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31° CAD anno 2020 KNOWLEDGE E TECHNOLOGY TRANSFER IN CHIRURGIA C’è ancora da fare? Dai LABORATORI DI RICERCA al DOMICILIO, passando per la SALA OPERATORIA SALUTI INAUGURALI Prof. Giorgio Palazzini Presidente 31° Congresso Chirurgia Apparato DigerenteC. De Capitani- Responsabile di Sede CNR -IPCB, Cluster Manager del Cluster Lombardo Tecnologie per gli Ambienti di Vita I SESSIONEINNOVAZIONI TECNOLOGICHE: DAL LABORATORIO DI RICERCA AL CAMPO...UN PERCORSO LUNGO E TORTUOSO, NON PROPRIO A VELOCITÀ 5G Presidenti: L. Ambrosio(Direttore IPCB-CNR) C. De Capitani Moderatore: J. Buzzi (Cluster Lombardo Tecnologie per gli Ambienti di Vita) Organizzare la scienza, entusiasmo e difficoltà Giuseppe Banfi (IRCCS Galeazzi, Università Vita e Salute San Raffaele, Fondazione Cariplo)Il percorso di Trasferimento Tecnologico dalla Ricerca al Mercato: opportunità e strategie Giuseppe Andreoni(Professore Ordinario, Politecnico di Milano) Cluster + Centro Clinico + Startup +... Quando l’unione fa la forza per arrivare ad un pro-dotto innovativo e scalabile: ORTHOLAB e NIA ProjectChristian Lunetta(Direttore Scientifico, NEMO Lab Srl) - Luca Romanelli(CEO RIATLAS Srl)
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buongiorno a tutti ringrazio cristina per il lavoro stupendo che ha fatto come sempre da
quando ormai ci conosciamo circa vent'anni una volta era giovane frequentare adesso pensa solo
alla carriera e ad altro e abbandonati campi dei gol però quest'anno siamo riusciti a convincerla
a collaborare con noi, a rifare una delle solite maratone che durano per voi solamente
otto ore, ma per me e lei durano addirittura tre o quattro mesi. Quindi io la ringrazio
ancora per tutto l'amore di lavoro che ha fatto, ringrazio tutte le persone che stanno
qui con me ormai da 31 anni, che sono tutti tecnici con cui mi danno una mano per mettere
in piedi questa cosa mastrodontica, quest'anno causa Covid abbiamo avuto il problema che
abbiamo dovuto fare tutti da casa e qualche problemino tecnico ce l'abbiamo avuto, abbiamo
fatto anche la stupidaggine di dare la possibilità ai cinesi di collegarsi e ieri erano circa
58 mila colleghi cinesi collegati e quindi i server sono saltati, c'è stato un pochino
di panico sulla piattaforma
sempre stamattina che le cose vadano meglio
dopo che sono stati aumentati i server
e quindi vi ringrazio a tutti voi
per la pazienza che avete avuto
in questi giorni per lo scambio di mail
e la maggior parte
di voi sono ingegneri
io sono un ingegnere
mancato perché la mia passione è la tecnologia
e l'elettronica
in particolare
e vi auguro un buon lavoro
cedo la parola all'amica Cristina
per poter mandare avanti i lavori
Grazie prof, è sempre un piacere, un onore collaborare, quindi grazie mille di cuore essere parte di questo, ormai una grandissima famiglia in realtà, una famiglia che fa cose sempre più fantascientifiche di anno in anno.
Anche quest'anno ti sei superato nonostante le complessità e ovviamente il ringraziamento va anche a tutti i relatori, moderatori, presidenti che hanno permesso di organizzare la sessione in un momento complicato per cui tutti sotto stress e soprattutto coloro che a diverso titolo, clinici, direttori piuttosto che medici o ingegneri sono presenti in ospedale e sono riusciti a staccarsi in momenti così.
Io direi che entriamo direttamente nel merito, la sessione, la giornata diciamo, con un titolo un po' provocatorio sfidante nel senso che l'idea è proprio fare trasferimento ma non c'è una direzione, c'è una contaminazione di competenze, di conoscenze sempre centrate sull'innovazione tecnologica
con l'obiettivo di tenere sempre la persona al centro comunque, quindi la tecnologia al servizio di, le innovazioni al servizio della persona.
Sono tre le sessioni in particolare con dei titoli diciamo abbastanza autoesplicativi, semplicemente una parola sui due enti che patrocinano la sessione e tutto il congresso grazie alla gentilezza del professor Palazzini.
Il cluster Lombardo Tecnologia per gli Ambienti di Vita che è un'aggregazione di enti di ricerca, clinici e non, università, imprese, associazioni, il cui scopo è quello di creare innovazione, portare innovazione e seguire, supportare tutta la filiera che va dal raccogliere l'esigenza fino al testing,
se stiamo parlando di cose cliniche in ambito ospedaliero con i protocolli clinici, la marcatura e così via, in parte la prima sessione rappresenta un po' questo, quindi con tutte le difficoltà che si vanno incontrando.
Nel passare la parola al professor Ambrosio che ringrazio doppiamente essendo anche il mio direttore quindi per esserci e per darmi l'opportunità di fare eventi come questo nel passargli la parola e ringraziarlo chiederei a lui in realtà di introdurre brevemente i PCB che è l'altro ente che patrocina tutto il congresso non solo questa sessione
e poi avviare
la prima sessione
così siamo quasi nei tempi
grazie due prof
grazie mille Cristina
ringrazio il professor Parazzini
per questa opportunità
che in collaborazione con Cristina
si è riuscito a organizzare
un evento anche
se molto complesso
però comunque ci siamo riusciti
e quindi un'occasione
importante per condividere
le nostre competenze
e continuare a creare poi quello che è un loop molto importante che riguarda appunto la messa a sistema di diverse competenze.
Infatti Cristina ha un po' enfatizzato quello che sono i diversi aspetti di questo convegno,
ma la cosa importante è che noi dobbiamo convincerci che quello che riusciamo oggi a descrivere
e deve essere un inizio per una collaborazione sempre più intensa, perché le difficoltà sono moltissime
e se non collaboriamo diventa difficile implementare il percorso che noi oggi andremo a mettere in evidenza.
Credo che, Cristina diceva di presentare un po' l'istituto, in effetti il problema nostro del CNR è che si utilizzano delle sigle
A volte sono difficili da interpretare e non restano impresse nella mente, però sono delle sigle che purtroppo dobbiamo utilizzare, anche se io sono abbastanza contrario a questo.
e nello specifico, voi vedrete anche con Stima o altri colleghi del CNR che sono presenti in questa giornata, esiste questa silica, però dietro a questa silica ci sta una competenza fortissima, delle conoscenze fortissime,
e nel caso nostro l'IPCB è l'Istituto per i Polimeri Compositi Biomateriali.
Questo solo per dire che in effetti si tratta di una realtà che sul territorio è distribuita in modo abbastanza ampio,
parliamo della sede principale di Pozzoli, poi la sede di Napoli e Portici, la sede di Catania, la sede di Lecco,
Quindi una distribuzione territoriale che è molto importante dal mio punto di vista perché ti permette di interagire con realtà, anche se stiamo nella stessa nazione, ma con realtà molto diverse e quindi mettere a servizio le nostre competenze, le nostre conoscenze su tutto il territorio nazionale e non solo.
solo e in effetti le attività sono principalmente come dice il nome del nostro istituto su tutto
quello che riguarda i polimeri, i composti dei biomateriali per cui parliamo di salute,
parliamo di ambiente, parliamo di sistemi avanzati per quelle che sono poi le diverse applicazioni
e un istituto che conta circa 150 dipendenti e poi ovviamente ci sono gli associate, quindi
Quindi una realtà di competenze che includono una massa critica notevole e questo fa dell'istituto più grande a livello nazionale nelle specifiche applicazioni.
Nel campo bio abbiamo un'esperienza notevole che è partita dalla mia tesi con il professor Nicolais che è stato colui che ha creato questo istituto, poi di conseguenza io ero un suo studente e quindi ho portato avanti questa realtà e come alcuni colleghi già sanno abbiamo sviluppato diversi approcci molto interessanti che veramente poi sono arrivati in alcuni casi all'utilizzazione.
Quindi rientra perfettamente in quello che è il concetto di questa giornata.
Io colgo anche l'occasione per ringraziare non solo Cristina, ma anche l'altro collega che ci sta, Jacopo Guzzi, che sarà l'altro moderatore della sessione.
e cercheremo quindi di far sì che tutti funzioni nel miglior modo, di essere nei tempi giusti
e poter anche coordinare, e questo Jacopo è bravissimo su questo, una discussione sui diversi aspetti.
Per cui non vorrei divulgarmi troppo, credo che poi le nostre conoscenze devono continuare anche dopo
e quindi possiamo approfondire quello che noi facciamo in seguito
e vorrei subito introdurre il professor Banfi
il professor Banfi conosco da molto tempo
abbiamo insieme condiviso alcune strategie europee
e un po' tutti lo conoscete
il professor Banfi è ordinario di biochimica clinica
presso l'università di vita e salute di San Raffaele
presso la facoltà di medicina dell'università di Milano
Lui ricopre tanti importantissimi ruoli, ne descrivo soltanto qualcuno, direttore scientifico dell'Ix Istituto Ortopedico Aleazzi, direttore scientifico del gruppo ospedaliero di San Donato, la fondazione San Donato e direttore generale della fondazione Centro San Raffaele.
Inoltre dal 2012 è anche membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Istituto Insubbrico Ricerca per la Vita.
Lui, Giuseppe, ha contribuito tantissimo a quello che è l'avanzamento nel settore della sanità a tutti i livelli
e oggi presenta una relazione con un titolo molto affascinante che veramente copre quelle che sono le problematiche attuali,
cioè quello di cercare di capire nell'organizzazione della scienza come mantenere l'entusiasmo e anche quali sono le difficoltà, quindi credo veramente per me è un privilegio introdurlo e come un privilegio anche ascoltare la sua relazione. Giuseppe, prego.
Grazie Luigi per l'ottima e bellissima presentazione. Grazie a Cristina per l'invito. La mia relazione parte appunto dalle mie esperienze relative all'organizzazione della scienza e in particolare per quanto concerne l'applicazione della scienza,
cioè la traslazionalità della scienza nei confronti appunto della medicina e chirurgia, che è il problema centrale in questo momento soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo corretto delle risorse.
E parto da alcune esperienze, naturalmente perché per rimanere in un tempo ragionevole, poi naturalmente alcuni di questi aspetti possono essere ulteriormente approfonditi.
In particolare vorrei parlare del fatto che se dobbiamo applicare la scienza e la medicina dobbiamo avere dati. In questo momento non è sufficiente, naturalmente è necessario, ma non è sufficiente creare scienza con l'attività scientifica solida, cioè quella sperimentale.
bisogna avere dati, utilizzarli, elaborarli, interpretarli
e qui appunto l'entusiasmo è che vi è una enorme possibilità di lavorare sui dati
grazie alla digitalizzazione
esempio appunto è anche quello di oggi
appunto migliaia di persone possono essere tra loro collegate contemporaneamente
e seguire un determinato evento
Lo stesso può avvenire con la trasmissione in pochi secondi di un'enorme quantità di dati.
Dall'altro l'entusiasmo e la difficoltà. Le difficoltà risiedono nell'ottenimento di questi dati, chiaramente da chi ha la proprietà di questi dati o comunque la proprietà della conservazione di questi dati, enti statali o anche non statali.
Vi è il problema della riservatezza in Italia nonostante il GDPR che dovrebbe facilitare l'utilizzo dei dati da parte degli scienziati, in Italia vi è una interpretazione spesso piuttosto restrittiva.
Poi abbiamo un problema di standardizzazione perché se non abbiamo un'omogenea valutazione di questi dati tramite per esempio degli standards NOMED per quanto riguarda diagnosi e prognosi e terapia e LOINC per quanto riguarda i dati di diagnostica di laboratorio abbiamo difficoltà anche a utilizzare questi dati.
E questo è un problema perché noi dobbiamo creare il famoso valore, valore determinato appunto attraverso la medicina basata sul valore che è nato come un concetto puramente economico da Harvard dove appunto il valore è determinato da questa semplice equazione esiti diviso costi per cui se miglioriamo gli esiti e riduciamo i costi o quantomeno non li facciamo aumentare noi creiamo valore.
Poi chiaramente questo concetto puramente economico è stato poi percepito e interpretato anche come concetto etico e professionale, però appunto il problema è che se i costi vengono calcolati da tutti, tenendo conto però che i costi nella Radio Based Healthcare in realtà riguardano l'intero processo, quindi non è un calcolo così semplice perché noi di solito abbiamo la valutazione dei costi per procedura,
Però diciamo che comunque i costi vengono calcolati e il problema vero è la rilevazione degli esiti anche se ci sono anche nel nostro paese degli esempi di rilevazione degli esiti anche per esempio a livello centrale col piano nazionale esiti di Agenas, però appunto bisogna considerare che nella medicina basata sul valore gli esiti devono essere valutati come serie di esiti, non ne basta uno.
Per fare un esempio pratico non basta sapere la mortalità dopo un intervento cardiochirurgico perché chiaramente se un ospedale, un team, un professionista opera su pazienti molto gravi avrà una mortalità superiore rispetto a chi invece interviene su pazienti meno gravi e quindi quel particolare esito non è sufficiente per descrivere effettivamente l'attività di quell'ospedale, di quel team e di quel professionista.
E poi è importante sempre di più il cittadino, prima il cittadino e poi il paziente perché appunto occorre rilevare gli esiti in maniera parallela e indipendente da parte del clinico e da parte del paziente con i cosiddetti patient report outcome measurements, i PROMS.
E questo è fondamentale appunto perché dalla valutazione dell'efficacia del nostro intervento, quindi l'intervento scientifico che viene poi traslato e portato al clinico, medico, chirurgo, riabilitatore e quindi direttamente al paziente, passa attraverso la valutazione degli esiti.
perché altrimenti anche allocare risorse tecniche, personali, personale e anche delle risorse sociali per delle valutazioni che non siano così legate, particolarmente legate agli esiti, diventa veramente una perdita di risorse.
E questo in particolare poi occorre anche qui standardizzare. Questo è l'esempio di ICHOM, questo consorzio internazionale che ha stabilito degli standard sets per più o meno una cinquantina per diverse patologie in modo che anche gli esiti si possano valutare in maniera comparativa tra diverse ospedali, diverse nazioni, diversi sistemi di sanità.
Questo è un esempio di quello che facciamo a Galeazzi con dei registri di patologia per protesi, in questo caso protesi di ginocchio o di anca, in cui appunto rileviamo la valutazione del clinico e in maniera parallela e indipendente la valutazione della qualità della vita sperabilmente migliorata dopo un intervento chirurgico da parte del paziente.
Questo è molto importante perché vi è un interesse molto specifico da parte della comunità internazionale, per esempio dell'Ox, nella valutazione di questi prompts e noi poi ci siamo in particolare interessati insieme a ingegneri informatici di come raccogliere questi prompts,
se siano diretti o indiretti con l'Internet of Things oppure by proxy, quali sono le differenze minime significative nel tempo, quali sono le inferenze che noi possiamo ottenere da queste valutazioni dei pazienti, che naturalmente però sono basate su scale internazionalmente riconosciute.
Questo ci ha permesso di entrare per esempio nella pubblicazione annuale dell'Ocse, Health Tech Lens nel 2019, dove si può vedere appunto come qui chiaramente sono i registri nazionali che noi non abbiamo purtroppo, Svezia e Olanda contro il nostro ospedale, vedete però che questa particolare valutazione sulla protesi di ginocchio è comparabile tra i diversi sistemi.
E così come è comparabile per esempio la valutazione dei pazienti, ci sono minime differenze nel mondo per quanto riguarda la valutazione del paziente e questo ha consentito di valutare che questo intervento regala, dona 4,3 anni, 4,3 cuori, cioè 4,3 anni di completa salute dopo l'intervento.
Quindi ci dà anche un'indicazione effettiva di politica sociale. Questo ci ha permesso appunto di presentarlo anche al Parlamento europeo e quindi spero appunto che diventi anche qualcosa di utile per l'intera comunità.
Il secondo esempio è basato sempre sull'intervento della bioingegneria e dell'informatica, quindi l'utilizzo del machine learning, ovvero intelligenza artificiale, nella valutazione delle immagini.
La valutazione di un'immagine di scogliosi, per esempio, in questo momento deve essere effettuata in modo manuale, con la valutazione di determinati angoli, in particolare il cosiddetto angolo di Cobb, che determina la severità, che illustra la severità della malattia.
I nostri ingegneri stanno elaborando, anzi hanno già elaborato un sistema per cui basandosi appunto su una radiografia effettuata con un particolare sistema sull'intero organismo in piedi in pochi secondi, quindi con bassa dose di raggi X, si determina in maniera automatica la valutazione della curvatura della colonna vertebrale.
E questo è importante poi perché possiamo andare vertebra per vertebra a indicare qual è l'orientamento della singola vertebra e quindi predire il possibile spostamento delle vertebre.
E poi appunto stiamo organizzando pazienti virtuali perché questo è il futuro anche della sperimentazione clinica sulla base dell'esperienza con machine learning su 10.000 diverse immagini, il sistema impara a creare delle immagini, immagini farsi d'autore diciamo così che ci permettono però oltre alla didattica anche di sperimentare.
Questo è un sistema che sta organizzando un nostro chirurgo spinale e questa è la realtà aumentata, anche questo è chiaramente uno dei tanti esempi, però questo è particolarmente interessante perché nella chirurgia spinale, che è una chirurgia molto particolare, molto di nicchia se vogliamo, non vi sono delle esperienze di questo tipo
E quindi ha un interesse didattico, esperienziale, ma anche di comparazione di procedure, questo che vogliamo portare appunto in futuro.
Nell'ambito di MIND, Milano Innovation District, l'ex area expo di Milano dove sta sorgendo il nostro nuovo ospedale, stiamo portando avanti questo esperimento di primary site con coffee industry e dispositivi medici, cioè di aiutare le piccole imprese e le start up ad arrivare al marchio europeo considerando anche la nuova regolamentazione che entrerà in vigore nel 2021, anche dovrà entrare in vigore quest'anno.
Questo è particolarmente importante perché il nostro paese deve rispondere proprio a questa esigenza delle piccole imprese perché chiaramente le multinazionali non hanno sicuramente queste necessità.
Stiamo già utilizzando la telemedicina in particolare per la riabilitazione e infine vengo a parlare di quello che è l'entusiasmo, cioè oltre all'entusiasmo di produrre queste attività che vogliamo portare e che abbiamo già portato al letto del paziente grazie all'intervento dei clinici per supportare i clinici nella loro attività.
Qui parlo anche dell'esperienza che sto vivendo con Fondazione Cariplo, io faccio parte appunto della commissione centrale di Fondazione Cariplo che conoscerete molto bene e che in questo momento sta rispondendo velocemente alle esigenze della scienza.
Questa per esempio è la risposta all'emergenza Covid con Regione Lombardia e Fondazione Umberto Veronesi, abbiamo aperto un bando che è stato un notevole successo per cui abbiamo creato la possibilità per diversi scienziati in Lombardia ma anche fuori dalla Lombardia di rispondere con diversi progetti di ricerca fondamentale ma anche di ricerca industriale,
sviluppo sperimentale all'emergenza che purtroppo sta continuando. Qui appunto vediamo quello che stiamo facendo, il bando Giovani Ricercatori che è uno storico bando di Cariplo, quest'anno però, l'anno prossimo, lanceremo un progetto sul cosiddetto ignoroma, cioè sul DNA non codificante, così come lanceremo un progetto su cibo e salute che sto seguendo anche personalmente,
perché non vi sono bandi, non vi sono strumenti filantropici e di supporto alla scienza in questo ambito e abbiamo già lanciato un bando su Data Science per ritornare appunto alla mia prima diapositiva perché appunto credo che in questo momento sia fondamentale creare le condizioni per cui gli scienziati si abituino a utilizzare i dati, a ottenerli e quindi anche questi bandi possono servire anche a facilitare proprio questo particolare utilizzo.
Non dimenticando che i progetti di scienza, di scienza di base, sono poi collegati con la società e quindi sono collegati con tutto quello che avviene nell'ambiente e in questo particolare momento la ricerca scientifica deve anche definire modelli di sviluppo socio-economici più inclusivi, circolari e sostenibili
Quindi si collimano gli interessi della scienza di base con la scienza in società, quindi avvicinare la ricerca alla società civile perché purtroppo stiamo vivendo un momento storico fortemente antiscientifico e quindi dobbiamo creare le condizioni per migliorare i rapporti con la società perché altrimenti rimarremo completamente isolati pur facendo dell'ottima scienza in questo travagliato,
veramente sono sono si propongono delle strategie veramente interessanti su cui
tutti quanti dobbiamo impegnarci a svilupparle no anche i call che tu hai messo in evidenza
da Cari
che saranno presenti da Cari
ma vanno in questa direzione
ti ringrazio tantissimo
l'unica cosa
Giuseppe, sembra che tu
fino a che ora rimani?
riesci a rimanere per dibattito o devi andare via?
questo non mi era chiaro
io devo chiudere alle 11.30
perché ho un concorso universitario
ok, ero convinto che era dopo la presentazione
va benissimo, credo che ce la facciamo
sicuramente
Quindi grazie di nuovo e adesso mi fa molto piacere anche introdurre il secondo speaker che è il professor Andreoni che ho conosciuto un po' attraverso altri colleghi quindi lì a Politecnico di Milano dove lui è direttore di laboratorio Technology and Design of Earthcare e ovviamente anche professore della scuola di design.
inoltre è responsabile del Sensi Research Laboratory che poi è situato lì nel campus di Lecco.
Il titolo è molto interessante perché sicuramente ci metterà in evidenza quali sono le problematiche
ma anche e soprattutto come seguire questo percorso con entusiasmo perché molto spesso i ricercatori
hanno qualche difficoltà a interpretare quelle che possono essere le opportunità della ricerca e quale strategia implementare per poi arrivare al successo di un eventuale trasferimento di attività di ricerca. Giuseppe, siamo pronti a seguire la tua presentazione.
Buongiorno e grazie mille dell'introduzione e dell'invito che mi avete fatto.
Un invito che mi ha permesso di fare una serie di riflessioni un po' nuove sostanzialmente per me che vanno al di là della realtà dell'aspetto della ricerca
e che mi hanno fatto un po' riflettere su quella che è stata l'esperienza che ho vissuto nell'ambito del trasferimento tecnologico di successi, chiamiamolo così, di risultati della ricerca in opportunità di mercato e quindi ragionare su quali possono essere le strategie o le lessons learned mie che posso mettere a disposizione come base di conoscenza per coloro che vogliono intraprendere un percorso di questo genere.
Mi riallaccio al discorso del professor Banfi che condivido in pieno e i dati oggi rappresentano un elemento imprescindibile della pratica clinica.
E questi dati sono fondamentalmente dovuti all'introduzione nella medicina di una serie di tecnologie che negli ultimi 20-30 anni hanno avuto un ruolo sempre più predominante, non solo in termini di alti livelli di prestazione e affidabilità, ma anche di sicurezza e di qualità del dato e anche di innovazione del dato.
e questo ha consentito a medici e non solo di ottenere importanti risultati nell'ambito della diagnostica e della terapia.
E questo è dovuto, come è stato mostrato anche molto bene dalla relazione precedente, alla continua ricerca scientifica applicata al contesto medicale.
La bioingegneria che io pratico fondamentalmente è coniugata al design, ha messo frutto molte delle scoperte tecnologiche e le applicate nel contesto della medicina.
e però bisogna fare il conto che se ci concentriamo su una realizzazione, sul progetto di nuovi prodotti e sistemi ambienti, anche servizi per l'ambito medicale, oggi non è più una sfida semplicemente legata alla tecnologia o al dato clinico, cioè il concetto di cura non è più semplicemente rivolto alla sicurezza e all'efficienza clinica, ma sono rivolti a molteplici aspetti della sfera personale.
una sfera personale che coinvolge
diversi attori, i clinici in primo luogo
che sono i principali utilizzatori
della tecnologia
ma anche i pazienti
spesso e volentieri si parla di ospedale
progettato a misura di paziente
ma fortunatamente
spero almeno
che il paziente ci passi
pochi giorni o settimane
mentre non bisogna dimenticarci
che i clinici ci passano anni
se non la vita intera
per cui il concetto di cura si deve evolvere
in un concetto di care è un termine che poi è stato preso molto anche dalla politica in questo
forte in questo momento e che in termini che incorpora se vogliamo il concetto di prendersi
cura della persona quindi di una complessità fisico fisiologica psicologica e non solo anche
sociale delle persone che sono coinvolte nel sistema e questo è molto attinente con la
la definizione di health che non è semplicemente la presenza di una patologia ma è proprio un
contesto molto più ampio di relazioni e di benessere. In questo nel mio percorso mi sono
affacciato al mondo del design e oggi lavoro al dipartimento di design proprio come fattore
fondamentale di un'umanizzazione delle tecnologie e questo rappresenta una sfida per il futuro
dello sviluppo di sistemi prodotti e servizi per la sanità e in questo abbiamo quindi creato una
unità di ricerca che si chiama tech technology design for healthcare che è composta da ingegneri
architetti e designer che in collaborazione con i clinici affrontano in modo circolare inclusivo
e a tutto tondo le problematiche dello sviluppo di nuovi prodotti e sistemi per la sanità una
una visione human sample. Da questa ricerca nascono, avete letto, ho due laboratori, fondamentalmente
uno di ergonomia fisica a Milano e uno di sensori indossabili presso il polo territoriale
di Lecco del Politecnico di Milano, nascono molteplici risultati delle ricerche che poi
si traducono in opportunità di innovazione. Un'innovazione che dal punto di vista teorico
segue generalmente due percorsi
quello application pool
ovvero un'innovazione
che nasce dalle necessità di utenti
e che porta quindi allo sviluppo
di nuovi prodotti e servizi
mediante lo sviluppo di tecnologia
oppure un percorso
di innovazione technology push
ovvero l'innovazione tecnologica
mette a disposizione degli strumenti
su cui sviluppare
nuovi prodotti e servizi
l'esempio più banale
della technology push
sono gli accelerometri inventati qualche decina d'anni fa, poche decine d'anni fa in realtà, in un'azienda del nostro territorio, quindi ad Agrate, Brianza, la STMAC Electronics, che poi ha collaborato con molteplici realtà per sviluppare nuovi sistemi prodotti che sono dati dal controllo dell'airbag piuttosto che al controllo dell'orientamento di questo oggetto che tutti possiamo,
fino alle unità inerziali di analisi del movimento applicate nella tecnologia.
In questo caso noi proseguiamo maggiormente il percorso application pool,
quindi ci basiamo sulle necessità degli utenti che andiamo a raccogliere attraverso diverse metodiche implicite o esplicite e il loro coinvolgimento.
Nella nostra analisi ho riportato due esempi di innovazioni che abbiamo portato sul mercato, questo è un dispositivo di monitoraggio di bambini nell'ambito della terapia intensiva neonatale,
nell'ambito della neonatologia attraverso un piccolo indumento sensorizzato
o un oggetto che trasmetteva i dati vitali del bambino
o sul telefonino o addirittura sul monitor della sala di terapia intensiva
per la verifica costante e continua delle sue attività e del suo stato di salute.
Fino ad arrivare a un'ultima situazione che è quella della progettazione
di un costo fiosco per la valutazione self di alcuni parametri legati al proprio stato di
salute nell'ambito di questo lombardo della pandemia questo che ha prestato anche sviluppato
in modalità self modalità totem ovvero un totem rivolto al monitoraggio dei segni legati al comi
In tutto questo la domanda che mi sono posto è il trasferimento è un sogno o è davvero una realtà? E perché diventa una realtà? Con quale modello è possibile cercare di implementarlo? E in questo modello attraverso quali strumenti è possibile realizzare il trasferimento tecnologico e chi lo deve fare?
A queste domande non esiste una risposta univoca, ma mi sono permesso di fare delle riflessioni basate su quello che ho imparato dalle mie esperienze precedenti.
Innanzitutto bisogna tener conto dell'aspetto normativo, ovvero che esiste nell'ambito della medicina una direttiva molto specifica nell'ambito dello sviluppo, della classificazione e delle normative tecniche o dei requisiti tecnici di sicurezza che tutte le innovazioni prima di arrivare sul mercato devono rispettare per la sicurezza dell'operatore e del paziente.
E qui non entro nel dettaglio perché molti di voi li conoscono meglio di me. Invece vorrei presentarvi delle riflessioni rispetto al trasferimento tecnologico e a quali sono i potenziali requisiti per creare uno spin-off, una start-up con una potenzialità di successo.
Innanzitutto mi sono concentrato su un'analisi di cosa fa effettivamente innovazione e l'unicità dell'innovazione e la possibilità di trasferirla sul mercato.
Io ritengo che ci siano tre elementi che non possono essere eliminati da un'iniziativa di successo.
Il primo è la tecnologia, una tecnologia che possa rispondere in maniera univoca, significativa a un bisogno specifico del mercato, ovvero del clinico, del paziente o della società e questo deve essere sviluppato attraverso un'analisi che sia precisa, evidente, rigorosa e che possa identificarne quelli che sono i punti di forza e di debolezza.
Nonché anche i rischi e le opportunità nel tempo, sia nel breve termine che nel lungo termine. E questo è fondamentale perché ci permette di identificare fondamentalmente due cose. Uno, qual è il know-how o qual è la proprietà intellettuale che abbiamo brevettato o non brevettato che cerchiamo di portare sul mercato in maniera da creare un'innovazione di successo.
Ma dall'altra parte è una valutazione economica che è fondamentale per la sussistenza dell'iniziativa stessa e quello che succede troppo spesso è che questa analisi è svolta dagli stessi attori della tecnologia o dell'iniziativa imprenditoriale troppo innamorati della propria situazione.
Quindi sarebbe opportuno che esperti del settore, preferibilmente esterni all'iniziativa imprenditoriale, possano analizzare questo aspetto in modo tale da fornire le indicazioni più precise agli attori dell'iniziativa.
La seconda cosa è che io sono un ricercatore e quindi dalle mie parti si dice che Agnofele fa il suo mestiere e quindi per portare un'iniziativa dalla ricerca al mercato serve un partner industriale.
Un partner industriale che abbia tutte le competenze e le tecnologie di produzione di massa, comunque di una mole significativa, di questi strumenti che esulano dalla prototipazione di laboratorio.
Sono processi, sono in qualità e in tecnologia completamente differenti e sebbene un laboratorio possa dotarsi di alcune attrezzature dell'ambito industriale, spesso e volentieri la situazione è completamente differente.
Ma se noi anche produciamo un sacco di dispositivi, anche in maniera industrializzata ottima, serve un partner commerciale. Perché non possono stare nei nostri magazzini, nei nostri cassetti, ma deve essere un partner che è in grado di portare quella che è l'innovazione sul mercato.
E preferibilmente io dico che debba essere inserito nella compagine sociale. Un distributore, sì, porta il prodotto sul mercato, ma non ha forse la stessa motivazione o entusiasmo se non facente parte della compagine stessa.
Un altro fattore importante è il fattore risorse. Abbiamo parlato di attività che non sono appese al muro come un quadro ma sono fatte da persone e quindi le risorse umane all'interno di un'iniziativa di start up o di spin off sono fondamentali.
Ed è fondamentale in particolar modo l'atteggiamento di fiducia reciproca che devono avere l'uno verso l'altro, perché si deve creare all'interno di una compagine sociale un equilibrio di capacità e specificità, come abbiamo visto prima, tecnologico, produttivo, di qualità, certificatorio, commerciale e quant'altro, in cui ognuno deve sentirsi importante ed essere responsabile di questa importanza.
E quindi ognuno deve anche avere la responsabilità e la capacità di non invadere o appropriarsi di ruoli non propri o introdursi in ruoli altrui, che farebbe semplicemente tardare o rovinare quelle che lui non è necessaria.
Un'altra risorsa fondamentale che ho accennato prima è la risorsa finanziaria. Non si può fare la guerra con i cioccolatini, le risorse finanziarie sono fondamentali per l'iniziativa commerciale.
Quindi l'analisi economica di costi di sviluppo, di costi di produzione, di prezzo sul mercato, di tutti i costi indotti dall'attività commerciale, normativa, certificativa e quant'altra, devono essere attentamente e correttamente valutati per valutare la sostenibilità economica, quella finanziaria e il ritorno dell'investimento.
perché altrimenti da quello che è un futuro assolutamente soleggiato rischiamo di trovarci in brevissimo tempo in un mare in tempesta.
Un'altra risorsa fondamentale è il fattore tempo, un altro fattore fondamentale scusate, in particolar modo il time to market.
Il time to market è quella roadmap che porta il prototipo ad uscire sul mercato come prodotto fatto e finito.
spesso si dice che a volte il primo che arriva meglio alloggia
ovvero genera un vantaggio competitivo che è significativo
e che gli altri devono recuperare attraverso una corsa
ma questo a volte permette di indurre un fabbisogno, un bisogno del mercato
e quindi determina anche il successo dell'iniziativa
in realtà il fattore tempo è condizionato clavorosamente da due elementi
uno è il fattore fretta
C'è un prodotto maturo ma lanciato lo stesso sul mercato che genera di fatto frustrazione e insuccesso dell'iniziativa. Bisogna quindi tamponare questa ansia di fretta. Oppure comunicare con troppo anticipo.
se è ancora nella fase prototipale
non sai ancora
alla fine quello che avrai in mano
e quanto ti costa
e questo può generare
un altro fattore di insuccesso
dall'altra parte
da contraltare alla fretta
la pazienza
quindi avere la pazienza
di definire qual è l'orizzonte temporale
di riferimento per ottenere
il ritorno economico positivo
quindi non pensare che appena
si è uscito, ok, guadagno un sacco di soldi. No, deve essere posizionato nel giusto e corretto
orizzonte temporale, in una scala medio-lungo termine, proprio perché spesso e volentieri
nei primi anni tutto ciò che ritorna deve essere reinvestito per un continuo refinement
e un continuo sviluppo dell'iniziativa. Ci sono degli esempi eclatanti che hanno dimostrato
Questo era un comunicatore gestuale che, lanciato sulla piattaforma di crowdfunding, aveva raccolto un sacco di soldi, ma che alla fine ha prodotto un risultato negativo.
Quindi il percorso evolutivo che deve avere un'iniziativa di trasferimento tecnologico è un percorso fatto di tanti step e di tanti punti di verifica di raggiungimento di questi step attraverso una continua fase di analisi e sviluppo che accompagna lo sviluppo e la protezione intellettuale dell'iniziativa.
Per concludere direi che queste mie riflessioni non vogliono essere assolutamente un esempio, non sono un esempio ma vogliono essere una storia in cui ho raccontato la mia unicità e la mia esperienza.
Perché ognuno di noi è veramente, e ogni prodotto è specifico ed è unico, per tipologia di prodotto o di servizio, per carattere, attitudini e soggettività degli attori che partecipano allo sviluppo di questo servizio, così come anche per l'ambiente socio-economico, di provenienza e di vita, ma anche di contesto lavorativo.
Quindi io mi sono permesso di presentare a voi queste semplici e brevi riflessioni perché io credo che dalle esperienze di tutti possiamo imparare. In questo voglio cogliere l'occasione di ringraziare tutti i colleghi, amici, collaboratori, studenti, tesisti, le aziende, istituzioni cliniche e familiari che in vari momenti e a vario titolo hanno condiviso con me queste avventure che sto perseguendo. Vi ringrazio della vostra attenzione.
Grazie Giuseppe, grazie mille professor Andreoni, molto interessante anche perché veramente ha evidenziato quali sono gli elementi fondamentali per poter poi passare da un prodotto di ricerca,
un prodotto che abbia un'attrazione in un mercato oggi molto complesso e molto ampio.
Chiaramente poi avremo tempo per approfondire alcuni elementi perché poi parlavi del problema finanziario
che poi coinvolge anche un po' gli investitori, i venture capitals, quindi il livello di acquisizione
di venture capitals diversi
da paese a paese quindi c'è una situazione
molto complessa in merito però
probabilmente avremo bisogno di tanto tempo
più tempo per evidenziare
questi aspetti
bene allora
credo grazie di nuovo, credo che a questo
punto passo la parola
a Jacopo che
introdurrà i prossimi speakers
ci sentiamo dopo
Jacopo, prego
grazie Presidente Ambrosio
ringrazio prima di tutto lei
la dottoressa De Capitani
e ovviamente il professor Palazzini
per avermi voluto qui in questa mattinata
di interventi molto interessanti
fino adesso e sicuramente anche i prossimi
saranno ugualmente interessanti
quindi Andrea Bomba
col prossimo intervento è un
grande piacere per me introdurre
in questa mattina di lavori
il dottor Cristian Lunetta
neurologo e direttore presso
il centro clinico NEMO
e direttore scientifico di Nemo Lab SRL, sarà una presentazione duale in cui il dottor Lunetta
presenterà due macro progetti, macro progettualità, particolarmente diciamo interessante e anche
vicino alla mia realtà perché l'hub di cui parlerà il dottor Lunetta è un hub di innovazione che è
è nato da un'esigenza e da una volontà di Nemo in cui c'è stata anche una penso interessante
collaborazione da parte del cluster di cui io sono membro, per cui lascio la parola immediatamente
al dottor Lunetta, prego. Grazie Jacopo, spero che lo schermo si veda. Si vede perfettamente.
Ottimo. Ovviamente ringrazio il professor Palazzini, il professor Ambrosio e l'ingegnere De Capitani per questa opportunità che alla fine un po' si integra con le relazioni che abbiamo appena sentito, che sicuramente sono relazioni estremamente importanti e che ci aiutano anche a collocare oggi dove sta andando la medicina fondamentalmente.
Io mi focalizzerò su questi due progetti, ma questi due progetti che ha citato Jacopo, in realtà, dietro hanno un percorso che nasce nel 2008, quando l'iniziativa dei pazienti affetti da malattie neuromuscolari, in particolare quelle tre patologie così gravi,
decisero secondo un concetto di empowerment di costruire una fondazione chiamata fondazione
serena che ha generato il primo centro clinico multidisciplinare riabilitativo dedicato a loro
ai pazienti con malattie neuro muscolari era una sfida che è stata colta da regione lombardia e
che ha poi anche aiutato nella realizzazione della sede in particolare ospedale riguarda
E da lì si è aperto un filone che ha portato sicuramente il centro clinico Nemo a essere considerato tra i centri neuromuscolari oggi impegnati sia nella presa in carico che nella ricerca delle malattie neuromuscolari.
Non si parla di centro clinico NEMO se non si parla di staff multidisciplinare ed è una multidisciplinarietà che cresce in funzione delle esigenze.
La grande sfida di NEMO è quella di affiancare al paziente ogni competenza che può in qualche modo essere utile nel suo percorso di cura o nel suo percorso anche di vita.
