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2° Corso Corso la Chirurgia in Diretta Roma 13-14 maggio 2010 CORSO MIP VALUTARE PER INVESTIRE: LA SFIDA DELLA MULTIDISCIPLINARIETA' Presidente: M. Dalmaso Moderatori: G. Mancini, R. Vincenti
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Un ringraziamento assolutamente di cuore a moderatori, presidenti che oltre al loro ruolo istituzionale sono amici e a professor Parazzini che come sempre organizza un evento annuale d'eccezione e di riferimento.
L'obiettivo della mia relazione è quello di introdurre un pochino il tema, quindi passando dal contesto in cui ci muoviamo, le esigenze che quindi ne nascono,
per arrivare al contributo che abbiamo cercato di dare progettando e implementando un progetto appunto dedicato alla valutazione preliminare per poi investire dando realmente valore aggiunto.
Per cui direi che possiamo partire.
rappresentati o addirittura rappresentanti per cui c'è anche IC come associazione ufficiale
e quindi portano ognuno il proprio contributo come hanno fatto al tavolo nella sessione
e nel progetto. Il contesto in realtà è molto semplice e veloce da descrivere nel
senso che siamo in un momento in cui la richiesta non dico brutalmente di tagliare i costi ma
ma sicuramente di gestire meglio le risorse, quindi di efficientare i processi, è molto forte.
Per quanto sia facile dirlo, e ci impieghiamo due secondi, passare a farlo ovviamente è molto complesso,
garantendo poi qualche l'obiettivo di tutti che è la qualità e la centralità del paziente.
I fattori principali che vanno controcorrente di fatto, che quindi fanno aumentare fisiologicamente la spesa,
sono sicuramente l'invecchiamento accompagnato ad un aumento della qualità della vita piuttosto che un aumento dei consumi.
Sicuramente quello principale che poi è l'oggetto della giornata è quello dell'innovazione tecnologica.
Soluzione molto semplice, di scarso livello è quello di dire cerchiamo di ridurre, di contenere piuttosto che di arrestare l'innovazione tecnologica
perché c'è un forte problema di sostenibilità, di fatto la crescita del PIL come trend è molto più lenta
di quel che è la spesa sanitaria, di conseguenza dobbiamo gioco forza trovare delle soluzioni
per poter garantire questo bilanciamento, garantire una sostenibilità di tutto il sistema sanitario
in generale, quindi su tutti i livelli, per fare che? Per garantire questa che sinteticamente
Possiamo riassumere col termine qualità dell'attività. Di fatto si può fare, ci sono delle condizioni però, perché se è importante ad esempio standardizzare dei processi, quindi ridurre degli sforzi per fare le stesse attività, non possiamo scivolare poi nella generalizzazione.
Quindi standardizziamo alcune cose ma da realtà a realtà il numero, la tipologia di persone, il contesto sono talmente diverse che non sempre è tutto trasportabile.
Possiamo avere dei modelli a cui ispirarci e poi ognuno deve specializzarlo nella propria realtà per cogliere i propri punti di forza e i propri punti di debolezza.
Altro aspetto, altra risorsa importante, non facile da attivare ma che ormai è sempre più importante, preziosa o urgente è le differenti professionalità che sono in ambito sanitario.
Per cui accanto, più o meno vicini o più o meno incombenti ci sono altre professionalità come l'ingegneria clinica, il risk manager, i responsabili qualità che possono svolgere il proprio compito a diversi livelli.
da responsabile qualità che rischia di essere da qualche parte chi riempie le carte
e garantisce una certificazione all'ingegneria clinica che dove è più debole, è ancora giovane
di fatto è un ufficio tecnico evoluto, ha un'ingegneria clinica che si confronta con i clinici
e gli aiuta nel valutare, nell'inglobare i requisiti e le esigenze del clinico
in una valutazione più completa e complessa di una tecnologia e con tecnologia intendiamo
il prodotto piuttosto che anche un modello organizzativo. Non è una novità quello che
ci stiamo dicendo, sono un po' di anni che se ne parla, è ancora una sfida, non ci siamo
ancora riusciti, non è regime, c'è qualche punta di eccellenza, qualche ospedale piuttosto
che qualche struttura dentro l'ospedale che riesce a conciliare questi aspetti, quindi
Quindi coniugare sinteticamente un'esigenza degli obiettivi di budget, un percorso, un processo di valutazione della tecnologia, dell'innovazione tecnologica, quindi sempre più forte e incombente e di fatto anche valutare l'impatto organizzativo che queste tecnologie possono avere.
