni e ha sostenuto l'idea che i comportamenti organizzativi vadano studiati analizzando innanzitutto le regole che le persone riconoscono come operanti e valide.
Questo insieme di regole, di valori e di esperienze condivise da un gruppo di persone genera la cosiddetta cultura dell'organizzazione. Se non si ha la cultura dell'organizzazione, ahimè, ci sarà sempre un problema che di volta in volta si presenterà.
Questo è un altro portale dove è possibile apprendere nozioni tecniche o strumenti a seconda del settore scientifico disciplinare che noi seguiamo.
C'è la possibilità di approfondire le conoscenze sull'apparato gastrointestinale, genitorinario, riproduttivo, neurochirurgico, tutti i settori sono contemplati e l'ho riportato chiaramente, ma è solo uno dei portali, ormai ce ne sono tanti di siti specializzati nella formazione appunto e-learning.
E mi avvio alle conclusioni. La politica di miglioramento continuo della qualità deve essere coerente e coordinata alla strategia aziendale per la gestione dei processi assistenziali e deve essere coordinata con le strategie per la comunicazione, la gestione delle risorse economiche, il mantenimento e la gestione delle risorse umane e delle loro conoscenze.
Non bisogna solo mantenere dal punto di vista numerico il capitale umano, bisogna mantenerlo anche aggiornato.
La garanzia dei diritti dei cittadini e della loro partecipazione all'interno delle organizzazioni sanitarie perché anche i cittadini devono fare la loro parte, devono avere un ruolo attivo a che l'organizzazione possa migliorare alcuni problemi che possono verificarsi.
La gestione del rischio clinico non può prescindere da un approccio sistemico quindi, in particolare di prevenzione degli eventi avversi e o sentinella e quindi di gestione del rischio clinico associato con il processo di cura, processo di cura di pertinenza infermieristico.
Per noi che ci prendiamo cura dei malati, sosteneva la nostra predecessore, il nostro nursing è qualcosa che se non facciamo progredire ogni anno, ogni mese o ogni settimana, credetemi sta andando indietro.
Più esperienza guadagniamo, maggiore progresso possiamo fare. Dopotutto, quanto la nostra preparazione può fare per noi è di insegnarci come preparare noi stessi. Sappiamo noi dove andare a colmare eventuali gap di tipo conoscitivo. Quindi sta a noi scegliere le informazioni di cui abbiamo necessità.
E per concludere noi sicuramente non possiamo cambiare il passato ma possiamo cambiare il futuro. Grazie per l'attenzione, spero di essere stato nei tempi.
È stato perfetto, anche nella relazione mi è piaciuto moltissimo perché ci ha parlato di quella che è la tecnologia applicata all'apprendimento, quindi molto importante, poi il miglioramento continuo della nostra pratica professionale senza dimenticare assolutamente la qualità e il benessere del paziente, quindi è stata veramente una relazione molto interessante.
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