Ecco perché nasce a questo punto nel 2018-19 l'esigenza di creare un hub tecnologico che potesse in qualche modo andare a costruire un percorso di high tech innovation applicata alle malattie neuromuscolari.
Fondamentalmente poi con queste finalità, cioè quella da una parte di creare dei percorsi di R&D tecnologici, da poi testare, applicare e sviluppare insieme ai pazienti neuromuscolare, fare trasferimento tecnologico e essendo dal punto di vista giuridico un SRL la possibilità di poter registrare e gestire patent e poi un'attività di consulting e di training nei vari settori
in cui NemoLab piano piano si sta introducendo. Quindi possiamo definire una strategia di open
innovation del centro clinico Nemo, ma è una strategia che non può vivere da sola, è una
strategia che si identifica in nove tipologie di tematiche di high tech development, ma questa
Quest'attività si può solo svolgere insieme a dei partner e dei big player, big player in ambito sia istituzionale, accademico, da qui nasce la proficua interazione con il cluster TAV, con i PCB, con stima del CNR, così come partner commerciali,
che ovviamente sono interessati nello sviluppo delle tecnologie che poi andranno a essere sviluppate all'interno di Nemo, ma così come Big Company, Google Italia, uno dei partner che sta facendo un co-design di un'area di Nemo Lab proprio dedicata alle soluzioni di vita abitativa, quindi tutto quello che riguarda la casa del futuro, la casa del paziente con alta complessità motoria.
E' così come un partner industriale, appunto come Tecnopro. Nemolab si colloca in stretta vicinanza col centro clinico Nemo, proprio perché deve diventare una sorta di facilitatore del percorso, per cui quello che è il bisogno raccolto all'interno del centro clinico viene poi trasferito nel laboratorio per poter essere sviluppato e quello che viene sviluppato nel laboratorio poi a quel punto viene trasferito nel centro clinico.
Il centro clinico NEMO che nacque nel 2008 a Milano ma che oggi vede otto sedi distribuite in sette regioni italiane quindi inizia a diventare una realtà di interesse nazionale e che a sua volta poi ha relazioni internazionali con tutta una serie di altri centri all'avanguarda dedicati alle malattie neuromuscolari.
popolare. NemoLab alla fine fa da trade
union tra quello che è l'ospedale, quindi
i centri clinici, quello che sono appunto
i bisogni del paziente e poi tutto
quello che è, diciamo, utile per gli
high-tech specialist per poter generare
idee, per poter generare soluzioni. Nello
specifico della relazione mi concentrerò
su questi due progetti, OrtoLab e Nia,
ma andremo nel dettaglio, qualunque progetto perché possa funzionare deve avere un team, è un team che sia anche più multidisciplinare, nel caso di OrtoLab l'obiettivo è quello di creare le ortesi del futuro,
E allora da qui nasce la proficua interazione tra i clinici, tra i coloro che sviluppano materiali, ma anche il partner industriale come Ortopedia Castagna, così come il partner industriale Riatlas per tutto quello che riguarda l'IoT e tutto quello che può eventualmente essere inserito all'interno delle ortesi,
e con la supervisione ovviamente di istituzioni accademiche come il Politecnico e il CNR, in particolare il PCB, per lo sviluppo dei materiali.
Questi sono un esempio di attività che si svolgeranno all'interno di Ortolab, quindi la creazione di ortesi sia innovative nei materiali che le costituiscono ma anche innovazione sul modo con cui queste ortesi vengono costruite.
Dall'altra parte la possibilità di affiancare al concetto statico che ha un'ortesi un concetto dinamico che può essere quello della tecnologia smart che possa in qualche modo implementare le funzioni ma anche le informazioni che io posso raccogliere da un'ortesi statica.
L'altro progetto nasce da un altro ambiente di NemoLab che è Smarelli Innovation Lab, è proprio un ambiente dedicato a tutto quello che è l'IoT e tutto quello che vuol dire la telehealth e la sanità del futuro.
E purtroppo l'emergenza Covid ha in qualche modo dimostrato quanto questo tipo di tecnologia, questo tipo di innovazione sia fondamentale anche per tenersi al sicuro sia noi operatori ma anche i pazienti.
Anche qui non si fa un progetto senza un buon team, un buon team che è anche qui multidisciplinare con tre ambiti, quello di Nemolab con parte tecnologica e clinica, quello del partner industriale, in questo caso Riatras, che è un partner industriale dedicato allo sviluppo di soluzioni di telehealth e dall'altra parte l'interazione con il CNL.
A questo punto per introdurre il progetto NIA volevo raccontarvi una storia che nasce dal Medicine by Design, questa combining che ormai deve esserci tra pazienti, clinici e ricercatori per creare una medicina del futuro.
Questo è un articolo del 2015 che fondamentalmente ipotizzava nel 2040 la storia di una donna che attraverso il suo smartwatch si collegava al proprio medico, a sua volta questo smartwatch collegato con una soluzione health sul suo smartphone che gli ricordava magari di muoversi un po' di più,
e dall'altra parte la possibilità che l'oncologo, una volta che riceveva il risultato dell'istologico, potesse interagire direttamente con Jane per discutere insieme del risultato dell'esame.
E qui veniva sottolineato, 5 anni fa, come nel 2040, questo poteva essere lo sviluppo della medicina.
Forse possiamo arrivarci un po' prima, ed è qui che nasce Progettonia,
un progetto che, come vedete, è all'interno in questo momento di un accelerator,
che è appunto l'open accelerator di Zambon, che ci sta sicuramente aiutando nella crescita,
anche nella cultura imprenditoriale, nella cultura del go to market e nasce il progetto NIO da una consapevolezza. Se ci focalizziamo sulle patologie neurodegenerative, che quindi include sia le malattie neuromuscolari ma anche altre patologie importanti del sistema nervoso, oggi abbiamo dei grossi numeri, ma grossi numeri che andranno a raddoppiarsi nel prossimo futuro.
numeri che per la cronicità, progressività e l'impatto che hanno sul sistema sanitario
si traducono anche in grossi costi, questi sono solo i costi diretti, quindi per le cure
prestate ai pazienti non tiene conto questa cifra dei costi indiretti legati alla perdita
di produttività dei pazienti stessi. Sono patologie tutte e quante accomunate da una
cronicità ma una cronicità che varia nel tempo, quindi con il rischio di andare incontro
ha delle acuzie che possono
portare il paziente ad un'ospedalizzazione
magari anche non voluta
pensate in questo momento in tempi di
covid il dramma che stanno
inventando questo tipo di pazienti
che spesso si tengono il problema perché
hanno paura di andare in pronto soccorso
dall'altra parte il fatto è che
sono eterogenee ma non solo
le patologie tra di loro
ma all'interno delle singole patologie
neurodegenerative c'è un'eterogeneità
che è quella che poi è il fattore limitante
per la conoscenza della malattia, la scoperta di trattamenti e i percorsi di cura.
Ecco che forse l'utilizzo opportuno di strumenti digitali in qualche modo possa aiutarci a avere un monitoraggio molto più attento nel prevenire le complicanze
e dall'altra parte ottenere quei biomarcatori digitali che ci consentano di conoscere la malattia, personalizzare le cure e ottimizzare l'approccio assistenziale.
Cosa c'è sul mercato oggi? Sicuramente grandi soluzioni per l'elderly people, non specificatamente pazienti neurodegenerative,
o soluzioni che sono dedicate a specifiche patologie neurologiche, ma su specifiche funzioni, wearable device per il gait, ma solo per il Parkinson,
insomma wearable device per le crisi
commerciali ma solo per l'epilessia
questo ovviamente rende
la fruibilità, la scalabilità
e la diffusione della soluzione
a volte difficile. Ecco perché
l'idea che
abbiamo sviluppato insieme al nostro partner
industriale di Atras è quella di una
soluzione che parta
da un wearable device
che raccoglie parametri vitali
una soluzione che si sviluppa
all'interno di uno smartphone che raccoglie
questi parametri ma in più dove il paziente può interagire andando a identificare i suoi
bisogni sui sintomi ed è in contatto attraverso questa applicazione col suo medico medico che
dall'altra parte ha una sua diciamo banca date comunque una sua dashboard che a sua volta grazie
a un sistema di intelligenza artificiale di livello 3 ha la possibilità di avere degli
degli alert e dei sistemi di priorizzazione delle problematiche che avvantaggia l'attività del medico
e in ultimo un sistema di videoconsulting.
Quindi quello che veniva descritto come qualcosa del 2040 in realtà è quello che abbiamo cercato di sviluppare.
È ovvio che nessuna soluzione di questo genere può essere tale se non ha quegli standard di sicurezza
che ovviamente è indispensabile avere perché possa essere fruibile.
Dall'altra parte, questo è un dettaglio del sistema di intelligenza artificiale che è il cuore pulsante della soluzione, quindi come dicevamo un sistema di alert per le early detection di situazioni problematiche,
un sistema di generazione di digital biomarker che potranno essere correlati con i dati clinici che vengono raccolti dal paziente e dall'altra parte quello di cercare di fare un combining tra più parametri in modo tale da capire anche l'interazione dei singoli parametri.
ovviamente si spera che questo possa essere un beneficio per i pazienti
per un sistema che possa in qualche modo essere telorizzato per le patologie degenerative
possa implementare anche l'engagement e la consapevolezza del suo percorso di cura
da parte del paziente ma soprattutto benefit per il clinico
che ha la possibilità di sfruttare al meglio quello che oggi la tecnologia può offrire
Per anche in qualche modo ottimizzare quel tempo che sta diventando sempre più critico e vi parla, come vedete dalla divisa, uno dei principali problemi che oggi abbiamo è quello di ottimizzare le nostre risorse temporali perché possiamo da una parte essere presenti sul paziente ma dall'altra parte anche cercare di portare avanti un percorso di offerta al paziente che possa essere sempre più avanzato.
Ma anche il beneficio per le istituzioni, perché razionalizzare gli accessi in ospedale o le risorse ospedaliere sta diventando indispensabile, a maggior ragione oggi, nella situazione pandemia che stiamo vivendo.
Quindi questa è l'ultima slide, volevo ringraziare come detto all'inizio le persone che mi hanno invitato, ringraziare non solo per questo momento di oggi ma perché se oggi Nemo Lab esiste, se oggi Nemo Lab è una realtà che inizia a generare dei progetti tangibili lo può fare grazie a dei partner importanti
e l'ingegneria di Capitani e tutto lo staff che ruota attorno all'ingegneria di Capitani e all'ingegneria di Marco Sacco, sicuramente sono due figure che stanno contribuendo in maniera significativa alla realizzazione di questo progetto. Grazie.
Grazie dottor Lunetta che tra l'altro ha spaccato il minuto quindi ancora più apprezzabile al di là dei contenuti assolutamente di valore, molto interessante come quelle condizioni abilitanti che aveva identificato il professore Andreoni nella precedente presentazione si siano riviste come elementi fondanti e quasi strategie proprio di design della realtà che lei ci ha presentato sia in termini di Memo Lab che proprio nei progetti.
Quindi a questo punto, lasciando poi tutta la discussione in fondo, ripasserai la parola all'ingegnere De Capitani e a Cristina che presenterà il prossimo speaker.
Grazie mille, grazie a tutti. Sicuramente in ottica di sottolineare ancora l'importanza delle collaborazioni per ottenere risultati efficaci e ottenerli in modo efficiente il tema della multidisciplinarietà dentro un istituto, nell'ambito del singolo istituto ente e poi nell'ambito delle partnership che si creano è assolutamente importante.
Con la prossima relazione torniamo nell'ambito di un ente di ricerca e orgogliosamente è il PCB, quindi è quello con cui ho l'onore di collaborare, sono colleghi di cui sono molto orgogliosa di presentare, di averli coinvolti.
Di fatto questa relazione riporta un po' il tema anche su tematiche che toccano direttamente o possono toccare direttamente i chirurghi che sono il target primario di tutto il congresso, diciamo, oltre ovviamente che questa sessione è aperta e poi è dedicata anche al target AICO che è sicuramente un altro partner storico importante.
Quindi vi dicevo, con orgoglio presento sia Ugo D'Amore che Alfredo Ronca, sono ricercatori di PCB,
entrambi ingegneri materiali, entrambi hanno passato un anno, grazie a un programma Marie Curie,
all'Università di Sichuan, proprio per sviluppare un idrogel a base di acido ialuronico modificato,
di cui ci acceneranno i loro temi di ricerca la relazione focalizzata sull'ingegnerizzazione di
tessuti e quindi le parole chiave che evocano sono quelle di biomateriali rigenerazione e
stampa 3d per fare per fare scatto sono temi che ci può possono portare molto lontano e
ti abbiamo chiesto di come dire di targettizzare l'intervento ma sicuramente o nel giro di domande
o visto che questa è l'occasione poi per creare nuovi collegamenti si potrà sicuramente aprire
il tema quindi adesso passo la parola ad alfredo e poi in cascata sarà una relazione a due mani
quindi a lungo grazie mille grazie per la presentazione e buongiorno a tutti quello
che andremo a presentare oggi è un po un diciamo un overview su il concetto di ingegneria di tessuti
e di rigenerazione di un organo. Aspetta un attimo, si vede la presentazione? Ok, allora facciamo
prima un salto indietro, un bel salto indietro e arriviamo fino a 2000 anni prima di Cristo. Perché?
Perché già gli antichi egizi si erano posti il problema di come ristabilire la funzionalità di
un organo che poteva essere in qualche modo danneggiato e questo l'abbiamo capito analizzando
alcune mummie in cui erano stati trovati per esempio in alcun caso una luce di cuore e in
altre addirittura un chiodo di 23 cm che era stato messo nel ginocchio evidentemente per
immobilizzare il ginocchio a seguito di un trauma. Questo era quello che è stato fatto in passato,
se ora facciamo un rifatto in avanti e arriviamo al presente, cioè al fatto di 4000 anni, a che
punto siamo oggi nella sostituzione di un organo danneggiato? Attualmente quello che viene applicato
è un concetto riparativo. Che cosa significa? Che si creano dei dispositivi, delle protesi,
che devono andare a sostituire quello che l'organo ha danneggiato. In particolare qua
noi possiamo vedere quelli che sono una protesi di ginocchio, una protesi d'anca,
una protesi di disco intervertebrale, però questo è sempre un approccio sostitutivo,
nel senso andiamo a creare qualcosa che deve mimare la funzionalità dell'organo da sostituire.
Ma quali sono le principali problematiche da affrontare in un momento in cui non dobbiamo sostituire un organo danneggiato?
Deve essere una sostituzione strutturale, deve strutturalmente sostituire quell'osso,
ma deve essere anche una sostituzione che può essere biomeccanica, di funzionalità biologica e di attività biochimica.
Quindi lo standard attualmente qual è?
O utilizzare degli impianti, quali possono essere appunto le protesi, che provano dei problemi.
Il primo è la biocompatibilità, la maggior parte sono fatte in metallo o in altri materiali e non hanno un'ottima biocompatibilità con quello che è il corpo umano e poi hanno delle proprietà, tutto dal punto di vista meccanico, ma anche biologico e biattivo, molto differenti da quello che è il tessuto da sostituire.
Un altro standard attualmente qual è? È il trapianto. Prendo pezzi di altri tessuti da parte del corpo e vado a sostituire quelli che sono stati danneggiati.
Il problema è che si può avere un rigetto soprattutto se il tessuto o l'organo viene da un donatore. Ci può essere un grandissimo problema di trasmissione delle malattie, ma soprattutto attualmente la domanda è molto superiore a quella che è l'offerta.
E in questo ambito che da una vicina d'anni si è venuto a creare il concetto di ingegneria di tessuti. Sono state date tante definizioni dell'ingegneria di tessuti, una combinazione di cellule, materiali e metodi di ingegneria per creare dei sostituti che possano andare a rigenerare quello che è l'organo danneggiato.
Se vogliamo dirla proprio in parole povere, l'ingegneria dei tessuti è il concetto di utilizzare cellule di un paziente per creare un tessuto, un organo artificiale che però abbia tutte le funzionalità biologiche, meccaniche, biochimiche di quello che deve essere andato a sostituire.
Quindi l'ingegneria dei tessuti è un approccio completamente interdisciplinare in cui vengono a confluire la scienza dei materiali, l'ingegneria, la biologia cellulare, la biofisica e questo per creare un programma in diversi step che partendo dalle stazioni delle cellule e dal paziente, come possiamo vedere qua nella figura, queste cellule vengono isolate ed espanse,
Dopodiché queste cellule vengono impiantate su uno scaffold e alla prossima diapositiva capiremo che cos'è questo scaffold. In questo scaffold attraverso azioni biochimiche, biologiche, meccaniche viene fatto ricrescere in vitro il tessuto da rigenerare e dopo questo neotessuto viene impiantato in modo da avere esattamente le stesse funzionalità di quello da sostituire.
Ho detto la parola scaffold, ma che cos'è uno scaffold? Tradotto dall'inglese scaffold significa scaffale, perché lo scaffold è una struttura porosa all'interno di cui le cellule devono aderire, proliferare, sentirsi l'una con l'altra e creare il nuovo tessuto.
quindi a delle proprietà che deve da delle proprietà come le possono essere proprietà
strutturali lo scatto deve essere voloso i fori devono essere interconnessi e deve avere delle
proprietà meccaniche adatte a quello che il tessuto a sostituire deve avere dei requisiti
biologici le cellule quando incolorisano lo scatto devono sentire determinati segnali più
più attivi che possono essere ottenuti anche attraverso modifiche chimiche della superficie
per poter proliferare ma soprattutto differenziare verso quello che è la linea cellulare di
nostro interesse, cioè la linea cellulare dell'organo che noi dobbiamo andare a sostituire.
Quindi, volendo riassumere, uno scaffold deve essere più compatibile, più adulto perché
deve essere accettato e riconosciuto dal corpo, deve essere più degradabile perché
Perché l'idea qual è, a differenza dell'approccio protesico, che lo scaffold, mano a mano che le cellule colorizzano e formano il mio tessuto,
si deve degradare e alla fine scomparire, non deve più rimanere perché noi dobbiamo creare un neo tessuto.
E ovviamente deve avere delle proprietà meccaniche, chimiche e morfologiche per permettere questo processo.
Ma una volta che io devo progettare uno scaffold, da dove parto? L'ingegnere da dove parte? I punti di partenza sono due. Che biomateriale devo utilizzare, che tecnica di processo per processare questo materiale?
Materiali abbiamo un'ampia gamma di materiali che possono essere utilizzati, andiamo dai materiali organici sintetici, per esempio i poliestri che molto volgarmente sono la plastica, i polimeri, fino a materiali inorganici, polimeri naturali di origine naturale,
come per esempio può essere il collagene, se ne parla tantissimo attualmente, fino a materiali inorganici come può essere un esempio l'idrossiapatite, che è una delle cose che noi utilizziamo per la rigenerazione del tessuto osseo.
Ovviamente questi materiali possono essere combinati tra loro per avere materiali compositi, delle blend sintetiche naturali, o materiali compositi appunto come un polimero o un poliestere associato con dei calcio fosfati come le rosse apetite.
Ok, io ho scelto il mio materiale, però devo scegliere poi qual è la tecnica per realizzare questo scaffale.
Storicamente esistono due tipi di tecnologie, le tecnologie convenzionali e il rapid product.
Questo vuole essere un po' un escursus di quelli che sono stati i biomateriali all'interno dell'IPCB
e proprio qua si può vedere chiaramente come si è passati da un approccio sostitutivo
nei primi anni 90 in cui fu realizzata
una protesi incomposita a base di fibra
di vetro fino a un approccio
rigenerativo che è quello
che io insieme al
dottor Damoretta e tutti gli altri colleghi
stiamo cercando di portare avanti
sotto la sopravvisione delle questioni
androse che è questa creazione
di chiamiamolo un bioink
un bioink è un materiale
in cui ha un polimero naturale
vengono associate delle cellule
e con questo materiale
si cerca di ricreare
l'organo da sostituire. Mentre per quanto riguarda le tecnologie, faccio giusto un rapido esempio per
far capire qual è la differenza tra una tecnologia convenzionale e una tecnologia di capito reale.
Le tecnologie convenzionali, ad esempio, possono essere, questo è un esempio che è quella del
phasing version particolare switching. La parola sembra difficile, ma il concetto è molto molto
facile. Io devo creare una struttura porosa. Ecco come posso fare. La cosa più semplice è prendere
una soluzione polimerica. All'interno di questa soluzione polimerica vado a mettere dei cristalli
di sale o anche dei cristalli di zucchero. Questo mix lo metto in acqua e alla fine i cristalli di
sale e zucchero verranno riscivati e per questo otterrò una struttura porosa esattamente come
quella di cui ho parlato durante lo scaffold. Qual è il problema di queste tecniche? Queste
tecniche hanno il problema che è difficile controllare i parametri in modo puntuale come
come la porosità, è difficile controllare la dispersione degli agenti porogeni e poi ci sono dei problemi a livello di proprietà meccaniche o residui di particelle all'interno dello scappo che possono dare problemi in fase di rigenerazione.
Ecco perché qua arrivano le tecniche di prototyping.
Le tecniche di prototyping, anche queste ormai stanno ampiamente sul mercato, se ne parla tantissimo, è la possibilità di passare da un disegno virtuale realizzato al CAD a un oggetto in 3D attraverso una stampante.
Qual è il vantaggio? Io progetto lo scaffold direttamente al computer, ho eccellente riproducibilità, se faccio 100 scaffold saranno 100 scaffold esattamente identici l'uno all'altro, posso controllare in maniera molto più puntuale anche le proprietà meccaniche, la velocità assolutamente è interponessa ed è anche molto più facile modellizzare.
Prima ancora che io vado a realizzare questo scafo, io posso modellizzare quelle che sono le sue proprietà meccaniche, fluidodinamiche, con tutta una serie di vantaggi per il prodotto finale.
Esistono tante tecniche di rapid prototyping, non mi voglio soffermare, basta pensare che in base al materiale che viene utilizzato per realizzare la struttura finale,
abbiamo tecniche che partono da materiali liquidi, come l'asservitografia,
tecniche che partono da polvere, come il Selective Buzzer Synthetism,
e tecniche invece che è una di quelle più diffusa, che parte da un solido,
che è quella del Fuse Deposition.
Fino ad arrivare a quelle che sono le tecnologie di 3D Bioprinting,
che sono le tecnologie che stanno alla ribalta degli ultimi 5-6 anni,
in cui io vado a combinare un polimero naturale con delle cellule
e vado a stampare direttamente le cellule con il materiale, quindi ora non si parla neanche più di rigenerare l'organo, ma di stampare direttamente un organo con una di queste stampanti.
E questo è un po' il processo che si segue nella tecnologia di prototyping in cui partendo da una scansione 3D del paziente si va a modellizzare quello che è l'ordano da sostituire, si va a stampare l'ordano da sostituire che poi verrà coltivato attraverso una serie di stimoli meccanici e biologici in un bioreattore e poi questo costrutto viene impiantato nel paziente.
Un po' con quello che avevamo descritto per il teaching engineering, però con l'approccio del rapid programming. Nella prossima slide, ora passo la parola al mio collega il dottor Damora, si andrà a fare proprio un esempio pratico di quello che è stato uno dei nostri lavori durante questo periodo. Prego.
Buongiorno a tutti, grazie Cristina, grazie Alfredo, grazie a tutti per l'organizzazione.
Come diceva Alfredo, vi farò fare un viaggio attraverso le nostre attività in laboratorio
e vi mostrerò i risultati conseguiti anche nell'ambito di un progetto europeo,
un Horizon 2020 che ci ha visto coinvolti in Cina, come diceva precedentemente l'ingegnere De Capitani.
In particolar modo ci siamo occupati presso la Sichuan University di Chengdu
delle modifiche chimiche di un materiale, l'acido aeronico,
e poi abbiamo avuto anche la fortuna di svolgere, di vedere con i nostri occhi anche un primo studio pilota
e quindi su produzione media scala, presso invece un'azienda che è la MedPrint,
leader mondiale del 3D printing. Vabbè, perché l'acido ialuronico? Perché comunque è un materiale
ampiamente presente nella matrice extracellulare, perché è coinvolto in molti processi biologici,
anche come per esempio la riparazione delle ferite, la morfogenesi, perché permette ai tessuti
connettivi di mantenere la propria elastoviscosità, perché altamente biocompatibile e biotegradabile,
Tutte queste proprietà lo rendono adatto a creare un environment self-friendly, che piace alle cellule, tuttavia però l'elevata velocità di degradazione, così come l'elevata solubilità a temperatura ambiente, ne limitano l'applicazione come biomateriale per l'ingegneria dei tessuti.
Se pensiamo alle proprietà meccaniche, in particolar modo alle proprietà viscoelastiche, queste sono una limitazione se pensiamo alle tecnologie di 3D printing.
E quindi è necessario effettuare delle modifiche chimiche di tale materiale. Tra tutte le modifiche chimiche negli ultimi anni certamente i gruppi di ricerca si stanno focalizzando sulle tecniche di fotoreticolazione, cioè come vedremo più avanti delle tecniche che permettono di ottenere una struttura con proprietà meccaniche migliori, con velocità di degradazione ottimizzate e controllate,
quindi solubilità temperatura ambiente, attraverso l'utilizzo di un fotoniziatore e mediante l'utilizzo di luce UV, ultravioletta o visibile.
In particolar modo, su questa slide andrò molto velocemente, ci siamo occupati della modifica di acido iononico
mediante reazione con anidride metacrilica, così come anidride maleica, per ottenere rispettivamente acido ionico metacrilato e maleato.
solo utilizzato da un comportamento ok facciamo solo scusate ok variando
portamenti i parametri di reazione quindi rapporti tra l'acido ironico e
E' possibile quindi, variando questi parametri, ottenere un ampio ringio di materiali che variano tutti per la capacità di cross-linkare e quindi ad essi corrispondono anche materiali con proprietà meccaniche variabili.
Infatti è possibile ottenere materiali in cui potete ammeccare meccaniche che variano dai pochi kPa fino a centinaia di kPa.
Quindi in questo modo è possibile crostilincare, quindi fotoriticolare il gel, come dicevo, attraverso l'utilizzo di un fotoniziatore e luce ultravioletta,
come vedete nell'immagine, l'hydrogel come appare allo stato wet e come appare invece nello strato dry.
Ottimizzate quindi le proprietà di tali materiali è stato possibile anche printarlo attraverso
tecnologie di bioprinting accoppiando quindi il bioprinting anche alla tecnologia di
fotocrossi linking e vedete quindi l'immagine dello scaffold quindi della struttura con le
proprietà come descritte dal freddo quindi con porosità talmente totalmente interconnesse e
come vedrete anche dall'immagine quindi al microscopio elettronica a scansione una
una porosità di circa 700-800 micron che anche adatta alla colonizzazione delle cellule
e anche al flusso quindi di ossigeno, di metaboliti e le sostanze di rifiuto.
Ecco quindi qual è l'applicazione.
Abbiamo pensato quindi all'applicazione di contestualizzare anche il nostro materiale
e pensando quindi allo sviluppo di un modello di intestino mediante l'utilizzo di tecnologie di 3D printing.
Perché l'utilizzo di un modello di intestino?
Ebbene, non solo per approcciare le problematiche di rigenerazione, per esempio, del tessuto dell'intestino tenue, ma anche alla possibilità di realizzare delle vere e proprie piattaforme, quindi biotecnologiche, quindi veri e propri modelli in vitro, per studiare, per esempio, in vitro l'effetto di farmaci oppure di biocomposti su comunità, per esempio, microbiche e sullo sviluppo, per esempio, di cerchia di reazione probiotica.
E' chiaro quindi che dobbiamo sempre tenere in mente quella che è l'anatomia, la morfologia strutturale e funzionale del tessuto di riferimento, che come sappiamo è caratterizzata anche dalla presenza di numerose pieghe e di estroflessione i villi.
E quindi se consideriamo l'anatomia del tessuto e quindi la sua parete, possiamo pensare di progettare, abbiamo progettato una struttura tubolare multistrato in cui ogni strato, quindi ogni layer, è caratterizzato dalla presenza di uno specifico materiale per simulare quella che è la mucosa gastrica, quella che è la tonaca muscolare e quella che è la tonaca serosa.
e quindi il primo layer, la mucosa, la sottomucosa, abbiamo pensato di utilizzare un interpenetrato,
quindi un nitrogel a base di politenglicola e di acrilato e di acido irononico modificato.
Inoltre questo materiale potrebbe anche essere funzionalizzato con dei specifici ormoni o peptiditi,
per esempio come il GLP2, Glucon-like peptide 2, che controlla invece la proliferazione,
la velocità di proliferazione e la dimensione dei villi.
Il secondo strato è muscolare, che è lo strato di muscoli che permette la movimentazione del cibo, che a volte è divisibile in altri strati, longitudinale, circolare ed obliquo, potrebbe essere assimilato ad un materiale che è il collagene.
Il terzo strato invece con proprietà ottimizzate di ossigeno, quindi permeabilità all'ossigeno, invece con un termoplastico, un polimero TPU, quindi un poliuretano termoplastico.
Ecco quindi il nostro disegno CAD, in cui vedete la struttura multistrato ad anelli concentrici, in cui la mucosa gastrica è anche realizzata tenendo in considerazione la presenza dei villi intestinali.
E vedete appunto un'analisi con una caratterizzazione morfologica al microscopio di tonica scansione in cui vedete appunto la presenza di villi così come l'organizzazione fibrillare del collab nella zona muscolare.
Ovviamente studi futuri sono mirati invece allo studio della biocompatibilità di questi materiali e si potrebbe anche pensare di sfruttare la tecnologia di 3D printing anche per processare quindi il materiale con specifiche e specifiche linee cellulari e strato dopo strato.
Grazie a voi per l'attenzione.
Grazie, grazie mille Ugo, molto interessante, grazie Alfredo e poi in particolare soprattutto la parte che richiama gli intestini e di cui conseguenza tutto quello che poi si lega anche a tutto il mondo del microbiota e quindi tutti i temi che ci ha sfidato il dottor Baffi.
Peraltro penso che sia in fuga perché deve andare a concorso, giusto? Giuseppe hai il microfono?
Grazie, grazie ancora, alla prossima.
Grazie mille, poi ci rivedremo con le registrazioni per interagire. Grazie ancora e a questo punto passo subito la parola all'ingegner Nocco che è responsabile dell'ingegneria clinica della SST dei Sette Laghi di Varese e ho l'occasione di fargli complimenti in pubblico in riservate dirette che gli ho già fatti.
Infatti, essendo un amico, in realtà è appena stato eletto come presidente dell'Associazione Italiana Ingegneri Clinici, era già vicepresidente, quindi assolutamente coinvolto e attore del grande percorso di crescita istituzionale e professionale che hanno fatto gli ingegneri e l'associazione in questi ultimi anni.
E quindi anche il loro congresso di fatto è diventato quasi uno dei congressi o il congresso dell'anno che riunisce veramente multidisciplinarità e una amplissima parte di fornitori, di servizi, device medicali e infrastrutture. A te la parola, grazie Umberto, grazie di esserci.
Grazie Cristina, grazie dell'invito. Effettivamente la sfida che ho raccolto è stata abbastanza impegnativa, sarà impegnativa, una settimana non ho riuscito a capire realmente cosa bisogna fare a fare il presidente di un'associazione, però in realtà bisognerà lavorare anche con tutti i colleghi.
Sono onorato di essere stato coinvolto in questo convegno che ormai è già qualche volta che ho frequentato dal vivo in realtà e quindi questa è la prima versione virtuale.
come sempre i contenuti sono di altissimo livello
mi sento un po' load one out
nel senso che a fronte di tutto questo mondo di ricerca
abbastanza avanzata
arrivare a parlare del ricepimento dell'innovazione in ospedale
mi sembra un po' di fare un mezzo passo indietro rispetto al futuro
d'altra parte noi siamo negli ospedali
anche come ingegneri clinici di derivazione
ingegneri biomedici
Quindi è necessario tenere conto anche di questo aspetto. Giusto una conferma se si vedono le slide perché io non ho la percezione di questa cosa, dopodiché vado con la mia presentazione.
Allora, come viene recepita l'innovazione in ospedale? Mi sono ritrovato su un po' di concetti espressi dal dottor Banfi all'inizio, mi dispiace che sia andato via perché un confronto poteva essere interessante.
Diciamo che, allora, cos'è l'innovazione? Il dizionario Euply dice l'azione è il risultato dell'innovare e dell'innovarsi, vabbè, poco utile. Novità, un'innovazione che appariva necessaria, quindi cominciamo a introdurre un concetto di un qualcosa che non c'era.
In realtà l'innovazione da un certo punto di vista non è solo questo, nel senso che se noi proviamo a dividere un ideale spazio cartesiano tra soluzioni e bisogni in quattro quadranti ci ritroviamo con questi quattro concetti che fanno comunque riferimento all'innovazione.
E se dobbiamo andare a mettere degli esempi proprio iconografici su alcuni di questi quadranti, sicuramente il concetto del telefonino inteso come smartphone è stata un'innovazione che ha modificato un qualcosa che c'era già, perché il telefonino ce l'avevamo già ormai da qualche anno,
che poi attraverso un'innovazione incrementale, quindi sono fermato solo forse alla versione 6, mentre adesso dovrei allungare la slide di un po', in realtà ha portato all'oggetto che conosciamo oggi in un tempo più o meno finito.
Questa cosa corrisponde a bisogni nuovi o no? Boh, lasciamo a qualcun altro il giudizio.
Dopodiché ci sono le cosiddette disruptive innovation, qui ho messo l'esempio della catena di montaggio di Ford, proprio a indicare questo concetto.
Gli altri due aspetti che mi interessa rilevare, perché poi magari non passano però, sono da tenere come retropensiero se vogliamo andare a considerare l'introduzione dell'innovazione tecnologica in un ospedale, appunto uno è il discorso della disruptive innovation che tradotta in italiano vuol dire innovazione distruttiva.
Noi forse abbiamo sempre un elemento positivo nella disruptive innovation, mentre in realtà parte con una connotazione negativa, cioè un'innovazione che spacca e rompe il mercato precedente, lo interrompe e crea una nuova catena di valori.
Questo è un elemento interessante perché in sanità e negli ospedali soprattutto con i clinici si parla spesso di innovazione ma forse abbiamo una visione dell'innovazione un po' parziale e un po' limitata perché noi qui stiamo parlando di disruptive innovation quando cambiamo i valori, cambiamo le aziende, cambiamo i prodotti, le alleanze e i leader di mercato.
L'esempio della catena di montaggio secondo me è estremamente evocativo da questo punto di vista perché rende molto bene l'idea di un'idea di cos'era prima di quello la produzione delle automobili e cos'è stato dopo l'idea di Ford.
L'altro aspetto che è un po' meno devastante ma sicuramente interessante anche dal punto di vista della sanità, magari un po' meno della sanità pubblica che ha delle dinamiche completamente diverse, forse lo potrebbe essere un po' di più nell'ambito della sanità privata, però qui mi fermo perché non avendoci mai lavorato sarebbe stato interessante un confronto con il dottor Banti,
E' quello che Andrew Grove, che è il fondatore di Intel, aveva indicato come strategy inflection point, che in realtà è più che altro un punto nel tempo in cui la mia organizzazione è chiamata a modificarsi, perché altrimenti la prosecuzione della mia attività senza una modifica di quel modello porterebbe sostanzialmente all'insuccesso.
questo è un altro elemento interessante dal punto di vista dell'introduzione dell'innovazione
non è tanto innovazione in sé
quanto è la capacità di riuscire a capire qual è il momento utile
per andare a introdurre un'innovazione all'interno del mio sistema produttivo
ripeto, sempre andando a fare questa analogia
probabilmente un po' forzata perché io non sono totalmente d'accordo
tra sistema sanitario, alzenda ospedaliera e sistema produttivo.
Però il concetto è che se si vuole continuare a prosperare al di là di questo punto strategico di inflessione,
mi devo muovere prima, quindi devo adattare la mia struttura anche organizzativa
per far fronte a quello che potrà succedere, un po' di forecast e di visione del futuro di Sfera di Cristal.
Allora, un passaggio in più, mi piace questa definizione di tecnologia che non è semplicemente l'oggetto fisico che ci consente di fare qualcosa, cioè lo attacco a un paziente e ottengo un numero, scusate la banalizzazione, ma è l'utilizzo delle conoscenze e competenze organizzate nella forma di device, medicine, vaccini, procedure, sistemi sviluppati, quindi anche processi per risolvere il problema di salute.
Quindi un approccio sicuramente multidisciplinare, un approccio che va verso il concetto di tecnologia della salute anche intesa come well-being, come accennava, non l'ha detto in questi termini ma penso di poter interpretare quello che diceva il professor Andreoni con il concetto di well-being.
e quindi un sistema molto complesso che non è l'oggetto scatola di metallo a cui siamo abituati a pensare
quando pensiamo a un'apparecchiatura elettromedicale.
Questa definizione non è mia, è della WHO, è stata ripresa a più volte anche nell'ambito del mondo del technology assessment
proprio perché tiene conto di tutte le variabili che costituiscono la tecnologia.
Un altro aspetto interessante è capire quale deve essere l'obiettivo per l'innovazione all'interno di una struttura sanitaria, perché l'ideale è che l'introduzione di qualcosa di nuovo, di innovazione intesa come qualcosa di nuovo, porti a un miglioramento in tutte queste cinque variabili.
questo ripeto è l'ideale dopodiché spesso e volentieri è sufficiente che il miglioramento
si veda in una di queste cinque non tutte e cinque in contemporanea perché l'innovazione
possa essere considerata efficace sicuramente deve avere un vantaggio dal punto di vista
clinico quindi maggiori funzioni prestazioni outcome efficaci effectiveness da un punto di
di vista organizzativo, perché io potrei averne un vantaggio nell'organizzazione del
reparto, nella gestione dei pazienti, prima qualcuno parlava di ridurre l'accesso dei
pazienti con la telemedicina all'interno delle strutture sanitarie, sicuramente un
aspetto manutentivo, quindi l'accessibilità che ci riguarda un po' più da vicino come
come ingegneri clinici, la parte logistica, quindi la movimentazione dei beni, dei materiali a supporto,
la logistica del dispositivo medico e quant'altro, e poi da ultimo, ma non da ultimo,
il discorso di razionalizzazione dei costi, qui ci si può rifare anche a quello che diceva Banfi all'inizio
sulla formula del valore di Porter, in cui comunque l'aspetto economico viene tenuto in considerazione.
queste la combinazione di queste di queste cinque variabili per esempio sono abbastanza convinto di
poter affermare stando in tema con il core del convegno del professor palazzini è quello che
ha portato la sala operatoria da questa a questa e quindi sicuramente la seconda ha in sé ha cercato
di tenere in conto tutti gli aspetti che ho elencato poc'anzi.
C'è da tener conto di una cosa però, l'innovazione in sanità che cos'è?