E ovviamente l'impatto organizzativo si lega automaticamente sul fronte dei costi, quindi rientra nel budget, anche se non sono costi diretti possono generarsi molti costi indiretti che vanno iniziati a considerare.
Questo vuol dire spostare l'attenzione dal singolo atto, dal singolo prodotto a tutto il processo. Istintivamente è comprensibile poi riuscire a farlo e quindi spostarsi e allargare, estendere la valutazione non è poi così semplice.
Invece, FARO, indicato ormai ovunque, quindi anche le organizzazioni nazionali e internazionali lo assumono come modello di riferimento, è l'Health Technology Assessment, per cui una valutazione strutturata, multiprofessionale e multiparametrica, cioè che tenga conto dell'organizzazione, dei costi, della qualità, della sicurezza e così via, quindi di tanti diversi aspetti che poi possa portare alla valutazione di.
Questo tema sarà trattato in più in dettaglio dalla relazione che segue, che è quella che verrà tenuta dal dottor Dalmaso. Sicuramente per riuscire a fare bene un HTA servono tante persone. Il problema che ci siamo posti nel progetto e che riaffrontiamo nella sessione è effettivamente come farlo.
banalmente, tutti in una stanza o in sequenza
uno prende il risultato dell'altro
e anche
provocatoriamente vi dico
una valutazione
o un mini HTA sul fatto di fare o meno
l'HTA, c'è un problema di priorizzazione
se per fare una valutazione della tecnologia
occupiamo
10-12 persone
per due anni e con tutto il loro tempo
la tecnologia è andata
è costata di più di quello che poteva costare
magari comprarsela la tecnologia
quindi c'è un bilanciamento
E' un'esigenza di creare delle priorità di valutazione che è forte, condivisibile, penso che nessuno di voi possa dire che non è d'accordo, però da qui a scegliere se lavorare su una TAC piuttosto che innovazioni che possono andare sul reparto di neonatologia o che, o all'interno del singolo reparto, quali due strumenti andare a rinnovare e innovare non è così semplice.
Ci abbiamo tentato anche nel progetto di fare questa fase perché è importante quella preliminare che accosta di più la componente clinica a quella direzionale, deve essere coerente con la strategia che segue la regione, la direzione e il direttore di unità, quindi è necessario allinearsi.
Le caratteristiche che dovrebbe avere un buon processo di HTA e quindi garantiscono la reale efficacia sono anche le stesse di fatto che lo rendono complicato da fare, perché il fatto di coinvolgere molti professionisti, non applicarlo una volta nella vita della tecnologia ma in fase di valutazione, quando è regime e addirittura per valutare se smetterla e sostituirla,
Questo vuol dire delle attività che consumano tempo molto forti, quindi questa lista che ormai è storica, quella indicata dalla carta di Trento, è sì garanzia di successo ma è anche assolutamente il punto debole.
E da qui appunto su tentare di trovare questo bilanciamento o di dare un piccolo contributo in questo problema opportunità che è l'Health Technology Assessment o il fatto di dover gestire al meglio le risorse, siamo risorse finite, dobbiamo decidere dove investire e dove coinvolgere le nostre persone, è infatti il progetto valutare per investire.
Ringrazio per il supporto che ci ha dato nello sviluppare questo progetto all'azienda B. Brown. Quali sono gli obiettivi di questo progetto che vedrete sviluppato nella sessione? Sicuramente quello di creare la consapevolezza che tutti i professionisti hanno un ruolo centrale.
Prima veniva citato anche dal dottor Mancini, è importante che tutti collaborino e in particolare ad esempio la valutazione dell'impatto organizzativo di fare A piuttosto che B.
