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21° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Robot in sala operatoria: la difficile sintesi tra innovazione e sostenibilità Saluto dei Presidenti: Prof. G. PALAZZINI – Presidente 35° Congresso Chirurgia Apparato Digerente Dott. C. Buttarelli - AICO Presidente Nazionale Dott. B. Tomei – AICO Presidente Regionale (Lazio) 1° Sessione Evoluzione della chirurgia robotica Moderatori Dott.ssa Biancani Maura - Dott. Tomei Bernardino Sostenibilità e Innovazione e appropriatezza nella chirurgia robotica Dott.ssa Bonelli Cristina I valori etici e la capacità di governare l’ingresso delle tecnologie innovative nella pratica clinica. Dott. Signoriello Vincenzo L’evoluzione dei sistemi robotici: quali vantaggi Dott.ssa Merzagora Carla La gestione dell’Urgenza con tecnica robotica: possibili sviluppi Dott.ssa Randazzo Maria Grazia La gestione del sanguinamento nella chirurgia mininvasiva Dott.ssa Da Tos Francesca Tavola Rotonda: l’Importanza dell’Infermiere esperto di Sala Operatoria Conduce: Dott. Ferraiuolo Fabio
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Buongiorno a tutti, volevo ringraziare sia AICO ma sia il presidente in particolare per
averci dato anche quest'anno la possibilità di fare questo evento insieme e siamo giunti
alla ventunesima relazione e quindi penso che tutti ne stiamo ottenendo dei benefici
perché la commissione tra il personale di sala operatoria e il personale diciamo chirurgico
possono scambiarsi idee ed opinioni
quindi senz'altro
la cosa è vantaggiosa per entrare
quest'anno è stato un anno
particolarmente difficile
perché l'agenzia che
abitualmente organizzava il nostro evento
ha chiuso per banca rotta
e quindi di conseguenza abbiamo dovuto
realizzare questo evento
in fretta e in furia e non siamo riusciti
per mancanza di fondi
a farlo direttamente in aula
come eravamo abituati ormai da 30 anni
L'abbiamo fatto online, speriamo di avere sempre lo stesso successo. Al momento attuale in tutti e 21 i canali attivi in questo momento ci sono 3.800 chirurghi e infermieri italiani che ci stanno vedendo, oltre 100.000 sono le persone invece che ci stanno seguendo nei cinque conti principali.
Quindi indubbiamente il successo di questo evento è notevole e ringrazio ancora l'amico Buttarelli che c'è una riunione con il direttore generale che poteva segnerci essere con noi, però la cosa è senz'altro importante perché abbiamo dato vita a un nuovo modo di fare.
Ieri avete visto la chirurgia in diretta dedicata proprio al personale di San Loperatore e quindi penso che indubbiamente il futuro sarà questo, di fare questa come dire commissione di interessi da entrambi le parti per poter dare uno sviluppo sempre maggiore alla chirurgia italiana che è sempre molto più apprezzata che mai nel mondo.
Io darei la parola al primo moderatore in modo tale che potete mandare avanti la sessione. Io continuerò a gestire questi 21 canali, non rispettare i vecchi orari perché hanno tutti fretta di farsi vedere e quindi invece bisogna essere un pochino duri, un pochino rigidi per evitare che ci sia un po' di caos nelle pagine web.
grazie ancora per la vostra disponibilità e collaborazione grazie professore in realtà ci
sono i saluti anche che porta il vice presidente nicola sannicandro al posto di buttarelli quindi
magari lascia la parola a lui grazie professore grazie a lei buongiorno grazie professor palazzini
per questa opportunità che ci dà ormai da 21 anni grazie a vino per la parola io ricordo che sono
sono stato presente al primo corso di
infermieri al suo congresso. Il suo
congresso che a noi ci dà un'opportunità
importante perché per noi di AICO è un'
opportunità importante, è una vetrina
importante essere in diretta con tutti
questi paesi e con tutte queste persone
che sono adesso collegate per noi è una
vetrina importante. Vorrei fare dei
ringraziamenti a tutti i presidenti
regionali che hanno collaborato e
lavorato alla stesura del programma ma
a mettersi in gioco proprio
in questa giornata
in questo congresso. Porto i saluti
di Claudio Buttarelli che come
lei sa è impegnato a una
riunione con il
suo direttore generale
perciò io non perderei altro tempo
darei la parola al presidente
Lazio a Dino Tomei per
iniziare la sessione e grazie ancora
professore. Grazie a voi tutti
Buongiorno a tutti
come ha anticipato il professor
Palazzini appunto siamo alla ventunesima
edizione di questo corso che è dedicato agli infermieri e ringrazio appunto anche io professore
per l'occasione, la solita occasione oramai che è diventata di ogni anno. Il tema di quest'anno
è un tema centrato sulla sostenibilità, molto attuale, un po' su tutti i tavoli ad ogni livello
e in ambienti come quelli della sala operatoria particolarmente sentito. Quindi la giornata
dedicata chirurgia robotica tra innovazione e sostenibilità e sarà articolata in due sessioni
la prima che ripercorrerà appunto proprio un po l'evoluzione di questo di questa tecnica e la
seconda più dedicata proprio alla sostenibilità vera e propria e io non ruberei altro tempo e
introduco la seconda moderatrice della mattinata che la dottoressa maura biancani che modererà con
me e quindi buon lavoro a tutti e un grazie ai relatori buongiorno a tutti benvenuti anche e
ringrazio anche io il professor palazzini per l'occasione e di avermi fatto partecipare e
introduco velocemente così rimaniamo nei tempi la prima collega la dottoressa bonelli cristina
che ci parlerà nella sua relazione appunto di sostenibilità innovazione e appropriatezza nella
alla chirurgia robotica. La collega è la responsabile infermieristica del blocco operatorio
di Grosseto. Le do la parola.
Buongiorno, vi ringrazio per questo invito importante. Sì, io mi occupo del blocco operatorio
di Grosseto e di chirurgia robotica dal 2000. Perché a Grosseto abbiamo iniziato negli
anni 2000 in sala operatoria e dal 2003 abbiamo una scuola di chirurgia robotica per i chirurghi.
Adesso condivido le slide, così si entra subito nel vivo.
Vedete le slide?
Quindi il titolo era proprio Sostenibilità, innovazione e appropriatezza nella chirurgia aeroportica.
La sostenibilità e appropriatezza sono strettamente correlati dal punto di vista economico.
Infatti, utilizzare in modo inappropriato una tecnica così avanzata e costosa
determina la non sostenibilità del sistema. Lo studio più recente che sono riuscita a recuperare risale al 2017 ed è stato pubblicato da Genas. Di questo studio io mi sono focalizzata sulla urologia in quanto la prostatitomia robotica è l'intervento principe proprio per i benefici nel postoperatorio nella riduzione delle complicanze postoperatorie.
Questo studio rileva che i costi in particolare della chirurgia robotica sono legati alla strumentazione chirurgica addizionale e ai costi di sala operatoria.
L'estrumentazione chirurgica addizionale ci si riferisce a tutti quegli strumenti e a tutti quei presidi che sono dedicati alla macchina e quindi le coperture per lo sterile, gli strumenti, i dogrist e tutto quello che serve appunto per poter procedere ad un intervento con te.
Mentre per quanto riguarda i costi di sala operatoria, questi sono per lo più legati alla durata degli interventi e questo è fortemente influenzato dalla curva di apprendimento e quindi le leve su cui agire per rendere la chirurgia costo efficace sono sicuramente la riduzione dei tempi di sala operatoria e la riduzione dei costi.
Quindi vi porto la mia esperienza, per ridurre i costi la regione toscana già da un po' di anni attraverso l'ente di supporto ESTA effettua una delibera di acquisizione dello strumentario a livello regionale e questo gli permette una migliore contrattazione d'acquisto rispetto a quanto succedeva prima che ogni ASL procedeva alla sua gara di acquisto.
Mentre per quanto riguarda la curva di apprendimento, Agenas consiglia dei programmi di formazione ad hoc, ma al prossimo, come vi ho anticipato, abbiamo la scuola di chirurgia robotica che anche quest'anno ha effettuato 14 corsi divisi in tre scaglioni, quindi si parte in primavera, inizio estate e l'ultimo scaglione in autunno
e in questi corsi ci sono delle sessioni dedicate a giovani, sia il corso base per approcciarsi a questa pratica ma anche dei corsi avanzati.
Inoltre in alcune sessioni di questa scuola di robotica abbiamo una parte dedicata all'infermieristica proprio per l'allestimento della sala operatoria.
Dallo studio pubblicato da Genas, l'unica valutazione economica di costo efficacia considerata ha notato che la prostatitomia radicale robotica è significativamente più efficace in termini oncologici per rimuovere il tumore e soprattutto per l'inefficacia funzionale che è data dalla continenza urinaria e dalla funzionalità erettile.
anche molto più costosa rispetto a quanto alla chirurgia a cielo aperto, con un costo
totale medio pari a due volte quello della chirurgia da paratoma e un cuore pari a zero
ad un anno dall'intervento. Gli avutori però di questo studio dichiarano che tuttavia
è un giudizio definitivo impossibile per mancanza di dati. L'analisi del Brecker
dice che per rendere costo efficace dovremmo eseguire dalle 10 alle 15 per raggiungere l'equivalenza con la chirurgia alla protoni.
Bisogna tuttavia tenere presente che aumentare il tasso di utilizzo del sistema robotico della tecnologia è periodo di amore.
A Grosseto, per quanto riguarda la programmazione della chirurgia robotica, abbiamo una sala molti specialistica
dove si alternano le varie specialistiche e in questo modo noi riusciamo a rendere più efficiente questa tecnica.
Dal primo di gennaio all'ottobre abbiamo praticamente totalizzato 2.806.
La nostra attività dal 1 gennaio al 21 ottobre sono stati effettuati 532 interventi e è difficile stabilire la durata media delle procedure perché le nostre procedure variano in base alla specializia e alla complessità del missiva.
va dalla mesotomia o il duodenocefalo, partecipata dalla chirurgia generale, all'isterettomia
o l'istranestetomia della ginecologia, tumori della base della lingua del dottorino, prostatettomie
e neoviscite e metretomie per quanto riguarda l'idologia. Però quello che si può fare
è una statistica settimanale delle procedure fatte, che infatti facendo appunto questa media
abbiamo visto che si fanno circa tre settimane. Questo quindi ci mette in linea con quanto
è dichiarato dallo studio per quanto riguarda il break-even point. Infatti, se invece consideriamo
ogni specialistica, nessuna delle specialistiche riesce ad arrivare al minimo del target di
questo studio. Infatti, la chirurgia generale effettua al massimo 100 interventi, l'urologia
al massimo effettua 9 interventi e quindi la sostenibilità di questo sistema l'abbiamo
raggiunta rendendola sala molti specialisti. Il totale dei consumi dal 1 gennaio al 31
di ottobre sono di 444.830 e quindi mediamente si spendono 836 euro. Chiaramente per una
una corretta valutazione costacea, dovremmo considerare i costi di gestione della sala,
per svenzione di altri strumenti e per quanto riguarda i benefici dovrebbero essere calcolati
in funzione di giornate di presenza, in funzione di complicanze e non per ultimo il costo efficace
in termini di fare a vedere la qualità delle operate negli anni successivi.
Ringrazio per la svenzione e la svenzione se ci sono domande.
Ringrazio la dottoressa Bonelli per la relazione interessante anche sull'aspetto dei costi e eventualmente per le domande magari aspetterei fine sessione così magari alimentiamo eventualmente anche la tavola rotonda e così rimandiamo alla fine.
fine. Grazie a lei. C'è un microfono
aperto e introduco quindi il secondo, la
seconda relazione, il dottor Vincenzo
Signoreiello, nonché amico Vincenzo, che
ci farà una relazione sui valori etici e
la capacità di governare l'ingresso delle
tecnologie innovative e quindi un altro
dei temi edici un altro tassello dentro il discorso della sostenibilità. Grazie Vincenzo.