Vabbè, dato per scontato che la tecnologia è sempre più considerata la chiave dell'eccellenza,
bisogna ricordare che se le nuove tecnologie consentono di migliorare efficacia, sicurezza,
qualità della diagnosi, le terapie, eccetera, migliorano lo stato di salute.
È interessante il passaggio che faceva il professor Banfi relativo al fatto di misurare lo stato di salute del paziente anche nella sua totalità, quindi anche quando è uscito dall'ospedale non fermarsi all'evento clinico critico di quei, si spera, pochi giorni di permanenza all'interno della struttura sanitaria, ma in realtà è un'estensione del concetto.
però è oggettivo
secondo me
dobbiamo dare atto ed è oggettivo
che il processo di innovazione
in sanità è tipicamente incrementale
cioè se noi andiamo
a rivedere la storia soprattutto nel mondo
delle apparecchiature perché poi in realtà ci sono magari
altri ambiti in cui non è vero
nel mondo delle apparecchiature il percorso
in pochi casi è stato
disruptive
è sempre stato un percorso che ha
aggiunto alcune cose
a quello che c'era prima, le ha migliorate, le ha fatte funzionare meglio. Forse il Covid ci ha
costretto a essere un po' disattivi, cioè a introdurre nel nostro modo di fare sanità,
di gestire i pazienti, di gestire alcuni aspetti del paziente e del suo processo clinico con delle
tecnologie che non avevamo mai preso in considerazione. Però sarei tentato di dire,
ormai a qualche anno che faccio questo lavoro che se riesco a identificare faccio fatica una
vera innovazione di srappi l'introdotta in ospedale ne trovo almeno 250 di tipo incrementale c'è
qualcosa che funziona meglio di quello che avevo dire c'è una criticità nella valutazione
dell'innovazione in sanità che è il fatto che soprattutto il mondo dei dispositivi medici
è caratterizzato da una forza simmetria informativa cioè le informazioni che sappiamo noi che viviamo
all'interno dell'ospedale che dobbiamo recepire questa innovazione sono spesso mediate da chi
l'innovazione ce la propone che ha molte più informazioni di noi e quindi potrebbe in qualche
modo orientare la nostra scelta nell'uno nell'altro senso questo problema è risolvibile non sto
dicendo che sia una criticità è un punto di attenzione è risolvibile perché sicuramente
gli strumenti per andare a colmare questa asimmetria informativa esistono e il problema
essenzialmente è usarli e usarli in maniera efficace. Uno degli altri temi importanti secondo
me è il discorso di intercettare l'innovazione, questa è una curva abbastanza classica dell'andamento
nel tempo di un qualunque dispositivo, di un qualunque prodotto potrebbe essere. Noi abbiamo
due grandi strumenti che ci consentono anche a livello ospedaliero di intercettare e valutare
l'innovazione. All'inizio, alla nascita di questi nuovi dispositivi, possiamo usare quello che si
chiama Horizon Scanning, quindi tecniche strutturate e modellizzate per riuscire a capire quale sarà
Sarà effettivamente la penetrazione, l'efficacia e i vantaggi di una certa tecnologia, anche quelle che ci sono state presentate oggi ma vale per qualsiasi problema.
E poi il discorso del technology assessment, quindi andare a valutare durante il ciclo di vita del dispositivo, prima ovviamente che arrivi al punto di inflessione in cui effettivamente comincia a nascere qualcosa di nuovo, di alternativo, andare a valutare in questo periodo effettivamente tutti con dei parametri oggettivi gli elementi che ci possono portare a decidere se introdurre o non introdurre una nuova tecnologia.
Con un'attenzione però, nel grafico che ho riportato qua, la parte sotto, vedete che la curva è decisamente somigliante rispetto a quella che ho riportato a sinistra, con due differenze, il grafico sotto è quello dei farmaci e il grafico sopra è quello dei dispositivi medici.
Il grafico dei dispositivi medici si caratterizza per avere una durata nel tempo molto più breve, la vita media, il ciclo medio di un dispositivo medico anche dei più longevi è 2, 3, 4 anni, che non vuol dire che dopo 4 anni è da buttare, vuol dire che dopo 2, 3, 4 anni sicuramente è uscito qualcosa che l'ha migliorato.
Una versione 2, poi dopo un po' una versione 3, che fa qualcosa di più, fa qualcosa di meglio, lo fa in maniera leggermente diversa, magari non tale da determinare uno stravolgimento anche nell'attività del chirurgo, se stiamo parlando di sala operatoria o di qualunque altro clinico, ma certamente che porta anche a una richiesta e a una necessità di introdurre questo nuovo dispositivo.
Quindi il mondo dei dispositivi tra l'altro è caratterizzato anche dal fatto che l'utilizzo dei dispositivi porta alla possibilità di avere a disposizione dati sul funzionamento, sull'efficacia, sulla sicurezza che poi vengono utilizzati per migliorare il dispositivo e ottenere la versione 2 e la versione 3.
Questa roba non è così con i farmaci, che hanno un ciclo di vita simile dal punto di vista commerciale, ma molto più dilatato in termini di tempi, con un processo di introduzione sul mercato anche leggermente diverso da quello dei dispositivi.
Quindi, lo strumento che abbiamo è comunque quello della valutazione multidisciplinare, technology assessment, secondo i classici, qui sono cinque, se andate a vedere il core model delle UNETA sono un po' di più, ma il concetto di fondo è quello, i cinque domini concettuali, quindi un approccio multidisciplinare.
Dove sta il problema? Il problema è che finché io sto considerando tecnologia incrementale o consolidata abbiamo accesso e c'è disponibilità di dati di evidence based medicine su tutti gli ambiti della valutazione e quindi io ho una mole di dati spesso fine esagerata per poter andare a fare una valutazione dei dispositivi.
Il problema me lo pongo quando ho una tecnologia realmente nuova, una cosa veramente innovativa su cui non ci sono dati e quindi in questo caso, per esempio, può essere opportuno introdurre dei percorsi di verifica interna dei risultati o inventarsi qualche cosa per poter andare a verificare che questa innovazione sia effettivamente utile.
Perché spesso, proprio per il motivo che dicevo prima, cioè per la rapidità con cui questo nuovo dispositivo potrebbe essere soppiantato da un altro, potrei non avere il tempo utile a fare una valutazione secondo i criteri di evidence-based medicine e quindi alla fine trovarmi in ritardo rispetto all'introduzione di quell'innovazione specifica.
Speriamo tutti che l'avvio del nuovo regolamento con quello che richiama sia in termini di dimostrazione della conformità ai requisiti generali con le valutazioni cliniche sia con le valutazioni cliniche di follow up post commercializzazione possa essere di aiuto in questo ambito.
perché noi oggi con il vecchio regolamento ci troviamo spesso ad avere dispositivi marcati CE che poi vengono introdotti sul mercato in assenta di evidenza, questo non vuol dire che bisogna rallentare questo processo e attendere anni prima di avere tutta l'evidenza,
però sicuramente gli studi clinici e la valutazione post commercializzazione possono aiutare a metterci a disposizione tutti questi dati per fare le nostre valutazioni.
Due esempi di lavori che abbiamo fatto a Varese, questo l'abbiamo fatto l'anno scorso, riguarda un sistema di navigazione bronchiale,
quindi in realtà anche qua non è una cosa che non c'era prima, i sistemi di navigazione chirurgica sono sul mercato da almeno 15-20 anni.
Questo sulla navigazione bronchiale in realtà è stato introdotto qualche anno fa, su questo in effetti andando a fare una valutazione della letteratura è stata trovata una discreta quantità di letteratura che consente sia di andare a verificare la sicurezza, l'efficacia clinica, gli impatti sull'organizzazione eccetera,
Ma per esempio vedete qua che ad oggi non sono ancora stati condotti studi costo beneficio sui sistemi in questione e quindi la valutazione rispetto all'introduzione all'interno di una struttura sanitaria è inevitabilmente zoppa perché per quanto io possa aver verificato che dal punto di vista dell'efficacia è confrontabile con i sistemi tradizionali non sono in grado di dire se per esempio costa molto di più o costa molto di meno rispetto a un sistema Ebus o rispetto a qualche altra tecnica.
per effettuare lo stesso tipo di prestazione.
In questo caso, per esempio, abbiamo concluso la valutazione
suggerendo un'introduzione programmata
per acquisire dati di efficacia e efficienza
e impatto organizzativo.
Non ha la pretesa di essere uno studio
né di creare evidenza,
poi per carità uno ci può anche fare la pubblicazione,
però sicuramente mi consente di avere dei dati
un pochino più solidi che non la percezione
e il dialogo con il chirurgo
piuttosto che anche con chi mi viene a proporre questo dispositivo un esempio abbastanza simile
questo un pochino più vecchio per esempio l'introduzione del trattamento della vaporizzazione
della prostata con il laser in sala operatoria noi avevamo una storia di effettuazione di questa
attività con l'elettrobisturi e il morcellatore come vedete in realtà quando c'era stato
stato presentato il caso c'era un elemento che poteva essere contro
l'introduzione dell'utilizzo del laser cioè il fatto che ci fosse un costo
incrementale dovuto alla fibra ottica del laser ma c'era un elemento che
potenzialmente poteva essere interessante che era la riduzione della
degenza media a causa di minor sanguinamento e quant'altro e a parità di
drg perché la prestazione quella è e quella vale quindi il problema non è di
come la fai ma sono altri parametri anche qua non c'erano dati di evidenza e soprattutto non c'era
non avevamo evidenza del fatto che questo target dei tre giorni di esigenza media potesse essere
raggiunto quindi abbiamo chiesto perché in realtà scusate la leggenda la riduzione di
leggenda media mi consente da un lato di coprire i costi della fibra perché un costo di un giorno
medio di degenza chirurgica vale circa 600 euro casualmente però ripeto funziona e soprattutto in
teoria potrei anche andare ad aumentare la mia produzione su base annua se l'ipidemiologia del
mio centro le liste d'attesa e quant'altro me lo richiedessero allora quello che abbiamo fatto era
stato attivare un periodo di prova di sei mesi con un monitoraggio pesante dalla vedere se
effettivamente i risultati fossero stati conseguiti e in effetti in sei mesi abbiamo visto che
che su 35 casi trattati avevamo, guardatelo qua, i giorni di decenza media post-chirurgica sono circa due giorni.
Quindi era stato raggiunto il target e a questo punto la procedura è stata introdotta in maniera continuativa,
adesso la stiamo usando costantemente.
Quindi qualche conclusione.
Il problema della valutazione dell'innovazione potrebbe essere riassunto da questa frase che io avevo sentito a un corso fatto da Francesco Boff, in realtà sugli appalti, quindi sugli acquisti.
Io qui l'ho storpiata in acquisizione, ma perché funziona lo stesso. Perché il nostro tema come operatori del sistema sanitario all'interno delle aziende, valutatori di tecnologie, è che dobbiamo fornire ciò di cui l'utilizzatore ha bisogno, quando ne ha bisogno, per erogare il servizio nel modo migliore possibile.
Se consideriamo questi elementi, evidentemente la valutazione dell'innovazione è fondamentale perché io devo capire cosa introdurre e quando per essere efficace.
E' chiaro che abbiamo bisogno di alcuni elementi e questo porta ad un approccio multidisciplinare nella valutazione dell'innovazione, cioè la richiesta deve essere completa, autorevole e auspicabilmente non autoreferenziale, non evidentemente mediata, perché ogni tanto si scoprono anche queste cose.
L'ideale sarebbe poter individuare dei coefficienti dei KPI, dei performance index e elementi di evidenza clinica per dare valore al dispositivo che viene richiesto e la tempestività nella valutazione anche nelle fasi successive del processo.
Qual è il problema? Il problema sono i fattori limitanti che sono il tempo, perché valutazioni di questo tenere, soprattutto magari in presenza di letteratura importante, cioè in termini di quantità, richiedono tempo per la valutazione, che spesso non è compatibile col tempo di introduzione del device.
Perché metterci troppo tempo per introdurre il device vuol dire magari perdere dei pazienti, perdere l'attrattività del centro rispetto ad altri che si sono dotati della tecnica prima, magari avevano rischiato di più, però alla fine il gioco valeva la candela.
E un problema di risorse, perché fare un lavoro sistematico in un'azienda medio-grande richiede un impegno continuativo, non può essere lo sforzo di qualcuno che si ingegna perché sennò va a finire che si fanno due valutazioni all'anno e il resto dell'innovazione o non entra o entra così senza un vero approccio sistematico.
e le risorse economiche, perché in realtà noi spesso ci scontriamo, uno dei grossi limiti che abbiamo nell'introduzione dell'innovazione è il fatto che da un punto di vista di budget non riusciamo a permettercelo e a garantircelo. Io ho concluso, vi ringrazio.
Ti ringrazio tantissimo e brucio anche Jacopo, do la parola direttamente a Marco Sacco che così si prepara, oltre a essere un altro ricercatore del CNR, responsabile di sede e anche presidente dell'associazione europea di realtà virtuale al nome vecchio, in realtà in questo momento AXR ci spiegherà un po' cosa sono perché le riassume tutte.
passiamo la parola e chiediamo di recuperare qualcosina di tempo che siamo andati un po
lunghi grazie va bene mi sentite vedete la presentazione grazie cristina grazie al
professor palazzini per l'invito e parliamo parliamo di tecnologie e e sono contento che
il l'intervento prima di me ha parlato del della sala operatoria perché non riesco a farla partire
non vedete la seconda slide vero ok ok perché l'ingegner no ho parlato di come era la sala
operatoria e di come oggi e questa slide parla del futuro cioè di come potrebbe essere la sala
l'operatoria del futuro probabilmente tutti riconoscete un famoso spot che racconta di
questo chirurgo che addirittura non si trova più neanche in sala operatoria ma si trova su
un promontorio su un isoletta molto lontana dalla sala operatoria ma grazie a queste tecnologie
riesce ad assistere i colleghi e un robot che stanno in sala operatoria questo sarà probabilmente
il futuro quanto lontano lo dobbiamo ancora un attimino vedere però è anche vero che che già
oggi questo futuro c'è queste tecnologie che appunto chiamiamo xr nel senso di tecnologie
che estendono la realtà virtuale, la realtà tradizionale sono già presenti, qua ho portato un esempio che è quello di moltissime classiche, soprattutto in Asia, che già utilizzano questi dispositivi e perché queste tecnologie sono assolutamente fondanti per la formazione, per il training e per le attività a distanza?
Lo vediamo rapidamente in queste slide. I processi di conoscenza li conosciamo tutti, noi tutti, dalla prima elementare in poi, quello che utilizziamo per imparare sono i processi simbolico-ricostruttivi, cioè usiamo immagini, usiamo i libri, usiamo i video.
In realtà però esiste un processo molto più efficace che quello che usiamo quando siamo bambini, cioè nei primi tre anni di vita essenzialmente, che è quello percettivo motorio, cioè usiamo i nostri sensi e questo ci permette di apprendere molto più rapidamente alcuni concetti.
Che cosa fanno queste tecnologie? Riescono a creare un apprendimento misto che mette insieme tutte le informazioni che oggi sempre di più abbiamo in digitale, che un tempo avevamo sui libri e quant'altro, con la capacità di attivare anche i nostri sensi in questo processo cognitivo.
quindi siamo siamo in grado di apprendere molto più rapidamente e e questo è quello che abbiamo
fatto ad esempio a partire da dal 94 no questa era un'officina meccanica virtuale dove gli studenti
di ingegneria potevano utilizzare delle macchine capite bene che ai tempi la difficoltà era quella
quella di reperire questa strumentazione che costava parecchio e poterla soprattutto rinnovare
per formare le persone sulle nuove tecnologie.
Giusto per darvi un'idea, questa era la strumentazione che utilizzavamo per fare quei disegnini molto brutti e molto lenti
con una risoluzione bassissima, sempre nel 1994, e costava 2 miliardi delle vecchie lire, cioè un milione di euro,
e avevamo questo frigorifero, un proiettore che pesava 40 kg, avevamo delle corde da arrampicata per sollevarlo sul soffitto,
e servivano solo due ore per la calibrazione. Un altro aspetto importante che ci porta a capire
perché ci stiamo avvicinando a questo è il discorso anche dell'interazione. Qua vi ho mostrato come
avviene, chiaramente molti di voi la conoscono benissimo, l'interazione in un ambiente reale,
abbiamo dei segnali che arrivano dal mondo, i nostri sensi percepiscono questi segnali,
vengono stimolati, siamo in grado di costruire un modello del mondo che ci circonde e quindi
siamo in grado di interagire. Se l'ambiente diventa virtuale è chiaro che tutto deve diventare
virtuale, dobbiamo stimolare attraverso il virtuale o il digitale i nostri sensi e quindi
abbiamo bisogno di dispositivi che ci permettono questa mediazione.
Quello che è successo è che ci sono tantissimi dispositivi oggi in giro, ne ho presentati alcuni ma ce ne sono veramente un'infinità e ne nascono credo ogni settimana una decina, soprattutto nelle piccole aziende e nelle piccole start up.
La cosa interessante è che, guardiamo un attimino che cosa è successo ai prezzi, quegli oggetti che costavano centinaia di migliaia di euro, oggi li ritroviamo a dei costi davvero accessibili a tutti.
Questa cosa è iniziata nel 2014 con l'acquisizione di Facebook di una famosa ditta che faceva caschi, sta continuando e oggi quello che possiamo dire è che quell'attrezzatura da un milione di euro è superata largamente da tecnologie che messe assieme probabilmente non cubano neanche 10.000 euro.
Quindi abbiamo ridotto di molto quello che era il gap tecnologico perché la qualità è sicuramente migliorata ma anche l'aspetto economico e qua vi faccio vedere effettivamente come si poteva rappresentare in quell'ambiente di formazione un'officina e come può essere rappresentata oggi.
Come può essere rappresentata oggi? Per creare delle lezioni a tutto tondo che possono permettere, in questo caso vi faccio vedere degli esempi nell'ambito manifatturiero, che è l'ambito in cui principalmente lavora il mio istituto,
ma che possono essere degli ottimi strumenti per addestrare anche alla manualità gli operatori prima che effettuino in realtà queste operazioni e questo può essere fatto prima ancora ad esempio che in questo caso la macchina sia prodotto,
prima che effettivamente si entri in una sala operatoria, perché io ho la possibilità di lavorare sul modello digitale e addirittura non sul modello digitale teorico, quindi su un manichino teorico, ma posso addirittura lavorare su un modello digitale esattamente del paziente che poi dovrò operare, con tutte le sue particolarità e caratteristiche.
E questo chiaramente ad esempio nella sede di Lecco lo stiamo già facendo, facendo sia formazione che riabilitazione ad esempio per i pazienti anziani che devono fare riabilitazione sia motoria che cognitiva attraverso la realtà virtuale.
Quindi abbiamo visto che il training può essere assolutamente agevolato da queste tecnologie, che negli ultimi anni abbiamo superato un gap tecnologico molto elevato e anche un gap economico che non permetteva la diffusione di questi sistemi davvero dovunque.
forse manca ancora qualcosa per arrivare a quella a quella sala operatoria del futuro e ve lo faccio
vedere con un altro esempio proprio per rimanere nello stesso settore così almeno rimane collegato
in questo caso questo sistema di realtà aumentata prevede di addestrare un operatore assolutamente
Sicuramente inesperto, poi in realtà non è proprio non esperto, alcune cose le sa, però non ha ancora completato la propria formazione e il sistema lo controlla in tutte le sue attività e gli fornisce dei feedback sul fatto che stia procedendo in maniera corretta con l'operazione che è prevista in questo processo.
E quando l'operazione è corretta, il sistema gli permette di procedere nell'operazione successiva.
Questo per dire che oggi la tecnologia ci permette tutta una serie di ulteriori possibilità, ma è chiaro che se iniziamo a pensare a una formazione che chiamiamo on the job, cioè durante l'attività stessa, è chiaro che dobbiamo innanzitutto sapere cosa sta facendo l'utente,
essere in grado di fornirgli le indicazioni più appropriate per farlo ma soprattutto dobbiamo
essere in grado di fermarlo nel caso stia compiendo degli errori o stia andando a fare
delle operazioni non appropriate. Questo esempio noi in realtà l'abbiamo sviluppato in un prototipo
purtroppo non posso farvelo vedere perché essendo nel campo aeronautico è coperto da segreto però
Però l'idea principale è questa, c'è una parte dell'aereo, in questo caso non è proprio il carrello, è un'altra, ed è un ambiente reale,
cioè l'utente si trova sull'aereo, attraverso i visori di realtà aumentata ha la possibilità di avere tutta una serie di istruzioni, di indicazioni, di informazioni
che gli dicono cosa deve fare e eventualmente può esserci anche un assistente remoto che vede
in tempo reale quello che sta facendo e quindi eventualmente gli fornisce ulteriori indicazioni
e quindi ho la possibilità effettivamente noi adesso l'abbiamo testato e siamo sicuri che
funziona non solo per l'operatore che in questo caso fa l'attività ma in campo aeronautico c'è
anche una seconda persona che dopo l'attività fa il check e conferma che l'attività sia fatta in
maniera appropriata per la certificazione e questo è possibile farlo quindi in realtà queste
tecnologie ci danno la possibilità effettivamente di supportare un operatore durante delle attività
specifiche. Ecco quindi che forse queste tecnologie che in questo spot richiamavano una sala operatoria
del futuro forse davvero iniziano già a essere disponibili, accessibili e iniziano già a esserci
gli strumenti per poter iniziare a fare dei primi prototipi funzionanti e utilizzarli davvero
Con questo ho concluso, l'ingegnere De Capitani citava la mia appartenenza, istituto del CNR che si occupa di manifatturiero e in questo momento ho anche l'onore di essere il presidente dell'associazione europea per le tecnologie extended, quindi XR Technology che fino a qualche mese fa si chiamava EuroVR, quindi concentrata più soltanto sulla tecnologia.
virtuale vi ringrazio dell'attenzione spero di aver recuperato un pochino il ritardo grazie
grazie marco se stato scusito è interessantissimo come come sempre effettivamente siamo andati un
po lunghi e questo purtroppo ci farà ci fa sacrificare in diretta diciamo il giro di
giro di domande male raccoglieremo sia attraverso la regia delle a delle persone una volta si sarebbe
detto in sala, diciamo, delle persone collegate
sia su questa piattaforma
dove siamo noi come relatori che
quella che permette di vedere
il multicanale, diciamo
quindi noi siamo sul 15 e
ci sono contemporaneamente interventi
live, quindi prima di passare alla prossima
sessione ripasso la parola
al professor Ambrosio
e nel frattempo ringrazio ovviamente tutti
i partecipanti
a questa e al
moderatore Jacopo
Grazie, grazie Cristina
Volevo ringraziare tutti, soprattutto perché ci sono stati tanti spunti. Come si diceva prima, adesso noi dobbiamo trovare solo l'occasione per condividere alcuni aspetti e portare avanti le collaborazioni che già sono in atto e generare altre nuove.
Le problematiche sono varie, come dicevo per quanto riguarda il trasferimento tecnologico c'è una problematica anche sul discorso dei finanziamenti che bisogna poi approfondire probabilmente un po' meglio, ma su cui sicuramente ci possiamo ritornare.
parlo di Venture Capitals, parlo di una serie di sistemi, su quello che diceva Marco per quanto riguarda la capacità di sviluppare sistemi virtuali per procedere poi allo sviluppo di tecniche non soltanto di assistenza per quanto riguarda chirurghi o tecnici,
ma anche perché andare a capire anche un altro problema, noi siamo soggetti a un miliarde di dati quando siamo coinvolti in queste attività e molto spesso il nostro cervello non riesce a gestire tutto e quindi a volte succede un po' di casotto in diverse condizioni,
Quindi dobbiamo guardare un po' le cose a 360 gradi, le competenze sono tali che lo possiamo fare, quindi io veramente trovo spunto da questa, diciamo, riunione, è stato veramente non tanto un convegno, uno scambio di opinioni, ma veramente una riunione in cui abbiamo evidenziato molti aspetti e spero soltanto che noi nel futuro riusciamo a trovare il tempo per interagire e evidenziare quello che abbiamo fatto.
messo sul tavolo
e quindi procedere a miglioramento
di tutta la filiera
della salute. Quindi ringrazio
un po' tutti per il contributo
e spero di rivedervi a presto
probabilmente per un po' di tempo
ancora in modo virtuale
però spero
anche di persona, quindi
grazie a tutti, buona giornata
e vi auguro il meglio a tutti
grazie
grazie professore
e peraltro riprendiamo
il problema dei molti dati
diciamo ieri c'è stata la sessione
della sanità 5.0
e di quanto è sfidante
riuscire a rendere la sanità 5.0
per molti motivi
dalla complessità al fatto di come
calare tecnologie che già possono esserci
ma in ambito sanitario
devono essere testate
validate, adattate e soprattutto
come tutto il mondo digitale
è una grande opportunità
ma in ottica
di rinnovare i processi
per avere efficacia ed efficienza
sfruttando la digitale
e l'innovazione tecnologica
e non prendendo l'innovazione
e calzandola e forzandola
sui processi che già sono in essere
e con questo
quindi passiamo
ringraziando ancora tutti e porto i saluti
di chi man mano mi ha scritto in privato
si è dovuto sganciare prima
passiamo alla seconda sessione
e la seconda sessione
dedicata proprio
a rimanere sempre il tema dell'innovazione
tecnologica
ma ci portiamo il focus
sul tema dell'impatto organizzativo
e quindi come
tenerne conto sia in valutazioni
in parte quello che citava l'ingegner
Nocco nell'health technology assessment
c'è il tema dell'impatto organizzativo
tra le varie valutazioni
che vengono fatte
e poi come effettivamente
implementare, quindi come impatta
sull'organizzazione
In questo porto i saluti, ma non può essere presente per motivi di over lavoro dal punto di vista degli impegni Covid, del direttore dell'unità complessa della direzione delle professioni sanitarie della SST di Lecola, dottoressa Cazzaniga.
e ci siamo sentite ieri sera, ci siamo ripromesse di ridarci un appuntamento
direi che visto la prima sessione tutto e un po' la sessione anche di ieri
tutto vuole essere occasione per far nascere nuovi contatti e collaborazioni
per cui sicuramente avremo una seconda fase.
Io passo la parola ma con gioia
ritornando anche con la mente a vecchi tempi
ma progetti molto innovativi e sfidanti che abbiamo fatto con ACOI e con SIC e poi presentati anche nell'ambito del framework del congresso di Palazzini al dottor De Paolis e in particolare ricordo i due progetti di innovazione management, quindi questa formazione molto avanzata per i chirurghi che non si voleva di certo far di essere manager né risk manager né esperti di ingegneria clinica,
ma che sapessero all'inizio quando stavo uscendo cosa questi interlocutori vorressero, tutto il tema della sicurezza in sala operatoria sia in ottica di checklist ma di autovalutazione sul campo, erano oltre i 60 blocchi operatori che eravamo riusciti a mappare e a cui proporre del best practice e degli improvement.
quindi ritrovarti paolo è veramente un piacere ti lascio la parola grazie grazie di esserci grazie
cristina giustamente richiamato un periodo nel quale devo dire l'ingegner dei capitani aveva
mostrato una capacità di cogliere quello che sarebbero stati temi che oggi andiamo ad affrontare
con molta serenità tranquillità e allora erano forse più sfidanti erano forse più innovativi
bisognava avere voglia di portarli con l'energia e la forza che vedo continua ad animarti mi è
piaciuta molto questa sessione di questa mattina è stata una sessione che ha messo a segno molti
punti che andranno sviluppati e li andiamo a sviluppare da subito, direi che continuiamo
perché molte cose sono da dire e mi fa piacere introdurre subito Mauro Zago, un amico, direttore
della unità di chirurgia complessa dell'ospedale Manzoni di Lecco e un presidente uscente della
società italiana di chirurgia d'urgenza e soprattutto per me è consigliere entrante
nel nuovo consiglio direttivo della società italiana di chirurgia quindi molti onori molti
oneri per una persona molto fattiva che sul campo dimostra tutta la sua capacità e anche in questo
ha voluto esserci con una relazione che ci farà su come anche cose un po stabilizzate possono
avere evoluzione nel tempo in particolare che un riferimento alla metodica ormai tradizionale
come quella dell'ecografia prego mauro che ascoltiamo microfono non sentiamo di fianco
al tasto non so se ci senti eccomi qua ci sono sentiamo in modo maleducato con l'amicizia che
mi lega tutti di stare un po' stretti
che abbiamo sforato in quella prima
colpa nostra
me l'hai già chiesto via whatsapp
quindi cercherò di accelerare
grazie a Paolo De Paolis
che mi ha fatto una brutta presentazione
perché adesso non posso fare brutte figure
allora
io comincio all'inizio
non so, di chirurghi non ce ne sono tantissimi
quindi proprio
una narrazione rapidissima
quindi non è solo una questione di evoluzione
Quello che vedete in alto a sinistra è uno dei primi ecografi che era immersione, il paziente veniva immerso in una vasca, perché come sapete l'acqua conduce gli ultrasuoni e quindi si faceva l'ecografia e oggi siamo arrivati all'ecografia wireless sugli iPhone o sui tablet.
Chiaramente l'evoluzione è anche di competenze, per cui i radiologi sono stati i padroni dell'ecografia per tanto tempo, negli anni 70-80 varie specialità hanno rubato questa applicazione per le proprie applicazioni e tra gli anni 90 e i 2000, il primo decennio del nuovo millennio, si è sviluppata la point of care ultrasound, cioè l'ecografia a letto del paziente per rispondere a quesiti clinici specifici.
Vedete quante sono le applicazioni che in chirurgia specialistica si sono sviluppate, ma quello su cui io vorrei focalizzare l'attenzione è questa ecografia che risponde a un crisi clinico specifico e tutti sappiamo, o meno i chirurghi,
sanno che il big bang di questa point of care ultrasound è stata la FAST
e pochi anni dopo di FAST, che in realtà è una cosa che sono i chirurghi
che hanno trovato essere una cosa importante.
Purtroppo però non si è sviluppata tantissimo nelle mani dei chirurghi
perché ancora oggi, nonostante tutta questa lista lunghissima e neanche completa
che non leggo, di potenziali e possibili applicazioni di questa ecografia point of care nell'ambito delle patologie chirurgiche, non ha una grande diffusione. Ancora oggi in molti ospedali anche la FAST e l'IFAST, quindi quell'ecografia di base per la gestione in prima battuta, nei primi minuti del trauma, spesso non viene fatta dal chirurgo e il chirurgo non è capace di farla in generale.
Quindi questo è un problema. Ma perché i chirurghi sono così riluttanti? L'ecografia è un operatore dipendente, bisogna imparare qualcosa, devo prendere il mio tempo per imparare le tecniche chirurgiche.
che la verità è che in realtà il training non è difficile e che purtroppo o per fortuna essendo
un tool, uno strumento di decision making, chiaro che se faccio io qualcosa poi devo
decidere, è qualche volta un po' più facile nascondersi dietro i reperti degli altri. Ci
sono evidenze di letteratura assolutamente confermate e inoppugnabili, cioè che si può
vuoi evitare la radiografia del torace per vedere un premotorace,
che per vedere un versamento pleurico è molto più rapido
e assolutamente almeno altrettanto efficace fare l'ecografia,
ma questo non è applicato.
Finalmente è arrivato nella PLS decimedizione,
che nei protocolli vari, negli algoritmi vari del trauma,
l'ecografia sia inclusa, però nonostante questo vi ho detto che non è così diffusa.
Chiunque di noi, anche i non chirurghi o i non medici,
guardando quelle quattro figure capiscono che in alto a destra
c'è un artefatto verticale, una riga bianca e verticale,
in basso un po' di più e in basso a destra ancora di più.
E questo ha un significato, non è una semiotica difficile,
nonostante questo si fa fatica a farla diffondere.
Guardate con che differenza di significatività gestire un paziente ipoteso
può cambiare il suo destino se usiamo l'ecografia, è un lavoro del 2004 e vedete quanto siamo ancora
riluttanti ad utilizzarlo. Crediamo sempre troppo spesso anche nei nostri pazienti, anche nei pazienti
che sanguino dopo l'intervento magari ai valori di laboratorio i nostri drenaggi, ma sappiamo benissimo
che non è vero e che molto spesso sono bugiardi. Quando potremmo in realtà, dovremmo credere,
Dovremmo credere di più alla fisiologia, dovremmo guardare dentro le cellule, ma non vogliamo cercare almeno di guardare dentro al malato, cioè con poche skill ecografiche si può guardare un attimino il cuore per capire grossolanamente come si muove, capiamo se c'è un serbatoio sufficiente, se il paziente è pieno vuoto, se i tubi sono rotti o no.
E questo, ovviamente qui banalizzo quello che è un acronimo di questo lavoro,
potremmo capire perché e dov'è che il nostro paziente è scioccato.
L'ecografia col mezzo di contrasto nel follow-up del trauma è molto semplice,
è una semiotica facilissima, lo vedete anche voi con la stessa milza sulla destra,
si capisce che è rotta, mentre a sinistra si capisce poco.
E continuiamo a fare spesso TAC di controllo nei pazienti che controlliamo
per vedere se la milza rimane intera.
Ma questa visione un po' di polistica dell'applicazione dell'ecografia non è solo nel trauma. Per esempio, un paziente come questo che ha un premo torace, dobbiamo decidere se drenarlo o non drenarlo perché in fondo satura bene, ma se noi facessimo l'ecografia, vedessimo come in questo caso,
e potessimo disegnare dove arriva questo premotorace, questo premotorace arriva esattamente alla cellare media, quindi di polmone non ventilato, non espanso ce n'è tanto, è chiaro che metteremo sicuramente un drenaggio e di nuovo questo drenaggio possiamo mettere, se vogliamo, sotto guida assistito dall'ecografia in modo da capire se ottengo un risultato in questo trattamento.
Ancora, quanti versamenti addominali noi vediamo e in realtà non siamo sicuri di che cosa c'è dentro, ma se per fare una manovra come questa non c'è bisogno di un grandissimo prendimento e se esce un colore o esce un altro ci cambia la vita.
Qui è sangue, sappiamo che c'è sangue, ma guardate quanti colori si possono tirar fuori, cioè quanti significati clinici si possono interpretare al letto del paziente.
quindi di nuovo possiamo capire dov'è l'appendice e fare un'incisione mirata se dobbiamo fare l'incisione mirata perché le appendici non sono mica tutte allo stesso posto e anche se dovessimo farle in laparo sapere che un appendice in laparoscopia è un appendice là o da un'altra parte, che dire del vecchissimo ormai addome in bianco che facciamo in tutti i pronti soccorsi o in tantissimi pronti soccorsi ma per il quale da vent'anni a questa parte, e credo che Paolo De Palis non mi smentirà,
non abbiamo preso una sola decisione
semplicemente basandosi
sull'addome in bianco salvo forse
sulle perforazioni
quando qui tutti anche i non medici
anche i non chirurghi possono capire
che a sinistra e in alto c'è un'ansa
dell'intestino piccola che si muove
mentre quella in mezzo tutta nera
è un'ansa grossa, c'è un'ansa piccola
un'ansa grossa è un'occlusione dell'intestino
teguale, a quel punto
se ho bisogno farò qualcosa di più
ma è inutile buttare via soldi e tempo
tempo per fare un esame inutile. Altri esempi, una grossa ernia dove faccio l'incisione, se metto
la sonda ecografica probabilmente so che l'incisione la posso fare là in alto dove c'è
la sonda e esattamente trovo il buco e farò un'incisione mirata e il mio intervento sarà
sicuramente meno invasivo. Possiamo pensare che lo faccia il radiologo? Assolutamente no,
non verrà mai tutte le volte che ne abbiamo bisogno al letto del nostro paziente esattamente
quanto lo vogliamo noi o ci servirebbe saperlo. L'unico modo che abbiamo è quello di imparare a
farla. Con questa filosofia dentro abbiamo fatto, nel posto in cui ho lavorato, abbiamo cercato di
sviluppare questa cosa cercando di capire se poi in realtà c'è pure un impatto importante dal punto
di vista clinico ed economico e quindi questo è uno studio ancora di quasi dieci anni fa in cui
abbiamo comparato cosa facevano cioè come andavano i pazienti che venivano gestiti da chirurghi ce
ne erano abbastanza in quell'occasione in Humanitas che sapevano fare l'ecografia e
invece chirurghi che non sapevano fare e che quindi si basavano per decidere se portare un
paziente in sala operatoria per appendicità acuta o sulla clinica o su un eventuale TAC e vedete che
il numero di TAC e il numero soprattutto questo è molto importante di appendicettomie bianche
cioè inutili, il fatto di pazienti che non avevano l'appendicite acuta è nettamente a favore,
statisticamente a favore, dei chirurghi che sapevano usare l'ecografia.
Ma non solo, c'è un risparmio di soldi, abbiamo provato a proiettare questo risparmio di soldi
che era significativo all'interno della nostra serie su un campione, un po' arbitrariamente,
delle appendiciti del 2010 in Regione Lombardia, perché quello era l'anno dello studio,
E guardate proiettivamente che entità di risparmio potenziale se tutta Lombardia ipoteticamente avesse lavorato nel 2010 come si riusciva o si poteva lavorare grazie al fatto semplicemente che c'erano chirurghi che sapevano fare l'ecografia nell'intera Lombardia.
Di nuovo un altro setting che è la diverticolità acuta, guardate questo studio prospettico in cieco perché il radiologo ha letto le TAC senza sapere cosa dicevamo noi in ecografia e guardate che concordanza per i bassi gradi di diverticolità acuta, quindi potrebbe essere inutile mandare il paziente a fare la TAC che invece ad oggi, ed è giusto che sia così dove non c'è il training ecografico, è lo standard e magari i pazienti che possono andare a casa direttamente dal pronto soccorso
possa evitarsi tempo, radiazioni, soldi, eccetera.
Lo stesso può valere per il confronto tra le lastre del torace e l'IFAST
per le diverse applicazioni, il termotorace spontaneo, il paziente postoperato, eccetera.
Abbiamo fatto anche lì un'analisi di un certo numero di esami, 200 esami,
e in una campione così piccola, ecco il risparmio di soldi e di ore lavoro.
E immaginiamo cosa potrebbe succedere se ci fossero tanti a fare l'ecografia e se lo potessimo applicare in tanti ospedali.
Un'altra cosa sull'appendicite acuta e vedete come il confronto tra gli scorci dà dei valori assolutamente sorprendenti, cioè nelle bassi gradi, quel alvarado minore o uguale a 4 o IR minore o uguale a 4, vedete ci sono quasi il 20% di appendicite in realtà.
Quindi se noi rimandiamo a casa su quella base, allora anche in questo caso grosso vantaggio per il paziente è perché non mettere sempre l'ecografia al primo posto, ma quella del chirurgo spesso, perché non tutti i radiologi hanno questa stessa skill o questa stessa pazienza di farlo.