Quindi è difficile che il classico medico, se scendiamo nel dettaglio, il chirurgo riesca a vederlo, è fondamentale che l'infermiere sia conscio di quanto è importante che scriva il suo parere e riesca a condividerlo, a raccontarlo, a raccogliere magari dei dati per provarlo.
Quindi creare questa forma mentis. Per farlo abbiamo cercato di dare degli strumenti metodologici, questo progetto non era un corso di formazione, io rappresento l'ente che fa formazione per il Politecnico di Milano, abbiamo occupato sei ore, quattro ore di tre incontri e ne seguiranno altri per fare un minimo di formazione e allineare tutti i partecipanti, creare un linguaggio comune banalmente.
Poi da lì in avanti ognuno ha portato il proprio contributo in modo che l'obiettivo era quello di arrivare a strumenti condivisi e comuni, non proposti da noi come ente formativo ma portati da ognuno di loro e li vedrete nel pomeriggio.
Altro obiettivo che è strategico, direi molto importante, qua tocchiamo il ruolo delle società scientifiche, è che i protagonisti di questo progetto sono le figure professionali coinvolte,
per cui il ruolo del Politecnico è quello di agevolatore, ma il punto chiave era arrivare a una maturità delle persone che possano a loro volta nelle proprie società scientifiche,
nel proprio ospedale e portare questo messaggio, portare il messaggio del proprio ruolo e di come possono farlo.
Quindi l'intervento della dottoressa Maccherozzi sarà sicuramente illuminante in quello,
così come il punto di vista dei chirurghi in particolare.
Questo è il tavolo, sinteticamente abbiamo avuto un direttore sanitario ex chirurgo,
ho ammesso che si possa essere ex chirurghi nella vita, una persona che lavora in ambito di controllo di gestione e il gemello nell'ambito del provveditorato, due chirurghi, due infermieri di estrazione differente nel senso che blocco operatorio e centrale di sterilizzazione e un risk manager e due ingegneri clinici.
Quindi abbiamo cercato di coinvolgere in questa battuta quasi tutti gli attori principali calcolando che la valutazione era centrata sull'ambito chirurgico. Il fatto di ridurre lo spettro di valutazione, non parlare di HTA to cure, era per uscire dall'esercizio accademico e cercare di dare qualche piccola risposta concreta.
Primo passo, sicuramente definire quali sono le fasi della valutazione, la fase della prioritizzazione è sicuramente importante per poi accedere alla valutazione.
Gli elementi critici per implementare un processo di valutazione che sia efficiente ed efficace sono sicuramente quello di introdurre come approccio metodologico il fatto di utilizzare le evidenze che siano disponibili,
evidenze di efficacia clinica ma anche evidenze di affidabilità dello strumento piuttosto che di impatto organizzativo e così via.
Molto spesso questi dati non sono raccolti, non sono condivisi, non sono oggetti di pubblicazione scientifica, per cui più che chiamare il collega dell'ospedale di fianco è più difficile raggiungere.
Altro tema e altro pilastro è quello della multidisciplinarità.
Il contraltare dell'evidenza è quello di gestire l'incertezza, stiamo parlando di innovazione tecnologica, non sempre ci sono pubblicazioni che hanno uno storico ovviamente sul prodotto.
Di conseguenza va anche imparato a gestire questo tipo di incertezza o valutare quelle che sono le prime fonti informative ufficiali disponibili.
In questo un ruolo importante hanno anche i fornitori che quindi hanno comunque un know-how soprattutto all'inizio più alto dell'utente, del prodotto
e che sempre più dovranno rendersi disponibili nel condividere e fornire i dati.
soprattutto quelli che non sono storicamente oggetto di pubblicazioni scientifiche o dei congressi, perché gioco forza chiunque poi raccoglie i dati che poi pubblica o diffonde.
Il progetto si è basato ad oggi su tre incontri, il primo è centrato un po' sul discorso di come creare delle decisioni legittime, in particolare la legittimità è data solo attraverso un consenso multidisciplinare e si basa su tre pilastri, razionalità, equità e efficienza.