Grazie a te Dino per l'introduzione. Quando mi è stata affidata questa relazione naturalmente
l'ho vista immediatamente come un'enorme sfida perché naturalmente questo processo di innovazione
tecnologica oramai è inarrestabile e da un lato naturalmente porta con sé tanti aspetti positivi
però vivendo comunque in un'epoca in cui ci sono delle trasformazioni profonde dobbiamo anche fare
un attimo un bilancio tra i vantaggi e i benefici comunque che possono portare le nuove tecnologie
nella pratica clinica e naturalmente le collegate e inevitabili conseguenze etiche.
Queste innovazioni quindi sostanzialmente ci pongono davanti a degli interrogativi
e quindi in primis dobbiamo chiederci come possiamo assicurare alla cittadinanza
che l'etica al di là di tutto resti il pilastro fondamentale della nostra pratica
al di là dell'avanzare delle tecnologie e qualora questi aspetti possano essere in qualche modo minati
come i professionisti della salute devono agire per bilanciare l'eventuale squilibrio che si può venire a creare
tra etica e tecnologia e poi in ultimo ci dobbiamo chiedere effettivamente se siamo pronti
se siamo pronti per governare delle tecnologie che oggi giorno vediamo che si stanno allontanando
sempre di più dalla gestione diretta dell'essere umano. Andiamo avanti nella relazione e iniziamo
con definire dei concetti. Allora, noi in quanto infermieri dobbiamo tenere presente che i valori
etici che il nostro codice dentologico ci fornisce devono essere la base sulla quale guidare la
nostra pratica infermieristica, perché solo così naturalmente possiamo raggiungere il massimo
dell'identità professionale dell'infermiere e di conseguenza poter applicare i valori etici in
maniera corretta. Facciamo un attimo un riassunto di quali sono i valori etici contenuti nel codice
deontologico. Parliamo di rispetto della persona, quindi nell'introduzione delle tecnologie dobbiamo
considerare che la persona è sempre il centro del nostro percorso di cura e di conseguenza
anche l'ingresso delle tecnologie deve essere commisurato e rispettoso dell'integrità della
persona. Naturalmente nel codice deontologico ricordiamoci che fa riferimento alla posizione
di protezione quindi noi come infermieri abbiamo il dovere etico nonché deontologico di dover
garantire al paziente che qualsiasi azione venga messa in pratica sia solo ed esclusivamente
volta al suo benessere e nonostante questo fare di tutto per evitare che le azioni dannose
possano causare un danno. Poi quando il codice odontologico fa riferimento a giustizia ed
equità dobbiamo immaginare che i processi tecnologici che introducono delle tecnologie
Tanto spesso, specie nelle fasi iniziali, non sono alla portata di tutti. Il ruolo dell'infermiere in questo caso è garantire che ad ogni paziente venga data la giusta tecnologia e con i giusti criteri etici.
Da un punto di vista di autonomia professionale e responsabilità naturalmente è un cerchio che si chiude e quindi naturalmente andiamo a considerare che tutti questi aspetti rientrano nell'agire professionale a garanzia di una corretta applicazione delle decisioni.
Ovviamente da infermieri non dobbiamo dimenticare che la relazione di cura e di fiducia è la base dell'agire infermieristico
e quindi anche riconoscere il paziente come parte attiva del percorso di cura può aiutare nell'introduzione delle nuove tecnologie
e nell'implementazione di ulteriori e naturalmente anche per avere da questo punto di vista un feedback in termini di obiettivi raggiunti.
Naturalmente tutela della salute e prevenzione, integrità e trasparenza, sviluppo professionale e formazione continua rientrano comunque in quelle che sono le skills etiche che un infermiere deve tenere in considerazione nel momento in cui deve partecipare ad un processo di valutazione di una tecnologia da un punto di vista etico.
Quindi a questo punto possiamo dire che i valori etici sono il fondamento dell'agire professionale. Solo con la piena consapevolezza di questi valori è possibile coniugare le scienze infermieristiche con le tecnologie innovative lasciando comunque una cura volta all'umanità delle cure.
le tecnologie innovative oggigiorno è difficile definire quali sono perché oggi ne definiamo una
domani ne nasce un'altra ma sostanzialmente adesso mentre parliamo possiamo fare in qualche modo una
panoramica su quelle che sono le tecnologie innovative che attualmente il mondo della
sanità sta affrontando e sono quelle che leggete sulle slide quindi parti e partiamo dall
l'intelligenza artificiale che deve necessariamente essere un'integrazione quindi un supporto del
processo decisionale dei professionisti della salute la telemedicina e la salute digitale
naturalmente pongono tutta una serie di interrogativi dovuti alla distanza al non
contatto alla non relazione diretta col paziente la robotica se di per sé comunque attualmente
accettata così com'è come tecnologia però naturalmente pone le basi per in qualche
modo prestarsi nel futuro come tecnologia che possa essere si robotica come la conosciamo
adesso ma magari invece di essere manovrata da un da un operatore e cerco si corre il rischio
che ci possa essere un intelligenza artificiale che muove i bracci del robot stampa 3d realtà
realtà virtuale è aumentata, naturalmente vanno comunque integrati in questo discorso,
ma noi sostanzialmente in questa relazione cercheremo di tirare fuori degli spunti di
riflessione, perché naturalmente il mio intento non è darvi delle nozioni, perché non è
il mio compito, siamo dei colleghi che devono in qualche modo confrontarsi su queste tematiche
e porre i giusti interrogativi, ragionare e trovare innanzitutto quali possano essere le strategie giuste
per affrontare l'ingresso di una tecnologia a noi sconosciuta all'interno del contesto sanità.
Quindi per fare questo introduciamo innanzitutto la definizione di rischio etico.
Si parla tanto di rischio clinico, sento parlare quasi zero di rischio etico,
Ma è chiaro che se parliamo di introduzione di nuove tecnologie abbiamo il dovere di confrontarci con questa realtà perché naturalmente come il rischio clinico identifica quei fattori che possano arrecare un danno al paziente, naturalmente dobbiamo immaginare che anche le decisioni in termini di azioni o di omissioni da parte dei professionisti della salute o comunque delle istituzioni
possono avere delle conseguenze negative sulla salute sulla dignità o sulla fiducia dei pazienti
la valutazione del rischio etico prevede un processo molto articolato che va oltre il
semplice rispetto di requisiti legali perché mira di identificare i rischi che potrebbero
danneggiare i pazienti e naturalmente mira poi a trovare le soluzioni che sono volte a
mitigare il rischio un po come accade nella valutazione del rischio clinico quindi iniziamo
prima quindi nel percorso di valutazione del rischio clinico iniziamo prima con introdurre
il concetto di lente morale naturalmente dobbiamo immaginare che l'etica non è una una scienza che
mira a dettare dei comportamenti che possano essere universali perché dobbiamo considerare
che nell'ambito della valutazione di un processo etico spesso è necessario porre dei giudizi soggettivi
perché magari non ci sono dei fondamenti scientifici o comunque normativi
che possano supportare in quel momento quella determinata fattispecie.
E poi chiaramente dobbiamo fare il conto con quello che è l'effetto del relativismo culturale
perché naturalmente le culture sono diverse nel mondo e quindi ciò che potrebbe essere totalmente normale in una società
può essere chiaramente disapprovato e magari anche fermamente in un'altra.
Nell'identificazione e analisi dei rischi dobbiamo innanzitutto identificare quali sono gli stakeholder connessi allo scenario che andremo a creare
perché poi passaggio successivo e creare degli scenari ipotetici e naturalmente valutare la
gravità delle conseguenze in caso di violazioni etiche una volta fatto questo la l'aspetto
successivo è immediatamente necessario è trovare delle strategie di mitigazione del rischio etico
perché come accade nella nei processi decisionati il rischio clinico non è non è possibile trovare
dei meccanismi che in qualche modo eliminano totalmente il rischio, quindi noi possiamo
darci come obiettivo la ricerca e la stesura di strategie che possano quanto più vicino
portare il rischio allo zero, quindi possiamo parlare di codici di condotta, quindi sviluppare
codici di condotta che delineano il comportamento dei professionisti sanitari in maniera chiara
e naturalmente è prevista con tutta una serie di lavori che sono stati fatti prima dal punto di vista di costruzione dello scenario
e conseguentemente valutazione dei danni che potrebbero venire dalla disattenzione dal punto di vista etico.
Chiaramente dopo un processo di valutazione del rischio etico risulta essere necessario
valutare se la formazione possa essere uno degli strumenti che possano migliorare la consapevolezza dei professionisti sanitari
nell'affrontare problematiche connesse al processo analizzato.
Poi voglio lasciare un messaggio da questo punto di vista sui meccanismi di segnalazione,
perché naturalmente ancora oggi noi segnaliamo poco.
Io invito ad utilizzare i meccanismi di segnalazione naturalmente con i dovuti limiti senza ricorrere nell'abuso di segnalazioni però è chiaro che oggigiorno noi possiamo costruire una professione migliore, una salita migliore solo se siamo onesti tra di noi e ci segnaliamo chiaramente le problematiche.
perché fin quando andiamo ad analizzare dei concetti, delle condizioni senza numeri, senza certezze,
naturalmente non possiamo mai arrivare a trovare delle soluzioni che possano essere risolutive del problema.
Chiaramente lì dove non esistono incentivare l'istituzione dei comitati etici o comunque sostenere i comitati etici nel loro lavoro
e poi chiaramente c'è questo discorso anche di valutare se è necessario legare la performance
etica agli incentivi legati alla performance individuale naturalmente un processo importante
che richiede anche una regolamentazione importante a livello locale quindi aziendale però naturalmente
questi sono i meccanismi, le strategie di mitigazione che il processo di valutazione
del rischio etico in qualche modo ci segnala e ci fornisce come strumenti.
Ritornando alle tecnologie innovative, da questo momento in poi ci concentreremo un
attimino di più sull'intelligenza artificiale. Iniziamo col dire che il dibattito sulla necessità
di introdurre l'etica nella nella gestione dell'intelligenza artificiale non è un qualcosa
che nasce nel 2024 già dagli anni 60 si parlava di intelligenza artificiale perché comunque nasce
con la la macchina che costruì alan turing durante la seconda guerra mondiale il concetto
di intelligenza artificiale però naturalmente ci si domandava negli anni 60 se in futuro questa
intelligenza artificiale sarebbe potuta diventare forte e quindi forse magari nel futuro già si
immaginava che avrebbe potuto simulare l'intelligenza umana e da qui la necessità di
valutare se l'etica avrebbe dovuto fare qualcosa da questo punto di vista. A questo punto in epoca
moderna nasce l'esigenza di definire l'etica degli algoritmi, cioè porre dei limiti o definire le
opportunità delle tecnologie che si basano sulle applicazioni di algoritmi e di conseguenza nasce
quindi l'algoretica. Questo termine è stato coniato da padre Paolo Benanti, che è il consigliere
di Papa Francesco per l'intelligenza artificiale, e definisce questo termine come lo studio e
l'applicazione dei principi etici mirati alla progettazione e l'implementazione e l'uso degli
algoritmi applicati all'intelligenza artificiale. E all'interno di questo concetto individua
chiaramente anche i principi e i criteri che scongiurino la cosiddetta algocrazia, perché
il rischio naturalmente è che quanto più le macchine vengono resi indipendenti dagli
uomini, più è importante definire i limiti all'interno dei quali queste macchine devono
muoversi. Tanto è vero che Paolo Benanti ha paragonato efficacemente l'algoretica
a un guardrail essenziale a qualsiasi macchina algoritmica in corsa per non andare fuori strada.