Da lì, e sono all'ultimo pezzo della mia presentazione, l'idea di fare uno studio economico dell'applicazione dell'ecografia nelle mani del chirurgo e quindi fortunatamente dopo aver bussato ad alcune porte, l'Università degli Studi di Bergamo ha accettato di mettere a disposizione, chiamiamoci, di investire su una tesista che si è laureata pochi mesi fa e abbiamo analizzato quello che era un database prospettico di 577 pazienti,
di ecografie fatte dal chirurgo, purtroppo da pochi chirurghi perché a rotazione, salvo sottoscritto,
c'erano qualche collega e soprattutto i giovani specializzanti che tornavano sull'ospedale
che si prendevano carico una volta acquisito una skill di fare anche loro l'ecografia.
Queste sono le indicazioni, ma poi non è possibile leggerle, vi do dei messaggi in qualche modo,
Quindi vedete molto varie la dispnea, il versamento pleurico, la valutazione di un potenziale, un sospetto sanguinamento post-operatorio, di complicanze post-operatorie, la classica situazione della colecistite, eccetera.
Con diagnosi, anche queste non le analizziamo diverse, ma vedete in realtà assolutamente varie, quindi un utilizzo molto estensivo, molto sistematico.
Il paziente ha tanto o poco versamento pleurico, gli faccio un eco a letto e capisco.
E soprattutto, questo mi pare molto bello, sulla base del reperto ecografico una decisione presa subito, che sia di trattamento conservativo, mettiamo un drenaggio, aspettiamo, lo portiamo in sala operatoria subito se vai passando qualsiasi altra diagnostica, eccetera.
E questa è una delle cose che mi piace sottolineare perché abbiamo fatto ovviamente anche il conto del tempo persone e del costo persone, per cui se voi guardate sulla sinistra c'è una sorta di flow chart dei diversi passaggi del processo che è necessario per portare un paziente in radiologia per fare qualsiasi esame, che sia l'epografia, l'attacco, la risonanza cambia nulla e vedete quanti passaggi, perché bisogna prendere il paziente, portarlo in radiologia, fare l'esame, torna indietro, bisogna rimetterlo a letto, bisogna aspettare,
Qualcuno deve fare un report, un referto e poi c'è un tempo nel quale tra il referto fatto e la lettura da parte del medico è finalmente la decisione clinica e guardate com'è corto il processo se invece l'ecografia la fa il chirurgo a letto del paziente andandosi a prendere l'ecografo.
Abbiamo infatti, guardate l'epografia, Bezzai coinvolge di fatto sempre soltanto il chirurgo, guardate quante figure professionali sono coinvolti invece quando devo fare un esame diagnostico in radiologia, li leggete anche voi, sono intuitivi, possiamo tutti immaginarlo.
Ci siamo presi la grida ovviamente di vedere quanto ci si impiegava a portare un paziente in radiologia per fare una TAC, quanto tempo serviva per portare il paziente dal reparto e poi farlo tornare indietro per fare una TAC, per fare un'ecografia, per fare una risonanza eccetera e l'abbiamo fatto su tre ospedali, compreso quello dove lavoro ora, in modo che ci si avvicinasse il più possibile al vero tenendo conto delle differenze logistiche e organizzative.
questo invece è il tempo che ci si mette a fare
grosso modo in media
una ecografia bedside
quindi meno di 10 minuti
abbiamo calcolato con dati ufficiali
quindi non ce li siamo inventati
il costo per ora
quindi il costo per minuto delle diverse figure
che venivano coinvolte
e guardate cosa è successo
che se noi guardiamo
a quanti giorni di degenza ospedaliera
e quante ore di sala operatoria abbiamo evitato
perché abbiamo fatto diagnosi di dolore addominale specifico e un'altra diagnosi a pazienti che magari hanno già ricoverati pronti per essere operati di appendicite acuta sulla base della clinica o degli esami o di qualche altro dato, piuttosto che abbiamo dimesso malati prima perché abbiamo messo un drenaggio prima e perché il biologo interventista sarebbe venuto il lunedì invece che noi l'abbiamo messo il sabato mattina eccetera eccetera e quindi questo siamo andati ad analizzarlo e per quella serie di 577 malati,
Guardate, in due anni 100 mila euro risparmiati, ma facendo ecografie in pochi e solo su una serie, tra virgolette, non su un'equip totalmente addestrata.
Ci siamo presi anche la briga di andare a vedere che impatto poteva avere sul risparmio proiettato sui DRG per i quali abbiamo certamente avuto un mancato ricovero, quindi un ricovero che abbiamo evitato.
E guardate su due anni, questi dati che vedete in grassetto riguardano due anni e anche questi abbiamo calcolato il numero dei ricoveri sulla base dei dati ufficiali, quindi in questo caso abbiamo proiettato ma i dati di base sono regolari.
Guardate solo per i DRG che riguardano il dolore addominale non specifico o la diverticolite e l'appendicite, se proiettassimo i risultati da noi ottenuti con solo due chirurghi su nove che sono in grado di fare l'ecografia, guardate quanto si risparmia.
quindi siamo a 7 milioni 11 milioni di euro su base nazionale e 2 milioni di euro su base più
di 2 milioni di euro su base regionale in due anni ma di nuovo il campione aveva il bias sostanziale
che i chirurghi che sapevano fare le coreografie in quei gruppi erano pochi allora chiaro che ci
ci vuole un po' di capacità di cambiare un po' il proprio modo di pensare,
ci vuole una capacità di pensare anche in modo un po' manageriale
e ci vuole il training.
Per il training questo è il problema,
chissà quanto costa, non è vero,
questo non è pubblicità perché tanto non c'è nessuno di voi che verrà a farlo,
ma per dire che c'è gente che ha pensato a cercare di fare qualcosa
che potesse essere potabile, praticabile, economico e applicabile
e qui erano i risultati di un primo periodo di alcuni corsi, si può fare, bisogna un pochino cambiare la mentalità.
Grazie.
Grazie mille, io mi complimento, l'ho trovato molto interessante, molto piccante e soprattutto riprende anche un po' l'impostazione,
non solo della sessione ovviamente, ma anche di quello che si diceva ieri, di come la tecnologia può sì aiutare,
ma va rivisto il processo
quindi il cambiamento di processi
di mente di conseguenza
e tutto quello che viene richiesto
non è solo tecnologia
ma eventualmente in questo caso
anche education e così via
i risultati di questi studi
e l'esigenza di
come dire
tenere traccia e quantificare
per poi sostanziare
la proposta di cambiamenti
che chiaramente trovano
come dire
diciamo inerzia
è importante
per cui lo studio fatto
con la
ormai ingegnere in realtà
dell'Università di Bergamo
è sicuramente molto interessante
hai guidato un ottimo studio
io ti ringrazio
e in realtà
questa sessione è un po' particolare
nel senso che ci sono due relatori
che appartengono al mondo
della sanità
quindi un chirurgo e seppur un ingegnere
ma un ingegnere gestionale
che ci lavora da sempre
e invece due relazioni
di figure diverse, quindi il prossimo relatore è, ahimè, io che presento un architetto,
architetto Frisma, dicono con un tema molto molto sfidante e soprattutto un architetto
anomalo in realtà, nel senso che oltre a un set di master e di studi che hanno sicuramente
complementato la formazione, in realtà dal punto di vista del cluster è un interlocutore
importante e centrato sull'approccio all'innovazione di una società di engineering molto spinta
e molto innovativa a sua volta. Per cui lascio subito la parola e il tema calza, il mondo
mondo sanitario e si lega perché affronta il tema della complessità è un approccio che viene
proposto e vediamo noi stessi o il mondo sanitario come lo recepisce diciamo e come può prendere
spunto ed eventualmente tentare di fare qualche pilot di applicazione. Grazie Nicola. Esatto,
Mi sentite? Vedete lo schermo, prima di tutto, come conferma?
Perfetto.
Perfetto. Allora, sì, prima di tutto ringrazio Cristina per avermi dato la possibilità di fare questo intervento
e cercherò di stare nei tempi, anche se la tematica è abbastanza complessa e basta.
E sì, effettivamente adesso andiamo un po' più su quello che è il contenitore del management e dell'organizzazione,
Che però a mio parere potrebbe essere anche in linea rispetto alla tematica ospedaliera in cui da anni c'è la tendenza di avere anche una preparazione un po' più spinta, manageriale, legata all'organizzazione delle strutture, delle risorse, degli spazi.
Sì, quindi di cosa parliamo oggi? Parliamo di resilienza. Sapete che ormai resilienza è una di quelle parole che sentiamo da tutte le parti, c'era stato il momento della creatività negli anni 90, poi siamo passati al momento dell'innovazione, adesso parlano tutti di resilienza.
Ma siamo sicuri di aver capito cosa significa resilienza e soprattutto a livello manageriale e organizzativo siamo sicuri di aver capito come poter applicarla?
Ora, giusto per inquadrare la mia figura che è già stata anticipata da Cristina, io sono responsabile dell'innovazione del portafoglio di BMS Progetti che è una società di ingegneria integrata che offre servizi di ingegneria multispecialistica e nel suo portafoglio di progetti ha anche dei progetti di carattere medicale.
Io adesso sforvolo su questa parte perché il tempo è veramente tiranno e vorrei andare un po' sul cuore della presentazione.
Sono anche responsabile quindi del dipartimento di innovazione che segue delle logiche di open innovation in linea con quella che è diciamo il trend dell'industria 4.0.
Quando parlo di innovazione non parlo solo di innovazione tecnica del nostro settore di riferimento ma parlo anche proprio di innovazione sistemica, quindi noi andiamo anche a studiare una possibile matrice snella o una metodologia di organizzazione innovativa proprio per fronteggiare quello che è l'ambiente turbolento caratterizzante dell'industria 4.0.
Quindi oggi vi cercherò di esporre, anche se brevemente, un modello che dovrebbe permettere di assicurare la resilienza nei confronti di un ambiente turbolento, cioè di un ambiente che effettivamente cambia configurazione molto velocemente.
Prima di arrivare alla descrizione di questo modello che come giustamente ha detto Cristina in entrata non ha certo la pretesa di essere un modello unico e quello che tutti devono seguire ma è un esempio applicativo per arrivare ad avere degli output un po' più in linea con quello che è l'ambiente circostante che caratterizza tutte le filiere, tutti i modelli di business ormai, vorrei fare una piccola puntualizzazione,
e biblioteca, ma veramente molto veloce, su uno studio che sta portando avanti Martin Rives,
che è un director di Boston Consulting Group di San Francisco, che ormai sono un po' di anni
che anche lui effettivamente mi ha dato anche una mano ad andare a vedere, di delineare
le caratteristiche principali del mio modello, sta proprio ragionando su questi concetti qua.
Quindi brevemente lui fa riferimento a questo film Biologically, Mass Management for a Complex World,
cioè pensare biologicamente, proprio perché anche lui dice che fino a un po' di tempo fa moltissime filiere erano caratterizzate dagli ambienti con un'elevata stabilità e quindi l'approccio aziendale, l'approccio manageriale, l'approccio organizzativo era quello caratterizzato da delle strategie estremamente statiche e meccaniche.
Perché invece ad oggi, proprio anche legato al fatto che siamo all'interno della quarta rivoluzione industriale, quindi Industria 4.0, anche ambienti che avevano una caratteristica statica e stabile sono diventati turbolenti.
Quindi come fa un'organizzazione a fronteggiare questo cambiamento di ambiente? E lui sostiene che bisogna applicare quelle che sono le logiche del sistema complesso, complex adaptive system.
Ora io so che sono di fronte delle persone diciamo maggior parte che lavorano nel medicale quindi anche su questo sorveglerei perché effettivamente presumo che sappiano cosa significa il sistema complesso ma brevemente il sistema complesso è il sistema immunitario dell'essere umano, il nostro organismo, un ecosistema, una school of fish cioè un umbrato di pesci, un insieme di api e un albero.
Tutti questi sono sistemi complessi, quindi cosa significa sistema complesso? Significa un sistema che ha degli agenti al suo interno che sono legati a delle regole molto semplici e chiare, che però genera due caratteristiche principali, la capacità di auto-organizzarsi e quindi di generare un comportamento a un livello più alto di sistema complesso e la proprietà emergente, che è quella più importante nel nostro discorso, cioè la capacità di cambiare configurazione molto velocemente rispetto a quelle che sono le sollecitazioni esterne.
dell'ambiente turbolento anche su questo lui tara diciamo questa logica del sistema complesso su una
logica di management organizzativa e da una serie di best practice ai manager che riassumeremo qui
abbastanza brevemente purtroppo perché il tempo e tiranno che sono quelle di che fanno riferimento
proprio a quella che la logica detritiva del complesso nel senso che il manager deve avere
una capacità di speculativa a livello statistico quindi voglio dire se io vado a new york a
febbraio non saprò il 15 di febbraio che temperatura proverò ma sicuramente mi dovrò portare un cappotto
ecco un'altra caratteristica del sistema complesso è che gli output e molto spesso sono anche di
carattere assolutamente poco prevedibile e quindi c'è un esempio molto famoso dell'introduzione dei
lupi nel parco big yellowstone che hanno portato al cambiamento del corso dei fiumi per tutta una
reazione a catena, di un sovrappopolamento dei pioppi eccetera eccetera. Ma sicuramente la cosa
più importante del sistema complesso è proprio l'applicazione di quella che chiamiamo resilienza
che però attenzione va a scapito del concetto dell'efficienza quindi molto semplicemente per
esempio dell'economia di scala. Un altro testo molto importante è questo testo che si chiama
Yo Strategy Needs Strategy in cui Martin delinea quattro tipologie di strategie, siamo sempre
sull'ambito manageriale organizzativo quindi parliamo della strategia adattiva e lui da
diciamo già una prima best practice e cosa bisogna fare bisogna fare una strategia secondo questi tre
pilastri che sono vari select scale up quindi una strategia varia in corso selezionare la strategia
più vincente scale up cioè tararla a un livello più alto aziendale e questo si lega al discorso
di prima che dicevamo che era proprio diciamo sì resilienza ma un po meno efficienza nel senso che
effettivamente qui viene meno l'economia di scala. Andiamo quindi sul cuore di questo modello, quindi questo modello che io ho chiamato SOAR, Self Organized Adaptive Resilient Model, rispetto a quello che è l'applicazione di una strategia, ma quando intendo strategia è anche proprio un piano organizzativo aziendale, un piano organizzativo di un ospedale, in cui la strategia può essere una strategia intended, cioè una strategia decisa a priori, o una strategia emergente, cioè a seguito di un fenomeno scatenante,
Quindi c'è una prima fase in cui io devo delineare la strategia e una seconda fase in cui realizzo la strategia.
Questo delta T è il problema più grande proprio per il discorso dell'industria 4.0, perché questo delta T potrebbero succedere tantissime cose.
Quindi questo modello ha la volontà o la pretesa di fare cosa?
di prima in una prima fase fare un'analisi un po più approfondita che porta l'individuazione di
dei valori cioè dei componenti il loro aspetto di azione e le logiche che legano tutti i componenti
all'interno del sistema proprio come l'esempio che vi ho fatto prima diciamo di un branco di
pesci ecco e poi una volta che il modello diciamo è attuato si può fare erano sul modello a seconda
dei delta t specifici ed avere una coscienza un po diciamo più veritiera rispetto a quelle
quelle che sono le condizioni a contorno esterno e quindi avere una strategia generata un po' più in linea.
Ora effettivamente dalla teoria proviamo a passare ad uno dei tanti esempi applicativi che sono stati fatti per questo modello,
l'esempio applicativo è stato quello di come gestire la pandemia Covid all'interno della nostra azienda a livello organizzativo
E quindi qui effettivamente cosa abbiamo fatto? Seguendo le logiche di applicazione del modello SOAR siamo andati a individuare quelli che erano gli elementi d'entrata, quindi i valori come vi dicevamo sia esterni che interni, quindi diciamo la crescita epidemica del virus, la percentuale di riduzione del lavoro effettivamente che era inversamente proporzionale rispetto alla crescita,
la percentuale di riduzione delle approvazioni governative, perché noi facendo progetti in un certo punto dobbiamo presentarli in un comune,
il comune ci deve darlo ok, se no siamo bloccati, e la percentuale di screscita dello smart working.
A livello interno invece parliamo di quello che ha le nostre due filiere caratteristiche, che sono il design e il site supervision.
Quindi questi qui sono i valori, adesso facciamo un esempio, so che il tempo sta per scadere, quindi un esempio stringato.
Una volta che si è individuata la tematica, sono stati individuati i valori a livello predittivo, quindi la crescita del Covid da un valore zero, in cui non era presente il virus, a un valore 100% in cui si rappresenta il momento di picco.
Una volta individuati tutti questi valori, qui non abbiamo utilizzato un software algoritmico predittivo, perché effettivamente per fare una strategia numerica ci vorrebbe un software algoritmico predittivo, ma abbiamo fatto una strategia che io chiamo indiretta.
Cioè siamo riusciti a trovare delle best practice. Abbiamo deciso di fare run sul modello AltX1, che è quel punto in cui il valore epidemico del Covid era più alto, e incrociando i valori siamo riusciti a individuare quelle che sono delle best practice, che vedete qui descritte, che vedete qui sintetizzate, che sono queste sette.
Creare proattivamente chiarezza e sicurezza per i dipendenti, usare un approccio adattivo e trasparente, riallocare la pressibilità. Ora adesso io come esempio vi porto, volevo puntualizzare su due di queste, proprio per farvi capire che voglio dire questa qui, la best practice era come un obiettivo aziendale e che poi ha visto una sua declinazione operativa.
Quindi si veloce e organizza costantemente il suo piano, cosa significava? Cos'è significato? Avere degli incontri bisettimanali fra il board, il business developer e il proposal per capire gli andamenti dei mercati e interni con i division manager che si occupano delle risorse, i project leader che si occupano invece dei cash flow delle commesse, monitorandoli in modo un po' più stretto e veloce per capire i cambiamenti.
essere chiari sulla politica del lavoro e la distanza per preservare le prestazioni
cosa significa? Questo è un esempio abbastanza chiarificatorio
perché significa che comunque se tutte le persone sono in smart working
io devo assicurare a queste persone un'infrastruttura tecnologica funzionante
quindi prima di tutto a un livello precedente del picco dell'epidemia
è stata attuata una strategia per mettere in sicurezza tutti i dipendenti
e farli poter lavorare in autonomia
Poi c'era il responsabile IT che 24 ore su 24 era disponibile e poi sicuramente c'era il tema dell'efficienza che era monitorato in modo diverso dai manager visto che le risorse erano a casa e non in ufficio.
La testimonianza che ci portiamo dietro per l'applicazione di questo sistema è che sicuramente ha aiutato a fronteggiare la crisi nei suoi vari momenti, proprio perché abbiamo fatto un ragionamento a monte.
Quindi è molto diverso rispetto a una strategia emergente che viene fatta ad hoc nel momento del fenomeno disruptive. Il limite è un po' quello della logica predittiva, nel senso che effettivamente si decide il tema, poi si decide l'andamento numerico del tema, però lì si devono fare delle assunzioni e come tutte le predizioni c'è sempre, come sapete, quel gradiente di incertezza.
adesso chiudo perché so che purtroppo il tempo è quasi finito
il mio obiettivo comunicativo è quello di prendere il modello
ovviamente con le pinze perché è un esempio di tanti modelli
però è un po' chiarificatorio di capire una modalità
per applicare effettivamente la resilienza in un contesto che ne ha bisogno
quindi per la tematica ospedaliera
quindi la resilienza che potrebbe essere una resilienza spaziale
o comunque una resilienza anche di carattere organizzativo
chiudo perché se no so che Cristina mi tira le orecchie
perché sono a 13 minuti
come da bravo manager mi sono messo anche il cronometro
e sono disponibili ovviamente per eventuali approfondimenti
in pieno nei tempi
quindi complimenti anche per questo
sono tutti temi che meriterebbero davvero una discussione
molto interessanti, innovativi
poi per chi li conosce solo in maniera sfumata
verrebbe la curiosità di fare tante tante domande ma dobbiamo andare avanti e introducendo antonio
raimondo lo anticipava prima cristina persona di una lunghissima esperienza nel mondo sanitario
che ci chiarisce un po qual è il ruolo dell'operation manager da quanto si può intuire
Non è una sovrapposizione con l'ingegnere gestionale, ma è un po' un coordinatore ancora su di un piano superiore di questo. Sbaglio o ce lo chiarisce in ogni caso? Aggiungo ancora che la sua provenienza attuale è dalla clinica San Paolo di Paderno, dopo molte altre esperienze. Grazie.
Grazie dottor De Paulis, grazie anche a Cristina per l'invito. Allora sì, di fatto l'operation manager che è solitamente un ingegnere gestionale non si va a sovrapporre all'ingegnere clinico, ma è una collaborazione stretta in diversi ambiti perché l'ingegneria clinica si occupa della valutazione, la parte di operation, come dice appunto la parola stessa, si occupa poi di mettere in atto quelle che sono le
le innovazioni, le scelte organizzative
per
all'interno dei processi aziendali
Vabbè, velocemente
per non perdere tempo, ormai da qualche
anno, grazie o per colpa
anche di Cristina De Capitani
mi occupo di sanità e
sto cercando di incrementare
sempre più anche le conoscenze nel corso
di questi anni
passando su diversi ruoli all'interno dell'azienda
ultimamente si chiede sempre che lavoro
fai, è l'operation manager, ma cos'è
questo operation manager in dettaglio. Le operations sono quell'insieme di processi
che servono per trasformare le risorse impiegate da un'azienda in prodotti o servizi da destinare
ai propri clienti e quindi sono utili a progettare soluzioni che servono per migliorare l'efficienza,
la produttività e siano di supporto sia logistico che funzionale allo svolgimento dei processi
anche di cura. Gli ambiti dell'operation sono diversi dalla gestione allo sviluppo
e all'implementazione delle attività, fino ad arrivare al supporto, al miglioramento
dell'azienda e al monitoraggio e controllo delle attività. Negli ultimi anni questa figura
si è espansa nell'ambito sanitario, è una figura di stampo prettamente produttivo, però
grazie all'impatto di alcune aziende private, in particolare Citol Humanitas che è stata
dalla prima a introdurre questa figura nel campo sanitario, via via negli anni si è
sviluppato l'interesse e la necessità di inserirle all'interno di alcune aziende,
tant'è che Regione Lombardia o Toscana ad esempio hanno anche definito quelle che
sono le linee guida per la costituzione degli uffici di gestione operativa nelle strutture,
perché per riuscire ad avere un recupero dell'efficienza, migliorare il recupero dell'efficienza
degli asset produttivi, rispettare l'equilibrio economico e ricercare anche una migliore risposta
organizzativa a quelle che sono le esigenze del paziente e della struttura, quindi dei
clinici, come ha detto il dottor Zago prima ci sono molte possibilità che derivano dalle
esigenze dei clinici, devono essere tradotte poi in un percorso del paziente, in una strutturazione
aziendale. Qui ho voluto mettere un organigramma che ho preso da una presentazione di una struttura
pubblica, non di Regione Lombardia, perché secondo me è molto interessante sulla definizione della
direzione operativa. Le linee forse non sono molto chiare, però non è una struttura che governa tutte
le altre strutture funzionali dell'azienda, ma è una struttura che cerca di mettere insieme,
e di far parlare tutte le altre strutture, dall'ingegneria clinica ai sistemi informativi
alle risorse umane e al governo dell'attività di specialistica ambulatoriale, in questo
caso anche dell'attività di ricovero. Quindi ci bisogna un collettore di tutte queste figure
perché altrimenti ognuno va per il suo microsettore e non si ha un convogliatore delle richieste
e delle necessità aziendali. Ricollegandoci a quello che è il tema della sessione, quanto
quanto è importante l'impatto organizzativo nell'introduzione della tecnologia
e come questo impatta sull'organizzazione.
Impatta tanto perché l'introduzione di una nuova tecnologia
non è soltanto mettere un nuovo ecografo, una nuova diagnostica all'interno della struttura
e poi da sola avanti.
Questo impatta sui percorsi sia organizzativi e logistici dei pazienti,
ma spesso e volentieri anche dei materiali, degli operatori,
e quindi impatta su tanti aspetti dell'organizzazione.
Il tutto, secondo me e secondo quella che è anche la letteratura, è rivolto al miglioramento della patient experience, perché le tecnologie servono per migliorare il percorso di cura del paziente, non solo in termini di risultati, ma anche di riduzione dei tempi e di avere un impatto minore di quello che è l'impatto sanitario.
appunto. Uno studio dice che le ricadute organizzative legate alle introduzioni di tecnologie impattano
sul processo, sulla struttura e sulla cultura, quindi sul flusso lavorativo, sulla centralizzazione
e decentralizzazione di alcune attività, ricadute economiche, appunto le ricadute economiche
sono quelle fondamentali nell'introduzione di una nuova tecnologia, non tanto nell'acquisto
ma quanto poi nelle modalità di ripagamento. Ad oggi sono tante le tecnologie, vanno dalla
radio diagnostica a tecnologie robotiche, alla sala operatoria, piuttosto che ai device
che vengono dati al paziente. Ho voluto fare alcuni esempi veloci, giusto per dire quali
quali sono i vantaggi e gli impatti organizzativi di alcune innovazioni tecnologiche.
Il robot da Vinci è un'innovazione molto importante, ha una minore invasività,
ha dei tempi di recupero più rapidi e una riduzione dei rischi,
però ha degli impatti organizzativi molto forti che spesso non vengono considerati
perché si devono ridefinire gli slot operatori,
in quanto la preparazione del campo operatorio con un da Vinci è molto più lunga
rispetto alla preparazione di un campo operatorio per un intervento successivo
con un intervento standard.
ma anche una riorganizzazione degli spazi, perché i materiali che servono per gestire un da Vinci sono tantissimi e quindi necessitano all'interno del blocco operatorio di numerosi armadi per poterli contenere.
Ma anche la sala ibrida è un'innovazione molto importante che ha degli impatti molto forti sulla gestione dell'attività chirurgica, un unico ambiente di lavoro che combina differenti tecnologie, però anche questa qua impatta tanto sull'organizzazione dei flussi, dei percorsi e soprattutto della riallocazione delle risorse economiche.
Ricollegandomi anche allo strumento ecografico che ha menzionato il dottor Zago nella precedente
esposizione, l'ecografia fusion è uno degli ultimi impatti che ho valutato e che ho introdotto in
auxologico prima di andar via. E' uno strumento importantissimo perché permette di effettuare
delle biopsie mirate a una minore invasività e una maggior precisione diagnostica nella biopsia
prostatica anziché prelevare 12 campioni se ne prelevano 2-3 necessari e si velocizza
anche l'analisi patologica dello stesso. Però la riorganizzazione e soprattutto l'impatto
economico sono molto importanti perché il radiologo impiega più tempo per studiare
quella che è la risonanza magnetica che poi dovrà essere portata all'interno dell'ecografo
per individuare i punti e deve confrontarsi con lo specialista, se non è lui stesso,
che eseguirà poi la biopsia. E l'incremento dei costi, perché ovviamente l'impatto
dell'ecografo Fusion è molto importante, l'ecografia è rimborsata allo stesso modo
e quindi bisogna anche valutare da un punto di vista aziendale quello che è il ripagamento
di questo strumento. Ovviamente da un punto di vista del paziente è un qualcosa di migliorativo
perché in meno tempo riesce ad avere la stessa diagnostica che prima aveva con diversi passaggi.
Un'altra cosa che ho trattato nella fase iniziale in oxologi era la rehabilitazione virtuale,
uno strumento totalmente innovativo che è stato veramente difficile riuscire a tradurlo
poi in una esposizione al pubblico, in un'offerta al pubblico perché non c'era niente da cui
potevamo partire, per cui è stato uno studio molto importante fatto anche con l'unità
operativa di comune accordo ed era veramente un'attività che adesso sta dando dei frutti
sulla riabilitazione del paziente, come anche la stampa 3D, sono tutte attività che nel momento in cui vengono proposte
dal sanitario piuttosto che anche dall'azienda stessa, devono poi essere convogliate in un sistema organizzativo
che le mette in piedi. Infine, un'altra cosa che mi preme sottolineare in questo periodo, è tutto ciò che ci sta cambiando,
Siamo passati da un'epoca pre-covid a un'epoca post-covid, in questo momento noi responsabili operativi, operation, chiamiamoci come vogliamo, siamo impegnati nel cercare di rivedere tutti quelli che sono i processi aziendali e di gestione dei pazienti all'interno dei nostri ambulatori, all'interno delle nostre degenze e sale operatorie, perché il mondo ormai è cambiato,
C'è una grossa difficoltà nel gestire allo stesso modo lo stesso numero di pazienti. L'obiettivo è quello invece di gestire lo stesso numero o anche il maggior numero di pazienti con le stesse risorse disponibili, pur cercando di farli entrare il meno possibile all'interno dell'ospedale.
Ho voluto riportare una slide che stiamo utilizzando con i colleghi del Politecnico in altri incontri che stiamo facendo in questo periodo. Ci sono tre aspetti che riguardano la riorganizzazione e quindi l'innovazione dal punto di vista gestionale delle strutture sanitarie.
una clinica che riguarda appunto la necessità di percorsi, la stratificazione dei pazienti,
non è differente anche la stratificazione dei pazienti, e una revisione anche delle priorità di intervento,
e questo è un aspetto che è meramente di carattere medico.
E poi due aspetti che sono di carattere gestionale e organizzativo, quello organizzativo e quello tecnologico.
La tecnologia sta avendo un impatto forte in questo momento, basti pensare alla telemedicina,
che prima era soltanto una parola che veniva detta, tutti speravamo che ci fosse la telemedicina,
ma anche a livello di, io parlo di regione Lombardia, non era stata inserita all'interno di nessun nomenclatore,
negli ultimi mesi siamo passati dal fare le visite su Skype, tutti si sono dotati di strumenti
per poter effettuare televisite, telemonitoraggi, le epografie a casa del paziente,
quindi servizi adi o similari stanno andando a casa del paziente a fare epografie con strumenti
nuovi che si collegano con un device e inviano l'immagine poi in radiologia per la visione
e la recertazione e quindi siamo molto impegnati in questa attività che ci vede coinvolti
sia dal punto di vista del percorso del paziente e anche dall'altro da un punto di vista economico
perché sono tecnologie che hanno un forte impatto all'interno dell'azienda e quindi
della direzione strategica, chiede ovviamente degli analisi costanti di sopravvivenza.
Volevo concludere dicendo che le soluzioni tecnologiche o digitali devono essere a servizio
delle esigenze cliniche, delle necessità e possibilità organizzative, ma possono offrire
un'opportunità per rispondere a quelle che sono le esigenze cliniche e garantire un modello
organizzativo più sostenibile, quindi dobbiamo trarre vantaggio da quelle che sono le nuove
tecnologie o i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione per trarre il
maggior vantaggio sia dal punto di vista del paziente ma soprattutto anche dal
punto di vista dell'azienda per la sostenibilità e con questo chiuso
grazie antonio assolutamente interessante sarà anche un po di parte
ma prezioso l'approccio di avere un ingegnere gestionale che ben conosce e
quindi che nasce di fatto quasi in ambito sanitario nel senso che è chiaro
che tutte le tecniche nascono in altri settori
anche la realtà virtuale
quella aumentata piuttosto che
la parte di scheduling, manufacturing
tutta la parte di intelligenza artificiale
ma calarla in sanità è un'altra cosa
la logistica della Coca-Cola
non è la logistica in sala operatoria
dai bracci e braccetti del Da Vinci
a tutto il resto di quel che abbiamo
quindi assolutamente
un lavoro affascinante e
importante anche per differenziare
e supportare al meglio i clinici
così possono fare i clinici
esattamente
è chiaro che va creato
un ruolo diplomatico
nel senso che va creato un buon team
una buona sinergia insomma
grazie mille
passiamo all'ultimo intervento
abbiamo accumulato ritardo accademico
di un quarto d'ora
e un po' di più in realtà
allora Elena Menighetti
come dire
È un unconventional coach ed advisor e consulente per CEO di aziende internazionali e si gira tutto il mondo, in realtà è stato anche un dirigente d'impresa di un'azienda italiana ma assolutamente multinazionale anche in parte grazie a lei sul marketing e sales per cui in realtà ha tutti quel tipo di contenuti oltre che un set di lauree e di master che vi...
vi salto ma fidatevi che ci sono
il linguaggio quindi anche questo è un intervento un po' fuori contesto sanitario
nel senso che ovviamente è trasversale a tutti i settori
non ha un'etichetta particolare
però concentrato in un tempo stretto e con un media un po' particolare come questo
è un'altra di quelle sfide che oggi ci prendiamo
passo direttamente la parola a te Elena
Elena e chi ha voglia di seguire anche fra le persone che sono collegate e vogliono accendere
la telecamera così li vediamo ben volentieri e a te Elena grazie. Bene allora buongiorno ringrazio
il professor Paolini Palazzini e il CNR con il cluster Ingegner dei Capitani per aver voluto
Tutto questo argomento in questo congresso, voi coraggiosi che siete qui ad ascoltare,
d'altra parte sono due giorni che stiamo comunicando attraverso il linguaggio per mettere a fattore comune le nostre professioni quotidiane
e abbiamo sentito quante innovazioni, quante tecnologie, quante cose derivano proprio da delle collaborazioni
che ovviamente vengono trasmesse attraverso il linguaggio.
E quindi immagino che l'interesse sia per un'eccellenza comunicativa o comunque per chi ce l'ha già, per essere ascoltati meglio, di più e compresi meglio.
E quindi io voglio offrirvi un gustoso aperitivo e apparecchierò un bel buffet con ricchi stuzzichini di vario tipo, voi assaggiate, gustate quello che vi ispira, prendete, portate a casa con una doggy bag quello che vi piace e lasciate il resto.
Io ho accettato con entusiasmo di essere qui anche perché l'argomento mi appassiona, ma anche perché penso che per la vostra professione clinica sia particolarmente importante per una serie di motivi.
Ad esempio poche scienze come la medicina prevedono l'interazione tra specialisti e profani, familiari dei profani e quindi perché possiate valorizzare appieno il vostro patrimonio culturale e allo stesso tempo acquisire le informazioni che vi servono avete bisogno proprio di comunicare su registri molto diversi tra loro.
A volte addirittura lo stesso documento che destinate al vostro collega di medicina generale viene letto anche dal paziente, quindi a volte contemporaneamente in uno stesso momento.
Questo è un po' il primo motivo, tutto questo avete dovuto impararlo da soli, però il secondo motivo è che c'è un vuoto formativo, le facoltà di medicina difficilmente dedicano, o comunque in minima parte dedicano attenzione a questo argomento.
Anche se al titolo terzo l'articolo 20 del codice di deontologia medica dice proprio che il tempo di comunicazione va utilizzato a tutti gli effetti considerato come tempo di cura e quelli appunto che di voi lo fanno già bene l'hanno imparato un po' da soli perché il linguaggio è un po'…
Quindi avete presente quel pesce anziano che se ne va per il mare, incontra due pesci giovani e dice salve ragazzi, com'è l'acqua oggi? E quelli non rispondono, si guardano perplessi e dicono ma cos'è quest'acqua? Ecco il linguaggio è un po' così, ci sguazziamo, ci siamo immersi, lo utilizziamo tutti i giorni, pensiamo sia naturale, ma utilizzarlo in modo efficace e bene non è affatto naturale.
Un altro motivo è il tempo, che avete sempre poco tempo, questo però vi accomuna a molte altre professioni e utilizzare bene il linguaggio vi rende molto più efficaci, può aiutare a contenere intemperanze emotive e anche ad avere un team molto performante.
Comunque si è composto questo team. Avete presente quando ci si intende con uno sguardo o quando qualcuno fa quello che voi avevate esattamente pensato in contrapposizione a quando invece si passano riunioni discutendo per ore e sembra di non arrivare a nulla.
C'è un altro motivo ancora, sappiamo che è una tecnologia importante, il linguaggio, a tutti noi è capitato di comprare la tale marca di pasta al supermercato pensando di fare una libera scelta, in realtà le aziende e la pubblicità sanno utilizzare il linguaggio in modo molto manipolatorio.
E voi avete una peculiarità in più, la persona che vi trovate davanti vi percepisce ovviamente non come una comunicazione sullo stesso livello e questo avviene non solo perché voi avete tutte le informazioni che il paziente non ha in questo caso, ma anche perché il paziente in quel momento è in uno stato emotivo molto particolare, scosso, in uno stato alterato.
non c'è nulla come la malattia che provochi emozioni forti e quando si è in quello stato
le informazioni vengono prese in modo diverso vi faccio un esempio se io vi chiedessi un'informazione
riguardo a due settimane fa che ne so come eravate vestiti mercoledì di due settimane fa probabilmente
non ve lo ricordate ma se io vi chiedessi dove eravate 19 anni fa ed esattamente quel giorno
L'11 settembre del 2001, quando avete appreso la notizia dell'attentato, se non eravate bambini sapete benissimo dove vi trovavate e avete questa informazione.
le informazioni quando si è emotivamente scossi restano incise proprio come nella pietra e quindi
per tutta questa serie di motivi penso insomma che possa essere interessante, quindi andiamo al
piatto forte e lasciatemi cominciare enunciando il primo assioma della comunicazione che è non si
può non comunicare, così come non è possibile non comportarsi non si può non comunicare, ad esempio
se io entrassi in un pronto soccorso e volessi non comunicare so cosa potrei fare potrei tacere
chiudere gli occhi stare immobile l'altro comunque prenderebbe questo come una comunicazione non so
potrebbe pensare che non voglio essere disturbata che ho qualcosa che non va e l'effetto della
comunicazione risultato della comunicazione proprio l'effetto che io faccio sull'altro
Quindi non è possibile non comunicare e quindi non è possibile non influenzare e non è possibile non manipolare quindi. Se io ne sono consapevole e lo faccio con intenzione posso ottenere dei risultati. Se lo faccio con intenzione e leggo la risposta dell'altro perché abbiamo detto che il significato della comunicazione è nella risposta dell'altro.
E quindi sarà capitato a tutti in ascensore ad esempio di guardare un estraneo e vedere che abbiamo un'influenza, magari comincio a leggere con interesse una pulsantiera o la portata dell'ascensore.
Sto cercando di condividere lo schermo, ma vedete le mie slide?
Sì, si vedevano. Condividi, devi andare avanti.
Non le vedo io, ok, va bene, non le vedo, mi fido.
La macchina al 99%.
Perfetto, dunque, diciamo che il linguaggio è una tecnologia molto avanzata, ma a basso costo perché non è un optional, è di serie, ci nasciamo.
Noam Chomsky, emerito professore all'MIT, il Massachusetts Institute of Technology di Boston, ci spiega che è proprio un dispositivo innato, un dispositivo a tutti gli effetti biologico come gli altri sistemi percettivi, ad esempio come la vista.