Questa è la bibliografia dell'HTA che porta queste indicazioni. Quello che abbiamo tentato di fare è passare da ciò che dice la bibliografia, che è fondamentale, a quel che è la definizione che i singoli protagonisti del tavolo davano.
se li scorrete velocemente
adesso anch'io ve li scorro
velocemente
le definizioni
le loro interpretazioni sono molto diverse
aggregate per professionalità
magari a volte dove ne abbiamo a due a due
però un taglio è una
vista differente, quindi se il valore è condiviso
però qua iniziamo
a vedere come i linguaggi e gli approcci
sono molto diversi e quindi parlare di multidisciplinarità
è un bel esercizio, è un congresso
poi riuscire a farlo realmente è difficile
Sull'equità, l'equità ad esempio è importante una chiara esplicitazione di quali sono gli obiettivi e un meccanismo di appello, cioè nel momento in cui viene data una valutazione da tutto il team responsabile dell'HTA all'interno di un'azienda ospedaliera ci deve essere la possibilità di avere un feedback sul clinico che l'ha chiesto e a sua volta il clinico possa modificare o commentare qualche era la proposta.
proposta di partenza sulla base della valutazione. Nelle vari commenti o definizioni qualcuno
definisce che l'equità è un fine perché condiziona la creabilità di tutto il processo
piuttosto che diversi aspetti. Efficienza al terzo pilastro, anche qui ci sono veramente
tante definizioni diverse e differenti. Solo un flash grafico direi senza stare a concentrarci, abbiamo chiesto quanto è importante l'evidenza per ognuno di loro, ovviamente noi riusciamo a identificare chi sono, quel che si nota è come in funzione della professionalità vari un po' l'approccio al legame fra l'evidenza e diversi parametri, rilevanza tecnica, sicurezza, efficacia, aspetti economici, organizzativi e così via
E si risenta comunque del singolo ruolo. Banalmente il rappresentante del provveditoriato aveva un focus molto forte sugli aspetti economici, gli altri aspetti li rieputava un po' meno importanti, richiedeva meno necessaria avere un'evidenza scientifica che supportasse le decisioni.
Questo può essere tipico del provveditorato, ma sicuramente era tipico dell'impostazione del provveditorato di estrazione di questa persona.
Altro aspetto era il confronto, scampi informativi. Abbiamo cercato di mappare in ogni struttura chi parla con chi
o il professionista singolo con che altre professionalità avrebbe voluto interagire per confrontarsi e avere un supporto nella valutazione delle tecnologie.
Siamo arrivati di fatto a fare questa mappa, quindi partendo da un'analisi bibliografica, calarla nella realtà del tavolo, arrivare a mappare i diversi modi e quindi li vedremo nella giornata, ad esempio come il Gemelli piuttosto che l'ospedale di Vialese affrontano la valutazione, così è stato fatto IDEM con un esempio del Policlinico.
A questo punto il prossimo passo che faremo è quello di creare un documento comune a tutti quanti che poi sarà oggetto di revisione e a questo punto renderlo disponibile in modo che sia un qualcosa da cui partire, un piccolo mattoncino su cui poi le diverse società scientifiche o i singoli possano lavorare per dare concretezza al concetto di valutare
per investire, col nuovo concetto ovviamente di valutazione. Uno degli output o degli obiettivi iniziali era proprio quello di portare i diversi punti di vista nelle diverse società scientifiche, uno dei pregi del congresso di Palazzini è quello di raccogliere tutte le società scientifiche, per cui di fatto questo è già un primo output che ci poniamo.
Già a fine mese abbiamo in progetto un altro incontro.
Io mi fermerei qui in modo da passare la parola direttamente agli altri relatori, quindi ognuno di loro porta il suo contributo, in particolare il dottor Dalmaso ci introduce un po' di più al concetto di Health Technology Assessment e al contesto in cui abbiamo sviluppato il progetto,
seguono poi i punti di vista dei diversi professionisti
che sono stati coinvolti
sia durante la tavola rotonda
che sarà un po' rettangolare
piuttosto che in chiusura
siamo assolutamente disponibili e interessati
a un dibattito molto forte
per cui io per ora vi ringrazio
e vedo in fondo il professor Palazzini
quindi lo ringrazio anche in sua presenza
l'ho fatto prima
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