Vediamo un caso di quando le macchine algoritmiche vanno fuori strada. Credo che sia oramai di
dominio comune questo articolo perché quasi su tutti i giornali l'intelligenza artificiale di
Google recentemente ha invitato un utente a morire. Fatto assolutamente grave dal momento
in cui questo utente semplicemente stava usando l'intelligenza artificiale per svolgere delle
ricerche dei capitoli di tesi delle risposte a domande a risposta multipla d'improvviso la
follia tecnologica esce fuori questa risposta questa risposta praticamente dentro contiene
la potete leggere, contiene tutta una serie di offese, di discriminazioni, di frasi che
mirano all'emarginazione e alla fine conclude con per favore muori, per favore, cioè una
cosa assolutamente grave, si racconta ed è stato dichiarato sui giornali statunitensi
che la sorella di questo utente come prima reazione che ha avuto voleva lanciare dalla
alla finestra tutti i dispositivi tecnologici perché il primo momento era uno smarrimento
totale perché ha dichiarato di in pratica ha dato l'impressione come se da quel lato c'era
un essere umano che rispondeva e minacciava il suo fratellino. La risposta di Google qual è stata?
Semplice semplice. I large language models possono talvolta dare risposte senza senso e questo ne è
un esempio. Questa risposta ha violato le nostre politiche e abbiamo preso provvedimenti
per evitare che si verificino output simili, come se niente fosse accaduto. Quindi possiamo
immaginare che comunque è necessario, da un punto di vista globale, definire dei limiti
all'interno dei quali questi algoritmi devono lavorare. A livello europeo nel 2023 è stato
è stato votato dal Parlamento l'AI Act, è una legge che mira a garantire che i sistemi
di intelligenza artificiale siano supervisionati dalle persone innanzitutto, siano sicuri,
trasparenti, tracciabili, non discriminatori e rispettosi dell'ambiente, in particolar
modo fa una stratificazione del rischio, partendo dal basso, in verde vediamo rischio
minimo nullo che non necessitano di permessi particolari. Vediamo poi successivamente,
quindi rischio minimo nullo, parliamo dell'intelligenza artificiale che sostiene
l'uso di videogiochi o i sistemi antispam dei nostri computer, quindi non hanno obblighi
particolari ma comunque naturalmente all'interno della loro diffusione devono rispettare un codice
condotte il rischio limitato è relativo a per esempio l'intelligenza artificiale di google
che abbiamo visto prima o comunque chat e gpt e tutti gli altri chat bot perché naturalmente il
testo dice che al di là del permesso che viene viene emesso senza particolari obblighi soltanto
però che deve mantenere gli obblighi di trasparenza informazione ovvero l'utente mentre usa il chat
chatbot deve sempre avere chiaro che dall'altro lato chi risponde non è un essere umano, questi
sono i limiti imposti per questo tipo di tecnologia, poi chiaramente abbiamo delle
tecnologie sostenute dall'intelligenza artificiale che hanno un rischio elevato. Parliamo di sistemi
di credit scoring, per esempio non so se qualcuno si è imbattuto in una delle ultime follie cinesi,
il governo cinese attribuisce mille punti ad ogni cittadino
e questi punti poi possono aumentare o diminuire a seconda se si compiono buone azioni o cattive azioni
naturalmente la folia non sta nel discorso delle buone azioni o cattive azioni
ci mancherebbe altro
però il discorso è che non è possibile collegare l'andamento della vita personale quotidiana
con un punteggio analitico vero e proprio
che poi ha come finalità, in caso positivo, di scalare velocemente la scala gerarchica anche da un punto di vista lavorativo, avere la possibilità di mettere facilmente i bimbi in una determinata scuola, oppure in caso negativo addirittura si arriva alla vergogna pubblica, alla possibilità di vedersi negati una prenotazione per voli o treni, quindi parliamo di follia assoluta.
Chiaramente da un punto di vista di rischio elevato rientrano anche tutti quei sistemi che praticamente vanno ad analizzare quello che è il curriculum che fanno selezione del personale
ma quello che ci interessa di più a noi è naturalmente quello che può essere, come dicevo prima, la chirurgia assistita dall'intelligenza artificiale applicata alla robotica
perché naturalmente si rende necessario, probabilmente si rende necessario
perché gli studi fatti dall'Unione Europea hanno già intercettato
questa tipologia di tecnologia che si sta sviluppando.
Naturalmente andiamo poi a quello che è legato ai rischi inaccettabili
che sono legati al condizionamento psicologico e ai messaggi pubblicitari
che possono essere rivolti ai bambini e che quelli sono assolutamente vietati.
Da un punto di vista globale invece, nel recente luglio 2024, i 16 leader delle religioni di tutto il mondo hanno sottoscritto un accordo, Rome Call for Ethics,
un documento promosso dalla Pontificia Accademica per la Vita, che promuove i principi etici che dovrebbero guidare l'intelligenza artificiale da questo momento in poi.
e questi principi etici naturalmente devono necessariamente essere argomento condiviso
sul versante laico e religioso ponendosi a questo punto come concetti universalistici.
Questi concetti quali sono? Parliamo di trasparenza intesa come la comprensibilità
dell'intelligenza artificiale per tutti perché dobbiamo immaginare che la popolazione naturalmente
ha una grossa diversificazione. All'accesso all'intelligenza artificiale non ci devono
essere discriminazioni, quindi bisogna andare a mirare verso un'intelligenza artificiale
inclusiva. Naturalmente la responsabilità di ciò che fa la macchina deve essere chiara,
cioè nel senso che quali sono i processi che governano la macchina
quali sono i limiti che non dovrebbe superare la macchina
e i limiti che non dovrebbe superare la macchina da chi sono garantiti
perché comunque come dicevamo all'inizio
anche in questo documento si rende necessario
che l'intelligenza artificiale sia comunque in ogni caso governata dagli esseri umani
Naturalmente l'imparzialità fa riferimento come per esempio nel caso nostro all'influenzare eventualmente la capacità di giudizio
perché immaginiamo che l'intelligenza artificiale introdotta nella pratica sanitaria in genere
che possa supportare i giudizi in termini per esempio di elaborazioni di diagnosi, di elaborazioni di piani assistenziali come noi
noi dobbiamo immaginare che però questa intelligenza artificiale non debba essere
così impattante a tal punto da annullare il giudizio umano e sostituirlo con il giudizio
informatico. Naturalmente questi sistemi devono garantire un livello di affidabilità chiaro a
tutti e chiaramente in questo documento non poteva mancare la necessità di garantire l'integrità
della sfera individuale attraverso la sicurezza e la privacy.
Concludo dicendo che l'ingresso delle tecnologie innovative nei servizi sanitari nazionali
di tutto il globo risulta comunque un processo che è inevitabile, è utile, ma naturalmente
va governato, va governato come il titolo di questa relazione e chiaramente come possiamo
farlo mediante un approccio metodologico che tenga conto del rischio etico, delle normative
vigenti in materia e naturalmente anche dall'accordo siglato a livello globale dalle
sedici religioni. E chiaramente tutto questo serve per fare cosa? Naturalmente per garantire
che queste tecnologie avanzate possano essere introdotte nei sistemi sanitari, valorizzando
però la deontologia professionale come uno strumento di salvaguardia dei diritti dei
cittadini. Grazie per l'attenzione. Complimenti al collega perché ha fatto una relazione veramente
esaustiva e completa cominciando dal livello e dall'ambito sanitario per poi andare addirittura
a livello globale. È molto importante non tenere presenti quali sono appunto gli aspetti globali
e le decisioni che vengono prese a livello mondiale perché questo è un grande dibattito
quello delle tecnologie e dell'innovazione tecnologica ed è giusto che venga comunque
calato all'interno del nostro ambito anche perché mi è piaciuta molto la similitudine
che hai fatto rispetto all'identificazione del rischio che è una cosa che la cultura
della sicurezza è una cosa che in sanità si fa da anni e anni e la cultura dell'etica
dovrebbe essere una cosa implementata
adesso più che mai
visto quelle che sono le scelte
che siamo chiamati a fare a ogni momento
ti ringrazio moltissimo
grazie a voi
perfetto e allora Maria Grazia ci fa una relazione
che è non meno facile di quella
che ha appena fatto Vincenzo
a cui faccio i complimenti perché effettivamente
poi fare una relazione di questo tipo
a quello che ha detto la collega Biancani
non è per niente semplice
e ci parlerà della gestione
dell'urgenza con tecnica robotica
e quindi io sono curioso di sentirti
Maria, grazie
aspetta, allora provo a condividere
desktop
condividi
allora, sì
mi sentite?
sì sì, ma anche la condivisione mi sembra
certo, benissimo, sì
ti sta attivando anche la condivisione
ok, allora effettivamente
quando mi è stata data questa relazione
non volevo quasi quasi accettarla
Perché non sapevo da dove iniziare e di cosa parlare. E quindi è stato un po' difficile, però insomma ci ho provato, speriamo che sia andata bene. Quindi affrontare la gestione dell'urgenza con tecnica robotica. Dobbiamo pensare di trattarla attraverso due sfaccettature.
Uno, gestire l'urgenza chirurgica. Intanto con la relazione di Carla avremmo visto i vari sistemi robotici che esistono nelle nostre sale operatorie e quindi non sto qua a parlarne perché poi aspetteremo a Carla che magari ne parlerà.
Quindi ho affrontato la relazione pensando a questa gestione dell'urgenza. L'urgenza vista in che termini, come vi dicevo? Sia l'urgenza chirurgica, quindi pensiamo ad un'urgenza chirurgica se oggi possa essere fatta con i sistemi robotici, e poi l'urgenza, quella che andiamo a trattare della chirurgia robotica, qualora abbiamo appunto dei sistemi robotici in sala operatoria.
Ormai la tecnologia robotica ha preso il sopravvento quasi in tutte le nostre sale operatorie, in molti centri, dico non tutte le sale operatorie, ma in molti centri ormai abbiamo la presenza di un robot o di sistemi vari, robotici, pensiamo anche in ortopedia, alla neurochirurgia, non per forza alla chirurgia tradizionale.
Quindi andiamo al dunque. Già nel 1942 Asimov parlò di leggi della robotica. Ancora sicuramente eravamo molto lontani da quelli che sono i sistemi odierni e dall'intelligenza artificiale di cui parlava Signoriello, però già nel 1942 Asimov nelle tre leggi che sono sempre più attuali forse in questo momento ci diceva che il robot non può arrecare danno e quindi non può permettere a causa del suo mancato intervento che un essere umano riceva danno.
quindi dalla legge zero che poi è stata estrapolata si dice che un robot non può recare danno all'umanità
quindi sicuramente va governato ma anche conosciuto e dobbiamo conoscere quali sono le caratteristiche del robot stesso
ma andiamo al dunque, quali sono nelle nostre sale operatorie la gestione delle urgenze
in questo momento affronto l'urgenza in quanto urgenza che può accadere durante la chirurgia robotica
Di qualsiasi sistema robotico abbiamo in sala operatoria e quindi l'urgenza potrebbe essere l'emergenza quindi dovuto a un guasto tecnico proprio ad un blocco del sistema robotico, l'emergenza clinica non chirurgica, pensiamo ad un arresto cardiocircolatorio, una bradicardia o proprio delle condizioni del paziente stesso quindi dal punto di vista anestesiologico e delle emergenze chirurgiche vere e proprie che possono essere a sua volta controllabili o non controllabili, pensiamo ad un sanguinamento.
Il sanguinamento può essere controllabile quindi magari ci si ferma un attimo con la robotica, si prosegue con la chirurgia tradizionale magari mettendo un trocar se siamo in chirurgia addominale o andando a controllare il sanguinamento con asatischi e quindi poi andare a ricontinuare l'intervento in chirurgia robotica o addirittura quando il sanguinamento non è controllabile si deve procedere sicuramente alla conversione.