La nostra retina è il punto di collisione tra stimoli esterni e le trasformazioni neurologiche che poi portano a delle proiezioni corticali con le quali noi vediamo un'immagine che è la nostra mappatura del mondo.
Fuori c'è il mondo, noi nel nostro cervello lo mappiamo con delle rappresentazioni visive, nel caso della vista, e invece razionali, logiche di pensiero con linguaggio.
e al 99,9 per cento il linguaggio è utilizzato internamente d'altra parte lo sapevamo già ce
lo diceva raclito già nel sesto secolo avanti cristo e comunque ecco la parola linguaggio
deriva dal greco logos che significa scegliere selezionare pensare quindi diciamo che al 99
99%, abbiamo visto, lo utilizziamo internamente, noi oggi ci occupiamo di questo 0,1%, cioè di quello che dopo aver costruito questa struttura profonda con la quale rappresentiamo il mondo nella nostra testa, cerchiamo di portarla in una struttura superficiale attraverso tre principali canali di comunicazione che sono quello verbale, quello paraverbale e quello non verbale.
E fin qui probabilmente lo sapevate già e nulla di nuovo, ma per chi non lo sa ci potrebbe essere una sorpresa, nel senso che quando il nostro messaggio è congruente, viene trasmesso in modo congruente attraverso questi tre canali, l'interlocutore, che abbiamo detto che è il nostro punto di interesse, recepisce il messaggio come un unico messaggio.
Ma quando questi tre canali trasmettono in modo differente il messaggio, ad esempio penso una cosa e ne dico un'altra, non vi ho specificato, verbale lo sapete sono le parole, il paraverbale sono i toni, le pause, la gestualità e il non verbale è tutto quello che è fuori dal mio controllo,
ho qui incluso le variazioni della colorazione dell'epidermide, le dilatazioni delle pupille, il cambio del ritmo respiratorio.
E quindi quando questi tre canali trasmettono il messaggio in modo incongruente, il ricevente percepisce il messaggio in percentuali diversi a seconda dei tre canali.
E quindi la parte di messaggio che passa dalla parte non verbale, ed è qui la sorpresa, è il 7%, ce l'ha spiegato Albert Merabian dell'Università di Los Angeles, California, e invito i relatori di questa mattina magari a riflettere nella preparazione del loro speech quanto tempo hanno dedicato alla parte verbale e quanto a quella paraverbale e non verbale, che quindi deduciamo è il 93%.
e più precisamente la parte paraverbale viene trasmessa al 38% e la fa da padrone la parte non verbale, quindi quella che non controlliamo e quindi abbiamo detto che non possiamo non comunicare e in più che questa comunicazione avviene per la gran parte attraverso quel canale che noi non controlliamo.
e allora magari vi chiedo di partecipare un po' così non restano cose mie ma diventano vostre
e vi chiedo ad esempio di fare questo piccolo esercizio
immagino tutti nella vita abbiate ricevuto almeno una volta una di quelle strette di mano
un po' disgustose, quelle mollicce un po' viscide o umidicce
vi chiedo di allungare una mano davanti a voi e di simulare una tale stretta di mano
Cioè di dare voi una stretta di mano un po' disgustosa a un ipotetico interlocutore davanti a voi. Vi chiedo veramente di farlo, un po' di più, un po' più umida, un po' più viscida, ancora un po' di più, perfetto, grazie mille soprattutto ai relatori che vedo che hanno partecipato.
avrete notato che le mie istruzioni erano rivolte solo a cosa fare con la mano e tutti voi avete
modificato la vostra espressione facciale e questo è avvenuto proprio simultaneamente perché
utilizziamo il corpo come un'interfaccia senso motoria quindi la nostra idea passa passa un
po così e perché ci serve saperlo questo non tanto per per osservare interpretare le idee
altrui è diffidate da quelli che vi dicono se qualcuno vi ascolta con le braccia concerte è
un segno di chiusura si può esserlo ma potrebbe anche voler dire tante altre cose che ne so a
freddo si coccola vi ascolta si concentra non lo sappiamo non serve tanto per interpretare a meno
che per chi ha visto la serie tv light to me che è fatta in collaborazione col professor paul ekman
Lui ha fatto ricerche in tutto il mondo, dalla Papua Nuova Guinea a Giappone all'America e ha scoperto che ci sono 5 più una emozioni base che vengono riconosciute da tutti i popoli di tutto il mondo, quindi senza linguaggio verbale.
sono le cinque base rabbia gioia tristezza paura e disgusto più una sorpresa ma al di là di questo
per il resto le interpretazioni non ci interessano quello che è interessante per voi è osservando
l'altro notare quando dite qualcosa se si vedono delle reazioni istantanee come quella che avete
voi con la stretta di mano e pensare a cosa avete detto in quel momento in cui avete provocato
con la reazione, quindi che ne so, una contrazione del labbro, un alzarsi di un sopracciglio,
può sottolineare come un evidenziatore la parola che avete detto e che ha avuto un effetto
con l'altro. Questo può essere molto interessante. Un modo per utilizzare proattivamente questo
canale che abbiamo visto così importante non verbale nella relazione con l'altro è
è una tecnica che si chiama mirroring.
Non ho qui il tempo purtroppo per raccontarvi dei collegamenti
con la grande scoperta negli anni 80 di un pool di scienziati italiani
dell'Università di Parma guidati dal professor Rizzolatti
che hanno scoperto i neuroni a specchio
e poi a metà degli anni 90 hanno scoperto la funzione di questi neuroni
che sono preposti alla rappresentazione delle azioni dell'altro a livello cerebrale e quindi
quando quanto questa reciprocità sia pre verbale pre razionale e importante per noi ma di nuovo
cerco di condividerlo schermo ecco una comunicazione che funziona bene qui vedete una
piazza con varie persone e quando la comunicazione funziona bene sì sì no si vede proprio questa
reciprocità di cui parlavo quella pre verbale e quindi pre razionale ad esempio se guardate
queste due donne al centro della piazza noterete che sono in una posizione molto simile mirroring
proprio come allo specchio entrambe hanno le braccia incrociate le gambe sono addirittura
nella stessa identica posizione, anche le spalle sono dirette come se si rispecchiassero proprio
in uno specchio e così per quanto riguarda il volto. Quando c'è sintonia questi rispecchiamenti
si notano molto di frequente e adesso in questo caso c'è un rispecchiamento posturale ma può
avvenire attraverso vari parametri lo stesso ritmo del respiro piuttosto che lo stesso tono della
voce o lo stesso ritmo nel parlare insomma si possono notare tantissimi tantissimi paralleli
tantissime specularità è un po come un ballo e come un ballo a dei ritmi e delle figure molto
in sintonia e perché ci serve questo perché diciamo che come in un ballo si entra nel ritmo dell'altro
per poi guidarlo quindi lo possiamo proprio utilizzare questa tecnica di rispecchiamento
ad esempio che ne so se noi volessimo coinvolgere un paziente perché partecipi attivamente alla
terapia e alla guarigione quindi non stia lì come se fosse dal meccanico perché voi lo aggiustiate
Infatti, Kurt Spitzky diceva che per portare qualcuno sul tuo autobus e quindi sul tuo viaggio, nel nostro caso la compliance terapeutica, devi andarlo a prendere alla sua fermata.
Ecco questo è un po' un modo di andare a prendere qualcuno alla sua fermata e quindi voi ad esempio potreste esercitare questa cosa prima di tutto magari andando in giro e osservando quando c'è una comunicazione efficace, se si nota questo rispecchiamento e quando invece magari due persone sono in conflitto notare le differenze.
E l'altro modo per utilizzarlo invece fattivamente potrebbe essere incrociare, magari anche incrociando dei parametri.
Ad esempio, se avete un paziente allettato e voi siete in piedi, potreste rispecchiare con il movimento del volto il ritmo del suo respiro. Quindi anche se parlaste velocissimamente come sto facendo io in questo momento, con la testa rispecchiare il ritmo del respiro.
Come vi ho detto all'inizio, voi sperimentate queste cose perché è una materia fortemente fenomenologica, quindi potete solo sperimentare e vedere l'effetto che ne ricevete.
Però a volte quando vi sembra che qualcuno comunichi in modo magico, che tutti lo ascoltano e lo seguono, semplicemente sta mettendo in atto questi dispositivi che sono innati ma che si possono imparare.
Se sperimentate un po', magari già a fine febbraio, inizio marzo, potreste cominciare a notare dei cambiamenti.
Abbiamo detto c'è la parte non verbale, poi vi faccio qualche esempio sul paraverbale. Il paraverbale abbiamo detto che sono le pause, i toni, il ritmo della voce e i gesti, quindi posso fare un invito con i palmi verso l'alto, dare un comando con i palmi verso il basso.
vi faccio un esempio di come potreste utilizzarlo
la struttura grammaticale italiana prevede che noi possiamo
mantenere la stessa struttura e fare domande diverse
utilizzando toni diversi della frase
quindi se io faccio una domanda posso dire
vieni a cena? semplicemente usando un tono ascendente
se voglio utilizzare un'affermazione
applico un tono piano e quindi dico vieni a cena
Quindi, vieni a cena, vieni a cena, e se voglio dare un comando uso un tono discendente, vieni a cena.
Allora, se io mi trovassi di fronte a un interlocutore un po' resistente e volessi dirgli che ne so, domani vacci tu in sala operatoria, piuttosto che a un paziente prenda le medicine e so che è un po' resistente,
Posso usare una struttura grammaticale che ha tutti gli effetti di un'affermazione, ma dare un tono di comando alla fine, in modo che io ho fatto una semplice affermazione ma lui l'ha presa come un comando e quindi potrei dire è bene che lei prenda le medicine, esempi di questo genere.
Passiamo alla parte verbale che abbiamo visto pesa poco ma è di gran lunga la più studiata, a lungo è stata anche una delle scienze primarie fino al 500 più o meno un po' di più e quindi ci sono tantissimi studi.
Io voglio solo farvi qualche esempio. Qualcuno di voi qualche giorno fa mi ha detto darci qualche trucchetto e quindi provo a darvi qualche trucchetto.
Quindi di nuovo facciamo magari un esperimento tutti insieme e vediamo un po' cosa succede.
Allora vi chiedo di fare esattamente quello che vi dico.
Adesso non pensate a una rosa blu. Normalmente quasi tutti hanno pensato a una rosa blu.
Io potrei anche andare avanti, potrei dirvi non pensate a un elefantino rosa che saltella su una gamba sola. Quelli di voi che hanno visto rose blu, elefantini saltellanti, ora sanno cosa succede quando al direttore sanitario, al primario, a un paziente dite non preoccuparti.
esattamente il contrario e anche qui se volete esercitarvi magari nel weekend a casa in clinica
però potreste non so se avete dei bambini cominciare a dire fermati invece di dire non
correre oppure potreste dire un giorno non correre e l'altro giorno fermati e vedere un po le
le differenze che ci sono. Un altro trucchetto potrebbe essere l'utilizzo delle congiunzioni,
ad esempio se io dicessi a qualcuno stiamo facendo di tutto per salvargli la vita ma la situazione
è grave, l'utilizzo della congiunzione ma, dato che è una congiunzione avversativa, nega la frase
precedente e quindi chi vi ha ascoltato se ne andrà con l'unica informazione la situazione
è grave se io inverto le due frasi e utilizzo una congiunzione coordinante e il risultato è
la situazione è grave e noi stiamo facendo di tutto per salvargli la vita e quindi interlocutore
invece se ne va con l'informazione che voi sarà anzi probabilmente vi lascia in pace così andate
A fare quello che dovete fare.
E' una cosa molto comune per noi, è prassi quotidiana, lei ha un tumore alla prostata, se operiamo subito o fra breve potrà probabilmente tornare a casa.
Avete dato la cattiva notizia ma inserendola in mezzo a due un po' meno brutte.
Ecco, se si riesce a utilizzare tutto insieme, quindi le parti verbali in questo modo accompagnate da un paraverbale che le accompagna e da non verbale congruente, si ottengono degli effetti quelli che dicevamo prima, quelli che apparentemente sembrano magia, quelle persone che convincono tutti di quello che dicono in modo molto semplice.
Diciamo che abbiamo sentito anche stamattina da Marco Sacco con l'intelligenza artificiale che l'apprendimento avviene attraverso i nostri canali sensoriali primariamente e poi attraverso delle conoscenze.
Se l'apprendimento è fatto in questo modo e se poi viene consolidato con degli esercizi che io chiamo NASA perché sono stati utilizzati anche i piloti della NASA e quindi in modo che queste abilità diventino fluide e vengano automaticamente senza sforzo nel momento in cui servono, si riesce tranquillamente a raggiungere quella magia.
C'è una struttura della magia, c'è una bellissima introduzione dell'antropologo Gregory Bateson al libro proprio Struttura della magia, in cui si spiega come quello che appare magia in realtà è facilmente apprendibile.
Io ho cercato di tagliare, il nostro tempo è finito, io spero che qualcosa abbiate gustato, chissà se avete la colina in bocca, probabilmente appetito, vista l'ora siete pronti per venire a tavola presto, grazie e alla prossima.
a Telena
in realtà
molto interessante
sicuramente il meglio
è essere di fronte
e poi poter fare un po' di pratica
per periodi un po' più lunghi
erano proprio stuzzichini
grazie di aver
tenuto i tempi
e usato questo momento
siamo in ritardissimo
quindi siamo fuori di 30 minuti
per cui non so Paolo
se vogliamo fare un giro
di domande molto velocissime
se c'è qualche osservazione
se no andiamo in chiusura
e le raccogliamo
ma io vorrei
intanto già andare a concludere
ringraziando tutti per i tantissimi
spunti come ho detto prima
di grande grande interesse
fare una piccola osservazione in favore
dei chirurghi ricordiamoci che siamo
ospiti di un congresso chirurgico
e l'osservazione
è quella che
devo dire mauro zago come sempre come tutti i chirurghi è sempre il più concreto più pratico
e più presente ai problemi è un nostro difetto ma è anche un nostro grande pregio mi piacerebbe
che tutto questo che oggi sono state suggestioni stimoli come anche nell'ultimo intervento avesse
dei risultati pratici perché ce ne ha forniti queste piccole questi piccoli suggerimenti
L'interesse del confronto è anche quello di capire come aprire porte successive per realizzare quello che sentiamo e discutiamo in teoria ma portarlo su un piano pratico.
Mi pare che oggi ci siano state tutte le premesse perché questo avvenga e sono convinto che avverrà e avverrà sempre più in modo concreto, torno a dire, noi chirurghi ne abbiamo un grande bisogno, quindi la tecnologia, l'innovazione deve percorrere queste strade. Io per parte mia ringrazio e concludo, lascio ovviamente a te la conclusione ultima. Grazie Cristina.
Grazie mille, confermo non solo l'interesse ma anche la capacità pragmatica dei chirurghi ma anche delle società a cui appartengono, sono appartenuti o comunque animano quando vogliono di prendere dei percorsi veramente innovativi e un po' sfidanti anticipando i tempi forse a volte
ma riuscendo veramente a fare da pripista quindi oggi peraltro un po' a macchia di leopardo abbiamo avuto diversi rappresentanti di società scientifiche differenti continueremo ad averli anche nel pomeriggio peraltro questa è una sessione formativa anche rivolta ad AICO
e sempre proprio in ottica di multidisciplinarità così abbiamo i chirurghi, gli infermieri, abbiamo avuto ingegneri di un po' di razze diverse diciamo oltre che poi altre professioni di natura completamente diversa ma sono poi interessanti proprio per complementare, per arricchire quel che poi è il fare al meglio ognuno la propria professione e tenere al centro la persona e il paziente.
Io vi direi vi ringrazio, facciamo una breve pausa a questo punto perché fra le due riprendiamo con l'altra sessione, il taglio della prossima sessione e quindi vi invito a partecipare, a proseguire stando dentro oppure potete entrare e uscire con gli accessi che avete naturalmente.
è come gli investimenti e le sfide e la pressione che è stata il Covid in questo periodo sui sistemi sanitari
e dall'altra parte anche la reattività delle strutture, delle fondazioni che hanno raccolto dei fondi
per poter supportare le attività ospedaliere piuttosto che dei prodotti che sono nati o sono stati adattati
possono poi servire in realtà a colmare quei gap o supportare quei trend che ci sono in essere in questo momento e quindi vederne da una parte l'aspetto positivo, quindi di come alcune di queste tecnologie e investimenti possono rimanere poi come investimento in ambito sanitario, chirurgico e non,
così come dall'altra parte con il moderatore che è un giornalista che è Walter Gatti
in realtà penso che ci sarà anche l'osservazione di quali sono le conseguenze
non solo ovviamente in ottica positiva ma siamo in un ambito chirurgico
di conseguenza l'impatto di arresto delle attività è molto forte
ciascuno di voi lo sta vivendo e se ne preoccupa ciascuno per la propria parte
quindi vi ringrazio
ci fermiamo e ci rivediamo le due
con la prossima sessione
se ci fossero domande
ovviamente ve le giriamo in modo da far avere
il feedback e
magari invece per da seguito Paolo
anche a quello che si diceva nella sessione precedente
magari faremo
con il prof presente un follow up
grazie a tutti
a più tardi
grazie a tutti e complimenti
allora siamo in diretta
buongiorno a tutti
Benvenuti, questo è l'ultimo appuntamento pomeridiano di questo 31° congresso. Sono Walter Gatti, sono un giornalista, per cui dovete prendermi un pochettino come sono con le mie caratterizzazioni di informazione e di comunicazione.
Mi occupo di sanità da qualche decennio, soprattutto ho tra virgolette le radici all'interno del mondo delle tecnologie per la sanità in modo piuttosto importante e duraturo, visto che ormai da tanti anni gestisco l'ufficio comunicazione di AIC per cui del mondo degli ingegneri clinici italiani.
ringrazio chiaramente la professoressa De Capitani
per avermi coinvolto in questo evento
ringrazio tutti quelli che oggi sono nostri panelist
e soprattutto tutti coloro che in questo momento
si stanno collegando con questa nostra sessione
evidentemente per inquadrare tutto quanto
il sistema di contenuti che oggi verrà proposto
io tra poco darò la parola alla professoressa Cristina De Capitani
Voglio ricordare soltanto due cose. Qual è il titolo della sessione di oggi? Il titolo oggi è come gli investimenti Covid possono accelerare trend già in corso a partire dai protocolli ERAS, quindi recupero dopo intervento chirurgico, o portare innovazioni che permettano di innovare la gestione futura.
Allora, da un punto di vista strettamente comunicativo, come dicevo poco fa, me lo dovete concedere, ci sono alcuni elementi di questo titolo che sono particolarmente stimolanti.
Perché quando ci si domanda come gli investimenti Covid o comunque come l'emergenza Covid si è abbattuta sul nostro sistema, come l'emergenza Covid può accelerare trend già in corso e, come dice il titolo, portare a innovazioni che permettano di innovare la gestione futura della sanità.
Allora, capite benissimo che alcuni di questi elementi sono particolarmente stimolanti, cioè come l'emergenza Covid ci sta stimolando a un'autentica innovazione, ma un'innovazione non emergenziale, un'innovazione che rimanga nel tempo, un'innovazione che generi reale cambiamento a livello di recupero, di follow up.
Allora, i valori, le keyword che ci sono in questo titolo, che i titoli contengono sempre in nuce, dentro al segreto di una frase, i titoli contengono valori immensi.
Allora, innovazione, territorio, tecnologie, competenze nelle tecnologie, piattaforme, numeri, statistici, accessi, previsioni, tutto questo mondo è quello che oggi i nostri panelist, credo, andranno da un lato ad approfondire, ma dall'altro lato lo faranno portando esperienze.
Allora, da questo punto di vista sono veramente molto lieto di dare con queste brevi parole l'avvio, l'introduzione a tutta la sessione, però chiedo alla professoressa De Capitani un pochettino di far cadere a terra, immagino, queste brevi riflessioni che io ho voluto proporre inizialmente. Professoressa.
grazie mille, professoressa una volta
adesso non più
l'usurpo i titoli
comunque grazie
grazie ancora
colgo l'occasione di ringraziare ancora
il professor Palazzini per l'opportunità
che ci dà, la mattinata
è stata densa e intensa
all'insegna della multidisciplinarità
e di come approcci
diversi, enti diversi
e professionalità diverse possono
portare veramente valore e dare
e dare ricchezza seppur con la difficoltà magari nel comunicare diciamo fra loro ma già l'approccio del cluster che è un'aggregazione di enti di ricerca, ospedali, irps, aziende eccetera accetta sempre questa sfida ma la ritiene fondamentale per poi progettare innovazione realmente efficace oltre che efficiente.
il cenno che faceva anche alla sessione
che c'è stata ieri pomeriggio
sulla sanità punto 5
ci ha trovato tutti concordi
che sia una grande sfida
ma chiaramente tutte le opportunità
di innovazione tecnologica
stamattina abbiamo visto una bella carrellata
e oggi pomeriggio andremo avanti
quindi dalla realtà virtuale
all'intelligenza artificiale eccetera
sono tutte grandi opportunità
che però possono portare giovamento
innovazione ed efficienza efficacia
nel momento in cui io rivedo i processi
sapendo che ho la tecnologia che mi supporta
e non portando la tecnologia
su quello che è svolto attualmente
e un po' il titolo della sessione
è quello nel senso che
effettivamente
l'opportunità
degli investimenti covid
o degli esempi
di metodologie
di prodotti, di servizi
o di ricerca che si può fare
che vedremo anche in questa sessione
sono interessanti
e proprio perché possono essere adottati in assoluta coerenza con quello che è il processo di evoluzione del sistema sanitario.
Io ringrazio Walter doppiamente di essere qui anche perché è a cavallo fra la settimana scorsa con il congresso degli ingegneri clinici dell'associazione ingegneri clinici abbiamo avuto questa mattina il nuovo presidente Umberto Nocco e la settimana seguente se non sbaglio a un altro nazionale quello dei farmacisti ospedalieri esatto quindi anche a riprova del polso della situazione che ha ma sicuramente del network e di come proprio il network può essere piccante.
Io intanto saluto e ringrazio, ho visto apparire e comparire il dottor Molteni, io direi seguiamo la scaletta e eventualmente anticipiamo l'intervento.
perdonami Cristina
ricordiamo che seguiamo la scaletta
che tutti hanno davanti come programma
ma il dottor Molteni ci ha chiesto
di poter essere in un altro
momento evidentemente perché ha
dei problemi di agenda lavorativa
per cui seguiamo la scaletta
ma il dottor Molteni lo anticiperemo
esatto perfetto
il primo intervento
è del dottor Pernazza
che è responsabile dell'unità
divertimentale
di chirurgia generale robotica
e anche presidente di ACOE Lazio
è una delle persone, stamattina
c'era De Paoli su cui abbiamo fatto
dei bellissimi progetti di formazione
e sicurezza su blocchi operatori
oltre 60 blocchi
qualche anno fa ai tempi di MIP
Politecnico di Milano
lui sarà presente via video
nel senso che l'ha registrato ieri sera
perché in questo momento sta operando live
su un altro canale e quindi stamattina ha fatto un primo intervento, oggi pomeriggio
ne sta facendo un altro, quindi se riuscirà si aggiungerà alla fine, ma per sicurezza
abbiamo registrato e era un buon inizio come tematica da lanciare, per cui io direi passiamo
direttamente alla regia il lancio del video, è un video un filo lungo nel senso che supera
un po' di venti minuti ma eh come
dire dovrebbe introdurci e
toccare tutti i diversi temi e
eh con un caso anche pratico
quindi non solo di esigenza ma
un caso pratico che può essere
esteso e quindi farci da da
pilota da best practice da
portare in altri ospedali e o da
incrociare con altre competenze
che che poi vedremo. Buongiorno
sono molto contento di
partecipare a questa sessione e
questa è una versione registrata
del mio intervento in quanto sono
impegnato contemporaneamente a
questa relazione in sala
l'operatoria in diretta e voglio
ringraziare Cristina De Capitani per
il condolgimento in questa in questa
sessione per avermi dato l'opportunità
di parlare di questo tema nell'ambito
della delle innovazioni tecnologiche
ringrazio la dottoressa Caputo
presidente co-presidente di questa
sessione e il dottor Bartelgatti che la
sta moderando e il tema ERAS robotica e
telemedicina si riferisce a una nostra
esperienza su questi tre elementi. Allora per comodità di tutti, sebbene immagino che gran
parte della platea sia assolutamente competente sul tema, cerco di introdurre i concetti. ERAS è
un insieme di comportamenti, comportamenti basati sulla evidenza scientifica che tendono a
ottimizzare il percorso perioperatorio del paziente chirurgico. Quelli che vedete illustrati in questa
Questa slide sono gli item, non è un protocollo nuovo ERAS perché questa slide fa riferimento a un lavoro pubblicato nel 2005, quindi ormai 15 anni fa, tuttavia rispetto alla declinazione iniziale di questo tipo di protocollo che era inizialmente conosciuto come fast track, nel tempo si sono aggiunti degli item, si sono modificate alcune declinazioni e si sono anche estese le linee guida disponibili ora non solo per le linee guida, ma anche per le linee guida.
tipologie di chirurgia iniziali, prevalentemente quella chirurgia colorettale, ma anche per altri
ambiti chirurgici. L'approccio è multimodale, coinvolge non soltanto il chirurgo ma tutte le
figure professionali che ruotano intorno al paziente nella gestione del percorso perioperatorio,
quindi l'anestesista, il personale infermieristico, ma anche i personali di supporto come fisioterapisti,
nutrizionisti, in quanto tutti i comportamenti tendono a ottimizzare appunto il percorso
perioperatorio riducendo, tendendo a ridurre quella che è la risposta biomorale del paziente
allo stress chirurgico, quindi non inteso soltanto come evento traumatico ma come tempesta anche
ormonale, biomorale che investe il paziente nel percorso dell'intervento chirurgico. Ciò che è
noto è che ERAS consente non solo come è nell'accezione fast track una riduzione della
degenza post-operatoria ma consente un miglioramento dell'outcome, quindi riduce la
percentuale di complicanze post-operatorie e appunto attraverso questo insieme di comportamenti
migliora il percorso, l'esperienza del paziente all'interno del proprio percorso di cura chirurgica.
Ciò che è noto è che quanti più item di quelli che abbiamo visto e di quelli che poi sono stati
sistematizzati nel percorso ERAS noi
applichiamo, tanto migliore sarà
l'outcome del paziente, inteso sia da un
punto di vista di corredo sintomatologico
ma anche di comparsa di eventuali
complicanze, quindi la morbidità a 30
giorni e la riammissione. Credo sia
interessante e importante sottolineare
questo termine, la riammissione, ovvero
lo vedremo più avanti, il nuovo
ricovero dopo la dimissione di un
paziente, in quanto è intorno a questo
elemento che si muove un po' la
nostra idea e il nostro progetto di cui parleremo. L'altro elemento è la chirurgia robotica,
cercando di superare quelli che sono i noti aspetti di polemica anche in letteratura sulla
tecnologia robotica. La chirurgia robotica nasce con l'intento di migliorare la chirurgia
mininvasiva e superare i limiti noti della chirurgia laparoscopica. Mette a disposizione
del chirurgo una piattaforma digitale che è in grado di sopprimere il tremore fisiologico
della mano, consente movimenti molto precisi e scalari, offre un campo operatorio mini-invasivo
molto stabile sia nella visione che nella posizione degli strumenti chirurgici, offre al chirurgo una
posizione ergonomica e quindi ne diminuisce sicuramente la stancabilità durante l'intervento
chirurgico e dà la possibilità di una visione magnificata, ingrandita, ad alta risoluzione e
soprattutto tridimensionale stereoscopica, quindi restituisce al chirurgo la percezione reale della
della profondità, cosa che in laparoscopia bidimensionale è persa. Oltre alla laparoscopia
va alla chirurgia robotica perché tende a conservarne i vantaggi noti, che qui vedete
illustrati e sui quali non mi soffermo perché sono piuttosto di conoscenza comune, e tende
appunto a superarne i limiti attraverso i dettagli tecnologici che vi ho illustrato.
I dati parlano di una rapida diffusione di questa tecnologia in quanto il rate di crescita anno per anno della tecnologia robotica rispetto alla chirurgia laparoscopica, rispetto a quella tradizionale, sono evidentemente in grande aumento e lo sono in misura maggiore rispetto alle altre tecniche.
lo sono soprattutto nei contesti
questo è un lavoro tratto da
una esigiosa rivista scientifica
che tendeva a valutare
i dati del National Infection Sample
e quindi la chirurgia robotica
cresce soprattutto nei contesti
di chirurgia maggiore
di chirurgia complessa
probabilmente perché è in grado
di superare quelle limitazioni tecniche
che finora non hanno consentito
alla laparoscopia di approcciare
in modo adeguatamente ampio
scenari complessi di chirurgia
addominale prevalentemente e
quindi quali sono questi settori
sono i settori della chirurgia
colorettale, della chirurgia
esofagocastrica, della chirurgia
pancreatica. È chiaro il tema
dei costi è noto in ambito di
chirurgia robotica che le aree
geografiche dove la chirurgia
robotica cresce di più sono
quelle a pil più elevato.
Vediamo una una mappa degli
Stati Uniti dove vedete le
percentuali di crescita maggiore
sebbene siano comunque presenti
in tutto il territorio sono
maggiori negli stati più ricchi tra virgolette e questa tendenza però si riflette anche negli
altri contesti geografici e anche nella nostra esperienza la applicazione target di applicazione
della chirurgia robotica sono prevalentemente nella chirurgia complessa quindi la chirurgia
colorettale della dell'esofago dello stomaco anche per patologie neoplastiche soprattutto
per patologie neoplastiche della fegato e del pancreas negli ultimi anni nella nostra realtà
realtà, ma anche in altre realtà, la chirurgia robotica diventa pertanto la tecnica chirurgica
preferita per molti tipi di intervento. Le motivazioni sono prevalentemente di ordine
tecnico e le abbiamo già illustrate, non mi soffermerei ulteriormente. Terzo pilastro è la
telemedicina. La telemedicina nei sistemi sanitari viene applicata a diversi livelli. Conosciamo
molto bene i livelli di collaborazione medico-medico, il cosiddetto consulto, conosciamo molto bene
soprattutto per le vicende che ci coinvolgono in questi giorni, la dimensione dell'insegnamento attraverso il collegamento remoto, ma abbiamo un elemento molto interessante che è quello dell'interazione tra medico e paziente, sia per l'esame clinico, per la visita o anche per aspetti di trattamento.
Anche se finora i campi di applicazione prevalenti sono stati quelli delle specialità internistiche, quindi la gestione dello scompenso cardiaco, del diabete, della radiologia, in genere delle malattie croniche.
Anche in chirurgia ci sono applicazioni della telemedicina, peraltro le prime linee guida sono state emanate vent'anni fa ormai dalla SEGES
e prevedevano un po' la sistematizzazione in tutti gli ambiti, sia da quello più divulgativo di teleconferenza
sia a quello di formazione a distanza, quindi mentoring o monitoring dell'azione di un chirurgo in training
sia di teleconsulto, sia di telemanagement e di telechirurgia, quindi addirittura la possibilità di eseguire
degli interventi chirurgici da remoto, ma per quanto riguarda il telemanagement, che è quello che a noi interessa di più
questa sistematizzazione prevedeva appunto la possibilità di eseguire in telemedicina la
valutazione remota e il trattamento non operativo di pazienti utilizzando un'interfaccia di
telecomunicazione. Oggi da questo punto di partenza siamo andati molto avanti abbiamo
detto c'è la possibilità anche se attualmente in un ambito sperimentale di eseguire interventi
chirurgici a distanza c'è la possibilità di eseguire consulti prima di una visita in presenza
gestire il post operatorio dei pazienti in un ambiente domestico e utilizzare la telemedicina
per il follow up. Torniamo sul tema della readmission rate, che cos'è? Il readmission
rate è la percentuale di pazienti, si definisce come la percentuale di pazienti che dopo essere
stati dimessi a vale di un ricovero debbono ritornare per qualsiasi motivo all'interno
dell'ospedale entro i sette giorni successivi alla dimissione. Questa è la definizione dell'Istitut for Health and Improvement
e quello che è stato dimostrato, questo cito un lavoro di JAMA Network di qualche anno fa, intanto il concetto che la riammissione
viene utilizzata come una misura surrogata della qualità dell'assistenza sanitaria e in una percentuale variabile dal 12 al 75%
la riemissione può essere prevenuta attraverso tre elementi, l'informazione accurata del paziente,
l'assessment pre-dimissione, cioè la valutazione della presenza dei criteri che possono consentire
una dimissione del paziente e della possibilità di avere un supporto nella cura domiciliare del
paziente dopo la dimissione. Noi sappiamo che anche in ERAS è stato studiato il fenomeno
remissione questo lavoro del 2013 tende ad escludere che la riammissione possa essere
in qualche modo legata ad eras in quanto metodologia che dimette precocemente i pazienti
quindi in qualche modo scopre una finestra temporale durante la quale i pazienti possono
avere delle delle complicanze e quindi quali sono le ipotesi che possiamo fare o che la
riammissione non è correlata all'evento chirurgico è una sorta di grandezza inalienabile che dobbiamo
accettare così come è come certi tassi di complicanza chirurgica oppure che non è
correlata alla gestione e nasa recovery e noi siamo piuttosto propensi a interpretare così
questo dato qual è l'idea allora l'idea è quella di coniugare eras ovvero ottimizzazione del percorso
per operatorio che ci consente di ottenere una dimissione precoce la chirurgia robotica che ci
ci consente di ridurre anche con un approccio mini-invasivo il trauma chirurgico anche in casi complessi,
magari non affrontabili alla paroscopia, e la telemedicina come sistema per monitorare questa finestra temporale
e poter avere la possibilità di intercettare delle complicanze durante la fase precoce del post-dimissione
e quindi ridurre il ritorno, questa percentuale di riammissione dei pazienti
che nelle statistiche conosciute in letteratura varia da un 5 a un 15-20% dei casi.
Il nostro progetto ha previsto due endpoint.
Il primario è investigare, capire e valutare la frattibilità e la sicurezza
di un telemonitoraggio domestico applicato nel post-operatorio
di pazienti sottoposti ad chirurgia addominale maggiore con tecnica robotica
e un endpoint secondario che mirava a valutare la soddisfazione
dei pazienti sottoposti a questo sistema di telemotoraggio, sottoposti appunto a chirurgia
miniminvasiva e programma ERAS per una rapida riabilitazione e quindi ritorno all'attività
normale. Questa è la nostra esperienza, da dicembre 2019 a gennaio 2020, quindi in epoca
immediatamente pre-covid, noi abbiamo selezionato 20 pazienti, in realtà pazienti consecutivi
sottoposti a chirurgia addominale maggiore in un set di 29 pazienti sottoposti a chirurgia,
un rapporto maschi femmine equivalente
età media di 68 anni
non abbiamo messo dei cut off
di età massima di inclusione
all'interno di questo gruppo
e abbiamo valutato la fragilità di questi pazienti
attraverso una classificazione ASA
e qui si vede che non abbiamo escluso
ancora una volta i pazienti più fragili
cioè quelli pazienti in ASA 3
abbiamo eseguito 15 resezioni colorettali
5 per cancro del retto
4 per cancro del colon destro
6 del sinistro
4 miotomie esofagastriche per acalasia esofagea
e una surenettomia
tutti interventi eseguiti con tecnica robotica
abbiamo eseguito il pre-discharge assessment in seconda giornata
e la dimissione è avvenuta in seconda o terza giornata post-operatoria
abbiamo consegnato a tutti quanti i pazienti questa valigetta
che è stata fornita dal servizio di telemonitoraggio clinico domiciliare multidisciplinare
della nostra azienda ospedaliera San Giovanni a Dolorata
colgo l'occasione peraltro di salutare il responsabile di questa unità operativa,
e abbiamo fornito ai pazienti l'ossimetro, il termometro, lo spigomanometro,
un elettrocardiografo a singola derivazione e uno smartphone equipaggiato con una telecamera.
E tre questionari elettronici che i pazienti dovevano compilare ogni giorno
sulla valutazione soggettiva del dolore, la funzionalità intestinale e la nutrizione.
questi i nostri risultati abbiamo avuto degli eccellenti risultati in termini di disponibilità
dei dati perché almeno l'ottanta per cento dei dati sono stati sempre disponibili vedete le
rilevazioni fatte durante la giornata e la completezza dei dati è sostanzialmente totale
in tutte le rilevazioni abbiamo fatto nel cento per cento dei casi la valutazione della ferita
chirurgica attraverso una fotografia inviata dal paziente e in tutti i giorni il paziente
aveva una videochiamata con l'infermiere case manager afferente al servizio di telemedicina.
Abbiamo somministrato ai pazienti un questionario di soddisfazione e vedete che anche qui i parametri
di valutazione sono piuttosto elevati. Non sorprendono i valori più bassi che si
registrano soprattutto per aspetti legati alla disponibilità delle infrastrutture o a difficoltà
di collegamento. Abbiamo utilizzato per il collegamento non un'infrastruttura dedicata
ma a volte la rete domestica ad esempio dei pazienti, anche se la piattaforma ovviamente di controllo remoto è una piattaforma dedicata, ma sorprendono probabilmente i parametri valutati dai pazienti in termini di presa in carico, abbiamo avuto la sorpresa di percepire da parte dei pazienti una presa in carico quasi maggiore rispetto a quella che potevano percepire stando ricoverati nell'ambiente ospedaliero,
Quindi quello che ci hanno restituito i pazienti è stato un risultato estremamente positivo in termini di soddisfazione proprio per la presa in carico.
Per quanto riguarda i point primari la sicurezza è stata assolutamente soddisfatta in quanto nessun paziente che è stato gestito in telemonitoraggio domestico ha avuto complicanze ricorrelate a questo telemonitoraggio e per quanto riguarda l'admission rate mi piace sottolineare questo dato.
Nessun paziente ha avuto un nuovo accesso mediante pronto soccorso, chiaramente il campione è molto piccolo, stiamo parlando di soli 20 pazienti, quindi non possiamo parlare di significatività statistiche, però è interessante notare che due pazienti hanno avuto effettivamente nel periodo di telemonitoraggio due eventi che potevano portarli a una nuova reammissione.
Una fibrillazione atriale in un paziente è stata intercettata dal sistema di elettrocardiografia, il paziente era completamente asintomatico, è stato convocato, gestito ambulatorialmente, riequilibrato ed è tornato a casa.
e una infezione di ferita che è stata intercettata dopo tre giorni di telemonitoraggio domestico attraverso la registrazione della temperatura corporea e la foto della ferita che ha dimostrato dei caratteri compatibili con una infezione di ferita, quindi il paziente anche qui è stato chiamato e gestito ambulatorialmente facendo un debriefing della ferita.
Chiaramente questa situazione se fosse perdurata avrebbe esposto il paziente magari a un drenaggio spontaneo della ferita, a sicuramente una situazione problematica da gestire e quindi che l'avrebbe magari portato in emergenza in pronto soccorso maturando poi quello che è l'evento più frequente di una riammissione, cioè un ricopero improprio che poi deve essere gestito con un ricopero ordinario e quindi una nuova dimissione da un setting ospedaliero.