L'errore del robot che a sua volta può essere un errore risolvibile o non risolvibile, quindi recuperabile o non recuperabile, se è recuperabile grazie all'assistenza tecnica possiamo ricontinuare a fare il nostro intervento in chirurgia robotica, se non è recuperabile ahimè si deve passare ad una chirurgia tradizionale, in questo caso magari potrebbe essere, se parliamo di chirurgia addominale, di una chirurgia mini-invasiva,
quale può essere la laparoscopia o l'artroscopia o altro tipo di chirurgia
pensiamo invece alle condizioni cliniche del paziente
a sua volta anche qui l'errore può essere, diciamo il danno può essere risolvibile
pensiamo una bradicardia spinta quindi con gli algoritmi si può risolvere
e quindi il paziente si riprende e possiamo continuare la nostra chirurgia robotica
o non risolvibile, in questo caso il paziente non può continuare in chirurgia robotica
e si deve sospendere questo tipo di chirurgia anche per le posizioni spinte che spesso hanno i pazienti
e andare su un tipo di chirurgia tradizionale o addirittura sospendere l'intervento stesso
o addirittura siamo in presenza di chirurgia robotica ma il quadro clinico del paziente si presenta diverso
sappiamo che in chirurgia esiste la variabilità artificiale e naturale
naturale quindi non è diciamo sicuramente andare non è facile andare effettivamente andare a vedere
qual è lo stato dei pazienti spesso magari quando andiamo a vedere il paziente stesso ci accorgemo
che il quadro è un poco più complicato di quello che era stato magari certificato diagnosticato
degli esami strumentali quindi in questo caso dobbiamo pensare che cosa ad avere delle check
ecliste ed essere sicuramente pronti. La chirurgia robotica a differenza della chirurgia tradizionale
è una chirurgia che presuppone un controllo e un controllo anche della situazione. Pensiamo a
questa sovrapposizione di triangoli che non è una sovrapposizione in cui il paziente è sempre al
centro della nostra attenzione ma abbiamo le tre figure importanti che sono il chirurgo,
l'infermiera anestesista come in tutte le sale operatorie ma nella fattispecie qua sappiamo che oltre alla chirurgia tradizionale dobbiamo affrontare diversamente le emergenze cliniche come abbiamo detto le complicanze cardiovascolari, la perdita di visibilità ma questo lo abbiamo anche ad esempio nelle chirurgie mini invasive e anche la prontezza alla chirurgia a passare alla chirurgia tradizionale.
Quindi al di là del management intraoperatorio che è un po' più specifico ma vale per tutti i sistemi robotici, io direi che è fondamentale la comunicazione. Deve esistere una buona comunicazione all'interno dell'equipe chirurgica ancora di più di quanto non esiste nella chirurgia tradizionale perché appunto presuppone delle competenze, delle conoscenze tali che dobbiamo essere subito disponibili ad attuarle e a sapere che cosa attuare.
quindi non a farci proprio a governare noi quello che il sistema nuovo che abbiamo in sala operatoria quindi dalla conoscenza per le procedure per salvare la vita degli strumenti perché abbiamo visto come ci ha fatto vedere la collega che hanno dei costi non indifferenti ancora e la procedura ad esempio di disinserimento del robot ed eventualmente salvare diciamo il salvabile perché spesso magari stacchiamo il robot
boh, proseguiamo con il controllo dell'intervento in altro modo e poi si ripropone la chirurgia
robotica quindi senza avere buttato fra virgolette nulla perché abbiamo visto che i costi non
sono indifferenti. Quindi parliamo di chirurgia robotica ma questo, questa slide è quello
che un po' facciamo sempre in tutte le sale operatorie con maggiore attenzione in questo
caso quando si tratta di sistemi robotici. Quindi la preparazione del tavolo per la conversione
in open, la conservazione delle pinze e quindi eventualmente staccare un braccio, qualora
un braccio non funziona del robot, ad esempio possiamo continuare la chirurgia robotica
e sappiamo che possiamo in questo caso andare a perdere solamente una sola pinza e non tutto
il sistema, i collegamenti per l'apertura in chirurgia open e sapere sganciare appunto
le braccia del robot e quindi il disinserimento proprio del sistema robotico. Questo è quello
Ma dico l'infermiere strumentista non nell'infermiere strumentista robotico perché in queste competenze ci sta dietro la competenza dell'infermiere strumentista che non è solo l'infermiere strumentista che sta a staccare il robot ma deve conoscere quello che è proprio il suo profilo di ruolo che non è assolutamente indifferente in questo momento.
penso al volere sostituire lo strumentista con altre figure, assolutamente no, perché lo strumentista in questo caso non solo deve conoscere quello che è il suo profilo di ruolo, ma in più deve avere le conoscenze anche in questo momento in ambito robotico.
La stessa cosa vale per l'infermiere di sala e la stessa cosa per l'infermiere di anestesia, anche perché queste sono le posizioni spinte di cui spesso il paziente robotico è sottoposto, quindi pensiamo a un posizionamento così spinto,
Quindi che presuppone delle conoscenze sul posizionamento del paziente, quindi sulle compressioni, sulla facilità degli accessi vascolari, quando ci sono delle urgenze eccetera.
Quindi che cosa è necessario? Io non so quanti di noi abbiamo un protocollo di emergenza proprio stilato all'interno delle nostre sale operatorie dove si fa chirurgia robotica, ma questo sarebbe il gold standard.
Quindi intanto attuare un protocollo di emergenza, qualsiasi sistema di robotico abbiamo in sala, ormai oggi siamo abbastanza offuscati da sistemi che arrivano da tutta la concorrenza e quindi inizialmente partire da una buona comunicazione tra il team chirurgico e il team infermieristico, ci deve essere veramente una solidarizzazione fra tutta l'equipe.
La comunicazione, sapere parlare con il supporto tecnico, quindi conoscere bene quelle che sono le tecniche anche di comunicazione con il supporto stesso, spesso siamo collegati online con i sistemi tecnici.
dare informazioni alla famiglia
quando ci sono delle problematiche
sicuramente dimentichiamo
che dietro le porte della sala operatoria ci stanno
dei parenti che stanno aspettando e magari
non sanno quello che sta succedendo
bastasse in questo momento andare
solamente a dare delle informazioni
dicendo che abbiamo avuto magari un problema
l'intervento sta andando avanti lo stesso
anche se il timing è sicuramente
più lungo, ma io
dicevo che per fare questo e per
stipulare dei buoni protocolli di emergenza
se è necessario tanto addestramento e tanta simulazione e soprattutto andare a vedere poi andare a verificare e a revisionare i nostri protocolli che sicuramente cambiano e questo già è stato fatto per quanto riguarda gli anestesisti abbiamo proprio un consenso il congiunto della siarti in cui parla proprio di chirurgia robotica addominale quindi sicuramente dal lato dell'anestesista e dal lato dell'infermiere di anestesia quando presente nelle sale operatorie si aspica che nella chirurgia robotica ci siano almeno i tre infermieri presenti
è necessario appunto averlo chiaro in modo da sapere cosa fare, ecco perché io già parlavo anche di protocollo di emergenza nelle sale operatorie, quindi pensiamo ad un tavolo pronto di laparoscopia o addirittura di chirurgia open, quindi questo diciamo che è sottinteso nella mentalità degli infermieri di sala operatoria e quindi dobbiamo essere anche pronti in questo.
e sapere che questo ad esempio è uno dei robot maggiormente presenti in sala operatoria ma ce ne possono essere tanti io avevo questo e quindi ho messo questo questo esempio sapere che per andare a sbloccare uno strumento chirurgico dobbiamo tenere la chiave di sicurezza sia sterile che non sterile in sala operatoria e sapere dove andare ad agire quindi ma avere chiaro pure anche che cosa il layout della sala operatoria
Se io ho chiaro come è sistemata la sala operatoria, sicuramente mi viene più facile andare ad attuare quello che è il protocollo di emergenza e a fare che cosa.
Ho messo un po' di frecce, quindi in questo layout sappiamo che in questo caso il chirurgo si deve alzare dalla console e quindi andare verso il tavolo operatorio,
l'anestesista sta al suo posto con il protocollo da attuare a seconda del tipo di emergenza che abbiamo,
L'infermiere di sala deve sapere staccare il robot e quindi avere anche un protocollo di emergenza per chiamate qualora necessitano sangue o il posto di terapia intensivo, abbiamo bisogno anche di aiuto in sala operatoria a seconda magari di fare portare altri presidi o altri dispositivi.
Quindi è chiaro che questo layout nella nostra testa sia presente in modo da essere agevolati come timing nella risposta appunto all'emergenza. Ma perché io dico questo? Perché praticamente è stato dimostrato che con l'evento dell'emergenza, secondo il tipo di emergenza, abbiamo un tempo stimato che si staura nel nostro cervello,
Che è quello che se io ho delle azioni ordinarie e l'urgenza è fatta da un'azione ordinaria ho 30 minuti per agire, diverso diventa se accorciano a 5 minuti qualora io debba fare delle azioni complesse e in questo caso magari spesso non mi genera neanche stress.
Se invece ho delle azioni complesse che non sono assolutamente controllabili, genera stress all'interno di tutta ogni componente dell'equipi chirurgica e sicuramente va a scatenare anche quello che può essere l'errore. L'errore in sanità si traduce in pericolo per la sicurezza dei pazienti ma anche per noi stessi.
Quindi quanto è importante nella gestione delle urgenze, cosa fare a seconda dei sistemi robotici, è inutile che io nella slide, nella relazione vi stavo a vedere, vi stavo a rappresentare quali sono le tecniche specifiche perché variano a seconda del tipo di robot che abbiamo in sala.
Volevo stressare il fatto che nella nostra situazione è sempre più incalzante perché spesso non abbiamo neanche il tempo di formare i nuovi infermieri perché ci arrivano così come sono o addirittura poi si stancano e se ne vanno appunto perché sono sotto stress.
dobbiamo pensare quanto sia importante oggi la simulazione la simulazione permette di sbagliare
in un ambiente sicuro e quindi ci fa forti dagli scenari si apprende e ci si valuta soprattutto si
possono andare a simulare degli errori anche sconosciuti e quindi non non controllabile
dalla si impara quindi già agenasse sul sulla chirurgia robotica aveva dato tanto fatto uno
studio proprio sulle chirurgie robotiche è dato un'importanza tale a quella che la formazione sia
del po quanto riguarda i chirurghi ma anche del personale infermieristico di sala dando appunto
un'importanza elevata a quella che la formazione quindi da ciò significa che qualora si voglia
iniziare un progetto di chirurgia robotica è necessario contemplare tanta formazione e tanta
simulazione la simulazione in emergenza è un po come queste foto mi hanno fatto un po sorridere
è veramente una questione di emulazione e solo attraverso l'emulazione tu riesci a comprendere bene cosa fare e quando fare e come farlo, ma questo presuppone il fatto che non è solo la simulazione sullo strumento stesso,
ma ad esempio noi un po' in aico l'abbiamo fatto, cioè ci sono dei colleghi che fanno proprio simulazione andando a ricreare gli scenari della sala operatoria e solo così ci si può rendere conto effettivamente di cosa io ho bisogno per agire in urgenza e anche andare a controllare quello che è il mio stress e lavorare in sicurezza.
La formazione quindi oggi non può essere più intesa come un insegnamento a letto del malato perché si vanno facendo sempre le procedure via via più invasive ma solo attraverso la simulazione che ormai è applicabile in qualsiasi stadio percorso formativo degli operatori sanitari.
Serve proprio anche ad accelerare quella che è la formazione. In questo caso che cosa ho messo? Ho messo proprio l'idea di come strutturare anche un protocollo di emergenza e farlo proprio.
Questa è una slide data da un sistema robotico, chi fa che cosa nella chirurgia robotica.
Pensiamo che se la vediamo dall'alto verso il basso è quello che facciamo all'ingresso del paziente, ma pensiamolo al contrario quando eventualmente siamo in presenza di urgenza.
Quindi se l'infermiere risale, lo leggiamo dal basso e diciamo chiusura e incisione, in questo caso gestizione dei ferri operatori, scollegamento e vestizione, quindi pensiamo un protocollo al contrario.
La competenza degli infermieri ormai è stata descritta come la capacità di utilizzare conoscenze e abilità, quindi anche se andiamo a fare un po' di ricerca scientifica ci rendiamo conto di quanto la competenza per gli infermieri è data solamente appunto dall'acquisizione della formazione tramite la simulazione.
e la simulazione è vista appunto in questo studio del 2023 come una risorsa educativa ed è priva di rischi ma è beneficio di tutti e io dico sempre più robotica perché questo articolo mi ha fatto sorridere perché mi parla della morte della laparoscopia
Ma perché questo? Perché sicuramente nelle nuove generazioni, tipo io penso ai millennials o addirittura alla generazione Z, sempre più tecnologica e sanno lavorare solamente con le tecnologie, sempre di più la chirurgia robotica si avvicina a quello che è il gold standard anche per loro.
e quindi anche la chirurgia laparoscopica che per noi infermieri di vent'anni fa era diciamo una tecnologia ormai sta prendendo quasi quasi sta diventando dei suoi quindi l'altra faccia di cui invece che volevo parlare che ho fatto degli studi pensando se la chirurgia robotica possa essere utilizzata nella chirurgia di emergenza
Ma ci sono pochissimi studi in cui dice che può essere utilizzata anche perché in chirurgia di urgenza, secondo il tipo di chirurgia, poi dobbiamo discernere se è differibile l'urgenza o non è differibile.
Quindi in caso di urgenza differibile, quindi in cui abbiamo un timing più controllato e questo ad esempio è il caso della coleicistectomia, si pensa che anche con i sistemi robotici si possa agire in questo tipo di chirurgia d'urgenza.
Però per fare questo che cosa è necessario come abbiamo visto? Che il team sia abbastanza affiatato, che ci sia una buona comunicazione e che la squadra si è allenata affinché il timing di inizio proprio del sistema robotico e della chirurgia robotica sia abbastanza breve, pensiamo appunto all'urgenza.
Quindi ancora il sistema robotico utilizzato per la chirurgia d'urgenza non è proprio ancora un gold standard, solo in alcuni stati dove fanno tanta chirurgia robotica stanno pensando di utilizzarla ma solo per determinati tipi di interventi chirurgici, quindi diciamo che non lo possiamo pensare al momento come un sistema anche perché i costi sono ancora alti e soprattutto il timing e il tipo di formazione è abbastanza elevato.
Quindi che cosa portare a casa da questa relazione? Sicuramente l'idea di cominciare a pensare ad un protocollo di emergenza, di avere anche un protocollo nazionale che potremmo fare anche come società scientifica su quello che è un protocollo di emergenza in caso di chirurgia robotica in senso lato.
andare a migliorare sulla comunicazione e sull'effidabilità del team, questo è sempre un punto fermo in qualsiasi tipo, cioè proprio nel nostro lavoro di sala operatoria, andare a settare, avere chiaro il settore della sala operatoria e andare sicuramente a stressare con i sistemi di formazione e simulazione,
andando a costruire proprio un percorso di addestramento che sia quanto più fedele possibile, non tanto su come appunto abbiamo detto si utilizza quel sistema stesso, ma su quello che è il sistema in generale in modo da abbattere quello che è lo stress anche per il personale.
Signorello parlava di tanta
intelligenza artificiale, io non sono
assolutamente diciamo contraria
all'intelligenza artificiale, che ci aiuti
e la governiamo, ma io
parlo anche tanto di intelligenza collettiva
quindi è necessario che appunto
noi come operatori sanitari andiamo
a sapere anche controllare
e a unirci per fare
tanta intelligenza collettiva
io vi ringrazio e vi saluto
grazie. Ringrazio
nuovamente la collega, anche a lei
Faccio tantissimi complimenti perché ha esplorato a 360 gradi quello che è l'urgenza, non solo quello che può essere effettivamente l'urgenza clinica, ma tutti gli aspetti organizzativi che sono da tenere, da governare durante l'urgenza.
Quindi sicuramente il protocollo è una buonissima idea, anche quella del protocollo generale da cui poi ognuno può calare un protocollo nel proprio setting perché proprio le chirurgie sono molto diverse e anche le nostre saloperatorie sono tutte diverse.
Mi è piaciuta molto l'idea del team, che è un'idea assoluta e purtroppo molto disattesa oggi per quello che dicevi. I nostri infermieri si stancano, rimangono poco e quindi anche creare questi team uniti e capaci di rispondere diventa delle volte un po' difficile.
Per quello che riguarda la simulazione so che stanno nascendo, adesso io parlo del posto in cui lavoro io, ma vedo qui in Emilia Romagna che ogni ospedale sta cercando di fare una sala in cui fare formazione attraverso la simulazione.
Per questo e anche per moltissimi altri aspetti della nostra professione e quindi ritengo che sia fondamentale perché purtroppo l'aspetto esperienziale si sta un pochino perdendo e comunque non abbiamo spesso il tempo di raggiungere questa competenza con l'esperienza.
Quindi ti ringrazio e complimenti ancora. Vado quindi a presentare la collega dottoressa Merzagora Carla, ripeto infermiera strumentista Sala Robotica Città della Salute di Torino che ci parlerà dell'evoluzione dei sistemi robotici, qualità e vantaggi.
Possiamo vedere sulla prima foto una sala operatoria chirurgica dei primi del Novecento e a lato una sala attuale.
Quella è la prima considerazione che viene fatta, che comunque il primo passaggio, il primo step che è stato comunque una grande innovazione dal punto di vista etico, morale e anche pratico è stato comunque non essere più un teatro operatorio ma una sala riservata quindi a poche persone anche se l'unica tecnologia presente al momento era banalmente una lampada
che permetteva di operare anche al di là delle condizioni atmosferiche, quindi anche quando non c'era più il sole.
Mentre sulla destra possiamo vedere comunque una sala attuale con qualsiasi cosa, dalle lampade scialitiche alla brillanza, un lettino automatizzato, eccetera.
L'altro passo importante in principio fu la laparoscopia con il dottor Sem che comunque cominciò a pensare ad un tipo di intervento senza dover tagliare il paziente, senza dover fare grosse incisioni e quindi utilizzare quella che è ormai utilizzata in tutti gli ospedali, la laparoscopia, quindi un punto di svolta per la chirurgia tradizionale.
La robotica viene definita in vari modi, una telemanipolazione a computer assistita, una laparoscopia di alto livello, una tecnica chirurgica mini-invasiva, una sofisticata piattaforma chirurgica, sicuramente tutte queste cose e anche altro.
E' sicuramente un tipo di chirurgia diversa, una chirurgia che permette di avere meno operatori al tavolo e una chirurgia che però non è a prescindere da una formazione molto elevata.
Quali sono i vantaggi? I movimenti accurati e precisi, dissezioni delicate perché comunque sia all'interno di cavità corporea o comunque sul campo operatorio senza appunto fare grosse incisioni e quindi tutto quello che permette di vedere sicuramente meglio anche perché abbiamo una visione in 3D che riduce lo stress visivo dell'operatore, le immagini sono magnificate e quindi si può vedere qualsiasi cosa in maniera decisamente migliore.
Per il paziente sicuramente ci sono vantaggi perché avrà tempi di ripresa più veloci, minor dolore post operatorio, il paziente si alza il giorno dopo può ricominciare a mangiare, a riduzione di sanguinamenti quindi del rischio effettivo.
Dal punto di vista estetico una microincisione prevede anche una cicatrice piccola e quindi non si vede l'intervento e soprattutto potrà riprendere la sua vita con tutta una serie di costi sociali che vengono abbattuti, quindi meno giorni di malattia, meno assenza dal lavoro.
Pensate anche ai liberi professionisti comunque che non hanno la possibilità di stare magari molto tempo a casa perché altrimenti se non lavorano non hanno il loro stipendio, quindi tutto ciò può comunque contribuire anche a livello sociale.
I sistemi in evoluzione, il primo fu il Puma del 1985, venne utilizzato per le biopsie in neurochirurgia, venne poi affiancato da vari robot utilizzati in ortopedia, Robodoc, Acrobat, ma quello che fu il robot come lo conosciamo oggi, quello che diede la svolta fu Zeus nel 2001 con un intervento comandato a New York ed effettuato fisicamente a Strasburgo.
quindi un intervento transcontinentale
che penso sia costato una follia
questo sistema si evolve
nel sistema da Vinci
che venne utilizzato per la prima volta
in cardiochirurgia nel 1998
il sistema da Vinci è sicuramente
il primo, il più conosciuto
forse anche il più diffuso
in Europa e negli Stati Uniti
dal 99 al 2017
abbiamo avuto l'evoluzione dal tre braccia
al quattro braccia
fondamentalmente non è cambiato
molto il sistema da Vinci
nel senso che si compone sempre di diversi elementi
quali la console chirurgica
un robot che passa dall'avere tre braccia ad averne quattro
e avere comunque la colonna video
l'ultimo nato in casa Da Vinci è il Da Vinci Single Port
che nel discorso della microinvasività
comprende comunque un solo accesso
dove si inseriscono i bracci robotici con la colonna
ma scadendo il brevetto per il sistema da vinci abbiamo comunque altre ditte che si sono che hanno
sperimentato che hanno comunque fatto ricerca e quindi abbiamo altri sistemi questo sempre per
quel che riguarda la chirurgia nella grossa chirurgia quindi abbiamo il sistema ugo che
è un sistema comunque modulare ed è un sistema che si compone di colonna video di una console
l'aperta e di quattro carrelli per ognuno, per ogni braccio. Se ne può utilizzare uno, se ne possono due, tre, quattro, di solito tendenzialmente si usano tre o quattro bracci. Il sistema robotico comunque non differisce granché alla fin fine, nel senso che le braccia sono modulari, sono comunque con strumenti, con un numero di vite come per i da Vinci.
A fianco a Ugo troviamo anche il sistema Versius, il cui principio è un po' lo stesso, è un robot modulare, è un po' più piccolino, va posizionato comunque in sala a fianco al letto del paziente, prevede anche questo un operatore e la strumentista al tavolo con un operatore che non è lavato, quindi non è sterile, che può essere anche in un'altra stanza.
Che ha anche qui in questo caso una console aperta, comunque hanno sempre una visione magnificata e la possibilità di operare in maniera quasi autonoma.
insomma. Spesso abbiamo robot che lavorano in ortopedia, questo perché? Perché comunque
l'ortopedia è una chirurgia particolare, necessita comunque di un alto grado di sterilità,
non che la chirurgia addominale non la necessiti, ma l'ortopedia ha un alto tasso di rischio
per quel che riguarda le infezioni e di conseguenza tutto ciò che è protesica o che comunque
è osso è importante che sia non solo sterile, ma più che sterile. Di conseguenza i robot
L'ortopedia vengono utilizzati soprattutto sulla pratesica per il ginocchio, l'anca o la mano, si compongono di un singolo braccio, anche qui abbiamo sempre il modulo visione, il modulo guida, però la differenza è che il chirurgo pianifica prima ciò che vuole ottenere sul paziente e il braccio robotico quindi opererà con gli strumenti adeguati sul paziente stesso.
Il riferimento delle strutture osse è dato dalle TAC, quindi sulle TAC del paziente, non sulle TAC di chissà chi, e diciamo che l'intervento è altamente personalizzato.
Questo braccio robotico monterà tutti i sistemi di preparazione ossea, verrà comunque controllato a distanza e c'è una telecamera di infrarossi che permette di monitorare i vari elementi del sistema.
Questo permette quindi di avere, a maggior ragione, molta meno perdita di liquidi, di perdite ematiche e comunque sicuramente un minor rischio di infezioni.
Questo è uno dei sistemi per l'Orboe in ortopedia, come potete vedere, è comunque decisamente diverso rispetto al sistema da Vinci.