Ecco, io credo che per arrivare un po' alle conclusioni, questo approccio, questa interazione tra tecnologia e organizzazione sia proprio centrata sul concetto di value based health care.
Noi abbiamo effettivamente soddisfatto il bisogno dei pazienti perché ci hanno restituito effettivamente una percezione di esperienza estremamente positiva.
Abbiamo facilitato la liberazione di risorse ospedaliere per favorire un turnover e quindi in qualche modo i risorse fornire un numero, un volume di attività, un volume di prestazioni superiore rispetto a quello che avremmo ottenuto con un approccio tradizionale.
Abbiamo ottenuto tutto sommato un vantaggio anche per la popolazione perché mettere a disposizione risorse sanitarie per la popolazione è sicuramente un elemento soprattutto in questo momento di grande valore.
e a livello di organizzazione ospedaliera chiaramente l'ottimizzazione che viene fatta nei processi e nella utilizzazione anche di certi device tecnologici che sono ovviamente device ad alto costo ne consente una sostenibilità e anche una razionalizzazione.
E quindi questo è un po' lo schema al quale ci possiamo rifare. Abbiamo valorizzato di fatto una competenza specialistica, ottenuto un set di misure organizzative che consentono di aumentare il volume di questa competenza specialistica, abbiamo ottimizzato il delivery di questa competenza attraverso la creazione di percorsi e logiche di operation management, su cui tornerò poi,
e abbiamo sostanzialmente raggiunto anche un plus nel termine di valore che ho esposto e anche di
possibilità di comunicazione di un'offerta di salute che in qualche modo rispondente a dei
criteri di qualità elevati le logiche di operation management entrano in questo ragionamento proprio
per la ottimizzazione e coordinamento dei flussi che sono logistici di spazi di strutture
organizzative di tecnologie la ottimizzazione della degenza porta un miglioramento della
della gestione clinica e quindi dell'outcome, il teneboni d'oraggio porta a una soddisfazione
dei pazienti superiore ma anche degli operatori e a un vantaggio aziendale che poi si traduce
ovviamente in vantaggio sociale e la robotica fornisce quella qualificazione tecnologica
ponendosi come strumento essenziale per la chirurgia mini-invasiva ad elevata complessità
ma rientra in un criterio di sostenibilità economica proprio per l'organizzazione in cui
viene inserita. Tutto questo denota una flessibilità e un'efficienza nell'utilizzo delle piattaforme
come produttive che in questo momento covid, in cui le nostre risorse dedicate al non covid si vanno a fare più ristrette, è particolarmente prezioso.
Quali sono quindi le prospettive future che a nostro avviso si possono desumere da questa esperienza,
che ripeto è un'esperienza pilota, è un'esperienza su un piccolo volume di pazienti, ma che credo sia abbastanza interessante.
sicuramente l'implementazione di una chirurgia robotica che attraverso un'applicazione rigorosa
e quindi una logica gestionale di sostenibilità può essere anche più ampia rispetto a quello che
è il piano diciamo budget una telemedicina che consente di essere implementata non soltanto
nel telemonitoraggio postoperatore ma a questo punto anche nelle fasi pre operatorie per la
la visita per il consulto previsita in presenza del paziente in qualche modo per screenare anche
e stratificare quella che è l'urgenza di una visita in presenza in questo periodo nei pazienti
che realmente hanno bisogno di un accesso tempestivo all'ambulatorio chirurgico e quindi
magari al trattamento chirurgico ma perché no una implementazione su più ampia scala del
monitoraggio posto posto di missione anche in contesti chirurgici di minore complessità e il
follow up dei pazienti oncologici sicuramente l'eras è un patrimonio scientifico ormai noto
e credo che vada curata alla sistematizzazione dei protocolli e l'ampia diciamo applicazione
anche in tutti i set in chirurgici l'eras ormai è più è svincolato dal contesto colore tale più
una filosofia di comportamento di comportamento di tutte le professionalità coinvolte nel processo
chirurgia sicuramente dobbiamo diciamo migliorare quelle che sono le infrastrutture abbiamo visto
che le critiche diciamo che sono arrivate sono più che altro legate alla dotazione tecnologica
gli strumenti che avevamo a disposizione erano sicuramente gli strumenti molto simili molto
semplici e diciamo direi forse un po rudimentali rispetto a quello che oggi la tecnologia può
offrire e la chiaramente infrastruttura tecnologica di trasmissione dati ma su questo sappiamo che c'è
c'è un grande impegno anche delle strutture di comunicazione e alcuni aspetti legati alla normativa vigente.
Sappiamo che le regioni stanno in questo periodo approvando le logiche gestionali e le normative
a che la telemedicina possa integrarsi effettivamente con la struttura del sistema sanitario
a livello di prenotazione, tarifazione, normativa anche legata a quelli che possono essere gli aspetti di tutela dei dati sensibili e quanto altro viene spontaneo pensare da questo punto di vista.
Io ho finito, vi ringrazio con questa immagine molto tecnologica e se vogliamo di telemedicina. Vi ringrazio e purtroppo non potrò rispondere alle domande in diretta ma cercherò di seguire durante gli interventi chirurgici in programma oggi.
Beh, Cristina, mi sembra che possiamo soltanto ringraziarlo a distanza, visto che la qualità di questo intervento è una qualità veramente impressionante. Non so se tu hai qualcosa da aggiungere o se preferisci che ti giro io una domandina velocissima che mi è emersa mentre ascoltavo il dottor Pernazza.
Lascia a te, lascia a te, poi io riprendo.
Allora, le considerazioni sono veramente tante perché da un lato mi ha colpito tantissimo il fatto che ci sia stata una accettazione, una risposta di qualità anche in termini di compliance da parte dei pazienti.
Interessantissimo il fatto che non ci siano stati rientri in pronto soccorso e che le due complicanze sono state immediatamente colte, che vuol dire che il sistema da un punto di vista tecnologico è funzionante.
Ma in realtà è una domanda un pochettino di base, cioè affinché tutto questo non rimanga soltanto un modello ma possa essere percepito come una best practice che viene condivisa sui territori, sul territorio e sui territori credo che ci siano tre passaggi, uno culturale, uno professionale e uno organizzativo.
Qual è l'elemento più difficile da far digerire al nostro sistema affinché tutto questo possa diventare non più un modello, scusami il termine, fantascientifico che noi vediamo, ma un modello realizzato? Cultura, professioni o organizzazione?
Ma a parte il rigirare man mano che arriveranno i nuovi relatori, personalmente forse c'è la parte della formalizzazione, quindi gli aspetti legali, la tariffazione eccetera, perché come tecnologia ci siamo, come cultura effettivamente potrebbe esserci parte del lavoro da fare, ma secondo me visto il fine potrebbe andare.
Su questo lo chiediamo poi sicuramente agli altri interlocutori.
Fa parte del dibattito finale anche, me ne rendo conto.
approfitto poi te la ridò in modo da andare avanti nel mi ero appuntata in quanto molto
importante ci snevo molto e ovviamente poi l'emozione di partenza mi ha fatto un po distrarre
volevo ringraziare della della presenza il vice presidente di alcol dottor buttarelli e che è con
noi sarà con noi durante la sessione per cui poi appunto nel giro di domande finali sarà sarà
Sarà presente così come porterà i saluti il presidente di AICO, il dottor Casarano, insieme al professor Palazzini.
In realtà a nome di tutti e con tutto il cuore anche a nome del professor Palazzini faccio le condoglianze alla dottoressa Caputo,
post Presidente di ICO che avrebbe dovuto co-presiedere questa sessione con me che per
un lutto improvviso due giorni fa non ha ovviamente potuto essere presente quindi un lutto familiare
allora ci stringiamo intorno a lei che è una persona veramente speciale si merita tutto il
nostro affetto. Ecco Cristina aggiungerei una cosa che hai scelto di non dire il dottor Buttarelli è
connesso con noi anche se è in pieno
orario di lavoro nel senso che ci ha
assicurato di poterci seguire di poter
intervenire anche se in questo momento
lui è all'interno della struttura lo sono
un po anche gli altri che appartengono al
mondo sanitario ma lui era proprio in
sala in sala operatoria anche stamattina
i sanitari o non sanitari ma che
lavorano in un ospedale comunque sono
si stanno chiudendo dentro qualche qualche armadio qualche ufficio ma questo è sicuramente lui è più
esposto essendo essendo il caposala diciamo per cui figura di riferimento di un blocco e
non volevo togliere non volevo togliere importanza agli altri chiaramente è un
gioco di squadra lascio a te e poi vediamo forse se inserire al giro dopo il dottor Molteni allora
Grazie Cristina De Capitani, io introduco Dario Montermini che saluto anche perché abbiamo già avuto nel passato modo di incrociarci, io ho cercato di moderarlo nel mio piccolo, non so se sono riuscito in precedenti occasioni, quindi Dario benvenuto.
Allora, ricordo che Dario è il confondatore di una società di consulting che è PGMD. Il titolo della sua relazione è Population Health Management, strategie e casi reali di applicazione. Dal follow up del trapianto del rene al monitoraggio presso gli alberghi covid.
Questa sottolineatura di alberghi covid evidentemente ci porta all'interno dell'emergenza attuale. Dario, noi speriamo veramente che da un lato tu ci possa mostrare cosa già avete fatto appunto per quanto riguarda il follow up dei pazienti post trapianto del rene e soprattutto se siete riusciti a modellizzare un algoritmo o una piattaforma che possono esserci utile per monitorare presso gli alberghi covid le persone che probabilmente nelle prossime settimane iniziano a vivere.
A te la parola, ricordo evidentemente per tutti di riuscire a terminare all'interno dei 15 minuti il proprio intervento. Grazie Dario, a te la parola.
Grazie Valtio, un saluto a tutti. Sì, in realtà ho inserito intanto che sentivo la presentazione precedente, poi alcune evocazioni di appartenza, ho inserito una slide a seguito di questa. Vedete bene? Datemi una conferma per favore.
certo certo prego
bene allora ho inserito questa slide
a sommario di quello che
cercherò di dire dopo
in realtà ribalta il titolo
nel senso che ho ripreso
il titolo della sessione
che sono le accelerazioni derivate
dalla pandemia, le ho chiamate le accelerazioni
non investimenti perché in realtà
in alcuni aspetti gli investimenti
sono pregressi
e c'è stata un'accelerazione nel loro delivery
al sistema
dettate dalla pandemia e qui sotto vede cinque cose che abbiamo fatto come società come pgm di
nel 2020 quindi da marzo la prima magari sono un po alla spicciolata però rendono bene l'idea poi
arrivano un punto di atterraggio e abbiate fede follow up scusate gli anticoagulanti orari follow
up è un termine con cui le persone che hanno necessità di avere un terapia anticoagulante
altrimenti proseguono una prima indicazione terapeutica. La norma nazionale ha previsto da luglio scorso che questa nota 97 che consente la prescrizione di anticoagulanti orali possa essere prescritta anche dai medici di base, cosa che fino a prima non era derogabile.
Bene, pandemia ci dice che alcuni farmaci in alcune condizioni possono essere in qualche maniera gestiti anche da medici non specialisti, magari con il supporto di uno specialista, magari con un teleconsulto.
Bene, questa cosa qua ha trovato implementazione su una piattaforma che noi abbiamo presso praticamente tutte le ATS lombarde, stanno accedendo alla piattaforma le ultime due che fino ad oggi non l'hanno utilizzata, è un percorso condiviso con Regione, con la DigiWelfare ovviamente, e questa cosa è un primo passaggio, quindi piattaforma unica che consente anche gli operatori non iper specialistici, magari col supporto di uno specialista,
di evitare il contatto fisico della persona al centro di specialità, ovviamente evitabile
possibilmente durante il periodo pandemico, ma che consente ovviamente il proseguo della
terapia. Seconda esperienza, nuova stratificazione. Allora, è successo che ovviamente la pandemia
e il Covid aggredisce in maniera differenziata fasce di età diverse, patologie diverse,
eccetera. Quindi la prima cosa in fase 1, riclassificare per fasce di rischio, per ambiti
di rischio la popolazione, ma qui poi si aggiunge una variabile di carattere sociale, di fragilità
e quindi ci sono nuove determinanti. Questa cosa non è nuova, ma con Covid accelera,
devo riclassificare in maniera cogente al contesto la popolazione. Fino a ieri erano
i cronici della presa in carico, oggi no signori, bisogna andare a prendere anche quelli che
hanno problemi domestici di isolamento, perché quelli dobbiamo portarli in un contesto sicuro
di isolamento fiduciario e così via. Terzo spunto, telemonitoraggio, prima ho sentito molto attentamente la presentazione, noi abbiamo avuto la fortuna di essere nell'RTI che si è giudicata per Regione Lombardia la gara per il telemonitoraggio, per cui ci sono 20.000, in realtà è estendibile a 40.000 kit, vuol dire pacchetti di telemonitoraggio a pazienti Covid.
Questa misura voluta da Regione ad aprile adesso sta trovando estensione anche per la telesorveglianza e il supporto al tracciamento dei covid positivi che ovviamente registra certe difficoltà in alcuni contesti particolarmente ad alta incidenza pandemica.
E quindi servizi diciamo remotizzabili che vanno a supporto della popolazione, dalla semplice telefonata di contatto e come dire segnalazioni dell'esito del tampone a un discorso di follow up che verifica 5 giorni a 10 giorni la non insorgenza di sintomi in chi comunque era seppur positivo o asintomatico,
la verifica a chiusura dei 14 giorni di isolamento della non insorgenza di sintomi. Tutte queste cose sono remotizzabili a sistema e gestiti su larga scala con strutture organizzate.
Qui è uno dei tre assi che dicevi Walter prima, tecnologia, organizzazione, cultura, questo si è determinante.
Quindi da questo punto di vista l'organizzazione è fondamentale. Purtroppo viviamo in un momento in cui il disordine si è inevitabilmente inserito in dinamiche in cui comunque bisogna risolvere i problemi, ma sicuramente una migliore organizzazione, una concertazione degli sforti potrebbe rendere molto di più in termini di efficacia e di risultati.
Quindi uno dei temi è organizzare, dare cultura omogenea, organizzare. Le tecnologie non mancano, ma se tu non le rendi interoperabili, anche a partire dai processi e dalle figure, dai criteri con cui devono essere gestiti, diventano tanti sforzi, tante pagaiate in direzioni diverse. Non si va da nessuna parte. O si rischia di fare poca strada, insomma.
Altra esperienza direttamente vissuta, questa era citata nel titolo, trapianto renale, qui a Novara stiamo seguendo il professor Cantalupi della nefrologia che ha scatenato tramite una partnership con l'Università del Piemonte Orientale questa iniziativa di monitoraggio dei pazienti trapiantati che sono immunodepressi e quindi più degli altri hanno esposizioni di rischio.
E ultimo, ovviamente importante, magari numericamente meno di altri, ma ahimè a Bergamo dove l'abbiamo gestita in realtà ha dato un supporto non banale, appunto il discorso di isolamento presso dimore non domestiche.
che sia in dimissione di un paziente per l'attesa di una negativizzazione, cosa che è successa in principio a Bergamo,
o che sia l'esigenza di isolare persone che non hanno contesti domestici, domiciliari adeguati di isolamento,
questa cosa qua è un elemento che ci fa ragionare su quella che ho messo in chiusura di frase,
la necessità di fare in maniera più fluida, più liquida i point of care sul nostro territorio.
Siamo ingessati con dei paradigmi di gestione che non fanno fruttare le energie che il territorio esprime. A Bergamo, vi assicuro, perché ho vissuto lì quel periodo, l'esperienza Covid e questa misura, c'erano iniziative di volontariato, di finanziamento anche dal privato, che non trovavano una, come dire, non un'immediatezza ovviamente perché c'era tutta l'attenzione,
ma sicuramente da un punto di vista di approccio si scontrava con tutto dei vincoli, una non predisposizione ad accogliere le energie e concertarle. Quindi i point of care sul territorio, che sia un PREST, che sia un POT, che sia una cooperativa di medici, che sia un ospedale della provincia, che sia una rete di ambulatori, queste sono energie.
Se le mettiamo insieme a quelle del sociale, esperienza Covid, riusciamo a fare tanto. Se non lo riusciamo a concertare, abbiamo tante espressioni singole di interessi, di energie nobilissime, ma che rendono molto, molto di meno di quello che potrebbero.
Alla base di tutto questo, ed è quel punto di convergenza che vi dicevo, ci devono essere in qualche maniera dei riconoscimenti di percorsi programmatici del paziente e di filiere di governance del paziente, ovviamente fluidi, non rigide, quindi bisogna cercare di capire come non erogare prestazioni ma raccordare su percorsi legati al fabbisogno, per cluster, omogeni, per quello che sia, nel territorio, sul territorio e concertarlo a livello sovraterritoriale.
Scusate questo sommario, mi sono anche dilungato ma poi probabilmente troveremo punti di raccordo.
Chi siamo noi? Vi evito questa slide, consulenza da oltre 20 anni in sanità, partendo dai sistemi informativi, da Tower House delle ASLA, quindi riconoscimento dei fabbisogni del territorio, nel 2003 eravamo a Pavia quando si declinava la prima banca dati assistiti, l'abbiamo portata avanti con delle sperimentazioni, abbiamo seguito progetti di domiciliazione del ricovero per gli scompensati,
allora network sacco, con tariffazione di RG ricovero domiciliare, quindi primi percorsi per cronici NIA 3 e 4, abbiamo seguito tutta una serie di altre progettualità sul follow up del paziente oncologico, queste cose hanno creato un blocco di competenze, la disponibilità di competenze e anche di semi lavorati informatici, noi siamo una società informatica,
che ci hanno fatto trovare pronti nel 2011 a configurare strumenti per la gestione dei Craig, la presa in carico di fatto, quindi classificazione prima di tutto, la stratificazione che prima ho accennato, ma poi una gestione programmatica dei percorsi, questo è il Craig, questa è la presa in carico per come la interpretiamo noi.
Tutto questo in realtà è un percorso decennale che ci ha portato nel 2020 a trovarci con degli strumenti che ti consentono di prendere a un'accettazione di hotel una persona classificandola anche per il servizio alberghiero, oltre che di caratterizzazione sanitaria e di fabbisogno sociale all'ingresso,
Di pianificare un'attività che è molto semplice, due rilevamenti al giorno dei sei parametri Covid da parte di un'infermiera piuttosto che un telemonitoraggio, di prevedere dei bocchettoni che connettono quella struttura, quel point of care con gli attori di filiera, quindi il medico di base che viene notificato dell'accettazione, della dimissione ma anche del superamento di valori soglia Covid e quindi tutto questo è una metafora che semplicemente si è esplicitata in un contesto specifico.
telemonitoraggio ve l'ho già accennato
e quant'altro
ricette dem
in questo momento stiamo cercando di supportare
le ATS per capire la prescrizione
dell'ossigeno liquido e gassoso
come sta andando ovviamente è una
risorsa critica in questo momento
c'è evidentemente l'aspettativa
nostra di poter cercare una correlazione
tra l'andamento dei positivi
e l'andamento della richiesta di ossigeno
da un lato e di recovery covid dall'altro
ovviamente a pannaggio di una migliore
della programmazione di ingresso nelle strutture da un lato e di approvviginamento dell'ossigeno dall'altro.
Vi ho già accennato dei PT online, semplicemente siamo su tutta la regione con questa piattaforma
che intercetta la prescrizione degli specialisti.
Vado un po' veloce su queste altre perché ve le ho accennato, questa evoca la stratificazione
all'interno delle ATS dei pazienti, quindi recupero tutte le informazioni dell'erogato
nei diversi punti di erogazione di un paziente e con degli algoritmi riesco a classificare la severità e la principale connotazione sanitaria almeno dei pazienti, questo è almeno il modello della banca dei gestiti che ha portato poi anche alla presa in carico,
Ovviamente ci sono metodologie più aggiornate, che prevedono anche clasterizzazione in maniera non predeterministica attraverso delle feature specifiche, quindi cerco anche degli stili di salute piuttosto che dei comportamenti a classificare il paziente.
Questa immagine, spero che si veda, se vedete dei pallini sotto che percorrono delle linee, questa è una rappresentazione di un processo reale di screening.
Io nello screening cosa faccio? Convoco una paziente, mi aspetto che entro una certa data abbia risposto, se non lo fa mando un reminder, poi va a fare l'esame, c'è il positivo o il negativo, approfondimenti così via. Questo è un processo.
Quando prima, nella presentazione precedente, si parlava di compliance dei processi, questo è esattamente quello che i sistemi informativi oggi potrebbero consentire. Io mi attacco ai log delle attività registrate nella preparazione dell'intervento, nell'anestesia, della somministrazione di farmaci prima e dopo l'intervento e vedo il processo.
Mi aspetto che segua un protocollo e quindi vedrei un bel workflow pulito, in realtà ci sono delle eccezioni e quindi ci sono queste linee esterne dove passano pochi pallini e allora come consulente posso andare a supportare il clinico a cercare di capire cosa è successo a quei pallini, scusate pallini sono persone ovviamente, che hanno seguito un processo un po' diverso.
Nella sanità ovviamente questo è di fatto il default normalmente, quindi bisogna frammentare il microprocesso per trovare queste rappresentazioni. Sulla sepsi l'abbiamo provato a fare dove c'è una sepsis X che prevede un certo tipo di interventi nei primi due minuti, lo stesso si fa per l'ACCHI, lo stesso si può fare per l'IMA.
Quindi dove ci sono patologie tempodipendenti, quindi dei protocolli molto rigorosi, questa cosa può aiutare a rilevare la compliance dei percorsi. Questo che vedete è di fatto applicato a un programma di screening mammografico per una ATS, quindi si fa anche su processi di altro genere.
Tutto questo ovviamente è supportato da tecnologia, non si inventa nel periodo Covid, bisogna che ci sia un substrato, per noi ha portato ovviamente nel tempo, prima lo raccontavo in maniera un po' frammentata, a creare degli strumenti di supporto alla presa in carico e gestione dei percorsi dei pazienti.
Quindi questo che evoca ovviamente un qualunque percorso di presa in carico, trova poi una configurazione in interfacce per i diversi utenti, per cui io arruolo una persona, ne programmo l'attività, lo monitoro, esprimo una scheda paziente e la condivido con chi di dovere.
Questa cosa è quella che abbiamo, come dicevo prima, applicato nei point of care, quindi dove c'è una struttura alberghiera vuota, dove c'è un erogatore di servizi infermieristici, dove c'è un servizio sociale, dove c'è chi si occupa ovviamente di governance, questi sono pezzi di un puzzle, scusate la metafora, che metto insieme e diventa un point of care, i covid hotel.
Ma la stessa cosa potrebbe essere virtuale è il telemonitoraggio, dove ho dei servizi al domicilio, dove ho un servizio remotizzato attraverso dei device. La struttura informatica prevede che tu arruoli una persona, la valuti, la tipizzi perché ovviamente ti serve per riconoscerla a posteriori, definisci un programma magari partendo da dei protocolli predefiniti, la monitori e poi quando hai finito rendi conto di quello che devi fare.
La metafora è sempre questa, la potete esposare sul telemonitoraggio, sui covid hotel, sul follow up, è sempre questa e porta ovviamente a sistema non solo i due o tre attori che devono gestire ma anche quelli a cui devi rendi contare, a quelli che devono essere coinvolti in termini di presa a coscienza.
Questa roba noi l'abbiamo resa disponibile in cloud, questo davvero appannaggio di tutti, ve lo dico, fatene tramite se potete e se ne avete l'occasione. Oggi i covid test stanno nascendo senza la condivisione delle informazioni spesso con i medici di base.
Questa cosa ovviamente può starci in un momento di emergenza, nella prima fase c'è stato, tante regioni hanno attivato e per fortuna probabilmente è il meno dei mali, ma il costo di un caffè al giorno all'interno di un costo giornata di degenza in queste strutture nell'ordine dai 40 ai 100 euro al giorno, probabilmente un 5% per allineare i medici e le autorità sanitarie può valer la pena, anche perché riconosciamo il segmento di tenuta in carico del paziente Covid.
Quindi questo è quello che si può fare con un'attivazione di pochissime ore e con un costo di un caffè al giorno. Il sistema consente oltre a gestirla, consente l'interfacciamento al territorio e questa immagine è evocativa proprio della mappatura sul territorio.
Dove ho i miei punti dove posso gestire i pazienti? Sono lì, mappate, so qual è la loro saturazione, qual è il setting a cui possono sopperire e quindi io come governance posso vedere dove ho ancora disponibilità, dove ho punti di crisi, eccetera. Io con questo ho finito, sono andato un po' veloce probabilmente, però almeno ho provato a raccontare e chiudere le immagini evocative che ho rimesso nel sommario iniziale.
Allora, prima di tutto ti ringrazio Dario. Se Cristina non ha domande specifiche, io direi prendiamo il corpo della tua presentazione e ce lo portiamo dietro per la discussione finale. Ma se Cristina ha delle domande da porti immediatamente, chiaramente io non mi oppongo.
lascio al saggio moderatore
ringrazio comunque
assolutamente la presenza
sottolino un po' di spot che un bel po' di questi
moderatori, cioè
relatori sono del cluster
quindi mi inorgoglisce, nel frattempo
colgo l'occasione e do il benvenuto
a Totò Casarano, asservatore
Casarano che è il presidente di
Diarico, quindi come
ha annunciato, quindi seguirai i lavori
con noi, a questo punto
direi, confermo con te, ti ripasso la parola
così introduci tu gli spunti dire abbiamo tantissimi potremmo stare qui un'altra mezz'oretta
soltanto con montermi allora grazie e io a questo punto interverei un pochettino a gamba tesa con
il direttore franco molteni che ci aveva chiesto di poter intervenire alle 15 credo che abbia
problemi di agenda quindi direttore molteni se sei d'accordo è il momento in cui io ti darei la
parola sono d'accordissimo vi ringrazio per avermi dato dottore ti introduco semplicemente molto
velocemente allora ricordo che franco molteni e direttore dell'unità operativa complessa recupero
e riabilitazione funzionale a villa beretta quindi a costa masnaga la sua relazione francamente è
una delle più stimolanti della giornata sono tutte stimolanti ma quando io ho letto nei giorni scorsi
telereabilitazione, big data
intelligenza artificiale e 5G
a supporto della medicina
personalizzata a domicilio
ho pensato che ci sono
quei due
grandi valori attorno a cui
un pochettino tutta la sanità
sta riflettendo, cioè
da un lato il tema della medicina personalizzata
dall'altro lato
tutto ciò che è sanità digitale
e intelligenza artificiale
mettere insieme queste due cose
direttore io non vorrei essere
nei tuoi panni, però questo lo dico soltanto perché attendo la tua relazione con grande
aspettativa e ti do la parola. Allora, non vorrei aver dato troppe aspettative, la prima cosa deve
vedere se sono capace di condividere lo schermo, quindi capisci. Rispetto alle cose fantascientifiche
che fai di solito Franco, è indifferente anche se non lo so. Vedete la mia diapositiva? Assolutamente
Sì, benissimo. Grazie per l'introduzione. Avendo sentito anche la relazione precedente, questo discorso della teleriabilitazione è veramente interessante perché quando parliamo di medicina personalizzata
e intendiamo fare esercizio terapeutico riabilitativo a domicilio, partiamo da basi biologiche piuttosto interessanti
perché in questo momento sappiamo che non solo l'esercizio è un farmaco, ma che è in questo momento il farmaco più efficace
Per contenere problemi nelle patologie croniche correlate alla riduzione di mobilità che si ripercuote sulla riduzione di capacità cognitive del paziente e su riduzione della qualità di vita per riduzione della componente relazionale.
Quindi parlare di tele-riabilitazione è un tutt'uno con quello che si diceva prima di telemedicina perché bisogna sorvegliare il paziente, essere in grado di interagire con lui ma soprattutto proporre a casa un programma specifico, personalizzato, in grado di far partecipare al meglio il paziente e in grado anche di prevenire dei danni
che sappiamo bene come si estrinsecano poi per esempio anche banalmente nella frequenza di cadute e fratture di femore
che sono un danno sociale e sanitario enorme.
Siamo nell'ambito quindi di quella che definiamo P4 Medicine, dei quattro elementi che ci possono dare possibilità attraverso web
di fornire a domicilio degli strumenti interessanti per fare qualcosa che è a cavallo
fra una componente motoria e una componente cognitiva, in realtà più che a cavallo è una
stretta sinergia fra componenti cognitive e motorie. Un primo punto prima di arrivare al
discorso dell'intelligenza artificiale resta che queste tecnologie in questo momento offrono la
la possibilità di non banalizzare il concetto di esercizio a domicilio.
Perché questo è stato, sino ad oggi, per mancanza di tecnologie adeguate
trasferibili a domicilio, uno dei problemi.
Quando si diceva facciamo riabilitazione a casa, si ipersemplificava
e si faceva qualcosa che era scarsamente e specificatamente terapeutico.
Quindi tecnologie da trasferire a domicilio per fare cose terapeutiche seriamente che quindi permettono di cambiare il comportamento del paziente a domicilio, sensoristica perché il paziente possa interagire con i programmi che noi riusciamo a passargli attraverso il web, sullo schermo, di realtà aumentata o poi vedremo anche di realtà virtuale
e al tempo stesso sensoristica all'interno della casa perché l'ambiente di vita del paziente, il contesto del paziente deve essere monitorato nella sua interazione con il paziente e formare quella massa di dati che ci dicono in mondo reale che cosa sta succedendo a seguito dei nostri interventi.
La possibilità di videocomunicazione e quindi di interazione diretta con il paziente a domicilio, di vedersi e di parlarsi, e qui il 5G gioca un ruolo estremamente importante, è altrettanto fondamentale perché dentro questo concetto di telemedicina e di teleriabilitazione c'è la necessità assoluta di mantenere i rapporti relazionali con il paziente
che solo sistemi di video telecomunicazione possono permettere. Fino ad oggi è stato ed è uno dei problemi avere video telecomunicazione di alta qualità, garantita e stabile. Quindi infrastrutture anche di questo tipo sono assolutamente fondamentali.
Video telecomunicazione che può permettere anche a più specialisti contemporaneamente di partecipare alla valutazione del paziente o a suggerire nuove modalità di affrontare il problema al paziente.
Quindi, tecnologia che non banalizza gli esercizi e lo rende specificatamente terapeuta, tecnologia che sensorizza il paziente e l'ambiente di vita, tecnologia che permette a più persone di essere virtualmente presenti nello stesso momento, massa di dati che si vanno a generare sempre più importanti.
Massa di dati sempre più importanti perché quanto più le tecnologie che noi vogliamo trasferire a domicilio diventano sofisticate, tanto più possiamo far sì che quello che da questa interazione deriva possa essere interfacciato con tecnologie molto sofisticate che possiamo avere nell'app di servizi.
Ora, tutto questo anche in termini di raccolta e di trasferimento dei dati implica infrastrutture pesanti.
Immaginate poter condividere immagini neuroradiologiche del paziente nel momento in cui lo si discute a domicilio,
immagini neuroradiologiche che possono essere sempre più pesanti da un punto di vista della capacità di acquisizione di dati
e sempre più importanti per capire la persona con cui ci stiamo confrontando.
Così come visori come quello che vedete stanno diventando anche da un punto di vista di fruibilità sempre più semplici da fruire e possono davvero cambiare il mondo del paziente, cambiarlo in modo sostanziale.
E in questa sostanziale modificazione entra un concetto che è stato ampiamente espresso di paziente al centro, monitorato, che incrementa tutto quello che deve fare in termini di capacità di partecipare e di avere compliance, ma senza cure veramente connesse, soprattutto da un punto di vista di logica del processo di cura,
perché uno dei gravi danni che possiamo vedere a volte quando verifichiamo poi sul campo queste situazioni è che la tecnologia mette in connessione una sanità che non ha imparato a agire in sinergia e quindi l'incapacità di superare la frammentazione delle cure emerge chiaramente quando le cure potenzialmente possono essere messe in connessione con uno specifico processo.
E quindi avere un cognitive computing che supporti francamente il clinico a gestire la complessità è estremamente importante. Non è evidentemente la sostituzione del clinico, ma è un supporto sostanziale senza il quale possiamo raccontarci tante belle cose,
ma la capacità reale di gestire situazioni complesse nell'unità di tempo che ci viene concessa per discutere con il paziente senza appunto una tecnologia di supporto è estremamente improbabile che ce la possiamo fare o se lo facciamo lo facciamo a un livello qualitativo sicuramente inferiore rispetto a quando abbiamo un computer che pensa con noi e non per noi.
Quindi cloud e intelligenza artificiale in questa logica di sistema profilologico di continuità e di specificità nel tempo sono fondamentali perché prima si parlava di patologie tempodipendenti nel senso bisogna guadagnare tempo per riuscire a curare bene la persona.
Qui abbiamo bisogno di intelligenza e di sensibilità delle tecnologie nel definire un nuovo standard di interazione fra persone attraverso un empowerment dato dalle tecnologie.
Se riusciamo a dare concretezza a questi temi, allora abbiamo una chiara definizione dei percorsi da fare che non sono solo infrastrutturali, ma sono di logica di servizio.
Se a questa logica di servizio riusciamo a dare anche i dovuti contenuti economici per una sostenibilità,
però similmente abbiamo una doppia sostenibilità di sistema che grazie a queste tecnologie riesce a offrire un servizio diffuso, intelligente, condiviso, interdisciplinare nel tempo persistente
e sostenibilità dei servizi, delle piattaforme di servizio, delle banche dati, dei sistemi
di intelligenza artificiale a supporto del clinico che possono dare consistenza al nuovo
servizio che noi vogliamo. Queste sono veramente le problematiche di fondo che abbiamo di fronte,
senza intelligenza artificiale non ce la faremo, come costruiremo questa intelligenza artificiale
grazie all'interazione con i clinici, con chi deve progettare queste architetture che sono di sistemi di servizio
prima che soluzioni tecnologiche per sé, è fondamentale.
Quindi infrastrutture per la comunicazione, per la trasmissione dei dati, strutture di servizio per la generazione dei dati,
sensori che rilevano quello che succede nel mondo reale del paziente, reale capacità di cura.
Se riusciamo a mettere insieme tutto questo, abbiamo vinto la scommessa. È molto difficile, ma almeno dobbiamo provarci. Grazie.
Grazie direttore Molteni. Mi viene da chiederle se lei prima, per caso, era riuscito a seguire un pochettino della presentazione del dottor Pernassa.
Purtroppo no, ho sentito solo non termine.
No perché mi sembra interessantissimo lo scenario che ci ha proposto ed è evidente che la domanda è se in un certo senso se il soggetto finale della medicina personalizzata cioè il paziente, visto che si parla tanto evidentemente di medicina di sanità paziente centrica,
Se dal suo punto di vista il paziente in questo momento è già disponibile ad accogliere su di sé questa rivoluzione. Le chiedevo del dottor Pernazza perché nel modello che aveva presentato il dottor Pernazza c'era già una risposta estremamente positiva dei 20 pazienti che erano stati coinvolti. Ma le chiedevo qual è la sua percezione.
La nostra più grande percezione è un'esperienza sul campo. Veniamo da circa dieci anni di plurimi progetti di teleriabilitazione che hanno riconfermato costantemente nel tempo l'assoluta disponibilità del paziente e della famiglia.
Quello che è incredibile in questo momento, se dobbiamo parlarci con franchezza, è che gli unici che non sono pronti sono quelli che dovrebbero organizzare i servizi da un punto di vista legislativo perché i pazienti sono lì solo ad aspettare questo tipo di servizi, le loro famiglie sono prontissime a cooperare.
Guardi che noi abbiamo provato a fare progetti di ricerca con pazienti con sclerosi multipla, sproca, iniziale demenza senile, di tutte le età possibili, distribuiti nel territorio, mai avuto problemi, mai. Breve periodo di istruzione del paziente e della famiglia, trasferimento delle tecnologie a domicilio, fruibilissime, ma per tempi lunghi.
il tema è che non c'è capacità progettuale delle istituzioni quindi la domanda che su cui avevamo
brevemente dialogato prima cioè che cos'è che manca in questo momento cultura professionisti
o organizzazione lei sottolinea il tema organizzativo guardi se diciamo che non c'è
cultura per fare questo non è vero in italia abbiamo ampiamente cultura ma di alto livello
per fare quello di cui stiamo dicendo se mi dice che non ci sono professionisti in grado non è
vero neanche quello c'è l'esigenza da parte dei pazienti più volte richiesta gli unici stop sono
di chi deve mettere a sistema questo per farlo diventare un servizio per il nostro sistema
sanitario nazionale grazie documenti di tutti i tipi che dicono quali sono gli standard e
arriviamoci adesso però grazie direttore allora evidentemente io coinvolgo non vorrei essere nei
suoi panni il direttore maurizio morlotti perché evidentemente un po tra virgolette di
responsabilità organizzativa il direttore almeno all'interno del suo territorio evidentemente c'era
Per cui benvenuto al dottore Maurizio Morotti, ricordo che è direttore sociosanitario della SST Valcamonica, una relazione veramente importante che viene introdotta dalla Monument Valley, quindi siamo all'interno di scenari cinematografici.
chiedo scusa
direttore visto che la conosco
pure io bene
come ambientazione
il titolo della relazione è
ospedale e territorio
due mondi sempre più collegati
a partire da due modalità organizzative
molto differenti
come dicevo poco fa rispetto
all'intervento del direttore Molteni
lui metteva insieme
la medicina personalizzata
con le visioni più avanzate
spesso già reali di sanità digitale. La sottolineatura del dottor Morlotti è su un altro dei temi scottanti di questo nostro presente, cioè la relazione tra ospedale e territorio.
Non vorrei essere nei suoi panni, ma l'ascolto veramente con grande attenzione, anche perché immagino che potrà raccontarci come all'interno del suo territorio questi due poli non siano così lontani, ma possono essere molto più ravvicinati. Prego, direttore.
buongiorno a tutti spero di non deludere le aspettative però volevo fare una premessa e
mi piace incastrarmi nelle relazioni che mi hanno preceduto anche se la mia relazione in realtà
quando mi hanno condiviso questo titolo con cristina mi ha intrigato molto questo titolo
e ho pensato di dare un taglio un po' più sistemico rispetto a un'esperienza che poi abbiamo portato qui in Valcamonica.
Una premessa del mio ruolo, io sono direttore socio-sanitario dell'SST Valcamonica, però nasco e sono ingegnere biomedico
e quindi ho fatto l'ingegnere biomedico per 20 anni, mi sono occupato negli ultimi anni della mia esperienza a Lecchese anche di gestione operativa
e quindi nel ripensare a questo titolo e quando ho pensato come strutturare questa relazione e che spunti dare ho portato un po' di questa esperienza legata a quello che mi è successo due anni fa quando ho avuto fortunatamente e con grande onore questo incarico e quindi mi sono buttato da un'esperienza ospedaliera pura perché poi ho lavorato sempre negli ospedali a un'esperienza territoriale che per me era anche nulla.