Questo è una simulazione su una protesi di ginocchio e potete vedere sulla destra invece lo schermo che verrà visto dal chirurgo, vedrà la simulazione, quindi ciò che io voglio ottenere e ciò che stanno facendo effettivamente.
C'è poi un altro tipo di robot dello stesso sistema per la neurotirurgia, è un sistema integrato anche qui con tacco, risonanze, dove comunque c'è la possibilità di andare a programmare il tipo di intervento, quindi supera un po' quello che era solo il neuronavigatore perché il braccio robotico ad intervenire con un assistente al tavolo è sempre l'astrumentista presente.
utilizzato anche per per interventi pediatrici abbiamo poi un robot questo cinese è un altro
tipo di robot o pedico il maco che comunque arriverà probabilmente anche per altri tipi
di chirurgia anche qui comunque si compone sempre di di carrello visione abbiamo poi
ancora il core il robot sono tutti i robot che vengono utilizzati in ortopedia sono comunque
Vedete che comunque hanno tutti quanti più o meno la stessa componente, c'è sempre un carrello visione, c'è sempre la possibilità di avere i riferimenti TAC, risonanze magnetiche e cose del genere.
Questo perché finendo il dominio del monopolio del Da Vinci, altre ditte che comunque aspettavano solo le certificazioni, aspettavano perché non è che ci si improvvisa anche a costruire un robot chirurgico, aspettavano quindi le certificazioni, facevano ricerca eccetera, hanno potuto immetterli sul mercato.
Non sono tutti presenti in Europa perché ci devono essere diverse certificazioni e non tutto quello che viene prodotto può essere inserito all'interno delle varie nazioni.
Anche la Svizzera ha creato il suo robot, questo Velis è un altro sistema robotico sempre per l'ortopedia, questo è un altro tipo di robot sempre per l'ortopedia, proprio perché l'ortopedia comunque avendo alti tassi di infezione,
comunque essendo un tipo di chirurgia costosa già di base perché le protesi di ginocchio, le protesi d'anca o comunque le ricostruzioni delle cartilagini osse sono comunque procedimenti costosi, sono dolorosi anche per il paziente, è importante avere comunque una tecnologia adeguata che permette di ridurre quelli che possono essere tutti i rischi.
Ci sono poi anche robot dentisti, questo è IOMI, robot per impianti dentali, anche qua si vale di dental scan, di comunque tutto quello che la tecnologia ci può dare, ci può aiutare.
Non soltanto ossa o grandi interventi, ma questo ad esempio è un robot Kinova per un altro tipo di intervento, questo è un robot vascolare.
Questo serve sia per la diagnostica che il trattamento. Questo Kinova arriva dal Canada, utilizza ultrasuoni o laser per danni vascolari o per lipolisi. Anche qui si ha la ricostruzione 3D del risultato da ottenere, quindi si parte da quello che si vuole ottenere e il chirurgo preparerà l'intervento prima valutando il singolo caso e ciò che si deve andare a fare.
Ovviamente non solo addome, non solo prostate come hanno accennato i colleghi prima, ma anche un robot ginecologico pensato comunque per la donna, sempre interventi addominali ma specifico per la ginecologia, questo è ALF.
E comunque vedete ci sono diversi tipi di robot a seconda delle necessità, poi si parla di robotica e intelligenza artificiale perché comunque l'intelligenza artificiale fa parte della nostra vita, dal telefonino che ci mette la sveglia, al robot da cucina, alla lavatrice che è programmabile anche a distanza piuttosto che comunque come orario, anche l'intelligenza artificiale entra in sala operatoria e si integra con la robotica.
Questo è un tipo di robot diverso, permette l'ablazione cutanea di tumori in maniera sicura, efficace, tumori che talvolta sono considerati non operabili.
Questo è francese ed è presente poi soltanto negli Stati Uniti in due sedi e attraverso l'inserimento di aghi nel corpo permette comunque di arrivare a trattare tumori che altrimenti vengono considerati inoperabili.
Anche qui abbiamo la fusione di immagini tra TAC e risonanze magnetiche e si sta studiando, è in corso uno studio in Francia per il trattamento delle lesioni metastatiche sull'osso, quindi sicuramente si arriverà a dei risultati e probabilmente potrà essere sperimentato anche in altri posti.
Ma la robotica non è solo chirurgia, questo è un robot per la radioterapia che si muove come potete vedere e attraverso una visione 3D permette di controllare il tumore durante l'intervento e quindi di circoscrivere il raggio d'azione delle radiazioni, questo per evitare di ledere tessuti sani e di andare a trattare solo esclusivamente il tumore e evitare quindi tutte quelle reazioni secondarie o comunque tutto quello che sono le complicanze post o tutti quei danni.
fatti a tessuti sani per i pazienti che vengono trattati con radioterapia. Abbiamo poi ancora
altre piattaforme sempre con l'intelligenza artificiale che permettono comunque la
connettività dei dati in sala operatoria, permette di connettere dispositivi medici ma
anche sale operatorie diverse in tempo reale, permette quindi di avere sia i dati reali della
della sala operatoria in cui si sta operando, ma anche la possibilità di condividere le competenze,
di condividere lo stesso intervento anche in posti differenti, in luoghi differenti.
Quindi come definire la robotica? Un passo verso il futuro.
Però, però, c'è sempre un però, ci sono alcune considerazioni da fare, alcune considerazioni importanti.
La formazione, come diceva anche Maria Grazia, è fondamentale,
Ma la formazione non viene fatta solo attraverso un corso come questo che è comunque importante ma deve essere fatta sul campo da persone specializzate che non è detto siano per forza operatori sanitari perché noi siamo cresciuti un po' con il luminare che comunque aveva un corteo di studenti e poi sceglieva fra questi quelli che sarebbero diventati i suoi assistenti, quelli da far crescere.
Quindi si parla di maestri della chirurgia che donavano il loro sapere solo ad alcune persone perché le ritenevano più adeguate, adesso invece la formazione può essere per tutti, però in quale modo?
E' fatto in maniera differente attraverso simulazioni cosa che fino a anni fa non era fattibile. I costi iniziali comunque di una chirurgia robotica non sono indifferenti perché già solo il sistema costa qualche milione di euro anche se adesso ci sono dei sistemi che costano meno.
E' necessario avere un minimo di procedura all'anno per mantenere uno standard di alto livello e spesso sono solo i centri più grossi che si possono permettere uno o più sistemi robotici ma questo perché è un po' legato ai costi e un po' legato anche alla possibilità di far crescere i giovani perché comunque ci sono le strutture universitarie che permettono anche di avere degli spazi, dei tempi, delle modalità e soprattutto anche a livello economico.
quindi è importante sapere
che il setting di sala cambia
secondo l'intervento, secondo il chirurgo
secondo le abitudini
ma anche secondo la struttura fisica
perché purtroppo non tutte le sale
nascono come sale robotiche
o sale dedicate al robot
spesso e volentieri in Italia troviamo
strutture ospedaliere che vengono
ristrutturate ma che hanno
comunque i loro anni
io penso già solo all'azienda in cui lavoro io
comunque è nata
all'inizio del secolo XX, è una struttura che è sorta negli anni 30 e quindi non si parlava sicuramente
né di laparoscopia né di chirurgia robotica. Una cosa importante è che comunque c'è la possibilità
di avere ordini prevedibili per il materiale dedicato al robot perché comunque non cambia,
sono sempre un po' le stesse cose che vengono utilizzate, questo permette di avere anche una previsione
di consumi sulla base della previsione di numero di procedure. Le procedure comunque sono spesso
standardizzate ed è più facile creare probabilmente dei protocolli operativi anche perché con il fatto
che si può avere la simulazione è più facile comunque pensare a cosa si può fare e come agire
e la simulazione può essere fatta sia dal punto di vista operativo quindi come disporre la sala
o come scegliere come far crescere una persona, oppure proprio anche per simulare emergenze.
Altre considerazioni finali è che comunque tutti gli operatori devono essere in grado di gestire
emergenze chirurgiche, anestesiologiche, quelle di cui ci parlava Maria Grazia.
E una cosa che spesso viene fuori è che le nuove generazioni sono in grado di ricorrere alla chirurgia
tradizionale in caso di conversione
dalla chirurgia robotica
alla chirurgia laparoscopica
se è fattibile oppure direttamente
la chirurgia tradizionale
e io con questi interrogativi vi lascio
e vi ringrazio per l'attenzione e vi chiedo ancora
scusa per il disguido iniziale
grazie Carla
che hai rispolverato anche una vecchissima
conoscenza perché spessissimo
quando sento dire che la robotica è iniziata
con il Da Vinci mi fa sorridere perché nel 2000
lavoravamo con Zeus e era
veramente un'impresa
che è un modello di robot che tra le altre cose adesso è tornato un po' in auge
appunto col CRM che ha lo stesso concetto
ma lo Zeus all'epoca andava agganciato sulle barre normalizzate del letto
quindi le conversioni di cui parlava Maria Grazia erano veramente un'avventura qualche anno fa
una considerazione la volevo fare solo rispetto alla varietà dei sistemi che hai presentato
che non può non far pensare a quanto poi la complessità aumenti
in termini proprio di gestione e quanto questo poi rigata su quello che è proprio il tema centrale della giornata, cioè della sostenibilità, perché tutti questi sistemi, la varietà di sistemi che viene offerta fondamentalmente dal mercato e l'introduzione di tutta questa varietà è un ulteriore elemento da gestire e che oggettivamente rigata pesantemente poi in termini di sostenibilità
sul sistema
e allora a questo punto
introduco l'ultima relazione
della mattina che
terrà la dottoressa Datos
e che riguarda la gestione del sanguinamento
nella chirurgia mini-invasiva
Buongiorno a tutti
ho lo schermo
vedete tutti?
Buongiorno a tutti
sono Datos Francesca
infermiere della sala operatoria
della chirurgia vascolare di Previso e oggi vi parlo della gestione del sanguinamento
nell'archeologia mini-invasiva e quindi anche dei vari tipi di mostatici e sigillanti utilizzati
appunto nell'archeologia tradizionale ma soprattutto nella robotica e mini-invasiva.
Gli mostatici e i sigillanti vengono utilizzati in presenze di sanguinamento, quindi emorragia
massiva o limitata sia durante che post intervento. L'emorragia massiva è caratterizzata da una
perdita di sangue significativa e rapida che può mettere a rischio il paziente. Può essere causata
da traumi, lesioni vascolari, rottura di grani, vasi sanguigni o appunto durante complicanze
durante l'evento chirurgico. L'emorragia limitata invece è caratterizzata da una perdita di sangue
più modesta e controllabile che non rappresenta una minaccia immediata per la vita. Questa è
causata da lesioni minori, tagli superficiali o interventi chirurgici meno invasivi. Gli
le sostanze utilizzate in ambito chirurgico per controllare il sanguinamento e favorire
la guarigione delle ferite controllando l'emostasi. Per emostasi si intende quel processo fisiologico
attraverso il quale il corpo ferma il sanguinamento e mantiene l'integrità del sistema circolatorio.
Gli emostatici aiutano a fermare la perdita di sangue interagendo direttamente con i fisiologici
meccanismi di amostasi mentre i sigillanti sono quello più utilizzato per chiudere meccanicamente
le ferite in modo sicuro. Gli amostatici sono dei dispositivi medici sterili che possono derivare
dal campo vegetale, animale o minerale. Sono sostanze progettate per promuovere la coagulazione
del sangue con azione meccanica favorendo il meccanismo della cascata coagulativa. Possono
Possono presentarsi sotto forma di polveri, gel, spugne o altri materiali che vengono applicati direttamente sulla zona di sanguinamento.
I sigillanti sono anche dei dispositivi medici di origine sintetica o semisintetica che formano uno strato protettivo della superficie chirurgica.
Sono ideati per sigillare le ferite chirurgiche riducendo il rischio di sanguinamento e di perdita di fluidi corporei.
Possono essere utilizzati in aggiunta agli emostatici per fornire una chiusura più completa ed efficace delle ferite chirurgiche
e sono utilizzati anche per chiudere piccole ferite cutanee come tagli e abrasioni che non richiedono punti di sutura
ma che hanno bisogno di protezione dagli agenti esterni per prevenire infezioni e favorire la cicatripezione.
In breve, mentre gli emostatici favoriscono la coagulazione del sangue per fermare il sanguinamento,
i sigillanti sono più orientati verso la chiusura delle ferite chirurgiche e la prevenzione del
sanguinamento attraverso la formazione appunto di uno strato protettivo sulla ferita. L'uso
di ammostatici e sigillanti come dispositivi medici è soggetto a normative che variano da
paese a paese e devono rientrare a determinati standard di sicurezza e prestazione che sono
stabilite da autorità regolatorie competenti. In Europa abbiamo gli European Medicines Agency e
invece negli Stati Uniti si affidano al Food and Drug Administration. In Italia nello specifico
la principale normativa che regola questi dispositivi è il decreto legislativo del 30
dicembre 1992, numero 544, TUDMED, testo unico dei dispositivi medici. Dal 26 maggio 2021 è applicabile
il regolamento UE 2017-745 e il regolamento 2017-746 che stabiliscono le norme per l'emissione in commercio
dei dispositivi medici e medico-diagnostici in vitro e relative a indagini cliniche.
In questo slide possiamo vedere in quale momento del tempo dell'emorragia possiamo utilizzare i nostri emostatici e sigillanti.
Infatti quando arriviamo alla vasocostrizione e all'aggregazione piastrinica possiamo utilizzare degli emostatici a base di cellulosa, gelatina, collagene e polisaccaridi
e verso la parte finale, quindi nel tempo dell'emorangia, alla formazione del coagulo possiamo utilizzare dei sigillanti principalmente di origine animale, trombina o emoderivati o colle biologiche e sintetiche.
Come riportato in precedenza, questi dispositivi si differenziano per moltiplici caratteristiche
e possiamo suddividerli in tre macro aree, emostatici e sigillanti come dispositivi medici
ed emostatici locali e moderivati come farmaci.
In questa tabella possiamo vedere appunto gli emostatici come dispositivi medici divisi per origine animale,
collagene, gelatina e i principali che si utilizzano sono il Sugicol, l'Arista, lo Spongostan e il Putamplast
e l'origine vegetale con la cellulosa come l'Amostat, il Tabotan, il Pricellist e così via
e gli altri che sono agli altri moustatici, l'Arista, il Cossil, il Flussil e l'Amopecio che si sentono spesso
Invece in questa possiamo vedere i sigillanti come dispositivi medici,
colle biologiche e colle sintetiche, da derivanti animali e derivanti sintetici.
E nell'ultima tabella abbiamo gli emostatici farmacologici prevalentemente di origine umana
come emoderivati, fibrina, trombina umana e altri componenti
dove fanno parte il tacosil, l'evicel, l'artis, il beriplast e il tisil.
I principali enostatici utilizzati sono il surdicel sotto forma di garza, il viscostat sotto forma di gel, l'arista che è principalmente in polvere o granuli, spongostan come spugna, il flossil sotto forma di gelatina, il perclot anch'esso in polvere e l'emopece che si presenta come un sottile cerotto o foglio.
Invece come sigillanti possiamo utilizzare il TSIL, il COSIL e l'ARPIS. È importante capire
che gli amostatici sigillanti chirurgici si differenziano per caratteristiche, composizione,
modalità di preparazione, impiego e conservazione. Preparazione vorrei sottolineare soprattutto da
da parte dello strumentista al tavolo operatorio che deve capire i tempi di preparazione per poi
poterlo utilizzare in campo. Appunto questi dispositivi possiedono quindi meccanismi d'azione
da cui derivano differenti indicazioni al loro utilizzo. Le controindicazioni all'utilizzo
di emostatici e sigillanti chirurgici possono variare in base al tipo di prodotto e delle
le condizioni del paziente. Le principali appunto sono allergia o ipersensibilità a uno dei più
componenti dell'emostatico sigillante, la presenza di interazioni farmacologiche notte, infezioni del
tessuto sanguinante e malattie sistemiche come appunto trombofili congenite o acquisite. È
basilare che il chirurgo esegua una valutazione preliminare delle condizioni del paziente e del
tipo di intervento chirurgico da eseguire prima di decidere l'eventuale utilizzo di emostatici o
sigillanti, soprattutto valutando la presenza di controindicazioni specifiche al fine di evitare
possibili complicanze. Infine è necessario accettarsi che l'emostatico e il sigillante
vengano applicati esternamente al vaso danneggiato e che non entrino nel lume dello stesso al fine di
evitare una loro disseminazione sistemica attraverso il torrente sanguigno. Numerosi
amostatici e sigillanti vengono commercializzati insieme a dispositivi di applicazione specifici,
soprattutto per l'utilizzo appunto nella chirurgia laparoscopica e robotica, per appunto un utilizzo
sicuro e efficace. È importante sottolineare che al momento i dati in merito in letteratura
risultano limitati rendendo di fondamentale importanza una corretta valutazione preliminare delle condizioni cliniche del paziente
ed un'attenta programmazione dell'atto chirurgico. Grazie per l'attenzione.
Buongiorno, allora a posto direi che sei stata l'ultima e chiuso in bellezza, nel senso complimenti anche a te.
grazie per il dettaglio
con cui hai presentato
appunto sia gli ammostatici
che i sigillanti
le differenze che ci sono
è molto importante che la strumentista
abbia queste conoscenze
perché la scelta sia
nell'ambito della preparazione
che anche durante l'intervento
in collaborazione con l'equipe
è fondamentale
noi dobbiamo essere
preparati a
saper anche supportare
il medico nelle scelte
quindi
chiedo con Dino
se vogliamo procedere alla tavola
rotonda o se vogliamo
fare domande come si vuole
organizzare oppure
mi sono aggiornato con
Fabio e allora facciamo che
introduciamo la tavola rotonda e eventualmente
integriamo le domande
nella tavola rotonda
quindi passiamo
a Ferraiolo che condurrà la tavola
Allora, buongiorno a tutti. Mi presento velocemente, io sono Fabio Ferraiolo, membro del comitato
esecutivo di AICO, nonché rappresentante di AICO in EORNA. Apriamo questa tavola rotonda
dal titolo L'importanza dell'infermiere esperto di sala operatoria. Volevo velocemente fare
un'introduzione dicendo che dalle relazioni dei nostri partecipanti di quest'oggi abbiamo
si è appreso come l'importanza dell'esperienza sia fondamentale per andare avanti
e portare avanti un centricum così complesso come la sala operatoria.
L'esperienza va di pari passo, quindi è direttamente connessa a quella che è la competenza,
lo skillaggio dell'infermiere che oggi deve avere all'interno delle nostre sale operatorie.
Quindi volevo rapportarmi e collegarmi alla formazione
che ogni blocco operatorio deve standardizzare e creare affinché un infermiere esperto
possa impattare sia sulla parte clinica che sulla parte tecnica
e abbiamo visto come i robot stanno prepotentemente inserendosi all'interno dei nostri setting per gli operatori
e quindi riuscire a formare il personale e impattare anche quindi quello su quello che sono i costi
Sappiamo benissimo oggi come i costi incidano su quello che è l'attività per i operatori ed infine non per ultimo impattare l'esperienza su quello che è il turnover dei nostri blocchi operatori.
Quindi vorrei invitare Dino, Bianca, carissimi amici a intervenire su questi concetti che si sono palesati quest'oggi in questa tavola rotonda. Cosa ne pensi Maura in cerca questa esperienza, questo infermiere esperto di sala operatoria?
Beh, allora, noi sappiamo, come diceva prima anche Maria Grazia, la generazione nostra veniva appunto da una formazione esperienziale.
Noi c'era forse un approccio diverso alla formazione, c'era una grande importanza del tutoraggio, per cui adesso direi in una generazione passata facevamo così.
Adesso io penso che con grande apertura mentale dobbiamo cercare delle tecniche di formazione adeguate appunto a tutto quello che abbiamo sentito questa mattina, al contesto sociale di oggi, abbiamo assolutamente necessità di dare delle risposte perché un infermiere specializzato è fondamentale.
noi viviamo in un contesto molto complesso
molto diverso
tra noi ci sono differenze incredibili
io vivo in un luogo in cui si fa solo ortopedia
il mio è un ospedale in cui facciamo solo ortopedia
per cui ogni ospedale ha una propria specializzazione
ha un proprio contesto
per cui l'assa operatoria è particolare
e ognuno deve essere sostenuto da competenze specialistiche, questo assolutamente. Quello che possiamo auspicare è che nel grande cambiamento che vediamo adesso rispetto alla formazione e anche alle lauree magistrali, a quello che sta venendo avanti,
sia che vi sia la rilevanza, cioè venga accolta l'importanza di dare all'infermiere di salperatoria
o di ambito chirurgico, che ne vogliamo dire, di dedicare una specialistica a questi aspetti
perché l'importanza c'è. È vero che AICO ha fatto tanto, sta facendo tanto, noi abbiamo comunque
comunque AICO ha presentato appunto il corso per gli infermieri
per la specializzazione in sala operatoria
e quindi come società scientifica la risposta è già stata data.
Io penso che possa essere supportata anche dal livello globale.
Mi trovi d'accordo, come società scientifica ci stiamo muovendo tanto
e anche a livello della FNOP, infatti Dino può supportarci in questo discorso,
ora c'è la riforma delle lauree magistrali, quindi noi auspichiamo che anche il percorso chirurgico
venga integrato con un percorso di sala operatoria. Dino, cosa ci vuoi dire in merito a questa riflessione di Maura?
Sì, assolutamente. Parto dall'ultimo elemento che hai messo in discussione, che riguarda appunto questo discorso
lauree magistrali che si
dice se verrà
implementata intanto vabbè
ricordo insomma che sulla consensus
erano sei le aree quindi
è prevista su carta quindi
seppur ne sono partite tre insomma
aspettiamo che partano le altre tre
ecco quindi lo diamo per certo
lo diamo
invece mi volevo ragganciare un attimo a quello che diceva
la dottoressa Biancani
rispetto alla componente esperienziale
che si effettivamente
diciamo per chi insomma
inizia a avere qualche qualche anno era diciamo il l'elemento principale che però poi alla fine
se uno ci pensano e la componente che viene richiamata nei progetti di simulazione c'è
tutta la componente teorica allora quando si lavora tanto quando si cerca di introdurre
lavori che sono basati sulla simulazione non è altro che richiamare quella componente che
che è imprescindibile nell'attività clinica e quindi la componente esperienziale secondo me rimane un pilastro del quale non se ne può far meno
e che poi costituisce un po' la sfida in alcuni setting perché è emerso anche nelle relazioni dedicate proprio come diceva Maria Grazia Randazzo
e nell'urgenza non ai momenti di urgenza e di conversione ecco lì per esempio e quello può
essere un elemento critico nell'organizzazione laddove per esempio viene a mancare una parte
di formazione e quella proprio legata al vissuto che i nuovi setting non consentono più faccio
riferimento alla tecnica tradizionale open e quindi di nuovo la componente esperienziale
un elemento critico in questi casi quindi sicuramente poi dopo in questo proprio
riferimento a questi elementi critici ecco lì per esempio la presenza di personale a questo
punto specializzato ed esperto anche proprio e fa può fare un pochino la differenza e quindi
Io ne approfitto perché avevamo detto che eventualmente integravamo le domande e così magari andiamo in giro e chiamerei in causa, non so se è collegato ancora e ci sente la dottoressa Bonelli, altrimenti magari poi dopo tu Fabio vedi un attimo se vuoi passare la parola a qualcun altro.
Io volevo aggiungere quello che tu stai dicendo, dicendo che purtroppo l'esperienza è fondamentale all'interno dei setting operatori, per quanto noi vogliamo implementare la formazione però rimane un punto importantissimo, anche perché molto spesso quando ci rapportiamo con il personale medico ci chiedono esperienza e formazione.