Mi muovo tra l'altro, una premessa che voglio fare all'inizio di questa presentazione è il contesto in cui mi muovo. Perché voglio fare questa premessa? Perché giustamente la mia esperienza è un'esperienza lombarda, io ho studiato qui e sono lecchese, quindi la mia esperienza sia professionale di studio, di vita è lombarda,
che è un'esperienza però è un contesto anche un po diverso magari da un contesto nazionale a cui
oggi ci rivolgiamo anche in questo in questo convegno la lombardia forse rispetto ad altri
territori è arrivata a un concetto di volontà di integrazione tra ospedale territorio un po
dopo ci arriviamo infatti alla riorganizzazione del servizio ospedalieri territoriali si basa poi
con la legge 23 del 2015 come inizio come traguardo per la legislazione ma come inizio
dello sviluppo attraverso questa questa legge cosa è successo che in lombardia quello che era
il sistema sanitario si è integrato con quello socio sanitario e sociale creando il sistema
socio sanitario lombardo e apre quella che ha previsto tra le cose principali quella della
della costituzione di un unico stesso lato welfare e quindi di una governance unica anche da parte di regione,
di un'approvazione di un piano sociosanitario integrato lombardo e un redisegno delle integrazioni sanitarie territoriali.
In questa slide ho cercato di rappresentare quello che per me è il concetto della riforma della legge 23,
quindi un passaggio e un'integrazione di tre servizi che prima si guardavano ma avevano governance diverse,
Quindi magari si toccavano ma non si integravano a un servizio che oggi è un sistema che oggi dovrebbe essere un'integrazione di tutti questi tre servizi che sono a supporto della persona e della relativa famiglia. Quindi un passaggio da un'ottica del to cure a un'ottica del to care.
Il passaggio fondamentale a cui si è passati quindi è stato dell'azienda sanitaria locale e dell'azienda ospedaliere alle ATS, le agenzie di tutela della salute con un principale ruolo di controllo e programmazione e alle aziende sociosanitarie e territoriali che integrano e sostituiscono l'azienda ospedaliere che al loro ruolo di polo ospedaliero hanno,
connesso una competenza a un polo
territoriale, cosa a cui non erano
abituate e quindi si sono prese in
carico anche tutte quelle attività di cui
hanno parlato anche chi mi ha preceduto
cronicità, le subacuze, le poste acuze,
la riabilitazione, le agenze intermedie e
quindi da lì è partita l'integrazione, il
processo di integrazione e quindi da qui
nasce anche la figura e l'integrazione
del polo territoriale con la figura del
direttore sociosanitario. Ho disegnato
qui quello che in questi due anni di primi di mia esperienza del mio lavoro ho disegnato quello che
per me è la fotografia dei servizi che oggi diamo sul territorio da una parte abbiamo l'ospedale
con la sua classica organizzazione da bespoke dall'altra dalla parte completamente opposta
abbiamo il domicilio e quindi i pazienti che stanno a casa e che stanno a casa in mezzo c'è
tutta una serie e come vedete molto affollata di quelle che sono permesso di chiamare strutture
intermedie e sono strutture che ovviamente hanno molte componenti cliniche e anche componenti più
sociali. Qual è la differenza che ho visto e che principalmente posso vedere da un ospedaliero e
da una persona che lavora in ospedale, si è condotto in ospedale, ha lavorato in ospedale e oggi lavora sul territorio.
Una delle principali differenze, come prima ho pensato, sono il termine di obiettivi.
L'ospedale nasce con degli obiettivi molto specifici, che sono assolutamente la saturazione della capacità produttiva,
un posto letto vuoto a un posto letto non produttivo e quindi nel percorso ospedaliero
si cerca sempre di ottimizzare un percorso del paziente perché perché ottimizzando il
percorso del paziente in tutto quelli che sono i macro processi ospedalieri che possono essere
i ricoveri elettivi d'urgenza l'ambulatoriale eccetera ottimizzando questo percorso si satura
la capacità produttiva e quindi si produce e non si sprecano risorse e quindi ci cerca anche in
in questa organizzazione e modellizzazione di concentrare tutte le casistiche per aumentare
anche le competenze cliniche specialistiche. In questo caso quindi il paziente viene visto ed è
assimilabile a un oggetto del percorso produttivo aziendale che è basato su questa produzione che
sfocia nella corretta cura del paziente preso in carico. Il territorio invece ha obiettivi
diversi. Innanzitutto quando si parla di stima di programmazione di capacità necessaria sul
territorio si parla non solo di curare un paziente su un bisogno che non è banale, non mi permetto di
banalizzarlo, ma so che uno arriva in appendicite, devo operarlo e devo curarlo. Sul territorio ci
sono anche altri bisogni oltre a quelli sanitari, che sono i bisogni socialitari, sociali e quindi
Quindi stimare un bisogno sociale, un bisogno socio-sanitario, a volte diventa nella testa delle persone anche un po' più difficile.
E per questo poi da qui deriva come regoliamo l'intensità assistenziale per prendere in carico in maniera universalistica ed efficace il paziente perché nell'ospedale lo prendiamo in carico in maniera, non dovrebbe essere così ma ancora oggi a volte in maniera un po' a silos con processi molto verticali.
Sul territorio la presa in carico diventa un po' olistica, universalistica e quindi una presa in carico un po' più difficile da regolare, da vedere.
E l'altra cosa che mi rilascio a tutti gli interventi precedenti, la pianificazione di tutti questi servizi anche in relazione a tutti questi grossi investimenti che vengono fatti prima partiti con l'area della cronicità, qualche tempo fa, un paio di due o tre anni fa partiti con la cronicità e oggi anche con tutto questo discorso dell'emergenza Covid.
Il paziente in questo caso sul territorio noi lo possiamo vedere non più come un oggetto che è interno a un percorso, ma come un coproduttore di quel percorso. È importante l'engagement e l'empowerment del paziente e anche dei suoi caregiver.
Nella parte di organizzazione alcuni concetti base su cui penso si debba fondare il cambiamento dell'integrazione tra l'ospedale e il territorio sono governance, servizi e il senso di urgenza.
Per quanto riguarda la governance, mi sono permesso di banalizzare in questa maniera quello che io vedo nel disegno dell'ospedale e del territorio, soprattutto in regione Lombardia oggi e anche su territori magari un po' meno cittadini, un po' più periferici come il territorio montano in cui oggi lavoro e mi trovo a confrontarmi.
L'ospedale è tra virgolette una fabbrica con un'unica governance, è vero che ci sono competenze diverse, è vero che ci sono la parte clinica, i medici, la parte infermieristica, ho tralasciato poi tutta la parte di tutti i servizi, di tutti gli amministrativi, però tutte queste figure che competono nel creare il percorso di cura del paziente hanno un'unica governance.
Il territorio come vedete, come lo vedo io, non è così, sul territorio ho una parte medica che magari è una parte che è gestita da una governance che è quella della TS, una parte infermieristica come l'infermiere di famiglia di comunità, una figura di cui si parla molto anche in questo periodo Covid, però che sta in pancia come governance alla SST.
Una parte di erogazione che sta in parte principalmente ai lombardi erogatori privati come la parte dell'assistenza domiciliare infermieristica o della parte delle cure palliative domiciliari e una parte invece più sociale degli assistenti sociali che sta in parte agli enti comunali.
Quindi tutte queste figure che devono contribuire a una presa in carico e a una cura trasversale, a una presa in carico dei bisogni trasversali, sociosanitari, che è questo quello che guarda il territorio del paziente, in realtà hanno tante governance diverse e quindi una frammentazione della governance porta a una vera difficoltà poi nel dare dei servizi concreti, strutturati a quelli che sono i nostri pazienti.
Come organizzare e come sviluppare questi servizi? Innanzitutto bisogna cercare di organizzare sempre di più le interdipendenze e le reti. In ospedale abbiamo delle competenze specialistiche che sono molto natura degli ospedali,
mentre sui setting ambulatoriali delle cure primarie si sviluppano competenze che sono più di sintesi clinica, di olismo, di medicina preventiva e proattiva e quindi bisogna cercare sempre più di integrare questi due tipi di competenze.
Per esempio un'esperienza che noi abbiamo fatto in questi anni e ne abbiamo fatta e l'abbiamo sfruttata anche in questa periodo di pandemia Covid era quella di mettere insieme i medici di medicina generale e i nostri specialisti in dialogo attraverso riunioni serali, adesso con piattaforme, su singoli argomenti in modo che gli specialisti passassero parte delle loro competenze specialistiche sulle patologie ai medici di medicina generale,
mentre i medici di decina generale spiegassero quali fossero i loro problemi nella presa in carico di un paziente che finiva il suo trattamento da Cusia in ospedale, però veniva preso in carico sul territorio.
L'altro concetto che mi piace molto anche stressare è quello della metrica.
Noi siamo abituati da anni a misurare benissimo quello che succede in un ospedale, abbiamo indici, parametri, lo misuriamo in tutte le modalità, tempi di presa in carico, minutaggio di presa in carico eccetera.
Il territorio invece, come l'ho vissuto io anche da ingegnere in questo primo approccio, si nasconde un po' indietro sul fatto che non è misurabile. Come si fa a misurare un bisogno sociale? Se uno ha un bisogno sociale come faccio a misurarlo? Come faccio a dargli una misurazione?
E questo secondo me è sbagliato perché bisogna concentrarsi per sviluppare e mettere in pista servizi migliori a dare una misurazione di questo per misurare perché bisogna programmare e bisogna riservare risorse e per questo anche la programmazione e la valorizzazione delle risorse individuali che come dicevo prima anche l'engagement nel caregiver dei pazienti sul territorio è sicuramente una risorsa da sfruttare e da valorizzare.
E questo è quello che vedo lo sviluppo, il target che dovrebbe portarsi da quello che era un concetto di ospedale separato da un territorio. Bisogna cercare di tenere nei setting assistenziali giusti i pazienti e quindi spostare dall'ospedale al domicilio ciò che si può spostare.
Abbiamo parlato prima della cronici, dei multipatologici, dei patologici, degli occasionali, degli insufficienti, dei sani, altrimenti succederà sempre, potrebbe succedere sempre quello che è successo in questa pandemia, che nel senso dell'urgenza, in tutto quello che è successo, abbiamo ricoverato pazienti che magari potevamo benissimo curare all'omicidio, abbiamo intasato gli ospedali, trovandoci poi in un vero senso di importanza.
E mi avvio le conclusioni, anzi concludo, e quindi come sviluppare in questa integrazione, come cercare di sviluppare questi progetti, quindi di passare sicuramente a una visione di incentrato del to care e non pensare che il paziente è solo una parte di un processo di cura ma è una parte di un processo un po' più ampio.
sviluppare delle competenze e delle esperienze che partono dal basso
per toccare la nostra Valcamonica, l'esperienza montana
rispetto all'esperienza che ho prima vissuto
che era l'esperienza di Milano e di Lecco
che è un'esperienza più cittadina
mi ha insegnato che è vero pensare dei grossi modelli regionali
è giusto e funziona
però a volte quei modelli calati dall'alto verso il basso
su situazioni che territorialmente
soprattutto sul territorio sono completamente differenti
non funzioneranno mai
integrare non frammentare e si diceva prima istituzionalmente forse c'è anche molto una
frammentazione però se poi a livello locale a livello di servizi a livello di aziende non si
creano reti non si integra e tutti pensiamo al nostro piccolo articello produttivo non riusciremo
mai a prendere in carico del paziente ma tutti daremo magari sempre la stessa cosa raddoppiato
triplicando l'offerta e dimenticandoci di altro. Della tecnologia l'avete detto benissimo a chi mi ha preceduto, oggi siamo in un momento di sviluppo tecnologico che ci permette assolutamente di decentralizzare le cure dall'ospedale verso il domicilio e anche il concetto importante è che bisogna continuare a programmare e sperimentare, anche non in tempo di emergenza.
Il Covid ci ha permesso di andare nel senso di emergenza a bypassare alcuni processi di autorizzazione normativa, di tutto e quindi abbiamo sperimentato, abbiamo buttato in campo una serie di competenze, di nuova progettualità, di prodotti che magari prima ci sarebbe voluto anni per farlo, ma questo non può sempre essere così.
Lo diceva prima il dottor Molteni, siamo in un momento in cui tutte le competenze, tutta la cultura, tutta la professionalità ce l'abbiamo. Oggi questa non si può pensare che venga messa in campo solo perché c'è un'emergenza, ma deve essere messa in campo nella normale modalità di fare sanità che abbiamo e che possiamo sviluppare e che abbiamo sviluppato in Italia.
sbaglia. Dottor Morlotti, io la ringrazio veramente per lo scenario e mi permetto, se Cristina non ha
altre domande veloci, però mi permetto di farle una domanda su quest'ultima slide che ci ha
proposto, che evidentemente è la slide che un pochettino riassume e sintetizza l'insieme dei
messaggi che lei ci ha dato, però c'è un messaggio che lei ci ha dato un pochettino in corso d'opera
Che qui non ha riproposto e cioè credo che tutto lo scenario di questa ultima slide stia in piedi se alla fine esiste una reale governance che sia in grado di volere, tra virgolette, di scommettere sulla unificazione dello scenario ospedale e dello scenario territorio.
Allora le domando, governance è un tema che si può mettere sotto i riflettori quando si parla di un territorio, anche di un territorio complesso come può essere quello montano?
secondo me la mia esperienza mi dice di sì ovvio sarebbe bellissimo faccio faccio un esempio senza
voler vedere nessuno sarebbe bellissimo avere già delle strutture che un'unica testa e sotto
una governance e semplificherebbe le integrazioni però il concetto di governance si può anche
che sviluppare nel discorso delle reti, anche se magari ci sono più teste a cui fanno riferimento
i singoli attori, una rete ha una governance unica, sviluppare una rete con una governance
significa far funzionare meglio i percorsi.
Siccome probabilmente il direttore Moltè, ecco vedo che già la stavo coinvolgendo,
siccome forse tra poco ci deve lasciare il dottor Moltè, ci deve lasciare all'interno
di questo nostro seminario evidentemente
sul tema
ho precisato
subito
per non essere frainteso
evidentemente
direttore Molteni
il tema della governance
vi faccio
un piccolissimo esempio
è chiaro che se esiste una governance
che è chiara
tra virgolette dall'altro ma lo riprenderemo
alla fine in una qualche maniera
tutto è più fluido
Io vivo in un luogo, non dico quale, in cui ho un'azienda ospedaliera, un'azienda universitaria, un distretto e un ASL.
Voi capite evidentemente il livello, non dico di competizione, ma di complessità affinché ci possa essere una governance che ragioni come un solo uomo.
Allora, direttore Molteni, il tema governance che va di pari passo con il tema organizzazione, come lo possiamo affrontare se vogliamo far ricadere nell'immediato futuro qualcosa di positivo dal periodo pandemico?
È un tema che ha affrontato bene anche l'ingegner Morlotti, però oggettivamente se tutti in modo trasparente decidiamo di veleggiare verso la stessa isola, quindi di essere in barca per andare dalla stessa parte,
perché uno dei problemi è che ogni tanto siamo sulla stessa barca e uno vuole andare avanti e l'altro indietro, uno a destra e uno a sinistra, anche se siamo sulla stessa barca, il che è pericoloso.
Senza tecnologia che raccolga e dia senso a questa massa di servizi che noi vogliamo creare, è impossibile avere una governance adeguata,
perché meno interazione c'è più è facile che ognuno continui a pensare per sé e non con altri.
Oggettivamente quando anche c'è una struttura universitaria e una non universitaria il tema
è perché ci sono in quel territorio due strutture con due apparenti cappelli diversi e come farle
lavorare insieme. Il cervello umano è talmente complesso che ci insegna che in pochi centimetri
cubici riusciamo a avere dentro il musicista e il matematico che se colloquiano tra di loro
adeguatamente la connettomica biologicamente ci dice che la connettomica risolve le problematiche
complesse. Quindi connessione ci vuole e se fino adesso dobbiamo trincerare dietro al non riesco
a connettermi perché fisicamente sono distante, non possiamo più dire che questo è vero, per cui
noi non dobbiamo centralizzare o decentralizzare, dobbiamo delocalizzare mantenendo connessione.
Allora se facciamo questo e qui senza intelligenza artificiale cloud e quello che ci siamo detti
prima non può stare in piedi questo sistema evidentemente senza fare questo ovviamente
continueremo a dire che c'è il centro servizi che non sa cosa fa l'ospedale per acuti il piano sesto
dell'ospedale che non sa cosa fa il piano terzo e tutte queste belle storie che in realtà sono
culturali non operative c'è dietro una cultura che vuole questo non un'operatività nota che
che dentro tutto questo ci sono costi che esplodono.
Minore sono le connessioni, maggiori sono i costi.
E continuiamo a rifare la ruota in tutti i punti in cui il paziente si ferma,
al posto di far girare la ruota.
Ognuno la rifà da capo.
Questo è pericoloso per il paziente, primo,
costoso per il sistema, secondo,
e difficile da sostenere, terzo,
E non coglie invece le opportunità che la scienza in questo momento ci sta dando, date dal prevalere della necessità di integrazione rispetto alla frammentazione. Quindi è una medicina dei sistemi che dobbiamo applicare, non dobbiamo neanche inventarla, la system medicine esiste già, basta applicarla.
e tra l'altro se non applichiamo
tutto questo è il sistema
paese che continua a rimanere
arretrato rispetto a dove
sta andando il resto perlomeno dell'Occidente
e mi permetto
facendo questo mestiere da un po' di anni
da un po' tanti, immaginatevi
che ho 64 anni, mi sono laureato
a 25, a 24 anni
frequentavo ospedali di riabilitazione
quindi insomma
ne sono passati un po' di anni
la medicina riabilitativa
ha un ruolo sul territorio ma è fondamentale che ci siano dei cosiddetti presidi ospedalieri di
riabilitazione perché l'integrazione fra presidi ospedalieri di riabilitazione e ospedali per
acuti è fondamentale proprio per ottimizzare l'efficienza degli ospedali per acuti poi c'è
anche sul territorio intermedia ma i presidi di medicina riabilitativa vera con tutte le
caratteristiche della struttura ospedaliera
sono fondamentali. In questo periodo
del Covid ce ne stiamo accorgendo
ma è quello che sapevamo benissimo
anche noi quando prendevamo, prima del
Covid, per anni abbiamo preso
pazienti direttamente dalla rianimazione
con gravi cerebrolegioni.
Altrimenti questi restano in rianimazione
e se vanno in un reparto normale
non di medicina riabilitativa complessa
non sono seguiti adeguatamente.
Perché noi
abbiamo accolto il
criterio di instabilità clinica ma abbiamo fatto meno focus sul criterio di complessità
clinica. La medicina riabilitativa ospedaliera gestisce la complessità clinica non l'instabilità
e non puoi mandare sul territorio un paziente che resta troppo complesso perché è foriero
di stabilità. Allora io, Cristina, prego, prego, perdonami. Franco, grazie a te, sulle due richiami
che hai fatto tu, la stabilità e avere piattaforme che supportino tecnologicamente tutto questo
scambio di informazioni, ieri nel simposio Sanità 5.0 in cui c'era il Chief Technology Officer
del responsabile innovazione di team gli ho proprio proposto la sfida di fatto di costruire
un progetto perché nell'ambito di la giornata di oggi e qualche passato che c'era anche ieri
c'erano tutti i player possibili e immaginabili in cui scendere nel concreto e avere riabilitazione
cronici e poi parlavamo proprio di dimissione dei protocolli ERAS quindi di missione anticipata
L'altro tema che citavi tu è poi quello invece dell'intelligenza artificiale, tutto il trattamento dei dati, per cui l'intervento che segue, se riesce a sentirne un pezzettino, potrebbe essere un po' l'incipit che chiude la squadra, almeno in questo pomeriggio, diciamo, poi direi che ne abbiamo e che è complementare a quello che ci raccontava Dario prima.
Volentieri l'ultimissima cosa, perché poi purtroppo tanto che parla il prossimo dovrò
lasciare. Ingegnere Borlotti, mettiamoci d'accordo perlomeno su cose basiche. Cioè immaginate che una
persona che fa l'attacco in cefalo all'ospedale X quando viene trasferito all'ospedale Y le
Le immagini o non seguono il paziente o non sono fruibili su un unico database.
Immaginate che la società di radiologia dice che il radiologo si può rifiutare di fare un'attacca in cefalo di controllo
se non ha a disposizione l'attacca precedente, perché non somministra irradiazione a una persona senza sapere come comparare.
E noi oggi siamo ancora nelle condizioni che un'attacca in cefalo che possiamo farci girare in 6.000 modi diversi, resta fisicamente collocata in un posto. Questo è veramente quello che vi dicevo, c'è cultura, professionalità, ma le istituzioni devono prendere una posizione. Non è pensabile che andiamo avanti così.
Certo, chiamatelo in causa. Io sono assolutamente d'accordo, però il ruolo come direttore sociosanitario penso di essere più sul campo come lo è lei e come lo è lei, perché alla fine anche noi come aziende sociosanitarie territoriali oggi soffriamo di questa cosa.
Lei pensi che cosa facciamo? Faccio un esempio riportando un esempio sul territorio e riallacciandomi alla cronicità dell'intervento di buon termine. Noi come azienda sociosanitaria ci incastriamo sulla cronicità e siamo gestori e prendiamo in carico, ci incastriamo con le cooperative ma non possiamo condividere i dati con loro e quindi con i medici di base non lo sappiamo fare.
Tutto questo per un ingessamento del sistema che poi magari giustamente nell'intervento successivo magari ci aiuteranno a capire anche perché oggi poi quello che provo anch'io nel mio lavoro che è il termine della privacy e della sicurezza dei dati è il blocco o meglio viene usato come quasi blocco totale di alcuni sviluppi.
cosa invece che probabilmente
come lo diceva lei prima
al paziente cosa gliene frega
forse è il primo che vorrebbe
che il suo dato
la sua tacca giri per tutta la Lombardia
in modo che non se la deve ricordare
e non viene rimbalzato nell'ospedale X
perché non ha portato
si è dimenticato a casa quella mattina
la sua tacca o la sua risonanza
e se non perfettamente sfonda la porta aperta
non ci conosciamo direttamente
ma sfonda con me la porta aperta
e personalmente
Qui in Valcamonica, quello che dicevo prima sulla governance, stiamo cercando di superare questo aspetto del sistema che un po' blocca e ingessa la governance creando, quello che ha detto anche lei, la rete che è una barca e tutti gli attori della barca, anche se istituzionalmente fanno parte di strutture diverse, che remino dalla stessa parte.
Poi forse noi in Valcamonica siamo anche facilitati perché viviamo in un contesto in cui c'è un'unica SST e non abbiamo tra virgolette la fortuna o la sfortuna di non avere competitor, però questa è un'esperienza che qui viviamo fortemente e che è molto stimolante, capisco quello che dice.
Credo che Dario Montermini abbia qualcosa da aggiungere su questo argomento, Dario prego.
Sì, semplicemente da un punto di vista tecnico credo che è una leva fondamentale per attuare, compensare alcuni dei problemi che sollevano il professor Molteni e l'ingegnere Morlotti, è proprio l'interoperabilità dei sistemi, cioè se io concedo a un player di tecnologia di inserire una TAC e questa non parla con il resto del mondo, è ovvio che io posso costruire solo un giochino tra la mia TAC e chi ha la mia stessa TAC.
Se io ho un sistema di presa in carico che non definisce a monte il set informativo che devo condividere col sistema, non solo amministrativo ma anche clinico, io troverò un sistema che parla solo nel piccolo network di paese, scusate non voglio sminuire.
Per cui credo che lo sforzo che debba fare, oltre che sul punto legislativo, il governo centrale, insieme ai clinici, è portare avanti una serie di sviluppi su quelli che sono i livelli di interoperabilità.
Se tu abiliti a livello di politica centrale questa cosa, fai parlare tutti gli attori. I device, le tecnologie mutano con, come dire, ogni due anni avremo un rinnovo di tecnologie che neanche fino a ieri ci aspettavamo, cioè oggi nel Covid se guardiamo penso da marzo ad oggi le innovazioni che ci sono state sui dati, sulle soluzioni, sugli algoritmi è impressionante e l'andamento è esponenziale.
Quindi non possiamo stare fermi su una tecnologia, bisogna imporre degli standard con cui le tecnologie si parlino, è uno dei punti. Dopodiché all'interno di questo si possono calare i processi e dall'altro elemento fondamentale, non devono essere calati dall'alto.
Io l'ho accennato in termini di concertazione, ma assolutamente ci sono delle realtà, a maggior ragione per questioni orografiche, urbanistiche, organizzative del territorio, che devono rispettare quei paletti.
I point of care, come dicevo prima, sono proprio l'emblema del dire che io devo prendere atto di quello che c'è in quel territorio per farlo esprimere. Non posso calare dall'alto una cosa che funziona a Milano città e la vado a piantare in Valcamonica. Quindi interoperabilità, questo è un punto di vista tecnico.
Allora, grazie a Dario Montermini. Io darei la parola all'ultimo dei panelist di questo pomeriggio, il dottor Raffaele Maccioni.
dottore, francamente
le dico la verità, quando ho letto
il titolo della sua relazione
ho pensato
finalmente posso incontrare il mago
Merlino in persona
perché
chiaramente lo dico con bonomia
perché il titolo della sua relazione
modelli di previsione per il
carico di ingressi in pronto soccorso
occupazione eletti fino alla scheda un'indice
operatoria e risorse, lei capisce che
se io potessi telefonare
ad Arcuri dicendo caro Arcuri abbiamo un modello di previsione di carico di ingressi in pronto
soccorso avremmo risolto gran parte dei problemi che abbiamo recentemente vissuto o stiamo vivendo
chiaramente sto banalizzando le dico il carico emotivo e di attenzione con cui seguiremo la
sua relazione ovviamente modelli di previsione significa numeri e statistiche quindi tutto
Tutto questo, per fortuna, ci toglie dalla sfera della magia e della stregoneria, quindi non vorrei lanciarla come appunto il mago Merlino, ma come qualcuno che ha i piedi ben radicati all'interno della realtà e della capacità di leggerla.
Prego Raffaele Marcello.
Grazie, buon pomeriggio a tutti, molto interessanti gli interventi che ho avuto il piacere di ascoltare.
Allora, come diceva il dottor Montegni nella sua intervento, di fatto le tecnologie ci sono, il problema non è di. Sono tanti anni che alcune tecnologie che tra l'altro oggi diciamo in modo generale vengono accorpate nel tema artificiale interno e poi di fatto si detinano in aspetti un po' diversi dal punto di vista tecnico, ci sono.
e che bisogna creare il contesto affinché queste tecnologie possano esprimere anche nel campo socio-sanitario.
Sul titolo anche Cristina ha dato un suo contributo.
Mi presento velocemente, sono Raffaele Maccioni, ho un background ingegneristico, vengo da Politecnico di Milano,
sono stato folgorato al terzo anno dall'esame di teoria dei sistemi che riguarda la possibilità di creare dei modelli
e che rappresentano sistemi tipicamente complessi e utilizzare questi modelli per
governare al meglio questo sistema questo processo questa diciamo da lì tutta la mia
attività ormai vicino ai 30 anni si è svolta ovviato una società che oggi parleremo diciamo
di queste tematiche in ambito di emergenza ma ha una validità generale tornando un attimo alla
presentazione sono amministratore delegato di una società che ho avviato tanti anni anni fa e che si
occupa di queste tematiche di modellistica oggi siamo parte di un gruppo che si chiama Spindox
e siamo anche all'interno del cluster tecnologia ambiente per la vita diciamo che quello di cui mi
sono sempre occupato con la mia struttura è come dicevo un attimo fa modellistica questi
modelli possono afferire a scienze diciamo vicine in parte sovrapposte ma diversi intanto c'è tutto
il mondo della statistica poi c'è il tema dell'ottimizzazione matematica che ad esempio
utilizziamo ogni volta usiamo il nostro navigatore per far individuare un percorso le tecniche di
artificiali e intelligenti all'interno del machine learning e poi un grosso aiuto viene anche dai
simulatori, simulatori in vari domini che permettono di rappresentare il funzionamento
in generale nel tempo di sistemi complessi. Abbiamo una pressione per le scienze delle
decisioni e questo ci è stato riconosciuto un paio di anni fa, orgogliosamente italiani siamo
Siamo state la prima società in 30 anni di storia di questo premio che è riconosciuto da un'organizzazione americana che opera a livello mondiale che si chiama Friends Edelman che premia proprio l'applicazione delle scienze e delle decisioni perché di fatto di questo stiamo parlando.
Stiamo parlando, prendendo una bellissima frase che ho sentito dal dottor Monteni, stiamo parlando di computer che pensano con noi e non pensano per noi, infatti si chiamano sistemi di supporto alle decisioni, alla governance.
Quindi il decisore gioca un ruolo fondamentale quando andiamo a usare queste tecniche, diciamo in senso allargato di artificial intelligence.
queste tecniche diciamo si possono suddividere in quattro macro famiglie quelle descrittive che ci
aiutano a capire cosa è successo magari attraverso dei dati storici diagnostica quindi quelle che
cercano di spiegarci perché è successo un certo fenomeno quelle predittive iniziano in qualche
modo a guardare avanti e ci dicono cosa potrebbe succedere e magari ci danno un indice di affidabilità
di questa previsione e poi quelli prescritti analitici di tipo prescrittivo ovvero che ci
suggeriscono delle azioni o laddove il sistema è controllato in automatico fanno sì che gli
gli organi di governo di questo robot, di questo sistema, diciamo, si comportano come previsto in modo ottimale.
La previsione, se ci pensiamo, ogni decisione impatta poi su un periodo futuro, no?
Se io decido di schedulare determinate attività per la prossima settimana, io oggi sto decidendo per la prossima settimana.
Questo è vero per qualsiasi tipo di processo e per qualsiasi tipo di decisione. Quindi la previsione e quelle tecniche predictive sia di natura statistica sia di natura basata su machine learning ci aiutano, ci predispongono a decidere meglio perché se io con una certa affidabilità so cosa accadrà, le decisioni che prenderò sono più calzanti.
La previsione è molto potente ma è sempre sbagliata, quindi bisogna poi sapere gestire l'attenibilità, l'errore predittivo che sempre c'è.
E ad esempio parlando di sanità, abbiamo visto anche con l'emergenza Covid in cui ci siamo diventati a sviluppare dei modelli predittivi, in sanità chiaramente una situazione di emergenza richiede dei modelli diversi, ma anche all'interno della stessa emergenza in periodi diversi possono essere richiesti modelli diversi.
Quindi queste macchine devono sapere si riusciare tra un approccio e un altro affinché la previsione sia col minore errore possibile.
Ad esempio nel periodo di Covid, noi nei vari periodi del primo lockdown abbiamo provato diverse tecniche di previsione, abbiamo visto che una certa fase del lockdown, prima che le azioni di controllo dell'espansione della pandemia avessero effetto, un certo tipo di modelli aveva performance migliore di altri.
Ma passata quella fase era opportuno utilizzare modelli diversi. Quindi do questi piccoli flash giusto per trasferire quello che c'è dietro. Ma oggi tutto questo è possibile farlo anche in automatico, cioè con un numero tutto sommato limitato di esperti.
perché se io per applicare questi modelli avessi bisogno di tantissime persone diventa un problema perché ovviamente serve un know-how e andiamo subito a impattare su un limite.
Ma oggi queste macchine sono in grado di attuare questo tipo di modelli in modo automatico, supervisionarlo in modo automatico, correggerli e allettare una decisore qualora qualcosa non funzionasse.
Sempre sotto COVID abbiamo fatto un'altra attività, questa finanziata su un bando di ricerca della regione con altri partner, in questo caso lo scopo era prevedere per pazienti COVID assistiti a domicilio, in funzione dello stato e di alcune variabili che erano a disposizione,
prevedere se un certo paziente aveva la probabilità sopra una certa soglia di essere ospedalizzato
oppure meno all'interno di un intervallo predefinito.
La previsione abbiamo detto che è molto potente, ci aiuta, ma ovviamente è un pezzettino
perché poi non è la decisione, quindi qual è l'impatto di questa previsione ad esempio
sull'utilizzo delle risorse, sull'assettazione delle risorse, qual è la probabilità di avere
determinati fattori di criticità determinati alle e a volte appunto un decisore potrebbe essere
anche interessato a esplorare il votif cioè cosa succede se io aumento cinque posti letto cosa
succede se faccio quest'altra cosa tutto questo quindi richiede una serie di tecnologie di modelli
di approcci che si riconducono a quelli che citavo prima e che devono essere usati in modo armonizzato.
Ad esempio una previsione può alimentare un modello di simulazione che mi fa capire come mi simula tutti i processi
e quindi è come se fosse una copia virtuale del mio sistema da cui posso misurare tutte le performance
che questo sistema avrà nel futuro in funzione di quella previsione che ho.
Quindi ad esempio potrei capire come va, questo è un altro esercizio che ho fatto in periodo di Covid, come andrà l'occupazione dei letti giorno per giorno in funzione del numero di letti che penso di mettere a disposizione e a fronte magari di un'ipotesi di durata del periodo, di settimane del periodo della criticità.
Siccome il futuro è incerto, quando io faccio queste simulazioni devo ragionare in termini probabilistici ed è proprio questo il valore aggiunto perché nel momento in cui un conto è dire avrò in media 10 pazienti, un conto è descrivere bene la distribuzione di quei 10 pazienti.
E così per tutte le altre variabili. Un paziente rimane in terapia in media 10 giorni, ma il fatto che quella media sia più o meno ampia cambia in modo significativo la performance e la situazione di quelle risorse.
o, dall'altra parte, ci chiamiamo servizio che riesco a offrire, come ad esempio il numero di giorni o di ore di attesa.
Quindi ecco, uno schema che per noi è tipico e questo è abbastanza in generale su varie situazioni, quindi anche su ambiti completamente diversi, è quello in cui la previsione alimenta un simulatore e poi un ottimizzatore magari utilizza queste informazioni a fronte di obiettivi forniti dall'utente,
obiettivi e vincoli forniti dal decisore, determina l'allocazione ottima di risorse come potrebbe essere del personale.
Quindi questo schema qui è uno schema che ritroviamo e applichiamo in molti settori, poi ovviamente i modelli sono diversi,
stiamo parlando di un processo produttivo
piuttosto che di una supply chain
o di un ospedale
e questo è un schema
e un approccio piuttosto potente
ok io ho finito
lascio spazio se c'è qualche domanda
allora grazie Raffaele Maccioni
giro subito la parola a Cristina
anche perché le domande nei confronti
di questa ultima redazione
bene o male si compenetrano con quelle che possono essere le domande di un dialogo finale. Quindi
Cristina chiederei a te in questo momento di prendere la parola. Grazie, intanto allerto il
professore. Allora io intanto colgo l'occasione di ringraziare tutti e coinvolgere anche nel
dibattito finale Toto Casarano che è arrivato, c'è il collega che avevamo già salutato prima
che è collegato è apparso dal vivo 3d il dottor pernazza credo ci da un intervento pare fosse
vero non che ci avesse bucato ma siccome non è insanguinato non ci crediamo totò dammi un
occhio clinico e conferma mi sei vero no no lo vedo lo vedo provato in realtà ciao graziano ma
Ma ovviamente con me le due cose che volevo dire io è in questo tempo liquido dove stiamo imparando che anche le forme che conoscevamo hanno dovuto necessariamente essere in discussione.
è interessantissimo sentire
quanto questo momento di assoluto
stress che stiamo vivendo
ci dà una grande opportunità
effettivamente
tutto ciò che era possibile fare
ed era nelle cose che si potesse
fare, questa pandemia ci sta
un po' costringendo a doverle fare
quindi non è sbagliato
pensare che il modello
virtuale, anzi
virtuoso dell'esposizione
che ha fatto il dottor Morlotti
che è fantastico
cioè viva Dio ci doveva essere il Covid affinché ci insegnasse che le sale operatorie avevano bisogno di avere dei settaggi molto più definiti per utilizzare meglio le risorse, aveva ben detto anche il relatore precedente che tutto questo spreco di risorse è quasi ridondante, ce lo diciamo ma in realtà poi lo facciamo perché in realtà non facciamo cambiare nulla.
E' anche vero che le spinte dal basso verso l'alto, cioè di coloro i quali sono sul campo, che possono indicare le giuste politiche per rendere più fruibile e più sostenibile il sistema, la spinta dal basso verso l'alto è quella che fa cambiare poi i sistemi.
Perché per quanto ti vogliono dire come devi fare, se poi non funziona e siamo tutti nella stessa barca, ben venga il fatto che finalmente si aprano le porte, per esempio, di una sala operatoria e che tutti ne conoscono per i problemi.
Perché caro dottor Pernassa, li abbiamo tenuti chiusi per tanti anni perché era un luogo misterioso, persino il paziente non ne poteva sapere nulla perché il personale non ci poteva entrare, ci entrava solo chi ci lavorava e i problemi che rappresentava andavano solo rappresentati ma non si condivideva in realtà.
Quindi sta cambiando in realtà un po' tutto, il tempo liquido ce lo sta facendo vedere in evidenza, ma siamo cambiati anche noi, è bastato poco affinché si rendesse conto che il cambiamento siamo noi stessi, perché lo stiamo producendo, quindi io vedo un grandissimo insegnamento e in questi momenti di condivisione è tangibile, si tocca con mano Cristina, questo vedo.
Ti ringrazio, peraltro per chiusare un attimo l'intervento di Raffaele Marzioni che aveva un titolo sfidante e prima ridacchiavo quando lo introducevi Walter, ma non tanto perché è sfidante da fare, ma a volte queste potenzialità non sono poi ascoltate.
Quindi io non ho dubbio che ci riuscirebbe però poi sicuramente invece uno dei vincoli per poter attuare un po' le magie che questi grandi modelli matematici permettono di fare e ieri proprio ne dicevamo si possono usare in due momenti ben precisi che è una fase di riprogettazione dei processi, dimensionamento delle risorse e poi gestione delle risorse e per fin nel momento in cui voglio migliorare perché posso generare degli scenari alternativi, fare delle simulazioni senza fare niente.
dal vivo in un contesto così complesso come è quello ovviamente quello di un ospedale in cui non mi posso permettere di giochicchiare sulle sale operatorie, sui laboratori eccetera.