Quindi la mia proposta era quella di creare uno strumento univoco, anche AICO potrebbe aiutarci come società scientifica, da implementare poi nei diversi setting, in modo che la formazione non sia solamente una costola dell'esperienza ma sia una parte predominante di quella che può essere l'esperienza.
Allora chiedo a Maria Grazia che dall'altra parte dell'Italia, appunto, volevo chiedere come vive lei questa sua parte formativa con conseguenza esperienziale.
beh
Fabio hai ragione
effettivamente oggi non hai manco il tempo
di formare il personale
perché ti arriva e te lo ritrovi
e ti serve, quindi hai bisogno
già quando ti arrivi in sala operatoria devi dire grazie
perché molti purtroppo
dei nostri colleghi non vogliono più entrare in sala operatoria
per tanti motivi
parlavamo del turnover eccessivo
infatti, quindi addirittura
anche questa cosa
c'è anche uno studio della Fenopi
in cui si dice che nel 2049
anche l'ambito internazionale in cui si dice che nel 2048 non ci saranno neanche più operatori sanitari, quindi al di là della fidelizzazione e del cercare di avere operatori sanitari c'è anche l'altro fenomeno dell'intent to live, quindi quello di lasciare anche l'ambiente sanitario.
Quindi questo un po' ci deve fare riflettere su quello che è anche l'ingresso degli infermieri sia del tipo di formazione nelle nostre aule universitarie che sicuramente deve cambiare un pochino il paradigma della formazione stessa perché sicuramente le università devono cambiare il modo di fare formazione.
Quindi avere sicuramente più centri di training, più centri di formazione, più sale operatori in questo caso virtuali, anche virtuali e non proprio per fare apprezzare quelle che cosa andanno subito incontro perché spesso non abbiamo neanche il tempo di formarli.
E l'idea anche quando arrivano nelle nostre strutture piccole o grandi che siano, a seconda se siamo centri o specialistici per un determinato tipo di chirurgia o siamo aziende grandi di rilievo, il problema è quello di creare subito un ambiente adatto e cercare di fare capire anche alla nostra dirigenza che dobbiamo avere il tempo di formare e quindi sicuramente attivare subito dei sistemi e dei protocolli formativi diversi rispetto a quello che erano vent'anni fa.
sapevamo prima che per formare un infermiere di sala operatoria ci volevano almeno sei mesi
capiamo spesso che spesso dopo un mese noi abbiamo il ragazzo che deve entrare assolutamente in sala operatoria
ed essere magari l'infermiere circolante di quella mattinata
infatti la mia provocazione era siamo sicuri che deve essere sempre solo l'università
che deve adottare protocolli diversi sulla formazione
o devono essere le aziende che devono adattarsi al cambiamento
e trovare nuovi sistemi di formazione per il personale?
La mia era una domanda provocatoria.
Secondo me l'uno e l'altro Fabio, perché i nostri ragazzi entrano nei nostri ospedali a fare formazione
e quindi durante il tirocinio sicuramente deve essere data più spazio possibile alla formazione
sia esperienziale ma anche proprio formativa.
L'idea di creare degli scenari sono abbastanza significativi
perché lo scenario ti mette davanti al problema e quindi sicuramente quando il ragazzo poi si ritroverà
nella situazione in cui lo vive è capace almeno di affrontarlo o sa che cosa sta affrontando
quindi secondo me l'uno e l'altro cioè praticamente le università così come le aziende
devono andare a braccetto anche su quello della formazione e all'interno delle nostre aziende
Dove non abbiamo la possibilità anche di parlare con le università, creare appunto delle ore per la formazione che siano garantite e siano come dire a supporto di quella che è l'attività dei nostri ragazzi stessi perché se continua così veramente non abbiamo più la possibilità di avere, si stancano e neanche si adattano.
Poi sull'idea della robotica io dico sempre una volta, non mi ricordo se ho sentito un corso fatto appunto dai colleghi di Grosseto in cui dicevano che l'infermiere con i capelli bianchi difficilmente si avvicina alla chirurgia robotica mentre il ragazzo giovane è più predisposto a farlo perché così nasce, perché è appunto nell'era della robotica, della tecnologia.
Però il problema è che il ragazzo giovane strumentista come ho fatto vedere nella slide non può non avere gli strumenti di quelle che la chirurgia tradizionale perché in caso di conversione non ce l'avrà l'infermiere anziano accanto che lo aiuta in quelli che sono i principi base dell'infermieristica di sala operatoria.
Quindi su questo assolutamente dobbiamo riflettere per fare parlare anche le generazioni fra di loro, quindi noi con i capelli un po' più bianchi diciamo adattarci a quella che è la nuova cultura anche educativa di questi ragazzi che entrano nei nostri ospedali e fare capire loro che comunque anche loro hanno bisogno di noi, quindi un po' come mamma chioccia che deve imparare.
Quindi dobbiamo cercare di creare le cosiddette skill mix tra il futuro e il passato.
Detto questo, Dino, la dottoressa Bonelli è qui collegata. Qual era il quesito che volevi porgli?
Volevo sfruttare l'esperienza della scuola, perché tra le tante slide aveva parlato anche di curva di apprendimento
in relazione ai chirurghi
e quindi mi era venuto in mente
eventualmente se loro
avendo parlato
di una parte infermieristica
in questi corsi, come capire se loro
avevano dei dati
o avevano fatto qualche studio
o comunque hanno dei riferimenti rispetto a
quella che è la curva di apprendimento per
gli infermieri in chirurgia robotica
poi ce n'avrei anche un'altra
sui costi, però andiamo fuori tema
questo posto è così
Diciamo che per quanto riguarda la curva di apprendimento per gli infermieri noi avevamo come target una ventina di procedure, anche perché l'infermiere indipendentemente dalla specialistica, quando si tratta di chirurgia robotica, quello che deve conoscere è trasversale alla specialistica.
Io sono d'accordo su quello che diceva la collega prima, che un infermiere, è vero che i giovani sono più portati ad avvicinarsi alla robotica rispetto alle persone con un'età maggiore,
Però è anche vero che noi che i roboti non ne facciamo tanta, quando abbiamo i ragazzi neo inseriti, iniziamo gradualmente, in base al livello di esperienza che ha il ragazzo in sala operatoria, iniziamo gradualmente, quindi partiamo da una chirurgia a medio-bassa complessità,
che può essere mini-invasiva, può essere endoscopia, oppure può essere chirurgia tradizionale
e man mano, fin tanto che non ha acquisito tutte le varie competenze, non si approccia alla robotica.
La robotica è l'ultimo step generalmente della formazione nel neuro inserito.
Per quanto riguarda la scuola di robotica, in passato è stata utilizzata anche per dei corsi specifici per infermieri. Abbiamo formato dei colleghi, ad esempio di Terni, che avevano acquisito la piattaforma da Vinci, perché noi a Grosseto, sapete, utilizziamo la piattaforma da Vinci, e abbiamo strutturato proprio un corso ad hoc, sia teorico che pratico,
avendo la possibilità di usufruire della scuola, quindi l'azione, non so se ho risposto, se sono stata esaustiva.
Sì, sì, assolutamente, assolutamente, lei sottolinea ancora nuovamente l'importanza della formazione
Life Fidelity Simulation, no?
Certo.
Dovrei definirla, no? Life Fidelity Simulation, quanto è importante per lo studente,
in modo che quando si approcerà poi a quello che è il discorso intraoperatorio vero e proprio
non dovrà partire da zero ma partirà da una curva di apprendimento leggermente più avanti
rispetto a chi parte poi effettivamente da zero
mi volevo poi ricollegare a quello che lei mi racconta
nel senso che probabilmente dare già una parte di autoapprendimento può impedire questa emigrazione dalle sale operatorie verso gli altri contesi, altri setting ospedalieri
perché la difficoltà maggiore, parlo io in prima persona, è anche del tutor, non solo da chi deve acquisire esperienza
perché mi immagino un tutor che debba insegnare e quindi la parte esperienziale ad un discente che
dopo sei mesi o un anno va via dal blocco operatorio quindi abbiamo anche una difficoltà
di chi insegna a trasmettere le nozioni e quindi dal mio punto di vista credo che il supporto non
debba essere solo dato a chi acquisisce ma anche a chi trasmette grazie assolutamente scherzi ti
ringrazio perché è una riflessione guarda che ho fatto proprio ieri in una chat con altri colleghi
di blocchi operatori della nostra azienda che noi abbiamo fatto una serie di incontri e
E effettivamente quando si parla di formazione generalmente l'attenzione è sul discente,
cioè cosa dare al discente, invece dall'esperienza ci siamo resi conto che bisogna dare attenzione
anche al tutor, perché non tutti sono in grado di fare il tutor, magari può essere
un infermiere bravissimo in sala operatoria, ma con scarsa capacità di trasmettere e ti
Ti dico, per la mia esperienza, io gestisco un blocco operatorio di 14 sali operatorie,
c'ho 60 infermieri e due coordinatori.
Ti dico, dalla mia esperienza mi sono trovata ad aver affidato persone che sono entrate nel blocco operatorio
a persone esperte, brave, quelle che si ritengono le punte di diamante del blocco operatorio
e in realtà questi ragazzi, dopo un po' di mesi, hanno deciso di andarsene.
Mentre c'è stata ultimamente un'esperienza anche per causa di forza maggiore, però il tutor è stato uno che non è tantissimo che lavora, però è una persona formata, una persona giovane e ti devo dire che abbiamo avuto dei risultati sorprendenti.
Quindi, secondo me, al di là dell'esperienza che è fondamentale in un lavoro abbastanza tecnico come il nostro, e anche qui vorrei aprire una piccola parentesi, che a forza di dire il nostro lavoro è tecnico, la mia sensazione è che veniamo considerati un po' come infermieri di una categoria diversa.
In realtà non è così perché l'aspetto relazionale, chi lavora in team lo deve avere sviluppato in maniera importante, altrimenti il lavoro di team non lo fai se non hai capacità relazionale.
E proprio anche su questa riflessione io vedo che gli ultimi ragazzi che sono entrati nel blocco operatorio riescono ad integrarsi e a trasmettere in maniera più efficace rispetto ad alcune persone più esperte, poi non per tutti è così, però diciamo che l'attenzione al tutor è fondamentale,
perché altrimenti non riusciamo a portare a casa il risultato, la persona entra, si stanca.
Il paradigma esperienza, bravo tutor, diciamo così, non sempre è giusto e corretto, quindi come dici Cristina, la parte di trasmissione deve essere valutata tanto quanto la parte del discente.
quindi è molto importante questo connubio
perché quando trovi il connubio giusto
impedisci al discente di andare via
e gli trasmetti qualcosa di estremamente importante
che poi ritrasmetterà a sua volta a qualcun altro
e quindi la catena non si spezza
ma è una catena forte, una catena importante
che trasmetterà esperienza appunto
e formerà un infermiere di sala operatoria
con un'esperienza importante
e volevo poi concludere questa tavola rotonda dicendo questo che il laico come società
scientifica si sta muovendo molto in merito alla questione clinico clinica tecnica dell'infermiera
di sala operatoria infatti nel prossimo congresso nazionale noi presenteremo un lavoro dove verrà
affermato con forza la parte clinica dell'infermiera di sala operatoria, perché non può essere
collegato l'infermiera della sala operatoria semplicemente alla parte tecnica, perché
noi abbiamo una parte clinica che fa skills, fa competenza, che ci permette di essere contemporaneamente
dei tecnici e dei clinici, quindi AICO sta lavorando in questo senso, quindi concludo
questa tavola alla tonda con questa informazione, questa preview del prossimo congresso nazionale,
ringrazio Maura, tutti i relatori che mi hanno preceduto, grazie per la vostra esperienza
e per quello che ci avete trasmesso.
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