Quindi la potenzialità è molto alta in diverse fasi, chiaramente la difficoltà sta nell'avere la base di dati per poter attuare, quindi mettere in moto, validare il modello e di conseguenza poi poter rifiutare.
in particolare a questo punto
mi rilaccio un po' anche alla relazione di Graziano
così magari gli rifai
la domanda che avevi fatto a me
nel senso che
la disponibilità
di dati ad esempio
quindi di tutti i tempi da quando il paziente
chirurgico lascia
il reparto, baralmente i tempi
di trattamento interno che a volte sono
quelli che fanno saltare poi la pianificazione
o
il tempo medio
e la variabilità del specifico chirurgo e non di media sulla tipologia di intervento e non per
accelerare l'attività del chirurgo e piuttosto che dell'infermiere ma per sapere quali sono i
tempi specifici e quindi poter schedulare al meglio avendo questo patrimonio di dati e
rendendoli accessibili ovviamente poi modelli diciamo di Raffaele o di chiunque abbia questo
questo tipo di competenze sono implementabili e sicuramente darebbero anche quella flessibilità
e quindi capacità di reagire all'imprevisto, non c'è l'amplificatore di brillanza,
quale degli interventi faccio passare o che scombustolamento mi fa su tutte le sale,
piuttosto che efficienza e efficacia anche clinica e quindi lavorare su due fronti.
io so che Graziano ha un po' di dati
nascosti da qualche parte
no ma è chiaro
ne parlavamo poi chi mi conosce
sa che io sono estremamente disponibile
e sensibile da questo punto di vista
sono
tra i sostenitori
della necessità di una riorganizzazione
gestionale e logistica
dell'attività di sala operatoria per ottimizzare
l'utilizzo di una risorsa
probabilmente la resistenza
a questo cambiamento che è un cambiamento
epocale voglio dire dal punto di vista
culturale il chirurgo che si vede
sottrarre il controllo eh ammesso che
poi questo sia il controllo della
risorsa saloperatoria è una cosa eh
molto difficile da da da digerire ma
avere poi il ritorno di una migliore
gestione di una migliore addirittura di
una aumentata disponibilità magari di
spazi eh o di appunto tempi di risorse
è è un patrimonio che ormai non
non possiamo fare almeno di riconoscere.
Voglio dire, in questa pandemia è sotto gli occhi di tutti
la difficoltà ad evadere la domanda di patologia oncologica.
Noi chirurghi, anche come società scientifica,
abbiamo più volte sollevato questo problema.
Lo facciamo anche da un punto di vista mediatico,
perché è chiaro che ci sono delle difficoltà,
ma è proprio, come diceva Salvatore,
in questo momento che dobbiamo applicare cose a noi note.
Non è una novità che i processi possano essere gestiti,
Però non l'abbiamo probabilmente mai fatto. Un po' perché, come dice Cristina, certi dati si tengono nascosti. Io facevo riferimento anche alla mia realtà lavorativa dove noi abbiamo effettivamente un'informatizzazione e quindi una disponibilità di dati proprio di questi parametri dell'arrivo del paziente in sala operatoria, del tempo di anestesia, di quanto passa tra l'anestesia e l'inizio dell'intervento, di quanto dura l'intervento chirurgico.
Quindi come sia ormai possibile utilizzare questi dati per campionare l'attività non solo della struttura ma di ogni singolo professionista in ogni singola tipologia di intervento. Poi è chiaro che noi abbiamo delle possibilità ma analizzando questi dati possiamo riuscire a arrivare a delle conclusioni che ci consentano di pianificare.
E pianificare appunto significa tornare a quello che dicevo all'inizio, coniugare magari esigenze diverse, avere a disposizione degli slot che possono essere non considerati come l'intero appartenente a quella struttura o a quel chirurgo, ma una risorsa aziendale che viene messa a disposizione senza che questo debba significare per forza una turbativa totale dei propri abitudini, dell'utilizzo delle tecnologie.
Sicuramente ci sono delle criticità e degli aspetti che debbono essere tenuti in considerazione, ma credo poi in un contesto come quello che stiamo vivendo l'interesse principale è quello di erogare un servizio di salute, dare una risposta di salute e quindi in questo senso coinvolgare interessi e risorse credo che sia proprio imprescindibile.
Io in questo momento sono veramente, forse tra i pochi, ma tra i chirurghi un ostreno sostenitore della necessità di procedere in questo senso.
Peraltro permetterebbe forse di fare la pianificazione sul prossimo anno o due, non so quanto ci vorrà recuperare tutti gli interventi sospesi in questo anno.
Per cui valutando l'impatto del apriamo le notti, non apriamo le notti, allunghiamo i turni, ma avendo una pianificazione prima si evita di avere quel clima terribile in sala che è il chirurgo che riempie le liste per smaltire e poi non c'è allineamento con gli altri professionisti perché non sempre poi su, anzi spesso è su questo che in realtà nascono, non sull'emergenza ma su una pianificazione troppo forzata che poi esplode il clima.
e ovviamente richiede poi una condivisione con le direzioni, perché saranno costi in più ma dettati da recuperare, e questo si può ben collegare in realtà anche con il discorso di territorio, quindi quello che diceva Maurizio prima, nel senso che se abbiamo anche un piano di previsione e riuscire a lavorare prospetticamente e applicare ad esempio i protocolli con la tecnologia,
Per cui li metto anticipatamente o ho delle strutture di dimissione un po' più protette rispetto al domicilio e vado sul territorio e questo riesco a avere quasi tutta la filiera ma senza scoprirlo, potendolo quasi simulare prima e capire dove sono i buchi di gestione.
La tecnologia permette di fare quasi tutto volendo, come sempre, come dicevate prima, è la volontà, come diceva Dario prima, va istituzionalizzato, un po' il dottor Molteni, eccetera. Nel frattempo è arrivato il prof. Palazzini, ma darei un attimo ancora la parola a Walter, prof. se ci autorizzi, al dottor Gatti per fare una chiosa.
allora prima di tutto saluto anch'io dottor palazzini buonasera buona serata allora in
realtà io vorrei prendere uno degli elementi anche perché poi si è aggiunto il dottor pernazza che
saluto che ho apprezzato prima in comunicazione asincrona tra virgolette allora io vorrei prendere
uno degli elementi che era usciti pri e ha riuscito prima perché ci siamo domandati se oggi come oggi
I maggiori ostacoli o comunque le maggiori ritrosie tra virgolette nei confronti di un'utilizzazione delle tecnologie veramente competente, veramente che guarda in avanti, il maggiore ostacolo sia culturale, organizzativo oppure tecnico-professionale. Un po' questo è già all'interno del dibattito.
Però io vorrei lanciare anche un pochettino un'altra domanda, e cioè due settimane fa ero all'interno di un evento di oncologia, tra virgolette, e dialogavamo anche con il responsabile delle strutture tecnologiche della regione toscana.
Una domanda che era immersa con lui è stata questa. Nel momento in cui si fa programmazione sanitaria e si offre una visione strategica sul territorio, il rischio è che le tecnologie e i competenti di tecnologie arrivino dopo come coloro a cui viene detto ok, adesso fai qualcosa.
Cioè il pensiero sull'innovazione tecnologica non fa parte della programmazione strategica.
Allora, quando noi ci domandiamo se a livello organizzativo ci sono delle eritrosie, ci sono degli sbarramenti, probabilmente ci stiamo chiedendo se dal punto di vista della governance il nostro paese e le singole regioni sono pronte ad accogliere le competenze di programmazione e di innovazione tecnologica all'interno della programmazione sanitaria.
Secondo voi è un argomento interessante, un argomento chiave oppure non ci siamo ancora? Forse lo chiedo prima al professor Palazzini e anche a Cristina, non vorrei avervi zittito con questa butata.
No, no, no, è che dovevo trovare il pulsante del microfono. Io vi ringrazio a tutti per aver partecipato, non metto bocca su quello che stavate dicendo, anche perché io ho seguito qualcosa come 50 canali, quindi ho le idee un po' frastornate, perché ho visto per Nazza che faceva diversi interventi, uno dei miei colleghi, Arcieri, che l'ha commentato,
quindi come dire, faccio il jolly
controllo che tutto funziona e quindi
non vorrei mettere bocca su
tutto quello che avete detto anche
se so che avete fatto delle cose eccelse
io voglio ringraziare tutti voi
faccio qui la chiusura
se mi permettete perché
ho altre due o tre cose da risolvere
come al solito chi è stato
con noi sa effettivamente
quante cose accadono, ieri ci abbiamo
avuto qualche problema di comunicazione
mi è arrivata appena un quarto
Un'email da Wang, un collega cinese, che dice ti ringrazio molto per avermi invitato perché sul canale numero uno si sono collegati 60.000 colleghi cinesi. Io ti ringrazio molto perché ci hai fatto pubblicità in Cina ma mi hai creato una grossa difficoltà qui in Italia perché molte persone non sono riuscite a connettersi.
Ciò perché è accaduto? È accaduto per una cosa molto semplice, perché essendoci sette ore di differenza tra qui e la Cina, loro si sono collegati alle sette del mattino nostre, noi ci siamo collegati alle otto, quando già tutti i canali erano esauriti. Quindi, come vedete, io faccio il jolly, cerco di fare la tappa a buchi.
quindi grazie di tutto
è stato un piacere avervi
con noi nel nostro congresso
speriamo che Cristina sia così buona
insieme a Casarano
per darci una mano per il prossimo anno
sempre che gli sponsor siano con noi
perché ovviamente
se non ci sono loro diventa proprio
praticamente impossibile mettere in piedi
questa macchina infernale perché fare
riuscire a fare in tempo di covid
88 collegamenti
dall'Italia e dal mondo non è una cosa
proprio normale
giornaliera grazie di nuovo e vi auguro un proseguimento anche se siamo in fase
finale grazie grazie grazie complimenti complimenti a te magari ad esso il
l'ups aspettate che troppo fuori siete diventati enormi a direi non so se c'è
un ultimo giro di commenti anche la domanda che ha fatto l'ultima domanda
che ha fatto Valter, penso meriti una risposta perché personalmente la ritengo cruciale.
La regia si esclude.
È una domanda cruciale, ovvero l'innovazione non è solo un'innovazione di tecnologia,
di prodotto, si parla di innovazione anche di modelli organizzativi e che purtroppo conta
di più di quello di prodotto. Noi questo lo vediamo quando le nostre soluzioni incidono veramente nei processi dei nostri clienti, noi vediamo che quella capacità di innovare il modello organizzativo, a volte addirittura il modello di business è fondamentale per il successo, senza di quella non c'è tecnologia che tiene.
La parte difficile è che richiede una cultura innovativa, una cultura organizzativa innovativa e lì è dove le cose non sempre sono veloci, non sempre sono addirittura fattibili perché passano attraverso elementi culturali nel management dell'organizzazione.
questa è la mia esperienza
non so se ho dato una risposta
posso
assolutamente sì
però in pratica
mi chiedo se la domanda che io mi pongo
e che vi ho posto la sentite come una domanda
cruciale
contemporanea
vi faccio un esempio
che è un esempio che conosciamo tutti
che non è un esempio che vuole
sottolineare diciamo
delle colpe ma quando
Quando a livello romano sono stati acquisiti alcune migliaia di pezzi dalla Russia e dalla Cina nella recente prima fase pandemica e sono stati diffusi sul territorio senza marcatura CE, senza alcuna prova di collaudo e senza nemmeno la possibilità di leggere le istruzioni, capite bene che il fatto che non ci fosse una responsabilità e una competenza tecnica a monte,
ha fatto sì che sul territorio siano arrivate delle cose che sono state prese e messe nei magazzini, chi ha provato a utilizzarle dopo una settimana ha visto che in Russia esplodevano pure, quindi, allora, da questo punto di vista la mia domanda è se, prima di tutto a livello di programmazione, ma poi a livello di linee di comando, non sia necessario già avere in pancia le competenze di innovazione e di innovazione tecnologica.
Questo era un pochettino il senso.
La tua domanda è stata chiarissima e condivido e ritengo un punto cruciale anche da ingegnere clinico, quale sono, hai citato anche le apparecchiature.
Quando parlavo prima del cambiamento che viene dal basso ritengo che questo sia applicabile come interveniva prima anche per i modelli organizzativi non solo per lo sviluppo di progettualità sanitarie perché se no tutto si ferma lì.
È molto bello pensare a mille progetti e mille cose bellissime e poi però l'esperienza ci porta a dire che quando si devono calare nella realtà, se non si considerano anche tutte le altre competenze, che sono le competenze tecniche, informatiche tecniche, le cose possono fermarsi lì e quindi il cambiamento non va avanti.
Per tutto c'è un inizio. Io ricordo molto bene il papà di Graziano, il dottor Pernazza, col quale da una decina d'anni, dieci anni fa, si cominciava a parlare di come riuscire a far dialogare le anime del sistema sanitario,
almeno quelle di Tim in sala operatoria
ingegneri clinici, farmacisti
chirurghi, infermieri
anestesisti, era già uno
che rompeva diciamo così
il ghiaccio perché aveva
buttato il sasso nello stagno
e con grandissimo piacere
che aveva lui
ma anche tutti noi per vederci
a Roma e parlare di
di cosa stiamo parlando
di cose vecchie e stravecchie che ci
ridiciamo ma alla luce di quello
che la mia esperienza è accaduto beh c'è è stato un pioniere ma doveva già essere così dieci anni
fa quindi noi ci ritroviamo sempre a dover piangere latte versato ci parliamo e ce le
diciamo ma la vera spinta al cambiamento siamo noi come dicevate molto bene e la cultura che
spinge al cambiamento se ce lo chiedono rimaniamo resistenti non lo vogliamo se lo chiediamo siamo
fuori tempo oppure una pandemia ci ha costretti a parlare insieme trovare altre soluzioni di
ospedalizzare ma di nuovo di cosa stiamo parlando se abbiamo bisogno delle crisi affinché si riesca
a fare i passi allora benvenute le crisi ma non è bello cioè è che ci possiamo dire meno male ma
ma anche no, purtroppo questa occasione ci faccia vedere davanti allo specchio
ciò che realmente non siamo mai stati, perché noi riusciamo a fare tutto
e la cosa fantastica è che in sala operatoria improvvisamente ci si è inventato tutti di tutto,
perché quando ci sono quei momenti, una mano, ce la vogliamo dare,
prima ci mettiamo la vita e ci spendiamo una vita per diventare professionisti,
secondo alla buona occasione giusta nessuno si tira indietro,
però come sempre ci diciamo
che cosa è che succede
succede che ci dobbiamo parlare di più
dobbiamo comunicare meglio
e avere più rispetto l'uno della figura degli altri
gli ingegneri clinici
entrano nelle sale operatorie
come diceva bene Graziano
visti come marziani
e ancora in alcuni posti sono visti come tale
perché l'ingegneria clinica
che si occupa dei tempi
dei tassi di occupazione
del performance
non hanno mai visto altre figure
se non quella del chirurgo re allora un certo punto se anche questa figura grazie alla modernità credo
io anche dell'insegnamento e anche perché sono diventati finalmente anche loro figli dell'era
moderna nel senso che non posso dire mi devo distinguere affinché si cresca però in alcuni
casi qualche volta qualcuno se lo augura perché se non cambia niente diciamo se posso io questo
punto che così andiamo in chiusura
siamo precisi, abbiamo iniziato
puntuali, finiamo puntuali
in realtà colgo
e lo voglio interpretare
come un intervento
provocatorio il tuo Salvatore
chiaramente peraltro approfitto
per salutare e ringraziare
forse addirittura un po' più di dieci anni
dieci anni già collaboravamo
insieme, facevamo dei gran bellissimi
corsi multidisciplinari, ha fondato addirittura
una società scientifica che riunisce
le società scientifiche, quindi il grande
papà pernazza è sempre unico e però in realtà anche la figura dell'ingegnere clinico è molto
cresciuta io già anni e anni fa scherzando ma neanche tanto dicevo pian piano la vera potenza
quando è che sfonderanno e cambieranno e quando acquisiranno la competenza un po su una competenza
tecnica che tipica dell'ingegnere biomedico che diventa ingegnere clinico presa quella
l'organizzativa dei processi chi li ferma più assolutamente è anche vero che comunque ci sono
ormai assolutamente sia persone illuminate che queste competenze se le hanno ma è anche un segno
dei tempi che il direttore socio sanitario di un'azienda lo stia facendo un ingegnere clinico
bravissimo che si è occupato di organizzazione eccetera ma di fatto hanno scelto un ingegnere
clinico quindi un po la risposta che lui non ti avrebbe mai dato perché è modesto e ma la
risposta anche la domanda di walter e si serve competenze soprattutto apicale va bene che ci
sia competenza ed esperienza che nasca anche dal basso nel senso che si è scornato con tutte le
difficoltà dell'ict dei processi delle cose quindi quando uno poi diventa un direttore così esperienza
sicuramente ne ha e non e non farà i diritti dall'alto ma si porrà il problema e si porta
se l'approccio che comunque quello dell'ingegnere è superiore a prescindere adesso possiamo dircelo
in chiusura visto che ormai ormai chiudiamo io e Walter no a parte gli scherzi è sicuramente
un segno dei tempi e diventa importante così come la figura di direzione di ospedale sicuramente
deve avere formazione è ricca se quella clinica ma quella manageriale ma diciamo non solo da
business school ma anche che veda che vede i processi o che sappia valorizzare il team che
ha sotto e quindi ci sia un team multidisciplinare che riesca poi a indirizzare è il più complesso
bisogna uscire dall'ospedale e molto spesso negli interventi di oggi forse c'è anche collegato che
è silente il dottor Romanelli che è stato citato nell'intervento di stamattina che è una startup
app Reatlas che propone un tool quindi un mix fra un hardware di rilevazione parametri e poi
tutta la parte di intelligenza artificiale e coerenza con le cartelle cliniche eccetera che
mi diceva proprio non sempre bisogna andare a innovare fuori dall'ospedale ma si può partire
da lì e poi uscire diciamo quindi gli ingegneri in realtà poi non è neanche il loro ruolo penso
Forse oggi c'è stato un intervento di un operation manager che forse riposiziona un po' di più le figure con expertise diversi. Io direi che la giornata di oggi è stata complessivamente molto ricca perché siamo partiti dal come far nascere innovazione dall'esigenza dei bisogni eccetera.
è una mano e non è un ok, vero?
Che dito era?
No, no, volevo
dato che stai chiudendo
non parlare davanti a te ma volevo intanto
ringraziarvi sia tu Cristina
che Totò per il saluto
a mio padre che ho anche invitato
nel frattempo a così magari se vuole
a collegarsi e a salutare direttamente lui
ma non vedo comparirlo quindi non so se
lo sta facendo
e aggiungere una cosa
vi ringrazio
grazie a voi
grazie
e
volevo
cosa è successo?
mi sentite?
Eliana
non volevamo chiudere volevo solo chiederti
che se arriva Enrico Pernazza
di renderlo relatore
abbiamo visto il thank you
ci ha spaventato
vogliamo stare qui altre ore
ecco sì
No, no, volevo sottolineare da questo punto di vista chiaramente l'innegabile valore delle iniziative che voi avete citato e anche un dato sul quale noi abbiamo sempre ragionato e anche collaborato molto con Cristina, cioè la necessità di sviluppare anche nella popolazione chirurgica, diciamo nella comunità chirurgica, la sensibilità a questo tipo di interazione.
perché quello che diceva Totò
mi devo estinguere per far spazio
a una mentalità nuova, beh in realtà
quando il background culturale
che non voglio di principio
criticare ma di fatto
è questo, i chirurghi sono stati
formati per generazioni per essere
i re della sala operatoria
per essere i re del reparto
per avere una leadership
quasi basata proprio sulla
ampiezza del territorio che erano in grado
di occupare piuttosto che su altri
Non possiamo criticare D'Amblè tutta una generazione ampia che ha fatto anche cose sicuramente importanti e lodevoli, ma sviluppare una cultura diversa ha bisogno dei suoi tempi. Le innovazioni in sanità generalmente in media ci vogliono dieci anni perché effettivamente avvengano.
Io credo che questo sia stato fatto. Sicuramente noi oggi abbiamo una popolazione di chirurghi, diciamo così, che è più sensibile. Ci sono delle figure nuove che hanno testato sicuramente una grande diffidenza nei chirurghi, perché l'ingegnere clinico prima, l'operation manager ora, sono delle figure che gran parte di noi non conosce, ma con le quali è assolutamente necessario interagire.
E quindi ancora una volta, come facevamo dieci anni fa, forse con Cristina, io credo che sia veramente molto importante curare questo aspetto di comunicazione, di interazione, di rispetto reciproco, di essere in grado di parlare la stessa lingua o quantomeno capire un gergo comune in modo tale da trovarsi su certe dinamiche.
Perché altrimenti a resistenza aggiungeremo resistenza e direi anche diffidenza, perché nel momento in cui si comincia a parlare di dinamiche gestionali molto distanti da quello che è il proprio vissuto, il proprio patrimonio culturale, dico che oltre alla resistenza c'è proprio la diffidenza.
Io ti impedisco di fare quello che tu mi stai raccontando perché non solo ho paura ma significa che tu mi stai mettendo una croce. Capire che non è così ma che anzi tu mi stai dando un'opportunità perché io poi posso fare veramente il mio lavoro fatto bene perché posso fare il chirurgo e non devo occuparmi di tutta un'altra serie di cose perché poi alla fine magari non sono neanche capaci di farlo.
questo secondo me è il passaggio culturale
che serve adesso
perché adesso
noi non possiamo permetterci
al di là del fatto che chiaramente non possiamo dire meno male
che c'è stata la pandemia ma insomma non possiamo
permetterci di vanificare
i sacrifici, i traumi
tutto il vissuto che abbiamo
in questo periodo quindi credo che
su questo bisogna proprio insistere
insistere e insistere
scusate ma volevo puntualizzare e anche valorizzare
un po' quello che avete richiamato
grazie
Comunque è una battaglia di tutti, dottor Pernazza. Oggi siamo in un ambito di chirurgia, ma provate a pensare cosa vuol dire in ambito radiologico l'abbattarsi dell'intelligenza artificiale.
Cioè, ci sono tantissime aree di altissima competenza che si sentono minacciate nel loro, non dico nel loro potere, ma nella loro competenza dall'ingresso delle tecnologie.
Poco fa, adesso non mi ricordo se era Dario o se era Raffaele, sottolineavano il tema dei computer che pensano con noi. Bellissimo, ma se le competenze non credono che questo pensare con noi sia avvantaggio del sistema complessivo dei servizi di salute, siamo rimasti al neolittico.
potremmo arrivare al 5g o al 6g ma saremo culturalmente ancora fermi all'età della
pietra diciamo che sicuramente è un percorso non non veloce non immediato ma c'è un sacco
di gente anche che è pronta la stava la sta auspicando per cui se il cluster ad esempio
il classico nego che dieci anni fa c'era perché sono molto giovane però in qualche studio che
abbiamo fatto ponendoci ad esempio il problema di perché l'HTA quindi la valutazione delle
tecnologie questa valutazione multidisciplinare e multidimensionale chiedo scusa non prendeva piede
in realtà era un team multidisciplinare in cui è stato molto divertente vedere qualche chirurgo
tirare qualche sassata agli anestesisti e non era pernazza presente e era un altro ma piuttosto che
ma in realtà nonostante queste schermaglie che erano molto divertenti in realtà c'era una
determinazione molto forte ed erano veramente rappresentati tutti quindi anche con come dire
l'anestesista l'infermiera il manager tutte le figure che dovevano dovevano esserci così oggi
a contraltare diciamo della figura di di morlotti che da da ingegnere e direttore sociosanitario la
rappresentante che poi non è potuta essere con noi perché sta facendo attività delle professioni
sanitarie della ssd di lecco come background a quello infermieristico non è banalissimo anche
questa è diciamo e quindi le coordine le rappresenta tutte anche questo è sono passi
diciamo importanti simbolici poi tutto sta alle persone diciamo che per chi vuole collaborare la
tecnologia è una buona è una buona opportunità quindi la piattaforma se riusciamo a recuperare
la disponibilità che a parole mi sono portata a casa ieri nell'altro workshop sulla sanità 5.0
e tutta una serie di competenze è importante che ci sia l'industria al fianco dei professionisti
sanitari o che lavorano in sanità adesso permettetemi questo aspetto con le diverse
competenze declinazioni perché poi se non c'è comunque mercato non ci si muove e quello che
si studia anche dal punto di vista della ricerca quindi l'altro pillar che oggi è stato molto
presente deve essere orientato dai bisogni ma anche da ciò che poi può trovare un mercato e
seguire i passaggi giusti a questo punto probabilmente passando da tanti piloti a
a farla diventare un qualcosa reale diventa forse più probabile, più che possibile. Sicuramente l'interoperabilità che sembra molto banale, non so quanto tempo è che se ne parla e non so quanto sia necessario, però è fondamentale penso.
Quindi quello è sicuramente il primo target e obiettivo politico, poi il consegnare diversi casi d'uso in cui il tutto funziona è più facile anche per cambiare la mentalità o fare formazione sul campo, direi che se non ci sono, oppure vi invito a fare gli ultimi commenti che poi così andiamo in chiusura, anche se in realtà non ci sono vincoli di orari, solo per tentare di fare i precisi, ma abbiamo il canale.
Allora, vi interpello io così come mi apparite sulla griglia del PC. Morlotti, messaggio finale.
Grazie, buona serata, grazie dei complimenti di Cristina, però grazie che è stata veramente una sessione molto interessante e molto stimolante, mi sono preso degli appunti e magari mi permetterò di disturbare alcuni dei colleghi che ho sentito connessi oggi.
E come al solito è sempre molto bello partecipare a questo tipo di discussioni che a volte paiono fine a loro stesse perché poi anche l'intervento di prima di Salvatore mi permetto di darti del tu, però ha ragione, a volte si parla e riparla delle stesse cose e a un certo punto bisognerebbe rimboccarsi e dire basta parlare e rimboccarsi le maniche.
Però effettivamente credo, e l'abbiamo detto tutti, lo stiamo veramente facendo. I cambiamenti in sanità purtroppo sono lenti, i cambiamenti in Italia sono lenti, ma poco a poco ci arriviamo e ne sono estremamente convinto. Grazie ancora a tutti.
Grazie. Maccioni.
abbiamo applicati in casi industriali, abbiamo visto che anche lì è lento, anche lì c'è
una complessità, però quello che abbiamo visto è che fatto in modo strutturale iniziano
gradualmente a portare dei vantaggi tangibili e questo agevola, quindi la velocità con
cui poi vengono introdotti è esponenziale, aumenta e si ripagano, quindi la sostenibilità
aiuta poi a far penetrare più velocemente
man mano che il processo è iniziato
grazie a tutti
Casarano
mi vedi? Ci sono, mi vedo
ok, grazie
abbiamo anche il dottor Pernazza
che salutiamo
Salvatore Casarano
se vuoi portarci un saluto finale
ciao Salvatore
non abbiamo l'audio di Casarano
il saluto con le mani
Sì, credo molto nei punti di non ritorno. Il professore Palazzini ha cominciato un percorso che ha segnato dei punti di non ritorno fondamentali,
tanto che in questa occasione si è trovato davanti a tutti c'è lui era già pronto a fare quello che
ha fatto e quest'anno ci ha costretti a non vederci lì ma ha messo in collegamento il mondo ma da tempo
che ci lavora quindi ci sono sempre dei momenti di punto di non ritorno che gli auguri che ci
facciamo che quello di veder cambiare le cose sono già cambiate nella misura in cui un po se
sei costretto, un po' ci sei arrivato
un po' ti ci hanno spinto
certo però, dobbiamo molto
a coloro ai quali, e io ringrazio sempre
il grande amico Enrico
coloro ai quali riescono a vedere meglio
e prima i cambiamenti
perché sono quelli che li ricorderemo
come averci fatto raggiungere
i punti di non ritorno
ed Enrico non lo sa, ma è uno di quelli
che nella misura in cui ci ha messo
insieme a dialogare, in un momento in cui
nessuno lo voleva fare in realtà
solo pochi sono stati entusiasti gli altri erano sempre un po ma è quello era un punto di non
ritorno in effetti sembrava che fosse tutto caduto ma no è iniziato un cambiamento c'era
un punto di non ritorno quindi anche per noi infermieri di sala operatoria vederci segnati
da tutta una serie di eventi che ci hanno portati a fare cose ha creato di fatto una esperienza che
è un punto di non ritorno siamo più
pronti e in più siamo capaci di cambiare
perché ci siamo resi conto che è
necessario farlo quindi il mio augurio
sempre a tutti noi alla diciamo così
comunità scientifica e infermieristica è
che diamo prova di essere capaci perché
qualcuno delle capacità si accorge
grazie a tutti grazie graziano pernazza
ma io ho il rammarico di non aver potuto
seguire tutta la vostra conversazione ma
prometto che mi è stato detto che è registrata
e quindi me la seguirò
e sono fondamentalmente d'accordo
con quello che è stato detto finora
e il concetto di punto di non ritorno
lo condivido in pieno, mi auguro che sia
veramente un punto di non ritorno anche quello che stiamo
vivendo adesso
e
mi auguro che anche un po'
l'oggetto che è stato
quello che è stato l'oggetto
della mia presentazione
cioè questa integrazione di
concetti di tecnologia, di tecnica e di organizzazione sia un paradigma che finalmente possa costituire
la base dell'attività della gestione in campo sanitario, dicevamo anche in tanti altri campi,
ma insomma nel nostro campo è imprescindibile e preveda una integrazione reale tra le varie
professionalità, tra le varie discipline. Io credo che, spero che quello che stiamo dicendo
non venga smentito dai fatti
purtroppo
durante i mesi di marzo e aprile
quando c'è stata la fase più calda
dell'inizio della pandemia, della prima
ondata, avevamo tutti quanti
questo moto emotivo di
positività, adesso cambierà tutto
in realtà abbiamo visto che già
con l'estate
molti comportamenti, molte
dinamiche tendevano a tornare
a ciò che era prima. Mi auguro che questo
non avvenga dato che abbiamo una seconda ondata
spero che non dobbiamo aspettare la terza
per cambiare di nuovo idea, però sicuramente sradicare certi comportamenti radicati, cambiare
questi paradigmi e superare tutti quei lacci e laccetti che la nostra mentalità, la nostra
burocrazia, il nostro impianto anche legislativo a volte ci costringe a subire, possono essere
superate. Voglio dire, stiamo vedendo adesso, parlando di telemedicina ad esempio, stiamo
Stiamo vedendo adesso le regioni, nonostante ci siano linee guida
che sono state emanate vent'anni fa, cominciano ad aprire le ipotesi
di applicazione della telemedicina in alcuni ambiti selezionati.
Anche questo va dinamizzato, va superato.
Bisogna avere la forza di un impatto, è possibile avere un impatto dal basso
che faccia superare queste dinamiche.
Ci siamo arenati su concetti di privacy e di tutela dei dati sensibili
per le app immuni
queste sono secondo me dinamiche
che dobbiamo riuscire a superare
perché altrimenti tutti i buoni propositi
che qui ci stiamo raccontando
che ci stiamo proponendo
di cui parliamo ecco lo stiamo dicendo da anni
rischiano di rimanere tali
di non essere tradotti poi in un'azione
che tutti quanti percepiamo come assolutamente necessaria
darei la parola a Dario Montermini
per un saluto finale
Sì, intanto un grazie davvero per avermi consentito di ascoltarvi e farvi sorbire qualche esperienza fatta. Spero che il lato mio qualcosa sia rimasto, sicuramente è rimasto molto di quello che ho ascoltato da voi.
a febbraio credo qualche settimana prima che partisse tutto il primo primo la prima ondata
pandemica ottenuto un'oretta un paio d'ore di docenza a un polo di formazione per la
specialistica triennale dei medici di base quindi avevo in aula 70 futuri medici di base ai quali
ho presentato babylon babylon è una general practice di londra che utilizza un'app adesso
la dico mediaticamente un'app per tenere il dialogo con gli utenti in realtà ha fatto molto
di più in maniera molto più strutturale ha creato un h24 di continuità assistenziale e due ore di
tempo di accesso a un teleconsulto medico queste secondo me sono in realtà le cose che stanno
dietro a babylon ma nel percepito di questi medici c'era un'app che emetteva come dire
un punto di domanda sulla loro professione di medici di base andiamo verso un modello babylon
in cui noi medici di base cosa saremo cosa faremo e mi contestarono in quella sessione il fatto che
si switchasse da una visita in presenza col medico a un qualcosa di molto meno eticamente ragionevole
una telefonata, una televisita, a che io gli risposi, beh intanto se ti chiama un tuo paziente tu probabilmente la cornetta la alzi e gli rispondi e gli dici cosa fare, quindi in maniera assolutamente non tracciata e da un punto di vista di tutela sanitaria, giuridico sanitaria, sei già oggi in una situazione particolare.
Ma non solo questo, dopo due settimane partì il Covid. Ho input da Colombo, che è responsabile della scuola triennale dei medici di base per Polis, che questi medici, futuri medici del territorio, hanno fatto partire tutta una serie di iniziative in cui i servizi remotizzati sono la base.
Quindi questa nuova leva di medici probabilmente ha toccato con mano un'esperienza che gli fa capire, spero che gli rimanga, che si deve poter fare tutta una serie di attività e di servizi con dei paradigmi nuovi.
Non c'è più bisogno di far muovere la gente in molti casi. Quindi sicuramente va capito qual è il perimetro normativo in cui collocare questa cosa, sicuramente va definito qual è l'ambito di tutela, ma la speranza è che questa ondata, soprattutto in chi si inserisce in un nuovo contesto, possa far partire in qualche maniera un nuovo modo di ragionare, partendo dalla medicina del territorio sicuramente per quello che ho appena detto.
Di sicuro c'è tutto ciò che compete all'intelligenza artificiale sulla diagnosi per immagini, che ovviamente Walter ha ripreso, Raffaele ha citato e quant'altro che è fondamentale, ma c'è un problema culturale che prima è stato detto c'è già, io non sono così sicuro che ci sia già fino in fondo.
Ma il recepire l'intelligenza artificiale, il machine learning, i big data come uno strumento di aiuto alle nostre professioni, alle vostre professioni, secondo me non è ancora percepito fino in fondo, nemmeno da chi è appena uscito da un ciclo di studi.
Quindi su questo secondo me serve un investimento. Ovviamente da parte vostra l'atteggiamento del dottor Pernazza e di tutti quanti è in quell'ottica lì. Ci sono esperienze di ingegneria che oggi parla di data science, ci sono delle figure di trade union tra la parte clinica e big data che stanno nascendo.
questo probabilmente un filone che fino a ieri era come dire marginale qualche illuminato riusciva a
fare da bridge tra i due mondi diventerà sempre più così o ci sarà sicuramente questo mondo da
abbracciare chi si porta su quella competenza darà valore di sicuro mette mette in discussione i vecchi
modelli ma è un punto di non ritorno come diceva prima casarano purtroppo siamo purtroppo per
per fortuna, siamo a un punto di non ritorno, quindi far finta che non esistano degli strumenti,
dei supporti è ridicolo, dall'altra governarli capendoli, imparandoli, probabilmente non
tutti specializzandoci, ma è un percorso inevitabile, dobbiamo culturarci, partendo
da me ovviamente, per cui questo è un elemento, dall'altro rimangono dei punti base che secondo
me il sistema deve fare, quindi riconoscere le peculiarità territoriali, i point centrali,
regionali, nazionali dovrebbero
investire e lasciare libere le energie
di configurarsi nella migliore espressione
del territorio. Grazie
Dario, io darei la parola a Cristina
per un saluto finale
insieme a Enrico Pernazza
perché a questo punto chiudiamo
il cerchio. Esatto,
introduco un attimo Pernazza e poi Enrico
che mi fa piacerissimo, lo ringrazio
di esserci, ti abbiamo citato più volte
poi faccio i saluti. In realtà
due spunti Enrico, sei stato citato
da Totò in quanto antistegnano della multidisciplinarità, multiprofessionalità e quindi come affrontare
problemi complessi insieme, nel senso più professionalità insieme e ti lancio anche
un altro spunto, abbiamo parlato nelle sezioni precedenti, nella sessione precedente del
tema della comunicazione, tu sei sempre stato particolarmente sensibile, quindi non solo
comunicazione fra come dire professionisti diversi ma anche l'attenzione la cura la comunicazione del
paziente come parte della terapia anch'io sono stata coccolata dalle tue parole quando ho avuto
bisogno e quindi lo so bene parlo per esperienza per cui se riesce a fare un passaggio su questi
due aspetti porti sicuramente un grande contributo dico intanto vi ringrazio sentito le ultime parole
che sono molto interessanti, però ci sono due aspetti che mi riguardano un pochino da vicino e che devo sottolineare.
25 anni fa, 25 anni fa, provammo a fare una rete ospedale medici di base, per quanto riguardava,
dirigendo allora la chirurgia oncologica del Sant'Eugenio, la possibilità di accedere in maniera semplificata,
diretta attraverso ovviamente il computer per avere una soddisfazione alle richieste, alle domande.
Sono passati 25 anni, sono stato ottimista, lo sono forse ancora, sono molto pessimista perché
oggettivamente gli aspetti formativi per quanto riguarda i prossimi punti di non ritorno sono
veramente, se non fossero drammatici, una cosa comica. La formazione universitaria, la formazione
post universitaria ma la formazione scolastica di base sono modelli dell'ottocento questa è la
verità per cui io sono ma non sono solo non so neanche come definirlo sono un innamorato di
queste cose figuriamoci poi l'aspetto comunicativo stavo dicendo ancora a persone che mi dicevano
come avessi fatto a lasciare l'ospedale troppo presto mi manca solo una la possibilità di
interloquire con il bisogno delle persone, perché quello è entusiasmante. Però tutto questo non può
prescindere dai nuovi aspetti di intelligenza artificiale. Significherebbe entrare in un
futuro che ormai però si fa solo per noi che siamo ottusi, e lo dimostra anche la gestione
di questi fenomeni Covid recenti, burocraticamente complessi, compressi, ridicolizzati per certi
aspetti e mi danno un po di così di disappunto spero che chi mi segue visto che mi sta accanto
possa lottando molto lottando molto perché ci sono delle resistenze che sono veramente drammatiche
possa almeno ottenere non a livello personale ma ottenere un risultato globale che possa interessare
chi ha bisogno perché di bisogno intorno ci sono molti molte difficoltà però a soddisfarli anche
per i più semplici grazie cristina non ti sentiamo non ti sentiamo grazie ero preso dalla milenza
stavo dicendo che anche ieri molto bello ma oggi è stata una giornata veramente meravigliosa per
i tanti stimoli ma anche i tanti amici e tante persone a cui voglio molto bene quindi ringrazio
voi in modo simbolico anche per gli altri relatori moderatori presidenti che sono stati presenti e
e che quindi hanno preso possibile
questa giornata
ovviamente un ringraziamento a Palazzini
e a questo punto direi che possiamo anche
cambiare scenario
mi metto di fianco all'albero
perché ormai ci siamo andati
e direi che con questo
possiamo chiudere
non senza ringraziare ovviamente
la moderazione
come sempre la migliore
meravigliosa professore di Palazzini
grazie mille
grazie a tutti
grazie a voi
grazie
grazie
grazie
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